Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Fuga d’affetto- cortometraggio sull’ergastolo ostativo

Fugaaffetto

Fuga di affetto è un cortometraggio direttamente connesso a dinamiche reali; alcuni lo definirebbero un docu-fiction.

Questo documentario è il frutto finale del laboratorio “Fare cinema in carcere… libera la bellezza”. Un laboratorio nato dalla collaborazione della Cooperativa sociale Sirio e della associazione culturale Kinoki con il liceo artistico Paolo Toschi di Parma.

Questo laboratorio ha coinvolto anche 25 detenuti delle sezioni AS1 e AS3 del carcere di Parma, i quali, dal giugno al dicembre 2013, hanno partecipato a una serie di incontri dove hanno acquisito gli strumenti del linguaggio cinematografico e i meccanismi di costruzione di un film.

Da tutta questa complessiva sinergia di soggetti è nata questa opera.

Vedetela, perché entra delicatamente, senza retorica ma con forte intensità nei rapporti umani, soprattutto famigliari, duramente feriti dall’ergastolo ostativo.

Voglio adesso riportare le parole che la nostra Grazia Paletta ha sentito di scrivere, dopo la visione del film:

“Bellissimo e piacevole filmato, coinvolgente e senza perdita di vigore, lo si vede e rivede con il desiderio di guardarlo ancora…mi sono chiesta da subito se gli attori fossero professionisti e no…mi è stato detto, sono studenti, sono persone al loro debutto.

Eppure trapela un’emozione forte ad ogni parola, ad ogni scena, una liricità che commuove, quella che solo si può fruire da una visione d’insieme, da una coralità d’intenti che si fa boomerang e, dopo aver disegnato la sua traiettoria di volo oltre le mura, ritorna a definire i contorni di un filo spinato che non ha più senso di esistere.

E’ un lavoro che apre alla speranza e, nel suo confezionarsi  sulla punta delle dita di innumerevoli mani, nello spazio lasciato dal vuoto  tra due generazioni, diventa testimonianza di esistenze impegnate a mantenere in vita “gli affetti in fuga”. Quegli affetti che il carcere vorrebbe distruggere, quelli che invece diventano esseri viventi invincibili, se le difficoltà si uniscono nella potenza di un unico abbraccio.

Il messaggio che leggo nel fluire delle scene è che niente e nessuno può fermare una richiesta di attenzione e comprensione, là dove gli emittenti sono persone detenute che sanno mettersi in gioco scoprendo le loro debolezze e il mezzo di trasmissione è la cooperazione tra “dentro e fuori”. I fruitori, cittadini di un mondo sovente sordo e cieco, non potranno che inchinarsi a questa sinergia d’intenti.

Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato ad aprire un’altra breccia tra le mura e che hanno saputo, con determinazione e perseveranza, dimostrare che “Insieme si può”. “

Di seguito il link del cortometraggio. Vedetelo e fatelo conoscere..

https://vimeo.com/110998468

La Carta dei figli di genitori detenuti

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E’ nato da poco un Protocollo d’intesa a tutela dei diritti dei tantissimi bambini che, avendo i genitori detenuti, si trovano anche loro coinvolti, in un modo o nell’altro, col mondo del carcere. Questo Protocollo viene definito “Carta dei figli dei genitori detenuti”.

La Carta è stata siglata dal Ministero della Giustizia, dall’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dall’associazione “Bambinisenzasbarre” . Tutta la Carta ruota, in particolare, intorno al diritto dei minorenni alla continuità del proprio legame affettivo con il genitore detenuto.

Il Protocollo ha una durata di 2 anni, ed istituisce un Tavolo permanente composto dai rappresentanti dei 3 firmatari, che ha i il compito di monitorare periodicamente l’attuazione dei punti previsti nella carta.  

Questi otto punti, tutti incentrati sul prioritario interesse del minore, intervengono su questioni  come le decisioni e le prassi da adottare in materia di ordinanze, sentenze ed esecuzione della pena (Art. 1); le visite dei bambini all’interno degli Istituti Penitenziari (Art. 2); gli altri tipi di rapporto con il genitore detenuto (Art. 3); la formazione del personale dell’Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile (Art. 4); le informazioni, l’assistenza e la guida dei minorenni figli di genitori detenuti (Art. 5); la raccolta dei dati che forniscano informazioni sui figli dei genitori detenuti, per rendere migliori l’accoglienza e le visite negli Istituti Penitenziari (Art. 6); la permanenza in carcere dei bambini in casi eccezionali, qualora cioè al genitore non fosse possibile applicare misure alternative alla detenzione (Art. 7); infine l’art. 8 Istitutivo del tavolo Permanente.

Tutti gli articoli riguardano sia i minorenni in visita negli Istituti Penitenziari, che i figli dei genitori detenuti negli Istituti penali minorili.

Io sono dell’idea che iniziative come questa vadano sempre apprezzate. Nella speranza che poi abbiano ricadute reali e che non si fermino all'”evento simbolico”.

Il caso di Niki Aprile Gatti- intervista alla madre Ornella Gemini

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Niki Aprile Gatti è un ragazzo morto in carcere, a 26 anni, il 24 giugno del 2008.

Frettolosamente si parlò di suicidio.

Ma questa storia è così sporca da fare sembrare una pozza di letame e piscio piena di cani con la rogna un luogo raffinato.

Nel giugno 2008 vengono arrestate 18 persone – tra cui Niki- nell’ambito dell’Operazione Premium. L’indagine – condotta dalla Procura di Firenze- partì dalla denuncia di migliaia di persone , principalmente fiorentine, che si sono ritrovati con le bollette gonfiate.  Si arrivò a scoprire il coinvolgimento di grosse società telefoniche ed informatiche. Non era inclusa fra queste la Telecom, che venne esclusa dalle indagini anche se intascava i soldi provenienti dalle truffe; e comunque le società menzionate lavoravano per lei. L’inchiesta arriva a coinvolgere anche vere attività di riciclaggio; e andava ad intrecciarsi con altre indagini, in cui entravano in gioco mafiosi, broker internazionali, business telefonici, riciclaggio. Tra gli arrestati dell’operazione Premium furono il più notoera Piero Mancini, presidente dell’ Arezzo Calcio e amministratore dell’ internet provider Fly Net, concessionario di numeri «premium». Ma vi sono anche altri personaggi chiave, come alcuni  soci della Plug Easy di Londra: una società che – secondo le accuse – fungeva da schermo per i fruitori finali italiani del traffico telefonico e consentiva – come due società di San Marino – cospicue evasioni Iva e il riciclaggio degli ingenti profitti delle frodi: almeno 10 milioni di euro. Tra le società coinvolte nell’operazione Premium  vi furono la Orange, la OT&T, la Tms, la Fly Net, più altre società con sede a Londra.
C’è chi parla anche di coinvolgimenti di società offshore, della massoneria e della ndrangheta.
Tra le Società informatiche sotto inchiesta c’è la Oscorp di cui uno dei dipendenti era proprio Niki Aprile Gatti.

Alle 14:30 del 19 giugno 2008 Niki viene arrestato e trasportato in poche ore nel carcere di Massima Sicurezza di Sollicciano.
Quello meno coinvolto di tutti era probabilmente lo stesso Niki.

Niki venne trovato morto il 24 giugno 2008 impiccato nel bagno della sua cella. La morte sarebbe avvenuta tra le ore 10 e le ore 11.

Niki fu l’unico a dichiarare di non volersi avvalere della facoltà di non rispondere. E proprio questo potrebbe avergli costato la vita.

La cosa assurda è che dopo la morte di Niki, la madre non ha potuto più avere nessun contatto con l’inchiesta Premium, riguardo alla quale non si sa assolutamente nulla.

Ma le cose strane, come vedremo, in questa storia non si contano.

Niki è stato l’unico ad essere trasferito nel supercarcere di Sollicciano, mentre tutti gli altri erano stati trasferiti a Rimini. Quindi dei 18 arrestati, 17 finiscono nel carcere di Rimini, solo uno finisce nel carcere di massima sicurezza di Sollicciano. Niki, incensurato, e unico a non avvalersi della facoltà di non rispondere.  E’ il 19 giugno 2008Niki, il 20 giugno, ore 20:58, ricevette un telegramma in carcere che gli “intimava” di cambiare l’avvocato aziendale che aveva in quel momento con un altro avvocato che gli veniva indicato. Questo telegramma gli giunse nonostante fosse in isolamento, non gli fosse stato neanche permesso di chiamare la madre. In isolamento non viene data la possibilità di comunicare con l’esterno e di ricevere alcun tipo di raccomandate. E invece, pur in isolamento, ricevette questo telegramma e poté a sua volta chiamare un numero di cellulare per cambiare avvocato. E questo telegramma, lo aveva ricevuto dalla sua stessa abitazione. E non dovrebbe essere cosa “facile” chiamare dalla casa di una persona arrestata; che si presume dovrebbe essere sotto una particolare vigilanza.

La casa di Niki venne completamente “ripulita”. Nel senso che tutto quello che ci sta va dentro, computer, fogli, qualunque genere di materiale.. si “volatilizzò” completamente.  

La madre fece opposizione all’archiviazione, ma misteriosamente l’opposizione si perse. Il legale aveva altra copia e la ridepositò nuovamente. Opposizione che venne respinta.

Di Niki fu detto in prima battuta che si sarebbe impiccato con il laccio di una scarpa. La cosa, per il tipo di laccio, per il peso di Niki e per altre contraddizioni emerse come così insostenibile, che si parlò allora di strisce ricavate da Jeans. Ma i jeans successivamente apparirono intatti. E inoltre sembra che vista l’altezza di Niki -1,90 metri- non sarebbe stato possibile che si potesse impiccare appendendosi alla finestra del bagno.

I due compagni di cella di Niki hanno dato versioni contrastanti dei fatti.

Niki secondo la versione ufficiale si sarebbe suicidato così, senza un vero motivo, dopo appena 4 giorni di carcere. Un ragazzo che, come dice la madre, era un ragazzo che amava la vita, pieno di interessi. L’esatto contrario di chi può essere facile a togliersi la vita. Un ragazzo che era non aveva destato preoccupazione nello psicologo del carcere, dopo il colloquio di routine e che era stato percepito come sereno dall’agente con cui –in base a quanto emerge dal verbale- Niki aveva parlato intorno alle 10. E proprio subito dopo, nell’ora che va tra le dieci e le undici Niki si sarebbe suicidato, impiccato nel bagno della cella 10 della quarta sezione del carcere di Sollicciano.

