Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera a Sergio Mattarella… di Fabio Falbo

Mattarella3

Pubblico oggi un’altra lettera di Fabio Falbo sul tema della verità soppressa su come avvenne l’unità di Italia e sul brigantaggio.

Questa volta la lettera è rivolta a Sergio Mattarella.

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Falbo Fabio C.C. Rebibbia

Via R. Majetti N°70

C.A.P, 00156 Roma

Presidenza Della Repubblica Italiana

Alla Cortese Attenzione Del Presidente Dott. Sergio Mattarella

Palazzo del Quirinale; Piazza del Quirinale

C.A.P.00187 Roma

Egregio Presidente Dott. Sergio Mattarella, con questa missiva Le ricordo che l’istante non ha

ricevuto notizie alla missiva spedita in augurio alla carica di Presidente Della Repubblica italiana, Le ricordo

che l’ex Presidente Della Repubblica Italiana ha sempre risposto alle tante missive indirizzatale, è inutile

ricordarle che Lei è il Papà di ogni cittadino italiano “anche detenuto”.

Questa missiva è rivolta a Lei per una serie di doglianze e richieste, in primo luogo da cittadino

italiano chiedo la rimozione di titoli insigni a dei pseudo generali salvatori della patria, Comuni italiani che

hanno dato questi nomi a delle piazze, scuole o strade, in secondo luogo le offese perenni di qualche

nordista che maledice il sud con tutti i suoi abitanti, scordando la storia stessa del sud raccontata in modo

veritiero leale ed onesto, l’istante si riferisce ad un articolo apparso su un quotidiano dove definiva il

(Salvini, novelllo Garibaldi “Liberemo il Centro-Sud), con questa lettera a Lei affido la mia risposta ai buoni

propositi del leghista Salvini, neo-eletto “novello Garibaldi”.

Lettera aperta a Salvini, “novello Garibaldi” per “liberare il Centro-Sud?”.

Spesso basta la memoria per risvegliare I’amore per la nostra terra che, pur se spesso amara, ci ha

dato i natali e un’identità.

E se non viviamo di sentimenti, che sono speranza per il futuro, ci costringiamo e abituiamo a vivere

solo un presente svanito.

L’amore per la mia terra, la Calabria, mi porta ad essere “meridionalista” “d’altronde penso come

Lei” critico osservatore e oppositore a ogni sopruso.

Ho vissuto in questi luoghi ove le parole sono insidie, il silenzio temibile stravaganza che ci incatena

e inchioda in croce.

Ma un sentimento, I’amore per la propria terra e la sua gente, l’orgoglio per le proprie origini,

abbattono ogni barriera e i limiti del tempo, rendendo infinito l’attimo e fuggente una vita.

L’On. Salvini “che di onorevole non ha niente” ci offende, o forse la sua ignoranza lo spinge

all’arroganza, non conosce 0 volutamente ignora la Storia, la nostra Storia più recente e remota.

Già oltre 150 anni fa la liberazione del Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni (che nessuno aveva

chiesto e auspicata, almeno al Sud) fu guerra di conquista.

Lo stesso Garibaldi, che non fu liberatore ma braccio armato di un progetto di conquista e furto ai

danni di un popolo solare e pacifico (finché non lo si percuote) subito dopo l’unificazione dell’ltalia, dopo

aver assistito alle razzie; ai soprusi, alla truffa e alle rapine praticate dai “savoiardi” a danno di un popolo e

un Regno, ammise che quello della forzata Unione e del suo intervento fu un errore.

ll plebiscito, una prepotente truffa che permise di razziare oro, industrie e anime del Sud.

C’è da chiedersi, pur senza bisogno di attendere risposta: come mai il Sud d’ltalia, dopo aver

contribuito con voto a suffragio universale all’annessione dell’ex Regno delle Due Sicilie, ora si ribellava? Cosa successe durante quelle votazioni, possiamo definirlo, ante-litteram, il primo caso di broglio

elettorale dell’era moderna?

A proposito di quel famoso plebiscito che, dopo la liberazione del Sud, sancì il presupposto giuridico

(!!?) per l’annessione al Regno di Sardegna, cioè ai Savoia piemontesi che nessun Regno avevano, se non

quello di Sardegna che gli diede regalità e che fu presto vergognosamente dimenticato.

