Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Archivio per il tag “generosità”

Il perdono… una introduzione… di Domenico D’Andrea

perdonare

Domenico D’Andrea -detenuto a Padova- è una persona per certi aspetti unica nel mondo carcerario.

In carcere ha conseguito due laurea e tre master di cui uno in criminologia. Probabilmente è l’unico detenuto con un curriculum di questo genere in Europa.

Inoltre ha scritto libri.. e… per campare.. imparò a fare bellissimi velieri, usando stuzzicadenti, e poco altro, materiali semplicissimi.. ma  a vederli c’è da restare sbigottiti su come, partendo da quei materiali poverissimi, riesce ad arrivare a tali creazioni.

Domenico D’Andrea ha sempre avuto un temperamento generoso, e aiuta, in ogni carcere in cui si ritrova, gli altri detenuti nelle pratiche legali, e non  ha pregiudizi verso nessuno,  neanche verso coloro che hanno commesso reati di grande gravità, neanche verso chi è allocato nelle sezioni speciali.

Domenico da tempo ha iniziato studi e riflessioni anche sui meandri dell’animo umano e sulle possibilità della “mediazione” e della “riconciliazione” tra le persone.

L’ultimo testo che ha scritto – e che deve essere ancora pubblicato- è dedicato al PERDONO.. un tema enorme.  

Quella che oggi pubblico è l’introduzione.

L’idea di lavorare sul tema del perdono è nata per me la scorsa primavera ed è stata da un’esigenza personale, cioè quella comune di essere perdonato da qualcuno e per qualcosa e dall’intuizione che tentare dei passi sulla via del perdonare, nel senso di “accettare”, sarebbe stata per me la strada più feconda per superare i nodi del mio percorso, altrimenti difficili da sciogliere.

Così durante la scorsa primavera, come già altre volte nella mia avventura di ricerca spirituale, accademica e di maturazione personale mi sono quasi venute incontro delle letture e delle riflessioni che non potevano essere ignorate e sin dalle prime battute ho capito quanto ricco poteva essere il messaggio che dovevo trasmettere, sia a me stesso che ad altri. Sono messaggi forti poiché il messaggio per me è diventato una necessità imprescindibile da dover trasmettere ad altri con una certa delicatezza, visto che non sono certo un esempio di coerenza.

Serbare rancore e spirito vendicativo verso chi ha fatto del male, o perdonare?

Queste sono le domande che attanagliano la mente di molti e ci spingono a riflettere sul bene e sul male fatto, da mare e che potrebbe farsi ancora se ci allontaniamo dal perdono. Rimanere sempre “impigliati” nel conflitto, oppure riuscire in qualche modo a superarlo, ad “andare oltre”? Rifiutare e ribellarsi a una cosiddetta disgrazia,a una malattia, a un evento drammatico della propria vita, oppure riuscire ad accettarlo fino a coglierne il significato fecondo: sono tutte esperienze che accompagnano la vita dell’uomo e noi cercheremo di diluire queste esperienze rendendole più dolci. Nei legami più stretti della vita personale, nell’ambito dei rapporti di lavoro, nel campo sociale e politico, nel cammino individuale di ricerca spirituale, nel rapporto con la natura e col mondo che ci circonda si trovano quotidianamente le occasioni di perdono.

L’intuizione che man mano si è resa evidente durante questa ricerca è che l’esperienza del perdonare suscita e porta con sé una straordinaria forza positiva, cura e guarisce le ferite prodotte dal male, dall’offesa ricevuta, rimette in movimento l’animo delle persone (altrimenti soffocato e appesantito dai conflitti e dal male subito). Le mie riflessioni e spunti personali li condividerò con altri che hanno rivestito in questo contesto sia i panni di grandi carnefici che di vittime. Persone detenute che hanno fatto del male, lo hanno subito desiderano avvicinarsi al sentimento di perdono in punta di piedi senza per l’appunto sentirsi né vittime, né carnefici del loro vissuto.

Prima di scrivere queste pagine ho studiato le trazioni delle maggiori religioni, letto opere di filosofia e discusso molto con persone che avvertivano questa grande necessità di approfondimento poiché colpevoli di reati molto gravi. Il concetto di perdono è in perenne evoluzione. Ma nonostante questa tesi posso ben affermare che sono stati trovati elementi sufficienti che sostengono la dimostrazione del potere del perdono, un potere che può cambiare la vita alle persone che, per qualsiasi motivo, a ragione o a torto, stanno soffrendo per un male arrecato o ricevuto.

