Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Carcere e carta… di Nellino

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Il nostro Nellino (Francesco Annunziata) -detenuto a Catanzaro- con la sua consueta caustica ironia, ci descrive situazioni che sembrano usciti da un racconto surreale.

Quella che viene messa in scena è la “mentalità burocratica”, una forma di irrigidimento mentale che è fortemente omogenea con l’ottusità.

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Carissimi amici,

E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo. Sono stato impegnato, e molto, con la preparazione dell’esame di Fisica 1 che, finalmente, ho sostenuto superandolo.

Oggi intendo raccontarvi alcuni episodi che descrivono l’involuzione di questo istituto penitenziario. Involuzione che è iniziata qualche tempo fa e che, purtroppo, si protrae fino ai limiti dell’umana conoscenza. Le cause o LA CAUSA di questo peggioramento è ben nota, ma, sembra inestirpabile, come se fosse un castigo divino, come se fosse protetta da entità superiori che la rendono invulnerabile. Questo istituto, in maniera alternata, ha conosciuto alti e bassi, più i secondi che i primi, ma circa quattro anni fa sembrava essersi accesa una luce. Sembrava esserci accesa una speranza, la speranza che finalmente le cose potessero cambiare. Finalmente un’autorità dirigente all’avanguardia, moderna, con una concezione del carcere rispettosa dei dettami costituzionali.

Un’autorità dirigente che ispirava fiducia, che sembrava in grado di portare anche un carcere della Calabria nel 21simo secolo (è risaputo che al Sud siamo sempre in ritardo su ogni cosa, figurarsi per il carcere). E bisogna riconoscere che nel primo periodo questa fiducia era ben riposta e i risultati si sono visti. Con sacrificio, con l’impegno di tutti, superando di volta in volta tutti gli ostacoli che si presentavano.

Ostacoli che provo a riassumere citando solo quelli ritenuti più comici, in modo che una vita così pesante contempli anche quella leggerezza fondamentale per superare questi momenti. Prima dell’arrivo dell’attuale Direttrice, in questo carcere non era consentito ai famigliari, che vengono a colloquio, di portare frutta e verdura.

Facciamo colloquio e i familiari ci portano i fagiolini.

Gli addetti al controllo non consentono l’ingresso dei fagiolini, sostenendo che non sono verdura ma ortaggi.

Vengono i familiari e portano i kiwi.

Non li fanno entrare, sostenendo che i kiwi non sono frutta!

Si trova nei pressi la direttrice  alla nostra uscita dai colloqui e la informiamo dell’episodio e lei stessa chiede a noi: se non sono frutta cosa sono?

E lo deve chiedere a questo signore preposto ai controlli!!!

Ecco, giusto per fornirvi lo spunto per un sorriso, anche se ci sarebbe ben poco da ridere se pensiamo che queste persone sono coloro le quali dovrebbero assicurare la sicurezza del Paese; ma questo è il genere di ostacoli che con pazienza si è cercato di superare, e cercare di estirpare l’ostilità evidente di un dirigente che manifestava la volontà di emancipare un carcere che nelle gestioni precedenti era concepito solo ed esclusivamente in maniera afflittiva.

Con costanza, anche parte nostra, nel cercare di non cascare nel tranello… di fornire lo spunto a qualcuno per poter dire alla dirigenza: “hai visto che on lo meritano?”.

Sono stati avviati progetti, corsi, scuola, tutto sembrava procedere al meglio. La nota odissea per il computer; anch’ella pareva che fosse in via di risoluzione definitiva. 

Poi, all’improvviso, qualcosa è cambiato. Sembra quasi che i successi conseguiti attraverso un altro modo di intendere il carcere abbia dato fastidio a qualcuno che è ancorato alla visione della pena che deve essere solo ed esclusivamente punitiva. 

Tant’è, oggi siamo al punto di partenza. Anzi, forse siamo ritornati più indietro di quanto potessimo immaginare.

Leggete e poi trarrete le vostre conclusioni.

Breve antefatto, funzionale alla comprensione più completa della situazione: l’autorità dirigente di cui sopra quasi subito ha ampliato la lista dei generi e degli oggetti autorizzati all’ingresso tramite pacco postale. Veniamo al fatto e ai fatti:

Arriva un pacco postale, a un compagno detenuto, contenente vari generi, tra cui la carta forno. Cari amici, la carta forno, quella trasparente, che tra l’altro è acquistabile all’interno dell’istituto tramite l’impresa di mantenimento con il c.d. mod. 73 (domandina).

Amici, la carta forno, quella trasparente. E’ chiaro di cosa parlo? E si bai bene, non arrotolata, ma già aperta  e tagliata a fogli. Ebbene, il signore addetto alla consegna e controllo dei pacchi postali in entrata, sostiene che non è consentita. Orbene, il detenuto con pazienza gli fa notare che nell’ordine  dell’autorità dirigente per le cose autorizzate a entrare, c’è anche la carta per dolci.

Ebbene, fermi ognuno sulle proprie posizioni, si richiede l’intervento di un ufficiale superiore sperando che, visti i gradi, sia quantomeno meno “chiuso” mentalmente e ponga rimedio (piccola riflessione ad alta voce: a volte, quando ripenso a certi episodi, mi viene da credere che sia tutto un trucco e di essere su scherzi a parte).

Ritorniamo a noi, non voglio tenervi sulle spine, siete curiosi di conoscere la risposta dell’ufficiale vero? Siete sicuri che questo abbia rispettato l’ordine scritto vero? Pensate che quello di prima si sarà confuso?

Mi spiace deludere la fiducia che riponevate. Il superiore ne dice una che, se possibile, è peggio di quella detta dall’altro. Spiega al detenuto che è vero che sull’ordine c’è scritto che la carta per i dolci è autorizzata, ma, essendo che con quella carta non si fanno solo i dolci, ma è possibile farci anche la pizza, non è consentita.

No… vi prego… vi state sentendo male dal ridere?

Pensate che vi abbia raccontato una barzelletta?

Piacerebbe anche a me, credetemi, potervi dire che è solo uno scherzo, invece, purtroppo, è la pura verità. Allucinante, ma la verità.

E se ora vi dicessi che c’è di peggio?

Però ora vi invito a tenervi forte, perché se prima vi siete sbellicati dalle risate, ora rischiate di crollare per terra.

Arriva un pacco postale ad altro detenuto contenente carta.

Carta! Carta semplice, fogli di carta bianchi e colorati. Direte che in questo caso non ci saranno stati problemi, vero?

Hahahahaha… e come si fa?… problemi? La carta bianca, sì, quella colorata non è consentita. Perché?

Perché è colorata!   🙂

Quella adesiva? No entra perché è adesiva! :-)! Insomma, ma quale cazzo di carta entra? E’ carta, mica una bomba.

Si potrebbe pensare che siano cose fatte di proposito, per creare ad arte dei disordini; sfido chiunque a mantenere un certo controllo, in una circostanza simile. Se così fosse, sarebbe grave, ma non credete che sia ancora più grave, visto il ruolo istituzionale che ricoprono queste persone, se la pensassero proprio così?

Non è uno scherzo. Ci credono in quello che dicono.

Cerco che siamo messi peggio di quello che si crede.

Queste persone sarebbero le stesse che dovrebbero ” rieducare” noi?

Come dice il grande maestro Antonio De Curtis…. ma mi faccia il piacere!!!

Queste persone, per le quali i kii non sono frutta, la carta da forno è autorizzata per i dolci, ma non per le pizze, dovrebbero essere quelle che controllano noi?

Inizia a montare il sospetto che lo Stato ci arresti di proposito per farci accudire da questi soggetti che hanno bisogno di aiuto. Per questo esiste il fine pena MAI. Dovessimo uscire, questi rimarrebbero soli e incustoditi e si può ben immaginare che cosa sarebbero in grado di combinare.

A questo punto, sorge spontaneo il dubbio che la Direttrice non sappia nulla di quanto accade, e ciò sarebbe grave, ma sarebbe ancora più grave se è  a conoscenza di tutto e non interviene.

Perché non interviene? Cosa o chi le impedisce di usare tutta l’autorità che la legge le conferisce?

Purtroppo non è più possibile restare in questo carcere a queste condizioni, così svalutanti rispetto agli altri istituti. Sono cessate di esistere le opportunità, anche quelle minime per far sì che non si resti venti ore chiusi in cella. E’ UN CARCERE FERMO, IMMOBILE, “ABBANDONATO”.

Ma di questo potremo parlarne la prossima volta, a breve, perché ci sono tante di quelle situazioni assurde che ci sarebbe materiale per altri venti anni di Striscia la notizia. 

Spero vi siate divertiti, noi un po’ meno, però ci sta prenderla con un sorriso. L’ignoranza resterà per sempre un male incurabile.

Con simpatia.

Nellino

20-07-2014

Diario di Pasquale De Feo- 22 settembre – 21 ottobre

Eccoci con uno degli appuntamenti principali di questo Blog. Il diario mensile di Pasquale De Feo.

Ogni mese giunge questo piccolo libro, che raccogli tutte le riflessioni scritte da Pasquale nel corso di quel mese.

Non solo testi che parlano di carcere, ma pezzi di anima, di sangue, di vita, di sogno, di mondo.. una eterna tensione di una mente curiosa animata da indignazione, passione, libertà.

A differenza di quanto fatto nelle premesse agli ultimi diari, questa volta mi limiterò a fare solo una citazione, prima di lasciarvi alla lettura integrale del diario di Pasquale. Eccola qua:

“Nel silenzio della notte o di prima mattina, rimbalzano come un suono sinistro i passi dell’agente nel corridoio, le suole di cuoio fanno un rumore che ti entra nel cervello, anche se la maledetta abitudine fa metabolizzare ogni cosa. La camminata innesca tanti fattori che alimentano i timori in noi, che possano derivare dalla rottura del silenzio, ai ricordi degli impacchettamenti all’alba, e i passi concitati che riportano alla mente momenti bui di soprusi e torture. Il ministero spenderebbe meno se rifornirebbero di scarpe gommate gli agenti; ma credo che certi appalti sono intoccabili. In conclusione, noi detenuti guardiamo sempre il bicchiere mezzo pieno, pertanto questo minore lo riteniamo un aiuto essendo in allarme naturale. ” (30/09/2012)

Questo passo vive di un’angoscia incredibile. Le suole di cuoio delle scarpe degli agenti, il loro rumore di notte.. un semplice dettaglio.. diventa simbolico, come un rumore sinistro saturo di memorie emotive.

Qualcuno diceva che “il diavolo si nasconde nei dettagli.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. carcere di Catanzaro.. mese di ottobre.

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Mauro Palma, ex presidente del Comitato contro la tortura del Consiglio d’Europa, ha scritto un articolo sulla legge per l’introduzione del reato di tortura nel nostro ..codice penale. La commissione giustizia del Senato, dopo aver approvato il testo, l’ha trasmesso all’aula per la discussione. Sarà difficile che questa legislatura riesca ad approvarla, perché i tempi sono stretti, anche per l’ostruzionismo del PDL, perché non vogliono il reato di tortura: “il precedente governo Berlusconi, aveva detto al Comitato dei diritti umani dell’ONU, che questo reato non era una priorità”. Palma lamenta, giustamente, che la legge è generica e non specifica, perché non hanno avuto il coraggio di tipicizzarlo, per non inserire un reato che abbia come attori le forze di polizia, carabinieri e polizia penitenziaria. La tortura è un reato che si compie nella stragrande maggioranza mentre un cittadino è nelle mani dello Stato: in stato di fermo, nelle caserme, nei carceri, negli OPG, ecc. Hanno voluto annacquarlo affinché ci siano più scappatoie per le varie polizie. Comunque speriamo che almeno questo testo veda la luce, contribuirà a moderare gli eccessi, scalfendo la certezza dell’impunità che li ha accompagnati fino ad oggi.  –  22-09-2012

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I privilegi delle varie caste sembrano infiniti, ormai non mi meraviglio più quando ne leggo nei quotidiani. Ogni governatore della Banca d’Italia fa la morale un po’ a tutti, senza mai fare una autocritica sia sui banchieri sia sull’apparato della Banca d’Italia, che è piena di privilegi. Gli stipendi degli impiegati sono paragonabili a quelli dei parlamentari, i gradi più elevati vanno molto al di sopra; le pensioni non sono da meno degli stipendi. I dipendenti pensionati e i loro familiari, possono accedere a mutui con interessi usurari, all’1%, un sogno per i comuni cittadini. Sono interessi addirittura più favorevoli di quelli dei parlamentari, all’1,57% che tempo fa fecero scandalo. In qualunque contesto governativo si guardi, ci sono privilegi vergognosi, ma con una faccia tosta chiedono al popolino di tirare la cinghia. Credo che non si possano più mettere pezze, ma bisognerebbe rispettare e iniziare da capo, viceversa nulla cambierà.  –  23/09/2012

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Per la seconda serata consecutiva, dopo TG5, hanno proposto in due parti, l’intervista a Giuseppe Grassonelli, un ergastolano da 20 anni in carcere. Ieri sera in studio c’erano la radicale Rita Bernardini e l’ex vice Direttore del D.A.P., Sebastiano Ardita. Togliendo i suoi fatti personali, su cui non entro nel merito, ha detto una cose che merita un approfondimento: “In Italia c’è la pena di morte chiamata 4 bis”. Questa è una realtà che da vent’anni è coperta dalla censura e dall’omertà di Stato. Non solo è stata istituzionalizzata la pena di morte, ma anche la tortura con il 41 bis. L’ergastolo con il 4 bis è una pena di morte, anche se diluita nel tempo il risultato non cambia, anzi è peggiore, perché ci vuole un coraggio che duri tutta l’esistenza. Anche il cosiddetto ergastolo normale (qualche centinaio in Italia), formalmente se ha accesso a tutti i benefici delle pene alternative, ma nei fatti è una discrezionalità del magistrato di sorveglianza, pertanto è un ergastolo bianco, non essendoci nessuna certezza di terminare la pena. Il regime di tortura del 41 bis, seppellisce vivi i detenuti condannati alla pena di morte. Bisogna dare merito al PM Sebastiano Ardita, perché  imperterrito porta avanti le sue tesi di tortura, nascondendoli  sotto termini diplomatici che non allarmano la coscienza delle persone. La tortura la chiama “coercizione”. La pena di morte la chiama “sicurezza sociale”. Mi auguro che questi eventi mediatici continuino, affinché la gente inizi a riflettere sull’infamia delle leggi emergenziali.  –  24/09/2012

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Stamane ho trovato il pane  che ci passa l’amministrazione punteggiato di bianco e di muffa verde, era di due giorni fa, pertanto è strano che questo pane subito va a male. Mi è successo anche altre volte. Pensando al passato, ricordo che il pane che compravamo a casa, durava anche una settimana. Quello che facevano i nonni e gli zii nel Cilento, durava tutto il mese. Compro le freselle integrali sulla spese, durano una settimana senza problemi, ma possono durare anche un mese, come riporta la sentenza. Ho letto spesso che in Italia arriva il pane semicotto e congelato: una sera ho visto un documentario su questo pane che veniva dall’est-europeo, una porcheria piena di additivi chimici, autentiche bombe tossiche, l’igiene non era contemplata. Credo che questo pane sia simile, perché non si spiega come vada a male dopo due giorni. Se lo facessimo noi in cella, durerebbe almeno una settimana. Le imprese del carcere, che poi è la Berselli, che detiene il monopolio dal 1930, è onnipotente, talmente potente che nessuno al ministero si sogna di intervenire, neanche quei 120 PM antimafia che operano al Ministero. E’ palese che qualcuno nei vertici del ministero la protegge, sicuramente non gratis.  –  25/09/2012

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Riflettevo sul sistema di potere dell’apparato repressivo, non si può nascondere che è di tipo coloniale, e negli ultimi 20 anni ha ingoiato centinaia di miliardi di euro, senza nessun controllo. Questa bestiale repressione ha riportato tre risultati:

1-Un odio profondo contro lo Stato da parte di migliaia di persone, che hanno subito ogni sorta di sopruso dagli organi repressivi; magistratura, le varie polizie e le gogne mediatiche.

2-Ha moltiplicato per migliaia di migliaia le persone sottoposte alle famigerate legge emergenziali, facendo diventare il Meridione un covo di mafiosi; come lo fu con la repressione dell’occupazione piemontese, per dare legittimità all’infame legge Pica, il Sud divenne un covo di briganti.

3-Ha fatto diventare ricchi e potenti tante persone mediocri, che necessarie all’apparato repressivo, hanno dato sfogo al loro livore e suggerito leggi sempre più feroci e crudeli. Anestetizzando la coscienza del popolo, facendogli digerire ogni sorta di abuso, anche la pena di morte e la tortura.

