Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Risultati della ricerca per: “Angelo Massaro

Angelo Massaro sulla vicenda di Totò Cuffaro e della madre

Cuffaro

Qualche mese fa avevo pubblicato un pezzo (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2015/08/16/la-madre-di-toto-cuffaro-e-la-capacita-di-sentire/) dove ritornavo sulla vicenda del permesso di vedere la madre anziana e malata.. permesso che, quasi un anno fa, venne negato a Totò Cuffaro, detenuto nel carcere dell’Ucciardone. 

Il Magistrato di Sorveglianza aveva rigettato il permesso con questa motivazione: “Il deterioramento cognitivo evidenziato svuota senz’altro di significato il richiesto colloquio poiché sarebbe comunque pregiudicato un soddisfacente momento di condivisione”.

Io trovai barbaro oltre che insensato il pronunciamento del Magistrato di Sorveglianza, e scrissi le mie riflessioni al riguardo. Riflessioni che ho condiviso anche con alcuni detenuti che mi hanno poi inviato le loro. 

Questa è la riflessione di Angelo Massaro, detenuto a Catanzaro.

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Ciao Alfredo, sono Angelo Massaro, dal carcere di Catanzaro. Ho letto la tua riflessione sul caso di Totò Cuffaro. Anche io la ritengo una barbarie, non degna di uno stato civile, che colpisce migliaia di ignoti detenuti. La tua riflessione è corretta. Certo, tu la vedi dal lato “psicologico”, cioè se la madre fosse o meno consapevole della presenza del figlio. Il Magistrato non poteva né doveva fare una interpretazione sulla “coscienza” e sul fatto se la madre di Cuffaro avesse potuto o meno avvertire il contatto con il figlio. Poteva anche ritrovare un momento di lucidità mentale da rendere ancora più profondo quell’attimo, questo nessuno può negarlo. 

Io invece la vedo sotto un altro punto di vista, cioè sull’umanità della pena, perché il Magistrato, come anche te, ha visto il tutto sotto la prospettiva della madre del detenuto, mentre, per legge, avrebbe dovuto avere come obiettivo non la madre, bensì il soggetto detenuto. Perché è il detenuto  ad avere il diritto di vedere la madre malata (anche se ne hanno entrambi il diritto, previsto dal favor familiae, cui sono ispirati gli artt. 29-31 Cost.), come previsto dall’art. 30 della legge penitenziaria 354/75, ove si evince in maniera chiara “l’evocata natura umanitaria” del beneficio negato a Cuffaro. Non doveva certo stabilire se il permesso così concesso, con la madre in condizioni di “apparente assenza cognitiva” tale da non comprendere la presenza del figlio, sarebbe stato come “non fatto, non eseguito”.

Infatti, ai detenuti, il Magistrato di Sorveglianza, può concedere il permesso in caso di lutto in famiglia. Cosa che però di rado accade, soprattutto nei confronti di detenuti in espiazione di reati ostativi, di cui all’art. 4 bis O.P.

La passione di un figlio, o di una madre, non dovrebbe essere soffocata, né negata, poiché è la passione che costruisce l’essere. Quando si vive una passione si costruiscono per se stessi e per gli altri delle scene, degli orizzonti, delle strutture, dei desideri e delle gioie. La passione conduce sempre al “comune”.

E’ veramente una inciviltà degna della più abietta nazione negare al detenuto la possibilità di vedere un proprio genitore malato o in punto di morte. Questo però oggi non accade in uno Stato della profonda Africa, bensì in uno Stato che si definisce civile e democratico. E ciò dovrebbe farci riflettere molto sul punto in cui siamo arrivati.

Oggi ci troviamo di fronte ad una deriva giustizialista, a mio parere per colpa dei mezzi di informazione e imposti da chi trae giovamento, per soli fini elettorali, dalla continua ricerca ossessiva della sicurezza, anche se ciò comporta il sacrificio di diritti umani. Facendo prevaricare le esigenze della sicurezza ai diritti fondamentali. Ignorando come, invece, è a questo incrocio che l’orizzonte dei diritti si accomuna ai concetti di libertà e giustizia, pertanto la loro difesa può e deve contrastare, opporsi, e persino negare le ragioni contrarie poste dalla pretesa di sicurezza. Purtroppo oggi le forze politiche e, in particolare, alcuni politici, privi di ogni altro argomento per far leva sulle masse, incapaci di trovarne, non trovano altro spunto che “cavalcare l’onda dell’emozione”, a seguito dei gravi fatti di cronaca. Questo è poi l’effetto, la mancanza di umanità da parte dello Stato.

Mi permetto, con umiltà e rispetto, di citare e fare mie le parole di Cesare Beccaria, che nella sua ben nota opera “Dei delitti e delle pene” così diceva “Si deve partire dalla semplice considerazione che è evidente che il fine delle pene non è di tormentare e affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso. Le strida di un infelice richiamano forse dal tempo che non ritorna le azioni già consumate? Il fine dunque non è altro che impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali. Quelle pene dunque e quel metodo di infliggerle deve essere prescelto che, serbata la proporzione, farà una impressione più efficace e più durevole sugli animi degli uomini e la meno tormentosa sul corpo del reo”. Lo stesso Beccaria diceva anche che: “Lo Stato non deve cercare vendetta, altrimenti prevale l’idea della forza e della prepotenza a quella della giustizia”.

Angelo Massaro risponde a Jonathan

Carla Rigato

Angelo Massaro è uno degli amici entrati in contatto con noi nel corso di quest’anno ( il suo primo testo in questo Blog (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/02/gli-stessi-diritti-degli-animai-di-angelo-massaro/).

Attualmente è detenuto a Catanzaro ed è in galera dal 1996, per una condanna di anni 30.

La sua vera tragedia è stata non potere incontrare la moglie e i figli da più di quattro anni. I figli hanno riportato dei traumi emotivi da questa situazione.

Nel corso dei mesi abbiamo pubblicato diversi interventi di Angelo. E tra i commenti che ha ricevuto, si sono segnalati, per la loro criticità, quelli di una persona di nome Jonathan.

Già il 5 giugno Angelo aveva voluto rispondere brevemente a Jonathan (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/06/05/angelo-massaro-risponde-a-jonathan/).

Jonathan ha inviato altri commenti.

E anche questa volta Angelo vuole rispondere con una lettera più lunga e circostanziata.

Prima della lettera, faccio precedere qualche frase della lettera personale di accompagnamento che Angelo mi ha inviato.

La lettera la pubblico solo adesso, perché per una serie di problematiche postali è dovuto essere rispedita.

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Caro Alfredo, sono Angelo Massaro, dal carcere di Catanzaro.

Purtroppo, a causa di problemi e di ritardo della posta, solo nei giorni scorsi sono riuscito a leggere la risposta, durissima e falsa di Jonathan, sia a me sia alla mia famiglia. E ne sono rimasto basito.

