Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Archivio per il tag “Domenico Papalia”

Domenico Papalia scagionato

Domenico Papalia lo conosciamo da anni.

Ha scritto molte volte su questo Blog.

Si è sempre dichiarato innocente.

Recentemente aveva ottenuto la riapertura del suo processo e, il 15 marzo, la Corte di Appello di Perugia ha emesso sentenza di assoluzione, per non aver commesso il fatto, nei suoi confronti.

Sono 41 anni che Domenico lotta per quella che sempre definito una ingiustizia.

Ora i giudici gli danno ragione. Ma che giustizia è una giustizia che costringe una persona a stare in galera decenni prima di ottenere giustizia.

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Massama, 20/03/2017

Caro Alfredo,

Come ti avevo anticipato qualche tempo fa, avevo presentato istanza di riapertura del processo riguardante la condanna all’ergastolo ostativo. L’istanza è stata accettata e si è fatto il processo di revisione presso la Corte di Appello di Perugia che il 15 marzo ha emesso sentenza di assoluzione, nei miei confronti, per non aver commesso il fatto.

Ho lottato 41 anni per dimostrare la mia innocenza e alla fine giustizia è stata fatta, anche con molto ritardo.

Mi dispiace che per questo processo si siano sprecati fiumi di inchiostro sulla stampa e sulla TV, mentre ora che c’è stata l’assoluzione c’è stato un silenzio di tomba, nonostante siano passati 41 anni. Mi sarebbe piaciuto che la stampa avesse dato il giusto rilievo perché gli operatori penitenziari e i Magistrati di Sorveglianza leggessero la mia assoluzione e capissero che non potevo collaborare perché innocente, oltre che essere un punto di riflessione per coloro che sostengono l’abolizione dell’ergastolo ostativo, ma non è stato così e mi dispiace. Perciò ti prego di mettere sul Blog questo messaggio.

Questo ergastolo revocato era stato dichiarato dai Magistrati di Sorveglianza.. “ergastolo ostativo”. Spero che ora non si inventino altro.

Ti ringrazio molto per la tua disponibilità.

Un caro abbraccio.

Domenico Papalia

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“Sono anni che mi viene impedito di portare avanti il programma trattamentale”… reclamo di Domenico Papalia

liberimus

Quello che denuncia il nostro Domenico Papalia -attualmente detenuto nel carcere di Oristano- è emblematico del fallimento del sistema del trattamento penitenziario.

Da anni, con dedizione ammirevole, Domenico fa di tutto per portare avanti un percorso trattamentale, ma, sistematicamente, viene trasferito di carcere e tutto ricomincia da capo. Una vera tortura psicologica, un meccanismo che invece di incentivare e valorizzare le persone detenute, sembra spingerle alla resa e all’avvilimento.

Di seguito il testo del suo reclamo.

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Gent.mo Sig.
CAPO DIPARTIMENTO
Dr Santi Consolo
Amministrazione Penitenziaria
Largo Luigi Daga 2  00164  Roma

pc. Gent.mo Sig.
Vice Capo Dipartimento
Dr Massimo De Pascalis
Amministrazione Penitenziaria
Largo Luigi Daga 2  00164  Roma

pc. Sig. Magistrato di Sorveglianza di Cagliari
D.ssa Elisabetta Mulargia

Oggetto: reclamo ex art. 35 n.1 legge 354/75

Il sottoscritto Papalia Domenico, nato a Platì (RC) il 18/04/1945, ristretto nella casa di reclusione di Massama-Oristano e detenuto ininterrottamente da 39 anni (08/03/1977) in espiazione dell’ergastolo ostativo.

Prima di entrare nel merito del reclamo vanno fatte alcune precisazioni ed il perché detto reclamo va indirizzato come intestazione:

Dott. Santi Consolo per la sua nota sensibilità perché il detenuto prenda sempre più conoscenza con i mezzi tecnici informatici per motivi di studio o di lavoro.

Dott. De Pascali persona conosciuta come Direttore sensibile e convinto per il trattamento rieducativo del detenuto e convinto sostenitore che la pena debba essere proporzionata in base alla prospettiva di vita.

Dott.ssa Mulargia, quale Magistrato di Sorveglianza, affinché voglia intervenire presso la Direzione di Massana perché in detto Istituto venga stabilita legalità con diritti e doveri dei detenuti.

Detto ciò fa presente che sono sei anni che per esigenze dell’Amministrazione il sottoscritto non riesce a portare a termine un programma trattamentale rieducativo e di studio, e cioè nel 2009 era stato trasferito presso il carcere di Livorno dove i familiari residenti a Milano erano più agevolati per recarsi ai colloqui. Durante la permanenza nell’istituto di Livorno si iscrisse all’Università di Pisa, facoltà di scienze politiche, corso di scienze sociali. Ma per esigenze dell’Amministrazione fu chiusa la sezione AS1 e trasferito a Spoleto. Dopo circa 7 mesi chiude anche la sezione AS1 di Spoleto ed è trasferito al carcere di Nuoro. Qui era giunto ad uno stato avanzato del trattamento, ma chiude la sezione AS1 e viene interrotto nuovamente il trattamento e trasferito presso l’istituto di Massana-Oristano, istituto gestito da un Direttore fantasma, nonostante le continue richieste di udienza e di un Comandante incompetente ed incapace per bocca dei suoi subalterni.

Detto ciò, si passa all’oggetto del reclamo.

Da circa 13 anni è stato autorizzato in tutti gli istituti della Repubblica ad avere un computer personale nella camera di pernottamento ed una stampante, pure personale, da tenere nella sala comune. Ciò sia per motivi di studio e sia perché sta scrivendo un libro e collabora con varie associazioni di volontariato. Per questo motivo, a seguito di reclamo avversa una ridotta limitazione di uso della stampante, il Magistrato di Sorveglianza di Nuoro ha censurato la limitazione da parte della Direzione di Nuoro, vedasi ordinanza (ALLEGATO N.1) e che si chiede il prosieguo dell’applicazione.

Arrivato in questo istituto in data 25 agosto 2015, computer e stampante, nonostante fossero stati privati di tutti gli accessori non consentiti, vengono trattenuti al magazzino per essere controllati, ed avendo tutti gli appunti di studio nel computer, non ha potuto studiare, e ha continuato a pagare le tasse universitarie inutilmente. Dopo cinque mesi in cui la consegna del computer personale veniva rinviata di settimana in settimana, è stato costretto (come informati gli uffici del DAP) a mettere in atto uno sciopero della fame totale e uno sciopero della terapia farmacologica per gravi patologie delle quali è affetto.

Finalmente viene consegnato il computer personale, ma non la stampante. 

Per stampare è consentito solo materiale di studio e di lavoro, tra l’altro mal interpretato, perché se deve mandare degli appunti per il libro in lavorazione al giornalista che collabora con lo scrivente, viene considerata corrispondenza e non si può stampare. Lo stesso dicasi se si dovrà scrivere per informazioni o programmazione di esame universitario, verrà considerata corrispondenza e non verrà autorizzata la stampa. 

La modalità di stampa: ciò che si scrive, dopo giorni e giorni di sollecito, verrà masterizzato su un dischetto da un ispettore e stampato da una stampante dell’Amministrazione il cui contenuto rimarrà nel dischetto dell’Amministrazione, in violazione della privacy. Il costo per ogni foglio stampato è di 0,26 centesimi, per cui una risma di carta da 500 fogli verrà a costare 130,00 euro. Mentre con la propria stampante non supera i 40 euro. E’ da tenere presente che fino a qualche tempo fa, prima di sollevare lamentele sull’alto costo, ogni foglio di stampa costava 0,46 centesimi, per cui una risma di 500 fogli veniva a costare 230 euro, mentre con la propria stampante non supererebbe i 40 euro. 

