Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lettera a Giuliano Pisapia… di Marcello Dell’Anna

ergastolo ostativo

Raramente pubblico a distanza ravvicinata due testi di uno stesso autore. E già il 21 aprile avevo pubblicato un pezzo del nostro Marcello dell’Anna (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/21/i-mondi-reclusi-di-marcello-dellanna/).

Ma questo testo -scritto in relazione ad un convegno che si terrà a Milano il 17 e il 18 maggio e che si occuperà, tra l’altro, anche di ergastolo ostativo- è davvero un testo significativo.

Marcello Dell’Anna -detenuto a Nuoro, dopo lo smantellamento della sezione A.S.1 di Spoleto, di cui faceva parte- scrive a Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, e e per conoscenza a tutti coloro che parteciperanno al convegno.

A una lettera diretta al sindaco- segue in allegato un testo che vuole essere un contributo vivo al convegno.

Cito il passaggio finale di questo testo:

“come è possibile tollerare un sistema ove al condannato vengono negati i suoi “Diritti Umani”? Che “umanità” può avere un  Paese che costringe una Persona, rieducata, reinserita, recuperata, ad espiare la propria pena in un carcere distante centinaia di chilometri dai propri familiari? Che impedisce ad un uomo di potere vedere e stringere tra le braccia la propria consorte, i propri figli, i propri cari? Quale “senso di umanità” lascerete ai vostri figli se poi dovrete spiegare loro che in Italia c’è un mosto, chiamato carcere, che fagocita chi ha sbagliato e che fa scontare a noi detenuti una pena decuplicata? Con che cuore direte a chi verrà dopo di voi che in questo Paese, “culla della civiltà e del diritto”, esiste un sistema ove vengono “murati vivi” esseri umani spogliati financo della loro dignità di uomini?”

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Raccomandata A/R

Alla c.a. dell’Ill.mo Sig. Sindaco

Prof. Avv. Giuliano Pisapia

c/o Comune di Milano

“Palazzo Marino”

20100- MILANO

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E p.c.

-All’Ill.mo Sig. Presidene dell’Unione Camere Penali Italiane; Avv. Valerio Spigarelli

-Agli Ill.mi Membri del Consiglio Superiore della Magistratura; Dott.ssa Giovanna De Rosa e Vittorio Borraccetti

-All’Ill.mo Sig. Direttore scientifico Istituto Europeo di oncologia; Prof. Umberto Veronesi

-All’Ill.mo Sig. Profl. Andrea Pugiotto; Ordinario di Diritto costituzionale Università di Ferrara

-All’Ill.mo Sig. Presidente dell’Associazione Antigone; Dott. Patrizio Gonnella

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Nuoro 22 aprile 2013

Egregio Signor Sindaco,

conservo vivo nella mia mente il Suo buon ricordo quando, se la memoria non mi inganna, nel 2002-2004 ebbi il privilegio di conoscerla nel carcere di Novara, in occasione di una Sua visita da parlamentare. Il 17-18 maggio p.v. ci sarà il Convegno Annuale dell’Unione Camere Penali Osservatorio Carceri, la cui tematica intitolata “Detenzione e Diritti Umani” tratterà: il “reato di Tortura”; il “regime del 41/bis O.P.”; “l’ergastolo ostativo”. Dal programma provvisorio rilevo che Lei interverrà nella sessione attinente al tema “l’ergastolo ostativo”.

Devo dirle che l’insicurezza in questi giorni di poterle inviare o meno questa mia lettera, mi ha molto spesso frenato, forse per paura di essere indelicato e inopportuno. Ma poi ho deciso di scriverle. Ciò perché essendo “parte in causa” vorrei, se mi è consentito, in occasione di questo Convegno, fornire un contributo empirico (quivi allegato) per testimoniare quello che, al di là della ratio giuridica e dottrinale, è “l’ergastolo ostativo” nella sua concretezza.

Le rivolgo, quindi, gentile preghiera, di voler, in sede di convegno, rendere noto ai partecipanti il mio testo. Cosa dire poi dei “Diritti Umani”? La mia vicenda può dimostrarLe che, in fondo, i “diritti umani”, nel nostro ordinamento giuridico, la cui appendice penitenziaria è parte integrante, non sono altro che mere astrazioni giuridiche.

Negli ultimi tempi (e nel solo arco di 6 mesi), ho dovuto subire due trasferimenti per “eventi fortuiti”, tanto per usare un  termine codicistico (non dovuti, quindi ad una mia responsabilità). Ero detenuto a Livorno, quando il 4 gennaio 2012, a causa della inagibilità della struttura, dichiarata a serio rischi crollo, vengo trasferito a Spoleto. Dopo nemmeno sei mesi, il 29 luglio 2012, per “opportunità penitenziarie” dovute alla dismissione dell’intera sezione in cui ero ascritto, mi sono visto assegnar nel famigerato carcere di Nuoro. Una assegnazione valutata e decisa solo sulla base del mio “titolo di reato” e del mio “passato giudiziario”, benché risalenti  ad oltre vent’anni fa e non corrispondenti più alla mia attuale persona. Decidere solo secondo questi parametri è pregiudizievole, discriminatorio e assolutamente non in linea con i principi fissati dalll’ordinamento penitenziario e costituzionale. Così, venti di noi siamo stati diramati nelle varie carceri d’Italia. Chi è stato più fortunato è finito in un carcere “buono”. Chi, per contro, come me, vanta un percorso trattamentale caratterizzato da ammirabile straordinarietà, è finito  nel famigerato carcere di Nuoro, con gravi conseguenze sul piano familiare e trattamentale. In questa sede penitenziaria, purtroppo, non posso più incontrare mia moglie, peraltro gravemente malata, mio figlio e i miei cari, stante anche la notevole distanza e gli impedimenti di natura economica, né potrò mai continuare i miei studi accademici.

Quindi, sotto il profilo dei “Diritti Umani”, la mia vicenda è simbolica della completa irrazionalità che ormai dilaga nel nostro sistema, una sorta di “anti trattamento”, dove si cerca di eccellere nel ripagare l’oro col piombo e nello “svalutare” piuttosto che “valorizzare”, nel “disincentivare” piuttosto che nell’ “incoraggiare”. Io rappresentavo la tipologia del detenuto fiore all’occhiello del sistema penitenziario che vanta, invece, troppo spesso, caterve di disfunzioni, recidive e suicidi. Anni di studio, crescita intellettuale, due lauree, insignito con diversi encomi, due libri scritti, un permesso di 14 ore da uomo libero senza alcuna scorta da parte degli organi di polizia, concessomi il 25 maggio 2012 per recarmi presso l’Università di Pisa a sostenere, questa volta, l’Esame di Laurea in Giurisprudenza con specialistica in Diritto Penitenziario, conseguendola con massimo dei voti (110/110 con lode).

Per avere meritato un tale permesso vuol dire che c’è stata una valutazione prettamente positiva da parte del Tribunale di Sorveglianza, o mi sbaglio? E soprattutto un venir meno di quel livello di pericolosità sociale che sconsiglierebbe un permesso del genere. Oppure è stata tutta una finzione? Credo di no, visto che ho dimostrato, attraverso il puntuale e tempestivo rientro in carcere, il rispetto formale e sostanziale della legge, pur essendo ben consapevole che ad attendermi c’era il peso di una condanna all’ergastolo.

Insomma, un percorso eccellente, il mio, di quelli che anche per “furbizia”, andrebbero preservati ed esposti come “trofei” da DAP, come esempio di “riuscita del trattamento rieducativo”. Per “premio” invece… mi sono ritrovato in Sardegna. Da quando sono in questo carcere, le dinamiche di espansione e accrescimento che avevo intrapreso con l’esterno si sono interrotte. E’ come se fossi stato riportato all’anno “zero” del trattamento; come se nulla fosse avvenuto in questi oltre vent’anni di interrotta detenzione.

Ero arrivato a un livello di crescita sempre maggiore, con corsi, dialoghi con studenti e professori, e altre opportunità. E poi riuscivo in qualche modo ad avere i colloqui con mi a moglie e mio figlio, che sicuramente hanno giocato un ruolo non da poco, nella mia crescita e nel distacco radicale dal mio precedente mondo criminale. Sono certo, perché credo nella LEGGE, che il DAP rivaluterà il mio trasferimento presso una sede carceraria  posta sul territorio peninsulare consona a potere conciliare i miei primari “Diritti Umani”.

Termino questa mia, certo di averla tediata. Per farmi scusare ho il piacere di mandarle in regalo l’elaborato che ho scritto sull’ “ergastolo ostativo”, pubblicato anche su alcuni siti di autorevoli Associazioni e Redazioni (Antigone, Ristretti Orizzonti, Urla dal Silenzio). Spero che lo apprezziate nei suoi contenuti e le sarò molto grato se potrò conoscere il Suo punto di vista.

Le dico Grazie Signor Sindaco per il tempo e l’attenzione che avete dedicato a me che dalla società sono considerato “uno degli ultimi”… un “vivo-già morto”.

Resto fiducioso di ricevere un Suo riscontro.

Mi accomiato da Lei con i sensi del mio più profondo rispetto.

Marcello Dell’Anna

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“Ergastolo Ostativo vissuto dal di dentro”

di Marcello Dell’Anna

Oggi, bisogna dirlo, <<il carcere è un luogo di sepolti vivi>>. Mi riferisco a noi “ergastolani ostativi”  che siamo oggi dei residui di umanità e che viviamo al di fuori dei cicli della natura. “L’ergastolo ostativo” ci condiziona, ci disumanizza, ci  modifica, ci peggiora sia fisicamente che psicologicamente. Non indossiamo più il pigiama a strisce, non portiamo sul camiciotto o sul berretto il numero di matricola, ma resta purtroppo la realtà di rappresentare un numero, talora un fascicolo. Se entraste nell’anima di questa “infernale pena” riuscireste ad afferrare una atmosfera infelice, irreale, dove noi “ergastolani ostativi” ci muoviamo come robot. I ritmi, le abitudini, i confini esistenziali risultano alterai. Tutto viene modificato da una realtà lontana anni luce dai normali percorsi quotidiani. “L’ergastolo ostativo” modifica tutto: il tuo essere, il tuo sorriso, i tuoi pensieri, il modo di camminare, di amare, di credere, di sperare, di sognare. “L’ergastolo ostativo”  è responsabile di questa spoliazione umana e sociale dell’uomo, è un mondo sperimentale di regressione. La realtà quotidiana è piena di desolazione. E’ un simulacro di vita, con profonde lacerazioni psicologiche. Spesso diventa criminogeno, quasi sempre abbrutisce. L’ “assenza di speranza” e la “consapevolezza di morire in carcere” diventano una penosa radice del deterioramento dell’uomo, dell’invecchiamento delle emozioni.

Rimane, del resto, facilmente intuibile lo stato d’animo di chi come, noi, è costretto, un giorno, a varcare il portone del carcere, consapevole di farlo solo da morto… Vediamo cadere inesorabilmente tutto intorno a noi. Prende  corpo  vigorosamente l’idea di rovina, l’angoscia, il vuoto esistenziale, il senso di emarginazione dalla società, l’incertezza e la paura del proprio futuro e molto spesso il rimorso che preme. Al di là delle sbarre e del cemento, noi “ergastolani ostativi” non ci sentiamo più degli uomini; il carcere si delinea a questo punto come un luogo  per il nostro completo annullamento. Gli eventi che vi accadono, i sentimenti, le emozioni, le paure e le speranze, gli odi e gli amori assumono uno strano contorno di irrealtà, caricandosi di significati di allarme e di allusione. Ognuno di noi vive la vita a rischio di un uomo braccato. Io mi sento soprattutto respinto, vomitato dalla società, sono ormai un corpo invecchiato in fretta, un volto anonimo, uno sguardo spento nel vuoto. Siamo pochi che reagiamo, che riusciamo a resistere e a vincere questo “mostro”; molti sono, invece, quelli che lo subiscono.

