Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Incidente di costituzionalità sull’ergastolo

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Condivido oggi il testo di una iniziativa dello studio legale “FEDERICO E PARTNERS”, che mira a creare un incidente di costituzionalità per porre la questione dell’ergastolo davanti alla Corte Costituzionale.

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Gentile Signore,

a nostro avviso la pena dell’ergastolo è a tutti gli effetti, così come prevista dall’ordinamento italiano, una “pena di morte mediante detenzione”, per questo la presente missiva è volta a prospettare una concreta iniziativa difensiva diretta ad ottenere una dichiarazione di incostituzionalità dell’istituto dell’ergastolo per contrasto con la Costituzione e con le Convenzioni internazionali stipulate dallo Stato italiano.

Il nostro intervento difensivo, derivante dallo studio della giurisprudenza italiana e comunitaria, ma soprattutto delle norme e dei principi consacrati dalla C.E.D.U., è diretto ad ottenere la conversione della pena dell’ergastolo in pena temporanea.

Lo strumento processuale scelto per adire le vie legali è quello dell’incidente di esecuzione, ex art. 666 c.p.p., attraverso il quale si provvederà ad analizzare l’istituto dell’ergastolo, così come previsto e disciplinato nel nostro ordinamento, mettendo in risalto le differenze con gli altri Paesi europei. Tutto ciò è motivato in ragione dei recenti arresti giurisprudenziali in materia di “giudicato esecutivo”, vedasi: Cass. Sez. Unite, 24 ottobre 2013, n. 18821/2014, Sez. Unite 29 maggio 2014 n. 42858/14, Sez. Unite 27 marzo 2014 n. 18288/2010, che hanno statuito definitivamente il venire meno dell’intangibilità del giudicato esecutivo.

Dalla rassegna della giurisprudenza di legittimità del 2014 è emerso chiaramente che il giudicato non è intangibile e immodificabile nell’aspetto esecutivo, ma può essere oggetto di modulazione per renderlo compatibile con l’art. 27 co.3 Cost., il quale prevede espressamente che <<Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato>>.

L’istanza in questione metterà in risalto i punti critici e le problematiche concernenti i diritti fondamentali dell’individuo, come il divieto di trattamenti inumani e degradanti (anche alla luce della recente proposta volta ad introdurre nell’ordinamento italiano il reato di tortura), nonché il fondamentale diritto di libertà, il diritto all’autodeterminazione del soggetto -soprattutto nel caso di detenuti all’ergastolo in riferimento alle ipotesi di collaborazione in cambio di benefici- e degli ulteriori principi sanciti e rispettati a livello internazionale come quelli previsti dalla C.E.D.U., dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (firmata a Parigi il 10 dicembre 1848), dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (ONU firmata a New York il 10 dicembre 1948), dall’UNESCO e dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (New York, il 10 dicembre 1984).

Focalizzeremo l’attenzione sulle recenti pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ric. Hutchinson c. Regno Unito del 2.3.2015, ric. Vinter c. Regno Unito del 9.7.2013 che hanno fortemente criticato la compatibilità della natura “dell’ergastolo senza liberazione condizionale” (così come viene chiamato in ambito europeo) con il riconoscimento, a tutti i detenuti, di quei diritti e libertà fondamentali, garanzia per tutti gli stati democratici.

Alla luce dei citati arresti giurisprudenziali sosterremo che una pena all’ergastolo, che consenta l’arresto ai benefici penitenziari condizionandolo a comportamenti che obbligano o coartano la libertà individuale, a fronte di una presunta infallibilità del sistema giudiziario, chiusa dal giudicato penale, dimostra che nel nostro ordinamento giuridico tale misura è a tutti gli effetti una detenzione con fine pena mai. 

Infatti, le pronunce della Corte Costituzionale che hanno fino ad oggi confermato la compatibilità dell’ergastolo con l’attuale quadro costituzionale, hanno di fatto ritenuto che la possibilità di accesso ai benefici è condizionata alla revisione critica del proprio passato, senza tenere conto che la condanna potrebbe essere di fatto un errore giudiziario. In altri termini, il detenuto sarebbe costretto ad ammettere colpe non proprie al fine di aspirare alla libertà. Alternativamente dovrebbe subire l’intera esecuzione della pena dell’ergastolo. Su tale presunzione verrebbe condizionata e coartata la libertà individuale del soggetto al punto che la pena costituirebbe un trattamento inumano e degradante.

Nell’ipotesi in cui condividesse la nostra proposta saremmo disponibili ad intraprendere la relativa iniziativa difensiva, pertanto la invitiamo a comunicarci:

1-Il suo interesse all’iniziativa  a mezzo lettera da inviare al seguente indirizzo di Via Oslavia n. 28 cap. 00195 – Roma.

2-L’ultimo ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale competente ove sono riassunti tutti i titoli di esecuzione e la sentenza di condanna all’ergastolo, nonché posizione giuridica aggiornata.

3-La nomina come Suo difensore di fiducia (da effettuare tramite ufficio matricola del carcere) sul procedimento penale per il quale ha subito la condanna dell’ergastolo che è attualmente in esecuzione.

La invito pertanto, nel più breve tempo possibile, a prendere contatto con il nostro studio legale ed a diffondere la stessa tra i detenuti all’ergastolo al fine di aumentare le opportunità di buon esito. Ritengo, infatti, che se all’istanza in questione parteciperanno un numero elevato di detenuti all’ergastolo, maggiori saranno in concreto le possibilità di sollevare un incidente di costituzionalità.

L’indirizzo al quale far riferimento per le comunicazioni è il seguente:

STUDIO LEGALE FEDERICO E PARTNERS

Via Oslavia n. 28, roma – 00195

Tel. 0645436366   Cell. 3389942098

In attesa di un Suo riscontro, le inviamo cordiali saluti.

Roma 11 giugno 2015

Avv. Fabio Federico

 

 

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Uno stato che non rispetta la legalità- Francesca De Carolis intervista il Andrea Pugiotto

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Andrea Pugiotto è  professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Ferrara. Ed è in prima fila nelle battaglie di civiltà per i miglioramento della situazione dei detenuti e per il superamento dell’ergastolo.

Pubblico oggi una intervista -già uscita sulla rivista “Una Città” (http://www.unacitta.it/newsite/index.asp), fattagli da Francesca De Carolis, amica e bravissima giornalista, e autrice del libro “Urla a bassa voce”. 

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Nel numero di ottobre della rivista “Una città”, questa mia intervista ad Andrea Pugiotto, che è costituzionalista e molto si batte per il miglioramento delle condizioni del carcere e per l’abrogazione dell’ergastolo. Un bellissimo intervento, il suo… ascoltate:

Quando e perché ha scelto di fare della questione carceraria e in particolare dell’ergastolo non solo il suo filone principale di studio, ma anche una vera e propria battaglia civile?

Provo a rispondere muovendo da un dato giuridico. Nel nostro ordinamento penale esiste un principio secondo il quale, quando si ha il dovere giuridico di impedirlo, non evitare un reato equivale a cagionarlo. Analogamente, avere una competenza (cioè un sapere) e non fare nulla, è un grave peccato di omissione o, per noi laici, una grave responsabilità personale. Nasce da qui, da questa consapevolezza, l’urgenza non solo di studiare e di scrivere, ma anche di trovare strumenti inediti ed efficaci in grado di veicolare il proprio sapere in una battaglia di scopo.

Non accade spesso fra i membri dell’Accademia…

Non saprei dire. E comunque, in questo, ognuno risponde solo a se stesso: nel mio caso la circolarità tra l’impegno scientifico e l’impegno civile era un esito pressoché obbligato. (…)Da costituzionalista, infatti, ho sempre pensato il diritto come violenza domata, e la Costituzione come regola e limite al potere. Visti da tale angolazione, il carcere e le pene rappresentano indubbiamente un campo d’indagine privilegiata, un banco di prova tra i più impegnativi per misurare la distanza tra la dimensione ontica del diritto, la sua effettività, e la dimensione deontica del diritto, il suo dover essere. O, se preferisce, tra il diritto vivente e il diritto che insegno.

Iniziamo dall’ergastolo, al cui superamento lei ha dedicato un’attenzione tutta particolare. Un tema impopolare, senza parlare del luogo comune difficile da scalfire: “l’ergastolo in Italia non esiste più”.

Sul tema dell’ergastolo, ma vale in realtà per tutti i principali problemi che ruotano attorno alle pene e alla loro esecuzione, è davvero larga la forbice tra il senso comune e la realtà delle cose. Ecco perché è fondamentale la parola, lo scritto, il dibattito pubblico, la capacità di creare momenti di riflessione non reticente: tutte occasioni capaci di colmare la distanza abissale tra l’opinione omologata, la doxa dominante, e la consapevolezza delle cose, l’epistème. Quante persone sanno, ad esempio, che in Italia esistono non uno ma più tipi di ergastolo? Quante sono al corrente che, a settembre 2014, dietro le sbarre si contavano 1576 ergastolani dei quali 1162 ostativi? Parlo di ergastoli al plurale perché, accanto a quello comune contemplato nell’art. 22 del codice penale, presentano un proprio regime autonomo ed una propria ratio l’ergastolo con isolamento diurno (art. 72 c.p.) e l’ergastolo ostativo (per i reati previsti all’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario). Di ergastolo nascosto si deve poi parlare per l’internamento dei rei folli negli ospedali psichiatrici giudiziari che, di rinnovo in rinnovo, spesso si traduce in una detenzione senza fine. Degli attuali 1576 ergastolani, molti sono reclusi da oltre 26 anni, che pure è il termine raggiunto il quale è possibile accedere alla liberazione condizionale, anche se si sta scontando una pena a vita. Altri addirittura sono in carcere da più di 30 anni, che è la durata massima per le pene detentive. Quanto agli ergastolani ostativi (e sono almeno 681), sono condannati a morire murati vivi, perché per essi – salvo non mettano qualcuno al loro posto, collaborando proficuamente con la giustizia – le porte del carcere non si apriranno mai. Mi (e vi) domando: dobbiamo forse attenderne la morte in carcere, per affermare che queste persone stanno scontando una pena senza fine?

L’ergastolo, però, è già stato sottoposto a giudizio, sia costituzionale, mi riferisco alla sentenza n. 264 del 1974, che popolare con referendum radicale del 1981. Tutte e due le vote ne è uscito confermato.

Quanto a quel voto popolare contrario all’abrogazione dell’ergastolo, come per ogni altro referendum la vittoria del no non produce alcun vincolo giuridico, perché solo la vittoria del  – con conseguente cancellazione della legge – è in grado di innovare l’ordinamento. Semmai, il fatto che la Corte costituzionale abbia allora dichiarato ammissibile il quesito, ci dice che l’ergastolo non è una pena costituzionalmente necessaria: le leggi il cui contenuto è imposto dalla Costituzione, infatti, non possono essere sottoposte a referendum abrogativo. Da ultimo, vorrei ricordare che anche la sovranità popolare si esercita «nelle forme e nei limiti della Costituzione» (art. 1, 2° comma) e se l’ergastolo è una pena illegittima, non basta a metterlo in sicurezza un voto referendario.

Ma la Corte costituzionale, ricordavamo, ha escluso che il “fine pena mai” violi la nostra Carta fondamentale.

Quella sentenza di rigetto, che risolveva un problema gigantesco con una motivazione di sole tremila battute, giuridicamente, non preclude la riproposizione della questione di legittimità dell’ergastolo. Da allora, infatti, il quadro costituzionale è mutato: pensi, ad esempio, all’introduzione in Costituzione nel 2007 del divieto incondizionato della pena di morte (art. 27, 4° comma), che molto ci dice sull’illegittimità di pene irrimediabili e che eleva a paradigma la finalità risocializzatrice cui tutte le pene «devono tendere», come enuncia l’art. 27, 3° comma. La stessa giurisprudenza costituzionale, nel tempo, ha valorizzato in massimo grado questo vincolo di scopo, che non può mai essere sacrificato integralmente ad altre diverse finalità, arrivando anche, con la sentenza n. 161/1997, a dichiarare illegittimo l’ergastolo per i minori. Infine, quella sentenza di quarant’anni fa diceva cose che, oggi, andrebbero rilette con maggiore attenzione di quanto finora è stato fatto.

Ci spiega?

La ratio decidendi di quella decisione è che l’ergastolo non viola la Costituzione perché non è più pena perpetua, potendo il condannato a vita beneficiare della liberazione condizionale, istituto che estingue la pena restituendo il reo alla libertà. Con tutto il rispetto, si tratta di un sofisma. Equivale a dire che l’ergastolo esiste in quanto tende a non esistere. Rovesciato, quell’argomento dimostra che una reclusione a vita è certamente incostituzionale: dunque, tutti i condannati che per le ragioni più varie hanno scontato l’ergastolo fino a morirne, sono stati sottoposti a una pena che la Costituzione respinge. E’ accaduto. Accade anche oggi. Continuerà ad accadere, finché sopravvivrà la previsione legislativa di una pena perpetua.

Perché, allora, in tutti questi anni, l’ergastolo non è mai stato cancellato dal codice penale?

Perché le pene, la loro tipologia, la loro durata, rappresentano un formidabile «medium comunicativo», come dice Giovanni Fiandaca, manipolabile ad arte e catalizzatore di ansie sociali, E’ un serbatoio cui la politica attinge a piene mani per rispondere simbolicamente alla paura percepita dal corpo sociale. Ma dal quale si tiene alla larga, quando si tratta di restituire al diritto penale cornici edittali più ragionevoli di quelle attuali, o se si tratta di mettere in discussione un sistema penale tolemaicamente costruito attorno al paradigma della pena detentiva. Difficile, in questo contesto, che l’ergastolo, cioè la massima tra le pene, possa essere cancellato da un voto, parlamentare o referendario, entrambi suggestionabili ad arte.

Infatti lei ha indicato come strada alternativa l’incidente di costituzionalità davanti alla Consulta. E a questo scopo ha elaborato un atto di promovimento (pubblicato nella rivista Diritto Penale Contemporaneo e che è anche in appendice al volume Volti e maschere della pena curato con Franco Corleone). Perché questa strada dovrebbe riuscire dove hanno fallito legge e referendum?

Pre-vedere come i giudici costituzionali risponderebbero a rinnovati dubbi di legittimità sull’ergastolo va oltre le mie capacità. Tuttavia, diversamente da un voto politico, so che il loro giudizio andrà argomentato secondo coerenza logica e giuridica, sarà guidato da un principio di legalità costituzionale che ha una sua logica stringente non inquinabile da ragioni di opportunità. Riducendo l’essenziale all’essenziale: i giudici delle leggi rispondono alla Costituzione, non al consenso popolare. Compito del giudice che impugna la legge è argomentare persuasivamente perché il carcere a vita, cioè a morte, si collochi fuori dall’orizzonte costituzionale delle pene. In ciò la dottrina giuridica può dare il suo contributo. Dopo di che, vale la massima «fai ciò che devi, accada quel che può».

Può sembrare un atto di sfiducia nella logica democratica, fatta di partiti, confronto parlamentare, leggi approvate a maggioranza…

Capisco l’obiezione ma la respingo. Nasce dall’ubriacatura di questi ultimi vent’anni a favore di una mera democrazia d’investitura, quasi che gli strumenti della sovranità popolare si risolvano esclusivamente nel voto periodico, inteso come delega a una forza politica, a sua volta riunita attorno al capo di turno che tutto prevede e a tutto provvede. La democrazia liberale, disegnata nella nostra Costituzione, è molto più ricca e articolata. Prevede la rappresentanza politica, ma anche la seconda scheda referendaria, il pluralismo associativo, l’esercizio delle libertà civili, la rivendicazione dei propri diritti per via giurisdizionale. La sovranità popolare, in altri termini, si esercita continuamente attraversotutti questi canali di partecipazione. Tra essi c’è anche la via della questione di costituzionalità, laddove ne ricorrano le condizioni di ammissibilità previste dalla legge.

La via giurisdizionale come forma complementare di partecipazione politica, dunque?

In un certo senso è così. Per la condizione carceraria, ad esempio, il processo di riforme introdotte nell’ultimo anno da Governo e Parlamento è stato messo in moto da importanti decisioni giurisdizionali sui diritti dei detenuti, pronunciate dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte costituzionale, sollecitate opportunamente da singoli detenuti o da giudici chiamati, altrimenti, ad applicare norme illegittime. Diversamente, tutto sarebbe rimasto come prima. Spero accada, e presto, anche per l’ergastolo.

Più in generale, comunque il diritto esige sanzioni per condotte penalmente illecite, pene detentive, anche dure…

Premesso che la pena è un male necessario, senza il quale sarebbe a rischio l’esistenza stessa dell’ordinamento e, con esso, le condizioni minime necessarie a una convivenza pacifica, va fatta salva una precisazione, in verità decisiva. La nostra Costituzione ammette la forza di cui lo Stato ha il monopolio ma nega la violenza. E lo fa proprio con riferimento alle situazioni in cui il soggetto è nelle mani dell’apparato statale: se è costretto a una qualunque restrizione di libertà (art. 13, 4° comma), durante l’esecuzione della pena (art. 27, 3° comma), quando è sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio (art. 32, 2° comma). I tanti obblighi internazionali che pongono il divieto di trattamenti crudeli, inumani, degradanti, e ai quali l’Italia è egualmente vincolata ora anche per obbligo costituzionale (mi riferisco all’art. 117, 1° comma), chiudono questo cerchio normativo. Ecco il punto: quando la pena minacciata dal legislatore, irrogata dal giudice, eseguita dalla polizia penitenziaria sotto il controllo della magistratura di sorveglianza, travalica il confine che separa la forza dalla violenza, non è più una pena legale.

 E questo è proprio quello che accade nelle nostre carceri sovraffollate, come ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, condannando l’Italia per il divieto di tortura sancito dall’art. 3 della CEDU.

Esattamente. Anche qui urge una precisazione, per me decisiva. Affrontare il problema «strutturale e sistemico», per dirla con i giudici di Strasburgo, di galere colme fino all’inverosimile, non significa fare fronte a un problema umanitario, né essere chiamati a un sussulto di civiltà o a un obbligo morale. Quello che abbiamo davanti, e di cui il sovraffollamento è solo il lato più visibile, è innanzitutto un problema di legalità. La sua soluzione, dunque, non è una scelta dettata da buonismo o affidata a valutazioni di opportunità politica. E’, semmai, un vero è proprio dovere costituzionale cui non possiamo sottrarci. Pena, altrimenti, un micidiale cortocircuito ordinamentale.

 Quale?

Quello per cui, mentre condanna un soggetto ad espiare una pena per aver violato la legge, è lo Stato che contestualmente viola la propria Costituzione, la CEDU, l’ordinamento penitenziario e finanche il suo regolamento di esecuzione. E’ un cortocircuito micidiale perché, a riconoscere che lo Stato non rispetta la propria legalità sono i suoi stessi organi apicali: sul problema del sovraffollamento carcerario, per esempio, i richiami più severi sono venuti dal Presidente della Repubblica, dalla Corte costituzionale, dal Primo Presidente della Corte di cassazione. La stessa Presidenza del Consiglio, con propri decreti, ha proclamato nel 2010 e reiterato negli anni successivi lo stato di emergenza in ragione dell’attuale condizione carceraria. Sono state addirittura emanate apposite circolari ministeriali che riconoscono il problema dei troppi suicidi dietro le sbarre, la violazione della capienza regolamentare nelle carceri, il problema di una carente assistenza sanitaria per i detenuti. Se questo è il quadro, corriamo il serio pericolo che il reo diventi vittima, perdendo così la consapevolezza della propria condotta antigiuridica, percepita come minuscola davanti a una illegalità statale tanto certa quanto vasta. 

Lei fa molti incontri in carcere e in carcere, è entrato più volte. Che percezioni ne ha ricavato?

Entrare in un carcere, anche se occasionalmente, è un’esperienza sconvolgente. Varchi uno, due, tre, più cancelli che, ad ogni passaggio, si richiudono rumorosamente alle tue spalle. Gli odori, i suoni, i colori, gli spazi, i visi che incroci – del detenuto, dell’agente penitenziario, dei familiari di detenuti, il più delle volte mogli, madri, sorelle fuori dal carcere in attesa di entrare per i colloqui – ti si imprimono nel ricordo. E’ come se tutti i tuoi sensi acuissero la loro capacità di percezione. Fondamentalmente, è un’esperienza che ti mette in contatto con il dolore più sordo, quello che sembra non avere né rimedio né speranza. Per quanto mi sia sforzato, non riesco minimamente a realizzare che cosa siano, quotidianamente, il tempo dietro le sbarre, l’assenza di spazio, la convivenza coatta tra detenuti, l’amputazione della sessualità come libera scelta.

Dove trovare le parole per far capire a chi non ha visto, per raccontare…

Nella letteratura spesso riesco a trovare le parole capaci di raccontare del carcere ciò che altrimenti non saprei personalmente narrare. Adriano Sofri, su tutti, ha questa straordinaria dote. Penso ai suoi libri più carcerari: Le prigioni degli altri (Sellerio), Altri Hotel (Mondadori, 2002), alcune pagine di Piccola posta (Sellerio, 1999) e quelle sull’ergastolo in Reagì Mauro Rostagno sorridendo (Sellerio, 2014). Tra le mie letture più recenti, ho trovato coinvolgenti alcuni romanzi che ruotano attorno all’esperienza del carcere, guardata con occhi diversi: lo sguardo del detenuto che è entrato e uscito di galera (Sandro Bonvissuto,Dentro, Einaudi, 2012), lo sguardo dei figli di madri detenute che hanno vissuto i loro primi tre anni di vita dietro le sbarre (Rosella Postorino, Il corpo docile, Einaudi, 2013), lo sguardo dei genitori di figli detenuti in regimi di massima sicurezza (Francesca Melandri,Più alto del mare, Bur, 2012). Per capire l’ergastolo, poi, i libri di Nicola Valentino, Carmelo Musumeci e – senza alcuna piaggeria – le testimonianze da lei raccolte Urla a bassa voce (Stampa Alternativa, 2012) sono stati per me letture fondamentali.

 La scrittura e la lettura, in effetti, possono essere chiavi d’accesso a una realtà, come quella del carcere, altrimenti sconosciuta.

E’ vero, ma c’è anche dell’altro. Le parole “libro” e “libertà” derivano dalla medesima radice:liber. Ci aveva mai fatto caso? Io la trovo una coincidenza fantastica. Non è una bizzarria, allora, se in altri paesi per ogni libro letto in detenzione è prevista una riduzione della pena da scontare. Del resto, non si è sempre detto che la lettura è una forma di evasione?

 

Diario di Pasquale De Feo- 21 luglio – 22 agosto

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Per una serie di problematiche oggettive indipendenti dalla volontà delBlog, i diari del nostro Pasquale De Feo di giugno e luglio non è stato possibile pubblicarli, e sono in questo momento tecnicamente indisponibili. E questa è una cosa di cui ci dispiace.. uno, per il grande lavoro di Pasquale concernente i suoi diari.. due, perché finora vi è stata una continuità costante, mese per mese. E invece.. adesso si è creato un buco di due mesi.<

Comunque, pubblico oggi il diario di Pasquale per il mese di agosto, riguardo al quale.. ringraziamo fortemente Marina, per la sua opera di trascrizione.

Leggere Pasquale è sempre un piacere. Perché è una persona vera. Piaccia o non piaccia, con pregi e difetti, ma è una persona vera.

Il mondo del carcere abbonda di IPOCRISIA.

Ed è sempre piacevole sentire o leggere chiunque sia allergico all’ipocrisia.

Prima di lasciarvi alle lettura del diario, cito un brano..

“Gli innocenti colpevolizzati.

Leggevo su un quotidiano locale di un recluso che dopo una ventina di anni di carcere, gli mancava qualche anno per uscire. Gli viene notificato un mandato di cattura perché un suo parente per accreditarsi faceva il suo nome, i suoi amici ne parlavano nei loro discorsi, pertanto era passata la cosa, come se ci fosse lui  dietro al parente, invece lui non sapeva assolutamente niente delle megalomanie del parente. Gridava la sua innocenza ma nessuno lo ascoltava, perché chi conosce il colpevole lo sarà per sempre e non potrà mai essere innocente.Di cose simili ne ho viste a centinaia in tanti anni di carcere, persone che scontavano la propria pena nell’attesa che finisse, ma per colpa di qualche familiare, parente o amico, si sono ritrovati a ricominciare la galera da capo. La Costituzione stabilisce che la responsabilità è personale, viceversa nel Meridione è collettiva.”

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo- mese di agosto.

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Romanzo
Francesca De Carolis mi spedì il suo primo romanzo scritto dopo la laurea,si intitola “I GIOCHI DELLA COMETA”,casa editrice “Il Ventaglio”.
Il suo primo cimento non è stato male, credo che c’era tutta la stoffa per continuare.
La salita per arrivare al successo è molto difficoltosa, bisogna essere determinati con una volontà ferrea, affinché la costanza non venga mai meno.
Le nostre passioni hanno bisogno del loro tempo per sbocciare e maturare.
Qualche tempo fa ha scritto il libro sull’ergastolo e sul 41 bis, con trentasei interviste di noi ergastolani, ha fatto un ottimo lavoro e sta avendo un buon successo, ne sono molto contento per lei.
Il romanzo è molto intrigante ambientato nella Roma dei papi, dove le superstizioni la facevano da padrone.
Il successo non ha tempo, può arrivare in qualunque momento, auguro a Francesca di elevare una sua opera nell’olimpo della cultura del mondo.
22-07-2013
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Speranza abortita.
La sentenza della Corte Costituzionale, che tante speranze aveva suscitato in noi morti viventi, era una bufala, nel senso che il presidente della Consulta Franco Gallo ha detto delle autentiche fesserie i Tv a canale 5 :” non c’è bisogno di fare il referendum ormai il problema ergastolo è superato ecc..”. Stronzate.
La sentenza riguarda gli ergastolani che nel periodo 2000 – 2001 hanno chiesto il rito abbreviato, si tratta di sei mesi di tempo, pertanto saranno pochi ergastolani.
Come ho scritto in passato, in questo Paese la Corte Costituzionale è una specie di parlamentino al servizio delle segreterie dei partiti.
Invece di sentenze conformi alla Costituzione, emanano barzellette per compiacere i loro padroni. A noi non cambia niente, una meteora illusoria come ce ne sono state tante nel passato, ma il presidente della Consulta Franco Gallo, ha dimostrato quanto siano grandi questi gnomi del diritto, così la gente può rendersi conto che alla Consulta ci vanno i cortigiani del potere e mai le persone che meritano.
Ogni cosa ha un inizio e una fine, passerà anche questa.
23-07-2013
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Il mondo va avanti.
In India dopo 163 anni hanno soppresso i telegrammi postali, perché ormai ritenuti obsoleti e fuori dal contesto moderno, essendoci i telefonini, sms, e-mail, la rete ecc.., e siccome l’India corre come una locomotiva sui binari dell’informatica, si adegua modernizzandosi.
L’Italia è la settima potenza mondiale, sarebbe di interesse nazionale incrementare la rete a tutte le sue tecnologie, con la ricerca e l’applicazione.
Invece siamo il fanalino d’Europa con ancora i telegrammi, e siccome non ci facciamo mancare niente abbiamo ancora anche i fax.
24-07-2013
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La storia si ripete.
Avendo vissuto di persona le varie emergenze degli ultimi 35 anni, principalmente l’ultima quella del 1992, ho l’impressione che stia per ripetersi.
Il clima ha le stesse connotazioni del 1992, e il “Principe” che non vuole perdere i suoi privilegi e le sue rendite di potere, potrebbe aver deciso di ripetere un’altra stagione di sangue come nel 1992.
Destabilizzando per compattare il Paese e stabilizzandolo con la repressione, che distoglie anche l’attenzione della popolazione dai problemi reali.
L’agnello sacrificale come sempre il Meridione, e i mostri utili allo scopo i meridionali, usati da sempre per il linciaggio.
Questi segnali ci sono tutti, dalla politica che ha perso ogni credibilità come nel 1992, l’economia è nelle condizioni peggiori di allora; anche adesso come allora in sordina si sta aprendo Pianosa e i nuovi 41 bis in Sardegna; servizi dei media che preparano il terreno per attentati ai PM di Palermo, addirittura ieri hanno dato la notizia che l’esplosivo per il Pm Di Matteo è già arrivato; mi sembra di assistere alla ripetizione della strage di Borsellino.
Queste operazioni sono sempre state coordinate dai servizi segreti, come la storia ci insegna negli ultimi settant’anni, da Portella delle Ginestre fino a oggi.
I primi che ne pagheranno la repressione saremo noi reclusi che siamo già stati nel regime di tortura del 41 bis. Il ministero della Giustizia emanerà la lista dai suoi computer,e le squadre dei GOM ci aspetteranno nei vari lager per torturarci tutti i giorni, principalmente a Pianosa lontano da occhi indiscreti. Per fare sceneggiata metteranno i missili terra – aria, come fecero nel 1992 a Pianosa, così il cerchio sarà perfetto e la gente crederà alla fondazione che i Media gli propineranno quotidianamente.
Questo è il Paese ritenuto culla del diritto. Sic.
Mi auguro che queste mie ipotesi rimarranno tali, sia per noi reclusi e sia per la popolazione che verrebbe di nuovo ingannata.
25-07-2013
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L’esclusione.
Questo Papa mi piace sempre di più perché va dritto al cuore dei problemi, senza guardare in faccia nessuno. Ha detto che la cultura dello scarto è un peccato davanti a Dio e contro gli esseri umani. Oggi si cerca di scartare chi non produce, chi è un peso, chi è ritenuto diverso ecc.., anziani,disabili,carcerati ecc..
Bisogna riscoprire la cultura dell’inclusione, tutti devono sentirsi parte della comunità e nessuno deve essere escluso. Facendo parte di una categoria che non solo viene esclusa, ma ci sono “campioni” della legalità, che avendo costruito le loro carriere e il loro potere spargendo odio e alimentando paure, viene sistematicamente messa alla gogna per essere esclusa insieme ai familiari, dalla vita sociale ed economica del Paese, per costringerli a non abbandonare il girone dantesco della recidiva.
Una società sana, civile e democratica, dovrebbe adoperarsi per recuperare chi commette errori e reinserirlo nella comunità, possibilmente migliore di prima. In Italia si fa il contrario, un sistema criminale che strumentalizza il proprio potere, invece di eliminare le cause da loro stessi causate nel tempo, e usano la repressione per stabilizzare lo status quo.
26-07-2013
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Dov’è la sinistra?
Il Pdl appoggerà tutti i referendum principalmente i sei sulla giustizia, tra cui l’abolizione dell’ergastolo, ne sono contento, anche se Berlusconi queste riforme erano vent’anni che lo prometteva a ogni tornata elettorale, ma sistematicamente rimanevano lettera morta.
Il Pd, il maggiore partito di sinistra, campione del garantismo ereditato dall’ex Pc, negli ultimi vent’anni ha instaurato un legame incestuoso con le procure e la magistratura in generale, si oppone a qualunque riforma che intacca il potere dell’ultra casta della magistratura.
Sono convinto che nel tempo perderà tanti consensi elettorali, perché la gente inizia a comprendere quanto marcio dettato dal potere c’è in questa corporazione, che condiziona il Paese e lo sta strangolando in tutti i modi, anche economicamente, essendo che nessuno vuole venire a investire in Italia,
Mi auguro che i referendum vadano bene, in modo che la civiltà inizia a rinfrescare la democrazia italiana ostaggio di un sistema criminale.
27-07-2013
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Il passato è simile al presente e uguale al futuro.
Ho finito di leggere un libro di narrativa di una scrittrice di Catanzaro Giovanna Moscata, edito dalla casa editrice Aracne, intitolato “Ritratto in bianco e nero”.
L’ho trovato molto bello, sia nella scrittura,semplice e chiara, e sia nella storia stessa.
La mia impressione è che la scrittrice ha raccolto i racconti degli anziani; li ha ampliati, trascritti e dati alle stampe. Questo consentirà che non andrà perduto il patrimonio orale dei nostri vecchi.
Nel racconto c’è la società disuguale che caratterizzava ancora il Paese prima della seconda guerra mondiale, che la stessa ha contribuito a spazzare via in buona parte.
Tutte le ingiustizie che la classe aristocratica dall’alto del loro piedistallo commettevano impunemente contro i cittadini, la stragrande maggioranza della popolazione, costretti ad essere servi, la cui unica libertà era sognare quando la pancia piena lo permetteva.
L’amore tra una contadina e un nobile, è lo sfondo su cui è improntata la storia.
Le gerarchie delle classi sociali erano molto rigide, e creavano dolori e sofferenze quando i sentimenti infrangevano i confini tracciati.
Il muro che divideva la società, ha contribuito a non far vivere il grande amore di queste due anime, dividendoli per sempre, che rivivrà per entrambi nel frutto del loro amore, la figlia Angelica.