Questa vicenda è un labirinto di ambiguità e assurdità.

Ma, voglio richiamare l’attenzione sui punti più emblematici di ciò che accaduto.

-Niki fu l’unico degli arrestati ad avvalersi della facoltà di non rispondere.
-Niki fu l’unico ad essere inviato nel carcere di sicurezza di Sollicciano.
-Niki fu l’unico a cui fu quasi “imposto” di cambiare avvocato; tra l’altro tramite telegramma giuntogli quando era in isolamento e a rigore non sarebbe potuto giungergli nulla.
-Niki fu l’unico tra i coinvolti in questa inchiesta, ad essere trovato morto.

E’ un suicidio. Affermano gli inquirenti, e ripetono i media.
Ma la madre, Ornella Gemini, non ci sta e inizia, con la morte del cuore, una lotta per la verità. Una lotta dove avrà di fronte quasi sempre solo porte chiuse, bocche cucite, totale mancanza di vicinanza e di comprensione.

Intorno ad Ornella sorse, in breve tempo, un comitato con lo scopo di fare emergere la verità.
Recentemente è nata una associazione inoltre la madre di Niki, insieme con la Preside dell’istituto tecnico industriale “Ettore Majorana” di Avezzano, Anna Ananzi, ha organizzato un premio dedicato a Niki, che sarà presentato ufficialmente a dicembre e sarà consegnato allo studente che “si distinguerà per attività progettuali particolarmente creative nell’ambito delle nuove tecnologie informatiche”.

Quella che adesso leggerete è una intervista che ho fato recentemente alla madre di Niki, Ornella Gemini. 

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-Ornella cosa vuoi dire dell’inchiesta nell’ambito della quale fu arrestato Niki?

Per sommi capi si parlava di truffa informatica. Di rivendita di numerazioni a tariffa maggiorata. In tutto questo io fin dall’inizio, io l’ho sempre detto, vorrei capire quale era il ruolo delle compagnie telefoniche che vendevano questi numeri. Perché praticamente la società dove era Niki riacquistava questi numeri per venderli a terzi. Veniva contestata la vendita di questi numeri con dei dialer. Si auto installavano. Prima di tutti ci sarebbe da sentire i terzi ai quali venivano venduti questi numeri –questo sarà stato fatto in sede di processo, io non ho saputo niente, da questa inchiesta non ne è venuto niente-  Ma poi non ne ho più saputo niente. Sono stata esclusa dal processo. Ti tolgono un figlio, te lo ridanno dentro a una cassa e tu non puoi sapere più niente, non vieni più considerata, sei esclusa. Io mi sono giocata tutta la mia vita in quell’inchiesta. Sarebbe  più che d’obbligo da parte loro farmi sapere che cosa ne è emerso. Comunque mio figlio era un dipendente di questa serie di società. Lì c’erano interessi ad alto livello, per come la vedo io. Da parte delle compagnie telefoniche.. perché i primi ad incassare erano loro.. c’era, si leggeva nei verbali, l’ombra della mafia, del riciclaggio e cose del genere.  Nell’ambito di questa inchiesta arrestarono mio figlio, 26 anni, incensurato, voglio ripeterlo all’ennesima potenza.. incensurato. E venne mandato, unico tra tutti gli arrestati, in un carcere duro, a Sollicciano.
Lui era l’unico, su 18, ad avere dichiarato di non volere avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma di volere dire quello che sapeva, di volere chiarire la propria posizione.
Bene, Niki fu l’unico inviato a Sollicciano. E sebbene fosse incensurato, sebbene fosse quello che meno era coinvolto in tutta la vicenda dell’inchiesta, sebbene fosse l’unico che si fosse dichiarato pronto a non avvalersi della facoltà di non rispondere, venne rinchiuso insieme a due detenuti extracomunitari considerati di alta sicurezza; nonostante lui avesse esplicitamente chiesto di non essere messo con persone potenzialmente pericolose e violente. In modo anonimo mi è stata fatta vedere una direttiva del ministero che agevola l’ingresso per i nuovi arrivati. E invece a mio figlio non è stato permesso neanche di fare la telefonata di rito alla famiglia. E questo è gravissimo per uno stato di diritto. Non ho più neanche potuto sentire la voce di mio figlio.

-Quindi Niki unico arrestato che vuole avvalersi della facoltà di non rispondere. Unico che viene mandato nel carcere di Sollicciano. Unico che.. in tutta questa storia.. muore.

Sì. E’ morto tra le 10 e le 11 del 24 giugno, dove viene descritto come alle 10 Niki abbia parlato con l’agente di custodia, al quale avrebbe chiesto.“ma quando mi interrogano?”. E l’agente di custodia avrebbe risposto “Ancora non arriva la matricola, quindi non si sa se tu resti qui oppure vieni scarcerato. Quando viene la matricola ti saprò dire qualcosa di più”; e aggiunge  “la matricola arriva domani mattina”. Che sarebbe stato il 25 giugno. L’agente dichiara espressamente di averlo visto tranquillo, sereno; “mi ringrazia” aggiunge.
strong>Bene. Questo ragazzo, che era stato visto come sereno, e che già il giorno dopo avrebbe potuto avere una risposta, si sarebbe tolto la vita nell’arco dell’ora successiva, tra le 10 e le 11? Si trattava dell’ora d’aria tra l’altro. Chiunque, anche se avesse avuto la pur minima spinta a togliersi la via, avrebbe aspettato perlomeno il 25 per vedere cosa sarebbe accaduto. Che poi Niki non si sarebbe mai suicidato. Non era il tipo che si sarebbe tolta la vita. Niki c’aveva mille capacità, mille progetti di vita. E’ stato sempre riconosciuto come un genio del computer. Era consapevole delle sue capacità e aveva una grande empatia. . Appena fatti i diciottenni l’abbiamo mandato in una gita in Africa –Il suo primo viaggio all’estero- con tutti i colleghi di mio marito; perché l’aveva vinta mio marito questa gita. Erano tutte persone che lui non conosceva. Quando è tornato dopo dieci giorni era diventato amico di tutti. Niki lo potevi lasciare in mezzo a mille estranei. In poco tempo avrebbe fatto amicizia con tutti. Niki non si sarebbe spaventato nemmeno nel contesto del carcere. E poi, ripeto, anche a considerare la più assurda delle ipotesi, ti saresti suicidato proprio il ventiquattro, quando già il venticinque si sarebbe capito qualcosa?
E comunque Niki mi aveva visto davanti al tribunale. Sapeva che lo avrei tirato fuori da lì. Lui lo sapeva. Ci aveva una famiglia alle spalle. Non era il detenuto che sta in carcere e non c’ha nessuno. Tutto è visibilmente incongruente e assurdo. Come le dichiarazioni dei suoi compagni di cella.

-Racconta.

Niki aveva chiesto di essere messo con persone possibilmente non violente. Viene messo con due extracomunitari, ad alta sorveglianza. Quando io sono andata a vedere le carte per vedere chi erano questi, e se potevo parlarci..niente.. introvabili.

-Ma non c’è stato qualcuno che abbia fatto da interprete con questi extracomunitari?

Sì, li interrogarono. A guardare quei due verbali viene da sorridere, perché da ridere non viene più. Nella ricostruzione risultante dall’interrogatorio, emerge che uno dei due, non vedendo Niki, avrebbe chiesto all’altro “scusa Niki dov’è?”. E l’altro avrebbe risposto “ai passeggi”. Ma l’altro, interrogato, afferma che invece avrebbe risposto “è in bagno”.
Questa storia non sta in piedi da qualunque parte la esamini.
Nella prima archiviazione hanno sostenuto che Niki era andato ai passeggi, quando era tornato dai passeggi, sarebbe andato in bagno e avrebbe fatto tutto. Quando io ho visto le foto, violentandomi, Niki era in pigiama. E allora ho cominciato a urlare con Beppe Grillo che non era vero niente, che Niki era in pigiama.  Niki non era uscito e volevo vedere le prove che mio figlio fosse  uscito. E allora nell’atto con cui mi hanno respinto l’opposizione all’archiviazione, cambiano le carte in tavola e dicono “No, Niki non era mai uscito.” Quindi, nell’atto di respingimento della mia nostra opposizione all’ archiviazione, Niki non è più andato ai passeggi, ma viene detto che Niki non si era mai mosso dalla camera. Lui è stato sempre nella camera. E riguardo ai due detenuti extracomunitari; uno, durante quel frangente temporale, sarebbe andato in farmacia. E l’altro ha affermato che stava dormendo. Poi si sarebbe svegliato e avrebbe acceso la televisione. Tu ti svegli di notte, e la prima cosa che fai è accendere la televisione! Tutto questo è successo alle dieci. Ebbene la chiamata al 118 è alle 11:20. E lo ripeto, in una cella in cui c’erano due persone ad alta sorveglianza.

-C’è poi la questione del laccio.

Sì,  altra incongruenza grandissima. Hanno sostenuto che Niki si sarebbe impiccato col laccio di una delle sue scarpe. Ma con quel laccio non si sarebbe sorretto neanche un criceto. E quel laccio avrebbe retto il peso di un ragazzone di 90 kg. E comunque Niki aveva un modo tutto particolare di allacciare i lacci. Bene, il laccio che mi hanno ritornato, me lo hanno di ritornato praticamente perfetto. Un laccio di una persona che allacciava i lacci in modo particolare, un laccio che a stento reggerebbe un criceto, e che avrebbe invece retto il peso di una persona di novanta kg, me lo hanno ritornato quasi perfetto, neanche deformato. Allora si cominciò a dire che, visto che la  cosa del laccio da sola appariva visibilmente insostenibile, che Niki avrebbe fatto le strisce con i jeans e avrebbe usato anche quelle per impiccarsi. Sul quotidiano Repubblica uscirono articoli a pagina intera con titoli come  “fatte le strisce ai jans”. Non era  vero niente. Infatti mi riconsegnarono i jeans, sono perfetti. Integri.
E poi c’è un’altra cosa. Io chiesi loro: “perché avete lasciato i lacci?”. Loro mi hanno mostrato il regolamento in cui era scritto che i lacci vengono lasciati quando la persona è equilibrata, serena. Niki si vede che era un ragazzo tranquillo. Tutto questo nel colloquio con lo psicologo. Lo psicologo, dopo avere parlato con lui, non richiese una visita a breve, nulla. Praticamente i lacci possono essere lasciati quando questa è la tipologia del soggetto. Ok, ma tu, allora, non me lo puoi mettere con due che non possono avere lacci in quanto ad alta sorveglianza e pericolosi. O lo metti in una cella in cui anche le altre persone sono della stessa tipologia. O se lo inserisci in una cella con persone come quelle, i lacci li togli anche a lui. A parte che poi, detenuti che sono stati lì, mi hanno detto, in forma anonima che i lacci praticamente li tolgono a tutti. Che tolgono tutto, persino la cinta all’accappatoio.

