Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Archivio per il tag “gratitudine”

Grazie Giuliana… dai detenuti di Spoleto

Giovanni Mafrica -detenuto a Spoleto- mi ha inviato questa lettera collettiva dei detenuti di Spoleto che hanno partecipato a un percorso teatrale, guidato, appunto, da una insegnante “regista” di nome Giovanna. Giovanni però non mi ha scritto il cognome, se no avrei aggiunto anche quello. Nel momento in cui lo conoscerò, se ci sarà il consenso, pubblicherò anche quello.

Alla fine della lettera c’erano le firme dei detenuti che hanno partecipato a questo percorso. Visto che molte di esse erano incomprensibili. Per non fare un torto a nessuno, aspetto che mi arrivino in “modalità leggibile”.. dopodiché integrerò il post.

Lettere come questa, sono lettere senza tempo.. perché.. sono lettere di gratitudine.

————————————————-

Spoleto 06-06-2012

Cara “regista”

L’ anno scolastico sta volgendo al termine nonostante le tante incertezze, i continui problemi e le assurde storie che via via si accavallano, e noi confusi e distratti giù a chiederci cosa stesse realmente accadendo, senza riuscire tuttavia a capirci nulla. Per un attimo dentro di noi si è concretizzata l’ipotesi che la scuola stesse per concludersi prima ancora che si chiudesse l’anno. La forza, l’amore, la caparbietà e la speranza ci hanno tenuti vivi, vigili, ben saldi ai nostri ideali e ai nostri sogni di libertà… già perché è la scuola uno dei nostri sogni di libertà. Ed eccoci dunque a  raccontarci e raccontarti cosa sei stata realmente per noi. Vorremmo dirti  e scrivere tantissime cose… magari una lunghissima lettera  per parlarti di noi, della vita, della libertà, dell’amore, ma rischieremmo di cadere nel banale. Lasciaci tuttavia esprimere con semplicità quello che di più nobile e bello dimora nei nostri “martoriati” cuori.

GRAZIE GIULIANA! Perché sei riuscita a guardare dentro ognuno di noi con lealtà in un confronto libero e privo di ottusi schematismi e preconcetti, che è andato al di là del giudizio di altri uomini. Grazie Giuliana per essere riuscita a farci sentire semplicemente delle PERSONE un po’ più libere, pur rimanendo chiusi in una lercia cella, al contrario dei tanti che, pur liberi, rimangono eternamente in catene, inesorabilmente legati ai loro pregiudizi, ai loro preconcetti.

Vedi, per chi “vive” il carcere, anche un piccolo gesto come un sorriso o una stretta di mano diventano quasi terapeutici. Con te siamo stati davvero bene e avere trascorso un pezzettino della nostra vita in tua compagnia è stata una esperienza STRAORDINARIA e sicuramente indimenticabile. Insomma,sei stata una vera amica, dunque te ne siamo davvero grati. “Non c’è deserto peggiore che una vita senza amici: l’amicizia moltiplica i bene e ripartisce i mali” (Baltasar Gracian).

Che dire poi dell’avventura teatrale (… per noi divertimento allo stato puro) che si è appena concretizzata (… nonostante i dubbi  dei molti) e che ci ha visti protagonisti, attori improvvisati, forse un po’ goffi, ma con tanta voglia nel cuore di fare bene e meglio. Forse inizialmente nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo invece alla fine è stato un autentico successo. Le nostre aspettative adesso sono legate all’ipotesi che questa esperienza teatrale possa ripetersi. Per queste ragioni confidiamo su i te. Bene, siamo arrivati alla fine del nostro pensiero. Buona fortuna e che i tuoi sogni, anche quelli più sciocchi, stupidi e banali, possano trasformarsi presto in realtà… TUTTI!!!

Sei stata davvero fantastica; il segreto? La tua semplicità… MITICA GIULIANA!!!

“Si è grandi se si riesce ad essere piccoli… è questa la magia della vita”.

