Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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I miei astri luminosi e dolci… ricordando Nicola Ranieri

astri

Nel settembre 2011 il nostro amico Nicola Ranieri venne meno per un grave male. Ma tanti elementi hanno fatto pensare che il sistema carcerario sia stato in gran parte responsabile, essendo Nicola stato, a detta degli stessi medici di Bari, curato in modo barbaro. La vicenda non è mai stata chiarita fino in fondo, ma le responsabilità potrebbero essere state enormi, contribuendo in maniera decisiva, allo sviluppo e al decorso di quel male.

Alla fine, comunque, le condizioni di i Nicola erano tali che  il carcere lo scarcerò e lui passò i suoi ultimi giorni di vita a Bari con la famiglia.

Dopo la morte, la sorella Mina richiese indietro il computer al carcere, e quando il carcere glielo inviò, lei trovò dentro tanti scritti di Nicola, che fece stampare e ci inviò.  E da quel momento, di tanto in tanto, pubblico qualche testo per ricordare il nostro amico Nicola.

Oggi pubblico questa sua poesia.

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MIEI ASTRI LUMINOSI E DOLCI

Sono solo in questa celletta, SI’!!!

Mi sento solo e triste.

Ma in questo sgomento…

in questo lamento…

in questo freddo…

c’è un grido di Sole che…

riscalda le mie interminabili giornate.

Una piccola e sorridente Luna…

Che illumina le mie notti insonni.

Infine, dolcemente…

la Stella più luminosa

dell’infinito cielo…

mi da gioia…

porta via tutto ciò

che è triste, ombra e buio.

Tu, il mio unico grande oceanico Amore,

si, sei la stella più luminosa, tu,

mi dai forza, coraggio,

allegria e speranza.

Ti ringrazio mio DIO

DI AVERMI DATO QUESTI ASTRI MERAVIGLIOSI.

La libertà… ricordando Nicola Ranieri

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Il nostro amico Nicola Ranieri ha lasciato questo mondo nel settembre 2011.

Il carcere lo aveva liberato perché la sua situazione di salute era considera così disperata che venne liberato per fargli passare gli ultimi giorni che gli restavano insieme con la famiglia, a Bari.

Una volta morto, dopo qualche tempo il carcere inviò alla sorella Mina il computer del fratello. La sorella trovò nel computer tanti scritti di Nicola. Li fece stampare e ce li spedì. 

E così,di volta in volta ricordiamo il nostro amico, pubblicando qualcuno di questi testi.

Ecco oggi alcune delle sue poesie.

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LA LIBERTA’

La libertà… vivere oggi e non

aspettare.

Perché essa non è un luogo dove

andare,

ma una sensazione da provare.

La libertà è un diamante in mezzo

alla collana e non è una stella priva

di luce.

La libertà è un gabbiano bianco in

mezzo al mare e non un uccello

stanco

di volare.

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SORRISO

Il sorriso è un po’ di sole che sfolgora nell’anima,

perché è uno dei più meravigliosi doni

che Dio ha fatto agli uomini.

Un sereno sorriso fa bene a tutti.

Perché ha un potere magico che affascina i cuori.

Il sorriso dei bimbi è un vero dono dell’anima. 

I fanciulli hanno un sorriso fresco,

chiaro, senza amor proprio, senza risentimenti,

perché essi sono con la musica e l’innocenza,

nulla delle grandi porte aperte verso un mondo di luce.

Nulla esiste senza motivo,

nulla avviene a caso nel mondo,

ma tutto assolutamente rientra nel grandioso

gesto di un sorriso.

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BELLA

Come l’acqua che scende da una sorgente,

fresca e dissetante, limpida, trasparente,

come il sorriso nel tuo volto.

Bella,

con quel tuo fisico divino,

come la stella che brilla lassù,

che guarda il mondo per non lasciarmi più.

Bella,

come un’aquila alta che vola,

alla conquista della preda perduta.

Bella, 

con quei occhi pieni di amore.

Ama la vita così com’è… ricordando Nicola Ranieri

Amar

Pubblichiamo oggi un altro testo per ricordare il nostro amico Nicola Ranieri, morto nel settembre del 2011 (in questo lin.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/ troverete una breve sintesi degli ultimi dolorosi anni della sua vicenda umana).

Gli ultimi giorni  della sua vita Nicola lì passo a Bari, dalla sua famiglia. Il carcere di Opera ormai lo considerava spacciato e per questo lo aveva scarcerato. 

