Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 4° Capitolo

Siamo arrivati al 4° e penultimo capitolo sul racconto di Carmelo Musumeci delle sue 11 ore di permesso da uomo libero  ottenuto l’11 Maggio scorso per potersi laureare alla Facoltà di Giurisprudenza a Perugia. Permesso di necessità, che si concede raramente e per eventi gravi, unici e irripetibili.

Gli altri capitoli potete trovarli:

 https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/24/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-1%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/26/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-2%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/28/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-3%c2%b0-capitolo/

Nella foto sopra, Carmelo con la figlia.

Ecco il 4 capitolo di oggi:

Quarto capitolo

 

Risalgo in macchina, sempre con mio figlio da una parte e mia figlia dall’ altra.

E il mio cuore accanto a loro ride di cuore.

Il mio angelo guida veloce.

Dopo un po’ di strada mi dice:

– Guarda là …

E svolta a destra prendendo una ripida stradina in salita.

Vedo una targa con scritto: Via del Convento.

Penso a quante volte ho scritto quell’indirizzo nelle buste delle mie lettere.

Intanto con il pensiero il mio angelo mi manda a dire:

– Anima Bella…

Arriviamo alla Casa di Accoglienza “Il Sogno di Maria”.

– Sapessi quante, quante, volte ho fatto la strada di casa pensando a quel giorno che l’avrei fatta insieme a te …

È un posto meraviglioso.

– Finalmente ho fatto davvero qualcosa di buono nella vita.

Un vecchio convento ristrutturato.

Tutto intorno c’è un mare di verde.

C’è un bellissimo chiostro.

Sotto i portici ci sono tutti i tavoli apparecchiati, con tante cose buone da mangiare.

C’è tanta gente che mi aspetta.

Si fa largo Stefano, il musicista che, ispirato da alcuni miei pensieri, ha realizzato due canzoni: per mia figlia e per la mia compagna.

E mi abbraccia.

Faccio fatica a riconoscerlo, nonostante abbia la sua foto attaccata alla parete della cella, perché sono ubriaco di emozioni.

C’è anche Luca, il responsabile di Zona della Comunità, con tutte i suoi figli.

Ci baciamo sulle guance.

Poi conosco Michele e Marina, il fratello e la cugina del mio angelo.

E Veronica, una ragazza carina con i capelli ricci, che mi porta un biglietto di auguri.

C’è anche Alba, la mia docente di grafica che insegna in carcere.

E tante altre persone che ora non ricordo il nome.

Ci sono tanti bambini: li guardo e sorrido, erano vent’anni che non ne vedevo così tanti.

Le loro voci mi avvicinano alla vita.

Mio figlio è silenzioso e mi gira intorno con i miei due nipotini.

I suoi occhi mi cercano.

Ed io cerco i suoi.

Farei qualsiasi cosa per lui.

È tutta la mia vita.

All’improvviso mi compaiono davanti Lia e Marcolino.

Marcolino, è il “disegnatore ufficiale non pagato” di Zanna Blu.

E con Lia, la sua splendida ragazza, abbiamo pubblicato il libro “L’Assassino dei Sogni”.

Il sorriso di Lia illumina il mio cuore.

Per vedermi e incontrarmi sono partiti da lontano, dal Piemonte.

Ci buttiamo le braccia al collo.

E ci abbracciamo.

Non avrei mai immaginato d’incontrarli un giorno.

E ora invece eccoli qui davanti a me.

Sono tutti due bellissimi.

E’ tutto così bello che mi sembra che il mio respiro torni di nuovo come quello di tanti anni fa quando ero un uomo libero.

Poi all’improvviso tutti mi circondano.

La mia figlia del mio cuore srotola un grande poster.

Francio si mette a leggere:

Caro Carmelo,

il gran giorno è arrivato

e oggi ti sei laureato.

Da uomo libero

il cancello hai varcato

l’Assassino dei Sogni

è spacciato.

Tu conosci il codice

alla perfezione

perfino i giudici

ti danno ragione!

Ormai la laurea

puoi dire di avere

ma per questo

non ti devi sedere.

A riposarti

non devi pensare

ci sono ancora

tante lotte da fare.

Il tuo impegno

qui non può finire

c’è ancora l’ergastolo

da abolire!

Da diverse città

siamo arrivati

l’affetto per te

fin qui ci ha guidati.

Questo giorno

che profuma di libertà

il primo

dì una lunga serie

sarà!

11 maggio 2011

 

E tutti mi battono le mani.

Ad un tratto il mio angelo si avvicina.

– E’ l’ora delle interviste.

Per dare un po’ di voce agli uomini ombra il mio angelo ha concordato due interviste: una con “Famiglia Cristiana” e l’altra con Rai Tre.

Inizio con Alberto.

Andiamo al piano di sopra.

Ci sediamo intorno ad un tavolo in cucina.

Alberto mi guarda dritto negli occhi.

Ha uno sguardo buono e sensibile.

Poi inizia a farmi le domande.

Mia figlia è accanto a me.

E inizio a rispondere:

– Tutti i giorni sono uguali come le notti e tutte le notti sono uguali come i giorni…

All’inizio mi trema la voce.

– Una volta in carcere non sei più niente, ma se hai l’ergastolo ostativo, non sei più nulla…

Poi va un po’ meglio.

– Sei solo un’ombra attaccata alla vita delle persone che hai fuori…

Con la coda dell’occhio guardo mia figlia.

– Sei solo un’ombra attaccata all’amore.

La vedo attenta.

– L’ergastolo è una follia …

Prendo la sua mano.

– Come si fa a murare una persona viva per tutta la vita in una cella?

La stringo.

– Una pena lunga ti spenge come una candela…

Prima piano.

– Dopo anni e anni precipiti in un vuoto da cui è difficile poi tirarti su.

Poi forte.

– La giustizia dovrebbe essere al di sopra della legge…

Le scruto il cuore.

– Ma non c’è nessuna giustizia in una legge che non finisce mai.

Penso alla sua tristezza quando questa sera mi accompagnerà in carcere.

– Il carcere è la malattia, non è la medicina.

E mi sento colpevole di essere un padre ombra.

– E anche chi riesce a uscire rimane malato per sempre.

Vorrei rubarle il dolore di avere per padre un uomo ombra.

– Il carcere è una malattia da cui è difficile guarire.

Lo farei con tutto il cuore.

– Quando va bene diventi più criminale e cattivo…

Purtroppo non posso.

– Invece quando va male diventi bravo a fingere di essere diventato buono come vuole L’Assassino dei Sogni.

Amo i miei figli da far paura.

Le loro due vite illuminano la mia.

L’intervista finisce.

Alberto ed io ci stringiamo la mano con intensità.

Saluto con lo stesso calore il fotografo Giancarlo.

Poi scendo di nuovo di sotto.

In un angolo sotto i portici c’è Alessia, la giornalista di Rai tre, con Stefano e la loro telecamera.

Siamo appartati e lontano da tutti.

Sembra un angolo di paradiso: sole, verde e silenzio.

Alessia ed io ci sediamo uno di fronte all’altro.

Lei è molto carina.

Ha i lineamenti del viso tristi, ma quelli che mi colpiscono di più sono i suoi occhi.

Sono sensibili, vivi e belli.

Occhi che è difficile vedere dentro l’Assassino dei Sogni.

Inizia a farmi le domande.

Noto che la sua voce è dolce.

Io rispondo d’istinto come se facessi una chiacchierata con un’amica.

– All’Assassino dei Sogni piacciono molto gli uomini ombra …

Nel frattempo sotto i portici spunta la mia compagna.

– Li tiene in vita più possibile, perché i loro sogni sono buoni da mangiare, più di tutti quelli degli altri prigionieri.

Si ferma a qualche metro di distanza.

– Il carcere uccide, prima dentro, dopo fuori…

Pure io fermo il mio cuore.

– I più fortunati li uccide subito.

Mi ascolta.

– L’ergastolo ti uccide un po’ tutti i giorni.

Mi guarda.

– Anche quei pochissimi uomini ombra che riescono a uscire vivi, escono morti dentro.

La guardo.

– La morte per gli uomini ombra rappresenta la libertà perché nel nostro futuro c’è solo la morte.

Lei scruta il mio cuore.

– È difficile che i buoni paghino per i loro crimini, mentre i cattivi li pagano tutti, fino all’ultimo dei loro giorni.

Io le scruto gli occhi.

– Una volta in carcere devi disimparare a vivere.

E ci vedo tutto quello che poteva essere e non è stato.

– Non ho mai avuto la possibilità di essere un bambino buono… un ragazzo buono… un uomo buono…

Penso che senza di lei non avrei potuto farcela.

– Ora che lo potrei essere, maledizione, me lo impediscono.

Non sarei potuto esistere.

– Non basta essere buoni, andare a messa la domenica e avere la fedina penale pulita  per essere

onesti,  perché molti detenuti lo sono ancora di più.

Il mio cuore, mentre continuo a parlare, le sussurra parole dolci.

– Molti miei compagni sono matti, stanno anni e anni dietro alla relazione di sintesi, alla declassificazione, al direttore, all’educatore, al magistrato di sorveglianza e non contano su se stessi.

Il tuo cuore è stato la prima cosa bella che ho avuto nella mia vita.

– Dopo tanti anni di carcere la maggioranza dei detenuti s’innamora dei loro aguzzini, come gli schiavi durante l’impero romano.

Sei stata l’alba della mia vita.

– A volte sono felice di essere infelice perché è l’unica maniera che ho per sentirmi vivo.

Amore, sei il cielo della mia anima.

– Ci sono scrittori che scrivono per vivere la vita degli altri…

Amore, sei il girasole del mio cuore.

– Alcuni per rubare i sogni dei loro personaggi …

Amore, sei la luce della mia ombra.

– Io scrivo solo per continuare a esistere.

L’intervista  finisce.

Saluto Alessia e Stefano.

Sento che il cuore della giornalista mi sussurra:

– Nessuna vita è inutile, neppure quello di un uomo ombra.

