Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 5° e ultimo Capitolo

E’ con un po’ di emozione che pubblichiamo oggi il finale, con la descrizione del rientro in carcere, del racconto di Carmelo Musumeci sulle sue 11 Ore d’amore e libertà che ha goduto lo scorso 11 Maggio per un permesso di necessità concesso dal Tribunale di Sorveglianza per potersi recare in Facoltà a Perugia a laurearsi in giurisprudenza e in seguito in una casa della Comunità Papa Giovanni XXIII a festeggiare con la sua famiglia. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato gli altri 4 capitoli, quello di oggi è sicuramente il più triste, perchè se è vero che non si può misurare, e forse neanche raccontare, l’emozione  e la gioia di un uomo che esce dal carcere dopo oltre 20 anni ininterrotti di carcere, è anche altrettanto vero che immenso è  il dolore per gli addii ai propri cari e per quel rientrare in quello che oggi, allo stato attuale delle leggi, è il suo destino a vita : il carcere.   

Gli altri capitoli potete trovarli:

 https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/24/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-1%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/26/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-2%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/28/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-3%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/30/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-4%c2%b0-capitolo/

Nella foto sopra, Carmelo con uno dei nipotini.

Ecco il 5 ed ultimo capitolo di oggi:

 

Quinto capitolo

 

Ad un tratto mio figlio mi confida che mi deve parlare.

Rimaniamo soli.

Ci guardiamo a lungo in silenzio.

Poi lui inizia a parlare.

Ed io l’ascolto.

– Figlio, ti ho sempre pensato ogni giorno e ogni notte.

Vedo la sua tristezza.

– Anch’io papà.

Sento la sua malinconia.

– In questi venti anni l’Assassino dei Sogni ha solo avuto la mia ombra, il mio cuore è sempre stato con te.

Poi inizio a parlare io.

E lui ascolta.

Alla fine ci abbracciamo.

E stiamo abbracciati a lungo.

Poi rimango un po’ solo con la mia compagna.

Le mie mani non la toccano e non l’ accarezzano da anni.

I suoi baci sono buonissimi, non me li ricordavo più così buoni.

Ne faccio una scorpacciata.

E ne nascondo qualcuno dentro il cuore.

Per i momenti difficili, perché non si sa mai che non mi faranno più uscire.

Poi scendo a giocare nel cortile con i miei due nipotini, mio figlio e mia figlia.

Federico ci fa delle foto.

Nel prato c’e uno scivolo.

Lorenzo e Michael ci giocano e si divertono.

Io con loro.

Nel frattempo sposto lo sguardo da tutte le parti.

Guardo il cielo e mi sembra più grande di quello che riesco a vedere dalle sbarre della mia cella.

E ancora più grande di quello che vedo dal cortile del carcere.

Sembra ancora più azzurro di quello che ricordavo.

Forse perché sono fuori.

Forse perché sono felice.

Forse perché è uno dei giorni più belli della mia vita.

Torniamo al piano di sopra.

Poi il mio angelo mi passa numerose telefonate.

Sento alcuni amici e parenti che mi seguono e che mi vogliono bene da tanti anni, ma purtroppo non riesco a parlare con tutti quelli che vorrei.

Guardo l’orologio.

Si sono fatte le otto di sera.

E dalla mia testa da lontano sento l’Assassino dei Sogni che mi sussurra:

– Ne hai ancora per poco.

E ad un tratto il mio angelo grida:

– Presto a tavola.

Per tutto il giorno non ha smesso un attimo di organizzare la giornata e mi ha seguito come un angelo.

Mi siedo a tavola con tutta la mia famiglia.

Dopo tanti anni finalmente ho davanti a me posate, bicchieri e piatti veri.

Il mio angelo m’invita a fare un discorso.

Provo a dire qualcosa, ma dalla gola non mi esce nulla.

Riesco a solo a ringraziare tutti e a dire che li voglio bene.

Tutti mi battono le mani.

I miei due nipotini mi guardano con uno sguardo bellissimo.

Davanti a quegli occhi mi emoziono.

Mi ricordano i miei di quando ero bambino.

Di quando ero buono e innocente.

Poi iniziamo a mangiare.

E penso che sono venti anni che non mangio più con la mia famiglia.

A un certo punto la mia compagna, vedendo che guardo continuamente l’orologio, per farmi coraggio, mi versa due bicchieri di vino.

Non sono più abituato a bere vino forte e buono.

E mi accorgo subito che mi gira la testa.

Per questo non mi ricordo bene cosa è accaduto dopo.

Non riesco più a mettere ordine nei miei ricordi e nelle mie emozioni.

Mi sembra che la mia famiglia, d’accordo con il mio angelo, mi abbia dato una botta in testa, tramortito e legato.

E che quei giuda del mio angelo, di mia figlia, di Federico e Giuseppe si siano presi il compito dì portarmi davanti all’Assassino dei Sogni.

Prima di vederlo sento nell’aria il suo odore.

Lo sento ridere sottovoce.

E mi da il benvenuto.

Il figlio di puttana mi stava aspettando.

Una volta lì davanti mi accorgo che non ho più tempo.

Penso che il mio tempo sia finito.

Faccio tutto in fretta per cercare di non pensare.

Primo saluto Federico come un figlio.

Quando l’abbraccio mi si stringe il cuore.

Gli rivolgo un sorriso stanco.

Poi bacio mia figlia.

Sento il mio cuore accelerare.

Non la guardo, perché il dolore si capisce osservando gli occhi.

Ed io non voglio vedere la sua sofferenza.

I miei occhi non piangono perché c’è l’Assassino dei Sogni che mi guarda.

Riesco solo a sussurrarle:

– Figlia, sei la roccia dove è appoggiato il mio cuore.

Poi saluto Giuseppe.

E gli vedo la tristezza negli occhi.

Per ultimo abbraccio il mio angelo.

Le accarezzo il cuore con gli occhi.

Non le parlo, è troppo doloroso.

Alla fine mi volto.

Da fuori l’Assassino dei Sogni fa ancora più paura.

Sembra ancora più brutto.

Ad un tratto il suo cancello enorme di ferro si apre.

Sembra la bocca di un mostro.

Il suo rumore metallico rimbomba nelle mie orecchie.

Quella è la sua voce.

Ancora un passo e poi sarà tutto finito.

Sarò di nuovo un uomo ombra.

Un’ombra fra tante.

Faccio quel passo.

Provo la sensazione di non esistere più.

E mi faccio divorare dall’Assassino dei Sogni, lasciando alle mie spalle la libertà, l’amore e la felicità.

Cammino lentamente senza voltarmi.

Il mio cuore non vuole camminare.

Mi tocca trascinarlo.

Ogni passo sembra un chilometro.

Sento il mio cuore scalciare.

Sento che sto facendo una cazzata.

Sento che dalla luce sto rientrando nell’ombra.

Ad un tratto metto male un piede per terra.

E prendo una leggera storta, ma mi sforzo di riprendere a camminare normalmente.

Rido.

Quando sono triste, rido.

Ho paura, ma entro di nuovo dentro l’Assassino dei Sogni.

Chi mi vuole bene è sicuro che uscirò.

Io invece non ne sono sicuro per nulla.

Varco il primo cancello.

E inizio a sentire la voce dell’Assassino dei Sogni.

– Guarda chi si rivede!

Non c’è più il sole di questa mattina.

– Non mi hai dato retta…

È buio.

– Sei ritornato.

Buio nero.

– Ben tornato.

Guardo il cielo.

– Hai perso una buona occasione.

La luna è quasi rotonda, ne manca solo uno spicchio.

– Non ne avrai altre.

Il mio cuore piange in silenzio per non disturbarla.

– Peggio per te…

L’Assassino dei Sogni è taciturno.

– Ti mangerò anche i tuoi ultimi sogni.

Mi guarda.

– Gli ultimi sono anche i più buoni.

Lo guardo.

– Sei solo un’ombra.

Ci guardiamo.

– Ricordatelo.

All’improvviso mi viene in mente che io riuscirò a distruggerlo.

– Solo questo.

E non solo per me, ma anche per tutti gli altri.

– Non riuscirai mai a scapparmi…

Non sono ancora troppo vecchio.

– Levatelo dalla testa…

Ce la posso fare.

Non c’è mai riuscito nessuno.

Il cortile davanti è deserto.

– Lo so…

C’è un po’ di vento.

– Tu ci speri

E penso che solo lui riesca a correre libero dentro l’Assassino dei Sogni.

Secondo cancello.

– Tu sei un sognatore…

Entro nel corridoio.

– Ma io mi nutro di sogni.

Terzo cancello.

Lo percorro.

– Ora per te sarà peggio.

Mi sento malinconico e triste.

Quarto cancello.

– Da adesso soffrirai di più.

Guardo avanti.

-Sarai sempre più debole.

Quinto cancello.

Mi sforzo di essere sicuro.

– Ti sbranerò il cuore.

Determinato.

Sesto cancello.

– Ti distruggerò l’anima.

Cammino lentamente.

