Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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L’indennizzo giornaliero ai reclusi… di Angelo Meneghetti

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In questo pezzo, Angelo Meneghetti -detenuto a Padova- parla del decreto del 26 giugno che stabilisce, per i detenuti costretti a vivere in condizioni non idonee, un abbuono di un giorno ogni dieci giorni. Angelo, fa capire, per chi non lo avesse ancora capito che, una misura di questo genere è praticamente nulla per chi ha l’ergastolo.

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In questi giorni è stato approvato il “decreto legge 26 giugno 2014, n. 92”, e convertito in via definitiva al Senato. Qualche parlamentare l’ha battezzato l’ennesimo decreto “svuota carceri”, ed io, da detenuto, non riesco a capire quale carceri si siano svuotate. Mi ritrovo a scontare una “pena mostruosa, e cioè l’ergastolo”, presso la casa di reclusione di Padova, in una situazione di sovraffollamento. E, oltretutto, le istituzioni stanno violando l’art. 22 c.p. che dice:

“La pena dell’ergastolo  è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al lavoro all’aperto. “

Vi scrivo tutto questo per portarvi a conoscenza che, se questo nuovo decreto riguarda un risarcimento per la violazione della Convenzione sui diritti dell’uomo, attuata, nello specifico, nell’ambito della situazione delle carceri italiane, nelle quali, fino ad oggi, i detenuti sono obbligati a vivere in modo degradante, inumano. Ogni giorno a causa del sovraffollamento è come vivere una tortura quotidiana; vedi sentenza “Torreggiani” della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per la situazione delle carceri. Dunque, per chi è obbligato a vivere in queste condizioni, è previsto un abbuono di un giorno ogni dieci passati in celle sovraffollate. Il problema reale è che, avendo un fine pena 99/99/9999, e cioè la condanna all’ergastolo, “quindi senza un fine pena”, la riduzione della pena detentiva è, in questo caso, impossibile da attuare.

Agli ergastolani è concessa la c.d. liberazione anticipata -art. 54 dell’ordinamento penitenziario- per buona condotta, ma ovviamente è una riduzione di pena irreale, non essendoci, come detto, un fine pena. Secondo le ultime statistiche, ci sono 1580 ergastolani nelle carceri italiane. Siamo tanti. Dovete pensare che un ergastolano resta detenuto per sempre, fino al suo ultimo respiro. Esiste la liberazione condizionale, che obbliga a una firma quotidiana presso le forze dell’ordine. Non sei libero; sei sempre prigioniero.

L’ergastolo in Italia esiste veramente. Poi c’è anche quello ostativo, per via del quale si è condannati a morire dentro una cella salvo che non si collabori con la giustizia, mettendo un altro al posto proprio. A essere sincero, anche quest’ultimo decreto legge, per gli ergastolani è l’ennesima beffa.

Casa di reclusione di Padova,  04-08-2014

Angelo Meneghetti

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Corte EDU: caso Del Rio Prada c. Spagna e art. 4 bis OP (irretroattività)… di Claudio Conte.

Indiritto

Il nostro Claudio Conte, detenuto a Catanzaro, potremmo definirlo il “cultore del diritto” del Blog.

E’iscritto alla facoltà di giurisprudenza, ma quella per il diritto per lui è una vera passione, che vive -anche se sembra una contraddizione in termini- con rigore totale. Passione e rigore si compenetrano nel suo approccio alla legge. Le sue analisi sono il frutto di anni e anni di studio costante e approfondito. 

Nel testo che pubblico oggi, Claudio commenta la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo “Del Rio Prada c. Spagna”. Sentenza che sembrerebbe dare una speranza a tanti ergastolani.

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Nel procedimento Del Rio Prada c. Spagna la Grande Camera della Corte Europea di Strasburgo il 21 ottobre 2013 ha stabilito l’irretroattività delle modifiche peggiorative, di norme “sostanzialmente” penali riguardanti l’esecuzione della pena, metodi di computo per applicazione di benefici penitenziari e d’indirizzo giurisprudenziali, per violazione delle leggi domestiche da parte dei giudici nazionali

In sintesi (poiché la sentenza consta di 50 pagine), la ricorrente, Del Rio Prada (detenuta dal 1987) è stata condannata come esponente dell’Eta, per stragi e altri atti di terrorismo, a 3 mila anni di carcere (ultima condanna nel 2000), ridotti  alla massima pena di 30 anni di reclusione, come stabilito dal Code Penal spagnolo del 1973, che tra l’altro  prevede una riduzione di pena pari a un giorno ogni due di lavoro (esclusa in caso di cattiva condotta o nuovi crimini). Nell’aprile 2008 l’autorità penitenziaria fissa il fine pena al 2 luglio 2008, ma il 19 maggio l’Audencia Nacional (giudice che controlla l’esecuzione), rigetta e fissa il fine pena al 2017, applicando un nuovo metodo per la computazione dello sconto pena, non più sul cumulo a 30 anni di reclusione, ma su ogni singola pena precumulo, per effetto del nuovo orientamento (“dottrina Parot”) espresso dalla Corte Suprema il 28 febbraio 2006, reinterpretando le modifiche al Code Penal apportate nel 1995.

La Grande Camera muovendo da tali premesse, ha stabilito che nonostante siano norme applicate durante l’esecuzione della pena, devono garantire le aspettative che il condannato poteva avere già al momento della commissione del delitto (CGJ§111ss), in questo caso  nel 1987, in ordine non solo alla pena, ma anche alle sue conseguenze nell’esecuzione. E’ un fatto che la Del Rio Prada poteva prevedere che avrebbe scontato dei 30 anni di pena (massimi previsti) solo venti anni, per effetto degli sconti di pena per il lavoro che avrebbe svolto, date le leggi e interpretazioni vigenti al momento di commissione del delitto, come dimostra anche il computo effettuato dall’autorità penitenziaria, fissando il fine pena al 2008. Favorevole alla computazione dello sconto pena cumulata, si era espressa anche la Corte Suprema nel 1994, prima di cambiare orientamento in peius nel 2006.

Come anticipato la Grande Camera ha accolto il ricorso per violazione del principio di irretroattività (art. 7.2 CEDU) poiché anche la Del Rio Prada aveva delle fondate aspettative di espiare 2/3 della pena massima a 30 anni di reclusione, stabilendo che non solo le norme modificate nel 1995, ma finanche il nuovo indirizzo peggiorativo della Corte Suprema non poteva essere applicato ai condannati per delitti antecedenti, anche se in esecuzione di pena, perché nella pratica ha privato la ricorrente dei benefici degli sconti di pena già garantiti: The Supreme Court’s new interpretation, which render ineffective any remission of sentence already graanted, led in practice to the applicant and other people in similar situations being deprived of  the benefits of the remission system (CGJ§ 114). Concludendo, molto comprensibilmente, anche in inglese “On this point, the Court reiterates that article 7 of the Convention unconditionally prohibts the retrospective application of the criminal law where it is an accused’s disadvantage (CGJ§ 116).

La Grande Camera ha inoltre ritenuto violato anche l’art. 5 CEDU, per detenzione senza titolo, in riferimento al periodo di detenzione successivo al 2 luglio 2008 con relativo ristoro pari a 30mila euro.

Tanto in premessa quali applicazioni e analogie possono trarsi in relazione alla legge dell’8 agosto 1992 n. 356 modificatrice dell’art. 4 bis OP? (Ordinamento Penitenziario L.n. 354/1975).

Sulla datazione delle modifiche peggiorative della norma (1992) e della sua interpretazione (2003).

A) L’art. 4 bis OP è stato modificato in peius con legge dell’8 agosto 1992 n. 352, introducendo la condizione della collaborazione con la giustizia per l’ammissione ai benefici penitenziari ivi indicati, per quei delitti formalmente indicati al comma 1 o gravati dall’art. 7 DL 152/91. L’art. 4 bis OP ha poi avuto diverse e ulteriori modifiche fino alla L. n. 172/2012, sulle quali non è rilevante soffermarsi, poiché la condizione peggiorativa in discussione è quella relativa alla collaborazione con la giustizia, che di fatto modifica struttura, criteri e ratio di altre norme (es. 176 cp).

B) A partire dal 2003 vigeva un diverso orientamento costante della stessa Suprema Corte di Cassazione italiana, che stabiliva l’individuazione dei delitti ostativi attraverso il criterio formale e l’ammissione ai benefici penitenziari, previa scissione del cumulo giuridico, in caso di concorrenza di pene per delitti ostativi e non ostativi anche se finalisticamente collegati (v. Cass Pen. Sez. I, 23 ottobre 2003 n. 40301; 8 marzo 2000 n. 990; Cass. S.U. 30 giugno 1999 n. 14 – Ronga; Cass Sez. I, 12 maggio 1999 n. 2529; 22 marzo 1999 n. 613; 4 marzo 1999 n. 941; Cass S.U. 28 feb. 1998 n. 15- Vernelli; Cass. Sez. I, 30 agosto 1996 n. 4060 e Corte cost. 27 luglio 1994 n. 361).

Dunque, prima del 2003, chi era condannato a più pene per delitti concorrenti  non e ostativi, anche se finalisticamente collegati, aveva fondate aspettative giuridicamente tutelate (da costante interpretazione della legge), che espiata la pena per il delitto ostativo, previa scissione del cumulo, poteva accedere alla liberazione condizionale (176 cp) senza collaborare con la giustizia. Ciò anche nel caso di pene concorrenti con l’ergastolo, che come scritto (in assenza di aggravante ex art. 7 L. 203/91), non era ritenuto ostativo ai benefici penitenziari. D’altra parte è un dato storicizzato che i condannati all’ergastolo (anche per delitti finalisticamente collegati ad associazioni di tipo mafioso) fino al 2003, accedevamo ai benefici penitenziari dopo avere espiato le pene per delitti concorrenti ex art 4 bis OP di “prima fascia” (comma 1).

Analogia e natura penale della disposizione (e combinato disposto ex artt. 4 bis OP e 176 cp)

Un’altra premessa necessaria è quella di stabilire la “natura penale” degli istituti e norme incise da tale rinovellazione legislativa e modifica interpretativa per poter argomentare in via analogica col caso Del Rio Prada.

Sotto tale profilo la Grande Camera ha chiarito che bisogna guardare non al nomen iuris delle disposizioni legali, ma alla loro “sostanza penale”, stabilendo che anche se “le misure  concernenti la remissione di una pena o la modificazione del sistema di liberazione condizionale, non fanno propriamente parte integrante della pena ai sensi dell’art. 7 CEDU. Ciononostante la distinzione tra non/penale non può essere sempre netta” (§111ss CGJ), giungendo così, attraverso un’evoluzione giurisprudenziale, ad ampliare l’ambito applicativo dall’art. 7 CEDU, anche a quelle misure che pur regolando l’esecuzione della pena di fatto incidono sulla stessa.

Per il parallelismo che ci interessa prospettare, in particolare con la liberazione condizionale ex art. 176 c.p., non v’è alcun dubbio sulla natura penale di quest’ultima disposizione, riconfermata dalla Corte Costituzionale (204/74), così come indubbio è l’aumento di pena in considerazione dell’esclusione o aggravamento delle condizioni per accedere a tale istituto ed estinguere la pena.

L’art. 176 presente nel codice penale del 1930 (modificato con L. del 25 nov. 1962 n. 1634 e L. 10 ottobre 1986 n. 663) stabilisce l’accesso ai condannati che hanno espiato almeno 30 mesi o metà della condanna (26 anni in caso di ergastolo), abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento e abbia adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempierle.

Dunque tre condizioni. Tra le quali, giova anticipare, non esiste la collaborazione con la giustizia. Infatti, anche per l’accertamento della condizione “meno oggettiva”, ossia il “ravvedimento”, costante giurisprudenza ha sempre escluso la collaborazione come criterio indispensabile, anzi, non solo non è previsto, ma è addirittura ammessa la mancata ammissione delle proprie responsabilità, che non può essere indice di mancato ravvedimento (Cass. Pen. Sez. I, 8 giugno  1993 n. 1907- Dijabuskji- si noti anche successivamente al 1992, e modifica dell’art. 4 bis OP). E ancora, sempre la Suprema Corte stabilisce che al fine della concessione della liberazione condizionale, il ravvedimento del condannato non può ritenersi escluso per il solo fatto che quest’ultimo continui a proclamare la sua estraneità ai fatti, qualora risulti che egli, oltre a mantenere una buona condotta, abbia tenuto comportamenti positivi e sintomatici, in riferimento ai quali sono orientativi, quelli indicati nell’art. 71 del Regolamento di Esecuzione dell’Ordinamento Penitenziario (Cass. Sez. I, 5 giugno 1990 n. 1392- Pevinati). Che altri siano i criteri per l’accertamento  del ravvedimento si desume, come scritto, da una consolidata giurisprudenza, vedi anche: Cass. Sez. I, 8 giugno 1993 n. 1503; 25 gen. 1991 n. 4369; 18 luglio 1990 n. 2042; 13 ottobre 1984 n. 1826; 14 dicembre 1983 n. 1777) solo per citarne alcune.

Funzionale a dimostrare che pe ravvedimento non debba essere inteso come collaborazione, leggi la sua recente sentenza del 2009 (Cass. Sez. I, 27 febbraio 2009 n. 9001- Membro), riguardante una esponente dei NAR (F. Mambro mai dissociata o collaborante, come il compagno Giusva Fioravanti) che continua nel solco tracciato da un’ultra ventennale giurisprudenza, che per quanto ci interessa, per ravvedimento non è inteso la collaborazione con la giustizia.

