Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Diario di Pasquale De Feo- 22 agosto – 21 settembre (2015)

diario11[1]

Continua il recupero dei diari accumulatisi del nostro Pasquale De Feo.

Un ringraziamento speciale, per tutto questo, alla nostra preziosa Nadia.

Quello che pubblico oggi è il Diario.. recuperato. .. di settembre 2015.

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Funerale a Roma

Sembra che aspettano come gli sciacalli l’occasione per iniziare una campagna mediatica dove nascondere tutti i problemi della popolazione italiana, che non arriva a fine mese ed è schifata dalla politica e di tutti i privilegi da cui derivano tutte le clientele che generano la corruzione di cui è impregnata tutto il tessuto istituzionale, non immune l’informazione.
Per alcuni giorni mi è sembrato che il problema del Paese fosse esclusivamente questo episodio successo a Roma.
Mi è venuta la nausea sentire le bassezze in cui i dibattiti televisivi ne hanno dato ampio risolto.
Addirittura si condannava l’autorizzazione del figlio agli arresti domiciliari a partecipare al funerale del padre.
Sto parlando del funerale del capo dei rom dei Casa Monica di Roma.
Com’è nello stile degli zingari, quando si tratta di battesimi, comunioni, matrimoni e funerali, eccedono nelle manifestazioni, principalmente quando se lo possono permettere economicamente non hanno limiti, è una dimostrazione di possibilità finanziarie per mostrare che sono ricchi, anche se lo fossero, farebbero i debiti per apparire, sia per la loro comunità e sia per tutte le persone che conoscono e abitano nei paraggi.
Conosco la mentalità, sono cresciuto con gli zingari nel rione dove abitavo, e ho un nipote che ha la madre zingara, pertanto so di cosa parlo.
Sentire in Tv i savonarola di mestiere che inventano cervellotiche ipotesi per dimostrare che le loro tesi sono l’unica verità, il nervosismo mi sale alle stelle.
Purtroppo questi signori inquinano la mente della gente per mantenere il loro status di potere e di carriera.
Addirittura dicono che siamo diventati lo zimbello nel mondo per questo funerale, ipocriti, sono loro che alimentano queste dicerie, lo fanno perché non sanno più cosa inventarsi e pertanto ogni occasione è buona per amplificare a dismisura l’attenzione dell’opinione pubblica per sviarli dai problemi reali del Paese.
Qualche anno addietro in Canada, nella sua capitale, ci furono due funerali, del padre e del figlio di un boss detenuto negli Stati Uniti, a confronto quello dei Casa Monica era da poveracci: bere oro e decine di macchine, sembrava di assistere a quei funerali nei film sulla mafia americana, nessuno si è scandalizzato e i canadesi non ne hanno fatto un dramma, purtroppo nel nostro Paese c’è la setta antimafia che ha bisogno di eventi che possano strumentalizzati affinché si tenga viva la tensione in modo che il loro potere non possa essere scalfito.
La Chiesa come al solito si schiera sempre dalla parte dove pende la bilancia.
L’unico che merita rispetto è il prete che ha dichiarato che quello è il suo mestiere e rifarebbe ciò che ha fatto.
Fino a quando ci sarà questa moderno Tribunale “dell’inquisizione”, il Paese non uscirà dal marciume in cui è caduto da un trentennio.
22-08-2015

Iniziamo male

Qui a Secondigliano ci sono i canali Premium a pagamento, trasmettono le partite del campionato.
Ieri sera mi sono visto il Napoli che giocava a Sassuolo, aveva iniziato bene segnando dopo due minuti, ma già verso la fine del primo tempo avevo capito che il Sassuolo aveva un gioco più fluido e incisivo, con il pareggio avevo sperato che nel secondo tempo ci fosse una reazione del Napoli, pur cambiando tutti e tre i vertici dell’attacco e avuto alcune occasioni con Colleyan che le ha sprecate, hanno subito il Sassuolo e alla fine del secondo tempo ha segnato il gol della vittoria.
Mi auguro che questa sconfitta sia salutare per una reazione immediata, e che De Laurentis la finisce con il mercanteggiare sull’acquisto del calciatori, bisogna rifare la difesa, solo il portiere non basta.
Reina è stato l’eroe della serata, senza di lui il passivo sarebbe molto più ampio del 2-1 finale.
23-08-2015

La cojenna sarda di Sassari

Mi ha scritto Davide dal buco del regime di tortura del 41 bis di Sassari, la sua prima lettera faceva capire l’orrore di questa struttura, il suo secondo scritto conferma tutto ciò che si poteva immaginare, lascio alle sue parole che fanno comprendere molto meglio di ciò che posso scrivere io.
Carissimo, l’affetto delle tue parole rafforzano la volontà di sopravvivere e confortano il mio martirio.
Sopravvivo nel fondo infame di un pozzo in condizioni indegne per desiderare di vivere e la morte e la speranza che mi conforta.
Immaginami dietro un blocco di cemento per quattro persone isolato ermeticamente nel fondo di un pozzo.
In questo fondo, cella e passeggio hanno in comune la finestra per cui il fazzoletto del cielo del tetto del passeggio si intravede dalla cella. In pratica non ho uno spazio orizzontale verso cui guardare come avviene quando ci si affaccia dai piani “alti”. Di fronte la cella ho la saletta. Cioè faccio un passo ed entro nella saletta(un contenitore profondo che prende luce da uno pseudo lanternino al soffitto), altri due passi ed entro al passeggio.
Chiuso ventidue ore al giorno, sottoposto ad un trattamento paranoico che moltiplica gratuitamente le affezioni.
L’acqua è gialla, quella potabile la beve solo chi può acquistarla, il vitto è calibrato come da tabella ministeriale e quindi la quantità è disperante, si sazia chi può acquistare biscotti, unico alimento al modello settantadue.
In un luogo privo di stimoli sensoriali in cui gli spazi sono claustrofobici, le patologie proliferano, quelle mentali si amplificano e l’istabilità emotiva diviene il denominatore comune della vita psichica.
In questa realtà, della mia salute rimane ben poco, vivo stati di panico continui. La pressione arteriosa è da infarto e non trovo rimedio farmacologico.
Purtroppo non riesco ad adattarmi alla struttura prima di finestre(anche i miei compagni non riescono a vivere serenamente). Cosa posso attendermi terapeuticamente dall’area sanitaria? Che assistenza?
Non mi illudo. Mi hanno deportato dopo avermi ingiustamente per la quarta volta riapplicato il 41 bis, e senza ragione ora con quasi ventitre anni di carcere anziché di libertà sopravvivo l’ineluttabilità della morte come unica speranza e questo mi dà serenità.
La pace mi è restituita dalla fine di ogni sogno perché non ho nessun poetico luogo mentale che non sia stato crudelmente profanato, questa è la mia forza.
Sono rassegnato “Santa Gloriosa ottienimi di soffrire con rassegnazione le pene della vita e proteggimi in tutte le mie necessità”, e con questo “montra” mi rivolgo a Santa Rita consapevole che la sofferenza sarebbe un miracolo che non otterrei, cosciente che la rassegnazioni è grazia che non si nega a nessuno: “neppure a un disgraziato”.
Ricordi che scrivevo “sto a cavalcioni sull’orizzonte in attesa che il futuro dissolva il destino che incombe sul presente” e bene, giorni addietro mentre bevevo l’acqua gialla e non potabile ho capito quanto gli uomini sventurati abbiano come destino di essere oltraggiati.
Con quell’acqua marcia ho bevuto il destino che incombe dissolvendolo nel presente del mio dolore. Ho sepolto l’oltraggio dentro di me e non ho atteso l’intervento ideale del futuro. Sono sceso dall’orizzonte. Sono ritornato a riprendermi la sofferenza perché nulla sopravvive alla morte e se nulla dura per sempre, presto o tardi anche la sofferenza dovrà terminare.
Le tue sono parole piene di esperienze e lunghi orizzonti. Mi conforta leggere che Francesca si occupa del mio caso e il suo impegno mi strappa dalla solitudine in cui sono sepolto. A parte voi due non ho attese.
Per i libri scriverò all’indirizzo di Sassari(ho la sentenza che mi autorizza)e vedremo.
Non ho visto il film su Mandela. Ti ricordi il film del pugile nero Hurricane? Finì bene.
Purtroppo non credo più a nulla. Sarebbe meglio il contrario. Sarebbe più facile.
Ti abbraccio con affetto e bene sincero. Sono sereno nella sventura.
Davide
24-08-2015