-Ti divorerò tutto l’amore che hai dentro.

Settimo cancello.

Respiro piano con malinconia.

– E per ultimo ti mangerò tutti i tuoi sogni.

Non penso.

-Ottavo cancello.

– Ti farò diventare ancora più cattivo.

Avrei avuto troppe cose da pensare per farlo.

– Molto di più di quello che sei adesso.

Nono cancello.

Cammino come un morto o forse come uno vivo.

– Ti farò odiare la vita.

Non lo so.

Decimo cancello.

– Ti farò maledire Dio.

I miei passi per terra battono con lo stesso ritmo del mio cuore nel petto.

– E ti farò amare la morte.

Undicesimo cancello.

Ora sono di nuovo solo.

Io e l’Assassino dei Sogni.

Entro nella mia cella.

Non mi spoglio.

Non ce la faccio.

Mi butto vestito nella branda.

Metto in fila i secondi, i minuti delle undici ore passate da uomo libero.

È stato bello vivere undici ore come una persona normale, ma ora è tutto finito, sono di nuovo un uomo ombra.

Io non credo a Dio, ma spero che esista, non per me, ma per tutti quelli che credono in lui.

Sento le lacrime del mio cuore.

Finalmente posso piangere, dentro le lacrime non si vedono.

Sono fatte di ombra pure quelle.

Urlo all’Assassino dei Sogni:

– Io sono prigioniero, ma vivo, invece tu sei forte, ma morto.

E mi addormento.

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Presentazione libro “Gli Uomini Ombra”- Verona 27 maggio 2011

Un invito per tutti: la PRESENTAZIONE  a Verona del Libro di Carmelo Musumeci “GLI UOMINI OMBRA”, venerd’ 27 Maggio 2011, ore 18.00

Diario di Pasquale De Feo 23 marzo/21 aprile

Eccoci con uno dei momenti cardinali di questo Blog. Il diario mensile di Pasquale De Feo (attualmente detenuto a Catanzaro). Una occasione ricchissima.. che seppure inserita “formalmente” in un post, ne vale decine. E dove si spazia nel più ampio spettro possibile di argomenti, andando ben oltre le dinamiche strictu sensu carcerarie. Per ritrovarci dinanzi a un Uomo di fronte al mondo e alla vita, pur se in carcere. E’ un Uomo in carcere che si rapporta al mondo e alla vita quello che noi vediamo.  E certamente il contesto in cui opera si sente, ma si sente anche la vibrante curiosità, la libertà mentale, la volontà di espansione.  Naturalmene sui vari punti si può concordare o meno su quanto Pasquale dice, ma c’è sempre l’occasione che egli offre di un pensiero diverso, di conoscenze spesso poco “ortodosse” e stimolanti e quelli di un’etica che vuole avere voce.

Il diario di Pasquale è tutto interessante. Vi segnalo solo alcuni momenti..

Quando Pasquale parla della bella iniziativa intrapresa dal carcere di Catanzaro, di mettere in contatto detenuti con studenti delle scuole superiori..

Tramite la scuola di geometra che frequento da uditore, con i professori è stato creato un contatto con gli studenti fuori, scrivendo una lettera. Oggi mi hanno consegnato tre lettere di risposta di altrettanti studenti, Emanuele, Giiuseppe e Pietro. Mentre leggevo mi sono emozionato, credo sia dovuto al peso che hanno dato al contenuto del mio scritto. Mi ha fatto piacere e ha suscitato anche il mio orgoglio. Risponderò ai tre ragazzi, con l’augurio  che le mie parole possano essere utili. ”  (25 marzo)

Molto interessante è quando Pasquale si sofferma sulla vicenda del computer che gli è stato formalmente negato, insieme alla stampante. Pasquale dice:

“L’educatrice in via informale mi ha fatto capire che mi verrà rigettata la mia richiesta di ritirare computer e stampante dal magazzino e poterli usare. Pochi giorni fa hanno dato il computer al mio compagno di sezione Claudio, nella sua cella. Lui è iscritto come me all’Università. Pertanto hanno creato una discriminazione. Mi hanno fatto aspettare un anno per rispondermi no. Il mondo va avanti, ma qui a Catanzaro sembra come il libro di Primo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli”. Il 21 gennaio 2011 il Ministero ha emanato una circolare per aprire al mondo esterno  sia le carceri sia le menti di chi li dirige, sottolineando con chiarezza che non è più accettabile legitimare limitazioni, restrizioni e divieti in nome del “totem” sicurezza. Con tutto ciò qui niente è cambiato, come se la circolare non fosse mai stata emanata.”

Perchè a un compagno di sezione è stato concesso il computer e non a Pasquale? E soprattutto perchè si deve essere così restrittivi nella concessione del’utilizzo del computer? Perchè sembra che invece di agevolare crescita e reinserimento, li si ostacoli, privando e limitando mezzi importante, che hanno un impatto potente nel percorso di molti detenuti. Sempre su questo tema, Pasquale ritorna in un momento successivo, quando dice:

“Qui a Catanzaro siamo ancora all’anno zero. Purtroppo non è colpa della Direttrice che vuole modernizzare il carcere, ma c’è un blocco di potere formato da un gruppo della polizia penitenziaria che mantiene il carcere nell’immobilismo medioevale, che ritiene sia un lusso dare ai detenuti il computer e la stampante, e con la tipica mentalità medioevale ritengono che tutto sia sospetto, pertanto i detenuti devono fare solo i galeotti, e quello che hanno è già troppo. Qualcuno dovrebbe dire loro che siamo nel terzo millennio e che il computer e la stampante non sono bombe, ma strumenti pedagogici per il trattamento rieducativo. Mi chiedo dov’è il D.A.P., dov’è il Provveditorato e dov’è la Magistratura di Sorveglianza.. sono latitanti. “

In pratica Pasquale asserisce (e non è la prima volta) che nel carcere di Catanzaro sussite un blocco di potere che impedisce qualunque cambiamento.

In un altro momento Pasquale allude a una importante decisione della Corte Costituzionale tedesca..

“La Corte Costituzionale della Germania ha emanato una sentenza storica. Ha stabilito che lo Stato ha l’obbligo di assicurare una prigione decorosa con almeno 6-7 metri quadrati di spazio per ogni detenuto, in modo da scontare la pena con dignità.” (8 aprile)

Emblematico è quando Pasquale richiama la vicenda, nota a non a molti, di Carlo Saturno.. ragazzo “suicida” in carcere.. o “suicidato”. Pasquale dice:

“Avevo già sentito la notizia nei TG, ma leggendo i quotidiani mi sono convinto che il suo suicidio è molto sospetto. Carlo Saturno, un ragazzo di 22 anni, è stato trovato impiccato nel carcere di Bari. Nel 2006, quando era detenuto nel carcere minorile di Lecce, aveva denunciato nove agenti per maltrattamenti e vessazioni. Doveva testimoniare al processo a giorni. Con la sua morte è stato rinvito.. e a breve andrà in prescrizione. La sorella ha dichiarato in TV che gli aveva scritto qualche giorno prima, informandolo che aveva paura, e lei non credeva al suicidio del fratello perchè era alto 1,75 e non poteva impiccarsi alla cuccetta del letto, essendo la stessa altezza. Ogni tanto episodi simili hanno risonanza mediatica, ma la maggioranza di questi eventi passa sotto silenzio. Negli ultimi dieci hanno ha ucciso più persone il sistema penitenziario che tutta la criminalità d’Italia. ”  (10/04/2011)

Insomma.. Carlo Saturno denuncia nove agenti per maltrattamenti e vessazioni.. e a pochi giorni dal processo.. lo trovano impiccato. Che strana coincidenza temporale? Guarda tu che “caso”… davvero singolare..

Molto inquietante è poi la vicenda che riguarda l’ex prefetto di Napoli, che è stato per tre anni anche Commisario nazionale antiracket e antiusura, e in sostanza avrebbe abusato del suo ruolo per chiedere prestazioni sessuali a sventurate che avevano bisogno del sostegno del fondo nazionale antiusura. Insomma.. la Mafia prende appunti.. difficile (se tutto è vero) trovare un tale così efficace modello di prassi mafiosa.

Alla fine del diario, Pasquale riporta i termini del botta e risposta che ha visto da una parte il Procuratore di Torino Bruno Tinti e dall’altra  la Comunità Papa Giovanni XIII (troverete tutto alla fine del post).

Ma voglio concludere questa premessa al diario con un passaggio emotivamente intenso e lirico, una bella immagine, un pò come certe rondini che strappano un sorrisi anche a un cielo grigio cemento.

“Tutti i mercoledì, tra le ore 7 e le ore 8 di mattina, sento gridare un bambino di circa 10-12 anni, chiama suo padre per salutarlo, nell’attesa di vederlo al colloquio. Ormai tutti i mercoledì aspetto che chiami suo padre. E’ diventata una voce familiare. Nel suo grido c’è tutto l’amore di un bambino per suo padre. Provo a immaginare la felicità del genitore quando sente la voce del figlio. Lui è un bambino fortunato, può vedere il genitore tutte le settimane. Ci sono genitori che per anni non vedono i loro figli, perchè trasferiti a centinaia di chilometri lontano da casa, e per motivi economici i familiari non possono portare i bambini in visita al padre. ”   (6/4/2011)

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di aprile.

