Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lettera pubblica dei detenuti del carcere di Oristano

protestas

Consideriamo grave la situazione del carcere di Massana-Oristano.

Da tempo si lamenta un quasi totale non funzionamento del percorso trattamentale, una vivibilità ingessata in un burocratismo asfittico, con una non-presenza di un Direttore assente e, allo stesso tempo rigido.

I detenuti delle sezioni AS1 e AS3, dopo mesi in cui le loro richieste per l’attuazione di inderogabili cambiamenti sono cadute nel vuoto, hanno scritto questa lettera pubblica che è allo stesso tempo protesta e proposta.

Naturalmente il nostro appoggio a questa battaglia è pieno e totale.

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  • Capo Dipartimento Dott. Santi Consolo
  • Garante Nazionale Detenuti Prof. Mauro Palma
  • Provveditorato regionale PRAP Sardegna
  • Magistrato di Sorveglianza di Cagliari Dott.ssa E.Mulargia
  • Direttore C/R Massama Dott. Pier Luigi Farci
  • Socialismo Diritti Riforme Pres. Maria Grazia Calligaris
  • Fuori dall’Ombra Pres. Grazia Paletta
  • Redazione Ristretti Orizzonti Direttrice Ornella Favero
  • Radio Radicale: rubrica Radio Carcere
  • Comitato europeo per la prevenzione della tortura
  • Presidente della Camera Penale Diritto Oristano
  • Sindaco di Oristano Dott. Guido Tendas
  • Quotidiano “La Nuova Sardegna”
  • Quotidiano “Il Manifesto”
  • Presidente Commissione dei Diritti Umani del Senato Sen. Luigi Manconi
  • Vescovo della Diocesi di Oristano Mons. Ignazio Sanna
  • Osservatorio Carcere Camera Penale di Nuoro Responsabile Avv. Giovanna Serra, Corso Garibaldi 63, 8100 Nuoro

I detenuti sottoscrittori del presente documento, ristretti nelle sezioni AS1-AS3 del carcere di Massama-Oristano, a seguito delle richieste avanzate al Direttore negli ultimi sei mesi, ricche di buone aspettative e propositi al fine di migliorare la vivibilità interna di detenzione, purtroppo ancora oggi non si hanno avuto risposte, ma addirittura si è registrato via via un peggioramento della situazione.

A causa dell’assenza permanente del Direttore e della mancanza di autorevolezza decisionale e concreta del Commissario e Vicecommissario, tutte queste circostanze che si sono venute a creare aggravano la vivibilità interna della sezione detentiva, così da costringerci a ricorrere in questa protesta pacifica iniziale, consistente nello sciopero del vitto dell’amministrazione iniziata il 5 marzo e che continuerà con questo tenore per tutto il mese corrente nell’attesa di avere risposte su ciò che abbiamo fatto presente alla Direzione.

Con l’entrata del nuovo mese di aprile la protesta sarà integrata con lo sciopero, astenendoci dall’acquisto spesa del sopravvitto e con la sospensione delle attività lavorative prestate dai detenuti.

Si procederà anche alla battitura delle inferriate per tre volte al giorno, riservandoci ulteriori iniziative di protesta qualora non ci giungessero ai problemi che di seguito esponiamo:

  • Blocco del flusso dei detenuti in arrivo:

La capienza totale del carcere di Massama è di 246 posti letto. Ogni sezione è composta di 21 celle detentive di cui una è adibita per detenuto disabile ed un’altra è stata convertita in saletta hobby. Ogni cella detentiva può ospitare al massimo due persone detenute secondo i parametri progettuali e rispondenti alle normative della CEDU. La Direzione in modo fraudolento ed illecito ha posto una terza branda per ospitarvi il terzo detenuto.

  • Continuità di trattamento:

Viene escluso il trattamento delle carceri di provenienza perché il Direttore ha una visione restrittiva e punitiva ancorata ad una mentalità ottocentesca, quando ancora non esisteva l’art.27 della Costituzione. Inoltre si verifica che quando si riunisce il G.O.T. il Direttore (senza conoscere e mai visto il detenuto) ed il Commissario, a prescindere dall’equipe trattamentale, esprimono sempre parere negativo.

  • Colloqui familiari:

gli orari dei colloqui visivi con i familiari sono regolamentati in alcuni giorni dalle ore 8.15 alle ore 13.15 e in altri dalle ore 13.15 alle ore 17.15. In questo modo viene impedito di poter consumare sei ore di colloquio visivo con i familiari in un’unica soluzione e nella stessa giornata.

Per garantire la fruizione delle sei ore di colloquio continuato, sarebbe opportuno integrare in alcuni giorni della settimana l’orario dalle ore 8.00 alle ore 16.00 senza interruzione. Questo perché il 90% dei detenuti ivi ristretti provengono dalle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, oltre ad un’esigua percentuale di stranieri. E’ da tenere presente che la frequenza dei colloqui visivi hanno cadenza molto dilatata nel tempo, ogni tre mesi i più fortunati. I familiari per organizzare il viaggio del colloquio devono sostenere un esborso economico non indifferente, ecco perché è opportuno offrire la possibilità di consumare le sei ore di colloquio visivo con i familiari nella stessa giornata, evitando il pernottamento per il giorno seguente, con ulteriore aggravio di spesa economica a carico dei familiari.

Un altro aspetto che riguarda il colloquio visivo con i familiari è attinente l’ingresso della quarta persona-familiare. Cioè, nel caso in cui si presentano quattro familiari all’ingresso, possono entrare soltanto tre e non è permesso lo scambio durante il colloquio facendo entrare il quarto familiare.

  • Telefonate familiari.

Anche in questo caso si registra una regressione trattamentale, in quanto chi proviene da altri istituti ed usufruiva di una telefonata settimanale, qui si è ritrovato con quattro mensili e chi ne aveva quattro mensili si è ritrovato con due mensili. Per recuperare la quinta telefonata mensile e chi le due telefonate mensili si è obbligati ad inoltrare apposita richiesta con modalità straordinaria alla discrezionalità del Direttore, che a volte concede ed altre no, anche in questo caso si subisce una regressione del diritto acquisito.

  • Stampante e computer.

I detenuti autorizzati all’uso e alla detenzione del pc in cella, qualora hanno necessità di stampare i file e le ricerche prodotte nei loro pc devono rivolgersi ad un ispettore della Polizia Penitenziaria preposto alle operazioni di stampa, il quale non è sempre disponibile, a causa dell’eccessivo carico di lavoro, in tempi accettabili.

Teniamo conto che a volte per una stampa trascorre anche una settimana, nelle migliori delle ipotesi, al fine di evitare questo disservizio che provoca inevitabilmente nervosismo e ritardo nei lavori che prepara e produce il detenuto, si è proposto più volte alla Direzione e all’Ufficio Comando di sistemare in un apposito locale della sezione detentiva una stampante messa a disposizione dall’Amministrazione Penitenziaria o in alternativa di autorizzare l’uso della stampante personale di cui il detenuto è già in possesso e depositata in magazzino. Per di più vi è un altro particolare che incide pesantemente sulle spese economiche del detenuto ossia: ogni foglio stampato dall’Amministrazione ci costa 0, 26 centesimi, quindi mille fogli costano 260,00 euro, mentre con la stampante personale la stampa di mille fogli verrebbe a costare circa 60.00, è evidente il risparmio non trascurabile a favore del detenuto oltre all’abbattimento dei tempi di attesa per la stampa documentale.

Viene anche impedita la facoltà del detenuto di effettuare fotocopie di documenti, ordinanze e sentenze di carattere generale e nazionale, utili come giurisprudenza e a sostegno della propria difesa. Addirittura subiamo un’indebita forma di censura illegale da parte della Direzione violando il diritto alla difesa perché sono documenti e atti in libera circolazione e quindi di dominio pubblico.

  • Comunicazione domandine.

Quando inoltriamo richieste attraverso il mod. 393 Amm. Pen. (la classica domandina) o istanze rivolte alla Direzione, non riceviamo nessuna comunicazione sia nel senso positivo che in quello negativo.

Nel caso in cui chiediamo copia della motivazione del rigetto delle domandine o delle istanze non ci vengono prodotte. La risposta la si ottiene solo ed esclusivamente tramite l’agente di sezione su nostra esplicita richiesta e dopo aver insistito per più volte e più giorni. Inoltre molte domandine che si avanzano si disperdono.

  • Colloqui con le nuove tecnologie.

