Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Alberico Di Noia morto nel carcere di Nocera. Suicidio o omicidio?

Alberico

Alberigo è un’altra della lista innumerevole di persone che si sono tolte la vita in carcere.

E’ tra i cinque che in questo nuovo anno sono già morti.

Premesso che si tratta sempre, in questi casi, di “omicidi”; perché anche chi si suicida, lo fa spinto da condizioni intollerabili che la sua psiche non regge più. 

Fatta questa premessa, nel caso di Alberigo sembra però che vi siano forti dubbi su un effettivo suicidio e c’è chi pensa che le cose siano andate in modo ben diverso.

Pubblico un’articolo di Costanza Giannelli (http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?typeb=0&inscom=1&ID=95802&rispondi#InsertComment) che ci è stato inviato dal nostro amico Antonio della redazione di Radiocane.

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Si trovava nello stesso carcere in cui un detenuto è stato massacrato quasi a morte dai secondini. Oggi quel detenuto è vivo, e libero, anche se malconcio nel fisico e nell’anima. L’altro, forse il suo ex compagno di cella, invece.

Bandiere a mezz’asta e un’intera città in silenzio. Ieri tutta Zapponeta si è fermata per ricordare Alberico Di Noia, detenuto nel penitenziario di Lucera entrato in cella di “osservazione” per non uscirne più. Alberico è il quinto carcerato morto dall’inizio dell’anno. Il suo corpo, impiccato ad un lenzuolo, è stato ritrovato il 15 gennaio dai secondini, ma quello che sembrava l’ennesimo suicidio potrebbe nascondere un’altra verità.

Poteva essere un caso come tanti, un altro numero nelle statistiche sui decessi in carcere. Tutto talmente chiaro da non richiedere nemmeno l’autopsia. È solo grazie alle incessanti richieste degli avvocati della famiglia, che aveva incontrato Alberico – niente affatto depresso – solo la settimana prima, che il procuratore capo del Tribunale di Foggia ha autorizzato l’esame autoptico. I risultati, ancora, sono riservati ma per Michele Vaira, uno dei legali che è riuscito ad ottenere questo insolito cambio di rotta da parte della Procura, «per capire le responsabilità si deve andare al di là dell’autopsia, che è solo uno degli elementi. I fatti per capire cosa è successo in quel periodo sono di tipo storico».

E di fatti che non tornano, nella storia di Alberico, ce ne sono fin troppi. Trentotto anni, dal marzo del 2012 stava scontando una pena per tentata estorsione ai danni di una donna conosciuta in chat. Oreste, un ex compagno di detenzione, su Facebook lo ricorda come «socievole e disponibile con gli altri detenuti e allo stesso tempo molto educato con le guardie; una persona che guardava con fiduciosa speranza al futuro, vogliosa di riscattare agli occhi della moglie e dei figli quell’amara realtà che stava vivendo e che aveva infangato il suo nome». Tra un mese sarebbe stato oggetto di un’udienza che, con tutta probabilità, gli avrebbe consentito di ottenere l’affidamento ai servizi sociali o i domiciliari.

Al momento della morte, però, secondo una nota dell’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, «l’uomo era in cella da solo, tecnicamente “in osservazione” da cinque giorni, poiché aveva avuto un alterco con una guardia penitenziaria. Dall’episodio, su decisione del Consiglio di disciplina dell’istituto di pena, era scaturito il suo trasferimento ad altro istituto di pena, che sarebbe dovuto avvenire nella stessa giornata. Quando l’uomo è stato soccorso dal personale penitenziario è stato trovato già vestito e in attesa della partenza».

Secondo i familiari, però, Alberico non poteva rimanere da solo da quando il medico del carcere di Altamura, in cui era recluso prima di essere trasferito a Lucerna, gli aveva riscontrato una forte tachicardia. Perché poi, se aveva intenzione di togliersi la vita, si era preso il disturbo di prepararsi per il trasferimento?

Le incongruenze, però, non si fermano al momento del decesso. Anzi, è stato proprio dopo il ritrovamento del corpo che l’atteggiamento dell’amministrazione penitenziaria ha insospettito sempre più la famiglia. Per trentasei ore hanno chiesto, invano, di vedere la salma. Quando finalmente hanno potuto avvicinarsi al cadavere di Alberico, il suo corpo presentava «una vistosa tumefazione», apparentemente incompatibile con la teoria del suicidio e anche la stampa è stata avvertita soltanto 24 ore dopo il decesso. Tutti questi ritardi sembrano stridere con la fretta degli inquirenti di chiudere il caso prima possibile, una fretta che non è piaciuta a Giovanni Riontino, sindaco di Zapponeta (la città natale di Alberico), che ieri ha dichiarato il lutto cittadino.

«Il mio obiettivo principale è che su questa vicenda non si spengano i riflettori», ha dichiarato il primo cittadino «non volevo che andasse nel dimenticatoio prima del previsto. Il mio desiderio sarebbe quello di far luce su questo caso quanto prima. La cosa che mi ha insospettito è che in un primo tempo volessero chiudere le cose molto frettolosamente, nonostante ci fossero dei segni evidenti sul corpo. Noi aspettiamo ancora gli esiti dell’autopsia. Ma vorrei sottolineare che, per quanto mi riguarda, le istituzioni hanno fallito in ogni caso. Il carcere è inteso come rieducazione e se c’è stato un decesso per impiccagione vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto».

Non sarebbe la prima volta che le cose nel carcere di Lucera non vanno per il verso giusto. Giuseppe Rotundo, pestato da tre guardie giurate per un «pezzo di merda» di troppo, quelle celle d’isolamento la conosce fin troppo bene e all’ipotesi del suicidio non crede neanche un po’. «È stato impiccato. Certo, le mie non possono essere sicurezze. Le sensazioni personali dovute a un’esperienza diretta vissuta in quelle celle, però, mi conducono a ritenere che le dinamiche che hanno portato alla morte di Alberigo di Noia siano identiche a quelle che hanno portato gli agenti a mettere in atto nei miei confronti un azione punitiva violenta che per loro sfortuna non ha avuto nessuna conseguenza estrema come è invece avvenuto per Alberigo».

 

 

 

 

Viaggio nel 41bis- il vetro divisore- di Maria Brucale

muri

Il 16 ottobre abbiamo iniziato un viaggio, grazie all’avvocato Maria Brucale.

Un viaggio nel 41 bis (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/10/16/11731/).

Un viaggio indispensabile verso quello che è un vero “non detto” del sistema giuridico e penitenziario italiano.

In ogni tempo si compiono cose che poi in un tempo successivo saranno sconfessate.

Chi segue la corrente non va mai “fuori tempo”. E molti criticheranno il 41 bis quando le nuove “correnti” lo considereranno superato.

Ma ci sono quelli che non aspettano che sia “conveniente” parlare, e vanno contro-corrente e dicono già ora quello che tra qualche tempo diranno tutti.

L’avvocato Maria Brucale, continua ad accompagnarci in questo percorso di comprensione nei meccanismi del 41 bis.

Nel testo di oggi ci parla del.. vetro divisore.. in occasione dei colloqui.

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41 bis dell’ordinamento penitenziario – L’amore attraverso un vetro divisore

Si legge in calce ai decreti ministeriali che applicano o reiterano sine die la soggezione al regime detentivo differenziato, già il nome fa tremare, al 41 bis insomma: “E’ sospesa l’applicazione delle seguenti regole di trattamento e dei seguenti istituti:

a) Colloqui con i familiari e conviventi con frequenza superiore a uno al mese e di durata superiore ad un’ora, a prescindere dal numero di persone ammesse al colloquio; detti colloqui dovranno comunque avvenire con le modalità stabilite dall’art. 41 bis, comma I quater dell’Ordinamento Penitenziario”.

Tali modalità, quelle idonee ad impedire il passaggio di oggetti tra la persona detenuta e chi si reca a farle visita, sono state da anni tradotte dall’amministrazione penitenziaria, in un vetro divisore, a tutta altezza, un vetro antiproiettile, spesso, con una finestra chiusa a più mandate.

Non più di un’ora al mese, dunque, per incontrare il padre, la madre, i figli, i nipoti, la compagna, la sorella, il fratello….  Non più di un’ora al mese per incontrare l’amore, in ogni sua forma.

Il colloquio si svolge in una piccola cella di ferro e vetro. Un rettangolo vestito di niente, diviso in due dal vetro. Una panca lunga dove possono sedersi le persone che vanno a fare visita al detenuto. Uno spazio stretto, è difficile anche passare. Telecamere puntate da più posizioni. Uno sportellino aperto da cui l’agente penitenziario può vigilare. Un microfono o la cornetta di un telefono.

Un’ ora, dunque, da dividere per quanti sono presenti al colloquio. Un po’ per uno al telefono.

Il vetro offusca la voce, la sbiadisce, la spezza. Così può capitare, se non dividi il tempo meticolosamente, che qualcuno dei familiari resti a contemplare il suo caro, ristretto, attraverso il vetro, privato della possibilità non solo di toccarlo ma anche di ascoltarlo, di parlargli. Un’ora.

Ragioni di prudenza collettiva vengono poste a sostegno della brutale disposizione che vuole i detenuti in 41 bis, in luoghi distanti dal contesto di origine.

Così i familiari sopportano le spese di viaggio, di albergo, le attese, l’ansia, la stanchezza e raggiungono quei luoghi lontani, il cuore spezzato, l’incapacità di aiuto, tante cose da dire, emozioni da trasmettere, bisogno di piangere, di ridere, di raccontarsi, di condividere, di viversi.

Un’ora al mese.

Si trovano davanti a quel maledetto vetro, osservati. I locali sono sporchi ma poco importa. Negli occhi del loro caro questa prima mortificazione. Quel telefono che i suoi familiari si passeranno di bocca in bocca ha raccolto le labbra, le voci, i sospiri, le lacrime di tanti, troppi che si sono avvicendati in quello spazio angusto.

Davanti al vetro si spengono i pensieri. Tutti i presenti sentono addosso pesante, struggente, feroce il bisogno assoluto di dare tutto in quell’ora, di dire tutto.

 Ma come fare? E le cose da dire saranno fraintese? Devono essere esplicitate e con chiarezza. C’è chi ascolta ed è pronto a fraintendere, cerca tra le parole un filo di ambiguità per sporcare quegli attimi.

I sentimenti di tutti sono strozzati dalla necessità di rasserenare l’altro.

Il detenuto è sorridente. Sta bene. I suoi familiari devono crederlo. Va tutto bene, tutto è sopportabile. E’ sbarbato, curato. Sta bene. Non c’è tempo di mostrare le ferite. Non ci sarebbe tempo per curarle. Servirebbe solo a immalinconire quelle gocce di contatto, a inquinarle.

Moglie, figli, sorelle, fratelli, nipoti stretti gli uni agli altri su quella panca, raccontano le loro vite, le loro giornate, ci provano, anche loro stanno bene. Non portano al loro caro la fatica del viaggio, i costi sostenuti, le rinunce, le attese.

Si apre la porta blindata, all’improvviso, segna la fine.

L’apertura della porta ha un fragore straziante. Le mandate delle chiavi, ognuna spacca, spezza, interrompe, dilania.

Il vetro è appannato. Troppo angusto lo spazio. Il saluto davanti all’agente penitenziario.

La forza cede, l’anima si abbandona, le lacrime appaiono, silenziose, e mani, e labbra si disegnano, sul vetro divisore.

 

Diario di Pasquale De Feo- 22 agosto – 21 settembre

Eccoci all’appuntamento con uno dei momenti più importanti del Blog.. il diario mensile di Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro.

Essendosi – per una serie di contrattempi – accumulatosi un diario, in questo mese di ottobre ne sono apparsi due, quello di agosto e, adesso, quello di settembre.

Il Diario di Pasquale De Feo è un Mondo. Una mente che cerca di sfondare ogni limite, e di immaginare, sognare, sperare. E a volte si arrabbia, e l’indignazione gli esplode  dentro. Solo un bacchettone avrebbe la bacchetta rossa per sottolineare le frasi troppo dure o “fuori le righe”. Un bacchettone non vede il cuore, non vede la voglia di capire, non vede il legame che un essere umano sente con altri esseri umani. Non vede questa mano tesa allo spasimo verso la vita.

I pezzi da citare sarebbero tantissimi.. Mi limiterò a pochi..

Comincio con citare due passaggi.. tra loro strettamente connessi:

“Ieri mi hanno raccontato una cosa che stentavo a credere, anche se è la verità. Nei regimi di tortura del 41 bis, l’area tratta mentale decide quali libri della biblioteca del carcere i detenuti possono leggere. E’ una violazione palese della Costituzione. Ormai sono diventate cose normali queste torture, che anche i civili dell’area educativa le applicano come fosse tutto normale. ” (1 settembre)

“Anche i detenuti transitati nei regimi di tortura del 41 bis, si sono assuefatti alla tortura in tutte le sue forme, ritenendole fatti normali. Mi hanno raccontato che volevano denunciare un detenuto perché la sorella con le sue poesie ne aveva fatto un libro. Erano poesie che lui aveva scritto prima del 41 bis, ma la Direzione del carcere di Ascoli Piceno non lo sapeva. L’hanno chiamato nell’ufficio della Direttrice, insieme a lei tutto l’apparato repressivo: commissario e alcuni ispettori dei G.O.M., minacciandolo di sequestrare il libro e i proventi, perché lui  non poteva scrivere un libro, anche se era di poesie. ” (3 settembre)

E’ normale che nelle sezioni del 41 bis (o in alcune di esse) non ci sia libertà di accedere ai libri della Biblioteca? Quale è il timore.. che in “Pinocchio” ci sia una sorta di ispirazione protocriminale col burattino fin troppo discolo? O che in “Shantaram”, il carcere non sembra esattamente un luogo “benefico”.. o che in “Delitto e castigo” di Dostoevskji, nonostante il protagonista venga alla fine punito, rischia però di destare umana simpatia? Effettivamente i libri sono delle brutte bestie.. lo pensava anche Zio Benito (che, come dice Pasquale, non aveva stabilito la limitazione dell’accesso alla biblioteca carceraria per i detenuti).. ma.. ha davvero senso limitarli per qualunque tipologia di detenuti. Una limitazione di questo genere può avere mai qualcosa a che vedere con una qualsivoglia esigenza di sicurezza? 

Riguardo alla vicenda del carcere di Ascoli Piceno.. ma può essere che un detenuto al 41 bis è stato vicino ad essere denunciato, perché la sorella voleva pubblicare un libro con le sue poesie? Un detenuto in regime d 41 bis non può scrivere poesie? Credo di essere molto ignorante… e di avere solo due neuroni.. quindi sicuramente si tratta di una limitatezza mentale mia.. spero che qualcuno mi illumini e mi faccia presto comprendere perché scrivere poesie può essere una azione deleteria..

Adesso però voglio riportare due citazioni che riguardano il carcere di Catanzaro. Eccole qua…

“Ci avevano aperto le celle e, per circa due mesi ci siamo immersi in questa nuova realtà. Avevano messo un termine di prova fino al 31 agosto, se fosse andato tutto bene, sarebbe continuato. L’1 settembre ci hanno chiuso di  nuovo le celle, perché mancavano i vertici per decidere la continuazione, ci hanno riferito che a giorni sarebbero ritornati dalle ferie, avrebbero indetto una riunione e deciso, ma non ci sarebbero stati problemi, essendo che tutto era andato bene.  Sono trascorsi una decina di giorni, ma le notizie non sono buone. Voci di corridoio asseriscono che non ci apriranno più, perché sarebbe successa una cosa molto grave. Che cosa? Mistero. Ieri un mio compagno mi riferisce che un graduato, alla domanda del perché hanno chiuso le porte, ha  risposto “ci siamo sbagliati”. Il più piccolo di noi ha 40 anni, il più fresco di galera è in carcere da 10 anni. Conosciamo il sistema penitenziario e come funziona. Questa decisione di aprirci le celle è stata avallata dal DAP, dai vertici del Ministero e dall’Ufficio preposto, che è lo stesso del regime di tortura del 41 bis. Ora dire che si sono sbagliati è come calpestare la nostra intelligenza. Almeno ci dicessero la motivazione di questo cambiamento di rotta. Non riusciamo a comprendere il silenzio e certe risposte di facciata. Sarebbe stato meglio non aprirci le celle, certe aperture, quando vengono ritirate, fanno male psicologicamente. Un passo avanti e, al minimo pensiero cattivo, subito due passi indietro. Ormai ci ho fatto l colo, pertanto non mi toccano più di tanto, ma sono dure per tutti queste decisioni umorali, che toccano non solo la vivibilità ma anche la libertà interna. ” (12 settembe)

“E’ passata la Direttrice in sezione. Siccome non c’era nessuno, perché tutti erano al campo sportivo, si è fermata davanti alla mia cella per cinque minuti. Le ho fatto alcune domande sul perché ci hanno rinchiuso le celle, quando ci avrebbero dato il computer, ecc. Ho avuto una sensazione negativa, cosa che non mi era mai successa nei due anni e mezzo che sono qui. Ho avuto l’impressione di parlare con un’altra persona, come se fino ad oggi avesse avuto una maschera. Credo che non ci darà neanche i computer, anche se autorizzati dal GOT. Ma questo sarà niente, perché vedo un futuro nero sotto ogni punto di vista. Quello che non capisco è perché è tornata dalle ferie ed ha azzerato ogni discorso con la nostra sezione, almeno sapere il motivo, ma temo che saranno i soliti atti burocratici, che non tengono conto del lato umano. Sopravviveremo anche a questo. Non è la prima volta che un Direttore si alza la mattina e decide il destino dei detenuti, pertanto non sarà neanche l’ultima. Siamo carne da macello e si ritengono di avere il diritto di poterci usare e calpestare come e quando vogliono. Mi auguro per me e per i miei compagni che i miei siano solo cattivi pensieri. ” (21 settembre)

Io credo  nell’onestà e nella fiducia. Quando da Catanzaro sono venuti segnali positivi (ovvero fino ad ora), si è dato ad essi spazio su questo Blog, riconoscendoli come novità apprezzabili. Perché lo scopo non è mai essere a prescindere contro qualcuno (guardie, Direttori, amministrazione..) ma che ci sia una crescita dei diritti e del rispetto umano. Una battaglia di umanità che libera tutti. 

Circa gli ultimi eventi nel carcere di Catanzaro e le percezioni di Pasquale.. voglio continuare a credere che si debba ancora avere fiducia, e che tutti i movimenti di apertura che ci sono stati in questi mesi, non si riducano, alla fine, ad una bolla di sapone….. 

I fatti diranno.

Voglio concludere adesso con un passo che vola alto.. un passo di “libertà”.. Pasquale quando parla della solitudine, scrive queste parole.. 

“Quando ero giovane, ero convinto che le persone che si estraniavano dal contesto e preferivano la solitudine, avevano qualche problema di adattamento mentale. Oggi, comprendo che la solitudine è un moto interiore di profonda libertà, perché stare bene con se stessi è una forma di felicità, e se non si sta bene con se stessi non si può stare bene con gli altri. Solo con te stesso, puoi dissertare su tutti gli argomenti, approfondendoli senza remore. Spesso mi capita di arrivare a delle conclusioni che sbalordiscono anche me. Adoro il silenzio della solitudine, perché i rumori disturbano i viaggi della mente, che ha delle capacità straordinarie di rendere reale-immaginario ogni desiderio, anche chiuso in un buco al buio. Credo che bisognerebbe apprezzare di più stare in compagnia con se stessi, perché porta più equilibrio alla nostra persona, e rende più forte il nostro carattere.” (10 settembre)

Da sempre, nella solitudine della mente, anche in condizioni estreme, gli uomini, respirano la stessa sostanza degli alberi, della terra e dell’anima.

Vi lascio al Diario di Pasquale De Feo.. mese di settembre.. carcere di Catanzaro.