In questa situazione il reclamante, nonostante gli sia stato consegnato il computer, non è in condizione di stampare sia il materiale di studio per il quale continua a pagare le tasse (allegato 2 e 3), che per il lavoro editoriale ed altro per il quale ha dato disponibilità ad associazioni ed enti istituzionali di lavoro di digitalizzazione per archivi informatici come volontario a scopo riparatorio. 

Per quanto sopra, si chiede affinché le SS.VV. vogliano, in accoglimento del reclamo, disporre che sia autorizzato l’uso della stampante personale (fatta acquistare in carcere, allegato n.4) che potrà essere collocata nella Sala Comune o in uno sgabuzzino della sezione o posto di guardia, oppure mettere, come indicato, una stampante dell’Amministrazione, in modo che lo scrivente possa esercitare le proprie prerogative di studio, lavoro, nonché di volontariato per rendersi utile per la collettività come fa da molti anni.

Si chiede altresì che intervenga il Magistrato di Sorveglianza ed ogni destinatario del presente scritto per la propria competenza.

In questa sezione non c’è nessuna attività trattamentale, ed anche per questo dovrebbe essere incentivato l’uso della stampante in modo che i detenuti in possesso del computer, possano impiegare il tempo.

Ringrazia per la cortese attenzione con doverosi ossequi.

Massama  23/02/2016

Domenico Papalia

 

Alla Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini… di Domenico Papalia

Ergastolo-ostativo

Questa lettera che Domenico Papalia -detenuto a Nuoro, e in pratica in galera fin dalla fine degli anni ’70- ha scritto al Presidente della Camera Laura Boldrini, sul tema dell’ergastolo ostativo è.. a mio parere.. in virtù dell’emersione di elementi persona nel corso di essa.. una delle più intense scritte riguardo a questa questione.

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ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

(On. Laura Boldrini)

c/o Camera dei Deputati

P.zza Montecitorio

00186 ROMA

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Signora Presidente Laura Boldrini,

Nel discorso del Suo insediamento a Presidente della Camera fece riferimento al degrado della situazione carceraria; a noi detenuti, che subiamo la detenzione in violazione delle regole costituzionali, giorno dopo giorno, dalle sue parole giunse un segno di speranza.

Vero è che qualche provvedimento vi è stato a seguito della Sentenza Torregiani della Corte dei Diritti Umani, ma sono stati provvedimenti palliativi  che non hanno risolto il problema ed ancora viviamo in uno stato di degrado e violazione dei diritti più elementari dei detenuti.

Il motivo per cui mi sono deciso a scriverLe questa lettera è il seguente:

In Italia vige la pena di morte silente (come definita daPapa Francesco) ed è “l’ergastolo ostativo”. Io sono uno di questi. In base all’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario chi non collabora con la giustizia è escluso dai benefici penitenziari. Non discuto su questa forma di ricatto da parte dello Stato, anche se non mi pare morale che uno Stat0 insegni ai propri cittadini la delazione. Ricordo che quando è stata approvata questa legge, qualcuno in Francia ha cercato di imitarsi ed il Presidente di allora, Mitterand, è stato molto critico affermando che “Uno Stato di Diritto che spinge i propri cittadini alla delazione è uno Stato debole e immorale”.. tanto dovrebbe bastare.

Dicevo sopra.. sono uno dei condannati a morti con “l’ergastolo ostativo”. Sono detenuto ininterrottamente dal circa 39 anni (8/03/1977) più la liberazione anticipata arrivo a circa 51 anni di carcerazione espiata, come da scheda (allegato 1). Ho quasi 71 anni e sono realista.. con tutte le mie patologie e l’età avanzata credo di finire i miei giorni in carcere portando a termine la pena di morte alla faccia dello stato democratico italiano.

Non sto a ribadirLe la mia innocenza, perché le sentenze definitive si possono criticare ma si rispettano. Nella gioventù qualche errore l’ho fatto e pagato. Ma sto pagando un ergastolo che è frutto delle propalazioni di così detti pentiti che accusano per loro interessi o benefici.

Negli anni ’90 ho perso l’unico figlio, all’età di 19 anni, per un incidente di capodanno. In tale occasione ho autorizzato la donazione degli organi di mio figlio salvando e resa la vita normale a 7 persone. In questa occasione la curiosità dei giornalisti, per chi ha memoria, li ha portati a sentire il Sen. Imposimato che era stato il mio giudice. Ebbene, questi è andato più volte in molte trasmissioni televisive a sostenere che si era sbagliato e che sono innocente (ALLEGATO N.2). Non è successo nulla, anzi la Magistratura si è accanita ancora di più servendosi di falsi collaboratori di giustizia contro di me, nonostante abbia sempre dimostrato di non essere quello che altri volevano che io fossi. Chi mi ha conosciuto sa che ho rispetto per la vita umana, per tutti (ALLEGATO N. 3).

Comunque, le scrivo perché alla Camera giacciono molti disegni di legge per l’abolizione dell’ergastolo, ma dato il clima forcaiolo e giustizialista non credo che in Italia possa essere abolito l’ergastolo. 

Credo, invece, che possa essere modificato l’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, eliminando le preclusioni oggettive del reato e valutando nel merito se il detenuto ergastolano possa accedere ai benefici penitenziari o meno, cioè, se sono state soddisfatte le finalità della pena di cui all’art. 27 della Costituzione.

So che alla Camera sono stati depositati alcuni disegni di legge per eliminare l’ostatività dell’ergastolo, e cioè la modifica del 4 bis O.P. e sono: la proposta di legge n. 2798, presentata il 23 dicembre 2014 dai Ministri Orlando, Alfano e Paduan; altra proposta di legge n. 3091, presentata il 4 maggio dall’On. Enza Bruno Bossio ed altri deputati. Per questo mi rivolgo a Lei affinché voglio calendarizzare dette proposte di legge o, se ci sono altre, affinché in Italia venga eliminata questa anomalia della “pena di morte silente”.

La ringrazio anche a nome di centinaia di ergastolani ostativi ed anche per quelli che con questa speranza sono già deceduti in carcere per vecchiaia, malattie o che persa la speranza si sono suicidati.

Conoscendo la Sua sensibilità sono certo che non resterà impassibile.

La saluto cordialmente e che Dio la benedica.

Nuoro,  24/05/2015

 

 

 

 

Come è trattato un detenuto che vuole studiare… di Domenico Papalia

studendo

Domenico Papalia, detenuto a Nuoro, è un altro storico amico del Blog.

Ci ha recentemente inviato questa sua dichiarazione, indirizzata, in prima battuta, al DAP.

Leggetela con attenzione, in modo da vedere il labirinto kafkiano a cui è sottoposto chi cerca semplicemente di potere studiare.

L’Amministrazione penitenziaria dovrebbe fare tappeti rossi per i detenuti che vogliono studiare.

E invece sembra fare di tutto per stancarli, sfiancarli, deprimerli, fare loro gettare la spugna.

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Al Ministero della Giustizia

Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

Ufficio centrale detenuti e trattamento 

Largo Luigi Daga n. 2  –  00164  –  Roma

OGGETTO: PAPALIA DOMENICO- DICHIARAZIONE.

Io sottoscritto Papalia Domenico, nato a Platì (RC), il 18.04.1945, attualmente ristretto nella Casa Circondariale di Nuoro- sezione AS1, rilascia la seguente 

DICHIARAZIONE:

Con riferimento alla nota n.   del    inviata alla Direzione della Casa Circondariale di Nuoro relativa alla richiesta di traduzione presso la Casa Circondariale di Pisa per sostenere esame universitario ed invito al sottoscritto di iscriversi presso l’università di Sassari.