Quarto colloquio

Oggi è stata una bella sorpresa, mi chiamano e mi dicono che devo fare la domandina perché sono venuti quattro nipoti a colloquio, la faccio subito.
Cerco di immaginare chi sia venuto, a parte Silvia e Giovanni non riesco a immaginare chi sono gli altri due. Quando scendo a colloquio trovo la piccola Annamaria(anche se ormai è maggiorenne) e Vittorio, il figlio di mia sorella Elena; l’ultima volta l’avevo visto nel carcere di Fossombrone, aveva circa 12 anni, ho trovato un ragazzone alto e robusto, fa il tornitore. È venuto in ferie e a fine mese ritorna a Milano a lavorare.
Quattro nipoti tutti insieme non li avevo mai visti, è stata un’emozione molto bella, chissà quando mi capiterà un mese così, con un colloquio alla settimana.
È stato un periodo molto bello, i legami familiari addolciscono qualunque carattere, questo lo dovrebbero capire principalmente al DAP, invece ci mandano a centinaia di Km lontano da casa, limitando o interrompendo i rapporti familiari.
In questo mese ho capito che il tempo è passato, per che i miei nipotini hanno l’età di quando sono entrato in carcere.
Mi auguro che trovi il magistrato di sorveglianza che mi faccia ritornare finalmente a casa.
25-08-2015

Trasferimento

Dopo il colloquio mi informano che devo prepararmi la roba che l’indomani mattina devo partire, preparo una borsa e la porto sotto per l’operazione magazzino dove vengo informato che devo essere pronto per le ore 9,00, il resto lo scendo la mattina. Saluto tutta la sezione, perché la mattina non ci sarà tempo.
Parto verso le ore 10,00, andiamo prima al carcere di Santa Maria Capua Vetere(CE)per prendere altri due reclusi, verso le ore 11,30 prendiamo l’autostrada per Roma, arriviamo all’aeroporto di Fiumicino alle ore 14,00, dobbiamo aspettare quasi quattro ore per l’aereo.
Mi mettono insieme agli altri due reclusi, devono andare a Tempio Pausania, anche loro sono andati a fare un permesso di necessità.
Verso le ore 19,00 arriviamo all’aeroporto di Alghero, mi informano che verrò appoggiato a Tempio Pausania per qualche giorno.
Sono quasi le ore 21,00 quando arriviamo al carcere.
Mi alloggiano nel reparto transito, una cella singola molto spaziosa, dovrebbero essere tutte così le celle e l’Italia avrebbe i carceri a norma europea.
Di fianco c’è un corregionale che si trova in questo reparto perché vuole stare da solo in cella, essendo ergastolano.
Mi faccio la doccia, devo farla fredda, perché l’acqua calda è marrone, in un attimo le mutande bianche sono diventate marrone, c’è voluto un bel po’ per farle ritornare bianche.
Mangio qualcosa che mi ha passato l’amico di fianco, mi lavo i denti e mi metto a letto.
Durante la notte mi sveglio, ho freddo, comprendo perché l’appuntato mi ha consigliato di prendermi una coperta, la metto sul letto e con il tepore della coperta mi addormento.
Forse l’indomani mi riportano a Oristano, ma presumo che dovrò stare almeno due-tre giorni.
26-08-2015

Cacciatori di diamanti

Questa giornata l’ho passata a leggere non potendo fare altro, mi sono bevuto un romanzo di Wilbur Smith, mi piace come scrive e intreccia le trame, la maggioranza dei suoi libri hanno come sfondo l’Africa e spesso i diamanti, questo libro si intitola “Cacciatore di diamanti”.
Ho letto il 90% dei romanzi di questo scrittore, non per niente è uno dei romanzieri più prolifici e letti del mondo.
C’è stato un periodo che leggevo solo i suoi libri, ero arrivato al punto che immaginavo l’Africa del Sud come se ci fossi stato.
Ne ho parlato con mia nipote Silvia, questo libro lo spedirò a lei, sperando che gli piaccia il genere.
Credo che i bambini andrebbero invogliati dalla più tenera età affinché da adulti diventasse naturale leggere almeno un paio di libri al mese.
27-08-2015

Doccia marrone

Da due giorni mi trovo a Tempio Pausania in attesa di essere riportato a Oristano.
Trovandosi a circa 800 metri dal livello del mare, il tempo anche con questo caldo è fresco, l’unica consolazione è che non ci sono zanzare e che non c’è l’afa bestiale di Secondigliano e neanche il caldo di Oristano che si trova al livello del mare.
Il problema qui a Tempio Pausania è la doccia, perché quando con la manopola giri verso l’acqua calda esce marrone; la prima sera la mutanda bianca si fece marrone.
La cosa strana è che l’acqua fredda esce pulita, pertanto non si tratta delle tubature, ma della caldaia.
Mi sono informato che anche in inverno e così, passi in estate che si riesce a farla con l’acqua fredda, ma come si fa a farla con le temperature rigide del posto? In più nevica anche spesso.
Mi dicono che sono costretti a riscaldarsi l’acqua per farsi la doccia.
Il carcere è nuovo e ha già questi problemi, figuriamoci nei prossimi anni.
28-08-2015