Ai sensi della Circolare Ministeriale del 2 novembre 2015 n. 0366755, concernente i colloqui tramite internet e via Skype, si sollecita la Direzione di approntare le postazioni telematiche facilitando così l’effettuazione dei colloqui con i familiari per tutti coloro che sono lontani dal luogo di residenza dei familiari.

  • Ricezione pacchi.

Si sollecita l’intervento per garantire la consegna dei pacchi postali inviati dai familiari che, nonostante siano spediti con il servizio celere 1 e celere 3, ci vengono consegnati anche dopo 15 giorni e non si comprendono le ragioni di tali ritardi.

  • Fruizione palestra.

Attivazione della sala palestra del carcere in modo da consentire ai detenuti di accedervi e svolgere normalmente le attività fisiche.

Si chiede di autorizzare l’accesso in Istituto delle associazioni di volontariato per iniziative sociali, teatrali e scolastiche.

  • Mancanza di visite ispettive del Magistrato di Sorveglianza.

Il Magistrato di Sorveglianza non concede udienze ai detenuti e nemmeno opera le periodiche visite ispettive nel carcere per tutelare le garanzie del detenuto.

Non viene consegnata regolarmente la posta in arrivo, ma ogni due o tre giorni e quella destinata ai familiari parte in ritardo e spesso non arriva a destinazione. Poiché siamo lontani dai familiari, l’unico contatto affettivo è rappresentato dalla corrispondenza, per questo è importante prestare più attenzione e cura su questo punto.

Rivolgiamo il presente documento alle V.V.S.S. per portarvi a conoscenza della situazione in cui viviamo e di cui lamentiamo i giusti interventi risolutivi per permettere una migliore e accettabile vivibilità.

Allo stesso tempo vi investiamo secondo le rispettive competenze affinché ognuno intervenga per la risoluzione dei problemi sopra elencati.

Distinti saluti.

                                                                                                       Con osservanza,

Sezione A.S.1

  1. Laudani Giuseppe
  2. Salerno Pietro
  3. Fontanella Catello
  4. Serino Matteo
  5. Ercolano Aldo
  6. Pulvirenti Salvatore
  7. Savino Carmine
  8. Coppola Giuseppe
  9. Sarno Costantino
  10. Zara Alfredo
  11. Palmeri Paolo
  12. Martino Vito
  13. Chindano Antonio
  14. Perna Francesco
  15. De Feo Pasquale
  16. Anastasi Aniello
  17. Casano Salvatore
  18. Messina Salvatore
  19. Trigila Giuseppe
  20. Lombardi Giovanni
  21. De Michele Fabio
  22. Marchese Giuseppe
  23. Sesta Filippo
  24. Ganci Stefano
  25. Nastasi Antonio
  26. Papalia Domenico
  27. Zavattieri Annunziato
  28. Randone Raffaele
  29. Fiandaca Salvatore
  30. Abbruzzese Armando
  31. Pepe Damiano
  32. Di Giacomo Giovanni
  33. Calasso Antonio
  34. Torino Luigi
  35. Rannesi Girolamo

Reparto A.S.3 sezione 1°B

  1. Gligora Francesco
  2. Batzella Niveo
  3. Iannaco Antonio
  4. Barbato Francesco
  5. Benedetti Renzo
  6. Emanuele Italiano
  7. Brunno Sebastiano
  8. Marino Antonino
  9. Alonio Paolo
  10. Platania Giuseppe
  11. Palumbo Antonio
  12. Bruni Gianfranco
  13. Vallone Francesco
  14. Pistillo Francesco
  15. Amore Arturo
  16. Antonuccio Giuseppe A.
  17. Parisi Domenico
  18. Scivoli Vincenzo
  19. Andretti Salvatore
  20. Tedesco Gennaro
  21. Solazzo Nicola
  22. Montani Vincenzo
  23. Esposito Umberto
  24. De Marino Ciro
  25. Zarrillo Pasquale
  26. Pugliese Giovanni
  27. Giuseppe Medici
  28. Bruzzaniti Leone
  29. De Tranz Oronzo
  30. Montefrancesco Giovanni
  31. Altamura Raffaele
  32. Trimboli Rocco
  33. Russo Domenico
  34. Marciano Alessandro
  35. Strangio Francesco
  36. Nesci Bruno
  37. Di Mauro Michele
  38. Rossi…(nome illeggibile)
  39. Annis Fabrizio
  40. Giordano Gaetano
  41. Tula Francesco
  42. Manalari Vincenzo

Reparto A.S.3      Sezione 2°B

  1. Garau Renato
  2. Tafani Petrit
  3. Luam Kubazecaj
  4. Di Martino Giorgio
  5. Devita Francesco
  6. Tilia Carmelo
  7. Aprile Natale
  8. Costa Francesco
  9. Cuscinà Francesco
  10. Rama Juma
  11. Antonio Faedda
  12. Manca Giovanni Maria
  13. D’Agostino Antonio
  14. Pandolfi Giuseppe
  15. De Maio Sabino
  16. Rizzo Massimo
  17. Borzi Gaetano
  18. Bruno Andrea
  19. Bosco Antonino
  20. C………Cataldo (nome illeggibile)
  21. Ladu Marcello
  22. Leo Gaetano
  23. Crisafulli Francesco
  24. Basile Salvatore
  25. Bocaldo Giuseppe
  26. Orlando Pasquale
  27. Ferlenda Rocco
  28. Varcese Massimo
  29. Riccardi Giuseppe
  30. Porcì Domenico (nome poco chiaro)
  31. Federico Dario
  32. Pesacane Giuseppe
  33. Morelli Giuseppe
  34. Cioffi Catello
  35. Acciarino Pasquale
  36. Fezza Luigi
  37. Nome illeggibile
  38. Hiari Jlli
  39. Bejo Dine
  40. Cavallo Antonino
  41. Fichera Massimo
  42. Musumeci Daniele
  43. Crisafulli Francesco
  44. Roncaldo Giuseppe
  45. Basile Salvatore
  46. Bayrar Jsmail

 Reparto A.S.3    Sezione 1°A

  1. Crisafulli Mario
  2. Triscari Antonino
  3. Rapisarda Giovanni
  4. Cagnetti Claudio
  5. Privitera Carmelo
  6. Gioffrè Vincenzo
  7. Trudu Mario
  8. Franco Giovanni
  9. Volonnino Angelo
  10. Di Matteo Francesco
  11. Maglia Salvatore
  12. Bontempo S.Rosario
  13. Ilir Kosiu
  14. Liu Hua Yi
  15. Hu Xi Pian
  16. Sansone Catello
  17. Salvatore Francesco
  18. Falcone Pietro
  19. Esposito Emilio
  20. Cataldo Domenico
  21. ……….Felice (nome illeggibile)
  22. Zarnoun Abdelhadi
  23. Boumediane Mohamed
  24. Di Gaetano Antonio
  25. Capone Emilio
  26. Rimmaudo Giovanni
  27. Greco Emanuele
  28. Picceri Orazio
  29. Attanasio Salvatore
  30. Di Salvatore Aniello
  31. Medda Massimiliano
  32. Nadjimi Hassan
  33. Ciriello Antonio
  34. Ciriello Vincenzo
  35. Antonucci Esterino
  36. Ibba Leonardo
  37. Filippelli Nicodemo
  38. Crivaro Francesco
  39. Troiano Eduardo
  40. Zucaro Diego
  41. Laraspata Cosimo
  42. Diomede Nicola
  43. Iamonte Antonino
  44. Monteleone Vincenzo
  45. Narduzzi Paolo
  46. Zitello Roberto
  47. Marchi Filippo

Reparto A.S.3    sezione 2°A

  1. De Filippis Pasquale
  2. Guercia Salvatore
  3. Borrelli Emanuele
  4. Covone Antonio (nome poco chiaro)
  5. Biascolena Francesco
  6. Moccia Salvatore
  7. D’Amato Giuseppe
  8. Baldino Salvatore
  9. ……Michele (nome illeggibile)
  10. Russo Gennaro
  11. Miceli Salvatore
  12. Bufalini Ignazio
  13. Di Gregorio Gioacchino
  14. Arcobelli Guglielmo
  15. De Falco… (nome poco chiaro)
  16. Andrianò Albano (nome poco chiaro)
  17. Rò Giovanni Vincenzo
  18. Aspri Benedetto
  19. ………………….Ciro (nome illeggibile)
  20. Afelba Carmine (nome poco chiaro)
  21. Ariosto Nunzio
  22. Jorio Ciro
  23. Di Gennaro Josuè
  24. Amato Giacomo Salvatore
  25. Errante Raffaele
  26. Bianco Pasqualino
  27. Cava Bernardo
  28. Seidina Fausto (nome poco chiaro)
  29. Formisano Daniele
  30. Provenzano Giuseppe
  31. Barba Francesco
  32. Valle Fortunato
  33. Xu En Yi
  34. Sciacca Vincenzo
  35. S………..Alfredo (nome illeggibile)
  36. Madino Mario (nome poco chiaro)
  37. Sammaritano Nunzio
  38. Paoletti Franco
  39. Nicosia Antonio (nome poco chiaro)
  40. Lentini Nicola
  41. Varca Francesco (nome poco chiaro)
  42. Pardo Calogero
  43. Pepi Salvatore
  44. Esposito Antonio
  45. Avallone Vittorio
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Reclamo dei detenuti AS1 del carcere di Oristano

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Il nostro Pasquale mi ha inviato questa lettera di reclamo che i detenuti dell’Alta Sicruezza 1 del carcere di Oristano hanno scritto all’Ufficio di Sorveglianza di Cagliari. Lettera che per conoscenza è stata inviata anche varie altre autorità, a parlamentari, a giornali e associazioni.