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L’ex prefetto di Napoli, che per tre anni, dal 2003 al 2006, è stato Commissario nazionale antiracket e antiusura, abusava del suo ruolo per chiedere prestazioni sessuali, anche da minorenni. Addiirittura una l’avrebbero drogata per approfittarne. A molte donne per farle accedere al fondo antiracket e antiusura le ricattava chiedendo sesso. Come al solito, persone del genere vanno agli arresti domiciali, mentre tanti poveri cristi , malati e anziani, vengono abbandonati nelle carceri anche con piccole pene e poco carcere da scontare. ”  15/04/2011


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Stamane in TV alla trasmissione “Bontà loro” di Maurizio Costanzo, gli ospiti erano i parlamentari Gasparri del PDL e Bianco del PD. La solita retorica, ormai ci campano e si rifanno la verginità, come se noi detenuti fossimo gli artefici dei problemi italiani, quando sono loro i maggiori  responsabili delle condizioni morali e materiali in cui versa l’Italia. Gasparri si vontava che la sua parte politica ha ristretto il 41 bis, segregandoli per sempre. Questa parola “segregare” mi ha dato una sensazione di nausea, perchè mi ha fatto pensare all’inquisizione e all’apartheid dei governi razzisti. Ormai è diventato normale e nessuno ne risente e né si indegna che in Italia ci sia la segregazione con la tortura. Dalla culla del diritto siamo finiti alla farsa del diritto. Ma ormai, essendo defunto, possiamo dire il cimitero del diritto.  –  23/03/2011

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L’ onorevole Formisoni del PD ha  fatto una interrogazione parlamentare sugli O.P.G. Nel discorso citava la trasmissione di domenica 20 marzo su Rai Tre “Presadiretta” sugli O.P.G.  e diceva al Ministro della Sanità Fazio se l’aveva vista e se ha provato vergogna per le barbare condizioni in cui vivevano i ricoverati, trattati peggio delle  bestie. Il Ministro ha risposto con frasi di circostanza, rinviando la soluzione del problema all’annno prossimo, lo stesso che rinviarlo alle calende greche. Ho visto la trasmissione, qualcosa di aberrante e sconvolgente, mai visto e sentito qualcosa del genere in 30 anni di carcere. Franco Basaglia aveva portato la civiltà in questi luoghi, questi barbari dei politici hanno riportato indietro le lancette del tempo. Hazel-Thompson diceva “una nazione non dovrebbe essere  giudicata sulla base di come tratta i suoi cittadini migliori, ma i suoi cittadini di basso rango. –  24/03/2011

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Tramite la scuola di geometra che frequento da uditore, con i professori è stato creato un contatto con gli studenti fuori, scrivendo una lettera. Oggi mi hanno consegnato tre lettere di risposta di altrettanti studenti, Emanuele, Giiuseppe e Pietro. Mentre leggevo mi sono emozionato, credo sia dovuto al peso che hanno dato al contenuto del mio scritto. Mi ha fatto piacere e ha suscitato anche il mio orgoglio. Risponderò ai tre ragazzi, con l’augurio  che le mie parole possano essere utili. Questo è un modo di interagire tra i detenuti e la società, affinché  le mura del carcere non delimitino due mondi, ma un solo mondo con una sola società. Il carcere non deve essere né sentirsi un corpo estraneo della società, ma parte integrante. Pertanto i contatti con la società devono essere agevolati con molteplici inaziative, che in futuro aiuteranno più facilmente l’inserimento nella comunità.  –  25/03/2011

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Bersani, il segretario del PD, in TV si ostina a difendere i PM con motivazioni assurde. A chi gli faceva notare che tutte le professioni pagano se sbagliano.. avvoati, ecc… perchè i PM e i magistrati in generale non debbono pagare? Ha risposto che se un magistrato sbaglia c’è la Cassazione. Qualcuno dei suoi dovrebbe insegnargli che la Cassazione non c’entra niente. Certi politici sono di una ignoranza abissale, hanno imparato a memoria una trentina di rsiposte e su quelle fanno affidamento per rispondere su tutto. I magistrati hanno approfittato di un vuoto politico per inserirsi nel potere reale del Paese. Con il tempo ne hanno abusato in modo sproporzionato, instaurando una sorta di dittatura delle toghe, che è la peggiore che si possa immaginare, e tengono il Paese in subbuglio. La maggioranza del Paese, giustamente, non si fida più dei magistrati. La difesa partigiana da parte del centrosinistra consegnerà di nuovo il Paese nelle mani di Berlusconi, fra due anni. “Che amarezza”, citando uno dei fratelli Cesaroni.  –  26/03/2011

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In Germania stanno discutendo una legge per proibire la marcatura a fuoco dei cavalli. Sono tutti d’accordo, tranne la lobby degli allevatori di cavalli. In Europa c’è una legge che protegge gli animali da trattamenti crudeli. Nessuno pensa che anche noi detenuti avremmo bisogno di qualche figura delle istituzioni che ci tuteli. Paradossalmente abbiamo un garante a Strasburgo per tutelare tutti i cittadini europei, inclusi anche i detenuti, ma nel nostro Paese non c’è nessuna figura che ci tuteli.  –  27/03/2011

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Mentre vedevo la TV, su un canale hanno parlato di Mandela, una persona che ammiro molto. Mi è venuto in mente che la settimana scorsa la figlia di Mandela ha presentato su Rai Tre un libro  sul Padre “Io, Nelson Mandela”. Mandela ha  scontato 27 anni di carcere, molto duri, come il nostro 41 bis. Ha subito torture, discriminazioni e oppressioni in ogni senso, ma con tutto ciò ha tenuto duro e fermo nella sua lotta per la libertà, l’uguaglianza e la democrazia. Quando è stato scarcerato ha dimostrato tuta la sua grandezza. Non ha fatto prevalere l’odio e la vendetta, ma l’amore, la pace e la riconciliazione tra i sudafricani. I suoi discorsi, come alcune citazioni,  rimarranno nel tempo della storia.

“Tutti gli esseri umani possono cambiare”. L’ha dimostrato instaurando il Tribunale per la riconciliazione nazionale. Tutte  le persone che appoggiavano l’apartheid e ne facevno parte come forze repressive, raccontavano quello che avevano fatto e non venivano incriminate.  Ha evitato una guerra civile che avrebbe creato un odio che si sarebbe radicato e tramandato alle future generazioni. Ha  puntato sull perseone. “Nessun uomo nasce con l’odio innato nei confronti di una razza o di una religione. La gente  impara ad odiare, ma se può imparare l’odio , può apprendere anche l’amore, perchè questo è un sentimento assai più naturale del suo opposto”. E ha ragione. Nessuno viene al mondo  con l’odio. Ce lo trasmettono , ma può essere sanato con la consocenza, il dialogo e il rispetto per il prossimo.  In un altro suo discorso dice “il perdono è un’arma potente, perchè libera l’animo e fa sentire padroni del proprio destino”. Quando si odia si è prigionieri di queso sentimento distruttivo. Perdonare ci libera da questa prigione. 

Se i nostri politici  lo avessero come esempio si comporterebbero  sicuramente più onestamente. I profeti che predicano odio sotto l’ombrello del circolo giustizialista dovrebbero prendere anche loro esempio, predicando amore e diritti uguali per tuti. I gradi uomi pensano e agiscono per il bene della comunità e delle future generazioni. I piccoli uomini si soffermano sui loro meschini interessi.  –  28/03/2011

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L’educatrice in via informale mi ha fatto capire che mi verrà rigettata la mia richiesta di ritirare computer e stampante dal magazzino e poterli usare. Pochi giornni fa hanno dato il computer al mio compagno di sezione Claudio, nella sua cella. Lui è iscritto come me all’Università. Pertanto hanno creato una discriminazione. Mi hanno fatto aspettare un anno per rispondermi no. Il mondo va avanti, ma qui a Catanzaro sembra come il libro di Primo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli”. Il 21 gennaio 2011 il Ministero ha emanato una circolare per aprire al mondo esterno  sia le carceri sia le menti di chi li dirige, sottolineando con chiarezza che non è più accettabile legitimare limitazioni, restrizioni e divieti in nome del “totem” sicurezza. Con tutto ciò qui niente è cambiato, come se la circolare non fosse mai stata emanata. Non riescono a comprendere che il computer è un formidabile strumento pedagogico per il trattamento di recupero-rieducazione e reinserimento. Come fanno ad essere così miopi è un mistero.  Se oggi scrivo e la mai curiosità culturale è aperta a 360 gradi lo devo al computer e alla stampante.