Subito dopo vengo circondato dai miei due figli, dai miei due nipotini, dalla mia compagna e

andiamo al piano di sopra.

Da soli come una famiglia.

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Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 3° Capitolo

Siamo arrivati al 3° Capitolo del racconto che Carmelo Musumeci  ha scritto  sulle sue undici ore di permesso dopo oltre 20 anni di carcere. Le motivazioni del permesso e il primo capitolo li trovate su:

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/24/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-1%c2%b0-capitolo/

Il secondo capitolo:

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/26/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-2%c2%b0-capitolo/

Eccovi oggi ilseguito:

Terzo capitolo

 

Usciamo dalla superstrada.

Arriviamo a Perugia.

Il mio angelo ferma la macchina.

Scendo dall’auto.

Sono stordito.

Non ho tempo di pensare.

All’improvviso non so da dove, forse dal mio cuore, mi compare davanti mio figlio.

Gli sorrido con dolcezza.

Mi emoziono.

Lui mi abbraccia.

Io lo bacio.

Mi sembra di essere sopravvissuto venti anni solo per vivere questo momento.

Questa volta mi ricordo che le mie lacrime non sono più fatte di ombra.

E non piango.

Poi mi sento chiamare:

– Nonno Melo…

E’ mio nipotino Lorenzo.

Lo prendo in braccio.

Mi sento chiamare di nuovo.

– Ci sono anch’io…

E’ l’altro mio nipotino, Michael.

Prendo in braccio pure lui.

Poi mi accorgo che tutti e due insieme pesano.

Mi viene il dubbio che forse sono invecchiato e non sono più forte come prima.

Li rimetto per terra.

E prima che lo faccio io, i miei occhi abbracciano Erika, la moglie di mio figlio.

Poi l’abbraccio anch’io.

C’è anche Paolo, l’amico affettuoso di famiglia da più di trent’anni.

Abbraccio pure lui.

Nel frattempo il mio cuore mi ricorda che manca qualcuno.

Sento che accelera i suoi battiti.

I miei occhi la cercano.

La trovano.

È la compagna del mio cuore.

Sorrido.

È ancora bellissima.

E penso che forse in libertà si invecchia più lentamente che dentro.

Quando si tratta di lei il mio cuore è più furbo di me.

Questa volta è lui che mi fa lo sgambetto.

E arriva da lei prima di me.

La bacia.

E le sussurra:

– Grazie amore per tutti i giorni e gli anni che mi hai aspettato.

Il suo cuore risponde:

– Non c’è stato bisogno di aspettarti perché tu non sei mai andata via… hai sempre abitato dentro me.

Poi arrivo io.

Ci abbracciamo.

E le dico:

– Grazie di avermi tenuto nel tuo cuore.

Lei mi guarda negli occhi.

E mi dice:

– Il mio cuore è stato dove sei sempre stato tu…

Poi lei mi sorride con ironia.

E aggiunge:

– È stato facile amarti… impossibile è stato smettere di amarti.

A un tratto penso che la mia vita senza di lei sarebbe stata completamente inutile.

E al mio cuore viene voglia di piangere di felicità.

Io gli dico di farlo pure, tanto a lui non lo vede nessuno.

Di nuovo il mio angelo grida:

– Presto in macchina … a mezzogiorno ci aspettano all’Università per discutere la tesi.

Salgo di nuovo in macchina con mio figlio a sinistra,  mia figlia a destra e mio nipotino Lorenzo in braccio a me.

E mi sento Dio.

Arriviamo all’Università.

E’ circondata da alberi.

Poso lo sguardo su tutto quel verde e mi riempio gli occhi per cancellare tutto quel cemento che ho visto per venti anni.

Scendo dalla macchina.

Cammino con i miei figli accanto.

Dalla felicità i miei piedi non toccano per terra.

Non ho il tempo di guardarmi intorno che mi ritrovo nell’aula dove devo discutere la tesi di laurea dal titolo: “La pena di morte viva”: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità.

Sono emozionato.

Mi sento circondato.

Senza nessuna via di fuga.

Davanti a me hola Commissioneesaminatrice.

Dietro c’è mia figlia con il peso della sua laurea in ingegneria con 110 e lode.

Penso che se farò brutta figura potrò contare solo sulla solidarietà di mio figlio che negli studi è molto meno severo che mia figlia.

Ordino al mio cuore:

– Aiutami..

Tiro un lungo sospiro.

E continuo:

– E smetti di battere così forte…

Lui mi risponde:

– Sono cazzi tuoi …

Rallenta i battiti.

E aggiunge:

– Mi dispiace, ma io non ti posso aiutare perché mi occupo di sentimenti e non di legge.

Per fortuna incrocio lo sguardo incoraggiante del mio relatore, Carlo Fiorio, e del controrelatore, Stefano Anastasia di Antigone, che mi mettono a mio agio.

Il professor Carlo Fiorio inizia a farmi la prima domanda:

– Che cos’è l’ergastolo ostativo?

Lentamente inizio a parlare.

– L’ergastolo ostativo è una pena che se non parli e  non  fai la spia non esci, ed è incredibile che si lasci allo stesso detenuto, e non allo Stato di Diritto, la possibilità di uscire o stare dentro…

Intanto mi guardo intorno.

– Si potrebbe uscire, però non usciamo perché non vogliamo mettere un altro al posto nostro.

Mi colpiscono gli odori…

– L’ergastolo è una pena di morte dove il boia è il tempo…

I colori…

– Una pena di morte dove vieni ammazzato ogni secondo, ogni minuto, ogni giorno, ogni anni anno che passa.

Mentre parlo inizio a riflettere per conto mio.

– Sotto un certo punto di vista gli ergastolani sono le persone più “fortunate” della terra perché sono gli unici che guadagnano qualcosa dalla propria morte: la libertà.

E mi domando: chissà se il futuro arriverà anche per me?

– La condanna di un uomo al carcere a vita equivale ad una riduzione in schiavitù…

In tutti i casi io lo aspetto…

– Cesare Beccaria affermò che l’ergastolo poteva essere adottato dal legislatore come una pena sostitutiva di quella di morte, perché più efficace, giacché più lunga e dolorosa da scontare.

Sono già pronto perché lo aspetto da vent’anni.

– I rivoluzionari francesi, con molta più umanità dei nostri politici attuali, nel loro codice penale del 28 settembre 1791 abolirono l’ergastolo perché aberrante e lasciarono la pena di morte …

Poi è il turno della domanda del professor Stefano Anastasia:

– Chi sono gli “Uomini Ombra”?

Rispondo continuando a riflettere per conto mio.

– Sono uomini che non hanno neppure la speranza di un’ombra…

E penso che sono vent’ anni che proteggo la mia anima dall’ Assassino dei Sogni.

– Tutti detenuti sperano un giorno di tornare liberi, solo l’uomo ombra non può sperare di tornare libero se al suo posto non ci mette un altro…

Oltre che dall’Assassino dei Sogni la proteggo anche dal mio cuore…

-L’ergastolo normale è una pena inutile, crudele e disumana, quello ostativo è una tortura giuridica, ricattatoria, delinquenziale e criminale.

Perché anche il mio cuore vuole fare sempre di testa sua.

Proprio quando incomincio ad ingranare mi dicono che la discussione è finita.

Dopo un breve pausa mi comunicano che mi sono laureato con la votazione di 97/110.

Ancora una volta mia figlia mi ha superato, ma che m’importa?

Lei non me lo fa pesare e mi dice:

– Bravo papà … hai preso più di quanto ha preso Federico alla laurea.

Avere preso un voto migliore del suo fidanzato mi rende felice.

Mi fanno le foto.

Mi mettono in testa una corona d’alloro.

Mi abbracciano un po’ tutti.

Non smetto mai di sorridere, non ci riesco.

C’è Maria Luisa Boccia, la nipote di Pietro Ingrao, l’ex senatrice che, per il suo impegno contro l’abolizione dell’ergastolo,  noi uomini ombra l’avevamo chiamata “La fata rossa degli ergastolani”.

C’è Adriano, che mi abbraccia con l’affetto particolare di chi è stato in carcere.

C’è Alessandro, l’amico che da cinque anni batte i miei scritti da inserire sul sito, con la sua splendida compagna e il suo adorabile bambino Diego.

Ad un tratto di nuovo il mio angelo grida:

– Presto in macchina, ci stanno aspettando, andiamo a festeggiare a Bevagna nella Casa di Accoglienza “Il Sogno di Maria”.

Mi viene da ridere perché penso che il mio angelo, più che ad un angelo, assomiglia ad una manager, perché non mi sta dando un attimo di tregua sic!

 

Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 2° Capitolo

Due giorni fa abbiamo iniziare a pubblicare il racconto di Carmelo Musumeci sulle sue undici ore di permesso dopo oltre 20 anni di carcere. Le motivazioni del permesso e il primo capitolo li trovate su:

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/24/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-1%c2%b0-capitolo/

(Nella foto Carmelo è con la nostra Mita)

Come preannunciato inseriremo un capitolo ogni due giorni, ecco il secondo (di cinque):  

 

 

Undici ore d’amore di un uomo ombra         di carmelo musumeci  

 Secondo capitolo

 11 maggio 2011

Ore 11.00

 

L’Assassino dei Sogni mi chiama:

– Musumeci.

E’ ora!

Dopo tanti anni di ore da “Limoni neri” iniziano le ore dell’amore.

Esco dalla cella.

L’Assassino dei Sogni mi sussurra all’orecchio:

– Dove credi di andare?

Arrivo al primo cancello.

Esco dalla sezione.

-Tanto questa sera t’ingoierò di nuovo.

Scendo le scale.

Secondo cancello.

– Se hai il coraggio di ritornare…

Entro alla rotonda.

Terzo cancello.

– Te la farò pagare….

Imbocco il corridoio.

Quarto cancello.

– Pensaci bene, perché poi ti farò soffrire di più.

Entro nel cortile.

Quinto cancello.

Se ritorni, te ne pentirai…

Sesto cancello.