Noi naturalmente sosteniamo pienamente la rivendicazione dei detenuti AS1 del carcere di Oristano.

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UFFICIO DI SORVEGLIANZA DI CAGLIARI

Oggetto: reclamo ai sensi dell’art. 35 bis e 69 OP

I sottoscritti detenuti della sezione in regime AS1 del carcere di Oristano propongono reclamo collettivo per violazione delle norme europee sancite con le sentenze CEDU: Sulemanovic del 16/07/2009, Torreggiai dell’8/01/2013, che stabiliscono che lo spazio vitale per ogni detenuto non deve essere inferiore a tre metri quadri calpestabili –franco letti e mobilio. In caso contrario si viola l’art. 3 della Convenzione Europea.

Le celle sono state costruite per due persone, i sei mesi quadrati per due detenuti ci sono.

La Direzione in modo subdolo ha saldato la terza branda con l’intento di imporre una terza persona, costringendo a dividere i sei metri quadrati calpestabili con tre persone: due metri quadrati a testa.

Le sentenze CEDU sono state confermate da varie sentenze ed ordinanze, che hanno prodotto una copiosa giurisprudenza.

Quello che chiediamo è legalità e tutela dei nostri diritti da parte del Magistrato di Sorveglianza e di tutte le persone interpellate.

Chiediamo inoltre che venga tolta la terza branda dalla cella.

Alleghiamo due ordinanze che sono molto chiare su questo diritto dello spazio vitale dei tre metri quadrati calpestabili a persona.

Fiduciosi in un presto intervento, inviamo cordiali saluti.

Ossequi

Detenuti regime AS1 di Oristano

Oristano 26 settembre 2015

Annunziato Zanettieri

Orlando Abruzzese

Giovanni Bonforte

Aldo Ercolao

Salvatore Pulvirenti

Stefano Ganci

Antonino Nastasi

Domenico Papalia

Paolo Palmeri

Salvatore Fiandaca

Catello Fontanella

Matteo Serino

Pietro Salerno

Salvatore Casano

Antonio Capasso

Luigi Torino

Giuseppe Marchese

Pasquale De Feo

Carmelo Stavino

Francesco Perna

Giuseppe Laudani

Batteria di polli… di Pasquale De Feo

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Pubblico oggi questo pezzo di Pasquale De Feo; pezzo che è stato scritto ad agosto.

Pasquale come sempre è di una lapidaria chiarezza nel raccontare la verità.

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Batterie di polli

Negli ultimi anni hanno chiuso varie sezioni AS-1, ogni volta distribuivano i reclusi nelle sezioni rimaste.
Tra quelle chiuse e quelle aperte il conto è alla pari, anche se si presume che chiuderanno anche qualche altra sezione.
Le sezioni rimaste aperte di AS-1 sono: Opera(Mi), Parma, Sulmona(AQ), Secondigliano (NA), Catanzaro, Voghera(PV), e Oristano aperta il 15 maggio 2015.
Nel tempo hanno chiuso: Troni, Ucciardone(PA), Livorno, Biella, Carinola (CE), Spoleto, Nuoro.
Chiudendo la metà delle sezioni, i posti si sono dimezzati ma i reclusi sono rimasti gli stessi.
Per sopperire a ciò, il DAP in modo “macchiavellico” chiede alle direzioni dei vari istituti di mettere i reclusi a due e anche a tre per la cella, violando le normative e il codice penale.
Predicano legalità e allo stesso tempo con le loro direttive chiedono illegalità costringendo i reclusi a ribellarsi a questi soprusi, alla fine pur avendo ragione ne pagano le conseguenze, perché alla prepotenza istituzionale è difficile avere giustizia.
Con queste sezioni sovraffollate stanno creando una sorta di “batterie di polli”, se fosse un allevamento interverrebbero i NAS e costatando che non sono a norma li chiuderebbero. Gli animali hanno dei diritti e vengono fatti rispettare.
I maiali come una sentenza europea hanno diritto a 9 metri quadrati. Il cane a 14 metri quadrati: la gallina a 3 metri quadrati.
I reclusi con una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno diritto a un minimo di 3 metri quadrati ai 7 metri quadrati calpestabili, al di sotto dei 3 metri è tortura, ma ormai i 3 metri quadrati sono diventati standard. Neanche questa minima capienza viene rispettata.
La stragrande maggioranza dei reclusi in AS-1 sono ergastolani, e ai sensi dell’art. 22 Codice Penale i condannati all’ergastolo devono scontare la pena in isolamento notturno, pertanto cella singola.
Con artifici vari, non esente ricatti e pressioni, “convincono” tanti ergastolani a mettersi a due e tre per cella, violando l’art. 22 del codice penale, e anche il metraggio calpestabile.
Il regime AS-1 è nato nel 2009 in sostituzione dell’E.I.V. che a sua volta era una continua storica dell’art 10, che stabiliva che i reclusi sottoposti a questo regime dovevano stare assolutamente da soli in cella.
Il codice penitenziario europeo stabilisce che ogni detenuto deve stare da solo in cella.
Abbiamo un codice Penitenziario che sulla carta è alla pari con la convenzione europea e le civiltà del Nord Europa, ma nei fatti siamo alla mercede dei funzionari di turno, che non guardano troppo alla legalità dei loto atti.
Il Ministero della Giustizia ha un solo interesse, che le carceri siano tranquille e non succeda niente, pertanto gli va bene il carcere aperto come Bollate(Mi) o quello chiuso come Parma, l’importante è contenere i reclusi e reprimerli se si ribellano alle loro prepotenze.
Chiudendo la metà delle sezioni AS-1 hanno liberato posti per metterci i reclusi comuni, raddoppiando i posti, così si presenteranno davanti all’Europa annunciando in modo truffaldino che hanno risolto il problema del sovraffollamento, quando invece hanno fatto il gioco delle tre carte.
Il magistrato di Sorveglianza di Catanzaro ha emanato alcune ordinanze, su reclamo proposto da reclusi, intimando alla direzione di allocare il detenuto da solo in cella. Essendo le celle del carcere tutte uguali, il discorso valeva per tutti i reclusi del carcere, invece applicano l’ordinanza solo ai reclusi che hanno fatto reclamo.
Ho citato Catanzaro come esempio, ma è così su tutto il territorio nazionale.
Qui a Secondigliano dove sono appoggiato, ci sono celle così piccole che non c’è lo spazio dei tre metri quadri calpestabili, a parte la sezione AS-1 che sono tutti da soli in cella, nel resto del carcere sono tutti due per cella, raddoppiando la capienza del carcere, da 600-700 posti sono circa 1400 posti.
L’illegalità che viene trasmessa dal DAP come un virus si propaga in tutto il sistema penitenziario.
Sono in carcere per aver violato il codice penale, mi chiedo dov’è la differenza tra me e questi signori che violano non solo il codice penale, ma anche i più elementari diritti umani, paradossalmente i funzionari del DAP sono quasi tutti magistrati.
La legalità prima di pretenderla bisogna attuarla nei comportamenti e nell’esercizio delle proprie funzioni.
Il diritto se non è applicato alla realtà diviene una parola vuota e priva di valore, e diviene uno strumento al servizio del potere per la repressione “legale” dello Stato.

Pasquale De Feo

Secondigliano agosto 2015

Fuga d’affetto- cortometraggio sull’ergastolo ostativo

Fugaaffetto

Fuga di affetto è un cortometraggio direttamente connesso a dinamiche reali; alcuni lo definirebbero un docu-fiction.

