Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Spirito attivo.. di Nuvola

Giovanni Leone – in arte e in battagli Nuvola (per sapere l’origine di questo nome andate al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/13/io-sono-nuvola-opere-e-riflessioni-di-giovanni-leone/) – figura insolita, improbabile in un luogo come il carcere, improbabile proprio in quanto tale. Spirito bambino, coi suo colori, e la sua matita, passando ore e ore in cella in profonde meditazioni, riflessioni e creazioni (c’è un bellissimo momento in un post di mesi fa, dove Pierdonato Zito parla di Giovanni Leone, il degno che lo accompagna è dello stesso Giovanni (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/07/13/pierdonato-zito-su-giovanni-leone-nuvola/).

Oggi pubblico altri due suoi disegni, ma si intende che tutto il suo materiale presente sul Blog andrebbe visto.

Il primo disegno mostra una donna alta e fiera, che alza il braccio e la mano, in prossimità di una bandiera. Questa donna simboleggia lo spirito libero, attivo, l’anima guerriera che può svegliarsi in ognuno di noi, e ci spinge ad osare e a superare ogni realtà ostacolante, per rinnovare noi stessi e il mondo. Il disegno è accompagnato da un testo (che ho inserito immediatamente precedente ad esso), dove Nuvola parla di come intende lo spirito attivo.

Il secondo disegno non è preceduto da uno scritto, ma il suo senso è di una evidenza diretta come una pietra in testa. Il carcere come ghetto di poveri cristi crocifissi.

Giovanni.. Nuvola… sente l’esigenza fortissima di rendere felici gli altri, di dare loro qualcosa che possa allontanarli dalla cieca sofferenza e dai tormenti impotenti, per accenderli lungo strade di speranza. E, come in questo testo, sembra dire loro “avanti, vivete questa vita con coraggio, con amore”.

E’ come una sorta di eremita Nuvola, essere perso tra il cemento e le sbarre di Voghera, innamorato dell’esistenza, che non conosce “dal di fuori” da molti anni. Eppure appassionato della vita.. come pochi.

Bellissimo il finale del suo testo che accompagna il primo disegno…

Perciò faccio bene a sprigionare le mie sensazioni, nel scarabocchiare, e non me ne può fregare niente del tuo giudizio di pantofolaio. E datti una mossa.. togli le chiappe dal letto se ti vuoi salvare… l’importante è esserci.”

Invito che rinnovo… alzate il culo dal divano perdigiorno. E tempo di lottare.. e di vivere.

Vi lascio ai due disegni e allo scritto di Giovanni Leone… libera Nuvola in libero cielo.

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Non è mai troppo tardi per lo spirito attivo. Perchè prima o poi salterà fuori quell’anima da guerriera per inseguire i propri pensieri verso la via dei sogni.

Ogni attimo è  buono per aprire la porta delle vie in cerca ancora di futuro, delle avventure a te sconosciute, come Cristoforo Colombo. Avventure dove  sapevi ritrovare la luce stessa riflessa nel tuo cuore. Anche quando il cammino era pieno di pericoli estremi, e l’animo ancora prigioniero del passato e consumato dalle ansie, e anche il corpo a volte cede.

Ma le lacrime e le speranze danno forza a quell’amore e a quella fede che ancora devono sbocciare, e non fanno morire mai la linfa che porta a farti rialzare.

Perchè sei custode della tua fonte di vita, come sullo schermo del cielo, dove è scritto tanto amore per la vita e per il prossimo. Perchè l’animo nobile non ti lascia mai, è come l’amore che si attacca addosso, e si riconosce sempre.

E’ l’unico modo che abbiamo per parlare della nostra vita, senza arenarci nelle tristezze della legge in questio ventennio. Perciò non farti il funerale, prima del tempo, come forse qualcuno vorrebbe. Perchè la nostra vita ha sempre bisogno di risorgere, di metterci di nuovo in gioco. In qualsiasi posto si sia, è importante esserci, con l’intenzione di ritrovare se stessi, di iniziare unanuova vita, riconfermando i propri valori fondamentali, ma dentro un mondo senza confini, che deve mettere al centro il rapporto tra libertà e natura, che deve pensare davvero al proprio futuro, partendo dalla scommessa di un mondo di energie sostenibili e di progetti possibili.