In ogni sistema penitenziario vi è purtroppo una contraddizione di fondo duplice: da una parte si ha la pretesa di insegnare al detenuto il modo di vivere e di comportarsi nel mondo libero, e nello stesso tempo lo si costringe a vivere “per tutta  la vita” nel carcere che di quel mondo è l’antitesi.

Nell’avere questa pena prende corpo la percezione di sé come “persona senza diritti”, noi ci troviamo infatti in una situazione di mancanza di autodeterminazione.

Eppure alcuni di noi, dopo decenni di carcerazione, dopo essere morti nella nostra colpa e avere risarcito la società nella durezza della nostra condanna, sono consapevoli di essere persone nuove, rinate dalle proprie ceneri, fiduciosi nel nostro valore di esseri umani, in cui anche la Costituzione pare credere… Anche se di fatto, così non è… Per le  nostre Istituzione, pare che dobbiamo rimanere così per sempre, morire colpevoli di una colpa già pagata, con la nostra giovinezza, con la nostra età matura, con la nostra vita e con quella dei nostri cari. Il cambiamento avviene per tutti e uno Stato civile e democratico deve dare sempre una seconda possibilità sulla base di dati oggettivi relativi ad un concreto cambiamento rieducativo. E questo cambiamento è già avvenuto  per alcuni di noi che hanno avuto il coraggio di mettersi in discussione prendendo debitamente le distanze dal mondo del crimine, e perché siamo giunti ad un livello di maturità tale da non dimenticare nemmeno per un istante il dolore delle vittime, sebbene non saranno mai più risarcite abbastanza, perché nessuno le restituirà alle loro famiglie.

Per concludere, voglio dire che non si può negare la libertà solo sulla base del titolo di reato, risalente magari a decenni passati, oppure concederla dietro il ricatto di una vergognosa costrizione inquisitoria. Anche perché, secondo me, non è giusto che un carcerato, per ovviare ai propri crimini e per ottenere i benefici, si arroghi il diritto di disporre in modo egoistico e arbitrario, della vita e della morte dei propri familiari dopo 20/30 anni di sofferta carcerazione. Non credo che sia questa la giusta via per emendare il male inflitto. La società ha diritto di vedersi restituire persone diverse, migliori, rieducate, recuperate, rispettose delle leggi e delle regole sociali, anziché  persone che barattano la loro libertà con confessioni magari dubbie e fornite con abile artificiosità, rimanendo criminali, assassini e pericolosi a danno dell’intero consorzio umano e sociale. Associo a questo argomento la mia vicenda personale, l’evoluzione e la metamorfosi di una “persona nuova” che non pensa più da “ergastolano ostativo” e, prendendo a prestito gli interrogativi posti da un autorevole Avvocato, domando a voi Onorevoli giuristi e Uomini delle istituzioni: come è possibile tollerare un sistema ove al condannato vengono negati i suoi “Diritti Umani”? Che “umanità” può avere un  Paese che costringe una Persona, rieducata, reinserita, recuperata, ad espiare la propria pena in un carcere distante centinaia di chilometri dai propri familiari? Che impedisce ad un uomo di potere vedere e stringere tra le braccia la propria consorte, i propri figli, i propri cari? Quale “senso di umanità” lascerete ai vostri figli se poi dovrete spiegare loro che in Italia c’è un mosto, chiamato carcere, che fagocita chi ha sbagliato e che fa scontare a noi detenuti una pena decuplicata? Con che cuore direte a chi verrà dopo di voi che in questo Paese, “culla della civiltà e del diritto”, esiste un sistema ove vengono “murati vivi” esseri umani spogliati financo della loro dignità di uomini?

Carcere di Nuoro 17-18 maggio 2013

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Contro l’ergastolo e la pena di morte- 25 °Anniversario della Legge Gozzini-…ma noi non ci saremo…

… Ma noi non ci saremo…
 
Quest’anno il 10 ottobre ricorre il 25° anniversario della Legge Gozzini, per la prevalenza della funzione rieducativa della pena. Per questa occasione l’Associazione Antigone ha organizzato un importante Convegno a Roma dove, tra tanti nomi illustri, aveva pensato di invitare anche Carmelo Musumeci,  detenuto ergastolano, recentemente laureato in Giurisprudenza, per raccontare la Legge vissuta da dentro.
Ecco il programma di Antigone: 
ANTIGONEONLUS
per i diritti e le garanzie nel sistema penale
                                                                                             
10 ottobre 1986 – 10 ottobre 2011
Ore 9.00-15.00
 
Museo Criminologico
Via del Gonfalone 29
Roma
 
PENA CERTA UGUALE PENA FLESSIBILE
 
A 25 ANNI DALLA LEGGE GOZZINI
 
Introduce
Patrizio Gonnella
 
In apertura un ricordo di Mario Gozzini di
Alessandro Margara
 
1986: quando la politica non temeva di essere  universalista
Ersilia Salvato e Mino Martinazzoli
 
2011: la politica e la pena
Luigi Manconi e Gaetano Pecorella
 
L’inganno della pena certa
Stefano Anastasia
 
La sfida delle misure e delle sanzioni alternative
Emilio Di Somma

 

Dai Centri di servizio sociale per adulti agli Uffici per l’esecuzione penale esterna
Vincenzo Eustachio Petralla

 

La gestione odierna delle misure alternative alla detenzione
Luigia La Culla

 

Venticinque anni di legge Gozzini visti dall’interni

Carmelo Musumeci

 

Essendo Carmelo Musumeci impossibilitato ad ogni forma di permesso premio, perché condannato all’ergastolo senza nessun beneficio penitenziario, in assenza di collaborazione con la giustizia, alla “Pena di morte viva”, come lui lo definisce, ha chiesto al Tribunale un permesso di necessità.
Il cosidetto “permesso di necessità”, è l’unico tipo di permesso che può ottenere anche chi è escluso dai benefici penitenziari, ma si concede per eventi gravi, unici e irripetibili.
Per spiegare perché ci teneva tanto ad andare a questo Convegno, ha scritto questa lettera:

Lettera aperta al mio Giudice

di Carmelo Musumeci

 

 

“Non  c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.” (Giovanni Paolo II )

Signor Giudice, non ho studiato solo per avere un pezzo di carta e rimanere chiuso in una cella senza fare nulla per il resto dei miei giorni. Io ho studiato anche per lottare, pensare e sognare, perché non posso arrendermi al mio destino e non lo farò mai.

Signor Giudice, ho un’occasione unica: l’Associazione Antigone, in occasione del 25° anniversario della legge Gozzini, mi ha invitato ha tenere, insieme  a mia figlia Barbara, una relazione dal titolo: “Venticinque anni di legge Gozzini visti dall’interno e dalle famiglie”, presso il Museo Criminologico di Roma, in via del Gonfalone 29, dalle ore 9.00 alle ore 15.00 del 10 ottobre 2011.

Signor Giudice, io con tutte le mie forze desidero essere presente a questo evento perché per me è il traguardo di un cammino iniziato più di vent’anni fa. E spero di meritarlo, perché si può scontare la propria pena in diversi modi. Ed io ho deciso di farlo lottando per la legalità costituzionale in carcere, per un fine pena per tutti e per cercare di essere un po’ anche la voce dei miei compagni ergastolani, facendomi promotore di pacifiche iniziative per l’abolizione dell’ergastolo.

Signor Giudice, con la schiettezza di sempre, non le posso nascondere che se la Legge e questo Tribunale non mi concederanno questo permesso rimarrò molto deluso perché mi rifiuto di pensare che uomini liberi e giusti possano essere schiavi di leggi che non condividono, quando dovrebbe essere la legge schiava dei giudici.

Signor Giudice, un sistema penitenziario e giudiziario illuminato non dovrebbe impedirmi di essere presente al Convegno, per essere voce di chi non ha voce da tantissimi anni.

Signor Giudice, che cosa dirò se presenzierò a questo evento?

Dirò semplicemente che nonostante i miei educatori, preposti da una legge a esprimere valutazioni, affermino: “La recente restituzione in ambiente libero sembra sostenere un giudizio di affidabilità individuale”, e  in un altro documento ribadiscono: “Parere favorevole sull’affidabilità individuale anche esterna”, io sarò considerato cattivo e colpevole per sempre, a causa di un’altra legge che mi preclude il diritto, nonostante il merito.

Direi che il fiume in cui si entra con un piede non è più quello in cui si mette l’altro, perché l’acqua scorre. E che dopo cinque, dieci, vent’anni non si è più lo stesso uomo che ha commesso il reato, quindi, perché l’uomo nuovo deve pagare per l’uomo vecchio?

Signor Giudice, me le lasci dire queste cose. È un evento importante non solo per me, ma per tutta la popolazione detenuta, perché per la prima volta, o quasi, ci sarebbe occasione di far parlare l’ombra di un uomo.

Spoleto 15/09/2011

Lo scorso 6 ottobre il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato e negato a Carmelo Musumeci  il permesso di partecipare al Convegno.
Nel diario che tiene dal carcere oggi scrive:
Oggi sarei dovuto essere a Roma per partecipare al convegno di Antigone, ma mi è stato respinto il permesso per andarci.
Avevo promesso al mio cuore in caso di esito negativo di non rimanerci male, ma sono un vigliacco e un debole e ci sono rimasto male lo stesso.
Nell’istanza di rigetto mi hanno pure scritto:
(…) Pur riconoscendo l’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dello stesso dimostra per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell’ergastolo c.d. ostativo (che si collega a delitti ricompresi nel comma 1 dell’art 4 bis ord. pen. e che, come tale, si presenta tendenzialmente  perpetuo, salvo collaborazione con la giustizia), rileva il Tribunale come la ipotizzata partecipazione alla giornata organizzata da Antigone, pur apprezzabile per l’obiettivo perseguito di chiamare a discutere di temi così rilevanti persone che vivono sulla loro pelle la drammaticità del carcere a vita, non rientri nella fattispecie della legge. (…)
Né possono superare le precedenti obiezioni le pur pregevoli osservazioni svolte nella memoria difensiva presentata nell’interesse di Musumeci Carmelo che sottolineano l’impegno del detenuto per il superamento dell’ergastolo ostativo, evidenziandosi a livello culturale, politico e giurisdizionale. (…)
Per ironia della sorte il 10 Ottobre  l’Europa festeggia anche  l’abolizione della pena di morte in tutti i suoi paesei, ma oggi gli ergastolani d’Italia indicono un giorno di sciopero della fame perché:
“Mentre il Parlamento Europeo festeggia l’abolizione della pena di morte in tutti i suoi paesi, noi pensiamo che ci sia poco da festeggiare se in Italia al suo posto ci hanno messo una morte ancora più terribile:
la Pena di Morte Viva, l’ergastolo ostativo ai benefici.
 
Buon anniversario a tutti, ma “Noi non ci saremo…”
Carmelo Musumeci e gli ergastolani in lotta per la vita
10 Ottobre 2011

Diario di Pasquale De Feo 23 agosto – 21 settembre

Il diario di Pasquale De Feo. Mese di settembre.

Uno degli appuntamenti cardinali del Blog. Ogni mese un piccolo libro quasi carico dei pensieri, degli sfoghi, delle riflessioni, delle ispirazioni, delle emozioni di un detenuto come Pasquale De Feo, che da sempre combatte per i diritti di chi è recluso, e persegue anche una battaglia esistenziale. Riconquistare, il più possibile, la propria umanità. Con una foga di conoscere, una eccitazione del sapere, un inflessibiità nella lettura, una indignazione sempre in moto, un sentirsi parte delle cose e degli eventi. Le storie narrate sono anche la sua storia, di qualcuno che non lascia che ai giorni seguano i giorni, limitandosi a .. “fare il detenuto”.

Lui non si limita a raccontare che il Vaticano, nelle sue gerarchie più elevate, è stato accusato presso il tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità per le sue responsabilità enormi in tema di pedofilia. Lui letteralmente si indigna come se la vicenda lo toccasse direttamente. In ogni cosa è viscerale. In ogni cose vuole essere parte del flusso umano. Da dietro i muri che lo separano dal mondo da più di 27 anni vuole ubriacarsi di mondo, si butta nei libri, nelle riviste, vede trasmissioni culturali, legge di economia e medicine alternative. E in ogni contesto che osserva, non è più un semplice osservatore, ma sente le rabbie e le speranze, i sogni e le delusioni di coloro che adesso sono in gioco.

