Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Diario di Pasquale De Feo 22 agosto – 21 settembre

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Ecco il diario mensile del nostro Pasquale De Feo, detenuto ad Oristano, relativo al mese di settembre.

Come anche gli altri, esso ci giunge tramite la nostra Nadia.

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Sistema penitenziario

Il sistema detentivo ha dei mali antichi che si porta dietro dall’inizio della nascita del paese con l’introduzione dei Bandi di Carlo Felice di Savoia del 22 febbraio 1826 che rendeva legale la tortura, anche se nel 1863 fu sostituito con un regolamento provvisorio, ma nella sostanza nulla cambiava.
Alla fine della seconda guerra mondiale, con i costituenti che avevano subito le carceri sotto la dittatura fascista, emanarono la Costituzione con diritti inviolabili come l’art. 27, che dopo settant’anni è ancora attuale per i diritti di tutti ma principalmente dei detenuti, ma nei fatti non è applicato.
L’impressione e che la Costituzione serve per mantenere i privilegi di chi è al potere e non per proteggere i cittadini dalle prepotenze delle varie istituzioni.
I costituenti fecero un errore imperdonabile, tutto il sistema fascista rimase al suo posto, addirittura degli autentici criminali anche carriera, come il presidente del tribunale della razza Azzolini che condannò tanti ebrei ai campi di sterminio, che era stato uno dei componenti della commissione che aveva stilato le leggi razziali del 1938, divenne presidente della Corte Costituzionale con il lavacro togliattiano e con il suo busto a Palazzo dei Marescialli ancora oggi.
L’apparato penitenziario fascista rimase tutto al suo posto, e ci sono voluti trent’anni di lotte dei detenuti per avere un nuovo ordinamento penitenziario nel 1975.
Ho fatto questo percorso storico per comprendere che il problema è la mentalità ottocentesco e conservatore che fa a pugni con la civiltà e la Convenzione europea attuale.
La polizia penitenziaria, i direttori e i funzionari dell’Amministrazione Penitenziaria non vanno al di là del chiudere e aprire le porte delle celle, lasciando qualche carcere come fiore all’occhiello e il resto delle carceri rimangono all’arbitrio del direttore e commissario di turno, che interpretano il codice penitenziario secondo il loro metro di giudizio, è palese che lo possono fare perché sono sicuri dell’impunità e della complicità di chi dovrebbe vigilare e tutelare i reclusi.
Le carceri sono una sorta di baronia feudale, cercano il più possibile di non fare entrare le persone della società civile, in modo che fuori non possa trapelare ciò che succede all’interno.
È palese che tutto parte dall’ufficio preposto che è il DAP, perché diversamente direttori e commissari non userebbero il potere dispoticamente.
Il DAP da circa vent’anni è stato occupato “militarmente”da oltre un centinaio di PM delle varie DDA sul territorio nazionale, hanno “procuratizzato”questo ufficio, credendo di continuare il lavoro che facevano nelle loro procure, pertanto condizionano gli uffici di sorveglianza a limitare il più possibile i benefici penitenziari, che poi non sono benefici, ma pene alternative alla detenzione, che fanno risparmiare allo Stato e danno la possibilità alle persone di poter ricominciare.
Il sovraffollamento è figlio di questa politica sicuri tate, dove arrestare e tenere in cella è l’unico scopo che si prefiggono.
Tempo fa ho visto una trasmissione a Rai Tre “Presa Diretta”conduttore Riccardo Iacona, fece un servizio sulle carceri norvegesi, alla fine del servizio esclamò: “perché non è possibile in Italia?”, semplice, il ministero è diventato un apparato di poltrone, privilegi e business, e chi gestisce il potere non ha nessun interesse a cambiare le cose, i politici passano ma loro restano al loro posto.
La repressione dentro e fuori dalle carceri, negli anni ha creato un mastodontico apparato poliziesco che ingoia miliardi di euro, hanno interesse che il pozzo di san Patrizio rimanga tale, pertanto con l’aiuto dei savonarola o professionisti dell’antimafia come li chiamava Sciascia oppure mafiosi dell’antimafia come li chiamava Buttafuoco, mantengono sempre la tensione alta affinché continui la repressione e di conseguenza il loro potere.
Nell’ultimo quarto di secolo i tribunali e le carceri hanno avuto la sospensione della democrazia, la civiltà e i diritti, pertanto quando succede qualcosa non è un evento isolato, ma è parte integrante del sistema, avendo ormai istituzionalizzato la tortura e la pena di morte, non è solo una mia affermazione, l’ha dichiarato in più occasioni anche Papa Francesco: “l’ergastolo è una pena di morte nascosta e il 41 bis una tortura”, come tortura inseriva anche la carcerazione preventiva, nessuna dichiarazione da parte di tanti parlamentari che si dicono cattolici, e che in ogni occasione intervengono per le cose più disperate. Farisei.
Le leggi di emergenza in poco tempo diventano ordinarie, e come diceva il compianto Alessandro Margara: “sono le leggi emergenziali che in Italia devastano la giustizia oltre le emergenze”. Purtroppo non solo la giustizia ma anche il sistema penitenziario, perché quando si adopera la tortura non ci sono più diritti.
Fino ad oggi di anime belle e nobili c’è ne sono state poche, forse perché chi subisce e ha subito sempre sono i meridionali, questo fa anche riflettere che le leggi emergenziali hanno la connotazione razzista, Lombroso continua a colpire anche dopo un secolo e mezzo.
Il 100%dei reclusi del famigerato regime di tortura del 41 bis sono meridionali; l’80%dei reclusi italiani sono di origine meridionale; il90%sono meridionali; l’applicazione del famigerato art. 4 bis è per i meridionali. I numeri sono fatti e non si possono smentire, come la deportazione a cui siamo sottoposti, lontani dai nostri paesi d’origine; mi trovo a Oristano in AS, nella mia sezione siamo tutti meridionali, come lo sono le altre quattro sezioni di AS sotto di me, il 99%sono meridionali, non è razzismo questo?
In Sardegna sono stati costruiti 2.600 a fronte di un utenza locale di poco inferiore al 1000 detenuti, quindi con 1600 posti in più in Sardegna a fronte di carenze enormi in tutte le regioni meridionali, perché non costruirli nel meridione? In modo che i reclusi possono scontare la loro pena nella propria regione e vicino ai famigliari. Invece vengono costruiti in Sardegna per deportare i meridionali, tutto si ripete dall’emanazione della legge Pica; senza dimenticare che la costruzione delle carceri è un business, e qui in Sardegna ha una connotazione politica ben precisa.
In pochissimi carceri, quelli “piloti”hanno adoperato la fiducia e la responsabilità, i detenuti hanno dato grande soddisfazione perché hanno ripagato la fiducia e sono stati responsabili, ma come sempre non viene esteso su tutto il territorio nazionale.
Quando il ministro della giustizia era la Cancellieri, in una conferenza stampa dichiarò in pompa magna: “dobbiamo esportare il modello Bollate in Europa”, qualcuno si era dimenticato di dirgli che prima bisognava esportarlo sul territorio nazionale, perché a parte pochi carceri che si contano sulle dita di una mano, il resto sono una vergogna, per la mentalità è delle “segrete medievali”.
In Svezia che in proporzione agli abitanti avevano gli stessi detenuti dell’Italia, con la semplice frase: “il detenuto di oggi sarà il tuo vicino di casa di domani”, hanno arruolato un esercito di Educatori, psicologi, assistenti sociali, professori per la formazione, e hanno iniziato un opera usando fiducia e responsabilità, aiutandoli a inserirsi. Venivano seguiti anche da fuori, se aprivano un’attività venivano aiutati fino a quando non avevano più bisogno del loro intervento. Se lavoravano gli stavano vicino fino a quando avevano passato il momento difficile. In pochi anni hanno dimezzato i reclusi e venduto quattro carceri per mancanza di detenuti, continuando così facilmente diventerà il primo paese che farà a meno del carcere.
In Italia invece si fa l’opposto, invece di arruolare un esercito di educatori non fanno che aumentare la polizia penitenziaria, sono circa 40.000 unità, una cifra abnorme di fronte agli altri paesi, di conseguenza l’80-90% del buget per i carceri viene usato per gli stipendi degli agenti e niente per i detenuti e la loro rieducazione.
Se non cambia il sistema avranno sempre più bisogno di altra polizia penitenziaria, questo comporta che non assumono educatori, psicologi, assistenti sociali e niente formazione per i detenuti.
Un recluso arrestato in Belgio, scriveva sul giornalino “Ristretti Orizzonti”del carcere di Padova, che in Belgio si sentiva padre, perché poteva telefonare quando voleva, a parte i colloqui normali ne aveva altri per i figli e addirittura uno mensile di alcune ore per fare i compiti di scuola con i figli. Arrivato in Italia lo misero nel famigerato regime di tortura del 41 bis, non contenti dell’area riservata del 41 bis, isolato da tutto il carcere con la compagnia di solo due reclusi. I figli dopo il primo colloquio non hanno più voluto andarci e per dieci anni non li ha visti, fino a quando non glielo hanno revocato e trasferito a Padova.
La differenza tra l’Italia e il resto d’Europa sta proprio in questo, per anni hanno mortificato i detenuti del meridione, costringendo psicologicamente la gente a legittimare le torture che si subiscono nelle carceri.
Quello successo al G8 di Genova nel 2001 nella caserma Bolzaneto per qualche settimana, in certi carceri è successo per anni; leggete il libro: “Le Cayenne italiane”edizione-Sensibili alle foglie- curato da me De Feo Pasquale, non crederete a ciò che leggerete e sia potuto succedere in Italia.
Oggi il regime di tortura del 41 bis è diventato più psicologico, ma peggiore perché nessuno ne esce sano, tutti hanno problemi psichiatrici.
Calducci, Anemone e compagnia bella ha costruito il carcere di Sassari, il reparto del regime 41 bis l’hanno fatto sottoterra senza finestre, con blocchi di pochi metri quadrati dove si svolge la vita di quattro persone, non hanno niente, solo la struttura in se per stesso è tortura, lascio immaginare il resto.
Tutte le belle parole delle dichiarazioni di politici e funzionari, sono una realtà artificiosa che non rappresenta la verità.
Quello che non manca nelle carceri sono i psicofarmaci a livello industriale, imbottiscono le persone di medicinali per renderle degli automi che passano il tempo stesi sulla branda nell’attesa che finisca la pena e vengano scartati per ricominciare quello che facevano prima. Nessuna rieducazione può essere possibile con questi criteri, perché si fa il contrario di quello che è il presupposto per costruire qualcosa che abbia un senso.
Ci sono alcune cose che dovrebbero cambiare per riformare il sistema, ne faccio un piccolo elenco:
A. Abolizione del famigerato art. 4 bis, che è anticostituzionale e permette un doppio binario vietato dalla Costituzione.
B. Nel 99%delle carceri non viene applicata la sentenza Torreggiani, il motivo è che lo strapotere della polizia penitenziaria non lo consente, i loro sindacati scendono sul piede di guerra ogni volta che ci sono aperture per i detenuti, ma lo fanno anche quando un direttore con idee illuminate vuole applicare la civiltà in un carcere, fanno di tutto per farlo trasferire.
C. Le direttive del ministero sono sempre ostrogote che danno la facoltà alle direzioni delle carceri di interpretazioni cervellotiche.
D. Le circolari ministeriali con le direttive cambiano a secondo del carcere in cui si è trasferiti, non c’è uniformità nazionale.
E. I volontari, che sono gli unici che organizzano iniziative varie, non hanno nessuna tutela e sono alla mercede del direttore e della polizia penitenziaria.
F. I detenuti vengono sbattuti a centinaia di KM lontani dalle loro case, contribuendo a sfasciare le famiglie invece di salvaguardarle come in pompa magna dichiarano i funzionari del DAP. Dovrebbero regolarizzare la pena.
G. Negli ultimi quarant’anni è stato abbattuto l’analfabetismo, ma sta facendo passi da gigante l’analfabetismo informatico.
I benefici penitenziari della legge Gozzini sono diventati una ragnatela da cui è difficile districarsi, pretendono che dimostriamo ciò che non esiste.
Il carcere invece di insegnarci le regole per essere un buon cittadino, cerca di inculcarci ad essere una buona pecora e che sono naturali certe limitazioni, obblighi, divieti. Vogliono convincerci che è il nostro destino di galeotto e lo sarà per sempre. Se lo raccontiamo viene difficile essere creduti, perché la società è stata bene indottrinata. Ci accusano che tutto è falso e che ci siamo inventati anche i ricordi di ciò che subiamo.
Non chiediamo altro che scontare la nostra pena conforme al codice penitenziario ed europeo e di curare i nostri affetti familiari e non perderli, darci la possibilità di avere le opportunità per rifarci una nuova vita.
Non siamo nati delinquenti, se fosse così Cesare Lombroso avrebbe avuto ragione, tutte le nostre vite si somigliano perché siamo diventati ciò che le circostanze ci hanno consentito di essere.
L’essere umano deve essere trattato per quello che si vuole che sia, e non per quello che il pregiudizio descrive nell’immaginario collettivo, inoltre l’uomo del delitto non è mai stato quello della pena.
Oristano agosto 2016 De Feo Pasquale
22-08-2016

Altiero Spinelli
Certo coincidenze non sono casuali, tutto è programmato nel tempo, ma dimostra che la Rai è pro Renzi al 100%.
In questi giorni i notiziari hanno strombazzato in tutte le salse che Renzi si incontrava con la Merkel la cancelliera tedesca e Hollande il presidente francese, nell’isola di Ventotene, per discutere il futuro dell’Europa dopo l’uscita della Gran Bretagna.
A parte che tre paesi decidono per tutta l’Europa, mi sembra una sorta di dittatura, pertanto il futuro non mi è tanto chiaro.
Nel momento che tutta la popolazione è informata che Renzi si trova a Ventotene con i due grandi d’Europa per deciderne il futuro, il canale più importante pubblico, Rai Uno trasmette la storia biografica di Altieri Spinelli ritenuto uno dei padri dell’Unione europea.