OSSERVA QUANTO SEGUE:

Il dichiarante non è disposto ad iscriversi all’università di Sassari per i seguenti motivi:

1) Codesto ufficio non garantisce la permanenza del detenuto in un istituto del circondario vicino all’università;

2) Infatti, quando il sottoscritto era detenuto a Livorno, si voleva iscrivere alla facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università di Teramo ed invece gli è stato imposto di iscriversi all’università di Pisa, essendo la più vicina al carcere di Livorno ed ha dovuto optare per la facoltà di Scienze Sociali, atteso che la facoltà di scienze della comunicazione, scelta dal sottoscritto secondo le proprie attitudini, era a numero chiuso;

3) Da Livorno, non per causa del dichiarante, è stato trasferito a Spoleto, dove si era già attivato per trasportare l’iscrizione dall’Università di Pisa in quella di Perugia, con ulteriori spese per tasse universitarie. Dopo appena sei mesi, il sottoscritto dichiarante si è nuovamente visto trasferire da Spoleto a Nuoro e sempre per motivi dell’Amministrazione penitenziaria;

4) Nel disporre i suindicati trasferimenti (di cui al n. 3), l’A.P. non ha tenuto affatto conto che il reclusorio di Nuoro non avesse nessun protocollo d’intesa con le Università sarde. Pertanto, nel caso del dichiarante, sarebbe stato più opportuno disporre un’assegnazione presso un istituto di pena posto in sede peninsulare, in cui fosse attuato un protocollo di intesa con le autorità accademiche in modo che venisse garantita la continuità degli studi universitari;

5) Per quanto concerne l’università di Sassari, presso la quale il Dipartimento ha disposto che il dichiarante riportasse la propria iscrizione, è stata proprio una docente di cattedra, insegnante presso il predetto Ateneo, a comunicare ai detenuti interessati, in un incontro, che le iscrizioni potevano essere attuate solo alla facoltà di Giurisprudenza e non in Scienze Sociali;

6) In questo istituto c’è un precedente di qualche anno fa. A un detenuto, Ausilio Felice, iscritto all’università di Sassari, non gli è stata autorizzata la traduzione per l’esame.

Per i motivi di cui sopra indicati, dato che non è garantita la permanenza del detenuto nell’istituto vicino all’università presso la quale risulta iscritto, il dichiarante non è disponibile ad iscriversi presso l’Università di Sassari, segnalata da Codesto ufficio.

Nell’occasione si chiede a Codesto Superiore Ufficio che il dichiarante sia trasferito a Livorno, qualora fosse aperto il nuovo reparto AS1, oppure la declassificazione con il trasferimento in un istituto della Toscana.

Inoltre, poiché per questi motivi, ed altri, pende ricorso presso la Corte E.D.U. si chiede che al sottoscritto vengano notificate, con rilascio di copia, tutte le decisioni di Codesto ufficio in risposta alla presente dichiarazione, nonché il rigetto dell’istanza finalizzata ad essere tradotto per l’esame a Pisa.

Ringrazia con osservanza.

Domenico Papalia

Nuoro, 10/06/2014

Cambio di governo e sovraffollamento… di Domenico Papalia

sovraffollamento

Domenico Papalia, detenuto nel carcere di Badu e Carros, a Nuor,o ci ha inviato queste sue riflessioni per indicare come, al di là di vuote parole, col cambio del governo la situazione del sovraffollamento in carcere è andata peggiorando, piuttosto che migliorare. 

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C’è un detto in Calabria che recita: “Un porceu si insonna sempre a ghianda”. Il porco sogna sempre le ghiande. E così il carcerato parla sempre di carcere.

Con il governo Letta si stava iniziando a risolvere non certo il problema generale, ma le iniziativa della Ministra Cancellieri erano improntate ad un respiro a lungo termine di miglioramento e alleggerimento del sovraffollamento.

Con il Governo Renzi la situazione va a peggiorare e non si vedono iniziative che possano attenuare la situazione ed il detenuto si trova a scontare  pene aggiuntive che non esisto a definire torture vere e proprie.

Il 28 maggio scadono i termini per le sanzioni che la Corte Europea ci ha inflitto e il nuovo ministro della Giustizia Orlando anziché cercare di studiare provvedimenti per sopperire alle sanzioni ha pensato bene di andare alla Corte Europea con le promesse di quello che intende fare a parole e vendere fumo, sostenendo che già sono stati recuperati 9000 posti in più nelle carceri. Il ministro però non ha spiegato come ha recuperato questi posti. Vogliono sapere i cittadini come ha recuperato questi posti? Ha peggiorato la situazione, perché nelle celle singole sono state aggiunte una o due brande, e nelle celle da tre sono state aggiunte altre due o tre brande. In questo modo, peggiorando il sovraffollamento e incentivando altri ricorsi a Strasburgo, che poi le sanzioni ricadono sui cittadini onesti. Mentre sarebbe più giusto che i risarcimenti li pagassero i Dirigenti del DAP che tengono le carcere in questo stato. Io ho fatto il ricorso in questo senso e la Corte Europea mi ha chiesto la superficie della cella; cosa che ho già provveduto a mandare. Spero che molti altri detenuti che si trovano obbligati a vivere in celle promiscue con poco spazio, specie gli ergastolani, facciano ricorso e chiedano che sia giusto che paghino i dirigenti del DAP e non i cittadini con i loro contributi.

Un caro saluto per coloro che accedono al sito.

Nuoro 22-04-2014

Domenico Papalia

Proposte di riforma carceraria (seconda parte).. di Domenico Papalia

rifos

Pubblico oggi la seconda e ultima parte del progetto di riforma carceraria stilato da Domenico Papalia, detenuto da alcuni mesi a Nuoro (per vedere la prima parte vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/03/proposte-di-riforma-carceraria-prima-parte-di-domenico-papalia/).

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Sarebbe opportuno un Regolamento che valesse per tutte le carceri italiane, mentre ogni carcere ha un proprio regolamento interno e poiché il detenuto è soggetto a continui trasferimenti, si trova spesso che ciò che gli viene consentito  in un carcere gli è precluso in un altro. Un esempio banale: sono 15 anni che non posso mangiare un fico, ecc, ecc., in quanto capito in carceri dove non sono consentiti. Senza nessun motivo, solo perché  la Direzione li considera un frutto privilegiato.

Con la legge n. 354/75 nelle carceri italiane è stata istituita le figure dell’educatore, assistente sociale, Psicologo. Il loro compito dovrebbe servire il detenuto per un periodo dai 3 ai 9 mesi di osservazione e formare una Equipe sotto la presidenza del Direttore e con la presenza del Dirigente Sanitario nonché del Cappellano, che a fine osservazione dovrebbe esprimere indicazioni sul percorso trattamentale e rieducativo del soggetto, previsto dall’art. 1 e 13 legge n. 354/75 e 28 e 29 dell’Ordinamento Penitenziario DPR n. 230/2000. Purtroppo,  la carenza di organico non soddisfa questo adempimento da parte degli operatori penitenziari e dell Magistratura di Sorveglianza, per cui anche il Magistrato di Sorveglianza dovrebbe vigilare su carcere e conoscere il detenuto attraverso periodici colloqui  che spesso lo stesso detenuto chiede.  Ma nessuno esaurisce le sue richieste e allora succede che un condannato chieda un beneficio, gli operatori non lo conoscono e chiedono informazioni al personale di polizia penitenziaria. Quindi, lo stesso Magistrato di Sorveglianza che concede il beneficio non ha mai parlato con il detenuto. Per cui, allo stesso è stato fatto un trattamento superficiale che on corrisponde alla realtà della sua personalità. In questo modo può succedere che il Magistrato rigetti il beneficio ad un detenuto che lo meritava, oppure lo concede ad uno che non lo meritava che poi questo, durante il beneficio, magari commette qualche reato amplificato dalla stampa, e la colpa viene data alla legge Gozzini, mentre la responsabilità sta nella mancanza di una seria osservazione sul soggetto.