Ti avvolgiamo in un affettuoso abbraccio, ricordandoti che sei sempre nei nostri cuori.

A te le parole di un grande poeta…

“Tutti i libri del mondo non ti

faranno felice, ma ti

condurranno in segreto giù

all’interno di te stesso

lì troverai tutto ciò di cui hai

bisogno, il sole, le stelle, la

luna poichè la luce che

cerchi dimora in te.

La saggezza che hai a lungo

cercato tra i libri, splenderà da

ogni pagina, perché ora quella

saggezza è diventata tua. ” (Herman Hesse)

Lettere dal di fuori… da Sabina a Carmelo

Per la rubrica” Lettere dal di fuori” nata dall’idea di Carmelo Musumeci, di rendere pubbliche, con il consenso degli interessati, le lettere più belle dei detenuti, per evitare   che anch’esse vengano sepolte nell’ “Assassino dei Sogni”, inseriamo oggi una lettera recente,  scritta dalla nostra Sabina, ineffabile artefice dell’associazione “Fuori dall’ Ombra”,  proprio a Carmelo Musumeci.

Ciao Carmelo, ieri ti ho spedito un po’ di moduli e delle immagini che ho stampato dal computer. L’ho mandato come piego di libri, come  quando mando le selezioni. Insieme al tuo ne ho spedito uno a Gino con  i moduli e i bollettini. In realtà io a te volevo mandare solo i fogli
 con le immagini, poi all’ultimo momento ho deciso di mettere dentro la  busta anche un po’ di moduli…  I disegni che ti ho mandato sono x  farmi perdonare x avere fatto casino con le lettere e aver spedito la  tua in ritardo!  (…)

Qualche sera fa sono stata alla festa dell’Unità e ho rivisto gli stessi parenti che stavano alla presentazione del tuo libro il 9 luglio, e ne hanno  riparlato (si vede che li ha colpiti!)
 Mia madre questi giorni sta a Colle Romito, lavora da là, ma quella  sera c’era anche lei e mi ha ridetto che è contenta di me e di quello  che faccio. Ogni tanto le racconto del blog, dell’Associazione “Fuori  dall’ombra” (è lei che mi ha aperto il fax)  e a volte mi chiede di te
 e ti saluta. Io mi reputo fortunata xchè tutti quelli che mi stanno  vicino hanno capito e non interferiscono in nessun modo con le mie  scelte. Su alcuni punti sono d’accordo con me, su altri un po’ meno,  ma quello su cui sono d’accordo tutti è che se una cosa è importante x
 me lo è anche x loro, e mi sono resa conto di quanto sono fortunata. X  me è scontato, ma non è sempre così, molti quando non sono d’accordo  al 100% su una cosa diventano intolleranti, anche in famiglia. (…)
 Io non ti ringrazierò mai abbastanza x tutto quello che mi stai dando. Da quando ti ho incontrato è come se tu avessi preso la mia vita e mi  avessi fatto capire qual è la direzione giusta. Forse se non ti avessi  incontrato non l’avrei mai capito. Quello che è certo è che ci avevo  provato tante volte a capirlo, ma solo adesso mi sento nel posto  giusto.
 Nadia poco fa, mentre ti scrivevo, mi ha mandato su facebook il link  del blog le urla dal silenzio con la lettera di Federico, il fidanzato  di tua figlia. Che bella lettera che ti ha scritto! Ma la cosa più  bella è la foto che Nadia ha messo, tu con in braccio tua figlia nel  1985. E’ una foto meravigliosa, Carmelo, siete bellissimi!
 Adesso ti saluto, vado a dormire.
 Ti abbraccio fortissimo
 Tvb!
 Sabina
mercoledì 20 luglio 2011

scrivere l’abisso.. di Giovanni Farina

Già altre volte Giovanni Farina è stato duro, e ha fatto trasparire anche tutto il suo dolore dalle sue parole..