Tanto al fine di escludere anticipatamente che nel concetto di ravvedimento si possa sostenere che vi sia la collaborazione come elemento indispensabile. Tutt’altro.

Dunque la Grande Camera sottolinea come si debba guardare alla natura sostanziale delle norme per stabilire quali abbiano natura penale e operi il principio di irretroattività nella lettura combinata con l’art. 4 bis OP. Può escludersi la natura penale degli istituti relativi  all’art. 30 ter  OP (permesso premio) e art. 50 ter OP (semilibertà) è una modalità di esecuzione della pena in semidetenzione.

Riguardo l’art. 54 OP (liberazione anticipata), invece deve farsi una considerazione diversa, anche se di natura penale per gli effetti di ridurre ed estinguere la pena, non è interessato dal principio di irretroattività, in quanto l’art. 4 bis OP non ha determinato alcuna modifica peggiorativa del preesistente regime, diversamente si sarebbe avuto identità di quaestio con il caso Del Rio Prada.

Discorso diverso deve farsi per le disposizioni relative all’art. 47 OP (affidamento in prova) e l’art. 176 cp (liberazione condizionale), poiché di natura penale per gli effetti ridurre ed estinguere la pena, modificate dalla lettura combinata con l’art. 4 bis OP che introduce un’ulteriore condizione (quella della collaborazione per l’accesso), modificando la struttura, criteri e ratio per l’ammissione ai suddetti istituti.

Con l’effetto di aumentare la pena da espiare, l’art. 47 OP, infatti, consente di trascorrere in affido gli ultimi tre anni di reclusione anche  se residuo di pena maggiore con effetto estintivo al termine di tale periodo. Allo stesso modo l’art. 176 c.p. estingue la pena (dopo 5 anni in caso di ergastolo).

E’ un dato di fatto che l’aggravamento delle condizioni di ammissibilità hanno reso impossibile l’accesso a tali istituti con l’aumento di pena da espiare. Nel caso dell’ergastolo poi l’ha resa perpetua. E che la liberazione condizionale ex art. 176 cp sia norma penale lo conferma la Corte Costituzionale (204/74) che tra l’altro legittima la pena dell’ergastolo (264/74).

Si è scritto che la lettura combinata ex art. 4 bis OP con una delle disposizioni segnalate (176 cp, 30 ter, 47, 50, 54 OP) ne modifica la struttura, criteri e ratio. Sul punto si accenna brevemente, che basta considerare come la condizione della collaborazione con la giustizia per essere ammessi, modifichi la struttura, in quanto aggiunge una condizione ulteriore a quelle previste dalle singole disposizioni (es. aggiungendosi alle 3 già  previste dall’art. 176 cp: 26 anni, ravvedimento, adempimento obbligazioni). Allo stesso modo altera i criteri di valutazione, poiché si richiede un comportamento che annulla il criterio di progressività nel trattamento richiesto dalla legge: es. nel permesso premio è richiesta solo la buona condotta; nell’affidamento in prova un grado di reinserimento maggiore del permesso ma inferiore al ravvedimento richiesto per la condizionale. Stessa cosa può scriversi  per la ratio delle singole disposizioni : la funzione del permesso premio è quella d’incentivare l’adesione all’attività trattamentale e ai nuovi valori sociali; l’affidamento in prova esula da tale passaggio, infatti ne è prevista la conoscenza, anche senza il passaggio detentivo e relativa osservazione; la liberazione condizionale ha quella di reinserire il reo nella società non quella di farne uno strumento per il proseguimento dei reati. La cieca applicazione a tutte le singole disposizioni che hanno struttura, criteri e scopi diversi, ne alterano, in peius, la stessa natura e funzione.

In conclusione, alla luce di queste premesse e nel rispetto del principio di irretroattività:

a) Non può applicarsi la L. dell’8 agosto 1992 n. 356, modificativa in peius dell’art. 4bis OP, ai delitti commessi precedentemente a tale data.

b) Non può applicarsi l’ìnterpretazione peggiorativa  circa l’individuazione dei delitti inclusi nell’art. 4 bis, l’OP attraverso il criterio sostanziale, ai delitti precedenti al 2003. Per i delitti  commessi precedentemente al 2003 deve invece continuare ad applicarsi quella giurisprudenza (citata nel § B di questo scritto) che individuava i delitti ex art. 4bis OP attraverso il criterio formale, che consente, previo scorporo della pena dei delitti ostativi, l’ammissione all’istituto ex artt. 176 cp (restando in tal modo inoperante l’art. 4 bis OP). L’indirizzo precedente al 2003 escludeva la collaborazione ai delitti non formalmente elencati nell’art. 4 bis co. I OP, come l’omicidio ex art. 575 cp (elencato nella <<seconda fascia>> del comma 302/91) e assiologica con i principi costituzionali: favor rei e determinatezza della norma. L’interpretazione letterale del testo ex art. 4 bis OP: e tutti i delitti commessi avvalendosi dell’art. 416 bis cp” (e uso del criterio sostanziale), si caratterizza, invece, per indeterminatezza e e asistematicità: contraddice, infatti, l’intepretazione sistematica (ex artt. 4 bis OP e 7 L. n. 203/91) adottata fin dal 1992, nel rispetto del criterio formale per l’individuazione dei delitti ex art. 4 bis OP, che perdura ancora oggi. L’eccezione di adottare  il criterio sostanziale, infatti, è usata solo per i delitti puniti con l’ergastolo privi dell’aggravante dell’art. 7 L. n. 203/91. Alla luce della sentenza Del Rio Parda che ha stabilito l’irretroattività di interpretazioni giurisprudenziali sfavorevoli, sembra scontato il dovere continuare ad applicare ai delitti consumati fino al 2003, l’indirizzo giurisprudenziale  più favorevole per le aspettative che tale interpretazione aveva prodotto fin al 2003 (utilizzazione del criterio formale per l’individuazione dei delitti ex art. 4 bis OP) e di conseguenza, ammissione alla liberazione condizionale (176) dopo 26 anni di reclusione, senza i vincoli ex art. 4 bis co. 1 OP.

c) Per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo e gravati dall’art. 7 L.n. 203/91 è necessaria altra riflessione e conclusione. C’è da sottolineare che solo con la sentenza a SU del 18 dic. 2008 n. 337, si è avuta l’estensione di tale norma ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo (prima vietata), anche se limitatamente per li effetti diversi della determinazione della pena. In questo caso siamo di fronte a una (illegittima) sentenza “manipolativa” peggiorativa dell’art. 7 L. 203/91. Di conseguenza l’irretroattività  di tale interpretazione dovrebbe operare  fino ai delitti precedenti al 18 dicembre 2008, per i quali l’esclusione di tale aggravante, dovrebbe determinare, per l’ammissione alla liberazione condizionale, con relativa inoperatività dell’art. 4 bis OP al quale l’art. 7 L..n. 203/91 rinvia, oppure anche per questi, fino al 2003, anno in cui si è iniziato ad adottare il criterio sostanziale per l’individuazione dei delitti ex art. 4 bis OP, coerentemente con quanto sostenuto nel precedente paragrafo. Fermo restando che nella stessa giurisprudenza ve ne è un’autorevole parte che censura l’adozione del criterio sostanziale per eccesso di competenza funzionale del giudice dell’esecuzione e sorveglianza, violazione di intangibilità della res judicata, del potere d’azione del PM (Cass. Sez. I, 27 giugno 2008 n. 25954) e del potere di valutazione della gravità del reato ex art. 133 cp.

In definitiva, alla luce dei principi tracciati dalla sentenza sul caso Del Rio Prada ed estesi alla legge e giurisprudenza italiana, ma non possono trovare applicazione in caso di librazione condizionale o affidamento in prova: a) la L. agosto 1992 n. 356 modificativa dell’art. 4 bis OP, per i delitti precedenti all’8 agosto 1992; b) l’interpretazione giurisprudenziale peggiorativa che (dal 2003) ha adottato il criterio sostanziale per l’individuazione dei delitti ex art. 4 bi I OP, per i delitti successivi all’8 agosto 1992 ma precedenti al 2003; c) l’applicazione dell’art. 7 L. 203/91 ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo, se non per quei delitti successivi alla sentenza del 18 dic. 2008 n. 337, che ne ha esteso l’applicabilità per gli effetti diversi dalla determinazione della pena (con l’effetto di attrarre tale delitto nell’art. 4 bis OP modificativo dell’art. 176 cp).

In quanto, una diversa applicazione di queste norme od indirizzi giurisprudenziali peggiorativi, realizzerebbero la violazione del principio di irretroattività ex art. 7 CEDU (così come interpretato dalla Grande Camera per un caso analogo) e l’art. 117 della Costituzione, nel caso di mancata applicazione della norma pattizia.

Claudio Conte

Catanzaro, 8 novembre 2013

Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo… di Angelo Massaro

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Angelo Massaro è uno dei più recenti amici di questo Blog.

Condannato a trent’anni, finora ne ha scontati diciassette ed è attualmente detenuto nel carcere di Catanzaro.

Il più grande tormento per Angelo non è la detenzione in sé, ma non potere incontrare la  moglie e i figli da più di quattro anni. E e i figli ne stanno pagando un prezzo durissimo. Cito un brano tratto da un suo brano pubblicato il 4 aprile (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/03/04/la-mia-disperata-situazione-di-angelo-massaro/).

“Il più piccolo soffre di chinitosi e di gravi stati d’ansia, al punto che aveva difficoltà e malori negli spostamenti per farmi visita anche nel breve periodo in cui fui assegnato provvisoriamente nel carcere di Taranto nel 2008, a solo 15 km da casa. Le visite specialistiche hanno attestato l’assoluta impossibilità del ragazzino  a viaggiare. Non è esente da problemi di salute anche mio figlio più grande, colpito da depressione al pari del fratellino, sempre a causa della mia lontananza, e dal non avermi potuto incontrare per lunghissimo tempo, come accertato dal Tribunale per i minorenni di Taranto che, nel 2007, ha dichiarato la necessità di apporto psicologico da parte dei servizi sociali in favore di entrambi i ragazzi.”

Il 22 aprile ho pubblicato l’atto col quale il Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro -in data 2/04/2013- ha accolto l’istanza di Angelo Massaro, chiedendo al D.A.P. di provvedere al suo trasferimento nel carcere di Taranto (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/22/il-magistrato-di-soverglianza-di-catanzaro-accoglie-listanza-di-angelo-massaro/).

In attesa che il D.A.P. rispetti la legalità applicando la sentenza del Magistrato di Sorveglianza, riporto il testo di una istanza che, in data precedente, Angelo Massaro aveva inoltrato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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On.le Corte Europea

dei Diritti dell’Umo

Consiglio d’Europa

F- 67075 Cedex

Strasburgo (Francia)

OGGETTO: RICORSO N° 10787/09- Massaro e Macripò c. Italia.

Il sottoscritto Massaro Angelo, nato a Fragagnano (TA) il 17.06.66, ivi residente in via Dante n. 7 ed attualmente detenuto nella casa circondariale di Catanzaro, nella regione Calabria.

On.le Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Poiché è pendente, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il ricorso n. 10787/09  Massaro e Macripò c. Italia.

In riferimento alla missiva che la Corte ha inviato al legale di fiducia avv. Lorenzo Traetta con studio legale in Fragagnano (TA), nella quale si chiede di conoscere alcuni dettagli in merito al ricorso, si fa presente che:

1) Che lo scrivente ricorrente non incontra i propri figli dal 16.07.2008, ultimo incontro nell’istituto penitenziario di Taranto.

2) Che a seguito del’ultimo rigetto ricevuto dal Ministero della Giustizia- Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.). In data 5-05-2011, del quale rigetto al sottoscritto il D.A.P. non ha voluto rilasciare alcuna copia, è seguita altra istanza di trasferimento al D.A.P. in data 15-05-2011 (dove si evince in motivazione del rigetto), poi in data 30-01-2012 e poi il 18-04-2012 (CFR. DOC. 1 ALL.).

Richieste di trasferimento  alle quali non ha ricevuto alcuna risposta in merito, anzi a seguito delle stesse il D.A.P. lo ha allontanato dall’istituto di Melfi (PZ) e trasferito nell’istituto di Catanzaro, nella regione Calabria, in data 26-05-2012, quindi ancora più lontano dalla famiglia rispetto alla Casa circ. di Melfi (PZ). Pertanto è come se avesse ricevuto un rigetto implicito e disinteresse alle richieste di trasferimento vicino alla famiglia.

3) Che solo nell’aprile 2012 il ricorrente è riuscito a conoscere i reali motivi dell’allontanamento dalla C.C. di Taranto il 22-07-2008, poiché come da “nota riservata” che l’istituto di Taranto inviò al D.A.P. in data 10-07-2008, l’istituto apprese da “fonti confidenziali” di petizioni di firme per acquisire della frutta (CFR.DOC. 2 ALL.), pertanto fu allontanato solo per dei motivi del tutto inesistenti e mendaci e privi di fondamento, come si evince sui motivi esposti nell’istanza di trasferimento del 18-04-2012 allegata, e nella raccomandata inviata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data 13-04-12 N° racc. – RA424684795IT.

4) Che il ricorrente fu allontanato dalla Casa Circ. di Melfi (PZ) in data 26-05-2012 e trasferito “per punizione” nell’istituto penitenziario di Catanzaro in quanto la Circ. di Melfi (PZ) richiese al D.A.P. il trasferimento dello scrivente descrivendo il ricorrente come “polemico e contestatario per avere contestato con continui reclami ad organi sia amministrativi che giudiziari qualsiasi decisione dell’amministrazione che non fosse da lui condivisa”. 