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La “principessa del foro” Giulia Buongiorno, Presidente della Commissione giustizia della Camera dei deputati, difensore dell’allenatore della Juve Antonio Conte, ha dichiarato che il suo assistito è innocente e chi lo accusa non è credibile. Non o se è innocente o meno, o se chi lo accusa è credibile o meno, non mi interessa. La principessa del foro, in primo grado, gli ha chiesto il rito alternativo del patteggiamento. Questo rito è un’ammissione di colpa che riduce notevolmente la pena. Ora, parlare in TV di innocenza, dopo avergli fatto fare il patteggiamento è una bestialità anche per chi non è esperto in materia. Questo dimostra che non sono i migliori che vanno avanti, ma chi ha le amicizie giuste. Lei difese Andreotti da perfetta sconosciuta, la candidarono alle politiche e, il ruolo di Presidente della Commissione Giustizia le ha reso molta visibilità mediatica, e anche molti clienti. I parlamentari e chi occupa incarichi istituzionali non dovrebbero esercitare il lavoro che facevano prima di entrare in politica. E’ una questione di decenza e di rispetto per la funzione politica che occupano.  –  22-08-2012

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Oggi è stato l’ultimo incontro con Pamela. Per noi qui dentro la chiusura di contatti esterni e i saluti finali, sono sempre esperienze che lasciano un vuoto. Tutti i partecipanti si augurano che possano esservi altre occasioni di incontro. C’è molta differenza tra la conoscenza scritta e quella di persona, perché il confronto verbale allarga molto di più gli orizzonti del nostro ristretto mondo. Credo che questi incontri non debbano rimanere delle eccezioni, ma diventare la normalità, affinché la distanza del muro di cinta rimanga solo una delimitazione fisica e non sociale. Pamela, la tua presenza mi ha donato preziosi momenti di normalità, che serberò con cura nei miei ricordi. Mia cara amica, ti terrò nei miei pensieri migliori, ringraziandoti per il tempo che mi/ci hai donato.  –  23-08-2012

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Ho finito di leggere il libro che mi mandò Alfredo. E’ intitolato “Ciò che i dottori non dicono- la verità sui pericoli della medicina moderna”. Scritto da Lynne McTaggart. Immaginavo qualcosa ma non fino a questo punto. Una industria mondiale che agisce come un clan criminale, con la complicità degli Stati e delle loro leggi. Le industrie farmaceutiche sono peggiori delle multinazionali del petrolio, spendono miliardi di dollari, non per trovare le cure, ma per somministrare medicinali per tutta la vita, come le multinazionali del tabacco, per ottenere la dipendenza. Altrettanto vale per le migliaia di operazioni, esami clinici, senza motivo, solo per alimentare il business sanitario, con chirurghi che farebbero invidia ai serial killer. Dove si aggiunge l’apice sono i vaccini. Uccidono e rovinano migliaia di bambini, infondendo patologie permanenti. Sono stragi che si ripetono nel tempo a livello mondiale. In tanti ne sono a conoscenza, ma le multinazionali farmaceutiche sono così impotenti da intimorire e ricattare gli Stati. Ci sarà mai una politica con un sano valore morale, che su tutto farà prevalere i benessere e la salute degli esseri umani?  –  24-08-2012

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Due notizie, seppur distanti tra loro, possono aiutarci a misurare il grado di civiltà di due Paesi. Il fanatico che ha ucciso oltre settanta persone in Norvegia è stato condannato a 21 anni di carcere, con piena soddisfazione dei familiari, che chiedevano giustizia non vendetta. Renato Vallanzasca, dopo oltre 40 anni di carcere, aveva ricevuto la possibilità di usufruire dell’art. 21, con un lavoro di commesso in un negozio (con l’art. 21 si esce solo per andare a lavorare e si rientra alla fine del lavoro). Il datore di lavoro è stato costretto a licenziarlo, perché i soliti giustizialisti hanno creato il clima da caccia alle streghe.”Piccoli Savonarola crescono”. Il brodo d’odio che propinano sta dando i suoi frutti. Come facevano i nazisti con i negozi degli ebrei, così si sono comportati con il negozio della signora che aveva assunto Vallanzasca. La Norvegia ci ha dato un’altra lezione di civiltà. Mentre in Italia, nei momenti di “buonismo” tutti si riempiono la bocca di belle parole sull’art. 27 della Costituzione; la Norvegia traduce in atti la sua civiltà. Non dimenticherò per il resto dei miei giorni, le parole del Primo Ministro norvegese dopo la strage.. “risponderemo a questa tragedia con più libertà e democrazia”. Come non posso dimenticare la tragedia di Brindisi, con l’ignobile spettacolo di Don Ciotti e le parole di Saviano, per non parlare delle farneticazioni dei vari Vigna, Caselli, ecc. Dopo il buio del Medioevo, con i fanatici “Savonarola” che hanno alimentato i roghi di piazza, questi squallidi personaggi sono la cancrena che sta facendo marcire le fondamenta che hanno illuminato l’Europa.  –  25/08/2012

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Negli Stati Uniti, l’analisi del D.N.A. ha scagionato 300 detenuti, con una media di 13 anni trascorsi nelle prigioni, tra cui 17 detenuti che erano nel braccio della morte. Devono ringraziare l’American Chemical Society di Philadelphia, una associazione di scienziati e avvocati che si dedicano a questi casi per aiutare tutte quelle persone disagiate che non hanno avuto la possibilità di una buona difesa. La povertà si ripercuote anche nei tribunali, con avvocati d’ufficio, indagini grossolane e verifiche scientifiche fatte alla buona. Con questa superficialità  hanno condannato migliaia di persone, alcune anche alla pena di morte. In Italia, una volta che la condanna è definitiva, non c’è verso di avere una riapertura del processo. Addirittura diventa una corsa ad ostacoli, anche se il vero colpevole si autoaccusa del reato. Bisogna aspettare che la sua condanna diventi definitiva, per ottenere la revisione del processo. Lascio immaginare, con i tempi della giustizia italiana, quando si finisce di scontare la pena. Anche in questo caso, non sarà la magistratura a provvedere, ma deve essere sempre l’imputato, tramite il suo avvocato, a chiederla. Se ha le risorse economiche per affrontare  il nuovo procedimento. Una burocrazia tortuosa e paludosa, volta a scoraggiare le revisioni, perché la magistratura li vede come una lesa maestà al suo ordine.  –  26-08-2012

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Ci sono alcune notti in cui non si può dormire, come stanotte. L’abbaiare dei cani è talmente forte e continuo da tenermi sveglio tutta la notte. Hanno anche dei riposi brevi, in cui il sonno prende il sopravvento, ma come un cane dà il segnale, subito succede il finimondo. La cosa strana è che non succede tutte le notti. Ieri sera c’era la luna piena, ho pensato che questa fase lunare influenzi i cani e che si scatenano tutta la notte, perché verso le cinque è come se ricevessero un ordine e si fermano. Ci sono tanti misteri della natura che ancora oggi, con tutte le nostre tecnologie, ci sono sconosciuti.  –  27-08-2012

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Ho finito di leggere Ristretti Orizzonti, il giornalino che scrivono nel carcere di Padova. E’ bimestrale e mi viene spedito in omaggio. Questo numero è improntato sull’assenza della possibilità di rapporti sessuali per i detenuti e circa il sistema dei contati familiari, troppo rigido. Con i rapporti sessuali ci sentiremmo uomini completi e continuerebbe il progetto di famiglia, e la coltivazione dei rapporti sentimentali. Ciò ci renderebbe più responsabili e alimenterebbe la nostra autostima. Viceversa, la castrazione sessuale è un’altra pena aggiuntiva alla condanna, che abbrutisce e inaridisce l’animo, perché nel tempo tante famiglie si sfasciano. Nel codice penitenziario è stabilito, con parole chiare, che devono essere agevolati i contatti familiari. La rigidità sia nei colloqui visivi, che in quelli telefonici, la burocrazia assoluta e il suo iter, incancreniscono ogni sentimento umano. Come se un colloquio o una telefonata potessero creare chissà quale problema al sistema. Personalmente credo che il problema siano i sindacati della polizia penitenziaria, che per difendere ogni piccolo privilegio, come far svolgere meno lavoro possibile agli agenti, bloccano ogni apertura progressista e il senso umano della pena. Nel giornalino ho letto alcune idee. Quella che mi ha colpito, anche per la sua semplicità, è stato il collegamento con skype. Usarlo per i detenuti che non possono fare colloqui, sia italiani che stranieri. Un’apertura di questo tipo ci metterebbe alla pari con la Norvegia. Siccome i nostri 150 PM al ministero –che lo tengono in ostaggio, e che hanno m esso in un angolo i funzionari che hanno anni di esperienza carceraria- non lo permetteranno mai, il loro feroce giustizialismo prevale su qualunque sentimento umano. La disumanizzazione della pena non disumanizza solo il detenuto, ma principalmente chi la attua.  –  28-08-2012

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In un articolo leggo che il segretario regionale siciliano del partito comunista, Pio La Torre, alcuni mesi prima di essere ucciso, nel 1982, convocò cinque intellettuali siciliani in gran segreto –sicuramente erano di fede comunista- a cui consegnò un dossier da studiare. Fino ad oggi non si era saputo niente. La paura dei cinque intellettuali li ha resi muti. Io credo che non sia certo di cosa nostra che avevano paura, se ancora oggi mantengono sia il riserbo sulla loro identità, sia il silenzio sull’evento. Solo gli ottusi come i giustizialisti lo potrebbero penare. E’ palese che la morte di La Torre fu ordinata molto in alto, e non per i motivi che riguardavano i comizi contro Costa Nostra. Gli esecutori possono essere assoldati in qualunque direzione, ma non sono loro che decidono la morte di qualcuno. La eseguono solamente. Personalmente credo che la sua morte sia stata decisa per i missili americani a Comiso, la sua ipocrisia nel contestare solo i missili installati in Italia e non quelli nella Germania dell’Est installati dai sovietici. E siccome all’epoca il mondo era diviso a metà, certi metodi non li usava solo il KGB dell’Unione Sovietica, ma anche la CIA americana. D’altronde, anche la morte di Enrico Mattei fu commissionata dagli americani, e la bomba sul suo aereo fu piazzata all’aeroporto di Catania. Dopo la morte del Generale Dalla Chiesa, il 3 settembre 1982 (anche lui ucciso per altri motivi rispetto a quelli ufficiali, fu mandato in Sicilia per farlo uccidere perché, con il memoriale di Moro nelle mani, si era messo in testa di ricattare i vertici della Democrazia Cristiana). Un mese dopo furono emanate due legge, in un solo disegno di legge, “Rognoni-La Torre”. Il 416 bis, “associazione mafiosa” e il sequestro dei beni; entrambe barbare e incivili, uniche nel mondo. Queste due leggi hanno permesso il rastrellamento di tipo militare e il saccheggio del Meridione è collettiva, come succedeva nelle colonie africane.  –  29-08-2012

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Ho letto uno dei soliti articoli romanzati, spacciati per verità del partito dell’odio, di Roberto Saviano. Mi è molto difficile credere che le persone che glielo permettono, quello che lo sostengono e tutte le persone che capiscono un po’ di economia e di banche, non capiscano le fesserie che scrive. Il ragazzo è molto furbo e si fa ben volere da chi comanda, non li attacca noi, anzi con acrobazie cervellotiche li difende. Ho scritto che la crisi economica globale degli ultimi anni l’ha innescata la criminalità globale, una sorta di “Spectre”. Ora non è più la criminalità italiana la può forte del mondo, ma ce ne sono tante altre. Tutto il mondo, anche  le persone più ignoranti, conoscono l’origine e chi ha innescato la crisi. Sono state le banche più grandi del mondo, principalmente quelle americane, e alcune si sono salvate con l’aiuto dei loro Stati. Ora lui scrive che la criminalità ha causato la crisi e che le banche sono state salvate dai soldi del narcotraffico.  E’ singolare che capovolge la realtà e nessuno glielo fa notare. Nel suo delirante articolo ha scritto che i problemi della Grecia derivano dalle varie criminalità. Ci vuole una faccia di bronzo per scrivere queste farneticazioni, perché tutti i giorni si parla della Grecia in TV, per i suoi problemi e l’esposizione debitoria nei confronti di altri Stati europei, come anche della speculazione dei poteri della finanza globale che fa affari attaccando gli Stati deboli, e siccome nell’Unione Europea è quello più debole, hanno iniziato con la Grecia. Non credo si fermeranno solo a questo Stato, perché questi signori la usano la criminalità; come i “bravi” dei Promessi sposi. Mi auguro che quanto prima si leverà la voce di qualche intellettuale serio, e dirà che questo signore può scrivere romanzi con la sua fantasia, e non articoli che parlano di problemi reali che coinvolgono milioni di persone, che hanno bisogno di arrivare a fine mese.  –  30-08-2012

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La vendetta di persone che hanno subito un familiare ucciso, è inesorabile nel tempo, ma la chiamano giustizia. Bene ha fatto Giuliano Ferrara, rivolgendosi ai Savonarola, a dire in TV a La7.. “ci avete rotto i…. con questa tiritera da trent’anni”. Leggo un articolo in cui la parlamentare europea, Sonia Alfano, con il suo rancore vendicativo è andata a inquinare anche Strasburgo. Avesse il coraggio di dire con chiarezza che la sua lotta è per vendicare il padre; anche se i colpevoli sono stati già condannati. L’apprezzerei, perché è umano, anche se sbagliato. Ha dichiarato che il suo obiettivo è la realizzazione di un codice unico antimafia europeo, che prevede il reato di Associazione mafiosa (art. 416 bis C.P.) , il 41 bis e le confische. Il reato previsto dal 416 bis è unico nel panorama mondiale, è un articolo in uso solo nelle dittature, utile per arrestare senza reato e per fare rastrellamenti di tipo militare. Il 41 bis è tortura, senza se e senza ma, e lo sanno tutte le associazioni internazionali che si battano per i diritti umani, e i Paesi occidentali. Le confische della legge La Torre assomigliano ai saccheggi legalizzati e siccome tutti ci mangiano, dal penta-potere (banche, associazioni, sindacati, confindustria e Chiesa), e chi cura il ladrocinio: curatori, le varie polizie e i magistrati. Credo che quando i piemontesi conquistarono il Meridione, attori diversi, ma il sistema di ladrocinio fu lo stesso, saccheggi legalizzati.  All’epoca trovarono la scusa dei briganti, ora hanno trovato la scusa delle mafie. L’obiettivo è sempre lo stesso, “rubare” in modo legale, con la cortina fumogena della repressione. Ora Sonia Alfano vuole portare queste leggi criminali in Europa. Mi auguro che la civiltà europea la seppellisca sotto una montagna di scherno, e che non permettano a lei e al suo sodale Crocetta di inquinare, con la loro sete di vendetta, la politica europea.  –  31-08-2012

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Ieri mi hanno raccontato una cosa che stentavo a credere, anche se è la verità. Nei regimi di tortura del 41 bis, l’area tratta mentale decide quali libri della biblioteca del carcere i detenuti possono leggere. E’ una violazione palese della Costituzione. Ormai sono diventate cose normali queste torture, che anche i civili dell’area educativa le applicano come fosse tutto normale. Anche le SS tedesche nei campi di concentramento erano convinte di fare il loro dovere, altrettanto gli impiegati civili. Mussolini faceva detenere nella cella solo quattro libri, ma non si sognava mai di proibire a qualunque detenuto la lettura di libri della Biblioteca del carcere. Gramsci, che passò molti anni in carcere, prima di essere scarcerato per problemi di salute, non ebbe mai ostacoli nel ricevere libri, giornali e riviste. Oggi succede che libri, giornali e riviste sono vietati; con una complicità istituzionale de dei media a dir poco criminale. Tutto ciò succede nel terzo millennio e in uno Stato che fa parte della civilissima Europa.  –  1-09-2012

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La politica con la complicità dei media fa passare alcune riforme come fossero eventi eccezionali, quando invece, alla loro emanazione, sono già vecchie. Il governo Monti ha emanato una legge che permette di aprire una società a responsabilità limitata con un euro e subito. Tutti i media hanno elogiato il governo per questa innovazione. Nessuno (omertà o complicità, secondo i punti di vista) ha detto che questa riforma doveva essere fatta 12 anni fa, trattandosi dell’implementazione dell’articolo 2 della Carta europea delle piccole imprese, firmata e ratificata dall’Italia nel 2000. La dittatura delle caste comanda questo Paese, anche con la lentezza melmosa della burocrazia.  –  2/09/2012

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Anche i detenuti transitati nei regimi di tortura del 41 bis, si sono assuefatti alla tortura in tutte le sue forme, ritenendole fatti normali. Mi hanno raccontato che volevano denunciare un detenuto perché la sorella con le sue poesie ne aveva fatto un libro. Erano poesie che lui aveva scritto prima del 41 bis, ma la Direzione del carcere di Ascoli Piceno non lo sapeva. L’hanno chiamato nell’ufficio della Direttrice, insieme a lei tutto l’apparato repressivo: commissario e alcuni ispettori dei G.O.M., minacciandolo di sequestrare il libro e i proventi, perché lui  non poteva scrivere un libro, anche se era di poesie. Per legittimare la tortura del 41 bis, lo chiamano “carcere duro”, e dicono che serve solo per impedire contatti con l’esterno. Questo episodio evidenzia la tortura di questo infame regime, anche nell’espressione dei propri pensieri. Nella Costituzione ci sono articoli con tanti concetti belli, ma nella realtà vengono calpestati dal più feroce criminale, “lo Stato”.  –  3/09/2012

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Le multinazionali del petrolio per anni hanno foraggiato Stati e scienziati prezzolati, per negare che i combustibili fossili fossero la causa del riscaldamento globale. Ora che penso che questo fatto è acclarato. Hanno trovato un altro sistema. Funziona un po’ per tutto, per portare avanti la tesi di trovare soluzioni al riscaldamento, non risolverlo, ma contenerlo, affinché loro possano continuare a vendere e bruciare petrolio e gas. Si sono inventati le nuvole artificiali, le alghe mangia CO2, usare filtri per catturare il carbonio, gli alberi che catturano la CO2, la pioggia artificiale, gli specchi spaziali per deviare i raggi del sole, rendere liquida la CO2 e iniettarlo nella profondità della terra, ecc. ecc. Questi mostri, per continuare a lucrare, sono capaci di rendere il pianeta una fornace, ma la cosa più aberrane è che sono ritenuti dei grandi capitalisti imprenditori, una sorta di benefattori. Ciò è dovuto al fatto che con le loro enormi disponibilità economiche, controllano e condizionano buona parte dei meda, che li fanno apparire come dei cavalieri della tavola rotonda. Chiamarli criminali, non corrisponde alla reale pericolosità di questi sinistri e oscuri personaggi.  –  4/09/2012

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Alcuni scienziati, con un rapporto, hanno esortato a diventare tutti vegetariani per il 2050, perché, in caso contrario, non si riuscirà a sfamare tutta la popolazione mondiale, e questo innescherà guerre e carestie per il cibo e l’acqua. Il problema di partenza è l’acqua, già ora scarseggia e fra 40 anni, con 9  miliardi di persone (ora siamo 7 miliardi) sarà una catastrofe. Il cibo ricavato dagli animali, consuma da cinque a dieci volte l’acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Un terzo delle terre arabili del pianeta, sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a spalmare gli animali da allevamento. Metà dei cereali coltivati e tre quarti di soia prodotti nel mondo, sono usati per la crescita di animali. Per avere un kg di carne ci vogliono 15.000 litri d’acqua e gli animali d’allevamento producono circa il 20% di emissioni di anidride carbonica. La carne fa male ed è nociva per l’ecosistema. Dove si consuma più carne c’è più incidenza di cancri all’intestino, molti obesi, diabete e problemi cardiovascolari. In Paesi come l’India, dove non si mangia carne per motivi religiosi, i ragazzi crescono bene ed hanno quozienti di intelligenza altissimi. D’altronde, il toro, che è l’animale più proteico  che ci sia, è un erbivoro, e i suoi muscoli non ne risentono. Secondo i dati dell’ONU, già oggi, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere; e di questi 158 milioni sono bambini, e ne uniamo tanti ogni giorno per fame, oltre 2 miliardi di persone sono considerate mal nutrite. Fra 40 anni, ci saranno altri 2 miliardi di persone da sfamare, ciò renderà drammatica la carenza di cibo. Rinunciare alla carne o limitarla a poche volte al mese fa bene alla nostra salute e aiutiamo a salvare il mondo, così ci sarà più frutta, verdura, legumi e cereali per tutti.  –  5/09/2012