Spinelli trascorse 16 anni in carcere per essere un antifascista, scarcerato fu inviato all’isola di Ventotene al confino, qui insieme a Ernesto Rossi stilò il manifesto per l’Europa federale, quella attuale.
Credo che hanno fatto combaciare le due cose per dare risalto al culto della personalità di Renzi, ma il motivo principale sarebbe il referendum sulla riforma costituzionale, dove i sondaggi lo danno perdente.
Mi auguro che la gente rifletta che quando il direttorio(politica, sindacati, banche, confindustria e il silenzio assenso della chiesa)sposa una causa è sempre contro la popolazione, perché i loro interessi non sono quelli della gente.
23-08-2016

Secondo scritto per l’Università
Questo è il secondo scritto sul tema ricerca e territorio, me li ha chiesti Mario Pontillo all’Università delle Calabria. Totalmente diverso dal primo che era improntato sul tema penitenziario. La ricerca l’ho indirizzata sulla storia per far emergere il motivo della depressione dei territori del meridione d’Italia.

Dipartimento di sociologia Università della Calabria:Ricerca e territorio.

Niente nasce dall’oggi al domani, c’è sempre un passato che costruisce il presente, e se non si invertono le situazioni delle cause, condizionerà anche il futuro.
Il lavaggio del cervello inizia già alle elementari con la favoletta risorgimentale, che ha un duplice scopo, quello di nascondere il genocidio umano, culturale, economico, sociale, commesso con l’epopea unitaria, e di costruire cittadini di serie B nella colonia creata con l’invasione, occupazione e una crudele repressione per occultare il saccheggio sistematico delle ricchezze dell’ex Regno delle due Sicilie.
La “questione meridionale”che ha ridotto le popolazioni del Sud allo stato attuale inizia con la tanta sbandierata unità, prima semmai si poteva parlare della “questione settentrionale”, dove la povertà toccava punti molto alti e l’immigrazione era un flusso continuo verso le americhe, sconosciuto al Sud, ma con le ricchezze dell’ex Regno meridionale resero il sud ricco come quello attuale e l’immigrazione i settentrionali la fecero verso il Sud a prendere il posto dei meridionali che agli occhi dei piemontesi o dei “fratelli italiani”erano diventati dei paria, e desertificarono una delle terre più belle e baciate dagli dei.
D’altronde tutto quello che di bello è stato costruito nel meridione è stato fatto prima del 1860, tutto quello che di brutto è stato costruito è stato fatto dopo il 1860, pertanto questa data è stata la linea che delinea la tragedia delle popolazioni meridionali. Il Sud non ha aderito all’unificazione, gli è stato imposto sulla punta delle patriottiche baionette e le forche dei criminali piemontesi.
In questi giorni su tutti i giornali del mondo si discute delle grandi purghe che sta facendo il sultano turco Erdogan; chi ha letto libri della vera storia viene alla mente quello che fecero i piemontesi-savoiardi nella nazione tra le più prospere d’Europa, l’ex Regno delle Due Sicilie, in modo radicale estirparono qualunque voce di dissenso, nelle università, nella magistratura, nell’esercito, con le fucilazioni, il domicilio coatto, radendo al suo interi paesi, e distruggendo l’economia a 360 gradi, si parla di un milione di morti e mezzo milione di arrestati e deportati, e su otto – nove milioni di abitanti questo dimostra che i rastrellamenti e la repressione militare toccarono il 99%della popolazione; a parte pochi collaborazionisti, tutte le famiglie del regno subirono un lutto in famiglia da parte della ferocia piemontese.
Il meridione – l’ex Regno delle Due Sicilie – era una nazione con quasi mille anni di storia, il settentrione non è mai stata una nazione. La parola Italia viene dal meridione, proviene dai vitelli che pascolavano numerosi e liberi nell’attuale Calabria, pertanto eravamo Italia molto prima del Nord che erano galli con i romani e cispadani con gli austriaci e i francesi.
Nei libri di storia si legge che il Sud era agricolo e il Nord era industriale e che erano venuti a liberarci, di due cose ci hanno liberato: “della nostra libertà e della nostra prosperità”, trasformandoci come gli indigeni delle colonie africane.
Qualche anno prima che l’ex Regno delle Due Sicilie diventasse dominio dei Savoia, aveva partecipato alla mostra mondiale sull’industria a Parigi, risultò essere tra le più grandi potenze industriali. Vincendo 12 medaglie d’oro grandi, 78 medaglie d’oro ordinarie, 105 medaglie d’argento e 215 di bronzo. Il Console inglese John Goodwin disse: “l’industria napoletana è un concorrente di prim’ordine”. Sull’impero inglese di allora non tramontava mai il sole, era la prima potenza industriale del mondo, pertanto l’affermazione dimostra la realtà industriale napoletana.
Come è possibile che qualche anno prima del 1860 era una potenza industriale, e subito dopo diventa un paese arretrato, agricolo e infestato di briganti? La verità è un’altra, nel Sud c’erano 5000 fabbriche e furono fatte deperire, mentre nel tosco padano non producevano e facevano i “pazzisti”comprando e vendendo prodotti inglesi e francesi.
Nel 1861 gli addetti nell’industrie del Sud erano 1,6 milioni, mentre nel resto d’Italia erano meno di 1,5 milioni. In un secolo e mezzo quelli del Sud sono rimasti gli stessi mentre al Nord sono diventati circa 6 milioni. Questo dimostra che in modo deliberato si è bloccata la crescita del Sud mentre massicciamente hanno alimentato quello del Nord.
Le colonie non devono produrre devono solo essere sfruttate e usate come mercato per i prodotti dei colonialisti.
Luigi Carli Farini stretto collaboratore di Cavour e presidente del consiglio nei primi anni del proclamato regno d’Italia, con questa affermazione dimostra cosa ne pensa di noi meridionali: “Altro che Italia! Questa è Africa, i beduini a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile”.
L’espansione coloniale piemontese ha istaurato con l’erario, l’esercito, la pubblica amministrazione, l’apparato giudiziario, gli sportelli della banca tosco padana, gli impiegati dello Stato e i carabinieri che si insediarono in tutti i comuni. Tutta gente che veniva dal Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia, tutti tosco padani. Queste presenze dotate di potere, innescarono nelle provincie automatismi d’inferiorità sociale.
I primati del Sud erano conosciuti in tutta Europa, c’era la banca più ricca d’Europa, c’era la seconda compagnia di navigazione del mondo, la prima tratta ferroviaria della penisola, i primi posti d’acciaio(quello sul Garigliano è ancora in piedi), le acciaierie di Mongiano e San Ferdinandea in provincia di Catanzaro erano seconde solo a quelle inglesi, la ferriera di Napoli con 1000 operai, oltre 5000 fabbriche, l’unica borsa lavoro della penisola che Cavour si affrettò subito a chiudere, l’elenco sarebbe molto lungo.
Quello che non fu chiuso, dissanguato, svenduto, o trasferito al Nord, per fare ciò iniziarono una feroce repressione simile a quella nazista nei paesi dell’est europeo durante la seconda guerra mondiale, come un’orda di Unni depredarono, massacrarono e distrussero tutto ciò che poterono, i nostri “fratelli d’Italia”, erano venuti a liberarci per trasformarci in servi iloti e la nostra terra una colonia da sfruttare dopo averla saccheggiata; vengono in mente le parole dello storico romano Tacito: “hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato Pace”, in questo caso l’hanno chiamato RISORGIMENTO. Una truffa nazionale, persino i plebisciti furono una truffa alla Saddam Hussein in Iraq con il 99,99%di preferenze.
Per avere una parvenza legale pretendevano dai tribunali meridionali condanne a morte a livello industriale, ma siccome i giudici si rifacevano alle antiche tradizioni dei tribunali napoletani che applicavano sempre il minimo della pena. Ai politici e ai militari savoiardi questo creava molto fastidio, perché erano abituati e avevano ordine di fucilare in modo sommario, questo andava contro i progetti del governo piemontese. Con la legge Pica tutto diventava di competenza dei militari, esautorarono il 90%dei magistrati e istituirono in ogni tribunale un commissario con il compito di controllare i giudici nelle loro funzioni, quel 10%di magistrati che rimasero legalizzarono i torrenti di sangue che scorsero in tutto il meridione, i saccheggi sistematici e ogni tipo di nefandezza.
Questo consentì di dare mano libera ai carnefici “eroi”come Cialdini, Pinelli, La Marmora, Dalla Chiesa, Della Rocca, Fumel e tanti altri.
Il sanguinario piemontese colonnello Fumel scriveva nel suoi dispacci: “uccideteli purché siano meridionali”.
Senza dimenticare i criminali garibaldini come Nino Bixio, un orgia di sangue che fece inorridire l’Europa intera; tutto è negli atti del parlamento italiano e quello inglese, che contribuì o meglio dire che ne fu l’artefice, per la riuscita della conquista piemontese, in caso contrario mai ci sarebbero riusciti, con tutto ciò anche loro disprezzarono i metodi barbari e sanguinari savoiardi.
I piemontesi impiegarono 120.000 uomini:52 reggimenti di fanteria, 10 reggimenti di granatieri; 5 reggimenti di cavalleria; 19 battaglioni di bersaglieri; 7849 carabinieri; e 83.927 militi della guardia nazionale. Altro che brigantaggio, fu guerra vera e i piemontesi subirono più morti di tutte e tre le guerre d’indipendenza, ma da parte meridionale fu elevatissimo.
Il genio truffaldino di Camillo Benso di Cavour e il sanguinario Vittorio Emanuele II volevano il Regno delle Due Sicilie ma non gli avevano detto che era abitato dai meridionali sic, così per svuotarlo usarono i metodi di casa Savoia, con i massacri e le deportazioni con il domicilio coatto non riuscivano a debellare i partigiani del Sud(briganti erano i piemontesi), allora aprirono le porte all’immigrazione e a milioni fuggirono dall’inferno creato dalla legge Pica. Rimasero i più deboli, vecchi, donne e bambini,che furono soggiogati con il terrore dei militari.
Il primo genocidio della storia moderna non è stato quello armeno ma quello dei duo siciliani nell’Italia del meridione, ex Regno delle Due Sicilie.
Per ironia della sorte, siamo costretti a sopportare la toponomastica dell’Italia intera, ma principalmente del meridione, commemorare tutti questi criminali che oggi sarebbero davanti al tribunale per crimini contro l’umanità.
In deputato Ferrari, nella seduta alla Camera del 19-11.1862, con violenza accusò: “Vengono cacciate nelle carceri e fucilate famiglie intere; il numero delle vittime e dei carcerati è enorme. È questa una guerra da barbari! Se il sentimento vostro morale non vi fa inorridire di comunicare, sguazzare nel senza, io non saprò più comprendervi. E quando io affermo del Regno di Napoli, ditelo pure della Sicilia. La pure si cacciano le genti in prigione, e si uccidono a fucilate senza nessun formale procedimento. Versare sangue è diventato sistema… Ma non si rimedierà già al male, versando sangue a torrenti. Nell’Italia meridionale non si crede a siffatto sistema di sangue; e chi veste un uniforme si crede di aver diritto di uccidere chiunque non ne porta.”
Il 12-08-1861 il deputato inglese Giorgio Bowyer aveva indirizzato una lettera a Lord Palmerstan, raccontandogli quello che succedeva nel meridione. Cita tanti episodi di stragi, ma termina che la distruzione è totale, il governo inglese dovrà rendere ragione al Parlamento quando si adunerà, sui delitti commessi nell’Italia meridionale sotto la tirannia di Cialdini e Pinelli.”
Fecero lo stesso con le Università, cacciarono docenti famosi in tutta Europa, ogni dissenso veniva stroncato senza pietà. Le Università delle Due Sicilie avevano oltre 11 mila studenti, mentre il resto d’Italia non superava i 5 mila.
Il primo atto di Cavour appena Garibaldi mise piede a Napoli fu di depredare tutto l’oro dello Stato Napoletano depositato nel Banco delle Due Sicilie, messo su un treno e spedito a Torino, erano 433 milioni di lire in oro zecchino, valore attuale sui 500 miliardi di euro. Nel libro “Terroni”di Pino Aprile, al valore attuale il saccheggio sarebbe di 1500 miliardi di euro, parliamo solo di quelli certificati, pertanto la cifra è molto più alta.
Per essere un paese arretrato e agricolo era molto ricco, si vede che vendeva la verdura a peso d’oro sic!
Alla vigilia dell’unità d’Italia, il Sud aveva i conti in ordine, il Nord era pieno di debiti, il rapporto debito/Pil era di 16,57%per le Due Sicilie, per il Regno Sardo piemontese era al 73,86%. Tra il 1859 e il 1861 il debito piemontese raggiunse i 2 milioni di lire, un valore astronomico per quei tempo, specialmente per un piccolo Stato come il Piemonte. Nel 1859 l’indice fiscale del meridione era pari a 100, a Torino era 594. Alla razzia si aggiunsero anche le tasse sabaude che raggiunsero lo stesso indice, con l’aggiunta di nuove tasse.
Mentre Cavour faceva sogni pindarici riempiendo di debiti il Piemonte, Ferdinando II di Bordone costruiva le fabbriche e le infrastrutture, rendendo il suo paese florido e pieno di benessere. Addirittura il sistema pensionistico borbonico era migliore di quello attuale, con 40 anni di lavoro, la pensione era pari allo stipendio.
Senza l’unificazione, il regno sardo piemontese, per l’abuso della spesa e per la povertà delle sue risorse, era necessariamente destinato al fallimento; il braccio destro di Cavour nel 1959 nel senato torinese disse in un suo intervento: “o la guerra o la bancarotta”, si salvarono con il saccheggio del Regno delle Due Sicilie. Altro che risorgimento, fu tutta una questione di soldi, e ancora ne paghiamo le conseguenze.
Nel 1863 il “padre della patria”Vittorio Emanuele II venne a Napoli a visitare i suoi nuovi domini, fu accolto con questo manifesto che i patrioti Napoletani a rischio della vita attaccarono sulle mura della città
A RE VITTORIO EMANUELE OMAGGIO DE’ NAPOLETANI
Se calpestano ogni diritto, divino, ed umano, volontario ti cacciasti nelle lordure della rivoluzione, ed ora, trascinato dalla sua corrente, sei per la china a subirne la finale catastrofe; se dopo l’assassinio de’ Sovrani, e dei popoli d’Italia, per cui hai steso la mano sacrilega sulla CASA DI DIO, e sui popoli traditi, riducendo il nostro sventurato Paese a una squallida prigione di miseri, ti lusinghi, colle riviste militari, con i viaggi, e le procurate feste, illudere ancora i Napoletani, ed addormentarli nella dura servitù per puntellare il tuo usurpato, e cadente potere… t’inganni!!
Ad onta delle barbare leggi, dei vili satelliti, che ti circondano, e delle baionette, che supponi ti potessero difendere… noi non siamo un popolo di schiavi; noi, fra ceppi, ed il patibolo, franco ti parliamo, come si conviene ad un uomo, che si è messo fuori di ogni legge!
Dopo tre lunghi anni di calamità, e di dolorosa esperienza, l’illusione è svanita, l’inganno si è dileguato, ed il tuo riapparire fra noi equivale a quello di’infausta cometa, apportatrice di nuove sventure, che le piaghe sanguinanti dell’infelice PATRIA NOSTRA rinnova!
Che dunque pretendi da noi? Le nostre sostanze? Le hai tutte rapite? Non vi è che lo squallore! La nostra gioventù per lanciarla in guerra fratricida? È tutta in armi per le campagne a pugnare contro la tua usurpazione! Le nostre acclamazioni? Le avrai si da ottantamila prigionieri politici, da duecentomila famiglie, che hai ridotto alla mendicità; dal clero tutto incatenato, e proscritto; da dieci milioni di uomini insomma cui non hai lasciato, che l’ultimo anelito di vita, e questo ti maledice, ed impreca quale FLAGELLO DI DIO!