Ti ringrazio di avere preso le mie difese, ma ritengo necessario che io smentisca le sue affermazioni per dovere di verità, perché qualcuno potrebbe credere alle sue farneticazioni, visto che il blog è letto da tantissime persone che credono alla mia innocenza, e anche da giudici.

Quindi ti prego di darmi nuovamente ospitalità sul Blog.

(…) questo Jonathan dice fatti distorti e falsi.

Dammi la possibilità di smentirlo, pubblicando una risposta del tutto legittima e civile.

Risposta a Jonathan:

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Egregio signore, desidero ringraziarla per “l’affetto” che ha nei miei confronti. Spero per lei di non essere diventato l’unica ragione della sua vita. Il mondo, come sicuramente saprà, offre un’infinità di colori che vale la pena osservare.

Signor Jonathan, sono stato combattuto se risponderle o meno, per non monopolizzare il Blog o approfittare della pazienza di Alfredo, ma lei scrive cose gravi e per dovere di verità sento ora l’obbligo di farlo.

Il suo non è semplice risentimento nei miei confronti, ha ragione, non è solo livore, ma odio vero e puro, e non credo nemmeno lei sia un giornalista, un giornalista vero. Lei è giornalista come io sono Presidente degli Stati Uniti. Perché lei riporta fatti distorti ed esclusi dal processo, oltre che mai accaduti.

Intanto i miei scritti non sono affatto “rielaborati da altrui penna” come lei afferma, ma sono frutto della mia cultura giuridica, e se lei fosse sul serio un giornalista, e avesse seguito i miei processi, i miei interventi e letto le mie istanze, avrebbe di certo notato una cultura, anche giuridica, e una intelligenza superiore alla media. Come hanno appurato e scritto i vari esperti e tutti gli operatori penitenziari.

Preparo istanze giuridiche ai detenuti da anni, riuscendo dove numerosi avvocati hanno fallito. Purtroppo, e mi dispiace per lei, devo dirle che non tutti i detenuti sono culturalmente arretrati. Questo suo pregiudizio non fa onore alla sua professione di “giornalista”.

Le prove della mia innocenza non devo dimostrarle a lei, ma solo a un tribunale. Esattamente quello che sto già facendo, per avere quella giustizia che un processo farsa mi ha privato, per errore anche dei miei avvocati da lei definiti “blasonati”. Quindi mi sto battendo nei luoghi preposti per avere giustizia.

Se fosse un giornalista vero, e avesse assistito al processo, avrebbe di certo appreso che non fui affatto sorpreso ad appiccicare alcun incendio all’automobile del mio amico, né tantomeno i familiari videro me sul posto al momento del ritrovamento dell’auto, avvenuta tre giorni dopo la scomparsa, ma dei motociclisti col casco.

Uno dei familiari, con problemi di vista, riferì in aula di avere visto a duecento metri di distanza due motociclisti, dicendo : “mi pareva era lui come si ‘componeva’ “; l’altro familiare smentì tale versione. La sentenza (qui dinanzi a me), escludendo tale episodio riporta, cito testualmente parte della sentenza: “non v’è dubbio che il significato indiziario delle suddette circostanze non sia né grave né univoco nei riguardi dell’imputato, perché la postura sulla moto non è elemento individuante e più persone possono avere la medesima postura”.

Lei, Jonathan, afferma il falso. Questi sono fatti, esattamente come anche io sono abituato a parlare! Inoltre, non sono mai stato in fuga dopo l’omicidio (ottobre 1995) ma in affidamento, per altra condanna di un anno, con frequenti colloqui con assistenti sociali e continui controlli delle forze dell’ordine, e arrestato per il presunto omicidio solo dopo ben sette mesi (maggio 1996).

Anche questi sono fatti!

Il colmo, però, lei lo raggiunge, quando afferma che sarei stato condannato per avere ucciso e fatto sparire due persone, ignorando volontariamente che per altro omicidio sono stato assolto dalla Corte di Assise di Appello di Taranto, per “non avere commesso il fatto”;           quindi l’assoluzione piena, perché il giorno e l’ora della scomparsa io ebbi un incidente stradale dinanzi a decine di testimoni. Il padre della vittima, inoltre, escluse ogni coinvolgimento nella scomparsa.

Anche questi sono fatti!

Lei, signor Jonathan, oggi viene a raccontare la favoletta di “cappuccetto rosso e il lupo cattivo”, ma in questa triste vicenda non esiste alcun cappuccetto rosso. Se lei si dice convinto della mia colpevolezza, e verità processuale, deve anche dire che dal processo emerse che il mio amico Fersurella, la sera della scomparsa, sarebbe partito dal suo paese armato di pistola e con il presunto intento di uccidere me e altre persone (come riferì il collaboratore di giustizia a cui io non credo affatto). Io all’orario descritto mi trovavo a circa quindici km di distanza, a colloquio proprio con una delle assistenti sociali (come oggi posso dimostrare senza alcun dubbio in base alle nuove prove), e non mi incontrai affatto.

Quindi, anche se fosse, ma senza assolutamente concederlo, sarei responsabile solo di avere difeso la mia vita per non sopperire, in base ai fatti processuali. Per questo motivo la Corte escluse la premeditazione.

Questo però lei non lo dice, come on dice che anche il mio amico era un pregiudicato per vari reati e tentato omicidio.

Lei non dice molte cose per essere un giornalista, quindi sopra le parti, distorcendo platealmente anche la verità processuale, che non è la verità dei fatti.

Se fossi colpevole, nulla oggi mi impedirebbe di dire la verità e far ritrovare un corpo, perché questo mi permetterebbe di uscire subito dal carcere. La mia colpa però è di essere innocente. Riguardo a quel collaboratore di giustizia da lei ritenuto credibile, in altro processo collegato al presunto omicidio, e dallo stesso giudice che mi condannò per questo presunto omicidio, in merito agli stessi identici fatti, fu ritenuto del tutto inattendibile.

Un giornalista serio saprebbe questi fatti!

Fatte queste doverose smentite, le dico che per fortuna in Italia ci sono i giornalisti seri, che non falsificano la realtà  e soprattutto non hanno dei pregiudizi. Come ho avuto modo di constatare ogni volta che le mie numerose lettere sono state pubblicate sul quotidiano locale. Sui quali lei non ha mai replicato.

Oggi in Italia non tutti sono giustizialisti, ma ci sono voci che urlano più della sua.

Addirittura lei, signor Jonathan, afferma che la sofferenza dei miei figli sia meritata perché io sarei colpevole. Questo non è solo un errore, ma un orrore, e dimostra il suo odio e la sua pochezza come uomo e come giornalista. Il tutto si commenta da solo.