Mi sento quasi in imbarazzo nel volere dire che l’inizio di questa ricerca non aveva nessun interesse accademico o scientifico ma il tutto comincia con una forte esigenza personale di essere perdonato da qualcuno. Le idee, i sogni e le iniziative venivano partorite in ogni istante della mia esperienza come se non potessi più fare a meno di essere perdonato per potere stare meglio e per potere recare sollievo a chi aveva ricevuto il mio torto. Quindi nessun trauma infantile, nessun incubo del mio inconscio: questa curiosità nasce dalla comprensione che il perdono appartiene alla saggezza dei secoli. La gente si aspetta che se dedichi la tua esistenza allo studio e alla ricerca del perdono, allora è naturale che ti abbiano incatenato o inchiodato al muro per un po’ di tempo o che hai avuto qualche trauma infantile. Nulla di tutto questo. Il mio stimolo parte dal volt di una mamma disperata per la morte del figlio e che continua a contorcersi nel dolore perché non ha ancora il coraggio di perdonare e il suo atteggiamento è più che condivisibile se solo riusciamo ad immedesimarci nel suo straziante dolore.

Sono arrivato a scrivere sul perdono perché notavo davvero tanta insoddisfazione intorno a me ed intorno alla mia stessa area di ricerca e sviluppo morale. Il perdono può davvero cambiare la vita in meglio. Ho potuto notare che le persone che sono state perdonate e quelle che hanno perdonato non hanno più deluso nessuno. Infatti sono più impressionato dalla forza del perdono che non dalla forza della legge che tenta di cambiare le persone con la deterrenza di pene terribili che le allontana sempre di più dalla meravigliosa possibilità di concedere e di ricevere il perdono.

E’ un po’ scontato che da quando ho incominciato ad occuparmi di perdono ho dovuto praticare il perdono spesso, anche controvoglia e praticarlo anche molto più di prima, per comprendere quali fossero almeno le ragioni che spingevano le persone a non accostarsi  a quest’arte.

Esistono luoghi e circostanze dove il perdono è palesemente inapplicabile, come il posto in cui scrivo, ma queste sono le sfide più belle della vita: riuscire nelle cose impossibili, o almeno tentare di riuscirci. Meditiamo tutti sulle altre face del perdono perché nessuno può arrogarsi l’idea di avere il monopolio della gestione di questo bel sentimento.

Come sappiamo, questa è un’azione che deve essere fatta con il cuore, non può essere un mero esercizio mentale o intellettuale. Perdonare è come pensare con il cuore e amare con la nostra mente.

(…)

Da Pamela

artes

Tempo fa avevo pubblicato un brano che ci aveva girato la nostra Pamela, di un certo Massimiliano, detenuto a Rebibbia, che parlava della sua condizione di non vita carceraria, anche perché affetto da HIV.

Col suo temperamento generoso ed empatico Pamela si è fidata di questa persona e ci ha inviato il suo brano. Ora lei è venuta a conoscenza di un’altra realtà dei fatti riguardo a questa persona, con fatti emersi molto gravi.

Ho immediatamente tolto il post con il brano di questo Massimiliano, e oggi pubblico queste due righe che Pamela ha voluto scrivere sulla vicenda.

Io mi limito a due considerazioni, prima di lasciarvi alla lettura delle due righe di Pamela. 

In campi come questi, l’unica certezza di non incappare in situazioni del genere è semplicemente quella di non agire. Chi non agisce mai, è immune da critiche, e può stare sempre in poltrona  a puntare il dito. Il mondo del carcere è un mondo complesso, dove a volte la tua fiducia può essere tradita. Ma se non hai un minimo di fiducia (più di un minimo anzi) è meglio proprio che stai a casa, che non ti ci approcci proprio, perché non ha senso che tu faccia alcunché. Il mondo del carcere è un mondo dove non avrai mai tutte le prove, tutte le garanzie, tutte le certezze prima. E dove, prima o poi, accade che la tua fiducia venga tradita.