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Ieri pomeriggio, a Canale 5, nella trasmissione di Barbara D’Uso, si è svolto il solito tiro al piccione. Non è nuova la D’Urso, a simili battute di caccia. Vengono organizzate per mostrificare il malcapitato di turno. Chiama sempre la solita fascista, la Mussolini, che da attricetta fallita si è riciclata in politica, facendo appello al cognome di quel criminale di suo nonno, che ha provocato milioni di morti (Benito Mussolini). Discutevano di Renato Vallanzasca, se era giusto quello che gli era capitato. Un clima da caccia alle streghe, per fargli perdere il posto di lavoro. I partecipanti erano tutti prevenuti, al sindacalista della polizia alla Mussolini e gli altri, gli unici che facevano ragionamenti logici e moderati erano il direttore di TGCOM24 Liguori e un giornalista che conosce Vallanzasca da oltre 30 anni. La Mussolini faceva la sceneggiata per aizzare la folla, con il pubblico presente preparato al linciaggio. Anche Liguori alla fine non ne ha potuto più, e gliene ha cantate quattro alla Mussolini, che alla fine ha fatto la sceneggiata di volere andare via. Trasmissioni come queste mirano alla pancia della gente per alimentare odio e rancore, pertanto è vergognoso che Canale 5 lo permetta e la D’Urso si presti a queste ignobili barbarie. Durante il fascismo e il nazismo questi obbrobri si ascoltavano alla radio, contro gli ebrei.  –  6/09/2012

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Il giovedì sera seguo su Rai4 la storia di Roma a puntate. Mi piace perché è ben fatto, mescola la storia con la quotidianità. E’ impressionante come certi metodi si possano riportare ai giorni nostri. Nella Roma antica c’erano i collegi e questi venivano assegnati a uomini di fiducia delle istituzioni e del senato, ma in questo periodo storico erano i triumviri; Marcantonio, Ottaviano e Lentulo a scegliere le persone. Questi capi collegi si facevano una squadra di uomini pronti a fare qualunque cosa. Mantenevano l’ordine, eseguivano ogni traffico, incassavano le percentuali sui vari commerci, venivano usati per la riscossione dei crediti e bastonavano chi non si metteva in riga. Tutti i collegi di Roma erano organizzati così. Con la forza della legalità, usavano l’illegalità per i fini dei poteri dell’epoca: senato, aristocratici, e gli uomini forti del momento. Anche Giulio Cesare li usava per le sue vendette e il suo potere, altrettanto Marcantonio e Ottaviano. Arrivando ai giorni nostri, nulla è cambiato. Il potere reale del Paese usa la criminalità per i lavori sporchi, anche se oggi lo fanno in segreto e, dopo averli usati, per rifarsi una verginità politica o contrastare una eventuale accusa futura, fanno leggi disumane e coprono la repressione illegale delle varie forze di polizia, ma principalmente delle procure speciali (D.D.A.). Per mantenere questo circuito infernale, alimentano il brodo di cultura della devianza, con tutti i disagi sociali possibili, affinché l’industria della mostrificazione abbia sempre carne fresca.  –  7/09/2012

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Mi ha scritto Carmelo dal carcere di Padova, informandomi che, dopo 22 giorni di isolamento e proteste varie, ha risolto il problema della cella singola. Nella sezione AS-1 hanno messo gli ergastolani a soli e gli altri detenuti due per cella. L’ergastolano per legge deve stare in cella singola; ma i detenuti in regime AS1 devono anche loro stare in cella singola, pertanto doppiamente gli tocca per legge stare da soli in cella. Alcune direzioni disattendono i regolamento e, con la forza, vogliono mettere i detenuti che per cella, e informano il ministero di avere il doppio dei posti, questo causa proteste da parte dei detenuti, che vengono sanzionati con rapporti disciplinari e denuncie, perché costringono a lottare contro l’ingiustizia, spesso sfasciando le celle. E’ singolare che l’amministrazione dovrebbe insegnarci la legalità e il rispetto delle regole, attua l’illegalità violando le regole penitenziarie in modo sistematico, sicuri dell’impunità. Un ergastolano, tra cui il 90% è ostativo, destinato a morire in carcere, vorrebbero che anche la carcerazione diventasse un veleno, non gli basta questa pena infame e disumana. Mi hanno raccontato che la vecchia sezione AS1 di Nuoro “Badu e Carros”, in Sardegna è stata spostata nel nuovo padiglione, quelli fatti costruire dall’ex ministro di giustizia Angelino Alfano (il segretario di Berlusconi) sono illegali per due motivi; hanno tolto quel poco di spazio che c’era nelle carceri, e hanno fatto le celle per tre posti letto, che poi diventano sei e anche nove posti letto, con le cuccette. Violando il codice penitenziario europeo che stabilisce celle singole e, in casi eccezionali, in due in una cella. Invece non solo l’hanno fatto diventare ordinario, ma hanno aggiunto un posto in più, per poi violare sistematicamente anche le loro violazioni. Senza dimenticare che il CPT (Comitato per la prevenzione della tortura in Europa) ha stabilito un minimo di 7 metri quadrati per ogni detenuto, pertanto al di sotto di questa misura è tortura. Forse anche per questo l’apparato repressivo si oppone all’introduzione del reato di tortura. Il sistema è criminale e, fino a quando lo Stato è un criminale seriale, alimenterà la fabbrica della devianza come risposta (errando) agli abusi, alle torture e all’illegalità divenuta normale amministrazione.  –  8/09/2012

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Ho finito di leggere un libro di Jack London, “Il popolo degli abissi”. Lo scrittore lo scrisse nel 1903. Andò di persona nell’East-End di Londra, una zona dove erano stati confinati tutti i poveri, un alveare umano dove la miseria più squallida imperava su tutto e tutti. Tutto ciò succedeva nel periodo più florido dell’Inghilterra. L’impero britannico dominava nel mondo ed era padrone dei mari. Questa massima espansione economica nascondeva 8 milioni di persone che facevano costantemente la fame; un milione solo a Londra. Su una popolazione di 40 milioni, 939 su mille morivano in miseria. In questa estrema povertà ogni bambino nasceva con un debito. Lo scrittore scrive “a causa di un artificio noto come debito nazionale”. In Italia conosciamo questo metodo truffaldino. I parassiti di quel degrado sociale erano i nobili inglesi, circa mezzo milione, che vivevano nel lusso ai danni del resto della popolazione indigente, principalmente anche per la loro cattiva gestione della cosa pubblica. Ancora oggi questi signori godono di privilegi dinastici con la Camera dei Lord e detengono i due terzi dei terreni agricoli dello Stato. E’ un libro che va letto perché farebbe capire che il sistema inglese è iniquo ancora oggi. Quarant’anni prima gli inglesi e i francesi (Parigi non era diversa da Londra), dopo avere aiutato quel truffaldino di Cavour a conquistare e depredare  il Meridione, usarono la menzogna per denigrare Napoli e i meridionali. A Napoli non c’era la miseria nera di Londra e Parigi. Loro ricavavano le loro risorse economiche, depredando le colonie che avevano  nel mondo; il Regno delle Due Sicilie alimentava la sua economia con la sua industria, commercio e agricoltura. La storia quando è scritta da chi comanda o chi vince, è sempre menzognera.  –  9/08/2012

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Quando ero giovane, ero convinto che le persone che si estraniavano dal contesto e preferivano la solitudine, avevano qualche problema di adattamento mentale. Oggi, comprendo che la solitudine è un moto interiore di profonda libertà, perché stare bene con se stessi è una forma di felicità, e se non si sta bene con se stessi non si può stare bene con gli altri. Solo con te stesso, puoi dissertare su tutti gli argomenti, approfondendoli senza remore. Spesso mi capita di arrivare a delle conclusioni che sbalordiscono anche me. Adoro il silenzio della solitudine, perché i rumori disturbano i viaggi della mente, che ha delle capacità straordinarie di rendere reale-immaginario ogni desiderio, anche chiuso in un buco al buio. Credo che bisognerebbe apprezzare di più stare in compagnia con se stessi, perché porta più equilibrio alla nostra persona, e rende più forte il nostro carattere.  –  10/09/2012

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Ci stanno martellando in TV e sui quotidiani, sia di destra che di sinistra, sulla genialità del Presidente del Consiglio Mario Monti, premesso che le cose che sta facendo le avesse fatte Berlusconi, la sinistra e il sindacato l’avrebbero linciato. Credo che il 90% dei cittadini italiani, odia Monti, per tutte le ristrettezze che ha causato, continuando imperterrito a impoverire la gente. Addirittura, i media fanno una cronaca di glorificazione, quando trasmettono la notizia che il governo ha venduto 5 o dieci milioni di euro di BOT, e lo fanno come se Monti avesse scavato una brillante idea economica. Anche la mia povera mamma ignorante e analfabeta avrebbe saputo fare questi debiti. Anche lui, come gli altri, prima di lui, continua a fare,  debiti addossandoli alle future generazioni. Il problema è che quando si deve tirare la cinghia, la riversano sempre sul popolino, e mai ai ricchi, che ingrassano in ogni epoca sulle sofferenze della popolazione. Se non ci sarà una riforma radicale di questo sistema marcio e pieno di vergognosi privilegi, non cambierà mai niente e tutto continuerà ad andare avanti in questa sorta di rassegnazione che ha svuotato la popolazione delle sue energie dinamiche per il miglioramento di una società sempre più giusta. Ci vorrebbe un moto di rabbia e scendere tutti in piazza.  –  11/09/2012

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Ci avevano aperto le celle e, per circa due mesi ci siamo immersi in questa nuova realtà. Avevano messo un termine di prova fino al 31 agosto, se fosse andato tutto bene, sarebbe continuato. L’1 settembre ci hanno chiuso di  nuovo le celle, perché mancavano i vertici per decidere la continuazione, ci hanno riferito che a giorni sarebbero ritornati dalle ferie, avrebbero indetto una riunione e deciso, ma non ci sarebbero stati problemi, essendo che tutto era andato bene.  Sono trascorsi una decina di giorni, ma le notizie non sono buone. Voci di corridoio asseriscono che non ci apriranno più, perché sarebbe successa una cosa molto grave. Che cosa? Mistero. Ieri un mio compagno mi riferisce che un graduato, alla domanda del perché hanno chiuso le porte, ha  risposto “ci siamo sbagliati”. Il più piccolo di noi ha 40 anni, il più fresco di galera è in carcere da 10 anni. Conosciamo il sistema penitenziario e come funziona. Questa decisione di aprirci le celle è stata avallata dal DAP, dai vertici del Ministero e dall’Ufficio preposto, che è lo stesso del regime di tortura del 41 bis. Ora dire che si sono sbagliati è come calpestare la nostra intelligenza. Almeno ci dicessero la motivazione di questo cambiamento di rotta. Non riusciamo a comprendere il silenzio e certe risposte di facciata. Sarebbe stato meglio non aprirci le celle, certe aperture, quando vengono ritirate, fanno male psicologicamente. Un passo avanti e, al minimo pensiero cattivo, subito due passi indietro. Ormai ci ho fatto l colo, pertanto non mi toccano più di tanto, ma sono dure per tutti queste decisioni umorali, che toccano non solo la vivibilità ma anche la libertà interna.  –  12/09/2012

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Il ministro della giustizia ha emanato una circolare, dopo il clamore suscitato dal tour carcerario dei parlamentari Sonia Alfano e Giuseppe Lumia, che per motivi politici volevano convincere alcuni noti detenuti al 41 bis a pentirsi. La circolare stabilisce che i colloqui devono essere in Italiano e non si deve parlare dei propri processi. In caso avvenga, ci sarà subito interruzione del colloquio. Premesso che il mandato parlamentare non ha questi paletti, e una semplice circolare non può limitare ciò che stabilisce la Carta Costituzionale. Non tutti i detenuti sanno parlare in italiano, ed escludere gli analfabeti e chi conosce solo il dialetto, è un abuso e una violazione dei diritti umani. Dando fondo alla mia memoria, i detenuti hanno sempre scritto ai parlamentari per lamentare gli abusi processuali e in carcere, ed esternare la propria innocenza. Vietare che un detenuto possa discutere con un parlamentare del proprio processo o esternare la propria innocenza, mi sembrano quelle censure in uso nei Paesi dove le libertà civili sono solo quelle sulla carta. Ci sono molti parlamentari avvocati. Cosa fanno? Gli limitano il diritto alla difesa? Purtroppo quello che è vergognoso è il silenzio dei parlamentari, principalmente quello degli avvocati parlamentari. Alla fine il conto del tour dei due Savonarola, lo pagano i detenuti, la parte più debole, nel silenzio generale. Il silenzio è sempre complice dei misfatti della politica.  –  13/09/2012

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Il Ministro della Giustizia Paola Severino ha dichiarato che è contro i tagli alle paghe dei detenuti. La stessa si riferisce ai detenuti che lavorano nelle officine dell’amministrazione, la decurtazione è stata del 71% in due anni, da 11 milioni a 3,1 milioni. Questi detenuti fabbricano arredi vari per le carceri. Il ministro deve sapere che anche le paghe dei detenuti che lavorano nelle varie mansioni del carcere, hanno una paga da sfruttati, approfittando della povertà che c’è nella popolazione detenuta. Quando parlo di sfruttamento, mi riferisco ai 100-150 euro al mese, una cifra non adeguata ad avere una indipendenza economica. Dove sono i sindacati? Ha iniziato Berlusconi nel 2001 a tagliare sulle carceri, e la cosa è continuata nel tempo, impoverendo tutte le risorse destinate ai detenuti. La ministra non deve parlare solo di quello che le interessa, cioè degli arredi per i nuovi padiglioni (illegali), ma di tutte le paghe dei detenuti, in caso contrario le chiacchiere stanno a zero.  –  14/09/2012

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Leggevo su un quotidiano di un signore che si lamentava che su una statale vicino Torino stanno costruendo un ponte di circa 30 metri. Sono 6 mesi che ci lavorano e sono a metà dell’opera. Rifletteva che se l’avessero costruito i cinesi, ci mettevano una notte. Lui ha fatto le debite proporzioni con il grattacielo più alto del mondo, che verrà costruito in 90 giorni dai cinesi. Le nostre opere pubbliche hanno tempi che sfociano alle calende greche, perché dalla politica, alla burocrazia, alle solite ditte, e agli infiniti subappalti, tutti devono lucrare. Non solo l’opera verrà fatta con materiali scadenti, ma verrà prolungata nel tempo per fare salire i costi, che spesso si moltiplicano come i pani e i pesci. Con i tempi cinesi, non ci sarebbero queste ribalderie legali, ma verrebbero fatte anche subito. Il pozzo nero della politica non lo permetterebbe mai, perché i suoi padroni li prenderebbero a calci.  –  1/09/2012

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Il nuovo presidente serbo Tomislan Nikolic, ha dichiarato che “a Srebrenica non c’è stato alcun genocidio, ma gravi crimini di guerra commessi da alcuni serbi che vanno trovati, perseguiti e puniti”. Il presidente della Bosnia, Bakir Izetbegovic ha replicato che è un’offesa per i musulmani di Bosnia e per i sopravvissuti i Srebrenica. Questo massacro successe nel luglio 1995, costò la vita a più di 8000 musulmani bosniaci. La giustizia internazionale lo ha definito come genocidio e crimine contro l’umanità. Mi viene spontaneo chiedermi se 8000 morti siano un genocidio. E ritengo che lo siano; perché tutte le stragi contro una comunità sono crimini contro l’umanità. Perché l’unificazione della penisola italiana, comportò nei confronti dei meridionali un milione di morti, mezzo milione di arrestati, 54 paesi rasi al suolo, saccheggi indiscriminati, emigrazioni delle migliori maestranze in ogni settore.. e poi, con ferocia, la distruzione dei discendenti attraverso l’abile e paziente manipolazione per farne dei figli minori e degenerati, affinché il sistema coloniale venisse metabolizzato dagli stessi e, nel tempo, ritenuto un brodo naturale della propria razza. Questo non è un genocidio? Se non lo è, cosa è?  – 16/09/2012

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Ieri sera, per la festa patronale è passata a processione, si è fermata sotto le nostre finestre, hanno detto alcune preghiere, il prete ci ha salutati con parole di speranza, dirigeva la processione e le preghiere con un megafono. Vedere tutta quella gente che viene per noi, qualunque sia il motivo, è molto bello, perché ti dà una piacevole sensazione, e, anche per poco tempo, ti senti di fare parte di questa società. Di manifestazioni  che infondono fiducia all’autostima hanno bisogno i detenuti, pertanto le aperture in carcere aiutano questo processo. Viceversa le chiusure repressive alimentano solo rabbia, odio e rancore, trasformando le carceri in fabbriche di recidiva.  –  17/09/2012

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Tre anziani combattenti dei Mau Mau, i ribelli kenioti che si ribellarono all’occupazione coloniale inglese del loro Paese, hanno fatto ricorso all’Alta Corte di Londra, per chiedere risarcimenti e scuse per le atrocità che hanno subito in Kenia dal 1952 al 1960. Accusano le autorità inglesi di gravissimi maltrattamenti, che vanno dalla tortura alle violenze sessuali. L’unica donna del gruppo denuncia che fu stuprata con una bottiglia piena di acqua bollente. Un altro denuncia di essere stato arrestato dal suo datore di lavoro, un bianco, accusato di avere fornito cibo ai ribelli. Lo immobili rizzarono al suolo e fu castrato dagli agenti di polizia. L’Inghilterra ritiene di non poter essere ritenuta responsabile per quanto accaduto, in Kenia mezzo secolo fa. Hanno paura che escano tutti gli scheletri dall’armadio del loro passato coloniale. Questo li spaventa molto, sia per la loro reputazione e sia per i risarcimenti economici. Dimenticano che sono stati i più intransigenti contro le barbarie tedesche durante la seconda guerra mondiale. Ora si oppongono al riconoscimento dei propri crimini. L’azione legale ha portato alla luce duemila casse di documenti che si ritenevano fossero andati perduti e ora sono in via di pubblicazione. Tutti i Paesi coloniali hanno commesso atrocità. L’Inghilterra ha avuto anche un colonialismo interno, dove ha commesso barbarie indicibili, principalmente verso gli irlandesi. Mi auguro che questo processo sia l’inizio della riscrittura della storia sull’infamia di tutti i colonialismi. Senza dimenticare quello del  Meridione d’Italia, che continua tutt’ora. Gli inglesi, dopo avere aiutato i piemontesi nella loro conquista, saccheggio e distruzione della sua economia, inorridirono per le atrocità che stavano commettendo i piemontesi contro le popolazioni meridionali e, nel 1865, dopo cinque anni di bestiali  massacri, insieme all’Europa, gridarono contro la barbaria savoiarda. Il risultato fu che mitigarono le atrocità alla luce del sole, ma continuarono, nel silenzio, uguale a come fecero i nazisti contro gli ebrei.  –  18/09/2012

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Stamane, un quarto d’ora prima delle otto, mentre vedevo Rai Uno, in studio c’era un professore universitario di Pisa. Il discorso era improntato sulla genetica e di portarla in tribunale, perché sarebbero i geni che predispongono le persone a delinquere. Ho subito pensato che “i nipotini di Lombroso ritornano”. Le teorie di Lombroso hanno creato il razzismo antimeridionale che dura tutt’ora. Riteneva che noi meridionali eravamo predisposti geneticamente od essere dei criminali. Mi meraviglio che l’ammiraglia della Rai possa trasmettere simili obbrobri. Tutto il novecento è stato attraversato da questi criminali in giacca e cravatta, che con le loro teorie assurde hanno causato guerre, genocidi e odi generazionali. Dopo tutti questi orrori, come si possono ancora fare questi discorsi orribili, che sono sempre stati la copertura per le follie politiche? Non esiste la predisposizione genetica al delitto, esistono persone che vengono influenzate a compiere delitti, le motivazioni sono molteplici. E’ criminale anche solo pensalo, che i geni da soli possano dettare il comportamento di un essere umano. Bisogna vigilare affinché queste barbarie non ritornino.  –  19/09/2012

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Per due giorni consecutivi sono venuti ispettori del Ministero nella sezione. Erano tre commissari del GOM (Gruppo operativo mobile), quelli che fanno servizio nei regimi di tortura del 41 bis. Il secondo giorno erano più numerosi, c’era anche la Direttrice e un’altra donna. Oscuri presentimenti attraversano la mia mente, perché questi signori non portano mai niente di buono. Devono prendere una decisione che riguarda la nostra sezione. Sicuramente non sarà favorevole e né tantomeno per un miglioramento. Lo smantellamento della sezione AS-1 di Spoleto è stata decisa dalle relazioni di questi signori. Mi auguro che rimanga una mia impressione, ma l ‘esperienza ultratrentennale mi suggerisce  pessimismo. Nella sezione, anche quelli più giovani, sono tutti marinai di esperienza, sapranno affrontare le avversità che decidono i burocrati negli uffici del D.A.P. al Ministero.  –  20/09/2012

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E’ passata la Direttrice in sezione. Siccome non c’era nessuno, perché tutti erano al campo sportivo, si è fermata davanti alla mia cella per cinque minuti. Le ho fatto alcune domande sul perché ci hanno rinchiuso le celle, quando ci avrebbero dato il computer, ecc. Ho avuto una sensazione negativa, cosa che non mi era mai successa nei due anni e mezzo che sono qui. Ho avuto l’impressione di parlare con un’altra persona, come se fino ad oggi avesse avuto una maschera. Credo che non ci darà neanche i computer, anche se autorizzati dal GOT. Ma questo sarà niente, perché vedo un futuro nero sotto ogni punto di vista. Quello che non capisco è perché è tornata dalle ferie ed ha azzerato ogni discorso con la nostra sezione, almeno sapere il motivo, ma temo che saranno i soliti atti burocratici, che non tengono conto del lato umano. Sopravviveremo anche a questo. Non è la prima volta che un Direttore si alza la mattina e decide il destino dei detenuti, pertanto non sarà neanche l’ultima. Siamo carne da macello e si ritengono di avere il diritto di poterci usare e calpestare come e quando vogliono. Mi auguro per me e per i miei compagni che i miei siano solo cattivi pensieri.  –  21/09/2012

Gli Uomini dal Cuore nero del Dicastero della giustizia

Ecco un pezzo del nostro Carmelo Musumeci. Essenziale ed efficace, come sempre.