Non entrerò più in merito ai miei processi, perché lo stesso ritengo di svolgere in Tribunale. Anche i miei familiari hanno sbagliato a farlo, pertanto si limiti ad evidenziare su di me il suo odio ma non si permetta di riferire fatti processuali  distorti da una mente accecata. Oggi, a mio parere, con questa pacata risposta le sto dando un’importanza che non merita affatto. La sua è pura disinformazione e stalking.

Si limiti al rispetto delle regole democratiche dell’altrui diritto di dichiararsi innocente, a rispetto della verità dei fatti documentali emersi. Si ricordi che la penna è uno strumento raffinato e non una clava per colpire me, la mia famiglia e dei fanciulli, i quali sono tutelati dalla Convenzione O.N.U. sui diritti dell’infanzia.

A proposito di verità, lei afferma di avere sempre seguito, come giornalista, i miei casi, ma nel contempo afferma di avere fatto ricerche in rete su di me per una sua “spiccata curiosità”.

Questo è contraddittorio!

Forse la verità oltre a non dirla, non la conosce nemmeno lei stesso.

Ringrazio Alfredo per il lungo spazio concesso, di avermi dato la possibilità di rispondere personalmente a chi nutre odio per me e la mia famiglia, che non deve pagare per colpe non sue. Termino dicendo, signor Jonathan, che non c’è bisogno si ingrazi gli operatori penitenziari, perché noi detenuti che siamo a contatto ogni giorno possiamo dire che sono delle persone più umane di lei, e svolgono il loro lavoro con umanità e professionalità. Tanto che, quando leggono la mia sentenza e i fatti processuali, mi chiedono come hanno fatto a condannarmi, perché è evidente la mia innocenza, così come concluse il Sostituto Procuratore Generale della Cassazione che chiese l’annullamento della condanna.

Catanzaro 5 agosto 2013

In fede

Angelo Massaro

Angelo Massaro risponde a Jonathan

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Ho pubblicato svariati testi di Angelo Massaro, detenuto a Catanzaro.

Molti commenti a questi testi sono giunti da un utente che si fa chiamare Jonhatan.

Ne troverete tra i commenti di questo post –https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/03/04/la-mia-disperata-situazione-di-angelo-massaro/– e di questo post- https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/02/gli-stessi-diritti-degli-animai-di-angelo-massaro/.

Visto che uno dei principi che regolano questo Blog è lo spirito di rispetto del dialogo democratico, secondo modalità di trasparenza e di apertura anche ad opinioni radicalmente critiche, abbiamo sempre dato spazio ai commenti di chi come Jonathan si è espresso con parole durissime verso un detenuto. Qui l’apertura verso obiezioni, critiche, opposizioni è sempre stata garantita. Ed anzi li si considera momenti preziosi per aprire confronti a largo raggio.

Naturalmente se un tipo di attacco durissimo da parte di una stessa fonte diventasse una pratica continua e incessante, là si potrebbe porre un limite. Perché un conto è la libera critica, anche durissima.. un conto sarebbe l’accanimento, ad esempio qualora una stessa fonte prendesse di mira un detenuto in particolare inviando costantemente messaggi contro di lui. Un conto è la legittima critica, un altro conto sarebbe un costante “regolamento di conti”.

Comunque, Angelo Massaro, dopo avere letto i commenti di Jonathan, ha voluto inviargli una sua risposta che oggi pubblico.

Naturalmente Jonathan potrà rispondere liberamente a questa lettera, per dire la sua.

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Caro Jonathan, comprendo il livore di quelle persone come te che giudicano senza sapere i fatti, così come comprendo il dolore di tutta la società quando accadono degli eventi delittuosi. Anche se coscientemente potrei dire che non mi sento il soggetto descritto, poiché condannato da innocente per un mio amico fraterno scomparso  nel 1995 e mai più ritrovato. 

Purtroppo per la giustizia italiana sono un colpevole, e non potendo dimostrare sul Blog il contrario, debbo sottostare a tutte le critiche che mi vengono mosse.

Solo che non si dovrebbe giudicare per quello che si apprende sui giornali, perché la verità processuale non corrisponde alla verità dei fatti, e la mia condanna da innocente è dovuta alle prove della mia innocenza tenute nascoste durante il processo, ed emerse a distanza di anni, e oggi in mio posssesso.

Io non chiedo la libertà, anche se innocente per il presunto omicidio, ma se lo stato mi punito io devo essere sottoposto a una pena conforme  al dettato costituzionale e alle legge di uno stato civile e democratico , perché la società civile non può né deve rispondere con la vendetta altrimenti  non  è certamente migliore di chi sconta una condanna, e prevale l’idea della forza e e della prepotenza a quella della giustizia.

Oppure lo Stato e la società si faccia carnefice, condanni alla pena di morte i detenuti e familiari, diventano così simile a chi vorrebbero punire.

Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo… di Angelo Massaro

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Angelo Massaro è uno dei più recenti amici di questo Blog.

Condannato a trent’anni, finora ne ha scontati diciassette ed è attualmente detenuto nel carcere di Catanzaro.

Il più grande tormento per Angelo non è la detenzione in sé, ma non potere incontrare la  moglie e i figli da più di quattro anni. E e i figli ne stanno pagando un prezzo durissimo. Cito un brano tratto da un suo brano pubblicato il 4 aprile (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/03/04/la-mia-disperata-situazione-di-angelo-massaro/).

“Il più piccolo soffre di chinitosi e di gravi stati d’ansia, al punto che aveva difficoltà e malori negli spostamenti per farmi visita anche nel breve periodo in cui fui assegnato provvisoriamente nel carcere di Taranto nel 2008, a solo 15 km da casa. Le visite specialistiche hanno attestato l’assoluta impossibilità del ragazzino  a viaggiare. Non è esente da problemi di salute anche mio figlio più grande, colpito da depressione al pari del fratellino, sempre a causa della mia lontananza, e dal non avermi potuto incontrare per lunghissimo tempo, come accertato dal Tribunale per i minorenni di Taranto che, nel 2007, ha dichiarato la necessità di apporto psicologico da parte dei servizi sociali in favore di entrambi i ragazzi.”

Il 22 aprile ho pubblicato l’atto col quale il Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro -in data 2/04/2013- ha accolto l’istanza di Angelo Massaro, chiedendo al D.A.P. di provvedere al suo trasferimento nel carcere di Taranto (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/22/il-magistrato-di-soverglianza-di-catanzaro-accoglie-listanza-di-angelo-massaro/).

In attesa che il D.A.P. rispetti la legalità applicando la sentenza del Magistrato di Sorveglianza, riporto il testo di una istanza che, in data precedente, Angelo Massaro aveva inoltrato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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On.le Corte Europea

dei Diritti dell’Umo

Consiglio d’Europa

F- 67075 Cedex

Strasburgo (Francia)

OGGETTO: RICORSO N° 10787/09- Massaro e Macripò c. Italia.

