Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Recensioni- Claudio Conte su “Eutopia”

Per la rubrica delle recensioni -nata da una idea di Claudio Conte, detenuto a Catanzaro- pubblico oggi una recensione di Claudio su “Eutopia”, un libro che raccoglie testimonianze scritte da 15 detenuti del carcere di Lecce.

Claudio sente vibrare in sé il forte valore di un libro del genere, e questo lo ispira, portandogli a scrivere una delle sue recensioni migliori in assoluto.

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Su… “Eutopia – un altro luogo” di AA. VV. – Lupo Editore

(di Claudio Conte)

Frammenti di vita, di sofferenza, di amore, di voglia di riscatto… raccontati in prima persona da quindici uomini reclusi nella Casa Circondariale di Lecce. Testimonianze che ancora una volta ammutoliscono quelle “voci” sconsiderate, superficiali, distruttive di chi, incapace di comprendere, non sa fare altro che condannare uomini che hanno sì commesso un reato (o stanno subendo un’ingiustizia) ma stanno pagando… e hanno un cuore, affetti, sentimenti e soffrono come tutti gli esseri umani.

Storie brevi, che si leggono d’un fiato, che descrivono il carcere e rispondono compiutamente a quelle “voci” sempre pronte a condannare gli altri, ma che non potrebbero assolvere se stessi a un attento esame di coscienza… perché la corresponsabilità e tanto maggiore quanto più alto è il ruolo che si riveste all’interno della società. Una società votata a un individualismo-edonistico-antisolidale, che ha smarrito il senso di giustizia, di umanità e cerca solo di soddisfare i suoi istinti più brutali reclamando vendetta… Una vendetta che, per la pusillanimità di chi la chiede, vuole essere delegata alle istituzioni dello Stato, chiamate a servire ben più alti principi, ma sempre più influenzate dagli “umori della piazza” dalle sue “grida” che sommergono, silenziano, calpestano esistenze di uomini, donne, bambini. “Buttate la chiave” si sente urlare…

Si alza alto e forte però il sommesso “sussurro” di queste quindici persone… dalle quali traspare una genuina semplicità d’animo, di rimpianto, di speranza, e una grande capacità evocativa di emozioni, affetti, amori trovati e persi. Materializzando in tal modo lo “spettrale volto” del carcere e delle sue crudeltà, della sua inutilità… oltre una certa “soglia”.

Il carcere oggi rappresenta il fallimento di un’istituzione… che era stata ripensata, investendo sulla persona per restituire alla società un uomo “nuovo”. Capace di centrare quest’obbiettivo solo in pochissimi casi, laddove realmente si attuano i programmi di reinserimento previsti dalla legge o laddove la volontà dell’uomo è più forte delle avversità che si frappongono a un nuovo progetto di vita. Non è un caso che i tassi di recidiva fissati al 67% nella media nazionale, scendano al 13% in istituti di pena come Bollate laddove esistono offerta trattamentale e misure alternative alla detenzione.

I “volontari”… l’unica nota positiva che accomuna il pentagramma di queste quindici melodie, anzi melopee. Persone che si donano, lottano, s’ingegnano tra mille difficoltà, burocrazie, ottusità, gelosie, ignoranza… ma che portano speranza e sicurezza. Sì, perché sarà grazie a loro se domani quando una di queste quindici persone uscirà dal carcere non si vendicherà contro quella “società” che lo ha umiliato, offeso, torturato senza che alcuna sentenza o legge lo prevedesse. Il tutto sotto gli occhi di una società indifferente.

Il carcere lo sappiamo tutti è una “discarica sociale”, dove i problemi di integrazione socio-economica anziché essere risolti alla radice, garantendo “pari opportunità di partenza” a tutti, vengono risolti isolandoli tra “quattro alte fredde mura”. E poi per salvarci la coscienza, ci piace pensare che rinchiuse ci sono persone “pericolose”, ma “pericolosi” non sono quelli che sbagliano e pagano, quanto chi sbaglia e la fa franca. I “furbi”… quelli che poi “moraleggiano” su cosa sia giusto e sbagliato, che magari rivendicano la pena certa… per gli altri. Ignorando che in Italia la pena non è solo certa ma anche disumana, causa il sovraffollamento, le strumentali emergenze, carenze, indifferenze… come confermano le plurime condanne allo Stato italiano dalla Corte europea di Strasburgo. Quello stesso Stato che dovrebbe “rieducare” chi vive nell’ illegalità…

Sì, “Eutopia”, un altro luogo… sarebbe davvero necessario pensarlo, sarebbe davvero più utile del carcere…

Catanzaro-carcere, 8 luglio 2012

Presentazione del libro “La mia vita è un romanzo” nel carcere di Catanzaro

Un’occasione da quelle da non perdere.

Un momento importante.

La presentazione, presso la Casa Circondariale di Catanzaro, il 23 febbraio, del libro di Eugenio Masciari, “La mia vita è un romanzo” –“Edizioni La rondine”- che ha raccolto i racconti e le riflessioni dei detenuti dell’Alta Sicurezza 1 che, lo scorso anno, hanno partecipato ad un laboratorio di scrittura creativa tenuto da Eugenio Masciari appunto.

Voglio per un momento ricordare il nome di tutti i detenuti che hanno partecipato a questo corso:

Raffaele Afeltra, Antonio Albanese, Francesco Annunziata, Claudio Conte, Pasquale De Feo, Rocco Donadio, Giovanni Farina, Vincenzo Furnari, Salvatore Giuliano, Alessandro Greco, Mario Lo Russo, Luigi Mancuso, Rocco Moretti, Antonio Rizzo, Gianfranco Ruà, Fabio Valenti.

Eugenio Masciari, attore, regista, scrittore, ha dato un’impronta originale all’opera andando al di là dei classici binari della scrittura creativa, spingendosi fino ai confini della trascendenza, e della riflessione sulla stessa struttura della materia, oltre a ricorrere all’ispirazione di “pesi massimi “come Sofocle, Platone, Shakesperare, Gesù. Ma il libro porta a confronti su temi decisivi per tutti, ma che si colorano di una gradazione particolare in carcere, come la libertà, la colpa, la responsabilità, la coscienza.

Arrivo verso le 15:30 nel carcere di Siano, dopo avere attraversato il quartiere Siano di Catanzaro Nord. Il carcere di Siano sarebbe adattissimo per un film sulle carceri, intese come territorio oltre, imponente, cupo, grigio come quei soffocanti edifici dell’edilizia popolare del realismo sovietico.

Una volta entrato nella “fortezza Siano”, in pochi minuti, dopo avere ottemperato alle necessarie formalità, sono nella sala teatrale del carcere. I relatori sono già seduti, e la sala segue una non esplicitata, ma evidente linea di divisione. I detenuti nella seconda metà della sala. Giornalisti, autorità e funzionari del carcere, parenti dei relatori o altri, nella prima.

La  prima nota stonata riguarda i detenuti appunto. Perché i detenuti presenti, non sono gli autori del libro. Gli autori fanno parte dell’Alta Sicurezza 1. Come ormai sapete, per il cervellotico sistema penitenziario italiano, i “mondi” carcerari interni non si possono “mischiare”. Gli Alta Sicurezza 1 possono stare solo con gli Alta Sicurezza 1, gli Alta Sicurezza 2 solo con gli Alta Sicurezza 2, i  media sicurezza solo con i media sicurezze, e via così. Questo non è un problema del carcere di Catanzaro. E’ un problema nazionale, di disciplina penitenziaria. A quel punto la Direzione del carcere di Catanzaro ha preferito ospitare i detenuti di una sezione che non comprendeva gli autori del libro, ma che erano più numerosi (circa un centinaio presenti in sala), al fine, credo, di permettere a un maggior numero di detenuti di assistere alla presentazione, rispetto a come sarebbe stato se ad assistervi fossero stati solo gli Alta Sicurezza 1, circa una ventina. Logica comprensibile, ma che lascia l’amaro in bocca perché in una presentazione sembrerebbe la prima cosa che vi fossero coloro che hanno contribuito a crearlo il libro.

A salutare i partecipanti è stata la Direttrice con un breve discorso, nel quale fa anche riferimento al fatto che si sta cercando di fare in modo che i detenuti possano partecipare ad attività, che li tengano il più possibile fuori dalle celle.

L’incontro, poi, si è svolto con una modalità “alternata”. I brani, tratti dal libro, letti dall’attrice Anna Macrì, si alternavano agli interventi dei conferenzieri.

Vi dico subito che, tranne per l’intervento finale dello stesso Eugenio Masciari, l’incontro ne avrebbe guadagnato se fosse stato in gran parte incentrato sulla lettura dei brani del libro, visto che gli interventi,  in molti frangenti sono stati privi di mordente, quando non, addirittura, “lunari”.

I relatori, comunque erano, il vescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone.

Il nuovo Presidente del Tribunale di Sorverglianza di Catanzaro, Maria Antonietta Onorati.

Il vicario del Provveditore regionale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Rosario Tortorella.

E lo stesso Eugenio Masciari.

Il vescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone, ha esordito con un intervento interessante, dove sottolineava il suo stupore per il fatto che di certi temi, come la libertà, la coscienza, la responsabilità, l’anima “bisogna venire in carcere per parlarne”. Il suo intervento è stato sicuramente colto e raffinato, e non privo di una sincera riflessione etica. Ma, è mancato il colpo d’ala, l’afflato poetico, il pathos, il momento della “nobile indignazione”. Il vescovo dice una cosa vera quando sostiene “che si deve imparare a chiedere perdono e ad ammettere i propri limiti ed i propri errori”. E’ di decisiva importanza riuscire a farlo. Ma quelle parole,  a parere mio, sarebbero dovute seguire ad un intervento di forte denuncia del sistema del carcere, un intervento carico di indignazione e “spirito profetico” che il Vescovo avrebbe dovuto fare, e che invece si è ben guardato dal fare. Un intervento piacevole, interessante ed “ecumenico” insomma, ma senza coraggio, senza pathos, senza colpi d’ala.

L’intervento di Maria Antonietta Onorati, nuovo presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, ha avuto un momento che merita sincero apprezzamento, quando è stato riconosciuto che l’ergastolo è una pena inumana che “limita il principio costituzionale del fine rieducativo della pena”. Un’affermazione chiara e sacrosanta, ma che non sempre viene fatta, con altrettanta chiarezza, in questi casi. Invece mi hanno lasciato perplesso alcune dichiarazione della Onorati, che si incentravano sull’idea, così l’ho percepita, di “totale” responsabilità del detenuto. In sostanza il detenuto è in carcere perché se lo merita, perché ha sbagliato, ed è pienamente “responsabile” della situazione in cui si trova. E’ vero che un livello di responsabilità personale va sempre tenuto presente. Ma andrebbe ricordato che, in tanti casi almeno, questo livello si aggiunge a fattori famigliari, ambientali ed esperienziali pesantissimi che incidono sul percorso che portano quell’essere umano al carcere. Porla tutto sul piano del libero arbitrio e dimenticare gli altri fattori, credo sia un po’ limitante.

L’intervento del vicario del Provveditore regionale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Rosario Tortorella, è stato invece letteralmente imbarazzante. Un misto di retorica, sminuimento dei problemi, e affermazioni “lunari”. Il carcere viene sostanzialmente raccontato come un luogo “duro ma giusto”. Il problema dell’ergastolo viene lambito con una vaga disapprovazione, aggiunta alla considerazione che però finché l’emergenza criminale continua, è difficile pensare a cambiamenti in tal genere. Ma i momenti più allucinanti sono stati due. Quando il vicario del Provveditore ha detto che “questo libro dimostra che in realtà il carcere fondamentalmente funziona, ed agisce in maniera positiva sui detenuti”, con un salto logico che trasforma l’eccezione in regola. Il fatto che accade una certa cosa non significa che sia prassi che quel tipo di cose accadono, può anche trattarsi di una fortunata eccezione, o di una tendenza minoritaria. L’altro suo intervento “impressionante” è stato quando ha detto che “si dice che il carcere è disumano.. certo non dovrebbe esserlo.. ma la ricordiamo la disumanità di chi commette un reato.. ed è umano fare un omicidio, non è disumano?” Avrei voluto dirgli, che a livello di Ordinamento non importa se un  atto sociale sia disumano. L’intervento “pubblico” (di qualunque tipo, specie se rivolto a persone in condizione “sensibile”) non deve essere MAI disumano, a prescindere se siano stati compiuti o no, atti disumani privati.

Come ultimo è intervenuto Eugenio Masciari, un bell’intervento, lucido, equilibrato ed impregnato di emozione. Non è stato un intervento lungo, e neanche emotivamente sopra le righe. L’intensità emozionale si avvertiva nei modi, e nei gesti. Un libro questo che è sicuramente diventato, anche per come è nato e per quello che simboleggia, parte integrante della sua stessa esistenza. Una delle affermazioni con cui ha esordito è di quelle che ti restano impresse e che, in un certo senso, destabilizzano.