Ne approfitto di questa premessa per fare anche una considerazione su Pamela. Che è quel tipo di persona che dà generosamente, senza “tenere stretta la borsa” -come dice un proverbio popolare per indicare le persone sempre sul chi va là e rintanate in se stesse- per premunirsi da eventuali rischi. E’ una persona che si spende sempre, e talvolta riceve qualche pietra in cambio. Ma a noi piace così.. ce ne fossero.. per usare un’altra espressione popolare..:-)

Vi lascio alle sue parole sul caso di Massimiliano.

—————————————————————————

Qualche tempo fa ho fatto pubblicare un pezzo consegnatomi da una persona detenuta affetta da HIV. Di questa persona mi ero fidata, avevo accolto la sua richiesta di aiuto e con molto trasporto emotivo mi ero prodigata per far conoscere a tutti la sua “assurda vicenda”.

Oggi purtroppo sono venuta a conoscenza della realtà dei fatti. Non li sto a raccontare e non racconto il mio stato d’animo, poiché nei confronti di un tale essere potrei usare solo parole di disprezzo e odio. Voglio solo scusarmi ufficialmente con tutti per avervi coinvolto emotivamente in una tale “falsa vicenda”. Purtroppo mi sono lasciata trasportare dalla mia sensibilità nei confronti di una persona che credevo veramente vittima anche delle proprie azioni oltre che delle istituzioni. Questa persona non merita il mio sostegno né la mia considerazione.

Non vado oltre onde evitare di dare sfogo qui alla mia rabbia.

Pamela Iamundo.

Lettera di Domenico Papalia alla preside di una scuola media di Palmi

Il primo testo di Domenico Papalia su questo Blog, lo abbiamo pubblicato il 4 giugno, un pezzo interessantissimi sui vergognosi temi che un detenuto deve sopportare per effettuare visite specialistiche esterne (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/06/04/i-tempi-burocratici-per-le-visite-specialistiche-esterne/).

Da quel momento Domenico è diventato uno dei compagni di viaggio del Blog. Attualmente è detenuto a Spoleto, è in carcere dal 1977, ed ha l’ergastolo.

Oggi pubblico questa sua lettera, che nel 2004, otto anni fa, inviò alla preside della scuola media “De Amicis”di Platì. Una lettera animata dalla volontà di essere utile ai ragazzi di quella città, perché non finiscano in ambienti e situazioni che poi possano portare a una vita come la sua.

La pubblico, perché considero espressione di generosità lettere di queste genere e, appunto per questo, da conoscere.

——————————————————————–

Alla Prof.ssa Lidia Laganà

Preside della scuola media 

“De Amicis” di Platì

89039 Platì (RC)

——

Innanzitutto mi presento, sono Domenico Papalia di Platì, “esiliato” dal consorzio civile ormai da 27 anni a seguito di ingiusta condanna all’ergastolo.

Avvertivo da tempo l’esigenza di scriverLe, pregandola di dare lettura della presente ai ragazzi della scuola media, con l’augurio che anch’io nel mio modesto intervento possa fare riflettere i ragazzi per evitare una scelta sbagliata  verso la devianza. Data la situazione di Platì credo che ognuno di noi debba dare il proprio contributo per migliorarla.

Colgo l’occasione anche per esprimerle la mia profonda solidarietà in merito agli atti incivili e vandalici a danno della struttura scolastica da me appresi attraverso la Gazzetta del Sud. Non so quanto possa essere apprezzabile questa mia solidarietà, espressa da una persona che da oltre mezzo secolo è emarginata dalla società civile e di cui si è fatto scempio del diritto nei suoi confronti, ma quando apprendo che uno struttura che infonde sapere, cultura, legalità ed insegnamento viene presa di mira, provo rabbia e tristezza.

Anch’io sono stato ragazzo e avrei voluto qualcuno che mi avesse sollecitato a studiare e oggi essere utile alla società, ma non è stato così. I miei genitori, a causa di una famiglia numerosa avevano bisogno di me in campagna e non potevano mandarmi a scuola. Perciò, raccomando ai ragazzi della Sua scuola il massimo impegno nello studio.

Negli anni 89/90 scrissi al Prefetto di Reggio Calabria e ad altri uomini delle istituzioni, pregandoli di prestare attenzione verso Platì, creando le condizioni di sviluppo, socializzazione e strutture per i ragazzi che potessero essere di ausilio e finalizzate alla non devianza giovanile, ma, essendo io un detenuto, nessuno l’ha presa sul serio, tranne l’onorevole Catanzariti che è sempre attento alle problematiche platiesi.