Questo documentario è il frutto finale del laboratorio “Fare cinema in carcere… libera la bellezza”. Un laboratorio nato dalla collaborazione della Cooperativa sociale Sirio e della associazione culturale Kinoki con il liceo artistico Paolo Toschi di Parma.

Questo laboratorio ha coinvolto anche 25 detenuti delle sezioni AS1 e AS3 del carcere di Parma, i quali, dal giugno al dicembre 2013, hanno partecipato a una serie di incontri dove hanno acquisito gli strumenti del linguaggio cinematografico e i meccanismi di costruzione di un film.

Da tutta questa complessiva sinergia di soggetti è nata questa opera.

Vedetela, perché entra delicatamente, senza retorica ma con forte intensità nei rapporti umani, soprattutto famigliari, duramente feriti dall’ergastolo ostativo.

Voglio adesso riportare le parole che la nostra Grazia Paletta ha sentito di scrivere, dopo la visione del film:

“Bellissimo e piacevole filmato, coinvolgente e senza perdita di vigore, lo si vede e rivede con il desiderio di guardarlo ancora…mi sono chiesta da subito se gli attori fossero professionisti e no…mi è stato detto, sono studenti, sono persone al loro debutto.

Eppure trapela un’emozione forte ad ogni parola, ad ogni scena, una liricità che commuove, quella che solo si può fruire da una visione d’insieme, da una coralità d’intenti che si fa boomerang e, dopo aver disegnato la sua traiettoria di volo oltre le mura, ritorna a definire i contorni di un filo spinato che non ha più senso di esistere.

E’ un lavoro che apre alla speranza e, nel suo confezionarsi  sulla punta delle dita di innumerevoli mani, nello spazio lasciato dal vuoto  tra due generazioni, diventa testimonianza di esistenze impegnate a mantenere in vita “gli affetti in fuga”. Quegli affetti che il carcere vorrebbe distruggere, quelli che invece diventano esseri viventi invincibili, se le difficoltà si uniscono nella potenza di un unico abbraccio.

Il messaggio che leggo nel fluire delle scene è che niente e nessuno può fermare una richiesta di attenzione e comprensione, là dove gli emittenti sono persone detenute che sanno mettersi in gioco scoprendo le loro debolezze e il mezzo di trasmissione è la cooperazione tra “dentro e fuori”. I fruitori, cittadini di un mondo sovente sordo e cieco, non potranno che inchinarsi a questa sinergia d’intenti.

Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato ad aprire un’altra breccia tra le mura e che hanno saputo, con determinazione e perseveranza, dimostrare che “Insieme si può”. “

Di seguito il link del cortometraggio. Vedetelo e fatelo conoscere..

https://vimeo.com/110998468

Giuseppe Zagari dopo l’arrivo a Sulmona… di Carmelo Musumeci

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Giuseppe Zagari è stato il primo detenuto “alta sicurezza” trasferito da Padova dopo la smantellamento della sezione AS1 di quel carcere. Dopo essere arrivato a Sulmona, carcere da sempre tra i peggiori d’Italia, ha scritto una lettera a Carmelo Musumeci. Lettera che Carmelo riprende nel pezzo che oggi inserisco sul Blog.

Testimonianze come queste sono emblematiche nel rivelare quanta “violenza” vi sta in questo modo -ciecamente burocratico- di mandare a rotoli, con i trasferimenti carcerari, anni di “costruzione di vita” delle persone.

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Ho letto che un altro detenuto s’è tolto la vita. Ed ho pensato che in carcere a volte è più importante morire che vivere per mettere fine allo schifo che hai intorno. Purtroppo spesso in prigione la vita è un lusso che non ti puoi permettere e per smettere di soffrire non puoi fare altro che arrenderti.
(Diario di un ergastolano http://www.carmelomusumeci.com)

Per un prigioniero è difficile, e molto complicato, avere fiducia in uno Stato e in una Giustizia che non rispettano le loro stesse regole, perché spesso l’universo carcerario è come un gelido mostro nietzschiano da cui non è possibile difendersi. Spesso più che rapporti di giustizia si tratta di rapporti di forza, che assicurano il dominio, non certo la giustizia.

I diritti dei reclusi sono eventuali e inesigibili, mentre i doveri e i trasferimenti non voluti sono certi e inevitabili. Corre voce che a giorni riprenderanno le deportazioni dei detenuti di “Alta Sicurezza” da Padova e molti miei compagni stanno vivendo male questi provvedimenti amministrativi, che li costringeranno ad interrompere la loro crescita interiore, culturale e lavorativa. E io mi sento impotente per non poterli aiutare, perché ho solo questa stupida penna che non serve a niente contro lo strapotere di certi funzionari che gestiscono la vita dei detenuti, e purtroppo anche quella dei loro familiari.

Giuseppe Zagari è stato il primo detenuto dell’Alta Sicurezza di Padova ad essere “deportato” nel carcere dei suicidi di Sulmona. E mi ha scritto questa lettera che rendo pubblica con la speranza che Dio, o qualcuno al posto suo, lo faccia rientrare nel carcere di Padova, per dargli la possibilità di poter continuare a lavorare nella redazione di “Ristretti Orizzonti”. Noi lo aspettiamo e abbiamo deciso di tenere libera la sedia e il posto del tavolo dove di solito lui si sedeva durante le riunioni della redazione.

Caro Carmelo, sono approdato in questo istituto dove, come ti avevo preannunciato, sono finito alle celle (di punizione ndr) perché ho reclamato di poter stare da solo. Sono stato accontentato, ma puoi immaginare: il degrado è più unico che raro. Sono in una celletta di colore indefinito, sembra verde e non lo è, sembra blu sporco e nemmeno così è, insomma fa schifo. Qui non posso fare nulla, né passeggiare con questi poveri cristi che sono qui, né cucinarmi, nè fare altro, tranne che passeggiare avanti ed indietro in questi due metri quadri. Qui sarebbe il reparto infermeria, ma ti giuro che di infermeria non ha proprio niente, c’è solo la desolazione e lo sconforto di tante persone che lamentano la mancanza di cure e l’abbandono a se stessi. Io, per farti un esempio, sono due giorni che non mangio, non per mia volontà ma perché il vitto fa schifo ed io, soffrendo di colesterolo, non posso toccarlo. Carmelo, sono davvero dispiaciuto per questo trasferimento e ti giuro che è la prima volta da quando sono detenuto che mi sento davvero cupo, forse perché, dopo aver incontrato persone straordinarie come voi in redazione, in me era cominciata una crescita davvero importante. E sono certo che, pian piano che avrei preso confidenza con quell’ ambiente giornalistico, sarei riuscito a dare un mio contributo alle tematiche che ogni giorno affrontavamo. Devo ammettere che ti invidiavo molto quando con la tua intelligenza e preparazione spiegavi tutti quei cazzi di articoli di legge in maniera brillante. Se ti avessi incontrato prima, al posto di studiarmi la Divina Commedia, mi sarei studiato il codice penale e ti avrei fatto le scarpe. Ormai non ho più la capacità nè la voglia di cimentarmi nella lettura, forse perché so di non avere più quella lucidità di un tempo, perciò cercherò di sopravvivere come posso. Carmelo, con tutta sincerità, sono pure un po’ stanco di questa vita da schifo e delle ingiustizie che viviamo quotidianamente.

(…) Ora dimmi un po’ tu come posso farmi la galera in queste condizioni. Se tu puoi aiutarmi nel suggerirmi cosa possa fare per uscire da questa situazione, ti prego di scrivermi, ti giuro che così è troppo, non è accettabile dover vegetare per il resto dei miei giorni. Comunque, Carmelo, lotta sempre, anche per me, perché io non ho più forza. Buona fortuna. Salutami tutti quanti in redazione. Ti voglio bene. Giuseppe.

Carmelo Musumeci

Carcere di Padova, maggio 2015

Giuseppe Zagari: si prepari la roba è in partenza

Labirinto

Come sapete, si è deciso di smantellare la sezione Alta Sicurezza Uno del carcere di Padova.

E i detenuti che si trovavano in questa sezione verranno spediti, come tanti pacchi postali, nelle carceri di mezza Italia.

Poco importa, ai signori dell’amministrazione carceraria che, così facendo, si distrugge un percorso di trattamento.. tra l’altro attuato in uno dei pochi carceri veramente in grado di fornire reali opportunità di crescita.

Poco importa che questi detenuti si sentivano valorizzati e stavano crescendo da ogni punto di vista.

Sei solo un numero.. sembra dire il sistema carcerario.. sei solo un pacco… non ce ne importa nulla se dovrai ricominciare daccapo.. in qualche pessimo carcere punitivo magari.. con nuovi compagni, nuovi operatori e chissà quanti nuovi ostacoli.