-Leggevo anche che il tuo avvocato ti aveva detto che Niki era detenuto nel carcere di Rimini non di Sollicciano.

Ah, pure questo volevo aggiungere. Inizialmente, quando lo avevano arrestato e non capivo il perché, comincio a telefonare all’avvocato aziendale. E gli chiedo cosa è successo.. ancora non si sapeva quasi nulla.. mi dice di richiamarlo la sera. La sera lo richiamo e mi dice che Niki è al carcere di Rimini, come gli altri detenuti. Però ancora, finché non si fa l’interrogatorio di garanzia, io non posso assistere. Il giorno dopo visto che lo tempestavo di chiamate per sapere, dissi anche “vengo su, che sto a fare qua, vengo su”. “E tanto che viene a fare. Fino a quando non fanno l’interrogatorio di garanzia, lei non lo può vedere e non ci può parlare. Quindi è perfettamente inutile che lei venga”. Allora ricomincio con le telefonate, finché la sera del giorno dopo vengo a sapere che Niki lo avevano portato a Firenze, a Sollicciano. E io sono rimasta con tutta questa storia finché non mi hanno ridato, dopo novanta giorni, le carte dal carcere di Firenze, dove ho letto che Niki è entrato il 19 come primo ingresso, quindi da subito, proveniente dalla libertà. Quindi a Rimini non c’è mai stato.

-All’avvocato poi hai chiesto perché ha parlato di Rimini?

Io poi ho chiuso con tutti. Potete solo immaginare come stavo. Lui mi doveva rispondere.. ho cominciato a scrivere.. a scrivere sul blog.. l’ho detto a tutto il mondo. Come dicevo nel Blog di Beppe Grillo “Io non ho mai avuto una telefonata da parte di quella gente, se gente si può chiamare”.

-Nessuno ti ha mai dato una delucidazione, neanche in forma riservata?

Nessuno.

-E tu quindi ti sei fatta l’idea che c’entrino in qualche modo gli interessi di cui si occupava questa azienda.

Certo..

-Il fatto che avesse detto che non volesse avvalersi della facoltà di non rispondere, può fare dedurre che potesse dire qualcosa che non sarebbe stato gradito.

Dall’abitazione in cui lui era in affitto mi è stato fatto sparire tutto. Questo vuol dire che comunque c’era la paura che lui avesse scoperto qualcosa, che lui avesse messo sulla chiavetta qualcosa. Io non ho nulla, a distanza di sei anni. Nell’appartamento in cui abitava c’erano i computer, c’era tutto. Io tramite tutte queste cose sarei riuscita a risalire. Lo stesso è avvenuto presso la sede della Oscort. Hanno rubato tutto.

-Ma erano state fatte delle perquisizioni prima, presso la casa di tua figlio e presso la Oscort?

No. San Marino è un territorio estero. E lì non c’è stata mai perquisizione, mai nulla. Neanche un tentativo di rogatoria internazionale. Dopo quindici giorni dissi a mio marito e a mia cognata “andate su e avvisate il padrone che poi regolarizzeremo tutto e leveremo tutto. Ci desse un po’ di tempo, paghiamo l’affitto, ma ci desse un po’ di tempo”. Perché noi proprio non ce la facevamo, fisicamente, moralmente. Quando andarono su, aprirono la porta. Tutto vuoto.

-E la questione del telegramma a Niki e del cambio di avvocato?

Nell’immediatezza che io mi sentivo con questo avvocato aziendale. Dopodiché è stato fatto un telegramma a Niki dalla sua abitazione. Niki manda a Niki, hai capito? Sempre in quei tre giorni in cui stava in carcere, gli si invia questo telegramma, in cui gli si dice di cambiare l’avvocato aziendale e di mettere un altro avvocato. Non solo glielo si dice, quasi glielo si intima  “devi”. Naturalmente là dentro Niki non sapeva quello che stava succedendo fuori e ha cambiato avvocato.

-Fammi capire questo telegramma è stato mandato dalla casa di Niki, a San Marino ed è giunto direttamente a Niki?

Sì.. sì.. non risulta mai che è giunto qualcosa a un detenuto, specialmente se è in isolamento.. Perché gli viene dato questo telegramma?

– Niki quando ha ricevuto questo telegramma, chi pensava che glielo inviasse?

C’era il nome di chi glielo ha inviato. Chiaramente una persona di cui lui si fidava…. Un’amica di Niki.

-E questa persona nessuno l’ha mai vista?

In certe situazioni devi mantenere una calma fredda perché se no non rispondi di te stesso. A me mi hanno tolto un figlio. Certamente non ho cercato né gli incontri né altro. Perché non ho la forza di mantenere il sangue freddo. Io ho un bambino che devo crescere. Comunque viene inviato questo telegramma dalla casa di Niki al carcere. Un telegramma dato a un detenuto che è in isolamento. In un contesto in cui non si potrebbe avere alcuna comunicazione con l’esterno, gli viene recapitato un telegramma.

-Ma poi l’avvocato venne cambiato effettivamente.

Sì..

-E chi venne nominato?

Venne nominato un altro avvocato.. mai visto, mai conosciuto.. e praticamente, il giorno dopo successe tutto ed è finita così.

-Perché secondo te l’avvocato è stato fatto cambiare?

Questa è una valutazione che lascio a chi legge. E comunque dovrebbero dare spiegazioni del perché il telegramma è stato dato a Niki. Una persona in isolamento, che non dovrebbe ricevere nulla e che non dovrebbe avere nessun tipo di contatto con l’esterno. Come, la telefonata alla mamma non la può fare, ma il telegramma l’ha ricevuto. Dopo che gli è giunto il telegramma, gli è stato consentito di fare la telefonata al numero specificato sul telegramma e ha cambiato avvocato.

-Tu ci hai parlato con lui.. che risposte ti ha dato?

“Suo figlio era maggiorenne quindi era in grado di fare quello che voleva”. Ma le anomalie sono tante, tantissime. La velocità.. il buttare in mezzo a detenuti di alta sicurezza una persona che era disposta a raccontare quello che sapeva. Una persona che doveva essere tutelata, specie se vuole parlare. 26 anni e non è mai stato dentro un carcere.
le risposte che mi dovrebbero dare sono tante. Però non me ne hanno data nessuna. E ribadisco non sono convinta che non si sia suicidato perché sono una mamma e non accetta. Per amore che avevo per quel figlio, che ho per quel figlio, avrei accettato qualunque cosa. Per amore avrei accettato qualunque cosa. Ma questo non è stato un “suicidio normale”. Questo non è stato un suicido.
Perché a mio figlio solo cambiano l’avvocato? Perché mio figlio solo viene trasferito nel carcere di Sollicciano? Perché l’unico che non si salva è mio figlio.. che è anche l’unico che non si era avvalso della facoltà di non rispondere? Tutto troppo veloce.. tutto che scompare.. tutto troppo contraddittorio.

-Tu hai contestato anche l’altezza della cella.

Non c’era altezza sufficiente. Nel senso che toccava per terra. Io non ho nessuna foto di ciò. L’unica foto che ho è di Niki per terra, dentro la cella. Perciò noi facemmo dei calcoli approssimativi con il mio avvocato. Data l’altezza di Niki, dato quello che secondo loro avrebbe fatto con questi jeans, cosa che poi risultò inconsistente.. il laccio poteva tenere la lunghezza per farci il cappio, tutto quanto? No. Non c’era proprio l’altezza nella stanza del bagno. Secondo. Un laccio poteva sorreggere una persona di 1:80 che pesava 90 kg?
E comunque me l’avrebbero dato talmente deformato. E poi lasci i lacci a Niki e ai due che sono con lui no? Dobbiamo prendere per buono che questi lacci siano stati lasciati perché ci sono i verbali. E comunque ribadisco, a Niki ce li avrebbero potuto lasciare, tanto Niki non avrebbe fatto proprio niente. Non stiamo parlando di un ragazzo solo, che non ha una famiglia. Che dice “Mo come faccio? Da qua non mi cacciano”. Lui era consapevole che l’avrei tolto da lì. Con tutti i mezzi l’avrei tolto.
Poi perché non fargli fare neanche una telefonata?
E a me mi avrebbe trovato sempre al numero fisso. Perché al negozio c’ho il fisso. A casa ho il fisso. Al carcere ci sono problemi quando si fanno le chiamate ai telefonini, e guarda caso l’avvocato è stato chiamato al telefonino. Loro sostengono che si può chiamare solo a numeri fissi. Perché non gli hanno fatto fare una telefonata a me?
Niki con me aveva un rapporto splendido. Io avrei capito anche con due parole messe di traverso.

E’ stato qualcosa di allucinante.
Mi sono davvero dovuta fare il lavaggio del cervello.
E ti ho detto in minima parte.
Secondo te è stato un suicidio?
E perché non sono stata chiamata da nessuno?
Il silenzio è colpevole, sempre.

Ricordo l’ultima volta che l’ho visto. Era il giorno in cui dichiarò di non volere avvalersi della facoltà di non rispondere. C’era il blindato della polizia che stava andando a riprenderlo ecorro dietro al blindato. Lo volevo vedere. Noi ci capivamo anche solo con lo sguardo. Gli volevo dire “Non ti preoccupare, io sono qua”. Sono andata dietro al blindato, ma lì mi hanno allontanato, violentemente. Mi dicevano “si allontani, o arrestiamo pure lei, deve stare a venti metri dal blindato”. Ho visto uscire mio figlio, lui si è girato verso di me e gli hanno girato la testa dall’altro lato. E’ stato l’ultimo sguardo.

Io sono morta il 24 giugno del 2008. Non ho vissuto più. Non ho dormito più. Io non vivo più. C’ho un altro bambino… ma non è giusto. Perché poi ogni figlio è unico. Non è giusto. Per me è una cosa che era inconcepibile ed è rimasta inconcepibile.

-Qualcuno ti è stato vicino in questo percorso?

Da subito è nato un comitato qui ad ..A.. e quindi mi sono stati vicini. Mi sono vicini tutt’ora.

-E come personaggi di un certo rilievo qualcuno ti ha aiutato?