Dal 1986 al 1992 vi sono stati gli anni di applicazione prima della legge Gozzini e quindi le carceri erano state portate ad una vivibilità di civiltà penitenziaria molto avanzata, venivano concessi i benefici ed applicato in pieno il principio previsto dall’art. 27 c.III della Costituzione che prevede la finalità rieducativa della pena. Il numero dei detenuti si era ridotto a circa 25000. Oggi le carceri sono sul punto di esplodere e siamo arrivati alla soglia dei 70000 detenuti.

In tutti gli anni del governo Berlusconi non si è fatto un provvedimento di politica carceraria, dimostrando soltanto disprezzo per la popolazione detenuta, facendo in questo modo aumentare la popolazione detenuta che è più che triplicata rispetto a quella del 1990. Nei 223 istituti penitenziari i posti sono 41000 circa. Per cui ci sono circa 30000 detenuti in più e vi lascio immaginare come può essere la nostra vivibilità.

Il carcere come luogo di punizione secondo me è fallito ed il nostro legislatore dovrebbe sforzarsi a lavorare più di fantasia per trovare una forma alternativa al carcere che sia più educativa e remunerativa per la società.

Tenere il detenuto “a vegetare”, chiuso in cella 22 ore su 24, fa male a lui, ma fa tanto male alla società, mentre si dovrebbe fare in modo che possa rendersi utile alla collettività, facendogli fare lavori socialmente utili o azioni risarcitorie nei confronti della vittima del reato, nonché opera di volontariato. La pena oggi non ha più una funzione rieducativa finalizzata all’inserimento del soggetto nella società, in quanto detta finalità è stata svuotata di significato con tutte le leggi di emergenza. Tutto il processo rieducativo del reo ha perso il suo senso. Dicevo prima che il Governo uscente ha dimostrato poca sensibilità per e carceri, tanto che il DPR n. 230/2000 prevedeva che entro il settembre 2005 tutti gli istituti avrebbero dovuto essere dotati di acqua calda e di doccia nelle celle, nonché abbattere i muri divisori nelle sale colloqui. Ciò è stato attuato in alcuni istituti.  A causa del sovraffollamento e delle disperate condizioni di vita, nel 2011 ci sono stati circa 60 suicidi nelle carceri italiane, senza che il Ministero della Giustizia si scomponesse.

Voglio sperare che il nuovo governo faccia una politica seria sulle carceri e senza “doppi binari”, in quanto per tutti i detenuti dovrebbe valere il principio stabilito dall’art. 27 della Costituzione, anche per chi è stato condannato  per reato associativo e rientra nell’art. 4 bis della legge n. 354/75 (articolo che esclude alcune tipologie di reati dai benefici). Anche chi rientra in queste categorie di detenuti ha diritto di essere recuperato, di fare autocritica, di rientrare nel consorzio civile, una volta che accetti di essere sottoposto all’osservazione scientifica sulla personalità, a meno che non si pensi che il carcere non debba avere una funzione educativa. Ormai gli stessi esperti -psicologi, filosofi e conoscitori del settore- sono convinti che il carcere ha fallito in quella che dovrebbe essere la sua funzione. Ma se si vuole mantenerlo, se si vuole fare in modo che la pena possa soddisfare le finalità previste in costituzione, allora andrebbero affrontati le modifiche alla legge penitenziaria che indico in questa proposta.

PROPOSTA

1) Abolizione dell’art. 4 bis della legge penitenziaria n. 354/75 e di tutti quelli ad esso collegati che seguitano a penalizzare anticostituzionalmente una categoria di detenuti.

2) Abolizione del regime di cui al famigerato art. 41 bis O.P. o, perlomeno, umanizzarlo in quanto il regime del 41 bis impedisce, in relazione alla norma costituzionale, la finalizzazione della pena stessa alla rieducazione e al reinserimento sociale del condannato.

3) Abolizione dell’ex legge Cirielli (L. 5.12.2005 n. 251) approvata dal governo Berlusconi.

4) Regionalizzazione dell’esecuzione della pena. Cioè, ogni detenuto sconti la pena nelle carceri della Regione di appartenenza della propria famiglia, affinché i familiari possano essere agevolati nei colloqui. Infatti, il colloquio con le persone care agevola il reinserimento sociale attraverso la valorizzazione dei legami personali e, nel contempo, attenuare la solitudine che accompagna i detenuti durante il periodo di espiazione della pena. “Interrompere il flusso dei rapporti umani significa separare l’individuo dalla sua stessa storia personale, significa amputarlo di quelle dimensioni sociali che lo hanno generato, nutrito e sostenuto” (dott. Claudio Ceraudo, Presidente Medici Penitenziari).

5) Aumentare l’organico della Magistratura di Sorveglianza e degli operatori penitenziari (educatori, psicologi, ecc.). Oggi, per 223 istituti e circa 70 mila detenuti, ci sono 551 educatori e 400 psicologi. Per cui non può essere fatta un’attenta osservazione scientifica del detenuto, per cui, un basso livello qualitativo dell’osservazione psicologica e del trattamento penitenziario per mancanza di organici mortifica il piano rieducativo individualizzato del soggetto detenuto.

6) Approvazione del nuovo codice penale, con meno reati  ed ancor meno carcere, insieme ad un umano abbassamento delle pene ed alla conseguente automatica abolizione dell’ergastolo.

7) Innalzamento a 120 giorni all’anno del beneficio della liberazione anticipata, senza alcuna limitazione  in merito ai reati commessi ed applicazione automatica della Direzione del carcere.

8) Prestare più attenzione all’edilizia penitenziaria.

9) Diritto di voto  per i detenuti, come già pronunciatasi con sentenza favorevole la Corte Europea, in un ricorso di un cittadino inglese contro la Gran Bretagna.

10) Istituzione del Difensore Civico per i detenuti a livello nazionale.

11) Ampliamento delle misure alternative per tutti i reati, rafforzando le sanzioni per chi non rispetta le regole durante i benefici, e la previsione di forma di lavoro socialmente utile che potrebbero essere una forma di risarcimento nei confronti della società.

12) Affettività in carcere (o sesso, o come lo si voglia chiamare) che, in mancanza di strutture, potrebbe essere attuata con la concessione regolare dei permessi premio. Questo eviterebbe la distruzione di tante famiglie e consentirebbe di esercitare la responsabilità della funzione genitoriale.

13) Rivedere la discrezionalità della Magistratura di Sorveglianza, in relazione alla concessione di benefici, stabilendo certi parametri e requisiti che, una volta acquisiti, facciano scattare automaticamente il beneficio. Altre proposte ci sarebbero; ma chiudo questo capitolo, con l’augurio che il nuovo governo se ne faccia carico.

Livorno 14/12/2011

Domenico Papalia

Proposte di riforma carceraria (prima parte)… di Domenico Papalia

Domenico Papalia, è uno di quei detenuti che, a fine luglio -dopo lo smantellamento della sezione A.S.1 di Spoleto- sono stati sballottati come tanti pacchi postali in mezza Italia. 

Domenico è tra i detenuti che sono stati “spediti” in Sardegna, a Nuoro, carcere di Badu e Carros.

Ci ha fatto pervenire un suo testo dove analizza l’evoluzione e lo stato del sistema carcerario italiano e presenta proposte di riforme.