In questo testo che oggi pubblico, il nostro Carmelo parla del primo detenuto della sezione AS1 di Padova ad essere trasferito, Giuseppe Zagari.

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La rottamazione della sezione di “Alta Sicurezza Uno” del carcere di Padova è iniziata. E Giuseppe è stato il primo questa mattina ad essere trasferito. Lo immaginavo che sarebbe stato nella lista di quelli che non sarebbe stato declassificato perché il prigioniero che non abbassa la testa, che non accetta ricatti o contesta politicamente o individualmente l’ordine costituito o che vuole scontare la sua pena in modo dignitoso, costruttivo ed in positivo nelle “deportazioni” viene sempre messo nella “lista rossa” dei funzionari del Dipartimento Amministrativo Penitenziario. Questa è la regola perché per alcuni burocrati lo scopo del carcere non è quello di educare, ma deve solo punire, deve servire da esempio agli altri perché il detenuto  che reclama a torto o a ragione è un nemico. Giuseppe da alcuni mesi frequentava  la redazione di “Ristretti Orizzonti” e incontrava centinaia di studenti  durante la settimana nel progetto “Scuola Carcere” e rispondeva  con timidezza a tutte le loro domande. L’altro giorno mi ha confidato che da quando era entrato a fare parte della redazione di “Ristretti Orizzonti” e parlava con i ragazzi era cambiato  e incominciava a sentirsi  colpevole, cosa che non gli era mai venuta in mente quando era chiuso in cella tutto il giorno, come una belva in gabbia. Ci sono rimasto male che l’hanno mandato via perché mi ci ero anche affezionato. Non ho neppure potuto salutarlo e ringraziarlo, perché per Pasqua mi aveva regalato un coniglio di cioccolata bianca per mia figlia.

Chissà Giuseppe adesso dove sarà. Si vocifera che è stato manato nel carcere di Sulmona. E mi viene in mente quando dal carcere di Voghera ero stato trasferito in quell’istituto, lo chiamavano il carcere dei suicidi .. “Musumeci in partenza, in cinque minuti deve prepararsi la roba, forza andiamo, si prenda solo il minimo indispensabile, non più di sette chili”. “Un attimo che sono appena le quattro del mattino, datemi almeno il tempo di svegliarmi…”. Poi la solita prassi, perquisizioni, flessioni, manette e partenza con blindato. All’arrivo in quel carcere, come si usa di solito, mi avevano subito dato il benvenuto. “Musumeci, si ricordi che noi abbiamo sempre ragione e le suggeriamo di imparare la lezione rapidamente. E si raccordi che è impossibile non essere d’accordo con noi. Qui l’unica regola che vige è quella di sorvegliare e punire, fare soffrire più del dovuto i rifiuti della società, con qualunque mezzo, dovete comprendere il nulla della vostra esistenza…”.

Purtroppo il carcere è il luogo dove più di qualsiasi altro posto non rispettano la legge. E quando il prigioniero si vede esposto a sofferenze che la legge non ha ordinato e neppure previsto, poi entra in uno stato di collera abituale contro tutto ciò che lo circonda perché non vede altro che dei carnefici intorno a lui. La cosa più brutta è che poi il prigioniero non crede più di essere stato colpevole perché il detenuto accusa la giustizia stessa di esserlo più di lui. Spero che questo non accada anche a Giuseppe, per non fargli interrompere la crescita interiore che aveva intrapreso con la redazione di “Ristretti Orizzonti” e gli incontri con gli studenti, ma sarà difficile che una persona possa migliorare murato vivo in una cella per tutto il giorno senza fare nulla, come accade in quell’istituto, e con un fine pena anno 9.999.

Buona vita Giuseppe. Abbi cura di te e del tuo cuore. Un abbraccio fra le sbarre.

Carmelo Musumeci.

Carcere di Padova, aprile 2015

Critiche all’area educativa del carcere di Catanzaro- lettera di Alessandro Greco

desos

Alessandro Greco è detenuto nel carcere di Catanzaro, sezione AS1.

Come dice lui stesso, è la prima volta che ci scrive, non essendo persona propenso alla scrittura e alla pubblicazione.

Questa letta l’ha  scritta e ce l’ha inviata, perché ritiene la misura colma.

Alessandro contesta, senza mezzi termini, il comportamento che l’area educativa del carcere di Catanzaro porrebbe in essere, finendo con l’essere, sostiene, non un “ufficio” che agevola il percorso di crescita intellettuale e umana dei detenuti, ma che lo ostacola.

Sono tante le cose che, in questo scritto, Alessandro contesta.

Ne cito solo alcune connessi agli esami finali per diventare geometra.

Alessandro quest’anno ha conseguito il diploma di geometra, con una votazione molto alta, che sfiora il massimo. La tesina finale ha dovuto scriverla a mano, perché non gli è stato concesso l’uso del computer. Quando si arrivò al giorno della seduta di esame, non si voleva –racconta Alessandro- fare entrare la commissione, perché non risultavano pagati i bollettini postali dello stesso Alessandro e di un altro detenuto. . La seduta di esame poté avere luogo, solo perché la professoressa di italiano si rese disponibile ad andare personalmente alla posta per pagare i bollettini.

Ma è soprattutto un altro episodio che fa pensare.  Durante il terzo anno scolastico, Alessandro era stato costretto a mancare spesso da scuola, in virtù dell’essersi offerto come volontario, insieme ad un altro detenuto, per pitturare la sua sezione. Nonostante queste assenze, Alessandro, con grandissimo impegno e dedizione, fece le  nottate a studiare, ottenendo ottimi risultati.

Il giorno dell’esame, i professori concordavano per la promozione di Alessandro. Ma, ci racconta Alessando:

“La c.d. area educativa, con una invasione di campo degna dei peggiori hooligans inglesi, pretendeva la bocciatura a causa delle assenze.”

Solo l’intervento della preside, la professoressa Elena De Filippis, che si assunse la responsabilità della promozione, Alessandro non è stato bocciato.

Sono cose che fanno effettivamente riflettere. Perché è raro (diciamo unico) sentire che di fronte a un detenuto, che i professori e anche il presidente di commissione vogliono promuovere, vi sia invece l’opposizione proprio dell’aria educativa.

Alessandro, denuncia questi e altri fatti.

Come tutti sapete, “Le Urla dal  Silenzio” è un territorio di libertà. Un territorio dove le voci, anche scomode, possono esprimersi liberamente. E quindi pubblichiamo la lettera di Alessandro.

Aggiungendo anche che, in questo sito, è sempre possibile il diritto di replica. Quindi, l’area educativa del carcere di Catanzaro potrà a sua volta inviarci una lettera di replica.

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Caro Alfredo,

mi chiamo Alessandro Greco, detenuto nel carcere di Catanzaro, in esecuzione di una condanna all’ergastolo (c.d. ergastolo ostativo) e appartenente al sottocircuito AS1 ubicato al quarto piano, destra.

Tranne rarissime volte  e solo in casi riguardanti progetti proposti hai letto il mio nome in scritti apparsi sul blog; non amo scrivere né pubblicare oltre il dovuto ciò che accade in questi luoghi. E’ mio costume risolvere i “contenziosi”, ove possibile, all’interno delle mura “domestiche”.

Ciò per sottolineare quanta fatica mi costi e soprattutto quanto possano avere superato il  limite, per farmi giungere a prendere carta e penna e informare, veramente, la società esterna di quanto accade all’interno di questo carcere.

Hanno tanto superato il limite  da farmi comprendere che questa volta non ci può essere rimedio, se non quello di scrivere ad ogni organo preposto e sbugiardarli pubblicamente. 

Sono da 7 anni in questo carcere e in questi anni ne sono successe di cose, eppure non avete mai letto nulla di mio. C’erano alcuni miei compagni che, di volta in volta, facevano emergere le disfunzioni di questo istituto. 

Ora, ribadisco, hanno superato il limite.

Quest’anno ho conseguito il diploma di geometra con una votazione finale tra le più alte mai conseguite e, forse, senza il grande ostruzionismo dell’area educativa, sarei riuscito a raggiungere il massimo dei voti.

In cosa sia consistito detto ostruzionismo è presto detto: hanno autorizzato il computer a chi non va a scuola e io al 5° anno ho dovuto redigere la tesina per la maturità a mano. Pare che per il computer non sia sufficiente essere al geometra, ma bisogna iscriversi all’università. Questo per essere autorizzati, ma non per averlo materialmente in mano. Ce ne sono di autorizzati che non hanno il computer… l’unica spiegazione possibile è che decidano a simpatia e ad antipatia. 