Dicevo, quel plebiscito fu una farsa, un inganno.

Solo due milioni ivotanti, le urne sono affiancate e palesi: in una è scritto “Sl”, nell’altra “NO”.

Le intimidazioni dei soldati presenti nei seggi sono continue e manifeste, Le riporto quanto detto

nel 1861 dall’on. Massimo D’AzegIio ai colleghi onorevoli in seduta parlamentare ove si discuteva sulla

“questione brigantaggio“: A Napoli abbiamo cacciato un Sovrano per stabilire un governo sul consenso

universale, ma ci vogliono, e pare che non bastino, 60 battaglioni per tenere il Regno, ed è notorio che,

briganti o non briganti, non tutti ne vogliono sapere, mi diranno” e il suffragio universale? lo non so niente

di suffragio, ma so che di qua del Tronto non ci vogliono 60 battaglioni, e di là si, dunque deve essere corso

qualche errore.

Salvini, che fa rima con Cialdini (cosi come “la valigia di cartone fa rima con terrone” – infelice

citazione dei leghisti prima maniera), dovrebbe prima meglio studiare la Storia (chissà se conosce la figura

del generale Cialdini, l ‘esecutore della legge Pica), [La legge 1409 del 1863, nota come legge Pica, dal nome

del suo promotore, il deputato abruzzese Giuseppe Pica, fu approvata dal parlamento del Regno d’ltalia e fu promulgata da Vittorio Emanuele II il 15 agosto di quell’anno. Presentata come “mezzo eccezionale e

temporaneo di difesa”, la legge fu più volte prorogata ed integrata da successive modificazioni, rimanendo

in vigore fino al 31 dicembre 1865. Sua finalità primaria era debellare il brigantaggio postunitario nel

Mezzogiorno, attraverso la repressione dello stesso colpendo chi lo praticava e chi lo favoriva).

Già ci hanno liberati 150 anni orsono, e sappiamo com’è andata a finire.

La Storia non fa passi indietro, guarda al passato, legge il presente e condiziona il futuro.

Non abbiamo bisogno di altri liberatori (Garibaldi ha già dato), semmai abbiamo bisogno che ci

venga restituita la nostra vera identità, la nostra memoria.

A tal proposito, se ci è concesso, voglio dire la mia, chissà che CiaI…, scusate, che Salvini non

s’illumini, non impari a comprendere la Storia e faccia “nostra culpa“, poiché è più difficile pensare che

agire.

Confucio diceva che “la nostra felicità più grande (che per noi meridionali è anche la nostra forza)

non sta nel non cadere mai, ma nel sollevarsi sempre dopo una caduta) oppure «Colui che desidera

assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio››.

E noi del Sud (e nel Sud), tra cadute e rovinosi spintoni, ci siamo sempre risollevati (curandoci da noi

le nostre ferite), col sorriso in bocca (pur se a denti stretti) e la gioia nel cuore.

Infatti, la nostra gioia non si trova nei luoghi o ricchezze che ci circondano, ma nel profondo

dell’anima, nel nostro più intimo “Io”.

Tanto in uno sperduto paesino della Calabria che piuttosto in una ricca città lombarda, per un

felice, cordiale e fecondo futuro, liberiamoci prima dai reciproci pregiudizi e diffidenze, altrimenti vivremo

con i nostri demoni in un’ltalia incolmabilmente divisa, “ch’è prigione”.

Contro queste martoriate terre, contro i meridionali sempre additati e visti quali nemici in casa è

stata e viene usata violenza e crudeltà.

Ma il pseudo-nemico s’è disarcionato, diventa un fratello da soccorrere.

La Storia viene scritta e riscritta dai vincitori (guai ai vinti)

Hanno celato (anche nei testi scolastici) la Storia illuminata e illuminante del Sud, ogni sapere e

potere, ogni merito e memoria, anche le sofferenze, mediante una programmata divulgazione di un falso

storico.

Conoscono per dominare, ma solo il despota e stolto conosce per dominare, il saggio conosce per

divulgare.

