Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Domenico Papalia scagionato

Domenico Papalia lo conosciamo da anni.

Ha scritto molte volte su questo Blog.

Si è sempre dichiarato innocente.

Recentemente aveva ottenuto la riapertura del suo processo e, il 15 marzo, la Corte di Appello di Perugia ha emesso sentenza di assoluzione, per non aver commesso il fatto, nei suoi confronti.

Sono 41 anni che Domenico lotta per quella che sempre definito una ingiustizia.

Ora i giudici gli danno ragione. Ma che giustizia è una giustizia che costringe una persona a stare in galera decenni prima di ottenere giustizia.

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Massama, 20/03/2017

Caro Alfredo,

Come ti avevo anticipato qualche tempo fa, avevo presentato istanza di riapertura del processo riguardante la condanna all’ergastolo ostativo. L’istanza è stata accettata e si è fatto il processo di revisione presso la Corte di Appello di Perugia che il 15 marzo ha emesso sentenza di assoluzione, nei miei confronti, per non aver commesso il fatto.

Ho lottato 41 anni per dimostrare la mia innocenza e alla fine giustizia è stata fatta, anche con molto ritardo.

Mi dispiace che per questo processo si siano sprecati fiumi di inchiostro sulla stampa e sulla TV, mentre ora che c’è stata l’assoluzione c’è stato un silenzio di tomba, nonostante siano passati 41 anni. Mi sarebbe piaciuto che la stampa avesse dato il giusto rilievo perché gli operatori penitenziari e i Magistrati di Sorveglianza leggessero la mia assoluzione e capissero che non potevo collaborare perché innocente, oltre che essere un punto di riflessione per coloro che sostengono l’abolizione dell’ergastolo ostativo, ma non è stato così e mi dispiace. Perciò ti prego di mettere sul Blog questo messaggio.

Questo ergastolo revocato era stato dichiarato dai Magistrati di Sorveglianza.. “ergastolo ostativo”. Spero che ora non si inventino altro.

Ti ringrazio molto per la tua disponibilità.

Un caro abbraccio.

Domenico Papalia

Intervista a Carmelo Musumeci

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Pubblico oggi questa intervista fatta al nostro Carmelo Musumeci apparasa su “Vice” (https://www.vice.com/it/article/41bis-ergastolo-e-semiliberta-in-italia-carmelo-musumeci).

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VICE: Raccontami come sei finito in carcere.

Carmelo Musumeci: Sono cresciuto in un paesino ai piedi dell’Etna. Eravamo poveri, e io ho cominciato a nutrirmi della cultura di strada già da piccolo. Mia nonna, per esempio, mi ha insegnato a rubare al supermercato quando ero ancora un bambino, e così la prima volta sono finito in carcere che ero ancora minorenne.
Intorno ai 15 anni i miei genitori si sono separati e sono stato mandato in un collegio al nord. Là ho iniziato a covare rabbia nei confronti del mondo e delle istituzioni, e quando poi sono tornato a casa ho trovato le stesse difficoltà economiche che avevo lasciato: in quel momento, forse inconsapevolmente, avevo già imboccato le strade sbagliate. Ho iniziato con una serie di piccoli reati e poi, dopo aver visto che si poteva guadagnare, ho alzato il tiro: nel 1972 sono stato arrestato durante una rapina in un ufficio postale.
Quando sono uscito mi sono ributtato in quel mondo. Fino a una sera del 1990 in cui, in uno scontro tra bande rivali, mi beccai sei pallottole. Sono sopravvissuto, ma quello era un ambiente in cui o ammazzi o vieni ammazzato. Così poi è successo quello che è successo.

A cosa hai pensato quando ti è arrivata la sentenza definitiva?

     Quando sono stato arrestato sono stato considerato un criminale di spessore, e quindi nel 1991 sono stato sottoposto al 41bis. Mentre stavo in isolamento per un anno e sei mesi, in una cella buia con l’impossibilità di parlare con qualcuno, mi è arrivato il telegramma della mia compagna che confermava l’ergastolo. Be’, inutile dire come mi è crollato il mondo addosso: avevo la consapevolezza che non sarei mai più uscito da là.

Il 41bis è il regime carcerario più duro del nostro ordinamento è l’isolamento totale: personalmente non riesco a pensare a come ci si possa convivere. Com’è stato?

     Erano gli anni in seguito alla strage di Capaci e lo Stato era in lotta con l’anti-stato, la mafia: io, tra le accuse, avevo anche quella di associazione mafiosa, e quell’articolo permetteva dei trattamenti più duri per creare collaboratori di giustizia. In pratica vivevo in una cella quasi totalmente buia, ricevevo da mangiare da uno spioncino, avevo poca acqua e sono stato offeso da guardie sbronze. Venivo torturato.

Non hai mai pensato di ucciderti?

     Ci ho pensato costantemente: sarebbe stata la via di fuga più facile. Mi sento anche di dire che chi pensa a togliersi la vita non è vero che non l’ama: chi si toglie la vita in quelle condizione ama la vita talmente tanto che non vuole vedersela appassire. Ho sempre ammirato chi ha avuto il coraggio di farcela perché anche oggi soffro per quello che ho vissuto in quei giorni.
Mi fa ancora male parlarne, non perché ero innocente ma perché ho sofferto per nulla, e tutto questo non aiutava né lo Stato né i parenti delle vittime. Ma quando hai dei figli, hai una responsabilità. Non potevo andarmene così.

Nel tuo diario online definisci le notti passate in carcere, dopo una giornata di quasi libertà, il tuo “ritorno all’inferno.” Quali sono le cose più brutte che hai visto?

     Paradossalmente, le cose che ti succedono intorno. Quella che forse mi fa ancora male è del 1992, quando ho visto il trattamento ai ragazzi della strage di Gela [lafaida tra gruppi criminali che nel giro di poche ore, nel novembre del 1990, innescò una catena di agguati mortali]. Erano ancora dei ragazzini, non credo sapessero quello che stavano facendo: ho visto strappargli la vita per sempre in quelle mura. Quello che voglio dire è che il carcere dovrebbe far capire al condannato dove ha sbagliato, ma l’unica cosa che vedevo in quegli anni era un processo che portava al “io ho ucciso ma tu [il carcere] mi stai uccidendo lentamente, giorno dopo giorno.”
Penso che la cosa che fa più paura a un criminale è il perdono sociale, perché perdi tutti gli alibi e dici “cazzo, ho fatto del male e queste persone mi stanno perdonando.” Quando invece vieni trattato male ogni singolo giorno ti dimentichi del male che hai fatto, e quello che provi non è certamente il rimorso.

Quanto a te, come si svolgeva una tua regolare giornata in carcere?

     Dopo i primi anni ho cambiato carcere spesso: ogni carcere è uno stato a sé, con le proprie regole e i propri ritmi. Ma in generale è tutto molto piatto: mi svegliavo verso l’alba e iniziavo a studiare, nell’ora d’aria facevo una corsetta, e poi verso mezzogiorno mangiavo a mensa. Il pomeriggio rientravo in cella e la sera mi cucinavo qualcosa da mangiare. Questo per migliaia e migliaia di giornate.

È scontato da dire, ma immagino che in una situazione del genere trovare uno scopo ti aiuti ad affrontare le giornate. Come nel caso dello studio. Come funzionava, e come ti procuravi i libri necessari?

     Sì, se non fosse stato per lo studio sarei impazzito. Ho anche iniziato a scrivere, oltre a studiare per laurearmi in giurisprudenza e filosofia: penso che in Italia manchi una letteratura sociale carceraria. Voglio dire, la letteratura è l’anima e la storia di un paese, per questo m’illudo di crearne una con i miei romanzi.
Per quanto riguarda i libri, dopo il 41bis ho potuto averne, fortunatamente. A volte non dovevano essere più di tre, non potevano avere la copertina dura e nonostante fossi iscritto all’università mi mancavano sempre dei manuali. Il solo fatto che cambiavo spesso carcere rendeva sempre difficilissimo l’iter universitario.

A cosa erano dovuti i costanti spostamenti di carcere?

     Diciamo che ero un detenuto scomodo. Dopo un po’ che studiavo chiedevo sempre più cose che mi appartenevano come diritto, e questo può dare fastidio ai dirigenti. Era un attivismo scomodo e infatti a chiunque dovesse andare in carcere consiglio assolutamente di procurarsi un codice per capire i propri diritti diritti che spesso vengono trascurati.

Nel tuo caso però a un certo punto sei riuscito a ottenere la semilibertà, caso raro per un ergastolo ex ostativo, per prestare servizio in una comunità. Qual è stata la prima cosa a cui hai pensato?
     Ero sicuro di non avere speranza e di morire in carcere. Quando dopo svariati tentativi mi è stata concessa la semilibertà, non so cosa ho provato qualcosa di inspiegabile, forse, ma molto simile all’ansia e alla paura. Ho pensato alla mia famiglia, ai miei nipoti…

E quando sei effettivamente uscito cosa ti ha sorpreso di più?

     Le piccole cose, paradossalmente, come affacciarsi a una finestra o guardarmi allo specchio in carcere ci sono solo specchi piccolissimi. Mi sono guardato allo specchio e ho visto tutto il mio corpo, ma non era più il mio corpo. Era quello di una persona che non sapevo chi fosse. Poi un’infinità di sensazioni e cose di cui mi ero completamente dimenticato cose come percepire la sabbia tra le dita dei piedi, l’odore del mare, la pelle dei miei figli.

In che modo hai trovato cambiato il mondo? Voglio dire, ti sei perso l’esplosione di Internet…

     Quando sono uscito la prima volta mi sono fermato, e per un po’ mi sono guardato intorno immobile. Tutto mi sembrava irreale e diverso da come mi ricordavo il mondo. Le persone sono cambiate, così il modo di vivere e adesso anche prendere un semplice treno, con le persone connesse ai loro pc è come guardare un film di fantascienza. Insomma, è tutto molto strano e mi ci sto abituando piano piano, ma sono dannatamente felice di doverlo fare.

Il carcerato ‘a pezzi’ e il magistrato che si dà ragione… di Francesca De Carolis

Pubblico oggi questo pezzo di Francesca De Carolis.

La storia che racconta Francesca è quella di Francesco, un detenuto del carcere di Opera, con il corpo che sta andando a pezzi per via di una malattia considerata incurabile. Francesco vorrebbe solo tornare a casa per vivere il tempo che ancora ha da vivere, in lbertà e con i suoi genitori.

Ma il Giudice di Sorveglianza ritiene che debba stare ancora in carcere, che sia un soggetto “in pericolo di fuga” e poi.. le cure in carcere sono adeguate..

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Un po’ di pazienza, ma anche oggi sono qui a parlarvi di carcerazioni. Perché sono tante le vite che si vorrebbe lasciar morire nel nulla, ma c’è chi da quel nulla si ostina a inviare richiami, che sono sussurri, che sono urla…

E come un urlo arriva dal carcere di Opera la terribile storia di Francesco. Mi arriva con la lettera del suo compagno di cella, Alfredo Sole, che qualcosa chiede si faccia per questo suo compagno, malato “anzi direi a pezzi, letteralmente”. Perché Francesco è affetto dal morbo di Burge. Patologia terribile, incurabile. Le arterie si atrofizzano, si seccano fino a morire. E piano piano si perdono parti del corpo, che la malattia porta alla necrosi. Prima le estremità, poi gli arti, su su fino ad attaccare gli organi interni e morirne. A Francesco è già stato amputato un pezzo di piede. Nulla da fare per lui se non cercare di rallentare il percorso di una malattia senza scampo.

Francesco è stato arrestato quando aveva poco più di diciotto anni, nel 1991. In carcere ne ha già passati ventisei, di anni. Ha fatto richiesta di arresti ospedalieri o domiciliari, per provare una cura sperimentale. Per illudersi di potersi curare… Ma la richiesta è stata respinta dal magistrato di sorveglianza, ed è stato respinto anche il ricorso che contro questa decisione Francesco ha fatto al Tribunale di sorveglianza . La motivazione, “come da prassi”: persona “pericolosa e evidente pericolo di fuga”.

Già, perché Francesco ha compiuto gravi reati quando non era ancora maggiorenne. Ma, faccio miei l’interrogativo e la riflessione del suo compagno di cella: “per stabilire se una persona è pericolosa o no, cosa bisognerebbe valutare?

Se oggi quella persona è costretta a stare a letto perché privo di una parte del suo arto inferiore, per una patologia che lo porterà a perdere altri pezzi, poi alla morte certa, se quella persona è stata arrestata per reati che risalgono a quando aveva diciassette anni, e ha passato in carcere molto più degli anni della sua vita libera, come si stabilisce che è pericolosa?”

Ma semplice… “La solita novella…, se si commettono reati gravi, nonostante sia passato più di un quarto di secolo, bisogna continuare a giudicare quella persona attraverso la vecchia documentazione e non certo attraverso un’analisi della persona che è oggi”.