E per questi motivi trasferito nella Casa Circ. di Catanzaro in data 26-05-2012, “dimenticando” il D.A.P. che non si può imputare allo scrivente di presentare numerose istanze, reclami o denunce all’autorità giudiziaria o amministrativa competente, costituendo questo un diritto costituzionale inalienabile, tanto da risultare grave che l’istituto di Melfi (PZ) vi faccia riferimento come motivo di allontanamento. Poiché tale comportamento appare di mero esercizio di diritti costituzionalmente garantiti. Ed è altrettanto grave che il D.A.P. lo abbia trasferito ancor più lontano dalla famiglia solo per “punizione” per avere chiesto i propri diritti, accogliendo la richiesta dell’istituto di Melfi (PZ) e i motivi a sostegno della richiesta.

Nella speranza di avere fornito i dovuti chiarimenti in merito alla missiva della Corte, resta disponibile per qualsiasi altro chiarimento o documento dovesse servire alla definizione del ricorso, e coglie l’occasione di porgere i migliori saluti

-Si allegano i documenti citati.

Catanzaro (Italy)

In fede

Angelo Massaro

Intervista a Pasquale De Feo

 
Voglio condividere con tutti voi questa intervista fatta a Pasquale De Feo (che molti di voi ormai conoscono bene), detenuto a Catanzaro.
Queste domande le inviai a Pasquale per conto della giornalista Silvia Zingaropol, che lavora per l’ottima rivista online Lettera 43 (
http://www.lettera43.it/).. Sempre su questa rivista Silvia Zingaropoli ha pubblicato una intervista ad Alfredo Sole, a cui inviai le domande settimane fa (in pratica consigliai a Silvia il contatto con questi due detenuti, che per formazione e studi e carattere su ciò che concerne ergastolo e detenzione hanno maturato da anni profonde riflessioni… l’intervista ad Alfredo Sole comunque è al link.. http://www.lettera43.it/attualita/10525/ergastolo-ostativo-detenzione-senza-sconti-e-senza-recuperi_breve.htm).
Adesso vi lascio a questa intervista.. risposte di Pasquale De Feo.. domande di Silvia Zingaropoli..
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1) Perché si trova in carcere, qual’è la sua colpa?
 
La mia più che una colpa è una vita buttata via. L’ignoranza imperava in me e questo mi ha portato a scelte sbagliate.
Ho cercato di scalare i gradini della società prendendo la scorciatoia, anche se si arriva prima, altrettanta rapida è la caduta, e se ne pagano le conseguenze per tutta la vita.
Quando si sguazza nell’ignavia e in piccoli mondi ristretti, le scelte nefaste sono la conseguenza, perchè solo con l’istruzione e la cultura si ha la possibilità di scegliere.
Nei piccoli centri vedere i figli dei potentati locali che hanno tutto come fosse un diritto acquisito, aiuta a distorcere la visuale di un ragazzo.
Non sono attenuanti e non lo possono essere, ma ad una certa età si metabolizzano solo i pensieri che prendono la direzione dei nostri desideri.
Sovente capita che contribuisca un “pifferaio magico” che ti prospetta un futuro luminoso con un paradiso terreno.
Io l’ho incontrato a 17 anni, e, da bulletto che ero, ho iniziato a pensare e ad agire sotto un’altra ottica, e i reati sono diventati un mezzo per arrivare in cima alla società.
Sembrava di avere il mondo fra le mani e di poterlo cambiare a mio piacimento, invece il mondo ha cambiato tutta la mia vita.
 
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2) Oggi rifarebbe tutto quello che ha fatto?
 
Oggi non sono uno scienziato di cultura, ma non sono neanche l’ignorante di oltre 30 anni fa, che viveva beato prigioniero della sua ignoranza.
Ho una visuale del mondo totalmente diversa, che mi fa rimpiangere di avere spreato l’intera vita in giro per le carceri d’Italia, avendo scontato cira 32 anni di detenzione, due terzi della mia esistenza passata, tra quattro mura.
Solo un pazzo può ritenere normale una vita passata in questo modo.
La risposta alla domanda può essere una sola… no.
 
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3) Cosa è l’ergastolo ostativo?
 
Una morte diluita nel tempo. Ci viene lasciata la vita, affinché la sofferenza non ci abbandoni mai. Una tortura permanente fino alla morte biologica.
Siamo dei morti viventi, che viviamo in un eterno presente, non potendo avere un futuro.
Una pena disumana, barbara e incivile, che scontano anche i nostri familiari, inchiodati per sempre alla nostra condanna.
Seppellisce le persone in carcere spogliandole di tutti i diriti civili. Uccide ogni speranza e li lascia alla mercé del tempo  per completare non la giustizia, ma la vendetta.
Questa non è giustizia, ma è solo l’applicazione più arcaica, in uno presso gli antichi romani, di infliggere una compensazione al reato che ha causato la condanna.
Paradossalmente la pena di morte è più umana dell’ergastolo, perchè essa ha bisogno solo di un coraggio momentaneo, viceversa con l’ergastolo si muore un pò alla volta, tutti i giorni. Pertanto diviene una feroce tortura che ha il sapore di una crudele vendetta, per un intera esistenza.
I rivoluzionari francesi non lo inserirono nel codice penale perchè lo ritenevano peggiore della pena capitale, inaccettabile nella misura in cui rende l’uomo schiavo, pertanto non umanamente accettabile.
L’art. 27 della Costituzione stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione. Se dobbiamo morire in carcere è palese che l’ergastolo è incostituzionale, perchè viola questo principio, ma purtroppo la Corte Costituzionale, con acrobazie astratte e machiavelliche sentenze, non ha mai voluto prendere una posizione chiara e netta.
 
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4) Come si sviluppa la sua giornata?
 
Il carcere è ripetitivo e grosso modo in tutte le carceri gli orari sono simili,  a parte qualche piccola variazione. Le giornate sono inquadrate in orari rigidi. Pertanto la vita scorre in queste quattro ore. Il resto delle venti ore si rimane in cella.
Le quattro ore d’aria al giorno.. dalle ore 9 alle ore 11… dalle ore 13 alle ore 15.. si può andare a passeggiare in una specie di piscina di cemento, dove si corre per teneresi in forma.. chi ne ha voglia.
Tutte le attività didattiche… scuola, corsi e formazione (quando ci sono)… sono racchiuse in queste quattro ore.
La Commissione Europea per la prevenzione della tortura ha stabilito che ogni detenuto deve avere disponibili, nella propria cella, 7 metri quadrati di spazio.. e che deve potere stare fuori dalla cella almeno otto ore. Purtroppo ciò non avviene.
La mi a vita scorre nella cella. Qui ho il mio mondo terreno. Ci sono tutte le mie cose, che mi danno l’impressione di essere ancora un essere umano. Vivo anche se sono un morto vivente.
Mi alzo presto la mattina, verso le ore 6, studio, leggo o scrivo qualcosa.. fino alle ore 7:30. Mi alzo, faccio colazione, mi lavo e mi preparo per fare attività ginnica. Faccio le pulizie e aspetto le ore 9 per iniziare a fare ginnastica. Finisco alle ore 11 e mi faccio la doccia.
Verso le ore 12 viene distribuito il vitto. Mentre pranzo mi guardo i TG, cerco di tenermi informato.
Il pomeriggio lo passo in cella a scrivere, leggere o studiare. Faccio pausa per vedere qualche programma scientifico o storico, come TG Leonardo su Rai Tre alle ore 14:50.. dua circa dieci minuti.. o Atlantide su La 7 alle ore 16, se fa qualcosa di interessante lo guardo.
Verso le ore 18:30 ceno e mi guardo i TG.
Dopo cena scrivo qualche lettera e verso le ore 21 mi metto a letto e guardo un pò di TV. In caso non facciano qualcosa di interessante, leggo qualcosa.. e mediamente mi addormento tra le ore 22,30 e le ore 23,30.
La mattina dopo si ricomincia, da capo. Le variazioni sono minime. Qualcosa di diverso capita di rado.
Da tre settimane, il venerdì pomeriggio dalle ore 13 alle ore 15, frequento un corso di scrittura creativa. Mi piace perchè stimola i pensieri.
In carcere quello che uccide è l’ozio  e l’appiattimento mentale. Io cerco di combatterlo tenendo attiva la mente.
In sintesi la mia vita è quella di un collegiale.
 
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5) E’ mai stato sul  punto di cedere e collaborare con la giustizia?
 
Non mi ha mai sfiorato questo pensiero, neanche nei momenti più bui, quando ero nel regime di tortura del 41 bis dell’Asinara. Anzi, tutte queste sofferenze hanno rafforzato in me questo proposito.
I pentiti sono stati fatti diventare delle icone. Le Procure li hanno usati spesso in modo poco ortodosso, e ciò ha contribuito a distruggere tanta gente innocente.
Per il popolino basta il sentito dire di un pentito, ai potenti non bastano  20-30 pentiti.
Tutte queste leggi di emergenza, principalmente il 416 bis, un reato che è uno strumento arbitrario per arrestare, uguale alla Legge Pica del 1863. Hanno creato vittime e carnefici, alimentando a livello industriale immani sofferenze, anche con l’aiuto della tortura istituzionalizzata del 41bis.
Siccomee le ho vissute tutte queste sofferenze, spietate e crudeli, non potrei mai causarle. Solo gli esseri abietti non si curano delle sofferenze che infliggono.
Non si diventa un uomo migliore accusando alre persone. E’ solo una retorica del “circolo giustizialista”.
Solo il pensiero di causare un giorno di carcere mi fa sentire male.. ancora di più pensando alle sofferenze di interi nuclei familiari, tra cui ibambini.
Ci si pente davanti a Dio.. e dei propri peccati.. non dei peccati degli altri, scambiando il proprio posto con carne umana, come un cannibale.
 
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6) Come è cambiato in questi anni di detenzione?
 
La mia superficialità, che derivava dall’ignoranza, ha lasciato posto alla riflessione, che mi ha portato una visualità della vita più profonda e meno egoista.
Oggi penso a tematiche che un tempo ritenevo una perdita di temo e incomprensibili, guardo le cose con occhi nuovi, cerco di comprendere, mi soffermo sulle cose e rifletto molto.
Le sofferenze di una vita, chiuso tra quattro mura, hanno alimentato a pormi tante domande e cercare di darmi delle risposte.
Quello che ero non c’è più. Questo lo devo a me stesso, perchè il sistema penitenziario ti aiuta a diventare perggiore di come eri, non migliore.
Mi ritengo cambiato in bene. Il mio rammarico è che ho scoperto nel tempo che avevo delle ottime potenzialità e le ho sprecate in modo stupido, e in più rovinandomi l’esistenza.
 
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7) Si sente abbandonato dalle istituzioni e dall’opinione pubblica?
 
Non è un modo di sentire, ma è la realtà. Per le istituzioni siamo un fastidio e pertanto ci hanno abbandonato nelle mani della burocrazia penitenziaria.
L’opinione pubblica è istigata con la mistificazione a tirare fuori gli istinti primordiali. I media ci fanno passare per i responsabili di tutti i problemi che affliggono la società. E in questi tempi di crisi economica, siamo delle vittime perfette da sacrificare in pasto all’opinione pubblica.
Tutto il sistema penitenziario è simile alle baronie feudali, e per avere il controllo totale sui detenuti si basa sull’annullamento dell’identità, sulla negazione di ogni autonomia e sulla sistematica violazione dei più elementari diritti. Questo comporta che l’art. 27 della Costituzione è violato sotto ogni aspetto.
Non c’è rieducazione né tantomeno reinserimento. Tutte le fandonie che raccontano i funzionari sono realtà artificiose.
Le Direzioni esercitano un potere assoluto e discrezionale, con l’interpretazione arbitraria e machiavellica dei regolamenti, la loro applicazione in forma feudal è fuorilegg.
L’opinione  pubblica non conosce la realtà di come funziona i l sistema, perchè i media la disinformano.
Se fossero informati, pretenderebbero un servizio adeguato a quello che spende lo Stato, e si chiederebbe che fine fanno tutti questi soldi. Verrebbero a sapere che vengono usati per tenere in piedi una struttura elefantiaca, che non serve al servizio che dovrebbero fare, ma solo a un sistema di potere.
Siccome è un grosso business, nessuo dei commensali ha interesse a cambiare le cose, e oppongono una strenua resistenza a qualsiasi riforma.
I Magistrati di Sorveglianza, nella stragrande maggioranza, si adeguano a tutto ciò che decidoo le Direzioni delle carceri. Invece dovrebbero controllare che i regolamenti siano applicati, essendo garanti dei nostri diritti e avendo il potere di farli rispettare, come ha riconosciuto loro la Corte Costituzionale. Viceversa sono diventati funzionali al sistema e si adoperano per contenere le rimostranze dei detenuti.
Tutto il sistema è marcio, perchè è senza regole, basato sull’arbitrio e l’oppressione. Nessuno controlla i nostri controllori, e loro fanno ciò che vogliono, certi di non subire nessuna sanzione.
 
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8) Cosa è stato, cosa è, e che cosa continua ad essere il 41 bis?
 

In Italia con aggettivi vari si maschera il più infame dei regimi detentivi che la storia della Repubblica italiana abbia mai emanato. Neanche la dittatura del ventennio mussoliniano arrivò a partorire una simile bestialità…  a parte i Tribunali speciali, che il governo attuale ha copiato, centrallizzando tutti i ricorsi al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Il regime del 41bis è fondato sulla tortura, con il massimo grado di violenza esercitata; annientamento dell’identità, negazione di ogni autonomia, violazione dei più elementari diritti umani: tortura elevata a sistema e spacciata per sicurezza.

