Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Offro la mia arte… dipinti di Sergio Sarti

Sergio Sarti -detenuto a Padova- è entrato nel nostro Blog il 5 giugno (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/06/05/datemi-una-mano-di-sergio-santi/).

E il 5 luglio ho pubblicato tre sue cartoline ad olio (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/07/05/tre-cartoline-ad-olio-di-sergio-sarti/).

Sergio è un pittore molto bravo.

Sergio avrebbe bisogno di qualche entrata, e offre il suo talento a prezzi ragionevoli.

Sia vende le sue opere per chi è interessato. Oggi pubblico cinque foto di esse.

Sia è disponibile -a richiesta- a fare qualsiasi tipo di quadro, sia a sua scelta, sia in base a indicazioni e “materiali” che gli verranno inviati per indicargli come procedere (foto di paesaggi e di paesi, ecc.)

Inoltre, sarebbe ben lieto di corrisponder con chiunque, dedito all’arte o meno, volesse scrivergli per corrispondere con lui.

Riguardo alla sua “offerta artistica” vi dico.. se vi trovate a volere fare un regalo.. pensate a questa opportunità. Sergio è bravo, e un regalare un quadro fatto da lui, è un doppio regalo.. alla persona destinataria del dono, si regala sia il quadro sia il valore aggiunto di avere contribuito all’esistenza concreta di un altro essere umano che vive in condizioni non facili. Questa consapevolezza sarà un motivo in più, per il destinatario del regalo, per apprezzarlo di più. 

Io odio quelle frasi del tipo “ora che si avvicina Natale..”.. ma.. se volete fare un regalo originale.. pensateci.

Per chi volesse contattare Sergio per comprare una delle sue opere già fatte, o commissionargliene qualcuna, o semplicemente parlare con lui… l’indirizzo è:

Sergio Sarti

Via Due Palazzi 35/a – 35136 Padova

Adesso vi lascio alla visione di cinque foto dei suoi dipinti.

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Nicolai Lilin.. incontro con i detenuti di Spoleto

 Una nostra collaboratrice ci ha inviato una relazione su un incontro di quelli unici, che restano nella memoria, tra lo scrittore russo Nicolai Lilin, celebre per la sua opera “Educazione siberiana” con una vita avventurosa e estremamente dura alle spalle, fin dall’infanzia.. e i detenuti di Spoleto.

Alcuni fatti, tutt’altro che di dettaglio. Lilin ha fatto più di mille chilometri per questo incontro. Tutto a sue spese, senza neanche un centesimo di rimborso. E’ giunto puntualissimo. E’ stato con i detenuti ben tre ore e più, senza sedersi, rispondendo a ogni domanda possibilie e immaginabile. E’ stato schietto, vero, sincero.. senza nessuna retorica, ruffianeria o voglia di compiacere. Così si comporta un Uomo!… penso ai tanti tromboni invece che meno cose importanti hanno da dire, più si danno un sacco di arie e pretendono odiosi privilegi.

Lilin dice una cosa che adesso voglio sottolineare con forza. Il cambiamento inzia all’interno di noi stessi. Anche se è scomodo, anche se non ci piace, anche se è più facile accusare tutto e tutti. Ma senza uno sguardo onesto dentro di sé, senza purificarsi e lottare interiormente nessun cambiamento è possibile. E si resta pigri e impotenti pecoroni belanti sulla malvagità del mondo.

 Ringrazio ancora la nostra amica per la sua relazione…

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Incontro con Nicolai Lilin Venerdì, 5 marzo 2010

Oggi, nella Chiesa della casa di reclusione di Spoleto, si è tenuto un incontro con gli studenti ospiti dell’istituto e lo scrittore Nicolai Lilin. L’autore si è subito reso disponibile a raccontare la sua storia ma anche ad ascoltare e rispondere alle domande che il pubblico di detenuti e docenti era pronto a rivolgergli. Prima domanda: ti sembra degno di un paese democratico l’ergastolo ostativo? …Carmelo colpisce ancora! E Nicolai inizia il suo confronto con i carceri russi; in Russia non c’è la possibilità di scegliere tra il pentirsi e collaborare o meno, la scelta è tra vivere o morire, nessuno arriva a scontare la pena a vita, si muore comunque prima.