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L’unica differenza tra i politici e i criminali è che i primi governano e rubano legalmente, i second illegalmente (Carl W. Brown).

Mi piace leggere e scrivere.

Leggo di tutto.

E mi piace scrivere di carcere perché è la materia che conosco di più.

Nei primi anni di degrado e d’illegalità delle nostre carceri puntavo il dito sul Direttore dell’istituto o sul comandante di turno.

Poi ho scoperto che anche loro sono delle vitteimi degli uomini dal Cuore Nero (come chiamiam i funzionari del Dicastro della Giustizia) che gestiscono la vita dei detenuti e di chi lavora nella Patrie galere.

In questi giorni ho letto: Amministrazione Penitenziaria. Franco Ionta, ex Capo dell’amministrazione penitenziaria ha percepito 543.954.42 euro (Fonte La Stampa, venerdì 14 settembre 2012).

Aggiungo io che il signor Franco Ionta ha guadagnato un sacco di soldi per avere ridotto le carceri in luoghi di morte, disperazione, illegalità.

Leggo pure: Undicimila euro all’anno per l’acquisto di giornali e periodici nonostante la quotidiana rassegna stampa realizzata dal Ministero  della Giustizia (Fonte: Adnkronos del 4 settembre 2012).

E come se non bastasse leggo ancora:

Troppi privilegi. Troppe scorte. E’ quanto accade per chi passa anche per pochi mesi per il Ministero della Giustizia dei suoi Dipartimenti. La denuncia dal sindacato autonomo Lisiapp della Polizia penitenziaria per voce del suo segretario aggiunto Luca Frangia. Lo Stato italiano spende troppo per garantire la sicurezza delle personalità, come ex ministri, ex sottosegretari e alti dirigenti della giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (…). Assistiamo ogni giorno, sottolinea la nota, ad una sfilata di autovettture nuove e fiammanti dai costi esorbitanti per un Paese che si trova in difficoltà economica, come per esempio l’acquisto di vetture speciali BMW serie 3 e 5, Audi serie 6, Land Rover (Fonte: www. politicammentecorretto.come 24 agosto 2012).

E che dire della diaspora che hanno ordinato gli uomini dal Cuore Nero con gli ergastolani ostativi della sezione AS1 di Spoleto, fregandosene delle relazioni familiari e dello sviluppo del trattamento rieducativo che si era realizzato in quel carcere?

Molti di quegli ergastolani erano iscritti all’Istituto d’Arte e all’Università di Perugia ed alcuni sono stati deportati in Sardegna.

Diciamoci la verità, gli uomini dal Cuore nero del Dicastero della Giustizia hann creato un inferno nelle nostre patrie galere.

Ed in questo modo la pena non può assolvere alcuna funzione rieducativa o deterrente, può solo produrre malattia, dolore e morte.

PPer questo motivo gli ergastolani pensno  che i funzionari del Dipartimento Amministrativo Penitenziario siano uomini infelici perchè appunto hanno il cuore nero e spesso anche la coscienza sporca.

Carmelo Musumeci

http://www.carmelomusumeci.come

Padova ottobre 2012

La non vita del 41 bis… di Gaetano Fiandaca

Il 15 settembre -tramite Carmelo Musumeci- abbiamo pubblicato il primo testo di Gaetano Fiandaca (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/09/15/compito-ditaliano-gatano-fiandaca/), detenuto -come lo stesso Carmelo da qualche mese- nel carcere di Padova.

Ci è giunto un altro testo di Gaetano Fiandaca, dove  parla di uno dei temi a noi cari.. la tortura del regime del 41 bis.

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Per un carcerato affrontare il tema del 41 bis  è quanto di più doloroso possa esserci, sia per chi l’ha vissuto, sia per chi ne ha solo sentito parlare, ma peggio ancora per chi lo vive attualmente. Trattasi di una norma di legge nata in clima emergenziale che doveva avere carattere provvisorio, invece negli anni è stata stabilizzata come legge perpetua.

Adesso, se ci vogliamo introdurre dentro la norma, al di là della sua dizione giuridica è come penetrare dentro un girone infernale. All’inizio, nel 1992, furono aperte due super carceri, ove la parola super deve essere intesa in molteplici significati, dato che super erano anche le restrizioni ingiustificate che andavano oltre il dettato costituzionale della pena, che deve essere improntata sul reinserimento  e nella umanizzazione, ove la dignità umana non deve essere mai calpestata.

Nel luglio 1992 si trattò di una vera deportazione in stile nazista. Furono prelevati dalle varie carceri detenuti imputati di associazione mafiosa, la maggior parte di essi erano ancora in attesa di giudizio. Gente di tutte le età furono costrette a subire di tutto, si cercava di indurre alla collaborazione a qualsiasi prezzo le persone rinchiuse in queste carceri speciali.

Lo Stato così mostrava il suo volto vendicativo nei confronti di chi si trovava detenuto e del tutto inconsapevole dei motivi per cui ciò avveniva. Dopo circa 7 anni Pianosa e l’Asinara chiusero ma non si chiusero, ma non si chiusero le ferite di chi aveva subito quei trattamenti, poiché molti le portano ancora sulla pelle e nella psiche. 

Entrare nei dettagli di quegli eventi è solo doloroso e voglio evitare di dover ripercorrere eventi che non rendono certo onore a uno stato di diritto.

Gente allontanata dalle città di origine con la probabilità  di non vedere più per lunghissimo tempo i suoi cari per vari motivi.

Gente sotto processo che perdeva la possibilità d’incontrare i propri legali dato che venivano trasferiti solo poche ore prima dell’inizio delle udienze con tanti saluti al diritto di difea.

Di certo alcuni agenti penitenziari furono condannati per percosse e violenze sui detenuti. Nel tempo il 41 bis si è andato stabilizzando come modus operandi, oggi sono finite le percosse ma sono iniziati i supplizi psicologici, i vetri divisori sono una tortura continua poiché ti tolgono ogni possibilità umana di contatto con moglie e figli anche in tenere età. In concreto avviene in forma scientifica e “democratica” la separazione di fatto con i propri familiari. Ciò fa venire alla mente alcuni ricordi di certi lager nazisti ove avvenivano separazioni cruente, ma nella sostanza cambia poco con il 41 bis. Disse Voltaire: “Se si vuol conoscere la civiltà di uno Stato e il suo rispetto dei diritti umani si deve sapere come si vive n elle sue carceri”.

I contatti con l’esterno sono totalmente azzerati, sia con i familiari sia con i difensori. Vi è una enorme lacuna perché chi non ha la possibilità di pagare un avvocato per farlo sedere accanto a sé durante le udienze in videoconferenza vede leso il suo diritto a difendersi perché manca proprio quel senso di immediatezza del processo che dovrebbe essere alla base di un diritto di difesa nel nuovo processo penale. Invece chi non ha possibilità economiche deve sentirsi telefonicamente con l’avvocato da separati perdendo così quella possibilità di compulsare gli atti e approntare una difesa nella sua immediatezza. Questi sono alcuni degli aspetti privati, altro aspetto che oggi per legge è stato reso definitivo il 41 bis, per assurdo vi sono sottoposte ancora persone dal lontano 1992.

Altro aspetto penalizzante è che sono concentrati i ricorsi al 41 bis in un unico tribunale di sorveglianza, quello di Roma. Venendo meno così il diritto di competenza giurisdizionale di ciascun tribunale, come se solo quello di Roma desse garanzie e gli altri difettassero di qualcosa. 

Guardando all’aspetto attuale della vita interna del 41 bis vi è da rilevare che non si può più cucinare, non si può più parlare nel corridoio neanche con il detenuto di fronte alla cella, pena la chiusura della porta blindata e conseguente rapporto disciplinare che va ad infierire ulteriormente togliendo ulteriori spazi esistenziali.

Non esiste scuola, non vi è contatto con gli operatori predisposti al trattamento, nessuno ascolta gli eventuali problemi dei detenuti. I contatti sono ridotti esclusivamente con gli agenti penitenziari e qualche medico al bisogno.

Quando a un uomo gli si toglie la possibilità di poter parlare o abbracciarsi con i suoi cari per come si deve, quando a un uomo si priva della possibilità di potersi cucinare qualcosa a proprio gusto, quando a un uomo non gli si dà più la possibilità di sentirsi persona, cosa gli si deve togliere ancora per farlo diventare come una bestia?

Il solo modo per poter uscire da questa situazione opprimente è la delazione, dato che ogni altra forma di ricorso per fare valere i propri diritti risulta impercorribile.

Gaetano Fiandaca

Padova 2012

 

 

 

A CITTA E PULECENELLA: cronaca di un teatro in carcere e risposte ai vostri commenti, di Gino Rannesi

Dopo una breve pausa, ritorna a scrivere sul blog Gino Rannesi, che riparte descrivendo la giornata in cui a Spoleto ha recitato nel teatro del carcere:

A CITTA E PULECENELLA.

Salve, il perché di questo titolo, A città e pulecenella, lo capirete da voi. Grazie a tutti per gli auguri di buon compleanno. Vi voglio un sacco di bene, anzi, due sacchi. No, no, di più…

Rieccoci, come avrete saputo ultimamente sono stato poco bene, ma adesso è passato. Lo stress a cui sono stato sottoposto ultimamente mi ha messo ko. Il 15 dicembre sono stato al tribunale di Perugia, non è andata bene, ma neanche male. Abbiamo fatto un altro piccolo passo in avanti. Nel pomeriggio di quello stesso giorno sono stato tra i partecipanti ad un incontro con il Senatore del P.D. Francesco Ferrante. L’incontro è avvenuto nella sezione degli AS1. Ognuno dei presenti, circa una ventina di persone, tutti ergastolani rigorosamente ostativi, hanno potuto dire la loro. L’ho fatto anch’io: Senatore, molti dei suoi colleghi non perdono occasione per affermare che in Italia l’ergastolo non esiste, ossia, esiste solo sulla carta. Sono in tanti quelli che ci credono. Anch’io ci ho creduto, ragion per cui ho vissuto gli ultimi 20 anni della mia vita facendo progetti. Progetti che hanno creato delle aspettative. Solo qualche anno fa ho scoperto di essere un ergastolano ostativo, ragion per cui dovrei morire in galera.. Le nostre argomentazioni sono state documentate. Bene, il senatore Ferrante è stato di parola, questo infatti si sta adoperando per chiedere una interpellanza parlamentare, inoltre un disegno di legge perché venga abrogato l’ergastolo, quanto meno quello ostativo. Tra gli accompagnatori del senatore anche l’Amica Nadia. Prima che tutti andassero via Nadia ha trovato il tempo per avvicinarsi alla mia cella, e dopo che questa ebbe a scrutarla le chiesi: Quando dico che la mia cella è un cesso, non dico forse una cosa sacrosanta?…Si,si, dici bene.

Una giornata stressante quella del 15. Ma mai quanto quella del 16. Il teatro. Solo pochi giorni prima ci è stato comunicato che il D.A.P. aveva dato l’autorizzazione affinché i parenti degli attori che ne avevano fatto richiesta avrebbero potuto assistere allo spettacolo. Ho telefonato a casa: Hanno autorizzato, voglio che Nicholas possa assistere allo spettacolo. Prove e contro prove mi hanno snervato. Lo spettacolo sarebbe dovuto iniziare alle ore 15 in punto. Pochi minuti prima all’inizio, ecco che hanno fatto il loro ingresso alcuni parenti. Ma non i miei, chiesi lumi. Qualcuno disse che la mia famiglia tardava ad arrivare. Ma io sapevo che la mia famiglia era già arrivata.

Uscii dalla sala. La regista con il microfono in mano: Gino Rannesi è pregato di rientrare, lo spettacolo inizia. Gli agenti: Rannesi, la chiamano, senza di lei lo spettacolo non può iniziare…

Se non vedo la mia famiglia in sala col cavolo che parte lo spettacolo. Il più alto in grado in tutta fretta si adoperò del capire del perché i miei familiari non erano ancora entrati. Questo si recò all’esterno ed ecco che pochi minuti dopo in lontananza apparve una Donna che teneva per mano due bambini, Nicholas che finalmente aveva potuto realizzare il suo sogno, ossia, quello di andare oltre a quelle che sono le salette dei colloqui, e Alfio, un mio nipote di 9 anni. Dietro di questi un mio fratello, il papà di Alfio. Gli andai incontro, Nicholas e  Alfio fecero altrettanto, mi inginocchiai ed ecco che i due mi arrivarono addosso, quasi mi travolsero. Li presi in braccio e di corsa mi avviai verso la sala teatro. Feci il mio ingresso con i bambini in braccio, sistemai Nicholas in prima fila, appena dietro gli altri parenti. La regista fece un respiro di sollievo. Si parte, ecco che mi trovai dietro le quinte. Ero distrutto, tutti gli altri attori come da prassi avevano passato gli ultimi dieci minuti rilassandosi e pensando alla propria parte, io invece li avevo passati “litigando” con tutti e tutto. A parte il nervoso per il fatto che per questioni burocratiche i miei cari avevano fatto il loro ingresso con molto ritardo, ero agitato ed emozionato. Nicholas sedeva in prima fila. Sbirciai dalla tenda che chiudeva le quinte e lo vidi, era seduto fermo e immobile. Allora parlai con me stesso: Gino,tira fuori gli attributi e dai il meglio. Ecco, ci siamo. Fui io a bussare ad una porta: Toc,Toc,toc. Il padrone di casa: Ciccio, a porta…La porta si aprì ed ecco che unitamente ad un altro soggetto feci il mio ingresso sul palco. Guardai Nicholas, dopodiché feci la mia prima battuta, quella che aprì lo spettacolo. Ad ogni battuta corrispondeva una risata generale da parte del pubblico, di tanto in tanto fummo interrotti dagli applausi. La scena a cui ho preso parte era composta da cinque persone. A detta della critica è stata la scena più bella. Ed è vero. Finita la mia parte uscii da dietro le quinte e di soppiatto mi avvicinai a Nicholas. Lui stese la sua manina in avanti e disse: Devo farti i miei complimenti. Per un po’ presi posto nella seconda fila, Nicholas seduto sulle mie ginocchia mentre sua madre sedeva accanto…:Caspita, sei stato bravo, sembravi un vero attore. Disse lei…

-Non è ancora finita, fra poco unitamente ad un mio amico napoletano e ad una donna la stessa che fa parte del complesso canterò una canzone: la città di Pollecenella…

Non mi dilungo. Dopo l’iniziale arrabbiatura dovuta al fatto che per motivi burocratici la mia famiglia tardava ad entrare, quello per me è stato uno dei giorni più belli degli ultimi 20 anni.

Finito lo spettacolo, mano nella mano con Nicholas e la sua mamma ho percorso un lungo corridoio. Li accompagnai sin dove mi è stato consentito. Nicholas ha 8 anni: Quando potrò rientrare per rivedere tutti i tuoi amici?… Tutti i presenti della sala hanno avuto tante attenzioni per lui, e non solo per il fatto che questo fosse un parente di Ginu Rannisi. Nicholas, infatti, è conosciutissimo. Nel 2003 e poi ancora nel 2005 i media si sono occupati di lui. (cronaca rosa)

Gino Rannesi. Dicembre 2011.

 

PAMELA-Ciao Pamela!

Non sai quanto altro ancora viene omesso con l’intenzione di farlo.

Capisco. Anche se mi sono definito nessuno, capisco eccome.

Quanto hai scritto il 18 Dicembre mi ha molto colpito. Non ti considero “nessuno”. Piuttosto sono del parere che persone come te, che hanno vissuto il tuo stesso percorso nelle loro singole esperienze, siano qualcosa di molto prezioso per la società cosiddetta “libera”. Non posso che compiacermi per il fatto di avere sempre affermato che le Donne sono migliori degli uomini…

Lo spettacolo è andato bene. C’è stata tanta merda. Ragion per cui la sala era strapiena. Per i motivi che puoi immaginare, subito dopo lo spettacolo sono stato male. Lo stress, la gioia di avere avuto delle persone che amo in sala ad assistere allo spettacolo mi hanno “abbattuto”. Brividi di freddo come la febbre alta mi hanno tenuto a letto per qualche giorno.

Abbiamo molto da imparare da voi, e credimi: non è pura retorica. Ti credo Pamela, ti credo. Ti sento vicina. Parli con il cuore. I tuoi auguri per il mio compleanno sono stati molto graditi. Un affettuosissimo abbraccio. Gino.

 

LUCIANO- Ciao Luciano!

Innanzi a me quanto hai scritto il 19 dicembre.

Caspita! Ti sei sbizzarrito, hai fatto gli auguri un po’ a tutti.

Il fatto che il mio buon umore ti abbia ispirato a farlo non può che farmi piacere. Nell’associarmi non posso fare a meno di fare un augurio particolarmente forte e intenso a quello che un tempo fu anche il mio quartiere.

Luciano, anche questo Natale lo passerò all’interno di una dannata cella, anche il prossimo Capodanno lo  passerò all’interno di questa dannata cella. Tuttavia, ancora una volta qualcuno uscirà dal carcere per qualche giorno grazie alle mie istanze. Stamattina qualcuno a gran voce mi ha chiamato dalla finestra: Gino, scendi al passeggio, devo dirti una cosa importante.

Questo mi abbracciò e disse: Grande, mi hanno comunicato la concessione di un permesso di 13 ore, l’istanza da te redatta è stata accolta. Adesso dimmi, che ti porterò dall’estero?…

Quando feci l’istanza per Bruno, questo mi promise che se sarebbe stata accolta mi avrebbe regalato qualsiasi cosa. Quindi, per me era l’ora di passare alla cassa: Bruno, portami… Una richiesta indecente la mia che nè Bruno nè chicchessia avrebbe potuto esaudire.

