Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Il re è nudo… di Gino Rannesi

Mattis

Il nostro Gino, detenuto a Nuoro, è stato recentemente operato.

Si pensava fosse un tumore.. e invece non è stato così.

Gino ci ha inviato queste pagine, nelle quali racconta l’esperienza dell’operazione e delle emozioni che l’hanno preceduta, accompagnata e seguita.

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Buon Natale e felice anno nuovo

Gli ergastolani in lotta per la vita presso il carcere di Nuoro, ivi compreso l’ex ergastolano Gino Rannesi, desiderano augurare un felicissimo anno nuovo a tutte quelle Donne e quegli Uomini di buona volontà che si adoperano e che si battono per l’abolizione dell’ergastolo.

Altresì un ringraziamento speciale va a quelle persone che si adoperano per dare voce a chi altrimenti voce non avrebbe e, su tutti, Alfredo Cosco, Nadia Bizzotto… GRAZIE.

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“IL RE E’ NUDO”

Era una bella giornata di agosto: “Rannesi in infermieria…”.

Poco dopo faccio il mio ingresso nell’ambulatorio, seduta dietro la scrivania, la mia dottoressa preferita, il viso della dottoressa appariva preoccupato: “Rannesi è arrivato il referto della TAC, brutte notizie.. la TAC rileva una massa solida di 2,5 cm a breve avrà un consulto con il chirurgo…”.

Nessuna risposta da parte mia.

Con la faccia da duro, come se nulla fosse, ho salutato la dottoressa e sono andato via.

In realtà, ancora prima che la dottoressa finisse di parlare, ho avvertito un calo di potenza in entrambi i quadricipiti.

Nella mattinata del giorno successivo, sono stato condotto all’ospedale di Nuoro.

Lì ad attendermi il chirurgo e un suo collaboratore.

Questi, intenti ad esaminare le lastre effettuate con la Tac, sentenziarono: “Per noi si deve operare…”. Timidamente chiesi “ma che cos’è? Si tratta forse di un tumore?”.

Il chirurgo disse che loro propendevano proprio per questa tesi…

Tirai un profondo respiro e chiesi quale fosse l’origine del tumore, ossia se fosse di origine maligna o benigna. “Un tumore è sempre un tumore…” rispose il chirurgo, poi soggiunse: “comunque, ne sapremo di più nel momento in cui andremo a vedere…”.

Dopo quel colloquio, compresi che alcune di quelle che erano le mie certezze stavano vacillando.

Paura…?

No! Nessuna paura, ma certamente tantissima preoccupaione.

Dopo uno stillicidio che si è protratto per circa due mesi –controlli, analisi, ecc.- ecco giunto il momento del ricovero in ospedale.

Il giorno successivo al ricovero ero già pronto per fare il mio ingresso nella sala operatoria c.d. robotica.

Conscio del fatto che l’intervento, che avrei subito da lì a poco, sarebbe stato lungo e molto delicato, fui assalito dall’angoscia…

Nudo su di una barella feci il mio ingresso nella sala operatoria, che brutta sensazione, sapeva di  metallica.

Al centro della sala intravidi l’anestesista che avevo conosciuto poco prima. Alla sua vista, con una mano cercai di “nascondere” le mie parti intime (l’anestesista era una donna). Lei si avvicinò e disse: “Che cosa stai cercando di fare, non lo sai che qui dentro il re è nudo?..”.

Tutto era pronto. Chiesi all’anestesista di farmi sapere l’esatto momento  in cui avrebbe iniettato l’anestesia. Poco dopo la conferma: “E’ stata iniettata…”.

Sapevo che entro pochi secondi sarei caduto in un sonno profondo. Per questa ragione mi affrettai a dire: “Signore Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me che sono un peccatore. Nelle tue mani affido il mio corpo, il mio cuore e il mio spirito…”. Dopodiché, seguendo il consiglio che mi aveva dato una mia amica; chiusi gli occhi e immaginai di vedere la cosa più bella che mi avrebbe fatto stare bene, Nicholas ovviamente…

Uscito dalla sala operatoria –ho ripreso conoscenza quasi subito- ho capito che dalla barella mi stavano spostando su di un letto. Ma la cosa più importante è stata quella di avere sentito una voce che diceva: “Dormi tranquillo, abbiamo rimosso la massa, non hai nessun tumore, il tuo rene è salvo…”.

Precipitai in un sonno che pareva sereno. Il mio rene era salvo.

Infatti, l’accordo con il chirurgo prevedeva che, una volta rimossa la massa, questa sarebbe stata sottoposta in estemporanea ad un primo esame istologico e, nel caso in cui l’esito fosse stato positivo (tumore maligno), il chirurgo avrebbe asportato l’intero rene…

Paura? No! Tuttavia, qualcosa si è incrinato nell’anima mia. “Il re è nudo…”. By, by. Gino Rannesi.

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Recensioni- Claudio Conte su “Eutopia”

Per la rubrica delle recensioni -nata da una idea di Claudio Conte, detenuto a Catanzaro- pubblico oggi una recensione di Claudio su “Eutopia”, un libro che raccoglie testimonianze scritte da 15 detenuti del carcere di Lecce.

Claudio sente vibrare in sé il forte valore di un libro del genere, e questo lo ispira, portandogli a scrivere una delle sue recensioni migliori in assoluto.

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Su… “Eutopia – un altro luogo” di AA. VV. – Lupo Editore

(di Claudio Conte)

Frammenti di vita, di sofferenza, di amore, di voglia di riscatto… raccontati in prima persona da quindici uomini reclusi nella Casa Circondariale di Lecce. Testimonianze che ancora una volta ammutoliscono quelle “voci” sconsiderate, superficiali, distruttive di chi, incapace di comprendere, non sa fare altro che condannare uomini che hanno sì commesso un reato (o stanno subendo un’ingiustizia) ma stanno pagando… e hanno un cuore, affetti, sentimenti e soffrono come tutti gli esseri umani.

Storie brevi, che si leggono d’un fiato, che descrivono il carcere e rispondono compiutamente a quelle “voci” sempre pronte a condannare gli altri, ma che non potrebbero assolvere se stessi a un attento esame di coscienza… perché la corresponsabilità e tanto maggiore quanto più alto è il ruolo che si riveste all’interno della società. Una società votata a un individualismo-edonistico-antisolidale, che ha smarrito il senso di giustizia, di umanità e cerca solo di soddisfare i suoi istinti più brutali reclamando vendetta… Una vendetta che, per la pusillanimità di chi la chiede, vuole essere delegata alle istituzioni dello Stato, chiamate a servire ben più alti principi, ma sempre più influenzate dagli “umori della piazza” dalle sue “grida” che sommergono, silenziano, calpestano esistenze di uomini, donne, bambini. “Buttate la chiave” si sente urlare…

Si alza alto e forte però il sommesso “sussurro” di queste quindici persone… dalle quali traspare una genuina semplicità d’animo, di rimpianto, di speranza, e una grande capacità evocativa di emozioni, affetti, amori trovati e persi. Materializzando in tal modo lo “spettrale volto” del carcere e delle sue crudeltà, della sua inutilità… oltre una certa “soglia”.

Il carcere oggi rappresenta il fallimento di un’istituzione… che era stata ripensata, investendo sulla persona per restituire alla società un uomo “nuovo”. Capace di centrare quest’obbiettivo solo in pochissimi casi, laddove realmente si attuano i programmi di reinserimento previsti dalla legge o laddove la volontà dell’uomo è più forte delle avversità che si frappongono a un nuovo progetto di vita. Non è un caso che i tassi di recidiva fissati al 67% nella media nazionale, scendano al 13% in istituti di pena come Bollate laddove esistono offerta trattamentale e misure alternative alla detenzione.

I “volontari”… l’unica nota positiva che accomuna il pentagramma di queste quindici melodie, anzi melopee. Persone che si donano, lottano, s’ingegnano tra mille difficoltà, burocrazie, ottusità, gelosie, ignoranza… ma che portano speranza e sicurezza. Sì, perché sarà grazie a loro se domani quando una di queste quindici persone uscirà dal carcere non si vendicherà contro quella “società” che lo ha umiliato, offeso, torturato senza che alcuna sentenza o legge lo prevedesse. Il tutto sotto gli occhi di una società indifferente.

Il carcere lo sappiamo tutti è una “discarica sociale”, dove i problemi di integrazione socio-economica anziché essere risolti alla radice, garantendo “pari opportunità di partenza” a tutti, vengono risolti isolandoli tra “quattro alte fredde mura”. E poi per salvarci la coscienza, ci piace pensare che rinchiuse ci sono persone “pericolose”, ma “pericolosi” non sono quelli che sbagliano e pagano, quanto chi sbaglia e la fa franca. I “furbi”… quelli che poi “moraleggiano” su cosa sia giusto e sbagliato, che magari rivendicano la pena certa… per gli altri. Ignorando che in Italia la pena non è solo certa ma anche disumana, causa il sovraffollamento, le strumentali emergenze, carenze, indifferenze… come confermano le plurime condanne allo Stato italiano dalla Corte europea di Strasburgo. Quello stesso Stato che dovrebbe “rieducare” chi vive nell’ illegalità…

Sì, “Eutopia”, un altro luogo… sarebbe davvero necessario pensarlo, sarebbe davvero più utile del carcere…

Catanzaro-carcere, 8 luglio 2012

Diario di Pasquale De Feo 22 marzo – 21 aprile

Il diario mensile di Pasquale De Feo, uno dei grandi appuntamenti del Blog.

Ogni  mese Pasquale ci invia questo piccolo libro, questo mazzo di fogli dove sono annotate, con penna, tutte le sue riflessioni, analisi, considerazioni, emozioni, indignazioni, visioni, sogni, partoriti nel corso di quel mese.

Ogni volta è la voce di un Uomo che vive da una vita in carcere. Ma non è la voce di un uomo “carcerizzato”, né d un uomo che parla solo di carcere. La sua mente vola, spinta dalla indomabile passione che lo possiede, per la cultura, la storia, le dinamiche del mondo.. e scossa da una sete di ingiustizia che non resta mai indifferente, come diceva Che Guevara “verso qualsiasi ingiustizia commessa verso chiunque in qualsiasi parte del mondo”.

Alcuni frammenti tratti dal diario di questo mese.

Una notizia inquietante, innanzitutto..

“Il ministro della giustizia Severino ha dichiarato, davanti alla Commissione Antimafia che vogliono riaprire di nuovo le isole di Pianosa e dell’Asinara per il regime del 41 bis. L’infamia, quando non viene conclamata, è destinata a ripetersi. Il silenzio dello Stato è riuscito a stendere un velo omertoso sulle torture successe in quei luoghi  maledetti, dove era stata cancellata ogni umanità, civiltà e senso del diritto. Una sorta di terra di nessuno. L’essere umano non aveva più valore e veniva calpestato come si fa con gli insetti. Tutto documentato e riconosciuto persino dalla Corte europea dei diritti umani, dalla Commissione Europea per la prevenzione della tortura, dalle associazioni nazionali e internazionali. Ed è a conoscenza di tanti politici odierni e del passato.” (22 aprile)

Nelle isole di Pianosa e de L’ Asinara, all’epoca dei supercarceri, il diritto fu stuprato in quella che fu una delle pagine più oscure della storia italiana, pagina che durò anni, e che pochi conoscono. Ma che ha trovato sempre più conferme. Le proposte (quella del Ministro Severino) non è che l’ultima, sono emblematiche di una malattia del pensiero di volta in volta generata da ignoranza e malafede.

In un passaggio successivo Pasquale racconta la vicenda di Fulvio Rinaldi, uno dei tanti uomini geniali e creativi che fanno parte della fibra intima di questo Paese, ma che vengono ostacolati da burocratismo e ottusità. E’ una storia che tiene l’eco di mille altre storie simili.

“Ho letto una notizia che mi ha convinto ancora di più che un Bill Gates non potrebbe mai avere fortuna, secondo le sue capacità, nel nostro Paese. Un imprenditore, Fulvio Rinaldi, nel 2002, aveva lanciato sul mercato una geniale intuizione. Aveva creato “Your Store”, vendeva beni e servizi a prezzi scontati, prima di tanti colossi mondiali. Il Rinaldi raccoglieva le iscrizioni sul WEB e distribuiva una sorta di carta di crei prepagata “carta blu”, con la quale i soci potevano acquistare beni e servizi in tutti i negozi online o su strada che aderivano al progetto Yourstore. Tutto a prezzi scontati, dal parrucchiere, alle crociere, ecc. Per quattro anni, fino al 2006, la Yourstore fu un’impresa di successo con un giro di affari di 45 milioni di euro, con settemila dipendenti. La sua geniale invenzione fu stroncata dalla magistratura, che lo accusò di truffa. In Italia vanno bene i giullari di potere come Berlusconi, i governativi a prescindere di chi governa come gli Agnelli, e i truffatori che foraggiano i partiti come Tanzi. Nel 2006 fu inquisito con i suoi soci. Dopo tre anni, la Yourstore fallì, senza che nessuno perse un euro. Nei giorni scorsi il Tribunale di Roma lo ha assolto dall’accusa e nella sentenza depositata in cancelleria, la Corte ha riconosciuto che il sistema ideato da Rinaldi dava benefici a tutti, perché tutti avevano un ritorno economico: clienti, negozi e imprese. Ma era soprattutto la gente comune ad avere benefici, perché pagava a cifre scontate prodotti che altrimenti non avrebbe potuto acquistare. ” (15 aprile)

Ma voglio anche riportare l’estratto sulla storia del popolo Basco, perché è espressione del richiamo a quella integrità e a quella dignità, che non si piegano davanti a niente e a nessuno:

“Ho finito di leggere la rivista NUNATAK. Tra le tante cose scritte, quella che sul popolo Basco ha solleticato la mia curiosità, principalmente per una frase dello scrittore latino religioso Silvio da Marsiglia, “preferirono vivere liberamente con il nome di schiavi che essere schiavi con il nome di liberi”. Prima li romanizzarono con la forza delle legioni, poi con i roghi dell’inquisizione. Nella montagna della Navarra, regione spagnola su 10.000 abitanti, furono inquisite o denunciate per stregoneria 8474 persone, per sradicare tutti i loro usi e saperi ancestrali. Ma ancora oggi i Baschi sono fieri della loro terra, usi, costumi e di essere Baschi, un popolo libero anche se oppresso da spagnoli e francesi. ” (11 aprile)

E voglio concludere, questa pre-ricognizione con alcuni passaggi che segnalano alcuni piccoli ma concreti, segnali positivi che stanno venendo in “zona Catanzaro”. Come il dialogo avuto da Pasquale con il Magistrato di Sorveglianza Antonella Magnavita, nel quale lui ha riscontrato un ascolto autentico. E anche una maggiore “liberalizzazione” circa l’uso delle docce:

“Siamo stati informati che possiamo farci la doccia tutti i giorni. Il mese scorso, discutendo con l’educatrice Napoli di questo problema, mi aveva fatto capire che ne stavano parlando, perché era un nostro diritto farci la doccia tutti i giorni, come prescrive l’art. 134 comma 3 del Regolamento di Esecuzione. Un altro problema è risolto, ora manca solo di risolvere il problema del computer e la stampante. ” (19 aprile) 

Vi lascio adesso alla lettura del diario di Pasquale De Feo.. mese di aprile.. carcere di Catanzaro.

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Il ministro della giustizia Severino ha dichiarato, davanti alla Commissione Antimafia che vogliono riaprire di nuovo le isole di Pianosa e dell’Asinara per il regime del 41 bis. L’infamia, quando non viene conclamata, è destinata a ripetersi.

Il silenzio dello Stato è riuscito a stendere un velo omertoso sulle torture successe in quei luoghi  maledetti, dove era stata cancellata ogni umanità, civiltà e senso del diritto. Una sorta di terra di nessuno. L’essere umano non aveva più valore e veniva calpestato come si fa con gli insetti.

Tutto documentato e riconosciuto persino dalla Corte europea dei diritti umani, dalla Commissione Europea per la prevenzione della tortura, dalle associazioni nazionali e internazionali. Ed è a conoscenza di tanti politici odierni e del passato.

Oggi il ministro Severino vuole riaprirle come non fosse successo niente. Possibile che a parte tutto questo, nessuno dica loro che sono strutture fatiscenti, senza acqua potabile, senza riscaldamenti e senza nessuna norma che impone l’Unione Europea. Inoltre un detenuto costa dieci volte di più, perché lì non c’è niente.

Il proclama somiglia a una deportazione. Allontanare le persone dalla civiltà e dalle famiglie, creare una sorta di segrete medievali.

Il 100% dei detenuti ristretti nel 41 bis sono tutti meridionali. L’infamia di Fenestrelle non è mai finita, e con essa i campi di concentramento piemontesi, sulle Alpi. Mi auguro che qualcuno apra loro le apri gli occhi e non si macchi anche lei con questa infamia. Tutte le famiglie dei detenuti che hanno subito queste sofferenze, le persone  di animo nobile, e tutti quelli che credono che la giustizia non deve ammettere la tortura, dovrebbero inviare una email al ministro per farla desistere dal suo folle progetto.  –  22/03/2012

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Hanno declassificato Nuccio. Era di fronte alla mia cella. Ora si trova ai comuni, sempre qui a Catanzaro. Anche lui come me si trova in carcere dall’inizio degli anni ’80. Ha fatto tutte le trafile repressive.  Fino al 1992 era un comune detenuto, poi fu mandato all’Asinara con il 41 bis, poi in E.I.V., ora AS-1. E’ invecchiato durante questi trent’anni trascorsi in questi gironi danteschi. Gli auguro che per la fine dell’anno lo rimandino a casa con una pena alternativa, in modo di trascorrere la vecchiaia tra i suoi cari.  –  23/03/2012

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Hanno lanciato l’allarme che nel carcere di Poggioreale di Napoli i boss pagherebbero i pasti ai detenuti, perché la cucina può fornire 1300 pasti al giorno, mentre i detenuti sono 2800. Si cerca sempre un mostro su cui scaricare le colpe dei veri responsabili. Lo Stato non fa fronte alle necessità  che gli competono, allora deve assolversi mistificando la realtà. La solidarietà tra detenuti, anche se hanno cercato di demolirla in tutti i modi, c’è ancora, perché  è innata tra gli esseri umani. Principalmente  chi si trova ristretto e in condizioni disumane, come lo sono i detenuti d Poggioreale. Una vergogna tutta italiana. Cercherò di essere il più elementare possibile. Se io mi trovo in una cella o in una sezione con detenuti che non h anno niente, e io posso disporre economicamente e pertanto aiutarli nella spesa del cibo, cartoleria e anche nella biancheria, io lo faccio, l’ho sempre fatto e lo farò. Se questa generosità viene condannata, a me non me ne frega niente, perché io devo stare a posto con la mia coscienza, cosa che non possono direi i tanti piccoli Savonarola che montano sospetti, odi e rancori, per visibilità mediatica e sete d potere.  –  24/03/2012

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Gli allarmismi degli ambientalisti degli anni passati  iniziano a diventare realtà. Lo stato del Kiribati in Oceania dovrà lasciare il suo territorio composto da 32 isole nell’Oceano  Pacifico e trasferirsi, perché il mare le sta sommergendo per l’effetto sera. Hanno comprato delle terre nelle isole Fiji a mille km di distanza, e un po’ alla volta si stanno trasferendo. Non sono i primi, e non saranno neanche gli ultimi a doversi spostare, i disastri sono solo agli inizi. Il silenzio deriva anche perché ancora deve toccare un luogo dell’Occidente, come succederà  un disastro simile in Occidente. Ci bombarderanno quotidianamente affinché l’evento e le soluzioni diventino parte di noi. Ora, essendo un posto lontano in mezzo all’Oceano Pacifico, che colpisce poche migliaia di persone, pertanto non attira il nostro interesse. Questa è la crudele realtà.  –  25/03/2012

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Si è capovolta la situazione. Prima dal Sudamerica e dal Brasile venivano in Occidente ed in Europa, ora si è invertita la rotta. Il Brasile, sesta potenza economica mondiale, e presto supererà anche la Francia, nei prossimi anni ha bisogno di un milione e centomila ingegneri. Le sue università ne sforneranno solo la metà. Hanno lanciato un programma per fare rientrare sia i propri connazionali e sia attrarre i laureati europei. In modo diverso si è tornati ai secoli scorsi, quando milioni di europei emigrarono  nelle Americhe e tanti in Brasile, principalmente gli italiani che a migliaia sostituirono gli ex schiavi delle piantagioni di caffè. Il Brasile è una terra meravigliosa, un miscuglio di razze, dove ha prevalso la solarità, l’allegria e l’esuberanza sotto ogni aspetto, e dove non esiste razzismo. Era tempo che avesse anche in economia l’esplosione della sua bellezza. Nei miei sogni c’è sempre un Paese dove ci sia il sole tutto l’anno, in cui  basta un pantaloncino e una maglietta.  –  26/03/2012

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In alcune intercettazioni di procedimenti tributari, si è fatto riferimento al padre di Roberto Saviano, definendolo “mezzo imbroglioncello”. Se il sangue non mente, il figlio è un truffaldino matricolato, che purtroppo fa comodo a una certa parte politica, e l’hanno fatto diventare un’icona. Ha scritto un articolo sulla TAV su Repubblica. Come al solito i suoi sono romanzi. Prende indagini e le fa diventare argomenti privati, come fosse una grande Spectre mondiale, i giallisti gli fanno un baffo. Capisco che anche il potere dietro il quotidiano de La Repubblica ha interesse a creare mostri sugli appalti della TAV, in modo che possano dividersi la torta dei tanti miliardi  che saranno stanziati, in tranquillità.  Qualcuno dovrebbe dire a Saviano che l’appalto della TAV è stato già deciso tra PD e PDL. Nessuno è stato escluso, sia le dette che fanno riferimento al PD e quelle che fanno riferimento al PDL. Saviano truffa la gente che lo legge, non scrive che in Italia questi grossi appalti sono sempre appannaggio, come una sorta di “miracolo” di 4-5 imprese del Nord. Loro controllano tutti gli appalti dello Stato, loro suddividono la torta per tutti. Non ci sono mai scontenti, poi li danno in subappalti con ribassi spaventosi, e questo costringe le ditte a lavorare in nero, materiali scadenti, scarsa sicurezza, ecc., per stendere un velo dalle loro responsabilità, hanno bisogno di mostri su cui scaricare le colpo; ed ecco che una parentela, un’amicizia, essere nati in un Paese, una relazione delle forze dell’ordine, diventano delle colpe gravi. Tutto viene caricato e calcato al massimo, e si aprono inchieste. I magistrati conoscono questo gioco, e siccome sono funzionali al potere monopolista di queste imprese, facente parte del PENTA-POTERE, si attivano affinché con le loro inchieste la realtà viene mistificata secondo le regole del gioco, in caso non possano fare a meno di cambiarle, con il tempo  mettono tutto a posto, e in estrema ratio usano la prescrizione.