Il sottoscritto Massaro Angelo, nato a Fragagnano (TA) il 17.06.66, ivi residente in via Dante n. 7 ed attualmente detenuto nella casa circondariale di Catanzaro, nella regione Calabria.

On.le Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Poiché è pendente, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il ricorso n. 10787/09  Massaro e Macripò c. Italia.

In riferimento alla missiva che la Corte ha inviato al legale di fiducia avv. Lorenzo Traetta con studio legale in Fragagnano (TA), nella quale si chiede di conoscere alcuni dettagli in merito al ricorso, si fa presente che:

1) Che lo scrivente ricorrente non incontra i propri figli dal 16.07.2008, ultimo incontro nell’istituto penitenziario di Taranto.

2) Che a seguito del’ultimo rigetto ricevuto dal Ministero della Giustizia- Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.). In data 5-05-2011, del quale rigetto al sottoscritto il D.A.P. non ha voluto rilasciare alcuna copia, è seguita altra istanza di trasferimento al D.A.P. in data 15-05-2011 (dove si evince in motivazione del rigetto), poi in data 30-01-2012 e poi il 18-04-2012 (CFR. DOC. 1 ALL.).

Richieste di trasferimento  alle quali non ha ricevuto alcuna risposta in merito, anzi a seguito delle stesse il D.A.P. lo ha allontanato dall’istituto di Melfi (PZ) e trasferito nell’istituto di Catanzaro, nella regione Calabria, in data 26-05-2012, quindi ancora più lontano dalla famiglia rispetto alla Casa circ. di Melfi (PZ). Pertanto è come se avesse ricevuto un rigetto implicito e disinteresse alle richieste di trasferimento vicino alla famiglia.

3) Che solo nell’aprile 2012 il ricorrente è riuscito a conoscere i reali motivi dell’allontanamento dalla C.C. di Taranto il 22-07-2008, poiché come da “nota riservata” che l’istituto di Taranto inviò al D.A.P. in data 10-07-2008, l’istituto apprese da “fonti confidenziali” di petizioni di firme per acquisire della frutta (CFR.DOC. 2 ALL.), pertanto fu allontanato solo per dei motivi del tutto inesistenti e mendaci e privi di fondamento, come si evince sui motivi esposti nell’istanza di trasferimento del 18-04-2012 allegata, e nella raccomandata inviata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data 13-04-12 N° racc. – RA424684795IT.

4) Che il ricorrente fu allontanato dalla Casa Circ. di Melfi (PZ) in data 26-05-2012 e trasferito “per punizione” nell’istituto penitenziario di Catanzaro in quanto la Circ. di Melfi (PZ) richiese al D.A.P. il trasferimento dello scrivente descrivendo il ricorrente come “polemico e contestatario per avere contestato con continui reclami ad organi sia amministrativi che giudiziari qualsiasi decisione dell’amministrazione che non fosse da lui condivisa”. 

E per questi motivi trasferito nella Casa Circ. di Catanzaro in data 26-05-2012, “dimenticando” il D.A.P. che non si può imputare allo scrivente di presentare numerose istanze, reclami o denunce all’autorità giudiziaria o amministrativa competente, costituendo questo un diritto costituzionale inalienabile, tanto da risultare grave che l’istituto di Melfi (PZ) vi faccia riferimento come motivo di allontanamento. Poiché tale comportamento appare di mero esercizio di diritti costituzionalmente garantiti. Ed è altrettanto grave che il D.A.P. lo abbia trasferito ancor più lontano dalla famiglia solo per “punizione” per avere chiesto i propri diritti, accogliendo la richiesta dell’istituto di Melfi (PZ) e i motivi a sostegno della richiesta.

Nella speranza di avere fornito i dovuti chiarimenti in merito alla missiva della Corte, resta disponibile per qualsiasi altro chiarimento o documento dovesse servire alla definizione del ricorso, e coglie l’occasione di porgere i migliori saluti

-Si allegano i documenti citati.

Catanzaro (Italy)

In fede

Angelo Massaro

Il Magistrato di Soverglianza di Catanzaro accoglie l’istanza di Angelo Massaro

Il due febbraio ho pubblicato, per la prima volta  in questo Blog, un testo del nostro nuovo amico Angelo  Massari (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/02/gli-stessi-diritti-degli-animai-di-angelo-massaro/).

Ha scontato finora diciassette anni, e gliene mancano altri tredici. Attualmente è “residente” nel carcere di Catanzaro.

Angelo vive l’atroce sofferenza di non potere incontrare la  moglie e i figli da più di quattro anni. E anche i figli hanno pagato e stanno pagando le conseguenze di questo allontanamento forzato. Cito un brano tratto dal suo ultimo testo pubblicato (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/03/04/la-mia-disperata-situazione-di-angelo-massaro/).

“Il più piccolo soffre di chinitosi e di gravi stati d’ansia, al punto che aveva difficoltà e malori negli spostamenti per farmi visita anche nel breve periodo in cui fui assegnato provvisoriamente nel carcere di Taranto nel 2008, a solo 15 km da casa. Le visite specialistiche hanno attestato l’assoluta impossibilità del ragazzino  a viaggiare. Non è esente da problemi di salute anche mio figlio più grande, colpito da depressione al pari del fratellino, sempre a causa della mia lontananza, e dal non avermi potuto incontrare per lunghissimo tempo, come accertato dal Tribunale per i minorenni di Taranto che, nel 2007, ha dichiarato la necessità di apporto psicologico da parte dei servizi sociali in favore di entrambi i ragazzi.”

Recentemente Angelo ci ha inviato l’esito dell’istanza che ha inviato al Magistrato di Sorveglianza in merito alla sua richiesta di ottenere il trasferimento nel carcere di Taranto, in modo di stare più vicino ai famigliari.

Il Magistrato di Sorveglianza -in data 2/04/2013- ha accolto l’istanza di Angelo Massaro, chiedendo al D.A.P. di provvedere al suo trasferimento nel carcere di Taranto.

Di seguito troverete una premessa dello stesso Angelo Massaro, seguito dalla riproduzione delle tre pagine dell’atto del Magistrato di Sorveglianza.

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In data 2 aprile il Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro ha accolto il mio reclamo in ordine al trasferimento, valutando sui motivi che portarono al mio allontanamento dalla c.c. di Taranto, e ha ordinato al D.A.P. a provvedere al mio trasferimento nel carcere di Taranto.

Uso la parola “ordinato” perché la Carta Costituzionale, con sentenza 266/09 ha stabilito che: <<La norma dispone… nel quinto comma ex art. 69 O.P. che il Magistrato di Sorveglianza “impartisce, inoltre, nel corso del trattamento, disposizioni dirette ad eliminare eventuali violazioni dei diritti dei condannati”. La parola “disposizioni”, nel contesto in cui è inserita, non significa segnalazioni, ma prescrizioni od ordini, il cui carattere vincolante per l’amministrazione penitenziaria. E’ intrinseco alle finalità di tutela che la norma stessa persegue>>.