E’ palese che questo sistema infernale non funziona e incancrenisce il tessuto sociale; credo che sia il tempo che persone con uno spessore intellettuale si pongano alcune domande, e diano risposte per una riflessione, che inneschi un cambiamento. Se ciò non avviene, l’industria repressiva  continuerà a mietere le sue vittime, perché per funzionare ha bisogno di “carne fresca”, dopo i padri ci sono i figli, nipoti, zii, cugini, cognati, ecc. Questo girone infernale continuerà ad andare avanti calpestando ogni diritto. Bisogna cambiare metodo guardando alle nazioni dove funziona il recupero e l’inserimento in società. I Paesi scandinavi (Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca), con l’Olanda, il Belgio ed altri, dove il concetto dell’insegnamento delle regole ha prodotto i suoi frutti, pertanto sono l’esempio da imitare. Comprendo che l’illecito strapotere dell’apparato repressivo non vuole il cambiamento, per non perdere il potere che esercita sul Paese, per non limitare l’onnipotenza dei suoi privilegi, e le centinaia di miliardi di euro a cui può attingere senza riserve; ma bisogna che la politica sana abbia uno scatto di orgoglio e di libertà per far ritornare il Paese dove giusto che sia, nel “mondo civile”.  –  26/09/2012

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Ieri sera hanno messo in onda una trasmissione del 1962 di Zavattini, era stata girata nel carcere di Porto Azzurro, era dedicata agli ergastolani, circa 250 nel penitenziario. Le condizioni erano molto diverse, ma la sostanza non cambia. Mentre intervistava gli ergastolani, come in un film ho visto gli stessi prigionieri di oggi, identici in ogni dettaglio. In ultimo hanno intervistato il Direttore, paragonandolo a quelli odierni, il prodotto non cambia, esaltava  qualunque cosa avesse fatto e cercava di ridimensionare tutte le brutture, persino le celle di segregazione, dove non c’era niente, neanche la luce, e i detenuti  ci venivano messi anche per valutare la loro personalità. L’arbitrio assoluto da parte del Direttore, e lui lo spiegava come fosse l’atto più naturale del mondo. Il tempo passa ma nulla cambia, e se non ci ribelliamo al narcotico che ci hanno iniettato, non cambierà niente. Mi auguro ch quando decideremo di fare una protesta estrema; il numero degli ergastolani sia molto alto.  –  27/09/2012

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Gli americani continuano ad allargare le loro basi in Italia, e non c’è nessun politico che prenda posizioni, solo la gente si ribella a questa prepotenza straniera. Riflettevo su questo fatto e sono giunto alla conclusione che gli americani non sono alleati, ma un esercito di occupazione, perché dopo circa 70 anni dalla fine della II guerra mondiale, continua ad occupare il Paese, pertanto chiamarlo alleato è fuorviante. Questo mio pensiero è avallato anche dal fatto che gli Stati Uniti hanno un debito pubblico enorme e questo li costringe a tagliare da tutte le parti, persino la NASA è stata ridimensionata nei suoi progetti per i tagli del governo, ma con tutto ciò non smobilitano le loro basi in Italia e in Europa. Se l’Italia e l’Europa sono un solido alleato, perché ha ancora tutte queste basi nel continente? A mio parere questa si chiama occupazione, altro che alleati. Ha fatto bene la Francia a non concedere basi agli americani. Con l’Unione Europea, è tempo che gli americani ritornino a casa loro.  –  28/09/2012

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E’ morto Perluigi Vigna, era stato il padrone assoluto della Procura di Firenze e di conseguenza anche del Tribunale; una specie di Torquemada, poi divenne Procuratore Nazionale Antimafia. Oggi tutti l’osannano, nessuno ricorda le sue malefatte perpetuate nel suo delirio di onnipotenza; forte con i deboli e lecchino con i forti. Ha coperto le torture di Pianosa degli anni ’90, ha imbastito processi inventati di sana pianta,come i cosiddetti mostri di Firenze, quattro poveri cristi inchiodati alla croce per soddisfare la sua vanità di “monarca” di Firenze. Senza dimentica le centinaia di casi anonimi che hanno subito la sua violenza istituzionale. Sono stato in un carcere della regione toscana e a Firenze, e mi hanno raccontato tanti fatti su di lui. Ne cito uno per rappresentarli tutti. La storia di Roberta. Era il Direttore della banca di Piombino, l’arrestarono sapendolo innocente, ma, con tutto ciò, volevano delle dichiarazioni che chiudessero la costruzione architettonica del procedimento che aveva imbastito la procura di Firenze, non volendosi prestare alle loro manovre fraudolenti, gli bloccarono tutte le sue entrate e quelle della sua fidanzata, lo volevano prendere per fame, per sua fortuna non poterono bloccare la pensione del padre. Ogni due tre giorni lo chiamavano la sera per colloqui investigativi, ma lo terrorizzavano con la minaccia di arrestargli il padre e la fidanzata, ritornava in sezione piangendo e terrorizzato dalle minacce, noi detenuti l’aiutavamo a tirarlo su di morale. Questa tortura durò un anno; fino a quando uscì per decorrenza termini. Dopo alcuni anni uscì assolto da ogni accusa, ma la sua vita era stata rovinata e perse il Padre che si consumò dal dolore. Lo sapevano innocente perché il suo difensore era suo cugino, magistrato e pretore di Piombino, l’interlocutore della procura di Firenze gli disse “sappiamo che è innocente, ma non possiamo fare brutta figura dicendo che ci siamo sbagliati”. Oggi Roberto è un volontario delle carceri con l’associazione San Vincenzo De Paoli. La voce corrente che girava a Sollicciano (carcere di Firenze) su Vigna, era che fosse un cocainomane. Se esiste l’inferno, gli auguro di bruciare nel fuoco per pagare tutto il male fatto.  –  29/09/2012

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Nel silenzio della notte o di prima mattina, rimbalzano come un suono sinistro i passi dell’agente nel corridoio, le suole di cuoio fanno un rumore che ti entra nel cervello, anche se la maledetta abitudine fa metabolizzare ogni cosa. La camminata innesca tanti fattori che alimentano i timori in noi, che possano derivare dalla rottura del silenzio, ai ricordi degli impacchettamenti all’alba, e i passi concitati che riportano alla mente momenti bui di soprusi e torture. Il ministero spenderebbe meno se rifornirebbero di scarpe gommate gli agenti; ma credo che certi appalti sono intoccabili. In conclusione, noi detenuti guardiamo sempre il bicchiere mezzo pieno, pertanto questo minore lo riteniamo un aiuto essendo in allarme naturale.  –  30/09/2012

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Il reparto SVIMEZ ha sentenziato che il Meridione per recuperare il ritardo con il Nord ci vogliono 400. Mentre leggevo questa bestialità, pensavo che se fosse vero, i tosco padani sono stati più  bravi, in 150 anni non solo ci hanno liquidato e spogliato di tutto, ma addirittura ci hanno  messo alla pari con gli africani, così possono giustificare il sistema coloniale instaurato per saccheggiarci e tenere nel tempo l’occupazione con la repressione, affinché non ci sia progresso in ogni campo, per rimanere un mercato per l’acquisto delle loro merci e un serbatoio di voti per i politici. Mettono in evidenza qualche piccolo investimento fatto al Sud, nascondendo le centinaia di miliardi che in tanti modi vengono dirottati al Nord. Questi piccoli finanziamenti non sono altro che l’aiuto ai poteri meridionali “collaborazionisti”, affinché continuino a fare gli interessi dei tosco padani. Tutto continua da 150 anni, un metodo collaudato e quando ci sono problemi oppure c’è bisogno di una cortina fumogena pesi perr coprire i soliti latrocini nordisti: “Una volta si chiamavano stati di assedio, oggi le chiamano emergenze mafiose”. Quando leggo dei problemi della “questione meridionale”, sento sempre puzza di fregatura perché quando c’è crisi economica, la pagano sempre gli schiavi delle colonie.  –  1/10/2012                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

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Storico sorpasso della bici sull’auto. In Italia la bici è più venduta dell’auto. Questo dimostra che gli italiani hanno acquisito un’anima ambientalista più dei propri governanti, che finanziano a fondo perduto la Fiat dal dopoguerra. L’unico problema è che le piste ciclabili sono poche. Ne abbiamo solo 4000 km, a fronte delle 40000 della Germania. L’anno scorso sono state vendute 1750000 bici. Speriamo che questa tendenza continui. Sarebbe bello vedere le strade piene di bici come l’Olanda.  –  2/10/2012

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La recidiva non è un gene radicato nelle persone, per tanto dovrebbero studiare le cause, che in linea di massima si conoscono, e trovare le soluzioni migliori per limitarla al minimo. Proverò ad analizzare i fattori che l’alimentano. Premesso che nessuno nasce delinquente, cattivo e predisposto in questo sento. La società in cui nasciamo ci fa ricchi o poveri, e quando si è poveri l’esclusione da una vita dignitosa diventa la norma, ciò conduce alle scorciatoie per avere un tenore di vita adeguato; siccome l’appetito viene mangiando, si cerca di salire tutti gradini della scala sociale, senza andare troppo per il sottile. Poveri si diventa, perché lo Stat con i suoi atti ingiusti innesca la creazione di zone dove fiorisce il disagio sociale, un fenomeno innaturale, non naturale, come la devianza. L’esclusione produce ingiustizie e risentimento, perché non si ha accesso a una condizione di cittadinanza piena e totale, alimentando odio contro lo Stato, e di conseguenza la creazione di condotte di autonomi dandosi regole, leggi e vincoli propri, al di fuori della società. Questo processo che colpisce intere popolazioni, contribuisce al degrado sociale che assottiglia la linea tra la legalità e l’illegalità, con la supremazia della sopravvivenza, senza preoccuparsi in quale parte della linea si è costretti ad operare per guadagnarsi il pane. La povertà, moderna forma di schiavitù, è il vincolo di tutti i mali dell’umanità. Per liberare la società da questo flagello, bisognerebbe eliminare le leggi inique, le istituzioni che l’alimentano e le pratiche che impongono l’impoverimento, e di conseguenza la sua criminalizzazione. Tutto ciò non viene fatto, perché il potere dei ricchi ha bisogno di questo sistema iniquo, per continuar ad arricchirsi e mantenere il loro status.  –  3/10/2012

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Mi appassionano molto le trasmissioni sugli UFO. Oggi ne ho visto una che è durata circa due ore. I discorsi e i servizi erano improntati sulle varie tracce lasciate nei secoli passati: archeologia, disegni, religioni. Effettivamente non si può negare la realtà. Nel 900 e in questo nuovo secolo, gli avvistamenti e tracce varie, dimostrano che le visite di altre civiltà ci sono state. Non si possono prendere per visionari milioni di persone nel mondo che hanno visto. La logica e il buon senso mi portano a credere che nell’universo, con miliardi di stelle, ci saranno sicuramente altre civiltà, e credo anche più evolute della nostra, perché se riescono a viaggiare nello spazio devono essere per forza più progrediti di  noi, per di più che la facevano già 2-3 mila anni fa. L’unico problema che ci possiamo porre, e quello di non fare la fine dei popoli delle Americhe, dove la conquista dei popoli europei si tramuta in un genocidio.  –  4/10/2012

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In questi giorni stanno chiudendo il carcere di Laurean in provincia di Reggio Calabria, in provincia di Reggio Calabria, l’unico carcere in Calabria dove viene applicato integralmente l’art. 27 della Costituzione. Tutti insieme, carcerati, guardie, il sindaco del paese, con la giunta comunale e anche il presidente della regione stanno protestando contro questa chiusura insensata. Ieri sera han  trasmesso un programma su TV Calabria; il sindaco ha detto “c’è qualcosa di mostruoso che hanno progettato e stanno attuando al Ministero della Giustizia”. Credo che non sia andato tanto lontano dalla realtà. Al D.A.P. ormai comandano con metodi arbitrari i PM antimafia. Sono circa 120, hanno invaso  il ministero  occupandolo, e trattano il sistema penitenziario alla stessa stregua delle Procure quando firmano i mandati di cattura a grappoli. Ci sono poche luci di civiltà nel Meridione, ma l’apparato repressivo cerca di sopprimerle, perché ha bisogno di tenere alta la tensione, sia per mantenere il potere di condizionamento sul Paese, sia per proteggere i privilegi vergognosi che non fruiscono, e sia per non far chiudere il pozzo di San Patrizio, dove attingono a piene mani miliardi di euro senza controllo. Monti taglia da tutte le parti tranne che all’apparato elefantiaco della repressione. La ministra Severino, complice dell’apparato, si presta a ogni loro richiesta, d’altronde ha uno studio legale e, se facesse il suo dovere, non la farebbero più lavorare. Invece di trasformare tutte le carceri italiane come quelli di Bollate e Laureana, i mandarini del DAP li chiudono.  –  5/10/2012

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Ho trovato uno scritto di Alda Merini, un estratto da un suo libro: “L’altra verità- Diario di una diversa”. Lo riporto affinché che legge comprenda la mia riflessione:

“Un giorno successe una cosa meravigliosa in manicomio: ci apersero i cancelli, ci dissero che finalmente potevamo uscire. Dio! Cosa successe dentro l’anima nostra. Fu uno sciamare di vestaglie azzurre verso l’alba. E mi venne in mente, anzi ebbi la visione di santa Teresina che amava definirsi “piccola rondine di Dio”. In quel giorno scesi in giardino di corsa. Mi inginocchiai davanti a un pezzetto di terra e mi bevvi quel terriccio con una fame primordiale. Fu un giorno grande, il giorno della nostra prima risurrezione. Da quel giorno cominciammo a vestirci, a pettinarci, a curare il nostro aspetto, perché fuori c’erano gli uomini. Ma, soprattutto, c’era il sole, questo grande investigatore che vede oltre, oltre anche i nostri corpi. E le nostre anime dovevano per forza diventare belle” (da Alda Merini, “L’altra verità- Diario di una diversa”).

Le persone si comportano secondo come vengono trattate. Saranno criminali se li trattano e li fanno  sentire tali. Se li trattano come bestie così si comporteranno. Questi metodi usati per una cieca repressione, non disumanizzano solo chi subisce questi trattamenti, ma anche chi li attua. La poetessa Alda Merini, ha provato sulla sua pelle tutto l’orrore dei manicomi, trattamento non diverso di quello odierno nella grande maggioranza delle carceri, per non parlare della tortura del 41 bis. Con tutte le migliaia di leggi che ci sono in Italia, tutti i cittadini possono entrare nel girone dantesco delle carceri della penisola. Presto faranno una legge che sanzionerà con il carcere gli evasori fiscali, ci sarà l’inondazione nelle carceri  uguale alla legge sulle droghe. Nessuno sarà più immune al carcere. Mi auguro che ci sia un risveglio delle coscienze.  –  6/10/2012

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Hanno di nuovo affossato la legge sul reato di tortura. Ormai viene da chiedersi se il Parlamento è sovrano, perché la viltà di questi politici è vergognosa. L’impressione che se ne recava e che sono gli appassionati della repressione (anche  se loro li chiamano gli apparati della sicurezza) che controllano il Paese e condizionano o meglio dire ricattano il parlamento e i singoli politici. Questo onnipotente apparato della repressione, che usa disinvoltamente la tortura. Dalle procure speciali (D.D.A.), che varie forze di polizia nelle caserme e nelle carceri, ormai non hanno limiti. Lo dimostrano i tanti episodi di omicidi che commettono sulla pubblica via senza preoccuparsi della gente, perché talmente tanta  è l’arroganza e la prepotenza, sicure dell’impunità, che non si curano neanche di nascondere la loro violenza. Ci vorrebbe una rivolta di piazza, per mettere in riga la marmaglia che occupa indegnamente la maggioranza del parlamento, perché se continua così, ritorneranno gli anni ’70, dove l’unica risposta alla violenza dello Stato è altra violenza. Questa risposta è sbagliata, perché usare la stessa violenza, la repressione che ne scaturirà, legittimerà sia la tortura, sia le rappresaglie con rastrellamenti e sia questi politici corrotti e disonesti.  –  7/10/2012

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Alle olimpiadi dell’architettura green, l’Italia si è piazzata terza, vincendo la medaglia di bronzo. La prima classificata è stata la Francia e la seconda la Spagna. Il progetto italiano si chiama Med-in-Italy. La casa si è piazzata nei primi tre posti, perché produce energie tre volte il fabbisogno, una casa che somiglia a una piccola centrale di energia. Gli altri pregi sono che vengono adoperati materiali locali. Il costo è di 1400 euro al metro quadrato, il tempo per costruirla è dieci giorni, e in 20 anni si evitano nell’atmosfera 121 tonnellate di CO2. Ormai le tecnologie ci sono, le scoperte nel settore si susseguono a ritmo sostenuto, pertanto dipende tutto dai governi, e non pianificano il cambiamento per l’azzeramento degli idrocarburi e la sostituzione con le energie rinnovabili, i tempi di questa rivoluzione sarà rimandata alle calende greche.  – 8/10/2012

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Mia nipote Debora mi ha spedito la foto del suo bambino nato ad agosto, un bel maschietto, l’hanno chiamato Francesco. Mentre guardavo la foto, riflettevo sugli anni che passano. Quando mi hanno arrestato, Debora non era ancora nota, ora è donna, sposata e madre. Questo è il quarto pronipote, mi auguro che si moltiplicheranno nel tempo. Non avere pensato a dei figli, è un cruccio che mi perseguita spesso mi auguro che mi diano la possibilità di avere questa gioia.  –  9/10/2012

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Leggo una notizia di una sentenza che mi fa molto piacere, un giudice del Tribunale di Lamezia ha dato ragione al sindaco di Motta, avv. Amedeo Colacino. Aveva chiesto al museo criminale di Cesare Lombroso ubicato nell’università di Torino la restituzione del brigante Giuseppe Villella. Il giudice ha condannato l’università di Torino al pagamento di trasporto e la tumulazione dei resti di questo combattente per la libertà del Meridione occupata della marmaglia savoiarda. In questo criminale museo c’è la più grande fossa comune di eroi meridionali. Son i reperti che il criminale Cesare Lombros, sono i reperti che il criminale Cesare Lombroso esercitava le sue strampalate teorie sui meridionali, ritenuti da lui criminali sin dalla nascita. Una fandonia razzista che purtroppo si è consolidata nell’immaginario comune. Forte di questa sentenza, il comitato capitanato dal sindaco di Motta, ha chiesto la restituzione dei resti di Carmine Cracco e di Eustachio Paolo Chita, eroi della Basilicata. Dovrebbero essere richiesti tutti i resti dei combattenti per la libertà, non solo nel criminale museo di Torino, ma anche quelli che si trovano seppelliti nei cimiteri delle carceri isolane. Per i migliaia di martiri che perirono nei lager dei Savoia, e fatti scomparire nelle vasche di calce, bisognerebbe onorarli erigendo un monumento per farli ricordare alle future generazioni.  –  10/10/2012

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Questo governo dei banchieri, con la complicità dei due partiti maggioritari di destra e sinistra, confindustria, sindacati e la benedizione della Chiesa, sta prendendo decisioni che arricchiranno il penta potere a discapito della popolazione. L’ultima decisione riguarda il nuovo piano nazionale energetico, ma pensata per aumentare il latrocinio, principalmente quello dell’Eni e dell’Enel. Quella di raddoppiare l’attuale produzione del petrolio in Italia per ridurre l’importazione, abbassare il costo dell’energia ed incrementare le entrate fiscali, è una truffa, perché i numeri non mentono. Nel 2011 sono stati estratti circa 5 milioni di tonnellate di petrolio. Il consumo di petrolio animale è di 71 milioni di tonnellate. Le riserve petrolifere del sottosuolo ammontano a 76 milioni di tonnellate. Tutte le nostre riserve ammontano a quello che si consuma in un anno, quindi, in cosa consiste questa pseudo rivoluzione petrolifera? E’ un latrocinio legalizzato, sugli espropri, devastazioni ambientali e ritornare ad accentrare le competenze ai ministeri, togliendo qualunque autorità alle regioni e ai territori locali, affinché venga salvaguardato il monopolio delle fonti convenzionali (petrolio, gas e carbone) e affossare le energie rinnovabili. Credo che l’idea di Nicola Cipolla di indire un referendum sia l’unica via per fermare questi barbari.  –  11/10/2012

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Dopo alcuni anni e una nuova superperizia, finalmente è emersa la prova (occultata) che Stefano Cucchi è morto in conseguenza del pestaggi da parte della polizia penitenziaria. La sorella Ilaria ha dichiarato ai giornalisti una frase che dovrebbe far riflettere tutti i cittadini italiani: “Siamo stanchi e arrabbiati per l’atteggiamento a noi riservato dal PM. Riteniamo inaccettabile quanto a noi riservato dalla pubblica accusa che rappresenta lo Stato durante e fuori il processo”. Il PM è la pubblica accusa, rappresenta i cittadini che subiscono un reato, si adopera per trovare le prove per fare emergere la verità dei fatti e chiedere la condanna per i colpevoli. In questo caso, commettendo molteplici reati, occultamento di prove, omissione di atti di uffici e disonorando il suo ruolo, copre e difende gli imputati. Tutti tacciono, sia il suo capo alla procura di Roma, sia i vari sindacati dei magistrati e sia il CSM. Una vergogna. Senza dimenticare la censura dell’informazione, che ormai da anni si prosta davanti alla casta delle procure. I nuovi aristocratici, che si ritengono di avere un potere divino e nessuno si può permettere di ledere la loro maestà. La mia impressione è che i cittadini, sopportano con pazienza, come Giobbe, ma un giorno esploderanno come un vulcano. Allora questi moderni Torquemada capiranno cos’è la disperazione, la paura, il dolore e la sofferenza.  –  12/10/2012