Perché questa è la tua ultima occasione che hai di morire da uomo libero…

 Settimo cancello.

– Ti conviene approfittarne…

Ottavo cancello.

– Impiccati fuori…

Nono cancello.

– Nel primo albero che incontri…

 Decimo cancello.

– Se non lo fai, tra un po’ di tempo sarai costretto a farlo sulle sbarre della tua cella.

Undicesimo cancello.

– Ricordati che dalla sofferenza del carcere non puoi scappare e non puoi cancellarla.

Ecco l’ultimo cancello.

– Ricordati che anche un ergastolano ha qualcosa da difendere e da perdere: i suoi sogni.

E penso che i cancelli che ho varcato sono undici, come le ore di libertà che mi hanno dato.

– Ricordati che a volte sognare impedisce di vivere, per questo ti conviene non sognare più.

Vedo il mio angelo.

E’ lì che mi aspetta insieme al suo di angelo.

Sono gli angeli della Comunità Papa Giovanni XXIII, che lottano con me da anni contro “La pena di morte viva” per l’abolizione dell’ergastolo ostativo.

Come il fondatore della Comunità, Don Oreste Benzi, questi angeli riescono ad amare tutti nello stesso modo, ma in maniera diversa: i buoni e i cattivi, i colpevoli e gli innocenti, i prigionieri e le persone libere.

Abbraccio il mio angelo Nadia.

L’abbraccio e la stringo forte.

Le ho voluto bene ancor prima che iniziasse a essere il mio angelo.

Il suo cuore mi accarezza l’anima.

L’ho incontrata perché era il mio angelo da sempre.

Ed io non lo sapevo.

Non sapevo che anche i cattivi hanno un angelo.

Lei, a differenza di tanti credenti, non cerca solo di liberare la mia anima ma cerca di liberare anche il mio corpo.

Poi abbraccio l’angelo Giuseppe.

Faccio un lungo respiro.

Vedo la libertà.

Varco l’undicesimo cancello.

L’ultimo.

Il mio cuore inizia a bruciare di felicità.

Mi dimentico di respirare.

Mi manca l’aria.

Mi gira la testa.

Per non cadere in terra mi ricordo di respirare di nuovo.

Fuori dall’Assassino dei Sogni c’è il sole.

Rimango abbagliato dalla sua luce.

Il cielo è azzurro.

Non c’è vento.

E anche se ci fosse non lo sentirei.

La libertà odora d’amore.

Tutto quel verde mi stordisce gli occhi.

Non riesco a vedere bene.

Da lontano ci vedo poco.

Non mi sono portato gli occhiali da vista perché m’invecchiano.

E non voglio che i miei figli mi vedano anziano.

Ad un tratto vedo mia figlia venirmi incontro.

Il mio cuore barcolla.

Si appoggia su di me per non cadere.

Anch’io mi appoggio su di lui.

La luce del sorriso di mia figlia illumina la mia anima.

Il mio cuore si muove per abbracciare quello di mia figlia, ma questa volta sono io più veloce di lui. Lo frego!

Gli faccio lo sgambetto.

Lui inciampa.

Lo scavalco.

E arrivo prima io.

La bacio sulle labbra.

La stringo in un abbraccio atteso da venti anni.

Rimaniamo in silenzio.

Parlano solo i nostri cuori.

Lei non piange.

Le ho insegnato di non piangere, ma so che lo fa di nascosto.

L’ultima volta che l’ho vista piangere è stato quando era sottoposto al regime di tortura del 41 bis. Quando lei era ancora una bambina.

Lei non mi poteva toccare.

Io non la potevo accarezzare.

Lei non mi poteva baciare.

Io non la potevo stringere fra le mie braccia: al colloquio eravamo separati da un vetro divisorio.

Mi viene da piangere.

E piango, tanto le mie lacrime non si vedono.

Sono fatte di ombra.

Ad un tratto il mio cuore mi avvisa che non sono più dentro l’Assassino dei Sogni e ora le mie lacrime sono uguali a quelle di tutti gli altri.

E smetto subito di piangere.

Poi arriva Mita, la mia figlia del cuore.

E come una figlia l’abbraccio.

La bacio in fronte.

Finalmente!

Non più un abbraccio e un bacio da uomo ombra, ma da padre adottivo libero.

Poi è il turno di Sabina, un’amica che abita nel cuore di Zanna Blu.

Di Matteo, l’amico che tutti vorremmo avere.

Di Francio, l’anima gemella della figlia del mio cuore.

Di Federico, che condivide il cuore di mia figlia.

Di Antonella, la madre di Federico.

A un tratto il mio angelo grida:

– Presto in macchina… a mezzogiorno ci aspettano all’Università per discutere la tesi.

Mia figlia viene in macchina con me.

E con lei accanto sono in paradiso.

 

Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 1° Capitolo

Iniziamo oggi a pubblicare il racconto di Carmelo Musumeci sulle sue 11 ore di permesso da uomo libero  ottenuto l’11 Maggio scorso per potersi laureare alla Facoltà di Giurisprudenza a Perugia. Permesso di necessità, che si concede raramente e per eventi gravi, unici e irripetibili. Questo è l’unico tipo di permesso che può ottenere anche chi è escludo dai benefici penitenziari, ma che non è affatto scontato ottenere, anzi il più delle volte non vengono concessi, per svariati motivi, neppure questi. Per lo stesso Carmelo questa era la prima volta, dopo oltre 20 anni consecutivi di detenzione ininterrotta,  che otteneva un tale permesso libero.

  Lo inseriamo perchè riteniamo che parli molto di più di tanti discorsi sull’ergastolo senza benefici. Lasciamo a voi ogni commento, vi dico solamente che inseriremo un capitolo ogni 2 giorni, affinchè possiate leggerlo con una certa continuità, perchè, come tutti i racconti di Carmelo, andrebbe letto tutto d’un fiato…

Ecco dalle sue parole il racconto di quel giorno:

Undici ore d’amore di un uomo ombra

di carmelo musumeci

 

Primo capitolo

 

PREMESSA:

 

Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia concede un permesso di necessità (previsto dalla legge in casi particolari di eventi gravi e irrepetibili, anche di lieta natura) da uomo libero,  senza l’uso della scorta, da trascorrere in Perugia presso la locale Università degli Studi per discutere la propria tesi di Laurea. Dopo la conclusione della cerimonia di Laurea,  il Musumeci è autorizzato a raggiungere la Casa di Accoglienza “Il Sogno di Maria” gestita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con sede in Bevagna per festeggiare l’evento con i propri familiari. Il permesso è concesso per il giorno 11 maggio 2011 dalle ore 11.00 del mattino fino alle ore 22.00 della sera.

 

Mi hanno arrestato nel 1991.

Mia figlia aveva nove anni, mio figlio sette.

Nel frattempo mio figlio mi ha dato due nipotini, Lorenzo di cinque anni e Michael di tre.

Nel mio diario che tengo da anni, in data 03 maggio2011, scrivo:

“Io non credo ai miracoli, posso solo vivere contando su di loro” (Karl Rahner).

 Non credo neppure agli angeli eppure da qualche anno ne ho incontrato uno.

Ieri sera alle ore 17.00 mi hanno comunicato che mi sono state concesse undici ore di permesso da uomo libero. Non potendo usufruire di permessi premio, avendo l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari, la Magistratura di Sorveglianza mi ha concesso in via eccezionale e irrepetibile un permesso di necessità. Il mio cuore sta scoppiando di felicità. Ringrazio la luna, le stelle e l’universo intero.

 

I giorni seguenti:

– Non ho chiuso occhio tutta la notte. Penso che dalla gioia  non riuscirò a rimanere vivo fino al giorno del permesso. Spero che il mio cuore non smetta di battere proprio adesso che è ad un passo dalla felicità.

 

– Zanna Blu dalle sbarre della sua cella questa notte ha ululato alla luna: “Luna, per venti anni, ti ho visto solo tramite un pezzo di cielo tra le sbarre della mia cella. E nient’altro. Luna, in venti anni di carcere mi hai tenuto tanta compagnia. Luna, fra pochi giorni ti vedrò a cielo aperto. E ti abbraccerò da lupo libero. Luna, aspettami, questa volta verrò io da te”.

 -Amo la libertà da far paura. E ho paura di non farcela. Ho paura di morire di felicità.

 – La speranza per gli uomini ombra è solo creata dai loro sogni. Sono vent’anni che sogno, ma fra due giorni, anche se per solo poche ore, il mio sogno diventerà realtà.

 – Credo che in vent’anni di carcere il mondo sia andato avanti, mentre io sono rimasto indietro e il mio cuore s’è fermato. Domani per undici ore il mio cuore riprenderà a battere. E saranno undici

ora d’amore. Poi, forse, l’Assassino dei Sogni mi divorerà per sempre. E pazienza se dopo il mio cuore si fermerà di nuovo. Dopo anni perduti, smarriti, disperati domani sarà il giorno più bello e più difficile della mia vita.

  

11 Maggio 2011

Ore 5.00   L’attesa…

 

È bello guardare il buio perché puoi immaginare di vedere quello che vuoi e se ami qualcuno puoi pure vedere quello che non vedi.

Ci vedono come ci vogliono vedere.

Il mio cuore è rimasto sveglio tutta la notte.

L’uomo ombra è un fantasma in una cella.

Forse non ha dormito per la paura di non fare in tempo a svegliarsi.

– Molti uomini ombra sperano perché la speranza è la loro unica via di fuga.

Non lo so!

-Io penso che i cattivi che sono diventati buoni siano molti più affidabili dei buoni che non sono mai stati cattivi.

Io, invece, ho dormito un po’.

Cerco di non limitarmi a sopravvivere, ma cerco anche di vivere, ma che fatica!

Forse ho dormito poche ore.

Nessun uomo ombra può sopravvivere dentro l’Assassino dei Sogni senza un sorriso di luce.

 Forse ho dormito pochi minuti.

L’uomo ombra non vive il suo presente, ma vive solo il suo futuro, che non avrà mai.

