Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Uno Stato che rifiuta i valori antropologici… di Salvatore Pulvirenti

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Salvatore Pulvirenti, detenuto ad Oristano, ci ha inviato un suo pezzo.

Un pezzo breve, ma lucido.. sulle conseguenze di certi tipi di carcerazione.

L’uomo deve essere ricondotto a se stesso. Non allontanato da se stesso.

Dalle descrizioni della sofferenza che genera un sistema malato, è ancora più forte in noi la spinta verso una vera “guarigione”. Guarigione di chi è dentro, guarigione di chi è furoi, guarigione di tutti.

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Uno Stato che rifiuta i valori antropologici, non ha un’etica morale. Per valori si intendono, in senso lato, tutte le attitudini, comportamenti positivi che dovrebbero caratterizzare l’essere umano e la sua società, distinguendolo dall’animale. Oggi si parla spesso della pena di morte in Italia ma anche in tanti paesi europei. È una battaglia che dura da decenni: diciamo che in alcuni paesi è stata abolita e sostituita con pene lunghe. Attualmente il nostro paese è il primo in Europa che si batte per l’abolizione della pena di morte.

Ora io vorrei fare riflettere le persone che vivono in uno stato democratico. Si è vero; il nostro paese combatte da sempre per fare prevalere i diritti dell’uomo. Però se noi riflettiamo per un momento, nel nostro paese esistono due pene capitali: il primo è l’ergastolo ostativo escluso da qualsiasi beneficio: non puoi mai uscire, non hai un fine pena, per cui devi per forza morire in carcere, salvo collaborare con la giustizia. Il secondo è il 41 bis un regime particolare dove il condannato ha una restrizione disumana, conduce l’essere umano al suicidio psicologico e a volte anche fisico o devastandolo psicologicamente portandolo alla pazzia. Entrambe queste pene, sono due pene di morte mascherate che tutt’oggi prevalgono in Italia.

La cosa che fa molto male è quella che queste due pene sono le conseguenze che emergono durante la carcerazione. Se facciamo riferimento all’ergastolo ostativo, le cause sono devastanti, in quanto produce una serie di conseguenze legate allo stato psicologico, dopo decenni di carcere, e la consapevolezza di non poter mai uscire, fa venire fuori lo stato interiore negativo, che danneggia se stessi e le persone che ti stanno accanto. La prima causa è la depressione che implica varie patologie allo stato mentale, come il suicidio, autolesionismo, deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, la riduzione di percezioni. Il 41 bis ti causa l’allontanamento dai propri famigliari, la chiusura in te stesso, riduzione della memoria, riduzione delle cellule ricettori, asociale nel dialogo, e il rifiuto delle cose più care; è come essere in uno stato di abbandono. Per colmare questi malesseri, che durano parecchi anni, si ricorre a psicofarmaci, che per prima ti danno un senso di benessere, poi si entra in uno stato di assuefazione, e si addentra in un tunnel dal quale è difficile poterne uscire, se non lesionato gravemente.

Oristano. 25-4-2016

Salvuccio Pulvirenti

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