Sono state veramente parecchie le istanze da me redatte che sono state accolte. Ma è mai possibile che solo quelle che faccio per me vengono rigettate?… Sta maturando. E quando sarà, a gran voce una sola frase:DAMA!!! Luciano, con uno scritto inviato l’11 dicembre, mi fai gli auguri di buon compleanno. Grazie mille.

Beh, per quanto riguarda gli auguri tra carcerati, specie se ergastolani, si fa molta attenzione per non farsi scappare: auguri di buon compleanno e cento di questi giorni. Ma questa è un’altra storia. Gli auguri dall’estero sono sempre molto graditi. Bene, adesso sono io che auguro a te e  famiglia un felice anno nuovo. Per ogni sogno che vorrete realizzare… Ciao Luciano. Ti voglio bene. Baci. Gino.

 

ALESSANDRA LUCINI- Poco fa ho ricevuto la tua super graditissima letterina azzurra.

Sullo sfondo, dietro uno steccato, circondata dalla campagna una piccola chiesetta. Poi ancora appena fuori di questa persone che tengono per mano dei bambini che si accingono a fare il loro ingresso. Ecco, tra le altre cose, questa è la normalità. Quella normalità che oggi desidero fortemente.

Sempre più avvincente e sempre più appassionante… Certo, sai bene che non dovresti appassionarti a questi avvenimenti. Però???… Certo, ci vuole fegato, per domare la rabbia e l’orgoglio, intendo. Per il resto il coraggio distruttivo unito all’audacia… ma ci vuole fegato anche a seguire le regole. La casta ha già tanta pubblicità… e poi i giornali non possono occuparsi di storie di ordinaria corruzione. Chiuderebbero bottega. Bene, nel salutarti devo tranquillizzarti su un punto. Io, a cena ti ci porto. Lo giuro. Un carissimo abbraccio. Buon anno. Baci. Gino.

 

LA GAZZA LADRA-Ciao mia carissima gazza ladra, dopo una “breve” pausa rieccoci. Sai, a volte può capitare che anche i duri si ammalino. Per quanto mi riguarda negli ultimi 21 anni le volte che sono finito in fondo ad un letto sono state tre. E quando è accaduto è sempre successo subito dopo un evento che mi ha fatto emozionare e gioire. L’ultimo come da introduzione. Morfeo lo conosce eccome. Nella mitologia greca, era il dio dei sogni. Credo d’averne già parlato, sogno tutte le notti. Devo dire che Morfeo nei miei confronti non è stato sempre buono. Innanzi a me quanto hai scritto il 14 e il 17 dicembre. Eh! Sìi proprio avvincente il tuo romanzo… Mi fa piacere che tu lo dica, ma aspettiamo la fine. Comunque devo dire che hai affermato una cosa sacrosanta, ossia: Dimostra un rispetto che rispecchia l’educazione ricevuta in famiglia… Brava, hai colto nel segno…: e la morettina?… Meglio avrebbe fatto se non si fosse perdutamente innamorata di quella cosa fitusa. Le risposte del 15?… Certo, le ho sapute. Ho tolto un altro mattone da quell’infame muro che è l’ostatività… sta maturando. Bene, parliamo di donne. Scrivi: dunque… direi che il lavoro per una donna è il valore aggiunto ai valori innati e bada bene che ho detto valori, è verità assoluta perché sanno fare mille cose e le fanno bene… Pupa, sfondi una porta spalancata. Sottoscrivo parola per parola su quanto hai scritto sulle donne…

Dunque, le molle di coteville altro non sono che dei plantari che danno la spinta. Sei stata esaustiva. Scrivi: Percepisco una nota di tristezza nel tuo scrivere e da buon sagittario quale se io so che non l’ammetterai mai…beh, effettivamente hai colto un momento di difficoltà che mi stava attanagliando… è “passato”. Ho sentito la canzoncina, in sottofondo, ma l’ho sentita.

Aspetto la poesia che hai dedicato alla detenuta del carcere di Lecce… Ogni tanto qualcuna l’ho scritta anch’io. Però nessuno mai ne ha scritto qualcuna per me. Una mia parente romana, che saluto con un grande abbraccio, direbbe: tu sei er più. Ma è mai possibile che debba essere sempre io a sorprendere?… Ogni tanto vorrei essere considerato er meno. Chi ha orecchie per intendere intenda… Gazza ladra, ti saluto con un affezionatissimo abbraccio che va esteso a tutti i tuoi cari.

Baci Gino.

 

PINA- Ciao carissima Pina, scusa il ritardo con cui rispondo. Lo sai, sono un gentiluomo, mai farei un torto ad una Donna. Innanzi a me quello che hai scritto il 14 e il 18 dicembre.

Certo, capisco bene, conosci quello che era il Ramada meglio di me. L’ho conoscevo solo per il fatto che questo era uno degli alberghi più lussuosi di allora…

Certo, l’Alfio del racconto era un vero malandrino, e sappiamo bene come questi siano capaci di risolvere le proprie cose senza chiedere l’aiuto di chicchessia. Le proprie cose certamente, ma questa era una cosa che non riguardava lui, ma il proprio figlio. Ed inoltre la situazione in cui si era ficcato il figlio non poteva essere risolta facilmente… ma come si dice a Catania:virennu facennu.

“Confessi” che da soli tre anni ha imparato a fare i maccheroni, e che hai imparato dalla bisnonna delle tue nipotine australiane. Dunque, quando qualcuno mi diceva che scrivevi dall’Australia, aveva un qualche fondamento?… Perché io ho sempre risposto che ti sbagliano con qualche altra persona: Pina è catanese. Scrivi: Sento che sei stanco. Hai sentito bene, infatti pochi giorni dopo mi sono ammalato. Quando dico che sono stanco non mi riferisco al mio lavoro, quello neanche lo penso. L’altra volta ho scritto di essere stanco, certo l’ho scritto e l’ho anche detto.  Stanco perché stressato, stanco per tutte le cose che vorrei fare e che invece vista la mia condizione non riesco a fare. Per quanto riguarda invece la mia condizione fisica, sono una roccia. Non mi limito sola a lavorare, faccio anche palestra. Va bene, per il momento ti saluto. Ti abbraccio caramente. Gino.

 

CARLA FRANCESCONI- Ciao Carla, ho letto più volte quanto hai scritto il 13 dicembre.

Il racconto è avvincente. Ma in realtà… non è affatto esaltante. I bambini non dovrebbero crescere troppo in fretta… quello che tu scrivi non può essere la normalità. È bello che ne scrivi proprio perché chi legge possa rifletterci su. Bene, le tue riflessione mi sono state di grande aiuto. Non è affatto esaltante, sono d’accordo, ma non sono affatto sicuro che a tratti non risulti  essere proprio esaltante. Ecco, questo è stato uno dei motivi per cui ho temporeggiato sul pubblicarlo. Siamo sicuri che se letto da un ragazzino questo non risulti essere esaltante?

I  bambini non dovrebbero crescere troppo in fretta. Come non potrei essere d’accordo, tuttavia, questo è accaduto e ahimè temo accada ancora. E poi ancora sono d’accordo sul fatto che quello che ho scritto non può essere la normalità, non può e non deve esserlo.  È bello che lo scrivi proprio perché chi legge possa capire. Benissimo, e allora dico a tutti quelli che leggendo capiranno: attivatevi perché i bambini non abbiano a sopportare un carico superiore a quelle che sono le loro possibilità. La testolina di un bambino è simile a un salvadanaio… Ciao Carla, è stato un piacere. Gino.

 

LAURA RUBINI- Ciao carissima Laura, ho letto con piacere quanto hai scritto il 13 dicembre. Anche tu parli bene del protagonista del mio racconto. Scrivi: Ho letto con molto interesse questo capitolo, mi ha colpito più di altri. Parli del 6°: Colpisce per la sua generosità. Immagino avrai lettol’8° e il 9° capitolo. Tra le altre cose scrivi che: Immagino il momento dove il vivace deve salutare i compagni di cella, mi sembra una scena toccante… Beh, posso dirti che, sì, lo è. Una situazione simile l’ho vissuta anch’io. Le persone che più mi erano state vicino hanno pianto, i motivi per cui lo hanno fatto sono molteplici… Scrivi: Una tua affermazione mi ha fatto ridere “I magistrati della sorveglianza di Spoleto e quelli del tribunale di Perugia non ne possono più”. Come sai il 15 dicembre sono stato nuovamente a Perugia, il Pm mi avrebbe picchiato: Il Rannesi chiede un permesso di necessità, e con una sorta di artificio si è inventato dei nuovi motivi… in buona sostanza ha detto che stavo cercando di fare il furbo… :Signor presidente, il procuratore ha ragione, il motivo per cui chiedo un permesso di necessità è sempre lo stesso, quello che a questo Tribunale è ben noto… Il presidente sorridendo disse: Questo si era capito… Un abbraccio. Buon anno. Gino.

 

ANTONIA- Ciao Antonia, grazie per gli auguri.

Nel ritrovarti tra gli scritti che mi vengono inviati ho gioito. Capisco tutto, capisco che se non scrivi è perché ti manca il tempo e non certo per inerzia. Capisco, tuttavia però mi sento sedotto e abbandonato. Ti stimo. Il 9 dicembre ho compiuto gli anni, giuro me ne ero dimenticato. I parenti sanno che non è necessario ricordarmelo, gli amici non lo fanno perché in galera non si usa. Nadia, è stata lei la fonte rivelatrice. L’ha fatto perché mi vuole bene. Spero.  Detto questo i tuoi auguri così come di tutti gli amici del sito mi hanno fatto tanto piacere. Grazie. A presto. Baci Gino.

 

SABINA- Mizzica Sabina!!! Ciao pupetta del mio cuore, stavolta sono io a rispondere con molto ritardo. Davanti a me quanto hai scritto il 12 dicembre e poi ancora l’email del 21. Scrivi: Qualche giorno fa ti ho pensato xchè a Rebibbia c’è stata una partita tra i detenuti e la ss Lazio. Bellissimo, giocherei volentieri contro dei veri calciatori, quelli di Pomigliano erano sì bravi, ma non avevano la cattiveria del vero giocatore. Grazie per l’enorme abbraccio. Veniamo all’mail del 21: uso questo mail x scriverti che ti voglio tanto bene e che ti penso spesso. Ma come spesso, io ti penso sempre e tu invece mi pensi solo spesso?… Va bene va, vulemu fari i spacchi usi, e facemuli. Mi fai sapere che il 25 sarai a Rebibbia per assistere alla messa e che per l’occasione ci penserai in modo speciale.

Ecco perché stamattina mi fischiavano le orecchie. Grazie pupa. Parlando di cose concrete:

salutami Gaetano e digli testuali parole: Gino ti saluta, puoi consegnare direttamente a me i moduli che ti ha spedito, dopodiché invia i bollettini. Naturalmente compilati, in caso contrario, come ti acchiappa ti spacca la faccia… Probabilmente non li ha ancora spediti perché aspettava di parlare con te. Contattalo pure, è amico mio d’infanzia. Buon anno a te e famiglia. Ti abbraccio super fortissimamente forte. A presto. Baci Gino.

 

SPERANZA- Ci siamo persi, vuoi per il fatto che per qualche settimana non ho scritto, vuoi per il fatto che quella cosa fitusa non ti ha ancora sistemato il computer, ci siamo persi di vista.

Bene, nell’attesa di risentirci quanto prima, auguro a te e famiglia un felice anno nuovo. Un fortissimo abbraccio. Gino.

 

SALVATORE- Caspita! Hai ripreso a lavorare da dipendente?

Mi spiace. Ma l’importante è andare avanti. A proposito di cantare, nell’ultimo teatro tra le altre cose, unitamente ad altri due soggetti, ho cantato la città di Pulecenella, penso la conosci. È bellissima. La sto ascoltando mentre scrivo. Ricorderai come da ragazzino canticchiavo qualche canzone, ebbene, non ho perso il vizio di farlo ancora mentre lavoro. La più gettonata è: Reginella, e poi alcune di Carmelo Zappulla, ma anche di Adriano Celentano. Insomma, come si dice, l’uccello in gabbia se non canta per amore canta per la rabbia… Scrivi: Quando uscirai, xchè tu devi uscire, penso che faremo grandi cose. Contaci… così hai commentato il 7°episodio: Minghia! Questo mi viene da dire leggendo questo 7°capitolo. Speravo che questo ragazzino potesse avere un destino migliore. Lo speravo anch’io…(sogna Caterina) pur non sapendo ancora come finirà, l’hai definito un capolavoro unico. Grazie Turi… virennu facennu. Stammi bene fratello. Felice anno nuovo a te e famiglia. Bacioni tuo Gino.

 

CELESTE- I tuoi auguri sono stati super graditi, sono certo che vengono dal cuore. Non sono affatto banali. Certo, in genere agli auguri si aggiunge anche il regalo, ma tu il regalo me lo hai fatto tante volte, ossia, tutte le volte che hai scritto. Celeste ti voglio bene. Non sarai di certo la Celeste che ho conosciuto nei banchi di scuola della 3°media, ma ho il sospetto che tu sia del mio stesso quartiere o giù di lì… ti complimenti per il 6° e 7° capitolo. Grazie. Non è ancora finita, ma siamo molto vicini alla fine… Auguro un felice anno nuovo a te e famiglia. Baci, Gino.

 

NESSUNO-Salve signor nessuno, eccoci giunti ancora una volta al 24 dicembre. Oggi, è la vigilia di Natale. Per l’occasione la chiusura è stata spostata alle ore 21. Dalle ore 19 sino alle 21 unitamente agli altri uomini della sezione mi sono trattenuto nella apposita saletta della socialità. Abbiamo mangiato qualcosa per poi “brindare”. Rientrato in cella con un forte mal di testa, ho preso un antidolorifico. Dopodiché, sdraiato sul mio lettino presi a pensare alle cose che più mi stanno a cuore. Ho voluto aspettare la mezzanotte, così facendo ho ricevuto gli auguri da parte degli altri disgraziati, ma soprattutto ho potuto fare i miei… Bene, la mezza notte e già passata, siamo giunti al 25 dicembre. Un sentito buon natale a te che come me sei nessuno.

Diario di Pasquale De Feo 23 agosto – 21 settembre

Il diario di Pasquale De Feo. Mese di settembre.

Uno degli appuntamenti cardinali del Blog. Ogni mese un piccolo libro quasi carico dei pensieri, degli sfoghi, delle riflessioni, delle ispirazioni, delle emozioni di un detenuto come Pasquale De Feo, che da sempre combatte per i diritti di chi è recluso, e persegue anche una battaglia esistenziale. Riconquistare, il più possibile, la propria umanità. Con una foga di conoscere, una eccitazione del sapere, un inflessibiità nella lettura, una indignazione sempre in moto, un sentirsi parte delle cose e degli eventi. Le storie narrate sono anche la sua storia, di qualcuno che non lascia che ai giorni seguano i giorni, limitandosi a .. “fare il detenuto”.

Lui non si limita a raccontare che il Vaticano, nelle sue gerarchie più elevate, è stato accusato presso il tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità per le sue responsabilità enormi in tema di pedofilia. Lui letteralmente si indigna come se la vicenda lo toccasse direttamente. In ogni cosa è viscerale. In ogni cose vuole essere parte del flusso umano. Da dietro i muri che lo separano dal mondo da più di 27 anni vuole ubriacarsi di mondo, si butta nei libri, nelle riviste, vede trasmissioni culturali, legge di economia e medicine alternative. E in ogni contesto che osserva, non è più un semplice osservatore, ma sente le rabbie e le speranze, i sogni e le delusioni di coloro che adesso sono in gioco.

C’è la storia di Said, donna della cisgiordania bruciata viva da fanatici patriarcali malati di morte. C’è Bill Clinton che scopre la dieta vegana, e apre l’occasione per parlare di vegetarianesimo e dei benefici di una dieta senza carne, per l’uomo, per l’ambiente, e per le dinamiche econimiche-sociali globali. E la lettera di un sopravvisuto al massacro norvegese allo psicopatico massacratore, Brivik, dove il ragazzo che scrive gli dice “non ci fai paura. Noi siamo più forti di te”.  E la bambina prodigio palermitana di nove anni che crea gruppi facebook e diventa un piccol punto di riferimento per il rinnovamento di Palermo. E tanto altro.

Il carcere non scompare mai, ma non ne carcerizza la mente. Si sente però come costante magma generatore di indignazioni.

Il diario va letto tutto, come sempre, essendo una vera occasione. Adesso mi limiterò a citare solo qualche passaggio.

Ci sono stati periodi che, con la complicità del Ministero, veniva a molti di loro applicato il 41bis e poi mandati a Pianosa e a L’Asinara, per farli torturare affinché si pentissero. Un tipico prodotto di questo metodo fu Scarantino, torturato a Pianosa affinché accusasse qualcuno della strage di Borsellino. La famiglia fece circa trenta denunce alla procura di Firenze, ma furono tutte insabbiate. Oggi sappiamo che fu indotto con la tortura a dire quello che volevano uomini delle istituzioni, facendo condannare all’ergastolo decine di innocenti. ” (29 agosto)

Ne abbiamo già parlato. Nell’isola di Pianosa e in quella e L’Asinara si raggiunse il punto più basso della negazione del diritto in questo Paese. Fu ben peggio di Guantanamo. L’umiliazione, l’avvilimento, la tortura fisica e morale divennero sistematiche. Chi sapeva tacque, chi poteva sapere non volle vedere, e altri furono mantenuti nell’ignoranza. Una delle pagine più oscure della nostra storia. Un giorno si avrà la forza di tirarla fuori fino in fondo.

In un altro passaggio, partendo da un servizio del TG4 dove si parlava dei blindati dove il regime di Gheddafi stipava i detenuti, Pasquale scrive..

Qualcuno dovrebbe dirle che in Italia i furgoni  per i trasferimenti dei detenuti non sono diversi, e che spesso i viaggi durano un giornata intesa, con un bottiglia d’acqua e un panino. Le cellette sono piccole, e i detenuti un po’ robusti sono incastrati dentro, non ci sono cinture “obbligatorie in ogni veicolo”, né airbag, né una maniglia per mantenersi durante le fermate; né c’è lo spazio per alzarsi e stare un po’ in piedi dopo ore di viaggio. ” (30 agosto)

Bisognerebbe farsela una “gita” in un blindato del genere, per capire cosa significa.

E poi, una pagina dei Mostri all’italiana..

Il figlio di Muccioli, per lasciare la conduzione della comunità di San Patrignano, vuole tre milioni di buonuscita, due Suv e due citycar, una casa a Rimini, un vitalizio per la madre, un lavoro per la moglie, e altre cose. ” (13 settembre)

Consola sapere che queste persone sono destinate ad essere spazzate via per la loro mediocrità e inutilità.

In un altro momento un passaggio tra i più importanti in assoluto, tra quelli contenuti in questo ultimo diario..