Sono state fatte tre interrogazioni parlamentari per Niki, tre. Cadute nel nulla. Interrogazioni parlamentari che non hanno avuto risposta. Una risposta si deve dare, qualunque essa sia, ma si deve dare. Poi ho scritto tante volte a Napolitano, ma non mi ha mai risposto. Fino a quando fece un appello Grillo, quando fu arrestato Scaglia, perché alla moglie di Scaglia ha risposto immediatamente. A me no, perché io ero una normale, una qualunque. Comunque, quando rispose alla moglie di Scaglia, Beppe Grillo fece un appello dicendo “Ornella ha diritto ad una risposta come la moglie di Scaglia”. E allora mi arrivò una laconica fotocopia da cassetto con scritto che le indagini ormai erano state chiuse e lui non poteva fare più niente. E che era molto vicino alla situazione dei carcerati in Italia.. e parliamo del 2009.

Vuoi sapere quale è la mia speranza?

-Sì.

Che qualche pentito parli. Con lo stato giuridico che abbiamo, noi mamme che subiamo queste cose, non abbiamo nessuno a tutelarci. Tutto viene fatto cadere nel nulla.

-E il premio dedicato a Niki?

Il premio viene gestito in maniera un po’ particolare, ecco perché viene fatto il bando di concorso. Perché io non voglio darlo a quello che ha la media più alta. Bensì lo voglio dare ad un ragazzo che eccelle in qualche lavoro particolare. Niki era un piccolo genio del computer quando andava in quella scuola. Sarà un premio annuale, avrà luogo ad Avezzano, presso l’istituto informaticodove Niki è andato.

-Perché non organizzi questo premio anche in un’altra città?

Io devo cominciare.. poi una volta cominciato. Tieni conto che recentemente ho creato anche l’associazione. Se questa associazione riesce a raccogliere fondi che mi permettano di ampliare il campo, certamente si può fare anche altrove. Questo premio lo voglio dare in denaro, perché questo ragazzo ci fa quello che vuole. Io adesso voglio fare un passo alla volta, perché sinceramente sono distrutta. Quando sono andata a parlare con la preside mi stavo a disperare di pianti. La preside mi ha detto “le devo raccontare una cosa. All’una stavo qua e mi giunge una chiamata di un giornalista che mi chiede ‘signora, ma questo ragazzo, Niki, è venuto a scuola da lei?’. E risposti ‘sì sì.. è stato qui. Però io sto qui da poco, quindi mi faccia informare un attimo e poi tra mezz’ora le farò sapere. Non avevo fatto in tempo a raccogliere tutte le informazioni, quando questo giornalista mi ha chiamato e mi ha detto ‘signora.. niki non c’è più..’.  E io gli ho risposto “no.. no.. io te le voglio dire lo stesso queste cose.. era un bravissimo ragazzo.. si è diplomato quasi con il massimo dei voti..”. Per cui quando le parlai del premio era disponibilissima.

Grazie Ornella

 

Lettera di Sebastiano Milazzo

Pubblichiamo oggi questa lettera del nostro Sebastiano Milazzo -detenuto a Carinola- indirizzata all’associazione Il carcere possibile onlus, al garante dei dei diritti dei detenuti per la regione Campania, la Prof.ssa Adriana Tocco, e all’Unione Camere Penali Italiane.

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All’ Associazione “Il carcere possibile onlus”

Per conoscenza al Garante dei Diritti del detenuto Prof.ssa Adriana Tocco-

All’ Unione Camere Penali Italiane

Aver letto sui giornali dello sciopero della Camera Penale di S.M. Capua Vetere, per protestare per le condizioni detentive negli istituti del circondario, mi fa ben sperare che tutta la classe forense campana possa e voglia rendersi conto che non può ancora continuare ad astenersi dal difendere  diritti violati nei confronti delle persone detenute, ritenendoli ormai parte delle stesse libertà perse ed indifendibili.

Credo che si arrivato il momento di adoperarsi concretamente, intervenendo nelle sedi opportune, con l’indignazione necessaria, per fare cessare la tortura legalizzata che si consuma negli istituti di pena di tutta la regione.

Il termine tortura legalizzata è certamente un ossimoro, la tortura non può mai essere legale, né volontariamente inflitta, in un paese che vuole definirsi civile. La tortura legalizzata è quella che nasce e si basa sull’idioma delle persone ristrette, un idioma che porta a supporre che tutte siano pericolose, per cui nei loro confronti  ognuno compie la sua piccola frazione di dovere funzionale, il cui esito finale sfugge al singolo, ma nell’insieme realizza un travalica mento dei limiti del dovere. Una cultura ormai diffusa che realizza non lo Stato di Diritto, non il giusto governo della legge, ma lo Stato di Supposizione che induce alla discrezionalità di usare la legge sempre contro, per togliere sempre un pezzo di libertà e di dignità in più alle persone detenute e a coloro che operano nel carcere e credono, prima di tutto e soprattutto, nella legge, prima fra tutte la Costituzione.

In un sistema dove l’autorità non si conquista con la capacità di educare le proprie pulsioni, ma da quelle spinte che tendono a sopraffare l’altro, questo modo di operare oggi nel carcere e intorno alla pena rappresenta una normalità. Una normalità che è diventata normativa, che a sua volta si è fatta regola. La regola praticata, salvo rari casi isolati, da un corpo unico cementato dal potere autoritario e discrezionale la cui indifferenza per la libertà e i diritti è tale da spingere i condannati nel tunnel di una disperazione che uccide la speranza e la volontà di vivere.

La tortura non sempre è il frutto di volontà perseguibili penalmente, ma sempre, tuttavia, dettate dal desiderio di dimostrare una onnipotenza che fa gonfiare il petto di soddisfazione anche nel negare il giusto, il dovuto e ciò che è imposto dalla LEGGE.

Piccole e grandi negazioni che non consento di sfuggire alla stretta schiacciante di una detenzione disumana, capace di fare apparire la vita peggiore della morte. Certo è che di fronte a un Presidente della Repubblica che afferma che il carcere attuale è: “una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma per la sofferenza quotidiana –fino all’impulso di togliersi la vita- di tanti esseri umani che vivono in condizioni che definire disumane è un ‘eufemismo” e di un Ministro della Giustizia che afferma che: “Il carcere è una tortura più di quanto sia la detenzione che deve portare alla rieducazione”, una ferma presa di posizione della classe forense s’imporrebbe, per un ritorno alla ragionevolezza del legislatore, della Magistratura di Sorveglianza, dei vertici dell’amministrazione penitenziaria e delle direzioni delle carceri.

Di fronte ad un sistema che ha perso il senso dei doveri ed è indifferente ai valori giuridici, ben vengano l’amnistia e l’indulto, ma nulla potrà mai cambiare se da ogni parte non si ritorna ad occuparsi della Giustizia come servizio, se non vi sarà un ritorno ad una ragionevole sintesi su ciò che è accettabile e ciò che è da rifiutare nell’interpretazione e nell’applicazione delle leggi già esistenti.

Con una corretta applicazione della carcerazione preventiva e della Gozzini, le carceri ritornerebbero agli standard di umanità degni di un Paese civile e la pena dell’ergastolo smetterebbe di essere una condanna a morte da scontare da vivi.

In base a questo concetto etico o di Giustizia, in alcuni distretti giudiziari sì e in altri no, e tra questi la Campania, non si applicano le modifiche apportate agli art. 4 bis e 30 ter comma 4 lettera C della legge penitenziaria, attraverso le leggi del 23/4/2009 n. 38 e del 15/7/2209 n. 94.

E’ su questi aspetti che la classe forense dovrebbe prendere una seria posizione per pretendere il rispetto della legge penitenziaria, soprattutto in materia di benefici extramurari, per porsi come argine a quelle prassi ed interpretazioni che nel negare tutto, in base all’idioma del condannato, oltraggino i principi costituzionali sulla funzione rieducativa della pena e sui diritti inalienabili e irrinunciabili di tutti i condannati, in quanto persone, indipendentemente dal reato commesso e dal luogo in cui sono nati.

Esimi avvocati, la mia speranza è che vi rendiate conto che è venuto il momento di fare sentire la vostra voce, non foss’altro per istinto di sopravvivenza del vostro ruolo.

Se non ora, quando vi riapproprierete della dignità del vostro ruolo?

Milazzo Sebastiano

Casa di Reclusione di Carinola

E’ iniziato il tesseramento per l’Associazione Fuori dall’Ombra

Amici, è sicuramente con una certa emozione.. che adesso posso dirvi che è possibile iscriversi alla nostra Associazione.
Ogni momento nasce da mille momenti precedenti. Ogni conquista, anche piccola, è frutto della pazienza del costruire, del perseverare.. e, ancora prima, dell’IMMAGINARE.
Si dice spesso che non bisogna fare il passo più lungo della gamba. E invece a volte bisogna provare a farlo, e spingere la gamba ad adeguarsi.
Noi non ci siamo chiesti se eravamo davvero “pronti” a creare una Associazione. Abbiamo sentito che il fermento e le persone e le motivazioni c’erano… e che era il momento adatto per crearla. Abbiamo capito che proprio la decisione di fare una cosa.. mobilita energie che difficilmente si svegliano quando la data è posta sempre più in là.. alle calende greche, insomma. E allora l’abbiamo creata.
E nel novembre 2010 è nata l’Associazione Fuori dall’Ombra. E’ nata in mezzo a salti mortali.. autentici salti mortali per fare incastrare tutto quello che era necessario per la costituzione di una Associazione.
Il Consiglio Direttivo che l’ha costituita giuridicamente con atto di formale fondazione è composto da Alfredo Cosco, Tonia Tripodi, Monica Finardi e Sabina Buratta (ma si estenderà ad altri). I soci saranno tutti coloro che si iscriveranno. E adesso è possibile iscriversi.
Vi risparmio quasi tre mesi di tragicomici errori postali e altri ostacoli involontari da parte della burocrazia italiana.. Ma adesso finalmente è pronto anche il conto corrente ed è possibile iscriversi.
Prima di dirvi come fare per avere il modulo.. vi dico una cosa riguardo all’Associazione..
L’Associazione Fuori dall’Ombra non è idenica a Le Urla dal Silenzio.. anche se ne fa propri lo spirito e le battaglie.. ma va anche Oltre. Non si pone paletti insuperabili(quindi ci sentiremo liberi di agire nei confronti di ogni aspetto del mondo del carcere, se lo riterremo opportunno e necessario), anche se l’attenzione principale resta per le forme di carcerazione dure (non solo ergastolani) e per le profonde ingiustizie che si vivono in carcere.. e per la VALORIZZAZIONE del potenziale dei detenuti (che è uno degli scopi anche del Blog). Quindi, Inoltre prevede anche la possibilità di “azioni concrete”, come la realizzazione di progetti innovativi all’interno delle carceri. Inoltre vogliamo creare un vero e proprio circolo empatico, una profonda connessione tra dentro e fuori, autostrade di rapporti umani.

