Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lettera pubblica dei detenuti del carcere di Oristano

protestas

Consideriamo grave la situazione del carcere di Massana-Oristano.

Da tempo si lamenta un quasi totale non funzionamento del percorso trattamentale, una vivibilità ingessata in un burocratismo asfittico, con una non-presenza di un Direttore assente e, allo stesso tempo rigido.

I detenuti delle sezioni AS1 e AS3, dopo mesi in cui le loro richieste per l’attuazione di inderogabili cambiamenti sono cadute nel vuoto, hanno scritto questa lettera pubblica che è allo stesso tempo protesta e proposta.

Naturalmente il nostro appoggio a questa battaglia è pieno e totale.

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  • Capo Dipartimento Dott. Santi Consolo
  • Garante Nazionale Detenuti Prof. Mauro Palma
  • Provveditorato regionale PRAP Sardegna
  • Magistrato di Sorveglianza di Cagliari Dott.ssa E.Mulargia
  • Direttore C/R Massama Dott. Pier Luigi Farci
  • Socialismo Diritti Riforme Pres. Maria Grazia Calligaris
  • Fuori dall’Ombra Pres. Grazia Paletta
  • Redazione Ristretti Orizzonti Direttrice Ornella Favero
  • Radio Radicale: rubrica Radio Carcere
  • Comitato europeo per la prevenzione della tortura
  • Presidente della Camera Penale Diritto Oristano
  • Sindaco di Oristano Dott. Guido Tendas
  • Quotidiano “La Nuova Sardegna”
  • Quotidiano “Il Manifesto”
  • Presidente Commissione dei Diritti Umani del Senato Sen. Luigi Manconi
  • Vescovo della Diocesi di Oristano Mons. Ignazio Sanna
  • Osservatorio Carcere Camera Penale di Nuoro Responsabile Avv. Giovanna Serra, Corso Garibaldi 63, 8100 Nuoro

I detenuti sottoscrittori del presente documento, ristretti nelle sezioni AS1-AS3 del carcere di Massama-Oristano, a seguito delle richieste avanzate al Direttore negli ultimi sei mesi, ricche di buone aspettative e propositi al fine di migliorare la vivibilità interna di detenzione, purtroppo ancora oggi non si hanno avuto risposte, ma addirittura si è registrato via via un peggioramento della situazione.

A causa dell’assenza permanente del Direttore e della mancanza di autorevolezza decisionale e concreta del Commissario e Vicecommissario, tutte queste circostanze che si sono venute a creare aggravano la vivibilità interna della sezione detentiva, così da costringerci a ricorrere in questa protesta pacifica iniziale, consistente nello sciopero del vitto dell’amministrazione iniziata il 5 marzo e che continuerà con questo tenore per tutto il mese corrente nell’attesa di avere risposte su ciò che abbiamo fatto presente alla Direzione.

Con l’entrata del nuovo mese di aprile la protesta sarà integrata con lo sciopero, astenendoci dall’acquisto spesa del sopravvitto e con la sospensione delle attività lavorative prestate dai detenuti.

Si procederà anche alla battitura delle inferriate per tre volte al giorno, riservandoci ulteriori iniziative di protesta qualora non ci giungessero ai problemi che di seguito esponiamo:

  • Blocco del flusso dei detenuti in arrivo:

La capienza totale del carcere di Massama è di 246 posti letto. Ogni sezione è composta di 21 celle detentive di cui una è adibita per detenuto disabile ed un’altra è stata convertita in saletta hobby. Ogni cella detentiva può ospitare al massimo due persone detenute secondo i parametri progettuali e rispondenti alle normative della CEDU. La Direzione in modo fraudolento ed illecito ha posto una terza branda per ospitarvi il terzo detenuto.

  • Continuità di trattamento:

Viene escluso il trattamento delle carceri di provenienza perché il Direttore ha una visione restrittiva e punitiva ancorata ad una mentalità ottocentesca, quando ancora non esisteva l’art.27 della Costituzione. Inoltre si verifica che quando si riunisce il G.O.T. il Direttore (senza conoscere e mai visto il detenuto) ed il Commissario, a prescindere dall’equipe trattamentale, esprimono sempre parere negativo.

  • Colloqui familiari:

gli orari dei colloqui visivi con i familiari sono regolamentati in alcuni giorni dalle ore 8.15 alle ore 13.15 e in altri dalle ore 13.15 alle ore 17.15. In questo modo viene impedito di poter consumare sei ore di colloquio visivo con i familiari in un’unica soluzione e nella stessa giornata.

Per garantire la fruizione delle sei ore di colloquio continuato, sarebbe opportuno integrare in alcuni giorni della settimana l’orario dalle ore 8.00 alle ore 16.00 senza interruzione. Questo perché il 90% dei detenuti ivi ristretti provengono dalle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, oltre ad un’esigua percentuale di stranieri. E’ da tenere presente che la frequenza dei colloqui visivi hanno cadenza molto dilatata nel tempo, ogni tre mesi i più fortunati. I familiari per organizzare il viaggio del colloquio devono sostenere un esborso economico non indifferente, ecco perché è opportuno offrire la possibilità di consumare le sei ore di colloquio visivo con i familiari nella stessa giornata, evitando il pernottamento per il giorno seguente, con ulteriore aggravio di spesa economica a carico dei familiari.

Un altro aspetto che riguarda il colloquio visivo con i familiari è attinente l’ingresso della quarta persona-familiare. Cioè, nel caso in cui si presentano quattro familiari all’ingresso, possono entrare soltanto tre e non è permesso lo scambio durante il colloquio facendo entrare il quarto familiare.

  • Telefonate familiari.

Anche in questo caso si registra una regressione trattamentale, in quanto chi proviene da altri istituti ed usufruiva di una telefonata settimanale, qui si è ritrovato con quattro mensili e chi ne aveva quattro mensili si è ritrovato con due mensili. Per recuperare la quinta telefonata mensile e chi le due telefonate mensili si è obbligati ad inoltrare apposita richiesta con modalità straordinaria alla discrezionalità del Direttore, che a volte concede ed altre no, anche in questo caso si subisce una regressione del diritto acquisito.