C’è la storia di Said, donna della cisgiordania bruciata viva da fanatici patriarcali malati di morte. C’è Bill Clinton che scopre la dieta vegana, e apre l’occasione per parlare di vegetarianesimo e dei benefici di una dieta senza carne, per l’uomo, per l’ambiente, e per le dinamiche econimiche-sociali globali. E la lettera di un sopravvisuto al massacro norvegese allo psicopatico massacratore, Brivik, dove il ragazzo che scrive gli dice “non ci fai paura. Noi siamo più forti di te”.  E la bambina prodigio palermitana di nove anni che crea gruppi facebook e diventa un piccol punto di riferimento per il rinnovamento di Palermo. E tanto altro.

Il carcere non scompare mai, ma non ne carcerizza la mente. Si sente però come costante magma generatore di indignazioni.

Il diario va letto tutto, come sempre, essendo una vera occasione. Adesso mi limiterò a citare solo qualche passaggio.

Ci sono stati periodi che, con la complicità del Ministero, veniva a molti di loro applicato il 41bis e poi mandati a Pianosa e a L’Asinara, per farli torturare affinché si pentissero. Un tipico prodotto di questo metodo fu Scarantino, torturato a Pianosa affinché accusasse qualcuno della strage di Borsellino. La famiglia fece circa trenta denunce alla procura di Firenze, ma furono tutte insabbiate. Oggi sappiamo che fu indotto con la tortura a dire quello che volevano uomini delle istituzioni, facendo condannare all’ergastolo decine di innocenti. ” (29 agosto)

Ne abbiamo già parlato. Nell’isola di Pianosa e in quella e L’Asinara si raggiunse il punto più basso della negazione del diritto in questo Paese. Fu ben peggio di Guantanamo. L’umiliazione, l’avvilimento, la tortura fisica e morale divennero sistematiche. Chi sapeva tacque, chi poteva sapere non volle vedere, e altri furono mantenuti nell’ignoranza. Una delle pagine più oscure della nostra storia. Un giorno si avrà la forza di tirarla fuori fino in fondo.

In un altro passaggio, partendo da un servizio del TG4 dove si parlava dei blindati dove il regime di Gheddafi stipava i detenuti, Pasquale scrive..

Qualcuno dovrebbe dirle che in Italia i furgoni  per i trasferimenti dei detenuti non sono diversi, e che spesso i viaggi durano un giornata intesa, con un bottiglia d’acqua e un panino. Le cellette sono piccole, e i detenuti un po’ robusti sono incastrati dentro, non ci sono cinture “obbligatorie in ogni veicolo”, né airbag, né una maniglia per mantenersi durante le fermate; né c’è lo spazio per alzarsi e stare un po’ in piedi dopo ore di viaggio. ” (30 agosto)

Bisognerebbe farsela una “gita” in un blindato del genere, per capire cosa significa.

E poi, una pagina dei Mostri all’italiana..

Il figlio di Muccioli, per lasciare la conduzione della comunità di San Patrignano, vuole tre milioni di buonuscita, due Suv e due citycar, una casa a Rimini, un vitalizio per la madre, un lavoro per la moglie, e altre cose. ” (13 settembre)

Consola sapere che queste persone sono destinate ad essere spazzate via per la loro mediocrità e inutilità.

In un altro momento un passaggio tra i più importanti in assoluto, tra quelli contenuti in questo ultimo diario..

Un grande articolo su un quotidiano sardo, notiziava dei problemi del parco de L’Asinara, principalmente della mancanza d’acqua, essendo che l’isola è sprovvista di acqua potabile. Riportava la notizia del terzo cavallo morto per colpa dell’acqua, essendo che bevendo in un invaso d’acqua piovana, i cavalli si ammalavano di ulcere allo stomaco. Mentre leggevo, il ricordo de L’Asinara si è materializzato. In estate, quando il caldo raggiungeva punte molto elevate, la mancanza d’acqua ci costringeva a bere acqua della fontana, che era quella dell’invaso. Puzzava di marcio, e quando lavavamo la biancheria dovevamo stare attenti perché rimanevano delle macchie e non si toglievano più. Oggi si preoccupano degli animali, ed è anche giusto, ma negli anni 90 nessuno si è preoccupato di noi, esseri umani, anzi, il capo dei giustizialisti dell’epoca, Luciano Violante, dichiarò su La Repubblica che all’Asinara si brindava a champagne. Il suo sodale, compagno di merende, Pino Arlacchi, scrisse nella sua rubrica su Panorama, “macché lager, hanno anche la TV”. Mascalzoni entrambi, perché sapevano bene in che condizioni eravamo e come venivamo trattati. Scrissi a Vittorio Sgarbi, che all’epoca aveva una trasmissione a Canale 5, “Sgarbi quotidiani”, lo informavo che non avevamo acqua potabile, altro che champagne, e che la tv non si mangiava, ed era un lusso riuscire ad avere  un kg di pomodori. Sgarbi menzionò la lettera ed il suo contenuto, d’altronde era uno dei pochi che aveva il coraggio di parlare delle malefatte del circolo giustizialista, di cui Violante era il capo, e Arlacchi l’ideologo. Gli sarò sempre grato e riconoscente per questo episodio. ” (7  settembre)

Quelle persone facevano la sete, erano trattati come cani. Tutti tacevano, come dissi prima. E qui, insieme a Pasquale, mi trovo a spezzare una lancia anche io per Vittorio Sgarbi. Personaggio la cui lista di difetti, opportunismi, follie è sconfinata.. personaggio che per molti aspetti ha fatto parte del peggio del clima televisivo dell’ultimo decennio, ma che fu praticamente l’unico che, nei primi anni 90, ebbe, in un contesto a grade diffusione, il coraggio di denunnciare alcune delle peggiori storture del giustizialismo e delle leggi dell’emergenza; i pentiti strapagati, l’abuso della custodia cautelare, le morti in carcere, i magistrati showmen e le ambiguità sinistre che venivano da luoghi idolatrati come l’isola di Pianosa e dell’Asinara.

E voglio concludere con quei momenti di Visione, che Pasquale non smette mai di regalarci, e che raccontano la storia di un futuro possibile:

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Negli Stati Uniti entro il 2012 nascerà il primo villaggio interamente autosufficiente ed ecologico. Hanno costruito cinquanta macchinari per essere autosufficienti in tutto, e costruirsi tutto ciò che gli serve. Tutto quello che fanno lo mettono su internet, come il software libero, cercando di coinvolgere quante più persone possibili. L’eroe è un ragazzo laureato in fisica di circa 30 anni, si chiama Marcin Jakubowski. La sua filosofia sta prendendo piede, e ciò gli consentirà di cambiare di sana pianta la concezione del mondo reale. ” (11 settembre)

Mentre il nostro attuale mondo sta crollando, pezzo per pezzo, emergono queste scintille di un mondo diverso, che dovrà emergere dalle macerie.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo per il mese di settembre. Prima del diario vero è proprio.. ho premesso tre righe, estratte dall’ultima lettera che mi ha inviato, e che confermano i cambiamenti positivi in corso nel carcere di Catanzaro. E che anzi, vanno intesificandosi.

Buona lettura..

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(…)

I cambiamenti ci sono. Ora abbiamo le luci e aria nella sezione. Stanno allungando la lista della spesa. A giorni aggiungeranno molti altri prodotti, stiamo aspettando che ci mettino altri canali per la TV, nel mese prossimo dovremmo avere il computer. Insomma, le cose si stanno muovendo , perchè ci sono tanti piccoli riscontri positivi.

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Ho finito di leggere il libro di poesia di Ciro Campajola. Sono rimasto molto colpito dalla profondità dei temi che ha esposto. Non c’è un solo concetto che non abbia provato sulla propria pelle, pertanto le sue analisi rispecchiano la realtà nel campo della tossicodipendenza. Chi tocca l fondo ha la possibilità di toccare con mano quanto sono crudeli i pregiudizi della gente nei confronti di chi ritengono siano esclusi dalla società. Le poesie dicono le verità che il potere cerca di nascondere. Tempo fa ho letto che i poeti anticipano e indirizzano il futuro culturale dei popoli. Concordo con questa analisi. Dico a Ciro di continuare a scrivere poesie, per continuare a dare il suo contributo contro i pregiudizi, a sollevare il coperchio di fango che circonda gli enti statali proposti alla tossicodipendenza, e aiutare con consigli i ragazzi a stare lontani dalla droga.  –  22/08/2011

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Il cardinale Bagnasco ha tuonato che ci sono troppi evasori fiscali. “Da che pulpito viene la predica”. Qualcuno dovrebbe dirgli che, in quanto ad evasione delle tasse e a privilegi fiscali, la Chiesa è la prima del Paese. Credo che qualcuno del fisco o i contabili del Vaticano gli avranno fatto presente che la lotta al fisco può raddoppiare l’introito dell’ 8 X mille, quando si tratta di rimpinguare  le casse del Vaticano. Il cardinale non è diverso da altri uomini di potere. Parla bene e razzola male. Se vuole agire con onestà deve fare mea culpa, e dire che la Chiesa dovrebbe dare l’esempio, pagando le tasse e rinunciando ai tanti privilegi fiscali, che sono abnormi e arricchiscono le alte gerarchie del Vaticano e tutte le figure lobbistiche che gli girano intorno. La Chiesa che si ritiene la guida morale del Paese, lo dovrebbe essere anche nei fatti, e non comportarsi come i mercanti del tempio.  –  23/08/2011

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Stamane l’agente della moffa (manutenzione del carcere) è venuto per aprire le finestre del corridoio della Sezione e pulirle dalla pittura, ma dopo qualche ora il commissario ha fatto fermare tutto e rimettere ogni cosa come era prima. Hanno ridipinto i vetri e barricato le finestre. Nelle due sezioni al 4° piano –una è A.S.1 dove sono ubicato io, e quella di fronte è A.S.2 dove ci sono detenuti politici- abbiamo tutte le finestre sbarrate e i vetri dipinti, affinché nel corridoio non si possa vedere all’esterno. Quest’ordine cervellotico lo diede il direttore che c’era quattro anni  fa, quando fu aperta la sezione. Non se ne capisce il motivo, perché quello che si vede dalle finestre e dalle vetrate del corridoio della sezione, si vede anche dalle finestre delle nostre celle, pertanto è solo una malvagità fine a se stessa.

I neon del corridoio devono stare accesi diciotto ore al giorno, per non stare al buio, con il caldo, essendo tutto chiuso, la sezione diventa un forno, e c’è uno spreco di energia elettrica sproporzionato, che potrebbe essere evitato. Quando ci ha chiamato la Direttrice, a me, Nellino e Claudio, avendo fatto due reclami in merito, gli ho rammentato di nuovo questo problema. Lei ha risposto ce è un problema da risolvere, perché era provvisorio. La Direttrice è in ferie. L’agente della moffa sapeva che la Direttrice aveva già esternato che il problema andava risolto, è venuto per risolverlo, anche per il caldo africano di questi giorni. Il commissario ha bloccato tutto perché non c’è niente per iscritto. Neanche le finestre ha lasciato aperte. Per poche ore abbiamo avuto un po’ di luce e aria naturale, poi siamo ritornati alla sauna. Il 29 agosto ritorna la Direttrice dalle ferie, e ci auguriamo che finalmente questo problema si risolverà.  –   24/08/2011

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Oggi, nell’ex carcere dell’Asinara –che da un anno è occupato da operai in sciopero, che si sono accampati nella famigerata Sezione Fornelli- il festival “Pensieri e parole”. Questa struttura dalla sua creazione ha prodotto solo dolore e sofferenze. Iniziando dalla prima guerra mondiale dove era una prigione di guerra per i soldati austriaci, e ne morirono migliaia.