Oggi pubblico la prima parte.

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Proposta da parte del detenuto Papalia Domenico

Sistema carcerario italiano e proposte finalizzate al recupero del detenuto

La responsabilità non è un termine pronunciato banalmente. Essere responsabile significa sapere dare risposte, avere rispetto della propria persona e degli altri, essere umile e severo nello stesso tempo, essere dignitoso e rispettare la dignità altrui.

Rispondere delle nostre azioni a noi stessi, alla collettività, alla nostra coscienza, ai nostri familiari ci vuole una forte responsabilità di autocritica facendo una profonda riflessione del proprio vissuto.

Le soluzioni alternative rispetto a chi vive al di fuori del carcere si posono e si devono dare reciprocamente tra cittadino detenuto e cittadino esterno. Chi vive al di fuori del carcere dovrebbe interessarsi del carcere nel proprio territorio, mentre dal carcere devono venire risposte di responsabilità e di risarcimento morale nei confronti della società, della famiglia, dei figli e, perché no, nei confronti delle familiari  delle vittime del reato.

Il carcere deve dare risposte responsabili e di recupero. Per fare ciò ci debbono essere fondamentalmente tre condizioni: lavoro, scuola e facilitare i rapporti con la famiglia e l’esercizio  della genitorialità.

Per insegnare al detenuto di essere responsabile bisogna che prima di tutto siano responsabile e sapere dare risposte positive le istituzioni al vertice degli istituti penitenziari e la politica.

Il detenuto a sua volta è responsabile, a volte anche con responsabilità antecedente. Anche se detenuto si sente la responsabilità della famiglia, della genitoriale e verso le istituzioni e forte da questa responsabilità antecedente. Anche se detenuto, si sente responsabile della famiglia, della genitorialità e verso le istituzioni e forte di questa responsabilità spesso vorrebbe dare delle risposte positive che invece chi è proposto a dare queste opportunità non è così responsabile per dare attuazione all’art. 27 della Carta Costituzionale, secondo il quale una volta che la pena soddisfa la finalità educativa, ogni afflizione ulteriore è inutile. 

Vado subito al sodo con le mie osservazioni e proposte, pregando il lettore di comprendere le mie esposizioni  ed errori, in quanto non ho una base scolastica, ma ho imparato a scrivere e a leggere in carcere spesso senza alcun supporto didattico.

OSSERVAZIONI

Se è vero che la civiltà di un popolo si misura dalle carceri, l’Italia si può definir e incivile. Infatti, si va di peggio in peggio.

Una volta il regolamento penitenziario era regolato dal codice pena del 1931. Poi nel 1975 sotto pressione della Comunità Europea l’Italia  ha emanato la legge Penitenziaria n. 354/75, ma come tutte le leggi positive in Italia basta un caso negativo che vengono annullate. Così è successo con questa legge che ha avuto poca vita. Questa norma prevedeva la concessione, per la prima volta nel sistema penitenziario italiano , di permessi premio, semi libertà, colloqui telefonici con i familiari e altri benefici ai detenuti meritevoli. E’ bastato qualche caso negativo e sull’onda emotiva, nel 1977 il legislatore ha cambiato la legge in modo restrittivo. Si mantenne detta restrizione per circa nove anni, ma il sistema carcerario veniva contenuto lo stesso a causa degli indulti ed amnistie che venivano spesso promulgate.

Nel 1986 il parlamento a larga maggioranza approvò la legge N. 663/86 Gozzini che ha preso il nome del deputato di sinistra che la propose. Mario Gozzini, con il quale ero in contatto ed ha tenuto conto di qualche mio suggerimento, data la mia esperienza diretta, avendo lo stesso notato che non facevo i miei interessi, ma davo suggerimenti generalizzanti: In particolare è stata una mia idea perché l’art. 21 (lavoro esterno) avvenisse con decreto del Magistrato di Sorveglianza e non con la solita decisione del direttore come prima.

Ricordo che quando fu approvata la legge “Gozzini” tutti i parlamentari espressero giudizi positivi e soddisfazione affermando che anche se ci fossero il 6% di casi negativi sarebbe stata comunque una vittoria di civiltà penitenziaria. Ebbene, le statistiche negative si attestarono allo 0,1%, eppure la legge fu modificata in modo lieve nel 1991, (L. 12 luglio 1991 n. 203), solo per qualche caso negativo amplificato dai mass-media. La modifica più drastica  e quasi azzerata dalla legge ci fu nel 1992 (L. 7 agosto 1992 n. 356) dopo le stragi di Palermo, penalizzando in questo modo i detenuti che non avevano nessuna colpa per la strage e che erano ristretti da decenni come il sottoscritto, mentre i vari Brusca, che si sono accusati fingendosi pentiti continuano a beneficiare dei privilegi con la soddisfazione degli uomini delle istituzioni che dicono candidamente: si però i pentiti ci aiutano a scoprire i colpevoli, ma a cosa serve scoprire i colpevoli se poi questi si fingono pentiti e restano impuniti e mantenuti a spese del contribuente? Lascio la risposta dei lettori che versano le tasse con le quali vengono elargiti fondi per il sostentamento di detti “pentiti”.

Dopo le precitate leggi di restrizioni carcerarie, non tenendo conto delle convenzioni internazionali (1950) le carceri italiane sono arrivate sull’orlo del crollo della vivibilità e rispetto della dignità umana.

Fondamentale è stato anche l’apporto italiano alla redazione delle <<regole minime>> per il trattamento dei detenuti in sede O.N.U.  e poi (nel 1987) in sede d Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, ma che poi la stessa Italia non rispetta.

Con la legge n. 356/1992 viene introdotto l’art. 41 bis, nella legge penitenziaria, che è un mezzo di tortura psicologica finalizzato alla delazione. E’ un regime di carcere duro oltre che nei confronti del detenuto, più ancora per i suoi familiari e figli, specie per i bambini che restano traumatizzati vedendo il proprio congiunto dietro un vetro che non può toccare. In questo modo non si debella la mafia, ma si alimenta l’odio da parte dei bambini contro le istituzioni che interpretano essere responsabili del divieto di potere dare e ricevere una carezza dal e al proprio congiunto o papà. Inoltre il detenuto in regime di 41 bis viene collocato in carceri lontane  migliaia di chilometri dalla residenza della famiglia e quindi i familiari sono cittadini con tutti i diritti e che, pagano le tasse ad uno stato che li tortura per le colpe del proprio congiunto (quando non è innocente) non sarà certo un vanto per un paese che vuole apparire democratico come l’Italia. Il 41 bis non serve per recidere i collegamenti con la criminalità organizzata, perché, chi è malintenzionato trova sempre il modo di comunicare e, quando finirà la sua pena dovrà essere pure scarcerato. Invece, secondo me, dovrebbe essere attivata un’opera di recupero  trattamentale per il detenuto e non isolarlo con il carcere duro, che preclude ogni possibilità di reinserimento del detenuto. Chi lo dice che, un detenuto schierato come mafioso, non possa cambiare ed essere recuperato? Io sono stato sottoposto a questo regime e posso affermare che è una misura inutile e serve solo per fare del male ai familiari e non certo al detenuto che in un certo senso sta meglio, perché meno sovraffollate le sezioni del 41 bis, per cui, tranne il colloquio con il vetro divisorio, ha la cella singola e più spazio che non nelle sezioni ordinarie. Ne ho conosciuti tanti detenuti sottoposti al 41 bis che, avrebbero preferito fare un percorso rieducativo che non è stato possibile perché esclusi. Sempre in relazione al regime al 41 bis, il Comitato Europeo per la la prevenzione della tortura, ha invitato l’Italia a rivedere tale regime e migliorarlo. Ogni detenuto, secondo quanto si legge nel rapporto del comitato, dove avere adeguati contatti Umani, anche se soggetti a regimi penitenziari duri.