Comprenderete che redigere la tesina a mano non è semplice. La mattina degli esami orali, il 27.06.2014, qualcuno della c.d. area educativa comunica all’agente di polizia penitenziaria in sezione che Greco Alessandro ha l’esame il 26.06.2014.

Quando invano cerco di spiegare all’agente che quel giorno era il 27 ed era impossibile che dovessi sostenere l’esame il 26, ne nasce una diatriba tra l’agente e l’operatore sull’assunto se oggi fosse oggi o se oggi potesse essere ieri.

E, credetemi, in questo il grande Antonio De Curtis, in arte Toto’ , non c’entra nulla. E’ la verità. E’ andata proprio così, Si sono messi a discutere sul fatto che oggi 27 potesse o meno essere 26 ieri e, da quello che sono riuscito a capire, è finita che l’operatore scocciato ha mandato a quel paese me e pure l’agente di polizia penitenziaria, come se fossimo noi quelli che non capiscono.

Inoltre la mattina degli esami pare (sicuro) non volessero fare entrare la commissione perché non risultavano pagati i bollettini postali inerenti la tassa scolastica; allora, solo grazie alla sensibilità e alla grande disponibilità della prof.ssa di italiana, che, chiamata dalla commissione, ha spiegato il problema, di corsa si è recata all’ufficio postale, pagando di tasca propria la tassa scolastica per i miei esami.

Questo è un episodio gravissimo. Non è forse un fatto che sarebbe dovuto essere la c.d. area educativa a fornirmi i bollettini? A comunicarmi il pagamento delle tasse? E’ umano “sospettare” che sia stato fatto di proposito, fino all’ultimo, per non farmi conseguire il diploma? Anche alla luce dei fatti narrati e di quelli che ancora si andranno ad esporre?

Capite come possa sentirmi, nel sapere che una prof..sa abbia dovuto pagare di tasca propria?

Già i docenti sono sottopagati, avrà anche una famiglia e la spesa sarà stata cospicua, anche perché non ha pagato la tassa solo per me, ma anche per un altro maturando.

E qui Totò c’è tutto: E IO PAGO! E.. IO PAGO!!!.. E… LA PROF. PAGA!!!

Durante il terzo anno scolastico, purtroppo sono stato “costretto” a mancare spesso da scuola, a causa dell’impegno come volontario, insieme ad un altro detenuto, di ristrutturazione della sezione di appartenenza, con opera di pitturazione.

Nonostante le assenze, però, anche se stanco morto, facevo notte piegato sui libri, in modo da essere preparato e ben figurare alle interrogazioni orali e alle verifiche scritte.

Agli scrutini finali tutti i prof. lodavano il grande impegno profuso e constatavano l’effettivo profitto, ovvero, nonostante le assenze, non si registrò un calo di rendimento.

La c.d. area educativa, con una invasione di campo degna dei peggiori hooligans inglesi, pretendeva la bocciatura a causa delle assenze.

In quel caso, solo l’energico intervento di una SIGNORA PRESIDE, consentitemi di citarla, Prof.ssa Elena De Filippis, che si è assunta la responsabilità della promozione, anche perché, dei due detenuti a parità di assenze, si chiedeva la bocciatura del sottoscritto. Non fui costretto a ripetere l’anno.

Avete bisogno di altro per avere dimostrazione di ostruzionismo. E ostruzionismo è un eufemismo. 

Ce ne sarebbero da raccontare, come il clima da inquisizione instaurato con i prof. quasi si dimenticasse che questi non sono detenuti, quasi si dimenticasse che sono persone per bene che, per venire ad insegnare in questo lurido posto, rinunciano ad avere classi “normali”, perché, per loro, l’insegnamento è quasi una missione. Pensate che sono schifati dall’ambiente che hanno trovato e parecchi non ci vogliono più venire.

Ciò è accaduto da quando?. Da quando la cosiddetta area educativa si è convinta di essere un ufficio della D.I.A. e non invece il primo avamposto per agevolare l’istruzione dei detenuti. Immaginavate che un prof. è stato rimproverato di salutare i detenuti alunni? Gli è stato di imposto di non dare “confidenze”! Dalla polizia? No. Sempre dalla c.d. area educativa.

Si vedevano prof. entrare terrorizzati letteralmente, perché erano stati convocati dall’area educativa che li aveva “cazziati”, perché creavano un rapporto con i detenuti alunni. Ditemi voi se queste sono cose che si possono tollerare.

Qua qualcuno si è messo in testa che siamo proprietà sua? E si sbaglia di grosso.

Sapete la cosa più triste qual’è? Che il Direttore di questo carcere è tutt’altro, e lo si evince dagli anni passati, quando certe figure non erano ancora arrivate. I prof. venivano accolti con gentilezza e grande disponibilità dalla Direttrice  e non è mai nato nessun problema. Si sono fatti progetti e realizzati libri con i professori. Quest’anno è stata la prima volta che non si è fatto nulla. Come mai? Coincidenze? 

E anche qui, il grande maestro Toto’ diceva: un coincidenza oggi, una coincidenza domani, mi sembra che ci siano troppe coincidenze che coincidano.

E ne approfitto per ringraziare pubblicamente tutte le persone che mi hanno accompagnato durante questi quattro anni di scuola.  

Anni che custodirò nel mio cuore come un dono prezioso, concessomi da insegnanti speciali. Ognuno di loro ha lasciato un solco nella mia anima. Ma come posso non menzionare la prof. di inglese, il prof. di progettazione, due signori di una umanità fuori dal comune, che all’esame a stento hanno trattenuto le lacrime che, se fossero state versate, non sarei riuscito a trattenere le mie per la commozione. 

E’ stato quasi un addio, come un presentimento di non rivedersi mai più, vista la mia condizione  e soprattutto l’assenza della possibilità di iscriversi come uditore.

Altro fatto, venuto fuori solo da quest’anno, per “merito” della c.d. area educativa.

Come non menzionare il prof. di matematica? Un animo piccolo di statura, ma con una forza e una passione per l’insegnamento da fare invidia a un gigante. E tutti quelli che sono passati negli anni. La mia prof. di italiano, che con pazienza, abnegazione, e sensibilità. è stata sempre pronta a farmi immergere nei meandri della letteratura, attraversando come in un lungo cammino i vari periodi storici.

Grazie di cuore a tutti voi. E’ stata una esperienza di crescita intellettuale e spirituale, e nulla toglie la mia condanna che impedisce una reale partecipazione nel campo degli studi conseguiti.

Continuerò a studiare. Conoscete il mio amore per la letteratura e tutte le materie umanistiche. Però mi perdonerete se non intendo farlo qua.

Non ho nessuna intenzione di intraprendere la stessa via crucis di qualche mio compagno, che voi conoscete bene, che si ritrova ad aver pagato tre volte la retta universitaria, senza computer e 1000 difficoltà ancora. Nemmeno per sogno.

Ho intrapreso lo sciopero della fame per essere trasferito, proprio per iscrivermi all’università in un posto dove la c.d. area educativa non ti rema contro. Ve lo immaginate cosa significa iscriversi qua all’università?

Ve lo immaginate che qua sono stato “costretto” a redigere la tesina a mano? A mano sì? Perché? Perché per essere autorizzato al computer è necessario rientrare in determinati parametri che però ancora non è capito quali siano. Prima si diceva che bisognava essere iscritti all’università, poi sono stati autorizzati, chi non è iscritto all’università e chi non era iscritto nemmeno alle superiori. Allora com’è?

Sta di fatto che io ho fatto la tesina a mano. E ancora non posso esimermi da ringraziare l’esimio prof. di estimo che oltre al grande aiuto anche nel redigere la tesina, mi ha accompagnato per mano all’esame ed è rimasto in questo schifo solo per me, in quanto voleva già chiedere il trasferimento presso altro plesso scolastico, anche perché è un professore rinomato e l’insegnamento della materia è più per passione che per un venale scopo remunerativo. 

Come non ringraziare il prof di impianti?

Ancora una volta, grazie a tutti di vero cuore.

La mia battaglia non finisce qui. Provvederò ad informare tutte le sedi opportune e competenti. L’aria sembra cambiata. Finalmente c’è un Magistrato di Sorveglianza che pare non avere peli sulla lingua. Mi rivolgerò a tutti gli organi competenti per vedere riconosciuti i miei diritti, mettendo in gioco anche la mia salute.

E ora di dire basta a questo stato di cose.