Gli scribacchini come Saviano servono per inquinare l’informazione e alimentare odio, verso il mostro di turno, per farlo apparire la causa di ogni problema. Ha scritto che nella tratta Napoli-Roma, la TAV è costata 44 milioni per km, uno scandalo. Dovrebbe informarsi di più, perché nella tratta Milano-Novara il costo era di 66 milioni di km, e alle ditte subappaltatrici davano 18 milioni al km, gli altri 48 milioni erano l’utile netto di queste imprese, il vero cancro di tutto il sistema.

La bufala più grossa di questo articolo è stata sul terremoto del 1980, riferendosi alle mafie “lo schema finanziario utilizzato sino ad ora negli appalti TAV è il meccanismo noto per la ricostruzione post-terremoto del 1980”. Qualcuno dovrebbe dirgli che c’è stata una ricerca U.S.A. e un sentenza del Tribunale di Salerno, in cui si è accertato che il 98% dei soldi stanziati per la ricostruzione, sono stati concessi a ditte del Nord, e tutte le truffe sulle aule industriali, dove prendevano i soldi e scappavano via, erano al 100% tutti industriali del Nord. I soldi del terremoto per la ricostruzione, hanno fatto inversione e sono andati al Nord e ancora oggi figure come Saviano, per di più anche meridionale, ma collaborazionisti, recitano il compito loro affidato dai padroni del Paese. Se Saviano scrivesse la verità, nel giro di poto tempo scomparirebbe dalla scena mediatica. Ma siccome è un furbetto, si presenta come pervaso da un furore mistico per una missione divina  –  27/03/2°12

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E’ venuto il vescovo Vincenzo Bertolone ad officiare la messa di Pasqua. Ho letto la lettera a nome di tutta la sezione e il vescovo ha recepito tutto ciò che c’era scritto  nella lettera, l’ho capito dopo, perché mi hanno detto che è uno studioso di diritto canonico. Claudio gli aveva scritto una lettera in cui gli spiegava l’infamia dell’ergastolo ostativo. Nella sua omelia ha parlato dell’ergastolo ostativo. Credo che sia stato il primo vescovo d’Italia. Dopo la messa abbiamo fatto un rinfresco e il vescovo si è reso disponibile ad aiutarci nella lotta per l’abolizione dell’ergastolo e di mandargli documentazione in merito. Ci ha detto che il giorno dopo doveva andare a un convegno con gli avvocati di Catanzaro, e avrebbe parlato dell’ergastolo ostativo. Nei giorni scorsi gli scriverò una lettera, per fargli capire bene cos’è l’ergastolo e l’ostatività dell’art. 4 bis.  –  28/03/2012

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Oggi abbiamo avuto un  incontro con una comunità, “Casa Amica”. Avevamo partecipato a un loro concorso. Ci hanno premiato con una pergamena e un buono di 300 libri per comprare libri. C’era una signora che ci aveva preparato dei dolci che si fanno qui a Catanzaro. Ci hanno detto che ci saranno altri concorsi e collaborazioni culturali. La loro comunità si occupa di persone anziane. In questo momento i loro ospiti sono degli ottantenni, tra cui alcuni ospiti passati per le patrie galere. Questo è lo scritto per il concorso.

Questo è lo scritto che ho fatto per il concorso (la data in cui è stato scritto è il 22-12-2011):

 

“Come ogni figlio si rispecchia nel Padre, così il popolo si rispecchia nei suoi governanti, politici, Chiesa e finanza economica.  Lo specchio non è mai stato edificante, sia nell’etica che nella morale e ciò ha inquinato i valori della società.

Sono sotto gli occhi di tutti il disfacimento dell’etica pubblica, con l’abbraccio di costumi e di comportamenti che hanno ridicolizzato il Paese di fronte al mondo intero. L’idea del bene e del male sono stati così avvicinati, che si è persa la traccia che segna il confine da rendere il male furbizia, pertanto intelligenza e capacità, e il bene stupidità, persino ottusità e incapacità.

Ogni società deve avere il cittadino al centro del progetto sociale e costruire l’architettura dello Stato affinché tutti i servizi siano efficienti, un diritto che non abbia deroghe di nessun genere, affinché i doveri siano osservati e siano ritenuti indispensabili dagli stessi cittadini.  Quando i cittadini diventano orfani della comunità dei diritti, non saranno mai neanche ospiti della comunità dei doveri.

S’impara a vivere rettamente, non ci si nasce, gli insegnamenti devono essere da esempio, perché le parole possono smuovere, ma sono gli esempi che indicano il percorso dell’onestà e della rettitudine. Il nostro Paese è stato attraversato da numerosi drammi e tragedie, ma la forza del popolo è sempre uscita fuori, somma di tante culture che hanno attraversato nei secoli la nostra penisola. Il poeta olandese Cees Nooteboom, alcuni mesi fa trovandosi in Italia per ritirare un premio ha dichiarato: “L’Italia e gli italiani sono più seri dei loro governanti”. Da neutro e da lontano ha centrato il mio pensiero.

Personalmente l’etica, la moralità e la rettitudine li ho vissuti interpretandoli secondo un’errata cultura che riteneva giusto e naturale i miei comportamenti. Sguazzavo nell’ignoranza, ritenendo stupide le persone che erano cittadini esemplari. L’unico rimedio alla devianza è l’istruzione, la cultura e il lavoro. Uno scrittore siciliano diceva che, per la devianza e la recidiva, il rimedio erano lavoro e libri. Concordo pienamente con questo pensiero. Vorrà dire qualcosa se il grande scrittore Victor Hugo, qualche secolo fa scrisse: “se costruisci una scuola elimini una prigione”. Credo che una società forte, onesta, sicura del suo futuro non debba avere paura di difendere e applicare i diritti di ogni cittadino, senza discriminazioni. La società deve adoperarsi affinché tutti diventino dei buoni cittadini, senza abbandonare nessuno a se stesso.

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Ho finito di leggere il romanzo “Il diavolo di Rionero” scritto da Eugenio Felicari. Me l’ha regalato un pronipote di uno dei protagonisti del libro; Carmine Cracco. Nell’insieme rappresenta la realtà di ciò che fu l’unità d’Italia, una conquista feroce, e per assoggettare la popolazione meridionale usarono i metodi più efferati, superando in disumanità persino le SS tedesche. Il corpo militare che si distinse in quanto a crudeltà e con stragi indiscriminate di centinaia di migliaia di civili furono i bersaglieri, dei veri carnefici. Trattarono il Meridione come una colonia africana, dove la vita degli indigeni non aveva valore. Si ribellarono e combatterono, ma traditi e abbandonati da tutti furono traditi, abbandonati, uccisi, torturati, perseguitati e imprigionati nei lager dei Savoia sulle Alpi, dove morirono a migliaia, trattati con crudeltà senza pari. Solo la voce dell’Europa, principalmente Francia e Inghilterra, fece mitigare la infame mano savonarola. Il libro riporta che un personaggio non si arrese mai e non fu mai tradito, e per quarant’anni diede filo da torcere alle forze dell’ordine, vendicandosi di tutto ciò che aveva subito, si chiamava Rocco Menna, entrato nella leggenda popolare. Ancora oggi i contadini e i pastori della Basilicata ricordano Rocco chiamandolo “Il Diavolo di Rionero”  –  30/12/2012.

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Il regista James Cameron – che diresse “Titanic” – ha stabilito un record e ha dato un  impulso all’esplorazione sottomarina, perché ora si potranno conoscere tutti i fondali dei nostri mari. Si è preparato per otto anni, costruendo un sottomarino con tecnologie all’avanguardia, inventando e brevettando materiali speciali per l’impresa. E’ sceso nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo della terra, rimanendoci per circa 3 ore, filmando con telecamere 3 D. Ne verrà fuori un documentario. Ha spostato la conoscenza umana, perché conosciamo più i pianeti che gli abissi degli oceani.  –  31/03/2012

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L’effetto serra sta colpendo in modo pesante anche gli U.S.A., perché non si tratta solo degli uragani e dei tornadi, ma di qualcosa di peggiore. La città di San Francisco sta sprofondando, e il mare sta divorando la baia. L’università statale della città ha calcolato che, in meno di 40 anni, il livello del mare salirà di 36 centimetri. Questo processo di erosione fa scomparire 30 centimetri all’anno di  spiaggia. Lo Stato sta cercando delle soluzioni. Tra le proposte c’è quella di copiare il sistema di dighe simile a quello olandese, anche se ciò coprirà la visuale si passaggi più belli della città. San Francisco è una città ricca, come lo è lo Stato della California, pertanto hanno gli strumenti per intervenire, ma il problema è globale, tocca tutta l’umanità. Se i Paesi poveri soccombono, quelli rocchi non possono fare miracoli, però possono contribuire a creare dei progetti per bloccare l’effetto serra, finendola di pensare solo agli interessi delle singole nazioni. L’unico rimedio è di finirla di soccombere sotto l’arroganza delle multinazionali dei combustibili fossili; è di dare il via a una nuova era con le energie rinnovabili. Mi auguro che l’America, con quello che sta succedendo alla California, prenda definitivamente una posizione netta, per dare vita a un nuovo corso storico.  –  1/04/2012

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Oggi ho ricevuto una visita inaspettata. E’ venuto a trovarmi l’avvocato da Salerno. Non lo conoscevo di persona, ma mi ha fatto molto piacere conoscerlo. Mi ha colpito molto la sua attenzione e la sua affettuosità Mi ha informato di un’idea tecnica del diritto, per rendere la mia posizione molto più leggera. Mi auguro per me e per lui che riesca nel suo intento, così mi sarebbe possibile accedere a qualche beneficio più agevolmente.  –  2/04/2012

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Mi ha chiamato il Magistrato di Sorveglianza, la Dott.ssa Magnavita. Avevo chiesto un colloquio dopo il rigetto del permesso e le avevo inviato una lettera, che avevo pubblicato nel diario. Siccome avevamo fatto con lei, il 20 marzo, la presentazione del libro, mi ha subito riconosciuto. E’ stata molto gentile, offrendomi anche il caffè. Le ho chiesto del premesso presentato all’inizio di marzo. Non le risultava. Dopo mi sono informato e, per la burocrazia, la lettere era stata spedita alla fine del mese e ancora doveva riceverla. Forse è stato meglio. Questo ritardo casuale, consente la valutazione  per la fine di questo mese. Nel frattempo, mi ha informato lei, ha convocato una riunione di tutta l’area della sorveglianza di Catanzaro, per decidere l’indirizzo da prendere sull’art. 4 bis. Mi auguro, e con me tutto il carcere, che prendano la decisione di superare l’art. 4 bis, così finiranno le pene infinite e a fine pena. Quando non si conoscono le persone, perché il contatto è solo burocratico, la cosa più facile è mostrificare l’interlocutore, per spiegare la propria impotenza contro l’istituzione che burocraticamente non agevola il ritorno a casa. Faccio mea culpa, perché devo ammettere che ho sbagliato a giudicarla. E’, viceversa, molto gentile, affabile, disponibile. Anche se dovesse rigettarmi il permesso, questo mio concetto non cambierà.  –  3/04/2012

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Ho scritto una lettera al vescovo Vincenzo Bertolone, venuto mercoledì scorso ad officiare messa. Avendolo visto sensibile al nostro problema sull’ergastolo ostativo, ho pensato che una lettera poteva essere più esauriente per chiarirgli le idee circa cosa è l’art. 4 bis. Mi auguro di esserci riuscito, e anche di avere innescato una riflessione sugli argomenti trattati nella lettera.

Gentile Eccellenza.

Sono il detenuto De Feo Pasquale, ho letto a messa la lettera a nome della sezione.

Sono cinque ani che abbiamo iniziato la lotta per fare abolire l’ergastolo ostativo, una delle più grandi aberrazioni dei nostri tempi: murati vivi per legge. A sentirla parlare nella sua omelia dell’ergastolo ostativo, mi si è aperto il cuore, perché questo orrore viene miscelato e ammorbidito con parole soft, dandogli tutta un’altra connotazione.

L’ergastolo è una pena di  morte diluita nel temo, una morte lenta e crudele, con la finzione di essere più umana della pena di morte. La pena di morte ha bisogno di un coraggio momentaneo, l’ergastolo è tutta l’esistenza, perché è oggi, domani e sempre. Giornalisti prezzolati disinformano dicendo che l’ergastolo non si sconta e che al massimo si tratta di dieci anni di carcere. Se fosse così perché non abolirlo? Si sconta la pena fino alla morte del reo. Abbiamo notizia di ergastolani che muoiono di vecchiaia e malattia, tutti i mesi.

Prima delle leggi emergenziali del 1992 –emanate per le stragi di Falcone e Borsellino – c’era almeno una speranza per i pochi ergastolani che c’erano all’epoca. Poi sono lievitati a dismisura negli ultimi 20 anni. Agli ergastolani è stata espropriata la vita e non gli appartiene più. Con l’art. 4 bis che rende ostative le pene e l’ergastolo, hanno eliminato ogni residua speranza. Con il 41 bis hanno istituzionalizzato la tortura e azzerato i diritti umani. E’ stato creato un obbrobrio che somiglia alla Germania dell’Est. Se collabori, mettendo altri al posto tuo, ti fanno uscire. In caso contrario, diventi un mostro da schiacciare con ogni mezzo. Il furore dei giustizialisti ha manipolato fatti d’ordine pubblico, facendoli diventare una questione morale, e tutte le aberrazioni sono state legittimate e giustificate. La barbarie peggiore è stata che la responsabilità personale –sancita dalla Costituzione-  nel Meridione è diventata collettiva, e la repressione, da 20 anni viene esercitata come fosse una colonia africana.. “terrorizzare gli indigeni affinché facciano i bravi”.

Sono 150 anni che il Meridione è un problema di ordine pubblico. Ormai è palese che le stragi del 1992 furono simili a quelle degli anni ’70, “strategia della tensione”, organizzate da poteri dello Stato. Tutte queste leggi emergenziali violano la Costituzione e la civiltà del Paese. Mi auguro –altrettanto i detenuti ristretti in sezione con me- che lei possa alimentare un dibattito per l’approfondimento della questione tra le varie personalità. La ringrazio per tutto quello che farà, e colgo l’occasione per farle gli auguri di Buona Pasqua. La saluto fraternamente e che la pace di Gesù rimanga sempre nel suo cuore.

Catanzaro 4-4-2012”  –  4/04/2012

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Ho letto i post che ha spedito Pamela. Tra le tante cose interessanti ce ne è una che mi ha molto colpito, la morte di Gregorio Durante di Lecce. Soffriva di crisi epilettiche, prendeva ue farmaci per non averne. Prima gli hanno tolto uno dei farmaci. All’insorgere della malattia, l’ignoranza del Direttore e di alcuni dottori suoi sodali, l’hanno ritenuto simulatore, e mandato nel reparto ospedaliero di psichiatria. Al ritorno l’hanno abbandonato a se stesso, e, quando si sono resi conto di quello che avevano fatto, hanno trovato il secondo medicinale, ma ormai era troppo tardi, perché non riusciva più a inghiottire. Un detenuto che lo accompagnava a colloquio con la carrozzina, riferì alla madre “fate qualcosa perché lo faranno morire”. Una mattina lo trovarono morto, un decesso annunziato. Nel post c’è la foto di qualche anno prima con il figlio, in salute e sorridente. E ce ne sono due nell’obitorio, un  uomo scheletrico e con il pannolone. Questi sono omicidi e non decessi. Di questi casi ne succedono centinaia nelle carceri italiane. Sono stati rinviati a giudizio a 14 persone, il Direttore con tutti i suoi complici. Queste persone non pagano mai, perché o non vengono condannate o il reato va in prescrizione.  –  5/04/2012

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Roma ladrona è diventata Lega ladrona. Un partito razzista e rozzo lo era anche nella ladroneria. Tutta la famiglia Bossi prendeva i soldi del partito – “rimborsi elettorali” e li usavano per i loro fatti privati. La Lega era l’ultimo partito della Prima Repubblica. Ricordo che neanche era nato e subito fu inquisito nella storica maxitangente di Enimont, nella quale tutti i segretari del pentapartito DC-PSI-PLI-PRI-PSDI furono massacrati dal pool di Milano di Tangentopoli. Bossi fu l’unico “miracolato”. Come sempre, ogni volta che lo prendono con le mani nella marmellata, accusa cospirazioni di Roma Ladrona. Farà altrettanto anche adesso. Qualcuno dovrebbe ricordargli che da 20 anni rappresenta Roma ladrona, pertanto solo i fanatici e gli stupidi possono ancora credere alle sue castronerie.  –  6/04/2012

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Ho finito di leggere Wired e ho trovato la stessa notizie che avevo letto su un quotidiano qualche settimana fa. Si tratta della ricostruzione de L’Aquila. Renderla una smart city, una città intelligente, con internet per tutti, energia pulita e tutto ciò che rendono le città come quelle che immaginiamo nel futuro. Case che non disperdano  calore, scuole più efficienti, raccolta differenziata, trasporto urbano, risparmi energetico, ecc. Credo che, se gli stessi interventi venissero fatti in tutto il Paese, non solo ci proietteremmo nel futuro, ma si smuoverebbe una montagna statica facendo posti di lavoro e le imprese avrebbero tante commesse. Ne gioverebbe tutto il Paese e i conti dello Stato. Purtroppo la dittatura burocratica appassisce ogni dinamismo, rende il Paese una palude e ferma il futuro.  –  7/04/2012

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Abbiamo mangiato e bevuto talmente tanto, che il giorno dopo mi sentivo ancora pieno e mi girava ancora la testa. Eravamo in otto, in armonia e abbiamo passato una bella giornata. Mi auguro che le feste pasquali dell’anno prossimo io le possa passare a casa, in una bella tavolata con tutti i miei famigliari.  –  8/04/2012

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La Pasquetta l’abbiamo trascorsa come ieri, anche se abbiamo mangiato di meno e bevuto bibite, ci siamo divertiti lo stesso. Immagino una bella Pasquetta in compagnia tra gli alberi, in tanti di noi, sarebbe una giornata che ho nei miei pensieri da tanti anni.  –  9/04/2012

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Dopo tante ricerche e vari esperimenti, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che l’amore è una droga. Comparando il cervello, attraverso macchinari, le sensazioni della droga con  quella delle persone innamorate, le stimolazioni sono le stesse. Questo spiega il motivo delle tragedie quando finisce un rapporto d’amore. I tossicodipendenti in astinenza diventano anche loro dei disperati, capaci di qualsiasi cosa, uguale agli innamorati. Questa scoperta l’ha fatta una nuova disciplina che si chiama NEUROBIOLOGIA, e la scoperta anche che il cervello non smette mai di modificarsi. Ogni giorno ci sono nuove scoperte e credo che ce ne saranno ancora molto in futuro, e fra qualche secolo cambieranno radicalmente la nostra vita.  –  10/04/2012