28-07-2013
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L’Ilva un’indecenza senza limiti.
Definirlo il più grande disastro europeo, non credo che dia le giuste proporzioni, perché si dimenticano le centinaia di morti che ha causato questo mostro, con la complicità di tutte le istituzioni.
I Riva sono di Genova se fossero stati di qualunque città meridionale, sarebbe stato subito macchiato come strage di mafia, ma il razzismo ha inquinato anche l’applicazione delle leggi.
Questa famiglia Riva, avuto in “regalo” lo stabilimento dallo stato, ha operato come se fosse nel quarto mondo, corrompendo tutti: politica, sindacati, chiesa, magistratura, media, enti scientifici, associazioni ambientaliste, con il silenzio complice delle banche e di confindustria.
Ritengo che il maggiore responsabile è stato il governatore della Puglia Vendola sia perché per tutti questi anni ha fatto finta di non vedere e ha ricevuto indirettamente contributi dai Riva come tutti, e addirittura i soldi che servivano per bonificare la città di Taranto, li ha usati per informatizzare le procure della Puglia.
Alla fine viene sempre a galla questo legame incestuoso tra la sinistra e le procure, e si possono immaginare di chi sono figlie le sue assoluzioni e coperture sulle malversazioni successe in Puglia.
Credo che anche per questo, la procura di Taranto si è svegliata dopo trent’anni, quando ormai il disastro ha raggiunto un punto critico di non ritorno. I Riva alla fine non pagheranno niente, come succede in questo Paese, ritorneranno in Padania e quando le acque si saranno calmate rimetteranno in piedi qualche altro business e tutto sarà dimenticato.
In “Terronia” i “piemontesi” possono commettere qualsiasi sfregio.
Se si fosse trattato di una famiglia meridionale, gli appioppavano il marchio a fuoco del 416 bis e la loro vita era segnata per sempre.
Chi ripagherà la popolazione di Taranto per quello che hanno subito? Nessuno.
29-07-2013
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La setta pugliese.
Indipendentemente da quello scritto ieri su Vendola, oggi casualmente leggo un articolo su Vendola, la sua famiglia e tutta la cricca di magistrati che ruota in questa specie di setta o forse è meglio dire associazione a delinquere.
Ora comprendo perché i fondi per il disinquinamento di Taranto sono stati stornati da Vendola e usati per informatizzare le procure pugliesi.
E’ palese che non viene mai inquisito, neanche per il disastro dell’Ilva.
Nell’articolo riporta che il cognato di Vendola, su consiglio di CAROFIGLIO (scrittore, politico, Pm lui e la moglie) è andato ad autoaccusarsi di aver rubato foto dal computer della fidanzata (sorella di Vendola), affinchè il clan Vendola potesse denunciare il giornalista di Panorama per ricettazione, essendo che il cognato le aveva date al giornalista ed erano state pubblicate, tra cui c’era la famosa foto del pranzo dove c’era Vendola e il giudice che l’aveva assolto.
Talmente si sentono onnipotenti e sicuri della protezione delle procure e della magistratura in generale, da poter mettere in cantiere anche stupidaggini, certi che passeranno al vaglio dei giudici.
Un Pm antimafia barese Desideree Di Geronimo, faceva parte della combriccola, a tutte le feste veniva invitata e invitava quando le organizzava lei, quando ha iniziato ad indagare sulla sanità pugliese e inquisire Vendola per abuso d’ufficio, è stata messa all’indice, accusata da diversi suoi colleghi davanti al CSM per incompatibilità ambientale. I maggiori accusatori sono Francesca Pirelli (Pm e moglie di Gianfranco Carofiglio – scrittore,politico e Pm a sua volta), e dal Pm Teresa Iodice presente al pranzo della foto con Vendola.
Vendola è un altro dei politici che negli anni 90 ha costruito la sua visibilità con il giustizialismo imperatore e militante del capo di allora Luciano Violante.
30-07-2013
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L’estrema unzione.
E’ venuta la Presidentessa del tribunale di sorveglianza di Catanzaro, invitata dal reparto del secondo piano per un’incontro e discutere dall’art. 41 bis e l’ergastolo, dopo è venuta anche da noi dell’As1, ci siamo incontrati nella scuola situata nella rotonda del nostro piano.
Ci ha fatto i complimenti per i dolci e torte, che il nostro pasticcere Fabio aveva preparato, mentre si gustava la pasticceria, ho aperto il discorso su queste problematiche che ci strangolano: ergastolo e art. 4 bis.
Il succo del suo discorso è che queste tematiche sono costituzionali, pertanto vanno bene così, sintetizzando possiamo morire in carcere.
La sua chiarezza è da apprezzare, almeno non ci ha preso in giro.
Se la Corte Costituzionale rispecchia il suo presidente, che si è prestato ad un’azione miserabile, di andare al Tg 5 per sabotare il referendum sull’ergastolo, la dice lunga sul resto della squadra della consulta.

31-07-2013
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Le isole dei regimi antidemocratici.
Ieri sera ho visto un film in Tv su Nelson Mandela, mentre era detenuto nell’isola lager al largo del Sud Africa. L’isola vista dall’alto era piatta come quella nostrana di Pianosa, e il regime era simile a quello del 41 bis, l’unica cosa che c’era in più è che spaccavano pietre.
A Pianosa non facevano spaccare le pietre, ma in compenso spaccavano la schiena dei reclusi a bastonate.
Ogni regime ha bisogno di un’isola dove reprimere lontano da occhi indiscreti.
Mandela combatteva contro l’apartheid del suo paese, la divisione razzista tra i bianchi e i neri, alla fine anche chiuso in una cella ha vinto, ma la sua grandezza l’ha dimostrata ancor di più alla sua uscita, chiunque avrebbe avuto sentimenti di vendetta dopo ventisette anni di carcere, lui invece fece leva sul perdono e la riconciliazione nazionale, evitando una guerra civile che sarebbe sfociata in un bagno di sangue e la stessa oppressione subita da lui e la popolazione nera.
Siccome l’Italia è stata unita solo territorialmente, per fini di lucro e con metodi simili alle orde barbariche di fatto una divisione razzista simile all’apartheid fu istaurata e mai cancellata nel Meridione d’Italia (ex Regno delle Due Sicilie), per liberarci dovremmo fare come Mandela.
1-08-2013
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Il sindacato della Uil Polizia Penitenziaria ha denunciato con 40 foto il degrado del carcere dell’Ucciardone a Palermo.
Sono stato nel carcere dell’Ucciardone per sei mesi, dall’8 febbraio 2003 all’8 agosto 2003, il direttore del carcere era Maurizio Veneziani, attuale Provveditorato della regione Sicilia.
La struttura era già fatiscente allora, con accorgimenti era stato fatto diventare una sorta di lager, le limitazioni del direttore rendevano la vivibilità un inferno.
In trent’anni ho girato molte carceri, tra cui i peggiori, da Poggioreale al 41 bis all’Asinara, ma un carcere così orribile e talmente incivile non l’avevo neanche mai immaginato.
L’Ucciardone è una vergogna non solo per l’Italia ma anche per l’Europa, andrebbe chiuso con effetto immediato.
I direttori come Veneziani vengono sempre premiati, per loro conta solo la repressione, perché è dall’alto che il male è pianificato, organizzato, e applicato con l’aiuto di “Veneziani”.
Al mio arrivo all’Ucciardone mi misero in una gabbia che chiamano il canile (la parola dice tutto) capii subito che non era carcere per me, e iniziai subito a protestare, dopo sei mesi di lotta mi trasferirono.

2-08-2013
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Le spose bambine.
In certi paesi arabi e asiatici, fanno sposare le figlie a 11 anni a nonnini molto più grandi. E’ una specie di mercato, i genitori le vendono al miglior offerente. Nei giorni scorsi ha avuto risonanza in tutto il mondo la storia di una bambina yemenita di 11 anni, lei viveva con lo zio nella capitale del paese, andava a scuola e viveva la vita di una bambina della sua età. I genitori la danno in sposa a un ricco yemenita espatriato in Arabia Saudita, aveva 10 anni e 3 mesi la bambina, l’uomo non avrebbe chiesto nemmeno l’età, talmente è una cosa normale. La vanno a prendere dallo zio per consegnarla a quest’uomo, la bambina venuta a conoscenza dell’intenzione dei genitori, scappa e ritorna dallo zio.
Facendo intervenire le autorità, lo zio riesce a dissuadere i genitori, ed ora la bambina è felice a casa dello zio. Con lo zio ha registrato un video e postato su you tube, in pochi giorni ci sono stati otto milioni di contatti. Ha esordito nel video: “meglio morta che sposa” denunciando le barbare usanze locali. Esorta tutti i genitori e gli arabi: “ Sono una bambina e voglio realizzare i miei sogni. Mia zia fu costretta a sposarsi e si diede fuoco. Ho visto le foto di lei avvolta nelle fiamme. Io voglio andare a scuola e aiutare gli altri bambini. Non penso al matrimonio, non voglio farlo ora. Lasciateci realizzare i nostri sogni, non uccideteli.”
La sua battaglia l’ha vinta, non è così per milioni di bambini.
Una denuncia clamorosa da un organo dell’Onu, racconta di una bambina sudanese, venduta in cambio di 200 mucche a un settantunenne, al suo rifiuto, la famiglia la lega ad un albero nel bosco e la uccide a bastonate.
I paesi occidentali dovrebbero intervenire, ma purtroppo l’interesse economico prevale su ogni abominio.

3-08-2013
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Guarire dalla macelleria messicana.
I No Global che furono torturati prima alla scuola Diaz e poi nella caserma Bolzaneto, giustamente definita prigione lager, durante il G8 del 2001 a Genova. Sono ritornati nella scuola Diaz per guarire dallo shock che ancora oggi li perseguita, molti sono ancora sotto cura psicologica perché tormentati dalla notte “cilena” alla Diaz.
Fino ad oggi non era stata possibile perché la preside già in carica nel 2001 durante il G8, non l’ha mai permesso, con l’avvento del nuovo preside prof. Martinis ha dato questa possibilità.
Questo episodio è stato ritenuto dalla Corte Europea dei diritti umani, come la più grave sospensione della civiltà e la democrazia dal dopoguerra.
Ben hanno fatto i giudici della cassazione a scrivere nella motivazione che questa sospensione della legalità “ha screditato la nazione davanti al mondo.”
L’opinione pubblica era stata convinta dai professionisti dell’antimafia, che la violenza sarebbe stata usata solo contro i reclusi, invece dopo anni di allenamento a Pianosa e in varie carceri, nel lager di Bolzaneto hanno dato il meglio di sé.
La deriva “cilena” delle varie polizie italiane, ha raggiunto indici preoccupanti, non si nota più la differenza con quelle delle dittature.

4-8-2013
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Tormentone Berlusconiano.
Qualunque canale Tv e quotidiani, non si parla d’altro che della sentenza di Berlusconi. Ci sono i cortigiani di ambo le parti che fanno a gara a chi le spara più grosse.
Difensori di Berlusconi e della magistratura, entrambi in modo settario a prescindere da qualsiasi considerazione. Addirittura Sandro Biondi ha invocato la guerra civile. D’altra parte dichiarazioni pompose sul rispetto della magistratura e delle sentenze, il Pd ha tutto l’interesse di mettere fuori gioco Berlusconi e difendere ad oltranza la magistratura loro alleato di ferro, che ha coperto e copre tutte le loro nefandezze, da tangentopoli fino allo scandalo del Monte Dei Paschi di Siena, ormai relegato dai media nelle notizie di poco conto, come fosse una piccola truffa di paese.
Sono vent’anni che Berlusconi è perseguitato, questo è sotto gli occhi di tutti, lui per difendersi ha fatto leggi personali, ma per rifarsi una verginità e tenersi buono l’apparato della repressione ha fatto leggi infami e crudeli; nella storia della Repubblica solo Andreotti gli è stato superiore nelle leggi repressive.
Personalmente la galera non la auguro a nessuno, tranne a lui e al suo sodale servente Angelino Alfano, non un carcere qualunque ma nel regime di tortura 41 bis, così provano sulla loro pelle quello che hanno contribuito a creare e reso simile ai centri di detenzione psichiatrici sovietici, dove internavano i dissidenti per annullarne la personalità e annichilirne i pensieri.
Il paradosso è che Berlusconi coglie ogni occasione per parlare del pericolo dei bolscevichi, e poi nei fatti li imita nelle cose peggiori.

5-03-2013
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Il regno di Bengodi e del terrore.
Mossinissa re di Numidia, per avere l’alleanza dei Romani e sconfiggere il suo avversario, venne a Roma per perorare la sua causa al feudo, riuscì nel suo scopo, ma al suo ritorno disse una frase rimasta famosa “Roma città veniale”.
Aveva corrotto a piene mani per siglare l’alleanza. Credo che poco sia cambiato nei secoli, chiunque c’è stato ha corrotto e si è fatto corrompere.
In questi giorni il quotidiano La Repubblica sta tirando fuori la verità sull’’espulsione di Alma Sehalabayeva e sua figlia di sei anni, ormai è tutto chiaro, come al ministero dell’interno che hanno agito su direttiva di Alfano, e proceduto celermente a fare ciò che voleva la dittatura Kazaka. Ma, in modo subdolo sta cercando di far ricadere la colpa solo su Alfano.
Il partito di Repubblica cerca sempre di salvare e coprire i suoi amici e affossare e mostrificare i nemici (non hanno avversari ma solo nemici, il virus staliniano non è mai stato eliminato).
Era palese anche per me che Alfano avesse fatto tutto sotto dettatura di Berlusconi, ma con il placet del governo.
In Kazakistan non ha interessi solo Berlusconi, ma c’è l’Eni e una cinquantina di aziende, ma anche tanti satrapi della sinistra, con in cima alla lista Prodi che fa da consigliere al dittatore Kazako.
L’oscuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che lo decorò con il Gran Cordone, la più alta onorificenza concessa dal Quirinale.
Ci sono Dini, Monti e altri papabili italiani.
Per mitigare questa vergogna, La Repubblica ha scritto che il dittatore Kazako Nazarbayen è “un leader politico straordinario”.
Gli interessi calpestano ogni decenza, per questo motivo hanno fatto prostituire il Paese davanti al mondo senza vergogna.

6-08-2013
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Libertà.
La libertà o esiste per tutti o non esiste, così diceva John Brown.
Ho finito di leggere il libro scritto da John Brown intitolato “Guerra – alla – schiavitù”.
Circa un secolo e mezzo fa John Brown, sfidando l’ordine sociale costituito, pur essendo un devoto credente, prese le armi per lottare contro la schiavitù. Riteneva che tutto ciò che fosse stato fatto a lui doveva farlo agli altri, questa sorta di comandamento glielo aveva insegnato lo studio della Bibbia.
Negli USA vigeva la schiavitù dei neri, trattati in modo disumano, molto peggio delle bestie da soma, sfruttati dall’alba al tramonto senza nessun diritto.
Sacrificò se stesso e alcuni familiari per portare avanti questo suo sogno di far abolire la schiavitù. Diede filo da torcere agli schiavisti, liberando molti schiavi, ma alla fine, durante uno dei suoi raid fu ferito e catturato, processato e impiccato. Nell’azione perse due figli e un genero.
Aveva previsto che la sua schiavitù avrebbe causato una guerra civile, che successe da li a qualche anno.
Sarebbe difficile trovare un uomo del genere al giorno d’oggi, che per un nobile ideale dedicasse la sua esistenza e morendo con amore per esso.
La mattina dell’esecuzione consegnò un biglietto a una guardia, dove c’era scritto “Io, John Brown, sono ora certissimo che i delitti di questo colpevole Paese non saranno mai lavati che dal sangue. Invano,ora capisco, mi illudevo che ciò si potesse ottenere senza spargere molto,molto sangue”.
La guerra di secessione contribuì all’abolizione della schiavitù, ma furono versati fiumi di sangue.

7-08-2013
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La schiavitù legalizzata.
Mentre guardavo Rai Uno mattino mi sono soffermato sulla discussione che stavano facendo in studio. Il tema era la forma di schiavismo nei Call – center che pagano 2 euro l’ora, non era concepibile che si possano sfruttare i ragazzi tra cui molti laureati, in questo modo alla luce del sole.
Mentre assistevo alla discussione televisiva, riflettevo che moltiplicando le due euro all’ora per l’intera giornata si può quantificare in 15 anche 20 euro al giorno, alla fine del mese si superano i 500 euro, per un ragazzo che vive ancora con i genitori può essere una sussistenza per sopravvivere.
Ma in carcere pur lavorando tutta la giornata ci pagano due ore al giorno, a fine mese non si arriva a più di 50 ore, dalla busta paga non esce quasi mai più di 100 euro.
Non abbiamo nessuna tutela che possa intervenire per sanare questa schiavitù di fatto regolata dallo Stato, che dovrebbe garantire la legalità, invece viola la Costituzione, il Codice Penitenziario, e il Codice Penale, allo stesso tempo la Convenzione Europea. Tutti gli organi di garanzia mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi, anche la magistratura si comporta come le scimmiette “non vedono, non sentono, non parlano”.
Siamo pari a 0 quindi possiamo essere calpestati senza problemi, ma allo stesso tempo usati come mostri per gli interessi del “principe” che comanda e opprime il Paese.
8-08-2013
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La meraviglia della natura.
Leggendo una rivista ho scoperto che ci sono degli animali di cui non conoscevo l’esistenza,e che hanno dei meccanismi organici unici nel loro genere.
Uno è lo scoiattolo ortico, che ha la capacità durante il periodo di ibernazione di portare la temperatura corporea fino a meno 2,9 gradi centigradi, gli scienziati non capiscono come faccia a sopravvivere e il cervello a non congelare.
Ogni due – tre settimane riporta il corpo alla temperatura normale di 36,4 gradi, che mantiene per 12 – 15 ore prima di raffreddarsi nuovamente. Quando si sveglia del tutto il cervello in un paio d’ore va di nuovo in funzione, ed anche meglio di prima.
Gli scienziati studiano lo scoiattolo ortico per cercare di comprendere meglio le potenzialità del cervello umano. Il loro obbiettivo è scoprire come prevenire il processo di decadimento cellulare del cervello.
L’altro animale è il gatto delle sabbie, vive nei deserti del Sahara, in Arabia e zone dell’Asia centrale. Di giorno vive nelle tane sotto terra e di notte esce per cacciare piccole prede del deserto. Può sopravvivere ricavando liquidi dalle prede che si nutre. I cuscinetti del piede sono ricoperti da uno strato di pelliccia, il quale impedisce che le zampe sprofondino o si scottino nella sabbia arroventata; per questo motivo le tracce del suo passaggio sono praticamente invisibili.
Ha uno strato di pelo nelle orecchie per proteggerlo contro la sabbia del deserto. Ha un udito così sensibile da sentire le prede anche da sotto terra.
Tutti i giorni scompaiono razze di animali delle quali non conoscevamo neanche l’esistenza, ed è una feita inferta alla natura e a noi stessi, che con la nostra rapacità siamo capaci di distruggere ogni cosa.

9-08-2013
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L’unione fa la forza.
L’unione fa la forza,sembra una frase fatta, però in questi tempi di crisi che causa la chiusura di migliaia di imprese piccole e medie, si potrebbe rispolverare questo concetto e applicarlo nella realtà. Meglio possedere una piccola parte di una società che una società intera destinata al fallimento oppure con un futuro incerto. Ciò consentirebbe di superare la crisi a migliaia di attività. Con internet anche le distanze non sono un problema, per tanto allearsi,fondersi, consorziarsi, creare nuove società, agevolate dalle nuove tecnologie, aiutano non solo a superare ogni problema ma anche a crescere per guardare i mercati internazionali.
Una piccola e media impresa, con dieci soci alla pari, con specialità diverse sarebbe l’ideale, questo consentirebbe di miscelare giovani, competenze e esperienze. Creare un sistema del genere, può contribuire a fondare una banca per i loro bisogni, così si toglieranno dalle grinfie dello strozzinaggio bancario, che ha contribuito al fallimento di migliaia di imprese.

10-08-2013
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Ritardi ferroviari.
In Giappone contano i ritardi ferroviari in secondi, viceversa in Italia vengono contate le ore.
Nel 1997 avevano già registrato ventiquattro secondi di ritardo in un anno. Nel 2001 li avevano ridotti a diciotto secondi. Oggi sono a dodici secondi; un secondo al mese.
Il loro obbiettivo è di arrivare a zero secondi e nello stesso tempo garantire la massima sicurezza. Questi standard sono impensabili da noi, anche perché abbiamo il capo delle ferrovie Moretti che modernizza metà del Paese ai livelli occidentali e l’altra metà li fa regredire a quelli africani.
Leggevo che in un solo giorno sulla tratta ferroviaria della Sicilia orientale, il ritardo è stato di 578 minuti, oltre sei ore, nei paesi del terzo mondo i treni sono molto più in orario.
I media al servizio del potere, ci proiettano le immagini di un Pese diverso dalla realtà, affinché, gli interessi e i privilegi di chi mantiene il potere vadano a gonfie vele.

11-08-2013
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L’oppressione della piovra del principe.
Il principe è il nome che il procuratore capo di Palermo Roberto Scarpinato ha dato al suo libro “Il ritorno del principe”, al potere che comanda questo Paese, siccome è comodo lo uso anche io.
I tentacoli della piovra del principe, vengono usati non solo per reprimere ma anche per incanalare il dissenso e stemperarlo in vari modi.
Tempo fa in Sicilia si era formato un movimento chiamato i “forconi”, quando costatarono che i politici e sindacati non riuscirono a incanalarlo per domarlo, iniziarono le accuse di mafiosità da parte dei professionisti dell’antimafia, che nei fatti sono più criminali dei mafiosi.
Le procure antimafia iniziarono ad aprire procedimenti per terrorizzare i cittadini che avevano aderito. I media li censurarono, e con il silenzio della chiesa, sono riusciti a farlo scomparire.
Qualunque dissenso viene studiato a tavolino come ad addomesticarlo, quando non ci riescono, usano anche la forza bruta delle varie polizie e poi tutto il resto dell’armamentario della repressione.
Molto raramente non ci riescono, quando la protesta ha una connotazione locale e popolare, radicato sul territorio impedisce al principe di sopprimerla.
Due esempi sono la NO TAV e la NO MOUS.
La NO TAV sono anni che cercano di domarla, non ci riescono, questo li fa incavolare e avendo usato tutti i mezzi a disposizione, è giunta l’estrema razio, la criminalizzazione, usando il copione in questo campo Giancarlo Caselli il procuratore capo di Torino; la sua fedeltà al regime del principe è totale è l’ha dimostrato più volte sul campo nel difendere gli interessi, con repressioni feroci e crudeli.
Ora sta incriminandoli come terroristi,facendo passare questi cittadini comuni che protestano per salvaguardare il loro territorio, come un’associazione sovversiva.
Hanno il diritto di protestare, costituzionalmente garantito, quei diritti costituzionali a cui i giudici si riempiono la bocca ogni volta che si toccano i loro privilegi, per loro sono sacri, per i cittadini no.
Fino a poco tempo fa i NO MOUS erano circuiti un po’ da tutti, principalmente dal re dei demagoghi, l’attuale presidente della regione Rosario Crocetta, voleva cavalcare la protesta, ma come è suo costume ha fatto promesse in tutte le salse, alla fine la sua pecoraggine nei confronti del principe ha preso il sopravvento e ha contribuito con le sue decisioni a dare una forte mazzata al movimento.
Giustamente ha ricevuto critiche da tutte le parti per la decisione e per aver tradito il movimento NO MOUS.
Aveva ragione Claudio Fava a definirlo “ Un essere meschino e miserabile”.
Per cercare di riprendersi dal calo di consensi, no ha trovato di meglio o forse è più corretto dire è il suo metodo, accusare di mafia tutti quelli che non la pensano come lui; ha dichiarato che il movimento NO MOUS è infiltrato e pilotato dalla mafia.
Prima di tradirlo e lo cavalcava era pulito come un giglio.
Bene ha fatto il movimento a denunciarlo, vedremo se in Sicilia ci sarà un giudice per Crocetta.
Temo che la setta antimafia di cui fa parte, lo proteggerà come ha fatto fino ad oggi.
Analizzare il sistema italiano, si arriva alla conclusione che è una democrazia dimezzata e di facciata. Ci vorrebbe un movimento nazionale per spazzare via il principe e i tentacoli della sua piovra, per costruire una vera democrazia con tutte le regole della civiltà europea.

12-08-2013
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Legalizzazione.
Il proibizionismo e la criminalizzazione non hanno mai portato nessun beneficio, ma hanno sempre alimentato a dismisura le cause create dal divieto. In Uruguay hanno liberalizzato la marijuana affidandola al monopolio dello stato, una vera rivelazione che contribuirà ad avere un effetto domino. Non ci sarà carcere per nessuno. I cittadini potranno coltivare fino a 6 piante a casa. Cooperative con il massimo di 45 persone possono coltivare fino a 99 piante a testa. Le società private possono coltivarla ma dovranno venderla allo stato, che rifornirà le farmacie autorizzate per la vendita ai cittadini maggiorenni e solo di nazionalità uruguayana. Il limite massimo è di 40 grammi al mese. I consumatori verranno iscritti in un registro statale protetto da privacy. Non sarà consentita pubblicità come alle sigarette. Il ricavo sarà destinato alla prevenzione e alle agenzie di controllo.
I promotori hanno spiegato che non è una legge che promuove il consumo, lo regolarizza. Un’associazione americana ha dichiarato che: “ A volte i paesi piccoli, fanno cose grandi”.
Credo che tutto il mondo dovrebbe prendere esempio da questo paese che ha finalmente sbloccato il proibizionismo esportato dagli americani, a cui la storia non insegna niente, perché fanno sempre gli stessi errori.

13-08-2013
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Grande Papa.
Mentre facevo ginnastica in saletta, mi chiamano che mi vuole parlare Don Giorgio, vado e mi consegna una lettera del Papa, credevo che scherzasse, ma quando l’ho letta mi sono emozionato, aveva risposto alle mie due lettere e ai quesiti in essa contenuti, la prima sull’ergastolo e la seconda sul 41 bis.
Ha abolito l’ergastolo in Vaticano per sollecitare i politici italiani a fare altrettanto, ma questi sono sordi perché ci hanno costruito carriere e potere sulla repressione, pertanto non vogliono farlo, non solo abolire l’ergastolo ma anche tutte le leggi repressive che calpestano la dignità umana e le libertà civili, che come una ragnatela opprimono e limitano il progresso nel Meridione.
Per l’art. 4 bis mi ha scritto di tener viva la speranza, essendo che gli avevo scritto che a noi la speranza ce l’avevano revocata in forza di una legge, art. 4 bis.
Ammiro questa persona come uomo e come religioso, perché le sue risposte non sono quelle frasi fatte dei suoi predecessori : “ di avere fede nell’altra vita dopo il trapasso, dove avremo libertà, giustizia e amore”. Lui da risposte terrene, non a parole, ma con i fatti, e qualunque persona si giudica dai fatti e non dalle chiacchiere.
Gli auguro che rimanga in salute per almeno altri 10 anni, in modo che possa portare a termine tutto ciò che ha programmato.
Lui sta scrivendo la storia e noi la stiamo vivendo.