Hanno voluto convincerci che la nostra è una “Questione“, la Questione meridionale, una sub-

cultura, un’arretratezza e povertà atavica e non indotta.

Che causa dei mali del Sud è stato ed è il Sud, i suoi figli, la Storia ufficiale ce la propina come

eredità borbonica, affannandosi alla ricerca di “ritardi” precedenti, con cui poter assolvere, giustificando

quelli di oggi, un secolo e mezzo di (mala politica (dis)unitaria).

Ma non è stato e non è così, se solo il “novello Garibaldi” e quanti come lui conoscessero fatti e

misfatti, li sapessero o volessero interpretare, oramai qualunque cosa possa accaderci sarà meno di quello

che già ci è stato fatto: la memoria tradita di una ingiustizia è più deII’ingiustizia stessa.

E il Mezzogiorno d’ltalia (così come ogni Mezzogiorno) ne ha dovuti sopportare e subire d’ingiustizie

e soprusi, rapine, presto dimenticate.

In tanti, troppi, dal politico al magistrato o industriale, di ogni corrente, classe e ceto sociale, hanno

contribuito: tutti hanno retratto la mano, si sono avvalsi del potere dell’azione collettiva che riduce il senso

di responsabilità personale.

Così nessuno di loro si sente perseguibile o particolarmente in colpa per aver preso parte a

un’azione (brutale, disumana, ingiusta e persecutoria) di gruppo, anche chi non avrebbe o vorrebbe

partecipare assume un ruolo che costituisce e sostituisce la persona.

Così si formano differenze tra gruppi: ci sono oppressi e oppressori, e ciò giustifica ogni continuo

abuso.

È stato così tra tedeschi e ebrei, tra Germania delll’ovest e quella dell’Est dopo la caduta del muro di

Berlino, tra Nord e Sud dall’Unità d’ltalia ad oggi.

La distanza dice Bocchiaro, “ll senso di colpa diminuisce con la distanza; quello che è lontano da te,

anche se deciso da te, non ti tocca, o pochissimo”.

Meglio ancora se fuori dal tuo campo visivo, ricordiamo i deportati meridionali in Patagonia dopo

l’Unità d’ltalia, come cavallette, armati sino ai denti scesero dal Nord (prima per spodestare un legittimo

sovrano e conquistare il Sud, una guerra d’invasione) e fecero indicibili mostruosità al Sud (razzie, interi

paesi rasi al suolo, donne e bambini stuprati e massacrati, Tribunali Militari – in tempo di pace – e processi

sommari, furono istituiti veri e propri campi di concentramento, violenze, furti e rapine).

Quanti possono dire di sapere su questi fatti: della Patagonia; del generale Cialdini e della Legge n°

1049 del 63, cosiddetta Legge Pica, che divise di fatto l’ltalia civile in due (al Nord era vigente e si applicava

lo Statuto Albertino, mentre al Sud era in vigore la legge di repressione e dei Tribunali Speciali), molto

repressiva ed antidemocratica; del massacro di Pontelandolfo e Casalduni, dei plotoni di esecuzione di

Nino Bixio a Bronte (quello che scriveva alla moglie: ‘Non basta uccidere il nemico, bisogna straziarlo,

bruciarlo vivo a fuoco Iento…son regioni che bisognerebbe distruggere)? Vittime del Risorgimento Italiano;

martiri; Ma solo i martiri risorgono, e spesso insorgono.

Così alcuni meridionali alle armi e alla violenza si opposero con l’odio e le armi (una resistenza

armata ad una guerra d’invasione e ad un tradimento: fu guerra civile contro i soldati piemontesi, e di classi

contro i notabili dell’Italia meridionale), una ultima ribellione contadina, come la interpretò e definì Levi.

Ansie di riscatto, voglia di terra (promessa tradita), fame, disillusione spingevano disperati, ex

soldati borbonici sbandati, ex volontari garibaldini, contadini spogliati di fazzoletti di terra, pastori senza più

pascoli e sorgenti per le loro greggi, a scatenare la prima guerra civile della nostra storia unitaria, mai

abbastanza raccontata.