Un grande articolo su un quotidiano sardo, notiziava dei problemi del parco de L’Asinara, principalmente della mancanza d’acqua, essendo che l’isola è sprovvista di acqua potabile. Riportava la notizia del terzo cavallo morto per colpa dell’acqua, essendo che bevendo in un invaso d’acqua piovana, i cavalli si ammalavano di ulcere allo stomaco. Mentre leggevo, il ricordo de L’Asinara si è materializzato. In estate, quando il caldo raggiungeva punte molto elevate, la mancanza d’acqua ci costringeva a bere acqua della fontana, che era quella dell’invaso. Puzzava di marcio, e quando lavavamo la biancheria dovevamo stare attenti perché rimanevano delle macchie e non si toglievano più. Oggi si preoccupano degli animali, ed è anche giusto, ma negli anni 90 nessuno si è preoccupato di noi, esseri umani, anzi, il capo dei giustizialisti dell’epoca, Luciano Violante, dichiarò su La Repubblica che all’Asinara si brindava a champagne. Il suo sodale, compagno di merende, Pino Arlacchi, scrisse nella sua rubrica su Panorama, “macché lager, hanno anche la TV”. Mascalzoni entrambi, perché sapevano bene in che condizioni eravamo e come venivamo trattati. Scrissi a Vittorio Sgarbi, che all’epoca aveva una trasmissione a Canale 5, “Sgarbi quotidiani”, lo informavo che non avevamo acqua potabile, altro che champagne, e che la tv non si mangiava, ed era un lusso riuscire ad avere  un kg di pomodori. Sgarbi menzionò la lettera ed il suo contenuto, d’altronde era uno dei pochi che aveva il coraggio di parlare delle malefatte del circolo giustizialista, di cui Violante era il capo, e Arlacchi l’ideologo. Gli sarò sempre grato e riconoscente per questo episodio. ” (7  settembre)

Quelle persone facevano la sete, erano trattati come cani. Tutti tacevano, come dissi prima. E qui, insieme a Pasquale, mi trovo a spezzare una lancia anche io per Vittorio Sgarbi. Personaggio la cui lista di difetti, opportunismi, follie è sconfinata.. personaggio che per molti aspetti ha fatto parte del peggio del clima televisivo dell’ultimo decennio, ma che fu praticamente l’unico che, nei primi anni 90, ebbe, in un contesto a grade diffusione, il coraggio di denunnciare alcune delle peggiori storture del giustizialismo e delle leggi dell’emergenza; i pentiti strapagati, l’abuso della custodia cautelare, le morti in carcere, i magistrati showmen e le ambiguità sinistre che venivano da luoghi idolatrati come l’isola di Pianosa e dell’Asinara.

E voglio concludere con quei momenti di Visione, che Pasquale non smette mai di regalarci, e che raccontano la storia di un futuro possibile:

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Negli Stati Uniti entro il 2012 nascerà il primo villaggio interamente autosufficiente ed ecologico. Hanno costruito cinquanta macchinari per essere autosufficienti in tutto, e costruirsi tutto ciò che gli serve. Tutto quello che fanno lo mettono su internet, come il software libero, cercando di coinvolgere quante più persone possibili. L’eroe è un ragazzo laureato in fisica di circa 30 anni, si chiama Marcin Jakubowski. La sua filosofia sta prendendo piede, e ciò gli consentirà di cambiare di sana pianta la concezione del mondo reale. ” (11 settembre)

Mentre il nostro attuale mondo sta crollando, pezzo per pezzo, emergono queste scintille di un mondo diverso, che dovrà emergere dalle macerie.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo per il mese di settembre. Prima del diario vero è proprio.. ho premesso tre righe, estratte dall’ultima lettera che mi ha inviato, e che confermano i cambiamenti positivi in corso nel carcere di Catanzaro. E che anzi, vanno intesificandosi.

Buona lettura..

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I cambiamenti ci sono. Ora abbiamo le luci e aria nella sezione. Stanno allungando la lista della spesa. A giorni aggiungeranno molti altri prodotti, stiamo aspettando che ci mettino altri canali per la TV, nel mese prossimo dovremmo avere il computer. Insomma, le cose si stanno muovendo , perchè ci sono tanti piccoli riscontri positivi.

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Ho finito di leggere il libro di poesia di Ciro Campajola. Sono rimasto molto colpito dalla profondità dei temi che ha esposto. Non c’è un solo concetto che non abbia provato sulla propria pelle, pertanto le sue analisi rispecchiano la realtà nel campo della tossicodipendenza. Chi tocca l fondo ha la possibilità di toccare con mano quanto sono crudeli i pregiudizi della gente nei confronti di chi ritengono siano esclusi dalla società. Le poesie dicono le verità che il potere cerca di nascondere. Tempo fa ho letto che i poeti anticipano e indirizzano il futuro culturale dei popoli. Concordo con questa analisi. Dico a Ciro di continuare a scrivere poesie, per continuare a dare il suo contributo contro i pregiudizi, a sollevare il coperchio di fango che circonda gli enti statali proposti alla tossicodipendenza, e aiutare con consigli i ragazzi a stare lontani dalla droga.  –  22/08/2011

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Il cardinale Bagnasco ha tuonato che ci sono troppi evasori fiscali. “Da che pulpito viene la predica”. Qualcuno dovrebbe dirgli che, in quanto ad evasione delle tasse e a privilegi fiscali, la Chiesa è la prima del Paese. Credo che qualcuno del fisco o i contabili del Vaticano gli avranno fatto presente che la lotta al fisco può raddoppiare l’introito dell’ 8 X mille, quando si tratta di rimpinguare  le casse del Vaticano. Il cardinale non è diverso da altri uomini di potere. Parla bene e razzola male. Se vuole agire con onestà deve fare mea culpa, e dire che la Chiesa dovrebbe dare l’esempio, pagando le tasse e rinunciando ai tanti privilegi fiscali, che sono abnormi e arricchiscono le alte gerarchie del Vaticano e tutte le figure lobbistiche che gli girano intorno. La Chiesa che si ritiene la guida morale del Paese, lo dovrebbe essere anche nei fatti, e non comportarsi come i mercanti del tempio.  –  23/08/2011

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Stamane l’agente della moffa (manutenzione del carcere) è venuto per aprire le finestre del corridoio della Sezione e pulirle dalla pittura, ma dopo qualche ora il commissario ha fatto fermare tutto e rimettere ogni cosa come era prima. Hanno ridipinto i vetri e barricato le finestre. Nelle due sezioni al 4° piano –una è A.S.1 dove sono ubicato io, e quella di fronte è A.S.2 dove ci sono detenuti politici- abbiamo tutte le finestre sbarrate e i vetri dipinti, affinché nel corridoio non si possa vedere all’esterno. Quest’ordine cervellotico lo diede il direttore che c’era quattro anni  fa, quando fu aperta la sezione. Non se ne capisce il motivo, perché quello che si vede dalle finestre e dalle vetrate del corridoio della sezione, si vede anche dalle finestre delle nostre celle, pertanto è solo una malvagità fine a se stessa.

I neon del corridoio devono stare accesi diciotto ore al giorno, per non stare al buio, con il caldo, essendo tutto chiuso, la sezione diventa un forno, e c’è uno spreco di energia elettrica sproporzionato, che potrebbe essere evitato. Quando ci ha chiamato la Direttrice, a me, Nellino e Claudio, avendo fatto due reclami in merito, gli ho rammentato di nuovo questo problema. Lei ha risposto ce è un problema da risolvere, perché era provvisorio. La Direttrice è in ferie. L’agente della moffa sapeva che la Direttrice aveva già esternato che il problema andava risolto, è venuto per risolverlo, anche per il caldo africano di questi giorni. Il commissario ha bloccato tutto perché non c’è niente per iscritto. Neanche le finestre ha lasciato aperte. Per poche ore abbiamo avuto un po’ di luce e aria naturale, poi siamo ritornati alla sauna. Il 29 agosto ritorna la Direttrice dalle ferie, e ci auguriamo che finalmente questo problema si risolverà.  –   24/08/2011

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Oggi, nell’ex carcere dell’Asinara –che da un anno è occupato da operai in sciopero, che si sono accampati nella famigerata Sezione Fornelli- il festival “Pensieri e parole”. Questa struttura dalla sua creazione ha prodotto solo dolore e sofferenze. Iniziando dalla prima guerra mondiale dove era una prigione di guerra per i soldati austriaci, e ne morirono migliaia.

Ai giorni nostri, dal 1992 al 1998, è stato usato come luogo di tortura per il regime del 41 bis. Sapere che oggi fino al 28 agosto si terrà un festival, mi riempie il cuore di gioia. I luoghi dannati come questi, dovrebbero essere rasi al suolo, oppure usati per attività che trasmettano civiltà, cultura e gioia, affinché vengano sanati da tutti gli orrori che sono accaduti al loro interno.  –  25/08/2011

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Al largo della Scozia, una piattaforma petrolifera della Shell sta perdendo petrolio da una falla. Fa pensare subito al disastro dell’anno scorso nel Golfo del Messico. Mi è venuto subito in mente che il nostro governo sta dando licenze petrolifere in tutti i  nostri mari a tutte le compagnie petrolifere del mondo. Se succede un disastro, sarà amplificato per cento volte, perché il nostro mare è chiuso e il ricambio dell’acqua è lento, le correnti non sono quelle degli oceani. Lascio immaginare il disastro ambientale che causerebbe se ci fosse una perdita di petrolio. Inoltre queste trivellazioni danneggiano i luoghi di pesca e le bellezze naturali. Per mettere un paletto ai politici furfanti, si dovrebbe fare un referendum che revoca le licenze, come è stato fatto per il nucleare.  –   26/08/2011

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In India c’è un uomo di 73 anni, Anna Hazare, chiamato “il nuovo Gandhi”, è diventato un leader nella lotta alla corruzione. Lui ritiene che la corruzione blocca lo sviluppo e impoverisce ancora di più i poveri. Ha iniziato uno sciopero della fame, e smetterà quando sarà approvata una legge degna di questo nome. Chiede un garante indipendente che vigili e giudichi sulla corruzione. I politici in parlamento, una buona parte dei quali è indagata per corruzione, non hanno nessuna intenzione di approvare una legge contro se stessi. Il movimento che sostiene il nuovo Gandhi è ampio e numeroso, pertanto ne dovranno tenere conto, per di più c’è stato l’invito della Casa Bianca a non soffocare le proteste pacifiche innescate da questo tema. In Italia è talmente radicato questo costume, che addirittura abbiamo un governo che la garantisce e la legittima. In India c’è estrema povertà, pertanto è anche comprensibile, in Italia no, perciò è solo per lucrare e per potere.  –   27/08/2011

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Nel carcere di Nuoro, da circa un anno, in totale isolamento, in una sezione, c’è un solo detenuto in regime di tortura del 41 bis. Si chiama Antonio Iovine di Casal di Principe. Fu arrestato l’anno scorso e posto subito in totale isolamento. Sono andati a fargli visita dei parlamentari. Hanno dichiarato che è sottoposto a un trattamento davvero disumano. Ha un bagno alla turca a vista, senza uno straccio di tenda, con due telecamere accese 24 ore al giorno nella cella. La dignità non è di questo Stato, che ha istituzionalizzato la tortura nell’esecuzione della pena. Il 41 bis è già un regime di tortura, comprimere ancora di più, con l’isolamento totale e la limitazione di quel poco di vivibilità che rimane, è paragonabile a Stati di polizia, del tipo dell’ex Germania dell’Est. La nostra democrazia somiglia  a una coperta che copre le peggiori nefandezze che succedono nelle carceri, nelle caserme e negli O.P.G.  –   28/08/2011

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Il deputato del PDL Alfonso Papa -magistrato prima di entrare in politica, attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale, dopo che la Camera ha votato la richiesta d’arresto- ha dichiarato che la custodia cautelare è un’ingiustizia e una tortura. Concordo con lui, perché è stata sempre usata per estorcere confessioni, e quando non bastava, con la complicità della polizia penitenziaria, cercavano di ammorbidire gli imputati, anche con la repressione fisica. Ci sono stati periodi che, con la complicità del Ministero, veniva a molti di loro applicato il 41bis e poi mandati a Pianosa e a L’Asinara, per farli torturare affinché si pentissero. Un tipico prodotto di questo metodo fu Scarantino, torturato a Pianosa affinché accusasse qualcuno della strage di Borsellino. La famiglia fece circa trenta denunce alla procura di Firenze, ma furono tutte insabbiate. Oggi sappiamo che fu indotto con la tortura a dire quello che volevano uomini delle istituzioni, facendo condannare all’ergastolo decine di innocenti. Credo che Papa non si sia mai posto questo pensiero quando faceva il magistrato; solo oggi lo capisce perché lo sta provando sulla propria pelle. Sarebbe salutare che tutti i magistrati, prima di prendere servizio, passassero un mese in carcere, per provarlo, in modo che riflettano ogni volta che firmano un arresto. Anche il Commissario Europeo per i diritti umani, Thomas Hammarbeger, ha dichiarato che, in confronto all’Europa, la custodia cautelare è elevatissima, e che deve esserne ridotta la sua applicazione. Comunque, sono sempre del parere che la custodia cautelare vada abolita, perché si è colpevoli quando la pena è definitiva, lo stabilisce la Costituzione.  –   29/08/2011

Nel TG di Retequattro, in collegamento da Tripoli, la giornalista Gabriella Simoni a mostrato un furgone con le cellette per i detenuti. Entrando dentro una celletta e chiudendo la porta, per fare vedere come era piccola, e che i libici gli avevano detto spesso che i prigionieri ci rimanevano per alcune ore. La giornalista ha confezionato il servizio per trasmettere  che il furgone con le sue cellette era uno strumento di tortura. Qualcuno dovrebbe dirle che in Italia i furgoni  per i trasferimenti dei detenuti non sono diversi, e che spesso i viaggi durano un giornata intesa, con un bottiglia d’acqua e un panino. Le cellette sono piccole, e i detenuti un po’ robusti sono incastrati dentro, non ci sono cinture “obbligatorie in ogni veicolo”, né airbag, né una maniglia per mantenersi durante le fermate; né c’è lo spazio per alzarsi e stare un po’ in piedi dopo ore di viaggio. Queste sono torture, come lo sono in Libia. Non possono essere valutate diversamente perché in Italia c’è la democrazia. Rimangono sempre torture, a qualunque latitudine vengano commesse. I giornalisti italiani sindacano, con giudizi morali di condanna, su altri paesi, e censurano, con omertà criminogena, le stesse cose che succedono anche in Italia.  Mi farebbe piacere se ci fosse qualche persona di buona volontà che facesse pervenire al sito della giornalista Gabriella Simoni questo piccolo scritto sul suo servizio.  –   30/08/2011

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Ho finito di leggere il libro “Suad – bruciata viva – vittima della legge degli uomini”. Alla fine mi sono commosso. Dopo tanto male, il destino ha voluto sprigionare tutto il bene possibile. Una donna racconta la sua vita. Nata in un piccolo villaggio della Cisgiordania, il padre sin da piccola le ha inculcato in testa che le donne valgono meno di una pecora, e sono una disgrazie. Come tutte le donne in famiglia, anche lei prendeva botte e umiliazioni tutti i giorni. Doveva lavorare dalla mattina alla sera, niente scuola e tutto ciò che una normale ragazza potrebbe fare. L’unica educazione era quella del padre, sottomissione e schiavitù. La madre, vittima e carnefice allo stesso tempo, aveva soffocato, uccidendole, sette figlie alla nascita, dopo averle partorite, solo perché erano femmine, e il marito voleva un maschio. Aveva visto il fratello uccidere la sorella, con il  benestare dei genitori. Si innamora di un ragazzo che abitava di fronte alla sua casa. Questo disgraziato la mette incinta con la promessa di sposarla, e poi vigliaccamente non lo fa, sapendo di condannarla a morte, insieme al figlio che porta in grembo. In quei luoghi l’onore viene prima di tutto, e chi viene accusato di avere macchiato l’onore della famiglia, viene ucciso dai suoi stessi familiari. A cinque mesi la pancia fu evidente. I familiari fanno una riunione e la condannato a morte. Dell’esecuzione viene incaricato il cognato. Gli versa addosso del liquido e gli dà fuoco. Diventa una torcia umana e scappa. Alcune donne la salvano e la portano in ospedale, dove partorisce mentre è semicosciente. Una donna che fa parte dell’associazione Terre des Hommes la salva, portandola in Svizzera. Dopo svariate operazioni sta meglio. La inseriscono in una famiglia che accoglieva bambini e donne in difficoltà. Dopo alcuni anni  lascia in affidamento il figlio in questa famiglia e cerca di inserirsi in Europa, per rifarsi una vita. Conosce un uomo, lo sposa, e nascono due bambine. E’ felice, ma nel suo cuore pensa sempre al primo figlio. Dopo quindici anni riesce a riunire i suoi figli e gli racconta la sua storia, perché ha ustioni in tutto il corpo, chi gliela ha procurate e per quale motivo. I figli più grandi parlano di vendetta, ma la madre li convince al perdono. Non vuole che vivano con la vendetta nel cuore. Questo è ammirevole, avendo lei subito le peggiori nefandezze. Ha scritto il libro per testimoniare contro i delitti dell’onore, e partecipa a conferenze e dibattiti. In Italia è intervenuta nella trasmissione di Rai Tre, “Il Kilimangiaro”, condotta da Licia Colò. Oggi è attivista di una fondazione che si occupa di donne e bambini, vittime di tradizioni barbare. Si chiama SURGIR. Questo è l’indirizzo: Banque Cantonale Vaudoise 1001 Losanna. Indirizzo Web: www.surgir.ch. CONTACT: office@surgir.ch.

Tutti se vogliono possono dare il loro aiuto.

Ha lanciato un bellissimo messaggio, che io ho recepito: l’odio è il peggior nemico di noi stessi, solo il perdono sconfigge tutti i mali.  –   31/08/2011

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Oggi nei TG il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto di nuovo sul caso Battisti. Ha dichiarato che il Brasile non ha rispettato i patti internazionali e quelli bilaterali tra i due  Paesi, essendo che è un terrorista assassino e via dicendo. Che disinformino gli altri politici è anche normale, essendo che ormai non hanno più né etica né morale, ma che lo faccia il Presidente Napolitano è inaccettabile, perché la sua età e il suo ruolo dovrebbero imporgli moderazione. Negli anni settanta, tantissimi giovani si sono rovinati la vita, perché la generazione del Presidente Napolitano li h fomentati a ribellarsi, e poi abbandonati. La sua parte politica, dopo averli abbandonati, si alleata con la maggioranza politica che governava il Paese, e con i giudici di sinistra li hanno combattuti ed eliminati. Sono passati trent’anni, sarebbe anche ora di riconciliarci con il nostro passato. Dopo la guerra lo fecero in due anni, perché ora non è possibile? Il presidente mente omettendo uno dei motivi cardine della mancata estradizione. In Italia c’è l’ergastolo, in Brasile è stato abolito, essendo un Paese più civile del nostro. I reati sono politici e non comuni, questo è il secondo motivo della mancata estradizione. L’Italia non ha mai concesso una estradizione quando nel Paese richiedente c’era la pena di morte. Tutti gli italiani ne sono stati orgogliosi. Ora che lo fa il Brasile con l’ergastolo, denigrano questo grande Paese. E’ vergognoso. Forza Brasile e forza Lula.  –   1/09/2011

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Hanno prolungato di quattro settimane l’isolamento a Brivik, quello che ha fatto gli attentati in Norvegia. In TV hanno ironizzato, sia sull’isolamento e sia sul carcere dove deve scontare la pena, che sarebbe un albergo a cinque stelle. Anche i giornalisti ormai si sono assuefatti, sia alle torture nelle carceri, sia a decenni di isolamento, e sia alle nostre carceri che sono una vergogna per l’Europa. Avendo constatato che la civiltà della Norvegia ci supera come il giorno e la notte, questi piccoli scribacchini, servi del potere, con sarcasmo, cercano di ridicolizzare, una civiltà che dovremmo imitare, se vogliamo ritenerci la culla del diritto, come crediamo di essere. La risposta data dal popolo norvegese noi ce la possiamo solo sognare. Un ragazzo sopravvissuto alla strage, ha scritto una lettera a Breivik tramite face book “noi non risponderemo al male col male come vorresti tu. Noi combattiamo il male con il bene, e noi vinceremo. Devi sapere che hai fallito. Non sono arrabbiato. Non ho paura di te. Noi siamo più grandi di te”. Solo una grande civiltà può produrre ragazzi simili. Questa tragedia non è successa in Italia, eppure hanno fatto a gara per consigliare come prolungare la pena a 30 anni; ironizzare sulle carceri che sono a cinque stelle, e sulle risposte dei politici, dei ragazzi e della gente. Lascio immaginare se fosse successo in Italia. Il furore giustizialista avrebbe prevalso su tutto.  –   2/09/2011