La sorella Mina, una volta riottenuto dal carcere il computer del fratello, trovò in esso tanti testi.. li stampò e ce li inviò. Noi, da quel momento, abbiamo iniziato a pubblicarne periodicamente qualcuno, per ricordare il nostro amico.

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AMA LA VITA COSI’ COM’E’

Amala pienamente, senza pretese;

amala quando ti amano o quando ti odiano,

amala quando nessuno ti capisce,

o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,

o quando ti esaltano come un re.

Amala quando ti rubano tutto,

o quando te lo regalano.

Amala quando ha senso

o quando sembra non averlo un po’.

Amala nella piena felicità,

o nella solitudine assoluta.

Amala quando sei forte,

o quando sei debole.

Amala quando hai paura,

o quando hai una montagna di coraggio.

Amala non soltanto per i grandi piaceri

e le enormi soddisfazioni;

amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,

amala anche se non è come la vorresti.

Amala ogni volta che  nasci

ed ogni volta che stai per morire.

Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita.

Nicola Ranieri

Liberi… ricordando Nicola Ranieri

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Continuiamo a ricordare il nostro amico Nicola Ranieri, morto nel settembre 2011(in questo lin.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/ troverete una breve sintesi degli ultimi dolorosi anni della sua vicenda umana).

Nicola Ranieri fu trattato come un cane dal carcere…. le sue lettere descrivevano una situazione allucinante. I medici di Bari -la sua città- quando hanno controllato la situazione di Nicola e hanno “immaginato” come è stato “curato ” in carcere, si sono messi le mani nei capelli.

Una volta che Nicola fu considerato praticamente spacciato, venne liberato e passò i suoi ultimi mesi di vita insieme con la famiglia, a Bari appunto, sua terra d’origine.

La sorella Mina, una volta riottenuto dal carcere il computere del fratello, trovò in esso tanti testi.. li stampò e ce li inviò. E da quel momemnto.. periodicamente.. ricordiamo.. con uno di queti testi… quest’uomo cresciuto in un contesto difficile, ma con un cuore grande.

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LIBERI

Liberi di essere se stessi, liberi

di vivere una vita spensierata e

incondizionata, liberi di pensare e

dire tutto quello che ci pare:

liberi di volare, liberi di sognare,

liberi dell’imperativo, che condizionano le idee,

liberi perché siamo uno spirito

libero.

liberi perchè  siamo animali, liberi

perché viviamo come animali, liberi

perché pensiamo e agiamo come

animali.

liberi perché siamo prigionieri

della libertà,

liberi pensiamo di essere

liberi, ma non lo siamo,

liberi perché siamo troppo liberi.

e quando la libertà eccede l’etica,

la morale e il rispetto

per il prossimo diventa il nulla.

Nicola Ranieri

La vera fede… ricordando Nicola Ranieri

Nicola Ranieri è un nostro amico detenuto morto nel settembre del  2011  ((in questo link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/ troverete una breve sintesi degli ultimi dolorosi anni della sua vicenda umana).

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Dopo anni di carcere, Nicola ebbe diagnosticata una grave patologia, che, a quanto raccontava lo stesso Nicola, fu “curata” barbaramente. Ma sembra che anche la stesa patologia (qualunque cosa realmente fosse, perché  a certi livelli e in certe situazioni la confusione regna sovrana) sia stata “incentivata” dalle condizioni disumane del carcere. Alla fine venne scarcerato perché considerato ormai senza speranza. Gli ultimi giorni della sua vita li trascorse con la famiglia a Bari, la sua città natale.

Dopo la morte, la sorella Mina ha ricevuto dal carcere il suo computer. Nel quale ha trovato tantissimi suoi testi, che ha stampato e ci ha inviato.

Da quel momento, li stiamo pubblicando.. volta per volta.. in modo da continuare a ricordare il nostro amico.

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LA VERA FEDE

Dio anche se ti penso

non credo solo così

posso amarti 

capire 

forse perdonarti.

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GRAZIE TRISTEZZA

Grande è questa Tristezza che

mi preme l’anima. Sei l’unica

mia ricchezza che mi è rimasta

con cui dividere queste giornate

vuote piene di malinconia.

Grazie Tristezza per la sensazione

che mi dai nel farmi sentire

ancora vivo capace di amare

soffrire pensare.