14-08-2013
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Terrorismo antimafioso.
Ho finito di leggere il libro “Oltre le stragi”. Mafia e istituzioni: i rapporti dopo il 1992. Scritto da Mimma Tamburello e Riccardo Castagneri. Edizioni SEB – 27. Con la prefazione di Francesco Messineo e la postfazione di Rita Borsellino.
Questo libro incarna la cancrena della giustizia in Italia, perché antepone ogni cosa all’azione giudiziaria che è ormai ridotta al momento dell’accusa.
Tutte le architetture cervellotiche partorite dai Pm e dai savonarola dell’antimafia sono diventate verità certificate, come il vangelo per i religiosi.
Il settarismo di un estremismo dispotico che esclude ogni errore da parte degli adepti della setta antimafia, è qualcosa di aberrante. Per chiudere il cerchio delle loro verità, manipolano le realtà e strumentalizzano tutto ciò che viola le loro conclusioni.
La repressione con una oppressione dittatoriale, di arresti indiscriminati e torture nelle carceri, viene fatta passare come una necessità giustificata simile alle crociate “Dio lo vuole”.
Non c’è una sola parola di umanità, solo di odio verso tutti quelli che non la pensano come loro, e che contrastano i loro disegni di potere.
Singoli episodi vengono plasmati secondo il bisogno utilitaristico per legittimare tutto quello che fanno. Ne cito qualcuno che tramite i media ho seguito a suo tempo:” Un tecnico informatico nel Lazio, fu trovato morto in casa sua, i suoi amici dichiararono che gli aveva confidato di essere entrato nel sito dell’archivio dei servizi segreti, ed era venuto a conoscenza di segreti di stato su fatti inimmaginabili, dopo pochi giorni fu trovato morto.
Nel libro si palesa il sospetto che fosse stato ucciso perché fu uno dei periti dei computer di Falcone; tutto fa brodo per portare acqua al loro mulino.
Altro episodio, non dicono una parola sugli innocenti che hanno scontato vent’anni di carcere per la strage di Borsellino; nemmeno che Piero Grasso dal 1998 sapeva che erano innocenti; avendo interrogato Gaspare Spatuzza già in quella data, che aveva reso le stesse dichiarazioni fatte all’atto del suo pentimento nel 2008.
Neanche che Scorantino fu obbligato con le torture a Pianosa ad accusare e autoaccusarsi della strage. Nessuna parola contro il questore La Barbera e il suo gruppo che costruirono tutte le prove false per la strage di Borsellino.
La tortura del 41 bis, la rappresentano come uno strumento legale.
Salvatore Borsellino dichiara che Spatuzza non è credibile, credo che si era innamorato della bella tesi di Scorantino, oppure è convinto che essendo il fratello di Borsellino,le sue ipotesi,sono verità.
I politici sono divisi in due categorie, quelli che la pensano come loro, sono dei grandi politici, gli altri sono tutti mascalzoni.
Potrei scrivere tanti altri episodi, ma chi leggerà comprenderà che in questi libri non c’è la verità, ma la loro verità.
Una sola cosa ho trovato che non conoscevo, avendo letto molti libri in merito, si tratta della strage di Portella delle Ginestre, da testimonianze e perizie balistiche, attestavano che gli spari arrivavano dalle postazioni dove erano posizionati i carabinieri, che impedivano la fuga dei dimostranti intrappolati.
Nelle stragi di stato, come le ultime, i carabinieri c’entrano sempre.

15-08-2013
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Gli innocenti colpevolizzati.
Leggevo su un quotidiano locale di un recluso che dopo una ventina di anni di carcere, gli mancava qualche anno per uscire. Gli viene notificato un mandato di cattura perché un suo parente per accreditarsi faceva il suo nome, i suoi amici ne parlavano nei loro discorsi, pertanto era passata la cosa, come se ci fosse lui dietro al parente, invece lui non sapeva assolutamente niente delle megalomanie del parente.
Gridava la sua innocenza ma nessuno lo ascoltava, perché chi conosce il colpevole lo sarà per sempre e non potrà mai essere innocente.
Di cose simili ne ho viste a centinaia in tanti anni di carcere, persone che scontavano la propria pena nell’attesa che finisse, ma per colpa di qualche familiare, parente o amico, si sono ritrovati a ricominciare la galera da capo.
La Costituzione stabilisce che la responsabilità è personale, viceversa nel Meridione è collettiva.

16-08-2013
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La morte biologica certificata.
Finisco di leggere il giornalino “Ristretti orizzonti” che mi spediscono dal carcere di Padova.
Un articolo di Carmelo Musumeci mi rimane impresso, parla di una sentenza della Cassazione che un recluso gli porta a leggere per capire la motivazione: “ essendo l’ergastolo fino a morte del reo e non essendo la morte del reo calcolabile, non è possibile sottrarre i due anni di indulto”.
Carmelo ha dovuto spiegare con parole semplici cosa volessero dire i giudici della Cassazione, hanno voluto dirgli che è inutile che gli diano l’indulto perché la pena dell’ergastolo dura fino alla morte del condannato.
“la morte del reo”, questo significa che i giudici sono consapevoli che la nostra condanna è una pena di morte, dovrebbero avere il coraggio di dirlo a chiare lettere, invece lo coprono con una marea di aggettivi per evitare di dire la verità. In questo Paese c’è la pena di morte e la tortura, tutto in base a delle leggi.

17-08-2013
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Oscuri figuri delle politica.
Edmondo Cirielli ex ufficiale dei carabinieri, parlamentare di Berlusconi, e attualmente di Fratelli d’Italia. Persona famosa per la famigerata legge Cirielli; una delle tante leggi “ad personam” a favore di Berlusconi, che tanto ha contribuito a riempire le carceri di poveri cristi, perché la recidiva aggrava la pena. Ricordo che lessi su un quotidiano e ne scrissi anche nel diario, un uomo per fame rubò un pacco di biscotti, per effetto della legge Cirielli, fu condannato a tre anni e due mesi.
Oggi questo signore è inquisito dall’antimafia, con l’accusa di corruzione, abuso d’ufficio, e 416 bis (associazione mafiosa).
Stanno indagando sul suo operato nella compagnia di tesseramento del partito degli anni scorsi, e delle sue decisioni ambigue da Presidente della provincia di Salerno.
Ci sono le accuse di un imprenditore di Nocera (SA) Giovanni Citorella, lo accusa che il suo rappresentante politico nell’Agro – Nocerino Giuseppe Fabbricatore lo aveva incontrato spesso durante i suoi colloqui con Carmine Alfiere latitante, attualmente pentito.
Politici come Cirielli, rigidi, duri, giustizialisti, sono sempre più marci degli altri, vogliono farsi una verginità facendosi promotori di leggi infami come la loro coscienza.

18-08-2013
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Reali impegni umanitari.
George Clooney l’attore famoso in tutto il mondo, lo vedo spesso in tv nella pubblicità del nero espresso, le cialde di caffè della Nestlè.
Per questi spot pubblicitari, guadagna sei milioni di dollari, che usa per pagare un satellite per spiare il dittatore sudanese Bashir.
Lo stesso se n’è risentito chiedendo a Clooney come sarebbe stata la sua reazione se una telecamera lo seguisse ovunque. Gli ha risposto: “Benvenuto nel mio mondo, signor criminale di guerra”.
Clooney si è sempre interessato del Sudan,convincendo molte star di Hollywood ad aiutarlo in questa crociata.
Ha fatto molto per il dramma del Darfur, dove il dittatore Bashir commise innumerevoli stragi e distruzioni per impadronirsi di terre con giacimenti di petrolio e altre materie prime.
Sta facendo ogni passo necessario per portare il dittatore davanti ai giudici dell’Asia per crimini contro l’umanità.
Ha convinto la Nestlè a far sviluppare la cultura del caffè nel nuovo stato del Sud Sudan, e dal 2015 nelle cialde del caffè ci sarà anche quello sudanese.
C’è da ammirarlo a Clooney perché quello che fa lui dovrebbero farlo i paesi occidentali con l’ONU, si sarebbero evitati genocidi, distruzioni e disastri umanitari. Grande uomo, ce ne vorrebbero di più nel mondo.
19-08-2013
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Leonardo Sciascia.
Grande scrittore siciliano, ma si potrebbe anche annoverarlo tra i profeti del secolo scorso. Nel 1976 in anticipo sui tempi, profetizzò: “ I professionisti dell’antimafia per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.
Se fosse vivo si renderebbe conto che le sue previsioni sono state precise e non ha fatto nessun errore.
Ho trovato anche un’altra sua frase che completa la precedente: “Il pericolo maggiore non è rappresentato dal difendersi dalla mafia militare, quanto piuttosto dal consolidamento della progressiva espansione di un costume, di un metodo mafioso all’interno di ampi spazi della società civile, inquinando il funzionamento dello stato”.
Anche qui aveva previsto bene il futuro.
Oggi siamo diventati il paese più corrotto dell’area Occidentale, e veniamo dietro i paesi africani, questa la dice tutta quanto siano marce le istituzioni e il potere che gestisce il Paese.
La giustizia viene dopo lo Zimbowie, il paese africano gestito con il pugno di ferro dal dittatore Mugute dal 1980, senza diritti è il più povero d’Africa.
Ogni parola sarebbe superflua.
Fino ad oggi hanno ingannato la gente sbattendo il mostro della criminalità in prima pagina, addossandogli la responsabilità di tutti i problemi italiani, quando sono anche essi parte del problema, vittime del sistema, sacrificati agli interessi snodati e veraci del potere criminale che comanda questo Paese. Ci vorrebbe una rivoluzione per resettare tutto e ricominciare da capo con regole da terzo millennio.

20-08-2013
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L’Italia ha un nuovo re.
Ammiro molto il direttore di Calabria Ora Piero Sansonetti, sia per quello che scrive e sia la sua risolutezza nel difendere le sue idee.
Ha rilasciato un’intervista sul “Giornale di Sicilia” che è di una chiarezza estrema nel delucidare l’oscurità del futuro del Paese.
Ha una posizione diversa da tutta la sinistra italiana, che ormai si è legata mani e piedi al nuovo re d’Italia: “Il potere giudiziario”.
Con la condanna a Berlusconi, la magistratura si è ribellata alla politica e ha messo in mora Parlamento e Governo.
Giustamente afferma che situazioni del genere succedevano solo nei regimi dittatoriali.
Condannare e arrestare uno dei due leader dei due maggiori schieramenti politi non è mai successo in nessuna democrazia europea.
E’ convinto che una situazione peggiore è difficile immaginarla, perché la pancia giustizialista del Pd travolgerà il partito, e si allineerà ai Travaglio, ai Flores, e ai sacerdoti della magistratura, che saranno loro a decidere cosa concedere.
Il PDL ha subito una sconfitta devastante, e anche se fanno fuoco e fiamme, il problema è di difficile soluzione.
Il movimento di Grillo, sta cavalcando l’onda per cogliere l’occasione per confermare il suo ruolo.
I renziani soffiano sul fuoco per andare alle urne al più presto.
I giudici della Cassazione hanno violato ogni protocollo e fatto della sentenza uno show, spettacolizzando l’evento con la diretta Tv per affermare il loro potere e umiliare la politica. Da oggi il potere della magistratura non ha più nemici.
Il nuovo re ha ritenuto di avere avuto un mandato da Dio per punire Berlusconi. Di questa visione religiosa alla talebana nessuno se n’era reso conto, oggi fermarli è molto difficile.
Berlusconi paga i suoi errori, perché nel 1997 e nel 2008 fece saltare le riforme della magistratura. La prima per miope calcolo politico; e la seconda per sciacallaggio, facendo affondare il governo Prodi con Mastella, per andare a nuove elezioni, che vinse e non fece lo stesso la riforma.
Alle prossime elezioni è favorita il PD, qualora vincesse, la magistratura detterà il programma e il giustizialismo trionferà.
Triste futuro ci attende.
21-08-2013

Quando la montagna partorisce un topolino.. di Marcello Dell’Anna

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I testi di Marcello Dell’Anna non sono mai banali.

A volte sono vere e proprie riflessioni acute sui meccanismi normativi e giurispurdenziali.

Come nel caso del testo che pubblico oggi, che è stato trascritto per noi dalla nostra Grazia Paletta.

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Quando una Montagna Partorisce un Topolino

di Marcello Dell’Anna

Premesso che la Sentenza della Corte costituzionale n.210 depositata il 18 luglio 2013 meriterebbe ben più ampi commenti, tanto fattuali quanto giuridici, se comparata con le argomentazioni addotte nell’Ordinanza di rimessione n. 34472/12, delle Sez. Un. Cass. Del 19.04-10.09/12, e soprattutto con la sentenza della Grande Chambre del 17.9.2009 “caso Scoppola c/Italia”. Ma su questo ci penseranno insigniti Giuristi.

Col presente testo, invece, io mi limito solo a riportare alcuni chiarimenti utili, non certo e presuntuosamente per gli operatori del diritto, ma solo per i miei compagni di detenzione i quali necessitano di comprendere, con parole semplici, la portata di questa (comunque) importante pronuncia.

La LEGGE 16 dicembre 1999, n.479 in vigore dal 2 gennaio 2000 aveva disposto che “Alla pena dell’ergastolo (con o senza isolamento diurno) è sostituita quella di reclusione di anni trenta”.

L’art. 4-ter. del DECRETO LEGGE 7 aprile, 2000, n.82 disponeva che quandanche fosse scaduto il termine per la proposizione della richiesta di giudizio abbreviato ed era già in corso il dibattimento si poteva chiedere di essere giudicati col rito abbreviato se non era ancora iniziata l’istruzione dibattimentale alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (5 giugno 2000).

Se prima della data di entrata in vigore della legge 16 dicembre 1999, n.479, ossia del 2 gennaio 2000 era scaduto il termine per la proposizione della richiesta di giudizio abbreviato, l’imputato, nella prima udienza utile successiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (ossia il 6 giugno 2000), poteva chiedere che il processo fosse definito col rito abbreviato, e la richiesta era ammessa se fosse stata presentata.

a)      Nel giudizio di primo grado prima della conclusione dell’istruzione dibattimentale;

b)      Nel giudizio di appello, qualora sia stata disposta la rinnovazione dell’istruzione ai sensi dell’articolo 603 del codice di procedura penale, prima della conclusione dell’istruzione stessa;

c)       Nel giudizio di rinvio, se ricorrono le condizione di cui alle lettere a) e b).

d)      Il 24 novembre 2000, venne emanato il DECRETO LEGGE n.341 il quale disponeva la modifica dell’art 442 c.p.p. (e che quando fu emanato in data 24.11.00 tali modifiche avevano effetti retroattivi ) che al comma 2 così recita: “In caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze è diminuita di un terzo. Alla pena dell’ergastolo (ergastolo inteso, secondo il presente D:L., quello che non comporta la sanzione penale dell’isolamento diurno) è sostituita quella della reclusione di anni trenta. Alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno, nei casi di concorso di reati e di reato continuato, è sostituito quella dell’ergastolo.

Chiarito quanto sopra, con la Sentenza della Corte Cost. del 18.07.2013 n.210 è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale del -solo- art.7 comma 1, del decreto legge n.341 del 24 novembre 2000, mentre, la questione di costituzionalità sollevata anche per l’art.8 del medesimo decreto è stata dichiarata inammissibile così come inammissibile è stata dichiarata la violazione sempre del medesimo decreto con l’art.3 Cost., ben sapendo – il Giudice delle leggi – che verrà nuovamente investito in ordine proprio all’art.8 del succitato decreto legge e ben sapendo che passeranno comunque degli anni per la decisione, ma tanto in carcere ci siamo noi e, in fondo, quale fretta c’è…noi siamo sempre del fine pena MAI…

In sostanza l’art. 7 comma 1, del decreto legge n.341 del 14 novembre 2000, con il suo effetto retroattivo, ha determinato la condanna all’ergastolo di imputati ai quali era applicabile il precedente testo dell’art. 442, comma 2,c.p.p. (LEGGE 16 dicembre 1999, n.479 in vigore dal 2 gennaio 2000 aveva disposto che: “Alla pena dell’ergastolo (con o senza isolamento diurno) è sostituita quella della reclusione ad anni trenta”) e che in base a questo avrebbero dovuto essere condannati alla pena di trenta anni di reclusione.

Ma chi sono gli interessati-detenuti che oggi possono beneficiare degli effetti di cui alla succitata sentenza della Corte Costituzionale?

Tutti coloro i quali si trovano nella identica posizione del caso Scoppola, ossia:

 

  1. Possono beneficiare: tutti coloro i quali che, a partire dal 2 gennaio 2000 (giorno in cui era entrata in vigore la legge 16.12.1999, n.479) sino al 24.11.2000 (giorno del varo del D.L: n.341), avevano chiesto, nei giusti termini previsti dalla legge [1]  di venire giudicati col rito abbreviato; a seguito di tale richiesta, sono stati concretamente ammessi al rito abbreviato; 
  1. Possono beneficiare: tutti coloro i quali che, a seguito di tale richiesta, sono stati concretamente ammessi al rito abbreviato, ma che purtroppo prima della conclusione del procedimento è stato varato il D.L. n.341 del 24 novembre 2000 e anziché essere condannati ad anni 30 di reclusione, sono stati condannati alla pena dell’ergastolo senza isolamento diurno, attesa la natura retroattiva delle disposizioni di questo D.L.
  1. 3.       Possono beneficiare: tutti coloro i quali che a seguito della scelta del rito abbreviato sono stati condannati (ad esempio: in primo grado) ad anni 30 di reclusione, ma che in appello, invece, dato che nel frattempo era stato varato il D.L. del 24 novembre 2000  sono stati condannati alla pena dell’ergastolo senza isolamento diurno.
  1. 4.       Possono beneficiare: tutti coloro i quali che, ad esempio, nel giudizio di appello, a seguito della disposta rinnovazione dell’istruzione dibattimentale (secondo quanto previsto dall’art. 4/ter. del D.L. del 7 aprile 2000, n. 82) hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati col rito abbreviato e che prima della conclusione del giudizio essendo intervenuto il D.L. 24 novembre 2000 sono stati condannati alla pena dell’ergastolo anziché essere condannati ad anni 30 di reclusione.

In tutti questi succitati casi, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 18 luglio 2013 n.210, la pena dell’ergastolo deve essere commutata in anni trenta di reclusione.

Ora, secondo Lubrano ma anche secondo noi “la domanda sorge spontanea”.

E per tutti gli altri casi che presentano caratteristiche e proprietà analoghe?

  1. A.      Per esempio: per tutti coloro i quali, durante la vigenza di questa legge più favorevole (dal 2 gennaio 2000 al 24 novembre 2000), che prevedeva la condanna ad anni trenta di reclusione anziché la pena dell’ergastolo, pur trovandosi processualmente in fasi già avanzate : di primo grado o di appello o di cassazione e che non erano nei termini stabiliti dalla legge per essere ammessi al rito, avessero comunque chiesto al giudice di essere giudicati coll’abbreviato, ma tale richiesta fosse stata rigettata, quale regime sanzionatorio è giusto applicare?
  2. B.      Oppure, per esempio, per tutti coloro i quali che avessero richiesto nei giusti termini stabiliti dalla legge di essere ammessi al rito abbreviato e che a causa del sopravvenuto D.L. n.341, del 24 novembre 2000, hanno dovuto rinunciare (incolpevolmente) al rito abbreviato preferendo di proseguire col rito ordinario, quale regime sanzionatorio è giusto applicare?

Secondo chi scrive e per non essere acritico, la Corte Costituzionale avrebbe potuto (ma non lo ha fatto – e non a caso – ) pronunciarsi oltre quella linea di confine per la quale era stata interessata, atteso che la materia riguardava (e riguarda) una pena non proprio degna di un paese che si ritiene – ancora – civile, per la quale tanto si sta dibattendo negli ultimi tempi.

Riguardo ai succitati casi di cui ai punti A) e B), occorre qui evidenziare un fondamentale principio giuridico richiamato dalla Grande Chambre della Corte E.D.U. proprio nel caso Scoppola, secondo il quale, “nel caso in cui non venga inflitta all’imputato la pena più mite tra quelle previste dalle diverse leggi succedutasi dal momento del fatto a quello della sentenza definitiva, si incorre nella violazione dell’art. 7 CEDU”.

Tale ultima precisazione, ricordata anche nell’Ordinanza di rimessione n. 34472/12, Sezioni Unite cass., emessa il 19.04-10.09/12, è chiaramente riferita all’individuazione del termine entro il quale la modifica normativa in mitius del trattamento sanzionatorio deve essere intervenuta, perché se ne ritenga l’applicabilità e non certo al limite temporale entro il quale la violazione della norma convenzionale può essere dedotta dinanzi al giudice nazionale.

Appunto per questo, secondo chi scrive, la mancata applicazione della pena più mite (quella di anni 30 di reclusione in sostituzione della pena dell’ergastolo), a tutti coloro i quali che pur avendo richiesto di essere giudicati col rito abbreviato (perché era in vigore una legge più favorevole) non sono stati ammessi per il solo fatto che il giudizio pendeva in varie fasi processuali ed era già avviato oltre i termini previsti per avanzare una legittima richiesta, non può non comportare ingiustificate disparità di trattamento, affidate casualmente ai variabili tempi processuali, tra soggetti che comunque versano in una posizione sostanziale, contando proprio sulla possibilità di un’applicazione della norma penale più favorevole anche ex art. 2 c.p. comma 4[2], in forza della affermazione della natura anche sostanziale e – cioè “penale” – della disposizione di cui all’art. 442 c.p.p. espressa nella sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite, n. 2297 del 6 marzo 1992, Peccillo + 1 (peraltro richiamata anche dalla sentenza della Grande Chambre Corte EDU 2009, nel “caso Scoppola”).

In questi casi, bisogna che gli avvocati difensori si diano da fare per adire il giudice dell’esecuzione dinnanzi al quale, oltre a chiedere in via principale la commutazione della pena dell’ergastolo in quella ad anni trenta di reclusione per i motivi giuridici e fattuali che riterranno più consoni, sollevino pure questione di legittimità costituzionale[3]; proporre ricorso per cassazione in caso di rigetto da parte del giudice dell’esecuzione, sollevando sempre questioni di legittimità costituzionale. In ultimo, in caso di rigetto da parte della Corte di cassazione bisogna inderogabilmente adire, entro sei mesi del rigetto del ricorso, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Nuoro, 29 luglio 2013


[1] Il giudizio abbreviato può essere instaurato su richiesta dell’imputato, presentata oralmente o per iscritto, nel corso dell’udienza preliminare al g.u.p., fino a che non siano state formulate le conclusioni, ai sensi dell’art.421, co. 3,c.p.p. in seguito alla declaratoria di incostituzionalità dell’art.438, co.6, c.p.p.1, (cfr.Corte cost., sentenza 19-23 maggio 2003, n.169) in caso di rigetto della richiesta di giudizio abbreviato condizionata, l’imputato può rinnovare la richiesta prima della dichiarazione dell’apertura del dibattimento di primo grado. Inoltre tutti coloro i quali erano già in dibattimento e a far data dal 5 giugno 2000, hanno chiesto di esser giudicati col rito abbreviato se non era però ancora iniziata l’istruzione dibattimentale.

Ed ancora, l’imputato, nella prima udienza utile alla successiva alla data del 6 giugno 2000 ha chiesto che il processo fosse definito col rito abbreviato, e la richiesta era ammessa se fosse stata presentata:

a)      Nel giudizio di primo grado prima della conclusione dell’istruzione dibattimentale;

b)      Nel giudizio di appello, qualora sia stata disposta la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale e prima della conclusione della istruzione stessa;

c)       Nel giudizio di rinvio, se ricorrevano le condizioni di cui sopra.

 

[2] Il comma 4 dell’art.2 c.p. dispone che “Se la legge del tempo in cui fu confessato il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile”.

[3] Occorre quindi verificare se, sotto il profilo del diritto ad un equo processo (art. 6 della convenzione EDU) e del rispetto del principio di eguaglianza di cui all’art.3 Cost, non sia ravvisabile una illegittimità costituzionale (per contrasto quindi, rispettivamente, con gli artt. 117, 24, 25 e 3 Cost.) dell’art. 8 del decreto legge n.341 del 24 novembre 2000; dell’art 4 ter del D.L. N. 82/2000, nella parte in cui non prevedeva la possibilità di richiedere il giudizio abbreviato all’imputato il cui giudizio fosse già avviato oltre i termini e non prevedeva la rimessione in termini per poter avanzare al GUP la richiesta di ammissione al rito abbreviato. Sempre a tal proposito, vale la pena ricordare che la Corte Costituzionale ha reiteratamente affermato l’incostituzionalità della disciplina del rito abbreviato (e segnatamente degli artt. 247 disp. art. cpp, 442 e 438 cpp) nella parte in cui non riconosceva il diritto allo sconto di pena, proprio del rito abbreviato, all’imputato al quale detto rito fosse stato ingiustamente negato (cfr. sentenze C.Cost. n. 66/90, 81/1991, 23/1992; 169/2003), stabilendo il principio in forza del quale il giudice del successivo segmento processuale ha il potere di valutare l’eventuale ingiustificatezza del diniego del rito, e se del caso procedere egli stesso ad operare la relativa riduzione di pena, ed il principio appare estensibile (in senso tecnico, apparendo trattarsi di un’interpretazione estensiva di una disciplina relativa al caso tipico e non eccezionale del diniego ingiustificato del rito) senza problema alcuno anche ai casi qui in commento, in cui si è effettivamente di fronte ad una vicenda in cui, verificata la natura penale del rito abbreviato alla stregua di quanto affermato dalla Corte EDU, deve rilevarsi che il Giudice, rigettando la richiesta di tale rito adeguandosi al diniego opposto dal P.M. in ragione della ritenuta non ammissibilità del rito, deve affermarsi che si sia operata una applicazione retroattiva della norma penale più sfavorevole, e pertanto il Giudice abbia illegittimamente rigettato la richiesta del rito abbreviato.

Quindi, da quanto sopra se ne discende che la questione di legittimità costituzionale deve essere sollevata in ordine agli artt. 25 Cost. e 7 CEDU, agli artt. 117 (avendo per norma interposta gli artt. 6 e 7 della CEDU), e 3 Cost., nella parte in cui ha posto gli interessati in una posizione di trattamento deteriore, rispetto a chiunque altro avesse commesso lo stesso tipo di reati a loro ascritti, privandoli dei benefici sostanziali propri del rito abbreviato, pur avendolo, peraltro, tempestivamente richiesto, e negando loro così il diritto ad un processo equo ed all’applicazione del trattamento penale più favorevole, e, come accennato, si pone un problema di incompatibilità di tale disciplina con i principi di eguaglianza e di diritto di un processo giusto.

L’ergastolo “ostativo”: una creazione giurisprudenziale (terza parte).. di Claudio Conte

Muroi

Ho già pubblicato la prima e la seconda parte (vai ai link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/07/26/11374/ e https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/08/03/lergastolo-ostativo-una-creazione-giurisprudenziale-seconda-parte-di-claudio-conte/) del testo inviatoci dal nostro Claudio Conte -detenuto a Catanzaro- dedicato all’argomento decisivo dell’ergastolo ostativo, inteso come creatura essenzialmente giurisprudenziale.

Oggi pubblico la terza e ultima parte.

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Di errore in errore

La contraddizione si fa ancora più palese se si confrontano quelle sentenze della Cassazione che ammettono la qualificazione giuridica del fatto reato da parte del giudice di sorveglianza (ossia la non necessaria contestazione formale dell’aggravante ex art. 7 DL) e la sentenza a Sezioni Unite n. 337/2008 che invece arriva a derogare la legge pur di rendere possibile tale contestazione anche ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo (espressamente esclusi).

La sentenza 337/2008 delle Sezioni Unite, al di là della grave distorsione che effettua sulla norma relativa all’art. 7 DL 152/91, dimostra come coloro che ritenevano possibile la riqualificazione giuridica del fatto reato in assenza della formale contestazione dell’aggravante da parte dei giudici di sorveglianza, siano in torto. Diversamente non avrebbe senso la stessa decisione, tesa ad estendere la contestabilità dell’aggravante ex art. 7 DL ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo per gli effetti diversi dalla determinazione della pena…

Si rammenta come la suddetta sentenza abbia esteso l’applicabilità per stabilire la competenza della DDA e per gli effetti dell’esecuzione della pena. Orbene è risaputo che, nel primo caso la competenza della DDA si affermi già al momento dell’iscrizione nel registro della notizia di reato e non dell’iscrizione nel registro dell’indagato o la formulazione dell’accusa, così come è avvenuto dall’istituzione della DDA fino al 2008; di conseguenza l’unico reale motivo resta quello relativo all’esecuzione, ma se non fosse necessaria la contestazione formale dell’aggravante in questione, non sarebbe necessaria neanche tale decisione.

D’altra parte, coerentemente, la stessa Corte di Cassazione, in materia di indulto, ha censurato la visione sostanziale del reato, evidenziando come i giudici dell’esecuzione (e dunque anche della sorveglianza) che aderiscano a tale visione, violino due principi del sistema processuale, quello del (potere del) l’azione penale e quello della netta distinzione  di competenze funzionali tra il giudice dell cognizione e il giudice della esecuzione, rilevando che la continuazione non costituisce vincolo giuridico di trasmissione delle circostanze aggravanti non contestate; né è certamente consentito al giudice dell’esecuzione superare il dato formale delle aggravanti non contestate e, comunque, non ritenute dal giudice della condanna (Cass. Pen. Sez. I, del 27.06.2008, n. 25954).

Non può infatti escludersi che il giudice di cognizione, al quale è riservato ex art. 133 cp in modo esclusivo  il potere di valutare la gravità del reato agli effetti della pena, in presenza di contestazione dell’art. 7 DL, non addivenisse ad altra determinazione.

E che la continuazione dei reati, ossia l’unico disegno criminoso, non costituisca elemento inclusivo nel comma 1 ex art. 4 bis OP, lo confermano, come abbiamo visto, le decisioni espresse a Sezioni Unite (sent. del 30.6.99- Ronga) che ammettono lo scorporo dei reati ostativi da quelli non ostativi anche se ritenuti in continuazione per l’ammissione ai benefici penitenziari.

(Solo per ridondanza… la ritenuta continuazione dei reati tra un’associazione mafiosa e delitti fine, presuppone che tutti i reati siano  finalizzati all’agevolazione dell’associazione mafiosa… unico disegno criminoso. Ciononostante, per le Sezioni Unite che ammettono la scindibilità, non è possibile qualificarli come “ostativi”).

Si può concludere che, ad oggi, risulta contrastante con la più autorevole giurisprudenza di legittimità e costituzionale, l’ipotesi che si possa attrarre nel comma 1 ex art. 4bis OP un qualunque delitto (nominalmente non incluso nel comma ex art 4bis OP) che non abbia la contestazione formale dell’aggravamento ex art 7 DL 152/91, come invece è sostenuto, senza alcun fondamento normativo, in alcune sentenze (Cass. Sez. I, sent. 4091/2010), anche se si trattasse di delitti finalisticamente collegabili a reati cd ostativi ex art. 4bis OP.

