Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Pasquale De Feo al Presidente della Repubblica

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 31-01-2015 Roma Politica I Presidenti di Camera e Senato annunciano a Sergio Mattarella l'elezione a Presidente della Repubblica Nella foto Sergio Mattarella Photo Roberto Monaldo / LaPresse 31-01-2015 Rome (Italy) The Presidents of the Chamber of Deputies and Senate go to Sergio Mattarella to announce the election for President of the Republic In the photo Sergio Mattarella

Pubblico oggi questa lettera che il nostro Pasquale De Feo ha indirizzato al Presidente della Repubblica.

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Egregio Presidente

sono un galeotto rinchiuso nelle patrie galere da oltre 30 anni. Non si vede la fine di questo calvario iniziato quando ero un ragazzo. L’unica prospettiva che ci viene data è quella di aspettare la morte biologica.

A nulla valgono le relazioni del carcere che ritengono sia maturo il tempo per uscire con una pena alternativa. La repressione impera come ai tempi dei tribunali dell’inquisizione. Forse allora c’era più umanità, perché con il rogo finiva tutto. Oggi ci tengono in vita perhé dobbiamo soffrire ed essere usati come mostri per oscuri disegni politici.

La pena perpetua che toglie ogni speranza è una tortura istituzionalizzata spacciata come strumento civile per la sicurezza; parola abusata e usata per corruttele, carriere e privilegi.

Aldo Moro, nel 1976, in una sua lezione all’università disse: “L’ergastolo che priva, com’è, di qualsiasi speranza di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione  al pentimento ed al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumano non meno di quanto lo sia la pena di morte. Quando si dice pena perpetua si dice una cosa… umanamente non accettabile”.

Papa Francesco ha detto che l’ergastolo è una pena di morte nascosta. 

Papa Francesco ha detto che l’ergastolo è una pena di morte in vita. Siamo condannati a morte, ma tenuti in vita. 

Oggi con l’ergastolo ostativo, inventato dalla magistratura e non legiferato dal Parlamento, la crudeltà  ha raggiuntola ferocia del Torquemada. Siamo dei morti viventi con l’unica speranza che l’agonia finisca presto.

Noi meridionali (99,99% degli ergastolani ostativi) saremo sempre trattati lombrosianamente perché brutti, sporchi e cattivi, essendo difettosi geneticamente a propensi a delinquere, criminali per nascita con innate tendenze malvagie.

Non mi aspetto niente da questa classe politica che persegue solo i propri interessi personali; e noi “mostri” duosiciliani serviamo all’occorrenza come cortina fumogen. 

Questa mia lettera è solo uno sfogo che faccio con il Presidente del mio Paese. Sono consapevole che ormai la nostra civiltà penale va a braccetto con il Medio Oriente, allontanandosi sempre di più dall’Europa.

Augurandole che la vita le sorrida sempre, la saluto cordialmente.

Il cittadino galeotto ergastolno.

Pasquale De Feo

14 ottobre 2015

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2 pensieri su “Lettera di Pasquale De Feo al Presidente della Repubblica

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Bravo Pasquale come sempre

  2. Pina in ha detto:

    Essere se stessi, ti da un esplosione di pensieri, che invita tutti ad una grande riflessione…

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