La sua narrazione è pacata, chiara e puntuale, a volte persino stupefacente ma è il potere incantatore della verità, la sua verità. C’è la storia che sorregge i suoi ricordi di adolescente in un carcere minorile, ma c’è anche la sofferenza di riuscire a raggiungere la latrinetta in fondo alla cella attraversando, come un’odissea, come in un viaggio avventuroso e pericoloso i 70 metri quadrati abitati da 150 ragazzi arrabbiati e pronti a distruggerti. C’è un passaggio che colpisce chi scrive; la scelta di non voler ricevere notizie alcune dalla famiglia, nessun ricordo o emozione che possa scatenare prima il pianto e poi la rabbia furiosa; l’assoluta assurdità di stare male e procurarsi altro male alimentando un odio tra pari in quel luogo già privo di un minimo di umanità. Passano nove mesi e Nicolai decide che non farà mai più ritorno in un luogo simile, mai più! Animano la narrazione della sua vita, un nonno presente e saggio, un padre che ama il rischio più che la famiglia, uno zio morto in carcere, un anziano saggio che disdegna i criminali stupidi che si fanno prendere dai poliziotti. Sullo sfondo una Russia dura, amara, incapace di generare senso civico, un comunismo al declino che costringe il suo popolo a mettersi in fila per il pane e per il latte.

Qualcuno ha detto che “ogni nazione è una narrazione” e Nicolai ora, sta raccontando la sua terra e la sua vita. Arrivano altre domande, anzi altre considerazioni…la durezza del carcere russo è dovuta al paese privo di democrazia, ma in uno stato democratico come il nostro, com’è che il carcere può diventare duro in qualsiasi momento? Per la precisione: Pianosa è stato teatro di soprusi e violenze sui detenuti, Nuoro è ancora oggi un carcere durissimo, la polizia al G8 di Genova ha usato violenza gratuita per eseguire gli ordini impartiti da un governo democratico o democraticamente eletto.

Lilin ha sempre una risposta, e stavolta colpisce direttamente al cuore: possiamo criticare tutto, tutti e ogni sistema che mostra la sua parte fallace ma guai a non partire da noi stessi, sempre! Il cambiamento non può essere esterno a noi, ogni volontà, ogni esigenza di giustizia e di verità passa per l’individuo; ognuno di noi deve rinnovarsi profondamente e solo allora può pretendere che il sistema cambi. E’ necessario riconoscere a volte la nostra stupidità, per poi chiedere di godere di tutti i diritti. La fortuna, così come già pensava Machiavelli, ha aiutato Nicolai nella sua vita post-Trasnistria: segue prima l’esercito russo in diverse missioni, poi il servizio in Israele e poi l’amore per donne che lo porta in Svezia, in Irlanda del Nord e alla fine un amore di mamma lo chiama in Italia, qui trova l’Amore più forte e si trasforma in piccola comunità domestica con una moglie e una figlia. La scrittura, quasi per caso, incontra Saviano e il libro “Educazione siberiana”decolla, arriva la notorietà ma in questo bel paese l’informazione è spesso superficiale e tende scioccare,(vedi Barbareschi sciok!!) passaggi televisivi strani e forse anche ingenui. Scusa Nicolai, ma che ci vai a fare? Infattti, non ci vado più!! Risponde. Il suo libro di prossima uscita sulla Cecenia, non vedrà alcuna presentazione o promozione mediatica. Parliamo allora del suo incarico di cecchino e tutti sono pronti a dire: ah, ah, questo non si fa! E Nicolai ribadisce che la guerra è terribile, non c’è nessun buon motivo, mai, per giustificare una guerra. Eppure il mondo è perennemente in guerra, maledizione!

“Sai Lilin, ascoltarti è meglio che leggerti! Però la letteratura è anche un po’ politica, non credi?” No, non credo, anzi lo scrittore dovrebbe guardarsi bene dallo sfruttare il fatto di essere scrittore per poi operare nel campo della politica. E la scuola? Dove la mettiamo? Non ricorda grandi cose della formazione scolastica russa ma la passione per la storia trasmessa da un suo prof. e la letteratura, quel mondo meraviglioso della narrazione, hanno promosso Nicolai nella vita e ora, con umiltà, come è solito ribadire, ma soprattutto con infinita disponibilità percorre in lungo e in largo l’Italia per rispondere a tutti e in tutti i luoghi, carcere compreso, con sacrifici, passione e amore sincero e schietto per l’umano. Parte da Milano raggiunge Spoleto e riparte, senza nemmeno un pasto frugale, con i volti e le storie di uomini e donne seduti sui banchi di una chiesa affrescata da un detenuto che lo hanno ascoltato con ammirazione.

Grazie infinite, Nicolai.

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