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Quel video girato davanti alla scuola di Padova, dove solerti poliziotti hanno “sequestrato” un bambino, che non voleva seguirli perché voleva restare con la madre, e la stessa, i nonni e gli zii, hanno fatto di tutto per impedirlo. La polizia ha dimostrato ancora una volta al mondo intero quanto sia “democratica e civile”. I metodi del G8 di Genova non erano episodi ma la norma. Come al solito, ogni volta che esce un video in rete, arrivano le scuse del capo della polizia. Quando non c’è un video, si inventano storie inverosimili, aiutati sempre dal PM di turno. Vedendo in TV questo video, mi sono venuti in mente i bambini che vanno a trovare i loro genitori una volta al mese, nel regime di tortura del 41 bis, quando gli ultimi dieci minuti gli permettono di abbracciare i genitori. E’ difficile far capire o un bambino che sono solo dieci minuti, e in modo fermo e anche di peso vengono portati fuori, nessuno si indigna, forse perché sono figli di “mostri”? Ricordo che quando consentirono di effettuare una telefonata al mese ai prigionieri nel 41 bis che non facevano colloquio, insorsero i Savonarola, i sindacati della polizia penitenziaria e i soliti politici prezzolati, e costrinsero il ministero ad emanare una norma che la telefonata i familiari dovevano riceverla nel carcere più vicino, dove erano costretti a umilianti perquisizioni. E’ palese che era una violenza gratuita, una tortura studiata per costringere i carcerati a non telefonare. Molti rinunciarono per evitare a tutte quelle mortificazioni ai propri familiari. Anche allora nessuno disse niente. Erano i familiari dei “mostri”. Le torture ormai fanno parte del D.N.A. delle leggi e del sistema, e nessuno se ne indigna, perché toccano solo ai meridionali.  –  13/10/2012

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Per “sospetto” hanno azzerato il comune di Reggio Calabria. Assistiamo da  mesi, se non da anni a vergognosi saccheggi dei comuni e delle regioni del centro Nord, ma non azzerano niente. Le giunte ragionali del Lazio e della Lombardia, hanno fatto cose turche, eppure tutto passa in cavalleria. Forse questa legge si applica solo al Sud; come quella che permetteva di azzerare i comuni del Sud dove vincevano i filo borbonici dopo la conquista del 1860. La storia si ripete, ma sempre in danno del Meridione. Possibile che non ci sia un politico del Sud con i coglioni che dica le cose come stanno, per dare una scossa alle coscienze addormentate da troppo tempo?  –  14/10/2012

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Mi ha scritto un amico dal carcere di Padova, raccontandomi la visita della ministra Severino. Dopo avere visitato le lavorazioni che ci sono nel carcere. Su questo punto Padova è uguale a Bollate. Hanno riunito tutti i detenuti che lavoravano nella cooperativa Giotto che gestisce le lavorazioni nella sala auditorium. Alcuni carcerati hanno fatto interventi di circostanza, toccando anche il tema dell’ergastolo, soffermandosi maggiormente sei una pena senza speranza. Alla fine ha fatto il suo intervento il ministro Severino, ha raccontato una favola, per non chiamarla cazzata, e ha fatto una affermazione gravissima. La cazzata che ha detto è che in Italia non c’è l’ergastolo, perché non si sconta, si esce con le pene alternative. Qualcuno dovrebbe dirgli che c’è la pena di morte, che si chiama ergastolo ostativo, per 1500 ergastolani su 1800, “esclusi da ogni pena alternativa”. L’art. 4 bis O.P. (Ordinamento Penitenziario), esclude categoricamente ogni beneficio. Chi ha l’ergastolo è destinato a morire in carcere (come il sottoscritto), e chi ha una pena deve scontarla tutta, fino all’ultimo giorno, anche se sono 30 anni. Altro che certezza della pena. La seconda affermazione è di una gravità inaudita. Ha detto che bisogna coniugare i sentimenti dei parenti delle vittime e della società. Qualcuno dovrebbe dirle che viviamo in una repubblica democratica, con una Costituzione, leggi e i tribunali per applicare e giudicare secondo le norme dei nostri  codici. Quello che ha detto andava bene se eravamo in Arabia Saudita, ecc., dove vige la legge del taglione e la vita, la morte e la libertà del reo sono a discrezione dei parenti delle vittime. La signora è un avvocato, ha rivestito ruoli nelle istituzioni, insegna diritto alla scuola allievi ufficiali dei carabinieri, non può ragionare come ai tempi dei linciaggi di piazza. Questo dimostra che è inadeguata per il ruolo che ricopre. Avevo già scritto che essendo persona del sistema di potere del Paese, non c’era da aspettarsi niente di buono. Lei è come tutti meridionali che, per non essere servi del Nord, calpestano ogni cosa per diventare uno dei capi dei servi, al servizio del potere nordista; come i liberti dell’antica Roma. Per dimostrare devozione, sono più feroci dei loro padroni. Erano come lei tutti i collaborazionisti che aiutarono le SS savoiarde a reprimere la libertà e a distruggere il Meridione.  –  15/10/2012

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Oggi ho avuto la notizia che un ergastolano si è suicidato nel carcere di Carinola Parlando con un compagno che lo conosceva bene, mi ha detto che nel regime di tortura del 41 bis l’avevano fatto impazzire, maggiormente in quello di Parma. Circa 20 anni di torture sono molto difficili da sopportare, e l’equilibrio mentale non ha resistito. Credo che in un momento di follia o di lucidità, abbia voluto smettere di soffrire, riconquistando la libertà e la serenità. Ricordo che dopo qualche anno di tortura del 41 bis, nel 1993 feci colloquio  con mia madre e mia sorella. Per mezzora parlavo solo io. Gli chiesi perché facevano parlare solo me. Mia sorella mi rispose che sembravo un pazzo, avevo gli occhi fuori come i folli. Da parte mia mi ritenevo normale, ma avevano ragione. Lascio immaginare le persone sottoposte a decenni di questa crudele infamia, sepolti vivi, li stanno annientando mentalmente, in modo scientifico. La barbarie di questi metodi viene da lontano. Erano gli stessi usati  dai piemontesi, il sistema repressivo fu creato allora, e non è mai cambiato. Oggi, come allora, in questi lager ci sono solo meridionali.  –  16/10/2012

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Mi hanno mandato una pagina del Corriere della Sera del 2 ottobre 2012, dove c’era un appello per l’abolizione dell’ergastolo. La pagina l’ha comprata Umberto Veronesi. Ha fatto scrivere grande “Uniamoci contro l’ergastolo”. Menziona il convegno al Senato del 2 ottobre, quello organizzato da Veronesi con la sua associazione “Science for peace” il 16 e 17 novembre, nell’aula magna dell’Università Bocconi di Milano, dove parteciperanno  intellettuali e scienziati di tutto il mondo, tra cui molti premi nobel, ha sottolineato la raccolta di firme nel sito di Carmelo Musumeci, ed evidenziando la violazione dell’art. 27 della Costituzione. Veronesi ha preso a cuore la lotta per abolire l’ergastolo, e la sta portando avanti con coerenza. E’ una persona da ammirare e merita il massimo rispetto. Se riusciremo in questa lotta, molto lo dovremo anche a lui. Tutti possono andare nel sito del Corriere della Sera, e leggere la pagina sull’ergastolo.  –  17/10/2012

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Ho finito di leggere il libro “I lager dei Savoia- storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per i meridionali”. Lo scrittore è Fulvio Izzo. Edizioni Controcorrente. La prefazione è di Francesco Mario Agnoli del 6-12-1998. Inizia così: “La prima impressione che questo libro susciterà nella grande maggioranza dei lettori sarà un pugno alla bocca dello stomaco, tanto grande è la distanza tra l’oleografia risorgimentale ufficiale e la nuda e crudele realtà dei fatti”. Ed è vero. La crudeltà usata come ama di potere. Quello che insegnano a scuola sono delle menzogne storiche, per nascondere l’infamia che hanno commesso dopo la conquista del meridione. Il triumvirato Garibaldi-Cavour-Vittorio Emanuele II, dovrebbero essere cancellati dai libri di scuola, perché oggi sarebbero processanti per crimini contro l’umanità; come lo furono a Norimberga i capi nazisti, altrettanto i macellai che eseguirono la feroce repressione, i vari cialdini, Pinelli, Pallavicini, la Marinara, ecc. Invece ci sono vie, piazze e mausolei intitolati a loro. I crimini commessi non li hanno fatti neanche i nazisti con l’occupazione del 1943-45. Persino gli inglesi che sono stati i fautori di questa selvaggia conquista, inorridivano davanti a quello che videro e che ne vennero a conoscenza. L’inglese Wilford, incuriosito da alcune articoli pubblicati sul quotidiano “Popolo” a firma di Giovanni Gervasi, venne a Napoli e riuscì a ottenere dal questore di Napoli l’autorizzazione a visitare le prigioni della città. Pubblicò un articolo sul Times, confermando tutto ciò che aveva scritto il Gervasi, sottolineando che  tutto ciò che di turpe, di feroce, d’immondo, di barbaro, d’infame si praticava sui prigionieri. Le torture provenivano dai bandi di Carlo Felice del 22 febbraio 1826 (degno parente di Vittoria Emanuele). Il 12 agosto 1861, il deputato inglese Giorgio Bowyer, indirizzò una lettera a Lord Palmerston, raccontandogli quello che succedeva nel Meridione. Cita tanti episodi di stragi, di barbarie e di arbitri contro la popolazione termina affermando che “la distruzione è totale”, e il governo inglese dovrà rendere ragione al Parlamento quando si adunerà, sui delitti commessi nell’Italia meridionale sotto la tirannia di Cialdini e Pinelli. Lord Lennox, dopo avere visitato alcune carceri e visto l’inferno delle torture di cui erano vittime migliaia di meridionali, fece una relazione al Parlamento inglese. Dopo avere elencato le sue visite scrisse: “Sento il debito di protestare conto questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza  alla protezione e all’aiuto dell’Inghilterra, deve più a questo che non a Garibaldi, che non agli eserciti vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbare atrocità, e protesto contro l’egidia della libera Inghilterra così prostituita”. L’Inghilterra fu sorda ad ogni appello, perché era la causa del problema, e le sorti delle popolazioni meridionali  furono abbandonate al loro destino nelle mani dei macellai piemontesi del “Re Galantuomo” di Vittorio Emanuele II. Interessavano solo le ricchezze del Regno delle Due Sicilie, per il resto erano estranei ai progetti politici già decisi dai famelici savoiardi, che ritennero di cancellare d’autorità il problema della ribellione. Tutti i prigionieri meridionali vengono trasferiti nei lager del Nord, principalmente gli ex soldati borbonici, dove furono fatti morire a migliaia di stenti e di torture.  Il ministro della giustizia, rispondendo a un’interrogazione, giustificò tutto ciò con la scusa che nel Meridione c’erano solo mille posti nelle carceri. Se erano così pochi, in che condizioni stavano migliaia di arrestati? Solo nel carcere di Girgenti (attuale Agrigento) c’erano 32.000 prigionieri. Viene da chiedersi, se c’erano solo mille posti nelle carceri meridionali, significa che  non c’era tutta quella delinquenza che la propaganda risorgimentale ha spacciato a piene mani, semmai l’ha creata per legittimare il saccheggio con la repressione e l’instaurazione di una colonia. Con la legge Pica, ogni aberrazione fu legittimata, legalizzando l’effusione del sangue. Il deputato Ferrari, nella seduta della Camera del 19 novembre 1862, con violenza accusa: “Vengono cacciati nelle carceri e fucilate famiglie intere, il numero delle vittime e dei carcerati è enorme. E’ questa una guerra di barbari. Se il sentimento vostro morale non vi fa inorridire di camminare sguazzando nel sangue, io non saprò più comprendervi. E quanto io affermo del Regno di Napoli, ditelo pure della Sicilia. Là pure si cacciano le genti in prigione e si uccidono  a fucilate senza nessun formale procedimento. Versare sangue è diventato  sistema. Ma non si rimedierà al male fatto, versando sangue a torrenti. Nell’Italia meridionale non si crede a siffatto sistema di sangue; e chi porta un’uniforme si crede di avere diritto di uccidere chiunque non ne porta”. Nel 1864 in un dibattito alla Camera, un deputato urlò “è un periodo di cotanta illegalità ed arbitrio, da non avere riscontro storico in tempi e in popoli meno civili fra i più barbari ed ignavi”. Alle vicende di circa 100.000 prigionieri di guerra (l’intero esercito), anche nei riguardi delle popolazioni meridionali, si commettono deportazioni, prigionie, fucilazioni, e restrizioni della libertà, tali da fare  parlare di “ferocia come dogma governativo”. Era ferocia generale, sistematica, premeditata, era ferocia stabilita da quel sanguinario di Vittorio Emanuele II. Resero il Sud un inferno, costringendo la gente a scegliere tra finire in prigione, servire il nemico piemontese o darsi alla guerriglia. La fredda crudeltà di ideologhi, insieme alla ferocia ottusa di politici e militari, uniti, criminalizzarono ogni cosa e negarono ai meridionali ogni diritto. Il disprezzo razzista nei confronti degli abitanti del Regno delle Due Sicilie è chiarissimo nei dispacci e i rapporti militari e politici, vengono paragonati ai beduini africani. Non si piegarono, e anche senz’armi e senza comandanti militari, corsero sui monti a tenere alto l’onore della loro patria. L’esercito, seppure tradito dai vertici militari, non i piegò, seppure torturati e fatti morire a migliaia, su 97000 effettivi solo in 1600 aderirono alla guardia repubblicana. In alcuni casi, la truppa giustiziò i propri comandanti per vigliaccheria di fronte al nemico. Li mandarono a Fenestrelle per “rieducarli”, l’Auschwitz per eccellenza, non esistendo i forni crematori che avevano i tedeschi, usavano una vasca di calce per cancellarli per sempre; è ancora lì in bella mostra. Fenestrelle era un autentico inferno, anche per le angherie sistematiche delle guardie carcerarie. Furono deportati, murati vivi e massacrati, in un silenzio che si vorrebbe far durare tutt’ora. Per avere mano libera in tutto, furono epurati il 90% della magistratura, dell’università, dei funzionari pubblici e sciolti i comuni ritenuti filo borbonici, circa due terzi. Con la legge del sospetto potevano arrestare e fucilare chiunque, anche donne, vecchi e bambini, non avevano più diritti. Le disposizioni piemontesi erano eseguite con una severità che sembrava un delirante furore; simile alle SS tedesche, se non peggio. I miliari elevarono la carneficina a sistema di potere. Questo metodo con modi  e terminologie diverse è arrivato fino a noi. La pianificazione dell’arbitrio  non verranno mai, coperti agli stati di assedio, dal 1860 all’inizio del ‘900 ne saranno dichiarati dieci; oggi si chiamano emergenze. La politica di repressione nel Meridione, non trae giustificazioni dall’eccezionalità, ma è l’originario e convinto approccio colonialista che porta il Piemonte a tenere il Sud in un permanente stato di soggezione, sia militare che economico, dal momento che era semplicemente considerato territorio di conquista, il cui inserimento nella realtà della penisola ha solo carattere subalterno, anzi è opportuno tenerlo separato, perché rappresenta quasi una vergogna. Il Re Francesco II aveva capito, e quando si imbarcò per l’esilio disse: “non vi lasceranno neanche gli occhi per piangere”. Il popolo che ha sempre un intuito infallibile capì che la pota in gioco non era il loro Re, ma l’indipendenza della loro terra. Non la monarchia borbonica, ma l’autonomia amministrativa dello Stato. Non il destino di una dinastia, ma quello proprio. Furono questi i motivi che indussero il 99% dei meridionali a sollevarsi contro il nemico piemontese invasore. L’arroganza e la loro presunta superiorità protrassero per decenni la macelleria repressiva, rendendo irrecuperabili i rapporti tra le popolazioni meridionali, con strascichi ancora evidenti. Non bastava la conquista, l’occupazione e il saccheggio selvaggio, la loro propaganda diffuse in forma capillare la menzogna e il razzismo che dura tutt’ora: “il Mezzogiorno  è la palla di piombo che impedisce più rapidi progressi allo sviluppo civile della penisola; i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi per destino naturale; se il mezzo giorno è arretrato, la colpa non è dello Stato o di qualsivoglia altra causa storica, ma della natura che ha fatto  i meridionali poltroni, incapaci, criminali, barbari”. Di tutte le infamie commesse hanno cercato di cancellare il ricordo per l’impossibilità di trasformarle in fenomeni folkloristici. Giustificarono tutte le atrocità con la legge, con la complicità dei fuoriusciti, che piemontesizzati nel loro soggiorno a Torino, alimentarono le peggiori nefandezze; come la legge Pica. La colonia creata è rimasta uguale a 150 anni , solo molto più povera, la repressione è la stessa, i lager sulle Alpi ci sono anche ora (Cuneo, Novara, Tolmezzo), nulla è cambiato e nulla cambierà, se non ci sarà una ribellione. Il paradosso è che la repressione non è più fatta dai piemontesi, ma il 98% sono tutti meridionali, e sono molto più feroci, vogliono mettersi in mostra  con i padroni e dimostrare la loro fedeltà.  –  18/10/2012

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Le parole sono pesanti come macigni, quando vengono dettate dal pregiudizio e usate con superficialità, alimentano il razzismo. Un ragazzo di 22 anni di Palermo, in un raptus di gelosia aveva aggredito l’ex fidanzata, la sorella di 17 anni, nel cercare di difenderla è stata uccisa. Una tragedia per i genitori, una figlia uccisa e l’altra ferita in modo grave. Questi tragici episodi non si possono spiegare, perché sono dettati dall’irrazionalità folle, e l’unica spiegazione che si può dare, ma nello stesso tempo vanno condannati perché ogni essere umano è sacro. Anche su queste disgrazie i media alimentano il razzismo, usando le parole come una clava. In TV, non solo hanno detto che il killer era stato arrestato, ma per tutta la giornata nella striscia dei sottotitoli, era scritto “arrestato killer”. Nel Nord usano altre parole “raptus di follia”, “non ha retto alla rottura”, ecc., tanti altri termini, ma mai killer, parola usata solo per gli omicidi della criminalità. Anche su queste notizie si dimostra il razzismo strisciante, creato dai Savoia con l’aiuto dei loro sgherri come Lombroso, e continua tutt’ora.  –  19/10/2012

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Con entusiasmo aspettavo la partita Juve-Napoli, ero ottimista che vincevano, ma purtroppo, anche avendo dominato, nel secondo tempo, in un minuto ci hanno fatto gol, è stata un’amare delusione. Ci rifaremo a Napoli. Mi auguro che la squadra non si demoralizzi nella cavalcata per lo scudetto.  –  20/10/2012

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Mi hanno raccontato che su internet è possibile contattare e vedere il norvegese (non ricordo il nome) che ha ucciso oltre 70000 persone, condannato a 21 anni i carcere. Si può vedere la sua cella, come passa le sue disponibilità. Ha il computer in cella collegato a internet; la sua cella somiglia ad una normale stanza; può partecipare a tutte le attività che offre il carcere (in Norvegia sono molte e di qualità); la cella aperta tutta la giornata; non gli manca niente per iniziare un recupero per un futuro ravvedimento. Mentre pensavo a ciò che mi raccontavano, l’ho immaginato qui in Italia, dopo avergli dato l’ergastolo per ogni omicidio, l’avrebbero messo nel regime di tortura del 41 bis, con la cura di limitargli anche l’aria che respirava. Ricordo che, un parlamenta in visita al carcere di Parma, nel reparto del 41 bis, lo portarono dal brigatista Mezzosalma, un carcere l’omicidio Biagi, gli chiese come lo trattavano, rispose “vorrei vedere un po’ di cielo” (con le grate chiamate gelosie non vedeva neppure il cielo, murato vivo). Gli fece capire come veniva trattato. Notizia riportata dal quotidiano locale nel 2007-2008. Credo che il norvegese sarebbe stato trattato peggio, e con il tempo l’avrebbero fatto impazzire. La civiltà italiana è molto famosa per il rispetto dei diritti umani  e i trattamenti nelle carceri, sic! A volte rimpiango di non essere nato in un Paese così civile come la Norvegia.  –  21/10/2012

Lettera disperata di Paola Valentino sul caso del marito Giuseppe Martena

Abbiamo già seguito  in varie occasioni il caso di Giuseppe Martena, detenuto attualmente nel carcere di Bologna. Perchè sappiate tutto ciò che è necessario sapere vi rinvio in particolare alla lettera che ci scrisse Giuseppe Martena (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/03/16/lurlo-di-giuseppe-martena/ ) e al riepilogo che facemmo della questione, nell’atto di preparare una lettera pubblica di sostegno e denuncia, anche alla luce delle cose che ci aveva scritto la moglie, Paola Valentino (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/11/lettera-appello-sul-caso-giuseppe-martena-alla-luce-degli-ultimi-eventi/).

