Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Archivio per il tag “creazione”

L’ergastolo “ostativo”: una creazione giurisprudenziale (terza parte).. di Claudio Conte

Muroi

Ho già pubblicato la prima e la seconda parte (vai ai link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/07/26/11374/ e https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/08/03/lergastolo-ostativo-una-creazione-giurisprudenziale-seconda-parte-di-claudio-conte/) del testo inviatoci dal nostro Claudio Conte -detenuto a Catanzaro- dedicato all’argomento decisivo dell’ergastolo ostativo, inteso come creatura essenzialmente giurisprudenziale.

Oggi pubblico la terza e ultima parte.

—————————————————————————–

Di errore in errore

La contraddizione si fa ancora più palese se si confrontano quelle sentenze della Cassazione che ammettono la qualificazione giuridica del fatto reato da parte del giudice di sorveglianza (ossia la non necessaria contestazione formale dell’aggravante ex art. 7 DL) e la sentenza a Sezioni Unite n. 337/2008 che invece arriva a derogare la legge pur di rendere possibile tale contestazione anche ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo (espressamente esclusi).

La sentenza 337/2008 delle Sezioni Unite, al di là della grave distorsione che effettua sulla norma relativa all’art. 7 DL 152/91, dimostra come coloro che ritenevano possibile la riqualificazione giuridica del fatto reato in assenza della formale contestazione dell’aggravante da parte dei giudici di sorveglianza, siano in torto. Diversamente non avrebbe senso la stessa decisione, tesa ad estendere la contestabilità dell’aggravante ex art. 7 DL ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo per gli effetti diversi dalla determinazione della pena…

Si rammenta come la suddetta sentenza abbia esteso l’applicabilità per stabilire la competenza della DDA e per gli effetti dell’esecuzione della pena. Orbene è risaputo che, nel primo caso la competenza della DDA si affermi già al momento dell’iscrizione nel registro della notizia di reato e non dell’iscrizione nel registro dell’indagato o la formulazione dell’accusa, così come è avvenuto dall’istituzione della DDA fino al 2008; di conseguenza l’unico reale motivo resta quello relativo all’esecuzione, ma se non fosse necessaria la contestazione formale dell’aggravante in questione, non sarebbe necessaria neanche tale decisione.

D’altra parte, coerentemente, la stessa Corte di Cassazione, in materia di indulto, ha censurato la visione sostanziale del reato, evidenziando come i giudici dell’esecuzione (e dunque anche della sorveglianza) che aderiscano a tale visione, violino due principi del sistema processuale, quello del (potere del) l’azione penale e quello della netta distinzione  di competenze funzionali tra il giudice dell cognizione e il giudice della esecuzione, rilevando che la continuazione non costituisce vincolo giuridico di trasmissione delle circostanze aggravanti non contestate; né è certamente consentito al giudice dell’esecuzione superare il dato formale delle aggravanti non contestate e, comunque, non ritenute dal giudice della condanna (Cass. Pen. Sez. I, del 27.06.2008, n. 25954).

Non può infatti escludersi che il giudice di cognizione, al quale è riservato ex art. 133 cp in modo esclusivo  il potere di valutare la gravità del reato agli effetti della pena, in presenza di contestazione dell’art. 7 DL, non addivenisse ad altra determinazione.

E che la continuazione dei reati, ossia l’unico disegno criminoso, non costituisca elemento inclusivo nel comma 1 ex art. 4 bis OP, lo confermano, come abbiamo visto, le decisioni espresse a Sezioni Unite (sent. del 30.6.99- Ronga) che ammettono lo scorporo dei reati ostativi da quelli non ostativi anche se ritenuti in continuazione per l’ammissione ai benefici penitenziari.

(Solo per ridondanza… la ritenuta continuazione dei reati tra un’associazione mafiosa e delitti fine, presuppone che tutti i reati siano  finalizzati all’agevolazione dell’associazione mafiosa… unico disegno criminoso. Ciononostante, per le Sezioni Unite che ammettono la scindibilità, non è possibile qualificarli come “ostativi”).