(Per completezza, la sentenza n. 135/2003 della Corte Costituzionale che ammette la compatibilità della pena dell’ergastolo con i divieti ex art. 4bis OP, non si esprime sui temi sopra trattati: riqualificazione giuridica del fatto reato, in assenza di formale contestazione dell’aggravante ex art. 7 DL, né sulla sua estensione anche ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo, nonostante il divieto della legge. La Corte si è pronunciata, invece, esclusivamente in relazione al principio di rieducazione ex art. 27.3 Cost).

Resta in piedi, ma solo grazie all’illegittima “manipolazione” giurisprudenziale effettuata sull’art. 7 DL 152/91 (con l’estensione ai delitti punibili con la pena dell’ergastolo) il monstrum giuridico dell’ergastolo “ostativo”, una creazione giurisprudenziale; non previsto, anzi escluso, dalla legge ed incompatibile con la Costituzione.

Mentre nel caso di pena dell’ergastolo che non abbia irrevocabilmente ricevuto la contestazione formale dell’aggravante suddetta, è assolutamente insostenibile la sua riconducibilità ai divieti posti ex art. 4 bis comma I OP, risultando disciplinato dal comma I ter dell’art. 4 bis OP.

Catanzaro-carcere, 14 luglio 2013

Diario di Pasquale De Feo- 22 dicembre – 21 gennaio

diario11[1]

Pubblico oggi il diario mensile di Pasquale De Feo.

Si tratta del diario del mese di gennaio.

Questa volta il diario è stato trascritto dalla nostra collaboratrice Marina. Da questo momento Marina collaborerà con noi nella trascrizione di alcuni testi provenienti dalle carceri. La ringrazio per la sua collaborazione che sarà preziosissima, visto l’ammontare di materiale che giunge a questo Blog.

Tornando al diario di gennaio, questa volta metterò solo due estratti a precedere il diario.

Due momenti molti delicati.. intimi.

Il primo.

Casualmente stavo leggendo uno scritto che avevo letto tanti anni fa, ho trovato altre cose che non ricordavo, mi sono reso conto che quando si rilegge si apprendono sempre nuove cose. I libri rileggendoli ogni dieci anni ogni volta si troveranno cose nuove che varie età con sensibilità diverse ci fanno scoprire. Credo, e mi auguro che non sia solo un mio pensiero, ritengo che i libri abbiano un’anima e trasmettono non solo il sapore ma anche i valori che creano l’armonia universale. Sono il veicolo della cultura, il mezzo della conoscenza per raggiungere ogni angolo della terra per combattere l’ignoranza, il male che genera violenza che insieme al degrado sociale innesca fenomeni di illegalità. La cultura fornisce i mezzi per scegliere nella vita, per questo motivo incentivare la lettura dovrebbe essere da parte delle istituzioni un dovere sociale, principalmente nei carceri dove la lotta all’ignoranza dovrebbe essere una sorta di dogma, perché solo con la cultura si possono rendere in percentuale accettabili determinati fenomeni che deviano il percorso della legalità.   (27 dicembre)

La vita è femmina, non riesco ad immaginare il pianeta senza, sarebbe veramente deprimente, perché la bellezza la rappresentano loro, noi a loro confronto siamo goffi e brutti. Tutti i dipinti della mia mente hanno una sola raffigurazione “la femminilità!”. L’amore è come il paradiso uno stato perfetto, questo lo rende privo di mutamenti in un eterno presente. Nelle mie condizioni vive solo nei ricordi del passato. Hanno un solo difetto, ti incatenano l’animo  e il cuore e quando finisce il sorriso la sua perdita è sempre un dramma. Ogni tanto la nostalgia mi fa scrivere qualcosa, ma non oso chiamarle poesie.

L’anima nel sole

Il mio mondo

Viveva nei tuoi occhi

Infondendomi profonda dolcezza.

L’alba del mattino

Il tramonto della sera

Iniziavano e finivano con te.

Essere nel tuo cuore

era la gioia più grande

nel mondo non c’erano uguali.

Nell’aria sentivo

sempre il tepore di primavera

stagione cara a chi ha i colori nel cuore.

Vivere il sogno

di tutta una vita

esaltava l’animo di felicità.

La bellezza non ha tempo

vive nelle foto dei ricordi

racchiuse nella memoria dell’amore.

Impallidiva il sole con il tuo sorriso

energia vitale per i miei pensieri

mi sentivo libero ovunque tu eri.   

(29 dicembre)

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La tv ha mostrato le immagini indecorose che sono successe al senato della Repubblica. Dovevano discutere una legge per alleggerire la situazione del sovraffollamento nelle carceri; ma la lega ha fatto una caciara inqualificabile, perché ritenevano la legge un indulto mascherato. Un compagno in sezione ha ricevuto la fotocopia della legge, l’ho letta e ho condiviso il concetto che aveva espresso l’On. Rita Bernardini che sarebbero usciti più di 150 reclusi; dire che era acqua fresca è poco per tanto è meglio che non sia passata. La lega come sempre fa emergere il suo razzismo e il disprezzo per la dignità degli esseri umani. Berlusconi si riempie la bocca di libertà, diritti, dignità, umanità ecc., ma nello stesso tempo si allea con la lega, ciò dimostra che non è dissimile da loro.   22-12-2012

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Ieri hanno fatto tutti colloquio con le famiglie nella sezione, si aspettava la notizia della decisione di Strasburgo sull’abolizione dell’ergastolo, purtroppo sono ancora in camera di consiglio. Gli avvocati hanno fatto sapere che al 99% la corte europea dovrebbe decidere per l’abolizione dell’ergastolo, fino a quando non avrò la notizia certa della sentenza non voglio illudermi perché queste sono delusioni molto forti, pertanto bisogna restare con i piedi per terra e non volare con la mente. Se la sentenza sarà positiva uscirei a fine pena avendo scontato i 30 anni che necessitano per coprire il massimo della pena. Solo dalla corte europea potremmo avere questo segno di civiltà, perché con i politici che ci ritroviamo non potremmo mai aspettarci niente di buono.

Estratto della Gazzetta Del Sud del 16 dicembre 2012

“L’uomo non è una bestia da domare, un bersaglio da colpire, un nemico da sconfiggere, un parassita da uccidere; è persona da stimare pur quando non ci stima, da comprendere anche se ha la testa dura, da valorizzare pur se ci disprezza, da responsabilizzare anche se appare incapace, da amare anche se ci odia.”

Questo pensava e così scriveva in uno dei suoi ultimi libri Carlo Maria Martini. Ogni colpevole, uomo o donna, sosteneva il compianto cardinale richiamando uno dei principi cardine del cristianesimo e delle democrazie contemporanee, può essere rieducato, riabilitato, restando soggetto primario della società. O, almeno, così dovrebbe essere, anche nella civilissima Italia, dove coesistono l’ergastolo ordinario e quello ostativo ai benefici. Il primo concede al condannato la possibilità di usufruire di permessi premio, semilibertà o liberazione condizionale. Il secondo, al contrario, nega ogni deroga al regime carcerario. Sono un centinaio i reclusi rassegnati, ormai, all’idea di uscire di prigione solo col carro funebre. Detenuti praticamente murati vivi perché, sono considerati il peggio a cui non deve neanche essere concesso di sperare, un giorno, di scoprirsi cambiati e meritevoli di un’altra possibilità. Nei fatti, nelle loro storie v’è il marchio della negazione della libertà e del perdono. Eppure proprio il Natale illumina questi sentimenti: la nascita di Cristo richiama, umanità, amicizia, riconciliazione e pace. La sua venuta in mezzo agli uomini parla di amore, di comprensione e di tutto ciò di cui ciascun uomo ha bisogno, dentro e fuori dal carcere. I giorni presenti, se ben vissuti ed interpretati con autentico spirito natalizio, possono allora essere occasione per una riflessione seria e serena, da un punto di vista spirituale, ma anche morale e legislativo sul perdono. Concetto, questo, che non esclude la giustizia né sottovaluta il dovere della riparazione e del recupero, ma rifugge da ogni istinto alla vendetta o alla schiavitù del cuore, che è sempre disumanizzante. Per contro, esso facilità la giustizia a essere tale, incoraggiata la verità e persegue la pace. V’è poi un altro aspetto da considerare: il perdono è sempre, anzitutto, una risposta individuale. Ma pure a chi sembra di non riuscire a trovare le ragioni, in molti casi anche per motivazioni comprensibili almeno umanamente, può essere utile proprio l’esempio di Cristo, che duemila anni fa accettò la croce e i chiodi dei suoi carnefici, perdonando per salvare l’uomo dalla follia e dalla morte a causa del peccato. E’ un invito difficile da ricomprendere nei freddi e angusti limiti della ragione, ma se si guarda all’orizzonte, e ci si accorge che oltre a ciò che si vede c’è sempre qualcos’altro che non si scorge, ma che esiste, ci si rende conto che gli occhi della fede possono aiutare ad andare oltre, oltre la ragione ed oltre se stessi, per ritrovare forza e speranza. Quelle che servono per perdonare e comprendere che nulla si compie senza un perché, che spesso e volentieri ha le sue radici nel disegno divino e nella volontà di costruire l’homo novus e la sua città.

Vincenzo Bertolone

 

23-12-2012

 

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Il vescovo di Catanzaro Vincenzo Bertolone ha scritto un articolo su noi ergastolani ostativi, l’hanno pubblicato sulla Gazzetta del Sud il 16 dicembre, oggi ho ricevuto la fotocopia perché mi hanno chiesto di scrivere un articolo in merito, spiegando con chiarezza l’art. 4 bis e l’ergastolo ostativo. Ha scritto un bell’articolo e credo che abbia capito bene la nostra situazione, gli auguro di riuscire nell’intento di coinvolgere la chiesa in favore dell’abolizione dell’ergastolo. Da parte mia e credo di tutti gli ergastolani d’Italia lo ringraziamo molto per il suo atto di coraggio e di umanità in favore di noi ultimi, quali siamo considerati.  24-12-2012

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I miei pensieri volano e immaginavo i miei familiari a tavola a mangiare, tutti riuniti da mio padre in questo giorno di festa. Mi sarebbe molto piaciuto esserci, dopo tanti anni sarebbe stato molto bello. Avrei conosciuto tutti i miei nipoti e passato un po’ di tempo con loro per farmi conoscere. Respirare a pieni polmoni l’aria pulita del Cilento e raccontargli quanto sia bella questa terra che ha dato i natali ai nostri avi e anche a nonno (mio padre), sono sicuro che riuscirei a fargliela amare. La tranquillità e la serenità che mi infonde quando penso a quei luoghi mi convincono sempre di più che lì voglio finire i miei giorni perché c’è tutto ciò che desidero.  25-12-2012

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Trovo un articolo che avevo dimenticato tra alcuni scritti, si tratta sull’ex vice procuratore antimafia Alberto Cisterna. Quando era il numero due di Grasso alla DNA fu inquisito per corruzione in atti giudiziari e per questo motivo trasferito al tribunale di Tivoli. Adesso ha ricevuto un’altra incriminazione per truffa e falso, insegnava all’università di Reggio Calabria “Ordinamento giudiziario e forense”, si attestava falsamente nel registro didattico di aver svolto regolari lezioni anche quando non lo faceva. Di aver denunciato un ispettore di polizia che avrebbe occultato intercettazioni e altri atti nell’inchiesta in cui il magistrato-pm era indagato per rapporti con esponenti della ndrangheta. Tutto falso. Questo signore dall’alto del suo potere alla DNA , quante indagini e procedimenti sono stati da lui diretti e completati con le sue decisioni. Lascio immaginare quanti falsi, abusi e manipolazioni avrà commesso, ma era certo dell’impunità, fino a quando l’hanno potuto proteggere ha fatto tutto quello che voleva perché ai poveri cristi si può fare qualunque cosa, non avendo diritti, per non parlare che li imputavi per reati che rientrano nel 4 bis che sono ritenuti mafiosi, essendo stata “mostrificata” la parola stessa, i diritti non esistono per loro. Tutti quelli che fanno parte delle strutture repressive mediaticamente sono stati innalzati a eroi e pertanto intoccabili.  26-12-2012

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Casualmente stavo leggendo uno scritto che avevo letto tanti anni fa, ho trovato altre cose che non ricordavo, mi sono reso conto che quando si rilegge si apprendono sempre nuove cose. I libri rileggendoli ogni dieci anni ogni volta si troveranno cose nuove che varie età con sensibilità diverse ci fanno scoprire. Credo, e mi auguro che non sia solo un mio pensiero, ritengo che i libri abbiano un’anima e trasmettono non solo il sapore ma anche i valori che creano l’armonia universale. Sono il veicolo della cultura, il mezzo della conoscenza per raggiungere ogni angolo della terra per combattere l’ignoranza, il male che genera violenza che insieme al degrado sociale innesca fenomeni di illegalità. La cultura fornisce i mezzi per scegliere nella vita, per questo motivo incentivare la lettura dovrebbe essere da parte delle istituzioni un dovere sociale, principalmente nei carceri dove la lotta all’ignoranza dovrebbe essere una sorta di dogma, perché solo con la cultura si possono rendere in percentuale accettabili determinati fenomeni che deviano il percorso della legalità.   27-12-2012

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L’integerrimo procuratore capo della DNA Pietro Grasso si è candidato alle prossime politiche nelle liste del PD. Ha fatto una conferenza stampa dove ha dato l’annuncio, si è commosso poverino, ha fatto questo enorme sforzo di entrare in politica per dovere istituzionale: “ne avevamo bisogno sic.”. Non gli basta più condizionare la vita del Paese, ora vogliono anche legiferare le leggi per accrescere ancora di più il loro potere. La mia impressione è che si stia completando il progetto messo in piedi dal partito comunista negli anni 70’, di occupare le procure e usarle per conquistare il potere in Italia. Questo programma fu elaborato perché il partito comunista non riusciva a superare in percentuale più del 35%, pertanto la democrazia cristiana avrebbe vinto sempre. Le riunioni si facevano a casa di Don Ciotti in Piemonte, partecipavano tante persone tra cui Violante, Caselli, Maddalena, Ferrara ecc.. Giuliano Ferrara raccontò le riunioni “carbonare” per elaborare un’idea per prendere il potere, alla fine decisero l’occupazione delle procure. Palmiro Togliatti aveva già pensato una cosa del genere, perché nell’assemblea per la Costituzione fece rinnovare di proposito la posizione dei PM in modo ambiguo da poterli usare al bisogno. La sua idea deriva dal soggiorno di alcuni anni a Mosca, dove constatò come Stalin usava i procuratori per togliere di mezzo i suoi avversari e accrescere il potere con arresti e processi spettacolari. Fu molto vicino a Stalin e firmò tutti i suoi crimini, anche se poi fu santificato al suo ritorno. La somiglianza c’è anche con la P2 di Licio Gelli, prendere il potere con qualunque mezzo, lui non c’è riuscito, i “carbonari” ci stanno riuscendo, non solo, ma stanno occupando tutte le sedi del potere istituzionale, anche perché hanno un’arma potente, un apparato repressivo che con la scusa della lotta antimafia hanno fatto una lotta politica senza quartiere a tutti gli avversari politici. Hanno distrutto il pentapartito e hanno continuato nel tempo con l’ UDC, PDL ecc.. Per riuscire nei propri scopi, hanno distrutto la giustizia, hanno assoggettato con la paura la maggioranza dei media e reso il Paese il più corrotto del mondo. Ormai siamo dietro ai paesi africani, nella storia non siamo mai stati in queste condizioni, con tutto ciò ne hanno fatto degli eroi, non avendo fatto bene neanche il loro lavoro, avendo sui tavoli dieci milioni di processi arretrati, perdendo il tempo a fare le star.   28-12-2012

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La vita è femmina, non riesco ad immaginare il pianeta senza, sarebbe veramente deprimente, perché la bellezza la rappresentano loro, noi a loro confronto siamo goffi e brutti. Tutti i dipinti della mia mente hanno una sola raffigurazione “la femminilità!”. L’amore è come il paradiso uno stato perfetto, questo lo rende privo di mutamenti in un eterno presente. Nelle mie condizioni vive solo nei ricordi del passato. Hanno un solo difetto, ti incatenano l’animo  e il cuore e quando finisce il sorriso la sua perdita è sempre un dramma. Ogni tanto la nostalgia mi fa scrivere qualcosa, ma non oso chiamarle poesie.

L’anima nel sole

Il mio mondo

Viveva nei tuoi occhi

Infondendomi profonda dolcezza.

L’alba del mattino

Il tramonto della sera

Iniziavano e finivano con te.

Essere nel tuo cuore

era la gioia più grande

nel mondo non c’erano uguali.

Nell’aria sentivo

sempre il tepore di primavera

stagione cara a chi ha i colori nel cuore.

Vivere il sogno

di tutta una vita

esaltava l’animo di felicità.

La bellezza non ha tempo

vive nelle foto dei ricordi

racchiuse nella memoria dell’amore.

Impallidiva il sole con il tuo sorriso

energia vitale per i miei pensieri

mi sentivo libero ovunque tu eri.   29-12-2012

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Ho scritto l’articolo per completare il pensiero del vescovo Vincenzo Bertolone, riguardante la parte tecnico-politico-giudiziaria, mi auguro che il quotidiano “Gazzetta del Sud” lo pubblichi. Allego lo scritto con l’augurio di essere riuscito a trasmettere la realtà su questo tema agli altri.

Articolo – Il vescovo di Catanzaro Vincenzo Bertolone ha scritto un bellissimo articolo pubblicato il 16 dicembre 2012 sul quotidiano la Gazzetta del Sud. Questo mio scritto vuole dare sostegno alle sue parole e completarne il pensiero. Le sue parole piene di carità cristiana hanno dato agli scritti del compianto Cardinale Martini che ha illuminato il cristianesimo dell’ultimo trentennio, un’anima pura che non ha mai dimenticato che Gesù fu crocifisso da criminale in compagnia di due ladroni e che ad uno promise il paradiso. Ho sempre presente ciò che disse in un’occasione rivolto agli ultimi, quali siamo, “chi non abita nella casa dei diritti non potrà mai fare parte della casa dei doveri.” Coniugando molto il nesso diritti – doveri che vanno di pari passo. Aggiungo che ci vuole anche umanità in ogni cosa, anche nelle leggi che si emanano e si applicano, per non creare ghetti di esclusione sociale. L’essere umano risponde con i suoi comportamenti in base a come viene trattato: represso con crudeltà risponderà alla stessa maniera. Ci sono esempi di risposte di rieducazione con il minimo di recidiva nelle carceri di Bollate e Laureana Borrello che hanno portato recidiva al 10%, neanche la civilissima Norvegia ci è riuscita fermandosi al 20%. Il Ministero della Giustizia, ormai occupato dalle truppe dell’apparato repressivo, ha fatto rimanere Bollate un carcere “pilota”, impedendo l’estensione del modello a tutti i carceri d’Italia. Laureana di Reggio Calabria è stato chiuso, forse perché “luci di civiltà” non devono esistere nel meridione, perché dobbiamo apparire sempre brutti,sporchi e cattivi e come un tempo eravamo un covo di briganti ora siamo un covo di mafiosi. Il paese è dominato da un feroce giustizialismo molto razzista, da “Giannizzeri” che ritengono gli indigeni meridionali da addomesticare e non da rieducare. La recidiva su scala nazionale è al 70%, ogni punto di percentuale di recidiva costa allo stato 51milioni di euro, estendendo i parametri di Bollate con la recidiva al 10%, si risparmierebbero più di tre miliardi di euro, la metà della somma stazionata per la giustizia circa l’1% del PIL italiano. I funzionari del ministero della giustizia elaborano progetti non di rieducazione ma solo di repressione e deportazione da un capo all’altro del territorio italiano, come l’ultimo progetto che vuole fare della Sardegna un grande campo di concentramento, dove deportare tutti i reclusi del regime di tortura 41 bis, i regimi AS 1, AS 2 e una parte dei reclusi AS 3. La rieducazione è stabilita come fonte primaria nell’art. 27 della Costituzione; purtroppo i troppi miliardi di euro senza controllo (essendo controllati difficile da distinguerlo), ostacolano qualunque riforma e non vogliono rendere la rieducazione il punto centrale nell’esecuzione della pena. Solo rieducando alla responsabilità e alle regole si può abbassare la recidiva, invece usano tutto il loro potere affinchè non ci siano svolte di civiltà, come Bollate e Laureana, ma tutto rimanga immutato per non perdere potere e privilegi. Hai visto mai che questo modello funzionante fosse esteso a tutte le carceri d’Italia? Come potrebbero continuare a legittimare il loro operato, giustificare il loro allarmismo e a tenere il Paese nell’insicurezza, istillando paura?

La realtà non viene fuori perché hanno il potere di censura, fanno emergere invece una realtà artificiosa: “la tensione deve essere sempre alta; la pericolosità sempre attuale e la criminalità sempre più forte”. Occultando che l’Italia è uno dei paesi più sicuri d’Europa e in questo momento ha il più basso indice di reati commessi della storia italiana. Sulle carceri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che: “siamo la vergogna dell’Europa”. Questi professionisti della repressione li hanno riportati alle “segrete medioevali”. In epoca non sospetta, nel 1976, Leonardo Sciascia rispondeva ai giustizialisti di professione, che “gridavano sempre al lupo” , per difendere il loro potere e il loro reddito, con una repressione feroce dentro e fuori le carceri; affermò “i professionisti dell’antimafia per resistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”, aggiungo anche “quando” non c’è. Sua Eminenza ha descritto bene il tema ergastolo, ce ne sono due, uno ha una speranza, anche se remota, il secondo, quello chiamato ostativo, nega qualunque pena alternativa condannando a rimanere in carcere fino alla morte biologica, siccome alla crudeltà non c’è limite. Fino a qualche anno addietro, c’era una censura ferrea su questo tema, nessuno lo conosceva, con il nostro attivismo abbiamo informato tanta gente e molti si stanno adoperando per aiutarci a lottare contro questa barbarie, come il vescovo Bertolone  che non finiremo mai di ringraziare. Nel 1992 con le stragi di Falcone e Borsellino furono emanate leggi repressive anticostituzionali; ordinarie emergenze premi, che hanno sostituito gli stadi di assedio della favola risorgimentale. Con la nuova emergenza sono state ripristinate la “pena di morte” e la tortura nell’esecuzione della pena, seppellendo per legge anche la speranza con l’art. 4 bis. Fra 30 o 40 anni si saprà che furono stragi di stato, come lo sono state quelle avvenute nei 150 dell’unità d’Italia. L’ergastolo ostativo è una pena di morte anche se diluita nel tempo, molto peggiore perché rappresenta la morte oggi, domani e sempre. Non ha bisogno di un coraggio momentaneo, come la pena di morte, ma di un coraggio sovraumano che dura tutta la vita. I rivoluzionari francesi nel nuovo codice non inseriscono l’ergastolo, perché lo ritenevano più disumano della pena di morte, ed è successo oltre 200 anni fa. Questa norma feroce e crudele non ha eguali in Europa. I condannati a morte siamo circa 1300, reclusi da 20-40 anni, e un terzo seppelliti vivi da 20 anni nei regimi di tortura del 41 bis. La Corte Costituzionale con una sentenza machiavellica, ha stabilito che l’ergastolo non era effettivo perché c’è la liberazione condizionale dopo 26 anni di carcere, ammettendo che è discrezionale e non automatica. Gli ergastolani in libertà condizionale si contano sulle dita di una mano, pertanto quest’affermazione della consulta è mendace e basato sulle chiacchere.

Con l’art. 41 bis fu istituzionalizzata la tortura nell’esecuzione della pena. Regime condannato da tutte le associazioni internazionali: ONU, EU e dalla magistratura americana. Chi scrive ha sperimentato tale regime per circa cinque anni, in una delle Cajenne italiane: le isole di Pianosa e Asinara, veri e propri lager, dove la tortura era adoperata per istituire terrore. Quando in un paese democratico si adopera la tortura, perde la sua civiltà. I politici italiani chiamati dagli uffici dei diritti umani, delle varie agenzie internazionali, hanno sempre mentito, distorto la realtà,ridimensionando la tortura e dissimulandone la disumanizzazione. L’ostatività delle pene deriva dall’art. 4 bis O.P., che non riguarda solo l’ergastolo, ma tutte le pene che rientrano in questo articolo anticostituzionale, che viola palesemente l’art. 27 della Costituzione che recita: “Le pene devono tendere alla rieducazione”, invece, si è esclusi da ogni pena alternativa. Educare viene dalla radice ex ducere (tirare fuori) arrivare a rendere autonomi. Il carcere non rende autonomi, ma rende passivi alle dipendenze di regole ottuse e astruse, esclusivamente per renderti un automa da contenere e controllare. Una persona ridotta in queste condizioni, scarcerato diventerebbe un dissociato sociale , perché le regole del carcere non sono quelle della comunità. Nel meridione, “colonia del nord Italia”, tutto è improntato sulla repressione, una cartina fumogena per nascondere il sistema coloniale, niente progresso in tutti i campi, solo sfruttamento; mostrificazione degli indigeni affinché la ferocia dell’oppressione, torture e limitazioni della libertà civile siano legittimate agli occhi della popolazione. Queste non sono teorie o tesi campate in aria ma fatti. Diversamente dovrebbero spiegare perché gli ergastolani ostativi sono al 100% tutti meridionali; perché tutte le pene con il 4 bis comminate al 90% sono meridionali; perché i reclusi italiani al 90% sono tutti meridionali; perché i reclusi condannati con il famigerato art. 416 bis C.P. al 90% sono tutti meridionali; perché la responsabilità penale nel meridione è collettiva e non personale come stabilisce la Costituzione; perché con l’ausilio del 416 bis vengono permessi rastrellamenti di massa quando succede qualcosa in un luogo;

Potrei continuare con tanti perché sull’economia, politica, industria, commercio, banche, assicurazioni, magistratura ecc. Il meridione è una colonia e per tenerla a bada e sotto controllo si criminalizza ogni cosa, con una feroce repressione fuori e dentro alle carceri, con pene sproporzionate e regimi di tortura per terrorizzare gli indigeni, usando parole mielose per nascondere una crudele macelleria di stile medioevale. Da culla del diritto questo Paese si è trasformato nel suo cimitero, metabolizzando la banalità del male come fatto naturale.

Pasquale De Feo

Catanzaro dicembre 2012   30-12-2012

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Da molti giorni in India ci sono proteste di piazza per gli episodi di violenza sessuale sulle donne, negli ultimi episodi le donne sono morte e una ragazza di 17 anni si è suicidata dopo la violenza. Il problema è molto esteso  e preoccupante, per questo motivo è scesa in campo anche Sonia Gandhi. Fino ad oggi non è stato fatto niente, anche questo lassismo ha contribuito a moltiplicare. Spesso un’errata cultura abbinata al fanatismo religioso contribuiscono a queste nefandezze, perché relegano le donne subordinate agli uomini e questo fa nascere le barbarie che succedono. I maggiori responsabili sono i governi che se ne disinteressano ritenendo il problema di secondaria importanza. Disprezzo chi commette violenza contro le donne, i bambini e gli anziani, le ritengo delle bestie meschine e miserabili. Le donne popolano il mondo, crescono i figli, portano avanti la casa, conservano le culture locali, con la loro grazia rendono gentile e bello il mondo, per questo motivo l’ONU dovrebbe proteggerle e preservarle come i siti dell’UNESCO perché sono delle opere d’arte.   31-12-2012

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È iniziato un nuovo anno, ci siamo fatti i soliti auguri ma credo che questa volta in ognuno di noi c’è una forte speranza riposta nella corte Europea. La pena perpetua (l’ergastolo) viola l’art.3 della Costituzione Europea, la stessa corte l’ha espresso già alcune volte con l’intervento della Grande Camera l’esito dovrebbe essere positivo. L’Italia superò lo scoglio della pena perpetua con una delle solite sentenze machiavelliche della Corte Costituzionale: “ non c’è la pena perpetua perché dopo 26 anni di carcere si accede alla liberazione condizionale. Queste sentenze sono truffaldine perché la concessione non è automatica ma discrezionale, e si contano sulle dita di una mano i reclusi a cui viene concessa. La Corte Costituzionale è un parlamentino di giuristi messi lì dai partiti, pertanto non fanno meglio dei politici. Si arrogano il potere di difendere la Costituzione ma non è vero. Li teniamo lì per nove anni con lauti stipendi, auto con autisti e case di lusso gratis, invece di servire il popolo fanno i galoppini della politica.   1-01-2013

 

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È uscito il vecchio a fine pena Antonio è il suo nome e ha circa 70 anni, ha scontato una pena di 10 anni, è uscito oggi 2 gennaio dopo aver trascorso tutte le feste natalizie qui con noi. Tanti politici demagoghi si riempiono la bocca sulla certezza della pena, senza neanche sapere di cosa parlano. La politica italiana avesse il 10% della serietà della certezza della pena, i tedeschi e gli svizzeri verrebbero da noi a imparare la precisione e la serietà. Purtroppo i media disinformano , e la realtà rimane nascosta, mentre la menzogna impera in tutti i notiziari e le trasmissioni che si occupano di queste tematiche.  2-01-2013

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Leggo un articolo con l’intestazione “dove è finito il DAL-MOLIN?”