“Ognuno di noi dipende, in qualche modo, da qualcun altro, anche qui in carcere, le guardie rendono conto al comandante, lo stesso Direttore deve confrontarsi e rendere conto ad altri. Ognuno di noi nella nostra vita rende anche conto a qualcuno. Non dimenticherò quando incontrando un detenuto che aveva ricevuto l’ergastolo ostativo, mi disse che, quando lo aveva saputo si era sentito, finalmente libero.. <<tutti gli altri hanno paura che gli possa succedere qualcosa, che qualcuno possa loro fare qualcosa, Io non ho più paura di nulla. Nessuno mi può più fare nulla. Non dipendo più da nulla. Sono libero>>”.

Affermazione coraggiosa questa da fare proprio dentro un carcere, e che sicuramente non tutti hanno capito fino in fondo o accettato fino in fondo. Ma che, credo, vuole anche essere una riflessione profonda sul senso dei condizionamenti  e della libertà, che a volte, può manifestarsi, soprattutto dove meno te l’aspetti.

Le letture hanno rappresentato un momento altissimo. Alcuni degli autori dei testi letti…Mario Lo Russo, Salvatore Giuliano,Francesco Annunziata, Claudio Conte, Giovanni Farina, Pasquale De Feo, L’attrice Anna Macrì all’inizio era professionale, ma leggendo è diventata anche sempre di più capace di rendere l’energia emozionale dei testi, capacità che è cresciuta sempre di più, e ha trovato riscontri nel pubblico, tanto nei “liberi”, e ancora di più nei detenuti presenti. Credetemi, ogni brano letto andrebbe riportato, dovreste leggerlo anche voi, sono state tutte pagine splendide. Ma i limiti inevitabili di questo post mi impediscono di riportare tutto. Riprenderò quei brani in altri post. A livello simbolico, riporterò una parte di quello di Pasquale De Feo, uno degli ultimi ad essere stati letti, e quello sbatte in faccia ai presenti la realtà della situazione carceraria degli ergastolani, e che è, allo stesso tempo, un invito alla dignità e alla lotta.

Tutte le persone hanno la loro prigione, non tutti lo sanno, molti se la sono costruiti da soli, altri sono prigionieri della società, la maggioranza dell’ignoranza. Uscirne è molto difficile perché certi contesti sono così radicati da sembrare delle montagne. Noi detenuti, nella stragrande maggioranza siamo due volte prigionieri; castrati fisici e sessuali e il sistema ci vorrebbe anche castrati mentalmente. Castrati fisici perché prigionieri delimitati di uno spazio ristretto; castrati sessuali perché non abbiamo una vita sessuale, pertanto prigionieri con la costrizione della castità. Il sistema fa di tutto per renderci castrati mentalmente, con la paura, ritorsioni, pressioni di ogni tipo e in alcuni casi con la tortura, in modo da poterci controllare senza problemi, ridurci  ad una specie di vegetali. Per fortuna siamo in un Paese democratico con le libertà civili, in caso contrario cosa ci avrebbero fatto?

Gli ergastolani vivono un eterno presente e non potendo avere un futuro evitano anche di progettarlo, spesso si evita di pensare al passato perché è fonte di ricordi dolorosi. Questa pena ci rende dei morti viventi, civilmente ci hanno ucciso, ma ancora vivi, essendo esseri viventi. La maggioranza di noi del Corso di scrittura siamo ergastolani ostativi e pertanto dobbiamo morire in carcere, anche se la società conosce una realtà artificiosa alimentata dai media, per la quale l’ergastolo non esiste, perché nessuno lo sconta. Se non c’è, perché non lo aboliscono? Pochi hanno questa consapevolezza, la maggioranza s’illude in una speranza futura di cambiamenti, credo sia più per tirare avanti, per evitare il rischio di impazzire o lasciarsi andare. Comprendo che è difficile vivere con la certezza di questo pesante fardello, aspettare la morte, che può portare al suicidio, alla pazzia, scivolare nell’oblio in cui nulla più importa, oppure forgiare un carattere di ferro.

La mia speranza è tutta nella lotta per cambiare le cose, lottare per superare l’ostacolo che mi tiene inchiodato a queste catene. Fino a quando avrò la forza lotterò per cercare di fare abolire l’ergastolo, una pena non umanamente accettabile. La mia speranza è solo nella lotta.

Alla fine della presentazione, ci alziamo tutti. Arrivati nei pressi dell’uscita le guardie ci restituiscono cortesemente carta d’identità, cellulari, ombrelli. Il cielo fuori è di un grigio quasi soffocante, le macchine partono, verso altre destinazioni. Qualcun altro invece resta dentro, a passare un’altra serata, tra le mura di una fortezza, dalle parti di Siano.

 

Lettera al Ministro della giustizia Paola Severino.. di Sebastiano Milazzo

Ecco una lettera che il nostro Sebastiano Milazzo -detenuto a Carinola- al Ministro della giustizia Paola Severino.

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Il.ma Ministro della Giustizia

Avvocato Paola Severino

 

Mi permetto di rivolgermi a Lei che ha dimostrato la volontà di sapere cogliere i segnali di sofferenza che le giungono dal mondo penitenziario.

Un mondo che il nostro Presidente della Repubblica ha definito “Un realtà che ci umilia in Europa e ci allarma per la sofferenza quotidiana –fino all’impulso di togliersi la vita- di migliaia di esseri umani chiusi nelle nostre carceri”. (27 giugno 2011)

Dal 2000 al 2011, 1902 persone morte, di cui 608 per suicidio. Nell’anno appena concluso 184 morti, di cui 68 per suicidio. Nelle prime ore di questo nuovo anno 3 suicidi. Si tratta di una vera e propria carneficina provocata da una serie infinita di mali, disfunzioni, ed orrori che possono riassumersi in due sole parole: tortura legalizzata.

Il termine che ho usato è certamente un ossimoro, ma resta il fatto che, anche se nessuno si propone di infliggere intenzionalmente sofferenza gratuite, le afflizioni nei confronti dei detenuti ci sono e vengono accettate come normalità

Una normalità che diventa normativa, che a sua volta si fa regola, una regola che, come ha detto il Prof. Garcani in un suo saggio: “Presenta una peculiare nota distintiva: il carattere massivo e seriale dell’offesa”.

L’offesa praticata da un apparato discrezionale, irresponsabile e intoccabile in ogni suo grado che, con le sue regole poco trasparenti, i suoi riti dilatori e la sua indifferenza per la libertà ed i diritti delle persone detenute, annulla la funzione rieducativa della pena.

Oggi non è più il legislatore o il Giudice con la sentenza che attribuiscono valori e forza alle minacce stabilite dal codice penale, e nemmeno l’effettiva durata della pena, ma quell’inesatta incapacità di misurarsi con la realtà, che mette in atto tutte quelle afflizioni che portano il detenuto a trovare nel suicidio l’unica alternativa per liberarsi dalla condizione disperata e disperante in cui viene costretto a scontare la pena.

Se le sofferenze provocate ai detenuti fossero praticate all’esterno, nessun giudice tentennerebbe nel definirli maltrattamenti e applicherebbe l’art. 544 ter. In carcere, invece, non c’è mai un giudice che accerti  o magari condanni, e tutto viene giustificato in nome di una pretestuosa sicurezza, anche quando essa viene più insidiata che garantita da certe pratiche che hanno il solo merito di dissipare le risorse destinate al sistema penitenziario.

Ill.ma Ministro, prenda ad esempio l’abuso ed il sopruso dei trasferimenti che privano della cosa più preziosa per un uomo privato della libertà; i colloqui con i propri affetti. Io li definisco maltrattamenti perché, un conto è allontanare un individuo, quando motivate ragioni sconsigliano  la sua presenza in un dato luogo; altro conto è, come oggi avviene, allontanarlo per scavare un solco sempre più profondo con i suoi affetti, oppure per distruggere decennali percorsi riabilitativi, per impedire al detenuto che lo merita di potere ritornare ad essere una persona , invece di continuare a essere un peso per la società.

Se tutto è grave  nei confronti di tutti i detenuti, diventa tragico quando la pena da scontare è l’ergastolo.

Una condanna data per il più grave dei reati; l’omicidio. Un reato che è una sconfitta per tutti, per chi lo subisce, ma anche per chi ne è causa. Un reato per il quale io sono stato condannato, e per il quale è giusto che paghi la mia pena, giusta o ingiusta, proporzionata o sproporzionata che sia stata, anche per rispetto delle vittime del reato. Questo vuole la Giustizia, che per me oggi significa ordine, rispetto, e obbedienza alle leggi e all’autorità dello Stato. Questo vuole lo stato di diritto, qull’ordinamento che dovrebbe essere forte e avere la forza giusta nel fare giustizia. Che non significa solo punire, significa anche arginare il male interessandosi agli obiettivi e alle aspirazioni del condannato, liberandosi della convinzione perversa che la sentenza fotografa un uomo per l’eternità.

Questa lunga premessa Ill.ma Ministro le viene da un ergastolano  che ha scontato 23 ann e si vede negata ogni speranza da un sistema che agisce su di me come il carrettiere che frusta l’asino stremato  che già sta trascinando la soma con tute le sue forze.

Oggi la mia vita, per il pregiudizio vecchio di 30 anni del reato originario, si determina in un lungo viaggio,  attraverso una discrezionalità che si converte in arbitrio.

Non importa ciò che sono, neppure ciò che sono diventato in decenni di detenzione e neppure ciò che è maturato dentro il mio animo, così come non importano i miei sentimenti e i miei pensieri.

Viene negata ogni possibilità, per quella strana forma di cultura che esonera dall’accertare quando un ergastolano merita possibilità concrete di reinserimento.

Ill. ma Ministro, il carcere non è solo luogo di espiazioni fisica, è anche luogo di espiazione interiore e come diceva già Seneca: “Il condannato ha spesso un altro tribunale che non fa mai grazia alla proprio coscienza”.

Questo Lei, da eccellente operatrice del diritto, lo sa bene. Per questo motivo mi sono rivolto a lei, capace di mettere a fuoco il punto insostenibile cui è giunta la condizione di noi ergastolani ostativi, sotto il profilo dei principi costituzionali, primi fra tutti quello della certezza del diritto e quello dell’uguaglianza di diritto.

Milazzo Sebastiano

Carinola

Il carcere rende migliori?.. di Giovanni Farina

Il carcere rende migliori le persone?

Il testo di Giovanni Farina, nato nell’ambito del corso di scrittura creativa (a proposito.. complimenti per l’iniziativa di questo corso… la scrittura creativa è una pratica benefica.. finamente una buona idea una volta tanto..:-) nasce dal tentativo di rispondere a questa domanda.

La questione è COLOSSALE. E’ forse uno dei temi più difficili in assoluto da affrontare, in territorio carcere. Ed  è molto più complicato di quanto molti vogliono renderlo. E va al di là dell’apprezzamento del sistema penitenziario. Il paradosso è che si può sostenere che il sistema penitenziario italiano è uno dei peggiori esistenti.. e che può capitare che, un contesto pessimo e intrinsecamente distruttivo e avvilente, possa generare, per reazione e spinta alla resistenza interiore, una crescita umana.

La delicatezza della questione sta qua. Non nobilitare il carcere. Ma domandarsi se effettivamente avviene che, in certi contesti estremi, certi uomini, dalla prova radicale e dalla durezza inesorabile.. possano, attivando tutte le loro risorse interiori, e focalizzandole.. innalzari a persone migliori. In questo senso si verificherebbe quello sconcertante paradosso per cui anche il Lager e il Gulag avrebbero contribuito a far sorgere personalità gigantesche come Viktor Frankl e Alexander Solzenicyn. Ma ciò non toglierebbe una virgola alla obiettiva valutazione della disumanità del carcere.

Ma mi fermo qua, perchè è un tema titanico e bisognerebbe scrivere un trattato anche solo per sfiorarlo.

Vi lascio a Giovanni Farina, detenuto a Catanzaro.. e vi invito a considerare con estrema attenzione le battute finali del suo testo. Lì Giovanni dice, in sostanza, che dopo tanti anni di carcere.. si sente, fondamentalmente “istituzionalizzato” e “carcerizzato”. Ovvero.. non si sente capace di immaginare una vita al di là del carcere. Probabilmente avrebbe paura se fosse scarcerato. Il carcere viene chiamato.. addirittura.. “rifugio”. Parole scomode, e inquietanti.. non facili da digerire per la nostra mente che vorrebbe soltanto risposte nette e limpide.. del tipo.. “scarcerare certe persone dopo tot anni, se vi sono le condizioni”. Ma forse Giovanni Farina.. scarcerato non vuole più esserlo. E quanti sono i detenuti che dopo più di venti anni.. quasi quasi preferiscono continuare a vivere in carcere? Riflettiamo sulla natura di un sistema che arriva, in taluni casi, a mettertelo nel sangue il carcere, come un contagio, una malattia cronica, quasi una droga, che odi e ti tormenta, ma della quale puoi arrivare a non riucire a fare a meno.