Si può concludere che, ad oggi, risulta contrastante con la più autorevole giurisprudenza di legittimità e costituzionale, l’ipotesi che si possa attrarre nel comma 1 ex art. 4bis OP un qualunque delitto (nominalmente non incluso nel comma ex art 4bis OP) che non abbia la contestazione formale dell’aggravamento ex art 7 DL 152/91, come invece è sostenuto, senza alcun fondamento normativo, in alcune sentenze (Cass. Sez. I, sent. 4091/2010), anche se si trattasse di delitti finalisticamente collegabili a reati cd ostativi ex art. 4bis OP.

(Per completezza, la sentenza n. 135/2003 della Corte Costituzionale che ammette la compatibilità della pena dell’ergastolo con i divieti ex art. 4bis OP, non si esprime sui temi sopra trattati: riqualificazione giuridica del fatto reato, in assenza di formale contestazione dell’aggravante ex art. 7 DL, né sulla sua estensione anche ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo, nonostante il divieto della legge. La Corte si è pronunciata, invece, esclusivamente in relazione al principio di rieducazione ex art. 27.3 Cost).

Resta in piedi, ma solo grazie all’illegittima “manipolazione” giurisprudenziale effettuata sull’art. 7 DL 152/91 (con l’estensione ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo) il monstrum giuridico dell’ergastolo “ostativo”, una creazione giurisprudenziale; non previsto, anzi escluso, dalla legge ed incompatibile con la Costituzione.

Mentre nel caso di pena dell’ergastolo che non abbia irrevocabilmente ricevuto la contestazione formale dell’aggravante suddetta, è assolutamente insostenibile la sua riconducibilità ai divieti posti ex art. 4 bis comma I OP, risultando disciplinato dal comma I ter dell’art. 4 bis OP.

Catanzaro-carcere, 14 luglio 2013

Annunci

UN PASTICCERE A CATANZARO- ricette di Fabio Valenti

Ecco il nostro pasticcere preferito.. Fabio Valenti.. detenuto a Catanzaro.

Altri dolci, altre sue creazioni, altra arte delle mani e della fantasia.

Applicatevi scansafatiche!..:-)

E buon dolce..

——————————————————————

TORTA BRUNELLA (Mille foglie)

600 g. di pasta sfoglia fresca o surgelata e scongelata;

500 ml. di crema pasticcera alla vaniglia;

1 cucchiaio di Kirsh o altro liquore alla frutta;

300 g. di gelatina di ribes rosso;

150 g. di mandorle spellate, tagliate a lamelle e tostate.

PROCEDIMENTO:

– Preriscaldate il forno a 190°C. Foderate 3 placche da forno, oppure tre teglie con la carta forno.

– Stendete la pasta sfoglia su una spianatoia (il tavolo da lavoro) fino a ottenere delle sfoglie molto sottili. Esattamente dovete ricavare dalle sfoglie 3 dischi, da 26 cm di diametro. Bucherellate i dischi con una forchetta. Mettete i dischi nelle teglie foderate e fate cuocere per 20 minuti circa, o fino a quando saranno dorati.

– Fate raffreddare i dischi da sfoglia. Aggiungete il Kirsh alla crema pasticciera. Sistemate un disco di pasta sfoglia su un vassoio e copritelo con metà della crema. Coprite con il secondo disco di pasta sfoglia e completate con il resto della crema e con il terzo disco di pasta.

– Fate scaldare la gelatina di ribes su fiamma bassa, fino a quando si sarà liquefatta. Versatela sulla superficie el terzo disco di pasta e anche lungo i lati. Decorate i lati con lamelle di mandorle leggermente tostate.

P.S.: la torta Brunella è un grande classico. Preparatelo prima di servire, per evitare che la pasta sfoglia si ammorbiisca.

—————————————————————-

Torta Deborah (Mille foglie)

INGREDIENTI:

300 g. di pasta sfoglia fresca o surgelata;

PER FARCIRE E DECORARE

2 dl di panna fresca montata;

400 g. di crema pasticcera;

4 cucchiai di confettura di frutti di bosco o fragole;

100 g. di savoiardi sbriciolati;

200 g. di cioccolato fondente;

2 dl di latte;

100 g. di panna montata,

100 g. di nocciole spezzettate grossolanamente.

PROCEDIMENTO:

Dividete la pasta sfoglia in tre parti uguali e tirate ognuna con un matterello in una sfoglia sottile, ricavandone un disco di 24 cm di diametro. Sistemate i tre dischi di pasta sfoglia sulla placca rivestita i carta a forno, bucherellateli con le punte di una forchetta e fateli cuocere nel forno già calo a 180° C. per 20 minuti. Quindi lasciateli  raffreddare. Montate la panna e unitela alla crema pasticcera, mescolando dall’alto verso il basso.