  • Stampante e computer.

I detenuti autorizzati all’uso e alla detenzione del pc in cella, qualora hanno necessità di stampare i file e le ricerche prodotte nei loro pc devono rivolgersi ad un ispettore della Polizia Penitenziaria preposto alle operazioni di stampa, il quale non è sempre disponibile, a causa dell’eccessivo carico di lavoro, in tempi accettabili.

Teniamo conto che a volte per una stampa trascorre anche una settimana, nelle migliori delle ipotesi, al fine di evitare questo disservizio che provoca inevitabilmente nervosismo e ritardo nei lavori che prepara e produce il detenuto, si è proposto più volte alla Direzione e all’Ufficio Comando di sistemare in un apposito locale della sezione detentiva una stampante messa a disposizione dall’Amministrazione Penitenziaria o in alternativa di autorizzare l’uso della stampante personale di cui il detenuto è già in possesso e depositata in magazzino. Per di più vi è un altro particolare che incide pesantemente sulle spese economiche del detenuto ossia: ogni foglio stampato dall’Amministrazione ci costa 0, 26 centesimi, quindi mille fogli costano 260,00 euro, mentre con la stampante personale la stampa di mille fogli verrebbe a costare circa 60.00, è evidente il risparmio non trascurabile a favore del detenuto oltre all’abbattimento dei tempi di attesa per la stampa documentale.

Viene anche impedita la facoltà del detenuto di effettuare fotocopie di documenti, ordinanze e sentenze di carattere generale e nazionale, utili come giurisprudenza e a sostegno della propria difesa. Addirittura subiamo un’indebita forma di censura illegale da parte della Direzione violando il diritto alla difesa perché sono documenti e atti in libera circolazione e quindi di dominio pubblico.

  • Comunicazione domandine.

Quando inoltriamo richieste attraverso il mod. 393 Amm. Pen. (la classica domandina) o istanze rivolte alla Direzione, non riceviamo nessuna comunicazione sia nel senso positivo che in quello negativo.

Nel caso in cui chiediamo copia della motivazione del rigetto delle domandine o delle istanze non ci vengono prodotte. La risposta la si ottiene solo ed esclusivamente tramite l’agente di sezione su nostra esplicita richiesta e dopo aver insistito per più volte e più giorni. Inoltre molte domandine che si avanzano si disperdono.

  • Colloqui con le nuove tecnologie.

Ai sensi della Circolare Ministeriale del 2 novembre 2015 n. 0366755, concernente i colloqui tramite internet e via Skype, si sollecita la Direzione di approntare le postazioni telematiche facilitando così l’effettuazione dei colloqui con i familiari per tutti coloro che sono lontani dal luogo di residenza dei familiari.

  • Ricezione pacchi.

Si sollecita l’intervento per garantire la consegna dei pacchi postali inviati dai familiari che, nonostante siano spediti con il servizio celere 1 e celere 3, ci vengono consegnati anche dopo 15 giorni e non si comprendono le ragioni di tali ritardi.

  • Fruizione palestra.

Attivazione della sala palestra del carcere in modo da consentire ai detenuti di accedervi e svolgere normalmente le attività fisiche.

Si chiede di autorizzare l’accesso in Istituto delle associazioni di volontariato per iniziative sociali, teatrali e scolastiche.

  • Mancanza di visite ispettive del Magistrato di Sorveglianza.

Il Magistrato di Sorveglianza non concede udienze ai detenuti e nemmeno opera le periodiche visite ispettive nel carcere per tutelare le garanzie del detenuto.

Non viene consegnata regolarmente la posta in arrivo, ma ogni due o tre giorni e quella destinata ai familiari parte in ritardo e spesso non arriva a destinazione. Poiché siamo lontani dai familiari, l’unico contatto affettivo è rappresentato dalla corrispondenza, per questo è importante prestare più attenzione e cura su questo punto.

Rivolgiamo il presente documento alle V.V.S.S. per portarvi a conoscenza della situazione in cui viviamo e di cui lamentiamo i giusti interventi risolutivi per permettere una migliore e accettabile vivibilità.

Allo stesso tempo vi investiamo secondo le rispettive competenze affinché ognuno intervenga per la risoluzione dei problemi sopra elencati.

Distinti saluti.

                                                                                                       Con osservanza,

Sezione A.S.1

  1. Laudani Giuseppe
  2. Salerno Pietro
  3. Fontanella Catello
  4. Serino Matteo
  5. Ercolano Aldo
  6. Pulvirenti Salvatore
  7. Savino Carmine
  8. Coppola Giuseppe
  9. Sarno Costantino
  10. Zara Alfredo
  11. Palmeri Paolo
  12. Martino Vito
  13. Chindano Antonio
  14. Perna Francesco
  15. De Feo Pasquale
  16. Anastasi Aniello
  17. Casano Salvatore
  18. Messina Salvatore
  19. Trigila Giuseppe
  20. Lombardi Giovanni
  21. De Michele Fabio
  22. Marchese Giuseppe
  23. Sesta Filippo
  24. Ganci Stefano
  25. Nastasi Antonio
  26. Papalia Domenico
  27. Zavattieri Annunziato
  28. Randone Raffaele
  29. Fiandaca Salvatore
  30. Abbruzzese Armando
  31. Pepe Damiano
  32. Di Giacomo Giovanni
  33. Calasso Antonio
  34. Torino Luigi
  35. Rannesi Girolamo