Credi forse di governare sulle nostre intestine discordie? Sappilo che seppur divisi in tutt’altro, siamo però tutti concordi nell’ODIARTI, che TUTTI hai tradito, ed oppresso! Che se a tal riguardo di brutalità e di barbarie sei giunto da non sentire il rimorso delle tue nefandezze, onde hai emulato, e vinto tutti i tiranni, tutti i grandi scellerati della storia, non ti lusingare però, che le feste ufficiali, che per te si fanno collo stremo dei sudori, e del sangue dei popoli, o imposte dal terrorismo de’ tuoi spietati manigoldi, fossero contrassegno di simpatia, o pubblica gioia! No! sono un prato fiorito nel quale si nascondono velenosi rettili!… Sono un’amara ironia, un solenne oltraggio, che gli stessi uomini del potere, per sordido profitto, o per coprire enormi frutti, fanno alla tua odiata persona! Sappilo, l’Europa civile, la Diplomazia, il mondo intero hanno portato il loro severo giudizio sulle opere nefande del tuo infernale governo, e sulle nostre giuste querele!… Poc’altro, e col nostro compiuto trionfo l’Italia sarà libera della tua importuna esistenza!! Sappilo, non si conculca impunemente la giustizia, né gli interessi, e la pace dei popoli!…
Dileguati dunque presto dal nostro sguardo, che questa classica terra, tanto da te straziata brucia sotto i tuoi passi, ti ributta ed abomina! Dileguati, mentre noi anche una volta abbiamo la soddisfazione di ripetere lo storico grido:
VIVA L’AUTONOMIA E L’INDIPENDENZA DELLE DUE SICILIE!

Napoli 9 novembre 1863
Lo scrittore Mack Smith scrisse: “Fu una guerra selvaggia e crudele, non ebbe limiti né freni. Cialdini iniziò già da ottobre 1860 a far fucilare tutti coloro in possesso di un’arma, contadini innocenti, semplici sospettati. I villaggi saccheggiati. I soldati borbonici catturati venivano legati agli alberi e bruciati vivi o mutilati. Questa fu la dichiarazione di guerra di quel macellaio del generale Enrico Cialdini.”
Fu ferocia generale, ferocia sistematica, ferocia premeditata, ferocia stabilita come dogma governativo.
Il popolo per intuito primordiale comprese che la posta in gioco era molto alta, non si trattava del destino della casata dei Bordone o della monarchia, ma si trattava dell’indipendenza della loro terra, l’autonomia amministrativa dello Stato e il loro destino, per questo motivo si sollevò il 99% dei meridionali contro l’invasore straniero. Non avevano speranze perché erano tutti contadini e artigiani, senza comandanti consapevoli che non avrebbero potuto vincere salirono lo stesso in montagna e si batterono con onore tenendo alta la bandiera della nazione duo siciliana preferendo di morire in piedi piuttosto che in ginocchio. Per questo motivo l’onore dei vinti è più grande di quello dei vincitori.
Anche il figlio di Garibaldi Ricciotti, prese di nuovo le armi perché deluso confesso, si unì ai partigiani-briganti, ma per carità di patria non viene menzionato nei libri di storia.
Tutto l’esercito borbonico era stato fatto prigioniero e trasferito nei lager del Nord e nelle isole, su 97 mila effettivi dell’esercito borbonico, solo 1600 aderirono al nuovo esercito, questo dimostra che erano uomini degni di questo nome, altro che esercito di francischiello sic.
Questa lettera scritta da prigionieri della provincia di Salerno testimonia la crudeltà dell’esercito piemontese, ma anche la tenacia delle popolazioni meridionali nel combattere l’invasore.
I prigionieri delle popolazioni della provincia di Salerno; scrissero una lettera al loro RE Francesco II, firmata da oltre 5000 persone.
“Sire, né tempi di lutto e di dolore nazionale è pur dolce rivolgere il pensiero e la parola a colui che nel breve suo regno fu simbolo alla Nostra Patria nativa di gioia, di pace e di prosperità… È tre anni che noi fummo da mani parricide venduti al popolo beato d’Italia, che siamo schiavi sotto l’impero di una feroce forza, che colle sostanze e le vite dei nostri cari perdemmo anche il diritto di lacrimare.
Ma, udite, Sire, il nostro Onore è salvo; né codardo è il vostro popolo, come vanno alcuni politici strombazzando.
Lo dicono il disprezzo è l’odio, onde ricambiato l’efferata piemontese dominazione; lo dice la resistenza attiva e passiva che ad ogni pié sospinto incontra in tutti gli ordini sociali; lo dicono quelle migliaia di vittime umane, che tuttodì cadono sotto il ferro dell’infame usurpatore; lo dicono le carceri rimboccanti di migliaia di infelici.”
Come al solito la vulgata razzista settentrionale che impone i testi della scuola, nel meridione sono sempre briganti e nel Nord sempre eroi partigiani, successe la stessa cosa con l’invasione francese napoleonica; la storiografia ufficiale è imbevuta del razzismo antimeridionale di lombrosiana memoria.
Legalizzarono ogni nefandezza con la famigerata legge Pica, un mostruoso meccanismo giuridico che fece del Mezzogiorno un inferno.
Con terminologie diverse questa legge indegna è arrivata fino ai nostri giorni, perché continua scientificamente con leggi cosiddette di emergenza a tenere in soggezione coloniale il Sud. All’epoca con la scusa del brigantaggio, dal dopoguerra con la scusa della lotta alla mafia, nel futuro si inventeranno che siamo marziani sic, per mantenere questo sistema coloniale, dove il Nord corre verso l’Europa e il Sud è spinto verso l’Africa.
L’impostazione burocratico-poliziesco-coloniale creato all’epoca resiste ancora oggi, tutto il sistema che gestisce il potere del paese continua a tenere il dominio nel Sud con la repressione legalizzata da leggi indegne di un paese civile.
Oggi si chiamano emergenze, prima della guerra si chiamavano “stati d’assedio”, e dal 1860 ne sono stati dichiarati decine, usando anche i cannoi, fucilazioni di massa e la deportazione.
Nessuno ti può fare quello che vuole senza il tuo consenso, purtroppo hanno usato metodi peggio dei colonialisti africani, d’altronde nei loro dispacci militari ci chiamavano beduini(basta controllare negli archivi del ministero della Difesa), nel tempo ci hanno convinti che quello che abbiamo è già troppo, che siamo stati sempre così, la vera tragedia e che ci crediamo anche noi, il più grande dei mali è la colpa che ci hanno inculcato, questa è stata la loro grande vittoria, ci hanno resi servi iloti con il nostro consenso.
Tutto ciò che noi sviluppiamo con i nostri pensieri sul perché il meridione è ridotto così, bisogna che si sappia che è stato programmato scientificamente dall’inizio, la tanto sbandierata unità italiana si è trattato di una grande truffa per razziare le ricchezze duo siciliane e avere una colonia africana in casa.
Al tempo dell’Unità il Regno delle Due Sicilie rappresentava per l’Italia quello che ai nostri giorni la Germania rappresenta per l’Europa.
Napoli era una metropoli, una delle tre in Europa le altre due erano Londra e Parigi; tutti i grandi letterati dell’epoca che erano venuti a Napoli ne avevano parlato in toni entusiastici, da Goethe che è rimasto nel cuore dei napoletani, perché aveva scritto che: “La più bella fra le città belle”, inoltre che Napoli “È un paradiso dove ciascuno vive in una sorta di ebbrezza obliosa. Si desidera soltanto vivere”. Scrisse belle pagine anche sulla vulcanica operosità dei napoletani.
Goethe insieme a Roussean avevano scritto che: “Napoli era un gioiello d’Europa, risplendeva di pensiero storico, giuridico, filosofico, artistico, da non farla impallidire di fronte ad alcuna altra capitale europea del tempo.”
Stendhal che disse “non dimenticherò mai Via Toledo e la vista che si ha di tutti i quartieri di Napoli, per me è senza confronti la città più bella del mondo”. E tanti altri tra cui Boccaccio che loda Napoli:lieta, pacifica, abbondevole, magnifica.
Johann Caspar dedicò una frase meravigliosa a Napoli: “Chi non ha visto Napoli, non ha vissuto.”
Napoli da capitale si riduce a semplice cittadina, perde tutto ciò che ha una capitale di una nazione monarchica, la corte, ministeri, ambasciate, impieghi pubblici, lavoratori impiegati nel porto militare, nell’arsenale, l’opificio di Pietrarsa, a tutte le fabbriche legate all’industria di guerra. In più vengono fatte fallire tutte le fabbriche affinché i prodotti venissero fatti dal Nord e venivano pagati il doppio, vennero migliaia di operai dal Nord che venivano pagati il doppio. Insieme a tutto ciò l’orda barbarica piemontese saccheggiò tutto il possibile e spostò tutto al Nord, mascherando l’infamia con la repressione che si tradusse in un genocidio, ma quello più crudele fu quello culturale e razzista.
Una mozione d’inchiesta al parlamento nazionale del Duca di Maddaloni fa capire molto di più delle mie parole;
“Intere famiglie ridotte all’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio, serrati i privati opifici per concorrenze subitanee, intempestive, impossibile a sostenersi e per l’annullamento delle tariffe e le mal proporzionate riforme”. Frattanto “Tutto si fa venire dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per i dicasteri e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami piemontese a disbrigarla. Ai mercati del Piemonte dannosi le forniture più lucrose; burocratici del Piemonte occupano quasi tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocratici napoletani. Anche a fabbricare le ferrovie si mandano operai piemontesi, i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani. Ai facchini della dogana, a carcerieri, a birri vengono uomini di Piemonte e donne piemontesi di prendono a nutrirsi dell’ospizio dei trovatelli; quasi neppure il sangue di questo popolo più fosse bello e salutevole. Questa è invasione, non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra siccome terra di conquista.”
Tutto ciò era programmato ed eseguito, come testimonia questo ordine di Cavour al luogotenente Farini: “Domate col braccio ferreo i partiti. Mandate via Mazzini, fate arrestare i Garibaldini che tumultuano, cacciate i ladri, adoperate uomini dell’Italia del Nord checché ne dicano i napoletani”.
Il nostro re Francesco II di Bordone quando salì sulla nave che lo portava in esilio da Gaeta a Roma pronunciò questa frase: “Non vi lasceranno che gli occhi per piangere”, non sappiamo se fu profetico o perché conosceva bene i Savoia.
Nulla è cambiato, eravamo primi in tutti tranne nella ingordigia savoiarda, oggi ci hanno ridotti che siamo 400 anni indietro al Nord e continua così, perché gli investimenti vengono fatti al 90% al Nord, quel restante 10% servono a foraggiare gli “ascari meridionali”servi dei tosco padani, nel frattempo con le nostre tasse teniamo alto il tenore di vita dei settentrionali e con i nostri risparmi finanziamo il credito imprenditoriale del Nord. Ma, anche in questo caso i mass-media disinformano la popolazione affermando che è il Nord ad assisterci con le loro tasse.
Dopo essersi mangiato il meridione, hanno continuato a saccheggiarlo e svuotarlo impedendo qualsiasi scintilla imprenditoriale che non sia collegata ai tosco padani, hanno lasciato mani libere ai loro manutengoli affinché si legittimasse lo scempio politico, economico, sociale e culturale.
Il meridione dopo un secolo di italici saccheggi, è servito per riempire le fabbriche del Nord nell’immigrazione degli anni 50, poi l’hanno usato come deposito per i loro rifiuti tossici, con la complicità delle istituzioni, perchè non si spiega come abbiano fatto a far diventare invisibili 5 mila Tir l’anno per 20 anni; come al solito avevano il mostro da dare in pasto all’opinione pubblica la “camorra”.
I gruppi del potere nordico hanno acquisito tutte le banche del Sud, così hanno tutto il credito nelle loro mani, senza credito nessun territorio può svilupparsi.
Tutta la politica continua il percorso istaurato un secolo e mezzo fa, sviluppo con finanziamenti statali al Nord e l’economia assistita dalle casse dello Stato, assistenzialismo per le clientele politiche e regalie ai loro cani da guardia al Sud per garantire consenso allo Stato e ai partiti nazionali.
Le chiavi di volta del potere del paese. Politica, sindacati, banche, confindustria e Chiesa, questo direttorio e ben amalgamato nel continuare lo scempio, con la casta della magistratura che è diventata il più severo custode dello status quo, pertanto sono pronti a intervenire contro chiunque osasse mettere in discussione questo sistema mafioso; mafioso non è chi delinque, ma chi usa il potere legale per portare avanti un sistema illegale simile a quello definito mafioso.
La spesa sociale serve per oliare i partiti e sindacati, ed a stornare ricchezze a favore delle banche e confindustria. Senza dimenticare l’obolo per la chiesa.
Tutto quello che succede nel meridione ripercorre un modello convenzionale affinato dalla nascita di questo paese, se non cambia siamo destinati a peggiorare sempre di più, ma non possiamo pretendere che i nostri dominatori lo facciano loro, non vogliono cambiamenti al loro monopolio della verità, dobbiamo essere noi a svegliarci e iniziare a riappropriarci della nostra storia perché un popolo senza passato non potrà mai avere un futuro, pertanto divulgare la nostra storia, quella vera e non la favola che ci insegnano nei testi di scuola, è un nostro dovere iniziare a scrivere noi la nostra storia e non lasciare più che lo facciano loro, che fino ad oggi ci hanno sempre rappresentati con le teorie criminali di Cesare Lombroso, brutti, sporchi e cattivi, pertanto una razza inferiore.
Per Lombroso le decine di migliaia di combattenti meridionali chiamati briganti, erano nati delinquenti; eredità atavica e nulla avrebbe potuto sottrarli al loro destino. Perché non delinquono per un atto cosciente e libero di volontà malvagia, ma perché hanno tendenze malvagie.
Queste folli teorie inquinarono ogni cosa e contribuirono al razzismo antimeridionale che impregnò anche le leggi e i codici penali che furono scritti in quel periodo e anche nel Novecento sotto il fascismo con i codici Rocco; ancora oggi abbiamo il codice penale Rocco che proviene da quella scuola di pensiero razzista.
Dobbiamo prestare più attenzione all’attualità per comprendere appieno la discriminazione razzista che è ancora attuale, siamo una colonia interna, di fatto l’unità del paese è solo un fatto geografico e non politico-sociale, noi non ci sentiamo settentrionali e loro non si sentono meridionali. Fino a qualche decennio da servivamo solo per i voti alle elezioni e come mercato per prodotti del Nord, per il resto eravamo ritenuti la palla al piede che frenava l’economia tosco padana, una scusa per coprire il sistema coloniale.
I partiti politici, i sindacati, i mass media, tutte le grosse aziende, l’imprenditoria industriale, le banche, le assicurazioni, insomma tutto ciò che conta nel panorama economico, hanno tutti il cuore e la sede legale nel Nord, nel Sud vengono solo a sfruttare il territorio; come quelle poche imprese del Nord tra cui le coop rosse che per diritto divino prendono tutti i più grandi appalti dal governo, le danno in subappalto alle ditte del Sud a un terzo del valore stabilito a Roma, tutto torna al Nord, tanto il colpevole al Sud c’è sempre. Le mafie.
Tutti i sistemi politici fondati sulla diseguaglianza, discriminando con leggi inique, usano la forza perché vogliono dare una parvenza legale, per legittimare davanti all’opinione pubblica la mostrificazione e la repressione adoperata verso tutti quelli che hanno escluso e ridotti a cittadini di serie B.
La diseguaglianza la si nota in tutto, dai testi della scuola dove a parte Verga e Pirandello, hanno escluso tutti i poeti e scrittori meridionali, dalle ferrovie, al Nord fanno la TAV, da noi chiudono anche le tratte ferroviarie dell’inizio del Novecento, come i finanziamenti che è da un secolo e mezzo che vanno sempre al Nord. Come per le autostrade, hanno fatto cinquant’anni fa la Salerno Reggio Calabria, e viene usata come simbolo del male assoluto, mentre al Nord si rubano i soldi senza farle le strade, ma passa tutto sotto silenzio. Anche in questo c’è un programma scientifico che iniziò dopo la conquista piemontese, volevano denapolizzare e isolare Napoli che era la capitale del Regno delle Due Sicilie, la strategia era quella usata dai romani, quando un popolo sottomesso si ribellava lo isolavano, facevano passare tutte le strade lontano dai loro territori, così nel tempo i commerci deperivano e la povertà si estendeva alla maggioranza della popolazione, così hanno fatto con il meridione, l’hanno isolato e oggi il sistema economico meridionale deve “arrangiarsi”per sopravvivere, questo ha consentito una economia parallela che dà la possibilità a migliaia di famiglie di poter tirare avanti, lo Stato non solo limita e non dà le stesse possibilità a metà paese, ma reprime con varie scuse l’economia che chiamano “illegale”.
Una grande prigione, con leggi di emergenza e repressione permanente(la repressione è l’unica industria del Sud che non conosce crisi),hanno creato un formidabile apparato che reprime in formato industriale, questo consente di tenere in soggezione il meridione e fermarne qualsiasi sviluppo con la complicità di tutti gli attori nominati fino adesso, politica; qualcuno potrà obbiettare che ci sono politici meridionali, questi sono signori che preferiscono fare i capi dei servi, devono seguire il programma del potere tosco padano, in caso contrario non saranno più candidati dai partiti nazionali.
I sindacati sono diventati un potere che va a braccetto con la politica e segue lo stesso percorso, chiacchierano ma nei fatti non hanno mai fatto e non faranno mai niente per il Sud, ne sono complici colpevoli.
Le banche del Sud sono state tutte regalate al Nord, la scia è quella della Banca Nazionale che aiutò a rastrellare tutte le ricchezze del meridione, poi divenne Banca d’Italia e continua lo stesso percorso.
Alcuni anni fa la stessa banca finanziò uno studio all’Università della Sapienza sul perché il Sud era così indietro al Nord, alla fine la relazione arrivò alle mie stesse conclusioni, ma per non farla leggere alla gente fu divulgata solo in inglese, lascio immaginare il perché. Se tutte le banche del Sud sono state assorbite dal Nord, sia la Banca d’Italia, la politica, i sindacati, e confindustria non dovevano intervenire?
Invece niente come se tutto fosse normale.
La Chiesa che in Italia ha un peso enorme, non fa niente, pur se è colpevole che questo sistema coloniale impoverisce e riduce nell’indigenza milioni di persone nel meridione.
I mass media tutti nelle mani del Nord, sono adoperati per mostrificare e dare una rappresentazione sempre negativa del meridione, affinché gli interessi e i finanziamenti statali continuano a irrogare le imprese del Nord.
La casta dei magistrati è l’istituzione più feroce a mantenere e proteggere questo sistema, perché gli garantisce vitalizi e privilegi, pertanto pronta a usare qualsiasi mezzo per reprimere chiunque “osa”metterlo in discussione.
Quello che fanno oggi è lo specchio di quello che facevano ieri in tutti i campo, e continuano a mantenere in soggezione l’ex regno delle Due Sicilie con le leggi speciali per tenere alta la tensione con proclami che niente hanno di diverso dalla campagna razzista di stampo lombrosiano dell’epoca.
La legge Pica continua ad essere la madre delle leggi per mantenere lo status quo; una volta scioglievano i comuni perché erano filo borbonici; sequestravano i beni perché accusati di essere manutengoli, favoreggiatori dei partigiani-briganti oppure perché filo borbonici, con il domicilio coatto arrestavano e deportavano anche per sospetto di intere famiglie, mandati a morire di stenti e di malattie nelle località più inospitali della penisola, oggi non arrivano a prendersela con i bambini ma l’intera famiglia ne paga le conseguenze e i reclusi vengono inviati-deportati a oltre mille KM, non c’è più il “Forte di Fenestrelle”antenato di Auschwitz, c’è ne sono diverse con la sigla di 41 bis, come allora i luoghi erano le alpi e le isole, così lo sono nell’era moderna.
Il domicilio coatto era deciso dalle Commissioni Consultive provinciali composte dal prefetto della provincia, dal Presidente del tribunale, dal Procuratore del re e due consiglieri provinciali, consentì a mandare centinaia di migliaia di meridionali solo per il sospetto a fare gli schiavi in tutta Italia, principalmente nelle miniere sarde di proprietà dei Savoia.
Dopo tre anni emanarono il decreto regio n°2918 del 21 maggio 1866, misero tre magistrati al Ministero dell’Interno per rivedere le decisioni delle Commissioni Consultative provinciali.
Questo ristretto organismo servì a schiacciare tutti gli avversari politici con l’ausilio dei militari; arbitrio assoluto fondato sul sospetto e la delazione.
Con l’emanazione della famigerata legge Pica del 25-08-1863 iniziò la deportazione sabauda dal meridione. Il trio che fu l’artefice di questa infamia furono il governo di Marco Minghetti, il ministro dell’interno Ubaldino Peruzzi, e Silvio Spaventa segretario Generale del ministero dell’interno.
Una affermazione del presidente del consiglio Marco Minghetti fa capire come la pensavano tutti i politici a casa Savoia: “…nella sua gran maggioranza fiacca, indifferente, corrotta, piena di sua importanza, un paese di codardi da tenere con la forza e il terrore della forza. Contro la ribellione meridionale l’unico rimedio è-truppe, truppe, truppe-“.
Silvio Spaventa fu fedele esecutore del regime sabaudo con lo fu Adolf Eichman del regime nazista nello sterminio degli ebrei.
Lavorava dalle cinque di mattina fino alla sera tardi per assegnare al domicilio coatto gli schiavi meridionali, nel gergo burocratico usavano la parola “traslocare”.