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Ho finito di leggere la rivista NUNATAK. Tra le tante cose scritte, quella che sul popolo Basco ha solleticato la mia curiosità, principalmente per una frase dello scrittore latino religioso Silvio da Marsiglia, “preferirono vivere liberamente con il nome di schiavi che essere schiavi con il nome di liberi”. Prima li romanizzarono con la forza delle legioni, poi con i roghi dell’inquisizione. Nella montagna della Navarra, regione spagnola su 10.000 abitanti, furono inquisite o denunciate per stregoneria 8474 persone, per sradicare tutti i loro usi e saperi ancestrali. Ma ancora oggi i Baschi sono fieri della loro terra, usi, costumi e di essere Baschi, un popolo libero anche se oppresso da spagnoli e francesi.  –  11/04/2012

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Il Napoli ha perso per la terza volta consecutiva, incassando tre reti a partita. Da una parte mi dispiace, ma dall’altra l’auspicavo, perché così De Laurentis capirà che ci vogliono ventidue titolari, e non undici. Fino ad oggi hanno tirato la carretta alla grande, ma non potevano durare molto. Alla fine sono scoppiati. Ci vogliono almeno quattro acquisti di qualità, un difensore destro, un laterale sinistro, un centrocampista e un’attaccante per sostituire Cavani. Inoltre non perdere Insique che gioca nel Pescara. Con questi innesti, senza perdere i titolari, l’anno prossimo le soddisfazioni saranno molte.  –  12/04/2012

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E’ iniziato un corso di teatro. Oggi è stato il primo giorno, la persona venuta ad insegnarci come si recita sul palcoscenico è stata molto simpatica. Ci ha raccontato che ebbe il primo impatto col teatro alle elementari, andò in visita con la scuola in un teatro a Catanzaro, ed ebbe la folgorazione per la recitazione. Ha decenni di attività teatrale alle spalle. In un’ora e mezza ci ha spiegato tante cose  mostrato anche qualche particolare di recitazione sul palcoscenico. Si chiama Tonino, il nome non lo ricordo, è bravo, molto diretto e ironico, che non gusta mai. Verrà una volta alla settimana, tutti i venerdì.  –  13/04/2012

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Un amico di Eugenio, un regista, Peter Del Monte, ha letto il nostro libro e aveva chiesto a Eugenio se poteva scriverci. Eugenio gli ha detto di scriverci e di indirizzare la lettera alla Direttrice. Oggi, dopo oltre un mese, abbiamo avuto copia della lettera, molto bella e significativa. A parte l’insieme della lettera, mi ha colpito per il fatto che ci ha ringraziato per la lezione che gli abbiamo dato. Ciò è motivo di orgoglio perché vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono. Allego la lettera perché merita di essere letta:

“ 10-03-2012

Buongiorno,

Sono un amico di Masciari. Ho letto il lavoro che avete fatto con lui e sono rimasto molto colpito. Con il vostro cenacolo avete realizzato, nel periodo in cui siete stati insieme, una inattesa difesa della vostra persona e dignità, la realizzazione di una piccola utopia. Perché nel buio avete portato il pensiero, la luce. Le vostre riflessioni  sono sorprendenti, non solo perché spesso intelligenti e originali (e quelli che stanno fuori, al riparo, hanno difficoltà a immaginare pensieri simili nella testa di un pregiudicato), ma perché sono profonde. E’ un’acqua che viene dal fondo del pozzo e si sente. Io che vivo in superficie ho l’abitudine di essere circondato da persone che frastornano con la loro abilità dialettica e la loro esibita intelligenza, ma raramente le loro parole vengono dal profondo e non lasciano traccia, perché non nascono dalla vita. Voi potreste replicare: di questa profondità noi che ne sbattiamo, ci piacerebbe molto di più stare fuori al sole, sguazzare anche noi in superficie, essere superficiali, dimenticare. Vi capisco e immagino la vostra sofferenza, ma da parte mia non posso che ringraziarvi della lezione che mi avete dato.”

Peter Del Monte”  –  14/04/2012

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Ho letto una notizia che mi ha convinto ancora di più che un Bill Gates non potrebbe mai avere fortuna, secondo le sue capacità, nel nostro Paese. Un imprenditore, Fulvio Rinaldi, nel 2002, aveva lanciato sul mercato una geniale intuizione. Aveva creato “Your Store”, vendeva beni e servizi a prezzi scontati, prima di tanti colossi mondiali. Il Rinaldi raccoglieva le iscrizioni sul WEB e distribuiva una sorta di carta di crei prepagata “carta blu”, con la quale i soci potevano acquistare beni e servizi in tutti i negozi online o su strada che aderivano al progetto Yourstore. Tutto a prezzi scontati, dal parrucchiere, alle crociere, ecc. Per quattro anni, fino al 2006, la Yourstore fu un’impresa di successo con un giro di affari di 45 milioni di euro, con settemila dipendenti. La sua geniale invenzione fu stroncata dalla magistratura, che lo accusò di truffa. In Italia vanno bene i giullari di potere come Berlusconi, i governativi a prescindere di chi governa come gli Agnelli, e i truffatori che foraggiano i partiti come Tanzi. Nel 2006 fu inquisito con i suoi soci. Dopo tre anni, la Yourstore fallì, senza che nessuno perse un euro. Nei giorni scorsi il Tribunale di Roma lo ha assolto dall’accusa e nella sentenza depositata in cancelleria, la Corte ha riconosciuto che il sistema ideato da Rinaldi dava benefici a tutti, perché tutti avevano un ritorno economico: clienti, negozi e imprese. Ma era soprattutto la gente comune ad avere benefici, perché pagava a cifre scontate prodotti che altrimenti non avrebbe potuto acquistare. Amareggiato, ma non sconfitto, anche se ha perso dieci anni per colpa della magistratura. Gli è stato chiesto quale consiglio darebbe a un giovane. Lui ha risposto che gli direbbe di andare all’estero, perché il nostro sistema paga un’arretratezza strutturale che impedisce alle migliori energie di emergere, e la burocrazia mastodontica è il primo problema contro il quale ci si deve scontrare, cosa successa anche a lui. La magistratura italiana fa buona guardia affinché il sistema non cambi e tutto si conservi così com’è ora, perché così vogliono i padroni d’Italia.  –  15/04/2012

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Anche se la censura dei media è molto opprimente, le notizie filtrano lo stesso. In Germania e in Austria il clero vuole riforme profonde in seno alla Chiesa, e c’è un prete, Helmut Scheuller che capeggia  la rivolta. In Austria lo segue il 72% del clero. Vogliono cambiamenti concreti; dall’abolizione del celibato, al sacerdozio femminile e ai laici, all’eucarestia anche per i non credenti e i membri di altre confessioni. Questo prete dice delle cose che sono le aspettative di un terzo dei credenti. Questa teologia ferrea ed immutabile allontana la gente, perché tra la teologia e le esigenze terrene, tra teoria e realtà, fra dogmatismo e bisogno spirituale, c’è un solco immenso. L’ultimo religioso tedesco che innescò simili discorsi fu Martin Lutero, perciò meditassero bene i fedudatari del Vaticano, perché se succede questa rivolta, sarà un colpo mortale per il primato di Roma.  –  16/04/2012

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Nella trasmissione di Fabio Fazio  “Che tempo che fa”, su Rai Tre, c’erano ospiti il regista Daniele Vicari e il produttore Domenico Procacci, per parlare del film “Diaz, non cancellate quel sangue”, riguardante i fatti del G8 di Genova nel 2001, girato e prodotto dai due. Il regista spiegava che, tutto ciò che è raccontato nel film, risulta agli atti p processuali, molti episodi sono stati omessi perché troppo crudeli. Afferma che furono sospesi tutti i diritti umani. Alla Diaz fu un grave episodio, ma alla caserma Bolzaneto fu ancora peggio, perché le persone furono torturate per giorni interi. Unanime condanna da tutti gli organismi internazionali, tra cui Amnesty International, che ha definito l’accaduto “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale, dopo la seconda guerra mondiale”. Continuando, i due affermano in modo chiaro che, alla Diaz e a Bolzaneto, ci fu un comportamento criminale da parte delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Fazio nel recriminare l’accaduto, si è chiesto come fosse stata possibile una tale esplosione di violenza, in modo subdolo come a fare capire che non era mai successo prima un fatto del genere in Italia. Nel sentirlo mi sono molto incazzato, perché lui sa bene che dieci anni prima e per alcuni anni è successa la stessa cosa a Pianosa e a L’Asinara con il 41 bis e anche in altre carceri, ma siccome dovrebbe menzionare i novelli Savonarola dei suoi amici del circolo dell’odio antimafia, tra cui il suo amico Saviano, tace e si censura in modo settario e miserabile. Certi fatti sono successi anche prima; quando c’era il terrorismo delle brigate rosse, il generale Dalla Chiesa faceva torturare tutti gli arrestati. Non erano fatti sporadici, ma un metodo sistematico. Indignarsi per alcuni episodi e non per altri, prepara il terreno per altri episodi analoghi.  –  17/04/2012

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Stamane l’educatrice Fabiani mi ha portato una lettera del premio letterario Goliarda Sapienza. La lettera è stata spedita alla Direttrice per informare lei e a sua volta anche me. I curatori del premio hanno fatto richiesta al Ministero per farmi partecipare di persona alla premiazione del premio che si terrà il tre maggio presso il teatro del carcere di Rebibbia a Roma. Ci sarà una guerra di giornalisti, scrittori e critici letterari, che leggeranno i 20 racconti finalisti, per poi procedere alla votazione che decreterà i vincitori. Non credo che il Ministero mi darà l’autorizzazione. Non me l’ha data per andare a ritirare il premio letterario Casilini nel carcere di Reggio Calabria, figuriamoci se lo farà per andare  a Roma. Mi auguro che il racconto passi la selezione e venga inserito nel libro, perché ci sono argomenti che meritano di essere divulgati.  –  18/04/2012

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Siamo stati informati che possiamo farci la doccia tutti i giorni. Il mese scorso, discutendo con l’educatrice Napoli di questo problema, mi aveva fatto capire che ne stavano parlando, perché era un nostro diritto farci la doccia tutti i giorni, come prescrive l’art. 134 comma 3 del Regolamento di Esecuzione. Un altro problema è risolto, ora manca solo di risolvere il problema del computer e la stampante.  –  19/04/2012

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I generali americani hanno commissionato studi sul clima del futuro per mettere in cantiere strategie per bloccare i profughi dal Messico, perché la desertificazione prodotta dai 3 gradi in più dell’effetto serra, ha creato una marea di persone che si spostano per sopravvivere. L’Europa starà facendo lo stesso  perché dal Sud del Mediterraneo arriveranno milioni di  disperati dai deserti meridionali, spinti dalla carestia e dalla fame. Tutto ciò potrebbe essere bloccato con l’azzeramento dei combustibili fossili e la deforestazione, con un nuovo corso sulle energie rinnovabili. Gli Stati Uniti nel 2014 firmeranno una legge che stornerà gli aiuti federali dai combustibili fossili verso massicci investimenti nelle fonti rinnovabili e nella coltivazione delle alghe. L’augurio è che la loro decisione produca un effetto a catena,  e tutte le nazione ne mondo investano per cambiare la loro produzione di energia, con quelle ad emissioni zero.  –  20/04/2012

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Credevo di sapere una cosa e non mi curavo se effettivamente  la conoscenza era precisa. Apro il dizionario e comprendendo che non solo ho una conoscenza parziale e personalistica, ma dell’argomento ignoro tante cose. Questo fatto mi ha fatto riflettere e sono giunto alla conclusione che non si impara quando si crede di sapere una cosa, ma la si impara bene quando non si crede di saperla. Affinché non si cada in questi comportamenti presuntuosi che rivelano ignoranza, bisogna predisporsi ad apprendere sempre, principalmente gli argomenti che si credono di sapere. Non si finisce mai di imparare nella vita.  –  21/04/2012

Breve riflessione dopo un week end nel mondo reale.. di Giovanni Arcuri

Giovanni Arcuri è uno dei protagonisti del Blog emersi in questo anno. Giovanni è detenuto a Rebibbia, ha 54 anni e ha scritto tre libri, di cui due pubblicati. Ma soprattutto è una persona di grande “robustezza” interiore, che gli ha permesso di resistere mentalmente negli anni di detenzione. 

Il film Cesare deve morire -dei fratelli Taviani- che ha vinto l’Orso d’oro al festival di Berlino di quest’anno, lo ha visto tra gli attori principali, nella parte di un vigoroso Cesare dalla parlata romana.

Nel breve brano che pubblico, Giovanni racconta le sue emozioni dopo due giorni di libertà -nell’ambito di un permesso premio recentemente concessogli. Proprio in questi giorni di libertà Giovanni ha ricevuto la notizia dell’Orso d’oro assegnato a Cesare deve morire.

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La sera che sono arrivato a casa per il mio primo permesso dopo dieci anni di detenzione è anche arrivata la notizia che il film Cesare deve morire (in cui ho interpretato Giulio Cesare) aveva vinto l’Orso d’oro al Festival del Cinema di Berlino. Ti puoi immaginare l’euforia e il susseguirsi di telefonate e la lettura delle news sulle varie testate giornalistiche italiane e straniere che ho individuato in internet. Insomma sono stati momenti di grande trepidazione da tutti i punti di vista. Ho scritto due righe sulle riflessioni che sono maturate in quei tre giorni  avendo avuto l’impatto con la libertà dopo così tanti anni..

 

 

L’impatto con il mondo reale è stato come un balzo nel tempo e nello spazio. Dopo avere trascorso circa un’ora nell’attesa del lasciapassare della matricola per varcare la soglia del carcere di Rebibbia di Roma, sabato 18 febbraio, alle ore 12 ho finalmente rivisto la libertà per il primo permesso premio a casa. Sono passati dieci anni di detenzione da quel famoso 20 settembre del 2001.

Anni di sofferenza, di riflessioni, d’ingiustizie processuali, di sensazioni forti.

Moltissime descritte nei miei libri, altre nei cassetti della memoria e sono scolpite nel cuore e nella mia anima. Non è comunque del mio passato o della detenzione che voglio parlare oggi ma di quello che ho provato al mio ritorno nel mondo vero lasciando per tre giorni il congelatore dove sono seppellito.

Sì, perché questa dimensione si avvicina molto a uno stato di ibernazione, di parcheggio abbandonato… Bene, a parte l’impatto iniziale che mi ha raggiunto come una scossa elettrica e mi ha lasciato per tutto il tragitto in uno stato ipnotico in cui non riuscivo bene a separare la realtà dall’illusione, prima di arrivare a casa ho avvertito un senso di confusione nei confronti del mondo circostante. Le macchine, il traffico, i motorini che sfrecciavano velocissimi a un centimetro dalla macchina di mio fratello e non essendo abituato a tutto questo mi creavano dei problemi d’insofferenza. Pur non guidando la macchina durante il percorso ho tenuto quasi ininterrottamente il piede piegato sul freno virtuale. Ad ogni accelerazione avvertivo una sensazione di pericolo. Questo crea il carcere prolungato, un senso di alterazione delle proporzioni  e di prospettiva non essendo più abituati alle estensioni e alla velocità si resta impacciati e anche insicuri rispetto agli eventi mobili e agli eccessivi rumori. Una sorta di alienazione.

Una volta a casa dopo i festeggiamenti, ed un bagno nella vasca dopo dieci anni di docce, quando ero nel mio letto a notte fonda e non riuscivo a prendere sonno per tutto ciò che stava accadendo nella mia vita (Orso d’oro a Berlino incluso avvenuto la stessa sera…) ho fatto una constatazione.

Nel carcere qualcosa di positivo accade:si dà valore alle piccole cose riuscendo a fare a meno del superfluo, alle cose che chi vive fuori non considera quasi più. Ciò che per il detenuto è necessariamente superfluo è essenziale invece per chi vive la vita vera. Di conseguenza, chi raggiunge questa consapevolezza da dentro avrà più forza di chi è fuori perché valorizzerà le cose di tutti i giorni e gioirà per avvenimenti a cui nessuno fuori dà più importanza. Questo principio era anche sostenuto dalla scuola stoica che fu fondata ad Atene intorno al 300 a.C. da Zenone di Cizio. La fondazione dell’etica stoica è il principio che il bene non si trova in un oggetto esterno, ma nella condizione dell’anima e nella saggezza offerta dall’assenza delle passioni e dai desideri che turbano l’esistenza.

Alla fine, nelle mie elucubrazioni notturne sono riuscito anche a trovare un aspetto positivo della detenzione, non sarà che sto andando fuori di testa?

Lascio a voi le considerazioni del caso e saluto tutte le amiche e gli amici che mi seguono sempre.

L’affettività in carcere.. dal carcere di Carinola

Dal carcere di Carinola ci è giunta questa lettera collettiva sul tema decisivo dell’affettività in carcere. Un essere umano non può essere privato delle emozioni e dei sentimenti. Il carcere condanna intere esistenze a una disperata disarticolazione affettiva e sensoriale.

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L’AFFETTIVITA’ IN CARCERE

UNA NECESSITA’ O UN PRIVILEGIO?

Dipende da quale finalità si assegna alla pena.

Solo dopo un’attenta riflessione in scienza e coscienza sulle finalità della pena in Italia si può esprimere un giudizio appropriato, altrimenti esso sarà viziato o da un sentimento giustizialista o da uno di pietas, due forme del sentire che non hanno nulla  a che vedere con la logica, la razionalità, la ragione e il pragmatismo.

Se la pena ha solo una funzione punitiva e retributiva, allora ci sta tutto: privazioni, sofferenze, tortura, castigo e supplizio. Se invece le finalità che la Costituzione assegna alla pena sono da un lato quella di prevenzione generale e di difesa sociale, con ci connessi caratteri di afflittività e retributività e, dall’altro quella di prevenzione speciale e di risocializzazione sociale del reo, allora L’AFFETTIVITA’ in carcere è solo uno degli elementi fondamentali del trattamento rieducativo per tre ragioni distinte, ma convergenti: una di FATTO, una di MEDICINA e una di DIRITTO!

Se poi durante l’esecuzione della pena mancano tutti gli altri  elementi del trattamento, a cominciare da n percorso di formazione e di lavoro, allora l’affettività in carcere diviene essenziale, in quanto, in questo vuoto strumentale, la famiglia rappresenta l’unico vero argine alla devianza una volta finito di scontare la pena, senza avere avuto modo di migliorarsi, rimanendo fermi alle condizioni di quando si è entrati, mentre la società invece è continuata ad andare avanti, nell’economia, nella tecnologia, nelle forme di linguaggio e comunicazione.

Insomma, se da un sistema carcerario così come quello che c’è in Italia si esce più cattivi e più ignoranti di prima e, se nel frattempo, si sono allentati i legami familiari per le difficili condizioni cui devono sottostare durante la dentizione del congiunto, allora diviene ancora più difficile trovare una propria collocazione nel tessuto sociale! Quando si è in ritardo rispetto alla società si è sempre precipitosi: essere in ritardo significa essere fuori dal tempo. In fallo! Se poi si è anche soli, allora non si ha bisogno di legami legittimanti.

La pena invece, in una società disciplinare come la nostra, ha bisogno di un’occasione di riscatto e di riqualificazione umana, non di prigionia che non è né formazione né educazione, ma un’esistenza vuota, priva di contenuti UMANI, che sospende temporaneamente e per certi versi aggrava  il corso della vita dei reclusi, segnati, non insegnati da uno stato di cattività, che priva non solo della libertà, ma anche e soprattutto dei bisogni più elementari dell’uomo, come lasciarsi andare ad un momento di felicità o anche di debolezza nell’intimità della famiglia: tutti comportamenti mortificati dalla crudeltà dei colloqui collettivi, dove una semplice carezza può trasformarsi in provocazione e una lacrima in debolezza.

L’AMORE E L’AMICIZIA invece, rendono l’individuo parte del mondo e gli danno la sua giusta collocazione nel sistema sociale; dove l’amore e i legami sentimentali e amicali mancano, il mondo diviene individuale. Chi è senza amore e legami, l’unico sentimento che conosce è l’egoismo, non mediato da alcuna forma di relazione con gli altri e con il mondo e allora tutto è possibile in quanto l’unica ragione legittimante è il proprio sentire: il bene non esiste a livello individuale, ma di relazione con gli altri. Se la relazione manca, anche il bene ne risente.

L’ANIMALE in cattività, una volta libero, non sa più stare con i suoi simili e l’unica forma di relazione che conosce è la violenza. Una volta che si sono perse quelle che legittimavano la propria appartenenza e le proprie azioni, significa essere sciolti da ogni regola.