Ma questa volta, nella sobrietà dello stile, e ancora di più per questa anzi.. porta la sofferenza generata dalle sua parole a un livello mai raggiunto. Proprio perché neanche urla, non fa dichiarazioni di battaglia, non mostra neanche livore. Devo dire che pezzi come questo sono un pugno allo stomaco. Sono inesorabili, lucidi e taglienti, spietati. Invano cercherai una breccia nel muro che emerge.. una breccia di incazzatura anche, o di speranza o di ironia, o di appiglio a qualcosa.

Il testo di Giovanni Farine è una lenta discesa all’abisso. L’effetto è straniante, e forse è proprio questo l’effetto che voleva rendere. E ci riesce benissimo. Il detto e il non detto si mischiano in vagonate di storie alle spalle che sono latenti, anche se non le vedi, anche se appena sono sfiorate.

La prima parte ha un vigore inaspettato. Racconta di una fierezza che io sfiderei molti ad avere. Anzi.. gli direi di non averla. Direi loro.. anche se vi vedono dietro a una teca, fatevi venire a trovare. Anche se mangeranno un pezzo di pane in meno, fatevi mandare qualche pacco. Anche se chiamando i vostri familiari, alle volte li metterete in condizioni non facili, metteteli. Giovanni Farina ha invece dimostrato una forma di fierezza e attenzione alla propria famiglia che ha dell’indicibile. Anni e anni passati nella totale solitudine, senza contatti, senza colloqui, senza telefonate.

QUALCUNO SCRIVERA’ DI TUTTO CIO’? QUALCUNO HA MAI APERTO QUESTE STANZE? QUALCUNO CONSERVERA’ QUESTE STORIE? QUALCUNO SAPRA’ COSA E’ STATO FATTO A UN UOMO?

Anche per questo esiste Le Urla dal Silenzio.. per strappare lembi e varchi di storie e vite all’Oblio.

Basterebbe l’incipit della lettera di Giovanni, per dire tutto.. ogni riga.. come la mancata telefonata che non gli fu concessa per salutare la madre morente.

Ma il testo continua. Nella solitudine e nel dolore, chiuso a tripla mandate, Giovanni ha visto passare i decenni e morire piano a piano la sua famiglia, senza potere avere quasi mai abbracci, contatti, scambi emotivi.

QUALCUNO CHIEDERA’ UN GIORNO RAGIONE DI CIO’? QUALCUNO RISPONDERA’ DI TUTTO QUESTO? QUALCUNO CHIAMERA’ LE COSE PER NOME?

Sì.. almeno questo.. almeno la terza cosa accadrà. Perché non ci sono catacombe che non verranno rivoltate.

E la lettera di Giovanni continua, mentre racconta, con calma e lucidità irreali, di torture e violenze, fisiche e mentali. Fino ad arrivare a dire che ormai non può più provare dolore.

Fino alle.. comiche finali.. perché ci sarebbe da dire. L’ineffabile D.A.P. che alla sua richiesta di trasferimento in Toscana (vi ricorda qualcuno?.. Sebastiano Milazzo spedito invece a Carinola con “trasferimento punitivo” in stile ventennio..) risponde che “tutto il territorio nazionale è considerato territorio vicino alla propria famiglia”. Vorrei credere che Giovanni stia scherzando, che sia una battuta. Perché una risposta di tale demenza non riuscirebbero a darla neppure in un programma di Maria De Filippi. Ve la consegno a voi perché ne abbiate un ricordo eterno…. altro che Platone..

L’ultimo passaggio è degno di tutto il testo.. un altro colpo amaro. Ve lo voglio citare, senza commentarlo..

Leggo sui giornali che delle regioni  chiedono al Governo Italina di costruire carceri di massima sicurezza sui loro territori, perché portano ricchezza alla popolazione. Il mio futuro è assicurato, perché faccio parte di quella categoria di uomini che devono incrementare l’edilizia appaltatrice carceraria. Faccio appello a tutti gli italiani disoccupati. Venite ad abitare in carcere. Non è vero che si vive male. Basta adattarsi. Lo Stato italiano, i nostri politici, come occupazione per il vostro futuro vi possono assicurare  un alloggio sicuro nelle patrie galere. Non preoccupatevi, c’è posto per tutti.. basta spingersi un pò.”