Il Dal Molin è quell’associazione che si era costituita quando la popolazione di Vicenza era scesa in piazza contro l’ampliamento sproporzionato della base americana della città. Fecero un referendum cittadino e lo vinsero, ma con tutto ciò i lavori andarono avanti, inoltre confermati da ogni governo di destra e sinistra, protetti ferocemente dalle varie polizie. L’Italia è una colonia, perché siamo sotto occupazione americana, pertanto fanno quello che vogliono. La guerra è finita da circa 70 anni ma da allora non si sono più mossi, dicono che siamo alleati, però non mi risulta che negli Stati Uniti ci siano basi militari italiane. Talmente sono vigliacchi i nostri politici che nessuno di loro ha mai detto una parola in merito.   3-01-2013

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E’ arrivata la notizia negativa del 41 bis per Davide Emmanuello, il Tribunale di Sorveglianza di Roma smentendo se stesso con una realtà falsificata da relazioni interpretate con acrobazie cervellotiche classiche di un sistema repressivo simile a quello manicomiale delle dittature naziste e staliniste, ha travolto ogni logica del diritto e ha dato ragione al ricorso fatto dalla DNA in cassazione, che a sua volta ha svolto il suo lavoro materiale timbrando la voce della “verità” dell’apparato della repressione. Ormai in questo Paese è ritornata la legge del “sospetto” della famigerata legge PICA, con la legge del duo Alfano – Berlusconi del 2009, e questi orrori continuano nel silenzio delle nuove segrete medievali. I media complici e carnefici nello stesso tempo, consacra eroi tutti questi aguzzini che condannano alle camere delle torture come un fatto del tutto normale. La tortura del 41 bis è stata resa più scientifica, per annichilire i soggetti psichiatricamente, e con Davide  stanno cercando di azzerarlo in questo, affinché finisca i suoi giorni in una struttura sanitaria psichiatrica. Noi saremo anche delinquenti ma questo Stato è criminale e si macchia quotidianamente di barbarie contro l’umanità.   4-01-2013

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Il parlamentare del PD Giuseppe Lumia, paladino della legalità, alfiere del partito dell’antimafia e il censore delle regole, quando si tratta della sua “pagnotta” non conta più niente, quello che va blaterando in giro riguarda gli altri non lui. Già nella passata legislatura non doveva essere candidato, avendo fatto già tre mandati secondo la regola del partito del PD, ma costrinse Walter Veltroni scatenando la sua corrente a ricandidarlo per forza. Anche questa volta l’aveva spuntata con Pier Luigi Bersani, ottenendo la deroga per il quinto mandato, ma a patto che partecipasse alle primarie, siccome sapeva che non ce l’avrebbe fatta a superarle, è salito sulla scialuppa di salvataggio del nuovo partito il “megafono” del presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta. Con ricatti e sotterfugi vari, in un modo o nell’altro verrà di nuovo eletto in Parlamento.  Questo savonarola può permettersi di razzolare male perché ha la protezione dell’onnipotente apparato repressivo che ormai condiziona la vita politica- economica- giudiziaria del Paese, vera eminenza grigia della società.   5-01-2913

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La rete tv Sky doveva girare una fiction sul libro di “Gomorra” di Roberto Saviano. Il presidente della Municipalità di Scampia appoggiato dal sindaco di Napoli, ha detto no, perché tutte le persone per il bene del luogo non devono essere paragonate al mito della Scampia che vive nell’illegalità. Ormai è partita la “mostrificazione” con la cristallizzazione in immagini stereotipate del quartiere Scampia, che abbandonato ad un destino crudele, rappresenta il luogo comune nel meridione legittimando latrocini sulle popolazioni meridionali. Le migliaia di abitanti e le centinaia di associazioni che sopperiscono al deserto istituzionale, non vengono mai citati dal savonarola Saviano, perché a lui interessa dare rilevanza solo ai fatti di cronaca che gli danno ricchezza e potere facendo la vittima. Sta spremendo tutto il “sangue“ possibile dal suo libro, è l’unico interesse che gli sta a cuore. Tutte le problematiche di Scampia non gli interessano minimamente, è una realtà che non è più la sua, pertanto si comporta come il Marchese del Grillo del film “io sono io e voi non siete un cazzo”. Hanno fatto bene a dire no, con la motivazione che bisogna andare oltre per costruire un nuovo futuro degno di un paese civile:” rimanendo sul posto, affondando le mani nel fango e impegnandosi di persona”. Cosa ha fatto di concreto Saviano? Niente. Solo chiacchiera a parte i lauti guadagni dei diritti intascati. Se voleva fare qualcosa per la sua terra, poteva devolvere i diritti televisivi venduti a SKY, al finanziamento di progetti portati avanti dalle tante associazioni di Scampia. Ha perso un’occasione per farsi apprezzare dalla gente di Napoli.   6-01-2013

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Con il tempo ho affinato l’occhio  a vedere in piccoli articoli grandi notizie che la censura dei media cerca di nascondere. 32 manifestanti torturati alla Diaz e a Bolzaneto al G8 di Genova del 2001, si sono rivolti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per ottenere giustizia, non avendola avuta in Italia. La corte ha avviato un esame preliminare inviando una serie di domande alle quali il governo italiano dovrà rispondere entro quattro mesi. Sarà un po’ difficile spiegare perché ancora non c’è il reato di tortura in Italia. Come anche giustificare che il funzionario (Pm antimafia) Alfano Sabella che comandava i GOM della polizia penitenziaria alla caserma di Bolzaneto è ritornato al ministero di giustizia dopo che era stato allontanato. Credo che in Europa non si rendano conto del grado di repressione istaurato nelle varie polizie e nei luoghi di fermo e detenzione, ciò è dovuto anche alla complicità diretta e indiretta dei parlamentari europei italiani. Alcune settimane fa ho sentito Mauro Palma alla radio legittimare il regime di tortura del 41 bis, fino a poco tempo fa era componente del comitato per la prevenzione della tortura in Europa. La giustizia, quella vera la si può ottenere solo alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.   7-01-2013

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La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha emanato una sentenza di condanna totale sul sistema carcere in Italia. Credo che questa volta non ci possano essere furberie dei politici come hanno sempre fatto nel passato, perché hanno fissato un termine di un anno per sistemare l’infamia del degrado nelle carceri, nel frattempo hanno bloccato i circa 600 ricorsi dei reclusi, nell’attesa dell’intervento dello stato. La sentenza è pilota, pertanto gli altri ricorsi saranno giudicati con lo stesso metro. Riflettevo sulla civiltà della sentenza, immagino cosa scriverebbero sulla tortura del 41 bis. Non riusciranno gli apparati repressivi a tenere ancora nascosto per molto le segrete medievali del 41 bis. Gioirò il giorno che la corte europea emanerà la sentenza sulla cancellazione della barbarie del 41 bis.   8-01-2013

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La Lega parla bene e razzola male, al senato gestiva i fondi come se fossero privati, ma come al solito quando vengono scoperti scelgono un colpevole tra gli impiegati (l’agnello sacrificale). Nel 1990 appena nata la Lega, Bossi insieme a tutti i segretari dei partiti della prima Repubblica, prese 100 milioni di lire dalla madre di tutte le tangenti –ENIMONT- ; tranne il partito comunista, scelsero come colpevole il tesoriere della Lega dell’epoca Patelli. Un anno fa fecero lo stesso con il tesoriere Lusi. Questa volta hanno scelto un’impiegata dell’ufficio della Lega al Senato. Sono convinto che la Lega riesce a passare indenne sulle sue ruberie, perché è protetta dal sistema di potere che comanda l’Italia: “Chiesa, sindacati, banche,Confindustria e la politica stessa”. La Lega serve per far apparire il nord padrone e carnefice ma vittima della situazione, ma come sempre a spese del meridione. Cosa fanno i politici meridionali? Niente. Sono esseri miserabili che si fanno comprare con un piatto di lenticchie. Mi auguro che un giorno non lontano le popolazioni meridionali si sollevino contro questa servitù coloniale.   9-01-2013

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Sulla Gazzetta del Sud ho trovato un articolo “Il partito del sud correrà da solo alle prossime elezioni, dicono di non stare né con Berlusconi né con Bersani perché entrambi sono contro il meridione. Citano i danni fatti da Berlusconi con il leghista Luca Zaia al Ministero dell’Agricoltura, ha sponsorizzato solo i prodotti del Nord, lasciando al Ministero anche un debito di 71 milioni. Il forzista cocainomane Gianfranco Miccichè, da sottosegretario con delega al CIPE, sottrasse al sud i fondi FAS. Mario Monti uomo delle banche e “cardinale” del Vaticano, ha definito i meridionali poco intraprendenti e spreconi. Quando parla il pregiudizio la ragione non può prevalere. Qualcuno dovrebbe dirgli che nel Meridione non ci sono le infrastrutture, ma non credo gli interessi, anzi tutta la politica sostiene ad esempio Mauro Moretti il capo delle ferrovie, che sta portando nel terzo millennio le ferrovie del nord e quelle del sud nell’ottocento. Uno dei militanti del partito Francesco Gallo dichiara che tutti i problemi del sud derivano dall’Unità d’Italia. I piemontesi nel 1860 hanno depredato il sud dalle sue ricchezze con una ferocia inaudita: stupri, fucilazioni di massa e interi paesi dati alle fiamme. L’Italia è nata in un lago di sangue. Questo copione di ruberie si ripete ancora oggi. Termina “ma noi meridionali non abbiamo gli stessi diritti costituzionalmente garantiti di tutti gli altri italiani”. Purtroppo no sig. Gallo, perché noi siamo una colonia e i meridionali dei servi senza diritti, come lo erano gli africani nelle colonie. L’unica cosa da fare è tornare all’indipendenza del 1860, prima di essere conquistati e ridotti in schiavitù. Sono contento che simili verità siano state pubblicate da un quotidiano di larga diffusione.   10-01-2013

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Monti ha tagliato su tutti i servizi, ha ridotto la maggioranza dei cittadini a fare i salti mortali per arrivare a fine mese, con tutto ciò viene osannato come il salvatore della patria, ma dall’oscurità del tempio dello sperpero esce la notizia che Monti così prodigo nel ridurre la vivibilità economica della gente, prima di dimettersi ha fatto un “piccolo” acquisto, ha comprato quattro sommergibili dalla Germania per due miliardi. In questi tempi così critici, dopo l’acquisto degli aerei si poteva risparmiare quest’altro insulto alla povertà. Forse è stato un regalo alla cancelliera tedesca per averlo sostenuto, questi signori si fanno le amicizie con i soldi pubblici, tanto c’è la gente che paga e tira la cinghia. Tutta l’austerità a senso unico, l’ha fatto perché il PD e il PDL con UDC hanno votato tutti i suoi provvedimenti in Parlamento. A breve ci sono le elezioni, la gente avrà la possibilità, con il voto, di cambiare le cose, ma sono certo che si faranno condizionare dai vari poteri e voteranno le stesse persone, “come se scegliessero la corda per farsi impiccare dal boia”.   11-03-2013

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Dopo l’annuncio fatto durante il convegno sull’amnistia organizzato dai Radicali all’interno del carcere di Lecce, il direttore Antonio Fullone ha rilasciato un’intervista sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Terrà tutte le celle aperte del carcere, imitando il modello Bollate di Milano, ritiene che bisogna rendere la pena più dignitosa, di responsabilizzare i reclusi e di evitare di infantilizzarli. Il processo di umanizzazione che con coraggio sta portando avanti mi auguro che sia da esempio a tutti i direttori delle carceri, principalmente quelle del meridione, che in certe località sono degli autentici lager.   12-01-2013

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Ho letto un ampio articolo su un congolese di 43 anni, in Italia esule da più di 20 anni John – Mpaliza, residente a Reggio Emilia. Per protestare contro il genocidio che si sta perpetrando nel Congo, nel silenzio complice di tutto il mondo, ha intrapreso una lunga marcia da Reggio Emilia fino a Bruxelles circa 1600 km a piedi. Il Congo teoricamente potrebbe essere una delle nazioni più ricche del mondo, perché ha tutte le materie prime, inoltre petrolio, gas, oro, diamanti e il cobalto il nuovo oro dell’era tecnologica. Questo minerale ha soppiantato il silicio nell’elettronica e il Congo contribuisce con l’80% di questo prodotto. Tra la guerra di liberazione contro il dittatore MOBUTU e quella fatta scoppiare dalle multinazionali per il dopo MOBUTU, esclusivamente per ragioni di sfruttamento del cobalto perché la tecnologia è impossibile fermarla, ci sono stati 6-7 milioni di morti, anche se credo che siano circa 10 milioni. Dopo 60 anni stiamo ancora onorando la memoria del genocidio degli ebrei che fu commesso nel silenzio omertoso del mondo, anche nelle nazioni che sapevano come gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Dopo tanti decenni un altro genocidio di proporzioni più grandi si sta perpetrando nel silenzio assoluto del mondo intero. La complicità del mondo occidentale deriva dal saccheggio delle risorse del Congo. Un giorno si cospargeranno il capo di cenere e diranno che non sapevano, ma questa volta c’è internet che l’inchioda alle loro responsabilità.   13-01-2013

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Se non constatavo non avrei mai creduto che il Manifesto si prestasse a pubblicare su di un’intera pagina un articolo di puro razzismo del giornalista Riccardo De Sanctis , venerdì 21 dicembre 2012 a pagina 16. La sua ironia dimostra non solo la sua ignoranza storica ma un pregiudizio razzista radicato nel suo animo divenuto naturale. Lui è così, convinto delle sue tesi che giustificherebbe anche i nazisti e gli stalinisti, perché in qualunque modo si chiamano gli avversari sono sempre nemici e persone di serie B. Il suo articolo è talmente infarcito di razzismo e di strafalcioni che neanche un ragazzo appena diplomato farebbe. Un’associazione neobarbarica ha richiesto il teschio del brigante Giuseppe Villella al museo dell’orrore del criminale Cesare Lombroso nell’università di Torino. Il tribunale di Lamezia Terme gli ha dato ragione e ne chiede la sepoltura nel suo paese natale a MOTTA – SANTA – LUCIA in provincia di Catanzaro. In questa sentenza questo pseudo giornalista scriveva questo indecente articolo. Cerca di far passare Lombroso come un grande scienziato e quando non sa dove arrampicarsi,scrive: “le sue tesi da più voci sono ritenute a sfondo razzista…..”. L’antimeridionalismo che affligge il Paese dalla sua nascita, deriva dalle infami teorie di Lombroso, e furono queste teorie che coprirono scientificamente il genocidio nel meridione e culturalmente con la favola risorgimentale. I nazisti avevano in mente anche loro di fare un museo sugli ebrei dopo la guerra, con teschi, manufatti in pelle umana ecc., persero la guerra e l’orrore non è stato fatto. Le SS savoiarde piemontesi, vinsero crudelmente e lo fecero, tutt’ora aperto nell’università di Torino. Gli scritti di Lombroso sulla Calabria sono peggiori di quelli nazisti perché creano il razzismo antimeridionale, viceversa i nazisti non crearono l’antisemitismo, c’era già da secoli e lo usarono per commettere il genocidio. Senza nessuna ombra di dubbio, con certezza si può affermare che il padre del razzismo antimeridionale è Cesare Lombroso. I giornalisti come Riccardo De Sanctis li condannerei ad imparare la storia, quella vera e non la favola risorgimentale. Nel museo dell’orrore ci sono altri teschi di partigiani meridionali, tra cui quello di Carmine Donatello Cracco che morì dopo 35 anni di prigionia nel 1905, dopo 45 anni dall’epopea unitaria. Come disse Brenno dopo la conquista di Roma “guai ai vinti”.   14-01-2013

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Hanno scarcerato Liberato Maruccio l’ex capogruppo IDV alla regione Lazio, esponente e amico di Di Pietro capo del partito. Ha dichiarato alla stampa “se un allevamento di maiali avesse questi spazi, i NAS li chiuderebbero”. “Le condizioni carcerarie non sono delle migliori: 12 metri quadrati per tre persone. Viene calpestata la dignità umana. Vorrei chiedere a questo signore, ma quando faceva il bello e il cattivo tempo alla regione e appoggiava la tesi giustizialista del suo capo, amico e anche suo avvocato, non ha mai pensato alle carceri e alle condizioni dei reclusi? Eppure come avvocato qualcosa doveva sapere. L’unica nota positiva è che i politici e tutte le persone che fanno parte del sistema, come hanno a che fare con la giustizia ed entrano in carcere si rendono conto come sia sceso in basso il livello della civiltà del Paese.   15-01-2013

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Il consiglio comunale di Torino, ha approvato la restituzione delle spoglie del brigante Giuseppe Villella morto a 69 anni nel carcere di Vigevano, prigioniero dei Savoia. In aula si sono così ripartiti i voti: 36 favorevoli, 7 contrari e 13 astenuti; i razzisti non mancano mai, sicuramente quelli della Lega. D’altronde non potevano fare diversamente, perché c’era una sentenza del tribunale di Catanzaro. Mi auguro che questi piccoli atti siano l’inizio per tirare fuori dall’oscurità la storia tragica del Meridione nascosta in un lago di sangue.   16-01-2013

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Sul comportamento di certi Pm non c’è più da meravigliarsi, quando si tratta degli uomini dello Stato in divisa, in questo caso la polizia penitenziaria. La famiglia Cucchi ha dovuto ipotecare la casa per pagare le spese legali, aumentate a dismisura per colpa dei Pm, che invece di essere dalla parte delle persone offese come stabilisce la loro funzione, difende gli imputati che hanno ucciso Cucchi:” come se il Pm sul processo difendesse gli imputati”. Addirittura la Corte D’Assise sul volere dei Pm del processo, hanno impedito che i legali della famiglia Cucchi potessero fare il controesame ai periti della superperizia della Corte che incolpa i medici della morte del giovane Cucchi. Ha ragione il giudice Mori nella sua intervista (si trova nel blog), i periti si adeguano ai voleri dei Pm, in caso contrario non lavorano più, e i Pm del processo volevano scaricare la colpa sui medici, e i periti l’hanno fatto, a discapito dell’evidenza, le foto non mentono e si vedono gli ematomi del pestaggio. I Pm quando cianciano di indipendenza non vogliono altro che l’impunità e la libertà di fare quello che vogliono senza dar conto a nessuno.   17-01-2013

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Ho finito di leggere l’ultimo libro di Pino Aprile “Mai più terroni”, come nei precedenti libri ho appreso nuove cose convincendomi sempre di più che tutto ciò che viene usato per dare rilevanza mediatica con crociate di qualsiasi tipo, sono espedienti per continuare a tenere il Meridione in un sistema ilatico. Lo scrittore è convinto che internet possa superare il sistema di isolamento in cui il Nord padrone ci ha relegati e continua sistematicamente a tenerci fuori dalle vie di comunicazione. E’ palese che la rete supera ogni barriera annullando le latitudini ed è possibile lavorare, progettare, ordinare, fare ricerca ecc.., davanti ad un computer in qualsiasi angolo della terra. L’informatica unisce e nessuno è isolato, perché ha ridotto le distanze essendo tutte uguali. Ma, le merci devono viaggiare per essere consegnate, e siccome il Sud è stato privato non solo dei suoi beni ma anche escluso della dotazione di infrastrutture, il problema rimane. Condivido i suoi discorsi sulla liberazione del sud dall’ultrasecolare stato di subordinazione, prendendo ad esempio l’Irlanda. Ma non credo che chi trae vantaggio da questo sistema abbia interesse a cambiarlo; solo colui che ne è penalizzato può volerlo. Siccome tutti i giornali e le tv meridionali anche quelle di stato sono condizionate dal nord, il sud non può raccontarsi e lo fanno loro. Chi gestisce il potere non vuole modifiche nel monopolio della sua verità. Il meridione non può che essere mostrato sempre male, dando fiato all’esasperazione sulle notizie di cronaca. Tutto ciò si riflette in ogni campo, persino nelle scuole con la quasi esclusione dei poeti e scrittori meridionali del novecento dai testi scolastici. La cultura cambia l’uomo e l’ambiente, e le persone diventano quelle che le circostanze culturali gli consentono di essere. Non credo che la rete possa superare tutto, spezzando la spada del potere coloniale, anche se può contribuire a diffondere la storia, non quella dei padroni e dei vincitori, ma quella vera che ci ha ridotti a una colonia. I ritardi del sud sono necessari a questo sistema costruito con le armi e mantenuto con la discriminazione ilota. L’isolamento è funzionale a farlo diventare irraggiungibile, come facevano i romani quando volevano punire un territorio e tenerlo in stato di subordinazione, non lo attraversavano con le loro strade, quello che si continua a fare ancora oggi nel meridione. Mi auguro che lo scrittore Pino Aprile abbia ragione, che con la rete superiamo la servitù che ci viene imposta. Personalmente spero che in un tempo non molto lontano, come siamo stati nominati da tanti popoli negli ultimi 2000 anni, possa arrivare il giorno che potremmo dire che, per un secolo e mezzo fummo anche terroni.   18-01-2013

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Il 21 settembre 2012, Gloria con una sua replica dà un giudizio alla lettera che scrissi a Barbara D’Urso, lei condivide tutto il contenuto, tranne la questione della pena, che nel caso specifico si tratta dell’ergastolo. Vorrei cercare di dare una risposta a Gloria per farle capire che la sua rigida posizione è frutto della disinformazione che le ha condizionato il giudizio aperto alla comprensione delle cause che alimentano certe dinamiche nel paese. Non troverai mai nessun detenuto che ti dirà di non voler scontare la sua pena, ma di avere una pena adeguata e non in base all’umore schizofrenico  legislativo politico di piazza. Scontare la pena nel rispetto della propria dignità e nel pieno dei suoi diritti, purtroppo essendo le carceri i posti più illegali dello stato, le regole non vengono rispettate, principalmente da chi dirige ed è qualificato per funzioni istituzionali  ad insegnarle e farle rispettare. La pena ha una funzione sociale, pertanto non può essere disumana e senza fine, insegnare le regole a chi le ha trasgredite, come stabilisce l’art. 27 della Costituzione. Far ritornare nella comunità chi ha sbagliato migliore di quello che era. Quando ciò non succede l’apparato penitenziario non adempie al servizio per cui è adibito, in una società privata verrebbe licenziato. Nel nostro caso i cittadini vengono truffati perché pagano per avere un servizio e non l’ottengono. La rieducazione consiste nell’insegnare le regole, e dopo aver scontato, nel caso dell’ergastolo, almeno 20 anni, si può accedere a una pena alternativa; discrezionale non automatica. In Italia non esistono automatismi di nessun genere; quando lo affermano certi personaggi in tv o sulla carta stampata, mentono e disinformano i cittadini. Nel caso dell’ergastolo ostativo, lo si rieduca per farlo rimanere in cella, e ciò viola l’art. 27 della Costituzione. La Corte Costituzionale garante della Costituzione dovrebbe farla rispettare, ma essendo un parlamentino espressione dei politici, è un consorzio di sezioni dei partiti; pertanto si adeguano alle decisioni delle segreterie politiche, che a loro volta decidono secondo dove tira il vento. La Carta Costituzionale viola la Costituzione con sentenze  che smentiscono se stessa. Ti faccio qualche esempio: ha sentenziato che l’ergastolo è costituzionale perché non viola l’art.27 della Costituzione che stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione; e né viola l’art. 3 della Convenzione Europea che stabilisce la pena perpetua una tortura. Perché dopo 26 anni di carcere si può accedere alla liberazione condizionale, ammettendo che è discrezionale e non automatica e che sul territorio nazionale si contano sulle dita di una mano gli ergastolani a cui è stata concessa. Ma le machiavelliche sentenze della Corte Costituzionale non si fermano qui, perché con il crudele 4 bis si esclude l’ergastolo da qualsiasi pena alternativa, anche la liberazione condizionale, violando palesemente sia l’art. 27 della Costituzione e sia l’art. 3 della Convenzione Europea, con tutto ciò questi pigmei del diritto per circa una decina di volte hanno sentenziato che l’art. 4 bis è costituzionale; che d’altronde viola l’art. 3 della Costituzione che stabilisce che siamo tutti uguali davanti alla legge. Il culmine della nostra politica, viene raggiunto con la legge del 1994, che stabilisce l’adesione al protocollo del tribunale dell’ Aia, che giudica i crimini contro l’umanità ( per la maggior parte genocidi), ma la pena non deve superare i 30 anni. Chi stermina un popolo la condanna non deve superare i 30 anni. Viceversa una guerra tra bande da parte degli “iloti” della colonia del Meridione, possono essere condannati all’ergastolo. Questo dimostra non solo l’ipocrisia  della marmaglia politica e di chi ci governa, ma un razzismo crudele simile al nazismo. Il 95% degli ergastolani sono meridionali, figli di un Dio minore. Per legge è stata vietata la speranza  con l’art. 4 bis , creando due tipologie di cittadini detenuti: discriminazione razzista per legge, perché il 99% dei reclusi colpiti da questo articolo sono meridionali. D’altronde i sepolti vivi nei regimi di tortura del 41 bis hanno tutti l’art. 4 bis e sono al 100% meridionali. Non c’è bisogno di essere degli scienziati del diritto per comprendere che l’ergastolo è anticostituzionale e viola la Convenzione Europea, pertanto abolirlo sarebbe un atto di legalità. Noi ergastolani chiediamo di avere un fine pena, come ce l’hanno tutti i detenuti. L’ergastolo è disumano peggiore della morte, perché non ha bisogno di un coraggio momentaneo ma di tutta una vita; anche i rivoluzionari francesi lo eliminarono dal codice perché lo ritennero crudele. Una nazione che scende sullo stesso piano di chi commette il reato, dimostra di essere incivile e debole. Non credo che qualcuno possa dubitare sulla civiltà e risolutezza della Norvegia, e l’ha dimostrato nella tragedia che l’ha colpita. Nella bibbia c’è scritto “occhio per occhio e dente per dente”, se fosse applicato tutto il mondo rimarrebbe cieco e senza denti. Con l’ergastolo è la stessa cosa. In qualunque campo si farebbe l’equazione con l’ergastolo, diventerebbero migliaia: dottori, poliziotti, militari, autisti, politici, petrolieri ecc.. Io come tanti ragazzi meridionali seppelliti vivi da decenni, se fossimo nati a Parma, credi che ci troveremmo in carcere con l’ergastolo? O invischiati in uno dei tanti rastrellamenti con arresti di massa tipico della colonia del sud? Questa riflessione farebbe bene a tanti bigotti perbenisti che danno fiato alla loro ignoranza. Una pena adeguata è 20 anni; un tempo sufficiente per pagare il reato commesso e riflettere su ciò che si è verificato; una generazione può più che bastare ce lo insegnano i norvegesi: “ la nazione più civile del mondo”. A Renato Vallanzasca ridarei la libertà subito, non in modo parziale ma completa, perché ha pagato anche troppo, anche ciò che non ha fatto, e nel modo in cui ha scontato questi lunghi anni è diventato vittima. Devi tenere presente che parliamo degli anni 60-70, due generazioni fa, un’enormità. Per sua sfortuna è stato mortificato mediaticamente e ciò ha condizionato la sua esistenza. Ci sono persone che hanno 3-400 omicidi, sono diventati collaboratori di giustizia e dopo un anno di carcere sono stati scarcerati e si stanno godendo i loro ingenti patrimoni. Viceversa ragazzini di 18 anni che li hanno seguiti, per un solo omicidio sono all’ergastolo da 20-30 anni, e siccome sono tutti meridionali hanno l’ergastolo ostativo.. La realtà non è quella che senti nelle tv, interviste dei politici e funzionari, quella è artificiosa ed è funzionale al potere che comanda. In materia di giustizia  siamo il Paese più condannato in Europa; con le pene più alte in assoluto. In nessun paese del mondo hanno diminuito i reati con le pene più alte e anche con la pena di morte. La nostra politica mistifica queste tematiche per usarle in termini elettorali. Mi auguro di essere riuscito a farti riflettere, ragionare e farti un tuo punto di vista. Se non ci sono riuscito non posso che augurarti “buona vendetta”.   19-01-2013

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Il 13 novembre 2012, Antonella Esposito di Napoli replica alla lettera che scrissi al prof. Andrea Pugiotto docente dell’università di Ferrara. Ciao Antonella, ho letto il tuo scritto, per prima cosa ti ringrazio per il tuo lungo scritto e la tua attenzione alle nostre tematiche, mi auguro che continuerai a seguirci. Invidio le tue certezze, perché la vita sarebbe senza preoccupazioni per tutte le sue problematiche. Cercherò di non urtare il tuo senso religioso, nelle mie parole ci sono mie convinzioni che possono essere anche sbagliate, ma non posso condividere le tue certezze. Dissento sul diritto che Dio ha di condannare a morte come fosse un dittatore che si eroga il potere di vita e di morte; come la chiami tu “pulizia”. La Bibbia la ritengo un grande libro, la storia dell’epopea del popolo ebraico, che con una grande opera di marketing ne ha fatto una religione divinizzando ogni cosa. Come in tutte le storie dei popoli ci sono cose buone e cose cattive, nella Bibbia ci troverai tutto e il contrario di tutto, questo è un bene perché ognuno ci troverà ciò che desidera. Fin dalla notte dei tempi è stata strumentalizzata per fini di potere politico, contribuendo alla maggioranza delle guerre e dei genocidi: “ Dio lo vuole”, anche se Lui non c’entrava niente. Le religioni hanno sempre avuto un  ruolo di supporto a tutti i poteri, ribellandosi solo quando venivano toccati i loro privilegi. Hanno sempre contribuito ad addomesticare il popolo con la promessa che le sofferenze di questo mondo sarebbero state compensate con il paradiso nell’altro, mentre i potenti il paradiso se lo guadagnano in questo mondo. Se ognuno è ad immagine e somiglianza di Dio, non comprendo tutte le discriminazioni, condanne e odi religiosi, sarebbe come giudicare e condannare Dio stesso uccidendolo. Sono contro ogni pena di morte e le pene disumane come l’ergastolo, da chiunque venga la condanna. Anche la politica nostrana non è diversa da altri poteri, ed è aiutata nel rendere gregge il popolo da tutte le religioni, principalmente da quella di Stato. L’abitudine abbinata alla rassegnazione “divina” contribuisce allo status quo, diversamente le persone non voterebbero sempre questi partiti, che sono parte integrante di un sistema criminale. Credo che sarebbe tempo di ripensare alla religione, innanzitutto eliminando l’intermediazione e ognuno prega e vede il Dio che desidera. Vedere Dio in ogni persona contribuirebbe alla pace, all’amore e al benessere per tutti. Non dico di amare tutto il prossimo, umanamente non è possibile ma rispettarlo è alla portata di tutti. Nessuno nasce cattivo, malvagio o delinquente, nessuno può esserlo per sempre, sono i fattori della vita che inducono a commettere azioni buone o cattive, ma sono gli episodi e non le persone ad essere discutibili. Comunque sono contento per te che lo studio della Bibbia ti abbia portato serenità e tranquillità, ti auguro che il tuo percorso sia sempre pieno di luce ma principalmente di tanto amore. Ti auguro tutto ciò che desideri e che la vita ti sorrida sempre. Se ti fa piacere puoi rispondermi nel blog con una lettera. Ciao un abbraccio, Pasquale.   20-01-2013

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Sono venuti due politici, uno del Pd e un radicale, di nome li conoscevo, mi ha fatto piacere incontrarli. Gli ho spiegato che nell’insieme non stiamo male, e che l’unico problema che non riusciamo a risolvere è quello del computer. Il commissario ha detto al senatore del Pd che il problema che impediva la concessione del computer è stato risolto pertanto presto avremo i computer. Speriamo che sia la volta buona e non un’altra bufala, essendo un tormento che dura da tre anni. Sono contento della visita anche per un altro motivo, abbiamo saputo che lo scritto di Davide “L’Odissea persecutoria” sta girando su tutti i blog e siti della rete, ciò può contribuire a frenare la ferocia dell’apparato repressivo nell’applicargli il regime di 41 bis. Quando le loro malefatte vengono messe in piazza si moderano nel loro delirio di onnipotenza. I politici dovrebbero venire più spesso, così le direzioni che vogliono solo reprimere ci penserebbero prima di fare un abuso. Ringrazio i due politici per la loro visita.