L’ostacolo più grande ad ogni iniziativa di riforma è sempre la stessa motivazione: la sicurezza della collettività prima di tutto! Ma se una carcerazione esclusivamente punitiva non restituisce uomini migliori e se l’imperfezione del sistema sociale produce un deviato su dieci, mentre il carcere che il compito di disciplinare la vita di chi ci vive dentro non riesce a farlo per l’inesistenza di un trattamento preventivo, andando avanti con gli anni la società sarà sempre meno sicura, perché ai deviati di domani si sommerà la recidiva dei primi. La restituzione invece deve essere l’arte della  relazione educativa e della giustizia, del rimettere a posto la vita, non com’era prima ma come non lo è mai stata.

Al detenuto non è neanche data la possibilità di coltivare i suoi interessi affettivi, che rimangono drammaticamente fuori da ogni colloquio. La solitudine, la lontananza, e quindi, l’impossibilità di coltiva rapporti sentimentali fondanti sono spesso all’origine di un crollo psicofisico, di cui risente tutta la famiglia, con la conseguenza di una inevitabile frammentazione del rapporto emotivo-sentimentale.

E’ indubbio che un carcere così rappresenta per il soggetto detenuto una seria minaccia per gli scopi di vita dell’individuo e della sua famiglia; per il suo sistema di difesa e di regolazione; per il suo senso di autostima e di sicurezza. In queste condizioni egli è sottoposto ad una continua pressione nel tempo che si concretizza in una progressiva disorganizzazione della sua personalità.

Studi di sociologia, condotti da Donald Clemmer, nelle carceri USA, illustrano chiaramente che tra i fattori che maggiormente influenzano la condotta delinquenziale dei condannati c’è la carenza dei contatti intimi e di relazione sociali fondanti, senza i quali il recluso finisce per identificarsi con i costumi, la cultura e il codice d’onore del carcere: un detenuto  che si allontana o è allontanato dalla moglie, dalla compagna, o dalla famiglia di origine per l’impossibilità di coltivare  interessi affettivi, intimi e sentimentali, cerca una risposta alla sua solitudine in un riconoscimento nei compagni più prossimi, quindi nell’istituzione penale. Per questi motivi i colloqui e gli incontri  con la famiglia dovrebbero rivestire un ruolo di grandissima importanza. Essi costituiscono infatti gli unici momenti in cui i detenuti riescono a riportare in vita i propri legami sociali, il proprio passato e soprattutto le prospettive di un futuro in compagnia delle persone veramente importanti per lui.

Questo è quello che le norme e il buon senso prescrivono. Nella realtà però, molti detenuti e famigliari esprimono la difficoltà a ritrovarsi nello spazio angusto e nel tempo ristretto delle sale di colloquio, tanto da dover rimandare alla comunicazione epistolare, chi ne è capace, gli scambi più autentici. Le sale colloqui sono infatti ambienti di 20 mq. circa, mal areati, divisi da un bancone di cemento, che separa i detenuti dai familiari. Fonicamente la situazione  risulta essere assai sgradevole, considerato che per ogni sale si svolgono fino a 8/9 colloqui contemporaneamente, e che per ogni detenuto accedono fino a tre persone. Quindi nella loro massima capienza in 20 mq. vengono ammassate 36 persone. In una condizione ambientale siffatta è molto probabile che se si facessero i dovuti controlli, l’intensità sonora risulterebbe molto al di sopra della tolleranza umana. Di questo ne è prova il fatto che molti detenuti alla fine del colloquio accusano vertigini  e labirintite, senza riuscirne a capirne la causa.

Le visite costituiscono a livello tratta mentale un fondamentale strumento di resistenza contro uno degli aspetti più devastanti della prigionizzazione, ovvero il “disadattamento sessuale”. Il carcere infatti come ogni altra istituzione composta da membri di un unico sesso può facilmente portare a sviluppare anomalie sessuali. Probabilmente, dice Clemmer, nessun altro elemento della vita in carcere ha il potere di disorganizzare la personalità degli individui ristretti come l’immaginario sessuale che si sviluppa, che può avere uno sfondo più o meno normale, maniacale o omosessuale.

Lo stesso dice Victor Nelsone, altro sociologo americano, che afferma che fra tutte le possibili forme di privazioni, sicuramente nessuna è più demoralizzante della privazione sessuale (…) essere privato un mese dopo l’altro, un anno dopo l’ennesimo della soddisfazione sessuale che, nel caso del condannato a vita, può non giungere mai, rappresenta la quintessenza della degradazione umana.

… I prigionieri hanno un forte desiderio non solo del rapporto sessuale, ma anche della voce, il contatto, il riso e le lacrime di una donna; un desiderio inarrestabile per la donna in se stessa!

Gli effetti devastanti che la privazione dei rapporti sessuali comporta sulla personalità dei reclusi sono stati analizzati da un altro sociologo americano, Gresham Sykes, che ha affermato come i continui stimoli di natura sessuale, provenienti dai giornali, dalle riviste, dai libri, dalla radio, dalla televisione, dalle lettere amorose, provenienti dal genere femminile, mantengono vivo il desiderio sessuale anche nel buio del carcere. Di conseguenza, non potere avere un momento di intimità provoca nel detenuto turbamento e devianze dai canoni di normalità.

La privazione delle relazione eterosessuali, oltre a provocare frustrazioni sessuali, e talvolta ad indurre comportamenti deviati, possono comportare gravi conseguenze anche sul lato psico-fisico. La sessualità infatti è un elemento  costitutivo della struttura essenziale dell’uomo, che si esplica come parte integrante dell’espressione fisica e personale e come apertura alla comunicazione con gli altri. La questione in esame è talmente conosciuta che la riduzione o la perdita della sessualità costituiscono un danno biologico, classificato nelle tabelle medico legali convenzionali come lesioni micro permanenti e anche altre.

E’ chiaro che se il detenuto ha avuto esperienze omosessuali in carcere, anche solo come rari atti fantasie, dovute alla forte pressione esercitata dal desiderio sessuale, il proprio IO ne risulterà particolarmente aggredito rispetto a chi riuscirà a mantenere un comportamento quasi normale.

La minaccia più grave alla sua identità d’uomo, tuttavia, deriva dalla completa esclusione dal mondo femminile, che priva della polarità necessaria a percepire il significato ultimo dell’ESSERE se stesso: OVVERO, MASCHIO O FEMMINA!

Il detenuto è costretto a cercare la propria identità solo dentro se stesso e non anche nella propria rappresentazione che trova riflesso negli occhi degli altri; e dato che la metà del suo sentire gli è negata,l’immagine che il detenuto si fa di se stesso rischia di diventare completa solo a metà, dimezzando la sua identità.

I problemi psicologici derivanti dalla negazione della sessualità e dell’affettività sono stati affrontati anche in alcuni studi di medicina penitenziaria da alcuni medici, i quali hanno sostenuto che il processo di adattamento al carcere può provocare disfunzione nel complesso dei meccanismi biologici che regolano le emozioni, generando sindromi morbose di varie intensità, definite sindrome da prigionizzazione.

La proibizione della sessualità è anche l’effetto della detenzione che in modo lento ma inesorabile si riversa sui famigliari, mogli, fidanzati e compagne di vita, le quali si trovano senza alcuna colpa a subire un celibato forzato, prova inoltre una frammentazione tragica e dolorosa nella vita di relazione. Gli effetti causati da questo stato di cose sui partner sono spesso, se non allontanamento materiale, di sicuro sentimentale, generando conflitti e tensioni in famiglia che a poco a poco si disgrega.

In questo modo, andando avanti negli anni, al detenuto viene tolto tutto: libertà, sessualità, famiglia e sogni di una vita migliore, catapultandolo nella solitudine e nella rabbia.

La pena allora diventa inutile perché non rispetta il suo tempo. Invece, il compito della pena è quello di dare tempo, un tempo adeguato e appropriato a divenire quello che non si è mai stati. Dare tempo, non togliere tempo alla vita, questa è la soluzione più giusta per perseguire la difesa della sicurezza sociale. Ogni altra scelta è solo violenza gratuita e la violenza chiama violenza. Viceversa “l’amore” chiama “amore”.

Se l’Ordinamento giudiziario si basa esclusivamente sul criterio della proporzionalità dei delitti e delle pene, spesso accade che si resta ancorati ai termini dei tempi di detenzione, vuoti di trattamento preventivo per la difesa sociale, e colmi di sofferenza, per cui si mette in libertà chi alla fine della pena non ha ancora acquisito la propria libertà, la propria emancipazione, lasciando che vengano commessi delitti uguali e peggiori di quelli espiati.

In una politica di difesa sociale vera, il nocciolo importante non è nel castigo, ma la valorizzazione dei tempi di detenzione se dà ragione numerica si vuole farla diventare ragione educativa.

Una ragione penale che si ferma solo alla scadenza della pena e non si spinge oltre non si confronta con il processo di sviluppo delle persone.

E’ chiaro che in questo modo  la ragione penale appare svincolata dalla ragione della sicurezza sociale. Diventa insensibile nel momento in cui si chiude su se stessa per aprirsi a scadenze di tempi senza che ci si preoccupi di cosa o di chi uscirà fuori da quella scadenza.

Non si tratta di perdonare o di condannare. Ma è imperdonabile l’ordine sociale che non è capace di restituire il colpevole alla giustizia, come restituzione dell’individuo alla società e della società all’individuo. C’è un percorso della giustizia che va oltre il diritto, senza cancellarlo ed è quello di una giustizia restituiva per DIRITTO e per GIUSTIZIA!

A questo punto rimane da valutare solo la questione del DIRITTO, che è chiara ugualmente. La detenzione, comportando la privazione della libertà è una punizione in quanto tale. Le condizioni della detenzione e i regimi penitenziari non devono quindi aggravare le sofferenze inerenti ad essa. Inoltre , i diritti della persona,nessuno escluso, ricevono tutela dagli artt. 2 e 3 della Costituzione, com’è del resto riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità e di merito sia della Corte Costituzionale sia della migliore dottrina. L’art. 2 della Costituzione, in particolare, sancisce il valore assoluto della persona umana ed è norma a contenuto precettivo e non pragmatico. Cosicché ogni restrizione alla persona nella realtà sociale sarebbe suscettibile di assurgere al rango di diritto soggettivo perfetto con la conseguente tutela giurisdizionale.

Quanto al diritto alla sessualità occorre in proposito ricordare l’INCIPIT della Corte Costituzionale nella sent. 18-dicembre-1987, n. 561 che lo inquadra tra i diritti inviolabili della persona, come modus vivendi essenziale per l’espressione e lo sviluppo della persona. Essendo quindi la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana, che l’art. 2 Cost. impone di tutelare.

Più di recente poi, a proposito del danno alla salute, la Corte Costituzionale nella sent. 184 del 1986 ha precisato  che le lesioni del bene giuridico della salute, in quanto valore personale garantito dalla Costituzione (art. 32) dà di per sé titolo, anche quando consegua non ad un reato, ma ad un mero illecito civile (art. 2043 c.c.) alla tutela giurisdizionale e al risarcimento  del danno patito, derivante dalla menomazione dell’integrità psicofisica, senza che occorra alcuna prova al riguardo.

Ipotesi che si realizza certamente nel caso in cui cagionando ad una persona coniugata l’impossibilità dei rapporti sessuali (sent. 6607/1986) è immediatamente lesiva dei diritti dell’altro coniuge ad eventuali  rapporti, quale diritto-dovere reciproco.

Nel caso specifico lo Stato, cagionando al detenuto l’impossibilità dei rapporti sessuali per motivi di prevenzione e pena, lede i diritti  dell’altro coniuge ad averli, senza che debba rispondere di alcuna colpa. Inoltre, attenta alla salute di entrambi. Trova infatti adeguata collocazione nella sent. n.8827 e 8823/2003 la tutela risarcitoria ai soggetti che abbiano visto lesi i diritti inviolabili della famiglia (artt. 2, 29 e 30 Cost.) concernenti la fattispecie del danno da perdita o compromissione del rapporto parentale.

Si afferma nella sent. 233/2003 della Corte Costituzionale, che nel caso in cui un fatto limita le attività realizzatrici della persona umana, obbligandola ad adottare nella vita di tutti i giorni comportamenti diversi da quelli naturali, si realizza un nuovo tipo di danno, definito  con l’espressione di “danno esistenziale”. In proposito Franco Geraudo, presidente dell’AMAPI, sostiene che l’attività sessuale nell’uomo rappresenta un ciclo organico che non può essere interrotto, senza determinare nel soggetto traumi fisici e psichici.

Quali conclusioni si possono trarre da questa analisi in FATTO, in MEDICINA e in DIRITTO?

Anzitutto, risulta chiaro che il carcere operante attualmente non restituisce persone migliori, inoltre la privazione della sessualità mina la salute delle persone nel fisico e nella psiche, aggravando non solo lo stato di salute, ma anche il carattere e la personalità di chi la subisce direttamente e indirettamente.

Quanto al Diritto è palese che questo stato di cose risulta in contrasto con i principi della Costituzione per quanto attiene la tutela della persona, della salute, della famiglia, di una pena rieducativa (artt. 2, 3, 27, 29, 30, 34 Cost.); altresì, mina la sicurezza della società nella parte in cui non riesce a restituire persone migliori di quando sono in carcere, al rischio che si commettano delitti uguali o peggiori di quelli per cui si è stati condannati.

La domanda allora è questa: perché nonostante tutto le cose restano così?

Dal Carcere di Carinola

Altre poesie… di Emidio Paolucci

Emidio Paolucci è un vero poeta. Io credo che ognuno meriti di esprimere se stesso tentando di fare poesia. Che ha sempre senso cercare di fare uscire la propria anima e le proprie emozioni. Non ho quindi la spocchia che alcuni hanno verso quelli “che credono di essere poeti”. Ma ci sono quelli che portano intrinsecamente la forza della poesia. Uno di questi è appunto Emidio Paolucci -detenuto a Pescara. Emidio ha una forte tempra passionale, una vibrazione spesso malinconica, e un pensiero ispirato agli ideali dell’anarchia.

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MANCA…

Manca poco

manca tanto

manca sempre più di quanto uno possa credere

manca sempre meno di quanto uno possa immaginare

quel che è

è che manca tutto in tutto questo niente

e ci si sente mancare svuotati ormai di tutto

manca

manca la normalità in tutta questa anomalia

manca un orizzonte tra tutte queste mura

mancano carezze per tutti questi pugni

mancano le chiavi per tutte queste porte

mancano i passi per tutti questi labirinti

manca

mancano i sogni per tutta questa realtà

manca l’amore in tutto questo odio

manca

manca il tempo per tutto questo tempo

manca il futuro in tutto questo presente

manca e mancherà sempre più di quanto uno possa credere

mancherà forse meno di quanto uno possa immaginare

ma manca più di tutto una cosa

per noi che siamo refrattari all’obbedienza

manca la speranza.

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SARA’ COSI’

Sarà così che le cose e le persone s’incontrano per poi

andarsene lontano

ci abbandonano i pensieri

poi i sentimenti

che si ridestano su quella materia che è stata nostra

ma l’ambizione giustifica ogni cosa dimenticando

poi andiamo via noi

partiamo per perderci in tutto ciò che non ci appartiene

cercando di fare nostro quel che mai sarà

quando ci illuderemo di essere arrivati

continueremo ad andare lontano

restando fermi in tutto quello che credevamo di avere abbandonato

e rimpiangeremo una ferita

e ancora tutte le ferite

ma poi torneremo ad illuderc

appena la vita ci sorriderà

e andremo lontano 

non accorgendoci che quello della vita era solo un ghigno

alla nostra tenacia d’illuderci

continueremo ad andare lontano in questo tempo eterno

che ci vede passare

che ci vede innamorati ed illusi di 

tutto ciò che mai sarà nostro.

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TENERO  E CRUDELE

E’ una provocazione l’affinità dei tuoi desideri

non è certo la paura di riscoprirti in tutto ciò

che non è stato

è solo l’angoscia di non averci mai

restando così

disorientati in queste vite a metà

indossando abiti che detestiamo

in un carnevale infinito a cui vorremmo rinunciare

dimmi a quanti disastrosi inconvenienti ci siamo abituati

dimmelo tu

tu che non hai dimenticao

ricorda che c’è la mia mano sulla parete

i nostri corpi sono solo un ricordo su di essa

un ricordo dove senza pudore mi nascondo desiderandoti

dimmi se ci si può amare così

rinunciando all’oblio della misura

quest’è una sfida che mi strazia ogni giorno

dimmi ancora

dimmi se si può sovvertire il castigo

senza perdersi in quest’interminabile mancare.

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IL NUOVO SEMPRE VECCHIO, E IL VECCHIO SEMPRE NUOVO

Guardo un’ombra che si deteriora

nell’assurdo di un tempo già consumato ma eterno

dove il futuro nasce morto ogni giorno

e il presente si conserva inalterato

infinitamente misero.

Cerco di perdermi in un passato impossibile

illudendomi di riordinare una vita che non m’appartiene più

i pensieri restano tali senza scampo

senza forza di gravità

tuttavia inseguo ricordi che

altri hanno sepolto in giorni a me impossibili

la mia memoria ormai giace sul selciato

nell’oblio di vite che non riconosco più.

Muore anche questo giorno

muore tra le ombre di un tempo immateriale

m’illudo ancora una volta

credendo a domani

credendo in tutto quello che mi lasciate credere

ma domani nascerà un altro giorno morto

domani sarà sempre oggi.

Diario di Pasquale De Feo 22 dicembre – 21 gennaio

Eccoci con uno degli appuntamenti più importanti di questo Blog. Il diario mensile di Pasquale De Feo.

Ogni mese Pasquale ci invia l’insieme delle sue annotazioni, riflessioni, considerazioni, raccolte giorno per giorno. E ciò che ne viene è un piccolo libro, carico delle curiosità, delle indignazioni, dei sogni, dei drammi, delle rabbie, delle intuizioni, e delle speranze di un uomo.

Anche se il carcere resta sullo sfondo, e lambisce sempre ciò di cui si parla, tuttavia il suo scrivere non è uno scrivere “istituzionalizzato”, ovvero da detenuto normalizzato dall’istituzione carceraria, e reso sempre più accondiscendente, più pigro, più apatico.

Qualcuno naturalmente pensa che Pasquale non si abbastanza “maturo”, che i 32 anni scontati (sommando ogni detenzione) non bastano, che ha bisogno magari di.. qualche altro decennio? Pasquale avrà le sue rigidità come tutti. Avrà opinioni anche più che contestabili, come tutti. Ciò non toglie che è altro che devi vedere per valutare il percorso e le prospettive di un uomo.  Capire l’essenza di una storia, di uno studio, di una approccio; e vedere all’opera una volontà e un cuore, e.. immaginare il futuro. 

Davvero lui ha ancora qualcosa da fare là? Non vedete quanta esplosione aha dentro di dare, fare, osare, amare.. lasciare un segno suo nella vita, stringere un parente, vivere una stagione di dignità? Per voi non è abbastanza? O è sempre meglio non esporsi con valutazioni troppo positive, specie con detenuti “scomodi”. Ance con una valutazione positive il suo  percorso avrà altri ostacoli, ma almeno è già qualcosa. 

Certo non è docile, e non sarà l’anima della festa.. ma non è questo che dovete valutare. Non è questo che è vostro dovere valutare. Ma l’Uomo che adesso è, la sua coerenza interiore, il suo impegno, la sua volontà di dare. Questo è un cavallo che scalpita, e rischia di non potere MAI fare UNA corsa. E sta anche a chiunque può fare una valutazione e dire UNA parola, prendersi la responsabilità di ciò che accade ad un essere umano. Tre parole… una frase..  da ricordare.. PRENDERSI UNA RESPONSABILITA’.. basterebbe questo, alle volte.

In genere, prima di dare il via al testo del diario, cito una seri di momenti, ma stavolta non cito niente. Stavolta lo spazio della premessa ho voluto tutto dedicarlo a questa piccola lancia spezzata per Pasquale.

Il denaro è quello che avete imparato a conoscere, ricco di ispirazioni, dove la dignità degli armeni si accompagna all’elogio delle tecnologie alternative, lo sguardo crudo sulla politica  ai meccanismi dementi della burocrazia penitenziaria, la pedofilia nella chiesa al Mullah Omar in Afghanistan e tanto altro.

Ho detto che non avrei fatto alcuna citazione  stavolta. Ma una.. una voglio farla.

Si tratta di un momento che Pasquale ha dedicato al grande Padre Celso, una vera istituzione in un carcere famigerato -e con un bel pedigree di brutalità, inefficienza, e ottusità accumulato nel corso degli anni- quale è il carcere di Parma. Padre Celso è una figura amatissima, sempre presente, e che si è conquistata la gratitudine e l’ammirazione di tutti i detenuti. In occasione del suo compleanno, si è voluto pubblicare un libro contenente lettere scritte, per lui, da circa duecento persone che lo hanno conosciuto e gli vogliono bene.