Forse, addirittura, non ho dormito niente.

La pena dell’ergastolo ostativo è per sempre…

Non ricordo.

E non è giusto perché solo la morte dovrebbe essere per sempre.

E’ ancora buio quando mi alzo dal letto.

-Ogni persona cattiva non dovrebbe mai perdere la speranza di essere migliore di quelli che si considerano buoni senza esserlo.

Apro la finestra.

– All’uomo ombra è rimasta solo la propria vita interiore.

E una ventata di aria primaverile entra tra le sbarre per farmi una carezza sul viso.

– L’Assassino dei Sogni non mi farà mai diventare cattivo come i buoni.

È una carezza d’amore.

– L’Assassino dei Sogni non solo ci mangia i sogni, ma ci vuole pure divorare il cuore e l’anima. Accendo la radio.

– L’amore è l’energia più potente dell’universo.

Vado in bagno.

Amare fa bene, ma nello stesso tempo consuma chi ama…

Faccio il caffè.

Ed io a volte mi sento tanto stanco di amare la vita.

 Come d’abitudine sorrido allo specchio.

– Amare fra le sbarre di una cella a volte può renderti infelice…

Lo faccio tutte le mattine, per donarmi un sorriso.

Forse, però, è più bello essere infelici che non amare nessuno.

Questa volta il sorriso che mi ritorna dello specchio è diverso da tutti gli altri giorni.

 – L’intelligenza senza amore diventa stupidità.

Non è triste come le altre mattine.

– Noi siamo anche quello che scegliamo di sognare.

E’ un sorriso di speranza.

Solo da noi possiamo salvarci.

Mi lavo i denti.

L’ergastolano ostativo inizierà a vivere quando smetterà d’illudersi di poter uscire senza fare nulla.

Mi vesto.

– Nessuno ti può renderti prigioniero se non sei d’accordo anche tu.

Mi rado il viso.

L’Assassino dei Sogni non ammazza solo i nostri sogni, ma divora anche la nostra vita.

Mi sdraio nel lettino con le mani dietro la nuca e lo sguardo al soffitto,  aspetto l’apertura del blindato.

Con l’ergastolo ostativo insieme alla libertà viene uccisa anche la speranza.

E vedo qualche immagine che passa veloce nella parete della mia cella: è la mia vita da uomo libero di tanti anni fa.

– Ci sono momenti in cui l’amore di alcune  persone fuori mi fa stare male, perché non posso amarle come vorrei .

Vivo d’immagini passate, perché quelle presenti sono ormai prigioniere da molti anni.

– Ci sono dei momenti che sono stanco di sognare perché desidererei vivere quello che sogno.

 

Nel frattempo la mia testa inizia a pensare.

È difficile farlo perché l’Assassino dei Sogni vuole che non pensi con il tuo cervello. Vuole che pensi con il suo.

Ed è terribile che qualcuno pensi al posto tuo.

I pensieri liberi in carcere sono odiati, temuti e puniti dall’ Assassino dei Sogni.

Per questo molti miei compagni dopo tanti anni hanno rinunciano a pensare.

lo invece non rinuncio a pensare da prigioniero libero.

E mi piace soprattutto mettere i miei pensieri sulla carta per descriverli a me stesso e a chi li legge. Scrivo per trasformare la mia rabbia e il mio dolore in pensieri d’amore, perché come fa a rieducare un luogo dove non ci sono giustizia, umanità e sorrisi?

Eppure con tutte le sue contraddizioni, il carcere è ancora uno dei pochi luoghi dove si può ancora sentire odore di umanità.

E spesso scrivo di notte perché è il momento in cui mi sento più solo con il mio cuore.

Nessuno è mai veramente solo fin quando ha il proprio futuro.

Per questo gli uomini ombra si sentono così soli: non hanno più nessun futuro.

Molti di noi camminano, respirano e sembrano vivi, ma in realtà sono morti.

Siamo morti.

 In questi vent’anni di carcere la sofferenza è stata la mia migliore amica, ma adesso per undici ore la lascerò sola.

(continua)

24-25-26 Giugno 2011, anche i detenuti di Spoleto aderiscono allo sciopero della fame

Con un documento firmato da tutti, che vi alleghiamo come foto, così da  poterlo vedere in originale, i detenuti ed ergastolani di Spoleto dicono che:  

Il 26 giugno sarà la Giornata internazionale dell’ONU contro la tortura.

 

Ricordando che in Italia esiste la “Pena di Morte Viva”, una pena che non finisce mai se al tuo posto non ci metti un altro

e che l’ergastolo ostativo è una pena di morte dove il boia è il tempo e vieni ammazzato e torturato ogni secondo, ogni minuto, ogni giorno, ogni anno che passa.

Ricordando che in Italia il carcere è il posto istituzionale più illegale e dove si muore e ci si toglie la vita di più di qualsiasi altro luogo,

i detenuti e gli ergastolani in lotta per la vita di Spoleto, raccogliendo l’invito dell’Associazione Liberarsi e per dare solidarietà allo sciopero della fame a Marco Pannella,  aderiscono a tre giorni di sciopero della fame

 (il 24-25-26 giugno) contro la tortura del carcere e nel carcere e contro l’ergastolo ostativo.

 Carcere Spoleto,  giugno 2011

Gino Rannesi sulla morte di un ergastolano a Spoleto

Quasi nessun giornale ne ha parlato, poco è trapelato e questa morte è passata ancor più inosservata delle altre tra l’indifferenza di chi non vuole rendersi conto della carneficina che si sta consumando dentro le nostre galere.

Venerdì 3 giugno si è impiccato a Spoleto un uomo condannato all’ergastolo, già in carcere da 22 anni.

Due giorni prima aveva avuto conferma di avere una pena ostativa ai benefici penitenziari. Sapete che significa allo stato attuale? Nessuna possibilità di uscire, MAI, un REALE FINE PENA MAI che dura fino alla MORTE, tutti i santi giorni in carcere fino alla morte. Nazareno non ce l’ha fatta e due giorni dopo averlo saputo, alla prima occasione in cui è rimasto solo, ha preferito la MORTE, ha scelto di morire.  E’ desolante e demoralizzante tutto questo, oltre che profondamente ingiusto, di un’ INGIUSTIZIA CHE URLA, ma l’urlo questa volta è addirittura quello di un morto; non ci rimane che l’assurda speranza che questa morte possa toccare il cuore di qualche giudice e legislatore. Sì, lo so, non lo saprà nessuno, tutto già è nell’oblio e la morte di Nazareno  forse è stata vana, ma noi siamo dei sognatori, LASCIATECI SOGNARE:

 SOGNAMO UN FINE PENA PER TUTTI CHE NON SIA LA MORTE.

Ecco cosa scrive Gino Rannesi, compagno dell’ergastolano suicida:

Silenzio ! ! !

Un ergastolano
OSTATIVO si è appena suicidato.

Nelle sezioni di
alta sicurezza è piombato un silenzio assordante.

NAZARENO ha
staccato la spina. Si è impiccato.

Perché ?

Forse perché
stava poco bene?

Forse perché dopo
22 anni di galera si era stancato?

Pochi giorni fa
lo stesso aveva appreso la notizia che la sua istanza tendente a ottenere un
permesso era stata rigettata.

La motivazione
per la quale Nazareno si è visto negare il permesso non ve la dico. Tanto la
sapete già. Ne abbiamo parlato tante volte, ricordate?

Chi viene
condannato all’ ergastolo ostativo può usufruire dei benefici penitenziari solo
a condizione che questo diventi un delatore, un collaboratore di giustizia. Te
la devi cantare ! ! !

Chi sono gli  ergastolani ostativi?

Ebbene, non ve lo  dico.

Tanto lo sapete  già.

Ne abbiamo parlato tante volte, ricordate?

Gli ergastolani  ostativi sono coloro che a torto o a ragione avrebbero ucciso altri pregiudicati
in un contesto di “guerra”.

Non so perché
Nazareno abbia deciso di togliersi la vita, immagino però  quello che avrà detto nel momento in cui ha
dato un calcio allo sgabello. Fanculo ! ! !

Ciao Nazareno
……………………………………………………………………

Si porgono sentite condoglianze ai familiari   di Nazareno.

Spoleto,  Giugno 2011

Gino Rannesi.

Laurea di Carmelo Musumeci: video e intervista

Come molti di voi già sanno, dopo 20 anni ininterrotti di carcere, mercoledì 11 Maggio 2011, l’ideatore e l’anima di questo blog,   Carmelo Musumeci, ergastolano di Spoleto e simbolo della lotta per l’abolizione dell’ergastolo,  ha ottenuto qualche ora di permesso di necessità per laurearsi all’Università di Perugia. Entrato in carcere con la licenza elementare, si è laureato nella Facoltà di Giurisprudenza di Perugia,  con una Tesi di Laurea Magistrale in Diritto Penitenziario dal titolo:  La “pena di morte viva”: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità.   Accanto al Relatore, Prof. Carlo Fiorio, docente di Procedura Penale,  c’era anche Stefano Anastasia, ricercatore di filosofia e sociologia del diritto,  tra i fondatori dell’associazione Antigone, della quale è attualmente Presidente onorario e Difensore civico dei detenuti.

Carmelo Musumeci ha potuto godere di 11 ore di libertà, senza scorta, grazie all’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che l’affidava ai volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII, potendo festeggiare dopo la laurea nella struttura di Bevagna (PG).E’ stato un permesso di necessità che viene concesso solo per eventi gravi, anche lieti, e irripetibili e quindi non cambia la posizione giuridica di fronte all’ostatività ad ottenere  benefici penitenziari.


 
 
Per chi volesse vedere il servizio di Alessia Gizzi, andato in onda al TG di Rai  3 di giovedì 19 maggio:
LAUREA CARMELO:   
  http://www.youtube.com/watch?v=6mA2xfSkt7E

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Qui di seguito riportiamo inviamo l’articolo di Alberto Laggia (la foto si riferisce alla prima pagina dell’articolo), sul numero 21 di “Famiglia Cristiana” del 22 maggio:

 

 E L’ERGASTOLANO SI LAUREA IN LEGGE

 

Carmelo Musumeci è diventato dottore. Per discutere la tesi è uscito per 12 ore dal carcere di Spoleto dopo tanti anni  in cella senza permessi, affidato ai volontari di don Oreste Benzi.