Il Comitato ha definito inammissibile usare tale regime quale strumento di pressione psicologica per indurre alla collaborazione.

Il carcere italiano sulla carta ha subito molti passaggi di cambiamenti a partire dalle strutture: da carcere giudiziario, ora Casa Circondariale, da Casa penale, ora Casa di Reclusione, da Manicomio Criminale, ora Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Così, anche per il personale: da Secondini ad Agente di custodia, fino all’attuale Agente di Polizia Penitenziaria. Tutto è cambiato sulla carta come se si facesse la doccia e rindossasse i panni sporchi. La professionalità del personale è rimasta lettera morta. Un agente dovrebbe essere preparato e dare qualsiasi risposta e chiarimento al detenuto. Invece succede il contrario. che il detenuto conosce i suoi  diritti e doveri ed il personale no. Quindi, spesso vi sono queste contrapposizioni, sempre a danno del detenuto. Un personale che dovrebbe fungere da educatore ed invece tratta il detenuto con disprezzo e come se fosse un proprio nemico. Per fortuna non tutto il personale è così e ciò si verifica solo in alcuni casi.

(FINE PRIMA PARTE)

 

 

 

 

 

 

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Istanza di Domenico Papalia al Magistrato di Sorveglianza

biogas

Pochi giorni fa, il 27 novembre, avevamo pubblicato il testo di un ricorso di Domenico Papalia al D.A.P. (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/11/27/ricorso-di-domenico-papalia-al-d-a-p/).

Oggi pubblichiamo questa sua istanza al Magistrato di Sorveglianza di Nuoro, competente per il carcere presso cui è detenuto, il famigerato carcere di Badu e Carros.

Facciamo un riepilogo:

-Domenico è un ergastolano. Ergo avrebbe diritto ad un cella singola (vedi art. 22 Codice Penale che prevede l’isolamento notturno per i condannati all’ergastolo)

-Domenico  ha già scontato 35 anni di detenzione.

-Domenico, in lunghi e dolorosi anni, aveva comunque seguito un qualche percorso e, trovandosi alla fine nel carcere di Spoleto, un attività trattamentale decente.

-Domenico ha una moglie anziana e malata, che avrebbe diritto di vedere, come avrebbe diritto lei di vedere il marito.

-Domenico  ha delicate esigenze di salute –problemi alla prostata, diabete, ipertensione, e altro- che richiederebbero la assegnazione in un carcere adiacente ad a un centro clinico e, aggiungo, un trattamento che non ne devastasse la psiche, dato, che un trauma psichico, o condizioni psichicamente invivibili, agiscono potentemente sullo stato biologico e sugli aggravamenti patologici.

Domenico… rileggete per piacere un’altra volta tutti i passaggi del riepilogo… è stato “buttato” nel triste carcere dormitorio di Badu e Carros, in Sardegna, con un bel falò del trattamento pregresso, allontanamento radicale dalla moglie, nessuna considerazione delle sue esigenze di salute e del suo stato psichico, oltre che in patente violazione della legge, in quanto trasferito in un cella con altri cinque detenuti, quando un ergastolano dovrebbe avere la cella singola.

Ma, per carità, non datevene pensiero.. è così che si tratta il bestiame umano..  lo diceva anche Zio Benito.

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Raccomandata AIR al Magistrato di Sorveglianza di Nuoro

OGGETTO: Reclamo ex. art. 35, 69 e 14 ter l. n. 354/75

Io sottoscritto, Papalia Domenico, nato a Platì (RC), il 18/04/1945, attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Nuoro, sezione A.S.1, propongo il reclamo in oggetto e chiedo che venga esaminato con le forme di cui all’art. 14 ter L. n. 354/75.

Innanzitutto va

PREMESSO

che: sono detenuto ininterrottamente dall’8/03/1977 (35 anni) ed ho avuto sempre un comportamento corretto in tutti gli istituti della Repubblica in cui sono stato ospitato;

che: in data 14/11/2009, su istanza del mio difensore, fui assegnato al carcere di Livorno per essere più vicino ai  miei familiari che vivono a Milano;
che: in data 4/11/2012, per esigenze dell’amministrazione penitenziaria, essendo il carcere di Livorno stato dichiarato inagibile, sono stato trasferito all’istituto di Spoleto;

che: in data 29/07/2012, sempre per esigenze dell’amministrazione (è stata chiusa la sezione AS1) sono stato trasferito presso la casa circondariale di Nuoro

che: nel trasferimento da Livorno a Spoleto, in materia di assegnazione il D.A.P. non ha tenuto conto del criterio tratta mentale e di umanizzazione della pena, tenuto conto che il mio trasferimento è stato per necessità amministrativa e non per colpe disciplinari. Infatti non si è tenuto conto che a Livorno ero stato assegnato per essere più raggiungibile dalla moglie ammalata ed anziana, che ero iscritto all’università di Pisa, nonché che sono portatore di gravi patologie, prostatica, diabete, ipertensione arteriosa ed altro che avrebbero dovuto consigliare la mia assegnazione in una sezione A.S.1 adiacente ad un centro clinico, Opera, Parma, o Secondigliano (NA);

che: a Nuoro sono stato allocato in una cella di 6 persone, mentre lo spazio potrebbe essere sufficiente per 2 o 3 posti. In questo modo il trattamento ha subito una forte regressione;

che: la sezione AS1 di Nuoro non ha le caratteristiche di sezione di reclusione, infatti vi è una varia promiscuità di detenuti, ergastolani, giudicabili e detenuti con pene lievi. Di più, la collocazione della stessa sezione è situata a piano terra della sezione AS3 ed, essendo scoperti i piani, si è in contatto, AS1 con AS3, per cui non si capisce perché, allora, non vengano declassificati i detenuti della AS1 di Nuoro.

Ciò premesso.

CHIEDO

L’intervento della S.V. quale garante dei diritti soggettivi dei detenuti, affinché voglia intervenire presso il D.A.P., perché disponga la mia assegnazione in un istituto del continente che funga da Casa di Reclusione e collocazione in cella singola, essendo detenuto ergastolano.

Voglia dichiarare l’illegittimità della circolare del D.A.P. n. 3619/6069 del 21 aprile 2009, visto che la sua applicazione è anacronistica e difforme, specie nell’istituto di Nuoro in cui la invito a venire ed effettuare un controllo prima della sua decisione.

Confido nell’accoglimento del presente reclamo e la ringrazio con osservanza.

Nuoro, 13/08/2012

Domenico Papalia

Ricorso di Domenico Papalia al D.A.P.

Domenico Papalia è uno dei detenuti che -dolo  lo smantellamento della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto, a fine luglio- sono stati sballottati come pacchi postali nelle carceri di mezza Italia. 

Alcuni hanno avuto la sorte peggiore, finendo a Parma (come Giovanni Mafrica) o nel famigerato carcere dormitorio di Badu e Carros a Nuoro, dove sono finiti Marcello Dell’Anna, Salvatore Pulvirenti e.. Domenico Papalia appunto (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/25/da-spoleto-allinferno-di-badu-e-carros-di-domenico-papalia/).

Tenete presente un po’ di cose..

Domenico è un ergastolano. Ergo avrebbe diritto ad un cella singola (vedi art. 22 Codice Penale che prevede l’isolamento notturno per i condannati all’ergastolo.

Domenico  ha già scontato 35 anni di detenzione.