Quando in un paese come Platì si fa bersaglio un luogo d’insegnamento, con atti vandalici, non si fa altro che dare ulteriore motivo ai detrattori di incentivare la criminalizzazione di una comunità tanto disagiata ed abbandonata dalle Istituzioni centrali, regionali e provinciali.

Dopo quello che ho passato e che sto passando io, vorrei che a nessuno capitasse questa avventura negativa ed ingiusta persecuzione, perciò, cerco di dare consigli di legalità quando incontro un ragazzo giovane, sia esso di Platì o no, parente o no. Provo solo amarezza per il fatto che questi miei buoni propositi non vengano recepiti dalle strutture istituzionali, e siano sempre guardati con sospetto, solo perché sono stato oggetto di propalazione, senza riscontro, da parte di un “pentito” che, per sua convenienza, ha tratto in ingallo lo Stato.

Il 13 novembre 2003 Platì ha subito un’ingiustizia da parte dello Stato. Si è colpito indistintamente una popolazione onesta e laboriosa, alla quale dovrebbero andare le scuse a quelle persone incarcerate e lo Stato non perderebbe certo la faccia. La Civiltà di uno Stato si consolida anche con il riconoscimento dei propri errori.

Io che sono vittima dell’ingiustizia non odio, né i giudici, né le istituzioni. Dio è il giudice Supremo a cui tutti dobbiamo dare conto. Perciò, vorrei che i ragazzi di Platì, che saranno gli uomini di domani, non odiassero le istituzioni e chi il 13 novembre 2003, si è visto portare via nel cuore della notte il padre, la madre, il fratello, la sorella o il nonno, deve sapere perdonare ed impegnarsi nello studio e nel rispetto della legalità perché domani Platì possa risorgere ed essere migliore. 

Voglio dire a questi ragazzi della scuola media di non “marinare” la scuola. Io sono in carcere innocentemente, ma se i miei genitori mi avessero mandato a scuola, avrei potuto studiare e prendere una strada diversa, tale da non trovarmi coinvolto in certi ambienti ed essere accusato  ingiustamente, solo per il fatto di essere considerato facente parte e frequentatore di aree emarginate dal consorzio civile. Mentre non ho potuto seguire gli studi e, come si vede, sono riuscito ad imparare a scrivere in carcere in qualità di autodidatta e quel poco che so (e male) l’ho fatto da solo perché in certi regimi carcerari non è consentito nemmeno frequentare la scuola.

Per cui la mia esperienza mi porta a sollecitare questi ragazzi, che io immagino vivaci ed intelligenti, ad essere educati, rispettosi della legalità, e ad impegnarsi nello studio tanto da formarsi futuri uomini onesti e contribuire affinché nel futuro Platì possa diffondere solo notizie positive.

La prego di scusarmi se mi sono dilungato, ma soprattutto per gli errori di scrittura e il mio esprimermi, ma, come dicevo sopra, non ho potuto studiare.

La ringrazio per l’attenzione e per Suo tramite rivolgo un cordiale saluto a tutti gli insegnanti e un forte abbraccio e tanti auguri per i ragazzi, convinto che faranno buon uso del mio consiglio e si impegneranno nello studio con profitto. Se qualche ragazzo vorrà scrivermi per appagare la sua curiosità, sarò lieto di rispondere alle sue domande.

La saluto cordialmente.

Domenico Papalia

Carinola 07/03/2004

Una bellissima lettera a Carmelo Musumeci

Nessuna lettera inviata dall’esterno è banale.. nessuna lascia indifferenti. Perchè in ognuna di esse si intravedono legami, ci sono emozioni, ricordi, amicizie, commozioni, risate improvvise, barchette di carta e sogni. E quasi mai le commento. Mi limito a pubblicarle, facendole precedere da meno parole possibili.

Ma alcune arrivano a commuovermi profondamente.. a toccare qualcosa nell’anima.

Come questa, scritta da una donna -di cui non dirò il nome- a Carmelo Musumeci.  Autostrade di sofferenza ha attraversato questa donna, e un legame fortissimo parla attraverso questo piccolo pezzo di carta. Una generosità anche che non si è fatta annichilire dall’ombra…

Ci sono prigioni lì fuori. Prigioni ancora più distruttive del carcere, a volte. Ci sono angeli finiti sotto tonnellate di fango. E canzoni che non vogliono morire e che cercano sempre un sentiero.