Insomma nulla, proprio nulla sembra si guardi a quello che nel frattempo, in questi ventisei anni, ne è stato di Francesco… Cosa abbia fatto, che so… se abbia seguito percorsi rieducativi, se li abbia rifiutati, se preghi, se maledica ogni giorno quella sua vita, se e quanto possa correre per fuggire via con quella malattia che se lo sta mangiando vivo… Nulla di nulla. Insomma Francesco è stato cattivo, cattivissimo, e questo non può che essere per sempre!

Anzi, cattivo lo è forse diventato di più. “Non può non evidenziarsi come l’atteggiamento di rifiuto di smettere di fumare posto in essere dal condannato, comporti conseguenze gravissime per la patologia dalla quale il medesimo risulta affetto”. Insomma, quel delinquente che a 17 anni si era già bruciato il cervello con l’eroina, fuma, fuma troppo… aggravando la malattia!

Che il cammino verso la morte non venga affrettata dall’insana abitudine del fumo…

 

Alfredo Sole scrive una serie di riflessioni che provano a “smontare” una a una le motivazioni del Tribunale, e varrebbe la pena di pubblicare tutte… Ve ne riporto ancora un brano, che tocca un aspetto che chissà se il giudice abbia solo sfiorato…

Provate a pensare questo, scrive guardando il suo compagno di cella nel quale prova a immedesimarsi…: “Mi trovo in carcere da quando ero un ragazzino, non ho visto nulla della vita, non ne ho avuto il tempo, sono affetto da una malattia incurabile che mi porterà alla morte. (…) e la mia sarà una morte lenta e durante questa lentezza perderò pezzi del mio corpo. Nonostante di me non resti ormai che l’ombra di quel che ero, non vogliono nemmeno darmi la possibilità di andare a morire a casa… Non sono sposato, non ho figli. Non ho nulla che possa dire: questo è mio! Mi rimangono solo i miei anziani genitori e il rimpianto di una gioventù bruciata!”.

La vita di Francesco si svolge ormai da tempo fra il letto e un virtuale piccolo corridoio che lo porti in bagno, e a volte neanche questo. “La sua mente è distrutta, così come il suo corpo e il suo spirito. L’uso prolungato di psicofarmaci lo ha portato ad annullare non solo il tempo che scorre, ma anche se stesso. Non ne può più fare a meno… Droghe potenti che lo Stato spaccia dentro le carceri e sono legali!

Però gli si punta il dito, anche nei rigetti, che da libero, da giovanissimo, ha fatto uso di droghe pesanti… ma quelle sono illegali… Questa persona è un guscio vuoto, che all’esterno dimostra l’età che ha, ma nel suo interno è rimasto il ragazzino che hanno arrestato. Ha fermato il tempo con gli psicofarmaci e con esso la possibilità di maturare e forse di comprendere appieno la gravità della sua malattia. Sa che dovrà morire, ma lo comprende veramente?”

Gli psicofarmaci. E’ l’unica cosa che in carcere non manca mai, mi disse una volta una volontaria. E “terrificante” definisce Alfredo la lista degli psicofarmaci che Francesco assume…

Ma il Tribunale giudica sufficienti le cure che in carcere Francesco riceve e irremovibile, conclude: “osservando che sicuramente il prevenuto è da ritenersi persona particolarmente pericolosa in ragione della tipologia della condanna in esecuzione (…) osservando infine come vi sia evidente pericolo di fuga, si è ragione della quantità di pena irrogata e deve essere espiata…”

E ditemi, siccome si tratta di condanna all’ergastolo, non è questa una condanna a “ tu qui devi morire?”. E di lentissima morte…

Ah, dimenticavo, la cosa forse più inquietante, sicuramente più grave dal punto di vista della garanzia del diritto. Il presidente del Tribunale di Sorveglianza che ha respinto il ricorso di Francesco contro la decisione del magistrato di sorveglianza, mi si scrive, è lo stesso magistrato di sorveglianza…

Non sto ad aggiungere altro sul fatto che sia una donna… che per altri, contestabili e arbitrari pensieri, si inerpicherebbe questo mio appunto…

Rimane una tristissima storia, su cui cade l’ombra paurosa del potere tremendo dell’uomo sull’uomo…


 

Riflessoni… di Salvatore Pulvirenti

Pubblico oggi alcune riflessioni di Salvatore Pulvirenti, detenuto ad Oristano.

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Buon giorno cari amici!

E’ da un po’ di tempo che non mi faccio sentire, ma non per colpa mia.

In questi ultimi tempi sono stato un po’ giù di morale.

Purtroppo quando la pena da espiare è molto lunga, anzi non ha un fine, dopo avere passato tutta la mia gioventù in carcere, e non vedi neanche uno spiraglio di luce che possa aiutarti ad uscire da questo buio, la mente comincia a distaccarsi da altri pensieri positivi. Prima ti aiutavano ad andare avanti e ti davano una speranza per fare qualche prospettiva sul tuo futuro, adesso non si vede neanche una piccola apertura.

In questi ultimi mesi si è parlato dei convegni che si sono svolti in varie carceri italiane. Questi congressi sono stati portati avanti da persone molto illuminate. Queste persone, essendo dotate di una grande cultura, hanno capito come funziona il sistema carcerario in Italia.

La cosa più importante da evidenziare, negli istituti di pena italiani, è la macanza di integrazione sociale. Questo si può ottenere mediante assistenti volontari che operino all’interno del carcere, o con persone esperte che ti aiutino a relazionarti con l’esterno.

Nella maggior parte degli istituti di pena italiani, questa determinata funzione non esiste e mancano anche le attività ricreative: come scuole, palestre, corsi di apprendimento, lavoro con l’esterno. L’affettività familiare sembra una cosa da niente, ma ti aiuta a superare qualsiasi ostacolo cerchi di turbare la tua vita in carcere.

Ho avuto modo di leggere qualcosa dei Tavoli Generali che si sono svolti in un carcere in Norvegia, precisamente nel carcere di Halden. In questo istituto di pena le cose sono assai differenti dai nostri penitenziari, nel senso che l’integrazione sociale nel carcere di Halden è molto superiore a quella presente nelle nostre carceri: spazi aperti, biblioteche, scuole, campi da calcio, lavorocon l’esterno, celle aperte dalle ore 7:30 alle ore 20:30. I colloqui telefonici sono diuna durata di venti minuti, poi vi sono dei colloqui straordinari che il detenuto può fare con la propria compagna. In Italia questo non esiste, anzi parlare di affettività nelle carceri italiane sembrerebbe come violare qualche forma di diritto.

In tutto questo mi sono chiesto: perché si parla sempre di Europa unita? Quale è il motivo che spinge i nostri rappresentanti a dire il falso sul sistema carcerario italiano? Quale è il motivo per via del quale non si vuole integrare il detenuto?

Dietro tutto questo ci sono forse delle entità che sono superiori ad altre?

Forse quello che scrivo o penso è frutto di un profilo psicologico sbagliato, perché è da più di 23 anni che sono in carcere. Aiutatemi a capire quello che ancora non ho compreso.

Un forte abbraccio a voi tutti.

Oristano. Febbraio 2017.

Salvatore Pulvirenti

Un altro compleanno in carcere… di Alfredo Sole

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Il nostro Alfredo Sole, detenuto ad Opera, il diciotto novembre dell’anno appena passato, giorno del suo compleanno, si rende conto che l’ultimo testo che aveva scritto in merito al suo compleanno risale al 2007; nove anni prima. Decide allora, in occasione di questo suo ultimo compleanno, di scrivere un pezzo.

E lo stile è quello di Alfredo Sole.. ironico, lucido, malinconico, poetico e sottilmente indignato.

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Un altro compleanno! Che bello! C’è solo un piccolo particolare, siamo nel novembre del 2016, e l’ultimo di cui ho lasciato traccia con uno scritto è datato 18/11/2007! Ne riporto un pezzettino:

“18/11/2007.. una data qualunque per chiunque, ma non per me. Oggi è il mio compleanno, il mio quarantesimo compleanno. Con questo sono diciassette che ne compio qui dentro. E’ triste tornare indietro col pensiero, tornare ai miei vent’anni, un’età in cui credi che il mondo ti appartenga, un’età in cui si è convinti di essere immortali, un’età in cui il futuro si presenta pieno di speranze, di amore, di possibilità. Tutta illusione! Tutta menzogna, tutto inganno. Il tempo? Vuoto. La vita? Illusione. L’amore? L’unico mezzo per sopportare il tempo e aggirare l’illusione”.

Da allora sono passati nove anni! Allora ne compivo  quaranta  e mi sembravano già troppi. Oggi ne compio di nuovo 40, con l’aggiunta di nove, e continuano a sembrarmi troppi… Ma è solo una mia sensazione o lo sono davvero? A pensare che mi lamentassi che di galera ne avevo già scontati quasi diciassette… oggi sono nove anni in più di questa galera. Cosa dovrei fare, continuare a lamentarmi? No! Ormai ho capito. Il mio destino è quello di terminare il mio ciclo vitale dentro queste maledette mura. Pessimista? Forse per qualcuno potrebbe sembrare così, ma io preferisco pensare che io sia un ottimista mancato, di conseguenza, un realista. Brutta parola “realista”, sembra non dare speranza che le cose possano essere diverse da come sono. Forse le cose stanno davvero così. In effetti chi nella storia è riuscito a cambiare le cose se non gli ottimisti? O forse è meglio chiamarli sognatori? Sì, sono i sognatori a cambiare il mondo. I realisti si accontentano di viverlo così come gli si presenta. Beh, se le cose stanno così, allora anche io voglio essere un sognatore! Un… ottimista! Ma… guardandomi attorno, non è che io veda una qualche strada da percorrere che sia diversa da quella che già sto percorrendo. Magari posso sognarla quella strada diversa, magari se ci credo con tutte le mie forze e la desidero veramente, me la vedrò comparire davanti, così, dal nulla. Ma, a pensarci bene, dal nulla nasce solo il nulla. Allora mi sa che quella strada diversa in realtà c’è già. Sì, deve essere così, solo che io continuo a non capire come fare per trovarla. Magari basta solo crederci, essere un ottimista. Sì, dai! Non mi costa poi nulla, no? Perché ostinarsi a credere che le cose non cambieranno mai e che io morirò tra le sporche mura di uno sporco carcere in una sporca cella quando posso credere che va tutto bene? Sì, tra non molto uscirò dal carcere, ne ho scontati già 25 di anni, il più è fatto. Un altro paio di anni e poi… vuoi che un Paese civile come il nostro lascia morire in carcere di vecchiaia un detenuto che è stato arrestato quando anni ne aveva solamente ventitré? No, la giustizia, lo Stato, il Governo, sembrano non avere un’anima e un cuore, ma in realtà l’hanno, sì, dai, certo che ce l’hanno, del resto siamo un paese civile… “civile”, beh l’ho detto più di una volta, ma mi sa che non ne comprenda pienamente il significato, lo dico così, tanto perché lo sento dire agli altri, ma a pensarci bene, cosa voglia dire non l’ho mica chiaro nella mente. Civile dovrebbe provenire, se non erro, da Civiltà. Vediamo Civiltà:

Lessico

Sf (sec. XIII, dal latino civilitas –atis)

1)Il complesso delle attestazioni riguardanti la vita di una popolazione (o di più gruppi etnici) e il suo modo di organizzarsi in età sia prestorica sia storica: civiltà neolitica, egizia, slava, greca, celtica, romana, precolombiana, sudamericana, ecc.

2)Vita materiale, sociale e spirituale di un popolo, o di vari popoli, in riferimento a un’epoca: civiltà rinascimentale, moderna, ecc. “La civiltà dell’atomo (se è civile un atomo, vuoi che non lo siano gli uomini?) è al suo vertice” (Quasimodo).

3)L’insieme delle conquiste raggiunte dall’uomo nel campo scientifico, politico-sociale, spirituale, ecc. Beh, è proprio quell’ “eccetera che mi confonde”: “Il pensiero/sol per cui risorgemmo/della barbarie in parte, e per cui solo/si cresce in civiltà” (Leopardi). Ma non poteva spiegarsi meglio?

4)Cortesia, urbanità, senso civico: “Siate lesti, e pronti a servire gli avventori, con civiltà, con proprietà” (Goldoni). Come no! Ho capito benessimo…

5)Ant., cittadinanza.

In filosofia:

Forma di vita umana associata che realizzi un complesso di valori. La nozione comportava originariamente l’implicito postulato che vi fosse un’unica civiltà, designando con questo termine il tipo di vita associata che si credeva fosse la migliore realizzazione di valori unici e contrapposti a tutti gli uomini, contrapposta alle “barbarie”, quali forme di realizzazione errate e inferiori. Tale concezione di origine greca è stata definitivamente criticata dallo storicismo contemporaneo che ha posto l’accenno sulla molteplicità delle civiltà, ognuna delle quali si pone come un complesso autonomo e relativamente autosufficiente, animato da una particolare vicenda storica che ne segna l’origine, lo sviluppo e il tramonto nei suoi rapporti reciproci con le altre civiltà. Questa teoria è stata particolarmente sviluppata da O. Spengler nel suo celebre libro Il tramonto dell’Occidente (1818-1922). Un’ampia trattazione del tema si deve anche allo storico inglese A. Toynbee che ha distinto le civiltà dalle società primitive. Queste nascono e muoiono senza lasciare traccia, mentre le civiltà propriamente dette sono mondi culturali autonomi capaci di garantire per lungo tempo la propria conservazione. I tre elementi riconoscibili nelle civiltà sarebbero il culturale, il politico e l’economico. Di questo il primo è l’elemento fondamentale, vera e propria “anima” della civiltà, mentre gli altri sarebbero solo “manifestazioni superficiali”.