Li chiamarono “briganti”, tutti al Sud lo erano (per loro) o erano collusi e manutengoli, cosi, posti

all’indice Paolino, li massacrarono, con o senza processi farsa, briganti e non, con le loro famiglie e amici.

A tal proposito, che sia testimonianza, vi voglio riportare un passo del discorso proferito dal

generale Cialdini, luogotenente del re -1861 – per il Sud Italia dopo l’invasione del Regno del Sud, al tenente

colonnello Negri prima dell’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni del 14 Agosto 1861: “Caro Negri, lo

ricordi, non importa ciò che realmente si fa, ma come lo si racconta, come lo si tramanda ai posteri. La

Storia è piena di pirati e banditi diventati pilastro della nobiltà di mezzo mondo. Controlli i rapporti,

selezioni i documenti ufficiali, bruci tutto ciò che potrebbe riferire verità a noi scomode. Questa sarà la

nostra forza, più dei cannoni”.

Il tenente colonnello Negri comandò il reggimento che pose fine al presente di centinaia di

innocenti, che razziò e rase al suolo un paesino nel Matese, vite spezzate, speranze svanite da randagia

vendetta.

Tutti colpevoli, anche donne e bambini, – di essere meridionali-post-unitari, realisti, accusati di

essere manutengoli di briganti.

Ma fu solo vendetta e pregiudizio razziale, gente inerme e poi inerte, che alle fatiche,

all’isolamento e all’ indifferenza dell’ltalia Unita unirono le brutalità della sopraffazione arbitraria.

Con l’Unità ineguale furono portati sul baratro della vivibilità e della paura, poi piombati nell’abisso,

e quando vivi nell’abisso, esso ti entra dentro e diviene il confine della realtà e della sopravvivenza.

Una realtà, ai tanti di queste regioni, ostile, vile, preoccupante e malefica.

E’ il Nord che da oltre 150 anni, con rari e subdoli metodi e azioni (militari, giudiziarie, politiche ed

economiche, di negazione, discriminazione e così via), ha dichiarato-guerra al Sud (oramai impoverito,

deturpato, stuprato, saccheggiato e decimato).

Una guerra (inizialmente roboante e manifesta) silente e nascosta, e quando occorre, mediatica.

Ma le guerre sono figlie e madri di un arretramento della civiltà, perché riconducono i rapporti fra

uomini e culture al confronto della forza: in qualsiasi Iegionario romano con una daga in mano può avere

ragione su Archimede e Pitagora.

Cosi la giustizia diviene l’utile del più forte.

Ma nessuno può farti male più di duello che gli permetti di farti.

“La storia e Ia vita sono fatte di dimenticanza”, diceva Francesco Saverio Nitti, in tanti hanno

voltato pagina troppo in fretta, senza neppure averla letta, in tanti hanno già dimenticato, un popolo ha

sofferto e soffre ingiustizie per la presunzione di altro popolo di erigersi a giudice, guida e padrone

prepotente.

Chi può dire di sapere, magari per averlo letto su qualche polveroso libro, della forte

alfabetizzazione presente nel Sud preunitario? ll Meridione fu presentato dai suoi detrattori piemontesi

quale analfabeta: ma come faceva quel Sud primitivo a partorire ed esportare in tutto il mondo facoltà

universitarie tuttora studiatissime ed invidiate: dalla moderna storiografia all’economia politica; –

vulcanologia; sismologia, archeologia, medicina e altro ancora?

Che strano, come poteva una popolazione così ignorante avere 10.000 studenti universitari contro i

poco più di 5.000 del resto d’ltalia? Nel Sud, i meritevoli non abbienti potevano studiare grazie ai sussidi

che furono subito annullati dai piemontesi, al loro arrivo.

Dopo l’Unità il processo si inverte: le scuole vengono chiuse e i fondi per la scolarizzazione vengono

dirottati al Nord  “mi ero sempre chiesto come mai il mio trisavolo fosse laureato, il mio bisnonno diplomato e mio nonno, nato dopo l’Unità, analfabeta”, scrive Raffaele Vescera, scrittore foggiano.

Floride industre furono smantellate al Sud e portate nelle paludose pianure del Nord, costringendo

anche manodopera e maestranze a spostarsi inizialmente al Nord, per poi essere scaricata dopo

l’apprendistato degli operai del Nord.