C’è una dignità di chi conosce il dolore.. una gentilezza semplice che sa ancora spalancare le braccia..

Vi lascio a questa lettera inviata a Carmelo Musumeci.

—————————————————————————————–

Ciao, mi auguro che questa riesco a spedirtela.

Ne ho scritte tante, ma tante, in tutti questi anni, ma non ci riuscivo. Pensavo, non so cosa pensavo, ma poi le tenevo lì. Leggo che non ti sei rassegnato, che sei ancora solare, che sei circondato d’amore, di tua moglie, dei tuoi figli e che sei anche nonnno. E’ meraviglioso.

Ti sei anche fatto una bella cultura, scrivi, sei laureato. Ma io non mi meraviglio. Dentro hai sempre avuto di più di qualsiasi persona. Sei certamente la persona che il cuore più bello. Ti ho visto in un tuo libro. Sogno spesso che sei libero. Ti immagino felice, vicino alle persone che ami.

Ecco, forse non mi sono mai data una ragione di ciò che stavi subendo in tutti questi anni, che eri infelice… ci stavo male!!!

Non esattamente in contemporanea alla tua mancanza di libertà, ma quasi.. sono entrata in un tunnel che si chiamava alcol, psicofarmaci. E in più con un compagno -ricordi il bravo ragazzo?- mi massacrava di botte perchè -diceva lui- mi credevo una malandrina. Perchè chi è stato in carcere una volta, fuori lo è ancora. Ma ora sono anni che il male può farlo ad altri, non a me. Però io ho vissuto l’inferno. Quando prendevo foglio e penna, c’era troppo dolore e non volevo portarlo a te.

Ora che tutto è uscito dalla mia vita, ora che sto cercando di rivedere il sole, dopo venti anni di buio.. ti scrivo, perchè cerco di essere serena.

Vivo sola. Ho tre bellissimi gatti che adoro. Ho tante cose da dirti, ma non so nemmeno se le vuoi sentire. Però volevo dirti che non si può cancellare una data, mai.

Sono tanto cambiata. Non c’è più l’eterna ragazzina, no. Il male, la sofferenza, hanno fatto venire fuori una donna.. era ora!!!

Tornerai libero Carmelo. Non possono rubarti la vita.. con tutto l’amore ceh ti aspetta fuori.. con la tua famiglia. Sarà bellissimo per voi. Sarà bellissimo per te!!!!

Io avevo bisogno di dirti.. che non dimentico… non dimenticherò mai.. con cancello nulla, perchè insieme a me c’era il mio cuore!!!

Siamo amici da molti anni. Mi scriverai.. io vorrei.. ho un mare di cose da dirti.

Bacioni

I velieri di Domenico D’Andrea

 

Domenico D’Andrea.. comparso in questi mesi e che ci sentiamo onorati di conoscere…

Eccolo là.. carcere di Padova.. da anni a buttarsi con fame e passione sconfinata nello studio, fino a raggiungere risultati che pochissimi.. anche “liberi” raggiungono.. due laure e due master, di cui uno in criminologia.

Domenico che ha cercato ogni modo per fare del suo tempo pronto a stringersi come un legaccio agli arti.. una risorsa. Perchè col tempo devi combattere e puoi combatterlo solo vivendolo fino all’ultima oncia, fino a farci un corpo a corpo, e ad arrivare a notte stanco morto, ma.. vivo. E ci metti la mente e anche le mani, e il sudore, e la materia. Tutto ci metti per realizzare disperatamente quanto puoi realizzare. Per tirare fuori quanto puoi tirare fuori.

Domenico costruisce velieri e non solo. Ho solo un piccolo dubbio… che chiarirò presto.. Da lui ho ricevuto (ringrazio Laura Agnese per il prezioso lavoro tecnico che mi ha reso “pubblicabili” le foto che erano in power point) una serie di foto, non tutte rappresentanti velieri, anche altro genere di opere. Sicuramente per comprarle bisogna rivolgersi a lui. Credo anche che sia lui a realizzarle tutte. Ma mentre per i velieri questa è una certezza, per le altre opere questa è un’alta probabilità, su cui presto saprò dirvi con certezza.