La politica lo usa come totem, facendolo passare come la soluzione di tutti i problemi sociali e relativi alla sicurezza; glorificandolo e restingendolo per rifarsi una verginità politica.

La storia ci insegna  che nomine e sistemi politici in nome del bene hanno istituzionalizzato il male.

I professionisti dell’antimafia, ormai diventata un mestiere che produce potere e ricchezza, con l’aiuto di un ‘area di potere che comprende magistrati, politici e media, esaltano il regime di tortura del 41bis, come fosse una conquista sociale per il benessere della salute pubblica, quando invece è uno strumento di tortura utile ai magistrati per estorcere confessioni. Fanno credere alla gente che sostenendo la tortura  del 41bis si è contro la criminalità; ed hanno creato un clima saturo di ostilità contro chiunque si azzardi a pronunciare una parola contro il regime di tortura del 41bis. Ormai è una sorta di dittatura del pensiero unico.

Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa disse “I professionisti dell’antimafia per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.

I media esasperano ogni piccolo evento e spesso se lo inventano con l’aiuto degli addetti ai lavori, per fare metabolizzare alla popolazione il regime di tortura del 41bis in quanto (sarebbe) uno strumento necessario nella lotta alla criminalità, tacendo che la legittimità della difesa sociale deve fermarsi alla privazione della libertà e non della dignità, legittimando la tortura.

Tutti gli organi internazionali hanno condannato e continuano a condannare l’Italia per il regime di tortura del 41bis, ma i nostri politici fanno finta di niente e lo strumentalizzano per i loro fini populistici. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Musumeci-2005, ha condannato l’Italia per il regime di tortura del 41bis

La Commissione per la prevenzione della tortura dell’Unione Europea ha condannato il regime di tortura del 41bis, ritenendo che esso violi l’art. 3 della Convenzione Europea che recita “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Il Consiglio Europeo nel 2010 ha condannato il trattamento riservato alle persone sottoposte al regime di tortura del 41bis.

L’ONU ha criticato il regime di tortura del 41bis, e chiesto all’Italia di inserire il reato contro la tortura nel Codice Penale. Il governo ha dichiarato ufficialmente al Consiglio dei Diritti Umani dell’O.N.U. che l’Italia non inserireà nel Codice Penale il reato contro la tortura. Di cosa hanno paura?

Amnesty International condanna e critica l’applicazione del regime di tortura del 41bis.

Un magistrato americano rigetta l’estradizione a un boss italo americano perchè il regime del 41bis è una tortura che viola la convenzione O.N.U. sulle forme di tortura. Il nostro Ministro della Giustizia criticò la decisione, ritenendola inconcepibile, perché gli U.S.A. hanno non solo la pena di morte, ma anche il carcere di Guantanamo. Questo la dice lunga sul grado di assuefazione della tortura come strumento di politica carceraria. Lo stesso Ministro ha dichiarato di avere reso durissimo il regime di tortura del 41bis e che i detenuti devono morirci dentro. Ogni commeno è superfluo.

Guantanamo di fronte al regime del 41bis è una specie di albergo a cinque stelle.

Il Presidente della società italiana psicologi penitenziari Alessandro Bruni ha dichiarato “Il 41bis va reso più umano e accettabile per quanto riguarda i contatti umani. Si è trattato di una necessità storica, ma non si può pensare di gestire sempre tutto con l’emergenza”.

Soo le relazioni sociali che cambiano le cose, le situazioni e le condizioni trasformano le persone. Lo diceva anche Aristotele 2300 anni fa: “un giustizia giusta è quella che promuove i legami sociali”. Anche l’umanizzazione della pena passa attraverso le relazioni sociali.

L’emergenza è stata legiferata e la tortura istituzionalizzata, come un diritto alla vendetta da parte dello stato. Siccome non gli viene tolta la vita, gliela si rende insopportabile, regolamentando gli abusi per rendere la pena più afflittiva possibile.

Uno Stato che usa la stessa violenza che ha sanzionato in chi ha in custodia diventa più criminale di chi vuole combattere. Hanno creato una generazione che è stata allevata nell’odio. Uno Stato che alimenta odio non è né civile né di diritto né democratico. Quando si istituzionalizza la tortura, il meccanismo è quello di mostrificare chi la subisce, per legittimare agli occhi della popolazione il crimine che si perpetua.

Con l’ergastolo si viene espropriati della vita, essendo una condanna a morte diluita nel tempo.

Con il 4bis si perde ogni residua speranza.

Con il 41bis si legittima ogni perversione e disumanità. Per questo motivo i suicidi sono cinque volte superiori al resto della popolazione carceraria.

Ci vorrebbe una persona autorevole che avesse il coraggio di dire la verità.. di dire che la criminalità è stata sempre adoperata dal potere politico, a partire dall’Unità d’Italia e continua tutt’ora.. per poi schiacciarla quando non serve più. Ora non solo sono stati sepolti vivi, ma vengono anche torturati con il regime del 41bis.

Trai circa 700 detenuti sottoposti al regime di tortua del 41bis non c’è nessun politico, servitore dello stato o colletto bianco.. anche per questo regna la foga repressiva e il delirio di onnipotenza da parte dei mandarini dell’Amministrazione penitenziaria, oscuri personaggi che provano piacere nel torturare i loro prigionieri.

Se una personalità venisse messa nel regime di tortura del 41 bis, entro poco tempo le cose rientrerebbero nella legalità, perché la coscienza delle persone “perbene” si ribellerebbe.. ma fino  quando in carcere, e in questi regimi, ci vanno solo gli avanzi della società, le persone perbene.. non vedono … non parlano… non sentono.

Questo regime non aiuterà mai nessuno a “diventare buono”, ma solo ad alimentare odio e rabbia.

La Commissione Europea ha finanziato una ricerca sul crimine e la sicurezza in Europa. E’ risultato che l’Italia è il paese più sicuro dell’Unione Europea.

Questo dimostra che questi metodi servono alla politica per agitare lo spettro dell’insicurezza con la paura del mostro.

Il rispetto della dignità umana non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma un diritto fondamentale di tutti.

Lo Stato di diritto non deve vincere, non deve neanche perdere, deve solo esistere.

Si sono capovolte le cose, sono i detenuti a chiedere legalità e rispetto delle regole, “diritti e doveri”, ma lo Stato continua a comportarsi da criminale.

Il Cardinale Martini afferma che “chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figlio della casa dei doveri”

La storia condannerà i politici che hanno usato la tortura del regime del 41bis per i loro biechi fini elettorali, e dimenticherà i nomi degli aguzzini, perché anche la storia disprezza i carnefici.

 

La colonna infame.. di Pasquale De Feo

E’ il 41 bis l’oggetto di questo testo forte e vero di Pasquale De Feo. Ovvero la sembianza con cui la tortura è tornata ufficialmene nel sistema giuridico e legale italiano di quest’epoca.

Eviterò di aggiungere tante parole. Pasquale usa ottimi argomenti e non c’è bisogno che io scriva una corposa premessa.

La verità a volte si abbatte come una tegola verso tutti i sofisti di quart’ordine e i Machiavelli fuori tempo massimo, quelli per cui “il fine giustifica sempre il mezzo…”.. quelli per cui.. “non è ancora tempo… è una guerra.. nessun cedimento.. non è tempo di pensare, parlare, guardare.. credere, obbedire e combattere… “

La verità a volte è semplice perchè ti permette di dire di fronte a colossali teoremi della menzogna..

CHE LA TORTURA (e l’art. 41bis è tortura) E’ SEMPRE SBAGLIATA. QUALUNQUE SIA LO SCOPO. QUALUNQUE SIA L’EPOCA. QUALUNQUE SIA L’OPPORTUNITA’. E’ SBAGLIATA SEMPRE O NON LO E’ MAI. NON SI CHIUDE UN OCCHIO O DIVENTI CIECO COME LA NOTTE, IL BUIO, LA MORTE E LA PAURA.

Sono sempre state minoritarie le voci che non si sono piegate all’opportunismo e alla vigliaccheria. Ci si ricorderà di chi  ha avuto l’onestà di dire quello che non si poteva tacere, che non si doveva tacere. Che non hanno scelto il comodo silenzio dei complici e degli opportunisti.

Vi lascio al testo di Pasquale De Feo.

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LA COLONNA INFAME

In Italia con aggettivi vari si maschera il più infame dei regimi detentivi che la storia della Repubblica italiana abbia mai emanato. Neanche la dittatura del ventennio mussoliniano arrivò a partorire una simile bestialità…  a parte i Tribunali speciali, che il governo attuale ha copiato, centrallizzando tutti i ricorsi al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Il regime del 41bis è fondato sulla tortura, con il massimo grado di violenza esercitata; annientamento dell’identità, negazione di ogni autonomia, violazione dei più elementari diritti umani: tortura elevata a sistema e spacciata per sicurezza.

La politica lo usa come totem, facendolo passare come la soluzione di tutti i problemi sociali e relativi alla sicurezza; glorificandolo e restingendolo per rifarsi una verginità politica.

La storia ci insegna  che nomine e sistemi politici in nome del bene hanno istituzionalizzato il male.

I professionisti dell’antimafia, ormai diventata un mestiere che produce potere e ricchezza, con l’aiuto di un ‘area di potere che comprende magistrati, politici e media, esaltano il regime di tortura del 41bis, come fosse una conquista sociale per il benessere della salute pubblica, quando invece è uno strumento di tortura utile ai magistrati per estorcere confessioni. Fanno credere alla gente che sostenendo la tortura  del 41bis si è contro la criminalità; ed hanno creato un clima saturo di ostilità contro chiunque si azzardi a pronunciare una parola contro il regime di tortura del 41bis. Ormai è una sorta di dittatura del pensiero unico.

Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa disse “I professionisti dell’antimafia per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.

I media esasperano ogni piccolo evento e spesso se lo inventano con l’aiuto degli addetti ai lavori, per fare metabolizzare alla popolazione il regime di tortura del 41bis in quanto (sarebbe) uno strumento necessario nella lotta alla criminalità, tacendo che la legittimità della difesa sociale deve fermarsi alla privazione della libertà e non della dignità, legittimando la tortura.

Tutti gli organi internazionali hanno condannato e continuano a condannare l’Italia per il regime di tortura del 41bis, ma i nostri politici fanno finta di niente e lo strumentalizzano per i loro fini populistici. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Musumeci-2005, ha condannato l’Italia per il regime di tortura del 41bis

La Commissione per la prevenzione della tortura dell’Unione Europea ha condannato il regime di tortura del 41bis, ritenendo che esso violi l’art. 3 della Convenzione Europea che recita “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Il Consiglio Europeo nel 2010 ha condannato il trattamento riservato alle persone sottoposte al regime di tortura del 41bis.

L’ONU ha criticato il regime di tortura del 41bis, e chiesto all’Italia di inserire il reato contro la tortura nel Codice Penale. Il governo ha dichiarato ufficialmente al Consiglio dei Diritti Umani dell’O.N.U. che l’Italia non inserireà nel Codice Penale il reato contro la tortura. Di cosa hanno paura?

Amnesty International condanna e critica l’applicazione del regime di tortura del 41bis.

Un magistrato americano rigetta l’estradizione a un boss italo americano perchè il regime del 41bis è una tortura che viola la convenzione O.N.U. sulle forme di tortura. Il nostro Ministro della Giustizia criticò la decisione, ritenendola inconcepibile, perché gli U.S.A. hanno non solo la pena di morte, ma anche il carcere di Guantanamo. Questo la dice lunga sul grado di assuefazione della tortura come strumento di politica carceraria. Lo stesso Ministro ha dichiarato di avere reso durissimo il regime di tortura del 41bis e che i detenuti devono morirci dentro. Ogni commeno è superfluo.

Guantanamo di fronte al regime del 41bis è una specie di albergo a cinque stelle.

Il Presidente della società italiana psicologi penitenziari Alessandro Bruni ha dichiarato “Il 41bis va reso più umano e accettabile per quanto riguarda i contatti umani. Si è trattato di una necessità storica, ma non si può pensare di gestire sempre tutto con l’emergenza”.

Soo le relazioni sociali che cambiano le cose, le situazioni e le condizioni trasformano le persone. Lo diceva anche Aristotele 2300 anni fa: “un giustizia giusta è quella che promuove i legami sociali”. Anche l’umanizzazione della pena passa attraverso le relazioni sociali.

L’emergenza è stata legiferata e la tortura istituzionalizzata, come un diritto alla vendetta da parte dello stato. Siccome non gli viene tolta la vita, gliela si rende insopportabile, regolamentando gli abusi per rendere la pena più afflittiva possibile.

Uno Stato che usa la stessa violenza che ha sanzionato in chi ha in custodia diventa più criminale di chi vuole combattere. Hanno creato una generazione che è stata allevata nell’odio. Uno Stato che alimenta odio non è né civile né di diritto né democratico. Quando si istituzionalizza la tortura, il meccanismo è quello di mostrificare chi la subisce, per legittimare agli occhi della popolazione il crimine che si perpetua.

Con l’ergastolo si viene espropriati della vita, essendo una condanna a morte diluita nel tempo.

Con il 4bis si perde ogni residua speranza.

Con il 41bis si legittima ogni perversione e disumanità. Per questo motivo i suicidi sono cinque volte superiori al resto della popolazione carceraria.

