Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

L’ergastolo… di Giovanni Zito

ergos

Giovanni Zito -il nostro caro amico detenuto a Padova- è stato forse l’autore più prolifico di questo blog.

Da un bel po’ di mesi, però, non scriveva.

Recentemente mi ha inviato, in allegato ad una lettera personale, una serie di suoi articoli che volentieri pubblicherò, a cominciare da questo, che ritorna sulla tematica dell’inaccettabilità dell’ergastolo.

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L’ergastolo è una pena superiore alla vita di una persona. Non si può scontare una pena così sproporzionata che va oltre la propria esistenza. Chi vive con una condanna del genere sa di morire in qualche angolo di un penitenziario. E’ una pena perpetua che scioglie ogni legame affettivo e familiare. Che uccide nel decorso del tempo ogni forma di speranza. E se non c’è speranza nella vita di una persona, che senso ha tenerla in vita per morire domani?

Gli Stati europei hanno superato da moltissimo tempo questo grado di disparità di vita con la massima pena di 30 anni, proprio perché una pena così devastante può nuocere sia al condannato che alla sua famiglia. In un Paese civile e democratico, come è l’Italia, affrontare un tema del genere sembra una utopia. Ma un giovane che abbia un commesso un errore all’età di 20-25 anni e a cui viene inflitta la condanna dell’ergastolo, non ha più un mondo da vivere, ma una eutanasia; cioè ha da aspettare la morte dentro un cubo di cemento. Mentre sarebbe più opportuno recuperare il soggetto stesso così come prevede la nostra costituzione italiana.

Il Vaticano, la sede del Papa, ha rimosso l’ergastolo proprio in virtù di clemenza e lungimiranza. Che poi nel nostro Paese ci sono due tipi di ergastolo. Quello ostativo, che non rientra in nessuna forma  di pena alternativa né di rieducazione. E’ rivolto a tutti coloro che hanno commesso determinati tipi di reati nell’ambito della criminalità organizzata e che solo una eventuale collaborazione porterebbe alla libertà. In poche parole per uscire vale il sistema “una vita per un’altra vita”. E poi c’è l’ergastolo ordinario, cioè il cosiddetto “comune”; in cui l’ergastolano esce, in presenza di determinate condizioni, dopo 26 anni di carcere, ma rimane vincolato al sistema della pericolosità sociale. 

Oggi gli ergastolani nel nostro Paese sono oltre 1500, e solo una piccolissima parte può beneficiare di poche ore di “libertà”. Nessun uomo dovrebbe vivere così perché non è vita, e non è neanche morte. Un ergastolano lo sente dentro di sé l’odore del dolore, della disperazione causata dalla propria giovinezza. 

Oggi l’ergastolo è la follia della democrazia, una deviazione della subcultura che affligge il nostro Paese. Mentre una pena certa porta sicuramente un notevole cambiamento culturale e sociale, in quanto si possono recuperare quelle vite spezzate dal dolore perpetuo. Scontando una pena certa si incide nel futuro del condannato recuperando il soggetto stesso. Non possiamo dimenticare le persone che attualmente hanno scontato più di 20-25 anni di carcere, e persino chi ne ha scontati più di 30. E a chi attualmente ha 50-55 anni, cosa resta da vivere? E quante ne sono morte nelle carceri con questa pena sulla pelle. Usiamo spesso e volentieri la parola sicurezza, ma forse dimentichiamo che dietro questa banale parola chiamata sicurezza è stata fatta una forma di violenza agli ergastolani che non chiedono altro di scontare una pena certa per un futuro migliore da vivere. Per ricordarsi che ancora ci può essere la speranza di un domani.

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2 pensieri su “L’ergastolo… di Giovanni Zito

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Rimane una vergogna tutta italiana

  2. Pina in ha detto:

    Una lotta interminabile, dove la giustizia è un vero inferno
    Se mi si chiede se esistono I diavoli, affermo si!

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