Non sono promesse di detenuto, sono piani di esperienze e di vita di uno che del proprio sogno ha fatto un destino, scrivendo e parlando di sogni e progetti.

Perciò dobiamo anche meditare, cioè riflettere profondamente, su ciò che impariamo, facendolo scendere nel cuore. Solo l’amore la fede viva possono spingerci ad agire con coraggio per ricevere  i frutti dell’amore del prossimo.

Perchè tutti noi manchiamo di sapienza. Per trarre beneficio da essa, continua a cercarla, studiando attentamente gli insegnamenti dei saggi e meditando su ciò che leggi, e su quello che ascolti. Devi prestare attenzione alla sapienza con il tuo orecchio, in modo da inclinare il tuo cuore al discernimento. Se inoltre chiami l’intendimento stesso, e levi la voce, e continui a cercare come cibo i tesori nascosti dell’amore, troverai anche la medesima conoscenza di Dio. Troveremo gemme di sapienza, per fare fronte ai problemi, e per prendere decisioni sagge.

Perciò faccio bene a sprigionare le mie sensazioni, nel scarabocchiare, e non me ne può fregare niente del tuo giudizio di pantofolaio. E datti una mossa.. togli le chiappe dal letto se ti vuoi salvare… l’importante è esserci.


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Bagliori di Nuvola

Giovanni Leone (di cui fra i vari testi presenti nel Blog vi consiglio in particolare il testo in cui spiega l’origine del suo nome.. .https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/13/io-sono-nuvola-opere-e-riflessioni-di-giovanni-leone/ e poi l’ultimo, la commuovente lettera alla madre, morta da poco.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/01/25/mia-amatissima-mamma-di-giovanni-leone-nuvola/).. è un Mistero.. un Mistero dal nome Nuvola..  un Mistero che le pagine ci regalano, negli angoli accartocciati del sangue, dove le vite, nonostante tutto.. resistono si INNALZANO..

E di questi  Misteri mi piace riscoprirne il volto, sotto la faccia illuminata della luna. Giovanni Leone.. detenuto a Voghera, è Nuvola.. spirito che ci cercava attraverso le inferriate in anni atroci di 41 bis e che lì imparò a resistere per giungere fino a noi, come una NUVOLA.. che è allo stesso tempo il suo nome d’arte e il cuo grido di battaglia. 

Nuvola.. che nonostante tutte le ossa rotte.. coltiva il cuore di un bambino.. e la capacità di stupirsi e di insegnare con semplicità… quasi sospeso nel tempo.. con parole che ricordano qualche saggio taoista e un pò di Seneca..:-)

Vi lascio a questi suoi due pezzi, accompagnati ognuno con un disegno.. ogni disegno è legato al pezzo scritto che lo precede..

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Gli anni passano inesorabilmente per tutti. Si diventa più maturi?

Ma è impossibile dimenticare chi si ama, perchè lo si porta sempre nel cuore.

Siete tutta la vostra vita, l’uno per l’altro.. anche se siete stati divisi ingiustamente. Divisi nella gioia…

Perciò i vostri pensieri vanno e vengono dentro di voi…

Ma come voi sapete bene, troppi ostacoli ormai vi dividono… mentre i vostri frutti crescono in mezzo al vostro amato silenzio.

Tra la mano e il petto tenete sempre strette le vostre care lettere.

Perciò mi fanno ridere quando mi dicono che il più tranquillo sei tu.. perchè non sei spostao e non hai figli.. perchè in questi luoghi è meglio così… meno pensieri… quando intorno a me non vedo crescere nulla…

LA PIOGGIA

Questa mattina continua a piovere sul bagnato, perchè ho trascorso due giorni senza potere uscire dalla cella mentre i pensieri misteriori si fanno sempre più cupi. Così ho deciso di andare nel passeggio per fare la mia solita corsa sotto la pioggia.

Acqua del cielo..