Reparto A.S.3 sezione 1°B

  1. Gligora Francesco
  2. Batzella Niveo
  3. Iannaco Antonio
  4. Barbato Francesco
  5. Benedetti Renzo
  6. Emanuele Italiano
  7. Brunno Sebastiano
  8. Marino Antonino
  9. Alonio Paolo
  10. Platania Giuseppe
  11. Palumbo Antonio
  12. Bruni Gianfranco
  13. Vallone Francesco
  14. Pistillo Francesco
  15. Amore Arturo
  16. Antonuccio Giuseppe A.
  17. Parisi Domenico
  18. Scivoli Vincenzo
  19. Andretti Salvatore
  20. Tedesco Gennaro
  21. Solazzo Nicola
  22. Montani Vincenzo
  23. Esposito Umberto
  24. De Marino Ciro
  25. Zarrillo Pasquale
  26. Pugliese Giovanni
  27. Giuseppe Medici
  28. Bruzzaniti Leone
  29. De Tranz Oronzo
  30. Montefrancesco Giovanni
  31. Altamura Raffaele
  32. Trimboli Rocco
  33. Russo Domenico
  34. Marciano Alessandro
  35. Strangio Francesco
  36. Nesci Bruno
  37. Di Mauro Michele
  38. Rossi…(nome illeggibile)
  39. Annis Fabrizio
  40. Giordano Gaetano
  41. Tula Francesco
  42. Manalari Vincenzo

Reparto A.S.3      Sezione 2°B

  1. Garau Renato
  2. Tafani Petrit
  3. Luam Kubazecaj
  4. Di Martino Giorgio
  5. Devita Francesco
  6. Tilia Carmelo
  7. Aprile Natale
  8. Costa Francesco
  9. Cuscinà Francesco
  10. Rama Juma
  11. Antonio Faedda
  12. Manca Giovanni Maria
  13. D’Agostino Antonio
  14. Pandolfi Giuseppe
  15. De Maio Sabino
  16. Rizzo Massimo
  17. Borzi Gaetano
  18. Bruno Andrea
  19. Bosco Antonino
  20. C………Cataldo (nome illeggibile)
  21. Ladu Marcello
  22. Leo Gaetano
  23. Crisafulli Francesco
  24. Basile Salvatore
  25. Bocaldo Giuseppe
  26. Orlando Pasquale
  27. Ferlenda Rocco
  28. Varcese Massimo
  29. Riccardi Giuseppe
  30. Porcì Domenico (nome poco chiaro)
  31. Federico Dario
  32. Pesacane Giuseppe
  33. Morelli Giuseppe
  34. Cioffi Catello
  35. Acciarino Pasquale
  36. Fezza Luigi
  37. Nome illeggibile
  38. Hiari Jlli
  39. Bejo Dine
  40. Cavallo Antonino
  41. Fichera Massimo
  42. Musumeci Daniele
  43. Crisafulli Francesco
  44. Roncaldo Giuseppe
  45. Basile Salvatore
  46. Bayrar Jsmail

 Reparto A.S.3    Sezione 1°A

  1. Crisafulli Mario
  2. Triscari Antonino
  3. Rapisarda Giovanni
  4. Cagnetti Claudio
  5. Privitera Carmelo
  6. Gioffrè Vincenzo
  7. Trudu Mario
  8. Franco Giovanni
  9. Volonnino Angelo
  10. Di Matteo Francesco
  11. Maglia Salvatore
  12. Bontempo S.Rosario
  13. Ilir Kosiu
  14. Liu Hua Yi
  15. Hu Xi Pian
  16. Sansone Catello
  17. Salvatore Francesco
  18. Falcone Pietro
  19. Esposito Emilio
  20. Cataldo Domenico
  21. ……….Felice (nome illeggibile)
  22. Zarnoun Abdelhadi
  23. Boumediane Mohamed
  24. Di Gaetano Antonio
  25. Capone Emilio
  26. Rimmaudo Giovanni
  27. Greco Emanuele
  28. Picceri Orazio
  29. Attanasio Salvatore
  30. Di Salvatore Aniello
  31. Medda Massimiliano
  32. Nadjimi Hassan
  33. Ciriello Antonio
  34. Ciriello Vincenzo
  35. Antonucci Esterino
  36. Ibba Leonardo
  37. Filippelli Nicodemo
  38. Crivaro Francesco
  39. Troiano Eduardo
  40. Zucaro Diego
  41. Laraspata Cosimo
  42. Diomede Nicola
  43. Iamonte Antonino
  44. Monteleone Vincenzo
  45. Narduzzi Paolo
  46. Zitello Roberto
  47. Marchi Filippo

Reparto A.S.3    sezione 2°A

  1. De Filippis Pasquale
  2. Guercia Salvatore
  3. Borrelli Emanuele
  4. Covone Antonio (nome poco chiaro)
  5. Biascolena Francesco
  6. Moccia Salvatore
  7. D’Amato Giuseppe
  8. Baldino Salvatore
  9. ……Michele (nome illeggibile)
  10. Russo Gennaro
  11. Miceli Salvatore
  12. Bufalini Ignazio
  13. Di Gregorio Gioacchino
  14. Arcobelli Guglielmo
  15. De Falco… (nome poco chiaro)
  16. Andrianò Albano (nome poco chiaro)
  17. Rò Giovanni Vincenzo
  18. Aspri Benedetto
  19. ………………….Ciro (nome illeggibile)
  20. Afelba Carmine (nome poco chiaro)
  21. Ariosto Nunzio
  22. Jorio Ciro
  23. Di Gennaro Josuè
  24. Amato Giacomo Salvatore
  25. Errante Raffaele
  26. Bianco Pasqualino
  27. Cava Bernardo
  28. Seidina Fausto (nome poco chiaro)
  29. Formisano Daniele
  30. Provenzano Giuseppe
  31. Barba Francesco
  32. Valle Fortunato
  33. Xu En Yi
  34. Sciacca Vincenzo
  35. S………..Alfredo (nome illeggibile)
  36. Madino Mario (nome poco chiaro)
  37. Sammaritano Nunzio
  38. Paoletti Franco
  39. Nicosia Antonio (nome poco chiaro)
  40. Lentini Nicola
  41. Varca Francesco (nome poco chiaro)
  42. Pardo Calogero
  43. Pepi Salvatore
  44. Esposito Antonio
  45. Avallone Vittorio
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Fuga d’affetto- cortometraggio sull’ergastolo ostativo

Fugaaffetto

Fuga di affetto è un cortometraggio direttamente connesso a dinamiche reali; alcuni lo definirebbero un docu-fiction.