Una frase dell’educatrice mi è rimasta impressa “con la penna scrive così tanto, figuariamoci con il computer cosa può combinare”. Non penso e non voglio pensare che sia questo il motivo reale del diniego  del computer e della stampante. Sarebbe assurdo, e in più si tratterebbe di una politica molto ma molto limitata nell’ottica rieducativa. Ho inviato subito reclamo al Ministero e domani tramite l’Ufficio Matricola o modello IP1 presento reclamo al Magistrato di Sorveglianza e un esposto denuncia alla Procura di Catanzaro. Mi auguro che qualcuno intervenga per sanare questa anomalia.  –  29/03/2011

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Come arrivano i primi tepori di primavera iniziano a uscire tanti scarafaggi. Ce ne sono tanti, sembra che ci sia una fabbrica che li sforni a getto continuo. Dai notiziari sulla rivolta in Libia non fanno altro che ridimensionare tutti questi ragazzi che si sono rivoltati; addirittura etichettandoli come un’armata brancaleone.  Con i raid aerei erano riusciti ad arrivare a pochi km da Sirte, la città natale di Gheddafi, e della sua tribù, ma nel volere dare la spallata  per entrare a Sirte, gli aerei dell’alleanza  non li hanno aiutati, consentendo alle truppe di Gheddafi di respingerli e fargli perdere alcune città che avevano conquistato in questi ultimi giorni.  Ho l’impressione che vogliono costringere i rivoltori a chiedere l’aiuto dell’alleanza con truppe di terra, in modo da entrare e controllare il paese quando tutto sarà finito. Non si spigano alcuni atteggiamenti. Hanno aspettato che Gheddafi arrivasse a Bengasi per intervenire. Adesso non gli danno il giusto supporto per fare proseguire gli insorti, inoltre non li riforniscono di armi, e siccome hanno solo armi leggere, contro le armi pesanti e i carri armati possono fare ben poco, anche perchè la Libia è un deserto pianeggiante. Dove c’è l’interesse, principalmente il petrolio, si gioca sempre sporco.  –  30/03/2011

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La trasmissione Forum su Canale 5 e Retequattro di Mediaset, condotta da Rita Dalla Chiesa, ha usato una delle causa per fare uno spot a Berlusconi, Bertolaso e il suo governo. Una signora che recitava la parte di una terremotata… le hanno fatto dire che in Abruzzo tutto è stato ricostruito, le attività sono aperte e chi non vuole rientrare nelle abitazioni è perchè sta bene negli alberghi. Rita Dall Chiesa, per non venire meno al suo servilismo,  ha osannato Bertolaso e indirettamente Berlusconi. Un atto vergognoso e spregevole.. speculare sulle sofferenze e i dolori dei terremotati, facendone uno spot elettorale. Fosse almeno vero, invece tutto è in alto mare. All’Aquila non ci sono le macerie perchè le ha rimossse la popolazione con un atto di ribellione. Addirittura il sindaco si è dimesso perchè alle chiacchiere di Berlusconi e Bertolaso non sono seguiti i fatti. Ormai il metodo dei proclami è cosnolidato. Funziona bene, perchè c’è un servilismo mediatico che fa da supporto, e quando le luci mediatiche si spengono  fanno di tutto per non farle accendere. Anche ieri Berlusconi è andato a fare un altro dei suoi proclami. Lo ha fatto a Lampedusa. Alcuni residenti hanno detto che se mantiene il 10% delle promesse ne saranno contenti. Ormai iniziano a conoscerlo un pò tutti.  –  31/03/2011.

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Nella trsmissione Annozero su Rai Due condotta da Santoro discutevano del processo breve. Non la guardavo, ma ci sono finito facendo zapping. Non piace Santoro, troppo settario. Non parliamo di Travaglio, un giustizialista della peggiore specie. Ho sentito  il  capogruppo PDL alla Camera, On. Cicchitto, che spiegava la riforma del cosiddetto processo breve. Hanno ridotto i tempi dei processi a sei anni e mezzo, sette anni e mezzo e undici anni e mezzo.  Ho pensato, quando ho sentito i termini, che hanno sbagliato norme alla riforma.. dovevano chiamarlo  processo lungo e non processo breve. Questi signori giustizialisti e la sinistra che per odio verso Berlusconi gli va dietro non si rendono conto che parlano di tanti anni per un processo, e che per la maggioranza delle persone si tratta anche di anni di carcere. Il processo non è un’entità astratta. A ogni processo corrispondo persone e le soffferenze del carcere, ma la foga giustizialista li acceca. Nella Costituzione non è sancito che si deve scontare la carcerazione anticipata. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha bacchettato tante volte l’Italia per i processi troppo lunghi. I processi devono avere dei tempi umanamente accettabili. Anche quelli del processo breve sono lunghi. La sinistra continua a difendere le rendite di potere e di privilegi dei magistrati. In questo modo fanno un regalo a Berlusconi che continuerà a vincere.  –  1/4/2011

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Ascoltavo la rassegna stampa  e una notizia mi è rimasta  impressa. Davano l’entità delle pensioni di alcuni politici. Giuliano Amato percepisce 31.000 euro di pensione al mese. Quando era Presidente del Consiglio, per mettere a posto i conti pubblici, tagliò tutte le pensioni, anche le minime che non superano le 500 euro al mese. Credo che non c’è bisogno di commenti. Inoltre prende anche uno stipendio come Presidente della Treccani, se non vado errato. Romano Prodi ha confessato che prende tre pensioni al mese. Walter Veltroni prende una pensione di 5500 euro al mese, avendo maturato la pensione di parlamentare, ma allo stesso tempo prende anche lo stipendio perchè eletto alla Camera. Clemente Mastella quando maturerà la pensione, ne prenderà cinque di pensioni. Lo ha dichiarato lui stesso. D’Antona, ex sindacalista, prende la pensione come medico specialista all’ospedale di Palermo. I medici dell’ospedale dissero che in 30 anni non l’avevano mai visto. Ora fa il Parlamentare e prende uno stipendio. Un consigliere regionale prende circa 3000 euro al giorno di pensione e sono 90000 al mese. Potrei elencarne ancora tanti che vivono come parassiti succhiando il sangue dello Stato a discapito della povera gente. Ormai si è creata una sorta di aristocrazia feudale che si sente al di sopra dei comuni mortali. Sono tutti uguali, da destra a sinistra. Pensano solo a se stessi, usando i beni della comunità per i propri fini.  –  2/4/2011

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Leggendo un articolo sul festival letterario di Pordenone, mi sono soffermato sulla dichiarazione  dello scrittore olandese Cees-Nooteboom. Una sua affermazione mi ha ridato un pò di orgoglio di essere italiano.. “l’Italia  e gli italiani sono più seri dei suoi governanti”. Sono contento che l’abbia detto un europeo, ciò significa che gli italiani non sono confusi con i politici che si ritrovano. Il giudizio di uno straniero ci può dire come siamo realmento o almeno dovrebbe darci la possibilità di farcene un’idea, e non i discorsi mielosi dei nostri media asserviti a Berlusconi e ai potentati vari.  Se ci fosse stato anche qualche intellettuale italiano a fare discorsi del genere, avrebbe smosso un pò le acque stagnanti  in cui la palude politica ha ridotto tutto ciò che ha toccato. Purtroppo i nostri intellettuali sono tutti legati al potere reale, essendo che l’editoria è in mano alle poche persone che detengono il potere in Italia.  –  3/4/2011

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Dopo l’episodio dello stupro nella caserma dei carabinieri di Roma, ho letto un altro episodio analogo in Sardegna. Un carabiniere ha stuprato una donna mentre era in servizio e la donna aveva chiesto aiuto. Il realo lo ritengo il più infame, chiunque lo commetta, insieme a quello sui bambini.. ma fatto da tutori dell’ordine, in posti dove la legge e l’ordine dovrebbero essere la norma, è molto più grave. Quello che salta agli occhi è che basta avere una divisa addosso per avere una sorta di impunità e con le massime garanzie in ogni senso. Chiunque verrebbe arrestato, invece i tutori dell’ordine vengono trasferiti, o al massimo sospesi. Non solo le persone non sono uguali davanti alla legge, ma anche lo stesso reato non è uguale per tutti, dipende da chi lo commette.  –  4/4/2011

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A giugno ci sono i referendum sull’acqua e sul nucleare. Mi auguro che la gente comprenda l’importanza e vada a votare per fare fallire queste due sciagurate decisioni  di questo governo. Avendo privatizzato l’acqua, nel tempo non si vergognerebbe di commercializzare qualunque cosa.  Anche noi detenuti stiamo partecipando con le nostre firme al referendum dell’acqua. Sforzandomi ho imparato a bere l’acqua del sindaco. Qui a Catanzaro è un pò salata, ma è questione di abitudine. Prima consumavo più di una cassa d’acqua a settimana. Ho capito che era più una questione di condizionamento psicologico che un reale bisogno. L’acqua è un bisogno primario e non si può renderla un business. Metterei nella Costituzione che l’acqua non può essere privatizzata e il suo prezzo non deve incidere nel bilancio delle famiglie.  –  5/4/2011