– Deponete su un piatto il primo disco di pasta sfoglia, ricopritelo con la confettura di frutti di bosco, sovrapponetelo con il secondo disco, spalmatelo con parte della crema e chiudete con l’ultimo disco di sfoglia. Premete leggermente, rivestite il bordo del dolce con i savoiardi sbriciolati (tenete la torta sul palmo di una mano e con l’altra prendete una manciata di savoiardi e li poggiate al bordo della torta, continuate così fino a rivestire tutto il bordo).

– Fate fondere a fuoco basso i 200 g. di cioccolato nei 2 dl di latte e lasciate raffreddare la crema ottenuta in una ciotola. Quindi trasferitela in una tasca da pasticcere con bocchetta liscia e decorate la superficie della sfoglia con tante righe ondulate. Mettete la panna montata in una tasca pulita con bocchetta a stella e completate la decorazione con ciuffetti di panna lungo tutto il bordo della torta. Guarnite con le nocciole spezzettate.

IL dolce “Ricordo” (torta di Ananas)

INGREDIENTI:

6 fette di ananas fresco o sciroppato in scatola;

150 g. di farina;

3 uova separate;

3 cucchiaini di lievito in polvere;

70 g. di burro;

150 g. di zucchero;

6 ciliegine sciroppate o condite;

1,2 dl di succo di ananas.

PROCEDIMENTO:

– Separate i tuorli dagli albumi e montate questi ultimi a neve ben ferma. Sbattete i tuorli in una ciotola con 100 g. di zucchero finchè risulteranno chiari e gonfi. Incorporate la farina e il lievito setacciato con 50 g. di burro fuso e il succo di ananas (oppure lo sciroppo dello stesso ananas o sciroppato) in modo da ottenere un composto liscio e cremoso. Ora incorporate gli albumi montati a neve.

– Prendete uno stampo-teglia da 24 di diametro. Mettete nel fondo i 50 g. di zucchero rimasto con i 20 g. di butto e fateli caramellare (se userete l’ananas fresco allora dovete togliere la parte dura centrale).

– Sistemate le rondelle i ananas sul caramello e coprite tutto il fondo dello stampo e mettete una ciliegina nel foro di ogni fetta di ananas. Coprite con l’impasto, livellate la superficie.

– Mettete la torta nel forno precedentemente riscaldato a 180° C., e fatela cuocere 25-30 minuti. A cottura ultimata, togliete la torta dal forno, capovolgetela su un piatto da portata e servitela tiepida o fredda.

P.S.: per sfornare bene la torta passate la lama di un coltello lungo il bordo dello stampo, posatevi sopra un piatto, capovolgete il tutto e aspettate cinque minuti prima di sollevare lo stampo.

——————————–

Torta Nadia (di cioccolato e mandorle)

INGREDIENTI:

150 G. di cioccolato fondente;

100 g. di burro;

4 uova separate;

100 g. di zucchero;

100 g. di mandorle spellate e tritate;

1 bustina i lievito per dolci;

120 g. di farina;

burro e farina per lo stampo.

INGREDIENTI PER LA GLASSA:

1 dl di panna fresca;

100 g. di cioccolato;

50 g. di burro.

PROCEDIMENTO:

– Fate fonere in una casseruolina a bagnomaria il cioccolato spezzettato con il burro. Separate i tuorli dagli albumi. Montate i tuorli con lo zucchero, aiutandovi con una frusta a mano, fino a renderli cremosi e gonfi. Aggiugete ai tuorli il cioccolato fuso con il burro, le mandorle tritate. Amalgamate, e poi aggiungete poco per volta la farina setacciata con il lievito. Infinte incorporate gli albumi, montate a neve ben ferma con le fruste elettriche o a mano.

– Versate l’impasto in uno stampo imburrato e infarinato di 22 cm di diametro e cuocete in forno già caldo a 180 ° C. per 30 minuti circa..

– A cottura ultimata, lasciate intiepidire il  dolce, poi sfornatelo e fatelo raffreddare completamente  su una gratella per dolci.