Oggi pubblichiamo quest’ultima disperata lettera  di Paola Valentino….

Questa donna sta pagando un prezzo enorme. Non è molto gravoso da un punto di vista economico spostarsi ogni volta per i colloqui. Ma è soprattutto il costante trauma psichico, che ha comportato gravi ricadute sul piano fisico e psichico (attacchi d’ansia, di panico, ecc..) che non la menttono in condizione di lavorare e rendono ancora più problematico il suo stato familiare in relazione al fatto che deve occuparsi di cinque figli.

Questa donna rischia di pagare un prezzo bestiale, con una catastrofe che ricadrà sull’intera famiglia… Lecce e Taranto sarebbe l’ideale. Ma almeno a Roma.

Nessuno sta dicendo che il marito è innocente. Si sta semplicemente dicendo che queste persone vanno trattate come esseri umani, anche se non sono… detenuti d’alto bordo, o amici di qualche potente, o persone con i riflettori mediatici addosso.

Lei non sta chiedendo la libertà per suo marito, e neanche particolari agevolazioni.

Chiede quello che non si dovrebbe neanche chiedere in un paese civile e umano. Chiede solo che suo marito possa scontare la pena in un luogo più vicino alla famiglia.

La burocrazia carceraria oltre a partecipare a convegni e lamentarsi sui problemi, potrebbe, almeno di tanto in tanto, cogliere l’occasione di provare a risolverlo un problema, quando è nelle sue facoltà, come in questo caso.

Continuiamo a sostere Paola Valentino, nella sua battaglia.

Di seguito la sua lettera..

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25/11/2011

Mi chiamo Paola Valentino ed oggi scrivo questa lettera come mio ultimo appello a questa societa’…
Mi dichiaro disperata, stanca, affaticata, sconcertata e DELUSA..dal sistema, dallo STATO, dalla Non-Giustizia, dalle amministrazioni politiche e non e dall’Italia.
Mi rivolgo alle più alte cariche, dal Presidente dello Stato , Ministro della Giustizia, Capo Amministrativo del Dap , alla Procura, alla d.d.a … ai cari Amici Radicali e a te Rita Bernardini , ma anche a chi come me conosce la realtà nuda e cruda del sistema ( infernale ) penitenziario.
Tutti hanno appreso tale dramma, gli istituti penitenziari sono al collasso, il sovraffollamento c’è ed è un dato di fatto spaventoso , tutti ne parlano e nessuno vuole far nulla, ignorano fingendo interesse e questo a scapito di chi non ce la fa più. Ho capito in che modo hanno deciso di alleggerire il problema, portando i detenuti al cedimento psicologico e ci sono riusciti…le carceri si svuoteranno solo in un modo e cioè con un suicidio si massa!
Di carcere si muore, potrebbero quanto meno riconoscere che oggi questa e’ diventata una malattia invalidante , come il CANCRO ma un cancro che non dà scampo, niente chemioterapia per i detenuti, niente esami approfonditi, niente ricoveri in ospedale..solo cavie di un sistema che non dà via d’uscita. Alla fine che ci importa di questi delinquenti vero? Se la sono cercata, vero? Attenti cara opinione pubblica giustizialista e dittatrice, che molti dei vostri figli ( figli dell’Italia-Bene) fuma lo spinello a vostra insaputa e per la legge italiana questo è un reato punibile penalmente, se dovesse comprarne 5 invece di uno ve lo sbattono in galera e poi farà parte anche lui di quei delinquenti che se la sono cercata..
Sono stremata, io moglie di un delinquente che all’eta’ di 19 anni cadde nel tunnel della tossicodipendenza e per procurarsi ( una dose ) si trovò ingarbugliato in una storia più grande di lui ..furto di un auto, questo e’ stato l’unico reato da lui commesso , e’ stato condannato a 26 anni e mezzo, questo per informare tutti quelli che pretendono la certezza della pena, più certa di così non si può…
Avete voluto il fine pena mai, bene , è ora che sappiate che il fine pena mai viene meno al momento in cui anche un capo promotore di un associazione mafiosa decide di collaborare , per passarla liscia gli basta mettere altri al posto suo, altri , non importa se innocenti o meno, basta che lo fà, lascia dichiarazioni abbastanza pesanti da distruggere quei ragazzi che lui stesso AVEVA AVVICINATO , ragazzi che avevano
((( ruoli marginali ))) riconosciuti anche in sede di giudizio, ma che si ritrovano a scontare delle pene pesantissime per dare la possibilità al Capo di uscire in libertà il prima possibile, per cui io mi ritrovo con un Boss che ha ammazzato e fatto ammazzare centinaia di persone, che ha terrorizzato interi paesi, che ha distrutto centinaia di famiglie , nascosto chissà dove, con la sua nuova identità, protetto insieme alla sua famiglia, con un lavoro assicurato che si gode la sua vita, mentre noi dobbiamo pagare x 26 anni e mezzo un furto di un auto???? Per voi questa è giustizia???
No , non ci stò più, ho perso le speranze, non so più dove aggrapparmi, le ho provate tutte, ho fatto mille richieste e mi vedo trattata come l’ultima delle donne, mi sono ammalata anche io di questo Cancro, la troppa Non-giustizia mi ha avvelenato il sangue, sono una madre e sono una moglie esasperata. Ho mille malattie, malori continui, non posso più essere una madre efficiente per i miei figli, non riesco più a lavorare in quanto la mia malattia non me lo permette, e che cosa fate per aiutarmi? Mi mandate l’unico punto di riferimento ( MIO MARITO ) a 900 chilometri di distanza? Allora non vi basta distruggere la vita di questi poveri sventurati figli della fame e della povertà, vi ci accanite pure!!!
Chiedo per l’ultima volta un aiuto..non pretendo nè una grazia, nè una riduzione della pena, vi chiedo e vi imploro di salvare la Mia Vita…ho un estremo bisogno che mio marito venga trasferito nel più breve tempo possibile in un carcere più vicino, che sia LECCE, che sia TARANTO che sia ROMA ( REBIBBIA )…sono gli unici tre posti dove io troverei appoggio e sostegno per poterlo andare a trovare.
Da oggi 25/11/2011 sono ufficialmente in sciopero della fame..vado in oltranza fino alla morte se sarà necessario, ma questa lettera non si fermerà , tutti dovranno sapere ,perchè già mi avete ucciso per metà , ma l’altra metà sarete sempre voi ad ucciderla…mi dichiaro al momento una vostra vittima e tale dovrò essere riconosciuta se arriverà la mia fine. Ai miei figli dovrà essere detto che la loro mamma e’ stata uccisa dallo Stato e dalla Non-Giustizia.
Ho aspettato e sperato con tutta me stessa, ma invano..sono troppi anni che siamo in attesa di una Sacra Riforma Della Giustizia, speravo in una comunicazione immediata di una Legge Eccezionale che ci liberasse finalmente dal TERRORE GIUDIZIARIO…pura illusione perche’ mai lo STATO dovrebbe tenderci una mano? Noi siamo gli ultimi, esistono le leggi a tutela dei Maiali, ma non esistono quelle che Tutelano L’uomo.
Profondamente Delusa
Valentino Paola

Per chi vorrebbe comunicare con me o sa’ come puo’ aiutarmi può contattarmi
Su questo indirizzo evalp79@yahoo.it
Tel 3297489652
Aiutatemi vi prego!!!

L’URLO DI GIUSEPPE MARTENA

Non posso mai finire di abituarmi alla vergogna. Alla vergogna per storie come queste. Al rullo compressone che, come un meccanismo automatico, va avanti inesorabilmente, devastando esistenze senza ritegno. Il rullo compressore che guarda ai grandi numeri, e che mette in conto che alcuni siano “sacrificabili”. Il cancro burocratico di sistemi (modalità diffuse ben oltre il mondo del carcere… ) di responsabilità stratificate e vicendevolamente incastrate e sfuggenti, come un dannato rompicapo cinese. Dove si sceglie di seguire la corrente, e di trincerarsi nella astratta ripetizione delle prassi, lavandosene sempre le mani… Le persone diventano scartoffie scaricate qua e là. Non si scende mai nel merito, passano gli anni in ricorsi senza fine, si risponde con prestampati, si evitano le patate bollenti.

Ci sono persone, esseri umani, che cercano disperatamente di potere avere lembi di dignità. Vogliono solo la salvaguardia di elementi basilari per ogni esistenza umana. Persone che accettano il carcere, ma non possono accettare che la loro vita venga accanitamente distrutta, e che la loro famiglia venga sottoposta a prove crudeli e inaccettabili. Persone come Giuseppe Martena, detenuto a Bologna, e che ci ha scritto in questi giorni (tempo addietro avevamo pubblicato una lettera di amore dedicata a lui dalla moglie Paola Valentino in occasione del suo compleanno.. vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/12/auguri-di-buon-compleanno-giuseppe-martena-da-parte-di-tua-moglie/).

Giuseppe sono 7 anni che non ha pace. Anni in cui a nessuno è fregato niente di provare a venire incontro alle sue esigeenze vitali. Anche solo a capirle. Anni che è costretto a non vedere quasi mai i cinque figli. Anni che cerca un qualche avvicinamento alla famiglia, anche perchè la famiglia non può permettersi viaggi così lunghi e costosi. Anni che vorrebbe poter usufruire di una qualche opportunità di lavoro carcerario, ma non gliene viene offerta nessuna. Anni in cui tutte le sue rischieste e quelle della moglie vengono respinte dal D.A.P. e da altri soggetti istituzionali a cui ci si è rivolti.

Ma sempre la risposta è stata indifferenza e chiusura.

Adesso ha un altro peso sull’anima. La moglie, comprensibilmente, non ce la fa più a reggere questa situazione. Sono anni di prove estreme per lei.

Aggiungo… il non piccolo dettaglio.. che non sta trovando neanche la possibilità di curarsi decentemente, per l’ernia che gli è stata riscontrata (e da poco gliene è stata trovata un’altra).

Ma nulla… burocrazia lenta e ottusa… risposte pigre e di carattere negativo. Nessuno che prova ad andare oltre, a capire e a intervenire.

Perchè ci sono detenuti sacrificabili.. perchè ci sono persone sacrificabili. Perchè in altri casi non è stata tollerata alcuna mancanza. Perchè ci sono protetti e protettori. Perchè ci sono canali privilegiati per chi è tutelato. Totò Cuffaro, dopo pochissimo che è entrato in carcere, ha ottenuto la cella singola e il lavoro nella biblioteca del carcere. E a me va bene.. perchè io voglio opportunità per i detenuti, anche per i detenuti dal nome Totò Cuffaro.

Ma per Giuseppe Martena chi si scomoda? Chi ci pensa? Chi lo ascolta? Chi è così sollecito?

E’ una realtà nei fatti castale la nostra.. che finchè non vede scoppiare il bubbone, lascia tranquillamente trascinarsi le grane… ed è lo sdegno generale, dopo che le cose sono rese pubbliche, che spinge ad agire.

Noi chiediamo che Giuseppe Martena venga trattato come un essere umano. Chiediamo che possa avere la possibilità di stare più vicino alla moglie e ai figli. Chiediamo che non venga devastata una famiglia. Chiediamo rispetto e protezione per la moglie e i figli. Chiediamo pure che la sua salute sia tutelata, anche se non è potente, ricco o ammanicato con nessuno.

Quel poco che potremo fare, lo faremo.

E chiediamo il sostegno di tutti coloro che possono agire. Preparemo delle inziative, come è già avvenuto in altri casi.

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BOLOGNA   03/03/2011

Caro Alfredo Cosco,

chi ti scrive questa missiva è Martena Giuseppe, il marito di Paola Valentino, che tu hai avuto modo di conoscere virtualemente.

Ti ha scritto una lettera, che hai pubblicato sul vostro sito il 26/02/2011, in cui esprime tutta la sua rabbia e indignazione per il trattamento crudele e disumano che stiamo subendo.

Come ben sai, sono in carcere da ben 9 anni e 6 mesi, e quello che sto vivendo in un anno e mezzo a questa parte è una vera tortura!

Sono condannato in via definitiva, ma ho un altro procedimento a piede libero che mi vede costretto a recarmi, ogni mese, a Taranto, per poi recarmi a Lecce nel tribunale. Purtroppo, giocando a pallone nel campo, tre anni fa, con un fosso mi è uscita un’ernia discale nella zona 44  45 che mi tormenta la vita. Non posso più vivere una vita “normale”, e da come ho potuto capire dagli ultimi esami effettuati a Taranto, mi è nata un’altra ernia nella zona S1.

Oggi, con questi continui spostamenti, non posso curare la mia salute, perchè tutti gli esami prenotati nella casa circondariale di Taranto vengono disattesi dal mio trasferimento, e la stessa cosa succede a Bologna, per cui vivo una situazione davvero drammatica.

Oltre tutto ho la mia compagna che sta crollando per via di tutta questa sofferenza.. non sappiamo più a che santo aggrapparci, ci stanno distruggendo, sia fisicamente che mentalmente.

Oggi ho potuto sentire mia moglie al telefono, ed era distrutta dall’ennesima delusione, perchè il D.A.P. non ci concede il trasferimento a Taranto, perchè la D.D.A di Leccce non  lo permette, in quanto condannato per concorso in omicidio, con l’aggravante dell’art. 7.

Sono davvero disperato, non posso e non voglio vedere mia moglie in quello stato. Ho fatto presente questa situazione al comandante del carcere di Bologna, avevo intrapreso pure lo sciopero della fame, che poi ho sospeso perchè mi era stato promesso che veniva contattato il D.A.P., per vedere cosa si potesse fare, ma nulla!

Io e mia moglie siamo soli.. abbiamo anche 5 figli che io non posso vedere, perchè detenuto a 850 km di  lontananza da casa, e questa situazione mi sta facendo davvero impazzire. Non chiedo chissà che cosa, ma solo di potere stare vicino alla mia famiglia. Sono già 7 anni che sono lontano, e oggi non reggo più questa situazione, con la conseguenza che sono rinchiuso in una casa circondariale dove non esistono progetti didattici né di lavoro per potere in qualche modo aiutare economicamente mia moglie!

Io spero con tutto il cuore che voi possiate fare qualcosa per aiutarci, al fine di potere finire di espiare questa pena in un odo più sereno. Se non è possibile essere trasferito a Taranto, almeno che mi trasferiscano a Roma Rebibbia, dove potrei lavorare e comunque avvicinarmi di 350 km alla mia famiglia. Magari se devo fare qualche istanza, lo puoi comunicare a mia moglie Paola Valentino e lei me lo farà sapere.

Ti ringrazio per la cortese attenzione e mi scuso per il disturbo. Mi  è gradita l’occasione per inviarti i miei saluti.

P.S.: alla presente ti allego l’istanza inviata al D.A.P. il 30 agosto 2010.

Giuseppe Martena

Ancora su Alfredo Sole e il suo computer

Ricordate il tormentone-computer di Alfredo Sole? Quella tragicomica vicenda che costringe Alfredo da mesi.. da più di un anno a una continua e sfiancante attività di pressing volta ad ottenere qualcosa che è stato stabilito lui debba avere. Ricordo che Alfredo ottenne una disposizione del Magistrato di Sorveglianza che stabiliva che egli fosse messo in condizione di usare il computer. Ricordo che il Magistrato di Sorveglianza, vista inevasa la sua disposizione, sollecitò la Direzione a fornire ad Alfredo il computer. Ricordo il balletto di fantomatiche sale e salette, con pseudo compromessi su computer ad ore.. le filosofie sui pezzi mancanti.. le analisi scolastiche sulla virgola e sul seno di Dio..:-)

Alla fine eravamo rimasti con Rita Bernardini che giunta in visita (in quanto parlamentare) qualche settimana fa ad Opera aveva avuto rassicurazioni dal Direttore del fatto che Alfredo Sole avrebbe finalmente ricevuto il computer.

Dopo di allora….altri due lunedì e nessun computer.

Amici delle due l’una…

O si tratta di una consapevole e meditata attività di sfiancamento, con proroghe infinite, per portare a un costante nulla di fatto.. insomma o è tutto consapevolmente voluto..

O siamo di fronte a una totale inefficienza burocratica e amministrativa..

Francamente non so quale delle due eventualità è la peggiore.

Se questi sono gli standard soliti… se hai problemi di salute sei davvero nei guai.. finché riescono a produrre UNA azione concreta.. è meglio che intanto ti prenoti la bara…

Comunque, ci piace sperare che questa attività omissiva in violazione delle disposizioni del Magistrato di Sorveglianza, oltre che di esplicite dichiarazioni della Direzione (conterà ancora qualcosa dare la propria parola no?) giunga presto alla conclusione e che Alfredo possa avere il suo benedetto computer.

Vi lascio a un estratto dell’ultima lettera giuntami da Alfredo Sole, dove parla di questa vicenda.

PS: l’immagine vuole evidentemente significare.. che con questa RAPIDITA’ il computer rischi di riceverlo quando sei già passato a miglior vita…:-)

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Caro Alfredo,

dopo la visita della Bernardini, il sabato successivo mi ha chiamato il Direttore e davanti a me ha dato disposizione che il lunedì venisse risolto il problema con queste disposizioni: Darmi un loro computer, ma se non mi andava bene, farmi vedere un nuovo computer di una ditta di loro fiducia e comprarlo.

Insomma, ho pensato che finalmente tutto si fosse risolto. Sono passati altri due lunedì da quel luneì. Non ho più visto nessuno, tranne l’educatrice che mi ha risposto: ti farò sapere.