Altrimenti, se il D.A.P. non eseguisse quanto “ordinato”, significa che io sarei privato di un controllo che tuteli i miei diritti, in netto contrasto con gli artt. 24 e 25 Cost., e che il D.A.P. sarebbe uno stato totalitario  e senza alcun controllo sul proprio operato. Anche se il mio allontanamento dalla C.C. di Taranto nel 2008, perché da “fonti confidenziali” avrebbero appreso che avessi l’intenzione di una petizione di firme  per acquistare frutta di qualità”, è proprio di uno stato totalitario. E oggi la mia detenzione è irrispettosa del dettato costituzionale, al vigente sistema penitenziario, non conforme a umanità e irrispettosa della qualità della persona. Questo oggi ha stabilito un controllo sull’operato del D.A.P.

Quello che vorrei è di potere mettere “con le spalle al muro” il D.A.P., che si assumessero le loro responsabilità e mettessero fine al calvario dei miei figli con un trasferimento nel carcere di Taranto. Spero di sapere al più presto pubblicate sia il contenuto della presente sia l’intera ordinanza del Magistrato.

Di nuovo grazie e speriamo si muova qualcosa osa.

Catanzaro 12-04-13

IN FEDE

Angelo Massaro

Massaro1

Massaro2

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Massaro3

La mia disperata situazione.. di Angelo Massaro

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Angelo Massaro è uno dei nostri ultimi amici.

Il due febbraio ho pubblicato il suo primo testo in questo Blog (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/02/gli-stessi-diritti-degli-animai-di-angelo-massaro/).

Angelo Massaro è un nuovo amico, che ci scrive dal carcere di Catanzaro.

E’ in galera dal 1996, per una condanna di anni 30.

La sua vera tragedia è il non potere incontrare la moglie e i figli da più di quattro anni. 

I loro figli sono stati traumatizzati da questo. Cito a tal proposito un brano tratto dal testo che tra poco leggerete:

“Il più piccolo soffre di chinitosi e di gravi stati d’ansia, al punto che aveva difficoltà e malori negli spostamenti per farmi visita anche nel breve periodo in cui fui assegnato provvisoriamente nel carcere di Taranto nel 2008, a solo 15 km da casa. Le visite specialistiche hanno attestato l’assoluta impossibilità del ragazzino  a viaggiare. Non è esente da problemi di salute anche mio figlio più grande, colpito da depressione al pari del fratellino, sempre a causa della mia lontananza, e dal non avermi potuto incontrare per lunghissimo tempo, come accertato dal Tribunale per i minorenni di Taranto che, nel 2007, ha dichiarato la necessità di apporto psicologico da parte dei servizi sociali in favore di entrambi i ragazzi.”

Questi ragazzi sono stati devastati dalla lontananza dal padre. 

Una carcerazione non deve ma provocare lo stupro emotivo degli innocenti, specie bambini.

Questa carcerazione sta provocando stupro emotivo.

E il D.A.P. con la sua totale indifferenza agli appelli di Angelo per un trasferimento in un carcere dove i contatti con i famigliari potrebbero riprendere (Taranto) è complice di questo stupro emotivo.

Vi lascio alla sua lettera in cui racconta la sua storia.

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Scrivo per vedere pubblicata questa mia lettera e sulla mia situazione, dandomi ospitalità per perorare la mia causa e per una corretta informazione all’opinione pubblica che non conosce la realtà carceraria, dove ancora oggi in Italia si torturano i detenuti fino a portarli volontariamente al suicidio.

Mi trovo in carcere da oltre 16 anni e ho subito vari trasferimenti. Da ormai quasi quattro anni mi trovo nel carcere  di Catanzaro e sono quasi quattro anni che i miei figli non mi incontrano. La mia storia detentiva è ben nota a chiunque si occupa di carceri ed è una storia tragica che non può non essere raccontata. Sottoposta innumerevoli volte al ministero di giustizia e al ministro stesso.

Salvo un periodo di due mesi trascorsi a Taranto nel 2008, ho sempre trascorso la mia detenzione lontano dal  luogo di residenza dei familiari. La lontananza dei miei figli minori, ora 16 e 18 anni, ha implicato l’impossibilità di vederli, con indubbie conseguenze rispetto allo sviluppo emotivo e relazionale dei miei figli. Il più piccolo lasciato che aveva solo 45 giorni di vita e visto pochissime volte causa lontananza.

Infatti, è impossibile per i familiari spostarsi, sia per motivi economici, sia a causa dei motivi di salute dei ragazzi.

Il più piccolo soffre di chinitosi e di gravi stati d’ansia, al punto che aveva difficoltà e malori negli spostamenti per farmi visita anche nel breve periodo in cui fui assegnato provvisoriamente nel carcere di Taranto nel 2008, a solo 15 km da casa. Le visite specialistiche hanno attestato l’assoluta impossibilità del ragazzino  a viaggiare. Non è esente da problemi di salute anche mio figlio più grande, colpito da depressione al pari del fratellino, sempre a causa della mia lontananza, e dal non avermi potuto incontrare per lunghissimo tempo, come accertato dal Tribunale per i minorenni di Taranto che, nel 2007, ha dichiarato la necessità di apporto psicologico da parte dei servizi sociali in favore di entrambi i ragazzi.

L’insorgere dei problemi psicologici dei ragazzi risale al mio periodo detentivo trascorso nel carcere di Carinola (CE) dove per oltre due anni i miei figli non hanno avuto la possibilità di vedermi. In oltre 5 anni (2006-2011) ho potuto vedere i miei figli per 20 ore circa complessivamente e solo nel carcere di Taranto.

Nonostante la vicenda è stata sottoposta all’attenzione dell’amministrazione penitenziaria, dagli stessi ho ricevuto solo indifferenza per la salute dei miei figli e implicitamente mi è stato detto di suicidarmi poiché a loro non importa della mia situazione, nonostante il mio comportamento sempre corretto durante la detenzione.

I miei appelli rimangono inascoltati. Bella umanità in una società “civile”.

La verità è che nell’istituto di Trento non mi “desiderano” perché uso la penna nel chiedere i miei diritti e vengo punito con l’allontanamento solo per farmi desistere dal denunciare ulteriore soprusi. Tanto che lo stesso istituto di Taranto mi ha allontanato con una nota informativa riservata “ufficiosa” del tutto mendace riportando che avrei sobillato la popolazione detenuta (per acquistare della frutta) e che avrei atteggiamenti oppositivi e arroganti (perché chiedo i miei diritti sarei arrogante e oppositivo). Mentre lo stesso istituto, alla richiesta di relazionare sul mio comportamento da parte del Magistrato di Sorveglianza di Potenza, ha risposto testualmente riportando che fin dal mio trasferimento ad altra sede e nei miei successivi rientri per motivi di giustizia nell’istituto, quindi dal 1998 al 2008, si cita nel rapporto: “per quanto concerne i periodi di permanenza a Taranto sopra indicati, si segnala complessiva regolarità di condotta, e rispetto delle regole interne di disciplina”.