Ai giorni nostri, dal 1992 al 1998, è stato usato come luogo di tortura per il regime del 41 bis. Sapere che oggi fino al 28 agosto si terrà un festival, mi riempie il cuore di gioia. I luoghi dannati come questi, dovrebbero essere rasi al suolo, oppure usati per attività che trasmettano civiltà, cultura e gioia, affinché vengano sanati da tutti gli orrori che sono accaduti al loro interno.  –  25/08/2011

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Al largo della Scozia, una piattaforma petrolifera della Shell sta perdendo petrolio da una falla. Fa pensare subito al disastro dell’anno scorso nel Golfo del Messico. Mi è venuto subito in mente che il nostro governo sta dando licenze petrolifere in tutti i  nostri mari a tutte le compagnie petrolifere del mondo. Se succede un disastro, sarà amplificato per cento volte, perché il nostro mare è chiuso e il ricambio dell’acqua è lento, le correnti non sono quelle degli oceani. Lascio immaginare il disastro ambientale che causerebbe se ci fosse una perdita di petrolio. Inoltre queste trivellazioni danneggiano i luoghi di pesca e le bellezze naturali. Per mettere un paletto ai politici furfanti, si dovrebbe fare un referendum che revoca le licenze, come è stato fatto per il nucleare.  –   26/08/2011

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In India c’è un uomo di 73 anni, Anna Hazare, chiamato “il nuovo Gandhi”, è diventato un leader nella lotta alla corruzione. Lui ritiene che la corruzione blocca lo sviluppo e impoverisce ancora di più i poveri. Ha iniziato uno sciopero della fame, e smetterà quando sarà approvata una legge degna di questo nome. Chiede un garante indipendente che vigili e giudichi sulla corruzione. I politici in parlamento, una buona parte dei quali è indagata per corruzione, non hanno nessuna intenzione di approvare una legge contro se stessi. Il movimento che sostiene il nuovo Gandhi è ampio e numeroso, pertanto ne dovranno tenere conto, per di più c’è stato l’invito della Casa Bianca a non soffocare le proteste pacifiche innescate da questo tema. In Italia è talmente radicato questo costume, che addirittura abbiamo un governo che la garantisce e la legittima. In India c’è estrema povertà, pertanto è anche comprensibile, in Italia no, perciò è solo per lucrare e per potere.  –   27/08/2011

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Nel carcere di Nuoro, da circa un anno, in totale isolamento, in una sezione, c’è un solo detenuto in regime di tortura del 41 bis. Si chiama Antonio Iovine di Casal di Principe. Fu arrestato l’anno scorso e posto subito in totale isolamento. Sono andati a fargli visita dei parlamentari. Hanno dichiarato che è sottoposto a un trattamento davvero disumano. Ha un bagno alla turca a vista, senza uno straccio di tenda, con due telecamere accese 24 ore al giorno nella cella. La dignità non è di questo Stato, che ha istituzionalizzato la tortura nell’esecuzione della pena. Il 41 bis è già un regime di tortura, comprimere ancora di più, con l’isolamento totale e la limitazione di quel poco di vivibilità che rimane, è paragonabile a Stati di polizia, del tipo dell’ex Germania dell’Est. La nostra democrazia somiglia  a una coperta che copre le peggiori nefandezze che succedono nelle carceri, nelle caserme e negli O.P.G.  –   28/08/2011

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Il deputato del PDL Alfonso Papa -magistrato prima di entrare in politica, attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale, dopo che la Camera ha votato la richiesta d’arresto- ha dichiarato che la custodia cautelare è un’ingiustizia e una tortura. Concordo con lui, perché è stata sempre usata per estorcere confessioni, e quando non bastava, con la complicità della polizia penitenziaria, cercavano di ammorbidire gli imputati, anche con la repressione fisica. Ci sono stati periodi che, con la complicità del Ministero, veniva a molti di loro applicato il 41bis e poi mandati a Pianosa e a L’Asinara, per farli torturare affinché si pentissero. Un tipico prodotto di questo metodo fu Scarantino, torturato a Pianosa affinché accusasse qualcuno della strage di Borsellino. La famiglia fece circa trenta denunce alla procura di Firenze, ma furono tutte insabbiate. Oggi sappiamo che fu indotto con la tortura a dire quello che volevano uomini delle istituzioni, facendo condannare all’ergastolo decine di innocenti. Credo che Papa non si sia mai posto questo pensiero quando faceva il magistrato; solo oggi lo capisce perché lo sta provando sulla propria pelle. Sarebbe salutare che tutti i magistrati, prima di prendere servizio, passassero un mese in carcere, per provarlo, in modo che riflettano ogni volta che firmano un arresto. Anche il Commissario Europeo per i diritti umani, Thomas Hammarbeger, ha dichiarato che, in confronto all’Europa, la custodia cautelare è elevatissima, e che deve esserne ridotta la sua applicazione. Comunque, sono sempre del parere che la custodia cautelare vada abolita, perché si è colpevoli quando la pena è definitiva, lo stabilisce la Costituzione.  –   29/08/2011

Nel TG di Retequattro, in collegamento da Tripoli, la giornalista Gabriella Simoni a mostrato un furgone con le cellette per i detenuti. Entrando dentro una celletta e chiudendo la porta, per fare vedere come era piccola, e che i libici gli avevano detto spesso che i prigionieri ci rimanevano per alcune ore. La giornalista ha confezionato il servizio per trasmettere  che il furgone con le sue cellette era uno strumento di tortura. Qualcuno dovrebbe dirle che in Italia i furgoni  per i trasferimenti dei detenuti non sono diversi, e che spesso i viaggi durano un giornata intesa, con un bottiglia d’acqua e un panino. Le cellette sono piccole, e i detenuti un po’ robusti sono incastrati dentro, non ci sono cinture “obbligatorie in ogni veicolo”, né airbag, né una maniglia per mantenersi durante le fermate; né c’è lo spazio per alzarsi e stare un po’ in piedi dopo ore di viaggio. Queste sono torture, come lo sono in Libia. Non possono essere valutate diversamente perché in Italia c’è la democrazia. Rimangono sempre torture, a qualunque latitudine vengano commesse. I giornalisti italiani sindacano, con giudizi morali di condanna, su altri paesi, e censurano, con omertà criminogena, le stesse cose che succedono anche in Italia.  Mi farebbe piacere se ci fosse qualche persona di buona volontà che facesse pervenire al sito della giornalista Gabriella Simoni questo piccolo scritto sul suo servizio.  –   30/08/2011

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Ho finito di leggere il libro “Suad – bruciata viva – vittima della legge degli uomini”. Alla fine mi sono commosso. Dopo tanto male, il destino ha voluto sprigionare tutto il bene possibile. Una donna racconta la sua vita. Nata in un piccolo villaggio della Cisgiordania, il padre sin da piccola le ha inculcato in testa che le donne valgono meno di una pecora, e sono una disgrazie. Come tutte le donne in famiglia, anche lei prendeva botte e umiliazioni tutti i giorni. Doveva lavorare dalla mattina alla sera, niente scuola e tutto ciò che una normale ragazza potrebbe fare. L’unica educazione era quella del padre, sottomissione e schiavitù. La madre, vittima e carnefice allo stesso tempo, aveva soffocato, uccidendole, sette figlie alla nascita, dopo averle partorite, solo perché erano femmine, e il marito voleva un maschio. Aveva visto il fratello uccidere la sorella, con il  benestare dei genitori. Si innamora di un ragazzo che abitava di fronte alla sua casa. Questo disgraziato la mette incinta con la promessa di sposarla, e poi vigliaccamente non lo fa, sapendo di condannarla a morte, insieme al figlio che porta in grembo. In quei luoghi l’onore viene prima di tutto, e chi viene accusato di avere macchiato l’onore della famiglia, viene ucciso dai suoi stessi familiari. A cinque mesi la pancia fu evidente. I familiari fanno una riunione e la condannato a morte. Dell’esecuzione viene incaricato il cognato. Gli versa addosso del liquido e gli dà fuoco. Diventa una torcia umana e scappa. Alcune donne la salvano e la portano in ospedale, dove partorisce mentre è semicosciente. Una donna che fa parte dell’associazione Terre des Hommes la salva, portandola in Svizzera. Dopo svariate operazioni sta meglio. La inseriscono in una famiglia che accoglieva bambini e donne in difficoltà. Dopo alcuni anni  lascia in affidamento il figlio in questa famiglia e cerca di inserirsi in Europa, per rifarsi una vita. Conosce un uomo, lo sposa, e nascono due bambine. E’ felice, ma nel suo cuore pensa sempre al primo figlio. Dopo quindici anni riesce a riunire i suoi figli e gli racconta la sua storia, perché ha ustioni in tutto il corpo, chi gliela ha procurate e per quale motivo. I figli più grandi parlano di vendetta, ma la madre li convince al perdono. Non vuole che vivano con la vendetta nel cuore. Questo è ammirevole, avendo lei subito le peggiori nefandezze. Ha scritto il libro per testimoniare contro i delitti dell’onore, e partecipa a conferenze e dibattiti. In Italia è intervenuta nella trasmissione di Rai Tre, “Il Kilimangiaro”, condotta da Licia Colò. Oggi è attivista di una fondazione che si occupa di donne e bambini, vittime di tradizioni barbare. Si chiama SURGIR. Questo è l’indirizzo: Banque Cantonale Vaudoise 1001 Losanna. Indirizzo Web: www.surgir.ch. CONTACT: office@surgir.ch.

Tutti se vogliono possono dare il loro aiuto.

Ha lanciato un bellissimo messaggio, che io ho recepito: l’odio è il peggior nemico di noi stessi, solo il perdono sconfigge tutti i mali.  –   31/08/2011

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Oggi nei TG il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto di nuovo sul caso Battisti. Ha dichiarato che il Brasile non ha rispettato i patti internazionali e quelli bilaterali tra i due  Paesi, essendo che è un terrorista assassino e via dicendo. Che disinformino gli altri politici è anche normale, essendo che ormai non hanno più né etica né morale, ma che lo faccia il Presidente Napolitano è inaccettabile, perché la sua età e il suo ruolo dovrebbero imporgli moderazione. Negli anni settanta, tantissimi giovani si sono rovinati la vita, perché la generazione del Presidente Napolitano li h fomentati a ribellarsi, e poi abbandonati. La sua parte politica, dopo averli abbandonati, si alleata con la maggioranza politica che governava il Paese, e con i giudici di sinistra li hanno combattuti ed eliminati. Sono passati trent’anni, sarebbe anche ora di riconciliarci con il nostro passato. Dopo la guerra lo fecero in due anni, perché ora non è possibile? Il presidente mente omettendo uno dei motivi cardine della mancata estradizione. In Italia c’è l’ergastolo, in Brasile è stato abolito, essendo un Paese più civile del nostro. I reati sono politici e non comuni, questo è il secondo motivo della mancata estradizione. L’Italia non ha mai concesso una estradizione quando nel Paese richiedente c’era la pena di morte. Tutti gli italiani ne sono stati orgogliosi. Ora che lo fa il Brasile con l’ergastolo, denigrano questo grande Paese. E’ vergognoso. Forza Brasile e forza Lula.  –   1/09/2011

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Hanno prolungato di quattro settimane l’isolamento a Brivik, quello che ha fatto gli attentati in Norvegia. In TV hanno ironizzato, sia sull’isolamento e sia sul carcere dove deve scontare la pena, che sarebbe un albergo a cinque stelle. Anche i giornalisti ormai si sono assuefatti, sia alle torture nelle carceri, sia a decenni di isolamento, e sia alle nostre carceri che sono una vergogna per l’Europa. Avendo constatato che la civiltà della Norvegia ci supera come il giorno e la notte, questi piccoli scribacchini, servi del potere, con sarcasmo, cercano di ridicolizzare, una civiltà che dovremmo imitare, se vogliamo ritenerci la culla del diritto, come crediamo di essere. La risposta data dal popolo norvegese noi ce la possiamo solo sognare. Un ragazzo sopravvissuto alla strage, ha scritto una lettera a Breivik tramite face book “noi non risponderemo al male col male come vorresti tu. Noi combattiamo il male con il bene, e noi vinceremo. Devi sapere che hai fallito. Non sono arrabbiato. Non ho paura di te. Noi siamo più grandi di te”. Solo una grande civiltà può produrre ragazzi simili. Questa tragedia non è successa in Italia, eppure hanno fatto a gara per consigliare come prolungare la pena a 30 anni; ironizzare sulle carceri che sono a cinque stelle, e sulle risposte dei politici, dei ragazzi e della gente. Lascio immaginare se fosse successo in Italia. Il furore giustizialista avrebbe prevalso su tutto.  –   2/09/2011