 

di Alberto Laggia

    (Perugia) Silenzio in aula, si comincia. “Cos’è l’ergastolo ostativo?”, è la prima domanda  che gli pone il suo relatore, il professor Carlo Fiorio, docente di diritto penitenziario presso la facoltà di Giurisprudenza a Perugia. Carmelo, con la copia cartonata blu della sua tesi serrata tra le dita, cerca la saliva per rispondere. Poche frazioni di secondo, poi s’affranca dalla tensione quel che basta e inizia: “E’ una pena ingiusta perché si basa  su un ricatto medievale e instaura il principio che si esce dal carcere non perché il detenuto  se lo merita, ma solo se diventa collaboratore di giustizia…”. 

   Venti minuti dopo, la discussione è finita. Strette di mano, applauso e corona d’alloro, come vuole il rito. Poi via, a far festa per qualche ora a Bevagna, nella casa d’accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, con i familiari e qualche amico. Alle otto si chiude perché il laureato deve tornarsene da dove è uscito: la cella di una prigione.

   Così Carmelo, l’ex-fuorilegge, oggi è dottore. In Legge. E con una tesi sulla “Pena di morte viva”, come sta scritto in copertina, ovvero: l’ergastolo.

   Una laurea che è il riscatto di una vita, e che gli vale dodici ore di libertà, le prime dopo anni trascorsi in cella senza un solo permesso ottenuto, neanche per il matrimonio del figlio Mirco o la conclusione degli studi della figlia Barbara. Una laurea che è un po’ un’autobiografia dolente di un detenuto che sconta ciò che non si può “scontare”, perché ogni giorno, per un ergastolano, è sempre un nuovo inizio di pena. Una laurea, infine, che è  anche un atto d’accusa contro il meccanismo punitivo più crudele che il diritto potesse inventarsi: l’eliminazione della speranza.  

   Carmelo Musumeci, siciliano di Aci Sant’Antonio, oggi ha 56 anni.  Ne aveva 36 quando  nell’ottobre del 1991 fu catturato dalla polizia. Era a capo di una banda che gestiva i traffici malavitosi in Versilia. Già fin da ragazzo aveva bruciato le tappe: collegio e riformatorio prima, carcere minorile poi. “Ero nato colpevole”, dice usando il titolo del suo  prossimo libro, “dentro una famiglia dove non c’era amore perché l’amore non si mangia e noi eravamo preoccupati solo di trovare qualcosa da mettere sotto i denti almeno alla sera”. Un giorno gli spararono sei colpi di rivoltella. Ma riuscì a scampare all’agguato. “Ho reagito nell’unico modo che conoscevo: facendomi giustizia da solo. Ho seguito solo le regole con cui mi hanno cresciuto”.

   Condannato all’ergastolo, ha scontato finora vent’anni. Adesso è rinchiuso nel carcere di Spoleto assieme ad altri settecento detenuti. E’ un ergastolano ostativo, cioè uno di quegli ergastolani per i quali, in base a una legge del 1992, è inibito ogni beneficio penitenziario: niente permessi premio, né tanto meno semilibertà o affidamento in prova ai servizio sociale. “E questo per essermi rifiutato di fare il delatore e  di far, così, rinchiudere un altro al posto mio”, afferma con orgoglio.  

   Musumeci era entrato in carcere con la seconda elementare. Autodidatta, ha  raggiunto il diploma  e nel 2005 la laurea breve in giurisprudenza, senza mai uscire dal carcere. “Sono stati la lettura e lo studio a salvarmi e a cambiarmi,  non certo il carcere, che per me resta un’istituzione cancerogena”, ci tiene a precisare. “I romanzi di Dostoevskij, a iniziare da “Delitto e castigo”, m’hanno aiutato a sopravvivere all’Asinara dove ho trascorso un anno e sei mesi  in regime di 41 bis, in isolamento diurno; ridotto a giocare in cella con le formiche per non impazzire di solitudine”.    

    Poi ha scoperto anche di saper scrivere. Poesie, racconti, favole. A tal punto da vincere premi letterari, che altri, però, sono andati a ricevere per lui. Da poco è uscito il suo ultimo libro di racconti “Gli uomini ombra“ (Gabrielli editori) in cui narra storie vere o romanzate di ergastolani, ai quali il carcere, “l’assassino dei sogni”, rapina felicità e speranza.  

   Giurisprudenza? E’ stata una scelta naturale. “A cosa serve a un ergastolano una laurea in architettura?”, ironizza. “Gli studi giuridici mi appassionano e poi possono servirmi e servire dentro un penitenziario”.  Così  da qualche tempo,  nel carcere di Spoleto, se un detenuto deve presentare un’istanza o un ricorso, se la fa scrivere dal dottor Musumeci. “Diciamo azzeccagarbugli”, si schernisce.  Ma intanto il detenuto-giurista nel 2005 è riuscito a presentare  da solo un ricorso davanti alla Corte Europea contro l’Italia, e poi  è pure riuscito a vincerlo.  

    La possibilità  di discutere la tesi di laurea a Perugia  è un piccolo miracolo, un evento straordinario che interrompe i giorni sempre uguali del recluso. “Non me l’aspettavo più”, ammette. Anche perché Musumeci non è solo uno dei 1500 ergastolani oggi reclusi nelle patrie galere, ma è diventato negli anni il portavoce, la coscienza ‘politica’ degli ergastolani, il simbolo della campagna civile, anzi “la lotta” come dice lui, per l’abolizione del “fine pena mai”. Da dietro le sbarre, Carmelo porta avanti la stessa campagna per l’abolizione ell’ergastolo, di cui s’è fatta  promotrice la Comunità Papa Giovanni XXIII  quella per l’abolizione dell’ergastolo.

   Nel 2007 conobbe per caso don Oreste Benzi, fondatore della Comunità. “Venni a sapere che veniva a farci visita e volli incontrarlo. Io portavo tutti i miei pregiudizi sui preti, lui il suo sorriso disarmante. Stavamo facendo partire uno sciopero della fame e io, a muso duro, gli chiesi di aderire al nostro documento contro ergastolo,  con la certezza che mi dicesse di no. E invece mi spiazzò e firmò l’appello. E da lì è nata l’amicizia”. Ora don Oreste non c’è più, ma la Comunità continua a seguire Carmelo in carcere. A fargli anche da tutor per lo studio è  Nadia Bizzotto, responsabile della casa di Bevagna, “il mio angelo-diavolo custode”, come la definisce scherzosamente l’ergastolano. “Oggi è come se mi fossi laureata anch’io”, ammette emozionata: Musumeci è uscito dal carcere senza scorta, affidato dall’autorità penitenziaria ai soli volontari della “Papa Giovanni”. E anche questo ha dell’incredibile.    

   Si  fa sera. Carmelo osserva ossessivamente l’orologio. Le lancette qui fuori sembrano correre maledettamente  più veloci che in prigione. Tra qualche ora dovrà tornare in cella, togliere l’alloro e rivestirsi da detenuto. E chissà quando potrà rivarcare quel cancello per un’altra manciata d’ore.

La “pena di morte viva” non guarda i titoli accademici. Vuole solo anonimi “uomini ombra”.

Grazie Matteo.. da parte di Carmelo Musumeci

Ci sono storie bellissime. Vedi amico mio, la zingara te le tira le sue carte e le sue storie, e i suoi antichi giochi.. e anche nel cemento ti regala attimi di volo..

Ci sono storie bellissime. Storie di valore, amicizia, dignità.. storie che molto spesso trovi crescere in luoghi e territori off limits, nei recinti dei paria, in tutti coloro che sono messi con un bel timbro tra le scartoffie dei nostri pregiudizi e dei compartimenti stagni. E non sono solo carcerati, sono tutti coloro che vengono marchiati a fuoco, messi in un calderone, intruppati in schemi imparati a memoria. E allora non cogli, non cogli la Bellezza che spesso si rivela proprio nei luoghi dove meno arriva la luce, perchè  è comunque luce.. una luce che ha imparato a camminare sull’ombra.. senza diventare ombra… come in una corda tesa.

Storie bellissime dicevo..

Una di queste storie è quella di un ragazzo di Bologna, Matteo che ha fatto una tesi sugli “Uomini Ombra”… E  quindi sull’ergastolo e gli ergastolani ostativi. Non so il cognome di questo ragazzo. Carmelo mi ha detto il suo nome e mi ha inviato la lettera  a lui indirizzata.. ma non c’è il cognome. Se vuoi Matteo, basta che mi contatti e aggiungiamo il cognome e qualunque altro dato vuoi.

In questo post troverete due foto (una è un poco rovinata per via della posta, ma si “comprende” lo stesso). Entrambe rappresentano Matteo che discute la sua tesi di laurea. Matteo ha inviato queste foto a Carmelo. E Carmelo ha voluto scrivergli queste parole che leggerete. Parole bellissime.. come quelle che Carmelo sa tirare fuori.. quando scrive con le viscere e con l’anima.

E questo post allora è dedicato proprio a Matteo…

Buona laurea e buona vita Matteo.. anche da parte de Le Urla dal Silenzio.

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31/03/2011

Caro Matteo,

ho ricevuto la tua lettera.

Gli “Uomini Ombra” sono tutti contenti di averti dato una mano alla tua tesi.

Leggendoti e vedendo le foto della tua discussione di laurea mi sono sinceramente commosso e mi immagino pure come si è commossa tua madre.

Sinceramente mi immagino pure quanti sacrifici e quante “lacrime invisibili” hai versato per raggiungere questo traguardo.

Ti domanderai cosa sono le lacrime invisibili?

Sono quelle che versano gli “uomini ombra” e gli uomini veri come te.