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Il capo dell’Eni, Paolo Scoroni, ha denunciato il comune di Cesena, per opporsi all’apertura di un pompa di benzina della CONAD. Paolo Scaroni ritiene Conad colpevole di avere ribassato di otto centesimi di euro a litro il prezzo del carburante. Il paragone di Davide contro Golia non i mproprio perché l’Eni ha 4552 pompe di benzina, mentre Conad ne ha solo undici nei suoi supermercati. L’Eni ha il monopolio e non vuole che ci possa essere qualcuno che la possa mettere in un mercato di sana competizione, che porterebbe all’abbassamento del prezzo. Siccome l’Eni “foraggia tutti” con la sua potenza economica, che le deriva dal monopolio di tutto ciò che produce energie, pertanto può fare il bello e il cattivo tempo. Nessuno alza la voce contro questa specie di dittatura. Non solo la politica, ma neanche la Chiesa e tutte le associazioni a tutela dei cittadini. Questo dimostra che incute molta paura questo mostro a sei zampe. Tutto questo fa riflettere sul perché non c’è lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia.  –   3/09/2011

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Bill Clinton, dopo vari bypass e due stent, ha deciso di diventare vegano. Mangia solo frutta, verdura, e legumi. Ha dichiarato di avere perso nove chili e che i valori del sangue sono rientrati nella norma. Alcuni mesi fa sono diventato quasi vegetariano. Nel senso che ho eliminato tutti i grassi animali, e un paio di volte al mese mangio un po’ di pesce. Nel giro di tre mesi le analisi del sangue erano tutte nella norma. Da anni non le avevo così. La dieta vegetariana funziona. Non solo fa bene, ma aiuta anche l’ambiente, perché gli allevamenti sono tra i primi posti per l’inquinamento, per il metano che gli animali producono durante la digestione. Si eviterebbero le deforestazioni selvagge per fare posto ai pascoli. Si eviterebbero tante malattie cardiovascolari, che alimentano una spesa sanitaria elevata per l’uso eccessivo di carne nella dieta. Si eviterebbe di fare morire milioni di persone di fame, perché il 60% dei cereali viene usato per l’alimentazione degli animali da allevamento. Più salute, meno morti per fame, meno inquinamento, meno spesa sanitaria. Tutti gli Stati dovrebbero prendere in considerazione di consigliare questa dieta, ma come al solito prevalgono sempre gli interessi delle multinazionali del settore. Prima si prende coscienza che ognuno di noi  può contribuire a cambiare le cose, e più presto avremo dei risultati.  –   4/09/2011

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Tutti i giorni ascolto i notiziari sulla rivolta in Libia. Vedo troppe barbe tra i rivoltosi. Sarebbe paradossale che, dopo 42 anni di spietata dittatura di Gheddafi, subissero una nuova schiavitù, quella religiosa simile ai talebani. Siccome ai governi occidentali interessa solo il petrolio, per loro è importante solo la stabilità del Paese, come ciò avvenga ha poca importanza. Da questa visione mercantile degli altri paese sono venuti tutti gli orrori del passato. Mentre scrivevo, mi è venuto in mente uno scritto di un intellettuale rumeno, Nicolae Iorga… “quando un popolo si libera da solo, rimane libero. Ma quando un popolo è liberato da altri, cade da una schiavitù visibile in una schiavitù invisibile, da una schiavitù passeggera in una schiavitù che non passerà mai. Mi auguro che il popolo libico non faccia la fine della Polonia, che dopo avere subito le peggiori nefandezze dell’occupazione nazista, fu “venduta” dagli americani e dagli inglesi a uno dei più barbari dittatori della storia, Stalin, subendo 44 anni di schiavitù sovietica.  –   5/09/2011

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L’inizio della guerra fredda fu coniato con la frase “cortina di ferro”, e si arrivò al muro di Berlino. Il confronto Est-Ovest era sempre indicato con il muro di Berlino. Anche la caduta del comunismo è storicamente riconosciuta connessa alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Anche la separazione delle due Corre sul 38° parallelo, si menziona con una cortina, una specie di muro nell’immaginario internazionale. Il muro di Belfast tra cattolici e protestanti. I tanti muri mentali creati con leggi e pregiudizi razziali e religiosi, come l’apartheid in Sudafrica, e i ghetti ebraici e tanti altri muri che la storia ci ricorda, grandi e piccoli. Ho sempre pensato agli Stati Uniti come la nazione della libertà, dei diritti e della democrazia. Addirittura nella loro Costituzione c’è il diritto alla felicità, ma principalmente il paese dove i sogni si avverano. Leggo su un quotidiano –con una grande foto- del muro che stanno costruendo gli americani sul confine con il Messico. Per adesso sono un migliaio di km, ma copriranno tutti i tremila chilometri del confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Lo fanno perché vogliono bloccare gli emigranti del Messico e del tutto Sudamerica. Sono rimasto deluso, perché ritenevo gli americani il popolo che lottava per abbattere i muri. Oggi anche loro li costruiscono, limitando la loro libertà e quella degli altri popoli. I muri non hanno mai bloccato le immigrazioni, al massimo le hanno contenute, perché i sogni e il desiderio di una vita dignitosa hanno la forza di fare superare qualsiasi ostacolo.  –  6/09/2011

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Un grande articolo su un quotidiano sardo, notiziava dei problemi del parco de L’Asinara, principalmente della mancanza d’acqua, essendo che l’isola è sprovvista di acqua potabile. Riportava la notizia del terzo cavallo morto per colpa dell’acqua, essendo che bevendo in un invaso d’acqua piovana, i cavalli si ammalavano di ulcere allo stomaco. Mentre leggevo, il ricordo de L’Asinara si è materializzato. In estate, quando il caldo raggiungeva punte molto elevate, la mancanza d’acqua ci costringeva a bere acqua della fontana, che era quella dell’invaso. Puzzava di marcio, e quando lavavamo la biancheria dovevamo stare attenti perché rimanevano delle macchie e non si toglievano più. Oggi si preoccupano degli animali, ed è anche giusto, ma negli anni 90 nessuno si è preoccupato di noi, esseri umani, anzi, il capo dei giustizialisti dell’epoca, Luciano Violante, dichiarò su La Repubblica che all’Asinara si brindava a champagne. Il suo sodale, compagno di merende, Pino Arlacchi, scrisse nella sua rubrica su Panorama, “macché lager, hanno anche la TV”. Mascalzoni entrambi, perché sapevano bene in che condizioni eravamo e come venivamo trattati. Scrissi a Vittorio Sgarbi, che all’epoca aveva una trasmissione a Canale 5, “Sgarbi quotidiani”, lo informavo che non avevamo acqua potabile, altro che champagne, e che la tv non si mangiava, ed era un lusso riuscire ad avere  un kg di pomodori. Sgarbi menzionò la lettera ed il suo contenuto, d’altronde era uno dei pochi che aveva il coraggio di parlare delle malefatte del circolo giustizialista, di cui Violante era il capo, e Arlacchi l’ideologo. Gli sarò sempre grato e riconoscente per questo episodio. –   7/09/2011

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Tempo fa il Presidente Obama dichiarò che la camorra era un pericolo per la democrazia americana. Queste dichiarazioni di condanna da parte dei presidenti americani sono state fatte in passato anche per la Mafia siciliana, quella calabrese, per non parlare di quella cinese, colombiana, russa, messicana, ecc. Sono affermazioni politiche che lasciano il tempo che trovano. Lo sciacallo Roberto Saviano, come al solito, non si lascia sfuggire una occasione per scrivere articoli che non hanno un filo logico. Condisce tutto in minestroni dove ci inserisce tutto ciò che riesce  a metterci dentro. Addirittura in questo articolo ha scritto che i Casalesi vanno alla conquista dell’America. Secondo me in America neanche sanno che esistono. Le stupidaggini che mette insieme, saltano agli occhi di una persona che abbia un po’ di conoscenza della materia che scrive questo signore. Purtroppo la maggioranza non conosce queste tematiche, a parte le letture di scribacchini alla Saviano. Il circolo dei predicatori di odio, di cui fa parte, ne ha fatto un’icona, per continuare ad associare unicamente il Meridione al malaffare. Ogni epoca ha i suoi Saviano. Nel primo cinquantennio dell’unità d’Italia, il Meridione era un covo di briganti, e ciò legittimò a depredare  e distruggere tutto il sistema economico. Per un ventennio ci fu la dittatura di Mussolini che sistemava ogni cosa con il Manganello. Nel dopo guerra c’era il banditismo che fu usato in tutte le salse per reprimere anche le rivolte di contadini. Negli ultimi quarant’anni il Meridione è diventato un covo di mafiosi. In ogni epoca si sono inventati qualcosa per innescare la repressione, usata per alzare una cortina fumogena per coprire i veri problemi  e non risolverli, usando il Meridione come mercato per i prodotti delle industri del Nord, e per i voti della politica. Ciò l’ha fatto rimanere indietro in tutta Italia, e nel resto d’Europa. Ogni volta ci sono sempre stati scribacchini salariati per dare la legittimità legale alle peggiori  nefandezze, mostrificando agli occhi della popolazione chi le subisce.  –   8/09/2011

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Sono rimasto meravigliato nel leggere che nel mondo ci sono ancora otto specie su dieci ancora da scoprire. L’86% di piante e insetti e il 91% di alghe e pesci sono ancora da catalogare. Avevo sempre pensato che, solo nel mare, c’erano da scoprire ancora tantissime specie di pesci, perché le tecnologie non consentivano di esplorare con efficienza le profondità marine, ma ormai siamo a buon punto. Credo che nei prossimi venti anni si conosceranno tante cose, nel mare, che oggi ignoriamo. Su  circa un milione di insetti e mammiferi, ne mancano all’appello quasi otto milioni. Un’enormità di specie che non conosciamo. Tempo fa ho visto un documentario sulla Guinea in Asia, e citava di animali che gli indigeni conoscevano, ma non c’erano foto. Ricordo ce in una macchina fotografica messa nella foresta per le tigri. Fu fotografata un’antilope sconosciuta. Ci vorrebbe più impegno da parte dei governi per catalogare tutte le specie sul loro territorio. Così non ci saranno estinzioni di specie, prima ancora di conoscerle. Immagino che in Guinea, in Amazzonia, e nella foresta del Congo, ci saranno tante specie ancora sconosciute.  –   9/09/2011

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Uno storico ha trovato dei documenti nell’archivio dello Stato Maggiore italiano, facendo una scoperta inedita. Ci hanno insegnato a scuola la tiritera degli sbarchi americani come un evento di cavalleria, classificando loro buoni e valorosi, i tedeschi cattivi, e gli italiani vigliacchi. Invece la cosa è ben diversa. Gli americani in Sicilia avanzavano facendosi scudo dei soldati italiani fatti prigionieri, costringendo  i contingenti italiani ad arrendersi per non colpire i propri commilitoni.  Per non parlare delle stragi che commisero. Anche se obbedirono agli ordini del generale Patton, sempre stragi furono. Anche se nei libri di storia sono valutate in modo diverso dagli sconfitti. Il glorioso e famoso generale Patton, che ce lo hanno inculcato in tutte le salse come un grande eroe, ne con libri e film, era in realtà un fanatico criminale. I suoi ordini erano orribili, “non fate prigionieri e ammazzate subito i soldati nemici, fossero pure a mani alzate”. Predicava ai suoi uomini “quando incontreremo il nemico noi lo uccideremo. Noi non dovremo avere nessuna pietà di lui. Dovete avere l’istinto dell’assassino. Avremo la nomea di assassini,  gli assassini sono immortali. Noi dobbiamo crearci la fama di assassini”.

Anche durante lo sbarco in Normandia, usarono i prigionieri tedeschi per farsi scudo. Anche gli inglesi in Africa usarono i  prigionieri italiani, a difesa delle strutture portuali presso Suez. L’ha raccontato di recente un artigliere di Salerno, Andrea Liguori. In guerra sono tutti uguali. Chi vince se la dipinge come vuole, coprendo le sue barbarie ed esaltando quelle dello sconfitto.  –   10/09/2011

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Negli Stati Uniti entro il 2012 nascerà il primo villaggio interamente autosufficiente ed ecologico. Hanno costruito cinquanta macchinari per essere autosufficienti in tutto, e costruirsi tutto ciò che gli serve. Tutto quello che fanno lo mettono su internet, come il software libero, cercando di coinvolgere quante più persone possibili. L’eroe è un ragazzo laureato in fisica di circa 30 anni, si chiama Marcin Jakubowski. La sua filosofia sta prendendo piede, e ciò gli consentirà di cambiare di sana pianta la concezione del mondo reale. Oggi è possibile fare questo cambiamento, perché ci sono i cervelli e la tecnologia, ma purtroppo i poteri economici delle multinazionali, principalmente quelle petrolifere, bloccano il cambiamento, ma la colpa maggiore è degli Stati che si assoggettano a questi furbetti, invece di agire per il benessere dei cittadini e del mondo intero.  –   11/09/2011

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In Austria e Germania è in atto una rivolta dei religiosi contro il Papa Ratzinger, e stanno preparando manifestazioni per la sua visita che si terrà dal 22 al 25 settembre. Chiedono donne sacerdoti, preti gay, religiosi sposati, il ritorno dei preti cacciati perché avevano moglie e figli, la riammissione all’eucarestia dei divorziati, e che anche i credenti laici predichino e dicano messa. A mio parere sono tutte richieste sacrosante, perché siamo nel terzo millennio e la chiesa non può rimanere ancorata al Medioevo. Aggiungerei che la Chiesa diventi democratica, essendo una monarchia assoluta, e abolisca il cardinalizio, non essendo altro che una sorta di principi del re papa. Oggi ci sono le tecnologie per fare votare tutti i vescovi  per l’elezione del Papa, come anche le distanze non sono più un problema.

Anche il vescovo deve essere eletto nella sua diocesi, altrettanto i preti nella Chiesa dove dicono messa. La Chiesa è ancora chiusa a riccio, arroccata sul proprio potere. Se non si apre al mondo perderà milioni di fedeli, perché le popolazioni non sono gi ignoranti dei secoli scorsi che venivano manipolati come bambini. Temo che questi parrucconi che governano la Chiesa non faranno nessuna apertura, se non ci sarà una rivoluzione che mette in discussione il loro potere.  –   12/09/2011

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Il figlio di Muccioli, per lasciare la conduzione della comunità di San Patrignano, vuole tre milioni di buonuscita, due Suv e due citycar, una casa a Rimini, un vitalizio per la madre, un lavoro per la moglie, e altre cose. Non si smentisce. E’ proprio degno figlio del padre. Un uomo che, anche se commissionò un omicidio (c’è la registrazione) fu esaltato da vivo e glorificato da morto. Intelligente e furbo, capì in anticipo che le comunità per i tossicodipendenti sarebbero state un grosso business per il futuro. Oggi queste comunità, come quella di San Patrignano, muovono grossi interessi, e tutti ci vogliono mettere le mani, dai politici, religiosi, e poteri economici. Nel caso specifico è la famiglia Moratti ad esserne lo sponsor. Siccome Andrea Muccioli ha esagerato in tutto, e crede anche che le sue malefatte non usciranno fuori dalla comunità, per il buon nome di San Patrignano. Ma i Moratti esigono che se ne vada, in caso contrario non daranno più soldi alla comunità. Ricordo Andrea Muccioli in TV, intransigente come un fanatico sulla liberalizzazione delle droghe leggere, “aveva paura di perdere il pane”. Ho fato caso che, in qualunque campo, tutte le persone intransigenti, hanno interessi da difendere e spesso da nascondere.  –   13/0972011

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Oggi la Direttrice ha risposto positivamente alla nostra istanza sull’apertura delle finestre e la pulitura dei vetri dalla vernice. Ne ho parlato il 24 agosto, dove spiegavo che l’agente della moffa aveva iniziato, ma il commissario aveva bloccato tutto. E’ stata una giornata faticosa, perché per liberare tutti i vetri dalla vernice, c’è voluto molto olio di gomito, ma, ad essere sincere, anche se stanchissimo, ero felice. Avere la luce naturale è una sensazione molto bella. Ora c’è luce e aria naturali, e ciò fa stare  bene tutti in sezione. Abbiamo ringraziato tutti la Direttrice con uno scritto. Dovrebbero per legge proibire che i funzionari possano imporre simili bestialità, che non hanno nessuna utilità, essendo esclusivamente cattiverie gratuite a sfondo cieco.  –   14/09/2011

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Una bambina di nove anni, Claudia Cusimano di Palermo, si è inserita nel gruppo Facebook “L’Italia sta cambiando, cambiamo anche Palermo?”. Ha interloquito con la società palermitana, intellettuali, militanti, politici, osservatori, ecc.; senza che nessuno si accorgesse della sua età, perché le sue domande e risposte non erano quelle di una bambina. “Palermo non è una città brutta, siamo noi a dovere fare la differenza! Siamo noi nati qui che dobbiamo prendercene cura, e allora facciamolo!”. Un utente le ha dato ragione, ma dando la responsabilità agli amministratori. Lei ha ribattuto “non è colpa del nostro sindaco se buttiamo un pezzo di carta nel nostro ambiente. E’ colpa nostra! Certo, spero anche però che il prossimo sindaco sia uno che si occupi davvero della propria città”. Dopo parecchie settimane, l’amministratore del gruppo, l’editore Ottavio Novarra, ha scoperto l’età di Claudia, e ha dovuto invitare la bambina, essendo minorenne, a lasciare il gruppo.