La nostra Associazione ha nell’Indipendenza il suo marchio di fabbrica. Non è aprioristicamente ostile a nessuno. Ma non ha paura di disturbare nessuno. Non ci tiene ad essere nella lista dei “buoni”, intesi come “docili”, e scambiare la realizzazione di qualche progetto o vantaggio con la propria libertà di dire sempre quello che si pensa. Massimo rispetto per tutti, ma la nostra è un’altra strada.

Chi desidera il modulo per isriversi.. può richiederlo..
All’email dell’Associazione…
associazione.fuoridallombra@gmail.com

o anche alla mia email..
erasmuszed77@yahoo.it

A presto..

Gocce di Luce

La bellissima frase di Isabel Allende con cui Carmelo apre il suo testo.. mi ricorda quello che diceva un grande Maestro Zen..

DONA TUTTO TE STESSO. SOLO COSI’ NON AVRAI RIMPIANTI.

E mi ricorda chi disse..

L’AMORE CHE DAI E’ TUO PER SEMPRE. L’AMORE CHE TIENI E’ PERSO PER SEMPRE.

In fin dei conti le cose essenziali sono semplici, e brillano come roveti incandescenti.. in un mare di cazzate ciò che è essenziale lo distingui, ne senti il sapore, l’odore, la presenza.

In fin dei conti si viene sempre e poi si va. Qualuque cosa si faccia, il tempo ha sempre il timer azionato. E per questo.. non perdiamolo in puttanate. Va spremuto come un limone.. fino all’ultima goccia.

Carmelo ringrazia tutti coloro che sono stati l’anima del Blog.. ovvero soprattutto chiunque lo visita (sempre di più), lo fa conoscere, lo rende vivo.. ossia voi. Perchè il cuore di ogni realtà collettiva è sempre il collettivo, infatti.

Carmelo fa dei nomi.. ma la lista è innumerevole.. e va estesa a tutti coloro che hanno letto e commentato ogni altro testo di ogni altro autore. E a coloro che hanno agito, firmato petizioni, partecipato a progetti, e a tutto ciò che concerne quella galassia che ricomprende il Blog.. ma va ormai ben oltre.

Carmelo alla fine invita chiunque leggerà diventare socio della nuova Associazione che è nata…

L’Associazione Fuori dall’Ombra. Ne parlerò meglio in un prossimo post. Questa associaione è nata nel novembre del 2010.. concretizzando formalmente e giuridamente quel complessivo movimento di persone che è nato dal Blog, dal gruppo facebook affiliato e da altro. Questa Associazione pur comprendendo lo spirito e le battaglie del Blog, va anche oltre. Non ha preclusioni verso qualsiasi aspetto che riguarda il mondo del carcere, anche se vi è un interesse particolare soprattutto verso le forme di carcerazione più dure (anche, ma non solo ergastolani). E si propone, inoltre, l’azione concreta sul territorio. Come attraverso la realizzazione di progetti che diano “occasione” e “chance” al potenziale umano dei detenuti (compresi anche i detenuti nelle carceri minorili). Ci sarebbe ancora altro da dire circa ciò che si propone questa nuova Associazione che abbiamo costituito. E lo farò, come ho detto prima, in un prossimo post.

Ma intanto in questo testo Carmelo invita all’Adesione. Chiunque voglia può già aderire. Per il momento può contattarmi alla email dell’associazione.. associazione.fuoridallombra@gmail.com  o all’email che trovate sul Blog, che poi è la mia.. erasmuszed77@yahoo.it e io provvederemo a inviarvi via email il modulo per effettura l’adesione.

Naturalmente chi non vorrà iscriversi ha tutto il nostro rispetto. Nel senso.. libero arbitrio.. come sempre.

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La sola cosa che si possiede è l’amore che si dà (Isabel Allende)

Ricevo e scrivo decine di lettere ogni giorno dai (e verso i) miei compagni nelle carceri sparse per l’Italia, per scambiarci informazioni, sentenze e iniziative varie.

E molte volte sacrifico la corrispondenza del mondo dei vivi per curare quella del mondo delle ombre.

Spero per questo che il mondo dei vivi non me ne voglia.

Da quando è nato il Blog “Urla dal Silenzio”, molte persone hanno lasciato, e lasciano dei commenti sul Blog sui miei scritti ed io purtroppo non ho mai potuto ringraziare tutti, uno per uno, come il mio cuore avrebbe voluto fare.

Tento di farlo adesso con questo mio breve scritto collettivo per ringraziare Monica, Antonia, Pamela, Alessandra, Marlene, Antonella, Pina… (e tutti gli altri nomi che vanno considerati come aggiunti).

E tutti quelli che solo ci ascoltano, ci leggono o pensano male di noi.

Sappiata che il tempo e le energie che ci donate sono gocce di luce che date al nostro cuore.

E il mio cuore vi dice grazie.

Sappiate che le parole che fate entrare dalle sbarre delle nostre celle non ci aiutano solo  a lottare, parlare e scrivere, ci aiutano anche a vivere.

E il mio cuore vi dice grazie.

Sappiate che se molti Uomini Ombra non stanno più sdraiati nella branda a guardare ad occhi aperti il soffitto della propria cella per tutto il giorno è merito soprattutto vostro, perchè ora hanno qualcuno nel mondo dei vivi che li ascolta.

E il mio cuore vi dice grazie.

Sappiate che a giorni inizierà il tesseramente per l’Associazione “Fuori dall’Ombra” ,  e anche questo sarà un modo per crescere.

Molti uomini ombra sperano sulla vostra partecipazione e adesione.

E il mio cuore vi dice grazie.

Vi auguro lunga vita e buona vita a tutti.

Carmelo Musumeci

Carcere di Spoleto   Aprile 2011

Diario di Pasquale De Feo 23 novembre–21 dicembre

Eccoci con uno degli appuntamenti più importanti e “ricchi” di questo Blog. Il diario mensile che ci invia Pasquale De Feo. Sono debitore di questa idea al nostro Carmelo Musumeci, che un gioro mi disse che sarebbe stata una mossa azzeccata quella di chiedere a Pasquale di scrivere il suo diario, che noi avremmo pubblicato. E ha avuto ragione.. ogni mese giunge questo “pacco di pagine”, che rappresentano uno squarcio importante di riflessioni, analisi, sfoghi, indignazioni, intuizioni.. da Dentro le Mura.. da parte di uno di quelle persone che da sempre ha cercato di dire la sua, di non farsi “istituzionalizzare”, di mantenere la schiena dritta e la mente libera.. sto parlando di Pasquale De Feo naturalmente, attualmente detenuto nel Carcere di Catanzaro.

Come al solito il diario è da leggere tutto. Ma voglio indicarvi già adesso alcuni momenti.

C’è un passaggio (28 novembre) dove si citano le dichiarazioni della gente di Casal di Principe, alla notiza dell’arresto del boss Antonio Iovine. Sono dichiarazioni sostanzialmente indulgenti… e Pasquale aggiunge che solo con la repressione non si va da nessuna parte. Ora io capisco il “senso” profondo dove vuole andare Pasquale, ossia quello di non basarsi esclusivamente su modalità repressive per contrastare la criminalità organizzata. Ma è bene dire con chiarezza, e senza alcun equivoco e tentennamento, che da sempre accade che i compaesani o concittadini di potenti mafiosi li difendono. E’ successo anche con veri macellai. Dichiarazioni del genere ce ne sono sempre state a fiumi. Bisogna dire che se anche lo Stato fa di tutto per non farsi amare.. non si deve avere alcuna indulgenza o comprensione per chiunque fa attivamente parte della criminalità organizzata. Che un conto sono ex mafiosi che hanno fatto un lungo cammino di trasformazione durante gli anni del carcere.. un altro conto chi  invece attualmente ricatta, estorce, minaccia, uccide, controlla il traffico di droga. A sentire le dichiarazioni di molte persone concittadine di mafiosi arrestati, sembra che si creda in una idea “romantica” della Mafia. La Mafia è sempre Macelleria. Nessuna indulgenza e tentennamento verso chi attualmente è mafioso. E poi sono d’accordo che la repressione non basta. Ok.. non basta appunto.. no “non ci deve essere proprio”.. Perché uno attualmente è complice di gravi reati, specie contro l’integrità della persona.. “anche” la repressione serve. Il punto secondo me è “quale” repressione (ossia una repressione che non violi i diritti fondamentali dell’individuo) e poi… non “solo” repressione (ossia alla repressione aggiungere tutta un’altra serie di interventi, altrimenti quella da sola non porterà mai a niente).

A un certo punto Pasquale scrive..

Un detenuto pugliese è entrato sano in carcere, e ora è paralizzato. ” (30 novembre)

Fa pensare no? Entri in carcere sano e… ne esci paralizzato.. chissà.. forse sarà caduto dalle scale.. ma guarda un pò.. sono proprio imbranati questi detenuti.. se pensate che anche di Stefano Cucchi hanno detto che… è caduto dalle scale…aboliamole queste scale no?..d’ora in poi solo ascensori……

Più avanti Pasquale scrive…

“.. Le carceri sono in queste condizioni ono solo per i fondi tagliati, ma principlamente per colpa dei direttori, che restringono, limitano e interpretano le leggi penitenziarie, convinti che la chiusura di ogni spazio e l’oppressione sia la migliore soluzione per la loro tranquillità.  In tutta Italia ch’è una rete di volontariato che sopperirebbe alle carenze di ogni tipo, ma i direttori la ostacolano in ogni modo..” (1 dicembre)

E ha ragione.. sicuramente il problema dei tagli alle risorse economiche esiste, ed è notevole. Ma la responsabilità personale di tanti Direttori non è da meno. Pasquale parla di una rete di volontari che esiste in Italia e potrebbe aiutare a sopperire a tante carenze, ma che non viene utilizzata.