E infine, un altro microtesto di Giovanni.. inviato nella stessa lettera.. l’ultimo rigo fa male…

Vi lascio alla lettura…

———————————————————————————————————————

………………………. Ho letto il giornalino di Mai dire Mai.

Lo leggo sempre: per sorprendermi. Anche se conosco molto bene le patrie galere. Dall’art. 90 all’art. 41bis, dal quale sono stato scarcerato il 30/02/2009. Nelle mia detenzione a regime speciale nn ho mai permesso ai miei familiari di venire a vedermi dietro a un vetro come una mummia nella tèca. Non ho mai ricevuto pacchi, né denaro, perché la mia famiglia guadagnava per vivere. La mia famiglia non si poteva permettere di mantenere un parassita che stava dalla mattina alla sera a oziare, sdraiato su una branda. Non ho mai telefonato alla mia famiglia, perché non potevo telefonare a casa mia. La mia famiglia doveva ricevere la mia telefonata nel carcere di residenza. Non ho permesso allo Stato italiano di violentare l’onestà della mia famiglia con la formula di una telefonata. L’unica volta in tutta la tua carcerazione che ho chiesto al Ministero delle Giustizia di telefonare a mia Madre è stato quanto mia madre era morente a letto. Mi è stata rifiutata.

Attualmente mi trovo in detenzione con l’ergastolo ostativo maturato con un cumulo delle pene dal 1975. Le istituzioni mi hanno notificato che devo iniziare a scontare l’ergastolo ostativo – vendetta dello stato italiano – dal 2010.

Nella mia detenzione ho sempre pensato a tutte le persone che amavo e non potevo vedere, ma avevo capito che se non volevo morire di crepacuore, dovevo tracciare tra noi una linea di vita- di indipendenza.

L’ amore che dimostravo per la mia famiglia era considerato dall amente malata delle Istituzioni dello Stato italiano una debolezza dove colpire la mia stabilità mentale con il ricatto. Ero sottomesso e sono sottomesso a torture psicologiche delle più distruttive per un uomo che amava i suoi figli, i suoi genitori, tutta la sua famiglia.

Ho raggiunto i sessant’anni lottando per quello che credevo, per l’amore della mia famiglia, che, pian piano, è venuta a mancare, con la lontananza, con l’impossibilità di sentire l’amore che ci univa. Fino a non sentirne più la mancanza, a desiderare solo la solitudine della mente.

Non chiedo allo Stato Italiano di farmi andare al cortile con altri reclusi. Non me ne frega un bel niente della compagnia dei prigionieri. Ho smesso da tempo di ascoltare i pensieri ripetuti all’infinito. Desidero restare da solo. La mia mente non accetta più quello che fa parte della libertà dell’uomo. Mi sono abituato a pensare con molte riflessioni nel silenzio della mente, a scrivere quando ne ho voglia, tanto non serve che io sia giornalmente presente.. con chi? Col nulla.

Tutti hanno i loro problemi, e non credo che abbiano il tempo di pensare che io esisto. Egoisticamente ognuno respiri il suo angolo di mondo, il suo buio. Il mio cercevello, tutto il mio corpo, ha smesso di soffrire. E tutte le repressioni  che mi vengono fatte dai miei aguzzini  sono diventate nutrimento per il mio animo di nullità. Mi sento più forte quando li sento gioire nelle loro m iserie: si credono fortunati nel continuare a rubare della dignità l’indifeso che li crede onesti.

Ogni giorno si rivolgono alle platee in televisione, gridando il loro odio contro i loro simili. E nelle loro ipocrisie vanno gridando al mondo le loro oneste civiltà, mandando in Afghanistan dei giovani a morire per i loro sporchi privilegi. Perché all’operai italiano che vive del suo lavoro non gli interessa un bel  nulla che siano spesi milioni di euro per mandare degli italiani ad ammazzare dei Talebani, ma gli interessa dar da mangiare alle loro famiglie.