In sociologia:

“Insieme degli elementi economici, giuridici, culturali, morali e religiosi quali sono realizzati in una data società. Spesso posto in relazione a cultura, il concetto di civiltà per molti antropologi implica tutti quei meccanismi generali e di organizzazione mediante i quali l’uomo controlla e stabilisce le condizioni della sua vita, includendo con ciò non solo i suoi sistemi di organizzazione sociale, ma anche le tecniche e gli strumenti materiali predisposti per questo fine.”

Certo, adesso ho le idee più chiare… ma facciamo almeno finta che io abbia capito cosa significhi “civiltà e civile” e lo ponga con consapevolezza nel mio vocabolario. Bene, prendendo in prestito il significato in sociologia e supponendo che si tratti dell’insieme degli elementi giuridici, culturali, morali e religiosi, dovrei continuare a dare ragione a quanto detto e cioè, che non credo che in un Paese civile come il nostro, lascino morire in carcere un detenuto che ha già scontato così tanta galera. Questo mi rincuora e mi fa pensare che tutto sommato essere ottimisti o sognatori non sia così male e che anzi sia proprio un bene! Ed è quello che voglio essere. Ma, tuttavia, un pensiero dominante frulla nella mia misera testa. Se dopo venticinque anni mi ritrovo ancora a scontare la mia pena in circuiti ad alta sorveglianza, se dopo tutto questo tempo, nei rigetti delle mie richieste di permesso viene motivata con: “Visto il parere negativo del Direttore”, e visto che anche la richiesta di una mia declassificazione, guarda caso chiesta dalla stessa Direzione al DAP, viene rigettata perché i professionisti dell’antimafia ritengono che sia ancora pericoloso, come faccio a essere ottimista? Mi sa che mi verrà difficile, magari potrò essere un sognatore, ma non certo di quelli che poi alla fine cambiano il mondo, ma un sognatore e basta, uno di quelli che la sera, prima di andare a dormire, pensano: “Un altro giorno è passato, un altro giorno di galera in meno”. Ma come estrapolare un giorno di galera in meno in una pena che non ha fine? Cazzo! Non potrò nemmeno essere un sognatore! Non mi resta altro allora che sperare di sognare, magari sogni felici, prati fioriti… Ma anche i sogni che mi hanno abbandonato da molto tempo e, quando sogno, sogno il carcere. Allora sai cosa faccio? Torno ad essere un realista, almeno quando sogno il carcere posso sempre dire che è normale visto che tutta la mia giovinezza e l’intera esistenza le ho trascorse dentro queste mura. Mi rassegno al destino che hanno scelto per me, mi giro dall’altra parte e, se posso, mi faccio una bella dormita sperando di non sognare affatto.

Al prossimo compleanno. Magari tra altri nove anni ancora…. Questo sì che è ottimismo!!

Undici anni seppellito nel 41 bis… di Federico Chessa

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Questa lettera ci giunge da Federico Chessa, che è stato “seppellito” per 11 anni nel regime del 41 bis.

Il 41 bis.. un regime penitenziario che è intrinsecamente contrario alla dignità umana.

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In undici mesi sono riuscito ad avere solo una visita urologa, due giorni prima che mi revocassero il 41 bis.

L’impressione della struttura era micidiale, perché dava quel senso di oppressione, di claustrofobia, di tortura psicologica, più peggiore dei racconti sentiti su Pianosa e Asinara.

Sulle due isole la tortura era fisica e di alimentazione, viceversa a Sassari era tutto l’insieme, ti devastavano moralmente, alfine di violentare la tua dignità, calpestare i tuoi sentimenti, per annichilire la personalità e ridurci a dei vegetali.

Tutti quelli che passeranno almeno un anno a Sassari, avranno problemi psichiatrici, per la tortura maggiore che è psicologica, insieme alle angherie quotidiane. Ne racconto una per far comprendere a che punto arrivava la crudeltà di certi personaggi: finita la cassa d’acqua che ero riuscito a comprare, ero rimasto senz’acqua, un mio compagno mi aveva portato una bottiglia al passeggio, l’agente se ne accorge e informa l’ispettore. Dopo un quarto d’ora viene l’ispettore davanti alla cella, voleva farmi la paternale, gli spiegai che dovevo bere, ed era loro dovere rifornirmi di acqua potabile, invece lui insisteva che non dovevano passarmi l’acqua e voleva farmi rapporto.

Constatando che non si poteva discutere con una visione mentale così chiusa, lasciai perdere. A onore della verità, dopo un paio di giorni mi mandò una cassa d’acqua. Un paio di settimane dopo venni a sapere che all’ispettore gli avevano fatto capire che era andato troppo oltre, aveva capito e mi aveva mandato l’acqua.

L’Italia che si vanta di essere culla del diritto, non ha avuto nessuna remora a contribuire un obbrobrio come Bancali, equiparalo alle segrete medievali non è una esagerazione.

Quando mi hanno revocato il 41 bis, mi hanno portato in una sezione a regime AS-2, dove sono stato due giorni. Quello che mi è rimasto impresso è stato il tempo trascorso alla finestra, ammirare il panorama che si vedeva dal secondo piano, sensazioni difficili da spiegare, ma profonde e molto sentite. In quei momenti mille pensieri affioravano la mia mente, quello più ricorrente era il colloquio con i familiari, poterli di nuovo abbracciare dopo undici anni. Immaginavo il momento, vivendolo come fosse reale.

Non potrò mai dimenticare questi undici anni trascorsi a regime di tortura del 41 bis, ma principalmente gli undici mesi nei sotterranei di Sassari. Una vergogna per la civiltà italiana, ma anche per l’Unione Europea.

Un Paese che vorrebbe progredire usando la crudeltà e la tortura contro i suoi cittadini, non ha un grande futuro.

Chessa Federico

Oristano settembre 2016

Reclamo di Francesco Annunziata

artessa
Da tempo Francesco Annunziata -il nostro Nellino- è stato trasferito nella CR di Oristano dove si ritrova ad affrontare ex novo alcune restrizioni illegittime sull’uso di certo materiale didattico (nella fattispecie, libri con copertina rigida), nonostante il diritto allo studio, in sede di istituti penitenziari, preveda l’uso di strumenti atti ad agevolarne il percorso (dal sito del ministero si legge: Il regolamento di esecuzione adottato con d.p.r.30 giugno 2000, n. 230 ha introdotto diverse agevolazioni per gli studi universitari. L’art. 44 prevede che, per potersi concentrare nello studio gli studenti siano assegnati, ove possibile, a camere e reparti adeguati e siano resi per loro disponibili appositi locali comuni. I detenuti possono inoltre essere autorizzati a tenere nella propria camera e negli altri locali libri, pubblicazioni e tutti gli strumenti didattici necessari.)
Di seguito il reclamo inoltrato dallo stesso detenuto al ministero della giustizia e agli organi competenti.
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Al MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

e p.c.:

al Magistrato di Sorveglianza di Cagliari;

al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti;

al MIUR;

all’Università degli studi di Cagliari.

Oggetto: reclamo ex art.35; 35bis e 69 O.P.

Il sottoscritto Annunziata Francesco, nato a Roma il 04/10/1974, attualmente ristretto presso la C.R. di Oristano, in esecuzione pena per provv. Cumulo n° sentenza 1831/2009 del 17/12/2009

propone

reclamo avverso al diniego della Direzione della C.R. di Oristano a ritirare libri depositati al magazzino provenienti da altro Istituto Penitenziario e acquistati tramite abbonamento dalla Casa Editrice Hachette fascicoli per la collana: Studiare Scienza.

Ai sensi degli art. 35; 35bis e 69 O.P. in violazione degli art. 9; 21 e 33 Costituzione Italiana.

In diritto

violazione dell’art. 9 Cost. nella parte in cui propone lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica;

violazione dell’art. 21 Cost. nella parte in cui la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o a censura e si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria;

violazione dell’art. 33 nella parte in cui l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

In fatto

il reclamante è studente universitario alla facoltà di ingegneria informatica e biomedica e i libri richiesti rivestono un ruolo di supporto ai testi indicati da programma.

Fungono da approfondimento e supporto al materiale didattico suggerito dai docenti e riguardano materie pienamente connesse quanto complementari agli studi intrapresi.

Trattasi di libri di fisica, matematica, biologia, informatica, ecc.

si allega piano di studi universitario per dimostrare l’attinenza dei testi richiesti con quelli accademici.

Si richiede alla s.V. Ill.ma di intervenire anche in funzione del regolare svolgimento della vita detentiva, laddove è un diritto del detenuto (non semplice interesse legittimo) a usufruire di condizioni favorevoli alle esigenze di studio.

Il reclamante ha proposto ben due istanze volte a ottenere l’autorizzazione a ritirare i testi depositati -sequestrati al magazzino senza ricevere risposta , ciò in violazione del diritto a proporre reclamo, considerando che, disconoscendo le motivazioni al diniego, non si è liberi nella scelta di condividere tali limitazioni, o rivolgersi all’organo di tutela competenti per gli adempimenti del caso.

Inoltre senza motivazione è già nulla il diniego, pur ancora solo verbale.

Vi è un danno anche economico nella misura in cui il reclamante ha stipulato un contratto di acquisto con la casa editrice per dei testi che, di fatto, non può consultare, seppur già autorizzati in altro istituto penitenziario, in violazione della continuità di trattamento tanto invocata in numerose circolari DAP che sottolineano come l’Amministrazione Penitenziaria sia unica e ciò comporti l’equità tra diversi istituti penitenziari; né il reclamante è disposto a rescindere il contratto stipulato per la collezione, tale da rinunciare a un’evoluzione culturale- accademica e sviluppare maggiori competenze nell’ambito universitario scelto.

  • Che il regolamento interno sia vecchio e obsoleto, non conforme a numerose pronunce della Suprema Corte di Cassazione, proprio in materia di diritto allo studio e di testi con la c.d. copertina rigida, è un deficit che non può ricadere in capo al detenuto, né che sia in fase di rielaborazione e in attesa che si completi l’equipe di competenza, è un tempo e/o motivazione “ipotetica” che può ritenersi prevalente rispetto alle esigenze di studio prospettate, o ritenere subordinato il diritto allo studio alle deficienze organizzative dell’Istituto.
  • Proprio il concetto di studio, a maggior ragione quello universitario e le agevolazioni sviluppate tra Ministeri competenti, fanno leva sulla concezione di dignità della persona da un lato, e sulla vocazione sociale dell’università dall’altro.
  • A volte un percorso formativo di alto livello rischia di creare frustrazioni maggiori in condizioni limitative.

Invece lo studio deve poter offrire gli strumenti per poter meglio gestire se stessi. Già non si lamentano altre disfunzioni organizzative-strutturali come la violazione degli art. 19 comma 4 legge n. 354/75 e 44 DPR n. 230/2000 che agli studenti universitari assegnano la cella singola, ma anche limitazioni sui testi risultano inaccettabili.

Inoltre si rappresenta alla s.v. che in questo istituto ancora non vi è attuazione dell’accordo dell’apripista alla formazione di poli universitari penitenziari in Sardegna, come è evidente che il nuovo protocollo riprende quanto già previsto nell’accordo nazionale del 2004 citato.

Il processo di riforma che recentemente è stato avviato dall’amministrazione penitenziaria per migliorare la situazione carceraria, si concilia senz’altro con l’incremento del numero di detenuti studenti, che hanno bisogno di condizioni di vita più tranquille.

Tranquillità che inevitabilmente viene a mancare quando, anche per avere dei libri, si rende necessario il ricorso alla magistratura di sorveglianza.

PTM

voglia la s.v. intervenire e ordinare alla direzione la consegna dei libri depositati al magazzino integri senza deturpazioni. Nell’era della tecnologia, il cartaceo è sacro.

Confidando nell’accoglimento, ringrazia.

Con osservanza

Oristano 4 novembre 2016

Francesco Annunziata

Carmelo Musumeci semilibero

liberta

Carmelo Musumeci fu il primo detenuto che conobbi.

Dall’incontro con lui nacque -grazie anche a Nadia Bizzotto e Maria Luce- questo Blog.

Lui era il simbolo vivente degli ergastolani ostativi, l’ergastolano ostativo per eccellenza.

E lo è stato per tutti questi anni.

Anni di perseveranza totale, non solo per se stesso, ma anche per gli altri.

In tutti questi anni non ha mai smesso di credere.