Domenico, in lunghi e dolorosi anni, aveva comunque seguito un qualche percorso e, trovandosi alla fine nel carcere di Spoleto, un attività trattamentale decente.

Ci siete?

Ecco.. un ergastolano, che già a prescindere dovrebbe stare in una cella singola..

che ha scontato già 35 anni..

che stava svolgendo un certo trattamento..

Bene..

Eccolo di colpo spedito in un grigio carcere parcheggio umano -Badu e Carros a Nuoro- in una bella cella con altri cinque detenuti.

Toc..Toc.. qualcuno ha capito…

Un ergastolano, con già 35 anni alle spalle, in una cella con altre cinque persone.

Insomma.

Un trasferimento illegale e immorale. Violazione della legge. Violazione della morale. Nessuna cura di valutare i casi concreti.

La logica? Semplice. Le persone sono bestiame umano.. Questa è la logica.

Del resto, è la stessa logica delle politiche economiche del governo.

Vi lascio a questo ricorso che Domenico Papalia ha presentato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

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Sono Domenico Papalia, uno degli ergastolani mandati via da Spoleto e finito a Nuoro in una cella di 6 persone senza la minima possibilità di movimento. Dopo 35 anni di detenzione sono ritornato indietro con una forte regressione trattamentale.

Ministero della Giustizia

Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

Oggetto: Ricordo in opposizione (ex. art. 7 d.p.r. 1199/1971)

Ricorre: Papalia Domenico, nato a Platì (RC), il 18/4/1945, attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Nuoro, avverso il provvedimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Ufficio Centrale dei Detenuti e del Trattamento, con il quale è stata disposta la sua assegnazione nella predetta Casa Circondariale.

 

MOTIVI

 

Il ricorrente si trova attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Nuoro a seguito di trasferimento della Casa di Reclusione di Spoleto, e non può non dolersi del fatto che l’individuazione della nuova sede presenta delle connotazioni estremamente penalizzanti.

 

Prima di procedere oltre pare opportuno mettere in evidenza che il trasferimento ha trovato origine nella chiusura della sezione AS-1 della Casa di Reclusione di Spoleto, e che qualche anno prima ivi era stato trasferito dalla Casa di Reclusione di Livorno per via della chiusura del padiglione detentivo ove era allocato, a causa di improcrastinabili lavori di ristrutturazione. Tale ricostruzione degli eventi dovrebbe avere per i fini che qui interessano poiché l’assegnazione alla Casa di Reclusione di Livorno faceva seguito ad una istanza del difensore del ricorrente ed ascolta  per agevolare i rapporti familiari, che in qualche misura sono stati salvaguardati con la temporanea assegnazione alla sede penitenziaria di Spoleto.

 

A tal punto merita di essere segnalato quanto stabilito dall’art. 83 del regolamento di esecuzione secondo cui “Nei trasferimenti per motivi diversi da quelli di giustizia o di sicurezza si tiene conto delle richieste espresse dai detenuti e dagli internati in ordine alla destinazione”.

 

Oltre tutto, prima che tale prassi venisse espressamente codificata nel nuovo regolamento di esecuzione era già consolidata nella prassi amministrativa dettata dalle circolari di questo Dipartimento. Particolarmente significativa appare la circolare del 7 gennaio 1986, n. 3153/5603, che in relazione agli sfollamenti invitava “… ad usare la massima attenzione e cautela nel disporre i c.d. sfollamenti, onde evitare il rischio di trasferimenti indiscriminati ed ingiustificati di detenuti… (poiché sarebbe)… assurdo ed intollerabile che attraverso uno sfollamento vengano vanificati gli sforzi fatti ripetute volte per avvicinare singoli detenuti alle zone di residenza delle famiglie… (conseguentemente)… Allo scopo i poter valutare adeguatamente le singole situazioni esposte e tutte le circostanze che nei casi concreti si presentano, prima di disporre lo sfollamento le SS.LL. acquisiranno dal direttore degli istituti dai quali gli spostamenti dovrebbero essere disposti un elenco di detenuti trasferibili senza inconvenienti. In ogni caso è opportuno che i suddetti direttori interpellino previamente la popolazione detenuta e internata onde verificare se qualcuno chiede di essere trasferito, nel qual caso sarà, nei limiti del possibile, accontentato…”.

 

 

Pur non essendoci la pretesa che la circolare menzionata venga ancora presa alla lettera, in ogni caso è utile tenere in considerazione le finalità della stessa, che senza ombra di dubbio metteva in primo piano i rapporti familiari. Tuttavia, nel caso di specie, non priva di significati è la precedente assegnazione alla Casa di Reclusione di Livorno  per i motivi che l’hanno determinata.

D’altra parte è fuor di dubbio che i criteri sottostanti tale assegnazione non potevano essere disattesi con l’assegnazione alla Casa Circondariale di Nuoro.

Peraltro, tale ultima struttura prevede l’allocazione in cameroncini con altri quattro/cinque detenuti e pertanto non consente l’esplicazione delle attività precedentemente svolte, quali ad esempio attività di studio (o finanche la semplice lettura) o l’utilizzo di un computer, circostanze che causano una regressione del trattamento penitenziario già avviato.

Inoltre il ricorrente non può sottacere che negli ultimi tempi gli era stato diagnosticato una patologia tumorale alla prostata, ragion per cui i è aggiunta l’ulteriore esigenza di seguire dei severi e costanti controlli medici, ed ha delle esigenze fisiologiche da soddisfare che non pare si possano conciliare con la permanenza in una cella con altri detenuti.

 

Alla luce di quanto precede si deve dedurre che il provvedimento avversato è stato adottato con conseguente:

Violazione dell’art. 83 del d.p.r. 230/2000 in relazione agli artt. 28 e 42 dell’ordinamento penitenziario con riferimento alla inidoneità della sede penitenziaria di Nuoro di agevolare il mantenimento di validi rapporti familiari.

 

Violazione degli artt. 27 e 83 del d.p.r. 230/2000 in relazione agli artt. 13, 14 e 42 dell’ordinamento penitenziario con riferimento alla inidoneità della sede penitenziaria di Nuoro di garantire la continuità tratta mentale.

 

Violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990 ed eccesso di potere per assenza di motivazione e carenza di istruttoria in relazione alla omessa valutazione della situazione preesistente che aveva indotto alle precedenti assegnazioni.

 

Per tutti questi motivi il ricorrente:

 

CHIEDE

 

che codesto ecc.mo Ministero della Giustizia voglia revocare il provvedimento impugnato e di conseguenza disporre l’assegnazione alla Casa di Reclusione di Napoli-Secondigliano ove oltre a soddisfare le esigenze rappresentate si possa anche garantire la tutela della sua salute, avendo riguardo al fatto che in tale istituto è presente un Centro Diagnostico Terapeutico, in subordine chiede l’assegnazione ad altro Istituto che, nei limiti del possibile, tenga conto di quanto  rappresentato.

Nuoro, 15/08/2012

Con osservanza,

Domenico Papalia

Dopo che mi hanno strappato mio fratello… di Giuseppe Barreca

Essere privati di un pezzo della propria anima.

La cosa che più fa male della lettera di Giuseppe Barreca – che pubblico oggi – è proprio questo.

Mentre ci abituiamo a scorrere le lettere e i testi quasi velocemente, visto il loro ammontare e i tanti venuti nel tempo, ricordiamo sempre di “distinguere”. Tante cose sono importanti, tante cose sono dolorose, tante cose sono emozionanti.. ma non sempre allo stesso “livello”.