Ci vorrebbe una persona autorevole che avesse il coraggio di dire la verità.. di dire che la criminalità è stata sempre adoperata dal potere politico, a partire dall’Unità d’Italia e continua tutt’ora.. per poi schiacciarla quando non serve più. Ora non solo sono stati sepolti vivi, ma vengono anche torturati con il regime del 41bis.

Trai circa 700 detenuti sottoposti al regime di tortua del 41bis non c’è nessun politico, servitore dello stato o colletto bianco.. anche per questo regna la foga repressiva e il delirio di onnipotenza da parte dei mandarini dell’Amministrazione penitenziaria, oscuri personaggi che provano piacere nel torturare i loro prigionieri.

Se una personalità venisse messa nel regime di tortura del 41 bis, entro poco tempo le cose rientrerebbero nella legalità, perché la coscienza delle persone “perbene” si ribellerebbe.. ma fino  quando in carcere, e in questi regimi, ci vanno solo gli avanzi della società, le persone perbene.. non vedono … non parlano… non sentono.

Questo regime non aiuterà mai nessuno a “diventare buono”, ma solo ad alimentare odio e rabbia.

La Commissione Europea ha finanziato una ricerca sul crimine e la sicurezza in Europa. E’ risultato che l’Italia è il paese più sicuro dell’Unione Europea.

Questo dimostra che questi metodi servono alla politica per agitare lo spettro dell’insicurezza con la paura del mostro.

Il rispetto della dignità umana non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma un diritto fondamentale di tutti.

Lo Stato di diritto non deve vincere, non deve neanche perdere, deve solo esistere.

Si sono capovolte le cose, sono i detenuti a chiedere legalità e rispetto delle regole, “diritti e doveri”, ma lo Stato continua a comportarsi da criminale.

Il Cardinale Martini afferma che “chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figlio della casa dei doveri”

La storia condannerà i politici che hanno usato la tortura del regime del 41bis per i loro biechi fini elettorali, e dimenticherà i nomi degli aguzzini, perché anche la storia disprezza i carnefici.

Catanzaro dicembre 2010

Pasquale De Feo

Diaro di Pasquale De Feo 23 dicembre-21 gennaio

Sebbene ogni momento di questo Blog ha un senso profondo, alcuni appuntamenti sono occasioni di grandissimo livello, e di altissima qualità. Penso a momenti come i dialoghi di Carmelo Musumeci col professore Giuseppe Ferraro o momenti come questo periodico di Diario mensile che Pasquale De Feo ci fa pervenire (si tratta di una idea avuta originariamente da Carmelo Musumeci.. quella di proporre a Pasquale De Feo di scrivere un diario periodico da inviare al Blog).

Pasquale è detenuto ormai da mesi nel carcere di Catanzaro; dopo un “soggiorno” di anni in uno dei più criticati e squalificati carceri italiani, ovvero quello di Parma, uno di quei carceri dove ci si impegna, con ottimi “risultati”, nel peggiorare il più possibile la vita dei detenuti. Uno di quei carceri dove incompetenza, mancanza di visione, chiiusura all’ascolto e alla comprensione e ottusità burocratica.. fanno danni che sono ormai sempre più noti. Ritorna sempre l’ennesimo dubbio se faccia più male la malvagità o la stupidità. Io tendo a pensare che la stupidità si anche peggio. E nell’ambiente penitenziario e carcerario italiano.. (ma avviene in molti altri ambienti oltre quelli “penitenziari”) la stupidità dilaga..

Andiamo al diario di Pasquale… da trentanni in galera.. e una di quelle persone ben note negli ambienti carcerari.. ma.. in “senso buono”, perchè da sempre si fa il mazzo per i diritti dei detenuti e chiede rispetto della legalità, delle norme e dei principi costituzionali. Quindi.. chiede cose “illegali”..:-)

Ogni suo diario è importante perchè è multisfaccettato. Naturalmente c’è sempre il carcere e la vita dei detenuti in filigrana, ma coesiste anche una grande vivacità e momenti in cui si vola alto e si volta “oltre”. E quindi ricordi, riflessioni, letture di libri, momenti intimi, analisi di tematiche di grande respiro.

Nel Diario di dicembre ad esempio.. c’è l’affettuoso ricordo di Enzo Bearzot, ct della nazionale italiana campione del mondo del 1982. E ci sono le riflessioni sull’energia alternativa e sul nucleare, sulla musica classica che fa da colonna sonora alle citta in Nuova Zelanda, sulle reti sociai telematiche e la cyberguerriglia .. e anche sulle posizioni sessuali del Papa e della Chiesa e sul loro rifiuto nei confronti dell’educazione sessuale nelle scuole (sul sesso ha ragione Pasquale, è un campo su cui la Chiesa ha fatto fa danni.. del resto sarebbe opportuno che del sesso parli chi conosce il sesso).

Ma andiamo adesso su profili più carcerari… si sono alcuni punti in particolare che vorrei segnalare..

Cominciamo con una notizia che non sembra sia uscita molto sui giornali. Il direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, e il contabile del carcere, Salvatore Cantone, entrambi della Campania, insieme ad altri tre funzionari pubblici e a quattro imprenditori, sono stati arrestati per avere rubato sugli appalti per i lavori nel carcere, per un giro di soldi di 12 milioni di euro. Magari sono innocenti.. però come escono le notizie sugli ambulanti romeni arrestati o sui ladri di polli, allora, è bene che ci conoscano anche notizie di questo genere.

Ci sono poi le riflessioni sul caso Cesare Battisti, e quindi sul Brasile e su Lula.. ma di questo si è già parlato tanto in questi giorni, quindi non aggiungo parole.

E’ molto interessante sapere che il Parlamento Euopero è intervenuto contro le batterie di allevamento per le galline.. e ha stabilito che vi sia uno spazio minimo di vitale per ogni gallina.  Una tutela questa che nei fatti il detenuto non ha. E quando vi sono norme o interventi che dovrebbero garantirla, molto spesso non viene rispettata. Il C.P.T. (Commissione europea per la prevenzione della tortura)  ha stabilito che è tortura, violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea, se non abbiamo almeno 7 metri quadrati di spazio a testa nella cella… intervento che successivamente ha ricevuto conferma con la senteza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (sentenza Sulejmanovic). Ma pensare a 7 metri quadrati per detenuto, nella situazione italiana attuale, sembra una utopia.

Il 4 dicembre Pasquale scrive..

Nel carcere di Poggioreale a Napoli, per due giorni non hanno distribuito il vitto. Per questo motivo si sarebbe sfiorata la rivolta, “prontamente fermata dalle guardie carcerarie”. Posso immaginare quel “prontamente”… ormai l’uso della forza e la violenza sono diventati strumenti naturali, ma far rimanere per due giorni i detenuti senza mangiare è un fatto gravissimo. Sicuri dell’impunità, perchè i soldi non spesi per il cibo qualcuno se li è presi. “

Io non conosco questa storia.. ma se fosse vero.. lasciare per due giorni i detenuti di Poggioreale senza cibo è un atto CRIMINALE.. così come lo sarebbe anche quel “pronto intervento” se si fosse risolta in rappresaglie eccessive e brutali. 

Altra “violenza” è quella di tenere in carcere disabili (solo in Campania ce ne sarebbero 100) e persone molto anziane.. Pasquale dice di avere recentemente conosciuto un detuno di 85 anni, a cui restavano da scontarne ancora altri due (credo sia quel Francesco Barbaro, che fu temporaneamente di transito nel carcere di Catanzaro, a cui dedicammo un post.. vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/12/16/mi-chiamo-barbaro-francesco-e-ho-84-anni/). E poi ci sono tutti quelli affetti da gravi malattie, bisognosi di trapianti, di cure particolari.. e spesso lasciati parcheggiati per anni nelle carceri nella più totale indifferenza.

Nel diario del 14 gennaio Pasquale scrive..

Dalla mia finestra tutti i giorni vedo alcuni detenuti da soli nei cortili. Sono ergastolani che scontano l’isolamento diurno. Una pena aggiuntiva alla condanna dell’ergastolo. Come se non bastasse c’è il fine pena mai, che è una morte diluita nel tempo. Devono farti soffrire anche quando si sconta la pena. Queste sono norme europee emanate con il Codice Roco del 1929, epoca della dittatura di Mussolini, e ancora sono in vigore. Tutta l’Europa ha cancellato le leggi e i regolamenti dell’anteguerra. Persino i paesi comunisti dell’Est, che da 20 anni hanno riacquistato la libertà, hanno cambiato i codici della dittatura. In Italia ancora sono in vigore codici e leggi della dittatura del ventennio mussolinano.”

In pratica di tratta di ergastolani detenuti a Catanzaro (ma sono cose che avvengono in tanti altri posti) che hanno pure l’isolamento diurno e quindi, tra le altre cose, si fanno anche l’ora d’aria da soli. Bisognerebbe conoscere i casi concreti.. ma mi chiedo sinceramente in base a quali “fatti” e “argomentazioni”sono stati comminati questi isolamenti diurni.

Ricordando il terremoto del 1980 in Campania.. giustamente Pasquale solleva il profilo delle responsabilità delle imprese del Nord, favorite a danno della popolazione locale, e dei politici e delle loro corti.. non condivido invece il passare in secondo piano il ruolo della Camorra. Io credo che non dobbiamo fare sconti a nessuno. Se Politici e informazione usano abilmente la carta della criminalità organizzata, come il buono e il cattivo tempo, servendosene su certi piani, ma usandolo come “occasione” per rendere certi detenuti come capri espiatori.. dobbiamo sempre ricordare con nettezza che la Criminalità organizzata (Mafia, Ndrangheta e Camorra) sono un cancro, un puro male.

C’è un momento poi molto quotidiano… ma davvero intenso.. di vita carceraria.. in cui nella semplicità del tempa, nella sua concretezza e praticità, si dice tanto, come in certi romanzi, dove i dettagli sono molto più rivelatori di tante teorie. E’ presente nel diario del 13 gennaio quando pasquale dice..

Quando fa freddo uno una bottiglia di plastica, quelle che si comprano per l’acqua da bere, oppure posso usare anche altri contenitori di plastica, come quelli dei detenuti. Riscaldo l’acqua e uso la bottiglia come borsa d’acqua calda. Ieri sera mentre ero a letto, con i piedi riscaldati dalla bottiglia d’acqua calda, pensavo a quanta ottusità c’è nella burocrazia dell’Amministrazione penitenziaria. Ci vietano di usare le borse d’acqua calda di plastica, senza nessun motivo logico, se non quello che riscaldarsi allevia le sofferenze dal freddo, pertanto è ritenuto un lusso a cui non abbiamo diritto. Una stupida cattiveria gratuita, come ce ne sono tante altre.”

Non c’è bisogno di commentare queste parole..

C’è poi un  momento molto bello, che non è specificatamente carcerario, ma voglio segnalarlo, per la sua forza, per la capacità che ha di ispirare.. una donna sulla sedia a rotelle da 13 anni.. che a un certo punto comincia a camminare con le sue gambe. Pasquale ne parla nel diario del 31 dicembre..

Oggi  è l’ultimo giorno dell’anno, la cosa più bella da ricordare è la notizia della ragazza olandese che, dopo 13 anni su una sedia a rotelle, è ritornata a camminare. Monique-van-der-vorst con l’hand-bike, una bicicletta che si pedala con le mani, ha vinto due medaglie d’argento alle paraolimpiadi di Pechino. Mentre si allenava si è scontrata con una sua compagna. Ai medici ha comunicato di sentire un formicolio alla gamba destra. Dopo poco tempo si è scontrata con un’auto. In ospedale dice ai medici di sentire le gambe, e comincia a camminare tra lo stupore dei medici. Ora vuole partecipare alle Olimpiadi di Londra del 2012, dei normodotati. Con una volontà come la sua può andare a piedi sulla Luna. Il vero miracolo della vita siamo noi stessi con la capacità di superare ogni ostacolo. “

E voglio concludere con un riferimento concreto alla situazione di Catanzaro, riferimento a cui abbiamo recentemente dedicato anche un post  a cui vi consiglio di andare a dare una occhiata (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/01/26/lettera-colletiva-dei-detenuti-di-catanzaro/), e sui cui certamente torneremo. Ossia la sedia del gabinetto dentistico perennemente rotta nel carcere di Catanzaro, e i detenuti costretti solo ad avere estratti i denti.. denti magari curabili. Io vi dico se questa cosa può essere tollerabile. Se voi, se ognuno di voi, tollererebbe che a un proprio intimo, familiare, parente, amico.. vengano estratti i denti quando possono essere curati. I denti sono una cosa preziosa, è CRIMINALE estrarli quando si possono curare. Al di là del fastidio fisico arrecato.. si tratta spesso di colpi alla autoimmagine del detenuto, danni psicologici.. e inoltre li si espone (qualora non siano in condizioni troppo disagiate) a ingenti spese per farsi reimpiantare altri denti, o per complicati lavori di intervento odontoiatrico. Ma il frammento di Pasquale è particolarmente grave dato che fa riferimento anche al dentista del carcere di Catanzaro. Il 27 dicembre Pasquale scrive..