E, ad un certo punto, dopo più di 25 anni di detenzione, ecco il venire meno dell’ostatività. Quella che doveva essere una via senza mai alcuna uscita, ha svoltato verso un’orizzonte dove fosse possibile immaginare una parte di vita da vivere oltre le mura, ma questa volta, dalla parte del cielo, del sole, del camminare liberi.

E adesso Carmelo, con la semilibertà che gli è stata recentemente data, può camminare libero.

La notte dovrà comunque ritornare in carcere. Ma il giorno, il giorno.. vivrà la libertà.

Questo è un momento speciale. Lo è per lui, ma lo è anche per tutti quegli ergastolani ostativi che hanno un motivo in più per sperare, credere e non arendersi.

Di seguito un testo scritto da Carmelo per l’occasione.

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“ (…) concede a Carmelo Musumeci il beneficio della semilibertà consentendogli di prestare un’attività di volontariato presso una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, al servizio di persone gravate da handicap.” (Tribunale di Sorveglianza)

Oggi è uno dei giorni più belli della mia vita. Penso che più di credere a me stesso ho scelto di credere negli altri. E forse questa è stata la mia salvezza. Mi hanno notificato l’esito positivo della Camera di Consiglio sull’istanza della semilibertà. Uscirò dal carcere al mattino e rientrerò alla sera per svolgere, durante il giorno, un’attività di volontariato presso la Comunità Papa Giovanni XXIII.
Quando arrivo in cella con l’Ordinanza del Tribunale di Sorveglianza tra le mani mi gira la testa. Il mio cuore batte forte. Respiro a bocca aperta. Lontano da occhi indiscreti, appoggio la testa contro il muro e mi assale una triste felicità. In pochi istanti rivivo questi venticinque anni di carcere con i periodi d’isolamento, i trasferimenti punitivi, i ricoveri all’ospedale per i prolungati scioperi della fame, le celle di punizione senza libri né carta né penna per scrivere, né radio, né tv, ecc. In quei periodi non avevo niente. Passavo le giornate solo guardando il muro.
Poi ad un tratto scrollo la testa. Smetto di pensare al passato. Mi faccio il caffè. Mi accendo una sigaretta. E, dopo la prima tirata, medito che adesso dovrei smettere di fumare perché ora la mia unica via di fuga per acquistare la libertà non è più solo la morte. Alzo lo sguardo. Guardo tra le sbarre della finestra. Osservo il muro di cinta. Per un quarto di secolo ho sempre creduto che sarei morto nella cella di un carcere. Penso che una condanna cattiva e crudele come la pena dell’ergastolo, che Papa Francesco chiama “pena di morte mascherata”, difficilmente può far riflettere sul male che uno ha fatto fuori. Io credo di essere rimasto vivo solo per l’amore che davo e che ricevevo dai miei figli e dalla mia compagna.
Sono stati anni difficili perché non avevo scelto solo di sopravvivere, ma ho lottato anche per vivere. Proprio per questo ho sofferto così tanto. Non ho mai pensato realmente di farcela e forse, proprio per questo, ce l’ho fatta.
Adesso mi sembra tanto strano vedere un po’ di felicità nel mio futuro.
Mi commuovo di nuovo. E il mio cuore mi sussurra: “Per tanti anni hai pensato che l’unica cosa che ti restava da fare era aspettare l’anno 9.999; invece ce l’hai fatta! Sono felice per te … e anche per me”.
Quello che rimpiango maggiormente di questi 25 anni di carcere è che non ho ricordi dell’infanzia dei miei figli. Mi consolo pensando che adesso mi rifarò con i miei nipotini. Poi penso che senza l’aiuto di tante persone del mondo libero che mi hanno dato voce e luce, non ce l’avrei mai fatta.
Ho trascorso buona parte della mia vita godendo dell’unico privilegio di essere rimasto libero di pensare, di scrivere e di dire quello che pensavo: adesso che sono diventato un uomo ombra semilibero non smetterò certo la mia battaglia per l’abolizione dell’ergastolo.


Novembre 2016

Diario di Pasquale De Feo 22 settembre – 21 ottobre

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Grazie alla nostra cara Nadia -a cui dobbiamo il recupero di tutti i diari arretrati di Pasquale De Feo, detenuto ad Oristano- ecco il diario relativo al mese di ottobre.

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Matrimoni mediatici

Tutti ricorderanno la bolgia creata al funerale dei Casamonica a Roma, perché con un elicottero buttavano petali di fiori sulla gente che partecipava al funerale.
I media crearono uno scandalo che restò a lungo nei notiziari e nelle rubriche televisive, con in testa Porta a Porta di Bruno Vespa; non manca mai a questi appuntamenti.
A Nicotera in provincia di Vibo Valentia in Calabria, due giovani sposi hanno usato l’elicottero per atterrare al centro della piazza antistante la Chiesa, dove c’erano tutti gli invitati, erano state chiuse le vie d’accesso, affinché tutto processasse senza problemi l’atterraggio e la funzione religiosa.
Come i media si sono impadroniti della notizia, è iniziato il carosello nei notiziari e la carta stampata.
Il prefetto, che è un funzionario non eletto da nessuno, ha fatto un semplice concorso, ma gli hanno dato un potere che va al di là delle votazioni della popolazione.
Ha fatto una relazione al ministro degli Interni Alfano, per lo scioglimento del comune, perché non ha vigilato e addirittura ha dato le autorizzazioni per transennare le strade, hanno ritenuto un abuso del luogo pubblico.
Premesso che tutto questo can can l’hanno fatto perché lo sposo è un nipote dei Mancuso, in caso contrario neanche ne avrebbero parlato, ma quello che mi domando, come mai non fu chiesto lo scioglimento anche per il comune di Roma? È stato usato lo stesso elicottero del funerale dei Casamonica.
Al 99% quel signore di Angelino Alfano scioglierà il comune di Nicotera, non solo perché deve essere estremista per far dimenticare le tante “marachelle”della sua famiglia, che l’apparato della sinistra copre con i suoi magistrati e il potere dei media, ma anche perché il comune è del sud, pertanto il figlio di un dio minore.
Aveva ragione Einaudi che le prefetture che le prefetture devono essere cancellate dall’istituzione, neanche la portineria deve rimanere, affinché non possa risorgere dalle ceneri come l’araba fenice.
Sono proprio i meridionali come Alfano che sono i peggiori nemici del Sud, si adoperano per tenerlo in soggezione in uno stato coloniale.
Fino a quando non ci sarà una sollevazione dei popoli meridionali, non cambierà mai niente, rimarremmo sempre come in una servitù medievale dei feudatari tosco padani.
22-09-2016

La legge non sa leggere

Ogni tanto trovo notizie di errori giudiziari, che rovinano la vita alle persone, ma per incanto hanno poca risonanza mediatica, semplicemente per non urtare la casta dei magistrati.
Su Panorama del 24 agosto ho trovato un articolo su Luigi Pelaggi, che nel 2010 era a capo della segreteria del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, il 22 gennaio 2014 fu arrestato con l’accusa di corruzione, fu arrestato su ordine del GIP milanese Luigi Varanelli, che aveva firmato l’ordine il 19 dicembre 2013, ma già all’epoca dell’arresto era stato trasferito ad altra sezione.
Il 27 maggio 2014, il GIP modifica la custodia cautelare in carcere in arresti domiciliari. Il 2 giugno 2014 torna in libertà dopo 141 giorni complessivi di reclusione.
Il 23 settembre 2014, il Tribunale di Milano si dichiara incompetente territorialmente sul reato e trasmette gli atti a Roma.
Il 25 novembre 2014 il Pm di Roma Paolo Ielo chiede l’archiviazione per Luigi Pelaggi, la corruzione non sussiste.
Il 18 maggio 2015 il GIP di Roma Ezio Damizia dispone l’archiviazione per Pelaggi. La Procura Generale della Cassazione avvia un’inchiesta.
Durante i cinque mesi di detenzione, se non avesse trascorso il tempo a studiare le 32 mila pagine dell’inchiesta. Facilmente non si sarebbe salvato. Ha trovato un documento che in modo inoppugnabile lo scagionava.
Nel 2010 la presidenza del Consiglio non nomina commissario alla bonifica del sito che una volta era occupato dalla SISAS, industria chimica fallita. L’anno successivo la procura di Milano apre un inchiesta. Con l’avviso di garanzia, chiede per cinque volte di essere interrogato, presentando varie memorie scritte. Non l’hanno mai convocato. Se non puoi difenderti come fai?
Nove giudici non hanno visto oppure non hanno letto le carte, per sua fortuna le ha lette lui. Giustamente vuole giustizia e chi ha sbagliato paghi per i suoi errori. Dubito che succederà, i magistrati e in particolar modo i PM sono intoccabili, al di sopra della legge, non pagano mai, per questo motivo hanno rovinato migliaia di famiglie, ma nessuno ha mai pagato. Enzo Tortora è il nome più famoso, tutti i suoi magistrati hanno fatto carriera invece che pagare lo scempio che hanno fatto. L’hanno fatto morire con un tumore, soprattutto con le sofferenze patite.
La sua amara riflessione: “Se la giustizia italiana funziona così, puoi davvero farti il segno della croce”.
23-09-2016

Juventus

La storia bisogna studiarla, perché trovi delle notizie molto curiose, che in un certo senso rispecchiano quello che è l’attualità.
Leggo un servizio sulla Juve, con il titolo che è tutto un programma: “Juve, la costruzione di un falso mito”.
Nel campionato 1912-13 la Juve arrivò ultima in classifica, i dirigenti ottennero un girone a parte per evitare la retrocessione. Perché ci fu la volontà di non farli retrocedere? Credo il potere torinese intervenne per bloccare l’affronto della serie B. Ma la storia si vendica sempre, la Juve è andata in serie B con l’ignominia della condanna per aver falsato il campionato, togliendogli due scudetti.
A prescindere il potere che per decenni ha dato la possibilità di far vincere quasi sempre la triade Torino-Milano:Juve, Milan e Inter.
Mi auguro che con interlocutori nuovi, le milanesi sono diventate cinesi, la Roma americana, possono dare a tutti la possibilità di vincere con merito e non per potere. Il problema sono gli Agnelli, che credono di aver diritto divino alla vittoria.
24-09-2016

La siccità africana

Nel silenzio dei media Occidentali, si sta consumando un dramma nell’Africa, una siccità come quella degli anni Ottanta, che causò solo in Etiopia un milione di morti.
Ho letto un articolo di Roberta Rughetti coordinatrice dei programmi Amref in Africa, vive la maggior parte del suo tempo in Etiopia.
Per mancanza d’acqua, aumentano le malnutrizioni, malattie e morti, anche le scuole si svuotano perché vengono impiegati dalle famiglie per fare rifornimento d’acqua.
Questa siccità causa anche gli esodi di milioni di persone che si spostano per avere una vita migliore, ma anche solo per sopravvivenza.
Le centinaia di migliaia di emigranti, provengono anche da questo contesto, non sono tutti provenienti dalla guerra della Siria.
Roberta Rughetti afferma che in Etiopia sono a rischio almeno cinque milioni di persone. Donare una grondaia o una cisterna a una scuola aiuta a recuperare l’acqua degli acquazzoni, dando la possibilità di studiare invece che cercare acqua.
Il lago Ciad si è prosciugato del 90%. In Zambia che l’elettricità per l’86% proviene dall’idroelettrico, il lago artificiale Kariba è sceso al 13%.
Interi villaggi perdono le braccia lavoro, per andare in cerca di fortuna.
Se l’Africa avesse le strutture dei paesi Occidentali, non avrebbe di questi problemi, perché è un continente che non gli manca niente, ha fatto tutto per emergere dall’indigenza che secoli di colonialismo l’hanno ridotta alla miseria.
Forse è iniziata l’era che chiamano la guerra dell’oro blu. Come al solito l’Occidente fomenterà guerre e guerriglie per controllare anche questo business.
25-09-2016