Non è diverso oggi che sciolgono i comuni, sequestrano beni, inquisiscono chiunque e decidono i politici qualificati da presentare alle elezioni. Le commissioni hanno nomi diversi, ma il fine è sempre lo stesso.
I lager e i campi di rieducazione risorgimentali hanno cercato di cancellarne il ricordo per l’impossibilità di trasformarli in fenomeni marginali e folkloristici.
In tutto il mondo, dove hanno usato il genocidio per reprimere, hanno chiesto scusa, l’hanno fatto gli americani con gli indiani; l’Australia con gli aborigeni; l’America del Sud con gli indios, persino la Francia ha fatto i conti con i massacri della Vandea, in Italia ancora no. Le scuse della storia non arrivano per il meridione perché il saccheggio è ancora in corso e il Sud è ancora utile come colonia.
Ho saccheggiato tanti libri per scrivere ciò che il meridione ha subito: da “Terroni”, “Giù al Sud”, “Mai più terroni”di Pino Aprile; “I lager dei Savoia”di Fulvio Izzo; “L’invenzione del mezzogiorno”di Nicola Zitara; “Deportati” di Loreto Giovannone e Miriam Compagnino; “Storia di Napoli”di Antonio Ghirelli; “I peggiori 150 della nostra storia”di Gennaro De Crescenzo; “Giustiziateli sul campo”di Raffaele Nigro, e tanti altri.
Seneca scriveva nel suo “Epistole a Lucillo”che saccheggiava Epicuro perché la bellezza appartiene all’umanità; credo che il sapere è patrimonio dell’umanità e tutti devono usarlo per divulgarlo.
Finisco questo scritto adoperando il finale del libro di Nicola Zitara: “Il lavoro senza produzione li ha plastificati moralmente, allontanati dal messaggio cristiano. Sono diventati mafia, ultima disumana ricerca di dignità sociale in un paese che li ha programmati comunità appartata.
Questo paese è un oggetto antico usato dal mare prima della storia. Nessuno può pretendere che cambi facendogli trascinare il carro del Sole. Cambierà soltanto quando Raffaele Cutolo e i Totò Riina di mestiere faranno i ministri invece che i mafiosi”.
Siamo in tanti e non ne abbiamo consapevolezza. La nostra vita fu, è tempo che ritorni ad esserlo di nuovo, o in questo Stato o ritornando alla nostra indipendenza.

Oristano Agosto 2016 De Feo Pasquale
24-08-2016

Ergastolo

Il 10 dicembre nel carcere di Padova ci sarà un congresso sull’abolizione dell’ergastolo, ci saranno 500 invitati, personalità in tutti i settori, tra cui il ministro Orlando e il Capo del DAP Consolo.
Gli organizzatori del giornalino “Ristretti Orizzonti”sono fiduciosi che qualcosa di positivo ne uscirà per dare una spallata a questa pena disumana.
Hanno chiesto un mio contributo scritto. Che ho dato che potete leggere. La cosa importante e che vogliono invitare anche una decina di ergastolani, tra cui il sottoscritto, mi auguro che il ministero dia l’autorizzazione, ma dubito che ciò avvenga.

Congresso sull’ergastolo nel carcere di Padova

Mi chiamo Pasquale De Feo nato a Pontecagnano(SA)il 27-01-1961, sono recluso dal 20 agosto 1983, con una condanna all’ergastolo.
Ho trascorso due terzi della mia vita tra quattro mura, perché ho trascorso circa sei anni in collegio e poi ho iniziato con i carceri dei minori con brevi periodi nei riformatori.
Avevo 14 anni e mezzo quando sono entrato in carcere per la prima volta, sono entrato e uscito quattro volte scontando circa due anni e mezzo nei carceri dei minori.
Attualmente mi trovo in regime di AS-1 da diciotto anni, anche se nel 1998 fino al 2009 si chiamava E.I.V., per la sentenza di condanna della CEDU(Musumeci),gli cambiarono nome, ma nei fatti non cambiò niente; le solite furbate all’italiana.
La mia condanna è scaturita dall’accusa di un’omicidio accaduto nel mio paese. Erano periodi in cui i processi si facevano come ai tempi dei roghi delle piazze, dove l’inquisitore sceglieva i colpevoli, raccontare di cosa sono stati capaci di fare i magistrati per condannarli, e aberrante. Il mio processo non è stato ingiusto perché sarebbe riduttivo.
Per farmi il processo con il vecchio rito, si inventarono un interrogatorio fatto un quarto d’ora prima della mezzanotte del 24 ottobre 1989 a un imputato, il Giudice istruttore dopo aver plasmato l’istruttoria come gli pareva, facendo anche scomparire dei reperti per la perizia del DNA, venne anche a fare il PM in aula, dove il presidente non condusse il processo ma permise di farlo fare al PM con il suo appoggio.
In Appello saltarono fuori i reperti, chiesi la perizia del DNA, la perizia tricologica escluse che il capello poteva essere di uno dei tre imputati. Dalla perizia del DNA ne fecero un verdetto salomonico “La materia biologica era poca per fare il test” strano, i periti i aula avevano detto l’incontrario. Anche se con la perizia tricologica era palese che erano innocenti, invece da prova cardine divenne di terz’ordine.
Potrei raccontare cose allucinanti, come due relatori di due miei processi diversi scrivere la sentenza nel corridoio per far combaciare questa grande impalcatura da dove scaturirono altri processi.
Ero inesperto e hanno fatto quello che volevano, gli avvocati capivano e non hanno fatto niente, pertanto sono più responsabili dei magistrati.
Mi sono macerato per anni, quando ho iniziato a capire che ero stato scelto come colpevole e che il mostro cui ero andato a sbattere – politica – camorra-magistratura –apparati polizieschi dello Stato- ho compreso che non sarei mai riuscito ad avere un giusto processo, troppe erano le pressioni e le distorsioni, il destino è stato avverso, allora mi sono rassegnato e ho trovato la serenità di cui avevo bisogno.
Ho trascorso più di trent’anni in carcere, una intera vita non la si può chiamare esperienza, il tempo trascorso è iniziato con l’attesa dei primi anni, poi è iniziata la speranza, infine si è spenta la luce, non c’erano alternative o si impazziva o bisognava rassegnarsi e crearsi una parvenza di vita, la lettura mi è stata molto d’aiuto, ma quello che mi ha dato quell’ energia per ritornare a vivere è stata la lotta per conservare la mia dignità e far rispettare i miei diritti; su questo devo ringraziare molto Carmelo Musumeci che ha allargato i miei orizzonti di lotta, molto ristretti dall’ottusità del carcere.
Oggi ho raggiunto un equilibrio che mi consente di avere una libertà mentale che per paradosso mi fa sentire un’altra persona, scrivo tutto quello che ritengo giusto, una libertà culturale che mi fa sentire libero.
Il tempo lo passo scrivendo e leggendo, questo mi consente di percepire il tempo in modo costruttivo. Mi dispiace non potermi laureare ma le ristrettezze economiche non me lo consentono.