Questo documentario è il frutto finale del laboratorio “Fare cinema in carcere… libera la bellezza”. Un laboratorio nato dalla collaborazione della Cooperativa sociale Sirio e della associazione culturale Kinoki con il liceo artistico Paolo Toschi di Parma.

Questo laboratorio ha coinvolto anche 25 detenuti delle sezioni AS1 e AS3 del carcere di Parma, i quali, dal giugno al dicembre 2013, hanno partecipato a una serie di incontri dove hanno acquisito gli strumenti del linguaggio cinematografico e i meccanismi di costruzione di un film.

Da tutta questa complessiva sinergia di soggetti è nata questa opera.

Vedetela, perché entra delicatamente, senza retorica ma con forte intensità nei rapporti umani, soprattutto famigliari, duramente feriti dall’ergastolo ostativo.

Voglio adesso riportare le parole che la nostra Grazia Paletta ha sentito di scrivere, dopo la visione del film:

“Bellissimo e piacevole filmato, coinvolgente e senza perdita di vigore, lo si vede e rivede con il desiderio di guardarlo ancora…mi sono chiesta da subito se gli attori fossero professionisti e no…mi è stato detto, sono studenti, sono persone al loro debutto.

Eppure trapela un’emozione forte ad ogni parola, ad ogni scena, una liricità che commuove, quella che solo si può fruire da una visione d’insieme, da una coralità d’intenti che si fa boomerang e, dopo aver disegnato la sua traiettoria di volo oltre le mura, ritorna a definire i contorni di un filo spinato che non ha più senso di esistere.

E’ un lavoro che apre alla speranza e, nel suo confezionarsi  sulla punta delle dita di innumerevoli mani, nello spazio lasciato dal vuoto  tra due generazioni, diventa testimonianza di esistenze impegnate a mantenere in vita “gli affetti in fuga”. Quegli affetti che il carcere vorrebbe distruggere, quelli che invece diventano esseri viventi invincibili, se le difficoltà si uniscono nella potenza di un unico abbraccio.

Il messaggio che leggo nel fluire delle scene è che niente e nessuno può fermare una richiesta di attenzione e comprensione, là dove gli emittenti sono persone detenute che sanno mettersi in gioco scoprendo le loro debolezze e il mezzo di trasmissione è la cooperazione tra “dentro e fuori”. I fruitori, cittadini di un mondo sovente sordo e cieco, non potranno che inchinarsi a questa sinergia d’intenti.

Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato ad aprire un’altra breccia tra le mura e che hanno saputo, con determinazione e perseveranza, dimostrare che “Insieme si può”. “

Di seguito il link del cortometraggio. Vedetelo e fatelo conoscere..

https://vimeo.com/110998468

Petizione tra i detenuti per la riconferma del dott. Salvo Fleres come Garante- carcere di Catanzaro

Salvo

Da alcune settimane sta girando nelle carceri una petizione che chiede la riconferma del dott. Salvo Fleres come Garante per i diritti dei detenuti della Regione Sicilia.

L’11 gennaio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Caltanissetta (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/01/11/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-di-caltanissetta/).

Il quindici gennaio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Agrigento (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/01/15/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-di-agrigento/).

Il ventuno gennaio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Pisa (vai link. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/01/21/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-di-pisa/).

Il ventisette febbraio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere Pagliarelli di Palermo (vai al link..  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/02/27/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-pagliarelli-palermo/)

Oggi pubblichiamo l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Catanzaro.

Anche stavolta cito una parte del post dell’11 gennaio per fare comprendere il “senso” di questa raccolta firme.

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“Salvo Fleres è una di quelle (non troppo numerose) persone che non si sono riempite solo la bocca parlando di carcere, ma che hanno messo in gioco se stesse, con impegno costante, e senza guardare in faccia a nessuno. Per persone come Salvo Fleres non esistono carceri “amici”, non esistono sezioni “off limits”, non esistono detenuti “figli di nessuno” e detenuti “figli di papà”.

Nella sua azione non si è risparmiato.. e i detenuti della Sicilia e i loro famigliari se lo sono visti vicino.

Durante il suo mandato (come emerge anche nell’intervista), ha avuto una parte del suo ufficio contro nel tentativo di ostacolare la sua azione e di coloro che collaboravano autenticamente con lui. Quella stagione passò e ripresero le attività dell’ufficio. Ma il 3 agosto il mandato di Salvo Fleres è scaduto, e il regime di “prorogatio” che consente di continuare, per altri 40 giorni, l’attività di Garante, è scaduto il 16 settembre. Da quella data la Sicilia è priva di Garante con grave danno nei confronti dei detenuti, le cui lettere si accumulano sui tavoli dell’ufficio del Garante senza poter ricevere risposta (si è parlato di questo in un altro articolo che abbiamo dedicato all’argomento (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/11/03/la-sicilia-da-mesi-senza-garante-intervista-a-gloria-cammarata/).

Siamo arrivati alla fine di febbraio e la Sicilia continua a restare senza Garante.

Tra i detenuti dell’isola ha cominciato a girare una petizione per chiedere la riconferma di Salvo Fleres come Garante per i diritti dei detenuti.

Questo è il testo della petizione:

“In questi sette anni di attività abbiamo  visto l’impegno costante per i diritti dei detenuti del dottor Salvo Fleres. Da mesi il suo mandato è scaduto, e la Sicilia è senza Garante. Le nostre lettere si accumulano presso l’ufficio del Garante, ma nessuno può risponderci. Tutto questo rende più drammatica la nostra situazione.Noi chiediamo al Presidente della Regione Sicilia che vi sia al più presto la nomina di un Garante e chiediamo che possa essere riconfermato il dott. Salvo Fleres di cui abbiamo toccato con mano capacità e impegno.”