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Caro Alfredo, Antonella e tutti…

Ho ricevuto gli auguri di Pasqua. Ho ritardato a risponderti perché stavo aspettando che mi arrivasse il libro che ha pubblicato il Presidente della Corte che mi ha assolto dall’accusa di suicidio. Non mi è arrivato.

Ti invio uno scritto da pubblicare sul sito.

E uno scritto che ho preparato nell’ambito del corso di scrittura creativa in risposta a uno scritto di un ergastolano pubblicato sul vostro Blog. La tematica era se il carcere fa migliori gli uomini. Certi lo affermano.

Io penso che ogni uomo ha una storia  a sé..

 

La verità di ogni uomo si basa sulla dimensione reale dell’esistenza. E non è sempre possibile collegare alla tua vita un ricordo felice, anche se nulla si perde nel tempo, sia nel bene, sia nel male.

Il passato non passa mai, perché tutto resta di noi come  un eterno presente. Una volta entrati nella vita, non si esce più.

 

(…..) Non voglio dare un messaggio sbagliato a chi legge e non conosce il carcere.

Voglio che si sappia la verità. Che non sono un uomo migliore dopo trent’anni di galera. La galera non crea uomini migliori. Ero un uomo migliore quando pascolavo le mie capre  sulle montagne, ed ero circondato dall’amore dei miei genitori, da mia figlia e da mia moglie.

 

Che cosa è restato di migliore in me dopo trent’anni di carcere speciale, dove mi è stata fatta per tanti anni una guerra psicologica per 24 ore al giorno, dentro da quattro mura da dove non potevo vedere il cielo nemmeno dalla finestra perché era oscurata da una lastra di plastica nera, dove d’estate non entrava nemmeno un alito di vento e diventava una fornace ardente quella piccola cella. Dovevo essere educato dentro quelle quattro mura. Con la tortura dovevo diventare un uomo migliore.

In tutti questi anni mi è stato proibito di frequentare  la scuola, di andare a messa la domenica perché ero cattolico, di vedere le persone che io amavo. Le potevo vedere solo per un’ora al mese da dietro un vetro blindato con uno spessore di quaranta centimetri, da dove non si sentiva la loro voce. Non potevo avere in cella libri. Tutto era limitato, contato e controllato.. dai calzini alle mutande, all’ora d’aria.

 

(…..) Non sono un uomo migliore…. Non sono felice…. Perché ho perso il mio orizzonte di vita.

Mi sono domandato tante volte perché in questo luogo dannato nessuno tenti di recuperare qualche dannato. Questo luogo è considerato un fiume le cui sorgenti sono inquinate, e dovrà sempre avere acqua cattiva.

Nella profondità di noi stessi riusciamo ancora ad amare il nostro Io, al quale si attinge lo spazio del tempo ogni giorno che passa.

Se non sappiamo chi siamo, come possiamo capire il giudizio della nostra coscienza? Siamo degli animali estinti, la vita non entra più dalla porta del cuore. Il giardino che ospiterà l’eternità brillerà anche per noi nel cielo?

Quando l’essere umano non ha più idee, la sua vita diventa una prigione e un buio labirinto. Si può pensare che l’uomo è ciò che pensa e modella coi suoi comportamenti nella dimensione spazio-tempo.

La libertà è finalizzata alla verità. Chi si è mai domandato se vale la pena lottare durante la vita per la verità se in conclusione si deve morire e lasciare tutto alla terra.

Viviamo nell’Italia dei misteri occulti.

I Parlamentari vogliono l’immunità, pretendono che non siano giudicati per le loro azioni come dei comuni cittadini.

E’ giusto che questi signori non vengano in galera, perché la galera non ha fatto di me un uomo migliore, ma un essere perso nel vuoto, un disadattato senza più energia mentale, perché privo di futuro.

In questo mondo senza esistenza che cosa mi importa del presente e del domani?

Mi sono domandato spesso: se domani uscissi da queste quattro mura, che cosa farei in un mondo che non è più mio?

Per me le mura di questa prigione sono un rifugio sicuro. Dentro di loro ho respirato per tanti anni la mia vita. Mi hanno difeso dal male che c’è oltre il confine tracciato dal muro di cinta.

Che cosa potrei fare nella confusione del mondo a sessant’anni. Non ho più il senso della famiglia. Un uomo solo. Da ricostruire.

 

POESIA

 Molti uomini

si nominano giudici supremi

di un proprio regno

si sentono dio,

dalle mille incarnazioni.

 

E vedono le loro ingiustizie

senza colpa

mentre costringono

altri condannati

a costruire ogni giorno

nella fredda pietra

nuove celle di pena.

Giovanni Farina

 

La battaglia infinita…. di Salvatore Guzzetta

Salvatore Guzzetta (detenuto ad Opera), e apprezzato anche per i suoi quadri.. a volte si fa attendere a lungo, ma poi regala pezzi come questo. E pezzi come questo io li definisco memorabili.

Mentre leggevo mi veniva in mente una parola.. DANTE…. E Salvatore ci descrive il suo attraversare momenti radicali di dolore e consapevolezza, caduta e catarsi. Ci descrive il suo Viaggio nell’inferno del carcere, ma soprattutto dell’anima.. e la Luce che ha sentito di trovare.. durante i percorsi accidentati e le acciotttolate strade, e le albe spietate ma sempre desiderate, di quella che era, è, e sarà ancora una battaglia infintia.

E Salvatore vuole esserci. Fino in fondo. Fino all’ultimi.

Amici sono davvero rare le persone che giungono ad un tale grado di consapevolezza e profondità spirituale da fare Viaggi del genere nella propria vita. Pur da dietro le sue sbarre, Salvatore è molto più libero di tanti altri.

Buona lettura

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Sono un uomo oltre il muro, da 20 anni vivo nelle patrie galere. Il tempo mi ha segnato nel fisico, ma mai potrà intaccare la mia anima.

La mia vita è un continuo combattere una battaglia infinita con la morte e la vita, ma ancora batte forte il mio cuore, e mi sento più vivo che mai ogni qualvolta apro il mio cuore a queste pagine glabre e vi intingo sopra i più rilevanti contenuti del mio esistere.

Nel cielo della memoria ha inizio una verticante danza. Sciami d’uccelli che migrano nell’interminabile vastità del cielo, e lo stridio dei loro echi riveste l’anima. Grovigli di pensieri si srotolano secondo un  ordine incomprensibile e incidono l’epitaffio della mia vita di tracce indelebili, laddove il ghigno beffardo della morte sembra attendere con la certezza e la pazienza di chi sa bene quello che vuole un giorno ottenere.

Se mi curassi più del dovuto di questa astrusa entità, come già accadde in passato, queste mani tremerebbero e non produrrebbero nemmeno l’interezza di una frase. Invece sono mani avide di vita, di senso della vita, e lasciano le loro tracce mano a mano che accarezzano lo strato invisibile del tempo. Già una volta fui invitato a salire sul suo  busto funebre.. “LA MORTE” che solcava i mari dell’oblio. Mi sentii gallegiare nello spazio vuoto e silente, ma la terra teneva stretta la mia radice bramosa di vita, mi vi avvinghiai con tenacia.

Nulla sembrò più eterno. Da allora iniziai a calpestare questo solido suolo per sentire la stabilità della base che, seppur roccia,  a volte  anche essa trema, perchè è solo uno strato che ricopre il sottostante mare di fuoco fluido.

Svanì ogni incertezza, e nonostante la sorte mi condusse all’eremo eterno, dove la notte e il giorno si distinguevano dal chiarore di una finestra coperta da una evanescente vetrata a coste; dove volti grigi venivano a tentare la purezza dei miei principi perché sembravo fragile e appetibile ai loro biechi piani… La forza si moltiplicò e si aprì un varco ai livelli s uperiori delle aree “libiche” del pensiero remoto e dunque iniziai a comprendere la magia del silenzio, che agli altri ospiti si presentava come una coltre nera indossata da spiriti del male. Anche io ebbi modo di imbattermi in questa angosciosa entità, un castigo.. che spesso prendeva forma di un intreccio di inquietanti serpenti e di altre forme di insetti scabrosi, con la ferocia di chi cerca di salvarsi dalla paura. Gli staccai le teste a morsi, nelle interminabli notti da incubo.

Dal tumulto interiore della lotta tra le forze del bene e le forze del male seguirono momenti di stasi, per poi giungere il placarsi di tanta tempesta. Mi rievocò le passioni di un tempo, e leggendo le storie dei Santi e ricongiungendomi a Dio, sentii la sua presenza vicino a me, e la divina scrittura divenne poi storia scritta, ricomposta nella sostanza letteraria.

Da lì in poi presero forma i pensieri, i quali mi infusero la letizia.. e attraverso loro si materializzarono i doni della natura, i quali dopo la fame e la sete e il respiro.. si presentarono sotto le sembianze d’angelo.

La mia visione, frammista d’estro e realtà, mi invitò a dare forma ai miei pensieri.

E così ebbe inizio il viaggio dello spirito in cerca della bellezza eterea, la quale poi si tramutò in carne, turbamento della stessa.. e invece di quella rigida coscienza che prima imponeva i suoi limiti, ora è un continuo contemplare la vita  nel suo insieme, e seppure l’assurdo diventa realtà.. anche il tenue brulichio di un andirivieni, di un passaggio di formiche, diventa oggetto di meditazione.

Allora è il caso di dire: la vita inizia all’alba, e in quegli istanti miracolosi, accompagnati dal frusciante silenzio della vita, l’uomo dà il benvenuto al nuovo giorno senza meravigliarsi di fronte a un cielo che si annaspa di nuvole che poi si trasformano e ne esce un rombante temporale.

Niente di più divino nel sentire parlare il mondo e fare parte di esso. La morte la tristezza, il non sapere accettare il nutrimento “, come in questo caso” quello climatico, così quello del tempo in ogni senso.. la vita, l’amore, il sapersi donare, il sapersi proporre, l’altruismo e il non essere avari di sentimenti.

“L’uomo saggio basta a se stesso”, scriveva Socrate, e poi Seneca.

Bisogna superare la debolezza, e, in certi casi, bisogna saper dipendere solo da se stessi, e trovare dentro la forza, il coraggio di trascorrere quelli che avrebbero potuto essere i giorni più belli della tua vita dentro una cella in solitudine forzata o per scelta.

Si può chiamare debolezza l’amore per tua madre, vivendo nella paura di non rivederla più? O amare la propria donna, la compagna che si è scelto per la vita? Le debolezze sono altre, e a volte hanno il senso negativo della vita; soprattutto l’attaccamento morboso a cose priva di sentimento, prettamente materiali.

Si dice sempre che il nostro tempo è prezioso. Allora perchè sprecarlo in inutili amarezze? E’ da nevrotici.

Non si deve mai confondere l’utile con l’indispensabile, se si deve dare senso giusto alla vita.

Il più delle volte siamo ipocriti e cerchiamo Dio solo quando ne abbiamo bisogno. E lo si cerca sempre con frasi fatte e templi costruiti dall’uomo stesso, quando Egli invece ha infuso l’alito vitale e quell’entità che chiamiamo coscienza o anima non è altro che quella parte di Dio che è in noi che ci parla. Basta dargli ascolto come fece S.Agostino e affidare ad essa il compito di tutto. Perché Dio non conosce le debolezze umane, le quali sono instabili e spesso causa dei nostri peccati.

Quanti confondono la stupidità con la scaltrezza. L’apparenza è solo uno strato di vernice fresca pennellata dalla ruggine.

L’essere, anche se non avrà mai vivaci colori splende di suo, e una bella donna che indossa un costoso abito e vaneggia tra gli uomini.. quello stesso abito lei se lo toglierà di fretta con non curanza, non appena il fulmine della passione le trafiggerà i suoi sensi e si perderà nell’idillio amoroso.

L’abito non fa il monaco. E’ solo un’involucro che contiene l’individuo. E l’individuo chi è? Questa è la cosa peggiore. Il non sapere chi realmente siamo. Pirandello scriveva: “uno nessuno centomila”. Tutto quello che resterà di noi sarà quella traccia che noi lasciamo durante il breve tragitto della nostra esistenza, con la scrittura, la poesia e la pittura, restituendo così dignità al sentimento umano.