E non mi “desiderano” solo perché nel 1999-2000 ho denunciato l’istituto  in quanto non mi versano gli interessi sul mio peculio, quindi soldi miei che il carcere non voleva darmi.

E per questo si sono “vendicati” allontanandomi, e il D.A.P. accontenta il carcere rendendosi complice di una vendetta nei miei confronti.

Ma quale società “civile” e democratica procura dolore e sofferenza a dei bambini solo per vendicarsi del proprio padre che chiede il rispetto delle leggi? E lo Stato ha i mezzi per controllarmi ovunque mi trovi.

Né può torturare psicologicamente me e i miei figli per vendicarsi, perché una società democratica non risponde con la violenza alla richiesta di diritti, alla richiesta di applicare la legge, quella legge che è la voce imperativa della coscienza sociale e che quando in passato l’ho violata ho sbagliato e ora pago le conseguenze con la mia detenzione.

Termino dicendo che lo Stato ci ha tolto da tempo la “famosa palla al piede”, ma in una detenzione come la mia che è disumana, che so i miei figli stare male a causa dei miei errori commessi in una vita sbagliata e che lo Stato mi impedisce di incontrare, quella “palla” mi è stata posta “nell’anima”.

In Italia c’è ormai una degenerazione del diritto e delle qualità della persona.

Spero che queste urla di dolore e di giustizia oltrepassino queste mura che soffocano ogni appello e possa io finalmente essere trasferito nel carcere di Taranto che è l’unico istituto dove posso incontrare i miei figli, anche in isolamento se vogliono vendicarsi di me. Ma in questo caso la loro vendetta ricade solo su di me e non anche sui miei figli.

Mi assumo ogni responsabilità di quanto affermato e posso dimostrarlo con atti giuridici.

Catanzaro

IN FEDE

Angelo Massaro

Istanza al DAP…. di Angelo Massaro

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Angelo Massaro, detenuto a Catanzaro, è un nostro nuovo amico. Il 2 febbraio ho pubblicato il primo post con un suo testo (vai al link.. 

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/02/gli-stessi-diritti-degli-animai-di-angelo-massaro/).

Angelo Massaro è in carcere dal 1996. Sta scontando 30 anni di reclusione.

Angelo Massaro non vede i figli da più di quattro anni, dal 16 luglio 2008.

Può un uomo essere messo nelle condizioni di non vedere i suoi figli da più di 4 anni?

Angelo sta lottando in tutti i modi per farsi trasferire nel carcere di Taranto, per essere più vicino alla propria famiglia, con istanze, reclami e lettere di ogni genere.

Oggi pubblico questa istanza che Angelo ha mandato al D.A.P. nel gennaio del 2012.

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DIREZIONE GENERALE DEI DETENUTI E DEL TRATTAMENTO

UFFICIO II SETTORE- S.I.T./S. –

DIP. AMM. PENIT. – ROMA

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OGGETTO: istanza di trasferimento  per gravi e comprovati motivi di salute dei familiari, presso la C.C. di Taranto, poiché infondati i motivi dell’allontanamento.

Io sottoscritto Massaro Angelo, nato a Fragagnano (TA) il 17/06/1966, ivi residente in Via Dante n.7, di fatto detenuto presso la C.C. di Melfi (PZ) ed in atti meglio generalizzato.

ESPONGO QUANTO SEGUE

Che fu allontanato dalla C.C. di Taranto in data 22 luglio 2008 per ipotetici “motivi di sicurezza”. Motivi fino a pochi giorni fa a me sconosciuti.

Che in data 12/01/2012 nella discussione dinanzi al Magistrato di Sorveglianza di Potenza, nel fascicolo del dibattimento era presente nota della C.C. di Taranto ove riporta il vero motivo del mio allontanamento dall’istituto nel luglio 2008, cioè che: “da fonti confidenziali abbiamo appreso che il detenuto Massaro stava sobillando e fomentando la popolazione detenuta ad una protesta per poter acquistare della frutta dal sopravvitto, senza figurarne lui stesso, e che aveva atteggiamenti arroganti e oppositivi verso gli agenti penitenziari, pertanto se ne chiede l’allontanamento.” Questo è quando letto dal Magistrato.

Fonti confidenziali? Quindi io sarei stato allontanato dalla mia famiglia per delle “fonti confidenziali”? Per delle “fonti confidenziali” si sono portati nella depressione i miei figli? “Fonti confidenziali” che non possono rappresentare motivi validi per infliggere sofferenza al detenuto e alla propria famiglia, né sono “gravi e comprovati motivi di sicurezza” come prevede la norma di cui all’art. 42 O.P.!

Quanto affermato dalla C.C. di Taranto è del tutto mendace, poiché dopo un mese circa che giunsi nell’istituto (nel mese di giugno 2008) furono tolte le mele dal sopravvitto come frutta e inserite le pesche. Io personalmente parlai con l’agente addetto al sopravvitto che mi riferì che avevano eliminato le mele poiché erano un frutto fuori stagione e quindi non potevano fare nulla. Tutto qui! E il mio reclamo orale terminò con la spiegazione dell’agente giacché la frutta comunque era stata sostituita. Una spiegazione logica! E non ne ho parlato con nessun detenuto tranne con chi era presente che assistette al colloquio.

E comunque anche se fosse vero, senza assolutamente concederlo, si sarebbe trattato di una richiesta di poter acquistare della semplice frutta dal sopravvitto, e non vedo la “sobillazione” e la “fomentazione” dei detenuti. Per fare cosa? Per acquistare della frutta? Ma se avessi voluto continuare avrei prestato reclamo scritto al Magistrato di Sorveglianza del luogo, come ho sempre fatto in ogni istituto in cui sono stato. Non avrei certo parlato con altri detenuti visto che mi trovavo provvisoriamente nell’istituto e voi ben conoscete i gravi motivi familiari per i quali il D.A.P. intendeva assegnarmi nell’istituto stesso.

La mia “arroganza” o atteggiamenti “oppositivi”? Non esiste né l’una né l’altra, a meno che la semplice richiesta di richiedere i propri diritti in una società democratica venga scambiata per “arroganza”. Ma tale non è, né vuole esserla, e siete voi che mi avete da tempo rieducato al rispetto delle leggi. Pertanto ora che la rispetto e ne chiedo l’applicazione sono arrogante e vengo punito?

