Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La domenica… di Gioacchino Mineo

garittos

Ci è giunta questa intensissima poesia di Gioacchino Mineo, detenuto a Voghera,che descrive una domenica vissuta in carcere.

Tutti dovrebbero leggerla.

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Domani è domenica.

Da sette anni mi ripeto sempre la stessa cosa…

Voglio rimanere a letto fino a tardi!

Ma alle sei mi sveglio e mi alzo.

L’odore del caffè.

L’acqua gelata sul viso.

Il rasoio che scivola sulle guance.

Di nuovo l’acqua gelida sul viso.

L’odore del dopobarba.

Un altro sorso di caffè.

La prima sigaretta.

La finestra è aperta…fa freddo.

Il suono di una campana lontana avvisa i fedeli

che la prima messa sta per cominciare.

Mi sovviene il ricordo di quando ero bambino,

il bagno nella tinozza,

il profumo di borotalco sulla pelle.

Il vestito buono della domenica.

Le scarpe nere di pelle lucida.

Le raccomandazioni di zia Amalia,

e via…tutti a Messa!

Il sapore di dentifricio,

la bocca profuma di menta,

ormai sono del tutto sveglio.

Mi rimetto a letto.

Faccio piano per non svegliare il mio compagno.

Lui dorme con la testa avvolta nel lenzuolo,

e non sente nemmeno il suo respiro.

Aspettando che inizi il TG delle otto…penso.

Dò il buongiorno a mia moglie con un bacio sulle labbra,

saluto mia figlia con un bacio sulla fronte

e mio figlio con un bacio sulla guancia…a quest’ora

sarà già in ospedale, fa il chirurgo.

Sono le otto…accendo il televisore.

Il mio compagno è sveglio.

Si alza e come tutte le mattine non mi saluta.

Io gli dico Buongiorno e lui mi risponde sempre allo stesso modo:

Ma quale buongiorno! Questo è un altro cattivo giorno…

Quello buono sarà quando ritornerò a casa!

Esce dal bagno e inizia il racconto del sogno.

Tutte le notti fa sogni e mi chiede di interpretarli.

Io gli rispondo sempre alla stessa maniera…

I sogni non hanno nessuna valenza nella vita reale…

Sono solo frutto dell’inconscio!

Lui sembra convincersi…ma domani mattina mi farà la stessa domanda.

Oggi si fanno pulizie generali.

Io lavo muri, porte e finestre.

Emanuele lava per terra e passa la cera.

Scendo al passeggio…fa freddo.

Cammino veloce, fa bene alla salute e mi riscalda.

Rientro alle undici.

Apparecchio il tavolo.

Oggi si mangiano lasagne al forno, fettine arrostite e insalata.

Le lasagne sono mangiabili, la carne sembra suola di scarpe.

Mezzogiorno…Emanuele scende in palestra.

Io rimango in cella a leggere la storia della filosofia.

Mi piace moltissimo, sono innamorato di Socrate, degli stoici e degli epicurei.

La palestra.

Oggi faccio spalle.

Un’ora di allenamento mi basta.

Voglio uscire in gran forma da questo luogo infernale.

La vita sedentaria…uccide.

Ping pong.

Gioco con Pachi e perdo quasi sempre…lui è più bravo.

E’ l’unico che mi batte…con gli altri vinco sempre io.

Sono stanco.

Una doccia calda mi ritempra,

lavo i panni sudati che ho addosso.

Odio fare il bucato! Ma devo farlo.

Mentre l’acqua mi scorre addosso penso a quanto era bello

fare il bagno a casa, e indossare gli abiti puliti che profumavano di gelsomini.

Com’era bello quell’odore! Quasi non lo ricordo più.

Ricordo mia madre che aveva l’abitudine di mettere

i fiori di gelsomino fra la biancheria.

Mia moglie continua questa antica usanza

e tutta la mia casa profuma di gelsomino.

Le quattro.

Torna il ciclone Emanuele.

Va sempre di fretta.

Entra, prende il secchio con detersivo e bagnoschiuma

E va in doccia.