Massimo Giletti

La domenica su Rai Uno, nel pomeriggio c’è la trasmissione “l’Arena”condotto da Massimo Giletti; un caro amico di Salvini, pertanto hanno la stessa veduta sul razzismo antimeridionale, questo spiega tutto il suo accanimento su ogni avvenimento nell’Italia del meridione.
Il tema della discussione era il matrimonio a Nicotera in provincia di Vibo Valentia, fatto con l’elicottero.
L’unica voce in difesa era l’avvocato della famiglia del ragazzo, gli altri erano tutti inquisitori che servivano alla causa del conduttore Giletti:la Di Girolamo di Forza Italia, una deputata del PD(non ricordo il nome), la conduttrice Miryam Merlino(conduce un programma su La 7), e una specie di giornalista che ogni volta che ho visto questa trasmissione(lo faccio quando voglio soffrire sic;devo essere un po’ sadomaso), urla per farsi fare l’applauso, ci riesce sempre, ho il dubito che sia a comando, con Giletti non c’è da meravigliarsi.
Le scritte della trasmissione “nipote del boss si sposa con l’elicottero”, subito sono partite le bordate, chi più ne ha e più ne mette.
L’avvocato ha subito chiarito che il ragazzo non è nipote della famiglia Mancuso. Giletti non sapeva come tenere in piedi la trasmissione, caduto il pilastro su cui aveva poggiato tutto il discorso. Per cinque minuti non ha fatto che chiedere all’avvocato se era sicuro, cercando di istallare il dubbio per salvare questa menzogna che aveva prodotto con tanta leggerezza.
Tutti gli ospiti hanno continuato a discutere e infervorarsi su questo episodio “mafioso”, un gesto che ha un significato, un messaggio lanciato al paese, la solita retorica miserabile, fregandosene che era una menzogna.
Si sono accaniti sulla pericolosità del ragazzo perché era pregiudicato, è uscito a galla anche questo, da trafficante internazionale di droga, si è scoperto che era stato arrestato perché aveva piantato trenta piante di canapa; un’altra menzogna confezionata da Giletti.
Interpellato l’avvocato ha detto a tutti: accertato che non è parente della famiglia Mancuso, e pertanto non stiamo parlando di un fatto mafioso, di cosa stiamo parlando? Avendoli messi in cattiva luce davanti ai telespettatori, hanno iniziato ad aggredirlo, e da quel momento non gli hanno fatto finire nessun concetto, come Giletti gli dava parola e iniziava un discorso, subito iniziava il vergognoso modus operandi per non fargli finire la frase.
Essendo politica della Di Girolamo non mi aspettavo niente, per di più che si trova lì, per essere passata dal letto di Berlusconi, ma dalla Merlino non me l’aspettavo, sia perché è napoletana, conduttrice e giornalista, eppure non ha avuto nessuna etica morale e professionale, anche lei si è unita al coro.
Allora l’hanno messa sulle regole, come aver atterrato davanti alla chiesa, fosse il crimine più efferato del mondo.
Neanche è bastato che, hanno intervistato gente del paese tra cui lo zio del ragazzo, hanno smontato il caso gonfiato dai media. Ma ormai la trasmissione doveva andare avanti e con una condanna.
L’avvocato gli ha detto, se questo episodio fosse successo in Emilia Romagna neanche se ne sarebbe parlato, inoltre se verranno accertati reati, il ragazzo ne risponderà davanti alla giustizia.
Il più bieco moralismo ha acceso gli animi.
Dimenticavo che il comune aveva rilasciato i permessi, l’unico permesso che non avevano era quello di atterrare davanti alla chiesa, l’avevano per atterrare nel campo sportivo a qualche centinaia di metri dal luogo della cerimonia.
La ciliegina sulla torta, hanno fatto chiudere la trasmissione a un Pm della DDA di Vibo Valentia; facilmente è stato lui a dare la notizia falsa della parentela. Ha fatto un discorso senza né capo e né coda, retorica deprimente senza costrutto. Essere nelle mani dei signori come questi è necessario affidarsi alla sorte.
Hanno strumentalizzato l’evento e manipolato la trasmissione. Purtroppo nessuno si scuserà con il ragazzo, che voleva un matrimonio particolare da ricordare negli anni, invece lo ricorderà per l’incubo in cui è caduto.
26-09-2016

L’islam francese

In Francia hanno fatto uno studio per avere una visione più completa dell’islam. La prima cosa che hanno scoperto e che in Francia non ci sono 5-7milioni di musulmani, ma sono 3-4 milioni, molto giovani perché l’età media è di 35 anni.
Il 46%dei musulmani sono secolarizzati e non trovano contraddizioni tra i valori della Repubblica e l’Islam.
Il 25%si ritiene musulmano rivendicando con orgoglio la propria appartenenza religiosa e la esibiscono in pubblico ma nel rispetto delle leggi e la laicità dello Stato.
Il 28%sono ritenuti dallo studio musulmani fondamentalisti, che affermano il primato della legge islamica su quella della Repubblica francese, e sono favorevoli a comportamenti vietati come la poligamia o indossare il burqa.
Il 50% tra i 15 e i 25 anni, usano l’islam per affermarsi ai margini della società.
Con questi numeri, la Francia è una polveriera, pertanto continuerà a sformare ragazzi che si arruoleranno nei gruppi islamici combattenti, definiti terroristi. Allo stesso tempo quando ci sarà bisogno di qualche attentato per eccitare gli animi, la Francia non avrà problemi. Diversamente dagli americani che glieli procurano i sauditi, i francesi li hanno in casa.
27-09-2016

Cerreto Sannita

Il geologo Mario Tozzi in un intervista parla del terremoto successo nel centro Italia, recriminando sul fatto che non si fa prevenzione, ma si aspetta che succedono i disastri per poi ricostruire.
Da ogni parte non si fa che proclamare della prevenzione, addirittura che ci sarebbe anche un risparmio sia in vittime che in soldi.
Purtroppo prevalgono le lobby dell’industria delle catastrofi, che con il paravento dell’elevato costo della prevenzione, riescono, con l’aiuto di questa classe politica, a mantenere le cose come stanno e lucrare nella ricostruzione, a discapito delle centinaia di vittime e le immani sofferenze.
Questi piccoli borghi antichi si potrebbero mettere in sicurezza con poca spesa usando le catene, come facevano nei secoli passati, in più emanando una legge seria sulle nuove costruzioni. Ogni nuova tragedia si stracciano le vesti, ma poi tutto rimane come prima.
Questi piccoli paesi colpiti dal terremoto, dovevano avere un contributo della regione Lazio che aveva stanziato un miliardo di euro, per mettere in sicurezza case e scuole, scrivono che per colpa della burocrazia non è arrivato niente, mi chiedo dove sono finiti i soldi? Dovrebbero indignarsi, ma tutto tace.
Nel servizio viene menzionato un piccolo paese del Molise Cerreto Sannita, distante 70 KM da Napoli, in pieno territorio borbonico, nel 1688 fu colpito dal terremoto, fu completamente raso al suolo. Il conte Carafa, chiese aiuto agli architetti dello Stato Pontificio per la ricostruzione in sicurezza del paese.
Studiata la situazione, stilarono una relazione basata su un idea semplice e precisa:uso di pietre squadrate, travi in pietra sopra le porte e le finestre. Dopo oltre tre secoli il paese è ancora in piedi, nonostante decine di scosse in tutto questo tempo.
Quando si costruisce con coscienza, i risultati si vedono anche a distanza di secoli. Al giorno d’oggi la corruzione non guarda in faccia nessuno, nemmeno le scuole colpiscono la coscienza di questi miserabili personaggi. Ma, i colpevoli matricolati sono la politica e i sindacati che vedono solo quando gli fa comodo.
La vulgata discriminatoria anti borbonica, coglie sempre l’occasione per discreditare un periodo di libertà e di coscienza del bene comune, mentre non condannano in modo assoluto l’ultimo secolo e mezzo, che ha creato tanti obbrobri edilizi.
Anche questa volta passerà tutto in cavalleria, e nemmeno faranno una legge seria.
28-09-2016

Scopone scientifico

Abbiamo organizzato un torneo di scopone scientifico, è durato tutto il mese, e oggi abbiamo fatto la finale.
Nella pesca per gli accoppiamenti sono capitato con Nellino, lui sa giocare mentre io conosco solo le regole del gioco. Aveva preparato per l’ultimo posto il premio dell’asino, ed era convinto che l’avremmo preso noi, perché le prime partite abbiamo preso delle sonore sconfitte.
Mi ha insegnato le regole generali e le ho applicate, con un po’ di difficoltà siamo riusciti a vincere il resto delle partite, arrivando in finale.
Oggi abbiamo giocato la finale e l’abbiamo vinta, è stata una bella soddisfazione.
Abbiamo preparato un bel buffet di dolci e torte, abbiamo notato che sono rimasti meravigliati il Commissario e l’educatrice Daniela Tavolacci che erano presenti.
Nel mese di ottobre, in coincidenza della visita mensile del magistrato di Sorveglianza, si farà la premiazione.
Mi hanno chiesto un discorso per la circostanza, ho sintetizzato questa frase: “che sia l’inizio di altre alternative”. Il Commissario ha annuito con un sorriso.
29-09-2016

Fulmini

Ho trovato su una rivista un articolo sui fulmini, impressionante perché ho scoperto che l’80%colpiscono i maschi.
Sono lunghi 20 Km e larghi 10 centimetri, ogni anno uccidono dalle 6 mila alle 24 mila persone e ne feriscono 240 mila nel mondo…
Nel mondo cade un fulmine ogni tre secondi; in Italia ogni anno né cadono un milione e seicentomila.
La zona del mondo che è colpita più colpita dai fulmini è il Golfo di Maracaibo, ne cadono 297 per metro quadrato.
Per il riscaldamento globale, hanno calcolato che nel 2100, i fulmini saranno il 50%in più di quelli attuali.
Una volta ho letto che un fulmine contiene energia elettrica pari a quella che serve per un anno a una città come New York.
Se riuscirebbero a imbrigliare questa enorme fonte di energia, per di più a emissione zero, risolverebbero tutti i problemi di inquinamento e di siccità, perché si potrebbe dissalare tutta l’acqua del mare che si vuole.
30-09-2016

Antonio Di Pietro

Tutti ricorderanno il paladino dell’onestà durante tangentopoli e dopo quando si è creato un partito a misura d’uomo.
Quando parlava sembrava che era l’unico onesto del paese, tanta gente ha creduto che fosse l’oracolo che potesse risolvere tutti i problemi, invece si è rivelato per quello che è, un miserabile peggiore di politici che perseguiva, con acclamazione organizzate dall’ex partito comunista. Di Pietro e il resto del Pool di Milano gli stava spazzando via la classe politica che aveva il potere dal dopoguerra, si apriva l’autostrada per arrivare al governo del paese.
Senza dimenticare che in quelle indagini, l’unico partito salvato fu quello dell’ex partito comunista.
Questo signore si è autoescluso dalla politica, perché fu inquisito per avere creato un solo conto, quello della famiglia e del partito, aveva sottratto dei fondi con i quali si era comprato appartamenti e terreni. Credo che ritirandosi abbia dato modo ai magistrati di chiudere la vicenda nel silenzio generale.
Casualmente ho letto un’altra “marachella”truffaldina di questo signore. Nel 2004 il suo partito “L’Italia dei valori”aveva siglato un patto elettorale con i “Riformisti per l’Ulivo” di Achille Occhetto, Giulietto Chiesa ed Elio Veltri, per le Europee. Il cartello fruttò cinque milioni di euro di fondi pubblici.
Gli alleati di Di Pietro non hanno visto un solo centesimo. Si sono rivolti alle autorità giudiziarie, e due anni fa fu condannato a restituire due milioni e 694 mila euro più interessi. Il campione della legalità l’ha ritenuto uno “stalking giudiziario”, facendo ricordo.
Giulietto Chiesa ricorda che dopo le elezioni, andò da lui per chiedere la parte dei finanziamenti che spettava a loro, Di Pietro lo prese a male parole, dicendogli che erano lì ringraziando a lui, aveva le vene del collo gonfie per l’ira. Gli disse che sarebbe stato costretto ad adire per le vie legali. Di Pietro replicò “fatemi pure causa, vi batterò comunque”.
All’inizio settimana è stato condannato di nuovo a ritornare i soldi del finanziamento pubblico, ma “l’asino di Montenero di Bisaccia”non ne vuole sapere. L’avaro di Molière gli fa un baffo.
Di Pietro l’ha denunciato chiedendo un risarcimento di 250 mila euro, ha perso la causa. È sicuro che lo farà di nuovo per l’intervista che ha concesso al Corriere della Sera, ma, Giulietto Chiesa ribadisce che: “Di Pietro ci ha truffati”, e lui continuerà ad andare avanti fino a quando non avrà più i soldi che gli spettano con tutti gli interessi.
Questo truffaldino dovrebbe essere messo alla gogna, come lui ha fatto con tanta gente, tra cui alcuni si sono suicidati in carcere.
Era diventata una star e tutto gli era concesso nel plauso generale.
01-10-2016