Delle mie sorelle che vivono in Toscana in una lettera mi hanno scritto che volevano venire a trovarmi in carrcere, ma non potevano venire a Catanzaro, perché troppo lontana. Ho chiesto il trasferimento in Toscana, in un istituto più vicino ai miei famigliari. Il D.A.P. mi ha risposto che sono in detenzione sul territorio nazionale, per il quale per loro sono a norma all’avvicinamento famiglia. Ultimamente mi ripeto spesso: meno male che lo Stato Italiano mi ha assicurato vitto e alloggio per il resto della mia vita. Uscire dal carcere a sessant’anni, senza avere nessun riferimento  familiare, iniziare dal niente a lottare per la sopravvivenza, per il poco tempo che mi resta da vivere.. non so davvero se ne avrei la forza.

Leggo sui giornali che delle regioni  chiedono al Governo Italina di costruire carceri di massima sicurezza sui loro territori, perché portano ricchezza alla popolazione. Il mio futuro è assicurato, perché faccio parte di quella categoria di uomini che devono incrementare l’edilizia appaltatrice carceraria. Faccio appello a tutti gli italiani disoccupati. Venite ad abitare in carcere. Non è vero che si vive male. Basta adattarsi. Lo Stato italiano, i nostri politici, come occupazione per il vostro futuro vi possono assicurare  un alloggio sicuro nelle patrie galere. Non preoccupatevi, c’è posto per tutti.. basta spingersi un pò.

“Viva l’Italita unita dagli eroici garibaldini”.

Ricordiamoci: la storia viene scritta sempre dai vincenti.

Ma i vincenti di turno ci raccontano sempre la verità…

26/09/2010

———————————————————————————————-

La povertà.

Dichiaro di appartenere alla categoria dei mendicanti.

Dal momento che vivo in grazia della gratitudine dello Stato di mia giurisdizione che caritatevolmente mi nutre dentro l’esilio dell’esistenza terrena.

Noi uomini esistenti  nelle prigioni facciamo del nostro meglio per promuovere il successo dei nostri benefattori, che trovano, nelle loro similitudini, deliziose le  prigioni, “imparziali”.. per t utti i comuni mortali.

Spero mi si perdoni se non recito la parte del criminale che dà delle colpe a chi non c’è dove attualmente mi trovo io. Che non dò del ladro al politico, all’avvocato, al giudice, che nella loro onesta arte operano in più sensi contro i disonesti.

E’ ovvio che molti vivono grazie ai disonesti.

Ho solo compassione di me quando capisco che simili esseri hanno così tanto potere su di me da farmi piangere.

 

Lettere dal di fuori.. da Mita a Carmelo

Eccoci con un’altra lettera “dal mondo esterno”.. per questa rubrica, nata da un’idea di Carmelo Musumeci.. rubrica che ospita non le lettere dei detenuti, ma, lettere ai detenuti..

Stavolta pubblichiamo una lettera di Mita, di cui già a suo tempo pubblicammo una lettera.. quella di oggi è una lettera bellissima, sempre a Carmelo Musumeci… che per il momento è il mattatore di questa rubrica.. ma quando riceveremo lettere inviate anche ad altri detenuti, comincermo a pubblicare anche quelle.

Vi lascio alla lettera di Mita..

——————————————————————————————

Perugia     1/6/2010

Carissimo Carmelo, amico della mia anima e del mio cuore.

Sono seduta sul divano, qui accanto a me c’è il tuo diario e Zampalesta ci dorme sopra! Vedessi che dolce.. lei si mette sopra a qualsiasi cosa!

Leggere i tuoi diari mi dà tanta forza. Leggendo rivivo il tuo cammnio, la tanta strada percorsa, la sofferenza, le delusioni.