La bambina ha subito aperto un proprio gruppo intitolato “Natura, rispettiamola”, e ha aperto anche un suo Blog, attraverso il quale continua a dire ciò che pensa. I suoi genitori e la sorella studentessa universitaria dicono che  è autodidatta, e rimangono stupiti dalla sua  bravura. Sogna un mondo senza  petrolio, e questo me la rende molto  simpatica; un mondo dove tutti si spostano in bici e menziona che in Germania stanno facendo una autostrada di sole biciclette. Questi bambini cambieranno il mondo, perché sono più informati, sensibili e istruiti di noi.  –   15/09/2011

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Leggevo un articolo sul pane in Sardegna, e pensavo al pane che ci portavano la mattina. Dopo qualche giorno diventa duro come la pietra. Ora capisco il perché. I panificatori sardi protestano per l’invasione di pane surgelato dall’Est europeo, e da Francia, Spagna e Germania – circa 200 quintali al giorno – che ha ridotto il mercato, e hanno dovuto licenziare gli operai nei forni. All’inizio  dell’invasione erano 500 quintali  al giorno, poi la gente ha iniziato ad abbandonarlo  perché diventa subito duro, perché non è fatto con lievito madre ed è pieno di conservanti. Giustamente protestano, perché ci sono tante leggi per salvaguardare la genuinità del pane, ma nessuno controlla che vengano rispettate, e i commercianti che distribuiscono il pane congelato ne approfittano , truffando e contribuendo a mandare l’economia  locale del settore in malora. In Italia non c’è comune che non abbia un suo pane particolare. Perdere queste tradizioni di secoli, con i loro sapori e storia, è un danno non solo all’economia, ma anche alla storia culturale e gastronomica del nostro Paese. Lo Stato dovrebbe intervenire come fece con l cioccolata, difendere le nostre tradizioni sui prodotti, anche perché il made in Italy va forte nel mondo, per la qualità dei nostri prodotti.  –   16/09/2011

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Due associazioni con base negli Stati Uniti, SNAP (Survivor network of those abused by priest) e Center for costitutional rights, con i loro avocati, hanno presentato denuncia all’Aja, alla Corte Penale Internazionale, per crimini contro l’umanità, nei confronti del Papa e dei tre cardinali  più alti in grado della Chiesa: Tarciso Bertone, Angelo Sodano e William Levoda,, accusandoli di avere coperto e protetto i preti pedofili.  I religiosi venivano trasferiti in altre sedi, dove ricominciavano ad abusare di altri bambini. Il Vaticano li proteggeva per non essere soggetto alle autorità governative locali. Credo che, se all’Aja verrà celebrato un processo per crimini contro l’umanità, questi abusi lo siano e sarà la volta buona che finalmente il Vaticano scenderà dal piedistallo e sanerà questo abominio che alimenta con le sue istituzioni. Come al solito, c’è sempre lo stupido che emerge distinguersi; il cardinale Sepe ha dichiarato.. “il solito tentativo anti-cattolico”. Ogni commento è superfluo.  –   17/09/2011

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Oggi su Rai Tre, alle ore 12, hanno trasmesso un servizio giornalistico sull’intervista rilasciata da Carmelo Musumeci, quando è uscito in permesso per la tesi di laurea. E’ stata un’ottima intervista. Ha spiegato bene l’ergastolo normale e quello ostativo. Chi seguiva la trasmissione ha capito che il sistema non vuole dare la possibilità ai detenuti, anche dopo 20-30 anni di carcere, di uscire.  La politica è interessata a tenere alta la tensione sulla sicurezza e aumentare le mandate delle celle, per usare queste problematiche come cortina fumogena per nascondere i veri problemi del Paese. Il 10 ottobre c’è un convegno a Roma sulla legge Gozzini. Si terrà al Museo Criminologico di Roma, in Via del Gonfalone n. 29. Il titolo del convegno è “Pena certa uguale pena flessibile”. Vogliono analizzare i 25 della legge Gozzini. L’ha organizzato Antigone, e l’introduzione la farà il suo presidente Patrizio Sigonella. Intervengono nel convegno, Alessandro Morgara, Ersilia Salvato; doveva esserci Mino Martinazzoli deceduto in questi giorni; Luigi Manconi, Gaetano Pecorella, Stafano Anastasia, Emilio Di Somma (vice capo del D.A.P.), Vincenzo Eustachio Petralla e Luigia La Culla (dovrebbero essere funzionari del Ministero) e avevano invitato Carmelo Musumeci. Doveva parlare della legge Gozzini, vista dall’interno. Il Magistrato di Sorveglianza gli ha rigettato il permesso. Ora ha fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza. Speriamo che succeda come con la tesi di laurea. Il magistrato rigettò, e il Tribunale gliela concesse. Mi auguro che lo facciano andare, perché lui sarà la nostra voce e potrà fare comprendere la nostra realtà.  –   18/09/2011

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Ieri sera sento la banda musicale, mi affaccio alla finestra e vedo la processione. L’avevo già vista l’anno scorso, e mi avevano già detto in sezione che doveva passare. Quello che non sapevo è che la processione arrivava sotto le nostre finestre per noi detenuti. Mentre guardavo la processione ferma sotto le nostre finestre, sento “diciamo un Padre nostro per i nostri fratelli reclusi”. Dopo hanno recitato un Ave Maria e infine un Gloria al Padre. Tutti avevano una torcia, e alcuni di noi detenuti abbiamo acceso l’accendino per farci vedere. Mentre noi agitavamo l’accendino, loro facevano altrettanto con la torcia. Alla fine c’è stata la ciliegina sulla torta. Una bambina ha iniziato a strillare salutandoci. E’ stato molto bello. Anche perché sapere che tutta quella gente è venuta per noi, ha suscitato in me una piacevole emozione.  –   19/09/2011

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Mi ha chiamato l’educatrice Mazza per conto della Direttrice per informarmi che avevano chiesto al Ministero l’autorizzazione per farmi andare a ritirare  il premio letterario che ho vinto, ma il Ministero ha detto di no, senza dare nessuna spiegazione. Mi ha chiesto copia dello scritto, perché voleva leggerlo la Direttrice. Glielo ho dato. Non avevo detto niente e né chiesto di andarci, perché immaginavo già la risposta negativa, per questo motivo avevo chiesto ad Alfredo Cosco la cortesia di andarci lui, essendo il più indicato perché qualche tempo fa ho fatto istanza per nominarlo come mio tutore. Alfredo mi ha confermato che ci andrà.

Il premio è istituito dall’Associazione San Vincenzo De Paoli, con sede a Piombino in provincia di Livorno, dedicato a “Carlo Castelli”. Viene consegnato al carcere di Reggio Calabria il  13 ottobre 2011. La traccia era sulla riconciliazione tra le vittime e gli autori dei reati. Ho dato il mio punto di vista e credo di avere attirato l’attenzione della giuria. Mi ha fatto molto piacere sapere dall’educatrice che la Direttrice, di sua iniziativa, ha chiesto l’autorizzazione al Ministero per farmi andare a ritirare il premio.  –   20/09/2011

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In Islanda, per la recessione del 2008, che ha mandato in bancarotta lo Stato, stanno portando in tribunale il primo ministro dell’epoca. Il dibattito tra gli islandesi è che non deve pagare solo lui, non avendo fatto tutto il danno da solo. Tutti i ministri e i politici che sostenevano il governo sono corresponsabili sulle decisioni prese e condivise. Credo che tutti i paesi del mondo dovrebbero agire in questo mondo. Chi sbaglia deve pagare. Questo non deve riguardare solo il popolino. Immagino un fatto del genere in Italia. Credo che il 90% dei politici degli ultimi 40 anni dovrebbero essere in tribunale per rispondere di tutti gli sfaceli istituzionali, privilegi da sceicchi, come se la cosa pubblica fosse personale e considerando i comportamenti disdicevoli che hanno ridotto il nostro Paese a diventare lo zimbello dei paesi Occidentali. Anche se un evento simile all’’Islanda non succederà mai in Italia, almeno che i politici facciano una legge che imponga ad ogni politico che, quando finisce il mandato, deve lasciare i conti in ordine.  –   21/09/2011

 

 

Da dentro a dentro.. da Alfio a Carmelo

Per la rubrica “Da dentro a dentro”, che contiene le lettere inviate a detenuti da altri detenuti.. inseriamo oggi questa lettera inviata a Carmelo Musumeci da parte di Alfio, detenuto a Carinola (e di cui abbiamo pubblicato già diverse lettere. La lettera è precedente allo svolgimento dei ballottaggi.. questo spiega i passaggi finali.

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21.05.2011

Caro Carmelo,

ho ricevuto la tua lettera del 15.05.2011… e i documenti in essa allegati.

Ho provato una sincera gioia nell’apprendere che sei stato per 11 ore nel mondo esterno. Soprattutto perchè questo ti ha consentito l’emozione di abbracciare i tuoi famigliari e gli “angeli” che si sono presi cura di te.. da uomo libero.

Comunque meriti tutto. Sei un gran lottatore. Altri, al posto tuo, dopo tante sconfitte, avrebbero desistito. Hai la mia ammirazione.

Ma non si può certo nascondere l’importanza avuta in questo tuo primo esperimento di libertà dalle Associazioni di volontariato, nello specifico caso dalla “Comunità Giovanni XXIII”. Tu che dici di non avere Dio sei stato salvato dai suoi angeli. Ci sarebbe molto da riflette su questo.

Ho anche apprezzato, grazie alle copie che tu mi hai fornito, il profilo argomentativo del presidente Canevelli. Un uomo coraggioso oltre che colto. Se solo pensiamo che viviamo tempi nei quali si predilige il giustizialismo, specialmente nei confronti dei soggetti più deboli. Perchè sicuramente non può appartenere ai forti e ai potenti chi ha passato 20 anni della sua vita in pochi metri di cella.  Ammenocché non si parli di soggetti colpiti da sindromi patologiche di onnipotenza; ma già qui sconfiniamo nella psichiatria.

Ho anche letto lo scritto della De Carolis e gli articoli della Belvedere e della Ascione. Non c’è nulla fare, bisogna al più presto assegnare i ruoli di più alto livello decisionale alle donne. In politica, nel sociale e nella giustizia.

(..)

Sono isolato dallo scorso 19 luglio. E ne avrò ancora per altri 14 mesi. Salvo imprevisti. Ormai la delazione è il tornacontismo sono diventati comuni tra la popolazione carceraria. In realtà queste cosiddette leggi speciali, come sai proposte molto prima delle stragi del ’92 e del ’93 (fatto che conserva ancora irrisolti pesanti dubbi) non solo non hanno migliorato la giustizia italiana, ma, non so se, senza volerlo o meno, hanno generato impunità diffusa tra i sedicenti colpevoli di stragi e quant’altro (pentiti, collaboratori, indecisi), mentre nei processi cosiddetti maxi e comunque associativi, sono state inflitte condanne indiscriminate e sommarie.

Ma questo ormai è passato. Pensiamo al futuro. La mamma di Batman, la signora Letizia è riuscita a comprarei voti per passare al primo turno. Adesso ci sta preparando il Cavaliere Nero che, dopo averci messo, come si suol die, “la faccia”, dovrà metterci il portafoglio. E poi le chiamano anche elezioni democratiche.

Povero popolo continuamente beffato, derubato e tassato. Spero con forza che Pisapia e De Magistris riescano a vincere al ballottaggio, anche di misura. Questo sì che rappresenterebbe un inizio di cambiamento reale delle politiche umane, sociali e civiche. Anche se a Napoli avrei candidato Gennaro Migliore.

Resto in attesa di tue notizie sempre migliori..

Ancora congratulazioni. E un abbraccio.

Alfio

SPOLETO-BOLOGNA, Andata e Ritorno. 4° scambio

 

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato alcuni scambi tra Giovanni Lentini e Carmelo Musumeci, entrambi ergastolani, detenuti il primo a Bologna e l’altro a Spoleto, dando inizio ad una specie di rubrica “Da dentro a dentro”.  Qui potete trovare gli ultimi inseriti:

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/01/14/spoleto-bologna-andata-e-ritorno-2%c2%b0-scambio/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/02/23/spoleto-bologna-andata-e-ritorno-3%c2%b0-scambio/

Oggi vi proponiamo il loro  IV scambio di lettere. E’ uno scambio drammatico, sono lettere che risalgono a dicembre 2010, pochi giorni prima di Natale. A Giovanni è morto un nipotino, un neonato che non ha neanche potuto conoscere e di cui non potrà andare al funerale, anzi, sapendo già la risposta, si è risparmiato l’amarezza e l’umiliazione di chiedere per ricevere un no che avrebbe accentuato la fatica di un dolore così grande.. Carmelo parla soprattutto del dolore spirituale, del dolore della loro situazione drammatica e assurda dove “la morte fa meno paura della vita”.  Giovanni sottolinea anche la situazione drammatica che quotidianamente si vedono costretti a vivere e che peggiora sempre più: terze brande messe in celle che, per Legge, dovrebbero esser singole, spesa diminuita, sistema sanitaria precario e morti in carcere, docce senza acqua calda,  nè luce, gli stessi tribunali al collasso… Davvero un triste quadro, e nulla è cambiato in questi mesi, nulla è migliorato: è stato un triste Natale, poi è stata una Pasqua amara e ora un’estate insopportabile si affaccia alle loro finestre sbarrate.

Vi lascio alle loro drammatiche lettere:

Rubrica: Spoleto-Bologna, Andata e Ritorno. 4° Scambio

Due ergastolani, Carmelo Musumeci e Giovanni Lentini, si scrivono

Dal carcere di Spoleto, 20/12/2010

Ciao Giovanni,

                          mi dispiace per la scomparsa di tuo nipotino, il tuo dolore mi addolora.

Credo che hai fatt0 bene a fare nessuna richiesta per presenziare ai funerali con le manette ai polsi e le guardie intorno.

Loro possono fare tutto quello che vogliono, violare la costituzione, la legge, le direttive europee e i richiami della Corte Europea, perché loro sono buoni e noi siamo i cattivi.

Ed è incredibile che dove si dovrebbe fare giustizia regna l’ingiustizia.

Il vero volto del potere carcerario non è cambiato rispetto ad una volta,  anzi è cambiato in peggio.

Non colpisce più il corpo, ma l’anima.

Il potere carcerario si è strutturato in un esercito, per modo di dire, perché sono pure in pochi, e poi quando, i criminologi, gli educatori o gli  assistenti sociali,  danno il loro parere negativo conta,  invece,  quando è positivo non conta.

Oppure conta di più il parere negativo delle forze dell’ordine che risalgono a dieci, venti  o trent’anni prima.

L’ho scritto tante volte che non è ragionevole pensare di risolvere i problemi di un Paese solo con le leggi e il carcere.

E in tutti i casi le persone si possono recuperare tenendole in carcere meno possibile e non  dentro il carcere per anni e anni e  a volte per sempre.

Vorrei dirti  qualche parola di conforto per la scomparsa di tuo nipotino, ma non lo farò perché noi due sappiamo che non servirebbe a nulla perché il dolore di un uomo chiuso in una cella è diverso dal dolore di un uomo libero.

Il nostro è un dolore assoluto, prigioniero e imponente.

Non ti nascondo che spesso vorrei tanto essere quello che i giudici hanno scritto di me e quello che l’Assassino dei Sogni pensa di me.

E vorrei essere così cattivo come non sono per soffrire di meno.

Mi chiedi cosa campiamo a fare?

Lo so!

Non ha senso vivere la nostra vita solo come desiderano e vogliono i nostri guardiani, ma bisogna almeno tentare di cambiare il nostro destino.

Coraggio Giovanni.

Purtroppo l’ergastolano è uno strano fantasma che non riesce neppure a morire.

E non possiamo pensare al futuro, perché non l’ abbiamo.

Non ti nascondo che più anni passo nella mia cella e più ho meno paura della morte, perché la morte mi sta incominciando ad affascinare più della vita.

Fra pochi giorni  è Natale e spero che possa servire a qualche nostro governante a diventare più buono.

Però io penso che un uomo non ha bisogno di nessun Dio per essere buono, invece incomincio a sospettare che alcuni credenti, specialmente i nostri politici, credono in Dio per continuare a essere politici, credono in Dio per continuare a essere malvagi.

Il mio cuore ti abbraccia.

Carmelo

20\12\2010

 

           Dal carcere di Bologna, 23/02/2011

Caro Carmelo,

                          non preoccuparti sto bene e spero che anche tu sia in ottima forma.

Perdonami se è un po’ di tempo che non ti scrivo, come puoi immaginare ci sono dei periodi che non ho voglia nemmeno di guardarmi allo specchio, se mi mettessi a scrivere trasparirebbe tutta la mia sofferenza e l’angoscia che mi schiaccia l’anima e di sicuro te la trasmetterei, tu hai già la tua di sofferenza e non voglio dartene altre.

Ho avuto il modo di leggere la poesia che hai scritto per tua moglie, è davvero un’opera d’arte, complimenti.

Da te la non vita come procede? Avete sempre la cella singola o anche da voi il sovraffollamento è arrivato a condizioni inspiegabili e invivibili?

Qui ci stanno mettendo, in quasi tutte le celle, la terza branda.

Puoi immaginare che sofferenza. Il carcere sta diventando una polveriera, solo grazie al nostro buon senso non sta scoppiando, ma non sono fino a quando potremo resistere in queste condizioni.

Le celle sono fatiscenti, se vogliamo imbiancarle dobbiamo comprare noi la pittura, i locali adibiti a docce sono impraticabili da ormai tre mesi ( senza acqua calda senza luce e senza aspiratori d’aria), non abbiamo nemmeno un asciuga capelli, non abbiamo né una lavatrice, né un locale dove poter stendere la biancheria, continuano a togliere generi alimentari dal sopravvitto, il servizio sanitario è insufficiente; dieci giorni fa è morto un altro nostro compagno per infarto, sono le conseguenze del non far nulla tutto il giorno: è inevitabile avere problemi cardiaci, visto la poca attività fisica che si fa.

Siamo costretti a stare 20 ore al giorno in cella e la maggior parte di queste ore dobbiamo viverle sulla branda perché non si può stare tutti in piedi contemporaneamente. Credimi, siamo al limite della sopportazione. Giorni fa abbiamo avuto un colloquio con la direzione, ci hanno promesso di risolvere alcuni problemi che abbiamo sollevato, ma ad oggi non è cambiato nulla se non in peggio.

Staremo a vedere dove vogliono arrivare. Anche il Tribunale di Sorveglianza è al collasso, figurati che non stanno concedendo nemmeno i 45 giorni della liberazione anticipata. Tu dirai che ce ne frega a noi della liberazione anticipata? Beh,  un po’ deve fregarcene anche a noi, primo perché quando esce gente è bello, poi perché svuotando le carceri stiamo meglio anche noi, o no??? …… Speriamo che presto cambi qualcosa.

Carmelo,  in attesa delle tue notizie,  ti invio un forte abbraccio.

                                                                                                                          Gianni

Gli ergastolani aspettano.. di Sebastiano Milazzo

Sebastiano Milazzo… molto rigoroso, acuto, intellettuale, raffinato…

Trasferito da mesi nel carcere di Carinola (prima era a Spoleto). Trasferimento, molto probabilmente, avvenuto per la forte protesta che lui e altri ergastolani avevano effettuato contro l’azione che molte carceri stanno tentando di porre in essere (sembra col sostanziale avallo del D.A.P.) di predisporre un’ulteriore posto letto nella cella degli ergastolani (andando  in contrasto tra l’altro con l’art. 22 del Codice Penale che stabisce l’isolamento notturno per chi è  condannato alla pena dell’ergastolo). A rendere plausibile questa interpretazione è anche il fatto che tra coloro che furono trasferiti inq uel periodo, oltre a Sebastiano Milazzo, erano compresi quasi tutti quelli che si schierarono  maggiormente contro tale prassi illegale e immorale.

Comunque, da mesi Sebastiano Milazzo è detenuto a  Carinola. Carinola è un cacere molto criticato. Non come quella palude tossica del carcere di Parma, ma comunque (Carinola) considerato un carcere “punitivo”. Una cosa che, nel concreto, sta pesando su Sebastiano, è la possibilità di non potere usare il computer, lui che è, in sostanza, “uno scrittore”.. a cui il computer è sempre stato molto utile.

Ma il suo vero dramma è spirituale e morale. La colossale lontananza dalla famiglia. Per questa lontananza dalla famiglia, che si trova in Toscana, aveva chiesto di potere essere trasferito in un carcere più vicino. Tenete conto che la moglie sta male e non può fare lunghi viaggi, i figli possono venire solo con la moglie.. la madre è pure anziana e ammalata.. In sostanza sebastiano sono quasi 20 mesi che non riesce a vedere i suoi più cari parenti.

Naturalmente il D.A.P., nella sua proverbiale “sensibilità”, ha preso a cura le esigenze familiari di Sebastiano.. e… invece di avvicinarlo… lo ha allontanato di qualche altro migliaio di chilometri dalla famiglia, mandandolo a Casa di Dio, come si dice da queste parti quando ti mandano in capo al mondo.

Vi lascio.. a queso evocativo testo di Sebastiano Milazzo.

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Gli ergastolani aspettano,

non la grazia dal cielo,

non la caritatevole benevolenza di qualche autorità.

Aspettano e sperano la cancellazione della pena perpetua,

così come avevano previsto i costituenti.

Sperano e aspettano che possa ricominciare la loro vita.

Una vita che oggi appare interrotta.

Una vita che non è solo la loro, ma la vita di uomini e donne legati da un unico destino.

Vite che aspettano e sperano di ritrovare il proprio comune cammino.

Aspettano e sperano che possa avere termine il senso di vuoto in cui da troppo tempo sono precipitati.

Sperano e aspettano che si riamino le loro idee e le loro passioni, che non sono spente, che esistono ancora, anche se da troppo tempo non riescono a prendere forma.

Aspettano e sperano, sperano e aspettano che vi sia chi capisca che non serve beatificare il FINE PENA MAI come arma sublime per battere il male.

C’è un livello di etica dei mezzi, corrotto il quale, anche il fine ne riesente.

Aspettano e sperano che vi sia chi si renda conto che c’è un livello di dignità umana che va rispettato sempre e comunque, un livello che l’ergastolo ostativo non rispetta.

Gli ergastolani ostativi aspettano e sperano, sperano e aspettano di potere ritornare a sentire e dar voce a un discorso di civiltà.

Avvertono ormai che la misura è colma e che è in gioco loro quella cosa cosa reale e concreta che si chiama vita.

Avvertono la necessità di avere concesso quel molto o quel poco che possono fare, per cercare un nuovo percorso, che è tutto da tracciare, ma il cui punto d’arrivo sanno già quale essere, quale vogliono che sia. Un percorso che richiede la speranza, in mancanza della quale tutto diventa inutile.

Sebastiano Milazzo

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