Grazie Tristezza di portarmi in

un mondo migliore nel farmi

sentire diverso da solo fra tanti.

Grazie Tristezza di esistere.

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A DOMANI

Per sfuggire alla morte

nel silenzio della notte

l’immagine della morte

mi è amica.

Una fortuna vicina

che mi infonde coraggio

per smettere di morire.

Nell’ossessione della morte

c’è il conforto per uscire

dall’angoscia

dalla stanchezza dell’anima

per avvicinarmi alla vita.

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IO E TE

Non ti vedevo ma ti cercavo

ignoravo, ma sapevo della tua

esistenza.

La prima volta è come se ti

avessi riconosciuta,

è come se ci fossimo sempre

conosciuti.

Con uno sguardo e una forza

potente le nostre due anime

si sono formate in una

sola anima.

Cuore del mio cuore

respiro del mio respiro

in ogni posto e in ogni momento

io e te.

 

Immaginarsi il carcere… ricordando Nicola Ranieri

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Da alcuni mesi a questa parte… con cadenza periodica.. stiamo pubblicando testi del nostro amico Nicola Ranieri, morto nel settembre del 2011  ((in questo link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/ troverete una breve sintesi degli ultimi dolorosi anni della sua vicenda umana).

Una vicenda estrema e dolorosa. Dopo anni di carcere, Nicola ebbe diagnosticata una grave patologia, che, a quanto raccontava lo stesso Nicola, fu “curata” barbaramente. Ma sembra che anche la stesa patologia (qualunque cosa realmente fosse, perché  a certi livelli e in certe situazioni la confusione regna sovrana) sia stata “incentivata” dalle condizioni disumane del carcere.

Alla fine venne scarcerato perché considerato ormai spacciato, e trascorse gli ultimi suoi giorni con la famiglia a Bari, la sua città natale.

Dopo la morte, la sorella Mina ha ricevuto dal carcere il suo computer. Nel quale ha trovato tantissimi suoi testi, che ha stampato e ci ha inviato.

Da quel momento, ho cominciato, di volta in volta, a pubblicarli… in modo da ricordare il nostro caro amico.

Quello di oggi è un testo stupendo ed emblematico sulla realtà del carcere… sulla sua immaginabile inimmaginabilità.

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Dietro le belle parole di rieducazione e reinserimento, nel carcere la violenza è spesso impalpabile  per cogliere la quale occorrerebbe compenetrarsi in quell’esperienza che le parole faticano a restituire.

Bisognerebbe immaginarsi chiuso in un piccolo spazio dove quel niente sminuzzato che capita oggi si ripeterà domani.

Immaginarsi privati dell’indipendenza, dell’intimità, dell’autonomia, condotti alla spersonalizzazione e ala regressione infantile, al di fuori del mondo dei diritti.

Immaginarsi che tra i diritti persi c’è anche quello di fare capitare le cose senza motivo, il sorriso o il pianto che deve avre una sua ragione per non essere sospetto, provocatorio, irrispettoso.

Immaginarsi la creatività come un lusso e che ciò che serve è accondiscendere ad ogni malsana digestione del carceriere.

Immaginarsi che lo sguardo si piazzi sul muro come un chiodo, sguardo da smorzare, sguardo declassato, sguardo inferiore.

Immaginarsi un sistema che si fonda sulla superiorità dello sguardo altrui, che può infilarsi addosso come una seconda pelle, anche quando colpisce un disturbo cardiaco o un’infezione.

Immaginarsi l’onda delle richieste che non si infrangerà contro gli scogli di un totale disconoscimento, bensì contro la barriera corallina di una sete di preziosissimi e taglienti “ma…”, non hanno nemmeno la faccia di dirti un semplice no… è sempre l’altro a dire no!

Sempre “ma… il regolamento non lo prevede”, “la sicurezza non lo consente, l’organizzazione non può tollerarlo…” pretesi cui quotidianamente cesellare una collana di frustanti ma… anche se il regno del se, anche quello abitato dal più disgraziato, è il regno della speranza e il regno del ma… è il regno dell’impotenza.

E nel regno dell’impotenza le primavere sono senza fiori, le estati senza mari e senza rumore le chiavi dentro i cancelli.