Salvatore Guzzetta

Opera

Febbraio 2011

La colonna infame.. di Pasquale De Feo

E’ il 41 bis l’oggetto di questo testo forte e vero di Pasquale De Feo. Ovvero la sembianza con cui la tortura è tornata ufficialmene nel sistema giuridico e legale italiano di quest’epoca.

Eviterò di aggiungere tante parole. Pasquale usa ottimi argomenti e non c’è bisogno che io scriva una corposa premessa.

La verità a volte si abbatte come una tegola verso tutti i sofisti di quart’ordine e i Machiavelli fuori tempo massimo, quelli per cui “il fine giustifica sempre il mezzo…”.. quelli per cui.. “non è ancora tempo… è una guerra.. nessun cedimento.. non è tempo di pensare, parlare, guardare.. credere, obbedire e combattere… “

La verità a volte è semplice perchè ti permette di dire di fronte a colossali teoremi della menzogna..

CHE LA TORTURA (e l’art. 41bis è tortura) E’ SEMPRE SBAGLIATA. QUALUNQUE SIA LO SCOPO. QUALUNQUE SIA L’EPOCA. QUALUNQUE SIA L’OPPORTUNITA’. E’ SBAGLIATA SEMPRE O NON LO E’ MAI. NON SI CHIUDE UN OCCHIO O DIVENTI CIECO COME LA NOTTE, IL BUIO, LA MORTE E LA PAURA.

Sono sempre state minoritarie le voci che non si sono piegate all’opportunismo e alla vigliaccheria. Ci si ricorderà di chi  ha avuto l’onestà di dire quello che non si poteva tacere, che non si doveva tacere. Che non hanno scelto il comodo silenzio dei complici e degli opportunisti.

Vi lascio al testo di Pasquale De Feo.

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LA COLONNA INFAME

In Italia con aggettivi vari si maschera il più infame dei regimi detentivi che la storia della Repubblica italiana abbia mai emanato. Neanche la dittatura del ventennio mussoliniano arrivò a partorire una simile bestialità…  a parte i Tribunali speciali, che il governo attuale ha copiato, centrallizzando tutti i ricorsi al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Il regime del 41bis è fondato sulla tortura, con il massimo grado di violenza esercitata; annientamento dell’identità, negazione di ogni autonomia, violazione dei più elementari diritti umani: tortura elevata a sistema e spacciata per sicurezza.

La politica lo usa come totem, facendolo passare come la soluzione di tutti i problemi sociali e relativi alla sicurezza; glorificandolo e restingendolo per rifarsi una verginità politica.

La storia ci insegna  che nomine e sistemi politici in nome del bene hanno istituzionalizzato il male.

I professionisti dell’antimafia, ormai diventata un mestiere che produce potere e ricchezza, con l’aiuto di un ‘area di potere che comprende magistrati, politici e media, esaltano il regime di tortura del 41bis, come fosse una conquista sociale per il benessere della salute pubblica, quando invece è uno strumento di tortura utile ai magistrati per estorcere confessioni. Fanno credere alla gente che sostenendo la tortura  del 41bis si è contro la criminalità; ed hanno creato un clima saturo di ostilità contro chiunque si azzardi a pronunciare una parola contro il regime di tortura del 41bis. Ormai è una sorta di dittatura del pensiero unico.

Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa disse “I professionisti dell’antimafia per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.

I media esasperano ogni piccolo evento e spesso se lo inventano con l’aiuto degli addetti ai lavori, per fare metabolizzare alla popolazione il regime di tortura del 41bis in quanto (sarebbe) uno strumento necessario nella lotta alla criminalità, tacendo che la legittimità della difesa sociale deve fermarsi alla privazione della libertà e non della dignità, legittimando la tortura.

Tutti gli organi internazionali hanno condannato e continuano a condannare l’Italia per il regime di tortura del 41bis, ma i nostri politici fanno finta di niente e lo strumentalizzano per i loro fini populistici. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Musumeci-2005, ha condannato l’Italia per il regime di tortura del 41bis

La Commissione per la prevenzione della tortura dell’Unione Europea ha condannato il regime di tortura del 41bis, ritenendo che esso violi l’art. 3 della Convenzione Europea che recita “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Il Consiglio Europeo nel 2010 ha condannato il trattamento riservato alle persone sottoposte al regime di tortura del 41bis.

L’ONU ha criticato il regime di tortura del 41bis, e chiesto all’Italia di inserire il reato contro la tortura nel Codice Penale. Il governo ha dichiarato ufficialmente al Consiglio dei Diritti Umani dell’O.N.U. che l’Italia non inserireà nel Codice Penale il reato contro la tortura. Di cosa hanno paura?

Amnesty International condanna e critica l’applicazione del regime di tortura del 41bis.

Un magistrato americano rigetta l’estradizione a un boss italo americano perchè il regime del 41bis è una tortura che viola la convenzione O.N.U. sulle forme di tortura. Il nostro Ministro della Giustizia criticò la decisione, ritenendola inconcepibile, perché gli U.S.A. hanno non solo la pena di morte, ma anche il carcere di Guantanamo. Questo la dice lunga sul grado di assuefazione della tortura come strumento di politica carceraria. Lo stesso Ministro ha dichiarato di avere reso durissimo il regime di tortura del 41bis e che i detenuti devono morirci dentro. Ogni commeno è superfluo.

Guantanamo di fronte al regime del 41bis è una specie di albergo a cinque stelle.

Il Presidente della società italiana psicologi penitenziari Alessandro Bruni ha dichiarato “Il 41bis va reso più umano e accettabile per quanto riguarda i contatti umani. Si è trattato di una necessità storica, ma non si può pensare di gestire sempre tutto con l’emergenza”.

Soo le relazioni sociali che cambiano le cose, le situazioni e le condizioni trasformano le persone. Lo diceva anche Aristotele 2300 anni fa: “un giustizia giusta è quella che promuove i legami sociali”. Anche l’umanizzazione della pena passa attraverso le relazioni sociali.

L’emergenza è stata legiferata e la tortura istituzionalizzata, come un diritto alla vendetta da parte dello stato. Siccome non gli viene tolta la vita, gliela si rende insopportabile, regolamentando gli abusi per rendere la pena più afflittiva possibile.

Uno Stato che usa la stessa violenza che ha sanzionato in chi ha in custodia diventa più criminale di chi vuole combattere. Hanno creato una generazione che è stata allevata nell’odio. Uno Stato che alimenta odio non è né civile né di diritto né democratico. Quando si istituzionalizza la tortura, il meccanismo è quello di mostrificare chi la subisce, per legittimare agli occhi della popolazione il crimine che si perpetua.

Con l’ergastolo si viene espropriati della vita, essendo una condanna a morte diluita nel tempo.

Con il 4bis si perde ogni residua speranza.

Con il 41bis si legittima ogni perversione e disumanità. Per questo motivo i suicidi sono cinque volte superiori al resto della popolazione carceraria.

Ci vorrebbe una persona autorevole che avesse il coraggio di dire la verità.. di dire che la criminalità è stata sempre adoperata dal potere politico, a partire dall’Unità d’Italia e continua tutt’ora.. per poi schiacciarla quando non serve più. Ora non solo sono stati sepolti vivi, ma vengono anche torturati con il regime del 41bis.

Trai circa 700 detenuti sottoposti al regime di tortua del 41bis non c’è nessun politico, servitore dello stato o colletto bianco.. anche per questo regna la foga repressiva e il delirio di onnipotenza da parte dei mandarini dell’Amministrazione penitenziaria, oscuri personaggi che provano piacere nel torturare i loro prigionieri.

Se una personalità venisse messa nel regime di tortura del 41 bis, entro poco tempo le cose rientrerebbero nella legalità, perché la coscienza delle persone “perbene” si ribellerebbe.. ma fino  quando in carcere, e in questi regimi, ci vanno solo gli avanzi della società, le persone perbene.. non vedono … non parlano… non sentono.

Questo regime non aiuterà mai nessuno a “diventare buono”, ma solo ad alimentare odio e rabbia.

La Commissione Europea ha finanziato una ricerca sul crimine e la sicurezza in Europa. E’ risultato che l’Italia è il paese più sicuro dell’Unione Europea.

Questo dimostra che questi metodi servono alla politica per agitare lo spettro dell’insicurezza con la paura del mostro.

Il rispetto della dignità umana non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma un diritto fondamentale di tutti.

Lo Stato di diritto non deve vincere, non deve neanche perdere, deve solo esistere.

Si sono capovolte le cose, sono i detenuti a chiedere legalità e rispetto delle regole, “diritti e doveri”, ma lo Stato continua a comportarsi da criminale.

Il Cardinale Martini afferma che “chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figlio della casa dei doveri”

La storia condannerà i politici che hanno usato la tortura del regime del 41bis per i loro biechi fini elettorali, e dimenticherà i nomi degli aguzzini, perché anche la storia disprezza i carnefici.

Catanzaro dicembre 2010

Pasquale De Feo

Lettere dal di fuori.. da Pamela Iamundo a Carmelo

 

Per la rubrica “Lettere dal di fuori”…  pubblico questa lettera di Pamela Iamundo, che attualmente si trova ad Amburgo.. lettera spedita a Carmelo Musumeci..

Le lettere sanno scendere alle volte come i solchi sui vecchi dischi. Ti lasciano, cioè, l’impressione di un sapore di vita, di una smania inquieta e gioiosa insiene, di una frenesia che condivide la sete costante e la voglia di mordere, prendere, afferrare, dare.

Questa è una lettera così, intrisa di un sapore generoso. Ricca del volto bello di un legame che nasce oltre tutti i cancelli.

Ci si incontra tra anime affini.. il tempo corre.. e lo si vive insieme.. condividendo momenti al sole, panchine fresche, attimi della stessa rabbia, attimi della stessa speranza.

Vi lascio alla lettera di Pamela Iamundo

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AMBURGO, 30 dicembre 2010

Carissimo Carmelo,

sono molto felice di avere ricevuto i tuoi auguri. Poco fa mi è stata consegnata la lettera che conteneva la tua cartolina.

E’ vero quello che mi dici.. I NOSTRI SOGNI DI OGGI SONO LA REALTA’ DEL NOSTRO FUTUR. E’ quello che ho sempre creduto, quello che continuerò a sperare e volere, sempre!

Mi hai scritto che hai inviato una lettera giù in Calabria, ma purtroppo non è arrivata prima della mia partenza. Chiederò ai miei genitori di spedirmela qui appena saranno rientrati dalla visita a mia sorella in Veneto.

Intanto mi auguro che tu stia bene. Ho letto dal tuo diario pubblicato sul sito internet che hai avuto problemi al braccio. Leggo sempre il tuo diario, lo sai, ma da qualche giorno non ho più internet, devo rinnovare l’abbonamento e mi viene alquanto difficile. Sai, ancora con il tedesco non ho fatto amicizia. Dunque non conosco il resto che sarà stato pubblicato.

Penso spesso a te, come penso a Giovanni e a Paolo.

A proposito di Giovanni, ho visto sul Blog che avete iniziato una corrispondenza “Bologna-Spoleto andata e ritorno”. Mi piace molto leggere di voi, voi due in particolare riempite la mia mente quotidianamente…

Ho letto poi l’augurio che ti faceva “una tua fan”, che hai voluto pubblicare sempre sul sito dell’Informacarcere. Diceva più o meno che avrebbe tanto voluto saperti a casa, un giorno, a discutere con la tua compagna delle più banali scelte da prendere.

Sai, ci penso spesso, penso a quanto sarebbe bello un giorno, magari non troppo lontano, riuscire ad incontrare uno di voi e serenamente salutarvi e chiacchierare di qualunque stronzata ci venga in mente. Mi piacerebbe tanto che un giorno tu abbia realmente la possibilità di tornare a casa dalla tua compagna, che Giovanni possa stare a tavola con sua moglie e il suo bimbo, che Paolo, un giorno, possa sperare di riabbracciare la sua bimba in un prato… Questi sono i vostri sogni, ma sono diventati anche i miei da quando ho imparato a conoscervi…

Ho imparato a conoscervi con molta umiltà, ho imparato giorno dopo giorno che un detenuto ha molto da insegnare, spece dei detenuti speciali come voi. Da voi, in particolare DA TE, Carmelo, imparo sempre molto. Imparo che la vita va vissuta momento dopo momento, con le persone con cui si vuole vivere. Imparo ad apprezzare quel poco che posso avere, perché quanto posso avere è già tanto rispetto a chi non può desiderare tutto.

Rimane però in me forte il desiderio di avere sempre di più, e non parlo del materiale, delle cose, dei soldi, dei possedimenti. Potrei vivere una vita intera senza un soldo in tasca, ma mai senza sapere che ciò che desidero posso realizzarlo.