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Ecco adesso l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Catanzaro. Le prime venti firme sono di detenuti dell’AS1. Le altre firme sono di detenuti dell’AS3.

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-Firme dei detenuti in regime di AS1

De Feo Pasquale

Curatolo Salvatore

Massimiliano Bello

Rocco Moretti

Farro Giuseppe

Farina Giovanni

Conte Claudio

Annunziata Francesco

Furnari Vincenzo

Pizzuto Agostino

Greco Alessandro

De Antonis Antonio

Galli Luigi

Corvaia Marcello Salvatore

Savino Carmine

firma non leggibile

Marino Gennaro

Ganci Stefano

Mariano Salvatore

Valeotti Francesco

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-Firme di detenuti in regime di AS3

Romirte Marcello

Somma Antonio

Minutola Orazio

La Motta Salvatore

Rccio Carmine

Leotta Rosario

Ciuzzo Carmelo

Grasso Giuseppe

Angelo Vassallo

firma non leggibile

Giuseppe Carmelo

firma non leggibile

Lamanna Carlo

Fresta Roberto

firma non leggibile

Stranglo Antonio

Sangiovanni Cosimo

Tisil Angelo

Pagano Antonino

firma non leggibile

firma non leggibile

Musolino Domenico

Incognito Marcello

Amelia Carmine

Pironcello Lucia

Cantrena Vincenzo

Pavone Emanuele

Montauro Vincenzo

Crisafulli Pietro

Marchese Maurizio

Catania Alfio

Reals Mario

Marcolino Antonio

Vicinanza Marco

firma non leggibile

Isaija Salvatore

Merante Bruno

Crisafulli Carlo

Buono Antonio

Berlinigieri Guglielmo 

Loffredo Umberto

Calabrese Raffaele

Fiore Giuseppe

Ferraro Sergio

Faiella Michele

Roberto Berlingieri

Polverino Massimo 

Palleruzzo Santo

Passalacqua Antonio

Gentile Salvatore

Martino Alessandro

Melecht Emanuele

Cerbone Marco

Pellecchia Andrea

Lentini Paolo

Lentini Nicola

firma non leggibile

Burrasca Michelangelo

Procopio Fiorito

Romanelli Vittorio

Di Martino Vincenzo

Duraccio Domenico

Disomma Raffaele

Tortora Domenico

Eilosu Vincenzo

Tecchia Gennaro

Verde Antonio

Rucci Vincenzo

Di Palma Lorenzo

Annunziata Alfonso

Bartone Vincenzo

Ruguiero Franco

Gualtieri Antonio

Procopio Giuseppe Santo

Caglioti Antonio

Caglioti Damanio

Cossari Giuseppe

firma non leggibile

firma non leggibile

Sia Alberto

Nicosia Salvatore

Corda Paolo

Orlando Davide 

Morello Carmine

firma non leggibile

Testa Alberto

Pali Michael

Paci Giuseppe

Marchetta Giovanni 

La Rosa Antonio

Varard Vincenzo

Goti Giovanni

Manfredi Pasquale

Giampà Saverio

firma non leggibile

Pititto Rosalino

firma non leggibile

Idà Franco

Armentano Mimmo

Koval Vasyl

Taverniti Francesco

De Masi Pasquale

Gamberiati Salvatore

Acri Gennarino

Taverniti Vincenzo

Carioti Alfonso

Mucera Diego

Barbieri Domenico

Russo Antonio

Bellarosa Nunzio

Fogaraca Desiderio

Rullo Vincenzo

Russo Francesco

Vitale Giuseppe

Gentile Salvatore

Sapia Sergio

Agostino Massimiliano

Nrosi Drixan

Rioua Imad

Basile Antonio

Condello Nicolino

Cella Ciro

Buonavventura Guglielmo

Lonetti Francesco

Lonetti Nicola

Gargiula Nicola

Passalacqua Leonardo

Zangari Antonio

Cozzupoli Natale

Cavallo Fabio

Perri Giancarlo

Perna Giuseppe

Musacco Mario

Mazzacane Aniello

Papale Alfio

Romano Giuseppe

Perillo Ciro

Consoli Giuseppe

Pandolfo Luigi

Scali Natale

Garzo Giuseppe

Macrì Francesco

Cosco Giuseppe 

Lentini Vincenzo

Doniculi Maurizio

Filosa Salvatore

Esposito Renato

Di Miccio Mario

Gascone Carmine

Anania Luigi

 

 

 

 

 

REGIME PENITENZIARIO (seconda parte)…. di Marcello Dell’Anna

scribendum

Oggi pubblichiamo la seconda parte di questo interessantissimo testo (per la prima parte vai al link  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/03/18/regime-penitenziario-prima-parte-di-marcello-dellanna/) il cui titolo integrale è “REGIME PENITENZIARIO-  Le risibili contraddizioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Le illegittimità dei  “Sottocircuiti AS1” eLe consequenziali lesività di specifici diritti soggettivi incomprimibili.”

L’autore è Marcello Dell’Anna, vero e proprio emblema del detenuto intellettuale.. o meglio, del detenuto che, nel percorso di carcerazione è diventato un intellettuale, nel senso di persona che studia, approfondisce, riflette e cerca di esprimere, in maniera sempre più nitida ed argomentabile, la sua visione del reale e le sue proposte di cambiamento.

Marcello Dell’Anna ha ricevuto diversi encomi per comportamenti distinti. Ha scritto due libri, e donato in beneficenza. Si è diplomato e laureato; e il giorno della discussione della tesi, gli è stato dato un permesso di 14 ore senza scorta. E per premiarlo di questo impressionante percorso è stato spedito in Sardegna -nel carcere di Badu e Carros a Nuoro- dopo lo smantellamento della sezione A.S.1 del carcere di Spoleto, a fine luglio.