Questa è la “lettera” di Pasquale che verrà inserita in quel libro:

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”. (27 dicembre)

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. detenuto a Catanzaro.. mese di dicembre.

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Il 17 dicembre avevo scritto dell’ultima circolare del Ministero, riguardando le celle aperte nei reparti dei detenuti comuni “media sicurezza”.

I colori che classificano i detenuti con la nuova circolare non sono tre come ho scritto, ma bensì quattro: bianco, verde, giallo e rosso. Avevo dimenticato il giallo che avevo confuso con il rosso.

I bianchi sono aperti.

I verdi altrettanto, con qualche distinguo.

I gialli possono essere tenuti aperti dopo attenta osservazione.

I rossi devono restare chiusi.

Hanno creato altra burocrazia.

Purtroppo che scrivono queste circolari neanche lo conoscono il carcere. La maggior parte di loro hanno solo contribuito a riempirli, essendo dei PM.

Se in una sezione ci sono i detenuti di tutti e quattro i colori, immagino la confusione e la discriminazione che si creerà.

Invece di semplificare le cose, non fanno altro che complicare. Se volevano fare un progetto fatto bene, dovevano aprire tutte le celle, senza lacci e lacciuoli, non solo la media sicurezza, ma anche l’alta sicurezza composta da AS-1,-2,-3.

I carceri stanno scoppiando, ci sono delle situazioni da creare vergogna di fronte all’Europa, invece di agevolare l’apertura del sistema, non solo delle celle,  ma delle carceri in generale, creano complicazioni e alimentano la discriminazione tra detenuti.  –  22/12/2011

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La Norvegia ha 5 milioni di abitanti, nelle sue carceri ci sono 3200 detenuti. Lo Stato spende due miliardi di euro ogni anno.

In Italia i detenuti sono 69.000, più di 20 volte quelli della Norvegia, il nostro Stato spende 2,2 miliardi di euro l’anno, la stessa cifra della Norvegia.

Il confronto con la Norvegia è mortificante. Lo Stato italiano dovrebbe spendere più di 40 miliardi di euro l’anno per parificare la cifra norvegese.

Inoltre la maggior parte dei 2 miliardi vengono impiegati per pagare gli stipendi, un esercito che tra polizia penitenziaria e impiegati civili superano i 69.000 unità dei detenuti.

Purtroppo la realtà non viene mai a galla, perché i media riportano pari-pari quello che vogliono i detentori del potere effettivo  al Ministero della Giustizia, che non sono né i ministri né i sottosegretari di turno.

Questa situazione sia di sovraffollamento e di mancanza di fondi adeguati, dovrebbe agevolare e consentire delle forme moderne e aperte, invece prevale solo il contenimento, la repressione e l’esclusione, con l’onnipotente “sicurezze”, tutto ciò nel tempo alimentano la recidiva, come in una catena di montaggio. Fino a quando al Ministero daranno la possibilità di far comandare sempre le stesse categorie di persone, non cambierà mai niente.  –  23/12/2011

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Stamane è passato il Commissario della polizia penitenziaria per gli auguri di Natale, siamo rimasti tutti sorpresi, perché quando passa non saluta mai nessuno, né i detenuti né gli agenti. A noi non ci cambia la vita il suo saluto, ma queste forme di educazione per affermare una civile convivenza servono in ogni comunità, e fanno stare bene a tutti. L’educazione e le regole sono la base della rieducazione, ma queste devono essere rispettate da tutti, viceversa pretenderli solo dai detenuti e imporglieli soo come doveri e tramutare i diritti  in concessioni, non fanno che alimentare rabbia contro il mondo intero.  –  24/12/2011

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Oggi è Natale. L’ultimo che ho trascorso a casa, nel 1979, risale a 32 anni fa. Ricordo che eravamo tutti a tavola e c’era la solita confusione.  Mia sorella, la più piccola, aveva tre anni. Ora ha due figlie, di cui uno quasi diciottenne. Mia madre, come al solito, indaffarata alla cucina. Lei era felice ogni volta che ci teneva tutti sotto i suoi occhi, e ci  rimpinzava per tenerci a tavola il più possibile. Mi sembra un secolo, la cosa più strana è che diventano un vago ricordo le sensazioni che provavo durante le feste. Credo che un giorno che le rivivrò, salterà il tappo che le tiene soffocate, sarà come i fuochi d’artificio, ed esploderanno in tanti colori.  –  25/12/2011

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Ci hanno dato tre giorni di socialità il 25 e 26 dicembre e il 1° gennaio-Capodanno. Siamo in otto a mangiare, perché insieme ai miei compagni andiamo nel camerone che sono in cinque. La socialità è caratterizzata per quattro persone, andando tre di noi nel camerone, siamo in regola. Sono state due belle giornate, anche se ho mangiato tanto. Ma quando si sta in compagnia non pensi alle calorie che mandi giù, pensi esclusivamente a stare bene e a passare le ore concesse di socialità in armonia e allegria; per avere la spensieratezza di non pensare al luogo in cui ti trovi, almeno per quelle poche ore. L’anno scorso sparavano tanti botti, quest’anno  si sente la crisi economica anche in questo. Si sentono pochi botti. Forse è un buona cosa, meno danni alle persone e alle cose, inoltre la gente può usare i soldi per cosi utili.  –  26/12/2011

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Mi ha scritto Padre Celso, il parroco del carcere di Parma. Le sue parole sono molto belle, mi ha ringraziato per la lettera per il compleanno, che è stata  inserita nel libro che i volontari di Parma hanno creato con le lettere di duecento  persone, tutti quelli che gli vogliono bene. Gli ho scritto questa lettera che riporterò. Lo chiamo “brigante” in modo simpatico, e lui mi chiama delinquente.

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”.  –  27/12/2011

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Ho telefonato a casa, mio Padre ha passato Natale con dodici nipoti, due mie sorelle e una cognata, ne sono stato felice. A me piacciono le tavolate con tutta la famiglia, ricordo che l’ultima Pasqua trascorsa fuori –nella casa dei nonni- eravamo quarantasei, fu una bellissima giornata. Mia madre fece andare a tutto vapore il forno  legna, dove cucinò alcuni agnelli, pasta al forno e altre cibarie. Dopo mangiato, andammo a fare un lungo giro nelle campagne circostanti. Mi divertii tanto, l’unico rammarico è che non pensammo di portare una macchina fotografica  per le foto, per averne un ricordo anche visivo. Tempi belli perché il male non ci aveva ancora toccati.  –  28/12/2011

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La Francia ha emanato una legge. E’ passata a larga maggioranza. In essa on soltanto riconosce il genocidio degli armeni –d’altronde lo aveva già fatto nel 2001- ma diventa anche reato anche il fatto di negarlo. Reato punito con il carcere fino ad un anno e con una multa fino a 45.000 euro. La Turchia ha fatto subito fuoco e fiamme, ritirando l’ambasciatore e minacciando sfraceli commerciali. Il genocidio degli armeni da parte dei turchi c’è stato. Una montagna di documentazione, tra cui filmati, nell’identico modo del genocidio degli ebrei. Questa negazione non ha motivo di essere, anche se per circa sessant’anni è calata una censura tipo stile sovietica. La Turchia dopo il genocidio degli armeni fece la pulizia etnica dei greci, e in ultimo continua tutt’ora contro quello dei curdi. I curdi, essendo circa quindici milioni, il problema non può essere risolto dai turchi come essi avevano fatto con gli armeni e i greci, sterminandoli e cacciandoli.

Usano l’arma della repressione e il genocidio culturale. Hanno distrutto migliaia di villaggi curdi, e la popolazione è stata deportata nelle periferie delle città turche, alimentando baraccopoli sterminate. Era reato parlare curdo, vietato festeggiare le loro feste, e disconoscevano il popolo curdo chiamandoli  “turchi di montagna”. La Turchia, se non risolve questi problemi, il riconoscimento del genocidio armeno, la questione di Cipro, quella dei curdi, la libertà religiosa e modernizzi il suo codice penale, credo che avrà serie difficoltà ad entrare nell’Unione Europea.  –  29/12/2011

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Erano oltre trent’anni che non giocavo a tombola, l’avevo visto fare in TV, ma dal vivo è tutta un’altra cosa. Ieri, con tutta la sezione, in un’aula della scuola, abbiamo giocato a tombola, organizzata da due volontari. Ho passato circa tre ore a giocare a tombola, mi sono accanito come un bambino, è stato molto bello. Sono piccole cose per chi sta fuori, ma qui dentro diventano un evento particolare. Ho fatto una tombola e ho vinto un piccolo panettone, un calendario di Barbanera e una confezione di gel doccia. Abbiamo fatto tre tombole, su diciotto premi ne ha vinto quattordici un compagno di sezione, una fortuna spacciata, qualcosa fuori dal comune. Sarebbe bello poterla fare una volta a settimana tra di noi in sezione, nella saletta della socialità. Proverò a fare una richiesta alla Direzione, non dovrebbe essere un problema, perché è in gioco come un altro. Abbiamo una specie di monopoli che non piace e nessuno ci gioca. La tombola sarebbe diversa.  –  30/12/2011

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In Gran Bretagna c’è la Camera dei Lord che non è elettiva, ma i cui membri sono nominati dalla regina e nella maggior parte dei casi un diritto acquisito per via dinastica. Alla luce del sole, in modo esplicito, in Europa, non ci sono realtà simili. Il vicepremier britannico ha presentato una legge per abolire questo privilegio secolare, perché lo ritiene un affronto alla democrazia, essendo che legiferano in nome del popolo, ma non sono eletti dal popolo e non rispondono agli elettori. Auguro ai politici di vincere questa lotta eliminando questa vergognosa consuetudine aristocratica. Per il nuovo anno mi auguro che tutti questi privilegi, in ogni Stato del mondo, che calpestano la dignità dei cittadini, vengo aboliti.  –  31-12-2011

 

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Un’altra giornata passata in compagnia. Stavolta eravamo in sette, perché Gianfranco era stato trasferito, aveva finito il processo ed è ritornato al carcere dove è assegnato, anche se potevano fargli trascorrere il Capodanno qui; non cascava il mondo. Ora inizia la lotta per perdere i kg presi in questi giorni. Il paradosso è che ci sono miliardi di persone che patiscono la fame, invece in Occidente c’è l’inverso, si magia troppo, si ingrossa, e poi si cerca di dimagrire.  –  1/1/2012

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Ho finito di leggere il libro “Fine pena mai”, scritto da Paola Fereoli e Annalisa Pelosi. Sono racconti di persone che hanno subito un omicidio volontario  in famiglia. L’Unione Europea ha emanato indirizzi per la tutela delle vittime, per i risarcimenti e l’aiuto morale da parte dello Stato. L’Italia è l’unico Paese che non le ha inserite nel suo ordinamento. Le famiglie che sono vittime devono pagarsi tutto, l’avvocato, i dottori, e anche il psicologo, ma quello più grave è che vengono lasciate sole dallo Stato. Questi eventi tragici sfasciano le famiglie, sia di chi subisce la tragedia, e sia di chi commette il reato. La nostra politica come al solito si fa conoscere per la propria inettitudine, bravi solo a fare chiacchiere. L’unica nota stonata nel libro, che ormai è diventata una consuetudine per colpa delle bugie dei media, è quella per la quale in Italia non ci sarebbe certezza della pena e che non si sconta l’ergastolo. Una delle poche certezze è che la pena si sconta fino all’ultimo giorno; se i politici italiani avessero la serietà del 10% della certezza della pena, l’Europa ci invidierebbe i nostri politici. L’ergastolo si sconta e si esce solo da morti nella stragrande maggioranza. Non passa settimana senza che si ricevano notizie di ergastolani morti, che per vecchiaia, malattie e suicidi, ci sono anche coloro che perdono la testa. Lo Stato finanzia i fondi che interessano le lobby, quando si tratta del popolino neanche lo pensa, possono subire qualunque soperchieria, non vede e non sente.  –  2/1/2012

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In questi giorni ci sono stati altri morti nelle carceri, due suicidi e due detenuti abbandonati a se stessi, morti per malattia. In questo tragico corteggio, dimenticano che ci sono morti tutti i giorni, e non solo quelli che hanno risonanza mediatica, o quando vogliono tenere alta la tensione sui carceri.

Mi hanno informato che sono morti due anziani ergastolani nel 41 bis di Viterbo. Negli anni ne sono morti molti. In questi ultimi 20 anni sono morti alcune migliaia di persone, uccisi o lasciati morire. Pertanto negli ultimi 10 anni non sono circa 2000, ma molti di più, ed è lo Stato che li ha uccisi in vari modi. Non viene fatto nessun programma per attuare delle riforme radicali per sanare la situazione, ed evitare tutti questi morti. Si sentono solo proclami, li faceva Alfano, lo stesso Palma, ora li fa Severino. L’impressione è che non vogliono risolvere il problema. Credo che le resistenze provengono  maggiormente dalla burocrazia  del Ministero, si sono cementati tutti i poteri che la compongono –i PM, funzionari, polizia penitenziaria e sindacati- questo blocco impedisce ogni riforma. I politici, anche se avessero buone intenzioni, non riuscirebbero a fare niente. Nella loro viltà ritengono più utile per loro associarsi e vivere tranquilli, rifacendosi anche la verginità con la lotta antimafia.  –  3/1/2012

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Leggendo tante notizie sulle tecnologie ambientali a impatto zero, mi sono convinto che ci sono tutti i presupposti per mettere in moto la rivoluzione  che auspica Jeremy Refkin, un mondo senza carburante fossile. Tra eolico, fotovoltaico, geotermico, energia cinetica (un brevetto italiano riesce a recuperare circa il 50% di energia consumata dagli ascensori, ci sono anche metropolitane, poste varie, ecc.). Anche in mare è possibile produrre energia, con le onde, con l’osmosi alla foce dei fiumi (mischiando l’acqua dolce con l’acqua salita si produce energia), pale eoliche galleggianti (dove non possibile impiantarle), sfruttare le correnti minime e le maree. Ci sono gli allevamenti di animali, dal letame si produce biogas. In varie forme e con un mix di tutte queste energie alternative è possibile cambiare il modo di produrre energia, purtroppo i detentori delle riserve dei combustibili fossili, e le multinazionali del settore, rallentano il cambiamento con la forza del potere economico che dispongono. Anche se il problema maggiore è la politica, perché se non prendono una decisione per un cambiamento radicale della politica energetica, la rivoluzione non sarà a breve. Il mio augurio che l’Unione Europeo dopo l’indirizzo energetico del 20-20-20: 20% di produzione di energia o emissione zero; 20% di risparmio energetico- entro i 2020, nella data del 2020 prendono una decisione  per una totale conversione di energia o emissione zero, iniziando la rivoluzione verde che non può essere ritardata.  –  4/1/2012

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Stavo prendendo il vocabolario sopra l’armadietto, mi è cascato in testa facendomi un bozzolo, essendo molto corposo, pesa circa due kg. Ho pensato che la colpa di questa situazione è del ministero e delle direzioni delle carceri, perché oggi con un e-book che pesa neanche mezzo kg, puoi tenerci dentro millecinquecento libri, dizionari, codici, romanzi, saggi, ecc. Sarebbe utile per noi detenuti ma anche per la polizia penitenziaria. Per noi che eliminiamo tutti i volumi e il cartaceo, in più impariamo ad usare le nuove tecnologie per quando usciamo e rientriamo nella società e nel mondo del lavoro. Per la polizia penitenziaria, che avrebbe meno oggetti da perquisire durante le visite di controllo nelle celle; meno oggetti nei trasferimenti; meno pacchi e buste postali per i libri, e di conseguenza meno burocrazia. Tutto il pianeta si sta uniformando al mondo digitale e alla navigazione nella rete, anche gli inglesi, pur essendo  molto conservatori, hanno messo il dizionario  sul WEB, come anche la Treccani lo sta facendo. Invece nelle carceri dobbiamo per forza rimanere lontani dal progresso, in più ci stanno preparando ad essere i nuovi analfabeti dal futuro. La stragrande maggioranza dei detenuti è in carcere perché era analfabeta e di conseguenza ignorante. Oggi questo handicap per buona parte è stato superato. Ora creano il brodo di cultura per ritornare nel girone dantesco del nuovo analfabetismo, quello digitale.  –  5/1/2012

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Oggi è il giorno della festa della befana, ho smesso di pensarci da oltre quarant’anni. Condizionato da tv, quotidiani e riviste varie, penso molto alle tecnologie digitali che sono di uso quotidiano, PC, E-book, tablet, Ipad, ecc., che agevolano molto la vita. Il futuro dipende dalla conoscenza di questo nuovo mondo che si sta creando. In alcune carceri, tra cui Catanzaro, hanno una visione miope in questo senso, e non comprendono quanto siano importanti per il trattamento rieducativo e di conseguenza per il futuro reinserimento nella società. Ci stano escludendo dal futuro deliberatamente, alimentando la fabbrica di recidiva che viaggia alla media del 70%. Chiederei alla befana di illuminare questi burocrati dell’amministrazione penitenziaria, affinché agevolassero l’uso delle nuove tecnologie in tutte le carceri, senza distinzioni, come purtroppo succede oggi. Mi auguro che la befana faccia il miracolo di convertire sulla via di Damasco questi signori.  –  6/1/2012

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I peggiori nemici dei detenuti sono i detenuti stessi. L’ideologia occupa ogni pensiero di chi ne è vittima, legittimando qualunque arbitrio. I romani conoscevano bene l’arte del potere.. “dividi et impera”.. una massima che è ancora applicata da chi gestisce il potere. La propaganda mediatica è come una goccia che ti entra nel cervello e lo devasta, in alcuni casi per sempre. Primo Levi che conosceva bene questo infame repertorio, avendolo vissuto sulla propria pelle, scrisse “quante sono le menti umane capace di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni”. Negli ultimi 30 anni sono stati creati degli stereotipi. Sono stati facilissimi da creare, ma sarà difficilissimo distruggerli. Ora raccontano questa realtà artificiosa che hanno creato e ci vorrà più di qualche generazione per liberarcene. Quando la disumanità accompagna la pena da scontare, si diventa delle vittime, perché lo Stato è diventato più criminale di chi vuole combattere. Nei giorni scorsi sono arrivati i post del Blog. Ho letto una dura critica, o forse è più esatto dire un attacco feroce imbevuto della più cieca ideologia su una mia idea.. “rendere automatica l’applicazione della legge Gozzini”. Premesso che non c’è nessun partito che abbia il coraggio di fare una riforma garantista e di uguaglianza del genere, come altre riforme che necessiterebbero nel sistema penitenziario. La legge Gozzini è diventata un guscio vuoto. Su 70.000 detenuti in pene alternative, ce ne sono solo 900. Comprendo che, per natura negli esseri umani prevale l’egoismo a scapito del bene comune. Capisco che tutti quelli che la pensano come noi, ne abbracciamo subito i loro discorsi, e li condividiamo. Come ho scritto sopra, il dividere e l’imperare è applicato dal potere sotto ogni forma, e ciò avviene anche nelle carceri, con i vari regimi che la burocrazia ministeriale crea. Ogni decennio, con nuovi nominativi, questa volta sono stati più schematici: AS-1; AS-2; AS-3. Le nuove categorie servono per dividere e possibilmente mettere in conflitto, “una guerra tra i poveri” per imperare. Il famigerato art. 4 bis, in cui non rientrano solo i reati, ma ci si può rientrare anche con un’aggravante, applicato a qualsiasi reato. Si tratti dell’art. 73, spaccio di stupefacenti, ricettazione e anche un semplice furto. Questo consente alla burocrazia di collegarti nell’AS-3, classificandoti mafioso. Questo è il termine usato comunemente.