E devo ringraziarti perché da quando ho conosciuto te la mia vita ha preso un’altra direzione. Non so se è quella giusta o sbagliata, non posso definirla obiettivamente, ma posso sicuramente definirla dal mio punto di vista. Io la ritengo BELLA.

Bella  nel senso pieno del termine. Bello è ciò che è perfetto, ciò che provoca interesse. Bello èè un momento che si vive in pienezza, sensitivamente completo, bello è quando si sta bene intimamente, quando si ha la felicità di condividere, di partecipare, di esserci.

Io sento che grazie a te sto vivendo un momento bello.

Spero che questa strada che ho deciso di intraprendere ci porti veramente là dove vogliamo arrivare. Ad urlare a squarciagola ciò che abbiamo dentro, il desiderio di giustizia e di giustezza che ci accomuna dovrà essere sentito da tutti.

Appena finite queste feste, che per fortuna quassù vanno via con il capodanno (non aspettano la befana, loro), inizierò a prendere contatti con tutta la gente che potrà interessarmi. Intanto pensavo di andare all’ambasciata e iniziare a capire come muovermi e a chi rivolgermi per iniziare a lavorare pur non parlando tedesco. Il 12 inizio il corso di lingua, per ora mi sto arrangiando con l’inglese, e quando c’è il mio ragazzo con me se la sbriga lui (lui lo parla abbastanza bene), poi vedrò di tradurre il progetto e inviarlo a qualche produttore tedesco.

Qui non è male, solo troppa rigidità. I tedeschi non sempre sono “simpatici”, per non dire “umani”. Proprio oggi abbiamo avuto delle grosse difficoltà, quasi la proprietaria ci cacciava di casa… non hanno flessibilità, seguono le regole alla lettera, e guai a chiedere un minuto in più per questioni che non dipendono da te… è pazzesco, ma d’altronde è proprio quello che cercavo.

Avevo bisogno di stare in mezzo a persone che quando dicono qualcosa è quella e in quel preciso momento; avevo bisogno di “regole che si rispettano”. In Italia questo sembra un’utopia, ancor di più al Sud.

Non sono per le regole, mi piacerebbe un mondo senza regole poché questo significherebbe che non ce ne sarebbe bisogno, ma purtroppo non tutti sono disposti al rispetto incondizionato verso gli altri, dunque qualcosa che regolarizzi il comportamento umano ci vuole.

Purché sia corretta, altrimenti io sono la prima disobbediente!

Parlavamo con Alberto  e altre persone proprio di questo una delle ultime volte che siamo stati insieme.. del rispetto delle regole. Posso io rispettare la regola che mi impone di denunciare un clandestino?  Posso rispettare la regola che mi impone di denunciare una mamma che ruba del latte per il proprio bimbo perché non ha i soldi per comprarlo? Certamente posso farlo, ma la mia coscienza mi dice chiaramente che sto andando conto il mio volere, contro il mio credo, contro i miei valori, contro me stessa. Dunque preferisco disobbedire allo stato piuttosto che a me stessa.

Per questo dico che le regole probabilmente è giusto che ci siano, soprattutto sarebbe importante che siano giuste secondo quelli che sono i principi fondamentali dell’essere umano, secondo quelli che sono chiamati “diritti umani”.

Dunque anche quest’anno il natale è andato! Come lo hai trascorso? Come sei stato?

Domani sarà l’ultimo giorno di questo 2010, come ogni anno anche questo è terminato. Come sempre ci ritroviamo a rivalutare tutto ciò che è stato bello e positivo per la nostra esistenza e tutto ciò che ci ha fatto male. E come sempre ci sembra che i momenti negativi siano stati di più rispetto a quelli positivi. Perché, secondo te, la mente umana ricorda con più facilità i momenti tristi piuttosto che quando si è stati bene? E’ veramente così leggera la felicità da non sentirne il peso? Eppure non si fa altro che dire che la felicità è così rara, che i momenti che si vivono in felicità sono preziosi, e come tali vanno ricordati.

Ma perché nessuno mai se ne ricorda? Mi viene da pensare che chi non ricorda i momenti felici e ricorda solo quelli tristi, probabilmente è una persona intimamente triste, che ha perso la sensibilità e non sa apprezzare nulla della propria esistenza.

Tu hai dei ricordi felici di quest’anno? Quali sono i ricordi che pesano di più nella vita di Carmelo? Musumeci? Quelli felici o quelli tristi?

Io credo di avere una grande capacità di cancellare gli eventi tristi dalla mia vita, o comunque di viverli in modo che anche quei momenti possano essermi utili al mio accrescimento personale. Il problema è che non sono così brava a vivere serenamente e tranquillamente la realtà. Sono sempre in tensione, sono come una molla, ogni momento che trascorro a non fare nulla mi sembra di impazzire. Quando mi viene chiesto di rilassarmi mi incquieto ancora di più… passerò la mia vita a rincorrere sempre qualcosa, e alla fine sarò solo io (sic! scriveresti tu).

Alla fine, a parte lo humor, sai che ti dico? Che tra momenti felici e momenti tristi non saprei proprio quali siano quelli più pesanti o meno pesanti, so solo che ogni momento è utile alla propria esistenza, dunque che ben vengano, tanto, in entrambi i casi, vengono e poi vanno via.

Bene Carmelo, per oggi concludo qui. Non prima però di augurarti ancora una volta tanta serenità per questi ultimi giorni di festa, e che il nuovo anno ci faccia realizzare giusto qualche nostro sogno più intimo e forte.

Ti abbraccio, caro Carmelo. Anche io ti voglio bene!

Pamea Iamundo

Un nuovo amico.. Guerino Avignone.. da Sulmona…

Questa è la lettera che è giunta da un detenuto che ci scrive per la prima volta.. Guerino Avignone, detenuto a Sulmona.

La trovo una lettera sicuramente interessante. Si percepisce anche un lungo studio e riflessione su certe tematiche. Rispetto molto ciò che scrive. Un punto su cui non concordo è quello per il quale la questione dei detenuti andrebbe affrontata soprattutto sul piano giuridico. E’ una idea legittimissima, e ha molti sostenitori. E sono il primo a dire che il piano giuridico è importante, e che tutte le inziative.. petizioni.. ricorsi.. Corte Europea.. sono preziose e vanno perseguite e incentivate. Ma credo che non basterà mai il piano giuridico.. non basterà mai da solo.. è decisivo un mutamento sociale, una espansione della coscienza collettiva. Una piccola rivoluzione, se volete. Che non riguarderà solo il carcere. E’ questo che deve essere afferrato. Il cambiamento delle condizioni esistenti relative al carcere e ai detenuti.. non è un’isola a se stante nell’oceano. Una realtà più umana si riverbera “anche” nel carcere. E chi lotta per un carcere diverso e per i diritti dei detenuti.. non sta lottando “solo” per loro, “contro” gli altri. Ma.. sta lottando per “tutti”. Questo va afferrato. L’idea che tutto ciò possa essere bypassato pensando che solo qualche giudice potrà togliere tutte le castagne dal fuoco è legittima, ma non mi ha mai convinto troppo. Il piano giuridico è un piano.. ma, è la mia opinione, va accompagnato con altri piani.

Nella sua bella lettera Guerino chiede anche se qualcuno è disposto a dargli una mano nella gestione di un sito internet di cui ha già acquistato il dominio.. ricordo naturalmente che i detenuti non possono accedere ad Internet. Quindi tante cose concrete, tipo inseire un testo, ecc… un detenuto non può farle.

Io non so se potrò dargli manforte, perché impellano tutta una serie di eventi e di iniziative per i prossimi mesi. Ma se qualcuno di voi crede di potergli dare una mano… me lo faccia sapere e lo metterò in contatto con lui.

Vi lascio alla lettera di questo nostro nuovo amico.. Guerino Avignone.. da Sulmona..

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SULMONA 3 GENNAIO 2011

Gentilissimo Alfredo, è dalla scorsa primavere che seguo le tue iniziative, coadiuvate brillantemente da Maria Luce e Angelanima, in favore dei detenuti condannati all’ergastolo. Francamente trovo meritorio tale impegno. Sicuramente anche tu avrai avuto delle soddisfazioni, però per i risultati concreti bisogna attendere. Ci sono troppi pregiudizi da superare.

C’è chi vuole salvare l’Italia sacrificando poco più di mille condannati. E questo è sconcertante perché nessuna persona avveduta può pensare che i problemi della sicurezza si possano risolvere in tale modo.  pensare che nel ’97 in Parlamento si era arrivati ad un passo dall’abolizione dell’ergastolo. Purtroppo ormai la classe politica si è lavata le mani in relazione a tale problema. Di conseguenza il discorso rimane sempre in un circolo chiuso, limitato soprattutto agli interessati.

Quella famosa frase “italiani brava gente” non trova risontri nella realtà. Una volta gran parte degli italiani erano abituati a predicare bene e razzolare male. Ma adesso gli stessi predicano e razzolano male direttamente. Dopo decenni di allarmismo sociale la nostra società è lacerata dall’odio verso il prossimo, il diverso..ecc.ecc. Immaginiamoci quale acrimonia c’è verso il detenuto. Alla fine qualcuno deve pur pagare per tutti i mali della società.

Ti dico con molta onestà che dubito si possa ottenere qualche cambiamento con l’approvazione della popolazione. La questione andrebbe affrontata soprattutto sul piano giuridico, quanto meno per quanto riguarda l’ostatività che deriva dall’art. 4bis dell’Ordinamento Penitenziario. Cosa che credo ognuno di noi nel suo piccolo stia facendo. Al riguardo vediamo cosa risponderà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. A mio avviso si dovrebbe tenere ben distinti l’umana pietà dai diritti sanciti dalla Carta costituzionale.

Ho letto la documentazione pubblicata sul Blog “Urla dal Silenzio”, ed ho trovato davvero toccanti le esperienze personali raccontate dagli ergastolani animatori del dibattito. Sono esperienze che mio malgrado vivo in prima persona, essndo anch’io condannato alla pena perpetua. Francamente apprezzo il loro coraggio di mettere a nudo un’esperienza così drammatica, quale è quella del carcere a vita. Coraggio che non tutti hanno.

Per capire il motivo per cui molti detenuti condannati all’ergastolo si chiudono nel silenzio ti basterà prendere quale termine di paragone quel fenomeno che la giurisprudenza  denomina  o validation o gradualità delle accuse. In base al quale le vittime di gravi abusi, quando non decidono di trincerarsi dietro il silenzio più totale, spesso graduerebbero le loro accuse da quelle meno gravi a quelle più gravi, tralasciando per pudore anche particolari rilevanti. Fenomeno che secondo me può trovare affinità con gli abusi processuali e carcerari subiti da chi è passato nel tritacarne della giustizia negli anni ’90. Tieni presente che già il processo di per sé è pena. Ma spesso si è trattato di violenza indicibile.

Mettere sotto la luce del sole esperienze processuali così drammatiche, rappresentare i vari aspetti dell’inferno carcerario, e raccontare di una vita che non appartiene più agli autori dei racconti.. richiede davvero forza d’animo.

Beh, cose un pò difficili da spiegare e da comprendere!

Comunque, passando a quella che è la mia situazione personale, io spero di arrivare alla riapertura del mio processo tramite una pronuncia dei Giudici di Strasburgo e così di riappropriarmi della mia vita. Ma questo non mi esime dal dare il mio contributo per fare cambiare lo stato delle cose all’interno del pianeta carcere. Non sono così egoista da pensare solo a me stesso, anche se non ti nego che sono propenso ad affrontare i problemi carcerari sul piano prettamente giuridico, ovviamente senza disdegnare la vocee di ogni singolo detenuto. L’intento è anche quello di dare voce a tutta la comunità penitenziaria e così renderla partecipe del “dibattito” sulla pena.

A tal proposito vorrei dare il mo contributo alla realizzazione di un sito internet (di cui è già registrato il dominio) e pertanto mi servirebbe una mano dall’esterno, soprattutto nella fase iniziale. In concreto mi servirebbe una mano di aiuto per la trascrizione dei testi da pubblicare. Insomma un aiuto in genere per tutto quello che può servire per la gestione del sito. Come sai, dall’interno ho molte limitazioni, pertano vorrei sapere se posso contare sul tuo aiuto e su quello di altri volenterosi.

Ovviamente è mia intenzione integrare il lavoro che tu ed altri (leggersi anche Associazione liberarsi) state già facendo. Con un’ampia partecipazione si possono creare delle sinergie notevoli.

Rimango in attesa di tue notizie, e concludo con un caro saluto per te, Maria Luce ed Angelanima, nonché con gli auguri di Buon Anno.