E in questo gelido luogo l’acqua è come le lacrime di Mria.. splende la belleza offesa di un uomo…

Ahh.. pioggia.. lavami da questa angosciosa realtà… ma non toccare la mia passione dell’amore che viene… lascia che lo conservi come un fuoco acceso per riscaldare il cuore che verrà…

Anche se la mia pelle è fredda come quella di un ferito.. e forse morto nell’anima… O forse in questo modo vivrò..

Purificami acqua celestiale…

Giovanni Leone… Nuvola

E tu chi sei?…. di Giovanni Zito

Giovanni farina alcune volte è carico di una malinconia che è densa, la senti tutta, oltre la stessa rabbia, come se fosse lontana, trascendente..  come chi parlando si innalza e diventa portatore di un messaggio profondo, di una spinta colletiva…

E’ comunque un testo molto amaro..

Voglio solo fare una citazione prima di lasciarvi alla sua lettura integrale..

L’art. 4bis forma fosse comuni, dove si possono ammassare persone, o deternuti. Oggi questa sepoltura emerge, esce dal proprio guscio, con tutte le sue energie.  Anche se si portano i traumi provocati da un sistema di cecità arbitraria. Lo stile di vita ormai svuotato.. Ma la mente è la cosa più complessa che esista.. ed è difficile da misurare”.

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Fiume denso di pensieri,

le urla dal silenzio di chi non ascolta,

corpi di uomini martoriati…

E tu chi sei?

E’ la domanda fondamentale su cui ogni persona si è interrogata. Chi sono io? Che cos’è questa cabina che racchiude la mia esistenza?

Col il tempo ci accorgiamo che gli altri sono entità separate da noi. Che, come noi pensano e si emozionanto. Impariamo anche che apparteniamo a un genere indefinito. Questa consapevolezza circola nel nostro corpo e influenzerà profondamente il nostro modo di essere ergastolani.

Spesso nella vita ci capiterà di rinforzarci o di indebolirci. A volte ho l’impressione di non essere all’altezza della situazione in cui oggi vivo, o di essere stupido. Proprio quando mi sento così, scrivo il mio stato d’animo.

Ci potrà capitare di non perderci, o di nn capire più chi siamo veramente. Questo affascinante territorio, l’inconscio, il cervello, le emozioni.. La vita è bella come diceva Roberto Benigni.. proprio perché non sta mai ferma e ci sorprende con le sue continue rivoluzioni, i suoi mutmenti. Una capriola l’ho fatto anche io, cambiando radicalmente.

Questo tracciato murario.. un episodio drammatico di cui faccio parte attiva.. di questa battaglia, dove l’ergastolano ostativo cerca la sopravvivenza.

Racconti, descrizioni, testimonianze.. di un quotidiano vivere estatico.

L’art. 4bis forma fosse comuni, dove si possono ammassare persone, o detenuti. Oggi questa sepoltura emerge, esce dal proprio guscio, con tutte le sue energie.  Anche se si portano i traumi provocati da un sistema di cecità arbitraria. Lo stile di vita ormai svuotato.. Ma la mente è la cosa più complessa che esista.. ed è difficile da misurare.

20 ANNI DI CARCERE NON BASTANO! Vogliono di più. E intanto si continua a morire nelle carceri italiane, perché così sono le leggi oggi. Si deve morire ogni singolo giorno per dire basta.. perché oltre alla tortura del fisico, si prendono quanche quelle mentali. Ogni sforzo è inutile, e le speranze di un uomo si spengono.

L’ergastolano ostativo fa parte di un sistema prepotente e distruttivo rispetto ai fini dell’art. 27 della nostra Costituzione. Possono cambiare i politici, i partiti, ma non il sistema repressivo nei confronti di chi ha scontato 20 anni di carcere duro e sofferto unitamente alle proprie famiglie.