Finalmente si parte

Verso le ore 7,00 mi informano che devo essere pronto per le ore 9,00 che devo partire.
Mi faccio la barba e la doccia e preparo la roba, nel l’attesa mi guardo tutti i notiziari e le rassegne stampe.
Dopo una mezz’ora viene l’agente per farmi portare la roba in magazzino dove ho una borsa grande.
Nell’attesa mi metto a leggere l’ultimo libro che mi rimane, ma le nove sono passate e non viene nessuno.
Verso le ore 11,00 viene il capoposto e mi informa che il furgone si è rotto e pertanto ci vorrà un’oretta, deve arrivare un altro mezzo.
Partiamo verso mezzogiorno e dopo circa due ore arriviamo a Oristano.
In sezione trovo tutti i reclusi di Nuoro, sono stati tutti trasferiti qui, tranne un paio che finalmente saranno declassificati.
Ho messo a posto la cella, l’avevo lasciata in ordine ma due incursioni di MOF l’hanno lasciata un po’ in subuglio, anche se l’amico Giovanni aveva cercato di sistemarla.
Verso le otto ho finito di mettere a posto, sono veramente stanco, mi faccio una doccia e, mi metto a letto, dopo cinque minuti mi addormento.
Verso le tre di notte mi sveglio e scrivo queste righe.
29-08-2015

Sole nero

La sera prima di partire avevo letto la meta di questo libro, il trasferimento a Secondigliano per il permesso mi ha fatto rinviare la fine al mio ritorno.
L’ho finito di leggere e devo affermare che è scritto bene, fa capire bene cosa sono state le persecuzioni degli ultimi 25 anni.
Il libro l’ha scritto Aldo Ercolano e l’ha stampato in forma privata, il titolo è “Sole nero”.
Tutte le persone che sono state sottoposte al regime di tortura del 41 bis, può rispecchiarsi in questo racconto.
Gli consiglierò di divulgare il libro, perché merita che altri lo leggano e si sappia delle nefandezze che lo Stato si è macchiato.
Se non informiamo l’opinione pubblica, questi orrori in futuro si ripeteranno.
Le istituzioni cercano di far calare l’oblio e di modificare gli eventi. Andando su Wikipedia si leggerà che le barbarie di Pianosa sono state capovolte, gli aguzzini sono diventati i reclusi.
Sono sempre troppo poco le cose che si scrivono sul 41 bis del passato e quello del presente.
Mi auguro di riuscire a convincerlo a pubblicarlo.
30-08-2015

La principessa Diana

Mentre guardavo il notiziario è passato un servizio sull’anniversario della morte della principessa Diana, sono rimasto un po’ attonito quando ha detto che sono trascorsi 18 anni dalla sua morte. Se discutevo con qualcuno avrei detto convinto che sarebbero trascorsi non più di dieci anni.
Forse qui dentro si perde la cognizione del tempo, si ferma per noi reclusi ma passa velocemente.
Credono che viviamo duecento anni come l’Ara il pappagallo brasiliano, forse per questo motivo non ci vogliono fare uscire.
Trent’anni di orgie giustizialiste ha creato mostri di ogni genere.
31-08-2015

Una città

Mi è arrivata la rivista “Una città”, e ho avuto la gradita sorpresa di trovare un articolo su Davide Emmanuello.
Francesca mi aveva scritto più volte che non avrebbe desistito fino a quando non sarebbe riuscito a far pubblicare un articolo su Davide.
Dai suoi scritti e dalle sue lettere ne ha tirato fuori uno scritto che racchiude in linea generale la sua odissea, ha fatto un ottimo lavoro, d’altronde non ne avevo dubbi.
Sarei ancora più contento se riuscissi a fargli avere una copia dell’articolo a Davide.
01-09-2015

Geronimo

Avevo un paio di libri che avevo iniziato prima di andare a Secondigliano(Na), come sono ritornato li ho finiti di leggere.
Il secondo era la vera storia di Geronimo, dettata da lui a un giornalista nel 1906, pertanto per la prima volta ho letto ciò che ha raccontato lui.
Quello che mi ha sorpreso è stato che ha tenuto in scacco per 30 anni l’esercito americano e quello messicano con poche centinaia di apache, e ancora oggi si studiano le sue tattiche di guerriglia.
Una volta ho letto che Fidel Castro e il Che applicavano proprio le tattiche di Geronimo, quando combattevano contro il dittatore di Cuba Batista, alla fine riuscirono a vincere e prendere il potere.
Il film che ho visto tempo fa su Geronimo, credo che sia stato estratto da questo libro, perché era autobiografico e dalla sua parte.
A volte penso che noi meridionali siamo stati trattati come i nativi americani, ridotti a quei bravi servi con una libertà sotto tutela.
02-09-2015

Amnistia

Questo grande uomo che è Papa Francesco, in occasione del Giubileo ha chiesto una grande amnistia per i detenuti, non da meno ha emanato una circolare in cui i preti possono assolvere tanti comportamenti che la Chiesa ritiene peccati.
Non si dimentica di noi qui dentro, anche se a me personalmente non cambia la mia situazione, sono contento lo stesso per le migliaia che ne usufruiranno.
Avrei pensato a tanti che si sarebbero opposti a un atto di clemenza, mai che lo facesse Angelino Alfano, lui che deve tutto alla Chiesa ha fatto diramare la sua ferma opposizione, aggiungendo che tutti devono scontare fino all’ultimo giorno, e se mancano i posti si costruiscono altri carceri.
Qualcuno dovrebbe dirgli che non gli è bastato la cuccagna dei carceri sardi con Anemone e compagnia, vuole anche il bis; miserabile.
Scontare fino all’ultimo giorno, dovrebbe valere per tutti, in primis suo fratello, che per proteggerlo si è messo a completa disposizione della setta antimafia. Suo fratello non è stato arrestato, si è dimesso dalle cariche che occupava, non si sa che fine hanno fatto i suoi procedimenti.
Alfano è sempre stato segretario di qualcuno, prima di Berlusconi, poi della Chiesa e in ultimo della setta antimafia.
03-09-2015