Quel poco di legge Gozzini che è rimasta, è improntata nella più assoluta discrezionalità, questo alimenta l’abuso di potere e una burocrazia che somiglia  a una ragnatela come quello dei campi di lavoro sovietici, dove solo se ti prostituivi lodandoli e prostrandoti potevi essere considerato rieducato. Per eliminare la discrezionalità tipica delle dittature, bisognerebbe rendere automatiche certe leggi, in modo che diventiamo uguali davanti alla legge e alla società. Noi detenuti siamo tutti uguali. Tranne i malati che vanno curati, come i tossicodipendenti, pedofili, cleptomania, ecc. Se ciò non lo capiamo prima noi, non possiamo farlo comprendere alla società esterna. Discriminare tra noi detenuti sarebbe paradossale, perché diventiamo un gregge di pecore. Non siamo nati né delinquenti né cattivi, siamo il prodotto di un disagio sociale, pertanto avallare le categorie come nell’apartheid sudafricana, che ci impongono all’interno del carcere, significa l’appiattimento totale auspicato dal potere politico e dal sistema penitenziario.  –  7/1/2012

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Nelle repliche al mio diario nel Blog, ce ne sono un paio di Laura Rubini, a cui voglio rispondere, perché ho compreso di avere dato una errata impressione del mio pensiero sulla Chiesa. Premetto che non credo nelle gerarchie vaticane, lo ritengo un potere politico e affaristico simile al nostro Parlamento. La mia Chiesa sono quei religiosi che tutti i giorni consacrano la loro vita al prossimo, ma principalmente agli ultimi, i paria della società, come i detenuti. Credo nel messaggio di pace e amore di Gesù, come in quello di Gandhi, Mandela, San Francesco d’Assisi, e in tutti quelli che pensano, si comportano e agiscono come loro, contro la violenza, e a favore dell’eguaglianza degli esseri umani e nell’armonia universale.

In merito alla pedofilia dei religiosi, è una malattia, una certa distorsione può provenire anche da traumi subiti dall’adolescenza. Don Mazzi dichiarò in TV che lui è da tanti anni che va ripetendo che il male va estirpato alla radice, e pertanto bisognerebbe chiudere i seminari dove si innescano dinamiche pedofile, che tante vittime ha causato, anche per l’omertà imposta dal Vaticano, con semplici trasferimenti. Sono convinto che i religiosi sposati  darebbero di più alla collettività, perché capirebbero di più i problemi, e abbatterebbero tanti scandali sessuali. Il sesso è natura, la castità è contro natura, ed è stata decisa dalla chiesa, pertanto è un precetto delle autorità ecclesiastiche. Riguarda le donne, tutte le religioni sono maschiliste, quelle più estremiste sono  quella islamica e cattolica. La più aperta e quella anglicana, dove ci sono preti e vescovi donne. I miliardi di euro che il vaticano  incassa in vari modi, vanno solo in una piccola parte alle opere pie. In questi giorni ho letto su un quotidiano che un prete nel Veneto ha dovuto chiudere la chiesa perché le elemosine non bastano a mandare avanti la parrocchia. I cardinali-principi della Chiesa, sono uomini ricchissimi. Il sacro e il profano vanno a braccetto. Non scrivo avendo un pregiudizio, ma cerco di elaborare un mio pensiero sull’attualità e i fatti in generale, tra cui anche la religione.  –  8/1/2012

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I cinesi stanno iniziando a mettere in campo le loro capacità e le loro tecnologie. Nei TG hanno dato notizia che in una città vicino Shangai in Cina. Hanno costruito  in quindici giorni, che sarebbero 360 ore, un albergo di trenta piani, con tutti gli arredi. Qualcosa di veramente fenomenale. Credevo che i sette giorni che servivano alla trasmissione EXTREME MAKEOVER HOME EDITIONE su La5, per costruire una casa, fosse un risultato difficilmente da superare. Oggi devo constatare che non sono niente n confronto al grattacielo che hanno costruito i cinesi. Tutti i record sono fatti per essere superati. Credo che sia una buona cosa per il futuro, perché milioni di persone nel mondo hanno bisogno di cose, e questa velocità nella costruzione consentirà di soddisfare tutte le richieste.  –  9/1/2012

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Le ideologie politiche, e i fondamentalismi religiosi, e i nazionalismi millitari hanno la capacità di legittimare qualunque mostruosità. Tutti i genocidi, pulizie etniche, repressioni varie e guerre, hanno sempre avuto un avallo morale dai fanatismi citati. Tutto ciò viene purificato da libri scritti da pennivendoli che vendono l’anima per il loro successo, e da scribacchini salariati che non hanno neanche l’anima, lo fanno solo per il loro benessere, consapevoli delle sofferenze che causano con i loro articoli. Gli estremisti dovrebbero essere combattuti nelle scuole, inseguendo fin dalle primarie  che in ogni caso bisogna essere moderati ed avere rispetto di tutti. Purtroppo questi piccoli uomini, adoperati da chi gestisce il potere, vengono usati per martellare, infangare e infliggere sofferenze. Tenere lontano queste ottusità con un controllo costante su se stessi, senza mai lasciarsi condizionare qualsiasi problema.  –  10/01/2012

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E’ ritornato un compagno di sezione da Secondigliano (NA), ci è andato per qualche giorno perché era deceduto il padre, e l’hanno portato per tre ore a casa. Ci ha raccontato che a Secondigliano hanno i computer e stampante in cella, caricano e scaricano programmi, scritti, canzoni, video, ecc., e stampano tutto ciò che vogliono. Al carcere di Fossombrone (Pesaro), dove ho comprato computer e stampante, era lo stesso. Altrettanto succede nelle sezioni di AS-1 di Spoleto, Livorno, Padova, ecc. Hanno una serra dove una decina di detenuti coltivano la verdura per tutte la sezioni. Ci sono corsi veri che impegnano tutti i detenuti della sezioni. Il computer e la stampante a Scondigliano (NA) sono stati autorizzati dal Ministero dietro la richiesta dei detenuti. Mi chiedo perché a Secondigliano il ministero ha dato l’autorizzazione, e qui a Catanzaro ancora si attiene alla barzelletta della Direzione che, per motivi di sicurezza non ci può essere dato computer e stampante, come se fossero bombe pericolose per la sicurezza nazionale. Inoltre indicare il vecchio computer che abbiamo in una stanza della sezione, regalato da qualche ufficio per non pagare la tassa di rottamazione, privato di tutte le linee periferiche che rende normale un computer: linea per la stampante, per caricare i CD con programmi scritti, canzoni, video, ecc. Hanno lasciato solo la linea del floppy disk per scaricare gli scritti universitari di un detenuto, che stampa la sua educatrice quando ha tempo, è come raccontare una favola per bambini. Ogni volta che si parla con gli operatori, ci rispondono che non può essere vero che raccontiamo sugli altri carceri. A me sembra strano, perché basta che alzano il telefono  e si informino sugli altri carceri. Quello che non riesco a capire è perché non vogliono che usiamo i computer e stampante, ostinandosi a negare l’evidenza. Non voglio pensare che persone istruite credono che vietare, limitare e comprimere i diritti, serva a rieducare e formare delle persone migliori; è come credere che con il male si può costruire il bene.  –  11-01-2012

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Il Mullah Omar, la guida spirituale dei talebani, nemico numero uno insieme a Bin Laden dell’America, all’improvviso non lo è più. E’ stato cancellato dalla lista. I talebani sono stati creati dagli americani con l’aiuto dei pakistani. Gli servivano  per pacificare l’Afghanistan, perché l’interesse delle multinazionali petrolifere gli oleodotti petroliferi che dovevano passare sul territorio afghano. Con il caso che c’era dopo la ritirata dei russi, non era possibile. Anche Bin Laden era una creazione degli americani, usato per combattere i russi in Afghanistan. Gli americani non vogliono pace e stabilità nel mondo, ma perseguire esclusivamente con ogni mezzo i propri interessi, come faceva l’impero romano, anche se ciò causa stragi, distruzioni e rovine. Ora la convenienza degli americani è ritirarsi  dall’Afghanistan, pertanto qualunque modo è lecito, anche scendere a patti con chi ancora oggi stanno combattendo.  –  12-01-2012

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In Olanda era stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente nel 2010, dalla Conferenza Episcopale Olandese, per indagare  sulla pedofilia nella Chiesa cattolica. Il rapporto stillato  è stato sconvolgente,, dal 1945 al 2010 sono stati migliaia i bambini che hanno subito abusi sessuali da parte dei sacerdoti e da laici all’interno di istituzioni cattoliche. Gli autori sono stati 800, di cui 150 tutt’ora viventi. Quello più scioccante è che gli abusi sono stati sistematicamente coperte dalla Chieda Cattolica. I vescovi olandesi sono rimasti sconvolti, e si sono scusati con la popolazione e con tutte le vittime degli abusi, dichiarando che si vergognavano e tutto ciò li riempiva di dolore. L’Olanda è sempre un passo avanti, credo che una cosa del genere non succederà in Italia.  –  13/01/2012

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Nel Regno Unito, l’organo di Stato preposto, ha deliberato che la pillola del giorno dopo, poteva essere distribuita gratuitamente dietro semplice richiesta telefonica, durante il periodo delle feste. Hanno fatto anche uno spot, un po’ malizioso. Per ottenere il contraccettivo di emergenza bastava registrare le generalità su un sito Web e parlare per un quarto d’ora con un’infermiera. La pillola arrivava per posta con una scorta di preservativi. Non essendoci nessun controllo, anche le minori potevano usufruirne. Immagino gli strali dei bigotti nel nostro Paese, per questo motivo non siamo mai primi in qualsiasi cosa, dobbiamo sempre aspettare che cosa succede negli altri paesi europei.  –  14-01-2012

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Con tutti i problemi economici che abbiamo, la green economy continua a fare passi da gigante. Leggo su un quotidiano che siamo primi nel mondo per l’energia prodotta da pannelli fotovoltaici. La Germania sembrava irrangiungibile, invece nel giro di qualche anno l’abbiamo superata, e tutti gli altri paesi ci vengono dietro, tra cui cinesi e americani. Credo che se la politica facesse un programma energetico  serio e con certezze, l’economia verde potrebbe rivoluzionare il nostro Paese, creando posti di lavoro, alimenterebbe il circuito economico, e abbatterebbe l’inquinamento. Non si capisce perché non viene fatto, chi ha interesse a frenarlo?  –  15/01/2012

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Hanno costruito un computer da 25 dollari, piccolo come una carta di credito. Il sogno di Nicolas Negroponte, di dare un computer a ogni bambino, è diventata realtà. Lui non era riuscito  a fare un computer da 100 dollari, si era fermato a 200 dollari, con tutto ciò ne ha distribuito oltre un  milione. E’ stata la fondazione Rospberry Pi a inventarlo e l’ha chiamato con lo stesso nome. Il computer costa 25 dollari, quello più sofisticato costa 35 dollari. Credo che con questo prezzo, cambieranno molte cose nel mondo tecnologico. Purtroppo il mondo va avanti, e qui a Catanzaro, siamo ancora con la penna bic (le altre sono pericolose) e la carta per scrivere.  –  16/01/2012

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Il Presidente del Cile ha fatto cambiare nei sussidiari scolastici, la dicitura dei diciassette anni di dittatura di Pinochet, con un semplice regime militare. La dittatura di Pinochet, protetta e coperta dagli americani con l’avallo morale della Chiesa, è stata feroce e criminale, senza Parlamento, libertà civili e politiche, persecuzioni, omicidi politici, desaparecidos e violazione dei diritti umani. Questa dittatura nacque  con un colpo di Stato nel 1973, finanziato dalla C.I.A., uccidendo il Presidente Allende liberamente eletto dalla popolazione. La censura della storia è l’atto più infame che si possa commettere, anche in Italia ne sono successi alcuni. Il genocidio fisico, economico e culturale perpetrato nel Meridione con l’annessione, colonizzazione e il saccheggio selvaggio di 150 anni fa. L’oblio per cinquant’anni delle foibe, dove furono buttati migliaia di italiani dopo la guerra dai comunisti della ex Yugoslavia di Tito, e in alcuni casi con l’aiuto dei comunisti italiani. Nei dizionari era scritto alla parola foibe: “cavità carsiche”. Questo perché c’era la censura del partito comunista. Prima e durante la seconda guerra mondiale, l’esercito italiano commise tanti crimini contro l’umanità nei Balcani e in Africa, ma tutto è stato coperto con la barzelletta “italiani brava gente”.  –  17/01/2012

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In questi giorni ho seguito l’affondamento nei pressi dell’isola del Giglio, della nave da crociera più grande del mondo. Ormai non ci possono essere più dubbi. Tutto è stato causato dall’incompetenza del capitano. Dalle manovre che ha fatto, dall’atteggiamento avuto e dalla vigliaccheria dimostrata. Ha sbagliato accostandosi troppo alla casta con un gigante del genere, aggravando le cose con manovre che neanche  un principiante avrebbe fatto. L’atteggiamento di incertezza ha causato le vittime, perché per un’ora ha cercato di rassicurare la gente di stare tranquilli mentre la nave stava affondando. Si è superato scappando per prima con quasi tutti gli ufficiali, abbandonando centinaia di persone, l’atto più vile che possa commettere un capitano. In una telefonata con la capitaneria di Livorno, gli veniva intimato di ritornare a bordo, ma lui con mille scuse non ci è ritornato. Non voglio addentrarmi nella questione penale, ma in quella della marineria. Ha ridicolizzato  la marineria italiana, che ha secoli di eccellenza con il suo comportamento. Credo che gli organi della marina dovrebbero intervenire per ritirargli la patente di capitano e degradarlo a marinaio semplice, altrettanto i suoi ufficiali che sono scappati con lui, in modo che dovrebbe iniziare di nuovo da marinaio. Premiare l’unico ufficiale che è rimasto a bordo, e insieme a lui premiare tutti i camerieri, cuochi e baristi che lavoravano a bordo, che hanno aiutato a trarre in salvo centinaia di persone.  –  18/01/2012

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L’Unione Europea ha intimato all’Italia che se non si risolve lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, la sanzionerà con una multa di 500.000 euro al giorno. Con tutti i soldi che sono stati spesi a Napoli, dovrebbe avere lo smaltimento all’avanguardia in Europa, ma 15 anni di Antonio Bassolino hanno portato il disastro attuale. Tutti i rifiuti sono riciclabili, solo una piccolissima parte non è possibile con le normali procedure di smaltimento. Anche a questa piccola percentuale c’è una soluzione, creare fornaci ad alta temperature, dove vengono trasformati in solidi, come le rocce della lave dei vulcani. Si potrebbero creare dei centri regionali, dove verrebbero convogliati tutti gli scarti che la società produce: rifiuti vari, speciali, scarti delle industrie, quelli degli ospedali, laboratori, acque reflue. Questo consentirebbe una visione totale del riciclo e di tutto ciò che dovrebbe essere smaltito. In Italia vengono riciclati solo 750.000 tonnellate di rifiuti, sono una piccola parte in confronto ai 15 milioni di tonnellate dalla Germania, questo dimostra che il problema è l’organizzazione della raccolta differenziata e del riciclo. A Brindisi, un comune di provincia di Salerno, la differenziata arriva al 70%, gli oneri con i deschi, sono andati in visita per coprire il sistema e portarlo nel paese. Gli esempi del riciclo sono vari; una sarta a Palermo, riadatta i capi di biancheria che sono passati di moda, e con questa crisi la gente trova anche il modo di risparmiare. A Roma si sono inventati le piastrelle riciclandogli schermi delle TV. Al carcere di Secondigliano (NA) fanno la raccolta differenziata, cosa che potrebbe essere fatta in tutte le carceri italiane. Ho letto tanti esempi di riciclo, e sono giunto alla conclusione che il 90% dei rifiuti possono essere riciclati in tanti modi. Un altro problema da risolvere sarebbero i troppi imballaggi, che alimentano a dismisura i rifiuti, bisognerebbe ridurli. Inoltre bisognerebbe che tutto ciò che si produce fosse riciclabile, senza scorti non riciclabili. Nelle scuole bisognerebbe  insegnare che la differenziata è un dovere che è incluso nel nostro senso civico. Ci sono tutte le tecnologie e le conoscenze per risolvere alla radice il problema dei rifiuti.  –  19/01/2012

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Hanno chiuso per restauro un padiglione del carcere di Livorno, in cui  c’era anche la sezione AS-1. I detenuti della sezione sono stati divisi nelle varie sezioni AS-1 sul territorio nazionale. Qui ne sono arrivati due. Ci hanno raccontato che avevano computer e stampante in cella, come del resto tutta la sezione AS-1 di Livorno. Ora hanno entrambi computer e stampante depositati nel magazzino del carcere di Catanzaro, d’altronde dove sono anche i miei. Quello che non capisco è perché qui a Catanzaro fanno tante difficoltà per darci i computer e le stampante. Non posso neanche pensare che è una questione del Sud, perché a 300 km da qui, a Secondigliano (NA) hanno computer e stampante in cella, e hanno le porte delle celle aperte tutta la giornata. Pertanto il problema è Catanzaro; il blocco di potere che comanda il carcere impedisce alla Direttrice di modernizzare ed aprire l’isitituto. Però, siccome la Direttrice è  il comandante in capo dell’istituto, l’ultima parola spetta sempre a lei, inizio ad avere qualche dubbio che abbia veramente intenzione di darci computer e stampante.  –  20/01/2012

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Ogni volta che li vedevo in TV suscitavano sempre tanta curiosità. Mi riferisco alla popolazione dell’India di religione SIKH, che hanno turbante e barba. Leggendo un articolo su di loro, ho appreso alcune cose sulla loro religione. I tre pilastri sono:

1)Ricordare il creatore in ogni momento.

2)Guadagnare lavorando onestamente.

3)Condividere il guadagno.

Hanno principi che osservano. Non riconoscono le caste, non adorano idoli, né fanno rituali. E’ proibita ogni tipo di dipendenza: alcool, tabacco, ecc. Non possono mangiare qualsiasi tipo di carne, pesce ed uova. Devono considerare la moglie di un altro come una sorella o una madre. Devono considerare la figlia di un altro come fosse la propria. Le donne hanno la stessa anima dell’uomo e pertanto godono degli stessi diritti. Le donne partecipano alle congregazioni religiose e recitano gli inni sacri nei templi, come fanno gli uomini. Pensando a come devono comportarsi,  e a tutte le cose che devono osservare, mi sono ricordato che non ho mai incontrato uno di loro in carcere, né ho mai letto nelle cronache che qualcuno di loro avesse commesso comportamenti scorretti o qualsiasi tipo di reato. Ora comprendo perché sono così ricercati dalle aziende, principalmente di allevamenti. Perché rispettano molto i bovini, sono operai scrupolosi, seri e affidabili sul lavoro.  21/01/2012

Diario di Pasquale De Feo 22 ottobre – 21 dicembre

Eccoci con uno degli appuntamenti principali di questo Blog. Il diario di Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- per il mese di dicembre. Da quando ha preso corpo questo appuntamento mensile con Pasquale, la sua rubrica è cresciuta nell’apprezzamento generale.

Pasquale crea ogni volta un “piccolo libro” dove ci porta nel suo mondo. Un mondo che ha i confini del carcere sullo sfondo. Ma  spesso la mente riesce ad andare anche oltre questi confini, ed emerge l’uomo integrale con le sue riflessioni sulla politica, l’economia, la società, la geopolitca. Ed emerge il caleidoscopio delle sue emozioni, delle sue  tensioni morali, delle sue indignazioni. E magari sarà anche “immaturo” come qualcuno sostiene, ma noi vediamo la persona che ci prova, ci prova a non vivere di silenzi, a mettere in moto la mente, ad agganciare il mondo, a sentirsi uomo tra gli uomini. E magari scriverà parole di fuoco per le ingiustizie che subisce un popolo lontano da noi un continente. Ma in quel momento Pasquale sente di appartenere a quel popolo, sente che quella ingiustizia grava anche su di lui.

Certe valutazioni di Pasquale possono essere contestabili, ma c’è sempre la generosità e l’onestà di chi ci mette la faccia, e non lascia perduta nessuna occasione di dire anche solo una parola in più. E quell’ultima parola detta ai tempi supplementari, e prima dei calci di rigore può fare la differenza.

Il diario di Pasquale De Feo va letto e tutto e tutti i momenti hanno un loro valore, ma, come al solito, già in fase di presentazione, citerò qualche brano.

Innanzitutto un chiarimento che Pasquale ci tiene a dare..

“Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito”  (24 novembre)

In un altro Passaggio Pasquale parla della problematica vicenda di un detenuto tunisino, dal nome di Khalil Jarraya..

Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. (…) . Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo, prov. di Cosenza.” (30 novembre)

Quindi, chiunque voglia scrivere a questo detenuto tunisino, sulla cui vicenda processuale gravano forti dubbi, ha l’indirizzo per farlo.

Successivamente Pasquale riporta una vicenda emblematica..

“L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”.  (4 dicembre)

Quante volte la carcerazione preventiva viene usata come strumento di intollerabile pressione, volto anche a spezzare la volontà. Quanti casi del genere avvengono davvero? Quanti non verranno mai mesi noti, magari perchè il detenuto che li riguarda vale come il due di picche?

In un altro punto è un contesto emblematicamente inquietante quello che emerge..

Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava. ” (15 dicembre)

E’ vero che il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto nelle carceri è nelle mani -da oltre 3o anni- della ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A.? E questo incide sul livello dei prezzi che, in relazione al sopravvitto, viene contestato in molte carceri? E se questo monopolio è reale, perchè non si è mai pensato a scalfirlo? E quante sono coloro che, limpidamente o meno, nelle varie carceri, traggono vantaggio da questo sistema?