Nel testo che stiamo pubblicando, Marcello valuta con lucidità e criticità le profonde contraddizioni del regime penitenziario, specie per quanto riguarda la peculiarità dei sottocircuiti AS1.. con considerazioni che vanno anche a scandagliare la sostanziale illegalità del circuito AS1 del carcere di Badu e Carros a Nuoro.

Diamo un grande ringraziamento alla nostra collaboratrice Marina, che sta svolgendo un prezioso lavoro con la trascrizione di questo testo dal cartaceo al file world.

Vi lascio adesso alla seconda parte del testo di Marcello dell’Anna.

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∆     LA VIOLAZIONE DEL “PRINCIPIO DI UGUALE TRATTAMENTO” DEL DETENTUTO “A. S,1” –  AD ESSERE UBICATO IN CELLA SINGOLA

Per quanto riguarda l’assunto precisato dal DAP nella terza nota del 19.07.2012, secondo il quale “ … la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito sia le esigenze di sicurezza adeguate alla gestione dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 … “, molto probabilmente ai funzionari ministeriali gli è sconosciuta la collocazione planimetrica della sezione AS1 di Nuoro a la contestuale struttura delle celle, predisposte per ospitare più posti letto. Tale assunto, infatti, contrasta proprio con le esigenze di sicurezza previste e disposte dalle diverse Circolari Dipartimentali di seguito meglio specificate. Invero, i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro sono ubicati in celle multiple, anziché essere allocati in celle singole, secondo le disposizioni ministeriali emanate a tal riguardo per tutti coloro che sono classificati nel circuito A.S.1 “per specifici motivi di sicurezza” (a tal riguardo cfr. Circ. DPA n. 3359/5809 del 21.04.1993, Circolari DAP del 09.01.2007 Nr. 75, Circ. DAP del 21.04.2009, n. 3619/6069); per gli ergastolani la violazione riguarda anche la mancata applicazione di isolamento notturno in ossequio all’art. 22 c.p.

–         La Dir. Gen. Det.  e Tratt. del DAP con la circolare 3359/5809 del 21.04.1993 ha stabilito (alla lett. A del punto 6 per detenuti classificati in circuiti di E.I.V. e/o A.S.) che:

a in ciascuna camera vanno custoditi uno al massimo due detenuti;

b occorre evitare che stiano insieme – specie se nella medesima camera – i detenuti che potrebbero sfruttare la loro vicinanza a fini criminali;

c occorre evitare che stiano insieme – nella medesima camera o nello svolgimento di una qualunque attività comune – detenuti tra i quali vi sia una incompatibilità che possa far temere minacce, aggressioni, o violenze dell’uno in danno dell’altro”.

–         Sempre, la Dir. Gen. e Tratt. del DAP con le recenti Circolari n. 20 del 09.01.2007, Circ. n. 75 del 02.02.2007 e Circ. n. 3619/6069 del 21.04.2009, ha ulteriormente specificato (a pag. 5 della Circ. del 2007), in riferimento sempre ai detenuti classificati in circuiti di E.I.V. e/o A.S.) che:

“[…] l’allocazione dei detenuti dovrà avvenire prevalentemente in cella singola […].

Pertanto inequivocabile è il tenore non solo letterale ma anche sostanziale della disposizione in parola rimesso all’ottemperamento perentorio da parte delle Direzioni che non possono derogare ad altre sistemazioni di allocazione. Invero il Dir. Generale ha tenuto a precisare che “l’allocazione dovrà avvenire”, quindi con perentorietà di ottemperamento. Diversamente avrebbe usato l’espressione derogatoria “l’allocazione può avvenire” lasciando in campo alle Direzioni degli istituti di pena una certa discrezione sulle modalità di allocazione.

E’ indiscutibile che la ratio di tali disposizioni è rinvenibile nel fatto che l’espiazione in celle multiple dei reclusi ascritti alle sezioni A.S.1 (in tal caso di Nuoro), ubicati a due o più persone nella stessa cella, appartenenti magari alla stessa compagine criminale o attigua, comporta il serio e concreto rischio di inevitabili inquietanti e nocivi legami tra medesimi, o anche l’assorbimento di uno di questi in organizzazioni criminali di tipo mafioso. Tutto ciò in palese violazione delle stesse consolidate norme, disposte nelle Circolari dipartimentali emesse sin dal 1993. Le camere di detenzione del “sottocircuito A.S.1” di Nuoro, infatti, sono strutturalmente composte da due, tre, quattro e, persino, da cinque posti letto. Come possono essere garantite le esigenze di sicurezza quando in una cella convivono tre, quattro o cinque soggetti ritenuti giudizialmente ad alta pericolosità sociale e penitenziaria, nonché ad alto spessore criminale e magari appartenenti allo stesso gruppo criminale o a compagini attigue? Come possono essere garantite le esigenze di sicurezza quando in celle multiple sono allocati detenuti ergastolani o con lunghe pene da espiare? Tale strutturazione non solo è illegittima e in palese violazione con le stesse disposizioni Ministeriali sopra meglio citate, ma pone concreti rischi di sicurezza non solo per l’incolumità tra gli stessi detenuti, che mal possono convivere in una stessa cella, ma anche per lo stesso personale penitenziario. Per tali ragioni il DAP, sin dal 1993, è intervenuto con le Circolari (mai abrogate ed anzi richiamate dalle successive), per disciplinare l’allocazione in cella singola di quei detenuti posti in A.S. soprattutto ergastolani, diversificando gli stessi circuiti penitenziari.

Tanto è vero che in tutti gli istituti penitenziari della penisola, i detenuti – ergastolani – ascritti al “sottocircuito A.S.1” (Biella, Opera, Voghera, Parma, Carinola, Secondigliano – Napoli, Sulmona, Catanzaro) sono allocati in cella singola,in rispetto alle disposizioni ministeriali prescritte con le succitate circolari. Pertanto, non si comprende per quali ragioni i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro, ubicati in celle multiple, debbano subire anche una disparità di trattamento e una discriminazione (in violazione dell’art. 3 Cost.).