21-01-2013

 

Diario di Pasquale De Feo- 22 novembre – 21 dicembre

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Il Diario di Pasquale De Feo è uno degli appuntamenti speciali in questo Blog.

Anche questo diario appare con un po’ di ritardo, essendo quello del mese di dicembre. Quello di gennaio, comunque, seguirà nelle prossime settimane.

Questo Diario che raccoglie tutte le riflessioni che Pasquale scrive giorno per giorno è sempre una occasione. Non è detto che tutto sia condivisibile. Io stesso, tante volte alcune cose le condivido, da altre magari mi sento più distante. Ma, comunque, la si pensi, queste pagine sono un’occasione per riflettere, e anche per confrontarsi. Un’occasione offerta da una mente che -e questo nessuno può negarlo- non sta mai ferma, ma è in perenne ricerca. Qualunque cosa possa essere letta, Pasquale cerca di leggerla o vederla, se passa in televisione. E tra rabbia, speranza, nostalgia, indignazione, apprezzamento.. si sviluppa il suo diario.

Prima di lasciarvi voglio citare alcuni passaggi..

I primi sono alcuni dei volti del male. Uno lo abbiamo imparato a conoscere. Il 41 bis. Tra anni tutti faranno a gara a denigrarlo, come per anni, fino ai nostri giorni, hanno fatto a gara a fare finta di non sapere. Ecco il passaggio:

“Stamane mentre mi lavavo i denti ho pensato ai carcerati nel regime di tortura del 41 bis. In inverno per evitare problemi ai denti, riscaldo un po’ d’acqua per lavarmene. I reclusi del 41 bis, per via di una legge dettata dall’apparato repressivo al famigerato duo Alfano-Berlusconi, hanno tolto ai detenuti la possibilità di usare il fornelletto, pertanto non possono scaldarsi, un po’ d’acqua per lavarsi i denti, senza dimenticare che non possono farsi un caffè, the o un po’ di acqua calda per l’igiene. Tenendo presente che la maggioranza dei reclusi nei luoghi di tortura si trovano al Nord, alcuni sulle Alpi, dove in inverno fa molto freddo, ed essendo tutti meridionali, le sofferenze si moltiplicano per il clima temperato in cui sono nati. Lascio immaginare nelle carceri di Cuneo, Novara, Tolmezzo (Udine). Ieri è arrivata la notizia che due anziani al 41 bis sono morti di vecchiaia, ma creo anche per i patimenti derivanti dalla tortura del 41 bis. L’apparato repressivo è riuscito a fare metabolizzare la tortura alla popolazione del Paese, come fosse un fatto naturale. “Questo fa molto riflettere”.  (27 novembre)

Il secondo volto del male, è la piccola quotidiana inciviltà che costringe un ragazzo a dovere fare un tragitto di 57 km in due ore e mezza. Emblema della devastazione che i trasporti stanno subendo nel Sud.. espressione di questa ideologia bastarda che considera in svendibili i diritti e che si mette a pecorina di fronte ad assurde idolatrie dell’austerity.

“Ho letto una lettera di uno studente della Basilicata, che ha inviato a un quotidiano che l’ha pubblicata, c’è da rimanere allibiti, credo che neanche in Africa sono ancora in queste condizioni. Il ragazzo è di Irsina, comune della provincia di Matera, studia all’università di Potenza, facoltà di agraria, la distanza dal suo paese a Potenza è di 57 km. Tutti i fine settimana li passa a casa, ma per arrivarci è un lungo viaggio. Nel raccontarlo gli viene da piangere per la rabbia, un servizio che crede sia rimasto ai tempi del fascismo.  Parte da Irsina alle ore 15:30 con il pulmino che lo porta alla stazione di Genzano, dove prende il bus fino ad Acerenza (entrambi comuni della provincia di Potenza), risale sul treno fino a Potenza, arrivo alle ore 18:00. Per 57 km ci vogliono due ore e mezzo, lo stesso orario Milano-Roma (…)”.  (14 dicembre)

In un altro passaggio… ulteriori inquietanti retroscena su un territorio da sempre saturo di Ombre.. quello del pentitismo.

“Su una rivista leggo un articolo sul processo a Palermo sui rapporti Stato-Mafia. All’interno trovo un articolo che conferma ciò che negli anni tanti di noi pensavamo, che dietro c’era una regia occulta che pilotava i pentiti. Questo progetto si chiamava “Protocollo Farfalla” in segreto portato avanti dal SISDE (servizi segreti) e il DAP, un protocollo illegale come quello degli americani con i terroristi islamici, oggi chiedono che venga coperta con il segreto di Stato per paura della sua divulgazione. Ora comprendo come potevano fare apparire degli stupidi mentecatti come dei grandi depositari di verità, anche sei loro racconti facevano lacune da tutte le parti, condannavano senza problemi.” (20 dicembre)

Voglio concludere con una riflessione che trascende la lotta quotidiane, il corso degli eventi e “la follia del mondo”. Uno di qui momenti che rendono gli uomini più uomini.

“Come siamo il peggior nemico di noi stessi, così, se lo volessimo potremmo essere il migliore amico di noi stessi. Incolpiamo la sfortuna sulle nostre disgrazie, quando invece nella maggior parte delle volte provengono dalle nostre decisioni le problematiche che ci colpiscono. Ci viene più semplice trovare un colpevole anche se immaginario su cui scaricare le nostre responsabilità, è molto più facile. Diviene più difficile, diventare amico di noi stessi, ci facciamo de male da soli e non riusciamo ad avere cura di noi. Credo che capirsi e volersi bene ci renderebbe la vita più sereni e ci agevolerebbe nell’affrontare gli ostacoli che troviamo sul nostro cammino. Dovremmo tutti provare ad essere il migliore amico di se stessi, non avendo mai affrontato nelle mie riflessioni questa tematica, cercherò di imparare a volermi più bene per il futuro. (19 dicembre).”

Vi lascio al Diario di Pasquale De Feo.. Catanzaro.. mese di dicembre.

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Stavo leggendo l’articolo che aveva redatto sul mio scritto del commento dell’art. 27 della Costituzione, il direttore Pippo Guerriero del quotidiano settimanale “Sicilia Libertaria”.

Ha redatti un bellissimo articolo dove niente viene nascosto. Tutto è chiaro e limpido: sulla pena di morte dell’ergastolo, sulla tortura del 41 bis, sullo strumento dei rastrellamenti del 416 bis, sulla fine della speranza del 4 bis, e tutte le torture delle leggi emergenziali, che come al solito sono diventate ordinarie. Mentre leggevo, l’occhio è andato a finire su un piccolo articolo in fondo alla pagina “Dall’inferno di Tolmezzo”, ho letto, anche se già conoscevo queste notizie, la solidarietà della gente ha mitigato i pestaggi, ma il settimanale invita tutti  a scrivere all’autore delle denunce di continuo minacciato: Maurizio Alfieri – via Paluzza 77 – Cap. 33028 – Tolmezzo (Udine). Sarebbe un’ottima cosa mandare un’email al sito del carcere per protestare, oppure al sito del Ministero della giustizia.  –  22/11/2012

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Oggi discutono il regime di tortura del 41 bis a Davide. Sia l’area tratta mentale che tutte le persone venute a conoscenza della sua situazione, sono rimasti perplessi per l’accanimento nei suoi confronti, tre revoche da tre tribunali diversi, fanno riflettere chiunque. Mi auguro che l’apparato della repressione anche oggi perda per la quarta volta, un po’ di giustizia darebbe più lustro a questa giornata. Ormai sono diventati così potenti da sostituire il vecchio potere con propri politici, come Crocetta, Lumia, Sonia Alfano, Borsellino, per citare sol quelli più famosi. Talmente è la paura che incutono, che nessun politico, giornalista, intellettuale, ecc. ha il coraggio di dirlo. “Altro che mafia”. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, se non avrà il condizionamento della DNA, farà un’ordinanza secondo giustizia e verità. Mi auguro che arrivi la felice notizia.  –  23/11/2012

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In tutta Europa le polizie hanno un codice per essere identificati, in Italia ancora no, per la resistenza di tutto l’apparato, perché non vogliono essere identificati durante le operazioni dove spesso esercitano una violenza gratuita, con la sicurezza dell’impunità e per l’omertà che circondano le carcerazioni. I sindacati, invece di discuterne, come al solito, si mettono di traverso. Addirittura ne ho sentito uno in TV ribattere “se dobbiamo metterlo noi il codice, devono metterlo anche i manifestanti”. Siamo alla follia. Ormai vogliamo  decidere anche quello che deve essere fatto il loro ruolo. Qualcuno dovrebbe dirgli che le polizie sono dipendenti dello Stato e al servizio dei cittadini, pagati con le tasse della popolazione. Come impiegati dello Stato non possono decidere come svolgere il loro lavoro, ma devono attenersi alle decisioni degli eletti in Parlamento, votati ed espressione dei cittadini. I manifestanti non devono sottostare a nessun obbligo come le polizie, essendo liberi di protestare e far sentire la loro voce, questa è la democrazia, viceversa sarebbe una dittatura. L’impressione che danno è che vogliono essere liberi di fare ciò che vogliono, come se fossimo in uno stato di polizia, non intervenendo i politici avallano questo pensiero. Questo fa capire che il G8 di Genova non è stato un evento casuale, ma una modalità ormai inserita nel sistema di sicurezza del Paese. La colpa è anche degli organi europei, che non intervengono per dare un segnale forte all’Italia, visto che l’essere il Paese più condannato d’Europa non basta, per fargli rispettare i diritti umani.  –  24/11/2012

 

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Leggo un articolo “Finalmente il sogno di avere un figlio sano non è più un privilegio da ricchi”. Con la legge 40, figlia dell’oscurantismo della Chiesa, non permetteva che ci fosse il test prenatale per la fecondazione. Il costo del test è dai 6000 ai 10000 euro, solo chi poteva permetterselo, lo faceva in una clinica privata. Una coppia sarda, malata di talassemia, assistita dall’associazione Coscioni e dal suo Presidente, avvocato Filomena Gallo, hanno fatto ricorso  e il Tribunale di Cagliari ha considerato il rifiuto a fare l’esame di reimpianto da parte dell’ospedale pubblico “del tutto illegittimo e gravemente lesivo dei diritti costituzionalmente garantiti”. Inoltre “considerato l’evoluzione giurisprudenziale non vi è dubbio che la diagnosi genetica reimpiantato debba considerarsi pienamente ammissibile”. Ora tutte le strutture pubbliche del Paese dovranno dotarsi degli strumenti per gli esami. Sicuramente la Chiesa farà di nuovo ostracismo con tutto il suo potere. Mi auguro che i politici abbiano un po’ di decenza e la finiscano di genuflettersi alle chiamate del Vaticano, non permettendo più questa discriminazione contro la stragrande maggioranza dei cittadini.  –  25/11/2012

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Leggendo una rivista mi sono soffermato su un articolo che parlava della città stato di Singapore. Non sapevo che era lo Stato più ricco del Sud Est asiatico e che la ricerca per il futuro tecnologico è pane quotidiano. Il piccolo Stato è grande appena 650 km quadrati, con circa cinque milioni e mezzo di abitanti, ma ha una delle economie più dinamiche del mondo, anche se in materia di libertà è molto carente. Quello che mi ha molto colpito è la formula coniata per il nuovo corso politico-economico di Singapore. “M/PH”- meritocrazia, pragmatismo- onestà- la stabilità politica, unita alla fermezza nell’applicazione delle decisioni nell’interesse della città stato, saranno attuate sicuramente. Pensando alla nostra politica, che ha trasformato lo Stato in un patrimonio dei partiti. Ha creato un clientelismo sfrenato; riducendo il Paese a uno dei più corrotti del mondo; e occupando il triste primato dei politici più disonesti d’Europa. Questo dovrebbe molto fare riflettere la gente. Per coprire tutto ciò agli occhi della popolazione, hanno mostri fiato la criminalità come responsabile di tutti i mali causati da loro, affinché la gente avesse un colpevole su cui scaricare tutte le frustrazioni. Purtroppo la gente catechizzata dalla TV e dai quotidiani, si sono convinti che questa sia la verità. In ogni paese c’è criminalità, ma non c’entra niente con il progresso. Se fosse così gli USA e la stessa Europa sarebbero fanalini di coda nel mondo. Negli USA si commettono più reati e ci sono più detenuti di qualunque Stato del mondo, eppure primeggiano in tutto. Quella che ci propina il marcio di questo sistema è una grande menzogna, come le ideologie dittatoriali. “Formalmente l’Italia è una democrazia, ma ha un apparato repressivo che neanche le dittature hanno più”. Nel frattempo che la gente si sveglia, continuano il latrocinio, i privilegi e i vitalizi scandalosi. Non bisogna dimenticare che continua il saccheggio e la repressione per legittimarlo, nella colonia meridionale. Un tempo fu Patria, oggi impera l’ilatismo coloniale.  –  26/11/2012

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Stamane mentre mi lavavo i denti ho pensato ai carcerati nel regime di tortura del 41 bis. In inverno per evitare problemi ai denti, riscaldo un po’ d’acqua per lavarmene. I reclusi del 41 bis, per via di una legge dettata dall’apparato repressivo al famigerato duo Alfano-Berlusconi, hanno tolto ai detenuti la possibilità di usare il fornelletto, pertanto non possono scaldarsi, un po’ d’acqua per lavarsi i denti, senza dimenticare che non possono farsi un caffè, the o un po’ di acqua calda per l’igiene. Tenendo presente che la maggioranza dei reclusi nei luoghi di tortura si trovano al Nord, alcuni sulle Alpi, dove in inverno fa molto freddo, ed essendo tutti meridionali, le sofferenze si moltiplicano per il clima temperato in cui sono nati. Lascio immaginare nelle carceri di Cuneo, Novara, Tolmezzo (Udine). Ieri è arrivata la notizia che due anziani al 41 bis sono morti di vecchiaia, ma creo anche per i patimenti derivanti dalla tortura del 41 bis. L’apparato repressivo è riuscito a fare metabolizzare la tortura alla popolazione del Paese, come fosse un fatto naturale. “Questo fa molto riflettere”.  –  27/11/2012

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Non mi meraviglio più delle stupidaggini che dice Roberto Saviano, ma rimango perplesso che il quotidiano La Repubblica gli conceda tanto spazio alle sue baggianate. E’ stato invitato al Forum di Assago, organizzato da Libertà e Giustizia. Non è andato di persona, ha mandato un video dove ha denunciato che il centrosinistra alle primarie non ha affrontato adeguatamente il tema della lotta alla criminalità. Questo posso anche comprenderlo; con questo argomento è diventato ricco e famoso, pertanto difende il suo orticello, “tiene famiglia e deve mangiare povero Cristo”. La castroneria che ha detto e che “le mafie vivono proprio sulle ‘carceri-tortura’, perché l’affiliato viene aiutato e non viene maltrattato”. Siamo arrivati al paradosso che la colpa è dei reclusi accusati di reati di mafia se i carceri sono in questo Stato di detenzione-tortura. Qualcuno dovrebbe dirgli che tutti i regimi di Alta Sicurzza: AS-1; AS-2; insieme al regime di tortura del 41 bis, ci sono tutti detenuti accusati di reati ritenuti mafiosi, e non sono né aiutati né privilegiati. Questo dimostra che non solo non conosce il carcere, ma ha esaurito tutti gli argomenti dell’apparato repressivo e ora se li inventa di sana piana. Possibile che in Italia non ci siano intellettuali degni di questo nome, che dicano chiaramente ce questo signore non merita di essere ciò che è diventato, perché non ha le capacità intellettuali. C’è un giudice a Berlino? In questo caso, c’è un intellettuale in Italia?  –  28/11/2012

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Leggo alcuni articoli sui vari quotidiani “arrestati due super latitanti”, rimango basito quando leggo l’età, entrambi ventunenni. Ormai non sanno come riempire quelle caselle dei latitanti. I primi dieci, poi i primi trenta, poi i primi cento, ecc. Danno l’impressione che in Italia ci sono centinaia di latitanti, così inseriscono i ragazzini. Non mi meraviglierei di vedere un minorenne in queste liste. Ritornando all’origine di queste leggi feroci, crudeli e oppressive della legge Pica, che non solo arrestavano i bambini ma li uccidevano e spesso insieme alle loro famiglie. D’altronde in un sistema coloniale tutto ciò è pane quotidiano, pertanto non c’è da meravigliarsi.  Non rimangono che due strade per rompere questo circolo da girone dantesco: o ribellarsi o rassegnarsi a essere cittadini di serie B.  –  29/11/2012

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E’ venuta di nuovo la direttrice, come ci aveva promesso, ci ha radunato come l’altra volta, ha parlato un nostro compagno, ora dobbiamo attendere che la settimana prossima si riuniscano per decidere se ripristinare le aperture precedenti. Reputo la direttrice donna intelligente, avrà compreso che il tira e molla degli ultimi mesi non ha giovato al dialogo instaurato prima della brusca interruzione Mi auguro che la riunione vada a buon fine, che tutto ritorni come prima, aprendoci le celle, darci i computer, e iniziare di nuovo con i corsi che contribuiscono a sviluppare pensieri, cultura e idee, e se fosse possibile anche un corso per imparare un mestiere per quando usciamo.  –  30/11/2012

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Tutti i giorni leggo dei saccheggi perpetrati nel Meridione, legittimati da una legge colonialista, quella emanata dopo l’omicidio La Torre, “voluto dagli americani per le proteste che organizzava contro i missili di Comiso, appaltato ai servi di Roma”. Questa legge è diventata un’oppressione per il  Meridione. L’altro giorno leggevo che a un’imprenditrice le avevano sequestrato un conto corrente di 5000 euro; apprendo di sequestri di  motorini, biciclette, biancheria, ecc. Fra poco sequestreranno anche i giocattoli dei bambini. Leggo una notizia incuriosito dal titolo “La mafia investe nell’alimentare, confiscato ortofrutta”. C’è la foto di questo fantomatico sequestro. E’ una baracca dove vendevano frutta, quei prefabbricati  tipo container. Il proprietario era morto nel 2008, ed era gestito dai familiari. Ormai non sanno più cosa sequestrare per avere visibilità mediatica. Stanno raschiando il fondo del barile, impedendo alle persone di guadagnarsi da vivere, costringendoli a ritornare a delinquere. Lo Stato con questi metodi è più criminale di chi dice di combattere, perché alimenta questo girone dantesco, per mantenere il mastodontico apparato repressivo e continuare ad opprimere una parte del Paese, che vogliono fare rimanere così com’è e non farlo progredire.  –  1/12/2012

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Stamane ho ascoltato un’intervista al capo della DNA Piero Grasso, chiedeva leggi per andare a fare sequestri all’estero, come fanno in Italia. Dubito che all’estero gli permetterebbero lo scempio che fanno in Italia. Lo vedevo nel suo vestito impeccabile. Mi ha dato l’impressione di vedere quei procuratori delle dittature che, per dimostrare la loro fedeltà, sono più feroci e crudeli del loro padrone. Ho pensato che nella sua divisa militare di comandante del Sud occupato, il generale Enrico Cialdini, criminale sanguinario, adoperava gli stessi argomenti come alibi per legittimare il genocidio economico, culturale e fisico del Meridione. Grasso non ha la possibilità di quello che consentiva la legge Pica, fucilare che si voleva con la scusa che erano briganti, anche donne, bambini e anziani. Si può uccidere anche usando le leggi come bastoni; e negli ultimi 20 anni ne sono state uccise tante, e migliaia rese disperate dall’oppressione, con arresti indiscriminati, sequestri di beni e le torture del regime del 41 bis. Non estremizzo nell’affermare che nel Meridione esiste un finta democrazia che copre uno stato di polizia.  –  2/12/2012

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Leggo un intervento di un magistrato di sorveglianza Monica Coli, su www.ilsussidiario.net del 18 novembre 2012, rimango allibito. Scrive per contrastare l’intervista di Umberto Veronesi sulla Stampa, che come in altre interviste chiede l’abolizione dell’ergastolo. I suoi pensieri sono una visione distorta della realtà, distorta da un’ottica a senso unico, ma credo che leggere il suo intervento valga molto più delle mie spiegazioni. Segue il suo scritto.

Giustizia: Veronesi e l’abolizione dell’ergastolo… riforma perfetta per uomini “a metà” di Monica Cali

www.ilsussidiario.net   18 novembre 2012

Mi ha molto colpito l’articolo di Umberto Veronesi su “La Stampa” di venerdì scorso, dal titolo “Perché sostengo che l’ergastolo va abolito”, suscitando in  me alcune perplessità. Lavoro col “fine pena mai” dal 1996, come giudice di Sorveglianza con giurisdizione in particolar modo sul detenuto sottoposto al regime di cui all’art. 41 bis O.P. e non posso condividere il giudizio complessivo di sfiducia sulla pena dell’ergastolo, come strumento che fallisce sostanzialmente gli obiettivi primari della rieducazione e del reinserimento previsti dalla Costituzione e che, “darwinianamente”, si porrebbe in contrasto con una sorta di evoluzione naturale in positivo della specie umana, destinata, in futuro a non sbagliare più Tale posizione è dettata, ritengo, da una scarsa conoscenza dell’esatta valenza dell’art. 27 della Costituzione. L’espressione “la pena tende alla rieducazione…”, implica il riconoscimento del condannato come “uomo” che –anche in condizione di segregazione- può giocarsi nella libera scelta di continuare a delinquere o cambiare rotta, desiderando “davvero” un mutamento per sé e affidandosi al percorso rieducativo  proposto dal carcere. E che tutto si decida a questo livello trova riprova nel fatto che anche coloro che per complessi meccanismi processuali espiano una condanna in forma alternativa –senza avere mai fatto un giorno di carcere e nella commissione dei reati- non sono esenti da recidiva; possono cioè ricadere nella commissione di reati, proprio per non avere maturato una genuina volontà di cambiamento. Né possiamo affidare questo desiderio di cambiamento ad una ottimistica evoluzione della specie umana, destinata a non commettere più errori e pertanto a vanificare qualsiasi forma diretta a correggere le conseguenze del suo agito. Non ritengo poi accettabile un giudizio di sfiducia sulla stessa funzione dell’ergastolo, suggerito sull’evoluzione naturale della specie, in quanto  si tratta di un giudizio basato su una dinamica che mira a non riconoscere l’uomo “uomo”: oggi visto come solo capace di  male, un domani (grazie al miglioramento della specie) solo capace di bene indipendentemente da una sua libera scelta. Ma l’uomo è tale perché può scegliere o il bene o il male. Andatelo a dire ai miei 41 bis che in realtà il loro errore dipende da circostanze di luogo, tempo, sociali: “Dottoressa, diamocelo chiaramente, io sono un mafioso e di male ne ho fatto tanto… ‘a chi se lo meritava’, sto pagando il giusto, ma l’ingiustizia più grave è la mia donna che mi ha lasciato. Se solo potessi riavere lei e i miei figli…”. Sono consapevoli del loro male e della pena loro inflitta, ma qualcuno di loro meglio per sé. Quando un uomo commette un crimine (e qui sto parlando di reati il cui disvalore è pacifico e spesso molto grave perché minano le condizioni stesse della vita sociale) è perché non ha rispettato il suo rapporto corretto con la realtà. E di ciò è anzitutto consapevole lui stesso. La funzione rieducativa della pena riaffermata dalla Costituzione, lungi dal muoversi in un’ottica esclusiva di pacificazione sociale –destinata, come tale, a “scadere” a mere apparenze- propone e richiede un lavoro per recuperare  innanzitutto il rispetto per se stessi. E’ un lavoro articolabile in due momenti riconoscere che si è sbagliato e, conseguentemente, disporsi ad una espiazione che non sia vissuta come un’ingiustizia, ma come tempo nel quale recuperare quanto con il crimine si era rotto o incrinato, accettando qualsiasi circostanza valevole a rendere più stabile il proprio percorso rieducativo. La distinzione tra il bene e il male e la possibilità di scegliere l’uno o l’altro è nel cuore di ogni uomo. L’art. 27 della Costituzione, anche nelle sue forme più contenitive, propone un percorso vero per tutti coloro che hanno deciso di essere uomini sino in fondo.  –  3/12/2012

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A Tallin, capitale dell’Estonia, per proseguire con la politica verde di inquinare meno, il sindaco, dopo un referendum vinto con il 75%, ha reso bus e tram gratis. A chi gli chiedeva come farà con i conti, ha risposto che saranno i turisti che li risaneranno. Credo che sia una splendida decisione, così la gente è invogliata a non prendere l’auto, avendo i mezzi pubblici gratis. Ci sono alcune cittadine nei paesi europei  che avevano già adottato questa rivoluzione, tra cui Settimo Torinese in Italia. Questa idea ha suscitato anche l’interesse di altre due capitali baltiche, Vilnius e Riga, ed anche la capitale della Finlandia, Helsinki. Se questa decisione venisse presa a tutte le capitali europee, sarebbe un grande passo avanti contro l’inquinamento. La politica deve avere il coraggio di prendere decisioni anche drastiche per pensare alle future generazioni, abbattendo l’inquinamento attuale.  –  4/12/2012

Pensavo su un punto che può sembrare irrealizzabile, ma che potrebbe rivoluzionare tutto il sistema del Paese. Questa riflessione deriva dalla lettura della rivista Wired, di cui sono abbonato da circa due anni. Dare internet gratis a tutti i cittadini italiani, e per impedire qualsiasi agguato della politica, per limitarlo, metterlo sotto controllo o tassarlo, inserire un articolo della costituzione. Si creerebbe una società orizzontale, tutti i cittadini potrebbero controllare le spese di tutte le attività del governo, dei ministeri, delle regioni, province, comuni e di tutta la galassia di enti dello Stato, come anche i partiti, sindacati, banche, ecc. Saremmo tutti più informati, tutto sarebbe alla luce del sole, pertanto il saccheggio delle casse pubbliche diventerebbe molto difficile- Si aprirebbero tutte le segrete medievali costruite dalle caste e si abbatterebbero gli abusi delle corporazioni, che tanti danni hanno creato al Paese. Non credo di esagerare nell’affermare che si creerebbe una vera democrazia e più civiltà, e si avrebbe il rispetto dei diritti per tutti.  –  5/12/2012

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All’inizio degli anni novanta, avevo letto un libro sulle invenzioni del futuro, tra quelle che c’erano mi colpì un aereo, ci avrebbe messo un paio di ore sulla tratta Roma-New York. Oggi leggo su un quotidiano che hanno costruito un prototipo di aereo, il LAèCAT-A2, che viaggia a 6500 km orari,  percorrerò il tragitto Londra-Sidney (18000 km) in circa 4 ore, sarà una rivoluzione. Quello che l’ha permesso è il motore Sabre, che è in grado di raffreddare l’aria da 1000 a meno 150 gradi centigradi nello spazio di un centesimo di secondo. Questo aereo è stato presentato a Londra, e fra dieci anni andrà in produzione se i progettisti troveranno i 300 milioni di euro che servono per la realizzazione. Questo motore sarà anche applicato al nuovo aereo spaziale che sostituirà lo Shuttle. I motori dei jet a reazioni hanno cambiato radicalmente la vita del ventesimo secolo. Il Sabre cambierà quello del 21esimo secolo. Signori miei.. è il progresso che va avanti.  –  6/12/2012

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Abbiamo avuto una bellissima notizia. Sul quotidiano “Italia Oggi” c’è un articolo molto importante; il 28 novembre si sono riunite tutte le Corti dell’Unione Europea, per decidere il ricorso sull’ergastolo come pena perpetua, di tre reclusi inglesi ergastolani, che violerebbe l’art. 3 della Convenzione: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Siccome la decisione riguarda tutti i Paesi europei, stanno decidendo tutti insieme. Non si può negare che l’ergastolo è un pena inumana e nel tempo una tortura. Si è riaccesa una speranza per tutti noi paria. La Corte Costituzionale con una sentenza machiavellica stabilì che l’ergastolo non era una pena perpetua, perché con 26 anni di carcere si poteva uscire con la liberazione condizionale, omettendo spudoratamente che non è automatica, ma discrezionae, e che si contano sulle mani gli ergastolani scarcerati con questa misura. Purtroppo la Consulta è un piccolo parlamento politico, che decide secondo le indicazioni dei partiti che li hanno eletti. La vera Corte Costituzionale è quella europea, dove il putridume dei partiti politici e il partito dei savonarola con il loro odio viscerale, non riescono a influenzarne le decisioni. Solo in Europa possiamo avere legalità e diritti e principalmente civiltà, perché dallo Stato ricattato dal sistema feroce e crudele della repressione italiana, non possiamo sperare niente. Mi auguro che sia la volta buona per ricominciare una nuova vita.  –  7/12/2012

