Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Salvatore Torre

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Salvatore Torre, detenuto a Saluzzo, e di cui abbiamo già pubblicato racconti e altro materiale, è stato recentemente premiato con la menzione speciale nell’ambito del premio Goliarda Sapienza.

Si tratta di un racconto che si ispira a una delle pagine più buie della storia carceraria italiana.. la stagione delle carceri speciali a Pianosa e all’Asinara negli anni ’90.

Questa è una lettera che, al riguardo di questo racconto e di quello che rappresenta, ha scritto Salvatore Torre.

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Cari amici, lo scorso mese di Novembre sono stato a Regina Coeli, dove si è tenuta l’assegnazione dei premi ai vincitori del Premio Letterario Goliarda Sapienza, quest’anno giunto alla quinta edizione.
Il mio racconto (pubblicato dalla Rai Eri, nel libro “ All ’inferno fa freddo” ), ha ottenuto il Premio menzione speciale.
Prima di aggiungere qualcosa al riguardo, sento di dovere ringraziare, e di cuore, quanti hanno concorso alla realizzazione di questo momento d’incontro e, tra tutti, Antonella Bolelli Ferrera per il suo infaticabile impegno nel promuovere questo Premio Letterario e, attraverso lo stesso, nel dare ai detenuti uno strumento con il quale fare ascoltare la propria voce.
Ebbene, con “Suicida per Ragion di Stato” ( In “All’ inferno fa freddo” lo si trova con il titolo “ Quei soggiorni alla cella 9” ma anche per ragioni di editing, in una versione abbreviata.) provo a ricordare le gravi ingiustizie compiute – complici il silenzio- assenso del governo di quel tempo- all ’interno delle carceri italiane, dopo le pur tragiche stragi di Capaci e di via D’Amelio.
Protagonista di questo racconto è, infatti, un vecchio carcerato che, ripescando dalla memoria della sua lunga esperienza detentiva, rievoca, con grande sofferenza, il già rigido sistema punitivo instaurato nelle carceri a regime “Normale” dalle cosidette “Squadrette” ( Corpi speciali della polizia penitenziaria) e, quindi, la propria deportazione, assieme ad altre decine di persone, nelle carceri “Speciali” di Asinara e di Pianosa (quest’ultima chiamata, per i motivi che si fa presto a immaginare, “ Lo Scannatoio” ; luoghi cioè in cui era applicato il regime speciale del carcere duro, introdotto dall’ormai famigerato articolo “41 bis” che, di fatto, in quel particolare periodo di grave disordine e allarme sociale,trasformerà quei carcerieri in carnefici, che praticano la tortura in modo continuo, sistematico e indiscriminato, e i detenuti in cavie, sui quali è possibile operare anche il più ignobile dei soprusi.
Durante la mia pur lunghissima detenzione ho sperimentato, che per fortuna, “soltanto” il regime punitivo attuato dalle “ squadrette” all ’interno di carceri “Normali”, mentre l’orrore che imperversava nelle carceri “Speciali” ho avuto raccontato da alcuni dei sopravvissuti a quel mostruoso regime, e anche questi ultimi ringrazio per averlo fatto, rendendomi cosi possibile descrivere in modo veritiero la barbarie cui erano sottoposti.
In ragione di tutto ciò, il riconoscimento ottenuto da questo racconto, mi è particolarmente gradito perchè, in qualche modo, rende giustizia a tutti quegli uomini che, quali che fossero i delitti per cui erano indagati o anche condannati, in uno Stato di diritto qual è quello Italiano, non potevano e non dovevano essere schiacciati da quella inaudita crudeltà.
A chiusura di questo mio scritto, la speranza è quella che gli italiani non debbano più vivere la paura del terrorismo mafioso o di qualsiasi altro genere, ma anche che nessuna persona privata della libertà debba mai più subire la tortura da parte dello Stato, che invece deve proteggerla. 
Un caro saluto

Salvatore Torre

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Un pensiero su “Lettera di Salvatore Torre

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Effettivamente queste persone hanno subito delle cose allucinanti durante quelle detenzioni. Cose che si devono sapere, per quanto… nonostante tutti i ricordi che abbiamo di tante nefandezze… vedo che serve a poco perchè si continua ad essere selvaggi e crudeli.

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