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Il capo dell’Eni, Paolo Scoroni, ha denunciato il comune di Cesena, per opporsi all’apertura di un pompa di benzina della CONAD. Paolo Scaroni ritiene Conad colpevole di avere ribassato di otto centesimi di euro a litro il prezzo del carburante. Il paragone di Davide contro Golia non i mproprio perché l’Eni ha 4552 pompe di benzina, mentre Conad ne ha solo undici nei suoi supermercati. L’Eni ha il monopolio e non vuole che ci possa essere qualcuno che la possa mettere in un mercato di sana competizione, che porterebbe all’abbassamento del prezzo. Siccome l’Eni “foraggia tutti” con la sua potenza economica, che le deriva dal monopolio di tutto ciò che produce energie, pertanto può fare il bello e il cattivo tempo. Nessuno alza la voce contro questa specie di dittatura. Non solo la politica, ma neanche la Chiesa e tutte le associazioni a tutela dei cittadini. Questo dimostra che incute molta paura questo mostro a sei zampe. Tutto questo fa riflettere sul perché non c’è lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia.  –   3/09/2011

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Bill Clinton, dopo vari bypass e due stent, ha deciso di diventare vegano. Mangia solo frutta, verdura, e legumi. Ha dichiarato di avere perso nove chili e che i valori del sangue sono rientrati nella norma. Alcuni mesi fa sono diventato quasi vegetariano. Nel senso che ho eliminato tutti i grassi animali, e un paio di volte al mese mangio un po’ di pesce. Nel giro di tre mesi le analisi del sangue erano tutte nella norma. Da anni non le avevo così. La dieta vegetariana funziona. Non solo fa bene, ma aiuta anche l’ambiente, perché gli allevamenti sono tra i primi posti per l’inquinamento, per il metano che gli animali producono durante la digestione. Si eviterebbero le deforestazioni selvagge per fare posto ai pascoli. Si eviterebbero tante malattie cardiovascolari, che alimentano una spesa sanitaria elevata per l’uso eccessivo di carne nella dieta. Si eviterebbe di fare morire milioni di persone di fame, perché il 60% dei cereali viene usato per l’alimentazione degli animali da allevamento. Più salute, meno morti per fame, meno inquinamento, meno spesa sanitaria. Tutti gli Stati dovrebbero prendere in considerazione di consigliare questa dieta, ma come al solito prevalgono sempre gli interessi delle multinazionali del settore. Prima si prende coscienza che ognuno di noi  può contribuire a cambiare le cose, e più presto avremo dei risultati.  –   4/09/2011

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Tutti i giorni ascolto i notiziari sulla rivolta in Libia. Vedo troppe barbe tra i rivoltosi. Sarebbe paradossale che, dopo 42 anni di spietata dittatura di Gheddafi, subissero una nuova schiavitù, quella religiosa simile ai talebani. Siccome ai governi occidentali interessa solo il petrolio, per loro è importante solo la stabilità del Paese, come ciò avvenga ha poca importanza. Da questa visione mercantile degli altri paese sono venuti tutti gli orrori del passato. Mentre scrivevo, mi è venuto in mente uno scritto di un intellettuale rumeno, Nicolae Iorga… “quando un popolo si libera da solo, rimane libero. Ma quando un popolo è liberato da altri, cade da una schiavitù visibile in una schiavitù invisibile, da una schiavitù passeggera in una schiavitù che non passerà mai. Mi auguro che il popolo libico non faccia la fine della Polonia, che dopo avere subito le peggiori nefandezze dell’occupazione nazista, fu “venduta” dagli americani e dagli inglesi a uno dei più barbari dittatori della storia, Stalin, subendo 44 anni di schiavitù sovietica.  –   5/09/2011

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L’inizio della guerra fredda fu coniato con la frase “cortina di ferro”, e si arrivò al muro di Berlino. Il confronto Est-Ovest era sempre indicato con il muro di Berlino. Anche la caduta del comunismo è storicamente riconosciuta connessa alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Anche la separazione delle due Corre sul 38° parallelo, si menziona con una cortina, una specie di muro nell’immaginario internazionale. Il muro di Belfast tra cattolici e protestanti. I tanti muri mentali creati con leggi e pregiudizi razziali e religiosi, come l’apartheid in Sudafrica, e i ghetti ebraici e tanti altri muri che la storia ci ricorda, grandi e piccoli. Ho sempre pensato agli Stati Uniti come la nazione della libertà, dei diritti e della democrazia. Addirittura nella loro Costituzione c’è il diritto alla felicità, ma principalmente il paese dove i sogni si avverano. Leggo su un quotidiano –con una grande foto- del muro che stanno costruendo gli americani sul confine con il Messico. Per adesso sono un migliaio di km, ma copriranno tutti i tremila chilometri del confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Lo fanno perché vogliono bloccare gli emigranti del Messico e del tutto Sudamerica. Sono rimasto deluso, perché ritenevo gli americani il popolo che lottava per abbattere i muri. Oggi anche loro li costruiscono, limitando la loro libertà e quella degli altri popoli. I muri non hanno mai bloccato le immigrazioni, al massimo le hanno contenute, perché i sogni e il desiderio di una vita dignitosa hanno la forza di fare superare qualsiasi ostacolo.  –  6/09/2011

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Un grande articolo su un quotidiano sardo, notiziava dei problemi del parco de L’Asinara, principalmente della mancanza d’acqua, essendo che l’isola è sprovvista di acqua potabile. Riportava la notizia del terzo cavallo morto per colpa dell’acqua, essendo che bevendo in un invaso d’acqua piovana, i cavalli si ammalavano di ulcere allo stomaco. Mentre leggevo, il ricordo de L’Asinara si è materializzato. In estate, quando il caldo raggiungeva punte molto elevate, la mancanza d’acqua ci costringeva a bere acqua della fontana, che era quella dell’invaso. Puzzava di marcio, e quando lavavamo la biancheria dovevamo stare attenti perché rimanevano delle macchie e non si toglievano più. Oggi si preoccupano degli animali, ed è anche giusto, ma negli anni 90 nessuno si è preoccupato di noi, esseri umani, anzi, il capo dei giustizialisti dell’epoca, Luciano Violante, dichiarò su La Repubblica che all’Asinara si brindava a champagne. Il suo sodale, compagno di merende, Pino Arlacchi, scrisse nella sua rubrica su Panorama, “macché lager, hanno anche la TV”. Mascalzoni entrambi, perché sapevano bene in che condizioni eravamo e come venivamo trattati. Scrissi a Vittorio Sgarbi, che all’epoca aveva una trasmissione a Canale 5, “Sgarbi quotidiani”, lo informavo che non avevamo acqua potabile, altro che champagne, e che la tv non si mangiava, ed era un lusso riuscire ad avere  un kg di pomodori. Sgarbi menzionò la lettera ed il suo contenuto, d’altronde era uno dei pochi che aveva il coraggio di parlare delle malefatte del circolo giustizialista, di cui Violante era il capo, e Arlacchi l’ideologo. Gli sarò sempre grato e riconoscente per questo episodio. –   7/09/2011

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Tempo fa il Presidente Obama dichiarò che la camorra era un pericolo per la democrazia americana. Queste dichiarazioni di condanna da parte dei presidenti americani sono state fatte in passato anche per la Mafia siciliana, quella calabrese, per non parlare di quella cinese, colombiana, russa, messicana, ecc. Sono affermazioni politiche che lasciano il tempo che trovano. Lo sciacallo Roberto Saviano, come al solito, non si lascia sfuggire una occasione per scrivere articoli che non hanno un filo logico. Condisce tutto in minestroni dove ci inserisce tutto ciò che riesce  a metterci dentro. Addirittura in questo articolo ha scritto che i Casalesi vanno alla conquista dell’America. Secondo me in America neanche sanno che esistono. Le stupidaggini che mette insieme, saltano agli occhi di una persona che abbia un po’ di conoscenza della materia che scrive questo signore. Purtroppo la maggioranza non conosce queste tematiche, a parte le letture di scribacchini alla Saviano. Il circolo dei predicatori di odio, di cui fa parte, ne ha fatto un’icona, per continuare ad associare unicamente il Meridione al malaffare. Ogni epoca ha i suoi Saviano. Nel primo cinquantennio dell’unità d’Italia, il Meridione era un covo di briganti, e ciò legittimò a depredare  e distruggere tutto il sistema economico. Per un ventennio ci fu la dittatura di Mussolini che sistemava ogni cosa con il Manganello. Nel dopo guerra c’era il banditismo che fu usato in tutte le salse per reprimere anche le rivolte di contadini. Negli ultimi quarant’anni il Meridione è diventato un covo di mafiosi. In ogni epoca si sono inventati qualcosa per innescare la repressione, usata per alzare una cortina fumogena per coprire i veri problemi  e non risolverli, usando il Meridione come mercato per i prodotti delle industri del Nord, e per i voti della politica. Ciò l’ha fatto rimanere indietro in tutta Italia, e nel resto d’Europa. Ogni volta ci sono sempre stati scribacchini salariati per dare la legittimità legale alle peggiori  nefandezze, mostrificando agli occhi della popolazione chi le subisce.  –   8/09/2011

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Sono rimasto meravigliato nel leggere che nel mondo ci sono ancora otto specie su dieci ancora da scoprire. L’86% di piante e insetti e il 91% di alghe e pesci sono ancora da catalogare. Avevo sempre pensato che, solo nel mare, c’erano da scoprire ancora tantissime specie di pesci, perché le tecnologie non consentivano di esplorare con efficienza le profondità marine, ma ormai siamo a buon punto. Credo che nei prossimi venti anni si conosceranno tante cose, nel mare, che oggi ignoriamo. Su  circa un milione di insetti e mammiferi, ne mancano all’appello quasi otto milioni. Un’enormità di specie che non conosciamo. Tempo fa ho visto un documentario sulla Guinea in Asia, e citava di animali che gli indigeni conoscevano, ma non c’erano foto. Ricordo ce in una macchina fotografica messa nella foresta per le tigri. Fu fotografata un’antilope sconosciuta. Ci vorrebbe più impegno da parte dei governi per catalogare tutte le specie sul loro territorio. Così non ci saranno estinzioni di specie, prima ancora di conoscerle. Immagino che in Guinea, in Amazzonia, e nella foresta del Congo, ci saranno tante specie ancora sconosciute.  –   9/09/2011

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Uno storico ha trovato dei documenti nell’archivio dello Stato Maggiore italiano, facendo una scoperta inedita. Ci hanno insegnato a scuola la tiritera degli sbarchi americani come un evento di cavalleria, classificando loro buoni e valorosi, i tedeschi cattivi, e gli italiani vigliacchi. Invece la cosa è ben diversa. Gli americani in Sicilia avanzavano facendosi scudo dei soldati italiani fatti prigionieri, costringendo  i contingenti italiani ad arrendersi per non colpire i propri commilitoni.  Per non parlare delle stragi che commisero. Anche se obbedirono agli ordini del generale Patton, sempre stragi furono. Anche se nei libri di storia sono valutate in modo diverso dagli sconfitti. Il glorioso e famoso generale Patton, che ce lo hanno inculcato in tutte le salse come un grande eroe, ne con libri e film, era in realtà un fanatico criminale. I suoi ordini erano orribili, “non fate prigionieri e ammazzate subito i soldati nemici, fossero pure a mani alzate”. Predicava ai suoi uomini “quando incontreremo il nemico noi lo uccideremo. Noi non dovremo avere nessuna pietà di lui. Dovete avere l’istinto dell’assassino. Avremo la nomea di assassini,  gli assassini sono immortali. Noi dobbiamo crearci la fama di assassini”.