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Tutti i mercoledì, tra le ore 7 e le ore 8 di mattina, sento gridare un bambino di circa 10-12 anni, chiama suo padre per salutarlo, nell’attesa di vederlo al colloquio. Ormai tutti i mercoledì aspetto che chiami suo padre. E’ diventata una voce familiare. Nel suo grido c’è tutto l’amore di un bambino per suo padre. Provo a immaginare la felicità del genitore quando sente la voce del figlio. Lui è un bambino fortunato, può vedee il genitore tutte le settimane. Ci sono genitori che per anni non vedono i loro figli, perchè trasferiti a centinaia di chilometri lontano da casa, e per motivi economici i familiari non possono portare i bambini in visita al padre. Anche se lo stato non vuole farlo per i genitori, perché li ritiene criminali; dovrebbe farlo per le migliaia di bambini che soffrono per non potere vedere il padre con frequenza. E questo stato psicologico riporterà ripercussioni alla loro psiche per tutta la vita. Lo Stato dovrebbe emanare una legge che consenta a tutti i detenuti di scontare la pena nella propria regione, una sorta di federalismo detentivo.  –  6/4/2011

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Oggi un bracono con 300 immigrati somali, eritrei ed etiopici (vecchie colonie italiane) sono naufragati e si sono salvati solo in 53. Sono morti tutti i bambini e, su circa 60 donne, ne sono sopravvisssute solo due. Una tragedia, e non sarà l’ultima. Otre trenta anni fa Pier Paolo Pasolini disse “folle di disperati attraverseranno su barconi improvvisati il Mediterraneo. Fu profetico, ma in ciò sta anche la grandezza degli intellettuali. Era prevedibile che le dittature non potevano fare da muro in eterno. Viceversa se avessero fatto sviluppare la democrazia e l’economia non si sarebbe avverato ciò che aveva previsto Pasolini. Credo che se l’Europa non mette insieme un programma per tutti i paesi del Mediterraneo, principalmente di sviluppo in tutti i settori, con il rispetto dei diritti e delle libertà civili, lo stato attuale sarà solo l’inizio di una invasione su larga scala. Fossi al loro posto farei lo stesso; venire in Europa ad ogni costo. Ogni essere umano sogna e aspira a una vita degna di essere vissuta.  –  7/4/2011

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La Corte Costituzionale della Germania ha emanato una sentenza storica. Ha stabilito che lo Stato ha l’obbligo di assicurare una prigione decorosa con almeno 6-7 metri quadrati di spazio per ogni detenuto, in modo da scontare la pena con dignità. In caso contrario di scarcerarli in attesa che ci sia il posto letto per scontare la pena. Priam della Corte Costituzionale tedesca furono i norvegesi, 25 anni fa, a stabilire questo principio.. di scontare la pena quando c’era il posto letto.. “ridurre le attese per scontare la pena”. Perciò  da un quarto di secolo hanno la lista di attesa delle persone che devono scontare la pena. Gli stessi aspettano a casa che si liberi un posto letto. Credo che questo principio dovrebbe valere in tutta l’Unione Europea. L’Italia, che ha un sovraffollamento che rasenta  la tortura fisica e morale, potrebbe applicare questo principio, ma immagino il circolo giustizialista. L’opposizione è forcaiola. Quello che si metterebbero a fare.. solo per sbraitare contro Berlusconi, sanza pensare minimamente alla civiltàd el principio. In Italia c’è una permanente arena politica. Sono sempre a litigare per il potere, però sono sempre d’accordo a non  toccare i loro privilegi e ad aumentarli ogni volta che ne hanno la possibilità.  –  8/4/2011

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Ho visto una trasmissione sui templi di Paestum, in provincia di Salerno, a pochi Km da casa mia. Ha spiegato la storia della nascita di questa città per mano dei greci che la chiamarono Poseidonia, con la conquista romana gli cambiarono il nome in quello attuale. Mentre spiegava faceva vedere i tempi, i muri di cinta e la planimetria della città. Comprendeva che ogni pietra rappresentava la storia e l’evoluzione del Meridiose nel periodo della Magna Grecia. Mentre guardavo riflettevo. Sono passato migliaia di volte davanti a quelle che consideravo solo pietre. Mai mi sono fermato né soffermato a pensare al grande tesoro artistico che avevo davanti  e alla fortuna di abitarci vicino. L’unica considerazione che facevo era la benedizione per le migliaia di turisti che venivano a visitarli, per i soldi che portavano, senza associare le due cose.. cultura ed economia. Non c’è dubbio che la mia ignoranza era molto profonda. Se un giorno uscirò andrò a visitarli per godermi appieno la bellezza di questo museo a cielo aperto.  –  9/4/2011

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Avevo giàs entito la notizia nei TG, ma leggendo i quotidiani mi sono convinto che il suo suicidio è molto sospetto. Carlo Saturno, un ragazzo di 22 anni, è stato trovato impiccato nel carcere di Bari. Nel 2006, quando era detenuto nel carcere minorile di Lecce, aveva denunciato nove agenti per maltrattamenti e vessazioni. Doveva testimoniare al processo a giorni. Con la sua morte è stato rinvito.. e a breve andrà in prescrizione. La sorella ha dichiarato in TV che gli aveva scritto qualche giorno prima, informandolo che aveva paura, e lei non credeva al suicidio del fratello perchè era alto 1,75 e non poteva impiccarsi alla cuccetta del letto, essendo la stessa altezz. Ogni tanto episodi simili hanno risonanza mediatica, ma la maggioranza di questi eventi passa sotto silenzio. Negli ultimi dieci hanno ha ucciso più persone il sistema penitenziario che tutta la criminalità d’Italia.  –  10/04/2011

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Questo governo, per agevolare l’onnipotente ENI, l’ENEL che è il capofila del partito nucleare e le multinazionali del petrolio e del gas,  stanno cercando di sfasciare tutto ciò che di buono  si stava facendo nel campo delle energie rinnovabili. In Sicilia, l’ex ministro Scajola e il suo successore hanno dato tante autorizzazioni a trivellare in mare e in terraferma, senza curarsi dei rischi ambientali, addirittura mentre assistevano al disastro ambientale degli Stati Uniti. Cosa strana, mentre hanno autorizzato le trivellazioni, hanno bocciato un parco off-shore eolico in Sicilia. Sarebbe stato il più grande del mondo, avrebbe prodotto l’elettricità per la popolazione di Trapani e provincia per tutto l’anno. L’Italia ha iniziato in ritardo di fronte alla Germania, la Spagna e altri Stati europei. Ci eravamo ripresi bene, costruendo un pool di imprese che ha creato migliaia di posti di lavoro nel settore della green economy, riuscendo a tenere testa alla Germania. Il governo taglia gli incentivi per bloccare questa locomotiva in corsa, per agevolare l’ENI, l’ENEL, ecc. Neanche frena sul nucleare,  a dispetto dei fatti del Giappone. In modo furbesco ha solo rinviato. Il presidente Caldoro in Campania vuole fare costruire una centrale nucleare vicino cas sua, a qualche km dai templi di Paestum (SA), conosciuti in tutto il mondo. Purtroppo una bestia simile è arrivata alla presidenza della Campania, per i disastri che ha combinato Bassolino. Mi auguro che qualcuno lo fermi e gli faccia capire che il nuclerae è solo un altro problema più grave ai problemi che già ci sono in Campania. L’ENI ha investito 10 milioni di dollari nella università americana Standford-University.. non poteva investire in una università italiana. Questi zar del petrolio non si riesce a fermarli, anche se i disastri ambientali cominciano ad essere troppo grandi. I cinesi iniziato a capirli, perchè il deserto è arrivato quasi a Pechino, e per fermarlo stano costruendo una muraglia verde con 300 milioni di piante su un territorio di 250000 km, quasi quanto il territorio italiano. Bisogna invertire la rotta e andare verso le energie rinnovabili. Non è una questione di scelta, ma è necessario per il futuro del nostro pianeta.  –  11/04/2011

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Il ministro della difesa tedesco si è dimesso perchè aveva copiato la tesi di laurea. Il ministro degli esteri giapponese si è dimesso perchè avrebbe ricevuto 2180 euro di finanziamenti in cinque anni da una signora coreana  settantenne proprietaria di una rosticceria. Per piccole cose in molti Paesi i politici  si dimettono per rispetto alla nazione e ai cittadini. In Italia se si dovessero dimettere per queste cose, il 99% dei nostri parlamentari andrebbe a casa. Leggevo che il Sottosegretario Daniela Santanché ha falsificato il suo curriculum con titoli che non ha mai avuto. Lei neanche ci pensa a dimettersi, anzi va in tv a fare la moralista giudicando e condannando tutti, principalmente la parte politica avversa. La colpa non è dei politici, ma di tutti i poteri che li sostengono, principalmente la Chiesa che li protegge e che li sostiene con il suo silenzio.  –  12/04/2011