Ornella Favero

La direttrice di Ristretti Orizzonti Ornella Favero, rivista stampata nel carcere di Padova, mi ha fatto un attestato in cui afferma che collaboro da tempo con la rivista e chiede che mi venga consentito di usare il computer in cella per scrivere articoli da inviare alla redazione.
Mi ha fatto molto piacere, in più mi ha informato di usarlo nel migliore dei modi.
Mi è venuta l’idea di usarlo per la declassificazione, ho scritto dei motivi aggiunti allegandoci una copia dell’attestato, inoltre ho scritto una lettera al capo del DAP Santi Consolo dello stesso tenore dei motivi aggiunti, in cosa venisse decisa la mia declassificazione di essere trasferito al carcere di Padova, così posso completare gli studi universitari, avere un lavoro per una indipendenza economica, e poter collaborare di persona con la redazione di Ristretti Orizzonti.
Mi auguro di poter avere questa possibilità, ma devo rimanere con i piedi per terra.
04-09-2015

Il tempo passa

Di fronte alla mia cella c’è una persona anziana, l’ultima volta l’avevo vista circa tre anni fa, avevo un ricordo diverso.
L’ho trovato invecchiato e senza denti, i movimenti quotidiani riflettono la sua età che è di circa 80 anni.
Mi sono ricordato di Gramsci e delle sue parole scritte nei quaderni, si preoccupava se dopo 5-8anni diventasse come i detenuti con cui conversava.
È in carcere da circa 25 anni, con la liberazione anticipata arriva a 30 anni, purtroppo nel Paese della culla del diritto non bastano, perché l’ergastolo è fino alla fine biologica.
La Convenzione europea stabilisce che non si possono avere pene perpetue, invece in Italia la si censura per nasconderla, le furberie cavurione animano la politica del “bel paese” e la ferocia savoiarda impera ancora.
Ora siamo anche deportati lontani dagli affetti, siamo la solita carne da cannone.
05-09-2015

Evviva… Salvini in difficoltà

Il Papa nella sua omelia domenicale internazionale ha detto che ogni Chiesa, parrocchia, convento, santuario, ospiti una famiglia di emigranti.
Salvini è rimasto spiazzato perché nei giorni scorsi aveva dichiarato che se ai prelati interessavano gli emigranti, li ospitassero nel Vaticano.
Il Papa ha dato la sua risposta.
Renzi alla festa dell’Unità ha dichiarato che la tragedia degli emigranti non riguarda destra e sinistra, ma tra umani e bestie.
Salvini ha risposto che se lui è una bestia, Renzi è un clandestino sic.
Ha ricevuto risposte civili alla sua rozza inciviltà, adesso se è un politico di razza moderata i suoi sermoni razzisti e cercherà di indirizzare le frustrazioni della gente in modo costruttivo, non pensando a raccattare quattro voti in più.
06-09-2015

ISSUS COLEOPTRATUS

Nella rivista che l’amico Giuseppe testimone di Geova mi manda regolarmente, trovo sempre qualche curiosità sulla natura che mi sorprende.
Un piccolo essere ISSUS COLEOPTRATUS allo stadio larvale ha una velocità fulminea, può raggiungere 3,9 metri al secondo in appena due millesimi di secondo, sottoponendo il suo corpo a una forza quasi 400 volte superiore a quella di gravità. Può scomparire in un attimo.
Alcuni scienziati hanno scoperto che alla base delle zampe posteriori sono presenti due ingranaggi che si incastrano tra loro, quando spicca il salto assicurano che le zampe siano perfettamente sincronizzate.
Gli animali più grandi si affidano al sistema nervoso.
Nel caso di questo insetto gli impulsi del sistema nervoso sarebbero troppo lenti, ecco perché servono gli ingranaggi.
A volte ho l’impressione che le scoperte dell’uomo, come gli ingranaggi, arrivano con secoli di ritardo, perché la natura l’ha già fatto da milioni d’anni.
07-09-2015

Rita Bernardini

Oggi pomeriggio è venuta la segretaria del partito radicale Rita Bernardini.
È stata un’ora nella saletta di svago della sezione, avevano fatto un elenco delle problematiche del carcere, ma davanti al commissario glieli abbiamo elencati a voce e lei faceva domande per capire bene e poi prendeva appunti.
Ci ha fatto notare che non stanno in Parlamento ringraziando anche a noi, come anche la sofferenza economica per la mancanza di iscrizioni al partito da parte nostra. Gli ho risposto che aveva ampiamente ragione.
A Secondigliano ho scritto a Marco Pannella per fargli sapere che voterò in futuro il partito radicale, perché senza sotterfugi si battono per i nostri diritti, che sono quelli di tutti, senza aver paura della setta antimafia.
Mi auguro che la Bernardini riesca a smuovere il direttore per i cambiamenti necessari all’interno del carcere.
08-09-2015

Papa Francesco

Quest’anno mi sorprende sempre di più, se qualcuno aveva dei dubbi deve ricredersi.
In questi giorni ha fatto la riforma della Sacra Rota per l’annullamento dei matrimoni, da oggi in poi è gratis e ha snellito l’iter. È finito il mercimonio.
Oggi leggo sul televideo una dichiarazione del Papa, ormai si è sostituito ai politici in favore della gente, chiede un’alleanza contro i centri di potere economici, ideologici e politici, in favore dei centri che si adoperano nella solidarietà verso i poveri.
Al potere italiano saranno fischiate le orecchie, lo si nota anche dal fatto che il silenzio fa da padrone, come al solito la censura del silenzio.
Anche i cattolici di comunione e liberazione saranno intronate le orecchie, una lobby religiosa che pensa solo agli affari, osannando Andreotti, Berlusconi, Alfano, Lupi ecc..
Mi auguro che i cattolici iniziano a seguire gli insegnamenti del Papa e allontanano i politici.
09-09-2015

Alda Marini

Mi chiamano al magazzino per un pacco, non aspetto niente pertanto non riesco a capire chi poteva avermelo fatto.
Arrivo al casellario e mi aprono il pacco, c’è un libro, un attestato e una targa molto bella messa in quei cofanetti di velluto per metterli in mostra.
Avevo partecipato a un concorso letterario di poesie indetto a Catanzaro in memoria di Alda Merini, sono stato scelto e una mia poesia è finita nel libro, dove ci sono tutte le poesie delle persone selezionate.
Una gradita sorpresa inaspettata, perché avevo dimenticato di aver partecipato, credo sia dovuto al trasferimento a Oristano e poi il mese di agosto a Secondigliano per il permesso e i quattro colloqui che ho fatto, tutto ciò mi aveva fatto dimenticare la partecipazione.