Gli anni passano anche per noi reclusi, pertanto è naturale che i segni sul corpo si vedono come anche per i sensi, principalmente la vista, ho varie patologie che cerco di tenere a bada.
L’ergastolo è una pena infame, citando un discorso di Aldo Moro “…quando si dice pena perpetua si dice una cosa… umanamente non accettabile”. Lezione Universitaria di Bari nel 1976.
Certi giustizialisti diranno che meritiamo la pena, non voglio fare un discorso di colpevolezza o innocenza, ma di umanità, come dicono tanti giuristi che la pena deve essere umana e non spietata perché lo Stato non deve fare vendetta, per questo sono stati creati i tribunali, ma avere un fine pena, perché in caso contrario è una pena di morte peggiore essendo che non finisce in breve tempo con l’esecuzione, ma è crudele perché dura tutta la vita, una pena di morte che ti tiene in vita.
È una morte oscura, da preferire la pena di morte, almeno non si soffre molto, un attimo e la sofferenza è finita, paradossalmente un atto di umanità.
In Olanda hanno stabilito che se un recluso dopo cinque anni non è recuperato non sarà più possibile, siccome a noi meridionali sono 155 anni che ci hanno abituati al carcere e alla repressione, e tenendo presente la sette giustizialista italica che predica l’odio e buttare le chiavi, credo che 15-20 anni sarebbe una pena adeguata.
Certo, sarei più felice alle variopinte teorie di Marco Travaglio che afferma nel suo giornale “Fatti quotidiani”che un ergastolano sconta sette anni e mezzo ed esce a fine pena, ne avrei scontato già quattro ergastoli, facendo parte della setta giustizialista, gli vengono coperte tutte le corbellerie che dice e scrive, anzi viene fatto passare anche per un grande giornalista.
Non c’è bisogno di uno scienziato per sapere che l’ergastolo è una condanna anche per le famiglie, non solo psicologicamente, ma anche materialmente perché lo Stato con le sue istituzioni mantiene ancora la mentalità della nascita di questo paese, manda i reclusi e principalmente gli ergastolani a centinaia di KM lontani, dissanguando e prostrando le famiglie, esaurendo l’energia e l’amore contribuendo allo sfascio delle famiglie. Non hanno vergogna quando danno le interviste e parlano di tutte le agevolazioni che danno per i contatti familiari. Bugie.
Il Codice Penitenziario non aiuta in nessun modo e né tanto meno il ministero che occupano “militarmente”da burocrati conservatori, non vogliono nessun cambiamento, sia perché hanno una mentalità ottocentesca e sia perché sguazzano nei loro privilegi e non vogliono mollare niente, pertanto se ne fregano delle nostre famiglie e dei nostri bisogni di affettività ma principalmente di un costante contatto familiare. Viene in mente quel detenuto che scrisse su Ristretti Orizzonti che quando era detenuto in Belgio si sentiva padre a tutti gli effetti, venuto in Italia lo trattarono subito da mostro e per dieci anni lo seppellirono vivo nel regime di tortura del 41 bis, solo a Padova ha ritrovato un po’ di serenità.
Il male più oscuro è questo business dei trasferimenti e dei tanti carceri nelle regioni del Nord che servono esclusivamente per l’economia dei loro territori. La territorializzazione della pena, dovrebbe essere uno dei primi atti che dovrebbe fare la politica, ma nella loro testa queste semplici addizioni non ci entrano.
Dovremmo lottare, cosa avremmo da perdere, ci uccidono? Avremmo la libertà in ogni modo. Se non lottiamo noi chi vuoi che lo faccia per noi. Lottare sia per una migliore condizione di vivibilità e sia per fare abolire la pena di morte chiamata ergastolo.
La nostra prima lotta dovrebbe iniziare alle elezioni, far votare un partito che ci sostenga alla luce del sole, e non sottobanco come fanno i politici di destra e sinistra, prima vanno nelle nostre case a chiedere i voti e poi quando escono sul primo palco che salgono arringhiano l’opinione pubblica sulla lotta alla criminalità. Siamo in tanti e purtroppo non lo capiamo, nell’ultimo quarto di secolo hanno arrestato centinaia di migliaia di meridionali, a ognuno corrisponde una famiglia, lascio immaginare quanti voti potremmo racimolare.
L’unico partito che lo fa per principio e la salvaguardia di certi valori, è solo il partito Radicale, pertanto è nel nostro interesse votare questo partito, sia per mantenere la civiltà nelle carceri, sia per fare approvare il reato di tortura e sia per fare abolire la pena di morte chiamata ergastolo.
Oristano agosto 2016 De Feo Pasquale
25-08-2016

Orgogliosi… di essere derubati sic.

Alla discriminazione razzista antimeridionale dei settentrionali non c’è limite, se non avessi certezza che tutto è vero, verrebbe più facile pensare che sono episodi inventati.
Nel Gran Caffè Gambrinus situato a Piazza Trieste e Trento di Napoli, due veneti dopo aver preso il caffè, hanno rubato le tazzine, sono di pregio e molto belle, sorpresi da uno dei gestori e redarguiti a restituire le tazzine, hanno risposto con arroganza dicendo che “i napoletani devono solo essere orgogliosi che dal nord veniamo a derubarvi”. È rimasto allibito.
Ha dichiarato che: “questa gentaglia è convinta che il sud sia una loro colonia che impunemente possono saccheggiare. Una arroganza incredibile, che denota come l’idea di poter venire nelle nostre terre a saccheggiarci o riempirci di rifiuti tossici come hanno fatto tanto aziende del nord in passato è radicato nella testa di questa gente. Noi dovremmo addirittura ringraziarli perché ci derubano”.
Continua uno dei titolari, “ogni anno ci derubano oltre mille tazzine da turisti prevalentemente del nord Italia. Quando li cogliamo in fallo mostrano sempre arroganza”.
Sono piccole cose ma denota che è talmente radicato il razzismo antimeridionale anche dopo un secolo e mezzo, che per loro noi siamo come gli africani durante la colonizzazione dell’Africa.
Se non alziamo la voce ribellandoci, non cambierà mai questa mentalità, e saremo sempre costretti a elemosinare ciò che ci aspetta di diritto: “la nostra dignità di popolo”.
26-08-2016

Lo scioglimento dei ghiacci

L’inquinamento globale ha raggiunto termini allarmanti, ma non viene data la giusta rilevanza mediatica, perché i media mondiali sono in mano ai maggiori inquinatori, sarebbero le multinazionali del petrolio, dell’auto e degli allevamenti.
Il Alaska il villaggio di Shishmaref, a nord dello stretto di Bering, è il primo comune che è costretto a spostarsi per via dello scioglimento dei ghiacci a causa dello scioglimento dei ghiacci a causa del riscaldamento e di conseguenza lo scioglimento dei ghiacciai.
Causa scioglimento il mare rimane ghiacciato di meno, le onde hanno eroso la costa e pertanto sta minacciando il villaggio. Anche il permafrost(terreno ghiacciato)fa lo stesso, questo comporta che ogni anno le onde si portano via 26 metri di costa. Negli ultimi anni ne sono spariti 914 metri.
Gli abitanti del villaggio –eschimesi inupiat- hanno deciso di spostare il villaggio, ancora non hanno deciso se rimanere all’interno dell’isola.
Shishmaref si trova su una piccola isola costiera.
Queste sono avvisaglie, come le isole dell’oceano Indiano le Maldive che con il riscaldamento globale e l’innalzamento delle acque, la quasi totalità delle circa duemila isole saranno sommerse.
Ormai l’interesse è superiore a qualsiasi cosa. Speriamo che trovano una seconda Terra, così sappiamo dove andare quando questa non sarà più abitabile.
27-08-2016

Avere un tesoro senza saperlo

Nell’isola di Palawan nelle Filippine un pescatore circa dieci anni fa aveva trovato durante la sua pesca, una perla dal peso di 35KG.
Ignaro che si trattasse di una perla di valore, l’aveva messa in casa come porta fortuna.
Dovendo cambiare casa per un incendio, aveva preso la perla e portata nell’Ufficio del Turismo di Puerto Princesa per consegnarla.
Si scopre che questo gioiello inestimabile vale circa 100 milioni di dollari.
Negli anni trenta era stata pescata una perla record di 6,4KG, l’esemplare era stato chiamato la perla di Allah, sempre nelle acque dell’isola di Palawan.
Questo pescatore aveva un tesoro in casa e non lo sapeva, chissà se l’Ufficio a cui ha consegnato la perla gli darà una quota della vendita della perla, in caso contrario sarà una beffa.
28-08-2016

A volte… ritornano

A volte ritornano, forse meglio dire ritornano sempre. Un militare di Scafati in provincia di Salerno, Francesco Raiola fu arrestato il 20 settembre 2011 su richiesta del PM del Tribunale di Torre Annunziata(NA) Diego Marmo.
Il militare viene arrestato per traffico di droga, una sua telefonata viene strumentalizzata, le mozzarelle vengono prese per stupefacenti.
Dopo quattro anni viene prosciolto, viene mandato il processo per competenza al Tribunale di Nocera in provincia di Salerno, dove viene prosciolto.
Nel frattempo ha perduto per decaduti diritti morali il suo posto nell’esercito. Aveva partecipato a due missioni nel Kossovo e una in Afganistan.
Per tutto lo stress patito per i quattro anni tra carcere e sotto inchiesta, gli è venuto un Melanoma maligno.
Ha chiesto indennizzo e gli sono stati riconosciuti solo 41.000 euro.
Il senatore Giuseppe Esposito di Angri sempre in provincia di Salerno, ha fatto interrogazione parlamentare affinché Raiola venga ripreso nell’esercito e gli venga dato un giusto indennizzo, ma anche che il PM paghi per quello che ha fatto.
Come sempre il PM non pagherà niente, loro hanno l’aureolo dell’impunità.
Qualcuno non ricorderà questo nome Diego Marmo, ma questo signore era il PM di Enzo Tortora, il caso mediatico più famoso, un errore giudiziario alimentato da questo signore e altri. Nessuno di loro ha chiesto scusa, tranne uno solo(ora mi sfugge il nome)dopo trent’anni, ora fa l’avvocato, forse l’ha fatto anche per questo. Nessuno di loro ha pagato per il caso Tortora.
29-08-2016

Fulmini

Certe volte si apprendono delle notizie che hanno dell’incredibile ed è anche molto difficile crederle.
In Norvegia un fulmine ha fatto una strage di renne, uccidendone circa trecento. Doveva avere una potenza enorme, perché se erano persone sarebbe successo la stessa cosa.
Una volta ho letto che l’energia di un fulmine, può dare elettricità per un anno intero a una città come New York.
Trovare il modo di sfruttarli sarebbe la soluzione a tanti problemi, finirebbe la parte consistente dell’inquinamento; si potrebbe eliminare la siccità del mondo, si potrebbe dissalare l’acqua del male senza riserve per via dei costi eccessivi attuali; finalmente tutta l’energia si toglierebbe dalle mani delle multinazionali del petrolio.
Ma non credo che qualche scoperta del genere sia a breve, ci vogliono almeno altri venti anni.
L’istruzione in carcere

Un amico mi ha passato uno scritto che i suoi famigliari avevano estratto dal sito del ministero, cinque pagine scritto in modo fitto e piccolo.
L’ho letto subito, alla fine ho pensato che una normale persona che lo legge, crederà che in carcere abbiano tutte le agevolazioni economiche per l’università, in più che sono tanti i carceri che agevolano lo studio.
Cosa strana i due carceri dove sono stato aiutano in modo significativo, non sono neanche stati menzionati. L’Università di Urbino e quella di Parma.
La verità è che a parte qualche piccola realtà, tutto il resto è affidato alle possibilità economiche del recluso, inoltre non ci sono aiuti e agevolazioni per lo studio, bisogna arrangiarsi.
Come fanno a scrivere queste cose così palesemente false, niente cella singola o altro, tutto è alla volontà del recluso.
Per esempio io non ho potuto continuare l’università non potendo sostenere le spese economiche, ho dovuto sospendere, e fino a quando non arrivo in un carcere dove c’è nella città l’università come quella di Urbino che dava borse di studio e mandavano gli studenti dottorandi a venirci ad aiutare, oppure come a Parma che venivano professori volontari a prepararci per gli esami.
Qui a Oristano non ci danno neanche un paio di cuffie per assorbire il rumore e poterci isolare. Essendo due in cella, dovrebbero darci la possibilità di convivere. Se uno dei due vuole dormire, l’altro ha il diritto di poter vedere la TV. Viceversa se uno vuole studiare ha diritto di potersi isolare senza farlo pesare all’altro che vorrebbe vedere la TV. Pertanto siamo ancora a queste piccolezze, come possono scrivere una realtà che non esiste. Oristano è solo uno delle centinaia di carceri con regole astruse, burocratiche e dispotiche.
Al ministero dovrebbero rivoltare le carceri come un calzino se vogliono veramente dare una svolta di riforme civili scandinave.
31-08-2016