A queste persone che concepiscono il carcere come 30, 40 e 50 anni fa. Non siamo nel medio evo. L’inquisizione è finita. E menomale, altrimenti ci sarebbero stati dubbi per mandare al rogo qualcuno. Non si riesce a capire come la Direttrice possa tollerare certi comportamenti. Come possa essere scavalcata in una maniera tanto palese e sfrontata e non reagire.

Certo se non è a conoscenza di quanto accade è un fatto grave. Ma se è a conoscenza e non interviene è ancora più grave.

Volete qualche esempio pratico?

Faccio richiesta per l’acquisto di un lettore DVD. Il responsabile di reparto appone parere favorevole, trattandosi di materia di sicurezza è l’autorità competente, inoltre il DVD è ormai anch’esso osboleto e ha nulla che infici la sicurezza dell’istituto.

La Direttrice già tre anni fa aveva detto di sì ad altro detenuto. Prima di fare l’istanza, chiedo se fosse necessario il parere della c.d. area educativa e mi dicono di no. Quindi, se non ci vuole il suo parere, sto a posto.  Credevo! Mi illudevo!

Dopo tutti i pareri favorevoli, ecco che spunta la c.d. area educativa che dice di no. E perché? Ancora siamo alla ricerca delle risposte. Dopo che altri avevano detto di sì. Come può la Direttrice sottostare a queste invasioni di campo?

Ma quest’area educativa chi è? Siamo sicuri che sia area educativa?

Si vuole credere che l’educatore è quella figura che deve accompagnare il detenuto in questo percorso, tenendolo quasi per mano, fino a condurlo di nuovo in società, conscio degli errori commessi e forte nel seguire le regole.

E’ quella figura che in teoria è “dalla parte” del detenuto, non contro il detenuto.

Qua c’erano dei signori educatori. Con l’avvento della nuova area, quelli che svolgevano al meglio il proprio lavoro, sono stati ad uno ad uno estromessi, spostati, in gergo gli hanno fatto le scarpe. 

E si sono insediate queste figure che fanno tremare anche gli agenti.

Qui siamo chiusi 20 ore al giorno in cella. In tutte le altre carceri, dove c’è la sezione AS1, sono invece aperti. Qui dove erano aperti gli AS3 chi li ha chiusi? Indovinate un po’? Sì sì! La c.d. area educativa.

Vi diranno di no, che non ne ha il potere. Però chi è andato in sezione a dire ai detenuti che oggi vi mettete in due e siete chiusi? La c.d. area educativa. Poi il giorno dopo è dovuta per “forza” andare la Direttrice, ma pensate che è stata la Direttrice? No, no! E ne ho ragione per crederlo.

Qua ancora la doccia non possiamo farla decentemente. O è caldissima o è freddissima. E la domenica non è consentita. L’ordinamento penitenziario dice che tutti i giorni puoi farti la doccia, e qui la domenica è festa e non devi lavarti. 

Capite queste situazioni assurde?

Cosa ci faccio qua? Quando so che in un qualunque altro posto si sta meglio?

Qui l’area educativa non vuole che ti evolvi.

Qui sei colpevole per sempre. 

Io se mi azzardo a ribadire che sono innocente, chissà cosa scrivono nella relazione. Per questo non voglio proprio averci a che fare. Non contemplano l’ipotesi che uno sia innocente. Eppure statisticamente il 50% della popolazione detenuta è innocente. Il 50%! Gravissimo per uno stato civile.

Vi terrò informati sullo sviluppo della mia situazione. Ringraziandovi per l’attenzione che dedicate ai problemi delle minoranza, vi saluto.

Alessandro Greco

Petizione tra i detenuti per la riconferma del dott. Salvo Fleres come Garante- carcere di Catanzaro

Salvo

Da alcune settimane sta girando nelle carceri una petizione che chiede la riconferma del dott. Salvo Fleres come Garante per i diritti dei detenuti della Regione Sicilia.

L’11 gennaio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Caltanissetta (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/01/11/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-di-caltanissetta/).

Il quindici gennaio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Agrigento (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/01/15/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-di-agrigento/).

Il ventuno gennaio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Pisa (vai link. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/01/21/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-di-pisa/).

Il ventisette febbraio abbiamo pubblicato l’elenco delle firme raccolte nel carcere Pagliarelli di Palermo (vai al link..  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/02/27/petizione-tra-i-detenuti-per-la-riconferma-del-dott-salvo-fleres-come-garante-carcere-pagliarelli-palermo/)

Oggi pubblichiamo l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Catanzaro.

Anche stavolta cito una parte del post dell’11 gennaio per fare comprendere il “senso” di questa raccolta firme.

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“Salvo Fleres è una di quelle (non troppo numerose) persone che non si sono riempite solo la bocca parlando di carcere, ma che hanno messo in gioco se stesse, con impegno costante, e senza guardare in faccia a nessuno. Per persone come Salvo Fleres non esistono carceri “amici”, non esistono sezioni “off limits”, non esistono detenuti “figli di nessuno” e detenuti “figli di papà”.

Nella sua azione non si è risparmiato.. e i detenuti della Sicilia e i loro famigliari se lo sono visti vicino.

Durante il suo mandato (come emerge anche nell’intervista), ha avuto una parte del suo ufficio contro nel tentativo di ostacolare la sua azione e di coloro che collaboravano autenticamente con lui. Quella stagione passò e ripresero le attività dell’ufficio. Ma il 3 agosto il mandato di Salvo Fleres è scaduto, e il regime di “prorogatio” che consente di continuare, per altri 40 giorni, l’attività di Garante, è scaduto il 16 settembre. Da quella data la Sicilia è priva di Garante con grave danno nei confronti dei detenuti, le cui lettere si accumulano sui tavoli dell’ufficio del Garante senza poter ricevere risposta (si è parlato di questo in un altro articolo che abbiamo dedicato all’argomento (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/11/03/la-sicilia-da-mesi-senza-garante-intervista-a-gloria-cammarata/).

Siamo arrivati alla fine di febbraio e la Sicilia continua a restare senza Garante.

Tra i detenuti dell’isola ha cominciato a girare una petizione per chiedere la riconferma di Salvo Fleres come Garante per i diritti dei detenuti.

Questo è il testo della petizione:

“In questi sette anni di attività abbiamo  visto l’impegno costante per i diritti dei detenuti del dottor Salvo Fleres. Da mesi il suo mandato è scaduto, e la Sicilia è senza Garante. Le nostre lettere si accumulano presso l’ufficio del Garante, ma nessuno può risponderci. Tutto questo rende più drammatica la nostra situazione.Noi chiediamo al Presidente della Regione Sicilia che vi sia al più presto la nomina di un Garante e chiediamo che possa essere riconfermato il dott. Salvo Fleres di cui abbiamo toccato con mano capacità e impegno.”

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Ecco adesso l’elenco delle firme raccolte nel carcere di Catanzaro. Le prime venti firme sono di detenuti dell’AS1. Le altre firme sono di detenuti dell’AS3.

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-Firme dei detenuti in regime di AS1

De Feo Pasquale

Curatolo Salvatore

Massimiliano Bello

Rocco Moretti

Farro Giuseppe

Farina Giovanni

Conte Claudio

Annunziata Francesco

Furnari Vincenzo

Pizzuto Agostino

Greco Alessandro

De Antonis Antonio

Galli Luigi

Corvaia Marcello Salvatore

Savino Carmine

firma non leggibile

Marino Gennaro

Ganci Stefano

Mariano Salvatore

Valeotti Francesco

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-Firme di detenuti in regime di AS3