Quelle che non vedono nessuno.

Neppure quelli che ti vogliono bene.

Sai Matteo, le lacrime invisibili non si vedono, ma fanno male.

Fanno più male di quelle vere.

Scusa questa perentesi esistenziale, ma ormai hai imparato a conoscere gli uomini ombra e sai che i “cattivi” quando amano lo fanno in maniera diversa dai “buoni”.

Lo fanno per sempre come la loro pena.

E lo fanno con il cuore.

Per il permesso di andare a discutere la tesi da uomo libero all’università di Perugia il Tribunale di Perugia mi ha fissato l’udienza il 29 aprile.

Spero in un esito favorevole, ma se dopo venti anni mi rifiuteranno  pure qualche ora di permesso ho deciso che rinuncerò a laurearmi.

Non darò la soddisfazione all’ “Assassino dei Sogni” di umiliarmi ancora.

Non gli darò la soddisfazione di presentarmi davanti alla Commissione di laurea in manette e al guinzaglio.

Che cosa mi laureo a fare se per i “buoni” sarò cattivo per sempre?

Gli uomini ombra per la loro dignità sanno rinunciare anche ai sogni.

Anche quando i loro sogni sono costati lacrime vere e invisibili.

Matteo, ti auguro lunga e buona vita.

Vivi la tua vita anche per me.

Il mio cuore ti sorride.

Carmelo

Esiste o no l’ergastolo In Italia???

Anche noi abbiamo letto inorriditi quanto ha scritto il Procuratore del Tribunale di Torino, Bruno Tinti, su “Il Fatto Quotidiano” del 27 febbraio 2011

Inorriditi perché certe frasi piene di falsità, di luoghi comuni, frutto di una politica che, incapace di governare e contrastare fenomeni sociali che portano alla criminalità,   ha fatto della giustizia un sentimento equivalente a vendetta o ritorsione, ce le saremmo aspettate dagli spettatori di stucchevoli talk show televisivi, da inoperosi chiaccheroni da bar, ma mai, MAI, da un procuratore di un Tribunale.

 Ospitiamo qui quanto ha risposto la Comunità Papa Giovanni XXIII, che da anni segue e appoggia la battaglia degli ergastolani, con questo comunicato.

Prima troverete il testo integrale dell’articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano”, poi la risposta dei volontari della Com. Papa Giovanni XXIII

Abbiate ancora la voglia e il coraggio di indignarvi!

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Rimini, 1 aprile 2011

 

COMUNICATO STAMPA

 

LA COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII risponde a questo articolo del Procuratore di Torino SULL’ERGASTOLO:

 

Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2011

B&C hanno fatto una legge che impedisce il rito abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo. Questa volta non si può dire che vogliano salvare il loro capo: non pare che B. abbia commesso delitti di questo tipo: corruzione, falsi in bilancio e frodi fiscali sì; forse concussione e prostituzione minorile pure; ma assassinii pare di no. Quindi la legge dovrebbe avere un suo perché. E, in effetti, ce l’ha. I cultori del luogo comune si riempiono la bocca con la “ferocia” delle pene detentive: Tizio è stato condannato a 10, 15, 20 anni di prigione: orrore! E, per l’ergastolo: “Fine pena mai!”, cosa indegna di uomini civili! Stupidaggini. Le pene detentive, in Italia, non sono mai quelle che sembrano. 30 anni di prigione, in concreto, sono circa 8 anni e 7 mesi. Capisco che pensate sia una balla, ma vi giuro che è proprio così. Nel nostro ordinamento vi sono 4 straordinari istituti: la legge Gozzini, i permessi premio, la semilibertà e l’affidamento in prova al servizio sociale.
Secondo la legge Gozzini, ogni anno di prigione vale 9 mesi perché, ogni anno, 3 mesi vengono abbuonati. Non è proprio automatico; bisogna che il detenuto non abbia fatto casino. Avete capito bene: non deve aver tenuto una buona condotta, aver fatto opere di bene, essersi adoperato nell’interesse della comunità carceraria o cose del genere. No, basta che non abbia piantato grane. Se non rompe, gli regalano 3 mesi ogni anno.
I permessi premio si possono dare nella misura massima di 1 mese e mezzo all’anno; e di fatto così avviene. Quindi ogni anno di prigione in realtà sono 7 mesi e mezzo.
Dopo 15 anni il condannato può avere la semilibertà: di giorno va a lavorare e la notte torna in carcere. Solo che questi 15 anni, in concreto, sono 11 anni e 7 mesi per via di Gozzini e permessi premio. Sicché, dopo 11 anni e 7 mesi, un condannato a 30 anni di galera in prigione ci torna per dormire!
Ma non basta: quando gli mancano 3 anni per finire la pena, anche la semilibertà viene eliminata e il nostro galeotto viene affidato in prova al servizio sociale. Insomma, e fidatevi dei calcoli, uno che è condannato a 30 anni di galera, in realtà fa 8 anni e 7 mesi circa.
Ora, succede che, se un imputato di omicidio o di qualche altro delitto che prevede l’ergastolo chiede il giudizio abbreviato, per una serie di motivi che non sto a spiegare, può essere condannato, al massimo, a 30 anni di galera. Che, come si è visto, sono in realtà 8 anni e 7 mesi. Mentre, se fosse processato con il giudizio ordinario e si beccasse l’ergastolo, farebbe almeno 15 anni e 4 mesi circa. Eh, proprio così: perché anche per l’ergastolo valgono tutti quei benefici che ho elencato più sopra; solo che i calcoli sono un po’ diversi. Insomma, con la legge voluta da B&C , i peggiori delinquenti almeno un po’ di galera (un po’, altro che “fine pena mai”) se la fanno. Il che mi pare cosa buona e giusta.
Chi ha votato con B&C? Idv. E ha fatto bene perché una proposta buona, ovviamente, non diventa cattiva perché la fa uno cattivo. E chi ha votato contro? Il Pd. E ha fatto male, perché non è così che si fa opposizione. Soprattutto quando, mentre era al governo, si è “dimenticato” di abrogare la legge sul falso in bilancio e di farne una sul conflitto di interessi.

Bruno Tinti (Procuratore del Tribunale di Torino)

 

 

Ci rivolgiamo a lei, Dott Tinti: noi siamo dei semplici volontari carcerari, ma il carcere lo conosciamo bene, perchè ce lo facciamo almeno un giorno tutte le settimane. Abbiamo un  Servizo Carcere e  da anni appoggiamo la lotta degli ergastolani per l’abolizione di questa pena disumana. Già nel 2007 il nostro fondatore, Don Oreste Benzi, dopo aver incontrato gli ergastolani di Spoleto, decine e decine di uomini in carcere ininterrottamente da 20-30 e senza prospettive di uscire, affermava che questa pena priva di qualsiasi speranza e prospettiva, risulta crudele e degradante.  

Lei dice testualmente: Ergastolo, “Fine pena mai”, cosa indegna di uomini civili!  Stupidaggini. Le pene detentive, in Italia, non sono mai quelle che sembrano. 30 anni di prigione, in concreto, sono circa 8 anni e 7 mesi. Capisco che pensate sia una balla, ma vi giuro che è proprio così. 

Dott. Tinti, noi incontriamo ogni settimana decine e decine di persone condannate all’ergastolo, senza speranza, ostative ai benefici penitenziari, persone che sono in carcere dal 1979, ragazzi di 40 anni che sono stati condannati all’ergastolo a 18 anni e che non sono mai usciti, neanche per il funerale del padre. Ragazzi che hanno vissuto più tempo della loro vita in carcere che fuori, persone che l’ ergastolo se lo vivono sulla propria pelle, giorno dopo giorno, anno dopo anno, da decenni. Noi li incontriamo: sono sempre lì, estate, inverno, Natale e Pasqua: non escono di giorno, come dice lei  e non hanno la cella del carcere come letto dove rientrare per dormire, ce l’hanno come tomba. Noi vediamo il tempo scorrere sui loro volti, settimana dopo settimana, e lasciare solchi profondi.   E non è, come lei sostiene, che non escono perchè hanno piantato grane, o rompono. No, molti di loro   nella riflessione e nella sofferenza, sono arrivati ad  una revisione  interiore sugli errori del passato, hanno studiato,  tutto questo nonostante  un sistema carcerario che per le condizioni in cui è ridotto costringe a beffa l’articolo 27 della Costituzione che sancisce che le pene devono tendere alla rieducazione.

Dott. Tinti, lei è una persona esperta e  quindi il cittadino comune che l’ha letta in quell’articolo è autorizzato a pensare che la sua sia una fonte attendibile, ma allora, se fosse vero quello che lei afferma,  e cioè che con la legge Gozzini tutti escono  al massimo  dopo 8 anni e pochi mesi, e perciò lei auspica l’approvazione di una legge che prevede che gli ergastolani facciano  almeno 15 anni,  perché allora in Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale? La metà di questi 100 ha addirittura superato i trent’anni di detenzione.

Al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano oltre 1.500: quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione “comune” detenuta è “solamente” raddoppiata.

Se tutti uscissero, come sostiene lei,  non potremmo  certo avere oggi  1.512 condannati a quella che di fatto invece  è una pena di morte mascherata.

 

Lei dice ancora:  “Dopo 15 anni il condannato può avere la semilibertà: di giorno va  a lavorare  e la notte torna in carcere”, ma lo sa che i dati ufficiali del Ministero della Giustizia dicono che al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano  67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900? E di questi solo 29 sono ergastolani?  29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni: non sembra anche a lei questo un Paese dove esiste, eccome, la certezza della pena?

Dott. Tinti, con i suo dati imparziali e irreali fa sembrare l’ergastolo una pena necessaria, mentre la stessa è stata abolita da Paesi che noi consideriamo meno civili, Brasile compreso.  Secondo il Sipp sono stati 18 gli ergastolani suicidatesi nel 2010, ma non vogliano discutere solo a suon di dati: noi la invitiamo a venire con noi. Venga con noi un giorno ad incontrare gli ergastolani, noi le proproniamo volti, corpi ingabbiati e storie vere. Saranno loro a parlare, non i nostri numeri. Venga con noi una giornata, poi riparleremo di ergastolo. Oppure ci dica qual’è il suo Tribunale che fa scontare un ergastolo con  8 anni e pochi mesi: avremmo centinaia di detenuti pronti a trasferirsi.