Anche durante lo sbarco in Normandia, usarono i prigionieri tedeschi per farsi scudo. Anche gli inglesi in Africa usarono i  prigionieri italiani, a difesa delle strutture portuali presso Suez. L’ha raccontato di recente un artigliere di Salerno, Andrea Liguori. In guerra sono tutti uguali. Chi vince se la dipinge come vuole, coprendo le sue barbarie ed esaltando quelle dello sconfitto.  –   10/09/2011

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Negli Stati Uniti entro il 2012 nascerà il primo villaggio interamente autosufficiente ed ecologico. Hanno costruito cinquanta macchinari per essere autosufficienti in tutto, e costruirsi tutto ciò che gli serve. Tutto quello che fanno lo mettono su internet, come il software libero, cercando di coinvolgere quante più persone possibili. L’eroe è un ragazzo laureato in fisica di circa 30 anni, si chiama Marcin Jakubowski. La sua filosofia sta prendendo piede, e ciò gli consentirà di cambiare di sana pianta la concezione del mondo reale. Oggi è possibile fare questo cambiamento, perché ci sono i cervelli e la tecnologia, ma purtroppo i poteri economici delle multinazionali, principalmente quelle petrolifere, bloccano il cambiamento, ma la colpa maggiore è degli Stati che si assoggettano a questi furbetti, invece di agire per il benessere dei cittadini e del mondo intero.  –   11/09/2011

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In Austria e Germania è in atto una rivolta dei religiosi contro il Papa Ratzinger, e stanno preparando manifestazioni per la sua visita che si terrà dal 22 al 25 settembre. Chiedono donne sacerdoti, preti gay, religiosi sposati, il ritorno dei preti cacciati perché avevano moglie e figli, la riammissione all’eucarestia dei divorziati, e che anche i credenti laici predichino e dicano messa. A mio parere sono tutte richieste sacrosante, perché siamo nel terzo millennio e la chiesa non può rimanere ancorata al Medioevo. Aggiungerei che la Chiesa diventi democratica, essendo una monarchia assoluta, e abolisca il cardinalizio, non essendo altro che una sorta di principi del re papa. Oggi ci sono le tecnologie per fare votare tutti i vescovi  per l’elezione del Papa, come anche le distanze non sono più un problema.

Anche il vescovo deve essere eletto nella sua diocesi, altrettanto i preti nella Chiesa dove dicono messa. La Chiesa è ancora chiusa a riccio, arroccata sul proprio potere. Se non si apre al mondo perderà milioni di fedeli, perché le popolazioni non sono gi ignoranti dei secoli scorsi che venivano manipolati come bambini. Temo che questi parrucconi che governano la Chiesa non faranno nessuna apertura, se non ci sarà una rivoluzione che mette in discussione il loro potere.  –   12/09/2011

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Il figlio di Muccioli, per lasciare la conduzione della comunità di San Patrignano, vuole tre milioni di buonuscita, due Suv e due citycar, una casa a Rimini, un vitalizio per la madre, un lavoro per la moglie, e altre cose. Non si smentisce. E’ proprio degno figlio del padre. Un uomo che, anche se commissionò un omicidio (c’è la registrazione) fu esaltato da vivo e glorificato da morto. Intelligente e furbo, capì in anticipo che le comunità per i tossicodipendenti sarebbero state un grosso business per il futuro. Oggi queste comunità, come quella di San Patrignano, muovono grossi interessi, e tutti ci vogliono mettere le mani, dai politici, religiosi, e poteri economici. Nel caso specifico è la famiglia Moratti ad esserne lo sponsor. Siccome Andrea Muccioli ha esagerato in tutto, e crede anche che le sue malefatte non usciranno fuori dalla comunità, per il buon nome di San Patrignano. Ma i Moratti esigono che se ne vada, in caso contrario non daranno più soldi alla comunità. Ricordo Andrea Muccioli in TV, intransigente come un fanatico sulla liberalizzazione delle droghe leggere, “aveva paura di perdere il pane”. Ho fato caso che, in qualunque campo, tutte le persone intransigenti, hanno interessi da difendere e spesso da nascondere.  –   13/0972011

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Oggi la Direttrice ha risposto positivamente alla nostra istanza sull’apertura delle finestre e la pulitura dei vetri dalla vernice. Ne ho parlato il 24 agosto, dove spiegavo che l’agente della moffa aveva iniziato, ma il commissario aveva bloccato tutto. E’ stata una giornata faticosa, perché per liberare tutti i vetri dalla vernice, c’è voluto molto olio di gomito, ma, ad essere sincere, anche se stanchissimo, ero felice. Avere la luce naturale è una sensazione molto bella. Ora c’è luce e aria naturali, e ciò fa stare  bene tutti in sezione. Abbiamo ringraziato tutti la Direttrice con uno scritto. Dovrebbero per legge proibire che i funzionari possano imporre simili bestialità, che non hanno nessuna utilità, essendo esclusivamente cattiverie gratuite a sfondo cieco.  –   14/09/2011

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Una bambina di nove anni, Claudia Cusimano di Palermo, si è inserita nel gruppo Facebook “L’Italia sta cambiando, cambiamo anche Palermo?”. Ha interloquito con la società palermitana, intellettuali, militanti, politici, osservatori, ecc.; senza che nessuno si accorgesse della sua età, perché le sue domande e risposte non erano quelle di una bambina. “Palermo non è una città brutta, siamo noi a dovere fare la differenza! Siamo noi nati qui che dobbiamo prendercene cura, e allora facciamolo!”. Un utente le ha dato ragione, ma dando la responsabilità agli amministratori. Lei ha ribattuto “non è colpa del nostro sindaco se buttiamo un pezzo di carta nel nostro ambiente. E’ colpa nostra! Certo, spero anche però che il prossimo sindaco sia uno che si occupi davvero della propria città”. Dopo parecchie settimane, l’amministratore del gruppo, l’editore Ottavio Novarra, ha scoperto l’età di Claudia, e ha dovuto invitare la bambina, essendo minorenne, a lasciare il gruppo.

La bambina ha subito aperto un proprio gruppo intitolato “Natura, rispettiamola”, e ha aperto anche un suo Blog, attraverso il quale continua a dire ciò che pensa. I suoi genitori e la sorella studentessa universitaria dicono che  è autodidatta, e rimangono stupiti dalla sua  bravura. Sogna un mondo senza  petrolio, e questo me la rende molto  simpatica; un mondo dove tutti si spostano in bici e menziona che in Germania stanno facendo una autostrada di sole biciclette. Questi bambini cambieranno il mondo, perché sono più informati, sensibili e istruiti di noi.  –   15/09/2011

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Leggevo un articolo sul pane in Sardegna, e pensavo al pane che ci portavano la mattina. Dopo qualche giorno diventa duro come la pietra. Ora capisco il perché. I panificatori sardi protestano per l’invasione di pane surgelato dall’Est europeo, e da Francia, Spagna e Germania – circa 200 quintali al giorno – che ha ridotto il mercato, e hanno dovuto licenziare gli operai nei forni. All’inizio  dell’invasione erano 500 quintali  al giorno, poi la gente ha iniziato ad abbandonarlo  perché diventa subito duro, perché non è fatto con lievito madre ed è pieno di conservanti. Giustamente protestano, perché ci sono tante leggi per salvaguardare la genuinità del pane, ma nessuno controlla che vengano rispettate, e i commercianti che distribuiscono il pane congelato ne approfittano , truffando e contribuendo a mandare l’economia  locale del settore in malora. In Italia non c’è comune che non abbia un suo pane particolare. Perdere queste tradizioni di secoli, con i loro sapori e storia, è un danno non solo all’economia, ma anche alla storia culturale e gastronomica del nostro Paese. Lo Stato dovrebbe intervenire come fece con l cioccolata, difendere le nostre tradizioni sui prodotti, anche perché il made in Italy va forte nel mondo, per la qualità dei nostri prodotti.  –   16/09/2011

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Due associazioni con base negli Stati Uniti, SNAP (Survivor network of those abused by priest) e Center for costitutional rights, con i loro avocati, hanno presentato denuncia all’Aja, alla Corte Penale Internazionale, per crimini contro l’umanità, nei confronti del Papa e dei tre cardinali  più alti in grado della Chiesa: Tarciso Bertone, Angelo Sodano e William Levoda,, accusandoli di avere coperto e protetto i preti pedofili.  I religiosi venivano trasferiti in altre sedi, dove ricominciavano ad abusare di altri bambini. Il Vaticano li proteggeva per non essere soggetto alle autorità governative locali. Credo che, se all’Aja verrà celebrato un processo per crimini contro l’umanità, questi abusi lo siano e sarà la volta buona che finalmente il Vaticano scenderà dal piedistallo e sanerà questo abominio che alimenta con le sue istituzioni. Come al solito, c’è sempre lo stupido che emerge distinguersi; il cardinale Sepe ha dichiarato.. “il solito tentativo anti-cattolico”. Ogni commento è superfluo.  –   17/09/2011

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Oggi su Rai Tre, alle ore 12, hanno trasmesso un servizio giornalistico sull’intervista rilasciata da Carmelo Musumeci, quando è uscito in permesso per la tesi di laurea. E’ stata un’ottima intervista. Ha spiegato bene l’ergastolo normale e quello ostativo. Chi seguiva la trasmissione ha capito che il sistema non vuole dare la possibilità ai detenuti, anche dopo 20-30 anni di carcere, di uscire.  La politica è interessata a tenere alta la tensione sulla sicurezza e aumentare le mandate delle celle, per usare queste problematiche come cortina fumogena per nascondere i veri problemi del Paese. Il 10 ottobre c’è un convegno a Roma sulla legge Gozzini. Si terrà al Museo Criminologico di Roma, in Via del Gonfalone n. 29. Il titolo del convegno è “Pena certa uguale pena flessibile”. Vogliono analizzare i 25 della legge Gozzini. L’ha organizzato Antigone, e l’introduzione la farà il suo presidente Patrizio Sigonella. Intervengono nel convegno, Alessandro Morgara, Ersilia Salvato; doveva esserci Mino Martinazzoli deceduto in questi giorni; Luigi Manconi, Gaetano Pecorella, Stafano Anastasia, Emilio Di Somma (vice capo del D.A.P.), Vincenzo Eustachio Petralla e Luigia La Culla (dovrebbero essere funzionari del Ministero) e avevano invitato Carmelo Musumeci. Doveva parlare della legge Gozzini, vista dall’interno. Il Magistrato di Sorveglianza gli ha rigettato il permesso. Ora ha fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza. Speriamo che succeda come con la tesi di laurea. Il magistrato rigettò, e il Tribunale gliela concesse. Mi auguro che lo facciano andare, perché lui sarà la nostra voce e potrà fare comprendere la nostra realtà.  –   18/09/2011

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Ieri sera sento la banda musicale, mi affaccio alla finestra e vedo la processione. L’avevo già vista l’anno scorso, e mi avevano già detto in sezione che doveva passare. Quello che non sapevo è che la processione arrivava sotto le nostre finestre per noi detenuti. Mentre guardavo la processione ferma sotto le nostre finestre, sento “diciamo un Padre nostro per i nostri fratelli reclusi”. Dopo hanno recitato un Ave Maria e infine un Gloria al Padre. Tutti avevano una torcia, e alcuni di noi detenuti abbiamo acceso l’accendino per farci vedere. Mentre noi agitavamo l’accendino, loro facevano altrettanto con la torcia. Alla fine c’è stata la ciliegina sulla torta. Una bambina ha iniziato a strillare salutandoci. E’ stato molto bello. Anche perché sapere che tutta quella gente è venuta per noi, ha suscitato in me una piacevole emozione.  –   19/09/2011

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Mi ha chiamato l’educatrice Mazza per conto della Direttrice per informarmi che avevano chiesto al Ministero l’autorizzazione per farmi andare a ritirare  il premio letterario che ho vinto, ma il Ministero ha detto di no, senza dare nessuna spiegazione. Mi ha chiesto copia dello scritto, perché voleva leggerlo la Direttrice. Glielo ho dato. Non avevo detto niente e né chiesto di andarci, perché immaginavo già la risposta negativa, per questo motivo avevo chiesto ad Alfredo Cosco la cortesia di andarci lui, essendo il più indicato perché qualche tempo fa ho fatto istanza per nominarlo come mio tutore. Alfredo mi ha confermato che ci andrà.