Purtroppo oggi negli istituti di pena italiani chi chiede i propri diritti viene considerato un “sobillatore” solo perché potrebbe influenzare altri a richiedere gli stessi diritti, dimenticandosi che le ripetute istanze e richieste, anche verbali, appaiono di mero esercizio di diritti costituzionalmente garantiti.

E la verità è che la C.C. di Taranto si è “vendicata” di tutte le mie rimostranze e denunce del 1996-98, e lo hanno fatto allontanandomi con una scusa assurda e infondata.

Quello che è accaduto a me è il sistema usato duemila anni fa nell’antica Roma, che è risultato essere il sistema con il quale i regimi totalitari hanno sostenuto il loro potere. Dove con l’inganno, le lettere anonime, la diffamazione e le confidenze “ad arte” si costruiva un’immagine degenerata dei propri nemici.

Per questo nacque il “diritto romano”, per porre fine a questi sistemi ignobili, e dal quale il nostro sistema giuridico ha preso le basi con un sistema di garanzie.

Ma nel sistema penitenziario italiano si è rimasti ancora a quell’epoca!

Mi chiedo e chiedo a voi, con le parole di Cesare Beccaria, signori del D.A.P.: “Chi può difendersi dalla calunnia, quand’ella è armata del più forte scudo della tirannia. Il “segreto”? Quali sono i motivi con cui si giustificano le accuse e le “pene segrete”? La sicurezza e il mantenimento della forma di governo nell’istituto? Ma quale strana Costituzione, dove chi ha per sé la forza e l’opinione più efficace di essa, teme di un semplice cittadino-detenuto come me? E in quale stato di diritto si autorizza la calunnia segreta e si punisce la pubblica?”

“La pena della quale sono stato condannato oggi dal D.A.P., a causa della calunnia e del segreto (fonti confidenziali) è atroce, e l’atrocità delle pene non è soltanto inutile e contraria a quelle virtù benefiche che sono l’effetto di una ragione illuminata, ma lo è alla giustizia ed alla natura del contratto sociale medesimo”.

Vi servite quindi di “delatori” per punire detenuti come me che chiedono solo i propri diritti, siete guidati dal “risentimento” nei miei confronti per questo. Ma io chiedo semplicemente “giustizia”, quella “giustizia” che mi avete insegnato rieducandomi. E continuerò finché non l’avrò, vista la mia carica etelistica, che è il motore che spinge questa azione di vitale importanza in nome di amore sacrosanto: i miei figli e la mia famiglia; che ho diritto ad incontrare nel carcere di Taranto, unico istituto dove posso incontrarli.

Pertanto, se l’istituto di Taranto e il D.A.P., mi hanno allontanato per avere “sobillato e fomentato” i detenuti come da “fonti confidenziali”, oggi potete portarmi poiché avete il sistema a vostra disposizione che io vi autorizzo ad usare, cioè essere posto in totale isolamento nel carcere di Taranto senza alcun contatto con altri detenuti. In questo modo non potrei “sobillare e fomentare” nessun detenuto e potrei incontrare i miei figli nell’istituto, visto che sono ormai quasi quattro anni che non mi incontrano, dal 16 luglio 2008.

Termino col dire che io mi sono sempre assunto la paternità delle mie azioni, anche perché ho scritto sempre a mio nome e titolo personale. Ma di quanto mi si accusa è assurdo perché mai pensato di farlo.

Spero quindi che si possa trovare una soluzione a breve, per essere trasferito nel carcere di Taranto dove poter effettuare colloqui con la mia famiglia e i miei figli e di essere posto in isolamento se questo possa rendere superabile i motivi di sicurezza posti dall’istituto.

PREGO

Di volere valutare l’ipotesi di un mio trasferimento nell’istituto di Taranto, che è l’unico istituto dove posso vedere i miei figli e farlo soprattutto ogni settimana, dopo quasi quattro anni che non ci incontriamo.

Rifiuto a priori ogni altro istituto prossimo, non solo perché non potrei comunque incontrare i miei figli, ma anche perché sono delle vere carceri dove i detenuti sono in condizioni disumane, carceri “lager”. Non che nell’istituto di Taranto si stia meglio, ma almeno se devo sacrificarmi a non scrivere e non chiedere i miei diritti e non denunciare ogni abuso mi sacrifico perché sono vicino alla mia famiglia e posso vedere i miei figli ogni settimana, che è il fine primario della mia esistenza.

Allego anche ultime due istanze di trasferimento, ma senza gli allegati, dove penso di avere dimostrato con documenti che alcuni motivi sono inesistenti, senza volere cadere nella polemica.

Avete oggi i mezzi e gli strumenti per controllarmi ovunque, basta solo la buona volontà del D.A.P. e della C.C. di Taranto ad accogliermi nell’istituto. Poiché non solo non esistono “collegamenti”, ma nella C.C. di Taranto ci sono detenuti locali i quali collegamenti sono stati sì dimostrati in sede di sorveglianza eppure si trovano ugualmente nell’istituto  ci vengono portati. Come ci sono negli istituti di Bari o Lecce e nel resto degli istituti d’Italia. Però i “presunti collegamenti” li fate valere solo per il detenuto Massaro nonostante sempre esclusi dalla Magistratura di Sorveglianza.

° Si allegano inoltre stato di famiglia e certificato di residenza. In attesa, ringrazia e ossequi.

Melfi (PZ)     30/01/2012

IN FEDE

Angelo Massaro

Gli stessi diritti degli animai… di Angelo Massaro

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Angelo Massaro è un nuovo amico, che ci scrive dal carcere di Catanzaro.

Sta scontando 30 anni di reclusione, ed è in galera dal 1996.

La sua è una storia drammatica, soprattutto per un motivo.

Da più di 4 anni non incontra la moglie  e gli adorati figli. I figli non possono viaggiare fin a dove si trova il padre, e questo sta provocando in loro stati di depressione.

Angelo sta cercando in tutti i modi di farsi trasferire nel carcere di Taranto, per essere più vicino alla propria famiglia. Con istanze al D.A.P., ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e lettere come quella di oggi.. indirizzata al Presidente della Repubblica e al Ministero della Giustizia. 

Con amara ironia Angelo chiede che anche per i detenuti ci siano gli stessi diritti garantiti agli animali.

Non dimenticate che ci sono persone, come Angelo che non vedono i figli da più di 4 anni… non dimenticateli.

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Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano C/o Quirinale

Al Ministro della Giustizia Paola Severino C/o Ministero della Giustizia – Roma

Al Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria – Direzione Generale dei detenuti e del trattamento – Roma

Io sottoscritto Massaro Angelo, nato  Fragagnano (TA) il 17/06/1966, ivi residente, attualmente detenuto presso la C.C. di Catanzaro ed in atti meglio generalizzato.