A quanto pare gli ispettori non tengono nemmeno conto delle direttive della Direzione, oppure, dopo che io sono  uscito dal suo ufficio, hanno convinto il Direttore a ripensarci. E il motivo può essere uno solo. Se diamo il computer a lui, lo dobbiamo dare anche agli altri. Come facciamo?

Visto che la Bernardini voleva sapere come le cose fossero andate, non mi resta che scriverle che l’hanno presa in giro. Ma voglio  prima parlare con qualche ispettore. Ti farò sapere.

(…)

Paradossi… di Francesco Annunziata

Il pezzo che leggerete non è esattamente recentissimo, è di circa un mesetto fa.. risale al 21 ottobre..

Nellino racconta qualcosa che ha del kafkiano. In sostanza se una persona viene arrestata in Spagna per un omicidio avvenuto in Italia.. la Spagna concede l’estradizione solo se a questo detenuto non viene applicata una pena superiore al massimo previsto per quel reato in Spagna. In Spagna non c’è l’ergastolo e il massimo della pena sono 21 anni. L’Italia, nel caso che descrive Nellino, cercò di fare la furba, dando rassicurazioni che poi furono puntualmente smentite, ma non gi riuscì, e la Corte di Cassazione stabilì che il limite della pena per quei detenuti doveva essere di 21 anni, lo stesso previsto in Spagna. E capirete come questo apre la porta a infiniti paradossi.. del tipo.. quindi se sono due le persone imputabili e una viene arresta in Italia, mentre l’altra lo è in Spagna.. potrebbe finire che il “fortunato” arrestato in Spagna  sconterà una pena (in Italia in caso di estradizione…) di 21 anni.. mentre il malcapitato arrestato in Italia rischia di non uscire più dal carcere o molto tempo dopo l’altro.

Francamente è un caso che non avevo mai immaginato. E deve spingere a molti interrogativi… in effetti mantenere una disciplina più forcaiola rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei può ingenerare anche problemi di questo genere..

Poi  Nellino continua parlando di quello che è un tormentone presso molte carceri… ossia gli ostacoli che incessantemente si frappongono tra il detenuto e la possibilità di usare un computer… Ostacoli su ostacoli, burocrazia su burocrazie, tattiche sfiancanti per demotivare anche i più agguerriti e intanto gli anni passano tra un rimando e l’altro, tra un intoppo burocratico e l’altro. Lo abbiamo visto anche ad Opera, dove Alfredo Sole ha visto riconosciuto dal Magistrato di Sorveglianza il diritto di potere usare il computer, e lo stesso Magistrato ha sollecitato  la Casa di Reclusione ad attivarsi al più presto… non risulta che lo abbiano ancora fatto.

Devo dire che Nellino mi ha strappato un sorriso raccontando una cosa che proprio ignoravo. Lui sostiene che si possa fare richiesta per l’acquisto di animali da tenere in cella, purché non siano pericolosi..e questo sarebbe previsto dall’Ordinamento Penitenziario!..:-).. Fino ad ora non mi è mai capitato di sentire di un detenuto che… abbia un animale in cella. E’ probabile che quasi nessuno sa che questa possibilità sarebbe prevista. Comunque si può fare richiesta di acquisto solo per un animale che non sia pericoloso per la sicurezza dell’Istituto. Quindi… temo che non si potranno avere leoni.. serpenti… e falchi… :-).. Nellino ha fatto richiesta di acquistare una tartaruga. Non sembra un animale molto pericoloso no?… 🙂  Riuscirà una mite tartaruga ad entrare nel carcere di Catanzaro?

Il tempo dirà…

Vi lascio ad alcuni estratti della lettera di Nellino..

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21 – 10 – 2010 Siano,

Ciao caro Alfredo,

ho ricevuto la tua cara lettera qualche giorno fa e mi auguro di venirti a trovare in buona salute, come ti assicuro di me.

Sabato ho fatto colloquio e mi sono divertito con i bambini. ll Blog ha avuto molto successo e vorrei chiederti, visto che mia figlia Assunta mi ha detto di avermi scritto su  internet. Ti spiego, loro vanno su Google, digitano il mo nome e gli escono le cose che scrivo sul Blog, e suppongo che mi abbia scritto lì. Riesci a trovarlo? E magari mandarmi quello che ha scritto?

Ci sono andati tutti i prof. a leggere,e tutto il condominio!!

Riscuote molto successo…

Veniamo a noi. Giorni fa mi è arrivata una sentenza di Cassazione. Appena avrò la fotocopia te la spedisco. E’ molto utile per la questionre dell’ergastolo. Ti spiego, due persone arrestate in Spagna per un omicidio avvenuto in Italia. Lo stato spagnolo concede l’estradizione a condizione che l’Italia infligga una pena massima di 21 anni. Come al solito l’Italia fa la furba e li condanna all’ergastolo. Ricorsi su ricorsi e la Cassazione dà loro ragione, e li condanna a 21 anni.

Ora io ti pongo questo quesito e queste considerazioni che ti chiedo di trasferire sul Blog.

I- Poniamo il caso che due persone commettono un reato in Italia, uno scappa in Spagna, l’altro resta in Italia. Li arrestano entrambi ed entrambi vanno a processo per lo stesso reato che hanno commesso insieme. Cosa succede? Che a quello che hanno arrestato in Spagna non possono condannarlo all’ergastolo e gli danno 21 anni. Mentre quello arrestato in Italia prende l’ergastolo?! E ti sembra costituzionalmente corretto? Costituzionalmente legittimo? Io non credo.

Inoltre lo Stato spagnolo abiura l’ergastolo perché lo riconosce in contrasto con un articolo della Convenzione Europea. Ordunque, mi chiedo come mai i parlamentari spagnoli riconoscono questo in contrasto con la Convenzione e per la stessa Convenzione i parlamentari italiani lo ritengono compatibile? Queste sono cose da pazzi!

(..)

Qui siamo alle solite. Ora hanno bloccato anche i computer che avevano già autorizzato. Ma gli ho fatto la richeista per acquistare la playstation…:-)

Scusa… se per il computer trovano tutte queste scuse per la sicurezza, che ti puoi collegare (non è vero, perché tolgono il modem) ecc.ecc., con la playstation voglio vedere  cosa si inventano… 🙂

Poi ho fatto richiesta per acquistare una tartaruga, è previsto dall.O.P… puoi avere un animale, a patto che non sia pericoloso per la sicurezza dell’istituto. E vorrei vedere.. la tartaruga!!! Non deve arrecare disturbo agli altri, e vorrei vedere la tartaruga che verso fa. Haha.

Perciò ora sono due mesi che aspetto le risposte. Hai capito la tattica che usano?  Non sanno come dirti di no, e allora non ti rispondono neanche, ma io farò ricorso ugualmente per mancanza di risposta.

(…)

Diario di Pasquale De Feo 22 ottobre – 21 novembre

Il Diario di Pasquale De Feo.. è ormai diventato un appuntamento cardine di questo Territorio per Uomini Liberi, per Anime Libere. Libere perché le catene non hanno distrutto la spinta interiore e liberi voi, perché visitate e valutate a occhi aperti, senza incensamente e pietismi, ma neanche senza pregiudizi aprioristici.

Questo diario che Pasquale ci manda ogni mese dal carcere di Catanzaro è sempre uno spaccato, che si pone su vari livelli. Le tematiche carcerarie restano centrali, naturalmente, ma si parla anche di libri, speranze, drammi, riflessioni, rapporti umani.. E’ come un diario di bordo, fogli di carta scritti da una nave circondata dal mare. Eppure.. qualcuno scrive…

Il diario è sempre uno strumento rivelatore e terapeutico. Terapeutico anche per chi legge. Naturalmente certi diari sono di una banalità e di una pesantezza micidiale. E’ l’esatto contrario del caso di Pasquale De Feo.

E’ tutto da leggere il diario di novembre che vi trovere dinanzi tra poco (per l’esattezza dal 22 ottobre al 22 novembre) ma voglio segnalarvi alcuni passaggi in particolare.

Quando Pasquale parlando dei costi medi per ogni detenuto scrive..

 <<sul totale di 113 euro, costo medio per ogni detenuto, per posto, igiene e trattamento rieducativo, si spendono 7,36 euro, una parte irrisoria, per le cose più importanti. Il resto serve per tenere in piedi l’apparato elefantiaco del sistema penitenziario. Il 50% della cifra totale dovrebbe essere sperso per la rieducazione, i posti letto, l’igiene, il lavoro e la formazione. Ma ciò non avviene, perché il carcere è diventato un business dove attingono in tanti e a piene mani. Per questo motivo nessuno ha interesse a cambiare la situazione, e si cerca in tutti i modi di tenere alta la tensione criminalizzando i detenuti, in modo da giustificare comportamenti illeciti, e tenere nascosta la realtà. Tra cui anche questa spesa sbilanciata in favore dell’apparato mastodontico della burocrazia.>>

Ora è vero che quando si parla di costi è sempre bene tenere presente che è difficile avere un quadro chiaro e quindi le verità potrebbero essere differenti… ma se davvero delle 113 euro stanziate solo 7,36 andrebbero per il finanziamento delle esigenze essenziali, e comunque almeno il 50% sarebbero di sostentamento del complessimo meccanismo, con tutta la burocrazia al gran completo.. è legittimo porsi la domanda se si vuole veramente che il sistema sia differente e che le risorse vengano gestite in  maniera diversa… e se non è quantomeno probabile che radicali propositi di rinnovamento possano essere frenate dall’opposizione di chi, dall’attuale stato delle cose, trae vantaggi e benefici.

Poi quando racconta che il capo dei servizi segreti britannici ha dichiarato che è meglio subire un attentato che applicare la tortura. Sia o meno conseguente con queste nobili afffermazioni, resta il fatto che invece la tortura è prevista nell’ordinamento italiano.. e anzi applaudita.. sotto il nome di 41 bis.

Poi, quando scrive..

<<un amministratore con i suoi collaboratori si sono appropriati di milioni di euro della banca, procurando un danno a ITALEASE.. danno che è ricaduto sulla collettività. L’accusa è di associazione a delinquere e altri reati. La condanna più alta è stata di 5anni e mezzo, fino a scendere a un anno e 10 mesi.>>

Non vi lascia una strana sensazione? Vicende del genere sono uno dei motivi per i quali non trovo sufficiente quando si dice astrattamente “nessun carcere per tutti” e “benefici alternativi per tutti”. Il problema del nostro sistema è che non è né esclusivamente forcaiolo, né puramente lassista. Ma si tratta di un incestuosa cnnivenza tra ferocia forcaiola e garantismo peloso. Mentre piccoli criminali sono trattati come pezze da sedere  e mentre autori di crimini commessi vent’anni fa hanno passato decenni di detenzione senza speranza, e continueranno (temono) a passarli, mentre centinaia di persone sono sottoposte a carcerazioni speciali  financo tortura (41 bis).. per reati gravissimi certo, ma risalenti a decenni addietro, dei quali alcuni furono commessi nel corso di conflitti a fuoco (Il che non li rende meno bestiali e inaccettabili, ma li pone su un livello di “contesto” un minimo differene di chi colpisce persone che non erano parte di dinamiche violente.. cosa che naturalmene in molti casi è invece successa)…. chi invece non fa l’atto materiale di sparare a qualcuno o compiere un atto di riconoscibile violenza fisica (sequestro, rapina, ecc..) ma con i suoi atti manda alla deriva intere famiglie, portando danni ingenti a intere collettività..ecco.. costoro quasi sempre se la cavano con pene all’acqua di rose, come il caso descritto da Pasquale De Feo. Bene.. io ritengo invece che i crimini dei colletti bianchi debbano trovare un pò più di severità.. e di rigore. Ma questi crimini coinvolgono le elité economiche e politiche.. questo comporta una clamorosa indulgenza nell’ambito del loro trattamento processuale e giudiziario.

Poi Pasquale ritorna sul carcere di Salerno, al quale avevamo dedicato un post, dove pubblicavamo la lettera di Nellino (Franesco Annunziata, detenuto a Catanzaro) che raccontava le pratiche indegne e grottesche di cui era stato spettatore, quando si è trovato ad essere trasferito temporaneamente una settimana in quel carcere per finalità processuali (vi reinvio al link… e anzi già che ci siete mandate qualche altra lettera al Direttore Alfredo Stendardo… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/11/03/full-metal-jacket-a-salerno/). Pasquale a tal proposito scrive..

<<Parlando con il mo amico Nellino, mi ha detto che a Salerno c’è ancora il Direttore Alfredo Stendardo. Questo Direttore era stato inquisito per i soprusi sui detenuti nel carcere di Secondigliano (NA), da cui sono scaturiti alcuni processi. Come succede sempre in questi casi, non vengono licenziati, ma trasferiti, e nel nuovo carcere usano gli stessi metodi. Avevo già sentito in passato che nel carcere di Salerno avevano adibito una stanza che chiamavano lo Zero, dove picchiavano i detenuti. I soprusi nel carcere di Salerno, sono diventati una consuetudine. Dal vietare i passaggi di oggetti da una cella all’altra come prescrive l’art. 15 Reg. di Esec., all’imporre flessioni corporali in ogni occasione, e tante altre oppressioni che sfociano nell’illecito e nella tortura. Alcune volte ho letto sui quotidiani locali le limitazioni alla libertà dei detenuti, con denunce alla Procura della Repubblica, e all’Ufficio di Sorveglianza. Ma tutto viene messo a tacere, con la complicità del D.A.P. e degli organi citati. Di questi abusi sono a conoscenza dli organi competenti, ma queso sistema  illegale, con la forza del proprio potere difende con ogni mezzo se stesso.>>

E’ interessante questo passaggio per due profili. Uno perché riconferma le voci sulle pratiche sudamericane attuate nel carcere di Salerno. Ci sono proprio delle “chicce” dell’orrido. Come la presenza di una stanza chiamata “Zero” dove sarebbero pestati (e lo sono ancora?) i detenuti.

L’altro profilo concerne direttamente il Direttore del Carcere di Salerno, Alfredo Stendardo, precedentemente inquisito per fatti concernenti soprusi sui detenuti di Secondigliano (NA); fatti da cui sono scaturiti alcuni processi. Naturalmente non possiamo avere la certezza di sapere se quelle denunce corrispondevano a piena realtà.. ma certo si tratta di vicende che devono spingere almeno a qualche riflessione.. circa la “selezione” del “personale” e l’attribuzione di cariche così importanti. Dopo vicende del genere non sarebbe opportuno che personaggi considerati implicati, per garanzia verso loro stessi e verso i detenuti fossero piuttosto  assegnati ad altro incarico, che non sia quello stesso, nello svolgimento delle cui funzioni, sono stati inquisiti e/o processati? E qualche perplessità non la suscita anche il fatto che nel carcere di Salerno, con lo stesso Direttore inquisito per soprusi sui a Secondigliano anni prima, si parli insistentemente (e si “veda”… vedi posto su citato) di pratiche illegali e arbitrarie nei confronti dei detenuti. Qui non si fanno processi.. ma si crede giusto che le persone abbiano le ìnformazioni e poi.. valutino.

Così come non si ha una valutazione a prescindere negativa dei ruoli dirigenziali in genere. Semplicemente si vuole che essi siano conformi al loro mandato funzionale. Il compito di un Direttore (ma anche di un politico, e anche del Presidente della Repubblica,ecc..) è Servire. Servire obiettivi di interesse collettivo, principi, valori e persone.. non servire se stessi.

Interessante è anche quando Pasquale De Feo dice la sua sulle ultime polemiche che hanno investito l’ex Ministro Conso che, negli anni ’90 revocò il regime del 41bis a 140 detenuti del carcere dell’Ucciardone, a Palermo. Sono sorte tante polemiche.. molti hanno parlato di un oscuro scambio Stato-Mafia, che avrebbe portato a revocare questo regime per quei detenuti. Su tale questione Pasquale scrive..

L’Ucciardone (vergogna per la civiltà italiana ed europea) non aveva una sezione fissa per il 41bis, ne aveva solo una per i transitanti del 41bis che dovevano fare i processi. Per un episodio successo all’esterno del carceere, misero un padiglione o tutto il carcere a regime di 41bis. Per un episodio analogo, nel 1993 fecero lo stesso con Secondigliano e e Poggioreale a Napoli. Dopo che i familiari dei detenuti a Napoli protestarono con manifestazioni che sfociarono in scontri con le forze dell’ordine, ru revocato. Ma non fu revocato a nessuno dei detenuti sottoposti a 41bis che si trovavao a Secondigliano e a Poggioreale per processo. Anche a Napoli non c’erano sezioni fisse di 41bis.”

Sapete cosa è interessante di queste cose? Che non si dicono. Che le informazioni vengono date filtrate. Ora.. si può pure sosteneree lo scambio Stato-Mafia per quella vicenda.. ma vengano date tutte le informazioni e poi chi sente, legge e ascolta valuterà. Temo che Pasquale abbia ragione. Il 41bis è diventato un totem intoccabile. Ci sono persone in Italia tra le alte sfere che condividono molte perplessità su questo bestiale regime.. ma tacciono.. perché schierarti contro di esso vuol dire giocarti la carriera.

E a tal proposito mi piace il passaggio finale di Pasquale.. che può essere universalizzato, al di là dello stesso riferimento concreto al 41 bis

Il coraggio  è dei pochi. Anche durante la dittatura di Mussolini furono pochi gli eroi che si opposero alle normative di oppressione e repressione che macchiavano la civiltà del nostro Paese. “

E questo mi ricorda proprio una vicenda verificatasi sotto il periodo fascista.. una vicenda che pochi ricordano. Quando il regime impose il giuramento di fedeltà al fascismo ai professori universitari.. pena la perdita della cattedra.. quanti pensate che si rifiutarono? Quanti rifiutarono la sottomissione, la vigliaccheria, il conformismo?

12!! ………………SOLO 12 PROFESSORI!

IL CORAGGIO E’ DEI POCHI. MA SONO QUEI POCHI CHE RESTANO OLTRE LA POLVERE DEL TEMPO.

PS: il Diario si conclude con il toccante colloquio che Pasquale ha avuto con la nostra amica Daniena Domenici e con il marito.

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Ieri sera a Porta a Porta, Bruno Vespa si è superato nel suo servilismo e nel disinformare gli ascoltatori. In trasmissione c’era anche il sottosegretario alla giustizia Casellati, che, come al solito, mente spudoratamente per coprire la realtà e nascondere i misfatti del suo governo.

Hanno messo in evidenza che l’ergastolo non lo sconta più nessuno; che si sconta un terzo della pena; che la legge Gozzini viene applicata a piene mani e tante altre fandonie del genere. La Casellati ha detto che in questi giorni si riunirà il Consiglio dei Ministri per ripristinare l’ergastolo, inasprire le pene e abolire i benefici per i detenuti. Sembrerebbe un monologo comico, se non fosse la realtà. Ormai è diventato uno slogan – la pena certa. In Italia una delle poche cose che funziona è proprio la pena certa. Si sconta fino all’ultimo giorno. Se i politici avessero la stessa serietà e la stessa precisione con cui i detenuti scontano la pena, gli svizzeri e i tedeschi, che non sono secondi a nessuno in serietà e precisione, verrebbero dai nostri politici a imparare. Anche noi ergastolani vorremmo la certezza della pena. La chiediamo ma non ce la danno. Come dice Alfano.. “dobbiamo morire in carcere”.