Antigone

Un amica mi ha mandato un manifesto di Antigone, una associazione che si interessa dei diritti violati dalle varie polizie.
La tortura esiste ma il reato no!
Non potevano sintetizzare meglio questa ferita inferta alla civiltà del paese. Ormai sono nomi che la maggior parte della popolazione conoscono: Diaz, Bolzaneto, Pianosa, Asinara, Asti, Poggioreale(NA) e tanti altri luoghi, tra carceri e caserme.
È riuscita a passare indenne Pianosa, Asinara, Poggioreale(NA)e altri, ma per la scuola Diaz al G8 di Genova del 2001 l’Italia è stata condannata per tortura dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Per la caserma Bolzaneto sempre al G8 di Genova del 2001 e al carcere di Asti, lo Stato voleva pagare i torturati con 45.000 euro, qualcuno ha accettato ma la maggioranza ha rifiutato portando l’Italia in giudizio dinanzi alla CEDU per farla condannare per tortura.
Ricordo che la Corte di Cassazione scrisse nella sentenza di condanna che “erano stati sospesi i diritti umani per la prima volta dalla seconda guerra mondiale”.
Ora tutto l’apparato della repressione che comprende un po’ tutte le polizie, funzionari delle istituzioni e politica, stanno cercando di annacquare la legge del reato di tortura, che l’Italia dovrebbe legiferare dal 1988 quando ha firmato la convenzione con l’ONU.
Istituendo il reato di tortura dovrebbero subito abolire il 41 bis e l’ergastolo, finirebbero tutti gli abusi da parte delle direzioni delle carceri che sono come delle baronie feudali, certe dell’impunità perché tutto il sistema protegge per mantenere lo status quo.
Antigone ha messo in piedi una bella iniziativa, anche se sarà difficile che la spuntano. Entro il 2020 vorrebbero che il 20% del bilancio dell’Amministrazione Penitenziaria venga speso per le misure alternative alla pena.
Sarebbe un atto di volere dimostrare che si vuole cambiare il modello penale, ma temo che le forze conservatrici e privilegiate che attingono dal budget del ministero della giustizia come fosse un pozzo di san Patrizio, faranno di tutto affinché nulla cambi.
Il pessimismo proviene da tanti forse troppi anni di carcere, ma bisogna sperare per non spegnere la luce che è in noi.
01-09-2016

Lo vogliono torturare

Francesca mi ha mandato questo articolo sulla tortura scritto da lei, siccome lo ritengo migliore di qualsiasi discorso, perché usa parole come un rasoio per far capire che il discorso della tortura riguarda tutti noi, nessuno escluso.
Le parole… sembra proprio che a volte facciano tanta paura, per tutta la storia che sottendono. Tanta paura da far venire l’idea, per difendersene, di provare a distorcere il significato. Quale tentazione più forte in un paese in cui legulei tanto Manzoni nella figura dell’avvocato Azzeccagarbugli, così pronto a mescolare carte e parole, per tirar fuori dai guai chi ha fatto qualche bravata di troppo…
“…Purché non abbiate offeso persona di riguardo, intendiamoci, m’impegno a togliervi d’impiccio: con un po’ di spesa, intendiamoci. Dovete dirmi chi sia l’offeso, come si dice: e, secondo la condizione, la qualità e l’umore dell’amico, si vedrà se convenga più tenerlo a segno con le protezioni, o trovar qualche modo d’attaccarlo noi in criminale, e mettergli una pulce nell’orecchio; perché, vedete, a sapere ben maneggiare le grida, nessuno è reo, e nessuno è innocente.(…)
Pensando e ripensando al tanto agitarsi del nostro parlamento intorno alla parola “tortura”… che a quasi trent’anni dalla precisa definizione che ne ha dato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura(che l’Italia ha ratificato)oggi nel nostro paese ancora sembra non sia chiaro cosa debba intendersi. È davvero imbarazza ripercorrere il dibattito che c’è stato.
Solo un appunto, per ricordare che si era passati da una prima versione in cui per “individuare”il delitto si richiedevano “violenze e minacce”, ad una in cui occorrerebbero “minacce gravi e violenze reiterate”e la necessità di un “verificabile trauma psichico”, in luogo delle “acute sofferenze psico-fisiche”previste in origine. Roba da legulei, appunto, e piuttosto in malafede.
Mi fermo solo un punto: la tortura sarebbe reato se c’è violenza reiterata. Distinguendo dunque da tortura diciamo “semplice”(una tantum).
Come dire:se si è pestati a sangue, se si è obbligati in “posizione vessatoria di stazionamento o di attesa”, da distinguere dalla “posizione vessatoria di transito”… se si è costretti ad accucciarsi a quattro zampe come un cane e percossi con calci nel sedere, percossi alla testa, ai genitali e alle gambe(scusate la mancanza di fantasia, ho ripreso la testimonianza dei ragazzi a Bolzaneto), ma questo accade una sola volta… non è tortura! Magari solo un po’ di cattiveria…
Per assurdo, ma neanche poi tanto, se la logica è questa, si potrebbe arrivare a ipotizzare tipologie di “torture-non-torture”:chiudiamo ad esempio una persona in una stanza, lasciamo che ogni giorno passi qualcuno, ma che sia ogni giorno una persona diversa, a infliggere al malcapitato una quota di violenza… la responsabilità penale è personale, sarà pure tortura la sommatoria delle violenze che la disgraziata vittima subisce, ma difficile, praticamente impossibile, imputare qualcuno del relativo reato.
Vedete? Non è difficile entrare nella mentalità del “leguleio”…
Eppure neanche questo è bastato. Di tortura nel nostro ordinamento ancora non si può parlare. Tutto è rinviato. Ma rimane il voler fare scempio del significato delle parole.
Eppure, “i vocaboli non mutano le cose, ancorché facciamo confusione nelle parole, e negli animi di chi non intende più oltre” (citazione da una lettera di Giovanni Della Casa).
Ancorché si faccia confusione nelle parole… la sostanza delle cose è il pensiero, neanche nascosto da parte di chi si oppone all’introduzione dell’impronunciabile reato, che perfino con tutti i “correttivi”ideali, l’introduzione del reato di tortura legherebbe troppo le mani alle forze dell’ordine perché potrebbe comprimere “l’operatività”[…]nel contesto complesso nel quale dovrebbe venire a trovarsi.” Come dire: lasciateci mano libera e non pretendete che si vada troppo per il sottile, se dobbiamo mantenere l’ordine… Che può essere, che non è, pensiero a cui tutti, nelle forze dell’ordine, s’informano.
Una parentesi. Personalmente sono convinta, da quando della vita in carcere ho letto e ascoltato un po’, che introdurre il reato di tortura comporterebbe il ripensamento di tempi e modi di tante nostre detenzioni “speciali”… Ma su questo si tornerà in altra occasione.
A un gatto randagio che salta dai “classici” cartoon(che linguaggi di mezzo non ne conosce) viene in mente un Carosello che imperversava a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta… la serie di avventure del pirata Salomone che con la sua ciurma scorazza per i mari alla ricerca di tesori nascosti. La trama grosso modo sempre la stessa: ogni volta i pirati fanno prigioniero un nemico che non vuole rivelare dove si trovi il tesoro.
E ogni volta l’impaziente pirata Mano di Fata, sollecita: “Capitano, lo vogliamo torturare?”.
Per fortuna Salomone è pirata pacioccone, e ogni volta lo trattine: “Porta pazienza…”e spiega che per far aprire la bocca al prigioniero c’è un metodo secondo lui migliore e sicuramente più raffinato della rozza tortura:una dolcissima amarena.
Ma non è più tempo di amarene. Quanto pacioccone sarebbe oggi il capitano Salomone? “Porta pazienza… magari direbbe- torturiamo appena appena… uccidiamo poco poco… una volta sola…”
Un pensiero, alle immagini tremende di vittime che tutti abbiamo visto. Pensando anche a quelle di cui poco o nulla si sa, intorno alle quali non si è mossa l’attenzione che parenti coraggiosi(madri, sorelle che non si arrendono)hanno saputo smuovere. Che magari una sola volta sono stati malmenati, una volta solo soffocati. Che una volta sola sono morti.
La discussione in parlamento sull’introduzione del reato di tortura va dunque in vacanza. Ma sono tanti a ricordare che, anche se è estate, il dolore non va in vacanza, né dovrebbe la giustizia…
02-09-2016

Partito radicale

I radicali con l’associazione “Nessuno Tocchi Caino”a loro collegata, hanno organizzato il loro congresso nel carcere di Rebibbia di Roma.
Avevano invitato anche 44 detenuti iscritti al partito radicale. Il segretario dell’OSAPP Leo Beneduci del sindacato della polizia penitenziaria, ha subito denunciato il caso; non perdono mai occasione per mettersi in mostra.
La motivazione è che radunare tutte queste persone pericolose, nuocerebbe alla sicurezza del carcere di Rebibbia.
Premesso che a Rebibbia c’è una sezione del regime di tortura del 41 bis, inoltre ci sono anche e sezioni alta sicurezza, pertanto non stiamo parlando di un piccolo carcere che non abbia esperienza, ma la bufala è che 27 venivano dal carcere di Opera, il rimanente dal carcere di Parma e Voghera, pertanto non è che venivano da tanti carceri. Se fosse come dice questo signore, i 27 reclusi del carcere di Opera dovrebbero essere divisi in varie carceri.
Non contento ha dichiarato che si augura che il convegno non sia il tentativo di annacquare il 41 bis, lo difende perché ormai è diventata una mangiatoia e uno strumento per mantenere i loro privilegi e poltrone.
Il ministro dando credito alla realtà della situazione al DAP, che comandano i sindacati della polizia penitenziaria, subito ha negato il trasferimento.
Quando i dinieghi osservano una regola ottusa, quella di tenerci lontano dalla vita sociale, anche se non voleva trasferirli, poteva autorizzare la videoconferenza, ma non vogliono che facciano i cittadini, ci preferiscono malavitosi, così possono continuare ad agitare l’insicurezza e la paura per un modello sicuri tate e repressivo.
La videoconferenza la usano per i processi, ma non la possiamo usare per i colloqui e per partecipare a congressi o iniziative culturali.
Se non cambia questa mentalità, nessuna riforma potrà mai essere fatta.
03-09-2016

Santo Stefano

Vicino Ventotene c’è l’isola di Santo Stefano dove durante il Regno delle Due Sicilie costruirono un carcere che per l’epoca era moderno.
Durante il meeting tra Renzi, Merkel e Holland per decidere il futuro dell’Europa dopo l’uscita dell’Inghilterra. Renzi ha dichiarato che il carcere di Santo Stefano diventerà un campus universitario europeo.
Ogni anno l’associazione Liberarsi insieme a tanti volontari va sull’isola di Santo Stefano per visitare il cimitero degli ergastolani.
Fino a pochi decenni fa, gli ergastolani che morivano in carcere venivano seppelliti senza nome. L’addetto al cimitero ha conservato tutti i nomi delle tombe, e trasmesso tutto al figlio che ora è il guardiano del carcere e del cimitero. Questo ha consentito già dare sepoltura a un ergastolano tramite l’associazione Liberarsi.
Ora se Renzi vuole fare un campus universitario, il cimitero andrà perso, per questo motivo ho scritto a Giuliano Capecchi di organizzare qualcosa per far dare una degna sepoltura nei loro paesi informando i loro parenti.
Mi auguro che ci riesca, in caso contrario saranno uccisi per la seconda volta.
04-09.2016

Costarica

Ieri ho visto una trasmissione su Dmax, parlava di un Tucano che la violenza degli uomini gli aveva staccato il becco superiore, salvato da persone amanti degli animali, era diventato il simbolo di una campagna per l’approvazione di una legge contro il maltrattamento di tutti gli animali.
Gli alunni di una scuola hanno fatto una raccolta di firme e presentate al Presidente della Repubblica. Una bella scena vedere alcune alunne di una decina d’anni consegnare le firme al Presidente.
Usando del nailon in polvere, con una stampante 3D, hanno creato il becco del Tucano e con un operazione glielo hanno attaccato, non l’hanno colorato per lasciarlo al naturale.
Il Costarica è l’unico paese al mondo che ha abolito l’esercito, l’unico ad aver sostituito con l’energie rinnovabili il suo fabbisogno energetico, ha enormi parchi nazionali per tutelare la sua immensa biodiversità di flora e fauna, adesso se legifera una legge contro i maltrattamenti degli animali, credo che tutti i paesi dovrebbero prendere spunto ed imitare il Costarica per un futuro migliore per l’umanità.
05-09-2016

Monastero di Santa Chiara

Da oltre sei anni mi scrivo con le monache cappuccine. Quando mi trovavo al carcere di Parma durante le feste ci scrivevano una lettera, e da allora ho preso questa corrispondenza.
Gli ho fatto mandare una copia del mio libro sul 41 bis,(Le cayenne italiane. Ed. Sensibili alle foglie), uscito da poco tempo, mi hanno scritto una bella lettera, per la prima volta l’hanno fatto a penna, condividendo tutto quello che ho scritto e l’insieme del libro.
Sapevano già qualcosa del regime di tortura del 41 bis, credo avendolo letto nel libro di Carmelo Musumeci. Hanno scritto che è realmente scandaloso e ributtante.
Mi hanno fatto i complimenti per l’introduzione, l’hanno ritenuto molto coraggiosa, perché ho dato una lettura politica dei fatti controcorrente, ma che nella coscienza popolare non trova credito.
Menzioniamo il Manzoni: “il popolo va dietro a chi grida al momento”. Abbiamo il sentore di vero inganno, ma non abbiamo come difenderci.
È stata una soddisfazione sapere che ho toccato nel segno, perché dopo trent’anni di carcere la realtà è filtrata attraverso i media, che purtroppo invece di informare disinformano la popolazione, e potevo sbagliarmi sugli eventi accaduti.
Hanno inviato in dono 100 euro all’Associazione Liberarsi.
Hanno fatto un elogio ai valdesi, perché con l’otto per mille finanziano il progetto “l’evasione possibile”, libri scritti da noi detenuti.
06-09-2016