In genere non è che i Direttori (alcuni Direttori.. io non generalizzo mai..) non “usino” i volontari. Ma “distinguono” i volontari. Per loro ci sono i volontari “buoni” e i volontari “cattivi”. I volontari “buoni” verranno tranquillamente ammessi in carcere.. tutti quelli che non vengono considerati abbastanza “docili” o magari “ammanicati”, o che potrebbero creare “grane”, o semplicemente che hanno dato prova di indipendenza mentale.. beh.. è molto facile trovarli etichettati come “cattivi”… e si preferisce un carcere meno vivibile e con meno opportunità che fare entrare anche volontari “cattivi”.. logico no?..:-)

In un altro momento Pasquale scrive..

A Capri i Vigili Urbani hanno indetto uno sciopero, perché non vogliono il loro comandante donna. Mi sono ricordato che qundo sono arrivato in questo carcere, sentivo voci di corridoio che gli agenti non volevano la Direttrice, perché non volevano essere comandati da una donna.  Siamo nel terzo millennio, e ci sono ancora queste chiusure mentali da Medioevo. Nelle persone si valutano le capacità e non il sesso a cui appartengono”. (8 dicembre)

Mi trovo perfettamente a concordare con lui. PERFETTAMENTE. Le persone si valutano dal loro valore. Non dal sesso. Su questo non è ammissibile alcun compromesso. Aggiungo, che se essere donna non deve costituire, in nulla, una deminutio. Non deve neanche essere una forma di prevalutazione positiva. Ci sono dei casi in cui autorevoli dirigenti presentandosi, o facendosi presentare come.. “finalmente una donna qui.. la prima donna dirigente in tal posto..ecc…” creano quasi un atmosfera di presunzione positiva, quasi come se non fosse la singola persona a doversi valutare, ma ci fosse un dovere di apprezzamento in quanto donna. A me interessa solamente il valore e le qualità di quella data persona. Non la valuterò di meno perchè donna (sarebbe follia). Ma non chiuderò gli occhi perché donna. Va valutata, chiunque essa sia, esclusivamente come persona concreta.

Più avanti Pasquale scrive..

Leggevo che nel carcere di Nuoro “Badu e Carros”, hanno vietato di avere biscotti nei pacchi dei familiari”. (13 dicembre)

La demenza non necessita di ulteriori commenti… come diceva il mio nonno paterno.. “il cretino si commenta da sé”… :-)..

Un passaggio di grandissima importanza è quando Pasquale scrive..

In ogni trasmissione televisiva, nei quotidiani, nelle riviste, nei calendari e anche nei film, si vedono “sempre” le manette cosiddette “americane”, quelle con la catenella in mezzo. Queste manette sono in dotazione a tutte le forze dell’ordine. La cosa singolare è che nella realtà queste manette la Polizia Penitenziaria non le usa mai. Usano un tipo di manette che sono una tortura. Li misero al posto dei vecchi schiavettoni, che erano molto più umani di queste manette. Siccome al peggio non c’è mai fine, ne avevano inventate un tipo dal peso di 2-3 kg; per paura che potessero essere usate come corpo contundente la Polizia Penitenziaria non le usa più. Perché nelle traduzioni e nei tribunali non fanno vedere le manette che usano?. A cosa servono alla Polizia Penitenziaria le manette in dotazione se non le usano? Si cerca sempre di infliggere sofferenze ai detenuti. ” (15 dicembre)

Questo è un filone che meriterà un approfondimento…. è vero che invece delle classiche manette (“all’americana”) che tutti immaginano quando si pensa alle manette.. se ne usano una tipologia particolarmente avvilente e fastidiosa.. gratuitamente dolorosa e umiliante per il detenuto? E perché se le manette “classiche” (“all’americana”) sarebbero invece in dotazione alla polizia? E perché nessuno filma e mostra mai queste manette? Come mai ci sono cose che in Italia sanno tutti, e altre che.. PUFF.. sembra quasi che non esistono? Tante domande che dobbiamo porci e che.. dobbiamo porre….

Particolarmente delicato è un altro passaggio di Pasquale quando dice..

“Il capo del D.A.P, Ionta, ha dichiarato che los trumento del 41bis è valido, e lui lo ha sempre sostenuto. Che la discussione dei ricorsi del 41 bis concentrati al Tribunale di Sorveglianza di Roma è una norma di saggezza, perché la tematica richiede una omogeneità di tratamento. Che bisogna evitare i contatti con l’esterno. Il dott. Ionta dovrebbe spiegare a cosa servono i divieti e le restrizioni della vivibilità interna che sfociano in cattiveria gratuita e in alcuni casi in tortura psicologica… Dovrebbe dirci  SE HA MAI VISITATO UNA SEZIONE DEL 41BIS. SE IMMAGINA TUTTE LE SOFFERENZE CHE CAUSA IL 41BIS. Essendo un magistrato sa bene che la norma di concentrare tutti i ricorsi del 41 bis a Roma è anticostituzionale, per violazione dell’art. 25 della Costituzione.. “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale”. Limitare i colloqui con gli avvocati è anticostituzionale per violazione dell’art. 24 della Costituzione… “La difesa è un diritto sacro e inviolabile”. (20 dicembre)

Massimo rispetto per il Dott. Ionta, ma francamente io credo che sul 41 bis le sue argomentazioni siano totalmente sbagliate. Sono del resto considerazioni abbastanza diffuse. Ma da chi dirige l’Amministrazione  Penitenziaria ci si dovrebbe aspettare un pò di saggezza in più. O almeno il beneficio del dubbio o qualche perplessità. Riguardo nello specifico della citazione alla norma che prevede di concentrare presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma tutti i ricorsi contro il 41 bis, mi trovo d’accordo con Pasquale. Si tratta di una norma ad alta problematicità costituzionale, stabilendo la Costituzione che nessuno dovrebbe essere distolto dal proprio giudice “naturale”. Io credo che questa “innovazione” abbia lo scopo di rendere ancora più rigido il sistema e rendere ancora più difficile il far venire meno il 41 bis assegnato ad una data persona, una volta che sembrano esssere venute meno le condizioni che lo giustificano. Non so se si pensa che magari il Tribunale di Sorveglianza di Roma può essere più sensibile a determinate pressioni politiche. Ma anche se non fosse così, anche si trattasse sempre di un organo immacolato ed equilibratissimo, resta il fatto che su una decisione così importante (come mantenere o levare il 41 bis a qualcuno.. il che vuol dire in pratica.. la decisione sul cambiargli la vita…), al di là dello stesso precetto costituzionale, non si dovrebbe mettere tutto nelle mani di un solo giudice. E se fosse un giudice di scarse qualità intellettuali e morali? Centinaia di esistenze sarebbero nelle mani di solo questo giudice? Almeno se il controllo fosse diffuso, come è stato fino a poco tempo fa, ci sarebbero sempre, almeno alcuni giudici di indubbio valore. Qui, se quel SOLO giudice fosse un giudice mediocre, tutti ne pagherebbero le conseguenze. Non è da escludere che la Corte Costituzionale spazzi via questa norma.

Ho fatto davvero una lunga premessa.. ma il Diario di Pasquale è sempre una occasione particolare..

Vi lascio alle sua pagine.

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Nella città di Chieti, i volontari dell’ass. “Voci di dentro” hanno messo in piedi una singolare iniziativa. I detenuti di Chieti e Vassto hanno allestito una cella nella piazza di Chieti, con letti a castello, armadietti, gabinetti alla turca, una scatola di sardine bucherellate usata come grattugia, ed altri oggetti che compongono la cella. Le suppellettili sono state fornite dal carcere.

La manifestazione è stata patrocinata dalla Provinia, comuni di Chieti e Vasto, Ordine Forense, Caritas e Centro Polivalente immigrati.

L’iniziativa è stata intitolata “un minuto da detenuto”.. l’invito alle persone di vivere un minuto il carcere. E in mile persone chi hanno provato nei primi due giorni. C’era un video lanciato dai detenuti, un invito ai giovani a rispettare regole e leggi.  Il principale significato era d mostrare la realtà delle carceri, che sono poco dignitose e inadatte al recupero e alla rieducazione dei deteuti, come sancisce l’art. 27 della Costituzione.  Queste iniziative andrebbero amplificate e portate in tutte le piazze d’Italia, affinché la gente fosse informata di come è la realtà vera delle nostre carceri. – 23/11/2010

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In questi giorni seguendo tutti gli organi di comunicazione, si ha l’impressione che l’alluvione abbia colpito solo il Veneto, che il governo è intervenuto tempestivamente con 300  milioni di euro e stimolato sottoscrizioni per le donazioni. Il comportamento del governo è supportato anche dall’opposizione, pertanto è bipartisan.

In Campania è successo lo stesso, in più si è rotto l’acquedotto lasciando mezzo milione di persone senza acqua e ci vorrà un pò di tempo per metterlo a posto. Non c’è bisogno di commenti per fare emergere la disparità di trattamento, sempre a danno del Sud. Il Governatore del Veneto, il leghista Zaia, come tutti i suoi compagni di  merende, parla bene e razzola male. In Veneto sono stati 161 i comuni danneggiati, ma ne hanno messo 273 nella lista. La Lega si dimostra essere quello che è, il peggio del peggio della Prima Repubblica. –  24/11/2010

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Una fabbrica italina produrrà l’anestetico che useranno negli USA per le iniezioni letali per i condannati a morte. Il commercio passa su tutto, anche sui cadaveri, la storia ce lo insegna. Aveva ragione Alda Merini.. in uno dei suoi versi diceva… “se la mano è leggera, non vuol dire che sia estranea al delitto”. –  25/11/2010

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Ieri sera un giornalista nella trasmissione Annozero di Santoro, su Ria Due, a detto che alla revoca dei 140 detenuti con il 41 bis nel carcere di Palermo, ne sono stati revocati altri 300 a Napoli, senza spiegare, ha dato cifre senza motivare niente.

Come ho già scritto, nel 1993 avevano preso l’abitudine ad applicare il 41 bsi a interi Padiglioni delle carceri, quando succedeva qualcosa all’esterno. Così successe a Palermo e a Napoli. Siccome Napoli i familiari dei detenuti fecero manifestazioni contro questa barbara inciviltà, dopo Napoli, non è più successo in nessun carcere.

Ho letto una dichiarazione dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili: “il sangue delle vittime ha coperto ben altro rispetto al 41 bis. La verità deve essere resa nota, senza se e senza ma, e al più presto, perché altrimenti ci troveremo a mettere in discussione tutto ciò che ci è stato detto fino ad oggi”.