Democrazia

Winston Churchill affermò che “La democrazia è un sistema imperfetto, ma uno migliore non c’è”. Le parole esatte non le ricordo, ma il senso era questo.
Analizzando tutti i sistemi, l’unico che dà la libertà al popolo è la democrazia, tutti gli altri sistemi ritengono che il popolo sia un gregge di pecore.
Ho letto il libro “Democrazia”scritto da Massimo L. Salvatori. Donzelli editori.
Ripercorre duemilacinquecento anni di storia dell’idea democratica da Solone a Schumpeter, con l’inizio in Grecia fino ai giorni nostri.
Una palestra che è durata tanti secoli, anche se ancora oggi ci sono tante nazioni che sono governate da sistemi dittatoriali e teocratici.
L’ostacolo maggiore affinché il popolo non si emancipasse, è stato principalmente della religione, in questo caso la religione cattolica, che in Europa ha bloccato il progresso democratico per molti secoli, alleandosi con le monarchie e impedendo alle popolazioni di emanciparsi dall’ignoranza e dalla superstizione, per meglio controllarli e guidarli.
Tutti i movimenti che hanno cercato di educare alla libertà e di conseguenza la democrazia, hanno avuto come acerrimi nemici la religione, non pochi sono finiti sui roghi.
Pericle diede il via al sistema democratico, non inteso come lo conosciamo oggi, ma per l’epoca era un grande passo avanti. Nel concedere lo stipendio ai giudici aveva aperto la strada alla democrazia. Per lui la democrazia non era il potere esercitato dalla maggioranza per opprimere la minoranza. Ma l’intero potere del popolo esercitato da ciascun cittadino a partecipare al processo decisionale, decisioni frutto della maggioranza.
Pertanto la democrazia è il potere del popolo. Le leggi sono il frutto prodotto dalla maggioranza. Il governo eletto è delegato a guidare il paese, sotto il controllo dei cittadini, che ha diritto di cambiare opinione se chi governa non faccia l’interesse della collettività.
La Repubblica romana fino alla sua conversione in impero, aveva spezzettato il potere distribuendo tante magistrature, in modo che tanti piccoli poteri non potevano aspirare alla dittatura.
Nel basso e alto Medio Evo, gli imperi, monarchie, signorie ecc., il feudalesimo nel suo insieme, aveva fondato un’alleanza con la religione cristiana, che con la paura, la superstizione e l’ignoranza, avevano sottomesso tutti i popoli europei, convincendoli che Dio lo voleva, e i regni erano stati distribuiti per diritto divino.
Il controllo religioso opprimeva il popolo, ed era considerato una sorta di terrorista chi chiedeva la libertà è una giustizia sociale. La giustizia non era di questo mondo, ma nel frattempo i nobili e il clero banchettavano nell’abbondanza, mentre il popolo languiva nell’indigenza e nell’ignoranza.
Con la fine del feudalesimo nell’Ottocento, iniziarono a circolare con l’illuminismo idee di libertà, ma principalmente che siamo tutti uguali, e anche Dio ha fatto gli uomini tutti uguali, ma il clero complice dell’aristocrazia predicava bene e razzolava male.
Il primo paese che si diede una costituzione ancora in vigore, furono i nascenti Stati Uniti.
Con la rivoluzione francese ci fu una ventata di libertà per i popoli europei, come tutte le rivoluzioni fagocita i loro ideatori, ma impresse nelle menti e nei cuori di milioni di persone che si poteva cambiare il sistema che rendeva pecore e non persone. Anche se Napoleone stravolse la rivoluzione, e con la sua sconfitta ci fu la restaurazione, ma il seme era stato piantato.
La repubblica romana del 1848-49, con la cacciata del Papa aveva emanato una costituzione che sarebbe moderna ancora oggi, peccato che lo stesso popolo che aveva emozionato il mondo con l’uguaglianza, libertà e fraternità, schiacciò con la forza la libertà dell’ideale mazziniano.
Con la prima guerra mondiale, ci furono gli sconvolgimenti che portava il popolo al potere. Ma, come tutti i sistemi senza esperienza, per maturare hanno bisogno di tempo, l’elite ha sempre detenuto il potere, aiutò a istaurare governi conservatori e dittature, ciò causò una seconda guerra mondiale, dalle cui macerie, sorsero tanti governi democratici, con elezioni a suffragio universale.
Le ideologie presero il sopravvento su una vera giustizia sociale, ma i popoli europei dell’era occidentale non avevano mai avuto tanta libertà nella loro storia.
I popoli europei dell’area orientale erano caduti sotto il tallone di una dittatura che aveva predicato libertà, giustizia sociale e democratica, invece si è rivelata una delle più feroci dittature che nulla aveva da invidiare a nazismo e fascismo; il comunismo. Giuseppe Mazzini aveva capito dall’inizio l’ideologia dittatoriale che predicava Marx, questo scritto fa capire il suo pensiero e non aveva sbagliato nella sua analisi: “Mazzini lancia una spietata accusa contro il comunismo, che, volendo migliorare al massimo grado le condizioni dell’umanità, nega alla radice la libertà, che “è la sola garanzia del progresso in questo mondo”, di fatto ripropone in forma inedita la dittatura delle vecchie caste, animata dall’ambizione di dominare le anime e i corpi. Scrive: “avrete una gerarchia arbitraria di capi con l’intera disponibilità della proprietà comune, padroni della mente per mezzo di un’educazione esclusiva; nel corpo per mezzo del potere di decidere circa il lavoro, la capacità, i bisogni di ciascuno. E questi capi, imposti o eletti, poco importa, saranno, durante l’esercizio del loro potere, nella condizione dei padroni di schiavi degli antichi tempi; e influenzati essi medesimi dalla teoria dell’interesse che rappresentano- sedotti dall’immenso potere concentrato nelle loro mani- cercheranno di perpetuarlo; si sforzeranno di riassumere, per mezzo della corruzione, la dittatura ereditaria delle antiche caste”. Giuseppe Mazzini.
Oggi nell’era della globalizzazione, le oligarchie delle multinazionali hanno preso il sopravvento sulla politica, perché con il loro potere economico hanno surclassato il potere politico e messo al loro servizio.
I moderni “aristocratici”sono riusciti a riprendere di nuovo il sopravvento, gestiscono loro il potere come un tempo. La globalizzazione li ha dato questa possibilità. Le grandi imprese sono diventate le titolari delle decisioni economiche a livello mondiale assumendo un potere sovranazionale di fatto li rende sovrani, anche se privo di qualsiasi legittimazione politica, ha svuotato la residuale sovranità degli Stati nazionali.
La democrazia attuale la si può definire un oligarchia democratica oppure la si può chiamare la democrazia delle oligarchie.
Le oligarchie non conoscono limiti alla frenesia del potere, sono cannibali con una fame smisurata. Per non abusare del potere, ci vuole un potere che freni se stesso, questo è possibile solo in una vera democrazia.
I ricchi sono in grado di convertire la ricchezza in potere politico e di falsare l’economia di mercato e la democrazia.
La democrazia è prima di tutto libertà e la forbice tra ricchi e poveri non sia troppo larga, il suo impoverimento ha svuotato la sostanza stessa del sistema democratico. La sovranità popolare non va oltre il voto, per di più influenzato dai media e dall’informazione che orientano politicamente le masse, subalterni a chi ne detiene la proprietà e il controllo.
Un totalitarismo rovesciato scaturito dalla potenza economica delle oligarchie che piegano ai loro interessi le decisioni della politica e delle istituzioni. Non annullano le libertà politiche e civili, non distruggono il pluralismo politico, non costruiscono uno Stato centralistico dispotico, ma svuotano la libertà, pervertono il pluralismo ed elevano alla guida del governo leader che si sono messi al servizio dei magnati del potere economico, da questi foraggiati nel processo elettorale e controllati; mascherato in quanto mantiene la forma della democrazia liberale mentre ne soffoca la sostanza.
La riconquista democratica può avvenire principalmente dall’iniziativa di intellettuali, giornalisti e gruppi di volenterosi, ma principalmente dal popolo.
Se ciò non avviene, la religione alleandosi con le oligarchie, riporterà la bilancia del tempo indietro.
L’unico sistema che ha retto l’urto del potere economico, è stato solo la socialdemocrazia, per di più è l’unico sistema che si avvicina alla democrazia.
Concludo con un discorso di un grande socialdemocratico: “Il cosiddetto neoliberismo poggia, secondo la mia opinione, su una visione riduttiva dell’essere umano. Esso muove dal presupposto che il comportamento umano sia in larga misura guidato unicamente da motivazioni economiche. Sembra credere che sia l’egoismo a orientare, in modo quasi esclusivo, gli individui. Noi socialdemocratici abbiamo una visione dell’essere umano più aperta e benevole. Crediamo che si debba puntare anche sui lati umani che hanno a che fare con la preoccupazione per gli altri, la disponibilità a farsi coinvolgere nei loro problemi, la solidarietà e l’appartenenza a farsi coinvolgere nei loro problemi, la solidarietà è l’appartenenza a una stessa comunità. La nostra visione della società pretende la libertà per gli esseri umani. Ma non la libertà alle condizioni del capitalismo, non la libertà secondo le leggi del mercato. Alcuni compiti il mercato li assolve bene.
Ma nel nostro pronunciamento si ricava anche il principio in base a cui il mercato in ultima istanza deve essere subordinato alle persone”.
Olof Palme Primo ministro svedese ucciso nel 1986.
02-10-2016

Il punto di non ritorno
Il riscaldamento globale ha portato un nuovo record, è stata superata in modo permanente la soglia simbolo di CO2 di 400 parti per milione(ppm), pertanto sarà ricordato il mese scorso come settembre nero.
Ormai si galoppa verso punti di non ritorno, questo comporterà per le future generazioni problemi di salute e di clima; come in questi giorni che c’è un uragano negli Stati Uniti come non avevano mai visto, e ha già fatto oltre 300 morti e danni per un miliardo di dollari.
La soglia di 400 parti per milione era ritenuto il massimo a cui si poteva arrivare, ora verrà anche superata, perché non si fermano nell’inquinamento, anche se tutti gli stati, tra cui anche la Cina e gli Stati Uniti hanno firmato la carta di Parigi sul clima, ci vorranno anni prima che possa incidere in modo globale sul clima.
Storicamente settembre è ritenuto il mese in cui la concentrazione del gas serra raggiunge il minimo, lascio immaginare cosa può succedere nei mesi e negli anni avvenire.
Speriamo che si sbrigano a trovare un altro pianeta, in modo che le prossime generazioni, in caso che la Terra arriverà a un punto di non abitabilità, si possono trasferire da un’altra parte dell’universo.
03-10-2016

Le carnevalate dei vitalizi

In pompa magna hanno dichiarato che hanno revocato i vitalizi agli ex parlamentari Cesare Previti, Toni Negri, e altri quattro ottantenni.
La motivazione è che essendo stati condannati a una pena superiore a due anni, gli può essere revocato il vitalizio.
Questa finta rivoluzione è una presa in giro perché, dopo gli ottant’anni d’età non figurano le condanne nel casellario giudiziario, inoltre con la riabilitazione, tutto torna come prima, di nuovo il vitalizio con tutti gli arretrati e gli interessi.
Berlusconi ha fatto scuola nell’uso dei proclami. Il nano di Arcore li usava in tutte le salse, persino proclami sulla pericolosità delle zecche e dei cani randagi, ogni emergenza inventata per buttare fumo negli occhi alla popolazione andava bene.
Renzi li usa a piene mani, spesso i soldi per finanziare qualcosa, li cita per altre cose.
Sono due esempi di pupazzi messi lì dalle oligarchie economiche affinché facciano i loro interessi.
Pertanto sarebbe stato più onesto da parte di questo governo affermare che i vitalizi erano stati sospesi e non revocati, perché a breve li riavranno.
04-10-2016

Stefano Cucchi

Non c’è pace per Cucchi, non vogliono in nessun modo fargli avere giustizia, è veramente abominevole quello che hanno fatto i magistrati in passato e quello che stanno continuando a fare.
L’ultima che hanno fatto con periti compiacenti, dopo sette anni dall’omicidio, che la morte sarebbe venuta per epilessia di cui soffriva.
Non ci sarebbe bisogno neanche delle perizie, basterebbero le foto dove si vede come è stato ridotto e i raggi dove si evidenzia la rottura di una vertebra.
Purtroppo il sistema protegge i suoi sgherri, e siccome la magistratura ha il ruolo di tutela del sistema di potere di questo paese, si adopera affinché non subiscano condanne ogni volta che vengono messi sotto processo. Iniziano le procure con i PM che il reato è sempre colposo; il motivo è semplice, c’è una norma che stabilisce che una condanna per un reato colposo, evita il licenziamento di qualunque persona in divisa di qualsiasi corpo.
Le calende greche servono per fare calare l’attenzione mediatica, così nel tempo il ricordo si sbiadisce, e i magistrati con la complicità dell’informazione e dei media, fanno passare sotto silenzio, assoluzioni e piccole condanne, come vengono scontate reintegrati in servizio, alcune volte nel luogo dove hanno commesso il reato, con i familiari che devono subire il loro sguardi sprezzanti di chi si sente al di sopra della legge.
Solo una legge che li rende uguali agli altri cittadini, li può limitare nella loro arroganza con la certezza dell’impunità.
05-10-2016