La solidarietà

Oggi leggo nella cronaca di Nuoro, che i detenuti hanno fatto una raccolta di fondi per i terremotati del centro Italia.
L’articolo è di pregio perché è stato scritto con il cuore, hanno evidenziato la solidarietà dei reclusi, anche se la cifra è modesta, l’importante è il gesto.
Con la nuova direttrice Pesenti, Nuoro, si può dire che sia entrata nella civiltà europea, pertanto questi gesti sono agevolati.
Diversamente sa Oristano che ha una burocrazia accentuata e pelosa, abbiamo fatto anche noi la raccolta di fondi per il terremoto, ancora devono scaricarli, mi auguro che vengano inviati, ho qualche dubbio.
E talmente radicato questo potere del carcere di Oristano, che anche dopo una circolare del Ministero che ha recepito le nostre richieste, nulla è cambiato, anzi per certi versi su alcune cose è peggiorato.
07-09-2016

La prepotenza istituzionale

Ormai certe aziende private sono talmente arroganti per le loro protezioni politiche, che ritenerle illegali si può essere accusati di diplomazia, perché non è la realtà.
In una località del nuorese che si chiama Decimoputzu, c’è un allevatore Giovanni Cualbu che ha un azienda agricola con cento ettari di terreno dove pascolano 1800 pecore, questa attività va avanti da quattro generazioni.
La ditta Flumini Mannu LTD, società con sede legale a Londra e domicilio a Macomer, riconducibile all’holding Angelantonio, colosso che si occupa anche di energie rinnovabili.
Il ministero dell’Ambiente ha dato parere favorevole alla valutazione di impatto ambientale dell’impianto solare termodinamico di Flumini Mannu, esteso per 270 ettari, tra i territori di Villasor e Decimoputzu, se venisse realizzato sarebbe uno dei più grandi d’Europa.
Nel mezzo ci sono i terreni della famiglia Cualbu, insieme a qualcun altro che non hanno ceduto alle lusinghe e ai soldi offerti dalla Flumini Mannu LTD.
La Flumini Mannu è stata costruita ad hoc ed è rappresentata da un architetto locale, Luciano Virdis.
Il rifiuto ha fatto scendere in campo anche la sindaca locale di Fonni, che ha dichiarato: mentre sono tutti in ferie, in pieno stile italiano, il progetto ha subito un’accelerazione di firme e autorizzazioni, con la speranza che tutto passasse sotto silenzio.
L’allevatore forte dell’appoggio del consiglio comunale e del paese, ha raccontato quello che è successo, si sono presentati a casa sua con una valigetta piena di soldi, prima volevano affittare i terreni, ricevuto il diniego. Hanno tentato con l’esproprio ritenendolo un progetto di pubblica utilità.
La pubblica utilità è una scuola, un ospedale, una strada ecc., non un progetto energico di una ditta privata.
Non sono solo in questa loro battaglia, ci sono gli ecologisti, Coldiretti e la stessa regione Sardegna che aveva già espresso parere negativo al progetto.
Tra due privati non può esserci “la pubblica utilità”, sarebbe anticostituzionale, sarebbe un principio che darebbe la possibilità a questi grossi gruppi di fare il bello e il cattivo tempo con la gente, una sorta di Far West “legale”.
L’architetto Virdis con convinzione(sarà pagato bene)porta avanti la sua lotta per espropriare i terreni, perché secondo lui la legge è dalla sua parte, perché la pubblica utilità sarebbe previsto dalla legge anche in casi come questi, di proprietà privata.
La prepotenza del potere non conosce la legalità, ma solo l’interesse, e per arrivare ai loro fini sono pronti a passare su tutto e tutti. Altro che criminalità.
08-09-2016

Schiavitù americana

Negli Stati Uniti c’è un sistema carcerario che ammette la schiavitù… diciamo democrazia, i detenuti devono lavorare con una paga misera, ed è obbligatorio.
C’è un apparato industriale e agricolo che sfrutta i detenuti come schiavi, tutto legalizzato con la copertura della Costituzione. Il 13° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti permette di mantenere l’eccezione della schiavitù nelle prigioni statunitensi. Dichiara che: “negli Stati Uniti non deve esistere né schiavitù né schiavitù involontaria, tranne come punizione per un crimine per il quale una persona sia stata debitamente condannata”.
Se un detenuto non svolge i compiti come vogliono le guardie vengono puniti. Hanno sostituito la frusta con gli spray anti-aggressione, ma parecchie torture rimangono le stesse: isolamento, strumenti di contenzione, spogliati e i loro corpi frugati come fossero animali.
La schiavitù è viva e vegeta in tutti gli Stati americani. I detenuti di tutte le carceri hanno detto basta, hanno organizzato una protesta per abolire la schiavitù negli Stati Uniti.
Hanno lanciato un appello affinché lascino i raccolti marcire nelle piantagioni e i detenuti non devono più collaborare con le istituzioni che li rinchiudono e li fanno fare gli schiavi.
I reclusi americani per organizzare lo sciopero hanno superato le barriere razziali che impedivano l’unione per opporsi ai tanti soprusi del sistema penitenziario.
Credo che lo stipendio che gli viene dato, sia uguale a quello che percepiamo noi in Italia, una miseria da schiavi.
09-09-2016

L’oro di Napoli

L’archivio storico del Banco di Napoli ha diciassette milioni di nomi e cognomi con la loro storia, che parte dal 1539 fino alla metà del Novecento, formano l’archivio bancario più grande al mondo.
Questo immenso deposito di memoria è stato restituito alla città, si trova nei quattro piani del Cinquecentesco Palazzo Ricca in Via dei Tribunali, nelle 330 stanze sono confluiti nel Seicento tutti gli archivi degli otto banchi napoletani, sono conservati 300 milioni di documenti in oltre 60 mila faldoni.
Il custode-sacerdote di questo tempio del tempo è Eduardo Nappi, da 53 anni responsabile dell’archivio. Nel 1963 quando prese in consegna l’archivio, ovunque c’erano cumoli di fascicoli, lui ha fatto emergere storie di vita bancaria quotidiana, come quella di Caravaggio che il 6 ottobre 1606 ritira 200 ducati offerti da Nicola Radulovich per una “Madonna con bambino”da consegnare entro dicembre dello stesso anno.
C’è un esercito di nomi sconosciuti ma anche tante celebrità storiche. Spesso i debiti non venivano saldati, come fece Garibaldi che nel 1874 chiese per suo figlio Menotti un fido per una somma corrispondente agli attuali 70 mila euro. Il debito non verrà mai pagato. Il Banco di Napoli con un atto di generosità nel 1883 gli estinse il debito.
C’è tutta una storia di circa quattro secoli da tirare fuori. Può evidenziare la prosperità napoletana, prima e dopo lo spartiacque del 1860.
10-09-2016

Kurdistan

Un kurdo dal carcere scrive: “Quando i kurdi non verranno più perseguitati. Quando la regione kurda non sarà più ridotta in un bagno di sangue, sottoposta a ferro e fuoco. Quando non esisterà più la repressione brutale della libertà d’opinione e di pensiero. Quando Erdogan nel suo palazzo e la sua banda aggiungeranno allo loro ideologia razzista “uno stato, una nazione, una bandiera, una lingua”, non anche “solo una voce”e quando riusciranno a considerare la polifonia non come “terrorismo”.
In ogni caso io posso fare affidamento su un processo onesto. Su di noi è calata la pesante democrazia dell’Europa di oggi. Questa pesantezza ci ricorda la spada degli ottomani. Senza dubbio non piegheremo la testa di fronte a questa spada. Sopportiamo il dolore. Possiamo anche lasciarci la vita. Ma piegarsi non è parte della discussione.
I kurdi non hanno altra scelta che combattere, sono costretti dallo stato turco ma principalmente dal dittatore Erdogan, che con l’appoggio del mondo Occidentale, suo complice di questo genocidio che continua da un secolo.
Se fossi kurdo combatterei. Onore a questo popolo fiero e indomabile.
11-09-2016

Papa Francesco

Ho scritto questa lettera nell’occasione dell’invio del mio libro uscito da qualche mese.
Carissimo Papa Francesco
Sono un recluso ergastolano ristretto dal 1983, in tutti questi anni ho provato tutte le “delizie del sistema carcerario italiano.
Mentre leggevo il racconto su Mons. Vladimir Ghika dalle Chiese dell’Est, ho pensato di scriverti.
La Via Crucis di questo santo avvenuta nel dopoguerra, sembra un tempo tanto lontano, invece nella civilissima Italia, queste torture sono l’attualità.
Il mese scorso è uscito il mio libro che ti invio, improntato sulle due isole che hanno incarnato la ferocia della persecuzione subita da Mons. Ghika e il clero rumeno.
Ma, il diavolo non è mai stanco di escogitare nefandezze per dispensare sofferenze dove trae la sua linfa malvagia.
Chiuse queste due isole incarnazione del diavolo, hanno costruito due sezioni all’interno dei nuovi carceri di Sassari e Cagliari, per il regime di tortura del 41 bis.
Da circa un anno hanno aperto Sassari; Cagliari ancora no.
La sezione è sotto terra, senza finestre pertanto senza luce e aria naturale, tutto ristretto in pochi metri quadrati per quattro persone, che nella stragrande maggioranza sono condannati a morte con la pena dell’ergastolo. Nessuno di loro ne uscirà sano di mente.
Il cappellano del carcere di Sassari, anche autorizzato, non visita questi reclusi, li ritiene una sorta di lebbrosi da evitare.
Mi chiedo dove sono tutti quei parlamentari che si ritengono cattolici, che per avere risonanza mediatica si comportano come i fondamentalisti islamici che invocano la legge del taglione. Lo fanno solo per i voti.
Sono sepolti vivi con la pena di morte, ma anche materialmente e in più torturati. Nessuno se ne occupa perché la setta giustizialista li ha mostrificati a tal punto da inculcare nella gente, che non hanno nessun diritto, pertanto possono essere torturati.
Tu sei un pastore, forse meglio dire il “Pastore”, non puoi abbandonare un gruppo di pecore il cui vello è stato dipinto di nero dalla discriminazione razzista antimeridionale.
Confido in te per addolcire il cuore di questi carnefici che “legalmente”fanno torturare queste persone.
La tortura è un crimine contro l’umanità, tu stesso l’hai affermato.
Sarebbe un segnale forte se la Chiesa cattolica istituisse un giorno dedicato alla tortura. Anche per dare l’esempio alla classe politica italiana che dopo aver firmato i protocolli internazionali, ancora deve inserire il reato di tortura nel Codice Penale.
Sei una bella persona, un vero uomo, e un grande Papa, peccato che la tua visione di politica mondiale, ti impedisce di sentire le grida di sofferenza nel tuo giardino.
Tenendoti nei miei pensieri migliori, ti abbraccio forte con tutto l’affetto del mio cuore, con l’augurio che il sole della vita non ti abbandoni mai.
De Feo Pasquale

Oristano 12 settembre 2016
12-09-2016

Una studentessa sarda

Stamane leggo un articolo sulla Nuova Sardegna, su una studentessa di Monastir in provincia di Cagliari. Questa ragazza di appena sedici anni ha già due titoli: la maturità americana e il prestigioso diploma di International Bacchalaureate. Un passaporto globale per gli studenti del XXIsecolo, accettato in tutti i paesi del mondo.
Si chiama Marcia Viola, risiede a Monastir, dopo il ginnasio ha deciso di provare l’avventura degli Stati Uniti. Al Campus Ef di New York dove ha studiato, è stata la più giovane allieva del corso, a cui è stata ammessa prima dei 15 anni. Il motivo è stato scritto nel suo curriculum:a13 anni aveva già ottenuto la certificazione Cambridge per la lingua inglese, a 14 anni la Delf B2per il francese.
Negli States contano anche i meriti sportivi: è agonistica di vela allo Yatch Club Cagliari, è cintura marrone di judo, pratica il nuoto e lo sci alpino. Appassionata di musica è stata scelta come primo violino al gran concerto per la graduation, la festa di diploma tenutosi alla Spellman Hall di New York davanti a mille persone.
Piazzandosi tra i 20 migliori allievi del college, gli è stata riconosciuta dal governo americano una borsa di studio quadriennale di 17 mila di dollari l’anno per continuare gli studi in America.
Alla fine di agosto ha lasciato Cagliari ed è volata al Manhattan College a New York.
Ha dichiarato che in Italia c’è un fosso che separa i professori dagli studenti, uno e alla cattedra e gli altri sono ai banchi. Negli States il rapporto è molto confidenziale. Non ci sono sconti, le regole vanno rispettate o sei fuori.
Non ci sono le coperture della privacy, sono tutti on line. Se le università vedono che vai forte ti mandano mail già al penultimo anno di liceo, ti corteggiano.
Sono fiera di essere italiana, fuori ci disprezzano come sistema, ma ci apprezzano come individui. Sono andata fuori perché l’Italia ha smesso di pensare ai giovani.
La sua intervista finisce con una bella frase che fa riflettere: “Una madre(patria)che costringe i suoi figli ad andarsene per poter vivere non è più una madre”.
Ho visto un notiziario che ha dato la notizia, ha dato risalto alla ragazza per le sue doti, ma l’unica cosa che non ha detto, è stata la frase che all’estero ci disprezzano per il nostro sistema, la censura ferrea del potere e attenta anche a questi particolari.
All’estero dovrebbero sapere che anche noi italiani disprezziamo questo sistema criminale.
13-09-2016