Guerino Avignone

Per chi scaglia la prima pietra.. di Giovanni Zito

Certi passi, brani, immagini fanno parte dell’immaginario collettivo dell’essere umano, a prescindere dalle sue religioni, credenze, fedi e non fedi..

Come la parabola dell’adultera e degli “zelanti” con la pietra in mano… è di quei passaggi “scandalosi” per una mentalità puramente legalistice e ritributiva.

Chi vuole banalizzare parlerà di deresponsabilizzazione.. chi va più a fondo forse potrà “cavare” qualcos’altro.. al di là anche di ciò che volesse dire Gesù.. potrà volerci vedere un domanda radicale di onestà. Tu… puoi davvero essere aspro, inesorabile e violento con un tuo simile? Fino a che punto puoi esserlo? E ti sei guardato dentro?…prima di tirare ogni pietra… prima di erigere forche.. prima di lanciare pomodori..

La bella lettera del nostro Giovanni Zito, detenuto a Voghera (uno degli autori più prolifici del Blog) .. corre sulla scia della cometa di queste parole..

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Oggi questo mio testo vi farà capire ancora una volta ciò che sento dentro di me. Alcune onde saranno alte, ma voi seguite la scia del cuore, come avete sempre fatto. Perchè poi, alla fine, il motore siete voi. La montagna più alta, la forza vera, così non mi taglio con i ghiacci dell’inferno.

Vi abbraccio a tutti con affetto

Giovanni Zito

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Nel Vangelo di Giovanni si legge della donna adultera portata alla lapidazione. La storia si svolge a Gerusalemme. Il corteo della condannata incontra il forestiero Gesù, gli chiedeva un parere legale e ricevono la celebre frase di risposta:

“Chi di voi è senza colpa commessa, scaglierà la prima pietra”.

So il peso di queste pietre. Le porto dentro di me.. sento questo peso.

Anche di fronte al patibolo, con metà corpo già dentro alla fossa, un condannato deve credere ad una possibilità di salvezza.

L’ergastolano ostativo non ha salvezza, non ha diritto ad una speranza, visto che lo stato infligge una condanna che non potrà più scontare per tutta la sua durata di vita. Caino, primo assassio della storia sacra, sconta con il vagabondaggio il sangue di suo fratello, perché la vita tolta a un assassino non può pareggiare il conto. Invece raddoppia la perdita.

La mia coscienza vive anche di immagini e simboli. Di emozioni e suggestioni. Sono dunque conscio che il percorso della memoria è tutto in salita in questo angusto passaggio. E’ una responsabilità collettiva.

L’ergastolo ostativo fa scorrere degli annie del temopo.. il rischio è che l’oblio e la rimozione inghiottiscano la mia vita. Un paese democratico deve avere memoria delle pagine più buie di un uomo, per quella dignità della persona sancita dalla Costituzione.

Perché è ancora una selezione.. dentro o fuori.. vita o morte.. un’altra volta.

La memoria non invecchia, ma invecchiano le forme della sua storia perché tutto diventa automatico, provinciale e quindi insufficiente.

Ciò che sembra evidente alle persone, avrà sempre meno senso per i nostri familiari.

Cosa posso fare io, per dimostrare che, malgrado io abbia perso il conto degli anni che sfuano una storia.. è quando credo di essere capace di ricordare, comincio a non farlo più. Guardare fuori dalla finestra fa male. L’unico antidoto al sonno della coscienza è tenere sveglio il senso. L’unico modo di uscire dalla zona grigia sono messaggi senza voce sussurrati su fogl di carta.

E’ solo lo sfondo.. le pietre non possono ricordare per noi, perché le mani sono stanche, l’oscurità esiste anche oggi. Io dentro le mura e chi mi ha accusato: tutti gli altri fuori.

Il mio cuore che si ribella.. non si possono tenere gli occhi chiusi, mentre provo a pensare e  non ci riesco, mi scopro ignorante. Riflettere insieme.. comprendere.. per far sì che finisca la fame è il freddo… il significato di queste parole… l’inafferrabilità della vita di un ergastolano ostativo..

Adesso ho bisogno di risposte…

La fermata più lung di qeusto viaggio è stata quella su me stesso.. nella nebbia invernale l’Uomo Ombra scrive…

Io sono memoria.

Giovanni Zito

Diario di Pasquale De Feo 22 settembre-21 ottobre

Il Diario mensile di Pasquale De Feo (da alcuni mesi detenuto a Catanzaro) è uno dei grandi momenti di questo Blog… come il grande dialogo Carmelo Musumeci – Giuseppe Ferraro, e come altri momenti che danno vigore a questo Territorio, e al suo senso profondo.

Ogni mese, Pasquale De Feo ci invia il diario dei suoi pensieri e riflessioni raccolte nel corso di quel mese. Nell’occasione di oggi si tratta del mese di ottobre; per essere più precisi, del periodo che va dal 22 setttembre al 21 ottobre.

Il diario di Pasquale De Feo si riconosce dalla ecletticità e ricchezza di argomenti e richiami. Non è una semplice descrizione della quotidianità carceraria (col massimo rispettto, si intende, anche per quelle descrizioni) ma sono spunti incessanti su tutto ciò che penetra con libri o visioni, giornali o ricordi, lotte, indignazioni.. speranze.. tutto ciò che penetra appunto in quella linea permeabile che scorre ondulata tra se stessi  e gli altri, il quotidiano e la possibilità, la cella e il mondo.

Alcuni dei momenti migliori sono quelle impennate di lucida indignazione, che mostrano denudati meccanismi  di consenso e pratiche di approfittamento, la grigia vita degli abusi di potere diffusi. Le piccole consorterie che vivacchiano parassitariamente su piccoli privilegi. E poi vi sono le impennate, i momenti in cui si vola più alto.

Come al solito, il diario di Pasquale è tutto da leggere.. ma voglio segnalare alcuni momenti..

Quando scrive..

Un consigliere regionale della Campania è andato a fare visita nel carceere di Poggioreale, ed è rimasto sbalordito dei prezzi del sopravitto del carcere. In tutte le carceri è così, prezzi scandalosi e merce di pessima qualità. Tutto avviene alla luce del sole, pertanto gli appaltatori hanno dei santi in paradiso all’interno del carcere e al Ministero della Giustizia. Ci sono alcune Direzioni che per incrementare gli acquisti da parte dei detenti, quando arrivano nel carcere non fanno entrare niente di tutto ciò che hanno acquistato nel carcere di provenienza. Limitano i prodotti che possono entrare tramite pacco colloquio, costringendoli ad acquistare tutto all’interno del carcere. “

Insomma la cresta sulla spesa. Quante creste si fanno in carcere?  Quanti sono i piccoli giochi di prestigio dove pagliacci da operetta lucrano  il possibile su persone verso cui il dovere di tutela dovrebbe essere ancora più alto? Lo stesso Pasquale De Feo, in un precedente diario raccontò di come ebbe modo di vedere un camion che caricava la roba dei detenuti. In sostanza gli venne detto che era pratica usuale.. alcuni operatori esterni, con la probabile complicità di alcuni detenuti, facevano la “cresta” prendendo un pò di roba da ognuno, per riempire un intero camion. Queste cose sono vere? E in quante carceri avvengono? E’ possibile che sia consentito ad alcune persone di taglieggiare la roba dei detenuti? E’ possibile che possano esistere parassiti del genere? Infatti come non si potrebbe chiamare questi estortori fraudolenti della roba di persone in difficoltà e impossibilitate a difendersi se non…

FORME DI VITA PARASSITARIE E VIGLIACCHE?

Naturalmente, facciamo distinzioni. Fare prezzi scandalosi per il sopravvitto nei confronti dei detenuti, è meno squallido e volgare che taglieggiare la loro roba e RUBARLA da parte di operatori a ltri fiancheggiatori esterni COMPLICI. Ma resta pur sempre un atto squllido.

Un altro momento interessante è quando Pasquale scrive..

Quattro anni fa, quando sono stato trasferito nel carcere di Parma, dopo alcuni messi hanno messo nelle scuole computer nuovi comprati con finanziamenti dell’Unione Europea. Qui a Catanzaro frequento la scuola di geometra come uditore. Nella scuola ci sono tre computer senza stampante, che avranno 15-2o anni; sopra ogni computere c’è l’adesiovo dell’Unione Europea. Ne accendo due e constato che hanno il programma Windows 98. Il mio stupore è che i soldi dell’Unione Europea sono recenti, ma i computer sono vecchi e obsoleti, pertanto è palese che c’è stato qualcosa di poco pulito….”

Effettivamente è strano… Se ci pensate ci deve essere un errore, direbbe qualcuno..:-). Allora, se i soldi dell’Unione Europea sono recenti.. come mai i computer sono solo tre, sono vecchi e obsoleti e hanno come sistema operativo Windows 98?  Tutti sanno che gli stanziamenti pubblici, di qualunque genere, anche europei.. vengono dati per essere INTEGRALMENTE spesi per le finalità a cui sono destinati e per acquisire materiale e prodotti integri, intatti, nuovi, e aggiornati al periodo in questione. Non contemplano (ma potrei sbagliarmi.. l’Italia è piena di “maestri del diritto e legulei e azzeccagarbugli”, qualcuno mi corregga…:-), credo, l’acquisto di materiale di seconda mano.. o fondi di magazzino. Che ne dite?

Un momento bellissimo invece, in cui si vola più alto delle mille piccole miserie è quando Pasquale parla di una poesia…

Circa qualche anno fa, lessi un’intervista di Nelson Mnadela sul film sulla sua vita, e diceva che nei momenti tristi recitava la poesia INVICTUS del poeta William Ernest Henley, e lo tirava su di morale, dandogli vigore e nuova determinazione. Ho trovato la poesia e, dopo averla letta, ne sono rimasto folgorato. L’ho imparata a memoria, e ogni tanto me la recito, rinnova la mia determinazione.  Non credevo che una poesia potesse infondere benessere psicologico, ricaricando le pile. Non si finisce mai di imparare sulla vita”

Che bellezza amici… l’arte, la poesia, la bellezza, le grandi pagine dei grandi uomini.. possono darci forza, ispirarci, illuminare il nostro Cammino..

E poi.. tante altre cose.. la vicenda processuale della famiglia di Stefano Cucchi, il pantano della politica italiana tra leghisti e berluscone, l’alluvione in Pakistan, il permesso rigettato a Pasquale per andare a vedere il padre con la motivazione che non è in fin di vita (vi sembrerà in fin di vita quando lo porteranno all’obitorio?), il libro “il gioco dei potenti” di Piero Ottone, il nuovo carcere modello di Pianosa, il risarcimento dello Stato alla famiglia del giovane Aldobrandi ucciso dalla polizia (ma senza scuse ufficiali da parte dello Stato, la politica dell’odio che a volte si maschera dietro il paravento delle belle cause, il razzismo e la xenofobia…

E una considerazione particolare, per l’ultimo scritto presente nel diario, che ospita una lettera giunta ai detenuti della sezione Alta Sicurezza 1 di Catanzaro, da parte degli operai Fiat di Pomigliano in lotta, dopo che precedentemente i detenuti di Catanzaro avevano scritto agli operai di Pomigliano una lettera di solidarietà. Davvero un altro bel momento di solidarietà e “incontro” tra mondi in cerca di riscatto, giustizia e dignità.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. carcere di Catanzaro..

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Il ministro Alfano in pompa magna ha dichiarato “abbiamo reso il 41bis durissimo, i boss moriranno in carcere e in povertà”. Un politico non dovrebbe scendere così in basso, ma le sue esternazioni servono per dare un colpevole in pasto all’opinione pubblica, per distogliere l’attenzione della gente dai veri problemi che affliggonoi l Paese, che loro hanno aggravato e non sanno risolvere. Si vanta che ha reso la tortura “democratica” del 41bis durissima, per fortuna che è un ex democristiano, cattolico e molto ben visto dalle gerarchie vaticane. in caso contrario ci metteva palle al piede.

Affermare che i boss moriranno in carcere è da stato nazista. Premesso che ormai c’è l’inflazione di boss, nessuno ruba, sono tutti boss, forse perché loro hanno il monopolio nel campo del latrocinio, pertanto il resto sono tutti boss. Devo dedurre che non uccidendo di persona i detenuti non si ritiene colpevole.