Questo governo ha tanti problemi e tanti ne causano i problemi giudiziari di Berlusconi. Tanti proclami che tutto va bene e che tutto è stato risolto; come i rifiuti a Napoli. Tanta gente che ha perso il posto di lavoro; le piccole imprese in ginocchio che sono la spina dorsale del paese. Stanno facendo una riforma della giustizia (che in molti punti condivido pienamente) che le parti in causa non vogliono. Tutti  protestono e a giusta ragione.

Cosa fanno questi “Signori”? Si inventano una repressione sui detenuti, l’ultimo anello della società, senza difese, certi che nessuno fiaterà, nemmeno per smentire tutte le menzogne che si sono inventati per alzare una cortina fumogena sui veri problemi reali del Paese. Sono dei miserabili demagoghi che non hanno nessun senso umano. —  22/10/2010

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Riportava una ricerca del Ministero della Giustizia, che gli italiani non conoscono il sistema penitenziario. Concordo con questa analisi, perché tutti i film che vedono gli italiani riguardano le carceri americane, pertanto pensano che sia lo stesso anche con quelle italiane. L’impressione è che ci sia una sorta di censura a rappresentare nei film il sistema penitenziario italiano. Negli Stati Uniti hanno fatto tanti film per mettere a nudo le ruberie, gli abusi e i soprusi del sistema. Succederà mai in Italia? Sul carcere lager del 41bis dell’isola di  Pianosa, del periodo dal 1992 al 1998, alla sua chiusura, gli americani ci avrebbero fatto una ventina di film. –   23/10/2010

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Il D.A.P. ha fatto una ricerca per capire se c’è la rieducazione nelle carceri. Il risultato è che non c’è la rieducazione. In Italia, a parte alcune carceri che hanno l’eccellenza nel  rispetto di diritti, lavoro, scuole e tutto ciò che contempla il Codice Penitenziario e le Circolari Ministeriali, il restante delle carceri, che va oltre il 95%, è fuorilegge. Credo che tutto ciò derivi anche dal fatto che le Direzioni  interpretano e applicano ciò che vogliono e i Magistrati di Sorveglianza e il D.A.P. non intervengono, essendo complici. –   24/10/2010

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Da più parti si alzano polveroni per le proteste di Terzigno a Napoli. Chi tira in ballo la camorra, chi gli anarchici; manca solo che tirino in ballo qualche potenza straniera. I politici cercano sempre dei colpevoli su cui scaricare i loro errori e le ruberie di decenni, di destra e di sinistra. Nessuno di loro, sia del governo che dell’opposizione, dicono veramente come stanno le cose. La realtà è che sono cittadini esasperati e che lottano per avere una qualità della vita normale, per loro e per il futuro dei loro figli. Credo che in Europa.. solo in Italia si aprono discariche in un Parco Nazionale come il Vesuvio, che ha visibilità mondiale, sia per ragioni storiche che per la sua bellezza. –   25/10/2010

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Il professore Veronesi ha dichiarato di non comprare gli aerei da guerra F-35, costano 5 miliardi di euro i 50 aerei per l’esercito italiano. Con questi soldi si possono costruire 5mila asili per i bambini in tutto il paese. Concordo con lui. Con tutti i miliardi che si spendono per i militari, si potrebbero fare tante cose buone. Per trovare i soldi per queste e altre spese si tagliano servizi essenziali come la scuola e la sanità. –    26/10/2010

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Immaginavo che il risarcimento alla famiglia Aldrovandi nascondesse qualcosa. L’avvocato dei poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovadi ha dichiarato che il risarcimento è stato effettuato in autonomia dal Ministero dell’Interno e che non è un’ammissione di responsabilità. Allora cos’è? Non credo che il Ministero abbia voluto comprare il silenzio della famiglia Aldrovandi. Non avendo fiducia, temo che un escamotage verranno assolti e ritorneranno di nuovo a fare i poliziotti. –   27/10/2010

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Mi hanno mandato due cartoline da Salerno. Le hanno fatte ancora più belle. I ricordi mi mettono in uno stato d’animo divino, peccato che durino poco. Per fortuna ci sono, perché sarebbe triste avere la mente sempre qui dentro, con la sua ripetitività e nell’appiattimento in cui siamo caduti. –   28/10/2010

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Confartigianato lancia l’allarme che ci sono molti lavori che mancano di personale. Si parla di circa il 39% delle richieste che rimangono scoperte. Si tratta di panettiei, sarti, cuochi, falegnami, pasticcieri, installatori e tanti altri. Nelle carceri vengono fatti tanti corsi, ma non c’è nessun collegamento con la realtà esterna. Si perdono tutti questi mestieri che si imparano nei corsi di formazione. I corsi vengono fatti perché ci sono soldi stanziati dall’Unione Europea, Regioni, ecc. Ma sono fini a se stessi, e non per creare personale e inserirlo nel circuito lavorativo. Ci sono un paio di carceri  che hanno corrispondenza con l’artigianato e le imprese. Sono Bollate (Milano) e Padova, e quasi tutti i detenuti lavorano e trovano lavoro quando prendono i benefici della carcerazione alternativa. Se nel resto di Italia non viene fatto, è perché non lo si vuole fare. –   29/10/2010

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Nella rassegna stampa dei TG ho letto “la Costituzione per i cani e i gatti”, mi è venuta in mente la legge penale per gli animali in generale; gli spazi che devono avere e come devono affrontare i viaggi. E’ giusto che abbiano i loro diritti perché esseri viventi. Mi chiedo, ma questi diritti non possono essere estesi anche a noi detenuti? Abolire la tortura del 41bis; abolire i pestaggi; dare gli spazi ad ogni detenut, come stabilisce la Commissione Europea per la prevenzione della tortura  e la Corte Europea dei diritti dell’uomo; nelle traduzioni viaggiare come prescrive la legge (spazio minimo, cinture di sicurezza e airbag); avere l’affettività essendo un bisogno naturale. E stabilire i nostri diritti con certezza, affinché finisca l’arbitrio e l’interpretazione delle Direzioni delle carceri. Credo che i detenuti non chiedano troppo nell’avere la stessa tutela che hanno gli animali. –    30/10/2010

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Hanno negato la perizia chiesta dalla famiglia Cucchi, che voleva stabilire che le lotte hanno contribuito alla sua morte. Mi auguro che non vada a finire a taralucci e vino, come succede in Italia negl ultimi 60 anni, quando si tratta di questi casi.  Il caso Cucchi non ha insegnato niente, perché si è ripetuto un fatto analogo, sempre a a Roma, e a Regina Coeli. Un ragazzo della stessa età – Simone la Penna – è morto nello stesso modo. Certi dell’impunità continuano come niente fosse, e di questi fatti ne succedono tutti i giorni. –   31/10/2010

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Ho finio di leggere il libro “I complici”, scritto da Lirio-Abbate e Peter Gomez, narra la lunga latitanza di Bernardo Provenzano. Parla di politici di destra e sinistra, e dalla lettura di processi e intercettazioni delineano collusioni e finanziamenti. C’è una parte che riguarda il 41bis. Ne parlano nella totale ignoranza della materia. Lontani anni luce dalla mostruosità di questo regime di tortura, ritenendo naturale l’isolamento e la tortura. Se hanno scritto dei politici, come hanno fatto del 41bis, più che delle ipotesi veritiere, è solo un romanzo fantasioso con uomini reali. –   1/11/2010

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Ho letto che, sul totale di 113 euro, costo medio per ogni detenuto, per posto, igiene e trattamento rieducativo, si spendono 7,36 euro, una parte irrisoria, per le cose più importanti. Il resto serve per tenere in piedi l’apparato elefantiaco del sistema penitenziario. Il 50% della cifra totale dovrebbe essere sperso per la rieducazione, i posti letto, l’igiene, il lavoro e la formazione. Ma ciò non avviene, perché il carcere è diventato un business dove attingono in tanti e a piene mani. Per questo motivo nessuno ha interesse a cambiare la situazione, e si cerca in tutti i modi di tenere alta la tensione criminalizzando i detenuti, in modo da giustificare comportamenti illeciti, e tenere nascosta la realtà. Tra cui anche questa spesa sbilanciata in favore dell’apparato mastodontico della burocrazia dell’amministrazione penitenziaria. –   2/11/2010

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Le statistiche dicono che si suicidano sei detenuti ogni mese. Se si conteggiano le morti sospette, diventano dieci ogni mese. Una cifra enorme. La situazione è conosciuta, ma viene occultata dal sistema, perché è una vergogna per l’Italia e l’Europa. Nel regime di tortura del 41bis la percentuale di suicidi è molto più alta di quella degli altri regimi. Credo che ciò dipende molto dal fatto che le carceri nel 90%  sono fuorilegge e che la tortura fisica e psicologica è diventata un evento naturale. Se l’Italia venisse denunciata al Tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità, non sarebbe una esagerazione. –   3/11/2010

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Ieri sera a EXIT, su La 7, parlavano dell’attentato a Borsellino. Dibattevano sulle dichiarazioni di Scarantino e Spatuzza. Discutevano come sia stato possibile che la Procura di Caltanissetta avesse dato tanto credito a Scarantino, quando la Procura di Palermo non gli dava credito neanche sui piccoli processi per furto d’auto. Si commentava che Spatuzza avesse dato riscontri alle sue dichiarazioni, e con un confronto aveva smascherato Scarantino, che poi, lo stesso, con una lettera alla sorella di Borsellino chiedeva perdono per avere accusato degli innocenti.

C’era uno dei servi di Berlusconi, il giornalista Sottile (Sottile-Padre, essendo che anche il figlio è giornalista a Mediaset) che con arroganza, come fosse il depositario della verità, asseriva che il processo era stato definito da tre gradi di giudizio, pertanto quella era la verità. Il motivo della sua difesa della verità di Scarantino è che Spatuzza accusa il suo Padrone-Berlusconi e dà una lettura dell’attentato a Borsellino, da strage di Stato. Tra tutti questi discorsi, chi accusava la Procura di Palermo, chi quella di Caltanissetta, chi accusava altri, insomma tutti accusavano tutti, secondo i propri interessi, convenienze, e affinità politiche.

Tra tutti questi discorsi è stato solo accennato a quelle 30-40 persone che stanno scoltando l’ergastolo innocentemente da 20 anni, nei processi Borsellino uno, due e ter. Il solito Sottile ha detto “ci sono poche persone in carcere con lievi pene”. Non si è smentito neanche in questo. Tante persone e famiglie rovinate dalla furia devastatrice delle Procure, dal depistaggio di stato e dalla costruzione di un falso pentito, con minaccie dai giudici, forze dell’ordine e con le torture nel lager del 41bis dell’isola di Pianosa, che a suo confronto Guantanamo era un albergo a cinque stelle. Lo Stato si è comportato come il peggiore dei criminali, e continua a farlo. –   4/11/2010

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E’ strano che questo governo con enfasi dichiara, tramite il Ministero degli Interni Maroni, che i reati sono in calo, ma ogni mese il sovraffollamento aumenta di 88 unità di detenuti. C’è qualcosa che non quadra. Se i reati diminuiscono, come mai i detenuti aumentano? Proclami e bugie sono il detenuto di questo governo. –   5/11/2010

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Il capo dei servizi segreti Britanici ha dichiarao in TV che è meglio subire un attentato che usare la tortura, perché ritiene che l’uso della tortura è ilegale e ripugnante. Sono le leggi europee e internazionali a vietarlo. In Italia sono 20 anni che continuano a torturare, anzi fanno istituzionalizzato la tortura facendo diventare legge il 41bis –   6/11/2010

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Il capo del D.A.P. a “Linea Notte” su TG3, ha difeso il sistema carcere, dicendo che va tutto bene e che siamo in linea con l’Europa. Il giornalista gli ha detto che in Italia le carceri sono dei contenitori. Lui ha risposto di no, perché lo vieta la Costituzione che pevede la rieducazione del condannato. Il giornalista ha usato questa metafora.. “il comandante della nave alla deriva tranquillizza i naufraghi da terra”. Credo che non poteva usare modo più appropriato per descrivere la situazione. Le carceri sono il nulla, hanno una sola funzione, rendere dei veri criminali chi ci entra. –   7/11/2010

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Come garante dei detenuti di Roma è stato nominato l’ispettore dei G.O.M. della Polizia Penitenziaria, Vincenzo Lo Cascio. Affermare che sono state affidate le pecore al lupo è poco, perché i G.O.M. sono stati creati per essere i custodi della tortura del 41bis, e opprimere chi ci è destinato, reprimere con la forza chi si ribella alla tortura del 41bis. Tutti quelli che fanno parte delle strutture del 41bis, gestendo un luogo di tortura, sono di conseguenza dei torturatori. –   8/11/2010

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Giovanni Fenzoni, un paio di settimane fa è diventato un uomo libero. Personalmente sono contento per lui. Quello che mi suona strano è che tutti qeulli che in un modo o nell’altro hanno avuto a che fare con il sequestro Moro, anche avendo molti ergastoli, come arrivano nei termini della legge Gozzini, gli viene applicato una sorta di automatismo. E’ successo anche con Mario Moretti, che è stato il capo delle Brigate Rosse, e l’ideatore del sequestro Moro. Sulla carta la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali davanti alla legge. –   9/11/2010

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Il Consiglio d’Europa ha bacchettato l’Italia per la poca efficiente giustizia, e intima di non tagliare i fondi per la giustizia. L’Italia spende più di tutti in Europa, ma la giustizia è quella che funziona di meno. Il figlio di Bossi, “la trota”, ha superato l’esame di maturità al quarto tentativo, l’ultimo in una scuola privata di Napoli. Credo abbiano premiato la costanza nei tentativi più che la sua cultura. Ora è diventato Consigliere Regionale e percepisce uno stipendio di 9 mila euro, che potrebbero bastare per lo stipendio di tre insegnanti, che danno di sicuro qualcosa alla società. Una persona del genere non credo che abbia capacità e cultura per fare qualcosa di buono per la società. 

A Roma dieci carcerati potranno uscire a lavorare come operatori ecologici, con un finanziamento della Regione. Purtroppo questi progetti rimangono sempre fini a se stessi, per dare visibilità al sistema penitenziario, e non per un programma nazionale nel lungo tempo. Per alimentare la cultura del lavoro presso i detenuti, e presso le imprese per l’assunzione dei lavoratori detenuti. –   10/11/2010

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Il garante dei detenuti nominato a Roma, Lo Cascio, si è dimesso. Ha capito che era incompatibile con il suo ruolo. Ma credo che siano state le polemiche a farlo deciedere. Mario Tuti, che lo ha conosciuto in un convegno, ha dichiarato “rieducazione e redenzione per potersi ricostruire una vita normale”.Rieducare è molto meglio che tenere migliaia di persone peggio delle bestie nelle carceri italiane. Avendo lui trascorso 30 anni in carcere, sa di cosa parla. E non questi piccoli politicanti che credono che il carcere sia un allevamento di polli. 

Ho letto che Nino Mandalà, tra le tante cose scritte nel suo blog, ha scritto che il 41bis è crudele, ed è inutile. Lui lo conosce, essendoci stato, e ancora c’è suo figlio. Il 41bis è una tortura legalizzata.

Regina Coeli non si smentisce. Un lager che infligge le torture , e spesso i detenuti non riescono a sopportare e muoiono. Tutti sanno, ma nessuno fa niente. Complicità dello Stato. –   11/11/2010

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Leggevo che un amministratore con i suoi collaboratori si sono appropriati di milioni di euro della banca, procurando un danno a ITALEASE.. danno che è ricaduto sulla collettività. L’accusa è di associazione a delinquere e altri reati. La condanna più alta è stata di 5anni e mezzo, fino a scendere a un anno e 10 mesi. Mi èvenuto in mente che ragazzi di 20 anni, per un pò di droga o perché un pentito li accusa di associazione a dlinquere, prendono 10-15 anni, come se non fossero niente. C’è una disparità nella giustizia enorme. I notabili sono salvaguardati sempre. Il popolino è calpestato sempre; anche davanti alla giustizia che dovrebbe essere uguale per tutti. –   12/11/2010

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Nei giorni scorsi ho sentito Massimo Giletti e Mara Venier affermare che i giudici e le forze dell’ordine “che tutto è lecito per arrivare alla verità”.  Una affermazione de genere non esclude la tortrua, fisica e psicologica. E’ abrerrante che a Rai Uno, due conduttori possano fare simili affermazioni. –   13/11/2010

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Parlando con il mo amico Nellino, mi ha detto che a Salerno c’è ancora il Direttore Alfredo Stendardo. Questo Direttore era stato inquisito per i soprusi sui detenuti nel carcere di Secondigliano (NA), da cui sono scaturiti alcuni processi. Come succede sempre in questi casi, non vengono licenziati, ma trasferiti, e nel nuovo carcere usano gli stessi metodi. Avevo già sentito in passato che nel carcere di Salerno avevano adibito una stanza che chiamavano lo Zero, dove picchiavano i detenuti. I soprusi nel carcere di Salerno, sono diventati una consuetudine. Dal vietare i passaggi di oggetti da una cella all’altra come prescrive l’art. 15 Reg. di Esec., all’imporre flessioni corporali in ogni occasione, e tante altre oppressioni che sfociano nell’illecito e nella tortura. Alcune volte ho letto sui quotidiani locali le limitazioni alla libertà dei detenuti, con denunce alla Procura della Repubblica, e all’Ufficio di Sorveglianza. Ma tutto viene messo a tacere, con la complicità del D.A.P. e degli organi citati. Di questi abusi sono a conoscenza dli organi competenti, ma queso sistema  illegale, con la forza del proprio potere difende con ogni mezzo se stesso. –    14/11/2010

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Anche dopo tanti anni di carcere, noi siamo sempre valutati ed etichettati dagli operatori per quello che eravamo e per i nostri reati. Quando veniamo arrestati si dovrebbe tener conto solo della persona e non del reato. Farci capire gli errori del passato e aiutarci a diventare persone migliori per il futuro. Rimanere ancorati solo al passato, credendo che non possiamo cambiare.. è.. criminale. –   15/11/2010

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Leggendo un articolo sui disabili in carcere, mi sono ricordato di quelli che visto nel carcere di Parma. C’erano un paio di sezioni per i minorati fisici. Alcune volte li vedevo nei corridoi. Senza gambe, semiparalizzai, sulle carrozzine. Mi chiedevo  perché teneresssereo persone in quelle condizioni in carcere. L’unica risposta che riuscivo a trovare era  che diventava un forte business. C’erano disabili che dovevano scontre piccole condanne o residui di pene. Ne ho incontrati alcuni nell’infermieria. See li mettevano in una struttura privata o pubblica all’esterno, il costo era meno di quello che si spende per tenerli in carcere. –   16/11/2010