Qui a Catanzaro, addirittura si estraggono solo i denti, perchè la sedia dentistica è sempre rotta. La stranezza è che ogni volta che l’aggiustano, dopo poco tempo si rompe. La voce di corridoio è che sia lo stesso dentista a metterla fuori uso. L’ultima volta avrebbe buttato acqua su una scheda. Sempre voci di corridoio dicono che lo faccia perché, svolgendo lo stesso lavoro in altre carceri, e avedo uno studio privato a Reggio Calabria, non ha tempo per curare i denti, pertanto gli conviene e guadagna di più estraendoli solamente.  Questi sono atti illegali sotto gli occhi di tutti, ma purtroppo i detenuti, non avendo tutela, sono soggetti a tutte le angherie possibili da parte di chiunque. “

Ora non possiamo certamente sapere se è lo stesso dentista del carcere di Catanzaro a mette fuori uso il gabinetto dentistico. Sappiamo però che è davvero sfortunato questo gabinetto.. che si rompe così spesso.. si potrebbe pensare anche a fare un esorcismo per vedere se sono i folletti maleficio i gremlins.. o comunque almeno sforzarsi di capirne le cause. Ma qualunque siano le cause di questo frequente e “misterioro” fracassarsi di questa “sedia”… è un’altra cosa che sottopongo alla vostra attenzione… Pasquale dice che questo dentista fa lo stesso lavoro in altre carceri e che ha uno studio privato a Reggio Calabria. Così a naso.. vi sembra normale? Innanzitutto è normale che un dentista sia adibito a più carceri in una stessa regione? E che, non ci sono abbastanza dentisti per ogni città calabrese, da poterne sceglierne uno per adibirlo al carcere situato in quella determinata città? E poi… ci vuole Einstein per capire che una persona che ha lo studio molto lontano dal carcere (Reggio Calabria in questo caso)… non frema dall’entusiasmo di restare ore e giorni a lavorare  presso un carcere lontano chilometri e chilometri, con un guadagno nettamente inferiore a quello che consente uno studio privato? Non ce ne erano dentisti a Catanzaro? Forse non li si conosce.. sono disposto  a inviare una lista fotocopiata.. magari anche con le loro credenziali. E ci sarebbero anche altre domande…. non ci dovrebbe anche essere un’etica del rifiuto? Ossia.. io professionista (nessun riferiimento concreto.. parabola significat..) che già faccio un lavoro molto assorbente e ben pagato in un’altra città, e già ho anche altre attività collaterali.. non dovrei essere il primo a pensare che ha poco senso che me ne prenda un’altra sulle spalle, chilometri e chilometri lontano dal luogo dove opero stabilmente? Ma soprattutto.. qeusti operatori con che criteri sono scelti? Criteri di merito o “altri” criteri? E le norme di ragionevolezza e ratio interna non dovrebbero animare nomine di questo genere? Espressione della ragionevolezza sarebbe nominare professionisti vicini al luogo dove dovranno operare.. e che non abbiano già tanti incarichi sulle spalle…

Comunque la ragionevolezza diceva qualche Santo eremita del deserto.. non è di questo mondo..:-)

Vi lascio al Diario di Pasquale De Feo.. mese di gennaio..

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Oggi è venuto il Vescovo a farci messa. E’ stato molto paternale, immedesimandosi nelle nostre sofferenze. Dopo la messa abbiamo fatto il rinfresco in sacrestia. Ho avuto modo di scambiare qualche parola con lui. E’ molto aperto e cordiale. Dall’area educativa c’era solo la Direttrice e l’Educatrice. Non conoscevo la Direttrice, ha fatto un breve discorso, e mi ha fatto una buona impresione. Mi auguro che la facciano lavorare in modo da sistemare tutte le cose che non funzionano, che sono tante. L’educatrice Ripepe è stata una conferma su tutto quello di buono che pensavo di lei. –  22/12/2010

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Gli studenti hanno dato una lezione a tutte le cassandre estremiste del governo che avevano criminalizzato la società civile delle proteste.. perché non erano solo studenti, ma c’eran operai, terremotati dell’Aquila, precari, disoccupati, la gente in lotta di Terzigno e tante altre categorie. Questi signori del governo, corrotti fino al midollo, cercavano di spingere con i media la protesta verso la violenza, per farli passare per nemici da annientare, liberando le forze dell’ordine da vincoli di legalità con la conseguente repressione voluta e autoritaria.

Ormai Gasparri ha gettato la maschera, e con lui anche il governo. Anche l’Unione Europea ha richiamato l’Italia perché la polizia italiana è diventata troppo violenta,.. prima-nell’arresto….durante-permanenza nelle caserme… e dopo-tra le mura del carcere.

Cercano di risolvere i problemi criminalizzando ogni dissenso, invece di ascoltare e cercare le soluzioni dei problemi e anche di valorizzare questi giovani che saranno il futuro della nostra  società. –  23/12/2010

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Ho telefonato a casa. Mia sorella ha detto che mia cugina Rosetta ha metastasi in varie parti del corpo. E’ stato un brutto colpo. Gli hanno tolto già un piccolo tumore alla tiroide e sta facendo la chemioterapia. Mi auguro che riesca a sconfiggere questo male, non merita di soccombere, sarebbe una grande ingiustizia. Forza Rosetta, ti voglio bene. –  24/12/2010

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Spesso ci chiediamo perché Dio non fa smettere tutte queste brutture nel mondo. Mi è stato sempre insegnato che Dio i ha dato l’arbitrio di come comportarci, pertanto dipende da noi decidere le azioni da commettere. Ritengo che sia giusto avere la facoltà di scegliere e decidere i nostri comportamenti. Non capisco perchè la Chiesa si opponga al libero arbitrio di scegliere di terminare dolcemente la nostra esistenza, quando si arriva a un punto della vita dove vivere diventa una tortura per le troppe sofferenze. Questa imposizione diventa una dittatura anche per chi la pensa diversamente.

Se la vita è un dono di Dio per i credenti, chi non crede ne può disporre liberamente. In ambo i casi tutti  ne possono disporre come meglio credono. La libertà non ha mai provocato danni. Sono le imposizioni che hanno sempre oscurato ogni epoca. Sono per l’eutanasia, perché ritegno la libertà un diritto inviolabile e nessuno può gestirla. –  25/12/2o1o

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Queste feste rovinano un pò la salute perchè si mangia tanto, troppo, ma è bello mangiare in compagnia, discutere e scherzare, ma sempre con il pensiero alle famiglie. La notte di Natale, familiari di detenuti hanno fatto esplodere fuochi pirotecnici intorno al carcere. E’ stato bello per i fuochi, ma principalmente per il calore dei familiari, perché queste manifestazioni riempiono il cuore di calore. Questo è il trentesimo Natale che trascorro qui dentro, facendo il conto sono più quelli trascorsi in carcere che a casa. –  26/12/2010

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I Parlamentari hanno il dentista gratis, “poveri diavoli”, il loro stipendio non gli permette simili spese. Chi ha privilegi, ne ha sempre di più. Chi non ne ha, gli vengono tagliati un pò alla volta quel poco che hanno. Berlusconi non aumenta le tasse, taglia tutto, che alla fine sarebbe meglio aumentare le tasse. Dal 2001 ad oggi, anno dopo anno, hanno tagliato tutti i finanziamenti per le cure dentistiche nelle carceri. Prima c’era la possibilità che i detenuti indigenti con problemi dentari potessero mettersi una protesi dentaria. Oggi non è più possibile, perchè non ci sono più finanziamenti.

Qui a Catanzaro, addirittura si estraggono solo i denti, perchè la sedia dentistica è sempre rotta. La stranezza è che ogni volta che l’aggiustano, dopo poco tempo si rompe. La voce di corridoio è che sia lo stesso dentista a metterla fuori uso. L’ultima volta avrebbe buttato acqua su una scheda. Sempre voci di corridoio dicono che lo faccia perché, svolgendo lo stesso lavoro in altre carceri, e avedo uno studio privato a Reggio Calabria, non ha tempo per curare i denti, pertanto gli conviene e guadagna di più estraendoli solamente.  Questi sono atti illegali sotto gli occhi di tutti, ma purtroppo i detenuti, non avendo tutela, sono soggetti a tutte le angherie possibili da parte di chiunque. –  27/12/2010

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Qualche giorno prima di Natale è morto Enzo Bearzot. Mi ha fatto rivivere qui giorni meravigliosi del mondiale 1982, una gioia indescrivibile, che si potrebbe raffigurare nella esaltazione del goal di Tardelli nella finale. Ancora oggi  quando vedo quella immagine mi emoziono, ed è talmente forte che rasenta la commozione. Credo che la storia darà il giusto valore a Bearzot. E’ stato il precursore di allenatore nel fare da paravento alla squadra, di dare primaria importanza al gruppo e di giocare con due attaccanti e con due mezzepunte. Gli altr sono venuti 20 anni dopo, a parte l’Olanda del calcio totale. Grazie grande “Vecio”, per le emozioni che ci hai donato. –  28/12/2010

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Il direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, e il contabile del carcere, Salvatore Cantone, entrambi della Campania, insieme ad altri tre funzionari pubblici e a quattro imprenditori, sono stati arrestati per avere rubato sugli appalti per i lavori nel carcere, per un giro di soldi di 12 milioni di euro. Ho letto la notizia su un piccolo quotidiano, ma è passata nel silenzio dei media nazionali. Nella maggioranza delle carceri c’è un mercimonio su tutto, dagli appalti alle forniture e sui soldi dei detenuti. Non interviene mai nessuno, neanche le denuncie dei detenuti smuovono le Procure o gli Uffici di Sorveglianza, perchè il sistema è marcio e tutti si adeguono, non solo, si proteggono tra loro, e poi fanno la morale a noi detenuti sulla legalità. Quando arrestano è perché sono intervenuti fatto esterni, politici, sindacali, o qualche autorevole funzionario, e non ne hanno potuto fare a meno. –  29/12/2010

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Per Natale saranno trasferiti alla sanità regionale campana 300 ammalati reeclusi negli O.P.G… è una bella notizia, ma spero che non sia uno dei soliti proclami.

I detenuti del carcere di Pratao hanno scritto una lettera a Babbo Natale per chiedere “la legge uguale per tutti”, e altre richieste stese in un documendo di 12 punti. Una bella provocazione, ma è difficile che ceerti squali la prendano in considerazione, anche solo  moralmente. Un artigiano dei presepi di Napoli, con 50 anni di esperienza di maestro d’arte, che ha costruito presepi in tutta Italia, ha chiesto alle istituzioni a Napoli un laboratorio per mettere la sua arte al servizio dei ragazzi difficili. Glielo hanno negato, eppure l’avrebbe fatto gratis. Parlano di trovare alternative a tanti ragazzi in posti difficili, ma poi alle parole non seguono i fatti. –  30/12/2010

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Oggi  è l’ultimo giorno dell’anno, la cosa più bella da ricordare è la notizia della ragazza olandese che, dopo 13 anni su una sedia a rotelle, è ritornata a camminare. Monique-van-der-vorst con l’hand-bike, una bicicletta che si pedala con le mani, ha vinto due medaglie d’argento alle paraolimpiadi di Pechino. Mentre si allenava si è scontrata con una sua compagna. Ai medici ha comunicato di sentire un formicolio alla gamba destra. Dopo poco tempo si è scontrata con un’auto. In ospedale dice ai medici di sentire le gambe, e comincia a camminare tra lo stupore dei medici. Ora vuole partecipare alle Olimpiadi di Londra del 2012, dei normodotati. Con una volontà come la sua può andare a piedi sulla Luna. Il vero miracolo della vita siamo noi stessi con la capacità di superare ogni ostacolo. –  31/12/2010

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L’anno nuovo è  iniziato con una bella notizia. Il Presidente del Brasile, Lula, ha negato l’estradizione a Cesare Battisti, condannato in Italia all’ergastolo, con la motivazione che potrebbe essere ucciso in carcere, essendo un perseguitato politico. Circa un paio di anni fa, gli USA negarono l’estradizione a un presunto boss italo-americano con la motivazione che in Italia c’è il regime del 41bis che è considerato una tortura, e per gli USA viola la Convenzione ONU sulla tortura.

Anche allora, come adesso, ci sono stati gli strali dei politici e i media li hanno alimentati. L’occupazione dell’informazione ha creato una realtà poco edificante per il nostro paese. Sono più informati all’estero sulle nostre situazioni, che gli italiani. Nessun politico, giornalista o intellettuale, si è chiesto come mai due grandi Paesi, amici dell’Italia, ci hanno messo in imbarazzo di fronte al mondo intero, come fossimo un Paese del terzo mondo. In Italia c’è la tortura del regime del 41bis, tutti gli organismi internazionali lo hanno condannato.

Il Consiglio d’Europa, circa sei mesi fa, ha condannato l’Italia, perché la polizia italiana è troppo violenta. Durante l’arresto, durante la permanenza nelle caserme di polizia, e durante la permanenza nelle carceri.

Lo stato delle carceri italiane è sotto gli occhi di tutti,a nche se non trapela tutto. I morti si susseguono in continuazione, come i pestaggi, e la violazione di tutti i diritti con condizioni disumane. Cosa fa questo governo? Criminalizza tutto e tutti, proteggendo con l’impunità tutti i funzionari dei Ministeri di Giustizia e Interno. Molti politici accusano il Brasile di essere contro l’Italia e di non conoscere la realtà italiana.