“Finalmente” iniziano  a capire che tutte le falsità che gli hanno raccontato fino ad oggi sono servite per allontanarli dalla verità, sia dal motivo reale e sia dai mandanti delle stragi; e che tanti poveri sventurati sono stati uccisi nelle carceri, torturati e sepolti vivi nel 41bis, e riempiti di anni di carcere ed ergastoli, usati per darli in pasto all’opinione pubblica e al linciaggio mediatico, per fare loro pagare colpe che non sono le loro e che continuano a pagare. Sacrificati perché sacrificabili, non avendo tutela e nessuno che si esporrebbe per difenderli. “Vittime ideali”. Questa verità è acclarata, ma nessun politico ha le palle per dirla. Hanno persino paura di dire che il 41 bis è una tortura. –  26/11/2010

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Nei gioni scorsi, sono sati posti agli arresti domiciliari otto persone. L’articolo così titolava “L’invasione truffaldina dei piemontesi”. I piemontesi non se ne sono mai andati dalla loro venuta del 1861, hanno fatto e fanno quello che vogliono, tanto i delinquenti siamo noi meridionali. Aluni imprenditori del Piemo te, con a capo il Vicepresidente della Confindustria di Cuneo, e cinque docenti universitari, prendevan i soldi per lo sviluppo del Sud, li intascavano senza fare niente, truffavano lo Stato; un sistema collaudato dal dopoguerra. Siccome sono quasi tutti del Nord, sono finiti agli arresti domiciliari. In caso contrario sarebbero stati messi in carcere con l’imputazione del 416 bis. Una volta eravamo tutti briganti, ora siamo tutti mafiosi. –  27/11/2010

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In alcuni articoli sull’arresto di Antonio Iovine erano riportate le dichiarazioni della gente di Casal di Principe: “Nessuno gioiva per il suo arresto, ma dicevano che da quando c’è lo Stato non c’è lavoro, e ritengono queste persone come Iovine educate e rispettose nei confronti della gente, mentre con lo Stato non solo non c’è lavoro, ma i politici sono maleducati, non rispettano la gente e pensano solo a rubare”. Se la prendono anche con Roberto Saviano, che li ha rovinati, perché con la nomea che ha creato al paese, non trovano più lavoro. Prima trovavano lavoro in tutta Italia. Fino a quando lo Stato crede di risolvere i problemi sociali con la repressione, non cambierà mai niente. –  28/11/2010

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Leggo delle incivili e barbare condizioni degli O.P.G. in Campania. In un articolo, una notizia mi è rimasta impressa. Tre agenti sono finiti all’ospedale Cardarelli, per l’attacco di un malato. La cosa strana è che due degli agenti avevano la mano fratturata e il terzo una scottatura da sigaretta alla tempia. Con la mia lunga esperienza carceraria, credo che i fatti siano andati diversamente. Avranno maltrattato il detenuto con modi poco piacevoli, e il malato ha sputato la sigaretta alla tempia dell’agente. L’avranno talmente massacrato di pugni da rompersi le mani. Putroppo i giornalisti non hanno la decenza di esporre la realtà o almeno di farla capire, ma cadono nel ridicolo con questi racconti falsificati così grossolanamente. 27/11/2010

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Un detenuto pugliese è entrato sano in carcere, e ora è paralizzato. L’hanno trasferito dal carcere di Lee al carcere di Poggioreale (NA), per fargli fare degli esami medici. Che potevano farglieli benissimo al carcere di legge, ma i detenuti sono pacchi postali. Non ha neanche la sedia a rotelle. Ora si sta interessando il senatore Caforio per fargliela avere tramite una rete di solidarietà. Il senatore ha constatato che il mondo carcerario è molto lontano dalla società e bisogna cambiare le cose, ritiene che sia una questione di civiltà. Non dubito della sua buona fede, ma queste parole le hanno dette tanti politici, che si fa fatica  a credere che avranno un seguito con i fatti. –  30/11/2010

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I direttori vorrebbero scioperare per i tagli economici fatti al sistema penitenziario. Riguardo alla parte economica hanno ragione, anche se dopo dieci anni se ne accorgono. Berlusconi ha inizato a tagliare dal 2001, e ogni anno l’ha fatto, portando addirittura le paghe dei detenuti che lavorano a quelle degli schiavi. Le carceri sono in queste condizioni ono solo per i fondi tagliati, ma principlamente per colpa dei direttori, che restringono, limitano e interpretano le leggi penitenziarie, convinti che la chiusura di ogni spazio e l’oppressione sia la migliore soluzione per la loro tranquillità.  In tutta Italia ch’è una rete di volontariato che sopperirebbe alle carenze di ogni tipo, ma i direttori la ostacolano in ogni modo.

Le leggi penitenziarie sono le più libertarie d’Europa, ma rimangono solo sulla carta. I direttori si comportano più da poliziotti che da eduatori. La colpa dello sfacelo delle carceri è da attribuire per il 50% ai direttori  e per l’altro 50% al D.A.P., che è loro complice.

Quello che riesce a fare la Direttrice Lucia Castellano nel carcere di Bollate (MI), lo fa con gli stessi soldi che prendono gli altri direttori. Perché non applicano lo stesso regime di Bollate nelle loro carceri? La legge penitenziaria è uguale in tutta Italia, pertanto sono i direttori che commettono errori nell’applicazione della stessa. Non hanno nessuna intenzione di cambiare le cose, perché si sentono dei piccoli Cesari. –  1/12/2010

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Cinquanta detenuti di quattro carceri siciliani e di uno campano (Salerno), hanno fatto ricorso alla Corte Europea per i diritti umani, per le condzioni disumane delle strutture e per come sono trattati. Questo dovremmo farlo tutti, principalmente nelle carceri del Sud. Nel Sud non si salva nessun carcere. Sono tutti fuorilegge, sia le strutture, sia il regime imposto, e sia i governi dei direttori.

Questo carcere sta costruendo i criminali del futuro, perché come cia Niccolò Machiavelli nelle “Istorie Fiorentine”.. “non fa mai savio partito far disperare gli uomini, perché chi non spera il bene non teme il male”. –  2/12/2010

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Su un quotidiano erano riportati i nomi dei cinque nuovi dirigenti generali del D.A.P., nominati il 18/11/2010 dal Consiglio dei Ministri. Tra i cinque dirigenti c’è l’ex direttore del carcere dell’Ucciardone, protetto da tutte le strutture dell’antimafia di Palermo, pertanto faceva ciò che voleva nel carcere dell’Ucciardone e prima di caltanissetta, nessuno sarebbe intevenito per fermarlo, ma solo per proteggerlo. Se i dirigenti del Ministero vengono scelti per le sofferenze che infliggono ai detenuti, allora si può capire lo sfacelo delle carceri, con i tanti suicidi, morti sospette e tanti pestaggi. –  3/12/2010

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Un furgone della Polizia Penitenziaria, in provincia di Avellino, ha causato un incidente perché i freni sono andati in avaria. Sono cose che possono succedere. Tre agenti della scorta sono rimasti feriti e altri cinque  persone che sono state tamponate dal furgone. Quello che mi ha colpito della notizia è che nell’artcolo non c’era una parola sul detenuto, che facilmente è quello che ha subito più danni, essendo che l’angusto posto riservato al detenuto non permette nessun riparo da impatto, non essendoci spazio, né la cintura né l’airbag, e né una maniglia per potersi mantenere.

Quando succedono incidenti in cui sono coinvolti gli animali nel trasporto, nelle notizie elencano quanti animali sono morti, quanti feriti e quanti se ne sono salvati. I detenuti non vengono neanche menzionati, essendo classificati meno degli animali da macello. Questo la dice lunga su come siamo considerati e di conseguenze su come veniamo trattati. –  4/12/2010

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Wikileaks sta portando una ventata di libertà, la democrazia orizzontale di internet. Come succese sempre, l libertà d’informazione non va d’accordo con il potere, che si mette di impegno per avversarla, con allarmi di pericolo, ecc. Viva internet e viva Wikileaks. Mi auguro che diventino ogni giorno di più, affinché sia impossibile fermarli. Anche nelle carceri e nel sistema penitenziario in generale, ci vorrebbe una ventata di libertà d’informazione. –  5/12/2010

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Ieri sera ho visto la trasmissione di Carlo Lucarelli su Rai Tre. Parlava degli omicidi nelle carceri e nelle caserme, da parte delle forze dell’ordine. Per la prima volta ho visto Lucarelli equilibrato, essendo che pende sempre dalla parte dei P.M. e delle forze dell’ordine.

Ha cercato di far capire quello che succede, citando alcuni casi; Cucchi, Aldrovandi, Uva, ecc., con interviste e foto. Credo che gli spettatori avranno avuto modo di riflettere sulla democrazia e il rispetto dei diritti umani nelle carceri e nelle caserme, non siano al livelllo del Cile di qualche anno addietro, ma in molti casi ci siamo vicini.

L’unica carenza è che non ha evidenziato la complicità elle Procure, nel cercare “sempre” di insabbiare i delitti commessi nelle carceri e nelle caserme. I P.M. intervengono solo quando i familiari delle vittime riescono ad avere una visibilità mediatica, come le famiglie Cucchi e Aldrovandi. Nel 99% dei casi insabbiano e coprono tanti delitti, gravi e meno gravi, delle forze dell’ordine; complici perché consapevoli di quello che fanno.

