Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Un altro compleanno in carcere… di Alfredo Sole

arresin

Il nostro Alfredo Sole, detenuto ad Opera, il diciotto novembre dell’anno appena passato, giorno del suo compleanno, si rende conto che l’ultimo testo che aveva scritto in merito al suo compleanno risale al 2007; nove anni prima. Decide allora, in occasione di questo suo ultimo compleanno, di scrivere un pezzo.

E lo stile è quello di Alfredo Sole.. ironico, lucido, malinconico, poetico e sottilmente indignato.

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Un altro compleanno! Che bello! C’è solo un piccolo particolare, siamo nel novembre del 2016, e l’ultimo di cui ho lasciato traccia con uno scritto è datato 18/11/2007! Ne riporto un pezzettino:

“18/11/2007.. una data qualunque per chiunque, ma non per me. Oggi è il mio compleanno, il mio quarantesimo compleanno. Con questo sono diciassette che ne compio qui dentro. E’ triste tornare indietro col pensiero, tornare ai miei vent’anni, un’età in cui credi che il mondo ti appartenga, un’età in cui si è convinti di essere immortali, un’età in cui il futuro si presenta pieno di speranze, di amore, di possibilità. Tutta illusione! Tutta menzogna, tutto inganno. Il tempo? Vuoto. La vita? Illusione. L’amore? L’unico mezzo per sopportare il tempo e aggirare l’illusione”.

Da allora sono passati nove anni! Allora ne compivo  quaranta  e mi sembravano già troppi. Oggi ne compio di nuovo 40, con l’aggiunta di nove, e continuano a sembrarmi troppi… Ma è solo una mia sensazione o lo sono davvero? A pensare che mi lamentassi che di galera ne avevo già scontati quasi diciassette… oggi sono nove anni in più di questa galera. Cosa dovrei fare, continuare a lamentarmi? No! Ormai ho capito. Il mio destino è quello di terminare il mio ciclo vitale dentro queste maledette mura. Pessimista? Forse per qualcuno potrebbe sembrare così, ma io preferisco pensare che io sia un ottimista mancato, di conseguenza, un realista. Brutta parola “realista”, sembra non dare speranza che le cose possano essere diverse da come sono. Forse le cose stanno davvero così. In effetti chi nella storia è riuscito a cambiare le cose se non gli ottimisti? O forse è meglio chiamarli sognatori? Sì, sono i sognatori a cambiare il mondo. I realisti si accontentano di viverlo così come gli si presenta. Beh, se le cose stanno così, allora anche io voglio essere un sognatore! Un… ottimista! Ma… guardandomi attorno, non è che io veda una qualche strada da percorrere che sia diversa da quella che già sto percorrendo. Magari posso sognarla quella strada diversa, magari se ci credo con tutte le mie forze e la desidero veramente, me la vedrò comparire davanti, così, dal nulla. Ma, a pensarci bene, dal nulla nasce solo il nulla. Allora mi sa che quella strada diversa in realtà c’è già. Sì, deve essere così, solo che io continuo a non capire come fare per trovarla. Magari basta solo crederci, essere un ottimista. Sì, dai! Non mi costa poi nulla, no? Perché ostinarsi a credere che le cose non cambieranno mai e che io morirò tra le sporche mura di uno sporco carcere in una sporca cella quando posso credere che va tutto bene? Sì, tra non molto uscirò dal carcere, ne ho scontati già 25 di anni, il più è fatto. Un altro paio di anni e poi… vuoi che un Paese civile come il nostro lascia morire in carcere di vecchiaia un detenuto che è stato arrestato quando anni ne aveva solamente ventitré? No, la giustizia, lo Stato, il Governo, sembrano non avere un’anima e un cuore, ma in realtà l’hanno, sì, dai, certo che ce l’hanno, del resto siamo un paese civile… “civile”, beh l’ho detto più di una volta, ma mi sa che non ne comprenda pienamente il significato, lo dico così, tanto perché lo sento dire agli altri, ma a pensarci bene, cosa voglia dire non l’ho mica chiaro nella mente. Civile dovrebbe provenire, se non erro, da Civiltà. Vediamo Civiltà:

Lessico

Sf (sec. XIII, dal latino civilitas –atis)

1)Il complesso delle attestazioni riguardanti la vita di una popolazione (o di più gruppi etnici) e il suo modo di organizzarsi in età sia prestorica sia storica: civiltà neolitica, egizia, slava, greca, celtica, romana, precolombiana, sudamericana, ecc.

2)Vita materiale, sociale e spirituale di un popolo, o di vari popoli, in riferimento a un’epoca: civiltà rinascimentale, moderna, ecc. “La civiltà dell’atomo (se è civile un atomo, vuoi che non lo siano gli uomini?) è al suo vertice” (Quasimodo).