Orbene, considerando che la maggior parte dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro sono stati ritenuti pericolosi per decenni e prima di essere assegnati a Nuoro sono sempre stati ubicati in celle singole, sia in regime 41/bis sia in circuito E.I.V. (oggi A.S.1), si sottolinea che questi detenuti non possono essere considerati pericolosi “a convenienza” e ristretti per oltre venti anni in celle singole, ed ora, per esigenze e comodità di struttura dell’istituto di Nuoro, allocati in celle multiple con tutte le conseguenze psicologiche e fisiche che comporta tale detenzione.

Da quanto sopra ne consegue che la sezione reclusione A.S.1 di Nuoro (come viene definita – erroneamente dalla Dir. Gen. Det. Tratt. del DAP) risulta essere difforme alle disposizioni dipartimentali nonché palesemente illegittima, con la conseguente violazione dei diritti dei detenuti.

 

LA ILLEGITTIMITA’ DEL “SOTTOCIRCUITO A.S.1” DEL CARCERE DI NUORO

Inoltre, l’illegittimità della sezione A.S.1 di Nuoro non trova fondamento solo nella mancata applicazione delle disposizioni contenute nelle succitate Circolari, nella parte in cui dispongono l’allocazione in cella singola, ma anche nella palese contraddizione con quanto disposto proprio nell’ultima Circ. DAP del 21.04.2009, che ne disciplina l’organizzazione. Anche nella parte che qui interessa e per come si dimostrerà da qui ad un momento, l’assunto del DAP riportato nella terza nota del 19.7.2012, secondo il quale “… la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito sia le esigenze di sicurezza adeguate alla gestione dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 …”, contrasta proprio con le esigenze di sicurezza la cui garanzia viene elusa, non certo però (e questo va detto!) per volontà e diretta responsabilità della Direzione dell’Istituto nuorese.

–         Questa la normativa di riferimento:

Per espressa disposizione della succitata Circ. del 2009, è fatto “assoluto divieto” che il detenuto classificato AS1 abbia contatti con detenuti ascritti ad altri sottocircuiti (A.S.3; Media Sicurezza). Per contro, nella realtà, i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro, sono allocati (con il placet del DAP) nello stesso padiglione con i detenuti ascritti al sottocircuito A.S.3, con contatti di tipo visivo e interlocutorio da sezione a sezione. Le celle sono strutturate lungo il perimetro del muro lungo il perimetro del muro della sezione a forma rettangolare, con al centro una specie di pozzo d’aria, uno spazio. Le sezioni del padiglione, infatti, sono prive di soffitte che possa dividere i piani soprastanti. Al piano terra è collocata la sezione A.S.1, nei piani superiori sono collocati i detenuti A.S.3, presunti appartenenti a diverse compagini criminali, calabresi, campani, siciliani,pugliesi, sardi; come parte centrale del soffitto vi è posta solo una rete protettiva a maglie strette, sicché ogni detenuto A.S.1 può conversare liberamente, tanto dalla finestra che dalla porta della cella con il detenuto A.S.3 posto al piano superiore.

Da quanto sopra ne consegue che il sottocircuito A.S.1 di Nuoro deve essere dismesso, così come sono stati dismessi, per le stesse ragioni, gli istituti di Palermo – Ucciardone e Spoleto, con l’immediato trasferimento dei detenuti ivi allocati, ed istituire il sottoscritto in altro istituto idoneo strutturalmente ad ospitare in celle singole questa tipologia di detenuti, specialmente gli ergastolani, secondo quanto stabilito dalle stesse circolari dipartimentali.

 

LA VIOLAZIONE AL DIRITTO ALLA SALUTE

Il catalogo dei diritti non comprimibili dal potere organizzativo dell’amministrazione penitenziaria, che rispetto ad essi riveste una posizione di garanzia,coincide, in parte, con i diritti fondamentali enunciati nella Carta Costituzionale. Rivela, anzitutto, la tutela della salute, quale bene giuridico primario tutelato in via primaria dall’art. 32, Cost. e – sia pure in via indiretta e con specifico riferimento all’esecuzione penale – dall’art. 27, co. 3 , Cost., che vieta l’adozione di pratiche contrarie al senso di umanità nel corso dell’esecuzione delle pene.

I detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1 di Nuoro, sono soggetti alla continua violazione del diritto della tutela della propria salute per due ordini di ragioni.

La prima ragione, riguarda l’impossibilità di effettuare colloqui visivi con i propri familiari, causa la notevole distanza e l’impossibilità economica in cui versano, e che per tali ragioni la pena è maggiormente afflittiva per questi detenuti i quali, alcuni di loro, accusano disfunzioni psicosomatiche (attacchi di panico, stato ansioso e claustrofobico, esigenza dissociativa dagli altri compagni, lacune amnesiche, fasi di confusione, scarso orientamento, disperazione, depressione, tremolio, insonnia), che portano gli stessi ad assumere una terapia farmacologica.

La seconda ragione, ancor più grave per la tutela della propria salute, riguarda la mancanza di celle singole e la forzata ubicazione nella stessa cella con detenuti non fumatori e detenuti fumatori, in violazione delle norme contenute nel regolamento penitenziario DPR 230/2000, nonché delle norme che tutelano la persona esposta ai danni che provoca il fumo passivo (legge 3/2003, attuativa il 10.01.2005; Circ. Min. Sal. 17.12.2004) la cui lesione del diritto soggettivo integra l’obbligo del risarcimento del danno ( Cass. Sez. Lav., 24/10 – 16/11/2006, n. 24404).