Più leggo e più ti conosco e più ti voglio bene.

Prima di essere colpevole sei stato una vittima. Non voglio trovare giustificazione, ma l’ambiente dove uno nasce e cresce ti condiziona e ti plasma. Se tu fossi nato in un’altra famiglia, sarebbe stato tutto diverso. Il luogo geografico, il contesto storico, le condizioni economiche, l’istruzione.. sono aspetti fondamentali, perché condizionano l’agire e il pensiero di ciascuno.

Se uno commette dei reati non lo fa perché ce lo ha scritto nel DNA. Lo fa perché a monte c’è qualcosa, tipo la povertà e la sofferenza. E proprio perché NESSUNO ce lo ha scritto nel DNA, allora tutti possono cambiare e migliorare se ne hanno la possibilità.

Io voglio lottare e sperare con te, affinché tu possa tornare libero.

La cosa più importante è l’amore, perché l’amore ha il potere di cambiare le cose. Se una persona si sente amata, ha la forza di vivere anche nel peggiore inferno. E tu ne sei la prova.

Ti penso soprattutto la sera, ti immagino solo con i tuoi pensieri. A volte ti immagino triste, ma non disperato, perché la certezza di essere amato ti tiene in vita e ti dà la forza di affrontare un’altra notte e un’altra giornata.

Abbi sempre la certezza che sei amato e  che sei pensato. Non sei solo. Qui fuori c’è tutto un lavorare per abolire l’ergastolo e farti uscire. Ognuno di noi mette tutto se stesso. Ognuno di noi sa fare cose diverse, e quindi ci completiamo a vicenda. Ognuno di noi fa un pezzo e mettendo insieme tutti i pezzi, ne esce fuori un’azione concreta, un atto, un passo in più verso l’abolizione dell’ergastolo.

Io sono felice di far parte di tutto ciò. Sono felice che le nostre vite si siano incrociate.

Io ero una lupetta perennemente spaventata, ma poi ho incontrato un lupo che mi ha salvata da un baratro. Quel lupo si chiama Zanna Blù..

Tutti hanno bisogno di sentirsi amati. Tutti hanno bisogno di attenzione. Basta un piccolo gesto e si è felici per tutta la giornata.

Anche un gesto che può sembrare banale, se fatto con amore, porta tanta gioia. Ancha una piccola attenzione può essere così carica d’amore da far traboccare il cuore di gioia a chi la riceve. In questo momento vorrei essere con te per dirti GRAZIE.

Ci sono momenti in cui desidero tanto vederti. Desidero un tuo abbraccio. Desidero che tienei stretta la mia mano. Anche se non ci diciamo niente, non importa, le persone che si vogliono bene possono anche stare per ore in silenzio, l’una accanto all’altra. Sono i loro cuori a parlare.

Come ti ho scritto l’altro giorno, mi ha telefonato la tua Lupa Bella, e sono stata felice. Lei mi ha detto: <<Ho parlato con Carmelo, e lui ha detto di chiamarti…>>. Questa cosa mi ha reso felice a mille, perché mi ha fatto sentire non solo parte di te, ma anche parte della tua famiglia. Sono felice perché mi sono sentita nei tuoi pensieri. Tu hai pensato a me.

Grazie, la tua presenza nella mia vita è importante.Tu sei prezioso.

Ti mando un abbraccio con tutta me stessa.

Tua Mita

il vostro sguardo mi nutre.. di Giuseppe Reitano

Di Giuseppe Reitano, ergastolano detenuto a Spoleto, abbiamo pubblicato in due occasioni le opere (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/01/25/i-quadri-di-giuseppe-reitato-dal-carcere-di-spoleto/  –  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/04/30/le-nuove-opere-di-giuseppe-reitano/ ). Opere notevoli sotto ogni aspetto, anche per la capacità di mutare radicalmente stile, mantenendo comunque un’altissima qualità.