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Riflettevo sul concetto di rieducazione che dovrebbe essere insegnato a noi reclusi. Facendo la premessa che le carceri e nell’insieme il sistema penitenziario, sono le istituzioni più illegali del Paese, dove l’arbitrio impera come fosse una norma scritta, con la complicità dei PM delle varie DDA che gestiscono il potere del ministero della giustizia; pretendono legalità, ma non per loro. Chi conosce questi ambienti è consapevole che risulta molto difficile insegnare la legalità in un ambiente illegale, dove la pena ha la funzione di punizione e afflizione, invece del reinserimento sociale come stabilisce l’art. 27 della Costituzione. Le parole hanno il loro peso e indirizzano i comportamenti di chi deve applicare le norme. Le persone che sbagliano commettendo azioni di rilevanza penale, pagano il loro debito verso la società, con il carcere e tutte le conseguenze che comporta, di dolori, sofferenze e la gogna sociale e mediatica, per loro e le loro famiglie molto spesso pagano più del dovuto se fanno parte del popolino. Le caste non pagano mai. Ho sempre in mente quello che disse Alberto Sordi nella veste del Marchese del Grillo: “io sono io e voi non siete un cazzo”, rivolto a tutti i clienti di un’osteria che venivano arrestati in una rissa con lui e il suo servo, mentre lui veniva mandato a casa con tutti gli onori; “l’impunità per diritto di casta”. Con una legge popolare bisognerebbe chiedere la rieducazione dei politici, essendo una casta che sbaglia e non paga mai, come i magistrati. I nostri politici sono lì da 20, 30, e anche 40 anni, riducendo il Paese nello stato attuale, sbagliano in continuazione, ma non ci sono gli strumenti per chiedere il conto e fargli pagare le loro malefatte, le loro ruberie e i loro vergognosi privilegi che non toccano mai, neanche di fronte a questa spaventosa crisi. Hanno messo un banchiere per fare il lavoro sporco, tagliare lo stato sociale e vessare la popolazione, ma le caste  non sono state toccate, addirittura hanno aumentato i loro privilegi. Bisognerebbe iniziare ad applicare le indagini patrimoniali, e nel caso non riescano a giustificare i loro averi, sequestrargli tutto con la legge La Torre, come viene fatto con il popolino. Tutta le loro proprietà, reddito, titoli, azioni, partecipazioni, conti e occupazioni, devono essere di dominio pubblico, pertanto messi in rete. Devono avere solo lo stipendio di parlamentari e se sono pensionati o hanno un’altra occupazione devono scegliere quale vogliono. I funzionari pubblici, forze di polizia, militari, magistrati, o di qualunque settore pubblico, devono licenziarsi prima di entrare in politica. Se commettono un errore devono essere licenziati come tutti i cittadini. Lo stipendio deve essere proporzionato alle presenze in aula, come fanno al Parlamento europeo. Non solo loro, ma , anche tutti i politici italiani, che sono circa 200.000, un esercito di parassiti. Devono capir che il benessere del Paese viene prima di tutto, e che sono impiegati al servizio dei cittadini e non viceversa. Questo lo possono comprendere solo con la perdita dell’impunità. In materia di giustizia, corruzione e libertà di informazione, l’ONU ci ha messo dopo i paesi africani; addirittura siamo dietro lo Zimbawe, dove da 32 anni c’è la dittatura di Mugabe, la più feroce del mondo, che ha cancellato la parola libertà.  E i nostri politici inamovibili continuano imperterriti a rubare, corrompere, mettersi proni nei confronti dei loro complici: banche, sindacati, confindustria e Chiesa, ai danni dei cittadini, che vengono criminalizzati al minimo dissenso, usando la magistratura, e la faccia feroce dei gendarmi in divisa. Il Paese è occupato in modo dittatoriale dal potere menzionato, la democrazia è solo virtuale. Ormai si è creata una casta aristocratica intoccabile, come qualche secolo addietro, non hanno titoli, ma questi sono peggiori, perché non si preoccupino di salvaguardare il loro buon nome. La stragrande maggioranza di noi reclusi, siamo in carcere per ignoranza, povertà, ma, principalmente per il disagio creato dallo Stato nell’abbandonare metà del Paese al suo destino, e usarlo come serbatoio di voti alle elezioni e come mercato per i prodotti dell’industria del Nord. E nel degrado creato, l’unica forma di ribellione sociale più semplice è delinquere, sia per fame, sia per difendersi dagli abusi e sia per un riscatto sociale. La rieducazione in carcere dovrebbe insegnarci che lo Stato siamo noi e pertanto il rispetto delle regole e dei diritti costituzionali, servono per vivere correttamente nella comunità. Diviene difficile recepire questi concetti quando chi rappresenta le istituzioni si comporta in modo più criminale di come eravamo noi. I politici diventano più colpevoli di noi; la nostra attenuante è che non conoscevamo il vivere secondo le regole sociali, loro, invece, le conoscevano le leggi, le regole e la Costituzione, per questo motivo dovrebbero essere rieducati per legge.  –  8/12/2012                                                                                                       

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Ho seguito in TV un servizio televisivo su Scampia (Napoli), trasmesso dopo un omicidio davanti ad una scuola materna. Per lo scalpore suscitato, la ministra degli interni, è andata a Napoli e solennemente ha dichiarato “manderemo i militari per ristabilire l’ordine pubblico”. Niente di nuovo sotto il sole, un teatrino che si ripete ogni volta. Anche un mentecatto capirebbe che la repressione non risolve un problema di degrado sociale, voluto, alimentato e perseguito dallo Stato stesso. Nel servizio hanno intervistato un ragazzo che ha dato una risposta semplice ed esaudiente del problema “con il lavoro si risolvono questi problemi sociali, non con i militari”. Aggiungo che i militari sono solo un evento mediatico, che tanti ne ho visti in passato. Il metodo è sempre lo stesso, i problemi non si risolvono , ma si usa la soluzione della repressione, affinché nulla cambi. Tutto ciò continuerà fino a quando le popolazioni meridionali non avranno la consapevolezza di essere considerate cittadini di serie B e ostaggi degli interessi di chi gestisce il potere, che ha creato un sistema criminale che opprime la metà del Paese per farlo rimanere un malato permanente, e nello stesso tempo mostrificarlo e colpevolizzarlo, in una sorta di razzismo strisciante di tipo coloniale. L’unica strada è ribellarsi, o diventare tutti cittadini di serie A, oppure dividersi e tornare alla nazione delle Due Sicilie.  –  9/12/2012

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Sfogliando la selezione dei nostri scritti, mi è caduto l’occhio sul diario del 29 luglio 2012. Avevo scritto del libro appena finito di leggere “l’invenzione del Mezzogiorno-una storia finanziaria” dello storico Nicola Zitora. Alla fine dello scritto non compare una frase tratta dal testo. Mi voglio augurare che sia stata una svista di chi ha trascritto e non una censura. A riscrivo perché è molto significativa e di grande valore sociale: “Questo Paese è un oggetto antico, nato nel mare prima della storia. Nessuno può pretendere che cambi facendogli trascinare il carro del sole. Cambierà soltanto quando i Raffaele Cutolo e i Totò Riina di mestiere faranno i ministri invece che i mafiosi. Mi fermo qui. Auguro buon lavoro a chi proseguirà il racconto. La storia del Sud è tutta da riscrivere”. La frase che manca è quella che cita Cutolo e Riina, se qualcuno non l’avesse capita è una metafora che dovrebbe essere e non è. Persone con enormi capacità non trovano altro sbocco per affermarsi socialmente che delinquere. Quando anche i meridionali avranno tutte le opportunità del Nord, non ci saranno più i Cutolo e i Riina mafiosi, ma gli stessi potranno  essere ministri, industriali, imprenditori, ecc… Nel Nord non nascono simili personaggi, crescono solo al Sud. Questo dovrebbe fare riflettere sull’enorme discrepanza esistente nel Paese.  –  10/12/2012

Nel leggere una rivista, trovo due pagine sui diritti degli animali, dove menzionava che l’Italia, dopo 25 anni, ha ratificato la Convenzione europea per la protezione degli animali sottoscritta a Strasburgo il 13-11-1987. Gli art. 554 bis; ter; quater; e quinquies del codice penale, sono state aumentate le pene, fino alla reclusione. L’unione europea ha stabilito a seconda delle razze i metri quadrati, dai 20 metri quadrati per i cani, ai 9 metri quadrati per i maiali, ecc. Queste decisioni sono giuste, perché gli animali non devono essere maltrattati e ne torturati, ma tutelati come tutti gli esseri viventi. La Corte dei diritti dell’uomo europea, con una sentenza aveva avallato ciò che aveva stabilito la Commissione per la prevenzione della tortura europea, che per ogni recluso lo spazio minimo deve essere 7 metri quadrati, di meno è ritenuto tortura. Nelle carceri italiane ci sono situazioni spaventose, in celle di 7-8 metri quadrati ci mettono tre persone e anche di più. Anche i nuovi padiglioni fatti costruire dall’ex ministro Alfano sono celle da tre posti “violando l’ordinamento penitenziario europeo firmato dall’Italia nel 1987”, che stabilisce  che i reclusi devono avere la cella singola e solo in casi eccezionali si possono mettere due persone con il loro consenso”. Il DAP viola non solo le Convenzioni europee e i suoi trattati, ma anche le leggi e i regolamenti italiani, senza che nessuno interviene, neanche gli organi adibiti al controllo e alla tutela dei reclusi. In queste nuove celle da tre posti, sono diventate già di sei posti, e presto si moltiplicheranno fino a nove. Noi reclusi dovremmo chiedere alla protezione animali di essere tutelati da loro, forse solo così saremmo trattati con dignità, visto che da essere umani veniamo calpestati peggio che fossimo bestie.  –  11/12/2012

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Un compagno di sezione, ieri sera mi dice che nella sezione isolamento si è impiccato un ragazzo tunisino. Ogni volta che abbiamo notizie simili, ci restiamo male, perché ci tocca molto da vicino. La disperazione che deriva da tanti fattori, molto spesso sfascia in gesti estremi, perché le carceri sono un sistema totalizzante basato sulla punizione e l’afflizione. La pena è sinonimo di castigo, punizione, tormento, sofferenza, ecc., pertanto la parola stessa indica che il prigioniero deve soffrire e essere tormentato. Fino a quando questa parola non verrà capovolta e sostituita con umanità, tolleranza, rispetto della dignità e dei diritti, ricostruire l’autostima per ridare un uomo migliore alla società, questi tristi episodi succederanno ancora. Abbiamo bisogno di civiltà, il degrado etico e morale ha raggiunto livelli inaccettabili, ma purtroppo nessuno fa niente, non c’è autorità morale che possa alzare la voce e tuonare contro i mercanti del tempio: “il sistema ha fagocitato tutti nel suo cinico e crudele mercimonio”.  –  12/12/2012

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Casualmente vengo a sapere da un compagno in sezione con me, che lui nel 1991 si trovava recluso all’Asinara. Mi ha detto che prima di aprire la sezione Fornelli, avevano iniziato a metterla a posto un anno prima, e sapevano che dovevano aprirla per portarci reclusi in regime speciale. Nel 1991 mi trovavo recluso a Volterra (PI), con me c’era Pierino, recluso perché aveva ucciso la moglie; all’inizio del 1991 l’avevano chiamato e avvisato del suo trasferimento a Pianosa, per ristrutturare la sezione Agrippa, alcuni mesi dopo rifiutò perché doveva discutere la semilibertà per uscire. Mettendo insieme le sue cose, è palese che l’apertura dei due lager, erano programmate prima delle stragi, l’input per aprirle era la strategia stragista. In TV ho sentito anni fa l’intervista all’ex ministro degli interni Enzo Scotti, che le leggi infami dell’emergenza, furono scritte da Falcone, con il suo appoggio e quello di Martelli all’epoca ministro della giustizia. Per farle applicare usarono lo stesso Falcone inalandolo con la strage a Capaci. Quando hanno constatato che non sarebbero passate in Parlamento, perché anticostituzionali, subito misero in cantiere la strage Borsellino, l’indignazione che ne seguì, nessuno si oppose alle Camere. Una sorta di strategia della tensione che serviva per altri scopi; ma allo stesso tempo avevano bisogno di un mostro su cui scaricare la responsabilità e canalizzare l’attenzione e l’indignazioni della gente che aveva interesse che succedesse? Un po’ a tutti, ogni potere aveva i suoi interessi; tanto non fregava a nessuno che a pagare sarebbe stato il Meridione, con una repressione feroce e selvaggia, come è sempre stato.  Le colonie non hanno diritti, servono per essere sfruttate e usate per ogni cosa. La storia li condannerà? Ma! Sono 150 anni che lo fanno e non succede niente, perché la storia la scrivono loro.  –  13/12/2012

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Ho letto una lettera di uno studente della Basilicata, che ha inviato a un quotidiano che l’ha pubblicata, c’è da rimanere allibiti, credo che neanche in Africa sono ancora in queste condizioni. Il ragazzo è di Irsina, comune della provincia di Matera, studia all’università di Potenza, facoltà di agraria, la distanza dal suo paese a Potenza è di 57 km. Tutti i fine settimana li passa a casa, ma per arrivarci è un lungo viaggio. Nel raccontarlo gli viene da piangere per la rabbia, un servizio che crede sia rimasto ai tempi del fascismo.  Parte da Irsina alle ore 15:30 con il pulmino che lo porta alla stazione di Genzano, dove prende il bus fino ad Acerenza (entrambi comuni della provincia di Potenza), risale sul treno fino a Potenza, arrivo alle ore 18:00. Per 57 km ci vogliono due ore e mezzo, lo stesso orario Milano-Roma. Questa è una delle tante aberrazioni delle due Italia; quella del Nord sempre più progredita, quella del Sud sempre più una colonia che regredisce. Il capo delle ferrovie Moretti, potenzia in tutti i modi le vecchie tratte e ne fa costruire di nuove nel Nord, mentre al Sud non solo non ne costruisce, ma taglia e chiude quelle esistenti dell’era del fascismo. Moretti obbedisce ai padroni del Paese che gli hanno ordinato di spendere i soldi al Nord, come sempre. Si salva Roma, perché essendo “Fort Apache”, posizione strategica  per tenere in soggezione la colonia del Meridione, per questo motivo qualche soldo lo spendono, anche perché è la capitale della penisola. Se qualcuno avesse dei dubbi che l’Italia vive e prospera su un sistema coloniale, la cui vittima è il Sud del Paese, questa è una prova evidente.  –  14/12/2012

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Una ragazza del Bahrein esule in Danimarca Maryan Al Khawaja, ha partecipato alla quarta conferenza mondiale di Science for Peace organizzata il 16 e il 17 novembre della fondazione di Umberto Veronesi; in quei due giorni si è parlato anche della pena di morte dell’ergastolo in Italia. Queste conferenze annuali hanno come maggiore obiettivo la pace nel mondo, di conseguenza promuovono la libertà di pensiero e lo scambio di idee sui temi di forte rilevanza sociale. Tutti possono partecipare, previa iscrizione al sito di Science for Peace. Questa ragazza da bambina insieme alla famiglia si rifugiò in Danimarca, per sfuggire alla repressione contro i dissidenti in Bahrein. E’ diventata una cittadina danese, e dall’arresto del padre e dalla sorella, ha preso il loro posto nella condizione del Bahrein Center For Human Rights, fondato da suo padre per lottare contro la feroce dittatura che opprime il suo Paese. Contesta il premio nobel per la pace all’Unione europee, perché l’Europa parla tanto dell’importanza dei diritti umani, delle donne, delle minoranze, ma poi chiudono gli occhi di fronte a palesi violazioni che avvengono in zone dove hanno interessi economici che avvengono la Francia e la Gran Bretagna attaccano la Russia per la sua posizione favorevole alla Siria, ma tacciano sul Bahrein. Anche nel suo Paese c’è stata la rivolta con le proteste di piazza, come in tutto il mondo arabo, ma sono state represse, aiutati militarmente dall’Arabia Saudita, con la complicità degli americani e il silenzio della stampa occidentale. Hanno sacrificato alcuni dittatori per mantenere  lo status quo, e hanno lasciato mano libera alle dittature del golfo, perché l’interesse viene prima di tutto. Per aiutarli nella repressione, gli americani con l’Europa hanno indirizzato la stampa occidentale ad amplificare tutte le bugie della dittatura del Bahrein: dalla rivolta religiosa; alla fomentazione dell’Iran verso gli sciiti del Paese; ai fondamentalisti islamici, ecc. La repressione si sussegue con arresti arbitrari, torture scomparsi e uccisioni, nel silenzio della stampa libera del mondo. Le dittature hanno sempre la complicità di altre nazioni per continuare a governare, diversamente da sole cadrebbero in breve tempo.  –  15/12/2012

Ho visto un piccolo articolo su un settimanale che mi ha incuriosito, lo leggo e quello che apprendo conferma le mie convinzioni ma non mi meraviglio più di tanto. La Cassa depositi e prestiti presieduta da Franco Bassanini; se ricordo bene era ministro nel governo Prodi, ha finanziato opere pubbliche per due miliardi di euro, non c’è un centesimo al di sotto di Roma: 500 milioni di euro per la costruzione della terza corsia nel tratto autostradale tra Barberino e Firenze Nord; 295 milioni per Roma la metropolitana; 166 milioni per Firenze il tranvia; 760 milioni per il collegamento autostradale Brescia-Bergamo-Milano. Quando lo Stato finanzia un’opera pubblica nel Meridione la risonanza mediatica occupa molto spazio, viceversa le centinaia di miliardi di euro sotto varie forme di finanziamento che prendono la via del Nord, c’è un silenzio omertoso raccapricciante.  –  16/12/2012

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Guardando i notiziari ho visto un servizio sulla lega. Nel parco dove parlavano questi signori c’era in bella mostra una scritta riprodotta più volte “Prima il Nord”;  nel loro quotidiano “La Padania” è sempre scritto il prima pagina, come fosse un logo, “Prima il Nord”. Mi sono ricordato di quello che ho scritto ieri, vorrei chiedere a questi signori di spiegarmi in quale occasione sia venuto prima il Sud, non mi riferisco agli ultimi 20 anni, ma dalla fondazione del Paese, quando è successo? Mai! e lo si può controllare. Gi ascari in Parlamento, nei ministeri , enti dello Stato, i savonarola meridionali e i tanti scribacchini  nei quotidiani,  non dicono una parola su questa menzogna fatta passare come verità. Ormai è totalmente consolidato il sistema coloniale e la superiorità del colonizzatore, che possono dire qualunque cosa senza che nessuno risponda. La rassegnazione è il germe della sottomissione ha fatto il suo nefasto lavoro, ha infettato tutti.  –  17/12/2012

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Prima di Natale ci sono le udienze papali con gli ambasciatori dei Paesi cattolici e non. Tutti vengono reclamizzati con enfasi, quest’anno c’è ne è uno, che addirittura è stato cancellato ufficialmente e l’udienza è diventata fantasma, si tratta della Presidente del Parlamento ugandese Rebecca Kadaga, promotrice della legge che prevede la pena di morte per omosessualità, mai il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Nel sito istituzionale del Parlamento dell’Uganda c’era l’incontro con tanto di foto di due che si stringevano le mani. Il Vaticano non poteva pubblicazione del messaggio in cui il Papa condanna l’omosessualità e difende la vita dal concepimento alla morte naturale, non era opportuno. La contraddizione sulla morte è palese; un aborto diventa una sorte di pena di morte, altrettanto l’eutanasia, ma una vera pena di morte la si sorvola cercando di nasconderla. La condanna negli stessi giorni dei matrimoni omosessuali, ritenuti del Papa contro la pace, diviene una legittimazione morale alla pena di morte in Uganda. Anche la parola pace è usata a sproposito, perché i soldati che uccidono sono ritenuti dalla Chiesa “Profeti di pace”, ma un essere umano che la natura ha fatto nascere così, diventa un peccato e un reato di pena di morte. Nella Bibbia sta scritto che “ogni essere umano nasce a immagine e somiglianza di Dio”. Come la giustificano questa cosa? Forse che Dio ogni volta che nasce un omosessuale non se ne accorge perché si distrae? Allora loro sono più attenti e vogliono sanare la distrazione in cielo, tagliando alla radice il problema.  –  18/12/2012

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Come siamo il peggior nemico di noi stessi, così, se lo volessimo potremmo essere il migliore amico di noi stessi. Incolpiamo la sfortuna sulle nostre disgrazie, quando invece nella maggior parte delle volte provengono dalle nostre decisioni le problematiche che ci colpiscono. Ci viene più semplice trovare un colpevole anche se immaginario su cui scaricare le nostre responsabilità, è molto più facile. Diviene più difficile, diventare amico di noi stessi, ci facciamo de male da soli e non riusciamo ad avere cura di noi. Credo che capirsi e volersi bene ci renderebbe la vita più sereni e ci agevolerebbe nell’affrontare gli ostacoli che troviamo sul nostro cammino. Dovremmo tutti provare ad essere il migliore amico di se stessi, non avendo mai affrontato nelle mie riflessioni questa tematica, cercherò di imparare a volermi più bene per il futuro.  –  19/12/2012

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Su una rivista leggo un articolo sul processo a Palermo sui rapporti Stato-Mafia. All’interno trovo un articolo che conferma ciò che negli anni tanti di noi pensavamo, che dietro c’era una regia occulta che pilotava i pentiti. Questo progetto si chiamava “Protocollo Farfalla” in segreto portato avanti dal SISDE (servizi segreti) e il DAP, un protocollo illegale come quello degli americani con i terroristi islamici, oggi chiedono che venga coperta con il segreto di Stato per paura della sua divulgazione. Ora comprendo come potevano fare apparire degli stupidi mentecatti come dei grandi depositari di verità, anche sei loro racconti facevano lacune da tutte le parti, condannavano senza problemi. Sembrava di assistere alla “legge del sospetto” usata come la legge Pica del 1863, la madre di tutte le leggi repressive, con cui per un semplice sospetto si fucilavano e si arrestavano le persone, questo permise la stessa cosa degli ultimi 20 anni, arresti di mossa e relativi saccheggi “sequestro di beni”. L’unica nota stonata, d’altronde non poteva essere diversamente trattandosi della rivista “venerdì” inserita nel quotidiano “La Repubblica”, che la magistratura era all’oscuro del protocollo farfalla. Dovrebbero spiegarmi perché i PM con i G.I.P. facevano mandati di cattura a livello industriale e nel 99% venivano confermati, nei giudizi di 1° e 2° grado anche tre palesi contraddizioni, bugie e invenzioni dei pentiti si veniva condannati, sembrava di essere sotto dei plotoni di esecuzione. Non è che sia cambiato molto; la Cassazione come uno studio notarile metteva il timbro di conferma alle condanne. Inoltre attualmente  il ministero della giustizia è stato occupato dai PM antimafia, se non fossero stati parte attiva all’aberrazione dei pentiti con il protocollo segreto, gli facevano fare la conquista del ministero nel silenzio generale, non credo proprio; oggi arrestano riempiendo le carceri e controllano l’esecuzione della pena tra cui il regime di tortura del 41 bis, credo sia unica al mondo una situazione del genere. Tutto ciò è possibile perché riguarda i “mostri” della colonia meridionale, non avendo diritti possono essere oppressi e calpestati senza problemi. I servi meridionali che fanno la volontà dei padroni, diranno che non è vero perché credono di non essere servi ma protagonisti; anche i liberti della Roma Antica credevano di essere potenti, fino a quando decidevano diversamente i padroni di Roma.  –  20/12/2012

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Trovo un piccolo scritto di Luciano Bianciardi del 1970-71, lo scrittore aveva risposto in un sua rubrica di corrispondenza gli chiedono della mafia, lui risponde che non fu inventata a Palermo. E’ una componente sociale eterna. Una minoranza si dispone a difesa dei propri privilegi, o alla conquista di privilegi che ancora non ha e agisce dentro un contesto sociale estraneo, e si dà le sue regole e le sue leggi occulte, e un codice d’onore che va rispettato, pena la vita, lì è la mafia. Dove è carente lo Stato, lì gli uomini inventano uno Stato per proprio conto, e vi amministrano la giustizia. Sorge ed esiste dovunque vi sia una carenza comunitaria, dovunque occorre farsi “giustizia” da soli. Finisce il suo discorso con una verità semplice quanto drammatica: se nel nostro Paese non si migliorano le sorti d tanti uomini, donne e giovani condannati alla marginalità sociale, fra non molto cesseremo di essere una nazione. Credo che una nazione non lo siamo mai stati, perché le disuguaglianze sono troppo distanti tra l’Italia padrone del Nord e l’Italia colonia del Sud. Questo concetto da lui espresso dimostra che è lo Stato a creare il brodo di cultura per l’emarginazione che alimenta profonde ingiustizie. Il sistema crede di risolvere i problemi da lui creati, esclusivamente con la repressione, come fanno sbrigativamente nelle dittature. Tutto ciò non fa altro che alimentare una forte avversione verso le istituzioni e vedere nello Stato un nemico.  –  21/12/2012

41 bis: che fare? Denunciamo!… di Giuseppe Mainardi

Già una volta ci eravamo imbattuti in Giuseppe (Peppe) Mainardi, nell’ambito della rubrica “Da dentro a dentro” (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/10/09/da-peppe-a-carmelo/).

Oggi pubblico un testo di Giuseppe Mainardi, detenuto a Sulmona, che ritorna sui temi del 41 bis.. ovvero ritorna sui temi di un sistema che è -andando al sodo e senza edulcorazioni o giri di parole- tortura.

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La legittimità del secondo comma dell’art 41 bis O.P., fu sancita dalla Corte Costituzionale con le sentenze 349/93, 351/96, 376/97 e con quest’ultima la Consulta ribadì il principio per il quale le misure adottabili a seguito di provvedimento  ministeriale non potevano consistere  in restrizioni ulteriori rispetto a quelle già inerenti lo stato di detenzione: <<Non vi è dunque, precisava la Corte nel 1997- una categoria di detenuti  individuati a priori in base al titolo di reato, sottoposti ad un regime differenziato:  ma solo singoli detenuti, condannati o imputati per delitti di criminalità organizzata, che l’amministrazione ritenga, motivatamente e sotto il controllo dei Tribunali di Sorveglianza, in grado di partecipare, attraverso i loro collegamenti interni ed esterni, alle organizzazioni criminali e alle loro attività, e che, per questa ragione sottopone -sempre motivatamente e con il controllo giurisdizionale- a quelle sole restrizioni che siano concretamente idonee a prevenire tale pericolo, attraverso la soppressione o la riduzione delle opportunità che in tal senso discenderebbero dall’applicazione del normale regime…”

Al fine di dare piena attuazione delle sentenze della Corte Costituzionale, fu emanata, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, una circolare ministeriale con una esplicita  rivisitazione delle prospettive trattamentali, doverose e costituzionalmente imposte, per i detenuti sottoposti a regime detentivo speciale, di cui all’art. 41 bis comma 2 O.P., nella quale è dato leggere: <<un altro aspetto  significativo nella sentenza più recente riguarda l’illegittimità di restrizioni in materia di osservazione e trattamento>>.  Si legge nella sentenza in questione: <<… l’applicazione del regime differenziato ex art. 41 bis comma 2, non comporta e non può comportare la soppressione o la sospensione delle attività di osservazione e trattamento individualizzato previste dall’art. 13 O.P., né la preclusione alla partecipazione del detenuto ad attività culturali, ricreative, sportive e di altro genere, volte alla realizzazione della personalità, previste dall’art. 27 dello stesso O.P.>>.

Da siffatta giurisprudenza tesa ad assicurare le esigenze di praticabilità di un percorso di recupero e di tutela della dignità del detenuto, di qualunque gravità fossero le colpe di cui egli si fosse macchiato, in linea con la difesa di quei valori fondamentali della persona umana che costituiscono il cardine della nostra Carta Costituzionale e dell’intero ordinamento- è nato dunque l’obbligo cogente, per l’amministrazione, di assicurare le condizioni per le quali le attività di trattamento ed osservazione potessero effettivamente esplicarsi, pena la definitiva declaratoria di incostituzionalità dell’istituto>> (Circ. Dap. 20 febbraio 1998 n.3470/5920). Nella circolare citata si precisa che <<per quanto concerne le attività in comune in ogni sezione… devo essere OBBLIGATORIAMENTE predisposte uno o più sale per attività in comune di tipo culturale e ricreativo e sportivo. L’adeguamento, in questo senso, del regime detentivo, trova la sua motivazione anche nel rispetto dell’esplicito dettato della giurisprudenza costituzionale. La sala o le sale dovranno essere all’uopo attrezzate e potranno altresì contenere la biblioteca di sezione. Per quanto concerne le attività sportive, anche qui si tratta di uno degli elementi di trattamento e rieducazione esplicitamente indicati come essenziali dalla giurisprudenza costituzionale; ove all’interno della sezione non sia possibile attrezzare locali per le attività previste dall’art. 12 O.P., dovranno essere utilizzati locali di altre  sezioni (…). In ogni caso, l’uso del campo sportivo  potrà essere consentito per un’ora la settimana (…)>>.

Con la citata circolare il Ministero della Giustizia si è messo “a posto”. Peccato però che nell’attuazione della circolare in questione, ogni Direzione, o meglio dire i G.O.M., l’hanno stravolta arbitrariamente mantenendo le loro “leggi”. Ma la cosa più grave è che i Magistrati di Sorveglianza – che per legge (artt. 5 e 75 D.P.R. 230/2000) devono vigilare sullo svolgimento  del trattamento dei detenuti, sono a conoscenza della segregazione in cui si trovano i reclusi al 41 bis, rendendosi complici delle violazioni che  da decenni persistono in tali sezioni speciali.

Pertanto, in attesa di attività di trattamento e di osservazione, quindi di attività culturali, ricreative, sportive e di altro genere e, se si considera la riduzione delle ore d’aria (con l’ultima modifica al 41 bis de 2009) la detenzione si concretizza in un sostanziale e continuo isolamento che i decreti ministeriali finiscono con l’imporre, in spregio ai principi costituzionali.

Vogliamo dare un nome a tutto ciò? TORTURA!!!

Vogliamo renderci complici dei TORTURATORI? NO!!!

Dunque, uniamoci, troviamo il modo per far valere la nostra denuncia. Non dobbiamo avere paura. Siamo dalla parte della ragione! E soprattutto, della legalità!!!

Giuseppe Mainardi –    carcere di Sulmona

Un’odissea nel 41 bis- la vicenda di Davide Emmanuello

Un giorno qualcuno si vergognerà per lo stupro che è stato commesso del diritto. Per lo stupro dell’art. 41 bis.

E raccoglierà le mille storie restate appese ai muri. 

Racconterà dei colloqui col muro divisorio e il citofono, senza potere neanche sfiorare un familiare. E dei rinnovi di un regime spietato, fatti -troppe volte- con copia e incolla di precedenti motivazioni o riferimenti. Racconterà di tutti gli equilibrismi, gli opportunismi, i cerebralismi normativo-giuridici creati da moderni apprendisti stregoni.

Racconterà di come i grandi esperti del diritto e tanti eroi della dignità umana.. stettero zitti, perché non conveniva parlare. Ma è proprio quando non conviene parlare che si deve parlare.

La storia inviataci da Pasquale De Feo e che ci è giunta tramite la nostra Pamela parla di Davide Emmanuello. La storia è trascritta da Pasquale, ma sotto dittatura dello stesso Emmanuello.

Questa storia va oltre la stessa barbarie del 41 bis in quanto tale, sfociando in un’applicazione forsennata e, se tutto quanto raccontato corrispondesse al reale, totalmente illogica.

Una persona finita in un ingranaggio kafkiano….

Qualcuno si svegli e batta un colpo. Fate uscire questa storia dal ghetto riservato ai sepolti vivi.