Il premio è istituito dall’Associazione San Vincenzo De Paoli, con sede a Piombino in provincia di Livorno, dedicato a “Carlo Castelli”. Viene consegnato al carcere di Reggio Calabria il  13 ottobre 2011. La traccia era sulla riconciliazione tra le vittime e gli autori dei reati. Ho dato il mio punto di vista e credo di avere attirato l’attenzione della giuria. Mi ha fatto molto piacere sapere dall’educatrice che la Direttrice, di sua iniziativa, ha chiesto l’autorizzazione al Ministero per farmi andare a ritirare il premio.  –   20/09/2011

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In Islanda, per la recessione del 2008, che ha mandato in bancarotta lo Stato, stanno portando in tribunale il primo ministro dell’epoca. Il dibattito tra gli islandesi è che non deve pagare solo lui, non avendo fatto tutto il danno da solo. Tutti i ministri e i politici che sostenevano il governo sono corresponsabili sulle decisioni prese e condivise. Credo che tutti i paesi del mondo dovrebbero agire in questo mondo. Chi sbaglia deve pagare. Questo non deve riguardare solo il popolino. Immagino un fatto del genere in Italia. Credo che il 90% dei politici degli ultimi 40 anni dovrebbero essere in tribunale per rispondere di tutti gli sfaceli istituzionali, privilegi da sceicchi, come se la cosa pubblica fosse personale e considerando i comportamenti disdicevoli che hanno ridotto il nostro Paese a diventare lo zimbello dei paesi Occidentali. Anche se un evento simile all’’Islanda non succederà mai in Italia, almeno che i politici facciano una legge che imponga ad ogni politico che, quando finisce il mandato, deve lasciare i conti in ordine.  –   21/09/2011

 

 

Lettera di Sebastiano Milazzo a Marco Pannella

Sebastiano Milazzo.. di lui abbiamo parlato diverse volte. Trasferito da Spoleto a Carinola, da mesi ormai, sembra perchè si oppose a suo tempo alla pratica che il carcere di Spoleto, come tante altre carceri, sta cercando di porre in essere, di aggiungere  alla cella “singola” dell’ergastolano un altro posto letto.. rendendola in sostanza “doppia”.. pratica questa sia illegale (in violazione dell’art. 22 del Codipe Penale), sia immorale. Con quel trasferimento Sebastiano fu posto a una distanza molto maggiore della precendente, dalla propria famiglia, che già non vedeva da quasi due anni (la mamma perchè malata.. la moglie pure, e di conseguenza anche i due figli). Sebastiano aveva avuto un percorso penitenziario impeccabile, aveva cercato di cogliere tutte le opportunità che venivano offerte, aveva svolto attività “volontaria” per cercare di dare un suo prezioso contributo alla riorganizzazione della biblioteca del carcere di Spoleto.

Ergo, giustamente, lo si è “premiato” spedendolo a molti più km dalla famiglia.. e in un carcere diciamo.. “squalificato” e ritenuto “punitivo”, oltre che inefficiente.. come quello di Carinola.

Sebastiano è stato sempre una mente molto acuta, riflessiva, con uno stile nel modo di porsi e di scrivere molto raffinato. Una persona che legge molto e sviluppa argomentazioni mai banali,  e sempre aperte al confronto con l’interlocutore.

Quella che leggerete oggi è una lettera che ha rivolto a Marco Pannella.. alla luce anche di un convegno che si è tenuto sui temi del carcere, al quale hanno partecipato autorevoli personaggi.

Non aggiungo altre considerazioni, dato che la lettera che leggerete è fin troppo chiara.

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Carinola, 1/08/2011
Caro Marco Pannella,
ho ascoltato tutto il Convegno e ti ringrazio per tutti i sacrifici
che hai fatto per organizzarlo, un grazie a tutti i Radicali e a Rita
Bernardini per aver parlato di argomenti scomodi come il 41 bis e il 4
bis e dell’ergastolo ostativo.
Ritengo che le parole forti del Presidente Giorgio Napolitano pochi
dubbi dovrebbero lasciare “sull’abisso che c’è tra la realtà carceraria e
il dettato costituzionale”. Quell’abisso creato da coloro che non
hanno mai voluto una Giustizia giusta e non vendicativa, efficace e
non feroce. Tutti gli interventi hanno detto cose apprezzabilissime,
dimostrando di conoscere la malattia ma anche la medicina per curare
il nostro sistema, malgrado ciò la situazione è destinata a diventare
sempre più mefitica, se le parole dette continueranno a non incidere
sui comportamenti.
Il Presidente di Cassazione dott. Ernesto Lupo ha usato parole che
raramente capita di sentire pronunciare ad un magistrato, e lo stesso
ha fatto il Presidente Lattanzi, ma non si può sottacere che se le
Corti che rispettivamente presiedono attualmente, con le loro sentenze
nel corso degli anni avessero bacchettato con parole chiare l’uso
spregiudicato della carcerazione preventiva e la totale “quasi”
negazione delle misure alternative, all’attuale degrado non si sarebbe
arrivati.
Invece, in barba al fine rieducativo della pena, al principio di
uguaglianza, al divieto di violenze fisiche e morali nei confronti dei
detenuti e a diverse sentenze della Corte Europea, sentenza dopo
sentenza, interpretazione dopo interpretazione delle Corti di
Cassazione è stata nei fatti resa inoperante la liberazione condizionale che era stata
introdotta, prima delle misure alternative, dal Codice Rocco,
approvato e firmato da Benito Mussolini.
Il dott. Magara ha spiegato bene tutto il percorso seguito per
annullare una stagione di riforme penitenziarie cui aveva contribuito
a realizzare con il compianto dott. Gozzini.
Un’azione di annientamento culminata con una sentenza della Corte
Costituzionale che, sostanzialmente, affida alla delazione l’unico
criterio di valutazione del ravvedimento di un condannato per alcune
categorie di autori di reati.
Un criterio che ha portato all’ergastolo ostativo, cioè ad una pena
senza fine e senza altro scopo, se non quello di accompagnare
l’ergastolano fino alla morte.
Se il condannato non è in grado di collaborare, per paura, per motivi
di coscienza o perché semplicemente, condannato ingiustamente non ha
un nome da mettere al proprio posto, rimane in carcere fino alla fine
dei suoi giorni, non per ciò che ha commesso, se commesso, ma perché
non ha collaborato e ci rimane indipendentemente da ciò che è o che è
diventato dopo decenni di detenzione e sofferenze.
Vedi Marco, anche un ominide poco evoluto capisce che un ergastolano
dopo venti o trent’anni di carcere è fortunato se ha ancora contatti
con qualche familiare, quindi si capisce bene che questa tortura serve
solo per superare ogni demagogia sulla presunta finalità rieducativa
della pena.
Questa desolante indifferenza verso il dettato costituzionale ha
trasformato l’ergastolo in pena di morte, una pena da scontare in
balia di un sistema penitenziario senza controlli, né origini, gestito
con criteri e per fini che nel convegno ha ben descritto un agente
penitenziario.
Certamente le condanne vanno scontate, ma non in un sistema che lavora
per produrre un numero sempre maggiore di detenuti.
Il concetto di Giustizia giusta riguarda una sanzione proporzionata e
scontata nel rispetto dei principi che la Costituzione impone, ma come
può essere proporzionata una pena come l’ergastolo che concretamente
non prevede una fine, e come può essere definito giusto un sistema
penitenziario senza regole e senza controlli di legalità che può
arrogarsi il diritto di trattare noi ergastolani come bestiame che
s’avvia al macello .
La dignità delle persone detenute è un valore imprescindibile che non
può essere lasciata alla totale discrezionalità di organi che per la
loro natura sono ispirati a logiche e fini che sono lontane dalla
cultura del diritto.
Questo valore non potrà essere garantito sino a che delle sofferenze
inflitte dal sistema penitenziario non se ne occupa nessuno, nemmeno i
Magistrati di sorveglianza che ormai nemmeno rispondono più alle
istanze dei condannati.
In conclusione è la mancanza di regole certe per tutti la metastasi
vera di questo sistema.
Spero che per quanto è stato detto in questo Convegno da tanti
personaggi qualificati, possa nascere il germe di una nuova coscienza
e di una nuova cultura su come progettare un futuro rispettoso della
Costituzione.
Non è possibile che non si possa usare la ragione e non vi sia modo di
annullare la distanza tra la realtà carceraria e la Costituzione, fra
la realtà del carcere e la società. Facendo capire che il carcere può
interessare tutti quelli che potrebbero entrare nel tritacarne
dell’attuale Giustizia. Anche se non auguro a nessuno di entrare in
carcere anche per un solo giorno, sono convinto che se ogni tanto lo
assaggiassero coloro che legiferano e amministrano la Giustizia e il
carcere, immediatamente avremmo dei nuovi Codici e l’amnistia.
Un sentito grazie e un saluto
Milazzo Sebastiano

Lettera aperta… di Sebastiano Milazzo

Non è possibile, anzi è folle, pensare che sia solo la delazione l’unico criterio di valutazione del ravvedimento del condannato.”

Basterebbe questa frase a rendere degna di lettura questa lettera aperta.. che ci ha inviato Sebastiano Milazzo. La vicenda di Sebastiano Milazzo la stiamo seguendo da tempo, e troverete nei post già dedicati a lui, o contenenti lettere sue gli elementi fondamentali di ciò che è accaduto(ad esempio vai ai post https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/11/sebastiano-milazzo-e-stato-trasferito-a-carinola/ ..e poi..   https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/25/il-caso-sebastiano-milazzo-lultima-lettera/).

In sostanza Sebastiano ha subito un trasferimento che sembra avere tutte le caratteristiche del trasferimento punitiva. Sebastiano in tutta la sua detenzione si è impegnato in ogni modo per dare prova di buona volontà, e per cogliere tutte le opportunità che poteva cogliere. Tra le altre cose, si è preso cura per 18 anni della Biblioteca del Carcere di Spoleto.

Sebastiano ha una certa età (anche se non nello spirito, che resta lucido e vivacissimo).

Sebastiano chiedeva da tempo semplicemente di potere essere trasferito in un carcere della Toscana per potere vedere la moglie (malata) che non vede da 18 mesi, e con essa i figli (che non vede dallo stesso tempo). Se si aggiunge che anche la madre non può vederla perché molto anziana e acciaccata, si può intravedere il dramma di questo uomo.

Sebastiano fa fatto l’ “errore” di avere protestato contro l’introduzione nella sua cella di un’altra branda.. secondo una pratica che si stava mettendo in atto a Spoleto, ma anche in tante altre carceri. UNA PRATICA ILLEGALE.. in quanto in violazione dell’art.22 del Codice Penale che stabilisce l’isolamento diurno per gli ergastolani.

SIA BEN CHIARA UNA COSA. METTERE PIU’ ERGASTOLANI IN UNA STESSA CELLA E’ UNA PRATICA ILLEGALE. I CARCERI CHE PONGONO IN ESSERE QUESTO ATTO E L’AMMINISTRAZIONE CHE LI AVVALLA.. STANNO VIOLANDO LA LEGGE. QUESTO LO SI SAPPIA. E QUESTO CONTINUEREMO A DIRLO. Anche se violare la legge è una moda, che trova autorevoli esponenti a partire dallo stesso governo del paese.