E’ risaputo, spero, che la conquista del Sud salvò il Piemonte dalla bancarotta, e lo disse il braccio

destro di Cavour, che avrebbe voluto un’Unità dalla Toscana in su, e la storia si ripete: dal1975 ad oggi, lo

stato, in varie forme, ha dato alla sola Fiat 110 miliardi di euro, più di quanto abbia investito in tutto il Sud

nello stesso periodo, ma la colpa dell’arretratezza del Sud è imputabile ai terroni: i meno. No! non è

pregiudizio.

Una ricerca all’Università di Bruxelles ha dimostrato che il Regno delle Due Sicilie era tra gli stati

italiani preunitari l’equivalente della Germania di oggi, oggi è l’area più povera d’Europa, e il divario

continua.

Ma la colpa è dei terroni che, come per un malefico sortilegio dopo l’unità e sotto i Savoia

piemontesi sono diventati inetti e stupidi, acquiescenti.

“Per tollerare tanta disuguaglianza, non far nulla per correggerla, c’è bisogno di occhi incapaci di

vederne I’iniquità o di molta disonestà per accettarla, è facile educarsi a questo, per quella Teoria del

mondo giusto” che gli esseri umani fanno velocemente propria, abituandosi a pensare che chi ha di più è

perché lo merita; e chi ha meno perché non merita altro…cercando, magari, in una presunta incapacità,

personale e collettiva (“i meridionali“), la ragione della minorità altrui o propria e, viceversa, della propria o

altrui superiorità.

E’ tempo che noi, fieri meridionali, ci riappropriamo dei nostri ricordi, della nostra Storia troppo

presto dimenticata o mai conosciuta (semmai la si potesse studiare sui testi scolastici); è tempo di

riappropriarci del nostro “essere”, poiché “noi siamo”, è tempo che impariamo nuovamente a camminare,

per poi pensare e agire da soli.

Al Meridione è capitato di perdere il passato, il mondo, fatto anche di tradizioni, e la cultura da cui

proviene.

Chi siamo? Siamo forte l’evoluzione genetica e culturale del pacifico e laborioso popolo italico

(anticamente con “ItaIia” greci e latini indicavano quella porzione di terra posta alla punta dello stivale,

in Calabria, e significava “terra dei vitelli”), della cultura e sapienza ellenistica e araba, dello spirito e

spiritualità bizantina, del coraggio e forza dei Normanni – e prima, nel solo Ducato di Benevento, anche

longobarda -, dell’odio brigante.

Che vengano forza e capacità a lungo represse a darci coraggio e dignità, siamo esuli della nostra

Storia e dalle memorie: esuli in casa propria.

Tutto ciò che possiamo essere e saremo, ogni potenzialità, fa paura il nostro Mezzogiorno è una

società ancora ancorata a valori antichi, atavici e reali.

Ciò non costituisce, contrariamente a quanto supposto e creduto da eccellenti pensatori

settentrionali, ostacolo allo sviluppo, alla modernità: il Giappone, l’India, la Cina ne sono esempi.

Una società esiste e progredisce finché ha un codice morale, etico, da confrontare con gli altri.

Un sistema sociale resta integro se si salvano i suoi valori (quelli dei padri che ne sono  detentori) e

si ha capacità di trasmetterli, come una cellula, e una sola cellula può bastare (il Sud, con l’Unità, non è

stato annientato e annullato, non come avrebbero voluto); per questo un solo meridionale è un mondo, mentre un milione di uomini senza radici, memoria e morale, non fanno una Nazione.

ll Mezzogiorno deve affrancarsi dai propri mali cui è stato piombato, essere fiero e convinto di sé

stesso, sentirsi uguale e superiore ai suoi detrattori, a chi lo discrimina e inferiorizza.

“Guarisci quando smetti di nascondere il tuo male, lo porti alla luce, lo riconosci, solo allora potrai

affrontarlo “.

Non è più comodo, non lo è mai stato, essere il fratello povero e svogliato di una famiglia ricca, di un fratello ladrone.