Per la copertura, scaldate in una casseruola la panna fino a quando comincia a bollire. Toglietela dal fuoco, aggiungetevi il cioccolato spezzettato e il burro. Mescolate energicamente fino a ottenee una crema omogenea. Con questa glassa coprite la torta. Versatela al centro della superficie e con l’aiuto di una spatola per dolci, spalmate la glassa anche lungo i lati della torta.

Ponetela in frigorifero fino al momento di servirla.

L’Uguaglianza.. di Giovanni Mafrica

Giovanni Mafrica, detenuto a Spoleto, e di cui abbiamo già pubblicato a suo tempo qualcosa, ci ha inviato questa sua riflessione sul concetto di uguaglianza.

————————————————————————-

UGUAGLIANZA

Nei dizionari della lingua italiana essa è definita come parità, equilibrio, corrispondenza di principi, per cui tutti gli uomini sono considerati uguali davanti alla legge senza distinzione e privilegi. Ciò rientra tra i diritti inviolabili della persona sanciti nella nostra Costituizone.

Uno dei massimi pensatori dell’Illuminismo sosteneva che  se si cerca in che cosa consiste precisamente il più grande di tutti i beni, quello che deve essere l’obiettivo di ogni sistema di legislazione, si troverà che si riduce a questi due oggetti principali: la libertà e l’uguaglianza. La libertà, poichè ogni dipendenza particolare è altrettanta forza tolta al corpo dello Stato. L’Uguaglianza, poiché senza di essa la libertà non può sussistere.

Ed è altresì vero che tutti gli uomini sarebbero necessariamente uguali, se fossero senza bisogni. Ma, purtroppo, sono le povertà connaturate alla nostra specie, che obbligano un uomo ad obbedire a un altro uomo. La vera disgrazia non è l’ineguaglianza, ma la dipendenza. In altre parole, quel che è duro è servire l’uno o l’altro potente di turno.

Dunque, appunto per questo bisogna che sia infusa nella coscienza di ogni individuo il concetto di uguaglianza, per far sì che non venga alienata la libertà né l’uguaglianza. Altrimenti c’è oblio, sopraffazione, e soprattutto sarebbe assai improbabile la trasmissione ai posteri della tradizione letteraria e artistica di un popolo. La tradizione è la trasmissione, di generazione in generazione, di notizie, leggi, costumi, e di qualsiasi elemento della nostra cultura. E in quest’ottica la creazioe ortistica rientra ntegralmente nell’ambito della cultura popolare, poiché fa parte della libertà del singolo il quale attraverso la fantasia dà forma e sostanza alle cose.

“Nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell’altro”       S. Weil

Creato con gli avanzi.. di Alfredo Sole

Ecco un testo di Alfredo Sole. Un testo filosofico, religioso e fiabesco insieme. Un testo insolito.. con un messaggio facile da afferrare ed importante sulla duplicità dell’essere umano.. e su quella “piccola” dote, la capacità di amare, che se anche non la tocchi, non la bevi e non la mangi è forse quanto di meglio c’è in ognuno di noi..

Buona letura…

——————————————————————————————————————-

CREATO CON GLI AVANZI

Non c’è molto da vedere in tv, e per noi ancora di meno, visto che, con l’entrata del digitale tutti ci guadagnano nel vedere moltissimi altri programmi. Tranne noi. Sì, perché qui hanno deciso che gli unici programmi da concedere ai detenuti sono i tre canali Rai e Mediast. Se il mondo fuori fa un passo avanti, per noi qui dentro se ne fanno due indietro. Ma non voglio parlare di questa censura televisiva. Ma di un documentario.

Accesi la tv nel momento in cui un ghepardo veniva ripreso nel pieno della sua grande velocità. Meraviglioso vedere qualcosa di non meccanico raggiungere una accellerazione del genere. Il ghepardo è definito la “ferrari” della natura. Dopo un pò la telecamera catturò un branco di leonesse; possenti, imprevedibili, pericolose e affascinanti. Poco distante, ecco apparire il re della foresta, maestoso con la sua grande criniera. Le riprese televisive continuarono a catturare animali di tutte le specie. Poi, si soffermarono sull’uomo.

E fu qui che ne feci un paragone con tutto quello che avevo visto. Mi venne in mente qualcos che avevo letto sulla Creazione. Dio, prima dell’uomo, creò gli animali, munendoli di doti straordinarie. Al ghepardo la velocità; al leone la potenza.. e armi naturali.. com grossi artigli. Anche gli uccelli vennero muniti di facoltà uniche. I falchi con la loro vista, i gufi per la loro visione notturna, ecc.