Comunque… Sebastiano.. alla fine è stato trasferito ma non in Toscana.. ma molto più lontano dalla Toscana rispetto a dove era prima (Spoleto)… è stato trasferito a Carinola, ossia un carcere considerato “punitivo”, il classico carcere “dormitorio”, di quelle carceri che spengono piuttosto che risvegliare la vitalità e l’impegno dei detenuti, quelle carceri come tran tran sfiancante, basta che passi il tempo, tu mangi e dormi, e non creare grane.. passivo.. passivo ragazzo.. mettiti in ombra e non avrai problemi..

Tra l’altro non può neanche usare il computer, a cui era abituato da anni. Sulle tragicomiche vicende che riguardano il rapporto tra i detenuti e la possibilità di usare il pc vi richiamo, tra gli altri, al caso di Alfredo Sole (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/11/29/ancora-su-alfredo-sole-e-il-suo-computer/), caso (quello di Alfredo Sole) che tuttavia sembra in via di risoluzione.

E andiamo alla lettera aperta che da poco Sebastiano Milazzo ci ha inviato. E’ una lettera di ampio respiro. Una lettera che va al di là della sua personale vicenda, per fare una riflessione non scontata ma franca e limpida sulla situazione di tanti detenuti in Italia, e sulla necessità di un profondo cambiamento, oltre gli stereotipi, la pigrizia intellettuale, l’opportunismo e l’aria fritta da convegni.. dove ci si riempie la bocca.. con parole come rieduazione, scopo della pena, riforme, ecc. I grandi oratori sicuramente non ci sono mai mancati. La grande ipocrisa neppure.

Vi lascio alla lettera aperta di Sebastiano Milazzo

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LETTERA APERTA

Il Dott. Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Perugia, ha sostenuto, sostanzialmente, che la maggioranza degli ergastolani sono destinati a morire in carcere. Questa situazione illustrata in un convegno da un esperto, addetto ai lavori, è destinata a non mutare se non cambiano le norme che impediscono di concedere i benefici agli ergastolani. La possibilità del riscatto è negato loro da quelle norme che, in base al tipo di reato, portano alla complessiva inutilità delle aree rieducative, a ciò s’aggiunge la pratica inesistente dei controlli su quei funzionari, quelli per intendersi che li allontano dalle residenze dei familiari, perché pensano all’ergastolano come a un individuo da eliminare, in un modo o nell’altro. Una pratica sistematica che aderisce al pensiero della pena vista come vendetta, cerca di addossare la responsabilità del loro fallimento sempre ai mancati funzionamenti e alla mancanza di assunzioni, ma queste non sono le sole cause per le quali gli ergastolani sono destinati a morire in carcere, e nemmeno il motivo per cui il sistema della pena non funziona. Il sistema non funziona, e non potrà mai funzionare, se non trova una nuova via, non di rivolta, ma di civile e faticosa battaglia di ritorno ai valori che la Costituzione assegna alla pena, che sono i valori fondamentali della democrazia, che si può definire tale solo se ha leggi chiare e uguali per tutti. Leggi chiare che devono affidare alla durata della condanna la gravità del reato e non alle discriminazioni che, oltre ad essere la vera causa per cui il sistema è vicino al collasso, impediscono la valutazione seria delle singole personalità dei condannati. Leggi chiare e senza discriminazione sarebbero più utili del fiume di parole inutili sul sistema penitenziario e delle gestioni delle pene, parole oggi riferite solo alle teorie, e mai sulla realtà delle cose.

Oggi, quello che, o è diventato l’ergastolano dopo decenni di detenzione non conta niente e, non interessa a nessuno, invece ci sarebbe una nuova via che possa portare il condannato a farsi carico del proprio futuro, assumendosene precise responsabilità. Ma per poter fare questo deve poter contare su un diritto vero che decide sulla base di fatti reali e non burocraticamente fittizi come avviene oggi.

Un diritto che dovrebbe potarlo a poter proporre quale strada intende percorrere, in modo che le decisioni nei suoi confronti possano essere prese con il suo contributo. In tal caso, un condannato che pensa e pesa sulla decisione che lo riguarda, fa si che partecipazione e co-decisione rendano sua “Patria” la LEGGE, una legge che a quel punto sarebbe amata da chi, per merito di essa, ha la  possibilità di aver concessa ancor un po’ di vita.

Sono ingenuo lo so, nel pensare di poter partecipare al decidere il proprio futuro, ma non sono astratto, ne tanto meno folle, quando penso al modo come un ergastolano, dopo aver scontato la parte di pena prevista dalla legge, possa ritornare a diventare protagonista del proprio futuro destino.

Non è folle pensare di poter fornire i propri propositi, non perché questi possano bastare per decidere il proprio futuro, ma perché possano contribuire a definire le responsabilità precise che si è disposti ad assumere e la possibilità di una seria verifica, attraverso gli elementi forniti, se esistono le condizioni socio ambientali che danno la possibilità al condannato di rispettare i sani propositi. Non sono astratto nel pensare qualcosa di più razionale degli attuali labirinti procedurali, senza senso e senza sostanza, della attuali omertose solidarietà e nebbie tra le diverse professionalità che gestiscono la pena oppure dalle centrifugazioni dei compiti che non forniscono mai alcun elemento reale e utile alla decisioni.

Non mi sento un visionario se penso, al di là del mio singolo pensiero, e quanto è diffuso tra noi ergastolani, il rifiuto netto e definitivo verso quelle regole di vita che avevano impedito di stare in contatto con le proprie, vere, identità.

Le sofferenze patite, le privazioni effettive, gli studi fatti e i lunghi anni di riflessioni nella detenzione portano a sentire solo il bisogno di una nuova partecipazione alla vita affettiva e sociale.

Non è possibile, anzi è folle, pensare che sia solo la delazione l’unico criterio di valutazione del ravvedimento del condannato.

Folli sono le attuali norme che non consentono all’ergastolano di ridiventare amico della comunità cui appartiene e non più nemico, un collaboratore della società e non più un peso.

Collaborazione, non intesa come delazione, ma come capacità di diventare una risorsa, collaborazione intesa come capacità di progettare, come educazione alla vita.

Educazione che avrebbe, come premessa, bisogno di offrire all’ergastolano una prospettiva della pena che non sia solo castigo, ma un diritto, il diritto di poter apprendere ciò che si è realmente come persona umana.

 

 

 

Sebastiano Milazzo

Carinola, Novembre 2010

 

Lettere dal di fuori… da Sabina a Carmelo

Amici, per la rubrica “Lettere dal di fuori”, nata da una idea di Carmelo Musumeci.. pubblico oggi una lettera inviata da Sabina (di cui abbiamo già pubblicato altre due lettere) a Carmelo…

Per i temi trattati, è una lettera estremamente interessante….

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Roma 9 settembre 2010

Ciao Carmelo,

ti ringrazio per le cose che mi hai scritto nella tua lettera e per le margherite stupende che mi ha mandato Zanna Blu. Sentirmi chiamare da te Lupa Sabina mi ha commosso. E poi sono stata superfelice di ricevere tue notizie anche attraverso il diario! Vado sul sito tutti i giorni, e quando vedo che è aggiornato, mi precipito a leggerlo…

Mi dispiace tanto che non ti abbiano accettato il permesso. La trovo un’enorme ingiustizia!

Per quanto riguarda le persone che ti stanno accanto e che ci rimangono male, uno ci rimane più male se smetti di lottare! Non è vero che era meglio se non ci provavi, anche se mi rendo cono che la delusione può farlo pensare.

Mi ha fatto piacere che la mia lettera ti sia arrivata in quel momento, e ti abbia sollevato un pò il morale.

Forse già lo sai, ma eravamo in tanti a pensarti… Qui fuori siamo in tanti a volerti bene…

Conta su di me per fare una presentazione dei libri tra i miei amici!

Sono le due di notte, mi sono messa a scriverti appena rientrata a casa. Stasera sono stata alla Festa dell’Unità a Muratella, un quartiere di Roma. Mi hanno invitato perché c’era una iniziativa sul carcere, dal tipolo “entriamo in carcere”, a cui hano partecipato Ilaria Cucchi (la sorella di Stefano), Angilo Marroni, garnte dei diritti dei detenuti del Lazio, e Sandro Favi, responsabile carcere del PD.

Io ho diversi amici tra i giovani democratici (la parte giovanile del Partito Democratico). Io non sono iscritta, non ho la tessera.. perché non condivido alcune cose che dicono, mi sembra quasi che non è un partito di sinistra… sono un pò sfiduciata insomma. Si pensa ai voti e non agli ideali. Comunque a qualche iniziativa prendo parte, se l’argomento mi interessa. Soprattutto  le iniziative dei giovani democratici, forse perché li conosco personalmente, e so che loro ci credono davvero, che quello che fanno lo fanno con passione, senza tornaconti pe rsonali. Ed è per questo che, anche se non condivido tutto, mi fa piacere dare il mio appoggio.

Simone, il ragazzo a cui ho fatto leggere il tuo libro e che ora è in attesa di Zanna Blu, mi ha invitato a questa iniziativa. Angiolo Marroni e Sandro Favi non li conosco politicamente, quindi non posso dare giudizi, però basandomi su quello che hanno detto, hanno a cuore i problemi del carcere. Certo, spero che non siano state solo parole in un comizio, ma che poi seguano i fatti.

Il PD non è in prima linea con i detenuti, lo sono molto di più i radicali e Rifondazione, ma spero che qualcosa possa cambiare.

L’idea che mi sono fatta è che Angiolo Marroni conosca il carcere da vicino (..).

Hanno toccato diversi temi; la riforma della giustizia, i suicidi, il sovraffollamento, la mancanza di affettività, il reinserimento nel mondo del lavoro, la necessità di pene alternative.

E’ venuto fuori quello che noi già sappiamo, ma che per molti non è scontato, e cioé che il carcere non crea sicurezza, ma è solo propaganda!!

Sono contenta di averlo sentito dire da loro, perché di solito anche chi è di sinistra rischia di farsi condizionare dalla propaganda, e ede il carcere come qualcosa che fa sentire più sicuri. Magari non arrivano ai livelli di giustizialismo della destra, però, come dici spesso tu, il carcere fa prendere voti a destra e a sinistra.

Stasera, dati alla mano, hanno sfatato il mito dei forcaioli, dicendo che la recidiva diminuisce se è minore il tempo di carcerazioe, e, ancora di più, se in carcere non ci si va proprio, e si usano pene alternative.

Marrroni si è soffermato sull’importanza del lavoro in carcere. Lui lavora con i detenuti di tutto il Lazio, ma ha parlato soprattutto dell’Alta Sicurezza di Rebibbia. Qui i detenuti che non possono uscire dal carcere per lavorare all’esterno, lavorano dentro il carcere, ma sono pagati dalle cooperavite esterne, con un contratto come quello degli altri lavoratori.

Alla fine si è parlato di 41 bis, perché parlando dell’Alta Sicurezza, Marroni ha raccontato che molti hanno vissuto questa tortura. Io ero curiosa di sapere cosa avrebbero detto a riguardo, perché è un tema scomodo, e sono rimasta sorpresa quando ha detto chiaramente che è una tortura e andrebbe abolito! Però, appena Marroni ha finito di parlare ha preso la parola Favi e si è affrettato a dissociarsi, e a dire che è d’accordo su tutte le altre cose, ma il 41bis è un’istituzione che ha permesso di bloccare tanti criminali, quindi è importante, non si tocca, ecc.

Io mi aspettavo un discorso del genere… Il 41 bis adesso è diventato il simbolo della “brava gente”, che non vuole la mafia…

Mi è sembrato che Angiolo Marroni abbia già una sua posizione, e può permettersi di dire quello che pensa.

(..)

Sono stata contenta di esserci andata.

Domani, cioè oggi (credo nel pomeriggio!), sento alcuni ragazzi che erano all’iniziativa. Se ho capito bene, a breve ce ne sarà un’altra, e mi fa piacere tenerti informato.

Il tuo libro “l’Assassino dei sogni” contina a ricevere apprezzamenti da chi lo legge. Ogni volta sono molto orgogliosa di poter dire che conosco l’autore.

Ora ti saluto, mi si stanno chiudendo gli occhi.

Un abbraccio forte,

Sabina

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