Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Mio padre… da “Nonostante i cacciatori di uomini”.. di Giovanni Farina

farina

Pubblico oggi un altro brano tratto dal bellissimo “Nonostante i cacciatori di uomini” di Giovanni Farina.

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Un giorno viene mia madre a colloquio. Solo dopo mezz’ora circa di conversazione mi fa: “Sai, tuo padre l’abbiamo sotterrato nel cimitero di Pari, ormai abitiamo in quel paese”. Alla notizia improvvisa, stravolgente, della morte del babbo, peraltro comunicata in quella fortuita maniera, per qualche minuto reso in silenzio. Mi si ferma il pensiero, non sento più il mio cuore battere. Credo di non avere capito quanto ha appena detto la mamma. Dopo un po’ domando  quando è morto e risponde: “Quindici giorni fa”. La guardo quai assente. 

Prima di pronunciare parole domando: “Ma come! Mio padre è morto da quindici giorni e non mi viene fatto sapere della sua morte neppure con un telegramma?”. Chiedo il perché  di tutti quei giorni di silenzio. “Come? Non te l’hanno dato il telegramma? Abbiamo chiesto al giudice di mandarti al funerale, volevamo che tu ci fossi, almeno per vedere l’ultima volta tuo padre. Almeno il telegramma credevo che l’avessero consegnato”. Il telegramma me l’hanno dato la sera, dopo tornato dal colloquio con i miei familiari. Per i giudici si vede che non era mio diritto sapere che mio padre era morto. Il babbo morì che aveva 76 anni, eppure era nel pieno della vita. Era più giovane della maggior parte degliuomii dell’età di cinquant’anni, più roseo, gli occhi lucidi, la pelle soffice e chiara; era asciutto, di bell’aspetto. Aveva avuto la sua gioventù molto tardi nella vita. Era diventato giovane di colpo, come un melo che sbadatamente fiorisce in ottobre. I suoi genitori erano gente rispettabile e religiosa. Era nato in una piccola città chiamata Orune. Al tempo della sua infanzia, la piccola città della Sardegna non aveva teatri, cinematografi, automobili. Tutto si concentrava attorno alla chiesa. La domenica vi era messa, le riunioni in parrocchia; e durante l’anno le feste tradizionali, quando tutti si sfrenavano in balli e canti tribali, corse di cavalli, manifestazioni culturali tramandate dai tempi più lontani, più antichi. Orune è un paese esposto a tuttii venti, domina le valli che lo circondano. Mio padre restò sempre figlio di quel libero vento.

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