Immaginarsi un mondo carcerario come il mondo del ma…, per tante cose che sarebbe forse possibile o comprensibile che si realizzassero ma… ci sarà sempre qualcuno che pronunzierà un ma…

Immaginarsi astrattamente il tempo a disposizione per coltivare i rimorsi, mentre hai cose più impellenti da fare- cercare di interpretare i ma… che appestano l’esistenza del carcere.

Immaginarsi una sconcertante lievità di comportamenti colpevoli, attraverso i quali costruiscono, incontrastati e impuniti l materia prima per il futuro.

Immaginarsi che ogni sentimento o desiderio ha un risvolto cartaceo o burocratico, dove il desiderio rimane confinato o inespresso nella coscienza oppure diventa una domanda che non avrà risposta.

Immaginarsi un qualsiasi progetto che non si realizzerà mai.

Immaginarsi un carcere funzionante visto come un pericolo per la sicurezza e che per evitare i pericoli i guardiani si identifichino con i valori delle classi privilegiate, alzano una cortina di ferro tra loro e gli ospiti.

Immaginarsi un luogo dove la logica della separazione del mondo dei carcerieri dal mondo dei carcerati garantisce che le storture non emergano all’esterno e lascino posto all’arbitrio.

Immaginarsi il carcere come una terra di nessuno, dove centellinare l’offerta di servizi e mantenere divisioni e alterità con il mondo esterno, dove le attività o l’allestimento di spettacoli o le scuole sono intese, nel migliore dei casi, come una riprovevole elemosina ai disgraziati.

Immaginarsi di vivere la condizione dell’inversione dell’onere della prova, a interloquire travolti e oppressi dalla miseria delle loro idee, oppressi da una forza misteriosa e oscura anche per loro.

Immaginarsi di stare in una cella per decenni senza alcuna speranza, come hanno decretato i carcerieri… per capire cos’è il carcere.

Provate a immaginarlo!

Ranieri Nicola

Riflessioni.. ricordando Nicola Ranieri

riflessione

Pubblico un altro testo del nostro amico Nicola Ranieri, morto nel settembre del 2011 (in questo lin.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/ troverete una breve sintesi degli ultimi dolorosi anni della sua vicenda umana).

Nicola venne scarcerato alcuni mesi prima della sua morte, perché era in condizioni così gravi da essere considerate irrecuperabili. Lui ci raccontava di come in carcere venisse “curato” con metodi barbarici. La sorella Mina ci raccontò che i medici di Bari -sua terra d’origine e luogo dove abita la famiglia- restarono allibiti quando videro la situazione complessiva, e credettero di capire come Nicola era stato trattato in carcere. 

La sorella Mina, qualche mese fa ci ha inviato una raccolta di testi di Nicola presenti nel suo computer che il carcere le aveva rimandato indietro. E noi.. di volta in volta.. li stiamo pubblicando.

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Accade sempre l’inevitabile.

Cosa succede in questa Italia, dove si consumano efferate violenze contro persone indifese, fuori da ogni logica criminale.

Tutti i canali informativi non fanno altro che emanare bollettini di guerra.

Italia, dicono, terra del crimine, dove molte famiglie hanno paura quando i loro figli si allontanano dalla propria abitazione, le donne hanno paura anche di camminare ad una certa ora, le persone anziane sono le più a rischio anche nelle loro abitazioni.

Nessuno dice che è un Paese dove non funziona più niente e che le violenze aumentano perché non funziona niente.

Tutto aumenta ed il salario diminuisce, la povertà dilaga giorno dopo giorno.

Molti politici si nascondono dietro dialoghi convincenti ma sostanzialmente inutili.

Manca il lavoro per i giovani costretti a vivere in famiglia sino ad età avanzata, con la propria famiglia.

Tutto questo è colpa dell’uomo intellettuale che parla bene e razzola male.

Una cosa posso dire, che ognuno pensa per sé e che deve tutelare con responsabilità gli altri, sa solo parlare per farsi pagare bene e lavorare il meno possibile.

Parlano tutti di certezza della pena, dell’aumento delle forze dell’ordine, di leggi speciali. Ogni volta che accade un crimine efferato, che mai nessuno vorrebbe ascoltare, e se la prendono sempre con quelli che in carcere ci stanno da una vita, anche contro il più meritevole di un beneficio. Tutto ciò credo  che porti solamente rabbia. Qui si vive di rabbia, perché l’informazione, i legislatore se la prende sempre con individui che veramente non hanno niente a che fare con questi reati, mentre molti dei prigionieri che sono anni che vivono lontani dal mondo dei liberi sono sempre loro a pagare. Non c’è ragione, ma quando manca il responsabile, sanno dove andarlo a cercare, così il reato lo paghiamo anche per colpe non nostre.