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Un militare di leva in servizio nel 1978, dopo 33 anni ha dichiarato che, all’epoca del sequestro Moro, l’avevano messo di guardia con altri dieci uomini di fronte alla casa dove tenevano sequestrato Moro, in via Montalcini a Roma. Gli dissero che Moro era nell’appartamento a piano rialzato e che l’appartamento sopra era pieno di microfoni per sentire tutto quello che dicevano nell’appartamento sotto dov’era Moro. L’8 maggio 1978, il giorno prima della morte di Moro, gli fu dtto che la missione era finita e di dimenticare tutto quello che gli avevano detto e che aveva visto. IL 9 maggio 1978 Moro fu ucciso. Questa notizia doveva essere ripresa da tutti i notiziari, invece c’è stato silenzio da parte di tutti i media. Ho trovato la notizia su un giornale regionale. Questo dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, che Moro fu ucciso dallo Stato, che si servì delle Brigate Rosse Ora si spiega perchè tutti gli imputati del sequestro Moro sono tutti usciti. Fra 10-20 anni verà a galla che anche le stragi del 1992-1993 furono comissionate dallo Stato, però nel frattempo sono morte centinaia di persone nelle carceri, e migliaia pagano ancora per le leggi emergenziali e centinaia sono sepolti vivi nel regime di tortura del 41 bis.  –  13/04/2011

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In passato avevo letto che sul periodo dal 1860 al 1870 c’era il segreto di Stato. Mi pareva una cosa strana che, dopo tanti anni,  tenevano il segreto sul periodo dell’unificazione d’Italia. Leggo su un quotidiano che la consigliera regionale della Campania, Anita Sala, ha preparato un’ordine del giorno che è stato approvato dal Consiglio Regionale, dove la giunta del presidente Caldoro dovrà battersi perchè venga tolto il segreto di Stato sui fatti dell’Unità d’Italia relativi al Mezzogiorno, racchiusi in 150000 documenti. Se dopo 150 anni c’è ancora il segreto di Stato sulla nostra storia, come si può sperare che venga tolto sui fati recenti dalle stragi degli anni ’70 a Moro, alle stragi degli anni ’90. Credo che il problema è che siamo nati male e che tutti gli errori di allora si sono ripetuti nel tempo.  –  14/04/2011

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L’ex prefetto di Napoli, che per tre anni, dal 2003 al 2006, è stato Commissario nazionale antiracket e antiusura, abusava del suo ruolo per chiedere prestazioni sessuali, anche da minorenni. Addiirittura una l’avrebbero drogata per approfittarne. A molte donne per farle accedere al fondo antiracket e antiusura le ricattava chiedendo sesso. Come al solito, persone del genere vanno agli arresti domiciali, mentre tanti poveri cristi , malati e anziani, vengono abbandonati nelle carceri anche con piccole pene e poco carcere da scontare.  –  15/04/2011

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E’ uscito dopo 17 anni di carcere, a fine pena, Nicola Grande. Era detenuto con me a Parma, ed era qui a Catanzaro per un processo. L’On. Angela Napoli, come al solito, per mettersi in mostra, è capace di inventarsi qualsiasi menzogna. Ha palesato favori e sospett su tutti, per essere stato scarcerato prima. Ciò dimostra che non si è neanche informata. In caso contrario avrebbe saputo che è uscito a fine pena , ed è stato assolto su altri processi. Per avere visibilità mediatica infanga senza crearsi problemi, sicura dell’impunità. Questi emeriti giustizialisti di mestiere concepiscono la società metà un giardino e l’altra metà da giudicare e condannare. Loro in cima, affiancati dalle procure a dare il giudizio su ciò che è bene e ciò che è male. Una dittatura dei giudici è la peggiore immaginabile, con i giustizialisti come ceto politico. Nessuna dittatura potrebbe essere paragonata ad una oscurità del genere.  –  16/04/2011

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Al festival del giornalismo Roberto Saviano ha dichiarato che quando ti opponi al potere criminale, vieni delegitimano. L’arroganza di questo signore è sconfinata. Confonde le sue castronerie, che gli sono state fatte notare, per attacchi di delegittimazione della criminalità. Si difende con lo stesso metodo di Berlusconi. Mentre parlava della macchina del fango e come fermarla.. dovrebbe spiegarlo, perchè lui è un maestro in questo campo. Infanga a 360 gradi, senza preoccuparsi di tutte le sofferenze che infligge e il nome delle persone che rovina, seguendo la scia delle procure e del circolo giustizialista a cui appartiene. La mia impressione è che si sente al di sopra del popolino, pertanto ritiene di avere il diritto di potere sindacare su tutto e tutti senza preoccuparsi del male che causa. Poteva usare questo suo potere mediatico per aiutare la sua gente, ma ha ritenuto più conveniente, per potere e ricchezza, di fare il predicatore di odio.  –  17/04/2011

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Il sogno è svanito. Il Napoli ha perso in casa con l’Udinese. Sarà difficilissimo riprendere sei punti di distacco dal Milan. I sogni ti danno quel benessere emotivo che ti fa stare bene, anche se ci sono quelli che ti coinvolgono di più, e quelli che sono limitati, per loro natura. Credo che in carcere la pena più infame sia quella di non potere coltivare grandi sogni.  –  18/04/2011

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Leggo su un quotidiano che lo staff di Salvatore Cuffaro, ex Presidente della Regione Sicilia, gli ha aperto una pagina su facebook, e questo gli consente di continuare ad avere solidarietà dai suoi sostenitori che lo votano. Ritengo che sia bello, ma anche giusto, perchè una persona, anche se detenuta (sta scontando sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra) non deve perdere la sua cittadinanza in seno alla comunità, partecipando alla vita sociale nei limiti consentiti, ed essere attivo nelle dinamiche della società. La notizia che mi ha colpito è che nell’articolo si menziona che Cuffaro, nel carcere di Rebibbia dove è detenuto, ha il computer portatile in cella. E’ un fatto normale, perchè ci sono tutte le autorizzazione dal 2000, sia ministeriali e sia nel Regolamento di Esecuzione.

Qui a Catanzaro siamo ancora all’anno zero. Purtroppo non è colpa della Direttrice che vuole modernizzare il carcere, ma c’è un blocco di potere formato da un gruppo della polizia penitenziaria che mantiene il carcere nell’immobilismo medioevale, che ritiene sia un lusso dare ai detenuti il computer e la stampante, e con la tipica mentalità medioevale ritengono che tutto sia sospetto, pertanto i detenuti devono fare solo i galeotti, e quello che hanno è già troppo. Qualcuno dovrebbe dire loro che siamo nel terzo millennio e che il computer e la stampante non sono bombe, ma strumenti pedagogici per il trattamento rieducativo. Mi chiedo dov’è il D.A.P., dov’è il Provveditorato e dov’è la Magistratura di Sorveglianza.. sono latitanti.  –  19/04/2011

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Il direttore del TG di Italia 1 (Mediaset), Mario Giordano, ha scitto un libro sulle pensioni d’oro, con scandalosi dati.. dal consigliere regionale siciliano che prende 9000 euro di pensione al mese, a quella di Giuliano Amato che ne prende solo un terzo, 31000 euro; poverino, chissà come arriva a fine mese il Dottor Sottile. La cosa che non mi è piaciuta è che chiedeva a gran voce che venisse approvata una legge per abolire  le pensioni sociali per chi fosse stato condannato per reati mafiosi. Un reato del genere può essere anceh un furto, una piccola truffa. ecc.; basta che gli venga applicata l’aggravante dell’art. 7. L’appellativo mafioso non è una sorta di titolo nobiliare, ma sono alcuni reati. L’applicazione el citato aggravante dell’art. 7, che comporta l’entrata nel famigerato art. 4 bis Ordinamento Penitenziario, e si diventa mafiosi a tutti gli effetti, senza bisogno di battesi o altro. Siamo tutti cittadini della Repubblica italiana, con il diritto di uguaglianza senza distinzioni, come recita l’art. 3 della Costituzione. Pertanto questa  stupida crociata per vendere qualche libro in più è razzista e miserabile. I cittadini che commettono un reato vengono giudicati e, se riconosciuti colpevoli, condannati a scontare la pena in carcere, ma non perdono i loro diritti civili. Qualcuno dovrebbe informare il signor Giordano. Il sistema pensionistico italiano è scandaloso. Gli operai lavorano 40  anni per prendere una pensione da fame, mentre ai politici bastano 30 mesi prendere una pensione molto lauta. Poi ci sono le classi privilegiate che hanno i fondi pensione privati e non versano i contributi all’INPS, tra cui i giornalisti, la categoria del direttore Mario Giordano.  –  20/04/2011

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Il Procuratore del Tribunale di Torino, Bruno Tinti, ha rilasciato un’intervista a “Il Fatto quotidiano”. E’ inutile commentarlo. Si commenta da sè. La allego integralmente alla risposta della Comunità Papa Giovanni XXIII. Credo che ci vorrebbero test periodici per i magistrati, sia di valutazione psichiatrica e sia per valutare il grado di conoscenza del diritto e le leggi italiane. Lascio la valutazione dell’articolo a chi lo legge.  –  21/04/2011

La Comunità Papa Giovanni XXIII risponde all’articolo del Procuratore di Torino sull’ergastolo

Rimini, 1 aprile – Dott. Tinti, con i suo dati imparziali e irreali fa sembrare l’ergastolo una pena necessaria, mentre la stessa è stata abolita da Paesi che noi consideriamo meno civili, Brasile compreso.

Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2011
B&C hanno fatto una legge che impedisce il rito abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo. Questa volta non si può dire che vogliano salvare il loro capo: non pare che B. abbia commesso delitti di questo tipo: corruzione, falsi in bilancio e frodi fiscali sì; forse concussione e prostituzione minorile pure; ma assassinii pare di no. Quindi la legge dovrebbe avere un suo perché. E, in effetti, ce l’ha. I cultori del luogo comune si riempiono la bocca con la “ferocia” delle pene detentive: Tizio è stato condannato a 10, 15, 20 anni di prigione: orrore! E, per l’ergastolo: “Fine pena mai!”, cosa indegna di uomini civili! Stupidaggini. Le pene detentive, in Italia, non sono mai quelle che sembrano. 30 anni di prigione, in concreto, sono circa 8 anni e 7 mesi. Capisco che pensate sia una balla, ma vi giuro che è proprio così. Nel nostro ordinamento vi sono 4 straordinari istituti: la legge Gozzini, i permessi premio, la semilibertà e l’affidamento in prova al servizio sociale.

Secondo la legge Gozzini, ogni anno di prigione vale 9 mesi perché, ogni anno, 3 mesi vengono abbuonati. Non è proprio automatico; bisogna che il detenuto non abbia fatto casino. Avete capito bene: non deve aver tenuto una buona condotta, aver fatto opere di bene, essersi adoperato nell’interesse della comunità carceraria o cose del genere. No, basta che non abbia piantato grane. Se non rompe, gli regalano 3 mesi ogni anno.
I permessi premio si possono dare nella misura massima di 1 mese e mezzo all’anno; e di fatto così avviene. Quindi ogni anno di prigione in realtà sono 7 mesi e mezzo.

Dopo 15 anni il condannato può avere la semilibertà: di giorno va a lavorare e la notte torna in carcere. Solo che questi 15 anni, in concreto, sono 11 anni e 7 mesi per via di Gozzini e permessi premio. Sicché, dopo 11 anni e 7 mesi, un condannato a 30 anni di galera in prigione ci torna per dormire!

Ma non basta: quando gli mancano 3 anni per finire la pena, anche la semilibertà viene eliminata e il nostro galeotto viene affidato in prova al servizio sociale. Insomma, e fidatevi dei calcoli, uno che è condannato a 30 anni di galera, in realtà fa 8 anni e 7 mesi circa.
Ora, succede che, se un imputato di omicidio o di qualche altro delitto che prevede l’ergastolo chiede il giudizio abbreviato, per una serie di motivi che non sto a spiegare, può essere condannato, al massimo, a 30 anni di galera. Che, come si è visto, sono in realtà 8 anni e 7 mesi. Mentre, se fosse processato con il giudizio ordinario e si beccasse l’ergastolo, farebbe almeno 15 anni e 4 mesi circa. Eh, proprio così: perché anche per l’ergastolo valgono tutti quei benefici che ho elencato più sopra; solo che i calcoli sono un po’ diversi. Insomma, con la legge voluta da B&C , i peggiori delinquenti almeno un po’ di galera (un po’, altro che “fine pena mai”) se la fanno. Il che mi pare cosa buona e giusta.

Chi ha votato con B&C? Idv. E ha fatto bene perché una proposta buona, ovviamente, non diventa cattiva perché la fa uno cattivo. E chi ha votato contro? Il Pd. E ha fatto male, perché non è così che si fa opposizione. Soprattutto quando, mentre era al governo, si è “dimenticato” di abrogare la legge sul falso in bilancio e di farne una sul conflitto di interessi.

Bruno Tinti (Procuratore del Tribunale di Torino)

– Ci rivolgiamo a lei, Dott Tinti: noi siamo dei semplici volontari carcerari, ma il carcere lo conosciamo bene, perchè ce lo facciamo almeno un giorno tutte le settimane. Abbiamo un  Servizo Carcere e  da anni appoggiamo la lotta degli ergastolani per l’abolizione di questa pena disumana. Già nel 2007 il nostro fondatore, Don Oreste Benzi, dopo aver incontrato gli ergastolani di Spoleto, decine e decine di uomini in carcere ininterrottamente da 20-30 e senza prospettive di uscire, affermava che questa pena priva di qualsiasi speranza e prospettiva, risulta crudele e degradante. 

Lei dice testualmente: Ergastolo, “Fine pena mai”, cosa indegna di uomini civili!  Stupidaggini. Le pene detentive, in Italia, non sono mai quelle che sembrano. 30 anni di prigione, in concreto, sono circa 8 anni e 7 mesi. Capisco che pensate sia una balla, ma vi giuro che è proprio così.  

Dott. Tinti, noi incontriamo ogni settimana decine e decine di persone condannate all’ergastolo, senza speranza, ostative ai benefici penitenziari, persone che sono in carcere dal 1979, ragazzi di 40 anni che sono stati condannati all’ergastolo a 18 anni e che non sono mai usciti, neanche per il funerale del padre. Ragazzi che hanno vissuto più tempo della loro vita in carcere che fuori, persone che l’ ergastolo se lo vivono sulla propria pelle, giorno dopo giorno, anno dopo anno, da decenni. Noi li incontriamo: sono sempre lì, estate, inverno, Natale e Pasqua: non escono di giorno, come dice lei  e non hanno la cella del carcere come letto dove rientrare per dormire, ce l’hanno come tomba. Noi vediamo il tempo scorrere sui loro volti, settimana dopo settimana, e lasciare solchi profondi.   E non è, come lei sostiene, che non escono perchè hanno piantato grane, o rompono. No, molti di loro   nella riflessione e nella sofferenza, sono arrivati ad  una revisione  interiore sugli errori del passato, hanno studiato,  tutto questo nonostante  un sistema carcerario che per le condizioni in cui è ridotto costringe a beffa l’articolo 27 della Costituzione che sancisce che le pene devono tendere alla rieducazione.

Dott. Tinti, lei è una persona esperta e  quindi il cittadino comune che l’ha letta in quell’articolo è autorizzato a pensare che la sua sia una fonte attendibile, ma allora, se fosse vero quello che lei afferma,  e cioè che con la legge Gozzini tutti escono  al massimo  dopo 8 anni e pochi mesi, e perciò lei auspica l’approvazione di una legge che prevede che gli ergastolani facciano  almeno 15 anni,  perché allora in Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale? La metà di questi 100 ha addirittura superato i trent’anni di detenzione.
Al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano oltre 1.500: quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione “comune” detenuta è “solamente” raddoppiata.
Se tutti uscissero, come sostiene lei,  non potremmo  certo avere oggi  1.512 condannati a quella che di fatto invece  è una pena di morte mascherata.

Lei dice ancora:  “Dopo 15 anni il condannato può avere la semilibertà: di giorno va  a lavorare  e la notte torna in carcere”, ma lo sa che i dati ufficiali del Ministero della Giustizia dicono che al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano  67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900? E di questi solo 29 sono ergastolani?  29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni: non sembra anche a lei questo un Paese dove esiste, eccome, la certezza della pena?

Dott. Tinti, con i suo dati imparziali e irreali fa sembrare l’ergastolo una pena necessaria, mentre la stessa è stata abolita da Paesi che noi consideriamo meno civili, Brasile compreso.  Secondo il Sipp sono stati 18 gli ergastolani suicidatesi nel 2010, ma non vogliano discutere solo a suon di dati: noi la invitiamo a venire con noi. Venga con noi un giorno ad incontrare gli ergastolani, noi le proproniamo volti, corpi ingabbiati e storie vere. Saranno loro a parlare, non i nostri numeri. Venga con noi una giornata, poi riparleremo di ergastolo. Oppure ci dica qual’è il suo Tribunale che fa scontare un ergastolo con  8 anni e pochi mesi: avremmo centinaia di detenuti pronti a trasferirsi.
Nella rivista “Ristretti Orizzonti” anno 12, numero 3 maggio-giugno 2010, pag. 34, e Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia questa dichiarazione:
(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dell’Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.

Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita. (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

Aldo Moro nelle sue lezione universitarie avvertiva gli studenti, ma forse anche il legislatore e i politici:
«Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta».

Il Responsabile Generale

Esiste o no l’ergastolo In Italia???

Anche noi abbiamo letto inorriditi quanto ha scritto il Procuratore del Tribunale di Torino, Bruno Tinti, su “Il Fatto Quotidiano” del 27 febbraio 2011

Inorriditi perché certe frasi piene di falsità, di luoghi comuni, frutto di una politica che, incapace di governare e contrastare fenomeni sociali che portano alla criminalità,   ha fatto della giustizia un sentimento equivalente a vendetta o ritorsione, ce le saremmo aspettate dagli spettatori di stucchevoli talk show televisivi, da inoperosi chiaccheroni da bar, ma mai, MAI, da un procuratore di un Tribunale.