La spavalderia delle forze dell’ordine all’interno delle carceri e nelle caserve deriva dalla certezza di impunità che le Procure garantiscono. Comunque, ben vengano queste trasmissioni che squarciano questo velo omertoso, sui delitti che si possono benissimo definire di Stato. –  6/12/2010

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Mi ha scritto Giorgio Bertani, Prof. della facoltà di medicina veterinaria dell’Università di Parma. Erano tre mesi che non mi scriveva. Nel suo scritto ho appreso che dal primo novembre è andato in pensione. E’ una persona straordinaria, una bontà unica che conquista i cuori. Gli voglio molto bene e mi auguro che un giorno possa rivederlo. –  7/12/2010

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A Capri i Vigili Urbani hanno indetto uno sciopero, perché non vogliono il loro comandante donna. Mi sono ricordato che qundo sono arrivato in questo carcere, sentivo voci di corridoio che gli agenti non volevano la Direttrice, perché non volevano essere comandati da una donna.  Siamo nel terzo millennio, e ci sono ancora queste chiusure mentali da Medioevo. Nelle persone si valutano le capacità e non il sesso a cui appartengono. –  8/12/2010

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Bill Gates ha finanziato con circa 350 milioni di dollari, allo scopo di dare la pagella agli insegnanti negli U.S.A. Opera meritevole, da prendere ad esempio per il nostro Paese, non per gli insegnanti, ma per i nostri politici e Magistrati. Queste due categorie si sentono al di sopra della legge, come gli aristocratici di un tempo, che ritenevano i loro privilegi un diritto divino, e sentendosi superiori non possono sbagliare, e quando succede non è colpa loro. –  9/12/2010

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Ho letto una notizia su un quotidiano, che sembrava il passato. Ma è il presente. In Gran Bretagna, i Lord inglesi possiedono circa la metà delle terre, con tutte le prerogative e i privilegi del passato. Aveva ragione Tommsi di Lampedusa.. tutto cambia per non cambiare niente. –  10/12/2010

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Dove c’è dissesto finanziario nella cosa pubblica, la colpa è sempre dei politici che usano la loro funzione non per il bene comune ma per il bene proprio. In Sicilia, l’Assemblea Regionale è la più costosa d’Italia. Hanno lo stipendio più alto dei parlamentari che sono a Roma. E così anche il sindaco e i consiglieri di Palermo. Il Presidente del Consiglio Comunale di Palermo ha detto che non erano gli stipendi del Comune di Palermo ad essere alti, ma quelli degli altri comuni ad essere troppo bassi. NOn sono non gli manca la faccia di bronzo, ma è senza vergogna. –  11/12/2010

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Sul balcone di un’abitazione che dista 50 me dalla mia finestra, hanno messo una luminaria che copre tutto il balcone con luci intermittenti. In TV ne vedo tante, ma l’effetto che mi fa questa dal vivo è una emozione che mi riporta con i ricordi ai miei natali a casa, quando ero ragazzo. L’ultimo l’ho trascorso a casa 30 anni fa. Sono sensazioni molto belle che si manifestano con piccoli eventi che tolgono il tappo alla bottiglia dei ricordi. Anche se siamo sepolti, siamo vivi. Non possono annullare ciò che sentiamo, ciò che proviamo e ciò che siamo: esseri umani. –  12/12/2010

Leggevo che nel carcere di Nuoro “Badu e Carros”, hanno vietato di avere biscotti nei pacchi dei familiari. Agli occhi della società possono sembrare provvedimenti assurdi e senza senso, ma non a noi detenuti che subiamo decisioni astruse a sfondo cieco dettate senza nessun criterio logico.

Riflettevo sulla protesta delle forze dell’ordine nelle piazze, per i tagli economici che sono stati fatti. Non hanno mai pensato che dopo avere tagliato a tutti, tra cui anche ai detenuti, poi sarebbe toccato anche a loro. Forse egoisticamente pensavano che siccume Berlusconi ha vinto le elezioni basandosi molto sulla  sicurezza, a loro non sarebbe toccato, anzi ne avrebbero avuto beneficio. Berlusconi con lo slogan che non mette mani nelle tasche della gente, da circa dieci anni taglia tutto a tutti tranne i privilegi delle caste, anzi quelli sono aumentati. –  13/12/2010

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La sfiducia non è passata. Berlusconi è anche fortunato. Fino a quando ci saranno questi Matusalemme all’opposizione, non cambierà mai niente. Mi auguro che presto li rottameranno e i giovani prenderanno il loro posto. All’estero l’immagine dell’Italia non è delle migliori. E’ ritenuto un Paese dove ip olitici pensano solo ai loro interessi e non all’interesse comune, e gli affaristi fanno il bello e il cattivo tempo. La nostra democrazia è una illusione, perché il voto non conta niente, decidono tutto le segreterie dei partiti, e la legge elettorale è ciò che l’ha definita il suo creatore, una porcata. Cosa ne è stato del referendum per la legge elettorale uninominale? Non bastava la limitazione del Mattarellum. Tutti d’accordo, l’hanno affossata e fatta dimenticare. Mi viene in mente il il film del Marchese del Grillo con Alberto Sordi.. “io sono io, e voi non siete un cazzo”. Questo rappresentano i cittadini per i politici. –  14/12/2010

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In ogni trasmissione televisiva, nei quotidiani, nelle riviste, nei calendari e anche nei film, si vedono “sempre” le manette cosiddette “americane”, quelle con la catenella in mezzo. Queste manette sono in dotazione a tutte le forze dell’ordine. La cosa singolare è che nella realtà queste manette la Polizia Penitenziaria non le usa mai. Usano un tipo di manette che sono una tortua. Li misero al posto dei vecchi schiavettoni, che erano molto più umani di queste manette. Siccome al peggio non c’è mai fine, ne avevano inventate un tipo dal peso di 2-3 kg; per paura che potessero essere usate come corpo contundente la Polizia Penitenziaria non le usa più. Perché nelle traduzioni e nei tribunali non fanno vedere le manette che usano?. A cosa servono alla Polizia Penitenziaria le manette in dotazione se non le usano? Si cerca sempre di infliggere sofferenze ai detenuti. –  15/12/2010

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Il codice stradale sancisce che ogni vettura deve avere la cintura di sicurezza e l’airbag. Nei furgoni blindati, il detenuto nella gabbia (stia per polli) a lui asseggnata, è sprovvisto di cintura di sicurezza, aribag, e non c’è neanche una maniglia a cui aggrapparsi durante le frenate. Tenendo presente che ai detenuti non vengono tolte le manette, che per regolamento dovrebbero togliergliele e lasciarle solo in casi eccezionali.. ma purtroppo in Italia l’eccezione diventa la regola. In caso di incidente o di problemi, i detenuti sono lasciati in balia della forza generata dall’impatto. Lascio immaginare i danni che ne possono derivare. Questo è sotto gli occhi degli addetti ai lavori, ma mai nessuno ha detto una parola. Le leggi sono violate proprio da chi dovrebbe farle osservare e applicare. –  16/12/2010

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Addirittura hanno aperto un procedimento per la revoca del 41 bis a 140 detenuti all’Ucciardone e 160 tra Poggioreale e Secondigliano a Napoli. Hanno messo questi episodi nella trattativa che ci sarebbe stata tra Mafia e Stato. Per rendersi conto di questa bufala basta andare a vedere i notiziari e i quotidiani nazionali e locali dell’epoca. Inoltre questi 300 detenuti a cui era stato revocato il 41bis.. nessuno di loro era assegnato nelle carceri del 41bis dell’epoca: Asinara, Pianosa, Novara, Cuneo, Spoleto e Rebibbia. A questi 300 detenuti fu applicato il 41bis per ritorsione per gli agguati contro agenti della Polizia Penitenziaria che faevano servizio nelle sezioni di transito dei 41bis dei tre carceri menzionati. Quando si vuole costruire un caso, ci sono forze così potenti che hanno il potere di manipolare la realtà e di modellarla secondo i loro fini e gli scopi che si prefiggono. –  17/12/2010

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La Corte di Appello di Firenze ha riformato il reato e la sentenza per l’omicidio di Gabriele Sandri, commesso dal poliziotto Luigi Spaccarotella. Da omicidio colposo a omicidio doloro. Hanno avuto coraggio, ma personalmente, fino a quando la sentenza non sarà resa definitiva dalla Cassazione, non ci crederò; perché negli ultimi 50 anni, non mi risulta che qualcuno delle forze dell’ordine abbia mai pagato  per gli omicidi volontari e in alcuni casi premeditati, commessi in strada, nelle caserme, nelle carceri, e nei manicomi, ora O.P.G. –  18/12/2010

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Credo che gli O.P.G. dovrebbero essere chiusi e aprire delle strutture come l’O.P.G. di Castiglione delle Stiviere che è una struttura ospedaliera. I pazienti sono liberi di girare da soli, e sono trattati come malati. La Polizia Penitenziaria controlla solo il muro di cinta esterno, senza avere nessun contatto con i malati. Il deputato Ignazio Marino ci sta lavorando. Gli auguro che ci riesca, perché è inaccettabile che nel terzo millennio nel Paese Ocidentale ritenuto la patria del diritto e settima potenza mondiale, ci siano situazioni  disumane e barbare come i nostri O.P.G., senza dimenticare le nostre carceri. –  19/12/2010

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La montagna ha partorito un topolino. La legge dell’ultimo anno può essere beneficiata solo da 1500 detenuti. E’ singolare che più passa il tempo e più la cifra si ridimensiona. Per risolvere il problema del sovraffollamento basterebbe abolire la custodia cautelare. Si eliminerebbero in un colpo solo tutti i problemi che il sovraffollamento ha causato.

Il capo del D.A.P, Ionta, ha dichiarato che los trumento del 41bis è valido, e lui lo ha sempre sostenuto. Che la discussione dei ricorsi del 41 bis concentrati al Tribunale di Sorveglianza di Roma è una norma di saggezza, perché la tematica richiede una omogeneità di tratamento. Che bisogna evitare i contatti con l’esterno.

Il dott. Ionta dovrebbe spiegare a cosa servono i divieti e le restrizioni della vivibilità interna che sfociano in cattiveria gratuita e in alcuni casi in tortura psicologica…

Dovrebbe dirci  SE HA MAI VISITATO UNA SEZIONE DEL 41BIS.

SE IMMAGINA TUTTE LE SOFFERENZE CHE CAUSA IL 41BIS.

Essendo un magistrato sa bene che la norma di concentrare tutti i ricorsi del 41 bis a Roma è anticostituzionale, per violazione dell’art. 25 della Costituzione.. “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale”. Limitare i colloqui con gli avvocati è anticostituzionale per violazione dell’art. 24 della Costituzione… “La difesa è un diritto sacro e inviolabile”. La legge e i diritti sono per le caste, per il popolino non c’è né legge né diritto. –  20/12/2010

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Ho finito di leggere un libro di Andreotti, un diario dal 1927 al 1990. La politica non è cambiata molto nel tempo. Una volta c’era più segretezza. Oggi anche per nuove tecnologie tutti gli altarini escono a galla, ma si tratta di cose che si facevano anche una volta.  Nel 1984, annotava che bisognava cambiare la Costituzione per sintonizzarla alla Convenzione Europea. Sono passati 25 anni e nulla è cambiato, anzi penso che difficilmente cambierà, perché ci sono sacche di poteri e privilegi a cui non vogliono rinunciare, ad esempio tutta l’impalcatura antimafia che perderebbe tutto il potere che la foga giustizialista le ha procurato. Andreotti continuava dicendo che, prima di riformarla, la Costituzione andrebbe applicata. Cosa che non succede ancora oggi. –  21/12/2010

 

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