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L’altra sera ho ascoltato le parole di Pierluigi Bersani, il segretario del PD, a Rai Tre da Fazio e Saviano. Diceva con enfasi “siamo  contro la pena di morte, contro la tortura, ecc.” Qualcuno dovrebbe dirgli che in Italia c’è sia la pena di morte, e sia la tortura. L’ergastolo è una pena di morte diluita nel tempo. Anche alcuni magistrati lo dichiarono. non siamo rimasti solo noi detenuti e i volontari a dirlo. Il 41bis è una tortura, non lo dichiariamo solo  noi detenuti che ci siamo stati e quelli che ci sono ancora. Lo dicono gli Stati Uniti, l’Unione Europea, e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con una sentenza. Nelle carceri italiane le condizioni sono talmente degradanti che parlare di tortura sistematica, sia nei modi che nei metodi, non è n’eresia. Non è il primo politico, e non sarà l’ultimo, a usare questi bellissimi principi per condire i propri discorsi. Ma nei fatti non sanno cosa succede nel loro Paese. –   17/11/2010

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L’80% degli italiani non ha fiducia nei partiti e nei politici che li rappresentano. Mi meraviglio che non siano al 100%, perché è sotto gli occhi di tutti l’arroganza dei loro atti, i privilegi come fosssero diritti di nascita e di natura divina, gli stipendi vergognosi per loro e  per tutta la corte dei miracoli che li circondoa. Stanno distruggendo l’Italia, n Pese con una grande economia ridotta con un debito pubblico spropositato e in tutte le classifiche mondiali; istruzione, giustizia, corruzione.. ci hanno portato dietro gli Stati del terzo mondo. Ma l’amarezza più cocente è che, dopo 30 anni che sono ancora lì, si presentano come se non avessero nessuna colpa, e anzi loro sono il rimedio a tutti i mali, quando sono loro il male di tutti i problemi del paese. –   18/11/2010

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Ho finito di leggere il libro “Terroni” di Pino Aprile. Mi è aperto davanti un mondo che non conoscevo, facendomi comprendere da dove derivano tutti i mali del Meridione e che continuano con lo stesso metodo. Quella che viene chiamata unificazione è stata una selvaggia annessione, peggiore di quelle coloniali. Ed è stata conseguita con ferro e con il fuoco. Un genocidio fisico, economico e culturale. Si presume che ci siano stati circa un milione di morti, tra stragi, rappresaglie e campi di concentramento. E con con circa 20 milioni di emigranti. Le alternative erano combattere diventando briganti o scappare emigrando. Le SS tedesche erano dei chieirchietti di fronte alle barbarie commesse da carabinieri e bersaglieri. I Piemontesi rubarono tutto ciò che poterono, portandolo al Nord. Soldi, oro, industrie, cantieri navali, terre, navi. Tutto, non lasciarono che miseria e desolazione. Non contenti ci rubarono anche la nostra storia, inculcandoci la loro cultura e facendoci metabolizzare che noi meridionali siamo inferiori a quelli del Nord. Mi viene in mente una citazione di Tacito “hanno fatto il deserto e lo hannno chiamato pace”. In questo caso lo hanno chiamato “unificazione”. La questione meridionale è iniziata dopo che i Piemontesi sono venuti a “liberarci”, anche se dopo la loro liberazione, la morte, la miseria e l’immigrazione non ci hanno abbandonati. Con modi diversi, ma usando lo stesso metodo, tutto continua affinché restiamo un malato che  non può guarire. Tutti i meridionali dovrebbero legere questo libro. –   19/11/2010

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Quando ti senti libero mentalmente, un benessere psicofisico ti invade, perché non hai più quei freni che derivano dall’ambiente in cui vivi, dalle tradizioni e dalla paura di sbagliare. Allora pensi e agisci secondo quello che ritieni giusto. Ti riterranno  n ribelle e cercheranno di isolarti e di reprimerti. Ma la convinzione è una delle più forti motivazioni, ed è difficile da opprimere. –   20/11/2010

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In questi giorni sui quotidiani e nei TG si è parlato spesso della dichiarazione dell’ex Ministro della Giustiza Giovanni Conso, di avere revocato l’art. 41bis a 140 detenuti nel carcere dell’Ucciardone di Palermo. Come al solito si mistifica la realtà, e i professionisti dell’odio come il senatore Giuseppe Lumia, ci vanno a nozze. Ormai l’antimafia con i suoi professionisti dell’odio è diventata una sorta di Stato nello Stato. Chi non è d’accordo con loro diventa il peggio di tutto; come nel medioevo dove si veniva etichettati  come eretici e messi al rogo.. oggi c’è il rogo mediatico e giudiziario. Credo che il pargone più appropriato sia quello della “liberazione” dei piemontesi, “tutti briganti e la istituzionalizzano con la legge Pica del 1863”.

L’Ucciardone (vergogna per la civiltà italiana ed europea) non aveva una sezione fissa per il 41bis, ne aveva solo una per i transitanti del 41bis che dovevano fare i processi. Per un episodio successo all’esterno del carceere, misero un padiglione o tutto il carcere a regime di 41bis. Per un episodio analogo, nel 1993 fecero lo stesso con Secondigliano e e Poggioreale a Napoli. Dopo che i familiari dei detenuti a Napoli protestarono con manifestazioni che sfociarono in scontri con le forze dell’ordine, ru revocato. Ma non fu revocato a nessuno dei detenuti sottoposti a 41bis che si trovavao a Secondigliano e a Poggioreale per processo. Anche a Napoli non c’erano sezioni fisse di 41bis.

Oggi ci stanno ricamando sopra creando architetture che neache nella fantasia hanno cittadinanza, quando la realtà è chiara e semplice. In modo arbitrario e barbaro, illegalmente sottoponevano  padiglioni o interi carceri a regime di 41bis per eventi che succedevano fuori. Lo stesso sistema delle Ss tedesche.. colpire nel mucchio senza riguardi per le leggi, la Costituzione e la civiltà. Ancora oggi per paura dei professionisti dell’antimafia nessuno ha il coraggio di dire che il 41bis è una tortura. Sono degne di ammriazione tutte le personalità che già nel 1993 chiedevano la revoca  di qeusta infame  e micidiale pratica barbarea chiamata 41bis.

Il coraggio  è dei pochi. Anche durante la dittatura di Mussolini furono pochi gli eroi che si opposero alle normative di oppressione e repressione che macchiavano la civiltà del nostro Paese. –   22/11/2010

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Ieri ho fatto colloquio con Daniela e Nino. Sono due bellissime persone, con un animo solare e per questo sono degne di tutta la mia ammirazione. Sono felice di averle conosciute anche di persona. E’ stata un’ora meravigliosa, che purtroppo è passata troppo in fretta. Da loro posso apprendere tutto ciò che l’essere umano ha di buono in sé. Nel mio futuro occuperanno un posto speciale nel mio cuore. –   21/11/2010

EST DIABOLICUM…. di Alfredo Sole

Alcune lettere sono emblematiche. La boa segna il passaggio, e tu allora là trattieni il percorso, perché essa richiama altri giri, ma rammenta il senso stesso del viaggio.

Testi come quello di oggi di Alfredo Sole.. sono la costante riaffermazione dei piani che non convergono, della logica irrazionale e della malafede cristallizata.

Lettere come queste servono, per dare, detta in soldoni, narrazione concreta di ciò che c’è, spesso, dietro parole di spessore, che sembrano spiegare tutto. In Alice nel paese delle meraviglie a un certo punto si mostra il gioco delle parole. Cosa c’è sotto il guscio..

Lettere come questa ci ricordano cosa è l’ergastolo ostativo.. e cosa c’è, troppe volte, dietro il riempirsi la bocca con parole come “trattamento”, “osservazione”, “profilo psicologico”.

Andiamo ai fatti..

Alfredo Sole chiede la possibilità di poter usufruire di un permesso premio. Ora, molti di voi sanno che a prescindere è quasi impossibile che ciò avvenga (il quasi perché ci sono stati casi eccezionalissimi) per via dell’art. 4 bis, che è ostativo ai benefici per reati associativi, in mancanza della c.d. “collaborazione”. Tuttavia pure questi detenuti chiedono i permessi, forse per quell’istinto umano, che non può fare a meno di provare ad arrampicarsi, anche sui muri lisci.

La richiesta viene rigettata e il permesso viene negato.. ma non per il 4 bis.. ma perché NON CI SONO PROFILII PSICOLOGICI SU ALFREDO SOLE… MANCA PROPRIO IL PROGRAMMA DI TRATTAMENTO!

Per un attimo non pensate al 4 bis. E giochiamo al gioco che sia solo una questione di “osservazione e trattamento”. E qua Alfredo descrive un meccanismo diabolico. Preceduto da una domanda  a cui qualcuno dovrebbe pur provare a dare una risposta..

“IN 20 ANNI DI CARCERE NON SONO ANCORA CAPACI DI DEFINIRE LA MIA PERSONALITA’?”

E’ possibile? E’ voluto.. o è piuttosto  l’eterno lassismo, la strafottenza all’italiana, l’insuperabile burocratismo? Fatto sta che i c.d. operatori del trattamento, Alfredo Sole li ha visti.. anche sommandoli tutti insieme.. forse meno di una decina di volte in 20 anni di detenzione.

E’ COSI’ CHE OPERA L’OSSERVAZIONE?

E poi ci sono i riferimenti concreti all’ultimo “approdo”.. il carcere di Opera.. lo stesso carcere che, con mille motivi, sta impedendo ad Alfredo Sole di usufruire del proprio pc, anche dopo che il Magistrato di Sorveglianza ha stabilito che Alfredo debba essere messo in condizione di usare il suo pec. Dicevo.. in 16 mesi dal suo arrivo ad Opera.. non c’è una riga su di lui.. non si è proceduto neanche ad iniziarla l’ “osservazione”.

Se iniziasse adesso, durerebbe circa 6 mesi. Dopodichè inizierebbe il “trattamento” di circa due anni.  Farebbero in totale un 4 anni dal suo arrivo ad Opera..

Ma… magari proprio allo scadere di questi 4 anni.. ZAPPETE.. viene trasferito!

E RICOMINCIA TUTTO DACCAPO!

Una fatica di Sisifo in versione moderno-carceraria.

Secondo Alfredo è tutto studiato per mantenere eternamente impantanati i detenuti, sotto l’apparenza del rispetto delle norme, sabotandone di fatto l’operare, per un tempo che così diventa eterno presente.. senza futuro.

Ma io dico.. anche se non ci fosse un intento malevolo e una progettualità negativa.. sarebbe meglio? NO, SAREBBE ESPRESSIONE DEL FALLIMENTO DI UN SISTEMA… CHE A PAROLE VALORIZZA IL PERCORSO DI UN DETENUTO.. MA NEI FATTI TRASCINA ALLE CALENDE GRECHE LE PROCEDURE DI VALUTAZIONE (almeno in tanti casi… ma ne basterebbe uno.. ne basterebbe uno…).

Alfredo corre il serio rischio che, a qualche mese dalla scadenza dell’immaginato “trattamento”, venga sballottato in qualche altro carcere e via.. si ricomincia.

Il finale però riprende la tematica “ostativa”. Il vero ostacolo cioè alla concessione dei benefici per tanti ergastolani. E anche l’argomento che tira fuori Alfredo lo conosciamo. Ma non viene mai detto troppe volte.. semmai troppe poche..

IN PRATICA IL TUO PERCORSO NON SERVE A UNA MAZZA,.. RAGAZZO.

SE ANCHE FAI IL PERCORSO IDEALE IN VENTANNI, CON L’OSTATIVO RISCHI DI RESTARE IN CARCERE FINO A QUANDO NON TI PORTANO ALL’OBITORIO

SE INVECE “FAI DEI NOMI” (SOLITAMENTE E’ QUESTA LA “COLLABORAZIONE”) USUFRUIRAI DEI BENEFICI MOLTO PRESTO, ANCHE SE NON HAI FATTO ALCUN TRATTAMENTO, NE’ PERCORSO DI TRASFORMAZIONE INTERIORE.. ANCHE SE SEI UN SADICO, HAI UCCISO CENTINAIA DI PERSONE, ALCUNE IN MANIERA BARBARA.. COME “U PORCU” GIOVANNI BRUSCA.. A CUI LO STATO HA CONCESSO DOPO  UN PO’ DI ANNI DEI PERMESSI.. PERMESSI CHE NON CONCEDE A PERSONE DAL PERCORSO STRAORDINARIO, IN QUASI VENTANNI DI CARCERE, COME ALFREDO SOLE E CARMELO MUSUMECI ( E TANTI ALTRI).

QUANDO VERRANNO CHIAMATE LE COSE CON IL LORO NOME?

QUANDO VERRA’ CHIUSO QUESTO CAPITOLO DI UNA STORIA DI TRADIMENTO DELLA COSTITUZIONE E DEL DIRITTO?

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(…)

Non è che sono pronto per gli esami, ma pronto a preparare la prima materia. Solo che da quando ho pagato le tasse non si è fatto più vedere nessuno. L’assistente volontario che si è occupato dell’iscrizione non mi ha ancora portato il programma. Siamo in due in questa sezione iscritti all’università, e sono incazzato per questo lassismo nei nostri confronti. Ieri, dopo insistenze, hanno rintracciato il volontario. Dice che si farà vivo la prossima settimana… Se non sei davvero ostinato, ti passa la voglia di fare qualsiasi cosa. E’ proprio quello che loro vorrebbero, no? Se non fai nulla ed ozi dalla mattina alla sera, non dai fastidio, e se non dai fastidio, loro lavorano di meno.

Circa dieci giorni fa ho chiesto un permesso premio, un giorno di libertà. E’ straordinaria la celerità con cui mi è arrivato il rigetto. Ti riporto per intero quello che ha scritto il Magistrato di Sorveglianza:

“VISTO L’ISTANZA AVANZATA DA SOLE ALFREDO AD OTTENERE LA CONCESSIONE DI UN PERMESSO PREMIO:

RILEVATO CHE MANCA IL PROGRAMMA DI TRATTAMENTO DI CUI L’ESPERIENZA DEI PERMESSI-PREMIO COSTITUISCE PARTE INTEGRANTE, ESSENDO ANCORA IN CORSO L’OSSERVAZIONE DELLA PERSONALITA’;

RILEVAO CHE TALE ELEMENTO COSTITUISCE PRESUPPOSTO INDEFETTIBILE PER LA VALUTAZIONE DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE DI CUI ALL’ART. 30 TER DELL’O.P., E CHE IN SUA ASSENZA NON PUO’ CHE ESSERE NEGATIVA;

RIGETTA ALLO STATO L’ISTANZA

SI COMUNICA AL P.M., AL DIRETTORE DELL’ISTITUTO, PER QUANTO DI COMPETENZA, IN RELAZIONE ALLA TEMPESTIVA PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO DI TRATTAMENTO.”

Allora, cosa ne pensi?

IN VENTI ANNI DI CARCERE NON SONO ANCORA CAPACI DI DEFINIRE LA MIA PERSONALITA’!

E chi dovrebbe definirla? Il criminologo  che in 20 anni ho visto solo una volta mentre ero al 41bis, o lo psicologo che, sempre in tutti questi anni, ho visto solo un paio di volte a Livorno? Di certo non potrà farlo l’educatore, che credo non abbia i requisiti giusti per qualcosa di così importante.

ALLORA, CHI DOVREBBE FARLO SE C’E’ UN’ASSENZA CRONICA DI QUESTE FIGURE?

Forse il Direttore e gli agenti? Non credo proprio.

“NON C’E’ UN PROGRAMMA DI TRATTAMENTO”

IL MAGISTRATO SI TROVA OBBLIGATO A ORDINARE ALLA DIREZIONE UN PROGRAMMA DI TRATTAMENTO!

In poche parole… PIU’ DI SEDICI MESI CHE SONO IN QUESTO CARCERE.. ED E’ COME SE FOSSI STATO UN FANTASMA!

Comunque, nonostante questo rigetto non sia del tutto negativo, in quanto obbliga la Direzione all’attenzione verso di me, io avrei preferito il rigetto con la vera e unica motivazione che mi impedirà di accedere ai benefici.

LA MOTIVAZIONE DEL 4 BIS!

Così avrei potuto impugnare il rigetto con la speranza dell’incostituzionalità dell’art. 4 bis. Invece in questo modo resto in sospeso,  e non ho materiale sufficiente, o meglio, argomenti sufficienti per una impugnazione, visto che la colpa del rigetto non è a causa del 4 bis, ma della mancata osservazione e del mancato trattamento da parte di questo istituto.

Se analizzi bene tutta la questione, sembra un piano diabolico e ben orchestrato per far scorrere il tempo. Mi spiego:

Sono già pasati 16 mesi nel “nulla”. Se adesso mi aprissero l’osservazione, trascorrerebbero altri sei mesi prima di chiuderla.. 16+6=22, quasi due anni. Il cosiddetto “trattamento” dura altri 2 anni e in totale arriviamo a 4 anni (20+4= 24 anni sono già trascorsi nel frattempo). Solo allora potrei avere i requisiti per usufruire di qualche beneicio (non tenendo conto del 4 bis).

Ma, come spesso accade, anzi, come puntualmente succede. allo scadere di questi 4 anni… ECCO CHE ARRIVA IL TRASFERIMENTO IN UN ALTRO CARCERE.

TUTTO SI AZZERA!!

NUOVA OSSERVAZION… NUOVO TRATTAMENTO… NUOVO MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA… ALTRI 4 ANN CIRCA DI PRESA PER I FONDELLI.. E NEL FRATTEMPO.. ARRIVI GIA’ A 28 ANNI DI CARCERE.

E QUESTO PER CHI NON HA IL 4 BIS!

Ma anche per chi ce l’ha. Se non vogliono motivarti il rigetto a causa di un articolo che sanno benissimo essere anti-costituzionale.

Siamo delle pedine su una grande scacchiera, solo che il giocatore gioca da solo, non ha avversari, e può muovere i pezzi come gli pare, senza mai perdere….

IL TEMPO E LA VITA STESSA PASSA NELL’ATTESA DELLA.. “OSSERVAZIONE”..

Mettiamo da parte questi “giochetti dell’osservazione e trattamento” e analizziamo seiamente l’ “intenzione” dell’osservazione e trattamento:

Non ci sono dubbi che per mettere “in libertà” un detenuto con permessi e benefici vari, bisogna accertarsi che non sia più socialmente pericoloso.. ma è davvero così? E’ davvero questa la loro preoccupazione?

ALLORA COME SI SPIEGA CHE IO POTREI USCIRE DI QUI, SUPERANDO QUESTO “ACCERTAMENTO” DI PERICOLOSITA’ SOCIALE, SOLTANTO METTENDO UN ALTRO AL POSTO MIO.. CIOE’… “COLLABORANDO”?

SIGNIFICA CHE IN VERITA’ NON GLIENE FREGA NIENTE DELLA “PERICOLOSITA’ SOCIALE”.

SE SONO PRONTO A “SALVARE” LA MIA VITA A DISCAPITO DELLA VITA ALTRUI, ALLORA, STANNE CERTO CHE SAREI CAPACE DI COMMETTERE QUALSIASI ALTRO “REATO SOCIALE”.

MA SE DECIDI DI PAGARE LE TUE COLPE IN MODO COERENTE, SENZA SCORCIATOIE, ECCO CHE ALLORA DIVIENI UNO DA “OSSERVARE E TRATTARE” PER DECENNI, SENZA MAI DAVVERO ARRIVARE AD UNA SOLUZIONE.