Nella rivista “Ristretti Orizzonti” anno 12, numero 3 maggio-giugno 2010, pag. 34, e Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia questa dichiarazione:

(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dell’Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.
 (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

 

      Aldo Moro nelle sue lezione universitarie avvertiva gli studenti, ma forse anche il legislatore e i politici:

«Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta».

 

Per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Il Responsabile Generale

Giovanni Ramonda

 

 

Intervista a Pasquale De Feo

 
Voglio condividere con tutti voi questa intervista fatta a Pasquale De Feo (che molti di voi ormai conoscono bene), detenuto a Catanzaro.
Queste domande le inviai a Pasquale per conto della giornalista Silvia Zingaropol, che lavora per l’ottima rivista online Lettera 43 (
http://www.lettera43.it/).. Sempre su questa rivista Silvia Zingaropoli ha pubblicato una intervista ad Alfredo Sole, a cui inviai le domande settimane fa (in pratica consigliai a Silvia il contatto con questi due detenuti, che per formazione e studi e carattere su ciò che concerne ergastolo e detenzione hanno maturato da anni profonde riflessioni… l’intervista ad Alfredo Sole comunque è al link.. http://www.lettera43.it/attualita/10525/ergastolo-ostativo-detenzione-senza-sconti-e-senza-recuperi_breve.htm).
Adesso vi lascio a questa intervista.. risposte di Pasquale De Feo.. domande di Silvia Zingaropoli..
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1) Perché si trova in carcere, qual’è la sua colpa?
 
La mia più che una colpa è una vita buttata via. L’ignoranza imperava in me e questo mi ha portato a scelte sbagliate.
Ho cercato di scalare i gradini della società prendendo la scorciatoia, anche se si arriva prima, altrettanta rapida è la caduta, e se ne pagano le conseguenze per tutta la vita.
Quando si sguazza nell’ignavia e in piccoli mondi ristretti, le scelte nefaste sono la conseguenza, perchè solo con l’istruzione e la cultura si ha la possibilità di scegliere.
Nei piccoli centri vedere i figli dei potentati locali che hanno tutto come fosse un diritto acquisito, aiuta a distorcere la visuale di un ragazzo.
Non sono attenuanti e non lo possono essere, ma ad una certa età si metabolizzano solo i pensieri che prendono la direzione dei nostri desideri.
Sovente capita che contribuisca un “pifferaio magico” che ti prospetta un futuro luminoso con un paradiso terreno.
Io l’ho incontrato a 17 anni, e, da bulletto che ero, ho iniziato a pensare e ad agire sotto un’altra ottica, e i reati sono diventati un mezzo per arrivare in cima alla società.
Sembrava di avere il mondo fra le mani e di poterlo cambiare a mio piacimento, invece il mondo ha cambiato tutta la mia vita.
 
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2) Oggi rifarebbe tutto quello che ha fatto?
 
Oggi non sono uno scienziato di cultura, ma non sono neanche l’ignorante di oltre 30 anni fa, che viveva beato prigioniero della sua ignoranza.
Ho una visuale del mondo totalmente diversa, che mi fa rimpiangere di avere spreato l’intera vita in giro per le carceri d’Italia, avendo scontato cira 32 anni di detenzione, due terzi della mia esistenza passata, tra quattro mura.
Solo un pazzo può ritenere normale una vita passata in questo modo.
La risposta alla domanda può essere una sola… no.
 
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3) Cosa è l’ergastolo ostativo?
 
Una morte diluita nel tempo. Ci viene lasciata la vita, affinché la sofferenza non ci abbandoni mai. Una tortura permanente fino alla morte biologica.
Siamo dei morti viventi, che viviamo in un eterno presente, non potendo avere un futuro.
Una pena disumana, barbara e incivile, che scontano anche i nostri familiari, inchiodati per sempre alla nostra condanna.
Seppellisce le persone in carcere spogliandole di tutti i diriti civili. Uccide ogni speranza e li lascia alla mercé del tempo  per completare non la giustizia, ma la vendetta.
Questa non è giustizia, ma è solo l’applicazione più arcaica, in uno presso gli antichi romani, di infliggere una compensazione al reato che ha causato la condanna.
Paradossalmente la pena di morte è più umana dell’ergastolo, perchè essa ha bisogno solo di un coraggio momentaneo, viceversa con l’ergastolo si muore un pò alla volta, tutti i giorni. Pertanto diviene una feroce tortura che ha il sapore di una crudele vendetta, per un intera esistenza.
I rivoluzionari francesi non lo inserirono nel codice penale perchè lo ritenevano peggiore della pena capitale, inaccettabile nella misura in cui rende l’uomo schiavo, pertanto non umanamente accettabile.
L’art. 27 della Costituzione stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione. Se dobbiamo morire in carcere è palese che l’ergastolo è incostituzionale, perchè viola questo principio, ma purtroppo la Corte Costituzionale, con acrobazie astratte e machiavelliche sentenze, non ha mai voluto prendere una posizione chiara e netta.
 
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4) Come si sviluppa la sua giornata?
 
Il carcere è ripetitivo e grosso modo in tutte le carceri gli orari sono simili,  a parte qualche piccola variazione. Le giornate sono inquadrate in orari rigidi. Pertanto la vita scorre in queste quattro ore. Il resto delle venti ore si rimane in cella.
Le quattro ore d’aria al giorno.. dalle ore 9 alle ore 11… dalle ore 13 alle ore 15.. si può andare a passeggiare in una specie di piscina di cemento, dove si corre per teneresi in forma.. chi ne ha voglia.
Tutte le attività didattiche… scuola, corsi e formazione (quando ci sono)… sono racchiuse in queste quattro ore.
La Commissione Europea per la prevenzione della tortura ha stabilito che ogni detenuto deve avere disponibili, nella propria cella, 7 metri quadrati di spazio.. e che deve potere stare fuori dalla cella almeno otto ore. Purtroppo ciò non avviene.
La mi a vita scorre nella cella. Qui ho il mio mondo terreno. Ci sono tutte le mie cose, che mi danno l’impressione di essere ancora un essere umano. Vivo anche se sono un morto vivente.
Mi alzo presto la mattina, verso le ore 6, studio, leggo o scrivo qualcosa.. fino alle ore 7:30. Mi alzo, faccio colazione, mi lavo e mi preparo per fare attività ginnica. Faccio le pulizie e aspetto le ore 9 per iniziare a fare ginnastica. Finisco alle ore 11 e mi faccio la doccia.
Verso le ore 12 viene distribuito il vitto. Mentre pranzo mi guardo i TG, cerco di tenermi informato.
Il pomeriggio lo passo in cella a scrivere, leggere o studiare. Faccio pausa per vedere qualche programma scientifico o storico, come TG Leonardo su Rai Tre alle ore 14:50.. dua circa dieci minuti.. o Atlantide su La 7 alle ore 16, se fa qualcosa di interessante lo guardo.
Verso le ore 18:30 ceno e mi guardo i TG.
Dopo cena scrivo qualche lettera e verso le ore 21 mi metto a letto e guardo un pò di TV. In caso non facciano qualcosa di interessante, leggo qualcosa.. e mediamente mi addormento tra le ore 22,30 e le ore 23,30.
La mattina dopo si ricomincia, da capo. Le variazioni sono minime. Qualcosa di diverso capita di rado.
Da tre settimane, il venerdì pomeriggio dalle ore 13 alle ore 15, frequento un corso di scrittura creativa. Mi piace perchè stimola i pensieri.
In carcere quello che uccide è l’ozio  e l’appiattimento mentale. Io cerco di combatterlo tenendo attiva la mente.
In sintesi la mia vita è quella di un collegiale.
 
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5) E’ mai stato sul  punto di cedere e collaborare con la giustizia?
 
Non mi ha mai sfiorato questo pensiero, neanche nei momenti più bui, quando ero nel regime di tortura del 41 bis dell’Asinara. Anzi, tutte queste sofferenze hanno rafforzato in me questo proposito.
I pentiti sono stati fatti diventare delle icone. Le Procure li hanno usati spesso in modo poco ortodosso, e ciò ha contribuito a distruggere tanta gente innocente.
Per il popolino basta il sentito dire di un pentito, ai potenti non bastano  20-30 pentiti.
Tutte queste leggi di emergenza, principalmente il 416 bis, un reato che è uno strumento arbitrario per arrestare, uguale alla Legge Pica del 1863. Hanno creato vittime e carnefici, alimentando a livello industriale immani sofferenze, anche con l’aiuto della tortura istituzionalizzata del 41bis.
Siccomee le ho vissute tutte queste sofferenze, spietate e crudeli, non potrei mai causarle. Solo gli esseri abietti non si curano delle sofferenze che infliggono.
Non si diventa un uomo migliore accusando alre persone. E’ solo una retorica del “circolo giustizialista”.
Solo il pensiero di causare un giorno di carcere mi fa sentire male.. ancora di più pensando alle sofferenze di interi nuclei familiari, tra cui ibambini.
Ci si pente davanti a Dio.. e dei propri peccati.. non dei peccati degli altri, scambiando il proprio posto con carne umana, come un cannibale.
 
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6) Come è cambiato in questi anni di detenzione?
 
La mia superficialità, che derivava dall’ignoranza, ha lasciato posto alla riflessione, che mi ha portato una visualità della vita più profonda e meno egoista.
Oggi penso a tematiche che un tempo ritenevo una perdita di temo e incomprensibili, guardo le cose con occhi nuovi, cerco di comprendere, mi soffermo sulle cose e rifletto molto.
Le sofferenze di una vita, chiuso tra quattro mura, hanno alimentato a pormi tante domande e cercare di darmi delle risposte.
Quello che ero non c’è più. Questo lo devo a me stesso, perchè il sistema penitenziario ti aiuta a diventare perggiore di come eri, non migliore.
Mi ritengo cambiato in bene. Il mio rammarico è che ho scoperto nel tempo che avevo delle ottime potenzialità e le ho sprecate in modo stupido, e in più rovinandomi l’esistenza.
 