La routine

Quando in carcere la routine la fa da padrone, e la prigione funziona bene per le autorità, significa che va tutto male per i detenuti.
La regolamentazione estrema che toglie ogni sensazione di umanità, robotizza i reclusi e li costringe a crearsi una maschera per salvaguardare almeno la dignità.
Purtroppo, come il pesce puzza dalla testa, così anche nel sistema penitenziario è la cima della piramide che permette ogni sorta di sopruso da parte dei funzionari che gestiscono il singolo carcere.
Sulla carta il codice penitenziario è uno dei migliori al mondo, ma nei fatti è in balia dell’interpretazione di direttori che per limitare i diritti dei detenuti, si inventano qualsiasi stupidaggine per restringere la vivibilità dei prigionieri.
Il direttore che applica nella quasi totalità il codice e di suo ci mette l’umanità, viene attaccato ferocemente dai sindacati della polizia penitenziaria, perché i diritti dei detenuti portano più lavoro alla polizia penitenziaria, e siccome è diventata una consuetudine, come fosse un diritto acquisito, che la polizia penitenziaria deve fare meno lavoro possibile.
Con il ricatto e la paura stanno plasmando i reclusi come un gregge di pecore. Vengono ascoltati solo quando protestano, in caso contrario tutte le rimostranze per iscritto hanno poco credito verso le autorità, perché gli scritti sono controllabili dal sistema, viceversa non lo sono gli scioperi e le proteste.
Sarebbe bello uno sciopero nazionale come quello organizzato dai detenuti in America, sono sicuro che finirebbero le baronie feudali che inquinano in modo eccessivo il sistema penitenziario.
14-09-2016

La grande spartizione

Ogni due mesi gli amici di Ampi Orizzonti mi mandano l’opuscolo OLGA, dove ci sono scritti di politica internazionale, interviste di compagni sui luoghi dove ci sono guerre e repressioni, come ad esempio la tragedia kurda, quella siriana, irakena ed altre.
Ho trovato un articolo sulla Libia, come le altre volte ribalta tutte le disinformazioni della Stampa Occidentale, che pensa a coprire ogni malefatta degli Usa e l’UE che si accoda sempre gli americani.
Subito dopo l’omicidio di Gheddafi, le potenze impegnate, tra cui l’Italia, si sono spartite il bottino della grande rapina che hanno commesso:150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici confiscati alla sua morte.
Una parte di questi soldi erano stati investiti da Gheddafi per creare una moneta africana, in alternativo al dollaro e al franco Cfa.
Hillary Clinton convinse Obama a rompere gli indugi, e il Presidente americano, firmò un documento segreto, che autorizzava una operazione coperta in Libia e la fornitura d’armi ai ribelli, compresi gruppi fino a poco prima classificati terroristi, mentre il Dipartimento di Stato diretto dalla Clinton li riconosceva come “legittimo governo della Libia”. Contemporaneamente la Nato sotto comando Usa effettuava l’attacco con decine di migliaia di bombe e missili. Nello stesso tempo attaccato dall’interno con forze speciali, tra cui 5 mila solo dal Qatar.
Smantellarono lo Stato libico, causando una catastrofe sociale, che fino ad oggi ha fatto più vittime della guerra stessa, purtroppo continua e non si sa per quanto tempo ancora.
Nel frattempo si sono spartiti i soldi e le risorse energetiche, ma alle multinazionali statunitensi e quelle europee, questo non basta, mirano anche all’oro bianco. Sotto la Libia, Egitto, Sudan e Ciad, c’è un immensa riserva di acqua fossile. Chiamata “falda nubiana”.
Ricordo che Gheddafi aveva creato un grande acquedotto che trasportava questa acqua potabile per le persone e per l’irrigazione, milioni di metri cubi al giorno estratti da 1300 pozzi nel deserto, per 1600 KM fino alle città costiere, rendendo fertili terre desertiche. Gli americani orchestrarono una campagna contro instillando nelle persone che l’acquedotto serviva per far passare carri armati e altri veicoli dell’esercito, insomma erano per uso militare e non per portare l’acqua.
Forse già allora programmavano il progetto per impadronirsi dell’acqua o forse dell’intera Libia; gli americani fanno progetti a lungo respiro.
Credo che Gheddafi ha fatto la fine di Saddam Hussein, per un solo motivo, abbandonare il dollaro per altra moneta.
Saddam voleva cambiare il dollaro nella vendita del petrolio con l’euro, gli americani hanno invaso l’Iraq, ucciso Saddam e distrutto il paese, ancora oggi gli iracheni stanno pagando le conseguenze dell’infame gesto di Bush.
Gheddafi voleva creare con i suoi immensi fondi economici, una moneta africana nell’ambito dell’Unione Africana, di conseguenza abbandonando il dollaro e il franco, questo avrebbe permesso all’Africa di iniziare a camminare con i suoi passi. L’inizio del pensiero di SanKara: “l’Africa agli africani”.
Il saccheggio del continente africano continua e fanno di tutto affinché niente possa interromperlo. Siccome e a livello industriale, non viene ritenuto un crimine, per lavarsi la coscienza ogni tanto prendono qualche signorotto della guerra e lo processano al Tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità.
Gli Stati Uniti lo usano per i loro fini geopolitici, ma non hanno firmato il protocollo, in modo che i suoi militari non possono essere processati.
C’è sempre tanto marcio, dietro ogni operazione di polizia internazionale che ci propugnano i media Occidentali. Purtroppo la gente lo capisce dopo anni quando il misfatto è ormai compiuto.
Il destino della Libia è segnato, le parole sul Corriere della Sera dell’ex presidente ENI Paolo Scaroni, oggi vice presidente della Banca Rotschild(la stessa che finanziò l’invasione di Garibaldi nel Regno delle Due Sicilie): “Occorre finirla con la funzione della Libia, paese inventato dal colonialismo italiano. Si deve favorire la nascita di un governo in Tripolina, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a stare in piedi.
Spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi regionali, eventualmente con l’obbiettivo di federarsi nel lungo periodo. Nel frattempo ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche”.
Questi non rapinano banche, ma paesi interi, disinteressandosi della popolazione. Criminali all’ennesima potenza, ma purtroppo quello che fanno è tutto legale.
15-09-2016

Cicala periodica

L’amico Giuseppe mi manda le riviste religiose del suo credo, come è mio costume leggo tutto ciò che mi mandano. In materia religiosa ho le mie convinzioni, ma rispetto quelli che credono, perché la religione, come la politica, se non vengono estremizzate, possono fare solo del bene alla gente.
Ho trovato un articolo molto singolare sulle cicale, queste vivono in tutti i continenti, escluso l’Antartide. C’è né una che vive solo nell’America nord-orientale, si chiama cicala periodica.
Ogni 13-17 anni, in primavera milioni di cicale periodiche appaiono improvvisamente per alcune settimane. In poco tempo si tolgono la pelle larvala, friniscono in modo assordante, si riproducono e muoiono.
Le femmine dopo accoppiate depongono sui ramoscelli dalle 400-600 uova, dopo alcune settimane le uova si schiudono, le ninfe si lasciano cadere a terra e iniziano la loro vita sotterranea, dove si nutriranno solo della ninfa delle radici.
Dopo 13 o 17 anni la nuova generazione riemerge dal terreno e ricomincia il nuovo ciclo.
Non mi stupisco più di niente, quando riguarda la natura, nel suo mistero è tutto normale.
16-09-2016

Centrale termica e concentrazione

Una decina di giorni fa ho parlato di questa rapina che stavano facendo a Decimoputzu, ai danni dell’allevatore Giovanni Cualbu.
Gli vogliono espropriare i terreni per impiantare una centrale termica a concentrazione, lui giustamente si oppone.
In suo favore è intervenuto il prof.Paolo Mura Cuglia, docente di fisica energetica, ha dichiarato in un intervista a l’Unione Sarda. È un progetto vecchio, obsoleto e anti-economico.
La tecnologia di questi impianti risale agli anni Ottanta negli USA. La tecnologia degli specchi solari a concentrazione. Questa tecnologia è stata superata ampiamente dal fotovoltaico.
Questi progetti vanno bene nelle zone desertiche, tanto spazio e sole a volontà, diventano anti-economici, inquinanti e devastanti dove non ci sono queste peculiarità.
A Decimoputzu è solo una devastazione di terreni agricoli, esclusivamente per incassare gli incentivi del governo. All’epoca dei tempi di Alfonso Pecoraro ministro dell’Ambiente, per contrastare la diffusione selvaggia delle turbine eoliche, stabili incentivi alti per il termoelettrico solare; 200 euro a megawattora. Quotidianamente lo Stato dovrà sborsare una bella cifra. Ma, se il governo abbassasse gli incentivi, come fece Mario Monti con il fotovoltaico, la convenienza svanirebbe e così anche queste imprese con questi progetti parassitari che servono a succhiare soldi nelle casse dello Stato.
17-09-2016

Primi in classifica

Il Napoli è il primo in classifica, speriamo che sia di buon auspicio e riusciamo a tenere il passo per tutto il campionato.
Il tradimento di Higuain è già un ricordo lontano, perché Milik sta facendo molto bene in cinque partite ha fatto già sei gol.
Quest’anno abbiamo anche le riserve di pari livello, pertanto con la rotazione non arriveremo ad aprile scoppiati dalla fatica.
I soldi della vendita di Higuain ci hanno consentito di avere una squadra più forte in senso globale, l’anno scorso avevamo la parte forte nell’attacco e con undici titolari inamovibili.
Sognare è il primo passo per raggiungere i traguardi che si ambiscono.
Forza Napoli.
18-09-2016

Le colonie

Ho letto una frase che mi ha lascito molto perplesso: “Per colonizzato, la vita non può nascere che dal cadavere in decomposizione del colono”. Frantz Fanon.
Storicamente tutte le colonie si sono liberate ribellandosi e facendo una guerriglia contro i colonizzatori. Non ricordo se c’è stata una colonia che sia stata liberata senza combattere.
Tutta l’Africa colonizzata dall’Europa, si è conquistato la libertà a prezzo di molto sangue, lo stesso in Asia e nelle Americhe.
Purtroppo sono caduti dalla padella alla brace, perché i colonizzatori sono andati via fisicamente, ma sono rimasti con la finanza e l’economia, stringendo il cappio attorno al collo delle nazioni che si sono liberate, pertanto la colonizzazione è diventata di altra natura, ma in certi versi peggiore, perché le nazioni europee che avevano colonizzato il continente africano, per salvaguardare i loro interessi, hanno piazzato dei feroci dittatori che si macchiano di nefandezze mostruose, sicuri dell’impunità se fanno tutto ciò che è nell’interesse dei vecchi colonizzatori.
Alcuni di questi dittatori che vanno per la loro strada, fanno di tutto per mandarli davanti al tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità.
Viceversa chi fa il bravo servo non avrà nessun problema per i suoi crimini.
Sembra di assistere a dei giochi di prestigio. Cambiamento totale, invece nulla è cambiato, tutto procede come nell’Ottocento, con la modernità e le nuove tecnologie, ma nei fatti loro rimangono servi e in alcuni casi schiavi, e gli europei padroni.
Il saccheggio del continente africano continua sotto gli occhi di tutto il mondo, indifferenza anche per i milioni di morti causati dal saccheggio, alimentate guerre e guerriglie ad arte per alzare una cortina fumogena, affinché la grande rapina continui nel silenzio.
Fino a quando nel mondo ci saranno queste iniquità, ci saranno sempre ribellioni che l’Occidente marchierà come terroristi.
19-09-2016

Cacciatori di mammut

Nella tundra siberiana ci sono migliaia di cacciatoti di frodo che battono la tundra per trovare le zanne dei mammut e i corni dei rinoceronti, imprigionati nel permafrost migliaia di anni fa.
Una zanna può pesare 60-80Kg ed essere venduta dai 30-70 mila dollari, ce chi riesce a guadagnare 100 mila dollari in una settimana, ma non tutti riescono, solo il 30% di questo tesoro.
Purtroppo il rovescio della medaglia è che la ricerca provoca un disastro ambientale, perché per trovare le zanne, con potenti getti d’acqua spariscono intere colline e le frane deviano i corsi dei fiumi. Inquinano perché consumano tonnellate di gasolio e i gas di scarico ammorbano l’aria.
La Siberia è immensa, ma dove operano questi moderni bracconieri, cambiano il paesaggio con i loro scavi.
I trafficanti cinesi che gestiscono il business, sono gli unici che si arricchiscono, mentre lasciano macerie dietro di loro, il disastro avrà bisogno di decine di anni di lavoro della natura, per rimarginare le ferite inferte.
20-09-2016

Il destino

Dove si nasce si decide il destino dell’uomo. Una verità difficilmente che possa essere contrastata.
Nascere a Riad in Arabia Saudita si diventa mussulmani wahhabiti, l’islam più estremista, di conseguenza si è facile preda nel diventare un terrorista islamico.
Nascere in Italia, si diventa cristiani, facilmente intolleranti agli emigranti, per paura che ci vengono a toglierci il nostro benessere.
Nascere nel Sud Italia, si ha il destino segnato, perché siamo una colonia interna, trattati come cittadini di serie B, lasciati all’abbandono istituzionale, presenti solo con la repressione.
Generazioni senza speranze, destinati a essere “carne da cannone”, come si diceva una volta nelle guerre Ottocentesche, oggi lo sono del mastodontico apparato repressivo.
Fossi nato in Norvegia, non avrei avuto questo destino, oppure in territorio tosco padano, perché li ci sono le prospettive e di conseguenza speranza.
Bisognerebbe avere fortuna anche dove si nasce. Chi dice che il destino c’è lo creiamo noi, dice una stronzata. È solo questione di fortuna.
Pazienza. Se c’è la rinascita o l’incarnazione, speriamo che la prossima volta siamo più fortunati e di nascere in un posto migliore.
21-09-2016

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2 pensieri su “Diario di Pasquale De Feo 22 agosto – 21 settembre

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Ed ecco un altro diario, devo sospendere la lettura perchè il dovere mi chiama, ma la riprendo stasera quando torno, e tornerò tardi, ma sacrifico volentieri qualche quarto d’ora di sonno per leggerti, un abbraccio

  2. Alessandra Lucini in ha detto:

    FINALMENTE sono riuscita a leggerlo tutto, ora passo all’altro, sempre grande Pasquale

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