Domenico… queste opere le vende. E’ disposto a farle. E le fa.. con tutta la creatività e il saper fare di un grande artigiano. E’ anche un artista.. ma dell’artigiano ha l’inesauribile concretezza, la capacità di esaltare i materiali poveri e di ottimizzarli dando vita con essi a qualcosa che pochi avrebbero immaginato che da essi si sarebbero potuto trarre.

Queste opere le vende…..

E il ricavato andrà in parte ad una associazione che si occupa di bambini… l’Associazione ActionAid C’è una grande generosità in tutto questo. E deve farci pensare sul percorso che fa una persona.. su quello che è diventata.. sul senso di tenerla ancora in galera chissà per quanto.. su quello che potrebbe dare all’esterno.

Domenico non ha solo la galera addosso.. rileggete la prima lettera (vai al link  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/05/sono-domenico-dandrea/).. un mal di denti feroce dovuto a un osso perforato lo perseguita costantemente, ma nessuno si preoccupa di curarlo. Forse una parte del ricavato di eventuali vendite dei suoi manufatti Domenico potrebbe “investirlo” nel curare questo maledetto mal di denti.. anche se sappiamo che affrontare un dentista.. richiede.. un mutuo.. specie quando il problema sembra essere molto grave. Come è nobile che voglia aiutare i bambini in difficoltà, è giusto che aiuti anche se stesso.

Domenico ha tanta cultura, energia, creatività, passione in sé… ha tanta voglia di dare.. ma si sente solo e inutile agli altri. Innanzitutto da subito gli abbiamo dato spazio sul nostro Blog  potrà continuare a scriverci quando vuole. E poi… diciamo a chi vuole.. scrivetegli.. è una persona con cui davvero non vi annoierete a corrispondere.

Concludendo.. e ritornando all’oggetto principale di questo post.. sotto troverete varie immagini…

I- Le prime tre immagini descrivono le caratteristiche di massima dei manufatti e il modo per averli:

Sono manufatti creati utilizzando semplici utensili come un tagliaunghie, e con materiali poveri come stuzzicadenti, riso, olio di semi e cotone.

Per ogni manufatto oltre al costo del medesimo, le spese di spedizione ammonteranno a 12 euro.

E bisognerà scrivere a Domenico D’Andrea… via Due Palazzi 35/A – 35136 – Padova

II- Le immagini 4, 5 e 6 mostrano delle tipologie di veliero, i cui costi cambiano a seconda delle dimensioni (c’erano immagini anche di altri manufatti oltre ai velieri, ma le pubblicherò in successivi post.)

III- Le immagini 7 e 8 mostrano un bambino adottato a distanza da Domenico tramite l’Associazione ActionAid e la scheda informativa relativa allo stesso.. tanto per dare un argomento in più ai dubbiosi (circa il fatto che Domenico abbia interesse per davvero ad aiutare tale associazione).

——

Amici, non è davvero una bella occasione per tutti noi, quella di acquistare un veliero del genere?

Innanzitutto i velieri sono  bellissimi (poi a me ricordono anche il mitico galeone che Dylan Dog, nell’omonima serie a fumetti della Bonelli, cerca sempre di completare, ma non ci riesce mai). Sono carichi di un fascino tutto loro. Uno può tenerli per sè o fare un regalo originale, un regalo che non trovi al centro commerciale. Fatto a mano, con sudore e talento. E poi.. comprate qualcosa costruita da un detenuto, e date una occasione alla sua creatività e alla sua resistenza morale. E poi… contribuite ad aiutare bambini di altre parti del mondo.

E’ davvero una bella occasione. Approfittatene..

Vi ricordo nuovamente l’indirizzo di Domenico per chi volesse ritirare un suo veliero.. o anche semplicemente scrivergli:

Domenico D’Andrea… via Due Palazzi 35/A – 35136 – Padova

Grazie…

——————————————–

Nutrirsi di ottimismo.. di Nuvola

Giovanni Leone.. Nuvola (per vedere l’origine del suo nome vai al post..https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/13/io-sono-nuvola-opere-e-riflessioni-di-giovanni-leone/) che si incunea negli anfratti di un sogno di vita che sembra impossibile ma è.. come un folletto dal cuore bambino che racconta di sentimenti, emozioni, insegnamenti ed esorta lui, dove ci si aspetterebbe che si vogliano esortazioni e si sia spezzati e frantumati.. invece è lui che esorta sempre a seguire strade ricche di luce e dignità. Lo fa con un linguaggi bambino.. “bambino”.. non “infantile”.. con quella innocenza che contraddistingue la voglia di dare.