Adesso uno di quei momenti che sono portatori di speranza, una di quelle chicche che Pasquale pesca grazie alle sue infinite onnivere letture che attingono a più fonti possibili:

“Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti. ” (14 dicembre)

E adesso facciamo la nostra immersione nei “territori” del carcere di Catanzaro. Ad un certo punto Pasquale scrive..

“Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. ” (16 dicembre)

Ci sarà questa divina illuminazione?… 😀

Sempre riguardo a Catanzaro, Pasquale conclude il diario di questo mese con questo momento… alla fine del quale ci sono anche i suoi auguri per tutti gli amici del Blog.

“C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti”

Stare senza i riscaldamenti, specialmente in giorni di freddo intenso, è una condizione disumana. C’è davvero da sperare che fatti del genere non riaccadano.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di dicembre.

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Oggi sempbra che si siano apere le cataratte del cielo, sta facendo tanta acqua che tutte le falde d’acqua strariperanno per la troppa acqua che riceveranno. Tutti quelli che lamentavano siccità e poca acqua perché porta neve suei monti, sono stati smentiti. I tg hanno riportato notizie con video in vai parti d’Italia, in in particolare nel Sud, strade cehe sono diventate fiumi, interi paesi allagati, alcuni isolati, in provincia di Messina sono successi dei morti per una frana. Ormai l’emergenza annuale è diventata ordinaria. Se non faranno  un piano nazionale, intervenendo ogni anno, ci saranno emergenze che causeranno disastri e lutti.  –  22/11/2011

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L’Arabia Saudita nei TG viene sempre indicata come un paese islamico moderato. Alcuni mesi fa ci furono commenti entusiastici, perché nel 2015 avrebbero concesso il voto alle donne. Ogi trovo un piccolo articolo in  cui la “Commissione saudita sulla virtù” ha stabilito che gli occhi sexy vanno coperti, e pertanto mascherati con il burqa integrale. Questa dittatura malsana coperta da una sorta di teocrazia Wahabita, una frangia islamica… invece di andare avanti, torna indietro nel Medioevo. I media occidentali coprono questi questi paesi che hanno ditatture crudeli, perché ritenuti amici; e alimentano risentimenti sproporzionati contro paesi che non lo  meritano, solo perchà non ritenuti amici o, detto meglio, servi dell’Occidente.  23/11/2011

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Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito. Nella sua lettera, l’amica Luciana mi ha mandato gli articoli di quotidiani per gli auguri a Padre Celso. Per i suoi 80 anni gli hanno peaparao un llibro con 200 lettere scritte da tutti quelli che gli vogliono bene. Ho partecipato anche io con una mia lettera. Padre Celso è il parroco del carcere di Parma. La Chiesa che intendo io è quella dei religiosi come Padre Celso, Suora Assunta, Don Guiro, ecc… persone che hanno comportamenti vicini agli insegnamenti di Gesù.. “ama il prossimo tuo”.. o almeno rispettalo. Non condivido il potere farisaico e machiavellico della Chiesa del Vaticano.  –  24/11/2011

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Ho già menzionato alcune volte i volontari di Parma, che occupano un posto speciale nel mio cuore, sono delle persone stupende. C’è Gianfranco, una persona meravigliosa a cui voglio molto bene. Ci tenevo a rammentarlo, perché ogni volta che mi scrive mi insegna con i suoi comportamenti il significato dell’amore per il prosimo. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per ciò che mi trasmette.  –  25/11/2011

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Il padre di Giuliano, il ragazzo ucciso dal G8 di Genova, ha dichiarato, dopo la sentenza della Cassazione che ha assolto De Gennaro, che in Italia c’è la casta degli intoccabili. L’ex capo della Polizia De Gennaro, era stato accusato dal Questore di Genova.. che aveva dichiarato di avere agito in base agli ordini del suo capo, appunto De Gennaro. Poi ritrattò. Ma c’erano anche le intercettazioni che confermavano la sua colpevolezza. Se anche non ci fossero le accuse e le intercettazione, è impensabile che un evento di portata mondiale come Il G8 non fosse coordinato dal capo della polizia, ma purtroppo queste cose succedon solo in Italia. Ormai è intoccabile da venti anni. Ora lo è ancora di più, essendo il capo dei servizi segreti.  –  26/11/2011

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Qualche settimana fa sia i TG che i quotidiani davano risalto a un’operazione di arresti e sequestri di beni dal valore di 350 milioni a Reggio Calabria. I titoloni “La ‘ndrangheta… affoga nel gasolio”, e i video girati dai TG che mostravano in pompa magna i funzionari che avevano fatto l’operazione. Due fratelli che avevano una ditta per la distribuzione del gasolio per la Calabria, e negli ultimi anni si stavano espandendo in tutta Italia.. li accusavano di avere evaso le tasse, avendo venduto il gasolio come agricolo con l’iva ridotta al 10%. Siccome tra gli intermediari c’erano un paio di persone ritenute vicine a due clan, questo ha ceato la motivazione per gli arresti  e il sequestro della ditta per la distribuzione del gasolio. Un imprenditore meridionale dovrebbe chiedere, a tutti quelli che acquistano i suoi prodotti, quali siano le le loro amicizie, il paese e il certificato penale.. una cosa assurda. Ieri sera, il TG regionale di Rai Tre dava la notizia che i due fratelli Camostra, della ditta di gasolio, erano stati scarcerati. Questi episodi succedono  solo nel Meridione. Nel Nord non si sento queste notizie. Trempo fa vidi su Report, la trasmissione di Rai Tre condotta dalla Gabanelli, che in provincia di Vicenza circa duecento aziende avevano evaso le tasse e portato all’estero circa due miliardi di euro. Né ci furono arresti, né sequestrarono le aziende. Il mio personale pensiero è che tutte le imprese che rimangono nell’ambito regionale non avranno nessun problema. Come iniziano a diventare nazionali, c’è subito pronto un PM per bloccare questi imprenditori coraggiosi. In particolar modo  certi settori soggetti a monopolio non possono essere toccati.  –  27/11/2011

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In Sardegna il consiglio regionale ha emanato un ordine del giorno per licenziare quei mascalzoni di Equitalia che stanno saccheggiando l’isola e mandando sul lastrico migliaia di famiglie e portando alla chiusura di una buona parte delle aziende dell’isola. Molti cambiamenti sono iniziati per la fame e le tasse onerose. Auguro ai sardi la stessa cosa, e che le loro lotte mettano fine al rastrellamento economico che li sta riducendo in miseria.  –  28/11/2011

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Ho letto che per il furto di 20 gamberoni in un supermercato una persona è stata condannata a 2 anni e 2 mesi. La proporzione è molto squilibrata se messa a confronto con le condanne di tute le ruberie varie degli scandali italiani degli ultimi trent’anni. Tra banchieri, imprenditori, politici, religiosi e i vecchi boiardi di stato, con somme sempre milionearie, le loro condanne rasentano il ridicolo, rispetto alle pene che vengano comminate tutti i giorni al popolino. I magistrati quando affermano che la loro indipendenza è sacra, che sono giusti ed equilibrai, e che non fanno distinzioni tra le persone che inquisiscono, se la suonano e se la cantano da soli, perché oramai non ci crede più nessuno.  –  29/11/2011

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Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. L’ex ministro Alfano nel 2009, con una circolare, ha creato tre circuiti: AS1, AS2, AS3. L’AS2 è per i politici, ed è suddivisa in quattro tipi di sezione: anarchici, islamici, brigate rosse o di varie estrazioni i sinistra, e l’ultima è per i politici di destra. Ci sono sezioni con 2-3 persone, come il carcere di Terni. La sezione AS2 per i politici di destra comprende due persone. Infine l’AS3 sostituisce l’ex AS. Si viene allocati in questa sezione perché si rientra con ill reato co un’aggravante nel famigerato art. 4 bis, e di conseguenza si diventa “mafioso”. Il tunisino in questione si chiama Khalil Jarraya. Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo (Cosenza).  –  30/11/2011

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TV e quotidiani hanno dato la notizia che Lucio Magni, scrittore e giornalista, fondatore de “Il manifesto” è andato in Svizzera per mettere fine ai suoi giorni con l’eutanasia. Dopo la morte della moglie, la depressione lo aveva svuotato di ogni energia. Dicono di lui che abbia forgiato il suo destino. E lo ha fatto anche nell’andarsene, decidendo lui come e quando mettere fine alla sua esistenza. Ancehe non conoscendolo, provo una grande ammirazione per un uomo coerente con il suo vissuto fino alla fine. Per esercitare il diritto naturale all’eutanasia è dovuto andare in Svizzera. Perché non ha potuto farlo in Italia? Semplicemente perché abbiamo dei politici molto piccoli che si genuflettono a tutto quello che ordina il Vaticano. Una cappa sinistra e oscurantista che mantiene in  Paese indietro nel progresso. Monsignor Sgreccia, voce della Chiesa, ha dichiarato che “non siamo padroni della nostra vita”. Si sbaglia di grosso perché noi siamo l’unico proprietario della nostra vita, e non ci possono essere proprietari padroni della nostra vita. Si dovrebbe mettere un articolo nella Costituzione dove si stabilisca che ogni persona ha il diritto di disporre liberamente della propria vita, senza vicnoli di legge e di dogmi religiosi, così sparirebbero tutte l eleggi dettate dal Vaticano ai nostri politici su eutanasia, aborto, pillole anticoncezionali, ricerca sulle staminali, ecc. Arriverà mai quel giorno? Mi auguro di sì.  –  1/12/2011

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Il Papa ha dichiarato che appoggerà tutte le iniziative per l’abolizione della pena di morte. Se rammento bene, il Vaticano non solo non ha mai abolito formalmente la pena di morte, ma in una enciclica del Papa precedente, non solo non aveva condannato la pena di morte, ma in alcuni casi la riteneva necessaria. Vorrei dire al Papa che in Italia c’è la pena di morte e lui non ha mai detto niente in proposito, anche se noi ergastolani gli abbiamo fatto una petizione in merito. L’ergastolo è peggiore della pena di morte, che ha bisogno di un coraggio momentaneo, mentre l’ergastolo è una pena di morte che dura tutta l’esistenza. I rivoluzionari francesi nel redarre il nuovo codice penale, nel 1791, conservarono la pena di morte, ma abolirono l’ergastolo perché lo ritenevano disumano. Aldo Moro, contrario all’ergastolo, disse in una lezione all’università, “la pena perpetua è umanamente inaccettabile”. In Italia è stata istituzionalizzata la tortura nell’esecuzione della pena (art. 41 bis) da circa 20 anni. Neanche in questo caso il Papa ha mai detto niente. Certe tematiche non possono essere guardate con l’ipocrisia della politica. La religione dovrebbe avee un’etica supeiore ad ogni logica di potere.  2/12/2011

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Un lungo articolo su un quotidiano  rammentava la strage nel Vaticano del capo delle guardie svizzere che uccise la moglie e una guardia svizzera. Il tutto fu archiviato in 48 ore. Si disse che la vicenda era stata il frutto di un raptus della guardia svizzera. Un sardo, Nino Arconte, che ha fatto parte di Gladio e dei servizi segreti, racconta una storia del tutto diversa. Il capo delle guardie svizzere, colonnello Estermann, ex spia della Stasi all’interno del Vaticano, era a conoscenza di segreti inconfessabili del Vaticano. Aveva paura e voleva fuggire negli Stati Uniti con un’altra identità, e aveva contattato Arconte, nel suo sito, tramite il suo sito. Gli aveva dato appuntamento in Corsica, ad Ajaccio, dal 4 maggio per una settimana dove si sarebbero incontrati tutti quelli che avevano gli stessi prroblemi. Il 4 maggio 1998 successe la strage in Vaticano; gli impedirono di fuggire. La messinscena fu montata per chiudere suito le indagini sull’omicidio del colonnello Alais Estermann. La pistola in uso alle guardie svizzere era una calibro 9,41. Il proiettile del suicidio della guardia svizzera era un calibro 7. Questo dimostra che non fu omicidio-suicidio, ma una strage, e usarono il ragazzo per addossargli la colpa e completare l’opera teatrale. Ha ragione Assange, il “padre” di Wikileaks. Mettere le mani sull’archivio del Vaticano farebbe succedere un terremoto in tutto il mondo, e si dovrebbero riscrivere pezzi di storia.  –  3/12/2011

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L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”. Vorrei chiedere al direttore Iodice, se lui ha mai pensato a tutte le persone che hanno subito lo stesso trattamento quando comandava il carcere di Massa. Credo che non è diverso dal direttore del carcere di Prato, dove si trova detenuto. Inoltre, la pietà o, meglio detto, l’umanità dei carcerati nei suoi confronti, lui l’ha mai avuta per i carcerati di Massa? Non credo che lui abbia avuto questi sentimenti umani nei confronti dei detenuti. I Direttori, come altrettanto i Magistrati, dovrebbero trascorrere un mese in carcere da detenuti, in modo da capire cosa significa essere rinchiusi ed essere espropriati di tutto.  –  4/12/2011

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Nei giorni scorsi mi è rimasta molto impressa la indecente campagna mediatica contro Giovanni Scattone, che nel 1997 fu accusato dell’omicidio di Marta Russo, accaduto nell’Università de La Sapienza di Roma. Non voglio entrare nel merito della colpevolezza o dell’innocenza di Scattone. Avendo seguito il processo, e letto qualche anno dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti sulla stampa, che asserivano che l’omicidio di Marta Russo fu uno scambio di persona. La stessa assomigliava alla figlia di un pentito siciliano, e sbagliarono persona. Quello che non capisco è perché si accanirono contro Scattone e il suo coimputato. Sono i classici misteri italiani; si trovano dei colpevoli per coprire la verità. E’ palese che qualcuno ha fatto uscire la notizia ad arte, perché non si parla dell’università, il luogo dove è stata uccisa Marta Russo, ma del liceo che ha frequentato. Scattone ha scontato la pena di 5 anni e 4 mesi. Non avendo l’interdizione dai pubblici uffici, può esercitare qualunque lavoro. L’inserimento consiste nel fatto che dopo avere scontato la pena si possa avere piena libertà di fare qualunque lavoro, e aprire qualsiasi attività. Purtroppo non è così, perché la pena prosegue all’infinito.  –  5/12/2011

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Trovo un piccolo articolo su un quotidiano nazionale.. “Conte assolto dopo vent’anni”.. “Nessun rapporto con la camorra”. Carmelo Conte, socialista, è stato ministro delle aree urbane. Era uno dei componenti della direzione del P.S.I. di Craxi. Conte abita ad Eboli, in provincia di Salerno, a pochi km dal mio paese, nella zona di Salerno Sud chiamata la “Piana del Sole”. Fu accusato da vari pentiti, che in via diretta o indiretta hanno accusato anche me. Ogni volta che leggo notizie di assoluzioni sono felice, perché sono tanti gli innocenti che finiscono nelle grinfie della magistratura. La loro colpa è di non avere  mezzi a sufficienza per potere contrastare lo strapotere della magistratura, ma principalmente quello delle procure, o perché si è recidivi, drogati, stranieri, ecc. Allora si diventa il colpevole ideale. E’ naturale chiedermi perché per tanti poveri cristi gli stessi pentiti erano credibili, invece per i politici non lo sono più? In Campania ci sono stati una ventina di politici di alto livello accusati da questi pentiti: Gava, Scotti, Conte, Patriarca, Donati, ecc. Sono stati tutti assolti dopo che i processi sono stati rinviati alle calende greche. Credo che l’anomalia del nostro Paese sia la magistratura. Massimo rigore  per il popolino e massima impunità per il potere.  –  6/12/2011

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Ho finito di leggere il libro “Mala Italia”, un libro stampato 40 anni fa. Sono racconti della fine ‘800 e inizio ‘900. Nel gergo in cui sono scritti i racconti non mi piacciono. Sembrano articoli giornalistici per rendere sensazionali le notizie. Inoltre si rimarca come un fatto ovvio e naturale che si nasce cattivi e delinquenti. Cesare Lombroso ha inquinato molto le menti di chi ha scritto i racconti –vari autori- con le sue assurde teorie, che hanno alimentato razzismi e persecuzioni alla miseria. Con alchimie varie e acrobazie cervellotiche faceva combaciare ogni cosa alle sue terribili tesi, che tante sciagure hanno causato per tutto il ‘900. Alcuni racconti mi hanno colpito. La miseria di alcuni quartieri a Firenze, Milano e Roma; e per questa estrema povertà, coloro che nascevano in quei quartieri erano ritenuti nati criminali, magari perché dediti per necessità al furto per sopravvivere. I lombrosismo esasperato. Il fanatismo religioso in una famiglia di un paese in Sicilia; buona parte della famiglia impazzì e commisero un atroce delitto familiare. Il racconto che più mi ha colpito è stato quello sui vigilati speciali, un girone dantesco della perduta gente. Una volta entrato in quel circuito, la legge non li abbandonava mai, li seguiva fino al funerale. Erano perseguitati tutta la vita e trattati peggio degli schiavi perché i carabinieri potevano prenderli a qualsiasi orario, anche in malo modo, e portarli in guardiola. Erano costretti a rubare per non morire di fame, perché come trovavano lavoro i carabinieri informavano il padrone che (il tipo che aveva trovato lavoro) era un vigilato speciale, e questi lo licenziava. Una condanna perpetua simile all’ergastolo. Oggi non è tanto diverso, perché ci sono –anche dopo avere scontato la pena- le misure di sicurezza. Queste sono divise in quelle detentive e quelle da liberi. Quelle detentive sono “casa di lavoro e colonia agricola”. Quelle da liberi “libertà vigilata, sorveglianza speciale, sorveglianza con l’obbligo di soggiorno, e libertà controllata”. Le misure di sicurezza vengono date anche ad incensurati liberi. Queste misure ostacolano la possibilità di rifarti una nuova vita, perché ti inchiodano a rimanere nel brodo di cultura dove hai sbagliato. Non ti danno la possibilità di portare avanti un’attività perché l’apparato repressivo fa di tutto per farla chiudere, e alla fine ci riescono sempre, usando anche mezzi poco ortodossi, ti impediscono di cambiare città e di espatriare. Un circuito vizioso che non ha mai fine. Il metodo viene da lontano, anche se è passato oltre un secolo, nella sostanza non è cambiato niente. Lo Stato contribuisce a livello industriale affinché la recidiva sia alimentata in perpetuo.  –  7/12/2011

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Tempo fa furono dedicati amp servizi televisivi e pagine intere per glorificare un’operazione chiamata “Faraone”, per la dimora faraonica dell’imputato, con il sequestro del suo patrimonio calcolato in 110 milioni di euro. Lo ritenevano un prestanome di un clan locale. Oggi leggo che è stato tutto dissequestrato e l’imputato assolto. Questi imprenditore aveva la forza economica di potersi difendere, ma quante persone non hanno questa forza. La legge La Torre perché non viene usata anche per i politici e i direttori ministeriali alla “Poggiolini”, sindacalisti, magistrati, religiosi, imprese vicino ai partiti, funzionari di Stato in divisa e no? Credo che pochi saprebbero giustificare la provenienza dei loro patrimoni. L’Italia è un Paese dove la corruzione è molto diffusa. Veniamo dietro al Ghana. Grosso modo sono circa un centinaio di migliaia di euro che alimenta la corruzione ogni anno. Dove finiscono questi soldi? Nei patrimoni delle persone citate. Come mai nessuno fa niente per cercarli? Semplicemente perché la corruzione è così estesa che sono coinvolti tutti; anche le istituzioni coinvolte nella ricerca dei capitali illeciti. Per questi motivi c’è bisonno di “mostri” da sacrificare e da dare in pasto all’opinione pubblica.  –  8/12/2011