ESPONGO QUANTO SEGUE

Visto che da poco tempo è stata emanata una Costituzione per i cani e gli animali in genere, la quale è ormai legge italiana, dove sono elencati tutti i diritti loro conseguenti dalla loro costituzione e quali sono i comportamenti da tenere nei confronti degli stessi e quali invece quelli da considerare come lesivi della loro dignità e come tortura inflitta.

Ebbene, io detenuto, chiedo da oggi in poi di essere considerato alla stregua degli animali e con i loro stessi diritti Costituzionali, poiché gli stessi hanno molti più diritti dei detenuti per i seguenti motivi:

1-Gli animali hanno una Costituzione e dei diritti che devono essere tutelati. I detenuti invece non hanno alcun diritto e la Costituzione non è loro applicata.

2-Da oggi gli animali non possono più essere torturati e se accade il torturatore viene arrestato e condannato, mentre il detenuto può ben essere “torturato” impunemente da parte dell’amministrazione penitenziaria.

3-Agli animali è concesso uno spazio per vivere superiore a quanto spetta ai detenuti, i quali oggi sono allocati in locali non idonei con totale assenza dei requisiti igienico sanitari in violazione sia del decreto ministeriale 5 luglio 1975 sui locali abitativi che alle regole penitenziarie europee. Infatti, oggi il detenuto può essere allocato in uno spazio di soli 4 metri quadrati, oppure in quattro persone in soli 8-9 metri quadri, ma, se nello stesso spazio venisse allocato un animale si viene denunciati immediatamente per maltrattamenti sugli animali e magari arrestato.

4-Oggi soprattutto i cani non potranno più stare chiusi in auto mentre il proprietario è al bar o al ristorante, pena una multa. Il detenuto può invece tranquillamente restare oltre mezz’ora chiuso ammanettato nel furgone in uno spazio di 60 x 60 cm, sotto il sole di luglio a 39 gradi, mentre gli agenti mangiano un panino e fumano la sigaretta, e deve stare “zitto” perché se reclama viene punito con le celle di isolamento all’arrivo in carcere.

5-Gli animali devono  ricevere cibo sufficiente per poter vivere, altrimenti si incorre nel reato di maltrattamenti e l’arresto, mentre il detenuto può essere malnutrito e avere cibo al di sotto delle calorie necessarie e solo per potere sopravvivere. Infatti, si pensi che alla sera in alcune carceri viene distribuito un solo uovo cotto. E comunque molto meno delle calorie necessarie e su quanto previsto dalla tabella ministeriale, per mancanza di fondi al Ministero della Giustizia e negli istituti, dove avvengono enormi sprechi.

6-Agli animali non può essere calpestata la loro dignità, mentre ai detenuti viene del tutto soppressa.

7-Agli animali non possono essere tolti i loro cuccioli, ai detenuti si può ben togliere la famiglia intera e fare in modo di non incontrarla più, fino a far soffrire anche dei bambini di depressione, bambini che non hanno colpe e che non possono incontrare il loro padre poiché detenuto lontano dal luogo di residenza per punirlo per avere chiesto i propri diritti.

8-Un animale non può essere punito se non finché azzanni un uomo e quindi commetta “un reato”, il detenuto può e deve  essere punito senza che commetta alcuna infrazione o reato all’interno del carcere o prima che possa eventualmente commettere infrazioni, e viene allontanato dai propri figli e la famiglia di origine.

9-Un animale in caso azzanni una persona ha il diritto alla difesa e chi possa difenderlo dinanzi a chi volesse sopprimerlo per provare che la reazione è frutto di provocazioni, il detenuto oggi non può assolutamente difendersi per provare che l’allontanamento dalla famiglia è frutto di atti mendaci da parte delle varie direzioni degli istituti in quanto non può conoscerne i reali motivi dell’allontanamento dal carcere vicino al luogo di residenza.

10-Un animale non può essere condannato a morte né portato alla morte, un detenuto oggi negli istituti penitenziari italiani viene volontariamente portato alla morte in quanto il Ministero di Giustizia  – D.A.P., contro ogni legge allontana i detenuti dai familiari, costringendoli al suicidio, come infatti gli esperti del settore sostengono, che dietro l’alto numero di suicidi in ambiente penitenziario vi è spesso un problema di rottura di rapporti affettivi determinati dalla lontananza del luogo di carcerazione da quello di residenza dei familiari. Oppure costringendoli al suicidio con le numerose istigazioni fatte e pressioni psicologiche, dicendogli chiaramente che possono “impiccarsi” se vogliono, tanto loro non passano i guai per i detenuti ammazzati.

Non mi dilungo oltre, anche se altri diritti ancora potrei elencare che ai detenuti sono soppressi ed agli animali concessi. Tutti questi abusi di cui sopra mi hanno riguardato personalmente e vissuti.

Questa mia doglianza non vuole essere in alcun modo provocatoria come sembra, ma sottopone alle vostre attenzioni la realtà in cui oggi si trovano i detenuti, ed io stesso in quanto fui allontanato dal carcere di Taranto e dai miei figli solo per “vendetta” e perché ritenuto erroneamente colpevole di una “sobillazione” per acquistare della frutta di stagione della spesa, una semplice richiesta in una società democratica che la direzione del carcere di Taranto ha voluto punire per avere osato tanto, e punendomi con l’allontanamento dalla mia famiglia e figli i quali a causa della lontananza ormai versano da tempo in uno stato di depressione e sofferenza e non incontrano il loro padre da oltre tre anni.

Questa sarebbe una società democratica e civile? Qualcuno potrebbe obiettare che gli animali non hanno commesso dei reati, ma nemmeno i miei figli hanno colpe da espiare né morali né materiali, e oggi la polizia penitenziaria si dice abbia raggiunto un grado di professionalità tale da gestire ogni tipologia di detenuto, ed io non chiedo la libertà ma solo di espiare la mia condanna nel carcere di Taranto dove poter incontrare la mia famiglia, nient’altro.

Una volta il detenuto aveva la famosa “palla al piede”, oggi quella palla il Ministero della Giustizia ce l’ha posta nell’anima, allontanandoci dalla nostra famiglia. Avrei preferito che quella palla fosse rimasta al piede.

Sono certo che se fossi oggi un animale, i miei diritti sarebbero più tutelati e i colpevoli di queste violazioni verrebbero quantomeno arrestati e condannati per maltrattamenti, purtroppo io sono solo un detenuto.

La crudeltà verso gli animali non è ammessa come è giusto che sia, ma in un Paese ipocrita come l’Italia è concessa la crudeltà verso i detenuti per la “sicurezza” presunta.

Vorrei che chiunque su Facebook inoltrasse la mia istanza ad altri amici, in modo da arrivare persino ai mass media che non vogliono occuparsi del mio caso, in quanto non è un caso eclatante, in fondo si tratta solo dell vita di un detenuto e dei suoi figli. Che vuoi che sia.

Grazie dell’attenzione.

Carcere di Catanzaro

Angelo Massaro

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