A Giuseppe Reitano inviammo i commenti alle sue opere giunti sul blog. Per lui è stata una festa leggerli. Una esperienza che umanamente gli ha dato molto. E mi ha inviato questa lettera. E io chiedo a voi di scrivere ancora.. direttamente ai post delle opere.. o commentando questa lettera. Voi anche con piccoli gesti così potete dare qualcosa di prezioso a persone che da anni sono relegati in una condizione inimmaginabile. E non vi costa nulla farlo.

Orsù miei prodi, forza con altri commenti..

———————————————————————————–

Carissimo Alfredo,

ti dico grazie per i complimenti che mi fai. Io non so se merito tutti questi complimenti. Sono sempre un autodidatta, e ho cercato di studiare i maestri del pssato, di rubare qualcosa da tutti loro. Certo non ho imparato molto, dato che se non venivo in carcere non sapevo neanche cosa fossero i dipinti e la pittura. Al limite capivo di potare alberi di mandrini o raccoglierli. Così quando ricevo questi complimenti mi sento così piccolo, come una formica, e ho paura che è tutto un sogno, che non sono io quello che riceve tutti questi complimenti. Ma un’altra persona.

Sai?? Ieri ho riceuto la nuova pubblicazione con i commenti. E ancora di più mi sono commosso. Perché devi capire, caro Alfredo, che io ho perso il senso del confrontarmi con il mondo. Sono dal 1982 che non sono più libero di parlare con la società. E adesso vedendo questi apprezzamenti, questi complimenti, mi sento come un bambino impaurito, che non sa come ringraziare queste persone che hanno usato i loro pensieri per me.

CI PENSI? PER ME CHE SONO UN’OMBRA CHE PARL, UN’OMBRA CHE DIPINGE, UN’OMBRA CHE ESPRIME CIO’ CHE SENTE ATTRAVERSO I COLORI. Per me? Persone che potevano dire “cosa vuole questo ergastolano”? Invece mi dicono parole che mi gratificano, e mi commuovono. Se potessi mi inchinerei di fronte a loro e con il cuore in mano gli direi  tutti, una per una..

Ad Anna Maria Zanotti.. grazie, grazie che per due volte ha lasciato le sue dolci parole per me. Non importa che non sa disegnare. Perché sa apprezzare anche opere di un carcerato. E questo è nobile per una signora della società civile.

A Laura, grazie, grazie di cuore per i complimenti, e che il signore possa donarle tutto ciò che desidera il suo cuore.

Per l’Angelo Nadia, he lotta per noi detenuti, quando dovremmo essere noi a lottare per lei. Grazie a te cara Nadia, che ad ogni incontro mi insegni che la vita va vissuta ovunque ci si trovi, e tu sei l’esempio per me e per tutti coloro che ti conoscono. Non so se potrò mai ripagarti.

Ecc.ecc.

Spero che un giorno potrò fare una mostra con i miei dipinti e invitare tutti coloro possono venire e soprattutto quelli che stanno facendo quello che state facendo voi per me.

Cosa dirti ancora di più caro Alfredo??

Se lo ritieni opportuno ringraziami quese persone che ho nominato. Puoi pubblicare tutto ciò che vuoi di questa mia lettera. io sono felice di dire grazie a tutti coloro che guardano i miei dipinti, e scrivono qualcosa pe me.

Con stima e affetto ti dico ancora grazie, e ti invio un caloroso saluto..

Giuseppe Reitano

Le nuove opere di Giuseppe Reitano

E’ con grande piacere che pubblico sul blog altre opere di Giuseppe Reitano, detenuto a Spoleto. Le precedenti opere pubblicate sul blog le troverente nel post risalente il 25 gennaio di cui a questo link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/01/25/i-quadri-di-giuseppe-reitato-dal-carcere-di-spoleto/.