ARSURA

Una sorte di fame,
di languore perenne
dove si cullano i ricordi,
i sentimenti, i desideri.
Un’arsura feroce
che tutto asciuga,
che crea davanti agli occhi
immagini lontane e indistinte.
La nostalgia per un luogo,
vive di foto animate,
nella mente e nel cuore.
Il ricordo non basta
per appagare i sensi
dove tutto brucia come il fuoco
e non c’è acqua che spenga.
La visione mentale
non calma
vuoto e distanze.
10-09-2015

Palestina

Di prima mattina accendo la TV per dare un’occhiata sui notiziari e trovo una bellissima notizia che avrebbe dovuto avere una grande risonanza mediatica, ma invece era riportato appena nella striscia di SKY TG 24, negli altri zero assoluto.
Con voto dell’Assemblea dell’ONU è stato deliberato di mettere la bandiera palestinese insieme a tutte le altre nazioni del mondo; gli Stati Uniti e Israele hanno votato no.
È un giorno storico, perché questo riconoscimento è il percorso per uno Stato palestinese, ora l’ONU non può permettere più la crudele repressione israeliana e dovrà prendere dei provvedimenti.
11-‘9-2015

La solita italietta

Ho letto un reportage sullo scienziato israeliano MORDECHAI-VANUNU, mentre lo leggevo mi sono venute in mente le parole di Garibaldi, dopo la sua infame epopea dello sbarco a Marsala, alcuni anni dopo dichiaro: “Non volevo un’Italia prostituta all’estero e piena di corrutela all’interno”, non sono le parole esatte ma in sostanza voleva esprimere questo concetto.
Questo scienziato israeliano nel 1986 rivelò al “THE-SUNDAY-TIMES” i segreti della bomba atomica del suo Paese, lo fece all’estero perché sapeva di non poterlo fare in Israele.
Il Massad(servizi segreti israeliani)lo braccava per riportarlo in Israele, gli inglesi dissero di no a un operazione di sequestro sul loro territorio, come fecero altri paesi, ma come al solito è l’unica prostituta pusillanime disponibile fu l’Italia; come ha fatto in passato l’ha fatto anche di recente con il sequestro a Milano.
Tramite un agente donna israeliana molto bella, lo fece invaghire e gli diede appuntamento per un weekend a Roma, qui fu sequestrato, facilmente con l’aiuto dei servizi segreti italiani, fu portato a La Spezia, messo su un mercantile israeliano, gli fecero un processo per direttissima e lo condannarono.
Ha trascorso 18 anni in carcere tra cui 11 anni in totale isolamento, è stato scarcerato nel 2004 e vive a Gerusalemme in attesa che lo Stato gli consente di congiungersi con sua moglie, una docente norvegese.
Ha l’obbligo del silenzio in caso contrario verrebbe di nuovo arrestato.
Le sue rivelazioni al mondo sul programma atomico israeliano, lui lo ritiene un obbligo verso l’umanità ed è contrario al nucleare che ritiene un pericolo per la Terra.
Dal suo arresto nel 1986 non parla più l’ebraico ma si esprime solo in inglese.
L’unica magra figura l’ha fa solo l’Italia come al solito.
12-09-2015

Messico

Ho letto una lunga intervista di un intellettuale messicano, sulla situazione del suo Paese.
Ogni anno succedono dalle 70.000 alle 120.000 morti nella guerra al narcotraffico.
In questa macelleria messicana, una parte dei morti sono attribuibili alla varie polizie, una parte in combutta o meglio dire in complicità tra polizie e narcotrafficanti, e una parte ai narcotrafficanti.
La tortura in ambo le parti è praticata senza problemi.
Questa repressione su lunga scala, mascherata e offerta dai media alla popolazione come una guerra al narcotraffico.
Una lettura semplicistica che permette ai cittadini di perdere di vista la realtà. È una guerra di potere, con una violenza feroce che ha il compito di atterrire chiunque e in modo apparentemente casuale.
La censura fa gli interessi di una realtà manipolata che occulta tutte le nefandezze e l’inefficacia delle istituzioni che mirano al consolidamento del potere che gestisce finanza, politica ed economia nel Paese.
Mi sembra di leggere ciò che sta succedendo in Italia, con il Meridione come agnello sacrificale, la lotta alla mafia come ariete per stabilizzare un potere come una pianta parassita ingrossa ai danni del Sud del Paese.
13-07-2015

APAC

Il mese scorso mi aveva scritto una volontaria che si interessa di carceri, tra la richiesta di corrispondenza e delle problematiche inerenti mi accennava che si interessava del metodo Apac.
Gli rispondo e gli chiedo di spiegarmi che cos’è questo metodo Apac, mi risponde e mi manda questo articolo che allego affinché più persone possano leggerne la civiltà di questo metodo.
Quello che mi ha colpito è una frase all’inizio dell’articolo: “Oggi una delazione brasiliana presenterà al ministro Cancellieri il modello Apac brasiliano, penitenziari che si basano su amore, fiducia e disciplina.
L’Italia centro del cristianesimo, non resti fuori da questa rivoluzione!!!
Mi viene in mente la Cancellieri quando da ministro della giustizia dichiarò a una conferenza stampa: “dobbiamo esportare il modello Bollate (Carcere di Milano) in Europa”. Qualcuno si era dimenticato di dirgli che bisognava esportarlo prima in Italia.
Il sistema settario giustizialista non permette nessuna riforma, è una questione di potere e di business.
Lascio spazio all’articolo:

Ecco come funziona il carcere dove non ci sono guardie, tutti lavorano, nessuno scappa

Ieri nel carcere Due Palazzi di Padova si è parlato dell’innovativo modello dei penitenziari brasiliani Apac. Una delegazione con rappresentanti delle, APAC del Ministero di Giustizia e dell’amministrazione penitenziaria è infatti venuta in Italia per illustrare i risultati e l’esperienza di un tipo di carcere davvero fuori dagli schemi.
Tempi.it ve ne aveva parlato nel maggio di quest’anno, grazie a un reportage dal Brasile del nostro Rodolfo Casadei che aveva illustrato la vita dietro le sbarre di detenuti che non hanno più bisogno di guardie che li sorvegliano. Un’esperienza dove in carcere si lavora e ai detenuti vengono lasciati seghe o coltelli, senza che mai si verifichino problemi. In un paese dove il sistema carcerario è fallito, il modello Apac funziona: costa meno e ha una recidiva del 15%(contro l’85% del resto del Brasile).
Ieri, all’incontro, Valdesi Antonio Fereira, presidente della federazione che riunisce gli Apac, ha spiegato che: “il nostro metodo si basa su tre fondamenti:amore, fiducia e disciplina e assicuro che è applicabile ovunque. Non avere la polizia penitenziaria non è un principio della metodologia, è invece la conseguenza: perché si dovrebbe scappare da un luogo in cui cambi davvero? l’Italia, centro del cristianesimo, non resti fuori da questa rivoluzione!”. Oggi in Senato la delegazione italo-brasiliana incontrerà il ministro Cancellieri.
Di seguito riproponiamo il reportage di Casadei.