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7) Si sente abbandonato dalle istituzioni e dall’opinione pubblica?
 
Non è un modo di sentire, ma è la realtà. Per le istituzioni siamo un fastidio e pertanto ci hanno abbandonato nelle mani della burocrazia penitenziaria.
L’opinione pubblica è istigata con la mistificazione a tirare fuori gli istinti primordiali. I media ci fanno passare per i responsabili di tutti i problemi che affliggono la società. E in questi tempi di crisi economica, siamo delle vittime perfette da sacrificare in pasto all’opinione pubblica.
Tutto il sistema penitenziario è simile alle baronie feudali, e per avere il controllo totale sui detenuti si basa sull’annullamento dell’identità, sulla negazione di ogni autonomia e sulla sistematica violazione dei più elementari diritti. Questo comporta che l’art. 27 della Costituzione è violato sotto ogni aspetto.
Non c’è rieducazione né tantomeno reinserimento. Tutte le fandonie che raccontano i funzionari sono realtà artificiose.
Le Direzioni esercitano un potere assoluto e discrezionale, con l’interpretazione arbitraria e machiavellica dei regolamenti, la loro applicazione in forma feudal è fuorilegg.
L’opinione  pubblica non conosce la realtà di come funziona i l sistema, perchè i media la disinformano.
Se fossero informati, pretenderebbero un servizio adeguato a quello che spende lo Stato, e si chiederebbe che fine fanno tutti questi soldi. Verrebbero a sapere che vengono usati per tenere in piedi una struttura elefantiaca, che non serve al servizio che dovrebbero fare, ma solo a un sistema di potere.
Siccome è un grosso business, nessuo dei commensali ha interesse a cambiare le cose, e oppongono una strenua resistenza a qualsiasi riforma.
I Magistrati di Sorveglianza, nella stragrande maggioranza, si adeguano a tutto ciò che decidoo le Direzioni delle carceri. Invece dovrebbero controllare che i regolamenti siano applicati, essendo garanti dei nostri diritti e avendo il potere di farli rispettare, come ha riconosciuto loro la Corte Costituzionale. Viceversa sono diventati funzionali al sistema e si adoperano per contenere le rimostranze dei detenuti.
Tutto il sistema è marcio, perchè è senza regole, basato sull’arbitrio e l’oppressione. Nessuno controlla i nostri controllori, e loro fanno ciò che vogliono, certi di non subire nessuna sanzione.
 
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8) Cosa è stato, cosa è, e che cosa continua ad essere il 41 bis?
 

In Italia con aggettivi vari si maschera il più infame dei regimi detentivi che la storia della Repubblica italiana abbia mai emanato. Neanche la dittatura del ventennio mussoliniano arrivò a partorire una simile bestialità…  a parte i Tribunali speciali, che il governo attuale ha copiato, centrallizzando tutti i ricorsi al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Il regime del 41bis è fondato sulla tortura, con il massimo grado di violenza esercitata; annientamento dell’identità, negazione di ogni autonomia, violazione dei più elementari diritti umani: tortura elevata a sistema e spacciata per sicurezza.

La politica lo usa come totem, facendolo passare come la soluzione di tutti i problemi sociali e relativi alla sicurezza; glorificandolo e restingendolo per rifarsi una verginità politica.

La storia ci insegna  che nomine e sistemi politici in nome del bene hanno istituzionalizzato il male.

I professionisti dell’antimafia, ormai diventata un mestiere che produce potere e ricchezza, con l’aiuto di un ‘area di potere che comprende magistrati, politici e media, esaltano il regime di tortura del 41bis, come fosse una conquista sociale per il benessere della salute pubblica, quando invece è uno strumento di tortura utile ai magistrati per estorcere confessioni. Fanno credere alla gente che sostenendo la tortura  del 41bis si è contro la criminalità; ed hanno creato un clima saturo di ostilità contro chiunque si azzardi a pronunciare una parola contro il regime di tortura del 41bis. Ormai è una sorta di dittatura del pensiero unico.

Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa disse “I professionisti dell’antimafia per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.

I media esasperano ogni piccolo evento e spesso se lo inventano con l’aiuto degli addetti ai lavori, per fare metabolizzare alla popolazione il regime di tortura del 41bis in quanto (sarebbe) uno strumento necessario nella lotta alla criminalità, tacendo che la legittimità della difesa sociale deve fermarsi alla privazione della libertà e non della dignità, legittimando la tortura.

Tutti gli organi internazionali hanno condannato e continuano a condannare l’Italia per il regime di tortura del 41bis, ma i nostri politici fanno finta di niente e lo strumentalizzano per i loro fini populistici. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Musumeci-2005, ha condannato l’Italia per il regime di tortura del 41bis

La Commissione per la prevenzione della tortura dell’Unione Europea ha condannato il regime di tortura del 41bis, ritenendo che esso violi l’art. 3 della Convenzione Europea che recita “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Il Consiglio Europeo nel 2010 ha condannato il trattamento riservato alle persone sottoposte al regime di tortura del 41bis.

L’ONU ha criticato il regime di tortura del 41bis, e chiesto all’Italia di inserire il reato contro la tortura nel Codice Penale. Il governo ha dichiarato ufficialmente al Consiglio dei Diritti Umani dell’O.N.U. che l’Italia non inserireà nel Codice Penale il reato contro la tortura. Di cosa hanno paura?

Amnesty International condanna e critica l’applicazione del regime di tortura del 41bis.

Un magistrato americano rigetta l’estradizione a un boss italo americano perchè il regime del 41bis è una tortura che viola la convenzione O.N.U. sulle forme di tortura. Il nostro Ministro della Giustizia criticò la decisione, ritenendola inconcepibile, perché gli U.S.A. hanno non solo la pena di morte, ma anche il carcere di Guantanamo. Questo la dice lunga sul grado di assuefazione della tortura come strumento di politica carceraria. Lo stesso Ministro ha dichiarato di avere reso durissimo il regime di tortura del 41bis e che i detenuti devono morirci dentro. Ogni commeno è superfluo.

Guantanamo di fronte al regime del 41bis è una specie di albergo a cinque stelle.

Il Presidente della società italiana psicologi penitenziari Alessandro Bruni ha dichiarato “Il 41bis va reso più umano e accettabile per quanto riguarda i contatti umani. Si è trattato di una necessità storica, ma non si può pensare di gestire sempre tutto con l’emergenza”.

Soo le relazioni sociali che cambiano le cose, le situazioni e le condizioni trasformano le persone. Lo diceva anche Aristotele 2300 anni fa: “un giustizia giusta è quella che promuove i legami sociali”. Anche l’umanizzazione della pena passa attraverso le relazioni sociali.

L’emergenza è stata legiferata e la tortura istituzionalizzata, come un diritto alla vendetta da parte dello stato. Siccome non gli viene tolta la vita, gliela si rende insopportabile, regolamentando gli abusi per rendere la pena più afflittiva possibile.

Uno Stato che usa la stessa violenza che ha sanzionato in chi ha in custodia diventa più criminale di chi vuole combattere. Hanno creato una generazione che è stata allevata nell’odio. Uno Stato che alimenta odio non è né civile né di diritto né democratico. Quando si istituzionalizza la tortura, il meccanismo è quello di mostrificare chi la subisce, per legittimare agli occhi della popolazione il crimine che si perpetua.

Con l’ergastolo si viene espropriati della vita, essendo una condanna a morte diluita nel tempo.

Con il 4bis si perde ogni residua speranza.

Con il 41bis si legittima ogni perversione e disumanità. Per questo motivo i suicidi sono cinque volte superiori al resto della popolazione carceraria.

Ci vorrebbe una persona autorevole che avesse il coraggio di dire la verità.. di dire che la criminalità è stata sempre adoperata dal potere politico, a partire dall’Unità d’Italia e continua tutt’ora.. per poi schiacciarla quando non serve più. Ora non solo sono stati sepolti vivi, ma vengono anche torturati con il regime del 41bis.

Trai circa 700 detenuti sottoposti al regime di tortua del 41bis non c’è nessun politico, servitore dello stato o colletto bianco.. anche per questo regna la foga repressiva e il delirio di onnipotenza da parte dei mandarini dell’Amministrazione penitenziaria, oscuri personaggi che provano piacere nel torturare i loro prigionieri.

Se una personalità venisse messa nel regime di tortura del 41 bis, entro poco tempo le cose rientrerebbero nella legalità, perché la coscienza delle persone “perbene” si ribellerebbe.. ma fino  quando in carcere, e in questi regimi, ci vanno solo gli avanzi della società, le persone perbene.. non vedono … non parlano… non sentono.

Questo regime non aiuterà mai nessuno a “diventare buono”, ma solo ad alimentare odio e rabbia.

La Commissione Europea ha finanziato una ricerca sul crimine e la sicurezza in Europa. E’ risultato che l’Italia è il paese più sicuro dell’Unione Europea.

Questo dimostra che questi metodi servono alla politica per agitare lo spettro dell’insicurezza con la paura del mostro.

Il rispetto della dignità umana non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma un diritto fondamentale di tutti.

Lo Stato di diritto non deve vincere, non deve neanche perdere, deve solo esistere.

Si sono capovolte le cose, sono i detenuti a chiedere legalità e rispetto delle regole, “diritti e doveri”, ma lo Stato continua a comportarsi da criminale.

Il Cardinale Martini afferma che “chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figlio della casa dei doveri”

La storia condannerà i politici che hanno usato la tortura del regime del 41bis per i loro biechi fini elettorali, e dimenticherà i nomi degli aguzzini, perché anche la storia disprezza i carnefici.

 

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