Polonia

Con una mobilitazione che non si vedevano dal tempo del comunismo, sono scese in piazza centomila donne tutte vestite di nero contro il governo, per una legge che si accingeva a varare una legge oscurantista.
C’era stata un’iniziativa popolare che ha raccolto 450.000 firme, per modificare la legge esistenze sugli aborti, in cui stabiliva cinque anni di carcere per la donna che abortiva e l’arresto per i medici, una criminalizzazione totale.
La Chiesa cattolica e il governo nazional- conservatore di Beata Szydlo, volevano fare il blitz sperando nella passività dell’opinione pubblica, si sono resi conto di aver esagerato, e con la discesa in strada nelle città più importanti della Polonia, di centomila donne vestite di nero, hanno impressionato e ridotto a miti consigli l’esecutivo.
Il governo ha dichiarato che non intende cambiare o modificare le norme esistenti.
Nei notiziari ho visto le donne con i cartelli in cui c’era scritto che il corpo era loro e se lo gestiscono essendone le proprietarie.
Questo fa capire che non è solo l’islam oscurantista, ma anche la religione cattolica. Tutte le religioni vogliono limitare la libertà delle persone, principalmente alle donne, hanno una fobia del sesso femminile che classificarla paranoia è poco.
Mi auguro che in Polonia le donne abbiano la consapevolezza che hanno la forza per cambiare tutte le leggi che limitano la loro libertà e la loro dignità.
06-10-2016

Crimini contro l’umanità

Ormai riescono a disinformare la popolazione mondiale, inoltre censurano i crimini degli alleati e danno visibilità ingigantendoli a quelli degli avversari.
Gli Stati Uniti hanno indirizzato tutti i media Occidentali contro i russi e Assad in Siria, pertanto si vedono nei notiziari solo i bombardamenti sulla città di Aleppo in Siria; che siano barbari nessuno lo può negare. Non è che siano fiori quelli che fanno gli americani e i loro alleati.
Ma tutti hanno dimenticato le barbarie che stanno commettendo la coalizione che ha messo su l’Arabia Saudita con i paesi delle monarchie del golfo, contro la minoranza Houti in Yemen, non solo li stanno bombardando in modo indiscriminato, ma li stanno affamando facendo morire migliaia di bambini di malnutrizione.
A marzo 2015 la minoranza Houti di religione islamica sciita, si sono ribellati e scontrati con il governo, riuscendo a far fuggire il presidente che era di religione islamica sunniti, la stessa dei sauditi, è fuggito e messo sotto l’ala protettrice dei sauditi.
Hanno iniziato a bombardare lo Yemen, dopo pochi mesi erano già diecimila vittime. Come per incanto tutto il mondo si è dimenticato dello Yemen.
Quello che succede in questo paese non è meno di quello che succede in Siria, ma gli americani hanno deciso che non si deve disturbare il loro alleato saudita.
Questo dimostra che ci sono massacri su cui bisogna far commuovere l’opinione pubblica mondiale, e usare il coinvolgimento emotivo per le loro strategie geopolitiche.
La gente muore di fame, perché non entra niente in Yemen, leggevo che la gente mangia di tutto, formiche, topi e tutto quello che riescono a prendere, ma i bambini muoiono per la denutrizione.
Pensiamo ai nostri bambini che hanno il problema opposto, quello dell’obesità, ci rivolgiamo ai dottori affinché si mettano a dieta.
Per noi occidentali la fuga dal terrore della guerra e dalla fame, non significano niente, sono parole vuote, perché non c’è memoria di quello passato durante la seconda guerra mondiale e il dopo guerra, tutti quelli che l’hanno vissuto al 90% sono morti, e non possono trasmettere i ricordi di quella grande tragedia che fu.
Sono esseri umani come noi, non potranno dimenticare che siamo noi ad armare l’Arabia Saudita e tutte le monarchie del golfo, siamo sempre noi che non gli diamo nessun aiuto umanitario.
La nostra indifferenza ci ritornerà indietro e con tutti gli interessi.
07-10-2016

Fame di italiano

Sono rimasto meravigliato apprendere che nel mondo ci sono 250 milioni che parlano italiano, ed è la quarta lingua più studiata sulla Terra.
Ci sono 1300 cattedre universitarie che insegnano italiano, 400 negli Stati Uniti. L’obbiettivo e di farla diventare la seconda lingua più studiata al mondo; in Canada ci sono riusciti gli italo-canadesi, a scuola l’italiano può essere scelta come seconda lingua di studio.
Il 17-18 ottobre a Firenze, si terranno gli Stati Generali(seconda edizione)della lingua italiana nel mondo, che ogni due anni si svolge nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Linguisti, storici, storici, giornalisti, imprenditori, industriali, esperti nella comunicazione e scienziati, discuteranno e analizzeranno l’aspetto culturale e l’impulso economico che la lingua con il Made in Italy può dare all’era della globalizzazione.
Durante questa due giorni, sarà lanciato un portale della lingua italiana nel mondo, cercherà di diffondere il più possibile la lingua, per cercare di dare una positiva egemonia culturale e imprenditoriale sul pianeta.
La lingua aiuta molto il commercio nel mondo, pertanto stanno facendo un buon lavoro, e con tutti i discendenti italiani sarà più facile penetrare in tante nazioni, esportando anche la nostra cultura.
08-10-2016

La vera unità italiana

Leggevo un articolo dove c’era una foto che diceva più di mille parole: “Tumori in Campania. Si ringrazia Stato, industrie e camorra. Questa è l’unica unità italiana”.
La giornalista entra senza diplomazia nel vivo della vicenda. Afferma che se ci fosse una dittatura, imporrebbe misure drastiche, con espropriazioni, rimborsi, trasferimenti e sgomberi.
Metterebbe in carcere i ¾ degli amministratori pubblici, i 4/4 dei banchieri operanti in loco o nel settore, abolendo le elezioni per 10 anni, eviterebbe infiltrazioni di qualsiasi genere.
Ritirerebbe l’esercito dal mondo e lo metterebbe a guidare la bonifica, dopo aver quantificato l’ammontare della bonifica, emanerebbe un bando internazionale per un concorso internazionale, stabilendo per le imprese che non hanno sede legale al Sud, obbligo di reinvestire gli utili localmente.
Invece questa democrazia, sta permettendo a circa due milioni di persone nella Terra dei Fuochi, di morire lentamente senza nessun intervento da parte dello Stato, a parte i proclami dei politici di turno. La cosa più grave è la ferrea censura da parte delle istituzioni.
Il sanguinario “Cialdini”continua il suo lavoro di morte, per cercare di massacrare più meridionali possibili.
09-10-2016

Telegramma

Ho letto un intervista fatta a Ciriaco De Mita, a parte le tante cose che ha detto, da suo no al referendum, al ritorno al proporzionale e tante altre cose.
La cosa che mi ha colpito è stata la domanda sulla Bicamerale, il giornalista gli chiede perché fallì nel 1993, senza remore, dopo 23 anni candidamente ammette che, quando arrivarono al nodo giudiziario, arrivò un telex dalla procura di Milano, era una diffida a proseguire.
Premesso che ormai è nell’immaginario comune, lo strapotere della magistratura, principalmente delle procure, ma mai avrei pensato che questo potere era già così forte nel 1993.
In questo quarto di secolo avranno così radicato il loro potere, che ci vorrà un terremoto per riportare la magistratura nell’alveo costituzionale, ci vorrebbe un leader politico con i coglioni, in giro non se ne vedono, con la classe politica che ci ritroviamo, diventeranno sempre più forti, e con loro la setta giustizialista che li sostiene.
La giustizia è allo sfascio, ma danno sempre la colpa agli altri, come se non l’amministrano loro. Si lamentano che manca sempre tutto, ma non dicono mai che il budget al 90% copre i loro privilegi. Tra stipendi i più alti d’Europa, come anche il numero dei magistrati, le auto blu blindate, quando tutti sanno che non corrono nessun pericolo, l’ultimo attentato successe circa 25 anni fa. L’ex PM Ayala l’ha detto pubblicamente, è stato attaccato ferocemente da una casta, forse meglio chiamarla ultracasta della magistratura.
Senza dimenticare che un terzo dei magistrati non lavorano nei tribunali, sono in giro nei ministeri, in enti statali, Parlamento e nelle varie giunte politiche.
Dicono bene tanti miracolati, che con questa politica, bisogna avere solo tanta fortuna, perché si è alla mercede dell’imponderabile.
10-10-2016

L’oscurantismo della classe politica

La scienziata Ilaria Capua si è dimessa dal parlamento dopo che è stata prosciolta da gravi accuse, e la macchina della fanghiglia –mediatica-giudiziaria che l’aveva messa alla gogna per un linciaggio veloce. Come sempre si è distinto il partito di Repubblica con il suo sodale l’Espresso.
L’avevano messa in copertina per darla in pasto all’opinione pubblica con il titolo “I trafficanti di virus”. Nessuno ha scritto un rigo per informare del grave errore che era stato fatto..
Un solerte PM per un quarto d’ora di notorietà ha imbastito un procedimento basato sul nulla, cercando il massimo clamore mediatico.
La classe politica pusillanime si è distinta con un silenzio assordante, non una parola per un fatto così infame, la paura della magistratura incombe come la spada di Damocle, pertanto prevale la loro vigliaccheria. Questo dovrebbe far riflettere i cittadini, se per un loro collega il terrore li zittisce, figuriamoci se per un semplice cittadino farebbe qualcosa.
Non solo si è dimessa da un parlamento che definirlo il nulla assoluto si può considerare moderazione, ma per continuare il suo lavoro di ricercatrice è andata via dall’Italia.
I media così solerti nell’enfatizzare eventi al servizio del Pm di turno, sono omertosi quando il castello di sabbia se lo porta il vento.
La patria del diritto? Sic. Siamo la tomba del diritto e il cimitero della giustizia.
11-10-2016

Moni Ovadia

Quando mi capitano sotto mano tutto ciò che riguarda Moni Ovadia, cittadino italiano nato in Bulgaria, da una famiglia ebraica sefardita a contatto con la tradizione yiddish.
Le sue riflessioni vanno dal presente con riferimenti al passato, con puntate al futuro, quello che si nota è l’immensa cultura e una vivace intelligenza.
Su certi punti la penso come lui; fomentano la paura, disinformano in modo cinico facendo passare per verità la menzogna. Poi tirano fuori dal cilindro un dittatorello da usare e scaricare quando non serve più, un fantoccio dei potenti dell’economia, un personaggio del passato come Hitler. Un uomo tutto sommato modesto che poteva essere fermato non una decina di volte se solo lo si fosse voluto.
La paura viene usata in modo strumentale, per trasmettere incertezza affinché le popolazioni accolgano leggi e norme che gli proponiamo per la sicurezza. Cita quella di Colin Powell che agita la boccetta all’ONU che avrebbe dovuto contenere la prova delle armi chimiche di distruzione di massa in mano a un altro Hitler che usciva dal cilindro- Saddam Hussein.
Come la retorica della minaccia del terrorismo dei governanti israeliani per attuare le barbarie dell’occupazione dei territori palestinesi, una vera apartheid nei loro confronti.
Le prove di Powell si sono rivelate false, ma da lì in poi si è innescata una reazione a catena, che ha portato alla situazione attuale con milioni di morti.
Uno dei responsabili, Tony Blair è stato condannato per quella guerra ingiustificata, ma non è stato portato davanti al tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità. Ci hanno portato Milosevic, per poi scoprire che era innocente dopo la sua morte in carcere.
Personalmente ci credo poco che sia morto per cause naturali.
L’informazione drogata ha la responsabilità di aver calato una cortina mentale, di aver eliminato la distanza di elaborazione fondamentale per capire la realtà.
La gente ci casca sempre, purtroppo poche persone riescono a smascherare la retorica e tirarsene fuori, la stragrande maggioranza viene avviluppata dal conformismo dilagante che creano i media, per ingannare le popolazioni.
Sono discorsi che purtroppo hanno poca diffusione mediatica, se persone con questa visione della realtà avessero la possibilità di parlare all’opinione pubblica, la maggior parte delle nefandezze che i poteri politici ed economici escogitano, finirebbero sul nascere.
12-10-2016

Isola di Pianosa

Il Corriere della Sera dieci giorni fa ha fatto un servizio su Pianosa, quando sono riuscito a procurarmelo, mi sono cadute le braccia, sia perché non è trapelato niente di quello che fu Pianosa tra il 1992 e il 1997 alla sua chiusura. Inoltre usare il termine di nemici come se fosse stata una guerra, invece erano detenuti di varie regioni, rastrellati in tutti i carceri d’Italia. Scelti dietro indicazione di politici, procure, polizie varie, persino dalle direzioni dei vari carceri.
Questo giornale essendo l’organo ufficiale della borghesia e del potere del Nord, non scrive niente senza un motivo particolare. Si può dire che loro e lo Stato sono una cosa sola; un cordone ombelicale li unisce e niente li può staccare.
Spesso può essere un motivo molto prosaico; affari. Ricordo che Berlusconi aveva paventato di ridurre l’isola in un ritrovo per ricchi, con un casinò, ville, campi da golf.,
le proteste di ampi settori della società civile bloccò sul nascere qualsiasi progetto.
L’isola rimase disabitata, a parte la guardiana della polizia penitenziaria. Poi quando fu nominata ministro della giustizia la Cancellieri, riuscì a fare breccia con il presidente della regione Enrico Rossi, che accettò di aprire l’isola per un piccolo gruppo di detenuti.
Credo che è stato fatto per tenere un presidio sull’isola, affinché un domani si può sempre riaprire nel giro di qualche anno, ritornando a fare quello che hanno fatto in passato, torturare lontano da occhi indiscreti.
13-10-2016