Questa prigione non è una galera. Nell’Apac di Nova Lima, Brasile, i detenuti sono trattati da uomini

È proprio come raccontava Tomaz de Aquino Resende, il procuratore brasiliano ospite del Meeting di Rimini l’anno scorso. Non ci sono guardie, né armi, né manganelli, né divise carcerarie, né filo spinato o cocci di bottiglia sopra i muri, e il portone d’ingresso te lo apre un carcerato, uno che è li dentro a scontare la sua pena. Invece c’è gente al lavoro in una vera e propria panetteria che serve le scuole comunali, nella cucina a preparare i pasti per tutti, nel laboratorio del “regime chiuso” a incollare tesserine di vetro su tondi di legno dipinti per rimettere ordine nella propria testa. E tanti non ci sono perché si trovano a lavorare fuori, nei cantieri, negli uffici comunali, nei campi, ma torneranno tutti la sera e non ci sarà bisogno di contarli perché rientreranno tutti. Ci sono in giro posate, coltelli, martelli, strumenti musicali e altre cose che i detenuti del sistema comune, in Brasile come in Italia, non si possono nemmeno sognare. E del personale amministrativo fanno parte uomini e donne che nessuna barriera separa dai detenuti dei regimi aperto e semiaperto.

Gli Apac (Associacao de Protecao e Assistencia aos Condenados), prigioni pensate e operate per recuperare il detenuto anziché per punirlo, esistono, noi ne abbiamo visitata una. Poco distante da Belo Horizonte, capitale del Minas Gerais, in mezzo al verde esuberante delle colline di Nova Lima, dove le notti sono molto fresche e il calore ti investe all’ora di pranzo, le mura azzurrine suggeriscono qualcosa che va oltre l’ordinario. “Il metodo che si applica qui si riassume in tre parole: amore, fiducia, disciplina. Come avete visto il portone non ve l’ha aperto una guardia, ma un recuperando. Qui non c’è posto per manette, polizia, cani da guardia, perché tutto lo spazio è occupato dall’amore: l’amore per le nostre vite del giudice e che ci ha permesso di venire a scontare la nostra pena qui, l’amore dei volontari che ci assistono e ci accompagnano”. Joao Carlos Silvia è un umile muratore che si è già fatto sei anni di prigione, nell’Apac e nel sistema comune, e altri ancora ne dovrà scontare per un reato che non vi diciamo. Ma parla come un poeta, o più semplicemente come un uomo dentro al cui cuore la gratitudine ha preso il posto dello sconforto. Con naturalezza pronuncia la parola “recuperando”, che qui non ha il solito suono vuoto dell’eufemismo di maniera, ma finalmente esprime armonia: tutte le comunicazioni nelle bacheche sono dirette ai “signori recuperandi” e tali loro si sentono. Su una delle pareti sta scritto il motto più noto degli Apac: “Aqui entra o honem o delito fica là fora”. Cioè: “Qui entra l’uomo, il delitto resta fuori”. È la chiave del metodo:per recuperare il detenuto occorre far riemergere l’umano che è in lui, sepolto sotto tante cose delle quali il delitto per cui è stato condannato è la più pesante. Schiacciato dalla colpa, un uomo non si redime e non si recupera. Se si comincia togliendo quel peso, tutto diventa possibile. Perfino accettare di convivere con quelli che nelle altre prigioni sono gli unici detenuti segregati per non finire linciati: i condannati per stupro e per pedofilia.

Si comincia con una preghiera
“Il sistema comune punisce tutti e non recupera nessuno. Ti fa diventare un animale, un mostro. Non c’è alcuna prospettiva di vita sociale, ne uscirai peggiore di come sei entrato”, racconta José Antonio Junio, che deve scontar 33 anni di carcere per una serie di rapine e ha trascorso 7 anni nelle carceri comuni prima di approdare, nove mesi fa, all’Apac di Nova Lima. È assegnato, per il momento, al regime chiuso, che non permette di uscire all’esterno per lavorare o per visitare le famiglie, ma nel quale è possibile ricevere periodicamente visite dei familiari senza le umiliazioni cui sono sottoposti nelle prigioni comuni( con perquisizioni a luci rosse) e persino della propria moglie o compagna, con la quale ci si può periodicamente appartare per qualche ora. Se ce lo si è meritati con un comportamento irreprensibile. “Anche qui sono un detenuto, ma non mi sento un detenuto. Ogni essere umano è recuperabile, ma bisogna far emergere l’umano che è in lui. In un sistema che opprime il carcerato e la sua famiglia, questo non è possibile. Qui sono trattato come una persona, e ciò mi ha fatto capire che un certo tipo di vita non conviene. Il dialogo, la comprensione, il rapporto con la tua famiglia ti fanno riscoprire i valori dentro di re e vuoi intraprendere una nuova vita. Chi viene qui nella casa di Dio, perché l’Apac è sorto ai piedi della Croce”.

Il misticismo di Junio non è per niente estemporaneo. La spiritualità è parte integrante del cammino di recupero immaginato quarant’anni fa da Mario Ottoboni, l’avvocato di San Paolo coinvolto in esperienze di pastorale carceraria che ha creato e diffuso il metodo degli Apac. In tutte e tre le sezioni della prigione esiste una cappella riservata alla preghiera personale non solo per aiutare gli esami di coscienza, ma perché, come diceva l’avvocato paulista: “la redenzione personale ha bisogno dell’intercessione”. In tutte e tre una volta alla settimana(non la domenica, giorno riservato alle visite dei familiari) si assiste alla Messa o al servizio protestante. Tutte le mattine la giornata inizia alle 7 con una preghiera ecumenica comunitaria, e a chi non partecipa viene affibbiato un punto di penalità. Una volta all’anno bisogna anche partecipare a un ritiro spirituale che si chiama Giornate di liberazione con Cristo, una tre giorni di testimonianze cristiane, preghiera e riflessione personale che coincide col Carnevale(durante il quale vengono annullati tutti i permessi d’uscita per non indurre in tentazione i recuperandi)a cui prendono parte molti esterni.

Insomma nell’Apac si ritrovano riuniti nella stessa struttura gli stessi regimi carcerari che esistono separati nelle prigioni comuni(chiuso, semi-aperto e aperto, ai quali Nova Lima sono assegnati rispettivamente 36, 24 e 10 detenuti, per un totale di 70 soggiornanti); gli alloggiamenti sono migliori nelle celle sovraffollate delle altre prigioni ma simili ai più scadenti fra quelli italiani. Vi si trovano celle piccole e poco illuminate che ospitano in uno spazio ristretto quattro detenuti in coppie di letti a castello ricavati in strutture in muratura oppure camerate da sedici posti nei regimi aperto e semi-aperto. Ma la vita è completamente diversa. I detenuti convivono con personale amministrativo civile e con volontari, perché l’Apac di per sé è un ente no profit proprietario o gestore dell’istituto di pena: ebbene si, in Brasile esistono carceri privatizzati, gestiti dal privato sociale.