Sono passati un bel pò di mesi intanto. Ma è valsa la pena attendere. Giuseppe Reitano torna con altre sue splendide opere. Quello che mi colpisce profondamente è la capacità di Giuseppe di “mutare linguaggi”. Una flessibilità sorprendente che lo fa muovere agevolmente su contenuti e stili diversissimi.. con il suo riuscire  passare da un manga giapponese (Goku.. quello con la spada) a un’icona greco-bizantina, a una sorta di omaggio a Picasso e al dadaismo, a un bellissimo Gesù dalle braccia spalancate, a una raffigurazione bucolica.

E ricordo che Giuseppe ha imparato tutto da solo. A dipingere e creare opere intendo

Prima delle sue opere premetto un brano di una lettera che mi ha inviato e che voleva ci fosse ad accompagnarle (le opere). Egli ringrazia tutti coloro che commentarono le sue precendenti opere. Amici, a noi costa davvero poco mandare un nostro commento. Ma per quella gente i commenti sono vitali. Danno loro il senso di esistere per qualcuno, che qualcuno li  ha  cuore. Vorrei chiedere quando potete di andare a commentare i post… specie alcuni. Sono qualche briciolo del vostro tempo per persone a cui il tempo è stato sostanzialmente messo sotto sequestro. Commentate, avrete il picere di regalare un emozione a chi vive ormai da anni “sottocoperta”.

E  se lui ci ringrazia,  anche tutti noi dobbiamo essergli grati per condividere con noi parte del suo mondo e della  sua essenza.  Si scava un cunicolo fino al nostro cuore con i suoi disegni..

Vi lascio alla lettera di Giuseppe Reitano e alle sue opere.

—————————————————————————————————————————————————

(…)

“Ieri ho potuto avere gli scritti, i commenti che hanno lasciato sul sito per me, per i miei dipinti. Non ti dico la gioia che ho provato. Ma anche tanta commozione. Sentire le parole di chi mi conosce, e di chi non mi conosce mi ha dato una gioia infinita.  Insieme alle foto vorrei scrivere queste parole di ringraziamento per tutti coloro che hanno visto i miei dipinti, ma soprattutto per chi ha lasciato i commenti e i saluti. Con il cuore alla mia piccola e dolce Sandy. Mi manchi anche tu tnto. Poi sono tanto felice per tutti i commenti fatti e vi ringrazio di cuore. A tutti, con un abbraccio.

Posso dire solo che ognuno di noi può portare il bene o il male. Davanti a te stanno l’acqua o il fuoco. Con l’acqua avrai la purificazione dei buoni. Con fuoco quella dei dannati. Ma saremo tutti salvi egualmente per l’amore di Cristo. L’amore di uno solo che salva milioni di esseri umani. La nostra pochezza incontra prima o poi la speranza di ricongiungerci a Dio creatoce. Da sempre l’uomo ha avuto questo desiderio o questa nostalgia. Da sempre amare è la nostra speranza. Io, quando non ho avuto più nulla da perdere, ho ricevuto tutto. Quando ho smesso di essere chi ero, ho incontrato me stesso. Quando ho conosciuto l’umiliazione e la sottomissione totale sono stato liber. Non so se sono malato, se è stato un sogno, o seaccde una volta sola. So soltanto che anche questo che ricevo è amore.

Franz Kafka diceva che l’amore ci arricchisce, ci allarga, ci aumenta verso ogni altezza e profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo. Problematici sono solo il conducente, il passeggero e la strada.

Io attraverso i miei dipinti vorrei fare conoscere la mia anima. Il mio corpo è solo materia che lentamente scomparirà. Ma il mio amore per il prossimo attraverso i miei dipinti rimarrà in etero, come è eterna la mia condanna. Ringrazio ancora tutti coloro che vedranno me attraverso i miei dipinti, e ringrazio di cuore chi mi ospita in questo sito. Che è il sito – mi si conceda la liberà che aveva Dante quando parlava del girone degli ignavi – di coloro che non hanno diritto alla pena di morte, e gli viene concesso di vivere da morti.

Con stima e con affetto.. Giuseppe Reitano…

——————————————

Navigazione articolo