Giovanni Zito

Dialogo tra un ergastolano e un professore di filosofia- undicesimo scambio

Ecco l’undicesimo scambio di questo dialogo memorabile, che un giorno sarà ricordate. Segnatevi queste mie parole. Un giorno questo dialogo… che in fin dei conti è un unico grande Dialogo e ogni scambio lo illumina ulteriormente.. questo dialogo sarà ricordato. Tra pietismo e impotente avvilimento percorre una strada tutta sua. E Giuseppe Ferraro si spende in esso a piene mani. Come credo a piene mani faccia ogni cosa che si trova a fare. Ogni cosa che ha scelto di fare. Essendo lui un uomo della Scelta. Mi rammento proprio ora una frase di un grande maestro Zen. La condivido con voi..

DONA TUTTO TE STESSO. SOLO COSI’ NON AVRAI MAI RIMPIANTI.

Questo è essere a piene mani.. è vivere a piene mani.. Non tenere da parte il vino per un futuro evento “più degno”. Non giocare al risparmio, non fare i taccagni insomma. Non lesinare. Ma dire tutto quello che l’anima in quel momento ti urla dentro. Senza pensare di dare troppo. Senza mettere i dobloni in cassaforte e usarli per futura merce di scambio. E’ come quei pranzi meridionali in cui l’onore è farti trovare più cibo che puoi. E il cibo migliore.

Alcuni punti fiammeggianti del dialogo.

DISSEQUESTRARE LE PAROLE. La sintesi del professore Ferraro è da manuale, come al solito. Questa frase dice tutto. Ci hanno preso le parole, le hanno trasformate in contenitori vuoti, di plastica  e polestirolo, le hanno riempite di banalità e aria fritta. Sono diventate strumento del Potere contro gli Uomini. E noi lasciamo ad altri parole che ci spettano e dobbiamo Reconquistare (alla spagnola come piace a Ferraro..).. parole come Amore, Bellezza, Disciplina, Responsabilita’, Rispetto, Onore.. e tante altre.. riprendercele oltre la banalità di plastica del consumo o i rituali della ferocia di clan e consorterie. Riprendercele scegliendo noi il loro “vero” senso.

CIASCUNO DI NOI HA UN COMPITO. Anche questa è “carica”.. siamo qui per qualcosa.. vivere con uno scopo.. una missione.. un senso di dedizione profonda..

E poi.. le ultime parole su Carmelo… quando gli dice “Insegni. Trasmetti. Restituisci. Fai sapere. Porti conoscenza…”.. Sì, Carmelo è un apripista.. anche se rinchiuso la sua vita non è persa.. perché nutre altre vite.. perché contribuisce a rendere altre persone migliori.. vi sembra poco?..

Buona lettura…

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Spoleto, 28/10/2009

Caro Giuseppe,

aspetto sempre con gioia le tue lettere e il mio angelo fa i “voli” straordinari per portarmele.

Le tue parole mi fanno bene, mi fanno sentire migliore di quello che sono. Ho fatto colloquio con mia figlia, siamo stati tre ore felici. Sono riuscito a non farla piangere, l’ho vista andare via serena. Lei è convinta che un giorno uscirò. Non le ho detto che chi si affida alla speranza muore disperato. Non le ho detto che la speranza prende sempre a calci il disperato. Le ho detto solo che l’amo. I miei figli sono gli unici sogni che sono riuscito a realizzare. Fin quando potrò donare loro il mio amore avrò un motivo per continuare a scontare la mia pena senza fine. Grazie di avermi scritto “Carmelo tu sei uno che tieni in vita la vita dove la vita è reclusa”. Ricorderò le tue parole quando la vita e la morte lottano fra di loro dentro di me. Ti dono questi versi che ho scritto questa notte. Ti ho nel cuore.

Carmelo

 

Anime perse

Anime maledette

da Dio e dagli uomini

anime cupe

nere come la pece

anime ringhiose

tristi e disperate

anime sfortunate

ammutolite terrorizzate

anime perse

per sempre

anime da ergastolani.