Il leader serbo bosniaco, ora davanti al Tribunale internazionale per crimini di guerra, non ha mai ammazzato nessuno di persona, ma ha fatto uccidere con proclami simili a quello del Ministro Alfano.   Devono morire in povertà. Essendo cattivo e non stupido, sa quello che dice, perché si riferisce alle famiglie dei detenuti. Pertanto lui vuole uccidere gli uomini in carcere, e poi vuole che le donne e i bambini vivano nel degrado e nella miseria. Forse vuole creare una classe sociale specifica, che nel futuro riunisca i parenti in carcere. Lo scandalo non sono solo le sue parole, ma il silenzio assordante di tutti, come se le sue affermazioni fossero un fatto normale. Quando la ferocia prende il sopravvvento, la politica entra nelle grotte buie della storia. –     22/09/2010

Il ministro Frattini ha dichiarato che l’Italia è contraria a qualunque pena di morte. Se non fosse una cosa seria sarebbe una barzelletta. Qualcuno dovrebbe spiegargli che in Italia non solo c’è la pena di morte, anche se camuffata; ma c’è anche la tortura, quella del 41bis. L’hanno riconosiuto sia gli Stati Uniti e sia la Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Il 28 maggio 2010, a Roma, al convegno carceri 2010 “il limite penale ed il senso di umanità”, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia una dichiarazione dove riconosce una sorta di pena di morte.

(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice Penale, non so sei tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dei correttivi possibili, con le misure di liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere. Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita. (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

L’ergastolo ostativo, ma nella maggioranza dei casi anche l’ergastolo non ostativo, è una pena di morte diluita nel tempo. Anche il Ministro Alfano lo ha dichiarato.. che dobbiamo morire in carcere. Il Ministro Frattini dovrebbe riflettere prima di fare simili affermazioni. Ormai gli spot commerciali di Berlusconi hanno contagiato anche i suoi ministri. –     23/09/2010

Questa Lega parla bene e razzola male. Il Ministro leghista dell’Interno, Maroni, nei giorni scorsi aveva dichiarato che i libici avevano mitragliato il peschereccio, perché l’avevano scambiato per una nave di clandestini. Impressionante, come se ai clandestini si potesse sparare senza problemi, come se fosse una razza inferiore. I nazisti la pensavano allo stesso modo con gli ebrei.

Un settimana prima aveva dichiarato che quella ragazza di Torino che aveva tirato il fumogero al segretario della CISL Bonanni, doveva rimanere in carcere ed essere processata per tentato omicidio. La sproporzione evidenzia la loro vera mentalità. Sulla scuola di Adro c’è la bandiera della Lega e nessuno dice niente; a Venezia l’esposizione della bandiera italiana viene considerata una provocazione da parte della Lega. Stanno seminando odio e nessuno interviene. Quando finirà questo sonno della ragione? –    24/09/2010

Un consigliere regionale della Campania è andato a fare visita nel carceere di Poggioreale, ed è rimasto sbalordito dei prezzi del sopravitto del carcere. In tutte le carceri è così, prezzi scandalosi e merce di pessima qualità. Tutto avviene alla luce del sole, pertanto gli appaltatori hanno dei santi in paradiso all’interno del carcere e al Ministero della Giustizia. Ci sono alcune Direzioni che per incrementare gli acquisti da parte dei detenti, quando arrivano nel carcere non fanno entrare niente di tutto ciò che hanno acquistato nel carcere di provenienza. Limitano i prodotti che possono entrare tramite pacco colloquio, costringendoli ad acquistare tutto all’interno del carcere.

RUBARE E TRUFFARE I DETENUTI DA’ L’IMPRESSIONE CHE SIA UN FATTO NATURALE.

Tutti gli organi che dovrebbero controllare sono a conoscenza della situazione, perché i detenuti scrivono, reclamano e denunciano, ma niente cambia. La legalità è di tutti, principalmente di chi deve osservarla e farla osservare. –     25/09/2010

Quattro anni fa, quando sono stato trasferito nel carcere di Parma, dopo alcuni messi hanno messo nelle scuole computer nuovi comprati con finanziamenti dell’Unione Europea. Qui a Catanzaro frequento la scuola di geometra come uditore. Nella scuola ci sono tre computer senza stampante, che avranno 15-2o anni; sopra ogni computere c’è l’adesiovo dell’Unione Europea. Ne accendo due e constato che hanno il programma Windows 98. Il mio stupore è che i soldi dell’Unione Europea sono recenti, ma i computer sono vecchi e obsoleti, pertanto è palese che c’è stato qualcosa di poco pulito. Questa è solo una delle tante faccende misteriose che succedono nelle carceri. Essendo un fatto evidente, anche sollecitato, nessun controllo interverrebbe. Diritti, legalità e rispetto dei regolamenti.. sono parole vuote, perché c’è il rispetto di una sola regola.. “il diritto della forza del potere”. –    26/09/2010

Ho sentito Beppe Grillo al raduno che ha organizzato. Tutto quello che ha detto è condivisibile. C’è gente da 30-40 anni che vive di politica come se fosse un diritto divino. Sarebbe ora che andassero a lavorare, come fanno tutti i comuni mortali. Costano miliardi di euro e pensano solo ai loro interessi, alimentando nepotismo, privilegi e spazi di potere che inquinano la cosa pubblica. Leggevo su un quotidiano che Vittorio Sgarbi ha due macchine di scorta della Guardia di Finanza. A cosa serva la scorta a un personaggio simileè un mistero; forse per difenderlo da tutte le persone con cui ha litigato in TV; la farsa è diventata un fatto normale.

La pollitica voleva dare l’immagine di austerità tagliando i loro costi al Parlamento. Al dunque la montagna ha partorito un Topolino. Non hanno tagliato neinte. Questa “aristocrazia” politica non vuole rinunciare a nessuno dei suoi privilegi. La gente sembra stanca, rassegnata e impotente, con l’impressione di essersi abituata e vive nell’apatai senza un minimo di scintilla per ribellarsi. La politica li ha fatti diventare un gregge di pecolre. Grillo non fa distinzioni tra destra e sinistra, e ha ragione. Ci vuole un cambio radicale di tutti i politici. –     27/09/2010

Mi hanno rigettato un giorno di permesso che avevo chiesto per andare a trovare mio padre, che non vedo da dieci anni. E l’hanno motivato col fatto che mio pare non era in imminente pericolo di vita. Il permesso lo avevo chieso per passare una giornata con lui, essendo anziano e malato, e non potendo quindi venire a trovarmi.  L’eccezionalità del permesso di ncessità non riguarda solo eventi luttuosi, ma a nche eventi lieti. Purtroppo non tutti gli Uffici di Sorveglianza hanno recepito l’allargamento della eccezionalità. Ancora adoperano un rigido automatismo.  Ho fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza. Mi auguro che abbiano recepito questo orientamento più ampio.

E’ tornato Nuccio da tre giorni di permesso premio. La gioia è nei suoi occhi. Sono felice per lui, ma credo che lo siamo tutti. Dopo 26 anni era anche ora che lo mandassero fuori. Credo che tutti noi della sezione, nei nostri pensieri, ci identifichiamo con lui, e voliamo alti nei nostri sogni, nell’attesa che arrivi anche il nostro momento. –     28/09/2010

Mi raccontavano a scuola che stanotte a Rai Tre il sottosegretario alla giustizia, Maria Elisabetta Casellari ha dichiarato che i posti disponibili nelle carceri sono 45.000 (sono 43.ooo), e che ora ci sono 65.000 detenuti (siamo 69.000).. i 20.000 in più sono tollerabili. Il sottosegretario dovrebbe chiederlo ai detenuti chiusi 20 ore al giorno in cella per una sola persona, invece ce se sono tre, e in alcuni posti, in stanze già piccole per quattro persone, ce ne sono dieci. Non credo che gli risponderebbero che è tollerabile, anzi gli chiederebbero la tutela che c’è sugli animali in gabbia, che sse ricordo bene è oltre i 10 m2  testa. Violano la legge italiana impunemente, sanno che lo possono fare. Nessun Magistrato aiuterebbe i detenuti nei loro diritti, anche se fossero umanitari. Violano la Convenzione eurpea, sapendo che pagando una multa tutto finisce lì. I detenuti non hanno tutele. Loro non devono dare conto a nessuno, pertanto continuano a fare quello che vogliono e a sfornare realtà costruite a tavolino. Dovremmo denunciarli per crimini contro l’umanità. Solo con Magistrati internazionali potremmo riavere la nostra dignità, che è un nostro diritto. –     29/09(2010

Leggo che un professionista dell’odio, pardon dell’antimafia, dopo essersi costruito una solida carriera, anche economica, ora non ha più la puzza soto il naso, ora pensa solo al potere e va diritto allo scopo per raggiungerlo. Il senatore Lumia, fino a ieri attaccava tutti gli avversari ritenendol mafiosi. Ora, per comandare nella regione siciliana, si allea con politici che fino a iei accusava di essere mafiosi, e sollecitava la magistratura a inquisili, recitando la preghiera “Signore, dacci il nostro pentito quotidiano..”. Come dichiarò Vittorio Sgarbi, il 2 febbraio 2010 su Repubblica, “L’antimafia è anche peggio della mafia”, ma questo lo aveva capito Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa. –     20/09/2010

Da più parti si sera affermato che l’alluvione in Pakistan è stata una catastrofe peggio dello Tsunami. Hanno fatto vedere immagini strazianti in TV, di bambini morti e migliaia moriranno senza il nostro aiuto. Milioni di sfollati e devastazioni immani. Dopo due settimane tutto è scomparso dalla TV e dalla carta stampata. E’ vergognoso che un evento tragico, che ha pochi eguali nelle catastrofi del passato, sia stato cancellato dall’informazione, come se non fosse successo niente. Però non mancano i talebani, raid aerei, bliz, ecc. Non manca niente di tutto l’armamentario che serve alla propaganda contro i terroristi islamici. Credo che si voglia far dimenticare l’immagine costruita dai media sul Pakistan come un allevamento di terroristi. In TV si chiede la solidarietà per le cose disperate, ma non c’è una virgola su questa tragedia.

Ricordo che per lo Tsunami, per mesi e mesi se ne parò, e si raccolsero tanti soldi per aiutare tutte le nazioni colpite. Perché ora questa distinzione’ Forse perché c’erano tanti occidentali? O perché sono luoghi dove andiamo di solito in villeggiatura? La solidarietà è universale, senza bandiere, ma purtroppo chi influenza l’informazione mondile, per qualche motivo politico ha deciso l’oscuramento. Credo che noi occidentali ne pagheremo le conseguenze in futuro, perché, milioni di disperati, abbandonati a se stessi, vivranno nel rancore di non essere stati aiutati, e saranno facile preda dei terroristi islamici. –     2/10/2010

La famiglia di Stefano Cucchi sta decidendo di togliere la parte civile, perché la Procura i Roma vuole rinviare a giudizio i tre accusati della Polizia Penitenziaria e i medici, 13 in tutto, per il reato di lesioni, e non per omicidio preterintenzionale. La famiglia Cucchi ritiene che il decesso del loro congiunto è da attribuire al pestaggio, ma credo che tutta l’Italia lo creda, dopo aver visto le foto. Le Procure estremizzano ogni piccola cosa per i più deboli o, meglio dire, il popolino; viceversa massima indulgenza per chi fa parte dell’amministrazione statatale. Quanti Stefano Cucchi vengono uccisi in Italia? Tanti. Ma per loro sfortuna la maggioranza di loro non ha una famiglia determinata come i Cucchi, a cui la fortuna ha dato visibilità mediatica. –    3/10/2010

Circa qualche anno fa, lessi un’intervista di Nelson Mnadela sul film sulla sua vita, e diceva che nei momenti tristi recitava la poesia INVICTUS del poeta William Ernest Henley, e lo tirava su di morale, dandogli vigore e nuova determinazione. Ho trovato la poesia e, dopo averla letta, ne sono rimasto folgorato. L’ho imparata a memoria, e ogni tanto me la recito, rinnova la mia determinazione.  Non credevo che una poesia potesse infondere benessere psicologico, ricaricando le pile. Non si finisce mai di imparare sulla vita. –    4/10/2010

Tempo fa lessi il libro “Anime nere” di Gioacchino  Criaco, un avvocato di Africo, un paese in provincia di Reggio Calabria. Mi piacque molto e lo rilessi un’altra volta. Ora, trovandomi in Calabria, ripenso spesso a quel libro. C’erano delle verità che purtroppo non emergono, perché tutti temono di esssere etichettati come mafiosi da quessti signori che hanno monopolizzato il bene e il male, come una crociata religiosa, e gli eretici li mettono al rogo (gogna mediatica e giudiziaria). Il potere sacrifica tutto e tutti per conquestarlo e consolidarlo. Non gli interessa il dolore, le sofferenze e le vittime che causerà. –    5710/2010