E’ doloroso (ad es.) se subisco un rapporto disciplinare, ma infinitamente più doloroso se “perdo” un fratello. Pensateci. Sono in carcere da anni e anni. Un’esperienza, comunque la si pensi, traumatica e devastante. La mia vita sociale esterna è andata a rotoli, la mia vita familiare compromessa. I miei unici contatti sono solo le persone più care che nei giorni di colloquio vengono a trovarmi. Anche quando i colloqui possono avvenire regolarmente (in molti casi non è così) si tratta comunque di qualche ora strappata di tanto in tanto. E che lascia sempre una fame.. quasi disperata.. al suo concludersi.

In questo contesto ho UNA persona cara con cui vivere la quotidianità. UN FRATELLO. In questo contesto, un affetto già di per sé importantissimo, diventa VITALE. E’ mio fratello cazzo. E’ una persona a cui voglio bene fin da bambino. E’ la mia famiglia.. In questo carcere posso vivere almeno una “parte” di famiglia.

E dopo un bel po’ di anni me lo togli.

Possiamo anche discutere, come farebbero alcuni dell’opportunità che due fratelli detenuti siano ristretti nello stesso carcere. Io non ci vedo nulla di male. Ma, posso anche ammettere che si discuta di questo. Ma, una volta che, in un modo o nell’altro, quei fratelli si sono trovati, per anni, a stare nello stesso carcere e a condividere anche, per certi aspetti, il loro percorso trattamentale è UN DELITTO separarli. Gettando così, proprio dopo anni di riconosciuto impegno e di positivo trattamento, due persone nello scoramento più totale, invece di incentivarle con maggiori momenti affettivi, aperture di socialità e ricadute di fiducia.

Che messaggio invii alla loro  mente, alla loro anima, al loro cuore? Che dopo tanti anni di vero impegno e di crescita umana… il tuo modo di “apprezzarli” è spaccare il cuore ad entrambi, e mandare uno di essi NELLO SQUALLIDO CARCERE DORMITORIO DI  NUORO, che, rispetto a Spoleto, a come un ritornare nel Paleolitico.

Dopo lo smantellamento, avvenuto alcuni mesi fa, della sezione Alta Sicurezza 1 del carcere di Spoleto, i vari detenuti lì presenti sono stati sballottati come tanti pacchi postali per le carceri di mezza Italia. Senza alcune considerazione del trattamento e del percorso pregresso. Alcuni hanno avuto destinazioni fondamentalmente “buone”, come Carmelo Musumeci a Padova, altri destinazioni “tollerabili” o peggio che tollerabili, ma comunque non “pessime”. E altri invece sono stati scodellati presso destinazioni pessime. Come Giovanni Mafrica nel famigerato carcere di Parma e Salvatore Pulvirenti, Domenico Papalia, Santo Barreca (il fratello di Giuseppe, di cui Giuseppe cita una lettera in questo post..) e anche altri credo… in un posto che viene descritto come una sorta di squallido e mortifero dormitorio, un posto dove farsi imbalsamare corpo, mente e cuore. Il carcere di Badu e Carros. A Nuoro.

Se leggete questa lettera di Giuseppe con quegli occhi che portate dentro, quelli che hanno ancora addosso lo sguardo della libertà, sentirete tra le righe un pianto, nel vedere l’amato fratello strappato da lui e buttato nella discarica Badu e Carros.

E poi.. i libri…

Perché rovinare, strappare.. OFFENDERE i libri di Santo Barreca?

Santo usa la parola giusta.. OFFENDERE…

Questa cosa OFFENDE..

OFFENDE non solo quei libri. E non solo Santo. Ma OFFENDE anche me. E, ne sono certo, OFFENDE anche noi.

Vi lascio alla lettera di Giuseppe Barreca.

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Ciao Alfredo, come stai?

Da tempo non mi faccio vivo. In verità sono un po’ confuso per via dell’improvvisa, quanto ingiustificata, deportazione di mio fratello e di tutti i ragazzi della sezione A.S.1 del carcere di Spoleto.

Come sai mio fratello studiava ed era al secondo anno di SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, presso l’ateneo perugino. Per me è stata una vera tragedia. Non riesco proprio a mandarlo giù. Mio fratello qui era tutto e credimi, non riesco a capire quale ne sia stata la ragione.

Non intendo essere patetico, ma mi viene spontaneo pensare a chi giova e serve tutto ciò! E’ come infierire su un toro già trafitto nell’arena che, sanguinante e in agonia, viene trascinato via da impietosi cavalli guidati da impietosi e divertiti uomini, pronto per essere macellato.

Che senso ha deportare una persona a Nuoro lontano da ogni affetto. Da ogni logica di recupero; peraltro già brillantemente avviata presso il carcere di Spoleto. PERCHE’? Mi scrive mio fratello di Nuoro: “… qui a Nuoro manca tutto, ma forse la cosa che si avverte dannatamente nell’aria è la mancanza di speranza. Ancora non ho sentito il cinguettio di uccelli, pur trovandomi  quasi  nelle prossimità di un bosco (… il carcere è costruito a ridosso di una collinetta). Che anche loro abbiano perso la speranza e hanno deciso di andarsene? BHO! Sento e vedo solo neri uccellacci che volteggiano nel cielo come avvoltoi nelle savane africane pronti a picchiare sulle carcassa di una carogna che leoni ormai sazi hanno appena abbandonato. Anche l’aria è strana, pesante. La solitudine trasuda dalle pareti.

Negli occhi dei mie compagni leggi il disagio di chi è ormai rassegnato, stordito da una quotidianità senza senso. Lo sguardo di ognuno è vuoto, cupo, cieco, sordo e rassegnato. Nessuno sorride qui. Non perché non si ha voglia di sorridere, ma perché nessuno ha la forza di farlo. Già! A che serve sorridere!!! 

Sai… ho ricevuto i pacchi che Spoleto mi ha inviato con dentro la mia roba personale. Tutto era in ordine. L’unica cosa che ho trovato in disordine erano  libri, libri che avevo sistemato dedicandogli molta più cura delle altre cose. Ho provato a chiedermi le ragioni de perché solo i libri erano in uno stato pietoso; addirittura in alcuni mancano delle pagine. Mi sono fermato un attimo per cercare di capire quali mani avessero ridotto così i miei libri. PERCHE”!

E allora ho pensato alle parole di un grande della storia. Gramsci. Egli scriveva: “… Il personale carcerario detesta che i detenuti vengano istruiti, perché finché ignoranti essi sono loro schiavi, perché sanno che la conoscenza è la chiave della libertà”. 

Ho annuito e non ho nemmeno chiesto quale fosse la ragione che aveva spinto mani cieche a OFFENDERE i miei libri…

Scusa fratello caro se mi sfogo on te che sei la mia vita, ma sto vivendo come in un film. Un film in bianco e nero dove l’unico colore che riesco a distinguere è il colore giallo paglierino delle chiavi con cui mani impietose aprono il cancello svariate volte al giorno. E’ il rumore che rompe il grigio silenzio di un luogo senza tempo, senza ragione, senza speranze, senza sogni…”.

Non continuo a raccontarti le parole che mi fratello Santo scrive. Proprio perché vanno contro ogni più elementare logica della immaginazione e della razionalità. Leggo le sue lettere ed è come se ripercorressi le storie di alcuni miei racconti. Scriverò un libro per questa vicenda assurda ed ho già trovato il titolo.. “NUORTO”.

(..)

Un messaggio per Nadia.

Ciao Nadia! Come stai? Spero di “incrociare” il tuo sorriso. Ho un tatuaggio virtuale nel cuore; vi è scritto “Never give up!” (Non mollare mai!). Solo così possiamo rendere onore ai nostri ideali e sogni di libertà. Guarisci presto. Un affettuoso abbraccio. Grande NADIA.

Giuseppe Barreca

Spoleto, 20 settembre 2012

 

 

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