Abbiamo una classe politica talmente ignorante, da non essere informata del fatto che il Brasile è diventato un grande Paese. Non sa che ha la più grande popolazione di discendenza italiana al suo interno, circa 60 milioni di persone, forse più dell’Italia stessa. E’ l’unico Paese al mondo che ha stabilito il 21 febbraio come giorno della memoria dell’immigrazione italiana. E’ uno dei pochi Paesi al mondo che preserva per legge l’idioma “El-talian”, un misto di dialetti italiani. Credo sia l’unico al mondo a premiare i poliziotti che non spararano ed evitano di usare le maniere forti. Mi auguro che ci sia qualcuno autorevole che abbia il coraggio di discutere senza retorica sulla tortura e la disumanità che vige nelle carceri italiane. –  1/1/2011

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In Sardegna, a Artzo, un apicoltore è stato denunciato per pascolo abusivo dal proprietario di un terreno vicino, perchè le api sono andate a pascolare nel suo terreno senza permesso. Se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto. Siccome l’ha pubblicata un quotidiano della Sardegna, la notizia deve essere vera. In Italia si può fare causa ad un apicoltore per pascolo abusivo, ma è molto difficile fare causa allo Stato per le torture e le violazioni dei più elementari diritti nelle carceri. –  2/1/2011

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Ho finito di leggere il libro che ha scritto Carmelo Musumeci, “Gli Uomini Ombra”. Mi è molto piaciuto. I racconti sono di fantasia, ma rispecchiano episodi accaduti nel tempo. Sono messi così bene insieme da suscitare forti emozioni nel leggerli. Bravo Carmelo.. hai fatto un buon lavoro. –  3/1/2011

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Nel carcere di Poggioreale a Napoli, per due giorni non hanno distribuito il vitto. Per questo motivo si sarebbe sfiorata la rivolta, “prontamente fermata dalle guardie carcerarie”. Posso immaginare quel “prontamente”… ormai l’uso della forza e la violenza sono diventati strumenti naturali, ma far rimanere per due giorni i detenuti senza mangiare è un fatto gravissimo. Sicuri dell’impunità, perchè i soldi non spesi per il cibo qualcuno se li è presi. Tutto ciò deriva da un delirio di onnipotenza, con la convinzione che tutto è permesso. I familliari dei detenuti si sono organizzati per tutelarli. Questa è una buona notizia, perchè solo in questo modo si possono evitare gli abusi di potere, la repressione alla cieca e le cattiverie gratuite da parte della direzione del carcere. Si dovrebbe fare così in tutta Italia. Ogni città un comitato dei familiari a vigilare sulle carceri.

Poggioreale è senza dignità e andrebbe chiiuso perchè disumano. –  4/1/2011

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Il provvedimento “svuotacarceri” si è rivelato una bufala. Molti detenuti rinunciano alla sua applicazione, perché c’è il rischio di ritornare inc arceere con una pena più alta. La montagna ha partorito un topolino. Berlusconi lo fece anche con l’indultino del 2002. E’ molto largo di manica solo quando si tratta dei suo processi o di quelli dei suoi compagni di merende. –  5/1/2011

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Le reti sociali di Internet sono diventate una sorta di garante della democrazia, perché oggi le notizie circolano più velocemente.  Wikileaks ha dato l’ultima spallata ai segreti di Stato che nascondevano ogni tipo di nefandezza. Ora perseguitano il suo creatore, Julian Assange, in tutti i modi, addirittura bloccandogli i conti per impedirglli di pagarsi le spese legali. Un portavoce di Anonymous, un gruppo di Hacker, ha detto che  lottano facendo la cyberguerriglia  contro ogni censura. Ora attaccherranno tutti i siti finanziari che hanno bloccato le transazioni finanziarie a favore del sito di Assange.  In futuro sono pronti ad attaccare il sito del Dipartimento di Giustizia USA, se incrimineranno Assange, perchè per loro non c’è niente di intoccabile. Sono con il cuore e con la mente con loro, e a fianco di tutti quelli che lottano per la libertà e contro ogni censura. Viva Anonymous. –  6/1/2011

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Il governo conosceva bene le intenzioni di Lula. Ora tutte le chiazzate e le minacce di questi giorni, subito ritirate, sono sceneggiate indecorose. Qualche sondaggista avrà riferio a Berlusconi che questo episodio gli procurerà qualche voto in più, e controllando i media ha messo in piedi questo teatrino. Credo che siano anche convinti che tutti i politici del mondo siano simili a loro. Pertanto credono che orchestrando quest’opera di pupi, con qualche banchetto infarcito di politici, e qualche militante davani all’ambasciata brasiliana, il Presidente e i politici del Brasile, cambino idea. Come fecero loro con Ocalan, il leader del popolo curdo, prima lo ospitarono, e poi, al primo “stormir di fronta” dei turchi, glielo consegnarono, cosnapevoli del triste destino a cui lo avevano affidato.. “simile a quello degli ebrei quando li consegnarono ai tedeschi”. Un comportamento da esseri vili e meschini.

Il Brasile, sono convinto, non cambierà idea, perchè non sono buffoni come i nostri politici. Mi dispiace che questi signori approfittino del dolore dei familiari per strumentalizzarli per i loro fini politici. Il giusrista Antonio Cassese, nel commentare questa vicenda sul quotidiano La Repubblica, si è soffermato anche sul problema che in Brasile non esiste l’ergastolo. Ha affermato che in Italia l’ergastolo non si sconta, perchè ci sono forme di detenzione alternative. Questo signore non conosce la realtà italiana. Forse vive troppo all’estero. In Italia l’ergastolo è FINE PENA MAI.. che vuol dire.. fino alla morte del reo. In teoria ci sono le detenzioni alternative dopo 20-30 anni. Ma nella realtà sono chimere e si avver no solo quando vecchio e malato diventi un peso e ti scaricano ai famigliari, se ne sono rimasti, o a qualche struttura caritatevole. La vendetta è consumata anche se la chiamano giustizia. –  7/1/2011

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Solo in Campania ci sono cento disabili nelle carceri. Lascio immaginare quanti possano essere nel resto d’Italia. D’altronde non lo sa neanche il Ministero, perchè non esiste un sistema di monitoraggio. Hanno solo numeri approssimativi, da cui sono escluse le persone anziane e le persone malate con patologie serie. Ci sono persone molto anziane, a cui fanno scontare fino all’ultimo giorno. Proprio il mese scorso ne ho conosciuto uno. Aveva circa 85 anni, era in carcere da circa 20 anni, gli rimanevano da scontare altri 2 anni. Tanti detenuti con patologie gravi, tipo trapianti di fegato da fare o altre malattie serie, scontano in carcere fino all’ultimo giorno, come le persone anziane.

Non esiste nessuna normativa per i disabili, gli anziani e le persone malate. Solo un articolo dell’Ordinamenteo Penitenziario, con la discrezionalità assoluta della Magistratura di Sorveglianza

E’ sottinteso che quando vengono in carcere persone autorevoli, la rigidezza estrema diventa elastica al suo massimo grado. C’è in piedi un sistema penitenziario disumano, ma c’è un silenzio complice spaventoso. –  8/1/2011

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Ho letto un aricolo in cui il Ministro della Giustizia Alfano esortava a comprare, come regali di Natale, quelli prodotti in carcere dai detenuti.  Ha registrato un videomessaggio e lo ha messo nel sito del ministero, il suo sito personale, e anche su You Tube, in cui sottolineava.. “la nostra Costituzione ci ricorda che la pena non è solo espiazione di una colpa, ma deve anche avere la funzione rieducativa e non può essere contraria al senso di umanità”.. continuava dicendo… “quando un detenuto espia la pena solo come forma di reclusione, ma non di riabilitazione, una volta uscito fuori, percorrerà l’unica strada che ha conosciuto nella vita, cioè quella del crimine”.

Ho pensato di mettere in cantiere un’iniziativa per chiedere al Vaticano di farlo santo subito, prima di Papa Wojtyla. A parte gli scherzi, le parole sono belle e giuste, ma quando i comportamenti non seguono i discorsi che si fanno, rimangono chiacchiere, e il Ministro Alfano di chiacchiere ne fa tante. I fatti che noi detenuti subiamo sono il contrario di quello che dice.. e lui stesso dichiarò, non molto tempo fa che, “i detenuti a regime del 41bis dovevano morire in carcere”. Di quale umanità parla il nostro ministro? –  9/1/2011

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Il Parlamento Europeo ha abolito le batterie d’allevamento per le galline, rendendo più umana la loro vita. Quello che mi ha colpito, a parte le tante disposizioni, è stato lo spazio a loro riservato. Facendo i conti sulla mole fisica e confrontandola con noi detenuti, hanno più spazio di noi. Tutte queste disposizioni sulle galline, se non attuate, saranno sanzionabili per legge. Anche a noi detenuti il C.P.T. (Commissione europea per la prevenzione della tortura) – ricevendo conferma con la senteza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (sentenza Sulejmanovic) – ha stabilito che è tortura, violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea, se non abbiamo almeno 7 metri quadrati di spazio a testa nella cella. Non essendoci tutela per i i detenuti, e nessuna sanzione per i funzionari che violano queste disposizioni, tutte queste disposizioni rimangono lettera morta. Questo significa che i detenuti vengono classificati al di sotto delle galline. –  10/01/2011

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Il sottosegretario alla Giustizia, Maria Elisabetta Casellati, durante una trasmissione a Radio Vaticana, ha detto che il sovraffollamento  è un problema grave e la politica  ha il dovere di fare la propria parte. A mio parere la politica deve risolvere i problemi e o fare la propria parte. La popolazione li vote per questo motivo, trovare soluzioni ai problemi.

La Casellati ha continuato nel suo discorso, dicendo che bisogno rovesciare il concettto di carcere. I detenuti devono potere stare in cella solo nelle ore notturne, mentre durante il giorno dovrebbero  potersi dedicare alle attiività che aiutano il loro reinserimento nella società: lavorare, studiare, e impegnarsi in progetti socialmente utili. Qualcuno dovrebbe dirle che in teoria queste di cui parla c’è nel regolamento, ma tutto è lasciato all’arbitrio delle direzioni e sono pochi le carceri che hanno una Direttrice come quella del carcere di Bollate (Mi).

Limitano tutto e vietano tutto il possibile, sia per avere meno fastidi, e sia per fare lavorare il meno possibile tutto il personale. Nel prosieguo del discorso afferma che il suo governo sta affrontando il problema del sovraffollamento con la ristrutturazione edilizia che ha permesso di aumentare di 22.000 i posti disponibili. A parte che non sono ancora pronti.. ma fra 3 anni ritornerà lo stesso problema, perchè saremo 100.000, pertanto questi 22.000 serviranno solo per tamponare. Ma bisogna che si sappia che questi 22.000 posti sono padiglioni costruiti all’interno delle carceri, togliendo quel poco di spazio che hanno i detenuti. Inoltre vengono costruiti violando le orme del C.P.T. (Commissione europea per la prevenzione della tortura), e la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che sancisce che il minimo di spazio per ogni detenuto è di 7 metri quadrati. Le celle dei nuovi padiglioni sono per tre persone che poi diventeranno sei detenuti, e on superano i 15 metr quadrati per ogni cella.

I nuovi padiglioni vengono costruiti già violando le norme europeee ed italiane, pertanto sono illegali. Berlusconi ha fatto scuola.. fare proclami con belle parole. La gente non ricorderà se le cose dette verranno fatte. La realtà è molto diversa, e non hanno nessuna volontà di cambiarla. –  11/01/2011

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Un frase di Victor Hugo dice “se costruisci una scuola elimini una prigione”.. semplice ma molto illuminante, tenendo presente che l’ha detta circa un secolo e mezzo fa. Purtroppo oggi nel nostro Paese abbiamo un governo che fa esattamente il contrario. Smantella la scuola e costruisce prigioni.  Nel tempo, migliorando l’opera della scuola, diminuiscono le prigioni. Viceversa, costruire prigioni alimenta solo la loro moltiplicazione, perchè non bastano mai. –  12/01/2011

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Quando fa freddo uno una bottiglia di plastica, quelle che si comprano per l’acqua da bere, oppure posso usare anche altri contenitori di plastica, come quelli dei detenuti. Riscaldo l’acqua e uso la bottiglia come borsa d’acqua calda. Ieri sera mentre ero a letto, con i piedi riscaldati dalla bottiglia d’acqua calda, pensavo a quanta ottusità c’è nella burocrazia dell’Amministrazione penitenziaria. Ci vietano di usare le borse d’acqua calda di plastica, senza nessun motivo logico, se non quello che riscaldarsi allevia le sofferenze dal freddo, pertanto è ritenuto un lusso a cui non abbiamo diritto. Una stupida cattiveria gratuita, come ce ne sono tante altre. –  13/01/2011

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Dalla mia finestra tutti i giorni vedo alcuni detenuti da soli nei cortili. Sono ergastolani che scontano l’isolamento diurno. Una pena aggiuntiva alla condanna dell’ergastolo. Come se non bastasse c’è il fine pena mai, che è una morte diluita nel tempo. Devono farti soffrire anche quando si sconta la pena. Queste sono norme europee emanate con il Codice Roco del 1929, epoca della dittatura di Mussolini, e ancora sono in vigore. Tutta l’Europa ha cancellato le leggi e i regolamenti dell’anteguerra. Persino i paesi comunisti dell’Est, che da 20 anni hanno riacquistato la libertà, hanno cambiato i codici della dittatura. In Italia ancora sono in vigore codici e leggi della dittatura del ventennio mussolinano. –  14/01/2011

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Il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, ai quattro venti dichiarava  che i rifiuti di Napoli non sarebbero arrivati nel Veneto. Leggo su un quotidiano  che c’è una sentenza del 2008 del tribunale di Venezia che confanna la regione Veneto a proprie spese a riprendersi tutti i rifiuti tossici che illegalmente erano stati scaricati in una cava di Pozzolana, a Napoli, e di bonificare l’area inquinata. Questi sono solo una piccola parte dei rifiuti tossici, come afferma l’articolo che cita la sentenza. Questo signore, come tutti i leghisti, parlano bene e razzolano male. Ormai nella vilipesa palude romana ci sguazzano come i maiali, ma cercano sempre di buttare il fango sugli altri. –  15/1/2011