Oggi ho finito di leggere il libro “il gioco dei potenti” di Pietro Ottone. Sono cambiati i politici, i tempi e le persone, ma i metodi e il potere economico sono rimasti gli stessi. Ai nostri giorni sono più potenti perchè hanno Berlusconi che è uno di loro e difende i loro interessi. Non a le leggi per evitare che si limiti la loro libertà di azione e che possano essere arrestati. Sono più forti degli anni 60-80. Credo che, anche per questo motivo, per il popolino c’è il massimo rigore. evono coprire tutte le loro malefatte. –    6/10/2010

Ho visto una trasmissione in cui facevano vedere la famigerata isola di Pianosa, con i pochi detenuti che lavoravano con i turisti, nel bar e nella mensa. Hnno stanze e non celle, tutto aperto, somigliava a un analogo carcere in Finlandia, di cui il quotidiano Repubblica ha dato notizia alcuni mesi fa. In Italia sono rre queste forme di carcerazione che aiutano il reinserimento, quando invece dovrebbero essere la maggioranza. Purtroppo la finalità è quella di creare un immagine di una realtà che non esiste. Quello che mi ha colpito sono state le interviste del direttore e di uno dei detenuti. Il direttore ha detto “questo è il carcere per i detenuti che vogliono reinserirsi, gli altri hanno altro destino”. Migliaia e migliaia di detenuti non vogliono reinserirsi perché hanno già un destino diveerso. Più che un direttore sembra un profeta che conosce tutto e tutti. Non invidio le sue certezze. La storia ci fatto conoscere di cosa sono capaci gli uomini che hanno certe certezze. Il detenuto in un modo servile e ruffiano ha detto solo male dei detenuti. Invece di dire che è stato fortunto e che questo metodo di detenzione dovrebbe essere allargato a tutti i detenuti. Il carcere plasma le persone e in alcuni casi li rende prostituti del sistema. –     7/10/2010

L a Lega ha fatto passare una legge per cambiare un araticolo del Codice Militare, per fare assolvee 36 componenti della Lega.. perché il reato non è più previsto. Massimo rigore per gli altri; invece Bossi, Berlusconi e compagnia si cambiano le leggi per continuare a fare i loro comodi. In Abruzzo per riempire i termovalorizzatori si sono messi d’accordo i politici con l’imprenditore e hanno sabotato la differenziata, abbassando per legge la percentuale della stessa. In Campania o in altre regioni del Sud, questi signori possono coprire questi misfatti addossando tutto sulla criminalità, essendo come il prezzemolo, lo si può mettere dappertutto. Credo che il partito di Hitler, come quello i Bossi, sono molto simili. Quelli avevano la camicia bruna, questi ce l’hanno verde. Erano razzisti e perseguitavano gli atri, rom, ecc. Lo stesso sono i leghisti, razzisti contro i meridionali, stranieri e rom. Stanno seminando tanto odio, che porterà tanta sofferenza. Se un giorno prenderanno il potere da soli, vedo molto buio per l’Italia. –   8/10/2010

I TG hanno dato la notizia che lo Stato ha risarcito la famiglia Aldrovandi per l’uccisione del figlio Federico diciottennte a Ferrara, da parte della polizi. Il risarcimento è stato di due milioni di euro. A parte la cifra, l’evento è importante perché finalmente lo Stato ha riconosciuto in sede civile l’uccisione perpetuata dalla polizia. Mi auguro che le uccisioni, in tutti i luoghi, siano frenate dai risarcimenti. –   9/10/2010

Nel 2008, il nuovo capo del D.A.P. Franco Ionta, subito dopo il suo insediamento dichiarò “anche le persone condannate all’ergastolo hanno il diritto di pensare alla propria condizione come transitoria e destinata, a tempo debito, a farli tornare alla dignità di uomini liberi”. Belle parole, ma sono rimaste talei. A Ferragaosto dichiarò “un carcere aperto è più sicuro e dà più sicurezza alla società”. Ormai Berluscconi da bon maestro ha insegnato a tutti che i proclami farciti di buone intenzioni aiutano a risolvere i problemi senza fare niente. Sono diventati tutti bravi venditori di chiacchieri. –     10/10/2010

Lo Stato ha risarcito la famiglia Aldrovandi, ma ha preteso che ritirasse la parte civile. Non mi meraviglierei se alla fine saranno assolti o, con qualche escamotage, ritorneranno in servizio. Lo Stato non si è neanche scusato.  I media hanno crocifisso la figlia di Bontade, morto quando lei aveva 11 nni, perché con il marito faceva volontariato con l’associazione di Padre  Mario Galesano, successore di Padre Puglisi, ucciso a Brancaccio. L’antimafia è pure questo. Il nipote di Arena, di Isola Capo Rizzuto, ha deciso di cambiiare cognome e prendere quello della madre. Per avere la tranquillità che il cognome gli impediva di avere, a causa delle persecuzioni e dei pregiudizi di cui è vittima. In politica ci sono tanti figli e parenti, anche in Parlamento, accusati di essere mafiosi, e i loro Padri, famigliari e parenti.. nessuno li perseguita. Chi ne paga le pene è sempre il popolino. –     11/10/2010

Brutta notizia. Carmelo ha ricevuto la comunicazione che la Corte Europea ha rigettato, ritenendolo irricevibile, il ricorso che aveva fatto nel 2005 per l’abolizione dell’ergastolo. Mi auguro che non faccia la stessa fine il ricorso fatto da noi 800 ergastolani. Bisogna essere forti e continuare a lottare. –     12/10/2010

Questo governo delega tutto alle manette e al buio delle celle. Il Commissario a giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, ha dichiarato che condizioni di detenzioni inaccettabili possono costituire una violazione dell’art. 3 della Carta Europea dei diritti dell’uomo. Non esagero nell’affermare che il 90% delle carceri italiane viola l’art. 3 della Carta Europea. Il Commissario vuole fare un libro verde sulla detenzione, che dovrebbe guidare la pollitica dei Paesi membri nei settori della giustizia, della libertà e della sicurezza, fino al 2014. Bisogna sperare, ma non credo che cambieranno le cose, perché questo governo vuole santificarsi con l’aureola dell’antimafia; e per farlo sfogano su di noi detenuti tutto ciò che gli è possibile. –     13/10/2010

Mi è arrivata la lettera di Gianfrancesco, uno degli angeli di Parma. Le sue parole mi hanno colpito il cuore; mi onora della sua amicizia credendo in me senza se e senza ma. Si rischia di meno a credere alle cose che alle persone. Lui crede, perché crede in se stesso, pertanto ha la forza di credere nelle persone. – 14/10/2010

Lo Stato non si è scusato per l’uccisione del diciottenne Aldrovandi, dimostrando tutta l’arroganza del potere di chi ci governa. In Grecia il poliziotto che uccise la studente di 15 anni nel 2008 (le proteste che seguirono fecero cadere il governo) è stato condannato all’ergastolo, e a 10 anni il poliziotto che era con lui. In Italia un fatto analogo non succederà mai, perché c’è una associazione trasversale di protezione reciproca tra questi poteri dello Stato, una sorta di mutua assistenza, ed è vergognoso che non siamo tutti uguali davanti alla legge. –    15/10/2010

Il Presidente della regione veneta, Luca Zaia, ha dichiarato che non accetterà i rifiuti della Campania. A parte che nessuno glielo ha chiesto, e il Veneto non è neanche autosufficiente, essendo che manda i suoi rifiuti in Germania. Questo signore dimentica che il 90% dei rifiuti tossici e inquinanti, che hanno inquinato la Campania, provengono da Veneto e Lombardia. I leghisti danno fiato ai polmoni, per sparare stupidaggini. Sono consapevol di dirle, per questo sono pericolosi, perché seminano odio tra la popolazione. –     16/10/2010

In Svizzera stanno facendo una campagna xenofoba contro gli italiani che vanno tutti i giorni a lavorare in Svizzera, con gli stessi slogan che usa la Lega contro i meridionali, i rom e gli stranieri. In questo caso il Nord Italia è diventato il meridione della Svizzera, e i leghisti sono diventati i terroni degli svizzeri. I razzisti sono uguali inogni parte del mondo. La cosa singolare è che, a parte il programma delle Iene, e un piccolo articolo su Repbblica, nessuno ne ha parlato. Funziona bene la censura berlusconiana. –     17/10/2010

A Napoli un imprenditore dopo essere stato arrestao e avere lottato per fare riconoscere la sua innocenza, e avere perso tutto.. ora non ha neanche i mezzi per mangiare. Dovrebbe avere il risarcimento, ma i tempi della giustizia vanno alle Calende Greche, mentre per arrestare e ridurre sul lastrico i giudici non ci mettono che un attimo. Anche se sbagliano, non dovranno dare conto a nessuno. Hanno un potere assoluto, simile alle monarchie. –     18/10/2010

Rimpiango i tempi quando potevo dormire sonni tranquilli,  beato nella mia ignoranza e di ciò che succedeva nel mondo. Oggi la conoscenza mi ha risvegliato dal torpore, ciò alimenta la rabbia per le ingiustizie e per l’ignoranza di un potere che si sente al di sopra di tutto e tutti, e che la legalità e il rispetto deller egole le ritengono una barzelletta. –     19/10/2010

Leggo su un quotidiano che un Magistrato si è appropriato di molti  miliardi di lire sul tribunale di Torre Annunziata. Come al solito questi processi finiscono tutti in prescrizione. Di questo Magistrato ho letto le sue interviste sui giornali, e visto i suoi interventi in TV. Un’icona costruita, come ce ne sono tantie. Alla fine si è dimostrato per quello che è, “un uomo” e non un superumo, essendo un magistrato. Sono uomini come tutti gli altri, iventano magistrati perché fanno un concorso pubblico, come tutti laureati che vogliono entrare nella pubblica amministrazione. Non per questo sono diventati dei supermen. La politica gli ha dato un potere enorme, ne ha fatto delle star per poterli usare politicamente, ed ora non vogliono più deporre il potere che hanno acquisito. –    20/10/2010

Gli operai della Fiat di Pomigliano ci hanno scritto questa lettera per ringraziarci  della lettera di sostegno alla loro lotta, firmata da tutta la sezione.

“Carissimi, non possiamo che esservi riconoscenti per il vostro sostegno.

Il vostro gesto dimostra che attorno  battaglie come la nostra si può creare un blocco sociale molto ampio, che si genera per la comunanza di condizioni, in modo naturale. Perché se è vero che a Pomigliano tentano di toglierci lavoro, diritti e dignità, lo stesso si può dire che accade nelle carceri dove sempre più manca il rispetto dei più elementari diritti umani, partendo proprio dal fatto che di fondo la mancanza di lavoro può essere un elemento che spesso spinge a commettere errori.

La società in cui ci troviamo tende sempre di più  emarginare chi, non per sua scelta, si trova ad affrontare la vita da una posizione non certamente privilegiata, ed è facile incorrere nell’errore.

La nostra idea è quella di difendere i diritti e cambiare questa realtà ampiamente ingiusta, ancor di più a Pomigliano d’arco, nell’hinerland napoletano, dove l’incrocio delle nostre vite con la criminalità organizzata è all’ordine del giorno. Noi chiediamo dignità e rispetto, e credo che siano parole a voi molto comuni, infatti la vostra intelligenza e capacità potrebbero essere utilizzate con dei piani di rientegro e riabilitazine, mentre, per mancanza di progettualità della classe dirigente di questo paese, ciò non avviene.

E’ questo un altro punto importante, il progetto che ci lega alla vostra condizione, pur con le dovute differenze visto che noi non soffriamo la condizione di reclusi, è che, a partire da Pomigliano, voglliamo creare un vero movimento che difenda le ragioni di chi non sceglie il suo futuro, ma deve crearselo giorno per giorno, in una società classista in cui per i lavoratori, gli operai e gli oppressi tutto è sempre più difficile. Ecco perché staremo al vostro fianco, e non per pura cortesia verso la vostra azione, ma perché riteniamo giuste le vostre rivendicazioni e faremo di tutto per farle emergere, uniti in un fronte unico per il migloramento delle condizioni di vita di tutti, e non di pochi ricchi e privilegiati come oggi accade.

Un saluto di lottta

Mimmo Loffredo

Stefano Birotti

Raffaele Manzo

Ciro D’Alessio

Giorgio Maraffino

(Operai Fiat di Pomigliano)

I diritti sono per tutti e devono essere rispettati da tutti; ma purtroppo ciò non avviene, perché c’è una classe privilegiata molto ristretta che gode nel lusso sfrenato, al di sopra ella legge, con una totale impunità. Il popolo potrebbe cambiare lo stato di cose alle urne, ma viene monopolizzato dai media, e dall’informazione in generale, che è tutta in mano a questa classe privilegiata, che domina l’informazione, la finanza e l’industria; pertanto condizionando tutto e tutti. Con le elezioni si può cambiare il sistema. Se ciò non avviene la colpa è della popolazione, e non si può che continuare a sprofondare. – 21/10/2010

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