L’ltalia è divisa nella testa e nei cuori degli italiani, noi caro On. Salvini, un popolo, insieme una

Nazione forte e fiera, e non vi sarà futuro se nel futuro ritornerà sempre il passato.

A mo’ di esempio: come possono essere stati devoluti onorificenze di insigne valore e rilievo a

questi esseri ignobili, Pier Eleonoro Negri (Locara, 29 giugno 1818 – Firenze, 17 dicembre 1887) è stato un

ufficiale italiano, che conseguì il grado di tenente generale e ricevette sia la medaglia d’argento al valor

militare, sia la medaglia d’oro al valor militare, Onorificenze: Gran Croce dell’Ordine della Corona d’ltalia, 8 maggio 1881; Grande Ufficiale dell’0rdine dei Santi Maurizio e Lazzaro; 1882; Commendatore dell’Ordine militare di Savoia, 6 dicembre 1866; Medaglia d’oro al valor militare «per il brillantissimo valore da lui spiegato nella ricognizione del Garigliano del 29 ottobre 1860.›› 1 giugno 1861; « Medaglia d’argento al valor militare, ferita in battaglia» Novara 23 marzo 1849; Medaglia d’argento al valor militare Confienza 30 marzo 1859, questo essere è responsabile insieme ad altri del C.D. Massacro di Pontelandolfo e Casalduni.

Gerolamo Bixio detto Nino (Genova, 2 ottobre 1821 – Banda Aceh, 16 dicembre 1873) è stato un militare, politico e patriota italiano, tra i più noti e importanti protagonisti del Risorgimento, Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro; Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’ltalia; Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia, 6 dicembre 1866; Commendatore dell’Ordine militare di Savoia, 12 giugno 1861; Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, 12 luglio 1859; Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala; Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette) questo essere è responsabile insieme ad altri della C.D Strage di Bronte.

Enrico Cialdini (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892) è stato un

militare e politico italiano; Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, 1867; Cavaliere di

Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, 1867; Bali di Gran Croce Sovrano Militare

Ospedaliero Ordine di Malta; Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia, 19 novembre 1860;

Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia, 16 gennaio 1860; Commendatore dell’Ordine militare di

Savoia, 12 giugno 1856; Medaglia d’Argento al Valor Militare; Medaglia commemorativa delle campagne

delle Guerre d’Indipendenza; Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia; Commendatore dell’Ordine della

Legion d’Onore (Francia); questo essere è responsabile insieme ad altri del C.D massacro di Pontelandolfo

e Casalduni fu una strage compiuta dal Regio Esercito ai danni della popolazione civile dei due comuni in

data 14 agosto 1861. Tale atto fu conseguente alla morte in azione di guerra di 45 militari dell’esercito

piemontese (un ufficiale, quaranta bersaglieri e quattro carabinieri), avvenuta alcuni giorni prima ad

opera di alcuni “briganti” e di contadini del posto. I due piccoli centri vennero quasi rasi al suolo,

lasciando circa 3.000 persone senza dimora. Il numero di vittime è tuttora incerto, ma compreso tra il

centinaio e il migliaio.

Vede egregio Presidente Della Repubblica Italiana per onorificenza si intende un segno di onore che viene concesso da un’autorità in riconoscimento di particolari atti benemeriti, penso che questi

ignobili personaggi hanno fatto di tutto tranne che di atti benemeriti, è indegno per un paese come

l’Italia dedicare strade, piazze, monumenti o altro a queste indegnità, è umiliante per i cittadini di Bronte o di Pontelandolfo e Casalduni per citarne alcuni o meglio per non indicare le malefatte ai danni dei

meridionali, si auspica un vostro cordiale intervento per l’abolizione di tutte le piazze, le strade o altro

nel nostro territorio italiano intitolate a questi ignobili figure di dato e di fatto, vede è come intitolare

una strada ad un personaggio senza una benché minima etica che ha fatto del male.

Confidando in un Vostro interessamento e certo di riscontro, l’occasione è gradita per porgerLe

distinti saluti, SALVIS JURIBUS, si spera in una vostra risposta.

 

Si allega la missiva precedente senza una vostra risposta in merito.

Roma Rebibbia 13.08.2015

 

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