Non riescono a capire che il reato deve sempre essere esaminato con le dovute cautele e l’individuo singolarmente, per avere una visione più trasparente della realtà.

Il carcere è luogo di riflessione, ma a che serve la riflessione se questi sono i risultati. Mi è molto difficile trovare una risposta adeguata a questo enigma, perché ogni essere trovi il rispetto perduto nella società in cui vive.

Nicola Ranieri

Solo in cella… ricordando Nicola Ranieri

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Un altro testo di Nicola Ranieri, il nostro amico speciale, morto a settembre del 2011. Vi invito ad andare a leggere il post che scrissi il giorno dopo la sua morte (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/), dove faccio una breve sintesi della tragica e surreale susseguirsi di situazioni che lo hanno portato alla morte…  con molte controverse diagnosi ospedaliere, controverse cure, trattamenti pessimi  che a sua volta riceveva in carcere  pur durante la malattia (racconta ad esempio che dovette dormire per diverso tempo su un letto totalmente umido). 

Seguimmo la sua vicenda, e pur non essendo in grado di fornire dati inoppugnabili, essa assume i contorni dell’omicidio (non doloso naturalmente),  non da parte di una sola persona, ma di un sistema fallimentare dove la mala sanità si unisce alla ottusità burocratica penitenziaria.. La sorella Mina ci disse che i medici di Bari, che lo videro quando il carcere lo scarcerò, una volta che la sua situazione fu considerata irrecuperabile.. quei medici di bari dicevo.. si misero le mani nei capelli quando si accorsero di come era stato “curato”. (

Gli ultimi tempi li passò libero, con la famiglia.

Alcuni mesi fa, ci è giunta, dalla sorella Mina, una grande raccolta di testi di Nicola. Testi presente nel suo computer, che il carcere ha inviato alla famiglia. Una raccolta splendida, un vero patrimonio ideale. E noi abbiamo iniziato, periodicamente, a inserire le creazioni contenute in questa raccolta.

Un modo per continuare a ricordare il nostro amico Nicola Ranieri

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SOLO IN CELLA

Silenziosa

Solo passi

Solo angoli

Cercando angoli di cielo,

fantastiche visioni per dare

nuova luce ai miei occhi

Solo umide pareti

Solo strusci di chiavi

Solo spazi che non sono spazi

Solo tempo che non è più tempo

Sarà l’idea che il tempo si consuma e all’improvviso sono solo, come un attore. Ho scelto il ruolo di chi è sicuro di sé, so benissimo che la mia arte è nella parte fragile di me. Seguo la mia vita, senza lasciarla andare, perché non c’è nessuna differenza, se vinco o se perdo, quello che conta, che ha più importanza

è quello che sono

Solo intonaci offesi dal tempo

Solo intonaci rianimati dal tempo

Solo nei turbamenti e nei fallimenti

Solo in questo spazio senza sole

Solo nel silenzio e nella pazienza

Solo con i suoni che non sono suoni

Con i frastuoni di ogni giorno

Amo la mia vita

e non la lascio andare

cerco ogni notte un po’ di pace

Qualcosa che c’è, che mi fa paura

che rende incerto il mio ruolo

Solo colori non più colori

Che colorano

Lasciando entrare tutte le emozioni, senza far finta che il dolore non mi tocchi.

Nel carcere di Spoleto.

Ranieri Nicola

Anima Ribelle… ricordando Nicola Ranieri

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Il dodici settembre 2011 comunicammo ai lettori del Blog la morte di Nicola Ranieri (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/).

Nicola era libero da alcuni mesi, perché ormai per il carcere di Opera, sua ultima destinazione, era praticamente spacciato.

Ricordiamo quei mesi, passati scrivendogli e sentendo la sorella, sperando che Nicola potesse, nonostante le prognosi infauste dei medici, salvarsi.

Cercammo di organizzare una sorta di colletta per regalargli un viaggio a Medjugorje.

Era sorto in lui il desiderio fortissimo di fare questo viaggio “religioso”. E credevamo nostro dovere trovare il modo di regalarglielo. 

Ma la morte l’ha raggiunto prima.