Torna dopo due minuti…zio ho dimenticato

accappatoio e asciugamano.

E’ normale… fa così tutti i giorni.

Questa sera abbiamo ospiti a cena.

Angelo, Peppe e Roberto.

La trippa che ha cucinato Angelo è squisita.

La mangiamo con gusto.

Giochiamo a scopone.

Le discussioni accese non mancano mai.

“Dovevi prendere il sette” dice Angelo a Roberto

“Come faccio a prenderlo…se io il sette non ce l’ho”

Risponde l’altro.

A quel punto la discussione si accende e non finisce più.

Le sei e trenta…la socialità è finita.

Hanno inizio le lamentele del mio compagno.

Sta lavando le stoviglie…io passeggio.

L’acqua è fredda!…mi grida. In questa cella faccio tutto io!

Sì…sì…gli rispondo: stai facendo le fatiche di Sisifo…

E scoppiamo a ridere.

Tutto il giorno è così…ci accusiamo l’un l’altro

di non fare nulla…ma la verità è che faccio tutto io!

Lui non sarà d’accordo…ma è così.

Finalmente ha finito di lamentarsi, ci sediamo al tavolo

E iniziamo a fare i cruciverba.

Lui legge le domande a voce alta e io devo dare le risposte…

E qui iniziano le altre discussioni con le immancabili risate…

Legge veloce e storpia le parole…io rifletto,

non trovo le risposte e gli faccio rileggere la domanda…

era sbagliata.

Lo ingiurio affibbiandogli un sacco di epiteti

E ridiamo a crepapelle.

Inizia il telegiornale delle otto…lui si rimette a letto

E legge un po’ di pagine del libro che gli ho preso in biblioteca

“Cigni selvatici”…è bellissimo…l’ho già letto.

Mi chiudo in bagno, mi lavo i denti, mi preparo la caffettiera

per non perdere tempo domani mattina e accendo l’ultima sigaretta.

Dopo la seconda tirata, sento le grida di Emanuele…

Si lamenta per la puzza di fumo.

Lo lascio imprecare…e come un deficiente

continuo imperterrito nel mio illusorio godimento.

Devi smettere di fumare…dico a me stesso…

Ma so già che non lo farò.

Appena esco dal bagno mi fa la solita domanda…

Perché fumi? E io do la solita risposta…

Perché sono un cretino.

Prima di mettermi a letto parliamo un po’.

Questa è l’ora migliore per farlo…c’è silenzio.

Ci confidiamo le nostre paure, le nostre ansie, i nostri timori

 E le nostre gioie.

Lui si rammarica di non essere padre…io di non

poter accompagnare mia figlia all’altare.

Ci sentiamo in colpa verso i nostri cari, e vorremmo

ricominciare tutto da capo.

Parliamo di una prossima vita…che mai ci sarà,

illudendoci di poterla vivere per riparare questa.

Ah! Quanta sofferenza prova questo mio giovane amico

per non aver dato un figlio alla sua amatissima…

L’atmosfera che si è creata è triste…gli argomenti

affrontati creano una grande sofferenza e penso

che sia il momento di cambiare argomento.

Insceno un litigio per il programma da vedere in TV.

Lui vuole guardare un film, io insisto per vedere Fazio

e poi la Gabanelli,

stiamo a disputare un po’ e intanto il clima trona sereno.

Il velo di tristezza dai nostri visi è scomparso…forse

tornerà più tardi…quando saremo soli con i nostri pensieri.

Mi metto a letto ed esprimo la solita frase:

un altro giorno di vita rubato.

Guardiamo Paperissima e ridiamo un po’.

Fra dieci minuti mi addormento, perciò do la buonanotte

A Emanuele…che al contrario del mattino

tutte le sere mi risponde con un sincero Buon riposo.

Gli ultimi pensieri sono per mia moglie e i miei figli.

Poi mi lascio cadere fra le braccia di Morfeo.

Un’altra domenica è passata.

(Gioacchino Mineo)

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Un pensiero su “La domenica… di Gioacchino Mineo

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Bravo Gioachino uno spaccato di vita veramente intenso… continua a scrivere.

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