Romirte Marcello

Somma Antonio

Minutola Orazio

La Motta Salvatore

Rccio Carmine

Leotta Rosario

Ciuzzo Carmelo

Grasso Giuseppe

Angelo Vassallo

firma non leggibile

Giuseppe Carmelo

firma non leggibile

Lamanna Carlo

Fresta Roberto

firma non leggibile

Stranglo Antonio

Sangiovanni Cosimo

Tisil Angelo

Pagano Antonino

firma non leggibile

firma non leggibile

Musolino Domenico

Incognito Marcello

Amelia Carmine

Pironcello Lucia

Cantrena Vincenzo

Pavone Emanuele

Montauro Vincenzo

Crisafulli Pietro

Marchese Maurizio

Catania Alfio

Reals Mario

Marcolino Antonio

Vicinanza Marco

firma non leggibile

Isaija Salvatore

Merante Bruno

Crisafulli Carlo

Buono Antonio

Berlinigieri Guglielmo 

Loffredo Umberto

Calabrese Raffaele

Fiore Giuseppe

Ferraro Sergio

Faiella Michele

Roberto Berlingieri

Polverino Massimo 

Palleruzzo Santo

Passalacqua Antonio

Gentile Salvatore

Martino Alessandro

Melecht Emanuele

Cerbone Marco

Pellecchia Andrea

Lentini Paolo

Lentini Nicola

firma non leggibile

Burrasca Michelangelo

Procopio Fiorito

Romanelli Vittorio

Di Martino Vincenzo

Duraccio Domenico

Disomma Raffaele

Tortora Domenico

Eilosu Vincenzo

Tecchia Gennaro

Verde Antonio

Rucci Vincenzo

Di Palma Lorenzo

Annunziata Alfonso

Bartone Vincenzo

Ruguiero Franco

Gualtieri Antonio

Procopio Giuseppe Santo

Caglioti Antonio

Caglioti Damanio

Cossari Giuseppe

firma non leggibile

firma non leggibile

Sia Alberto

Nicosia Salvatore

Corda Paolo

Orlando Davide 

Morello Carmine

firma non leggibile

Testa Alberto

Pali Michael

Paci Giuseppe

Marchetta Giovanni 

La Rosa Antonio

Varard Vincenzo

Goti Giovanni

Manfredi Pasquale

Giampà Saverio

firma non leggibile

Pititto Rosalino

firma non leggibile

Idà Franco

Armentano Mimmo

Koval Vasyl

Taverniti Francesco

De Masi Pasquale

Gamberiati Salvatore

Acri Gennarino

Taverniti Vincenzo

Carioti Alfonso

Mucera Diego

Barbieri Domenico

Russo Antonio

Bellarosa Nunzio

Fogaraca Desiderio

Rullo Vincenzo

Russo Francesco

Vitale Giuseppe

Gentile Salvatore

Sapia Sergio

Agostino Massimiliano

Nrosi Drixan

Rioua Imad

Basile Antonio

Condello Nicolino

Cella Ciro

Buonavventura Guglielmo

Lonetti Francesco

Lonetti Nicola

Gargiula Nicola

Passalacqua Leonardo

Zangari Antonio

Cozzupoli Natale

Cavallo Fabio

Perri Giancarlo

Perna Giuseppe

Musacco Mario

Mazzacane Aniello

Papale Alfio

Romano Giuseppe

Perillo Ciro

Consoli Giuseppe

Pandolfo Luigi

Scali Natale

Garzo Giuseppe

Macrì Francesco

Cosco Giuseppe 

Lentini Vincenzo

Doniculi Maurizio

Filosa Salvatore

Esposito Renato

Di Miccio Mario

Gascone Carmine

Anania Luigi

 

 

 

 

 

Adesioni a “10 minuti per la libertà”- carcere di Sulmona

palis

L’iniziativa “10 minuti per la libertà” – ideata dai detenuti dell’AS1 di Catanzaro- avrebbe dovuto prendere il via a partire dal primo settembre 2013.

Questa iniziativa prevede che I detenuti che vi aderiscono si impegnino a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP.

Gli amici dell’AS1 di Catanzaro hanno deciso di posticipare il suo inizio di qualche mese, per permette anche ad altre adesioni di giungere. 

Continuo comunque a pubblicare le adesioni che via via ci giungono.

In questo post pubblico le adesioni giunte dal carcere di Sulmona, giunteci tramite la nostra Grazia Paletta.

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Badalamenti Martino

Pirrone Filippo Massimiliano

Torcasio Pasquale

Gualtieri Francesco

Petulla Renato

Parisi Gennaro

Calidonna Roberto

Dainotti Giuseppe

Di Stefano Tommaso

Patané Antonino

Papa Alfredo

Scamimali Giovanni

Memoli Armando

Cavaliere Antonio

Vallelunga Salvatore

Lo Castro Alfio Rino

Rinallo Santo

Gelormini Michele

Versienti Emanuele

Zimparello Umberto

Trimboli Rocco

Filippone Giuseppe

Imerti Giovanni

Annaloro Francesco

Adelfio Giovanni

Foro Vincenzo

bosello Rudy

Della Torre Angelo

Comisso Cosimo

Conti Taguali Gianfranco

Malvone Nicola

Frezzo Antonio

Ferraiolo Luigi

Fabbroncini Pasquale

Sutera Francesco

Pietro Salvatore Lupo

Cannizzaro Sebastiano

Icardo Giovanni

Nome non leggibile

……..Francesco

Nome non leggibile

Guida Salvatore

Sorianello Alfredo

Nome non leggibile

Belfiore Domenico

Piccolo Vincenzo

Giudice Roberto

Barile Salvatore

Nome non leggibile

 

 

 

 

D’Arcangelo Gennaro

Carelli Santo

Cutaia Giuseppe

Burgio Salvatore

Musacca Antonio

Arena Mario

Rapisarda Ivano

Botta Natale

Nigro Cosimo

Durante Giuseppe

Gualberti Giovanni

Ganci Domenico

Avignone Guerino

Palamara Domenico

Di Cardo Emilio

Bonura Antonino

Costarelli Salvatore

Trubia Maurizio

Ventura Filippo

Bonforte Giovanni

Gagliardi Angelo

Pace Domenico

Della Ratta Domenico

Moccia Angelo

Facchineri Luigi

Nome non leggibile

Renna Giuseppe

Viola Marcello

Marceca Vito

Berti Carlo

Intelisano Giuseppe

Squillaci Giuseppe

Faro Antonino

Belfiore Salvatore

Abbruzzese Fioravanti

Pandolfo Antonio

Chessa Gavino

Cataldo Antonio

Calabrsee Luigi

Ottinà Francesco

Pollari Giovanni

Gashi Agim

Croce Alletto

Tinnirello Lorenzo

Guglielmini Domenico

Grassonelli Giuseppe

Mallia Giuseppe

Ferrante Santo

Belvedere Roberto

Adesioni a “10 minuti per la libertà”- carcere di Foggia

palis

L’iniziativa “10 minuti per la libertà” – ideata dai detenuti dell’AS1 di Catanzaro- avrebbe dovuto prendere il via a partire dal primo settembre 2013.

Questa iniziativa prevede che I detenuti che vi aderiscono si impegnino a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP.

Gli amici dell’AS1 di Catanzaro hanno deciso di posticipare il suo inizio di qualche mese, per permette anche ad altre adesioni di giungere.

In questo post pubblico le adesioni giunte dal carcere di Foggia.

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Valentino Di Santo

Palladino Pasquale

Giuseppe Grassano

Lorenzo Bruno

Rillo Fabio

Mura Silvio

La Corte Matteo

Polito Alessandro

Politeno Salvatore

Peccatiello Gelsomino

Marcellino Valerio

Bambu Florin Cesar

Patro Marius

Nicolai Costantin Daniel

Vodola Antonio

Barbarossa Damiano

De Ruvo Giovanni

Bruno Angelo

Clema Michele

Testa Davide

Antonio Bandini

Modugno Gaspare

Nome incomprensibile

Mangimi Pasquale

Di Candia Carlo

Trotta Giuseppe

Carrino Pancrazio

Derinaldis Luigi

Stiva Jonata

Pasulo Giuseppe

Giandolfi Francesco

Somma Benedetto

D’Agnone Carlo

Castriotta Francesco Paolo

Nome incomprensibile

Manilo Pietro

Serafin Emiliano

Bevilacqua Pasquale

Djordjevic Zvonko

Rombi Alberto

Guglielmi Matteo

Pupillo Domenico

Cipriani Salvatore

Nome incomprensibile

Nome incomprensibile

Nome incomprensibile

Falcone Francesco

Guarrieri Davide

Guarrieri Angelo

Marinello Roberto

Amoia Angelo

Esposito Costanzo

Nome incomprensibile

Masciano Benito

Vigliotti Matteo

Frate Pietro Giuseppe

Nome incomprensibile

Nome incomprensibile

Trifu Claudiu

Reddavide Francesco

Rubbio Antonio

Rizzi Daniele

Toritto Vito

Antonelli Nicola

Erimio Michele

Giorgio Michele

Tarantino Luigi

Russo Gianluca

Nocera Franco

Tufariello Paolo

Cirillo Francesco

Schizone Domenico

Liso Michele

Somma Matteo

Blè Daniele

Dabbillo Alessandro

Galeandro Aldo

Direda Antonio

Boreale Mario

Russo Vitantonio

Alban Koleci

Magi Gladiator

Velisa Derina

Lino Sale

Nome incomprensibile

Mazzilli Mariano

Renna Francesco

Masciavè Mauro

De Santis Daniele

Gusmai Luca

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