Come con lo scritto che pubblichiamo oggi e che risale a settembre. E’ lui.. da dentro un carcere da anni.. che vi esorta all’ottimismo. Si sta lui preoccupando per voi…:-).. che ha a cuore che abbiate fiducia e coraggio nella vita.

Sicuramente questa Nuvola chiamata Giovanni Leone ha sviluppato una generosità d’animo che tante persone “a piede libero” se la sognano.

Vi lascio a questo pezzo sull’ottimismo e al disegno che lo accompagna.

—————————————————————————————————————

NUTRIRSI DI OTTIMISMO

Nutrirsi di ottimismo. Perchè?

Trattamento per detenuti e non detenuti: bisogna adeguare la mente alla realtà e usare una strategia completa che ha come scopo principale, quello di restituire l’idratazione il nutrimento alla mente. E di ridurre i “danni” che produce lo stress ossidativo legato all’esposizione all’ambiente.

Perciò la dolcezza del ricordo delle persone care possa durare il più a lungo possibile. Prendersi cura della mente e del corpo diventa una buona occasione per dedicarsi a qualcosa di speciale e di piacevole.

Vedere le cose e le persone in una luce positiva. Anche nei momenti più difficili.. pensare positivo, trovare soluzioni impensate e vincenti.

Perchè molti persone sono prigioniere di un piccolo vizio, che avvelena le giornate in modo sottile. E’ la “rumination”, l’abitudine, di molte persone a tornare con il pensiero agli eventi più dolorosi. Un rimuginare vuoto, inutile, fatto di indecisioni, domande e pentimenti, che impedisce di andare avanti e rende insicuri, incerti.

Perciò è meglio cercare semre di vivere senza troppe incertezze dal pensiero all’azione dei sogni. In quanto è utile l’intuito e un esame concreto ma rapido della situazione. In questo modo non solo si ottengono più risultati, ma non si sprecano energie mentali per fronteggiare dubbi che finiscono per autoalimentarsi.

Dare ad ogni cosa il giusto peso non drammatizzare inutilmente quel ceh succede è un’altra luce della capacità di essere ottimisti.

L’ottimista sa considerare tutti gli aspetti di una situazione e soprattutto ne sa parlare. Per esempio, chiunque creda che intorno a sé vi sia il nulla, vuol dire che non ha stima di se stesso e delle persone care. Mentre chiunque crede che intorno a sé c’è la ricchezza interiore, vuol dire che è grande per dare ancora al prossimo amore.

Più ottimisti si diventa anche evitando i pessimisti “contagiosi”.

Perchè lo spirito può essere offuscato, ma mai ucciso…

A Mary, a cui augura di cuore di ritrovare l’ebrezza negli affetti.

Giovanni Leone      18/09/2010

Rappresentazioni iconografiche di Giovanni Lentini

E’ un tipo particolare di arte che oggi ospitiamo.. si tratta di arte iconografica.. icone.. la visone religiosa nello stile bizantino..

Naturalmente non starò qui  spiegare tutta la complessa simbologia delle icone, dove ogni elemento.. tratto, colore, segno.. ha un suo preciso posto e senso.

Dico solo che è un’antica forma di arte e di celebrazione, che è particolarmente preziosa venga conservata.. e fa davvero una bella impressione che siano anche dei detenuti ad apprenderla, e che vi siano volontari che si impegnano per trasmettere le tecniche adeguate a questa, come ad ogni altra forma di arte.

L’autore di queste riproduzioni iconografiche è il nostro Giovanni Lentini, detenuto nel carcre “La Dozza” di Bologna. E dalla qualità delle opere, potrete riscontrare che effettivamente è molto bravo.

Ma voglio anche citare e ringraziare Tonino e Franco che tengono il corso di iconografia, nel carcere de “La Dozza” nell’ambito del progetto “Sorio”. Senza persone tanto generose e appassionate, le opportunità per i detenuti sarebbero molto minori.

Vi lascio alle rappresentazioni iconografiche di Giovanni Lentini.. La prima icona rappresenta l’arcangelo Gabriele. La seconda l’arcangelo Michele. La terza il Cristo Pantocrate. La quarta San Giorgio.

—————————————————————————————————

 

Navigazione articolo