NON SEI UN PERICOLO SOCIALE PERCHE’ POTRESTI COMMETTERE DI NUOVO REATI.. MA SEI SOCIALMENTE PERICOLOSO PERCHE’ HAI DECISO DI SCONTARE LA TUA PENA!

In poche parole: se ti tiri fuori con l’inganno e la menzogna e l’opportunismo.. sei socialmente integrato. Se sconti la galera che loro stessi ti hanno dato.. sei socialmente pericoloso. Non so, ma a me suona un pò strano. Sarà perché sto scontando per intera la pena che mi hanno inflitto, nonostante io non sia così pericoloso socialmente come loro vorrebbero far credere?

Mah, sarà… ma intanto continua a suonarmi strano.

Beh.. non è così strano, caro Alfredo. Siamo in Italia, il paese dei furbi, il paese dove non conta niente essere se stessi, ma essere quello che gli altri vogliono che tu sia, il paese dove l’apparenza non è altro che il velo menzognero per nascondere verità scomode.

(…)

 

CORSE AD OSTACOLI.. di Cosimo Commisso

Questa lettera mi è giunta da poco da Cosimo Commisso, detenuto nel carcere di Carinola (da non confondere con l’altro Cosimo Commisso detenuto a Secondigliano). Avevo già scritto a Cosimo, e a questo si riferisce quando si scusa per avere risposto in ritardo. Scuse che naturalmente non hanno alcuna ragione d’essere.. ci mancherebbe davvero che uno si ponesse certi problemi verso una persona detenuta, che ha già bel altri impicci, problemi ed urgenze da affrontare.

E’ un testo emblematico ed interessante essenzialmente per due aspetti..

I- Per lo squarcio che (insieme ad altri testi nel tempo pubblicati) getta su una periodo storico in cui, con tutta probabilità, processi sommari, tendenziosi e un pò “faciloni” non sono mancati.. e sull’abuso di una figura, che talvolta è stata preziosissima, ma altre volte devastantemente dannosa, che è quella del “pentito” o “collaboratore di giustizia”.

II- Per dare ulteriori impressioni su quanto quello che dovrebbe essere un diritto, il diritto allo studio, diventi un camminare sui vetri.. quando si è in carcere. Come già notai a suo tempo quando lessi per la prima volta i testi di Carmelo Musumeci e delle sue odissee per cercare di studiare.. il carcere non cerca di spronarti allo studio.. ma TI OSTACOLA.. Devi sviluppare una sorta di pazienza biblica e tempra guerriera, diventare capace di sopportare ogni sorta di ottusità burocratica, impedimento, ritardo inaspettato.. trasferimento a Casa di Dio, ecc.. per riuscire nonostante tutto a continuare a studiare e, fnanche, a laurearti.

QUESTE PERSONE STUDIANO E SI LAURANO NON GRAZIE AL CARCERE E ALLA EFFICIENTE ATTIVITA’ DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA.. MA “NONOSTANTE” IL CARCERE E LA “DEFICIENTE” ATTIVITA’ DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA.

Comunque, credo che rivedremo presto Cosimo Commisso su questi schermi..:-)

Vi lascio al suo testo..

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Caro Alfredo,

anche se sono passati mesi dalla tua lettera senza risponderti, non passa giorno che non penso di mettermi in contatto con te per esporti un mio desiderio inerente alla mia disavventura giudiziaria, che,  a mio parere, può essere utile pubblicare in rete per contribuire ad una riflessione su come è stata amministrata la Giustizia in Italia, dal 1992 (inizio emergenza criminalità) fino a tutto il 2001. A mio avviso si sono celebrati processi sommari. Non lo affermo solo io, ma lo dimostrano le attuali vicende giudiziarie, come la strage di Borsellino e delle sua scorta, dato che nuovi collaboratori di giustizia, con riscontri oggettivi, stanno facendo emergere un’atra verità che cozza con quella che ha fatto condannare persone, a quanto sembra innocenti, all’ergastolo.

PURTROPPO NON TUTTI GLI INNOCENTI ABBIAMO AVUTO LA FORA DI FAR EMERGERE LA VERITA’.

Spesso leggiamo sui mezzi di informazione che persone condannate sono successivamente riconosciute innocenti, anche dopo aver scontato anni ed anni di detenzione. Un’amministrazione della gestione della giustizia in tale modo diventa un danno per l’intera società.

Io sono in grado di dimostrare, attraverso documentazione, che la mia condanna è basata esclusivamente sulla formula NON POTEVA  NON SPARE, che in quegli anni era di moda per ovviare a dimostrare la colpevolezza, divenendo un modus operandi per condannare le persone anche in assenza di prove comprovanti la responsabilità penale.

Solo nel 2001 la Suprema Corte di Cassazione ha annullato il su scritto modus operandi sostenendo che per condannare anche un capo promotore di associazione mafiosa con ruolo apicale e dirigenzile è necessaria LA PROVA DEL MANDATO.

Ma purtroppo per me non c’era più niente da fare, ero già stato condannato all’ergastolo con sentenza esecutiva nel 12.5.1999. Il nuovo orientamento giurisprudenziale non si poteva applicare ad una sentenza già esecutiva e nemmeno si poteva richiedere una revisione sul punto, in quanto la revisione si può chiedere su un fatto nuovo nel merito, e non per un cambiamento giurisprudenziale.

Per come scritto, la mia condanna del 1999 non si basa su prove di responsabilità penale, ma su un teorema che nel 2001 è stato ritenuto inidoneo dalla Suprema Corte di Cassazione. Ne consegue che, se invece di essere processato nel 1999, fossi stato processato nel 2001, sarei stato assolto come sono stato assolto nella sentenza del 2001 in altro procedimento.

Quanto su scritto è provato dalle due sentenze menzionate, che, se tu ritieni, pui mettere in rete, con altra documentazione attinente al procedimento in questione che ti spedisco. Io ritengo che, si dall’inizio del processo, se si fosse valutata con attenzione la documentazione che era agli atti del processo, dovevo essere senza alcun dubbio assolto, in quanto mancavano gli elementi di responsabilità penale che potevano portare ad una mia responsabilità sia come esecutore sia come responsabile di concorso morale, o mandante dei reati per cui sono stato condannato.

Se tu ritieni di poter mettere in rete alcuni atti processuali, verbali d’udienza, dichiarazioni dei “collaboratori di giustizia”,e la sentenza di condanna, possiamo contribuire a fare sì che si attui una riflessione sociale sulla pena e sul giudizio. E’ un contributo per costruire una società migliore, indispensabile per le nuove generazioni. Se credi che sia una buona idea ti posso inviare tutti i documenti. E’ bene precisare che sono tutti atti processulae, e quindi pubblicabili. Cioè atti da cui è scaturita la condanna che sto innocentemente espiando.

(…)

Non ti ho risposto prima per tempo. In questa mia ti racconto come passo le giornate. Sono in carcere da circa diciotto anni, nella mia solitudine, cercando di impiegare il tempo sui libri, per cercare di migliorare le mie povere conoscenze.

Quando si è chiusi in cella, credo che tutti facciamo delle riflessioni, su tutto il sistema sociale. Quando per anni un essere umano è trattato come un oggeto, anche le più piccole attenzioni, come una semplice lettera da una persona che nemmeno si conosce, dà la sensazione che nella società ci sono persone che si interessano anche dei problemi degli altri.

Ti chiedo scusa per non averti risposto prima, ma, credimi, sono alle prese con un corso universitario di scienze sociali. Per finire il corso debbo sostenere altri cinque esami. In quest’ultimo anno incontro enorme difficoltà. Ti racconto un pò delle mie vicende sul campo del corso universitario., anche per trasmetterti la mia giustificazione di mancanza di tempo (dicevo spesso a Carmelo Musumeci: “come fai a preparare gli esami universitari, avere corrispondenza con centinaia di persone, frequentare la scuola in carcere, partecipare come organizzatore e attore al teatro, scrivere libri di fiabe per bambini, ecc…)

Sono iscritto alla facoltà di Scienze Politiche presso l’università di Pisa, corso di laurea in Scienze Sociologiche. La scelta della predetta sede universitaria è avvenuta in base alla Circolare del Ministero della Giustizia, GDAP – 0406381 – 11.11.2004, che, per ovvie esigenze di sicurezza e di economia dell’azione amministrativa, ha, tra l’altro, “INVITTO I DETENUTI AD ISCRIVERSI PRESSO L’ATENEO CHE RICADA IN ZONA PROSSIMA ALL’ISTITUTO DI ASSEGNAZIONE” e, siccome all’atto dell’iscrizione universitari, avvenuta nell’anno2206, mi trovao deteuto, sin dal 2002, presso il Carcere di Livorno, la scelta è caduta, come da indicazioni impartite dallo stesso Ministero, sull’Università di Pisa.

Nei primi due anni dell’iscrizione ho sostenuto nove esami, registrando una media voto di 27/30, che mi ha permesso di ottenere più borse di studio, rendendomi autonomo economicamente. Nel mese di gennaio 2009 subivo un primo trasferimento  presso il carcere di Spoleto e, nel successivo mese di agosto, uno ulteriore presso il carcere di Carinola.

Le conseguenze, sotto più profili, e, in particolare sotto il profilo scolastico, sono state deleterie! Nell’anno 2009, nonostante le reiterate richieste di poter sostenere gli esami regolarmente “prenotati”, più volte non ho ottenuto di essere tradotto a Pisa a tale fine, dopo aver pagato la tassa universitaria per l’anno accademico 2009/2010.

Il Ministero sostiene che per il prossimo anno accademico debbo cambiare Università, iscrivendomi all’Università Federico II di Napoli, per ragioni di economia.

Ho fatto richieste al Magistrato di Sorveglianza adito, tutore del principio dell’inviolabilità dei diritti del detenuto, sostenendo:

A) Cosa ha inteso affermare il DAP con la su scritta decisione?… forse che, una volta che sono stato obbligato a iscrivermi all’Università di Pisa, perché detenuto a Livorno, sono obbligato a iscrivermi ad una nuova Università ogni qualvolta subirò (in)giustificati trattamenti?

B) Perché hanno impedito di poter sostenere i predetti esami universitari? Mi trovavo nelle condizioni ideali per potere dare, in modo costituzionalmente corretto, gli esami.. ma, il Ministero, con gli imposti e continui trasferimenti, oggi lo sta impedendo.

Non solo mi hanno privato della libertà personale, ma mi hanno privato della dignità, delle garanzie e di tutti gli altri diritti; ivi compreso, ed a maggior ragione visto che si tratta di un diritto costituzionalmente garantito, il diritto allo studio.

Dal 18 giugno u.s. mi fanno sostenere gli esami in video conferenza. Il primo in video è stato catastrofico. Di fronte al video che non si vedeva niente, e non si capiva niente, sono entrato in un panico confusionale, che non ricordavo niente di quanto avevo studiato. Ho preso il voto più basso dei 18 esam sostenuti. L’8 luglio ho sostenuto un altro esame e sono andato un pò meglio.

Vorrei, prima della fine dell’anno accademico in corso, sostenere altri esami, anche perché per il prossimo anno sicuramente non mi garantiscono nemmeno di dare esami in video.

Iscrivermi alla Federico II mi crea delle difficoltà. Debbo prima iscrivermi e poi la commissione deciderà quanti esami già sostenuti all’Università di Pisa mi riconoscerà.

Ti ho raccontato quanto su scritto per farti capire quanto sono impegnato, anche se sono in carcere, e giustificarmi del ritardo nel risponderti alla lettera.

Grazie per tutto quello che fai: sicuramente avrai capito che la lotta, che anche tu hai intrapreso, per l’abolizione dell’ergastolo ostativo, non è facile. Oggi è molto più facile e conveniente per i mediocri allinearsi con la maggioranza giustizialista.

Sono convinto che un giorno, non si sa quando, usciranno le verità che faranno riflettere. Qualche anno fa leggevo che, dopo circa 90 anni hanno riabilitto Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati a morte innocente. Quest’ultimo alla giuria  che lo condannò ha detto:

“MAI, VIVENDO L’INTERA ESISTENZA, AVREMMO POTUTO SPERARE DI FARE COSI’ TANTO PER LA GIUSTIZIA E LA MUTUA COMPRENSIONE FRA GLI UOMINI”

(…)

Ti abbraccio fraternamente

20.7.2010    Carinola

Cosimo Commisso

Lettera di Alfredo Sole

Alfredo Sole è di quel pugno iniziale di detenuti.. D’Artagnan e i tre moschettieri potremmo dire.. che scrivono fin dalle primissime battute e che in qualche senso hanno un ruolo tutto loro, un loro “carisma” potremmo dire, per la loro storia particolare, le loro esperienze, il loro costante impegno.. parlo di gente come Carmelo Musumeci e Alfredo Sole appunto. Nel tempo l’amicizia si è estesa a molti altri detenuti. Ma prima che il blog nascesse io conoscevo, ero in contatto fondamentalmente solo con loro due, Carmelo Musumeci e Alfredo Sole.. poi i contatti si sono estesi come si estendono i cerchi se butti una pietra nel mare..

Oggi voglio pubblicare una delle tante lettere che ricevo da Alfredo Sole. Questa è l’ultima. Non c’è scritto niente di epocale, drammatico o straziante. Ma è comunque emblematica della situazione in cui si trovano a vivere tanti detenuti, nella loro quotidianità. E delle loro lotte sfiancanti contro indifferenza o piccola burocrazia interna che, compito storico della burocrazia, non può fare a meno di complicare le cose facili. Non sto dicendo che ci sia un intento malevolo. Dico qualcosa che forse è ancora peggiore.. non sono proprio capaci di semplificare la vita.. la stessa esistenza degli apparati burocratici si risolve, in troppi casi, in strutture e organismi che ce la mettono tutta per complicarti la vita. In pratica, nessuno se la prenda, ma si tratta di pesi morti, nel migliore dei casi inutili.. o quasi..

Allora, nella lettera Alfredo fa innanzitutto riferimeno ad un rumore insopportabile. Sentite che situazione fantozziana. Da settimane ormai c’è una ditta, che produce non ricordo che cosa.. per un guasto agli impianti, i detenuti di Opera devono sorbirsi ogni notte un bel fracasso ininterrotto. Se lo unite al caldo è una commistione che come minimo manda in bestia. E naturalmente nessuno corre ad aggiustare il guasto.. in fin dei conti si tratta di detenuti.. e le notti dei detenuti non sembrano contare così tanto, no?

Poi c’è la telenovela che dura da più di un anno. Telenovela lunghissima. La lotta titanica di Alfredo Sole per avere il suo benedetto computer, visto che vuole studiare, ha in progetto cose da scrivere e altro. Le puntate sono tante. Inizialmente la direzione era assolutamente contraria al computer. Lui inizia una serie di ricorsi e la spunta, dandogli il Magistrato di Sorveglianza ragione e stabilendo che gli sia permesso di usare il computer. La amminastrazione disattende le decisioni del giudice. Lui minaccia lo sciopero della fame, intanto reclama al giudice, il giiudice gli dà ancora ragione. A quel punto viene chiamato in direzione gli si dice che può avere il computer, ma iniza un tira e molla tra la direzione che vorrebbe che si trattasse di un computer posto in una apposita saletta dove lui potrebbe andare solo poche ore al g iorno, e lui che (giustamente) lo vuole in stanza, senza tutte queste giravolte. E poi sorgono altri problemi.. gli si dice che alcuni pezzi deve toglierli perché sono “illegali”, e quindi o compra un computer nuovo o se ne fa dare uno dall’amministrazione, come si accenna in questa lettera. E sicuramente se ne inventeranno delle altre. Che dirvi? A suo modo è una vicenda “paradigmatica”.. del modo cervellotico, ottuso, caotico in cui agisce la burocrazia.

Io vorrei augurargli che siano malvagi a sto punto, almeno con un malvagio puoi sperare di cavarci qualcosa di buono.. il serio dubbio è che questi siano proprio ottusamente dementi.. e il demente puro il puro arnese da burocrazia è una vero malanno per la razza umana…

L’unico spiraglio sembra si stia aprendo per quanto riguarda la possibilità di reiscriversi finalmente all’università. Alfredo Sole era iscritto alla facoltà di filosofia. Quando fu spedito a Opera, l’amministrazione del carcere riuscì naturalmente, grazie anche alla completa disorganizzazione riguardo alle figure e ai servizi che dovrebbero seguire i detenuti.. riuscì a non farlo iscrivere.. e in pratica ha perso un anno. Ora sembra che forse riuscirà nella impresa titanica di iscriversi nuovamente all’università.

Ha perfettamente ragione Alfredo, quando scrive che alcuni cambiano in carcere.. ma NON GRAZIE al carcere, ma NONOSTANTE il carcere. Il carcere spesso fa di tutto per metterti i bastoni tra le ruote.

Benvenuti nel carcere di Opera Signori.. Venghino venghino.. ammirate questo capolavoro penitenziario.. ecco, più vedete il nostro motto .. “Al Servizio del Detenuto”,…

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Caro Alfredo,

sono appena le otto di mattina, ho la finestra oscurata da una tenda per non fare entrare il sole, altrimenti la cella diventerebbe un forno. Ma fa caldo lo stesso.

Ma è quel maledetto rumore che mi tormenta. Il caldo posso sopportarlo. Cosa aspettano per coprire il rumore?… la ditta di fuori!!!….

E’ vero quello che dici. La notte è come se si risvegliasse “un’altra anima”, e scorrono nella mente pensieri più prfondi. Il silenzio è la vera musa ispiratrice e io, quel silenzio, l’ho perso.

Finalmente credo di essere riuscito a sbloccare il problema universitario. Ho già firmato il documento per il passaggio accademico. Credo che prima di settembre potrò incominciare a preparami in qualche materia.

Il computer? Mi hanno detto che il mio così com’è non possono darmelo e mandarno in qualche ditta per far togliere i pezzi che loro ritengono “fuori legge” significa rovinarlo. La soluzione è che mi compri un altro computer con il loro “standard”, oppure che me ne forniscano uno dell’amministrazione. Comunque sia, gli ho risposto che quello che mi interessa è che mi facciano prelevare dal mio P.C. tutti i miei file. Vedremo come andrà a finire, perchè mi sono stancato di stare dietro a questo bigottismo carcerario.

Ogni volta che qualche “cervellone” va in TV a parlare di “reinserimento” di detenuti, mi incazzo come una scimmia. Se le persone qui dentroo cambiano è solo grazie alla loro grande forza e non certamente al loro “trattamento”. Anzi, il loro “trattamento”  e il loro inevitabile bigottismo dettato dalla presunzione di essere a conoscenza dell’uomo, non può fare altro che rendere il detenuto peggiore di come è entrato.

(…)

Mi fai un favore? Potresti mandarmi una copia della poesia “SILENZIO”? Non ho più neanche la bozza che ho scritto. Non so che fine abbia fatto. A volte mi seppellisco in mezzo al casino di documenti, libri, scritti..

Grazie per le belle parole che mi hai scritto , sul fatto di avere dato molto anche da qui dentro…

Sono parole di incoraggiamento che, devo ammetterlo, fanno bene all’anima.

A presto

Alfredo

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