 Ospitiamo qui quanto ha risposto la Comunità Papa Giovanni XXIII, che da anni segue e appoggia la battaglia degli ergastolani, con questo comunicato.

Prima troverete il testo integrale dell’articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano”, poi la risposta dei volontari della Com. Papa Giovanni XXIII

Abbiate ancora la voglia e il coraggio di indignarvi!

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Rimini, 1 aprile 2011

 

COMUNICATO STAMPA

 

LA COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII risponde a questo articolo del Procuratore di Torino SULL’ERGASTOLO:

 

Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2011

B&C hanno fatto una legge che impedisce il rito abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo. Questa volta non si può dire che vogliano salvare il loro capo: non pare che B. abbia commesso delitti di questo tipo: corruzione, falsi in bilancio e frodi fiscali sì; forse concussione e prostituzione minorile pure; ma assassinii pare di no. Quindi la legge dovrebbe avere un suo perché. E, in effetti, ce l’ha. I cultori del luogo comune si riempiono la bocca con la “ferocia” delle pene detentive: Tizio è stato condannato a 10, 15, 20 anni di prigione: orrore! E, per l’ergastolo: “Fine pena mai!”, cosa indegna di uomini civili! Stupidaggini. Le pene detentive, in Italia, non sono mai quelle che sembrano. 30 anni di prigione, in concreto, sono circa 8 anni e 7 mesi. Capisco che pensate sia una balla, ma vi giuro che è proprio così. Nel nostro ordinamento vi sono 4 straordinari istituti: la legge Gozzini, i permessi premio, la semilibertà e l’affidamento in prova al servizio sociale.
Secondo la legge Gozzini, ogni anno di prigione vale 9 mesi perché, ogni anno, 3 mesi vengono abbuonati. Non è proprio automatico; bisogna che il detenuto non abbia fatto casino. Avete capito bene: non deve aver tenuto una buona condotta, aver fatto opere di bene, essersi adoperato nell’interesse della comunità carceraria o cose del genere. No, basta che non abbia piantato grane. Se non rompe, gli regalano 3 mesi ogni anno.
I permessi premio si possono dare nella misura massima di 1 mese e mezzo all’anno; e di fatto così avviene. Quindi ogni anno di prigione in realtà sono 7 mesi e mezzo.
Dopo 15 anni il condannato può avere la semilibertà: di giorno va a lavorare e la notte torna in carcere. Solo che questi 15 anni, in concreto, sono 11 anni e 7 mesi per via di Gozzini e permessi premio. Sicché, dopo 11 anni e 7 mesi, un condannato a 30 anni di galera in prigione ci torna per dormire!
Ma non basta: quando gli mancano 3 anni per finire la pena, anche la semilibertà viene eliminata e il nostro galeotto viene affidato in prova al servizio sociale. Insomma, e fidatevi dei calcoli, uno che è condannato a 30 anni di galera, in realtà fa 8 anni e 7 mesi circa.
Ora, succede che, se un imputato di omicidio o di qualche altro delitto che prevede l’ergastolo chiede il giudizio abbreviato, per una serie di motivi che non sto a spiegare, può essere condannato, al massimo, a 30 anni di galera. Che, come si è visto, sono in realtà 8 anni e 7 mesi. Mentre, se fosse processato con il giudizio ordinario e si beccasse l’ergastolo, farebbe almeno 15 anni e 4 mesi circa. Eh, proprio così: perché anche per l’ergastolo valgono tutti quei benefici che ho elencato più sopra; solo che i calcoli sono un po’ diversi. Insomma, con la legge voluta da B&C , i peggiori delinquenti almeno un po’ di galera (un po’, altro che “fine pena mai”) se la fanno. Il che mi pare cosa buona e giusta.
Chi ha votato con B&C? Idv. E ha fatto bene perché una proposta buona, ovviamente, non diventa cattiva perché la fa uno cattivo. E chi ha votato contro? Il Pd. E ha fatto male, perché non è così che si fa opposizione. Soprattutto quando, mentre era al governo, si è “dimenticato” di abrogare la legge sul falso in bilancio e di farne una sul conflitto di interessi.

Bruno Tinti (Procuratore del Tribunale di Torino)

 

 

Ci rivolgiamo a lei, Dott Tinti: noi siamo dei semplici volontari carcerari, ma il carcere lo conosciamo bene, perchè ce lo facciamo almeno un giorno tutte le settimane. Abbiamo un  Servizo Carcere e  da anni appoggiamo la lotta degli ergastolani per l’abolizione di questa pena disumana. Già nel 2007 il nostro fondatore, Don Oreste Benzi, dopo aver incontrato gli ergastolani di Spoleto, decine e decine di uomini in carcere ininterrottamente da 20-30 e senza prospettive di uscire, affermava che questa pena priva di qualsiasi speranza e prospettiva, risulta crudele e degradante.  

Lei dice testualmente: Ergastolo, “Fine pena mai”, cosa indegna di uomini civili!  Stupidaggini. Le pene detentive, in Italia, non sono mai quelle che sembrano. 30 anni di prigione, in concreto, sono circa 8 anni e 7 mesi. Capisco che pensate sia una balla, ma vi giuro che è proprio così. 

Dott. Tinti, noi incontriamo ogni settimana decine e decine di persone condannate all’ergastolo, senza speranza, ostative ai benefici penitenziari, persone che sono in carcere dal 1979, ragazzi di 40 anni che sono stati condannati all’ergastolo a 18 anni e che non sono mai usciti, neanche per il funerale del padre. Ragazzi che hanno vissuto più tempo della loro vita in carcere che fuori, persone che l’ ergastolo se lo vivono sulla propria pelle, giorno dopo giorno, anno dopo anno, da decenni. Noi li incontriamo: sono sempre lì, estate, inverno, Natale e Pasqua: non escono di giorno, come dice lei  e non hanno la cella del carcere come letto dove rientrare per dormire, ce l’hanno come tomba. Noi vediamo il tempo scorrere sui loro volti, settimana dopo settimana, e lasciare solchi profondi.   E non è, come lei sostiene, che non escono perchè hanno piantato grane, o rompono. No, molti di loro   nella riflessione e nella sofferenza, sono arrivati ad  una revisione  interiore sugli errori del passato, hanno studiato,  tutto questo nonostante  un sistema carcerario che per le condizioni in cui è ridotto costringe a beffa l’articolo 27 della Costituzione che sancisce che le pene devono tendere alla rieducazione.

Dott. Tinti, lei è una persona esperta e  quindi il cittadino comune che l’ha letta in quell’articolo è autorizzato a pensare che la sua sia una fonte attendibile, ma allora, se fosse vero quello che lei afferma,  e cioè che con la legge Gozzini tutti escono  al massimo  dopo 8 anni e pochi mesi, e perciò lei auspica l’approvazione di una legge che prevede che gli ergastolani facciano  almeno 15 anni,  perché allora in Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale? La metà di questi 100 ha addirittura superato i trent’anni di detenzione.

Al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano oltre 1.500: quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione “comune” detenuta è “solamente” raddoppiata.

Se tutti uscissero, come sostiene lei,  non potremmo  certo avere oggi  1.512 condannati a quella che di fatto invece  è una pena di morte mascherata.

 

Lei dice ancora:  “Dopo 15 anni il condannato può avere la semilibertà: di giorno va  a lavorare  e la notte torna in carcere”, ma lo sa che i dati ufficiali del Ministero della Giustizia dicono che al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano  67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900? E di questi solo 29 sono ergastolani?  29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni: non sembra anche a lei questo un Paese dove esiste, eccome, la certezza della pena?

Dott. Tinti, con i suo dati imparziali e irreali fa sembrare l’ergastolo una pena necessaria, mentre la stessa è stata abolita da Paesi che noi consideriamo meno civili, Brasile compreso.  Secondo il Sipp sono stati 18 gli ergastolani suicidatesi nel 2010, ma non vogliano discutere solo a suon di dati: noi la invitiamo a venire con noi. Venga con noi un giorno ad incontrare gli ergastolani, noi le proproniamo volti, corpi ingabbiati e storie vere. Saranno loro a parlare, non i nostri numeri. Venga con noi una giornata, poi riparleremo di ergastolo. Oppure ci dica qual’è il suo Tribunale che fa scontare un ergastolo con  8 anni e pochi mesi: avremmo centinaia di detenuti pronti a trasferirsi.

Nella rivista “Ristretti Orizzonti” anno 12, numero 3 maggio-giugno 2010, pag. 34, e Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia questa dichiarazione:

(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dell’Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.
 (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

 

      Aldo Moro nelle sue lezione universitarie avvertiva gli studenti, ma forse anche il legislatore e i politici:

«Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta».

 

Per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Il Responsabile Generale

Giovanni Ramonda

 

 

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