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Leggo un articolo sull’ex ministro Alfano. Il giornalista evidenzia nell’articolo che, quando è invitato e viene intervistato, l’unica cosa di cui si vanta è di rivendicare l’inasprimento con nuove norme del carcere duro, il famigerato 41 bis. Questa sua rivendicazione la fa in ogni intervista, come fosse il suo fiore all’occhiello. Si ricorderà che in un suo intervento disse “abbiamo reso il carcere duro durissimo, e dovranno morirci dentro”. Un ministro che fa queste affermazioni si giudica da sé. Il giornalista nel suo articolo cerca di far riflettere. Il carcere duro è in contrasto con la tradizione giuridica italiana che costituzionalmente assegna alle carceri la rieducazione e non la repressione e la tortura, pertanto enfatizzare questo provvedimento da parte dell’ex ministro è indegno del ruolo che occupa anche ora, segretario del partito di maggioranza relativa. Il quotidiano La Repubblica che ha pubblicato questo articolo scritto dal giornalista Nino Alongi, è uno dei giornali che ha sempre difeso il 41 bis, chiamato impropriamente carcere duro, perché il nome appropriato è carcere di tortura, essendo che con il 41 bis è stata istituzionalizzata la tortura. Ha ospitato articoli di Roberto Saviano in cui affermava con chiarezza che anche se il 41 bis violava la Costituzione, era necessario. E’ paradossale che in uno Stato di diritto si ritenga necessaria la tortura. Questo dimostra il livello di democrazia e di civiltà del “signor” Saviano. L’articolo del giornalista Alongi lo annovero nella campagna antiberlusconiana in cui La Repubblica si è sempe contraddistinta. Pertanto il 41 bis in sé e per sé non è di alcuno interesse per il giornalista e il quotidiano, ma è usato solo per attaccare il delfino di Berlusconi. Il 25 ottobre il quotidiano regionale Calabria Ora ha pubblicato un articolo con una mia intervista, e devo dare merito al giornalista Luigi Guido che ha scritto a chiare lettere  quello che avevo detto, e cioè che il 41 bis è una tortura. La Repubblica non lo farà mai per non dispiacere alle procure, che tra l’altro lo usano anche come tortura per estorcee le confessioni. Con questi mezzi hanno creato Scarantino (il pentito della strage del giudice Borsellino), ma quanti Scarantini ci sono in Italia? Tanti! E migliaia di innocenti nelle carceri.  –  9/12/2011

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Anche oggi c’è il sole e la temperatura è mite, per me che soffro un po’ il freddo è una manna, perché sto bene in un clima non rigido. Per questo motivo non risento del caldo in estato. Lo sopporto bene, e poi mi piace perché non c’è bisogno di tanta biancheria, bastano magliette e pantaloncini. Guardo affascinata i paesi cardi dell’America latina, ma adoro i paesi scandinavi per la loro civiltà, l’attenzione al bene comune e il loro stato sociale, ma ci fa troppo freddo. La soluzione sarebbe di trascorrere sei mesi in un paese scandinavo durante la primavera-estate, e sei mesi in un paese dell’America latina, così sarei sempre in un clima caldo.  –  10/12/2011

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Mentre leggevo Panorama del mese scorso, ho letto un articolo intitolato “Quel pasticciaccio orribile di via D’Amelio”, una intervista all’avvocatessa Rosalba Di Gregorio, che ha diferso quattro imputati su sette del primo processo sulla strage di via D’Amelio, quella del giudice Borsellino, scaturito dalle dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino, che portato all’isola di Pianosa, gulag o lager non fa differenza, dove i detenuti venivano torturati, e Scarantino non resistendo dichiarò tutto quello che volevano gli inquirenti. L’avvocatessa Di Gregorio nella sua intervista fa capire con i fatti, che già dal 1995 i PM di Palermo e di Caltanissetta sapevano che Scarantino non sapeva niente della strage, ma volevano dei colpevoli, non ha importanza se innocenti. In questo contribuì anche la Procura di Torino. Le procure in questione occultarono e fecero sparire le prove che scagionavano gli imputati. L’avvocatessa Di Grigorio non essendosi arresa alle prepotenze delle procure, è stata attaccata con notizie false, e in ultima analisi con l’accusa al marito di associazione mafiosa. I pentiti sono monopolio delle procure, e li usano come meglio credono, anche in modo non ortodosso. Qualche mese addietro, quando è scoppiato questo scandalo, perché il pentito Spatuzza si è autoaccusato della strage e ha dato tutte le prove della sua colpevolezza, gli imputati sono stati scarcerati. Le procure di Palermo e Caltanissetta hano gridato al complotto e hanno aperto una inchiesta, per trovare chi ha distorto le indagini, e hanno tirato in ballo funzionari delle istituzioni che nel frattempo erano morti, hanno alzato un polverone, e poi tutto è ritornato nel silenzio. E’ normale ciò perché non potevano indagarsi da soli, essendo che sono loro che hanno distorto e condiziona ogni cosa, per fare condannare degli innocenti che loro sapevano fossero tali. Una colpa gravissima per dei magistrati. Oggi sono delle icone intoccabili, con un potere al di sopra della legge, ma un giorno la storia li condannerà per tutti gli abusi e i soprusi che hanno fatto.  –  11/12/2011

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Julian Assange capo di Wikileaks ha dichiarato che siamo tutti spiati, perché vengono tenuti sotto controllo PC e cellulari. Ha messo in rete la documentazione per provare ciò che ha affermato. C’è da credergli, il personaggio l’ha dimostrato. Ci sono decine di aziende private che controllano il mercato delle intercettazioni. L’Italia è uno dei paesi che ha più aziende che sono impegnate in questo controllo capillare. Queste tecnologie vendute ai regimi dittatoriali diventano delle armi micidiali, perché controllano tutto e non c’è nessuna libertà, e vengono usare anche per la repressione politica. Nei paesi Occidentali queste tecnologie sono usate per eliminare qualunque privacy. Finché la rete non sarà censurata, avremo queste notizie che interessanto almondo intero.  –  12/12/2011

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Il fratello dell’ex mnistro della giustizia, Angelino Alfano, Alessandro Alfano, è stato inquisito perché avremme comprato gli esami di economia. La dipendente addetta ad inserire gli esami falsi nella memoria dell’Università ha confessato tutto ed è stata licenziata. Un ministro tecnico  l’anno scorso, per una cosa simile si dimise da tutte le cariche. Questo signore che è segretario generale della Camera di commercio di Trapan, non si dimetterà, anzi Alfano lo aiuterà in futuro a fare carriera e ad avere incarichi sempre più prestigiosi. Come siamo lontani dalla cultura del rispetto delle istituzioni che vige nei paesi del Nord Europa.  –  13/12/2011

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Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti.  –  14/12/2011.

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Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava.  –  15/12/2011

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Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. Gli ho detto che il più fresco di galera tra i presenti sta da dieci anni. Invece sbagliavo, perché sta da quindici anni; gli altri venti e trent’anni. Gli ho spiegato che dall’ergastolo non si esce, e che è una pena di morte diluita nel tempo. Gli ho spiegato che le pene alternative sono automatiche solo per i pentiti o, meglio detto, collaboratori di giustizia e i confidenti. Ci vorrebbero tutti come Giuda, ad accusare gli altri e a metterli al nostro posto, moltiplicando le sofferenze. Gli ho parlato del 41 bis che è un regime di tortura, che la Chiesa dovrebbe intervenire dicendo qualceh parola contro questa inciviltà indegna. Un mio compagno gli ha detto ch enel 41 bis li fanno mangiare poco. Ho visto lo stupore nella sua espressione, ma non ha detto niente. La mia impressione è che sia rimasto un po’ imbarazzato, credo che non si aspettasse questi discorsi. Sono del parere che tutte le occasioni –quando vengono persone dall’esterno- bisogna prenderle al volo, e fare loro questi discorsi, perché non sanno niente, hanno concetti recepiti dai media, che falsificano la realtà.  –  16/12/2011

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Ho letto l’ultima circolare del Ministero. Ne avevano dato notizia i TG e avevo letto qualche articolo sui quotidiani. Si tratta di aprire e tenere le celle aperte tutta la giornata. Come al solito, la montagna ha partorito un topolino. Ha escluso i regimi AS-1,2 E 3; e anche il 41 bis ovviamente.

E’ un discorso solo per i detenuti comuni, ma anche tra loro ci sono di distinguo, essendo stati etichettati con colori, bianco-verde-rosso. I bianchi sono aperti senza eccezioni. I vedi devono avere delle valutazioni periodiche. I rossi devono avere l’autorizzazione dal commissario. Non sono hanno creato altra burocrazia, ma va a finire che creano altri regimi, come successe con l’ex E.I.V.C. che poi diventò E.I.V., ed ora A.S.1. Tanti detenuti diventano pericolosi con la burocratizzazione dei regimi. I detenuti dell’AS-2 e 3 si trovano in questi circuiti perché hanno un reato che rientra nell’art. 4 bis O.P., oppure basta un’aggravante, anche un furto, pertanto non è la mera supposizione di pericolosità del soggeggo, ma è il reato, un comma di un reato o un’aggravante. Noi dall’AS1 siamo in questo regime percè eravamo nel 41 bis; parcheggiati in assenza del nulla. Non cambieranno mai le cose, fino a quando il ministero sarà monopolio di Pm, ex-direttori delle carceri, della polizia penitenziaria e dei suoi sindacati. Insieme formano una burocrazia discrezionale tipica dei mandarini cinesi, e si oppongono ferocemene ad ogni riforma.  –  17/12/2011

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Nelle carceri tutto è impontato sulla “sicurezza interna”. Questa parola “magica” consente di alimentare oppressione e limitazioni indiscriminate, senza nessun controllo, anzi con la complicità degli organi preposti alla tutela dei detenuti. La sicurezza è usata per violare, negare, sospendere ed espropriare i diritti. Usata come unica risposta ad ogni richiesta; usata come chiave per eludere ogni richiesta; usata per rendere cieca ogni regola; la violenza della giustiza soffoca ogni cosa. In nome della sicurezza si sono commesse e si continuano a commettere mostruose ingiustizie. Viene usata per spersonalizzare l’identità dei detenuti, e per gestirl più agevolmente. In ogni contesto, le persecuzioni sono state sempre costruite con le parole e i concetti del diritto. In questo caso i baroni di turno interpretano e in alcuni casi si inventano le norme per creare sofferenza, per avere visibilità mediatica. Ormai lo fanno senza nessuna vergogna, come fosse un comportamento normale. Le norme penitenziarie, insieme alla disciplina imposta, sono state stravolte e rese antisociali; pertanto più che la rieducazione, il trattamento quotidiano insegna ad essere al di fuori della società. In nome della sicurezza, il carcere non solo pretende di isolare i detenuti dalla società, ma pretende anche di isolare i detenuti tra loro stessi. Credo che nessuno abbia mai visto un cane legato alla catena diventare buono. Il carcere dovrebbe essere  un luogo dove si organizza un servizio, invece il servizio è totale, perché i detenuti si alimentano di odio, rabbia e rancore, per i diritti negati, l’oppressione e le frustrazioni che ne scaturiscono. Il legislatoree o il ministo dovrebbero intervenire per porre una limitazione all’uso distorto del concetto della parola sicurezza.  –  18/12/2011

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In TV alcune trasmissioni, in pompa magna dicevano che Equitalia aveva recuperato nove miliardi di tasse inevase. Oggi leggo un articolo in cui lo Stato deve altri settanta miliardi alle imprese, principalmente alle piccole imprese che hanno anche il problema della stretta creditizia delle banche. Molte imprese chiudono perché da una parte lo Stato non le paga e dall’altra i “gabellieri” di Equitalia li aggrediscono in ogni modo, e moltiplicano le cifre peggio  degli strozzini, e tutto lo si fa passare come un fatto legale. I politici sbraitano  demagogicamente per non perdere consensi, ma in realtà non fanno niente, pensano solo a che i loro privilegi non vengano toccati. Basterebbe una semplice legge. Le imprese che sono creditrici nei confronti dello Stato, li possano decurtare dalle tasse che chiede Equitalia. Si eviterebbero tante ingiustizie, fallimenti e tanta disperazione.  –  19/12/2011

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Leggo su un quotidiano che il 98% degli alberi di Natale, il 92% dei regali eil 97% degli addobbi natalizi, vengono da Yiwu, una città cinese. Questa città in 10 anni è diventata la seconda città più ricca della cina. Credo che in nessun altro prodotto ci sia un monopolio così alto. Tutto ciò è possibile perché lì non hanno leggi da rispettare.. circa operai, ambiente, sicurezza, sindacati, ecc. Ogni tanto ci fanno vedere le scene di sequestro nei porti, ma è tutta scena, perché è una goccia nell’oceano. Arrivano milioni di tonnellate di merci, non solo natalizie, ma anche certificate e pericolose. Se venissero costruite qui in Italia, andrebbero tutti gli organi quotidianamente a controllare, e nelle condizioni della città cinese, non solo chiuderebbero le aziende, ma farebbero multe e forse anche arresti. Ricordo che una volta le città di Napoli e dintorni erano considerate la Cina d’Europa. Oggi tutti quei laboratori vengono fatti chiudere, perché ritenuti organici alla camorra. La camorra è usata come il prezzemolo, lo si può mettere su ogni pietanza. Chissà chi ha interesse affinché arrivino dalla Cina milioni di tonnellate di merci non certificate e prodotte da “schiavi”, e non si possno fabbricare in Italia, con milioni di disoccupati che ci sono nel nostro Paese.  –  20/12/2011

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C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti.  –  21/12/2011

L’Odissea di Lucia Bartolomeo

Urla  dal silenzio di vite sotto ruspe e rulli compressori. La corrente trascina anche chi non c’entra niente. Come i bambini messi in mezzo tra le tenaglie del carcere. Come la figlia di Lucia Bartolomeo.

Lucia Bartolomeo.. oggi è tutto suo lo spazio. E le diamo il benvenuto. E’ la seconda donna che scrive al nostro Blog, dopo Domiria Marsano, e anche lei è del carcere di Lecce.

La vicenda di Lucia ha avuto una certa risonanza mediatica. E’ stata condannata all’ergastolo, in primo e secondo grado, per l’accusa di avere ucciso suo marito. Ma lei contesta radicalmente l’esito dei processi, e le modalità con cui sono stati condotti, e si sta giocando il tutto per tutto in Cassazione. Che delibererà praticamente a momenti, il 4 novembre, sulla sua vicenda.

La prima parte della sua vicenda, che giunge fino a marzo del 2010 la troverete nel primo testo dopo questa premessa, testo che Luciana scrisse per la rivista delle donne del carcere di Lecce Fuga di notizie, e, secondo anche il suo desiderio, l’ho pubbicata.

La seconda parte la racconta, sempre lei, dalla lettera che ci ha inviato, e dopo il primo testo, ho inserito estratti di questa lettera.

Il cuore dell’intera vicenda ruota intorno a sua figlia. Dopo l’arresto, nel maggio 2007, la figlia di Lucia, all’età di soli cinque anni è mezzo, è stata messa in una casa famiglia.

La madre non l’ha potuta vedere per 14 mesi. Neanche una volta.

Poi ha ottenuto gli arresti domiciliari, al fine di poterla rivedere fuori dal contesto carcerario, perchè il guidice dei minorenni era nettamente contrario a farla venire in carcere.

Sembra che l’incubo fosse finito. Ma il 23 febbraio 2009, venne emanato un “decreto sicurezza” che stabilizzava il carcere obbligatorio per alcuni tipi di reati. Per cui Lucia dovette rientrare in carcere, seguendone un altro trauma bello grosso dela bambina.

E il giudice, inoltre, non permetteva che la figlia andasse a colloquio con la madre, perchè non voleva che andasse in quel luogo. Con la conseguenza che, avendo avuto revocati gli arresti domiciliari, in pratica tutto ciò si risolveva che Lucia non poteva vedere la figlia.

Lucia iniziò uno sciopero della fame, che portò a una riconsiderazione della vicenda, e alla concessione dell’opportuntà di rivedere la bambina, seppure accompagnata dagli assistenti sociali.

Ma un’altra batosta era in agguato. Lucia racconta la sua vicenda alla trasmissione Storie maledette. Una delle conseguenze di questa azione è stata la revoca dei colloqui. Fu un vero tempo di inferno per Lucia. Scrisse lettere disperate ovunque.

Dopo un pò le furono concessi di nuovo i colloqui con la figlia. Ma solo per un’ora al mese! E al momento questa rimane la situazione.

Un colloquio al mese di un’ora.. E col timore di perdere anche quello. Quanto male è stato inflitto a questa bambina? Fin dal primo distacco forzato di 14 mesi dalla madre. Quell’abbraccio che descriva Lucia nel primo pezzo che leggerete. Quanto le saltò addosso, col volto inondato di lacrime. Una madre tenuta lontano da una figlia per più di un anno, in un’età estremamente delicata come 5 anni. Quanto è alto il prezzo di un trauma? E chi lo paga? Una figlia che viene “protetta” ostacolando i colloqui con la madre. Una figlia che, ancora adesso, può vedere la madre una volta al mese. Un’ora al mese.

Una sistema penitenziario che crocifigge l’anima di una bambina, anche di una sola bambina, ha fallito. Irrimediabilmente.

Vi lascio ai due testi di Lucia Bartolomeo. Il primo è un articolo uscito per la rivista delle donne del carcere di Lecce, Fuga di notizie. Il secondo, che riproduce la continuazione della vicenda è un estratto dalla lettera che Lucia mi ha inviato.

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Era il maggio 2007 quando mia figlia veniva prelevata da scuola dagli assistenti sociali per essere sottratta ai suoi affetti e venire “appoggiata” in una casa famiglia di Ostuni che avrebbe dovuto prendersi cura di lei. Il suo papà era morto un anno primae io, arrestata lo stesso giorno dell’allontanamento di mia figlia, perchè indagata per la sua morte. La piccola aveva quasi sei anni, compiuti tristemente lontana. Lontana dalle persone che avevano come unico intento quello di alleviarle la sofferenza che già l’aveva colpita.

E la sua mamma?

Le avevano raccontato che la mamma era in ospedale, e che non aveva fatto in tempo nemmeno a salutarla. Ma la sua bambina era molto intelligente e la gente invece molto cattiva: qualcuno improvvisamente aveva deciso di raccontarle perchè la mamma le era lontana, un perchè ancora non dimostrato. La bambina si è trovata a passare due anni e due mesi in un luogo che, pur attentamente seguita da persone preparate, non era la sua casa.

Dopo quattordici  mesi di sofferenze tra queste mura ho avuto il permesso di poterla vedere per la prma volta. Avevo ottenuto i domiciliari. Prima di allora, solo una telefonata settimanale di dieci minuti. La incontrai per la prima volta a luglio del 2008. Quel giorno non lo posso descrivere. Mi è saltata al collo, siamo rimaste a lungo senza parlare. Lei nascondeva il volto solcato dalle lacrime.

La mamma era tornata “e adesso mi porta con lei e torno a casa”. Questo sarà stato il suo pensiero ed è stato difficile trovare il modo di spiegarle che non era così. Poi, la mia bambina, da pochi mesi è stata deistituzionalizzata e affidata ad uno zio paterno e io ho continuato a vederla. Sembravano diradarsi le nuvole e invece una violenta tempesta ci ha nuovamente travolte. Qualche mese dopo, applicando il nuovo “decreto sicurezza”, hanno stabilito che dovevo tornare in carcere. Da allora non ho più alcun contatto con mia figlia.

Le ho scritte tantissime lettere per non farle sentire un ulteriore dramma di abbandono. Allo stremo delle forze e nella totale disperazione, ho dichiarato lo sciopero della fame, protratto per 23 giorni. Il mio unico desiderio era di poterla riabbracciare e poterle parlare. Dopo una lunga odissea, il tribunale per i minorenni ha acconsentito che mia figlia venisse qui in carcere per incontrarmi.

Ogni giorno di sofferenza di un essere umano, la sua dignità, non possono perdersi dietro giorni, mesi, anni di burocrazia. Il dolore non ha muri che possano fermarlo.

Lucia Bartolomeo

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(…) Devi sapere che, nella mia dolorosa vicenda, oltre a me che sto pagando innocentemente qualcosa che non ho fatto, chi ha sofferto di più è mia figlia.  (…)

Quando sono tornata in carcere due anni fa, il giudice dei minori non voleva più farmi incontrare la bambina, perchè ui non la voleva fare venire, e a quel punto, ormai allo stremo delle forze, sia fisiche che mentali, ho dichiarato lo sciopero della fame, che ho portato avanti per ben 24 giorni. Ho perso 10 kg in neanche un mese. Pian piano le cose sono migliorate e ho rivisto la bambina, con le dovute precauzioni, accompagnagnata dagli assistenti sociali, fuori dai colloqui normali con i familiari.

Poi ho raccontato la mia vicenda a Storie maledette, e questo ha scatenato un putiferio. Di nuovo i colloqui mi sono stati revocati (..). Insomma, una vera e propria odissea. Detta così sembra una cosa da niente, ma in realtà è stato tutto così crudele e atroce, soprattutto per mia figlia, che ora è affidata ad uno zio del ramo paterno.

Ora la sto rivedendo, un’ora al mese, una misera ora al mese.

Ma quello che voglio dire è che non è giusto tutto questo. Le istituzioni si impadroniscono dei nostri figli, e non tengono conto affatto dei sentimenti, anzichè agevolare in qualche modo i rapporti con loro, li distruggono. Non mi sono mai esposta a fare interviste e quant’altro, proprio per evitare ripercussioni sugli incontri con la bambina, solo con Storei maledette l’ho fatto, che è una trasmissione molto seria, e si è scatenato il putiferio (..)

Abbiamo il diritto noi detenuti di dire la nostra, appunto.. “URLARE DAL SILENZIO”.

(..)

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