Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Incontri e perdono… di Claudio Bottan

Cuore

Questo, scritto da Claudio Bottan, è uno di quei pezzi che parlando di livelli di così alta umanità e nobiltà da mettere i brivid, da essere quasi insostenibili.

Claudia Fracardi è la vedova del carabiniere ucciso vicino al rave party di Sorano il 25 aprile 2011. Irene Sisi è la mamma del ragazzo che l’ha ucciso, Matteo Gorelli, condannato a venti anni per l’omicidio.

Dovrebbe esserci tra le due un odio totale e implcabile. Invece tra loro è nata una amicizia. Entrambe dopo la tragedia sono state colte da una forma di depressione. Il loro percorso di riconciliazione le ha portate ad andare oltre l’odio e la rassegnazione.

Questi “incontri” sono un esempio del potere, per certi aspetti inconcepibile, della riconciliazione e del perdono.

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Claudia Francardi e Irene Sisi, due donne divise da una tragedia. L’una è la vedova del carabiniere ucciso vicino al rave party di Sorano il 25 aprile 2011, l’appuntato scelto Antonio Santarelli. L’altra è la mamma del ragazzo che l’ha ucciso, Matteo Gorelli, 19 anni all’epoca dei fatti, condannato a venti anni per l’omicidio.
Dovrebbero, o potrebbero, odiarsi e invece sono diventate amiche. Sono venute a raccontarci il motivo per cui sono tante volte insieme, una ragione che strazia e apre il cuore nello stesso istante. Ad unirle non è stata una scelta inconsapevole, legata alla depressione che le ha colte nella tragedia. Il loro è, come lo chiamano le due protagoniste, «un percorso di riconciliazione», il dolore che supera l’odio e la rassegnazione. E che diventa, grazie anche alla fede che le accomuna, una fonte di nuova luce. Quale? Quella del recupero di Matteo che nella comunità di don Mazzi a Milano si è iscritto all’università, prima di essere ristretto a Bollate. Vorrebbe diventare educatore Matteo. Ma anche quella di aiuto a tante altre persone vittime di violenza, dalla parte di chi la subisce e di chi, invece, l’ha messa in pratica.
Un percorso lungo il loro, travagliato, ostacolato e sofferto, che le ha portate a costituire l’associazione AmiCainoAbele per promuovere la cultura del perdono. Argomento per niente facile da affrontare di fronte ad una platea di detenuti; una storia talmente straordinaria da sembrare surreale ed inverosimile.
È toccato anche a me: durante il dibattito che è seguito all’incontro, ho dato sfogo a tutto il sarcasmo e la rabbia che covavo, mettendo in discussione la genuinità dei sentimenti che muovevano la scelta delle due donne. Ero incazzato con il mondo e in particolare con don Mazzi per i metodi con cui selezionava i casi da accogliere nelle sue comunità, che a mio modo di vedere avevano poca attinenza con le esigenze psico-fisiche dei soggetti e molto con la possibilità di pagare le rette e la visibilità che derivava dall’averli in comunità. Alcuni di quelli che non trovavano posto in Exodus erano seduti accanto a me, e naturalmente approvavano e applaudivano.
Claudia e Irene hanno accantonato per un momento il loro dolore e sono state ad ascoltare le mie parole, dettate da un’improvvisa impennata di stronzaggine polemica fuori luogo. Me la stavo prendendo con loro, le stavo considerando privilegiate, senza guardare oltre. Ne ho parlato con il prof. Ivo Lizzola all’Università di Bergamo durante un incontro sul tema “giustizia riparativa e perdono” al quale ho potuto partecipare come redattore di VoceLibera. Ho trascritto una sola frase: “non sprechiamo il dolore”.
Spero che Claudia e Irene abbiano perdonato anche la mia stronzaggine.

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Un pensiero su “Incontri e perdono… di Claudio Bottan

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Certo che ti hanno perdonato e hanno anche capito la tua rabbia.

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