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Riflettevo su una notizia sentita neii TG.. in Nuova Zelanda hanno messo altoparlanti in tutta la capitale, per fare sentire la musica classica a tutti gli abitanti. I reati sono calati del 50-60 %. Da noi anche in carcere è un problema ascoltare la musica. Sono trascorsi 10 anni dalla concessione di potere acquistare i lettori CD. Ci sono ancora carceri che li vietano. Ormai il lettore CD è sorpassato, perchè da alcuni anni la produzione è stata dismessa. Il mondo va avanti con la sua tecnologia, ma il sistema penitenziario in modo feudale retrocede invece di andare avanti. –  16/01/2011

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Sono un appassionato delle energie rinnovabili. Ho finito di leggere il libro “Energia per l’astronave terra”, scritto da Nicola Armaroli e Vincenzo Bolzoni. Hanno toccato tutti i punti, dai combustibili fossili a come sostituirli. Nonc redo che il nucleare possa essere la soluzione, sia perché manca l’uranio per tante centrali, e sia perché il problema delle scorie non è stato ancora risolta. Io credo che, se ci fosse la volontà politica, senza condizionamente da parte de “l’economia del petrolio”, tutta l’elettricità potrebbe essere prodotta dalle energie rinnovabili. Con i finanziamenti adeguati, tutte le combinazioni di energia prodotta con emissioni zero, potrebbero essere sufficienti per coprire la produzione di energia elettrica. Il problema è l’energia  da trazione, credo che le auto elettriche possano contribuire a dimezzare l’uso del petrolio. Bisognerebbe cambiare ora e non aspettare che finiscano i combustibili fossili. –  17/01/2011

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Leggendo alcuni articoli di quotidiani, ho compreso le sceneggiate dei nostri politici contro il Brasile e la questione Battisti. Essendo che siamo una sorta di coloni americana, e i nostri politici seguono alla lettera le direttive della Casa Bianca. Il Brasile ha deciso di riconoscere lo Stato Palestinese, facendo aprire l’ambascita palestinese. Lo hanno seguito l’Argentina, l’Uraguay, la Bolivia e l’Ecuador. Questo riconoscimento ha indispettito gli americani, e con loro gli israeliani. Questo è il reale motivo del teatrino messo in piedi da Berlusconi e dai suoi compagni di merende, e non quello che vanno blaterando in giro. Il Brasile è diventato una grande potenza, e ha la forza di prendere queste decisioni. –  18/1/2011

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La Lega come sempre sollecita i bassi istinti della gente per rimanere al potere. Il più stupido, e per questo motivo il più razzista, è il leghista Mario Boghezio, che ha dichiarato che l’Abruzzo è un peso morto come tutto il Meridione, perché attendono che tutto cali dall’alto, e non si comportano come i veneti, che nell’ultima alluvione si sono tirati fuori con le loro mani. La cosa impressionante è che dicono bugie alla luce del sole, capovolgendo la realtà.

Il Veneto ha ricevuto subio 300 milioni di euro e la sospensione delle tasse. Viceversa a Salerno, dove era successa la stessa cosa, un’alluvione negli stessi giorni del Veneto, con danni alle aziende e la rottura dell’acquedotto, sono rimasti  senza acqua potabile per alcuni mesi, mezzo milione di persone. Si sono tirati fuori da soli, senza avere un euro dallo Stato. I nostri politici, come sempre, miserabili e vili, non hanno detto neanche una paroola.  Il potere economico del Nordo li sceglie bene questi collaborazionisti, neanche di fronte alle offese più gravi hanno un moto di orgoglio. Ci hanno appiattito come un gregge di pecore e inculcato tutto quello che hanno voluto, facendoci credere che siamo una razza di fannulloni, sottosviluppati e delinquenti; e loro invece sono laboriosi, intelligenti e onesti. Stanno seminando odio a piene mani, un giorno avrà le sue conseguenze nefaste. –  19/1/2011

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Qualche tempo fa, il Ministro per l’attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, presenziò a un convegno ad Avellino e nel suo intervento disse (con ritardo di 30 anni) che i problemi della ricostruzione del terremoto del 1980, erano derivati dalla decisione di favorire le imprese del Nord. I costruttori dell’edilizia di  Campania e Basilicata, avevano chiavi in mano tutte le case (potrebbe essere anche ‘cose’… anche se penso che sia ‘case’.. visto il tenore di questo passaggio… nota di Alfredo) necessarie per le famiglie che avevano avuto la casa distrutta. I politici del pentapartito che comandavano all’epoca, tra cui il capofila De Mita, sia a Roma che in Campania, decisero per i prefabbricati pesanti, per favorire un’impresa del Nord. In questo modo hanno raddoppiato la spesa per la ricostruzione e l’hanno trascinata per decenni, con migliaia di persone che hanno trascorso anni e anni  nei prefabbricati. Hanno banchettato tutti, le imprese del Nord, i politici si sono arricchiti insieme alle loro corti. Alla fine di questo scempio bisognava dare un colpevole in pasto all’opinione pubblica. Come sempre si dà mandato ai magistrati di sceglierne uno, e chi di meglio se non la malavita locale? Che in questo caso essendo la Campania.. si chiama Camorra.. Colpevole ideale. –  20/1/2011

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Il Papa ha dichiarato che l’educazione sessuale nelle scuole è contro la religione Rimango allibito contro certi spropositi del Papa, come quando dichiarò che in Africa non bisognava usare il preservativo. In un contesto che, a causa dell’AIDS, ha subito 25 milioni di morti, un genocidio, e altrettanti si sono infettati, con il preservativo ci sarebbero stati milioni di morti infettati in meno. Alle soglie del terzo millennio c’è ancora l’ignoranza sessuale, le cronache riportano bambine di 13 anni che rimangono incinte in Africa, Asia e Sud America. L’età si abbassa. Se ci fosse una corretta educazione sessuale nelle scuole, crescerebbero più consapevoli e informati sul sesso, e non succederebbero tanti eventi che leggiamo nella cronaca. Nel Nord Europa, dove da decenni è insegnata nelle scuole, si leggono meno notizie nella cronaca. L’insegnamento, l’educazione e l’informazione hanno sempre portato luce nella società. Viceversa l’ignoranza ha sempre portato oscurantismo, fanatism e degrado morale e materiale. Il Papa essendo personaggi di statura mondiale dovrebbe intervenire sui veri problemi che affliggono l’umanità e non interessarsi di problemi che non gli competono e non conosce, essendo che pratica la castità. –  21/1/2011

 

 

Un nuovo amico.. Guerino Avignone.. da Sulmona…

Questa è la lettera che è giunta da un detenuto che ci scrive per la prima volta.. Guerino Avignone, detenuto a Sulmona.

La trovo una lettera sicuramente interessante. Si percepisce anche un lungo studio e riflessione su certe tematiche. Rispetto molto ciò che scrive. Un punto su cui non concordo è quello per il quale la questione dei detenuti andrebbe affrontata soprattutto sul piano giuridico. E’ una idea legittimissima, e ha molti sostenitori. E sono il primo a dire che il piano giuridico è importante, e che tutte le inziative.. petizioni.. ricorsi.. Corte Europea.. sono preziose e vanno perseguite e incentivate. Ma credo che non basterà mai il piano giuridico.. non basterà mai da solo.. è decisivo un mutamento sociale, una espansione della coscienza collettiva. Una piccola rivoluzione, se volete. Che non riguarderà solo il carcere. E’ questo che deve essere afferrato. Il cambiamento delle condizioni esistenti relative al carcere e ai detenuti.. non è un’isola a se stante nell’oceano. Una realtà più umana si riverbera “anche” nel carcere. E chi lotta per un carcere diverso e per i diritti dei detenuti.. non sta lottando “solo” per loro, “contro” gli altri. Ma.. sta lottando per “tutti”. Questo va afferrato. L’idea che tutto ciò possa essere bypassato pensando che solo qualche giudice potrà togliere tutte le castagne dal fuoco è legittima, ma non mi ha mai convinto troppo. Il piano giuridico è un piano.. ma, è la mia opinione, va accompagnato con altri piani.

Nella sua bella lettera Guerino chiede anche se qualcuno è disposto a dargli una mano nella gestione di un sito internet di cui ha già acquistato il dominio.. ricordo naturalmente che i detenuti non possono accedere ad Internet. Quindi tante cose concrete, tipo inseire un testo, ecc… un detenuto non può farle.

Io non so se potrò dargli manforte, perché impellano tutta una serie di eventi e di iniziative per i prossimi mesi. Ma se qualcuno di voi crede di potergli dare una mano… me lo faccia sapere e lo metterò in contatto con lui.

Vi lascio alla lettera di questo nostro nuovo amico.. Guerino Avignone.. da Sulmona..

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SULMONA 3 GENNAIO 2011

Gentilissimo Alfredo, è dalla scorsa primavere che seguo le tue iniziative, coadiuvate brillantemente da Maria Luce e Angelanima, in favore dei detenuti condannati all’ergastolo. Francamente trovo meritorio tale impegno. Sicuramente anche tu avrai avuto delle soddisfazioni, però per i risultati concreti bisogna attendere. Ci sono troppi pregiudizi da superare.

C’è chi vuole salvare l’Italia sacrificando poco più di mille condannati. E questo è sconcertante perché nessuna persona avveduta può pensare che i problemi della sicurezza si possano risolvere in tale modo.  pensare che nel ’97 in Parlamento si era arrivati ad un passo dall’abolizione dell’ergastolo. Purtroppo ormai la classe politica si è lavata le mani in relazione a tale problema. Di conseguenza il discorso rimane sempre in un circolo chiuso, limitato soprattutto agli interessati.

Quella famosa frase “italiani brava gente” non trova risontri nella realtà. Una volta gran parte degli italiani erano abituati a predicare bene e razzolare male. Ma adesso gli stessi predicano e razzolano male direttamente. Dopo decenni di allarmismo sociale la nostra società è lacerata dall’odio verso il prossimo, il diverso..ecc.ecc. Immaginiamoci quale acrimonia c’è verso il detenuto. Alla fine qualcuno deve pur pagare per tutti i mali della società.

Ti dico con molta onestà che dubito si possa ottenere qualche cambiamento con l’approvazione della popolazione. La questione andrebbe affrontata soprattutto sul piano giuridico, quanto meno per quanto riguarda l’ostatività che deriva dall’art. 4bis dell’Ordinamento Penitenziario. Cosa che credo ognuno di noi nel suo piccolo stia facendo. Al riguardo vediamo cosa risponderà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. A mio avviso si dovrebbe tenere ben distinti l’umana pietà dai diritti sanciti dalla Carta costituzionale.

Ho letto la documentazione pubblicata sul Blog “Urla dal Silenzio”, ed ho trovato davvero toccanti le esperienze personali raccontate dagli ergastolani animatori del dibattito. Sono esperienze che mio malgrado vivo in prima persona, essndo anch’io condannato alla pena perpetua. Francamente apprezzo il loro coraggio di mettere a nudo un’esperienza così drammatica, quale è quella del carcere a vita. Coraggio che non tutti hanno.

Per capire il motivo per cui molti detenuti condannati all’ergastolo si chiudono nel silenzio ti basterà prendere quale termine di paragone quel fenomeno che la giurisprudenza  denomina  o validation o gradualità delle accuse. In base al quale le vittime di gravi abusi, quando non decidono di trincerarsi dietro il silenzio più totale, spesso graduerebbero le loro accuse da quelle meno gravi a quelle più gravi, tralasciando per pudore anche particolari rilevanti. Fenomeno che secondo me può trovare affinità con gli abusi processuali e carcerari subiti da chi è passato nel tritacarne della giustizia negli anni ’90. Tieni presente che già il processo di per sé è pena. Ma spesso si è trattato di violenza indicibile.

Mettere sotto la luce del sole esperienze processuali così drammatiche, rappresentare i vari aspetti dell’inferno carcerario, e raccontare di una vita che non appartiene più agli autori dei racconti.. richiede davvero forza d’animo.

Beh, cose un pò difficili da spiegare e da comprendere!

Comunque, passando a quella che è la mia situazione personale, io spero di arrivare alla riapertura del mio processo tramite una pronuncia dei Giudici di Strasburgo e così di riappropriarmi della mia vita. Ma questo non mi esime dal dare il mio contributo per fare cambiare lo stato delle cose all’interno del pianeta carcere. Non sono così egoista da pensare solo a me stesso, anche se non ti nego che sono propenso ad affrontare i problemi carcerari sul piano prettamente giuridico, ovviamente senza disdegnare la vocee di ogni singolo detenuto. L’intento è anche quello di dare voce a tutta la comunità penitenziaria e così renderla partecipe del “dibattito” sulla pena.

A tal proposito vorrei dare il mo contributo alla realizzazione di un sito internet (di cui è già registrato il dominio) e pertanto mi servirebbe una mano dall’esterno, soprattutto nella fase iniziale. In concreto mi servirebbe una mano di aiuto per la trascrizione dei testi da pubblicare. Insomma un aiuto in genere per tutto quello che può servire per la gestione del sito. Come sai, dall’interno ho molte limitazioni, pertano vorrei sapere se posso contare sul tuo aiuto e su quello di altri volenterosi.

Ovviamente è mia intenzione integrare il lavoro che tu ed altri (leggersi anche Associazione liberarsi) state già facendo. Con un’ampia partecipazione si possono creare delle sinergie notevoli.

Rimango in attesa di tue notizie, e concludo con un caro saluto per te, Maria Luce ed Angelanima, nonché con gli auguri di Buon Anno.

Guerino Avignone

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