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Odissea persecutoria della tortura del 41bis

La storia di un tormento istituzionale che sembra non avere mai fine, una tortura democratica in cui l’arbitrio è un fatto divenuto ovvio e naturale, quella di Davide Emmanuello.

Premessa introduttiva

La logica emergenziale con la quale ragionano i giuristi della legislazione sovverte il funzionamento del gioco probatorio. Messo da parte il corredo delle garanzie si da luogo a un metodo che permette il funzionamento di un sistema di tortura del “41bis” che per vie legali raggiunge obiettivi illegittimi.

In ambito penitenziario la competenza dei tribunali di sorveglianza viene sistematicamente offesa dalla pretesa superiorità del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) che si ritiene unico figlio legittimo del ministero della giustizia.

Così questo sistema di tortura del 41bis nutrito da preoccupazioni più virtuali che oggettive, rompe l’asimmetria fra mezzi legali e fini legittimi.

Attraverso funambolismi giuridico-investigativi, è permesso alla legge di aggirare se stessa, mentre intelligenze del diritto (le stesse che danno vita al ministero della giustizia) consentono la sistematica violazione delle più elementari regole del diritto che permettono il funzionamento legale della legge.

Succede con sistema del 41bis che decreti a firma del ministro della giustizia riportano note informative che in termini di prevenzione dovrebbero rappresentare l’intelligenza investigativa, risultando, in assenza del gioco probatorio l’espediente legale, che attraverso l’eccessiva tolleranza imposta al controllo giurisdizionale, permette la permanenza illegittima di persone nel circuito speciale a tempo indeterminato.

Nota espositiva:

Venti anni di carcere, di cui quindici sottoposto a regime di tortura del 41bis; tre revoche disposte da tre diversi tribunali di Sorveglianza, disattese da tre ministri della giustizia, sono il risultato di come il sistema della tortura del 41bis si autoregola in funzione di modalità contrarie ai principi del diritto.

Cronaca dei fatti:

Cronologicamente, l’odissea che sto scrivendo e vivendo iniziò con il mio arresto nel 1993, e la contestuale sottoposizione al regime di tortura del 41bis.

Con la notifica del decreto a firma del ministro, venivano sospese nei miei confronti tutte quelle regole trattamentali previste dall’Ordinamento Penitenziario a salvaguardia dei diritti umani.

Dal 1993 al 2003 mi furono notificati 19 decreti di proroga; così per dieci anni ininterrottamente subivo ogni sei mesi il rinnovo del decreto ministeriale, in violazione dei principi giurisprudenziali fissati dalla Consulta, che imponevano a ciascun decreto di proroga motivazioni non stereotipe basate su fatti recenti (circostanza disattesa ad ogni notifica della proroga).

Contro il decreto di proroga, la Consulta stabilì che si poteva proporre reclamo entro dieci giorni dalla notifica; questa garanzia non ebbe altro che un valore formale: i tribunali di Sorveglianza fissavano la trattazione del reclamo a una data che superava il tempo d’efficacia (6 mesi) del decreto, e all’udienza veniva dichiarato inammissibile.

Succedeva che intanto il ministro firmava un altro decreto di proroga e quello precedente ormai inefficace non veniva valutato.

Così il sistema repressivo che usava la tortura istituzionalizzata, disattendeva quelle timide garanzie costituzionali, grazie alla complicità tollerante concessa dal legislatore sulla legalità del controllo giurisdizionale.

Nel 2003 il regime di tortura del 41bis non aveva più oggettive legittimazioni emergenziali. L’emergenza virtuale foriera di opportunità, fu il motivo reale per cui questo regime divenne stabile per legge.

Il legislatore corresse solo gli aspetti bocciati in precedenza dalla Corte Costituzionale e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, mantenendo alto il livello d’afflittività e salvando l’apparato repressivo.

Nel 2003, quando l’avv. Dominici propose reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Roma, il controllo giurisdizionale tramite una giurisprudenza ormai rivisitata dalla Corte Costituzionale e voluta dalla Corte Europea, aveva acquisito un maggiore potere di sindacabilità.

Così, dopo dieci anni di regime di tortura di 41bis, in assenza di qualsiasi elemento, mi veniva riconosciuto insussistente il pericolo di collegamenti con la criminalità.

Avvenuta la revoca nel 2003, mi ritrovai a regime di E.I.V. (elevato indice di vigilanza) dove restai circa quattro anni.

L’E.I.V. Era un circuito nato al di fuori di ogni regola, che in seguito fu rottamato nel 2009, cambiandone solo il nome in AS1; un’operazione truffaldina per eludere la sentenza della Corte Europea.

Il D.A.P., senza emettere un provvedimento motivato e senza una notifica, decideva nei miei confronti l’esclusione da tutte le opportunità al di fuori della sezione, obbligandomi alla permanenza in un circuito fantasma, senza la tutela di un giudice competente per giurisdizione.

Il 10 gennaio 2007, dopo anni di permanenza abusiva in regime di E.I.V., il ministro della giustizia firmava un nuovo decreto di tortura del 41bis.

Questi signori ritengono che la tortura persecutoria, avvenendo in democrazia, si legittimi.

Seconda applicazione:

Per la seconda volta, fui sottoposto alla tortura “democratica” e trasferito al carcere di Ascoli Piceno.

La nuova riapplicazione, non si fondava sui fatti commessi dopo la revoca, disposta nel 2003 dal tribunale di Sorveglianza di Roma, né su elementi nuovi non considerati dal giudice all’atto della revoca.

Il tribunale di sorveglianza di Ancona, investito per competenza con reclamo proposto dall’avv. Dominici, in udienza dispose il rinvio per chiedere al ministero quali fossero gli elementi nuovi sopravvenuti alla revoca del 2003; il tribunale, pur riconoscendo che il decreto era identico a quello revocatomi nel 2003 (tribunale di Sorveglianza di Roma), non sospese il regime di tortura del 41bis.

Alla nuova udienza, il ministero in risposta confermava l’esigenza del ripristino della tortura del 41bis, anche in assenza di fatti nuovi. Riteneva sufficienti la latitanza di mio fratello e riproponeva gli stessi motivi, già non ritenuti idonei dalla sentenza di Roma che a suo tempo lo disapplicò.

Purtroppo in materia penitenziaria la competenza dei tribunali di Sorveglianza viene sistematicamente offesa dalla pretesa “superiorità” del DAP che si ritiene figlio unico legittimo del ministero.

L’unica speranza per avere giustizia rimaneva la Corte Suprema di Cassazione.

Il ricorso per cassazione presentato dall’avv. Dominici, venne dichiarato ammissibile dal Procuratre generale, e su sua richiesta fu annullato dalla Corte, con rinvio agli atti per la trattazione presso il tribunale di Sorveglianza di Ancona.

Rimasi in regime di tortura del 41bis fino alla fissazione dell’udienza nel luglio del 2008. in udienza sopravvenne un fatto nuovo: la morte, durante un’operazione di polizia, condotta dalla questura di Caltanissetta, di mio fratello Daniele, all’epoca latitante.

L’unica nota su cui insisteva il ministero decadeva con la morte di mio fratello.

Il tribunale di Sorveglianza di Ancona, l’11 luglio 2008 disponeva la revoca della tortura del 41bis. Per la seconda volta una corte mi revocava la tortura fisica, che ormai si era impadronita della mia serenità, e che rimarrà sempre dentro di me.

Come mai il ministero della giustizia violava le norme che non ignorava?

Disposta la revoca fui trasferito nella sezione abusiva di E.I.V. Del carcere di Voghera (PV). Dopo quattro mesi, il 18 novembre 2008 i ministro firmava un nuovo decreto, così mi ritrovai in una cella della sezione di tortura del 41bis del carcere di Opera (MI).

Terza riapplicazione:

Un nuovo decreto di sottoposizione al regime di tortura del 41bis sarebbe stato legittimo solo nel caso in cui, dopo la revoca, fossero stati commessi nuovi reati. Ma questo non fu neanche ipotizzato.

Fu una nota informativa, vero funambolismo giuridico-investigativo che permise (e permette) alla legge di aggirare se stessa.

Queste note informativa che danno vita ai decreti ministeriali, dovrebbero rappresentare l’intelligenza investigativa in termini di prevenzione, ma la logica emergenziale con cui il legislatore impone di ragionare, sovverte il gioco probatorio: non è ciò che è accertato a provare ciò che è sospettato, ma ciò che è sospettato è provato dalla sua stessa verosimiglianza; il resto viene regolato dal sistema.

Il corredo delle garanzie è stato dimenticato dai giuristi della legislazione e il sistema di tortura del 41bis si autoregola meccanicamente attraverso modalità simili all’ostracismo ateniese (dalla nota non si sa chi è la fonte, non si conosce il dove, quando come e perché dei fatti).

Successe nel mio caso, che la squadra mobile di Caltanissetta scrisse una nota informativa che recitava testualmente: “… da attività investigativa è emerso che l’Emmanuello è in contatto con l’attuale reggente esterno della famiglia al quale impartisce ordini, ricevendo anche comunicazioni” (va premesso che tutto ciò venne smentito indirettamente negli anni a venire da un’ondata di collaboratori).

La nota informativa non era corredata da alcuna indicazione che ne consentisse la fondatezza.

Ciò fu motivo di reclamo proposto dall’avv. Dominici al tribunale di Sorveglianza di Milano. Il tribunale milanese, il 3 aprile 2009 rinviò la trattazione per acquisire i dettagli necessari su quanto accertato con testuale richiesta: “posto che della suddetta attività investigativa appare rilevante ai fini del decidere, essendo stata espressamente menzionata nel decreto impugnato, ma le cui risultanze non sono state inviate come invece avrebbe dovuto essere”.

Richiesta che il tribunale avanzò tramite il DAP esercitando il potere di sindacato giurisdizionale che in materia di proroga concerne nella piena valutazione dei presupposti applicativi.

Questa richiesta avanzata dal D.A.P. Conforme alla giurisprudenza costituzionale non ebbe risposta.

In sostanza, succedeva che la nota informativa non conteneva altro che parole in libertà, e prima ancora del tempo a confermarlo, già la risposta negativa degli apparati di sicurezza lo dimostrava.

All’udienza del 19 giugno 2009 per la trattazione, il tribunale milanese, contraddicendo la richiesta avanzata dal D.A.P., concludeva: “la circostanza che il D.A.P. Non abbia inviato l’esito dell’attività investigativa come richiesto da questo tribunale alla scorsa udienza, appare del tutto ininfluente”.

Con queste testuali parole il tribunale dichiarava ininfluente un’attività investigativa in forza della quale unicamente, sarebbe stato possibile, al sistema, in modo legale per la terza volta, ripristinare il regime di tortura del 41bis già revocato precedentemente da ben due tribunali.

Questo è il metodo che permette il funzionamento del sistema di tortura del 41bis, che ottiene per vie legali ciò che non sarebbe legittimo attraverso acrobazie giuridico-investigative.

Se il tribunale di Sorveglianza di Milano si fosse attenuto alla giurisprudenza costituzionale, in risposta della nota informativa avrebbe preteso il riscontro probatorio, ristabilendo ciò che il sistema di tortura del 41bis esclude, cioè l’asimmetria fra mezzi legali e fini legittimi.

Il reclamo da noi proposto fu così rigettato, e il ricorso per cassazione, pur ritenuto censurabile dal Procuratore generale, fu dichiarato infondato.

Il decreto aveva efficacia fino al novembre 2010; puntualmente il ministero allo scadere mi notificò la proroga per altri due anni.

La nota informativa “incriminata”, che aveva fatto scattare preventivamente il regime di tortura del 41bis venne tolta dal decreto di notifica, mentre il nuovo venne motivato con fatti riesumati dai decreti precedenti, che erano stati ritenuti inidonei dai tribunali che avevano revocato il regime di tortura del 41bis.

Sarebbe assurdo immaginare intelligenze del diritto, le stesse che danno vita al ministero della giustizia, ignorare le regole più elementari delle leggi e del loro funzionamento.

Come da prassi, l’avv. Dominici propose reclamo; per competenza intervenuta con la nuova legge, fu presentato al tribunale di Sorveglianza di Roma.

Dopo un anno, l’udienza fu fissata il 28 ottobre 2011, e l’esito fu l’annullamento del decreto ministeriale con la testuale motivazione: “…in assenza di circostanze veramente nuove, concrete e attuali… il collegio reputa non legittimamente emanato il decreto impugnato” (ordinanza 5 novembre 2011).

con la revoca, da Opera (MI) fui trasferito nella sezione AS1 di Catanzaro, dove attualmente sono ristretto.

Oggi, dopo la revoca, mi trovo ad attendere penosamente una quarta decisione, perché la suprema Corte di Cassazione, per cavillose questioni di diritto, ha accolto il ricorso della D.N.A., annullando di conseguenza l’ordinanza di revoca.

Una situazione insostenibile, una lenta agonia per la quale non appare risolutiva la garanzia giurisdizionale.

Una forma di persecuzione paragonabile ad una sofisticata tortura psicologica studiata dalle stesse menti del diritto…

Tutto appare insufficiente per neutralizzare gli espedienti messi in atto da una macchina burocratica, programmata per l’annullamento dei diritto fondamentali della persona.

Catanzaro, 3 agosto 2012

In fede

Pasquale De Feo.

L’affettività in carcere.. dal carcere di Carinola

Dal carcere di Carinola ci è giunta questa lettera collettiva sul tema decisivo dell’affettività in carcere. Un essere umano non può essere privato delle emozioni e dei sentimenti. Il carcere condanna intere esistenze a una disperata disarticolazione affettiva e sensoriale.

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L’AFFETTIVITA’ IN CARCERE

UNA NECESSITA’ O UN PRIVILEGIO?

Dipende da quale finalità si assegna alla pena.

Solo dopo un’attenta riflessione in scienza e coscienza sulle finalità della pena in Italia si può esprimere un giudizio appropriato, altrimenti esso sarà viziato o da un sentimento giustizialista o da uno di pietas, due forme del sentire che non hanno nulla  a che vedere con la logica, la razionalità, la ragione e il pragmatismo.

Se la pena ha solo una funzione punitiva e retributiva, allora ci sta tutto: privazioni, sofferenze, tortura, castigo e supplizio. Se invece le finalità che la Costituzione assegna alla pena sono da un lato quella di prevenzione generale e di difesa sociale, con ci connessi caratteri di afflittività e retributività e, dall’altro quella di prevenzione speciale e di risocializzazione sociale del reo, allora L’AFFETTIVITA’ in carcere è solo uno degli elementi fondamentali del trattamento rieducativo per tre ragioni distinte, ma convergenti: una di FATTO, una di MEDICINA e una di DIRITTO!

Se poi durante l’esecuzione della pena mancano tutti gli altri  elementi del trattamento, a cominciare da n percorso di formazione e di lavoro, allora l’affettività in carcere diviene essenziale, in quanto, in questo vuoto strumentale, la famiglia rappresenta l’unico vero argine alla devianza una volta finito di scontare la pena, senza avere avuto modo di migliorarsi, rimanendo fermi alle condizioni di quando si è entrati, mentre la società invece è continuata ad andare avanti, nell’economia, nella tecnologia, nelle forme di linguaggio e comunicazione.

Insomma, se da un sistema carcerario così come quello che c’è in Italia si esce più cattivi e più ignoranti di prima e, se nel frattempo, si sono allentati i legami familiari per le difficili condizioni cui devono sottostare durante la dentizione del congiunto, allora diviene ancora più difficile trovare una propria collocazione nel tessuto sociale! Quando si è in ritardo rispetto alla società si è sempre precipitosi: essere in ritardo significa essere fuori dal tempo. In fallo! Se poi si è anche soli, allora non si ha bisogno di legami legittimanti.

La pena invece, in una società disciplinare come la nostra, ha bisogno di un’occasione di riscatto e di riqualificazione umana, non di prigionia che non è né formazione né educazione, ma un’esistenza vuota, priva di contenuti UMANI, che sospende temporaneamente e per certi versi aggrava  il corso della vita dei reclusi, segnati, non insegnati da uno stato di cattività, che priva non solo della libertà, ma anche e soprattutto dei bisogni più elementari dell’uomo, come lasciarsi andare ad un momento di felicità o anche di debolezza nell’intimità della famiglia: tutti comportamenti mortificati dalla crudeltà dei colloqui collettivi, dove una semplice carezza può trasformarsi in provocazione e una lacrima in debolezza.

L’AMORE E L’AMICIZIA invece, rendono l’individuo parte del mondo e gli danno la sua giusta collocazione nel sistema sociale; dove l’amore e i legami sentimentali e amicali mancano, il mondo diviene individuale. Chi è senza amore e legami, l’unico sentimento che conosce è l’egoismo, non mediato da alcuna forma di relazione con gli altri e con il mondo e allora tutto è possibile in quanto l’unica ragione legittimante è il proprio sentire: il bene non esiste a livello individuale, ma di relazione con gli altri. Se la relazione manca, anche il bene ne risente.

L’ANIMALE in cattività, una volta libero, non sa più stare con i suoi simili e l’unica forma di relazione che conosce è la violenza. Una volta che si sono perse quelle che legittimavano la propria appartenenza e le proprie azioni, significa essere sciolti da ogni regola.

L’ostacolo più grande ad ogni iniziativa di riforma è sempre la stessa motivazione: la sicurezza della collettività prima di tutto! Ma se una carcerazione esclusivamente punitiva non restituisce uomini migliori e se l’imperfezione del sistema sociale produce un deviato su dieci, mentre il carcere che il compito di disciplinare la vita di chi ci vive dentro non riesce a farlo per l’inesistenza di un trattamento preventivo, andando avanti con gli anni la società sarà sempre meno sicura, perché ai deviati di domani si sommerà la recidiva dei primi. La restituzione invece deve essere l’arte della  relazione educativa e della giustizia, del rimettere a posto la vita, non com’era prima ma come non lo è mai stata.

Al detenuto non è neanche data la possibilità di coltivare i suoi interessi affettivi, che rimangono drammaticamente fuori da ogni colloquio. La solitudine, la lontananza, e quindi, l’impossibilità di coltiva rapporti sentimentali fondanti sono spesso all’origine di un crollo psicofisico, di cui risente tutta la famiglia, con la conseguenza di una inevitabile frammentazione del rapporto emotivo-sentimentale.

E’ indubbio che un carcere così rappresenta per il soggetto detenuto una seria minaccia per gli scopi di vita dell’individuo e della sua famiglia; per il suo sistema di difesa e di regolazione; per il suo senso di autostima e di sicurezza. In queste condizioni egli è sottoposto ad una continua pressione nel tempo che si concretizza in una progressiva disorganizzazione della sua personalità.

Studi di sociologia, condotti da Donald Clemmer, nelle carceri USA, illustrano chiaramente che tra i fattori che maggiormente influenzano la condotta delinquenziale dei condannati c’è la carenza dei contatti intimi e di relazione sociali fondanti, senza i quali il recluso finisce per identificarsi con i costumi, la cultura e il codice d’onore del carcere: un detenuto  che si allontana o è allontanato dalla moglie, dalla compagna, o dalla famiglia di origine per l’impossibilità di coltivare  interessi affettivi, intimi e sentimentali, cerca una risposta alla sua solitudine in un riconoscimento nei compagni più prossimi, quindi nell’istituzione penale. Per questi motivi i colloqui e gli incontri  con la famiglia dovrebbero rivestire un ruolo di grandissima importanza. Essi costituiscono infatti gli unici momenti in cui i detenuti riescono a riportare in vita i propri legami sociali, il proprio passato e soprattutto le prospettive di un futuro in compagnia delle persone veramente importanti per lui.

Questo è quello che le norme e il buon senso prescrivono. Nella realtà però, molti detenuti e famigliari esprimono la difficoltà a ritrovarsi nello spazio angusto e nel tempo ristretto delle sale di colloquio, tanto da dover rimandare alla comunicazione epistolare, chi ne è capace, gli scambi più autentici. Le sale colloqui sono infatti ambienti di 20 mq. circa, mal areati, divisi da un bancone di cemento, che separa i detenuti dai familiari. Fonicamente la situazione  risulta essere assai sgradevole, considerato che per ogni sale si svolgono fino a 8/9 colloqui contemporaneamente, e che per ogni detenuto accedono fino a tre persone. Quindi nella loro massima capienza in 20 mq. vengono ammassate 36 persone. In una condizione ambientale siffatta è molto probabile che se si facessero i dovuti controlli, l’intensità sonora risulterebbe molto al di sopra della tolleranza umana. Di questo ne è prova il fatto che molti detenuti alla fine del colloquio accusano vertigini  e labirintite, senza riuscirne a capirne la causa.

Le visite costituiscono a livello tratta mentale un fondamentale strumento di resistenza contro uno degli aspetti più devastanti della prigionizzazione, ovvero il “disadattamento sessuale”. Il carcere infatti come ogni altra istituzione composta da membri di un unico sesso può facilmente portare a sviluppare anomalie sessuali. Probabilmente, dice Clemmer, nessun altro elemento della vita in carcere ha il potere di disorganizzare la personalità degli individui ristretti come l’immaginario sessuale che si sviluppa, che può avere uno sfondo più o meno normale, maniacale o omosessuale.

Lo stesso dice Victor Nelsone, altro sociologo americano, che afferma che fra tutte le possibili forme di privazioni, sicuramente nessuna è più demoralizzante della privazione sessuale (…) essere privato un mese dopo l’altro, un anno dopo l’ennesimo della soddisfazione sessuale che, nel caso del condannato a vita, può non giungere mai, rappresenta la quintessenza della degradazione umana.

… I prigionieri hanno un forte desiderio non solo del rapporto sessuale, ma anche della voce, il contatto, il riso e le lacrime di una donna; un desiderio inarrestabile per la donna in se stessa!

Gli effetti devastanti che la privazione dei rapporti sessuali comporta sulla personalità dei reclusi sono stati analizzati da un altro sociologo americano, Gresham Sykes, che ha affermato come i continui stimoli di natura sessuale, provenienti dai giornali, dalle riviste, dai libri, dalla radio, dalla televisione, dalle lettere amorose, provenienti dal genere femminile, mantengono vivo il desiderio sessuale anche nel buio del carcere. Di conseguenza, non potere avere un momento di intimità provoca nel detenuto turbamento e devianze dai canoni di normalità.

La privazione delle relazione eterosessuali, oltre a provocare frustrazioni sessuali, e talvolta ad indurre comportamenti deviati, possono comportare gravi conseguenze anche sul lato psico-fisico. La sessualità infatti è un elemento  costitutivo della struttura essenziale dell’uomo, che si esplica come parte integrante dell’espressione fisica e personale e come apertura alla comunicazione con gli altri. La questione in esame è talmente conosciuta che la riduzione o la perdita della sessualità costituiscono un danno biologico, classificato nelle tabelle medico legali convenzionali come lesioni micro permanenti e anche altre.

E’ chiaro che se il detenuto ha avuto esperienze omosessuali in carcere, anche solo come rari atti fantasie, dovute alla forte pressione esercitata dal desiderio sessuale, il proprio IO ne risulterà particolarmente aggredito rispetto a chi riuscirà a mantenere un comportamento quasi normale.

La minaccia più grave alla sua identità d’uomo, tuttavia, deriva dalla completa esclusione dal mondo femminile, che priva della polarità necessaria a percepire il significato ultimo dell’ESSERE se stesso: OVVERO, MASCHIO O FEMMINA!

Il detenuto è costretto a cercare la propria identità solo dentro se stesso e non anche nella propria rappresentazione che trova riflesso negli occhi degli altri; e dato che la metà del suo sentire gli è negata,l’immagine che il detenuto si fa di se stesso rischia di diventare completa solo a metà, dimezzando la sua identità.

I problemi psicologici derivanti dalla negazione della sessualità e dell’affettività sono stati affrontati anche in alcuni studi di medicina penitenziaria da alcuni medici, i quali hanno sostenuto che il processo di adattamento al carcere può provocare disfunzione nel complesso dei meccanismi biologici che regolano le emozioni, generando sindromi morbose di varie intensità, definite sindrome da prigionizzazione.

La proibizione della sessualità è anche l’effetto della detenzione che in modo lento ma inesorabile si riversa sui famigliari, mogli, fidanzati e compagne di vita, le quali si trovano senza alcuna colpa a subire un celibato forzato, prova inoltre una frammentazione tragica e dolorosa nella vita di relazione. Gli effetti causati da questo stato di cose sui partner sono spesso, se non allontanamento materiale, di sicuro sentimentale, generando conflitti e tensioni in famiglia che a poco a poco si disgrega.

In questo modo, andando avanti negli anni, al detenuto viene tolto tutto: libertà, sessualità, famiglia e sogni di una vita migliore, catapultandolo nella solitudine e nella rabbia.

La pena allora diventa inutile perché non rispetta il suo tempo. Invece, il compito della pena è quello di dare tempo, un tempo adeguato e appropriato a divenire quello che non si è mai stati. Dare tempo, non togliere tempo alla vita, questa è la soluzione più giusta per perseguire la difesa della sicurezza sociale. Ogni altra scelta è solo violenza gratuita e la violenza chiama violenza. Viceversa “l’amore” chiama “amore”.

Se l’Ordinamento giudiziario si basa esclusivamente sul criterio della proporzionalità dei delitti e delle pene, spesso accade che si resta ancorati ai termini dei tempi di detenzione, vuoti di trattamento preventivo per la difesa sociale, e colmi di sofferenza, per cui si mette in libertà chi alla fine della pena non ha ancora acquisito la propria libertà, la propria emancipazione, lasciando che vengano commessi delitti uguali e peggiori di quelli espiati.

In una politica di difesa sociale vera, il nocciolo importante non è nel castigo, ma la valorizzazione dei tempi di detenzione se dà ragione numerica si vuole farla diventare ragione educativa.

Una ragione penale che si ferma solo alla scadenza della pena e non si spinge oltre non si confronta con il processo di sviluppo delle persone.

E’ chiaro che in questo modo  la ragione penale appare svincolata dalla ragione della sicurezza sociale. Diventa insensibile nel momento in cui si chiude su se stessa per aprirsi a scadenze di tempi senza che ci si preoccupi di cosa o di chi uscirà fuori da quella scadenza.

Non si tratta di perdonare o di condannare. Ma è imperdonabile l’ordine sociale che non è capace di restituire il colpevole alla giustizia, come restituzione dell’individuo alla società e della società all’individuo. C’è un percorso della giustizia che va oltre il diritto, senza cancellarlo ed è quello di una giustizia restituiva per DIRITTO e per GIUSTIZIA!

A questo punto rimane da valutare solo la questione del DIRITTO, che è chiara ugualmente. La detenzione, comportando la privazione della libertà è una punizione in quanto tale. Le condizioni della detenzione e i regimi penitenziari non devono quindi aggravare le sofferenze inerenti ad essa. Inoltre , i diritti della persona,nessuno escluso, ricevono tutela dagli artt. 2 e 3 della Costituzione, com’è del resto riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità e di merito sia della Corte Costituzionale sia della migliore dottrina. L’art. 2 della Costituzione, in particolare, sancisce il valore assoluto della persona umana ed è norma a contenuto precettivo e non pragmatico. Cosicché ogni restrizione alla persona nella realtà sociale sarebbe suscettibile di assurgere al rango di diritto soggettivo perfetto con la conseguente tutela giurisdizionale.

Quanto al diritto alla sessualità occorre in proposito ricordare l’INCIPIT della Corte Costituzionale nella sent. 18-dicembre-1987, n. 561 che lo inquadra tra i diritti inviolabili della persona, come modus vivendi essenziale per l’espressione e lo sviluppo della persona. Essendo quindi la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana, che l’art. 2 Cost. impone di tutelare.

Più di recente poi, a proposito del danno alla salute, la Corte Costituzionale nella sent. 184 del 1986 ha precisato  che le lesioni del bene giuridico della salute, in quanto valore personale garantito dalla Costituzione (art. 32) dà di per sé titolo, anche quando consegua non ad un reato, ma ad un mero illecito civile (art. 2043 c.c.) alla tutela giurisdizionale e al risarcimento  del danno patito, derivante dalla menomazione dell’integrità psicofisica, senza che occorra alcuna prova al riguardo.

Ipotesi che si realizza certamente nel caso in cui cagionando ad una persona coniugata l’impossibilità dei rapporti sessuali (sent. 6607/1986) è immediatamente lesiva dei diritti dell’altro coniuge ad eventuali  rapporti, quale diritto-dovere reciproco.

Nel caso specifico lo Stato, cagionando al detenuto l’impossibilità dei rapporti sessuali per motivi di prevenzione e pena, lede i diritti  dell’altro coniuge ad averli, senza che debba rispondere di alcuna colpa. Inoltre, attenta alla salute di entrambi. Trova infatti adeguata collocazione nella sent. n.8827 e 8823/2003 la tutela risarcitoria ai soggetti che abbiano visto lesi i diritti inviolabili della famiglia (artt. 2, 29 e 30 Cost.) concernenti la fattispecie del danno da perdita o compromissione del rapporto parentale.

Si afferma nella sent. 233/2003 della Corte Costituzionale, che nel caso in cui un fatto limita le attività realizzatrici della persona umana, obbligandola ad adottare nella vita di tutti i giorni comportamenti diversi da quelli naturali, si realizza un nuovo tipo di danno, definito  con l’espressione di “danno esistenziale”. In proposito Franco Geraudo, presidente dell’AMAPI, sostiene che l’attività sessuale nell’uomo rappresenta un ciclo organico che non può essere interrotto, senza determinare nel soggetto traumi fisici e psichici.

Quali conclusioni si possono trarre da questa analisi in FATTO, in MEDICINA e in DIRITTO?

Anzitutto, risulta chiaro che il carcere operante attualmente non restituisce persone migliori, inoltre la privazione della sessualità mina la salute delle persone nel fisico e nella psiche, aggravando non solo lo stato di salute, ma anche il carattere e la personalità di chi la subisce direttamente e indirettamente.

Quanto al Diritto è palese che questo stato di cose risulta in contrasto con i principi della Costituzione per quanto attiene la tutela della persona, della salute, della famiglia, di una pena rieducativa (artt. 2, 3, 27, 29, 30, 34 Cost.); altresì, mina la sicurezza della società nella parte in cui non riesce a restituire persone migliori di quando sono in carcere, al rischio che si commettano delitti uguali o peggiori di quelli per cui si è stati condannati.

La domanda allora è questa: perché nonostante tutto le cose restano così?

Dal Carcere di Carinola

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