Per ultimo, Dio, creò l’uomo. Ma aveva finito tutte le “specializzazioni”. Aveva finito anche le zampe e dovette donare all’uomo soltanto (parola incomprensibile.. ). Ma sapeva benissimo che l’uomo non sarebbe sopravvissuto in queste condizioni precarie: né artigli per difendersi, né zampe potenti per correre, né forza fisica. In queste condizioni, il loro destino era segnato, non potendo competere con quella meravigliosa natura pregna di animali con potenti armi di attacco e di difesa. Perfino le “prede” erano specializzate in qualcosa: capacità di saltare, di arrampicarsi, di correre veloci, ecc.

Ma l’uomo, come sarebbe sfuggito a questo? Ma Dio è buono, non poteva lasciare una sua creatura in una condizione così precaria. La sua bontà è così forte che non può fare a meno di DARE… Così diede all’uomo qualcosa di suo, di intimo, di molto potente. Gli diede la ragione. Ed ecco.. l’ultima creatura di Dio, creata con gli avanzi, possedere una qualità tale da superare tutte le altre specializzazioni degli animali. In un unico colpo, Dio aveva donato all’uomo la capacità di dominare su tutti gli esseri.

Ben presto quella “ragione” si trasformò in “intelligenza”, che divenne a sua volta potere creativo. E l’uomo creò. Creò macchine veloci; ali per sfrecciare su nel cielo. Creò armi potenti di attacco e per difesa. Ma prima di creare tutto questo dovette crreare qualcosa per poterle usare.. qualcosa di tremendo.. creò la guerra.

La sua “ragione” si ttrasformò ben presto in desiderio incontrollato di dominare il suo simile con la forza.

L’uomo! L’unico animale di questa meravigliosa natura che usa il suo Dono per annientare la sua stessa specie.

L’uomo! Un essere capace di distruggere l’equilibrio naturale delle cose. Ma l’uomo non è solo un essere distruttivo. C’è una parte di lui che fa dimenticare a Dio di aver fatto l’ “errore”. di averci donato la “ragione”. Quella piccola parte di noi che ha una grande capacità.. LA CAPACITA’ DI AMARE. Non ne facciamo molto uso, ma quando la usiamo, tutto ci appare sotto un’ottica diversa. In questo stato alterato della coscienza, riusciamo a godere di quelle piccoli-grandi cose che spesso ignoriamo: un fiore non è più un “semplice” fiore, ma diventa l’espressione visibile della bellezza della natura. Il tramonto non è più semplicemente il segnale che un altro giorno giunge a termine, ma diventa ai nostri occhi una sinfonia di colori, rendendoci parte e partecipi di una poesia naturale sul mistero del creato.

Se da una parte la nostra ragione tende all’autodistruzione, dall’altrea la capacità di amare, per quanto irrazionale possa essre, tende a ricostuire. Finchè in noi ci sarà anceh una piccola parte capace di amare, l’uomo non potrà annientare se stesso.

Alfredo Sole

Le opere di Paolo Scarfone sul blog- quinta creazione

Amici, ecco la nuova opera creata dall’artista Paolo Scarfone per il blog..

E, non è un’opera normale. Nessuna delle sue lo è. Ma questa lo è anche meno delle altre. E’ fondamentale che leggiate la sua premessa, che riporto più sotto. Basta una frase per capire..

“come in tutte le opere che ho pubblicato, il corpo che da forma al pezzo, sono io…”

Paolo non crea semplicemente queste opere mantendosi, almeno in parte, al di là. Paolo in un certo senso “si immola” all’opera. Ci si butta dentro, con tutto ciò che ha. Viscere ed emozioni.. ma anche, ossa, corpo, muscoli, viso. Guardante bene quest’opera. C’era lui dentro e dietro il materiale ardente attaccato alla parete. La sostanza bruciava sulla sua pelle e sul suo volto che con gli occhi chiusi aderiva. Fino a che preso da un senso di soffocamento è dovuto uscire fuori. Il calore sulla pelle aveva raggiunto i quaranta gradi, in più il senso di essere bloccato, inchiodato, soffocato. A un certo punto, ha dovuto alzarsi e andare a respirare fuori.. a prendere aria.. vento fresco.. L’opera in quel momento si è un pò sfaldata. MA, ECCO IL COLPO A EFFETTO DI PAOLO, come capire leggendo la sua premessa. E’ ANCHE E SOPRATTUTTO CIO’ CHE E’ ACCADUTO DURANTE E DOPO LA CREAZIONE DELL’OPERA COL SUO CORPO CHE “FA” L’OPERA. E LA RENDE EMBLEMATICA, POTENTE E RIVELATRICE.