Nicola lo conoscemmo quando era detenuto a Spoleto. Poi fu trasferito a Fossombrone. E da lì ad Opera per curarlo da un cosiddetto tumore al polmone. Cosiddetto, perché in questa storia tante cose non sono mai state del tutto chiarite.

Ma quello che ci divenne chiaro era che ad Opera Nicola era stato trattato come un animale al macello.

Quando Nicola fu scarcerato, presso l’ospedale di Bari – la città di cui era nativo e dove abita la sua famiglia e in cui fu trasferito- si misero le mani nei capelli. Sembra fossero davvero a bocca aperta per come era stato trattato mentre era in carcere.

Troverete degli accenni a questo nel post che ho citato sopra e nei post precedenti  (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/).

E poi ci sono stati gli ultimi mesi.

Mesi di libertà, mesi in famiglia, mesi di amore per la vita, mesi di sofferenza e di dolore crescente.

Fino alla morte. Avvenuta i primi di agosto

Una morte che  ha dietro forti responsabilità. E anche se nessun tribunale riuscisse a provarle, queste responsabilità non potranno essere cancellate.

Alcuni mesi fa, la sorella, la nostra amica Mita, è riuscita, finalmente, a riavere indietro, il computer di Nicola.

E dentro ha trovato un mare di sue poesie e altri appunti, brani di prosa, riflessioni.

Ha deciso di inviarceli, in modo da continuare a ricordare il nostro amico Nicola, con le sue stesse parole.

Oggi pubblico tre sue poesie…

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ANIMA RIBELLE

Sento di dovere fare qualcosa

di venirvi incontro

come sa andare incontro

all’altro

un’anima ribelle.

Ribelle e libera,

libera di circolare,

nonostante i divieti,

nonostante il buio,

per donare

il bello di sé.

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Di questa tela i colori non sono casuali, sono il segno esteriore

Della mia anima tormentata e ribelle.

Prima ero incapace di elaborare i colori che la mi anima mi

Trasmetteva.

Osservando tele di pittori antichi tormentati forse più di me, ho

Capito che attraverso la pittura si può esprimere il proprio sentire

Interiore.

La mia è una tela con una tecnica del tutto personale, con colori e

rilievi espressi non dalla razionalità, ma dalle suggestioni suggerite

dalla mia anima ribelle.

Un’anima libera, parte di un corpo che non è libero, ma aspira

sempre ad esserlo.

I colori sono vivi e intensi, passionali e liberatori.

Esprimono tutto il calore represso, che a tratti consuma le mie

viscere, espresso sulla “mia” tela perché possa essere percepito da

chi avrà l’opportunità di osservarla.

A chi potrà osservarla posso solo consigliare di guardare la mia

tela come ad una piccola opera di un pittore “fisicamente già morto”,

perché tale potrei essere già ritenuto.

Il contrasto con la parola “morte” renderà più evidenti e i rilievi e

Potrà fare immaginare i colori, come l’espressione più viva e più

vera della mia anima che, nonostante tutto, sa accogliere i colori

della vita.

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PAROLE

 

Le parole ch’io ti dedico

non sono mai uguali,

eppure,

hanno lo stesso suono,

tutte quante.

Ciascuno ha una sua vita

vergine e sola.

Se riesci a coglierla non stancarti

mai,

io non mi stanco di ripeterle

tu trovaci tante emozioni

quelle che sente l’anima

quando viene spuntare

una stella è vederla.

Quando la notte si fa più buia

Ripetersi in altre stelle con

diversi colori.

E un’anima sola.

Lettera di Antonietta Ingravallo al Tribunale dei minorenni di Bari

Il 10 gennaio ci occupammo per la prima volta del caso di Antonietta Ingravallo (vai al link.. .. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/10/8427/).  In quel post pubblicammo il racconto che Antonietta fa della sua tormentata e problematica esperienza di vita,  sviluppatasi in un contesta economicamente depresso e degradato, e che portò Antonietta sulla via della prostituzione, e a dinamiche esistenziali che la condurranno in carcere.  E nel carcere di Foggia – prima di essere trasferita in quello di Lecce, dove “risiede” attualmente – circa tre mesi fa, il 24.10.2011, le fu sottratta la figlia, anche in una maniera piuttosto rocambolesca, e affidata ai servizi sociali. 

Da allora Antonietta non sa più nulla della figlia.