Una donna per capo
Quello di Nova Lima, per esempio, è stato donato dal Comune insieme al terreno su cui sorge l’Apac locale, che oltre a remunerare una piccola quota di personale amministrativo, si occupa di attirare e prestare la loro opera singoli volontari e associazioni, che rappresentano il legame della struttura con la comunità locale.
I volontari sono medici, psicologi, dentisti, avvocati o semplici cittadini che si prestano ad accompagnare i detenuti in ospedale o in qualche ufficio amministrativo. Ad essi si aggiungono sacerdoti e cristiani impegnati che animano i ritiri spirituali. “I volontari ci piacciono tantissimo”, spiega Silvia, “perché vedere gente che dedica il suo tempo gratuitamente per noi ci aiuta a recuperare la stima in noi stessi e la voglia di migliorare”.
Sandra Gil Carneiro Tibo, la presidente dell’Apac di Nova Lima che svolge compiti analoghi a quelli di un direttore penitenziario, trascorre qui dieci ore al giorno, dalle 8 alle 18, ed è una volontaria non retribuita. I detenuti si sentono onorati del fatto che le autorità si fidino a tal punto da permettere che sia una donna a interagire con loro senza barriere, come accade negli Apac.

L’educazione alla responsabilità
Nessun detenuto trascorre la giornata nelle celle: quelli del regime aperto e semi-aperto lavorano all’esterno oppure nella panetteria interna che sforna 5 mila panini al giorno per le mense scolastiche comunali ma anche, gratuitamente, per i detenuti del carcere comune, e nella cucina, dove sono i detenuti stessi, a turno, a preparare i pasti per tutti coloro che all’ora di pranzo e di cena si trovano dentro alla struttura. Quelli del regime chiuso si dedicano al bricolage terapeutico, alla musica(hanno un coro e una band entrata in crisi dopo che il chitarrista è stato “promosso” al regime semi-aperto) e alla pallavolo.
Tutti sono entusiasti della cucina: “Non c’è paragone fra il cibo che mangiavano nelle carceri comuni, che aveva sempre sapore di andato a male oppure era freddo, con quello che viene acquistato dai responsabili degli Apac e che noi stessi cuciniamo e mangiamo con vere posate, non con cucchiai di plastica!”, spiega Silvia.
La politica degli acquisti alimentari e della preparazione del cibo è uno dei motivi, insieme all’assenza di guardie carcerarie, del notevole risparmio nei costi di un Apac rispetto a quelli di un carcere comune: in questi ultimi un detenuto costa 2.100 reais al mese, in un Apac solo 900 (vale a dire 803 e 344 euro rispettivamente). In quello di Nova Lima, il 30 per cento dei costi sono coperti da proventi del lavoro dei detenuti(i quali sono compensati con 250 reais al mese, quasi 100 euro, e si vedono scalato un giorno di detenzione ogni tre giorni di lavoro), il 70 per cento da fondi dello stato del Minas Gerais.

Si diceva all’inizio che i capisaldi del metodo Apac sono amore, fiducia e disciplina. Il terzo punto è assai importante. Il metodo Apac funziona perché i detenuti sono trattati come persone, ma anche perché sono responsabilizzati per quello che avviene all’interno della struttura. In caso di infrazioni gravi, come la fuga o l’introduzione di droga o alcolici o telefoni cellulari individuali, aggressioni o furti, a pagare sono tutti i detenuti del regime in cui avviene l’illecito, che si vedono negare privilegi relativi alle telefonate, alle visite familiari e ad altro. Il singolo colpevole viene rispedito per sempre nel sistema comune. “L’Apac è per tutti, ma non tutti sono adatti all’Apac”, filosofeggia un detenuto.

Un modello anche all’estero
Promozioni e retrocessioni da un regime all’altro avvengono sulla base delle penalità accumulate o evitate nel corso della detenzione se si commettono colpe leggere o medie. Il computo delle penalità lievi e medie e la loro cancellazione in forza di comportamenti virtuosi sono invece responsabilità di un organismo composto esclusivamente di detenuti: il Consiglio di sincerità e solidarietà. Ce n’è uno in ciascun regime. Il suo presidente è scelto dalla direzione fra i detenuti della relativa sezione, dopodiché lui sceglie altri sei detenuti con cui si riunisce e delibera quando si verificano infrazioni. Le gerarchie di potere e di controllo fra detenuti, che in tutte le carceri del mondo esistono informalmente e inevitabilmente diventano strumento di abusi e ingiustizie, qui sono formalizzate e messe al servizio del recupero di tutti i detenuti.

Nati a San Paolo, oggi gli Apac si trovano quasi esclusivamente nel Minas Gerais: è lì che si concentrano 33 dei 35 attualmente funzionanti in Brasile. Ma nel mondo esistono molte esperienze che ispirano a questo modello: in Canada, Colombia, Cile, Costa Rica, Bolivia, India, eccetera. In Italia no. Non ancora.
14-09-2015

Censura

Oggi mi è arrivato l’opuscolo OLGA, mentre lo leggevo mi sono imbattuto in un attivista laico e democratico l’ingegnere elettronico egiziano ALA-ABD-EL FATTAH detenuto per essere un attivista che si è battuto per un Egitto democratico. Rilascia un intervista verbale alla madre professoressa universitaria che lo riporta all’esterno per la divulgazione.
Premesso che gli egiziani tra gli islamici e i militari sono caduti dalla padella alla brace, a questo punto era meglio che rimaneva MUBARAK, perché il suo regime era alla fine, tra scandali e un economia che stava in piedi con l’iniezione dei finanziamenti americani e aiuti europei.
L’intervista era improntata sulle carceri egiziane, che certamente in una dittatura non possono essere un modello democratico, d’altronde neanche in America stanno meglio i detenuti.
Quello che mi ha colpito è la censura sui libri, sono proibiti tutti i libri dall’esterno. A domanda del perché queste limitazioni sui libri, lui risponde che crede che sia da parte del Ministro della Cultura nel tentativo di isolarlo mentalmente dal resto della società.
Ho pensato al regime di tortura del 41 bis, usavano lo stesso strumento, con la legge Alfano la numero 94 del 2009 che vieta l’entrata di libri, giornali locali, riviste, in più una feroce censura, ogni scusa è buona per fermare una lettera.
Quando si tocca la cultura il mostro tenuto a bada dalla regione inizia a prendere forma.
15-09-2015