Paolo dice

“non potete capire… tutto li prese senso… io che potevo, ho avuto la facoltà di “USCIRE” nel picco della mia frustrazione dalla gabbia che mi ero creato, io che posso, ora non ho niente più di una foto a ricordarmi quelle sensazioni… solo una foto… non urla nelle orecchie, non colpi subiti, non umiliazioni ricevute, non costrizioni imposte… io potevo liberami del mio senso di occlusione vendendo la dignità di quel pezzo in un compromesso a favore del mio benessere… a me per uscire, è bastato spingere…”

IO POTEVO LIBERARMI?.. GIUNTO ALL’INTOLLERABILITA’ MI SONO LIBERATO… NEL MOMENTO IN CUI LA AGOGNAVO E NE AVEVO BISOGNO LA LIBERTA’ E’ GIUNTA, COLPENDOMI CON LA FRESCA ARIA ALL’APERTO.

E si trattava di un giorno e di un’opera.. non di una vita intera rinchiusa, soffocata e bloccata..

CHE ALTRO AGGIUNGERE? COSA ALTRO C’E’ BISOGNO DI DIRE?

TUTTO STA IN CIO’.. L’opera è immensa, proprio perché vissuta con pelle, corpo e soffocamento.. proprio perché è testimone di una costrizione e di un liberarsi.. e allo stesso tempo paradosso e metafora violenta di chi pur costretto e bruciante di voglia di aria e vento, si libertà e orizzonte, di fuga.. è costretto e incatenato da sempre.

Grazie Paolo.. sei un vero artista… uno che ci mette l’anima.. uno che vive con passione..

Di seguito leggerete la premessa di Paolo e poi tre foto dell’opera..

—————————————————————————————————————

Questa opera cari visitatori del blog… è “diversa da tutte le altre… quest’opera è dedicata a tutti coloro che dal carcere ci sono usciti e al contempo a quelli che non usciranno mai…. Questa opera, non esiste… è l’espressione di una debolezza, di un sentimento di fuga, di un’insofferenza, di una voglia di luce… come in tutte le opere che ho pubblicato, il corpo che da forma al pezzo, sono io… in tutte quelle fatte prima di questa, il pezzo si solidificava lasciando dentro se, il vuoto… in questa non è così… in questa non ho resistito con i muscoli contratti al con tutto il corpo al chiuso senza aria con il telaio inchiodato al muro, in trappola per tutte le ore che di cui necessita un’adeguata essiccazione… io non ce l’ho fatta, e a costo di perdere il pezzo ho potuto uscire, respirare, lavarmi in una doccia da solo. C’era il sole quel giorno… il materiale sulla mia pelle dopo un’ora superava i quaranta gradi… Una volta uscito fuori il pezzo si sformò divenendo molle, non essendo nient’altro che materia informe, prima di aver il tempo di imprecare contro la mia claustrofobia fui colto nel sole di maggio da una leggerissima brezza al profumo d’una promessa d’estate… non potete capire… tutto li prese senso… io che potevo, ho avuto la facoltà di “USCIRE” nel picco della mia frustrazione dalla gabbia che mi ero creato, io che posso, ora non ho niente più di una foto a ricordarmi quelle sensazioni… solo una foto… non urla nelle orecchie, non colpi subiti, non umiliazioni ricevute, non costrizioni imposte… io potevo liberami del mio senso di occlusione vendendo la dignità di quel pezzo in un compromesso a favore del mio benessere… a me per uscire, è bastato spingere… quanto cazzo può contare tutto il resto? Che cazzo aggiungere? Nulla.. sacro rispetto per chi anche avendo sbagliato irrimediabilmente, sta gia pagando anche senza il vostro disprezzo… risparmiatevelo… questa è la prima opera che vedete in questo bolg che non è “foto dell’opera” ma testimonianza di una performance…

Paolo

——————————————————————-

 

 

 

Navigazione articolo