3)L’insieme delle conquiste raggiunte dall’uomo nel campo scientifico, politico-sociale, spirituale, ecc. Beh, è proprio quell’ “eccetera che mi confonde”: “Il pensiero/sol per cui risorgemmo/della barbarie in parte, e per cui solo/si cresce in civiltà” (Leopardi). Ma non poteva spiegarsi meglio?

4)Cortesia, urbanità, senso civico: “Siate lesti, e pronti a servire gli avventori, con civiltà, con proprietà” (Goldoni). Come no! Ho capito benessimo…

5)Ant., cittadinanza.

In filosofia:

Forma di vita umana associata che realizzi un complesso di valori. La nozione comportava originariamente l’implicito postulato che vi fosse un’unica civiltà, designando con questo termine il tipo di vita associata che si credeva fosse la migliore realizzazione di valori unici e contrapposti a tutti gli uomini, contrapposta alle “barbarie”, quali forme di realizzazione errate e inferiori. Tale concezione di origine greca è stata definitivamente criticata dallo storicismo contemporaneo che ha posto l’accenno sulla molteplicità delle civiltà, ognuna delle quali si pone come un complesso autonomo e relativamente autosufficiente, animato da una particolare vicenda storica che ne segna l’origine, lo sviluppo e il tramonto nei suoi rapporti reciproci con le altre civiltà. Questa teoria è stata particolarmente sviluppata da O. Spengler nel suo celebre libro Il tramonto dell’Occidente (1818-1922). Un’ampia trattazione del tema si deve anche allo storico inglese A. Toynbee che ha distinto le civiltà dalle società primitive. Queste nascono e muoiono senza lasciare traccia, mentre le civiltà propriamente dette sono mondi culturali autonomi capaci di garantire per lungo tempo la propria conservazione. I tre elementi riconoscibili nelle civiltà sarebbero il culturale, il politico e l’economico. Di questo il primo è l’elemento fondamentale, vera e propria “anima” della civiltà, mentre gli altri sarebbero solo “manifestazioni superficiali”.

In sociologia:

“Insieme degli elementi economici, giuridici, culturali, morali e religiosi quali sono realizzati in una data società. Spesso posto in relazione a cultura, il concetto di civiltà per molti antropologi implica tutti quei meccanismi generali e di organizzazione mediante i quali l’uomo controlla e stabilisce le condizioni della sua vita, includendo con ciò non solo i suoi sistemi di organizzazione sociale, ma anche le tecniche e gli strumenti materiali predisposti per questo fine.”

Certo, adesso ho le idee più chiare… ma facciamo almeno finta che io abbia capito cosa significhi “civiltà e civile” e lo ponga con consapevolezza nel mio vocabolario. Bene, prendendo in prestito il significato in sociologia e supponendo che si tratti dell’insieme degli elementi giuridici, culturali, morali e religiosi, dovrei continuare a dare ragione a quanto detto e cioè, che non credo che in un Paese civile come il nostro, lascino morire in carcere un detenuto che ha già scontato così tanta galera. Questo mi rincuora e mi fa pensare che tutto sommato essere ottimisti o sognatori non sia così male e che anzi sia proprio un bene! Ed è quello che voglio essere. Ma, tuttavia, un pensiero dominante frulla nella mia misera testa. Se dopo venticinque anni mi ritrovo ancora a scontare la mia pena in circuiti ad alta sorveglianza, se dopo tutto questo tempo, nei rigetti delle mie richieste di permesso viene motivata con: “Visto il parere negativo del Direttore”, e visto che anche la richiesta di una mia declassificazione, guarda caso chiesta dalla stessa Direzione al DAP, viene rigettata perché i professionisti dell’antimafia ritengono che sia ancora pericoloso, come faccio a essere ottimista? Mi sa che mi verrà difficile, magari potrò essere un sognatore, ma non certo di quelli che poi alla fine cambiano il mondo, ma un sognatore e basta, uno di quelli che la sera, prima di andare a dormire, pensano: “Un altro giorno è passato, un altro giorno di galera in meno”. Ma come estrapolare un giorno di galera in meno in una pena che non ha fine? Cazzo! Non potrò nemmeno essere un sognatore! Non mi resta altro allora che sperare di sognare, magari sogni felici, prati fioriti… Ma anche i sogni che mi hanno abbandonato da molto tempo e, quando sogno, sogno il carcere. Allora sai cosa faccio? Torno ad essere un realista, almeno quando sogno il carcere posso sempre dire che è normale visto che tutta la mia giovinezza e l’intera esistenza le ho trascorse dentro queste mura. Mi rassegno al destino che hanno scelto per me, mi giro dall’altra parte e, se posso, mi faccio una bella dormita sperando di non sognare affatto.

Al prossimo compleanno. Magari tra altri nove anni ancora…. Questo sì che è ottimismo!!

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