Toro seduto

I ricorsi storici ci sono sempre. Negli Stati Uniti la tribù di Toro Seduto ha iniziato a protestare per bloccare un oleodotto di 1800 KM che attraversava la loro riserva e un terreno sacro dove da secoli seppelliscono i loro morti. Nel giro di poco tempo sono stati affiancati da tutte le tribù. In tutto sono 280. Hanno creato un presidio di seimila indiani, si sono scontrati con la polizia, qualcuno è stato arrestato, ma non demordono, vogliono bloccare l’oleodotto anche perché inquinerebbe l’acqua causando un disastro ambientale, e loro ne pagherebbero tutte le conseguenze.
Il Presidente Obama, vista la situazione ha bloccato l’opera, ma gli indiani non sbaraccano fino a quando il progetto non sarà ritirato.
Non si vedeva una partecipazione così massiccia dai tempo di Toro Seduto, quando sconfissero Custer nella battaglia di Little Big Horn nel 1876, ancora oggi continuano le ingiustizie nei loro confronti, si attenta alle loro riserve per i motivi più vari. Il diritto viene calpestato quando si tratta dei nativi americani.
Mi auguro che tanti personaggi noti come Leonardo di Caprio che sono scesi al loro fianco, possano riuscire a smuovere anche l’opinione pubblica per bloccare l’oleodotto.
Sono ancora attuali le parole di Toro Seduto: “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”.
14-10-2016

Il tempo si è fermato…

L’Inghilterra rimasta mentalmente all’Ottocento all’epoca della conquista piemontese con il suo appoggio, in caso contrario non c’è l’avrebbero fatta mai i savoiardi maledetti.
Si era dimenticato di cambiare le schede per l’iscrizione a scuola. Fino ad oggi nessuno ci aveva fatto caso, essendo in Europa, ma una volta uscita e di conseguenza a breve cambierà ogni cosa, è uscito a galla che gli inglesi dividevano in quattro categorie gli italiani: “ITA”ovvero italiano.
Secondo loro ci sarebbero gli italiani(quelli del Nord), poi ci sarebbero altri italiani, credo quelli del centro Italia l’ex Stato della Chiesa. In ultimo vengono quelli dell’ex Regno delle Due Sicilie, napoletani e siciliani.
Credo che se non si muovevano alcuni italiani residenti in Inghilterra, neanche l’ambasciatore si sarebbe mosso e tutto passava in cavalleria.
Gli inglesi hanno chiesto scusa e hanno cambiato i moduli di iscrizione. Però, nessuna parola dai vertici del governo; Renzi che pondera su tutto, non è intervenuto.
15-10-2016

La censura politica…

Quando leggo alcune notizie importanti, in trafiletti di quotidiani regionali, capisco la cappa della censura dello Stato.
La Corte dell’Unione Europea ha stabilito che lo Stato italiano deve risarcire tutte le vittime italiane e straniere, che hanno subito aggressioni e stupri, insieme alle vittime di attentati terroristici o di mafia.
L’Italia è l’unica tra i 28 paesi a essere in ritardo, nell’attuazione di una direttiva emanata nel 2004. Il fondo per gli indennizzi è ancora lettera morta.
Immagino cosa potrebbe succedere quando verrà istituito il fondo con una legge per i risarcimenti, ci saranno trent’anni di ritardo in questo campo, non oso pensare alle centinaia di milioni di euro e anche più che dovrà elargire lo Stato.
Mai una volta che l’Italia si faccia apprezzare per la precisione e la correttezza. La mentalità truffaldina di Cavour purtroppo ha plasmato la classe dirigente del paese, e anche se sono trascorsi 156 anni, nulla è cambiato.
16-10-2016

Il lato oscuro dell’America

Su una rivista ho trovato la storia di Abu Zubaydah, l’articolo non dice la sua provenienza, è un musulmano proveniente dalle aree dove la guerriglia di ispirazione islamica combatte, e noi occidentali chiamiamo terroristi.
Abu Zubaydah è stato il primo ad arrivare a Guantamano, ha subito due tipi di torture, anzi su di lui hanno sperimentato ogni sorta di infamia nelle prigioni segrete, la dottrina Bush è stata regolata su di lui.
Era ritenuto un leader di al-Qaeda vicino a Osama Bin Laden, che avesse addestrato alcuni dei dirottatori dell’11 settembre.
Alla fine la CIA, ha compreso che non centrava niente, ma per sua sfortuna ha subito troppo e hanno deciso che deve rimanere a vita in carcere.
Non è accusato di niente, nessuna Corte Federale o militare l’ha mai giudicato, pertanto la sua detenzione è illegale. Nella patria della democrazia suona strano.
Si trova anche a Guantamano, la CIA non vuole che rimanga detenuto fino alla sua morte, ma che sia irraggiungibile per il resto della sua vita. A parte il suo avvocato, pochi prigionieri, quelli che l’hanno torturato, e alcuni funzionari governativi, nessuno al mondo l’ha sentito parlare dal 2002.
Il suo avvocato dichiara che: “Non ci illudiamo che possa essere liberato da questo “tribunale da Alice nel Paese delle Meraviglie”, l’abisso incolmabile tra il mito del patriottismo e la realtà della tortura mette in imbarazzo gli Stati Uniti. Messo a tacere e dimenticato, almeno fino alla morte: è l’assicurazione che è stata data ai suoi torturatori”.
Nel 2014 il Comitato del Senato americano, dopo aver valutato una montagna di documenti e notizie provenienti anche dalla CIA, ha concluso che su Abu Zubaydah l’intelligence si era sbagliata. Con tutto ciò non verrà scarcerato.
Immagino cosa deve provare, non solo torturato per anni, ma anche dopo che si convincono della sua innocenza, non lo scarcerano perché pericoloso per loro, che possa raccontare tutte le nefandezze che hanno commesso su di lui e altri. Senza dimenticare quelli senza nome che sono morti sotto le torture.
La storia condannerà gli Stati Uniti, principalmente l’era Bush.
17-10-2016

Inesigibilità

Avevo presentato un permesso premio tempo fa, dove avevo sottolineato che i miei processi sono prima delle leggi di emergenza del 1992, che tutti i miei processi sono stati chiariti in sede processuale e che l’ergastolo ostativo è anticostituzionale.
Il magistrato di sorveglianza ha mandato gli atti al tribunale di sorveglianza di Cagliari, per la discussione dell’inesigibilità, che tradotto vuole significare l’inutilità della collaborazione, essendo stato tutto chiarito. Pertanto la verifica è solo sulle carte processuali, se non sono state lasciate ombre o persone sconosciute, questo strumento giuridico può essere concesso, ciò consente di superare l’ostatività dell’art. 4 bis.
Stamani sono andato a discutere questa possibilità che mi aprirebbe la strada per avere una pena alternativa, tra cui i permessi premio.
Quando il Presidente mi ha chiesto se avevo qualcosa da dire, sono stato molto sintetico, perché avevo presentato i motivi aggiunti con documentazione, ma nell’insieme non c’era molto da fare. Gli ho ribadito che i miei processi erano stati tutti chiariti, che non ho avuto nessuna assoluzione, che negli ultimi trent’anni sono usciti centinaia di pentiti, nessuno ha aggiunto niente e nessun reato mi è stato contestato.
L’avvocatessa ha fatto un discorso sintetico e ha censurato tutte le tematiche inerenti alla discussione.
Si sono riservati, mi auguro che valutino la situazione e prendano la giusta decisione. Dopo trent’anni sarebbe anche ora che mi diano almeno la speranza di un ritorno a casa.
18-10-2016

Nuovo neocolonialismo

L’Africa sta affrontando un nuovo colonialismo, questa volta non europeo ma cinese, per avere una costante forniture di materie prime, nuovi mercati e accrescere il suo peso geopolitico, per questo motivo sta investendo migliaia di miliardi di dollari.
Vengono accolti a braccia aperte, perché non si interessano dei diritti umani, e sono pronti a finanziare qualsiasi infrastruttura.
Gli investimenti che avrebbero dovuto fare gli occidentali, anche per ripagare le popolazioni africane di secoli di sfruttamento, senza dimenticare il buco nero dello schiavismo, lo stanno facendo i cinesi, certamente non sono disinteressati, ma almeno stanno costruendo molte infrastrutture.
Leggo una pagina intera di un articolo titolato “Africa Orient Express”, i cinesi hanno costruito e inaugurato il tratto ferroviario tra la capitale dell’Etiopia Addis Abeba al porto di Gibuti, 760 Km di binari costruiti e finanziati dai cinesi.
I cinesi sono stati primi al mondo nel campo dell’alta velocità, i costi di realizzazione sono di moto inferiori rispetto ad altri, il loro prezzo è di 13 milioni di a Km, contro i 26 milioni della concorrenza, hanno la rete ferroviaria più estesa al mondo.
Questa tratta è la prima dell’Africa Orientale interamente elettrificata, è costata 4 miliardi di dollari e ci hanno messo tre anni e mezzo per finirla.
Le 300 carrozze ferroviarie sono arrivate dalla Cina ma sono state assemblate in Etiopia.
I cinesi hanno avuto dal governo di Gibuti l’autorizzazione a costruire una base militare; gli americani hanno una base sul lato opposto del mar Rosso.
Per cinque anni saranno i cinesi a gestire totalmente la ferrovia, gli etiopici si affiancheranno per imparare e fare esperienza.
Questo progetto portato a termine, ha procurato ai cinesi altre commesse, una dalla Nigeria di 11 miliardi di dollari, la tratta costiera di 1400 KM.
Anche il Kenia gli ha dato una tratta di 600 KM.
Forse è la volta buona che l’Africa abbia una rete ferroviaria degna di questo nome, perché facilmente i pagamenti possono avvenire anche con le materie prime, essendo che la Cina ne ha bisogno per le sue industrie.
19-10-2016

La beffa della realtà

Spesso la realtà si beffa della storia. Il passato aiuterebbe il presente con la sua esperienza. Viene difficile credere che la storia sia come la bilancia della giustizia, sanerebbe i torti del passato. Ho letto una notizia che ribalterebbe i luoghi comuni sulla giustizia storica.
Tutti ricorderanno Srebrenica, la città bosniaca che fu teatro di un genocidio da parte dei serbi durante la seconda guerra balcanica degli anni novanta.
La città era assediata dai serbi, ma c’erano anche i caschi blu dell’ONU a proteggere la popolazione, alcune centinaia si rifugiarono nella loro sede, ma anch’essi furono consegnati alle milizie serbe, con i maschi della città, arrivarono alla cifra di ottomila bosniaci, che furono massacrati e seppelliti in fosse comuni, tutto il mondo inorridì.
I caschi blu cedettero alle parole del macellaio Mladic, e i bosniaci musulmani furono costretti ad abbandonare la città, che le Nazioni Unite avevano loro riservato dichiarandola area protetta. Erano olandesi i caschi blu, furono messi alla pubblica gogna per quello che avevano fatto, in patria anche processati, qualcuno di loro si suicidò.

Oggi leggo che la città di Srebrenica ha eletto un sindaco serbo, le Madri di Srebrenica hanno gridato allo scandalo. La città simbolo del genocidio della guerra balcanica, ha subito un altro affronto alla sua dignità.

La storia non sempre ristabilisce la giustizia.

20-10-2016

La storia del futuro

Negli Stati Uniti l’impresa Solar Roadway ha ideato dei pannelli solari Hi-Tech per ricoprire le strade asfaltate, con l’intento di produrre energia elettrica, anche cinetica dal passaggio degli automezzi.
Per adesso stanno provando sulla Route 66, una strada simbolo del Far West, se riescono a convincere della validità del progetto, ci possono essere dei sviluppi clamorosi.
Con l’energia che si produrrà, non solo avrà un autonomia energica delle strade, anche per riscaldare i pannelli capaci di sciogliere la neve e ghiaccio, mandando in pensione spazzaneve e spargisale. Inoltre ridurrà qualsiasi problema idrologico per la capacità drenante in caso di pioggia.
Non solo risolverebbe i problemi di manutenzione in tutte le strade, perché diventano centrali elettriche, e sarà necessario curarle con attenzione e non ci saranno più problemi di dissesto e buche. Ma, si potrebbero eliminare in modo definitivo i combustibili fossili, insieme alle altre energie rinnovabili.
Gli Stati Uniti ricoprendo i 259 mila Km di strade, potrebbero produrre il triplo dell’elettricità del loro fabbisogno interno.
Il problema maggiore sono i costi, per ricoprire tutte le strade americane ci vorrebbero 50 mila miliardi di euro. Oggi il prezzo dei pannelli è di 3 euro per watt, entro il 2050 scenderanno a 25 centesimi a watt.
Alcuni Stati americani stanno istallando progetti pilota, dopo che avranno verificato che funziona, facilmente inizieranno a programmare per il futuro.
Una rivoluzione green del genere abbatterebbe l’inquinamento del pianeta e consegnerebbe il mondo a una nuova Era.
21-10-2016

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