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Carmelo, grazie di avermi fatto partecipe dell’incontro con tua figlia. Anch’io sono arrivato all’ultima parola della tua lettera contento di vederla uscire dalla stanza del colloquio senza piangere. Non è la speranza che le fa’ dire che uscirai. E’ la fiducia in quello che stai facendo e che sei. Non è la speranza. Almeno non nel modo in cui siamo abituati a intendere la parola nell’uso della cultura storica dominante. Bisogna dissequestrare le parole. Anche le parole vengono fatte prigioniere e l’animo le sente e le usa in modo libero, autentico, lasciando il fraintendimento a chi non può, perché non vuole, capire non avendo gli strumenti affettivi. Sperare non è rimettersi a un cieco avvenire. Sperare significa attendere. Gli Spagnoli dicono “espero” e “te espero” per dire “ti aspetto”, “aspetto”. C’è una sapienza antica nelle parole. Chi le ha costruite, inventate, le ha sentite, ed è questa la sapienza, sentire ciò che si dice di sapere e che si sa. Sperare è attendere volgendo lo sguardo a chi ti sta di fronte. E’ sempre il volto di un altro, dell’altro che si ama, che fa luce sul cammino avvenire. Sperare significa guardare avanti, avendo davanti chi, standoti davanti, è anche la persona alla quale ti ispiri, fai riferimento, ti guida. Ti spero. Ti aspetto anch’io. E certo verrai, perché si viene incontro a ciò che si sceglie, a ciò che si elegge come compito. Ciascuno di noi ha un compito proprio che gli viene da altri, da altro, un compito che è impropriamente proprio e per questo è ancora più importante, perché non riguarda solo se stessi. Non fraintendermi. Non sono cattolico. Ho spiegato già che non ho una confessione. Lo ribadisco ancora quando si è veri non c’è niente da confessare, perché la verità è inconfessabile. Non la si può ridurre in una prova o in una certezza. Si può esserne la prova, ma non indicare una prova di certezza. Si può essere vero. Sono felice che tua figlia ti abbia salutato non più come un ergastolano, ma come suo padre, Carmelo, che sta facendo cose importanti in un luogo terribile e tiene in vita la vita dove la vita è reclusa.  Bisogna dissequestrare anche le parole. Smontare le costruzioni che altri ci mettono addosso e compongono reti di gabbie. Le parole sono una presa di posizione, una prospettiva, un modo di vedere e di relazionarsi. Tu hai una grande sensibilità. Non credo che la ha acquisita in questi anni. C’è sempre stata, non avresti potuto acquisirla se non ci fosse stata. Lo sai bene, perché vedi e sai tante cose e di tanti intorno a te. C’è sempre stata. In questi anni puoi averne preso ragione, la consapevolezza. Adesso devi darle ragione. Hai acquisito sapere e conoscenza che la hanno liberata. C’è sempre stata. Anche in quel cucciolo d’uomo che sei stato da ragazzo. Devi darle ragione adesso che ne hai sapere. Devi farla sapere. Stai facendo questo d’importante. Stai costruendo, Carmelo. Stai tessendo un testo, un tessuto di vita. Non invano. Importante. Per tanti. Per questo Paese che vive certo un momento assai difficile del suo progetto sociale e culturale. Per la vita. Ed è più importante. Per la sensibilità che altri possono acquisire guadagnando uno sguardo sullo stato della giustizia che prima mancava. Insegni. Trasmetti. Restituisci. Fai sapere. Porti conoscenza. Non è poco. Una democrazia si misura dallo stato delle sue carceri e delle scuole. E tu stai facendo scuola in carcere.

Ci vedremo presto, Carmelo. A dicembre. Chiederò conferma della data. Già ti abbraccio guardandoti in viso, stringendoti la mano, sperandoti. Come tua figlia ti spera, ti aspetta e tu le stai dando i tempi del suo aspettare nell’intensità dell’attesa, tanto più vicina quanto più le sei vicino come padre, come uomo, vero. Vero, ricorda, lo ripeto sempre, è facile essere cattivo e buono, e si è poi tanto cattivi quanto buoni, e non c’è un buono che non sia cattivo e un cattivo che non sia buono, più difficile è essere vero. Qui le misure sono diverse. Non c’è il metro del bene e del male, c’è il metro del sostenere la vita, del sostenere il bene che si porta e che si sente. E’ più difficile, ma è anche più bello, perché è vero.

Ti abbraccio con affetto e felice di dirti a presto

Giuseppe

 17 novembre 2009

 

 

 

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