La potestà punitiva dello Stato, che si esplica nella sottoposizione coattiva del condannato alla detenzione trova un limite nella salvaguardia della salute tutelata, quale tiene valore primario dalla Costituzione ( Cass. Sez. I, 26 aprile 1994, n. 1138 Tana). Il bene della salute è tutelato dall’art. 32, co. 1, Cost., “non solo come interesse della collettività ma anche e soprattutto come diritto fondamentale dell’individuo” (Corte cost. n. 356 del 1991), che impone piena ed esaustiva tutela (Corte cost, nn. 307 e 445 del 1990) in quanto “diritto primario ed assoluto, pienamente operante anche nei rapporti tra privati” ( Corte cost. n. 202 del 1991, n 559 del 1987, n. 184 del 1986, n. 88 del 1979). Nel diritto alla salute, sono ricomprese , secondo la Corte Costituzionale, diverse situazioni soggettive: il diritto all’integrità psicofisica, il diritto ai trattamenti sanitari, il diritto ad un ambiente salubre. Secondo la sentenza n. 165 del 1996 della Corte Cost., il diritto alla salute deve improntare di sé la disciplina delle pene e della loro esecuzione, e dunque informare tutta l’organizzazione carceraria e l’applicazione delle norme ad essa relative.

LA MANCATA ATTIVITA’ TRATTAMENTALE SCOLASTICA E UNIVERSITARIA

Rimanendo sull’assunto precisato dal DAP sempre nella terza nota del 19.7.2012, secondo il quale “ … la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito […] la necessità di assicurare opportunità trattamentali ai detenuti con lunghe condanne …”, si rivela che, sebbene le difficoltà strutturali sono evidenti, Badù e Carros, bisogna dirlo, oggi è un carcere proiettato a dare concreta attuazione al principio rieducativo e non a quello repressivo/vendicativo tanto in voga negli anni passati, e la “nuova” Direzione nonché l’Area Educativa, è sempre più aperta alla creazione di progetti, corsi culturali, laboratori artigianali. Anche se la scolarizzazione, qui, è limitata ai corsi di alfabetizzazione. Infatti, nel reclusorio nuorese, non v’è istituito un Polo scolastico in cui possa avviarsi un corso completo di scuola media superiore di secondo grado, composto da corpo docente; non v’è istituito nemmeno un corso scolastico di scuola media di primo grado. Mentre, ahinoi, ancor più dolente è la nota che riguarda gli studi universitari. A tutt’oggi, infatti, tra la Direzione di Nuoro e le autorità accademiche non vi è stabilita nessuna opportuna intesa; tant’è vero che nemmeno i docenti universitari si rendono disponibili ad accedere in Istituto. Il diritto all’istruzione, quindi, non solo non è garantito ma è addirittura leso nonostante il detenuto lo eserciti nel rispetto “delle esigenze di sicurezza ed economia dell’azione amministrativa” iscrivendosi all’ateneo situato in zona prossima all’istituto di assegnazione ( per come dispone la Circ. DAP n. 3599/6049 dell’11.11.2004). Nell’istituto di pena di Nuoro, nessun detenuto, iscritto all’università, potrà mai frequentare o continuare gli studi universitari ( v. vicenda detenuto D’Ausilio Felice, ristretto a Nuoro – sottocircuito AS3 – il quale benché era iscritto al Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Sassari A.A. 2011/2012 la Direzione di Nuoro non ha potuto garantire un proseguo degli studi universitari, precludendo, la traduzione a Sassari per poter sostenere l’esame universitario, per motivi logistici; nonché la recente vicenda del detenuto Barreca Santo, ristretto a Nuoro – sottocircuito AS1 – il quale dovendo sostenere l’esame già fissato per il 4 ottobre 2012, il DAP ha negato la traduzione presso il carcere di Perugia al cui interno doveva accedere la commissione esaminatrice dell’Università di Perugia presso la quale il Barreca è iscritto). Questo ingiustificato e arbitrario impedimento e/o interruzione degli studi universitari non solo è vergognosa per uno Stato civile, ma comporta la palese violazione delle norme Costituzionali, comunitarie e sovranazionali. Tutto questo, con buona pace della propaganda politica  che il Ministero della Giustizia e quello dell’Istruzione hanno attuato, firmando di recente (ottobre 2012) un “protocollo d’intesa” dal titolo << Programma speciale per l’istruzione e la formazione negli istituti penitenziari>>. Chi da anni conosce il mondo del carcere (perché detenuto o perché libero ma vicino ai problemi penitenziari) e si combatte quotidianamente con le azioni che mettono in campo il Ministero della giustizia nonché, e ancor peggio, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (con dispotici trasferimenti di detenuti studenti, con mancanza di Poli scolastici di scuola secondaria in parecchi istituti, con mancanza di Poli universitari in quasi tutti gli istituti, con il diniego di traduzione per sostenere esami universitari) non può che sentirsi umiliato e preso in giro anche da quest’ennesimo “protocollo d’intesa”. I detenuti classificati in determinati circuiti (nel caso di specie AS1) vengono quotidianamente esclusi da tutto, vengono discriminati e considerati “contaminati” senza alcuna speranza di recupero. Per questo il DAP a questa categoria di detenuti non riconosce nemmeno quei diritti incomprimibili tutelati dalla nostra Costituzione. Per contro, un programma di studi completo dovrebbe essere organizzato in ogni istituto per offrire a tutti i detenuti la possibilità di soddisfare almeno qualcuno dei loro bisogni e delle loro aspirazioni individuali. L’obiettivo di tali programmi dovrebbe essere quello di aumentare la possibilità di positivo reinserimento sociale, sostenere il morale dei detenuti,migliorare il loro comportamento e promuovere il senso del rispetto del sé. Il detenuto scolarizzato, se assecondato e agevolato nel suo desiderio di proseguire gli studi universitari, avrà maggiori opportunità di realizzazione professionale e di reinserimento nella società civile. Regolari rapporti familiari e continuità negli studi superiori e/o universitari, sono l’antidoto all’ozio, al malessere, all’indisciplina, al restare “ cattivi e per sempre”, all’irrecuperabilità, allo stesso sovraffollamento per calo di recidività.

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