Il 12 gennaio davo atto sul Blog di un atto di autolesionismo – consistente nell’avere dilaniato il proprio braccio – che Antonietta aveva posto in essere, da pochi giorni, nel bagno della sua cella (vai al link… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/12/8438/).

Come accade ogni volta che ci sono di mezzo minori, la questione è molto delicata. E per obiettività ed onestà va detto che tante cose non possono che sfuggire a noi delle dinamiche concrete che entrano in gioco. Esistono dei casi in cui dare i figli in affidamento ad altre famiglie può essere necessario. Non sappiamo se questo è il caso. Ma non possiamo escluderlo. E comunque non spetta a noi stabilirlo, anche in virtù della mancanza di tutta una serie di dati su cui valutare. 

Personalmente continuo a credere che si dovrebbe giungere alla sottrazione di un figlio alla propria madre e all’affidamento ad un altro contesto familiare, solo quando tutte le altre alternative, che coinvolgano la persistenza della madre naturale, non siano esperibili e percorribili (qualunque siano i motivi). 

Detto ciò…

La questione che continuo invece a ritenere doverosa è che Antonietta Ingravallo, sia messa in condizione di sapere che cosa è accaduto e sta accandendo alla figlia da tre mesi a questa parte. E anche, eventualmente, che possa dire la sua in sede di Tribunale dei minori. Magari il Tribunale andrà avanti per la strada dell’affidamento, ma anche Antonietta deve, come qualunque madre che entra in dinamiche del genere, potere dire la sua.

Ma soprattutto ritengo, personalmente almeno, che una madre, nonostante gli eventuali errori commessi, non possa essere lasciata per tre mesi totalmente all’oscuro delle vicende della figlia.

Oggi pubblico una lettera che Antonietta Ingravallo ha inviato al Tribunale dei minorenni di Bari.

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All’Ill.mo Tribunale dei minorenni di Bari

Sono Ingravallo Antonietta, nata a Bari il 10.01.1980, attualmente ristretta c/0 la C.C. di Lecce.

Dal 7.01.2012 ho iniziato la sciopero della fame in quanto, a causa di un provvedimento emesso dall’onorevole Tribunale per i minori di Bari sono stata privata della ragione della mia vita, della forza che mi ha restituito dignità e volontà di riemergere, la piccola Asia.

In data 24.10.2o11 mi è stata strappata dalle braccia in ragione del provvedimento del Tribunale dei minorenni.

In tale data mi trovavo detenuta nella Casa Circondariale di Foggia.

Il 5.11.11 sono stata trasferita nella C.C. di Lecce.

Delle volte nella vita si percorrono strade tortuose e colme di errori.

Delle volte per scelta, altre per necessità, come ho già fatto presente in un mio precedente scritto, in cui tentavo un contatto con i servizi sociali del comune di Modugno, a cui è stata affidata Asia. Ho violato la legge ma mai l’amore per mia figlia.

Sicuramente il mio stile di vita, precedente alla nascita della bimba, non è stato un eccellente esempio di moralità.

Certamente avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a trovare soluzioni diverse ai problemi economici, ed un sostegno al mio nucleo familiare.

Comunque Asia è sempre stata lontana dall’oscuro mondo in cui mi muovevo.

Inoltre, la sua nascita ha smosso il sopito istinto materno. Si dice, meglio tardi che mai. La cosa veramente importante è che questa revisione sia avvenuta e che ci sia la volontà di buttare dietro le spalle le brutture commesse e subite.

Immagino che pensate di agire a fin di bene e tentate di assicurare ad Asia un’esistenza agiata e felice.

Siete proprio convinti della necessità di agire contronatura separando una bimba dalla propria madre?

I bimbi sono angeli inviati da Dio per portare amore dove vi è brutalità, sorrisi dove vi sono lacrime, speranza e luce nelle lunghe notti dell’esistenza.

Non ho mai praticato violenze o maltrattamenti  sui miei figli. Sì, sono stata una “Maddalena”… colei che infine lavò i piedi del Cristo Redentore asciugandoli con i propri capelli.

La voce della coscienza che io ho udito ed a tutti parla, spero non taccia alle vostre menti ed ai vostri cuori. Non create voragini nell’anima di una piccola creatura. Niente e nessuno può sostituire le calde braccia della mamma.

Auspicando nell’ascolto ed in un’applicazione equa ed autentica della legge, che combaci con il sommo bene della giustizia e della tutela della minore, ossequio.

Legge 08.01.12

Ingravallo Antonietta

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