Bloccata la carovana

Avevano messo insieme una carovana internazionale tra cui c’erano due parlamentari di SEL- Giovanni Paglia e Antonio Burdo, con medicinali, giocattoli, matite, quaderni ecc. per aiutare la città di Kobane, distrutta dall’ISIS con l’aiuto dei Turchi.
Sono stati fermati dall’esercito turco a un km dalla città, nel villaggio di MESHER nel Kurdistan turco al confine con la Siria.
I curdi hanno detto che questo è la conferma che il governo turco sta dalla parte dell’ISIS, dal momento che blocca aiuti che permetterebbe alla città di Kobane di riprendersi.
Siccome la città è distrutta e non si permette di ricevere aiuti, i profughi ospitati nei campi non rientrano.
Il governo turco si comporta in questo modo perché ha il via libero dagli americani che si sono venduti i curdi.
Hanno ragione i curdi di non avere amici a parte le loro montagne.
16-09-2015

Vittorio Trupiano

Dopo mesi in carcere non concedono qualche forma di scarcerazione all’avv. Trupiano, arrestato per concorso esterno in associazione camorristica.
Le DDA non dimenticano chi tocca alcuni totem che sono tabù, inoltre chi fa troppe battaglie per i diritti umani, l’avv. Trupiano si è permesso di toccare il regime di tortura del 41 bis. Era già stato indagato per il reato di opinione avendo portato avanti la tesi di una parziale incostituzionalità dell’art. 41 bis, aveva prospettato la possibilità di un referendum.
La vendetta della setta antimafia e come quella di Giulio Cesare, arriva sempre anche per vie misteriose.
Dall’alto della sua specchiata onestà ha rinunciato a chiedere la scarcerazione per le sue gravi patologie, vuole uscire con l’accertamento della sua innocenza.
Ringrazia tutti i detenuti per l’incondizionata solidarietà che gli hanno manifestato.
Allerta i suoi colleghi, principalmente i giovani, che fino a quando certi errori restano impuniti, tutti possono essere arrestati.
Credo che tutti i reclusi prospettano al più presto una sua scarcerazione per iniziare di nuovo le sue lotte per i diritti umani.
17-09-2015

Bruno Contrada

Alcuni giorni fa è stata riportata la notizia che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per l’accusa, processo e condanna del reato di concorso esterno in associazione mafiosa a Bruno Contrada.
Lui ha finito di scontare la pena, ma c’è Marcello dell’Utri che è in carcere a scontare questo reato che non è provenuto dal legislatore ma da un invenzione di uno “scienziato” come Giancarlo Caselli, i magistrati l’hanno fatto diventare reato avallando le tante accuse che sono state fatte negli anni a tanta gente.
Con questa sentenza hanno finito di arrestare e condannare nella maggior parte avversari politici.
Ho aspettato qualche giorno a scriverne perché volevo attingere dalle discussioni che le varie trasmissioni avrebbero fatto, invece un silenzio tombale, censura a 360 gradi, accordi tra poteri per non infierire sugli sconfitti che sono le DDA e l’onnipotente DNA e la sinistra che ha usato i PM per prendere il potere e massacrando gli avversari.
Questo silenzio dimostra l’enorme potere che ha la setta antimafia.
18-09-2015

Sacco e Vanzetti

Sono i due famosi anarchici che furono uccisi sulla sedia elettrica e dopo 50 anni dall’accaduto il Congresso americano li dichiarò vittime essendo innocenti.
A quei tempi, negli anni venti, in America gli italiani, specie i meridionali, venivano classificati al pari dei neri e pertanto linciati con la complicità delle istituzioni.
Da dieci anni a Boston nell’anniversario della loro uccisione -23 agosto 1927- , fanno una commemorazione con una manifestazione che attraversa il quartiere dove abitavano.
La cosa singolare è che in America dopo 80 anni li ricordano, mentre in Italia silenzio totale.
19-09-2015

Papa Francesco Magno

Quest’uomo diventa ogni giorno degno della massima ammirazione.
Come al solito i media censurano e possiamo dire che danno poca risonanza a certe sue iniziative forse dipende se sono politicamente corrette, quando ritengono che non lo sono, la mannaia cala sul cippo.
Trovo un piccolo articolo di pochi centimetri su un quotidiano locale della Campania, riporta la notizia che il Papa ha invitato 50 detenuti di Rebibbia in Vaticano, li ha portati nei giardini Vaticani, hanno visitato i musei a San Pietro, girando anche nei posti dove non accedono i turisti.
Non l’ha fatto mai nessuno dei suoi predecessori a parte quelle manifestazioni di carattere formale che si svolgono nelle carceri.
Un grande Papa, se riesce a fare un paio di passi decisivi, come il matrimonio dei preti e delle suore, e l’elezione dei Papi dai vescovi di tutto il mondo, abolendo il cardinalizio, rimarrà nella storia come il più grande Papa di tutti i tempi.
20-09-2015

Nicaragua

L’amico Giuseppe tutti i mesi mi manda due riviste della sua religione “Svegliatevi” e “Torre di Guardia”, trovo sempre qualche notizia particolare sulla natura.
In Nicaragua c’è il più grande lago d’acqua dolce dell’America Centrale con centinaia di isole, la casa strana che non avevo né sentito e né letto da nessuna parte e che i questo lago ci sono pesci marini adatti all’acqua dolce, squali, pesci spada e altri.
Non si finisce mai di imparare.
Avevo visto in un documentario che certi squali risalivano le foci dei fiumi e facevano anche vittime, come lo squalo del fiume Zambesi in Africa.
La natura ha una capacità di adattarsi che è fenomenale. Facilmente nei millenni passati o il lago aveva un canale con l’oceano oppure qualche cataclisma ha portato questi pesci dal mare al lago e si sono convertiti all’acqua dolce.
21-09-2015

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Un pensiero su “Diario di Pasquale De Feo- 22 agosto – 21 settembre (2015)

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Grande serata questa in tua compagnia per ben due diari, e come sempre un’affinità viene fuori, Wilbur Smith, scrittore da me amato e letto tantissimo, leggo che anche per te è così. Sacco e Vanzetti… Nicola end Barth, sui social italiani vengono ricordati ma da parte dei media niente. APAC Brasil, grande rivoluzione carceraria che dovrebbe essere adottata ovunque, è soltanto riconoscendo la dignità ad una persona che si può pensare di offrire qualcosa di buono. Ma in questo paese, (Della Cristianità) Cristo non è arrivato si è fermato molto prima. Grazie PASQUALE a proposito… quand’è che mi sposi?

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