Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Splendidi pensieri di Maurizio Campanotta

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Tramite la nostra preziosissima Grazia Paletta, ci sono giunte queste splendide riflessioni di Maurizio Campanotta, detenuto ad Opera.

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Quando la vita conduce l’uomo dentro un labirinto senza via d’uscita, l’individuo si imbatte in una realtà prima sconosciuta toccando i vari strati della miseria umana: dannato tra i dannati, privato di ogni bene, dell’amore, dell’affetto, del calore umano. Dopo aver depositato la propria identità nell’ufficio di un istituto di pena e dunque spogliato da tutte le proprie schermature, l’uomo, trovandosi solo con sé stesso ma al cospetto di una coscienza a cui render conto, subisce una fase catartica che lo porta a ritrovarsi, a mettere in ordine la propria vita, a scoprire qualità che prima non sognava di possedere, ma che probabilmente già esistevano in lui in una forma latente.

Da questo perdersi in un Limbo terreno scaturisce un altro tipo di adattamento, che secondo ii modo di percepire il mondo, porta l’uomo ad interagire con tutte le proprie forze, ma non sempre gli permette di riuscire a raggiungere determinati equilibri. Colui che conosce la sofferenza pian piano comincia a spogliarsi da quelle vesti che, a torto o ragione, il pregiudizio e la discriminazione gli hanno imposto. Così egli inizia a elaborare il proprio pensiero fino a farne emergere un’identità più vera, più fedele alla realtà. “Bisogna prima bruciare per poter risplendere”, così diceva un famoso scrittore… Ed è proprio da questo “bruciare” che l’uomo intraprende la via della verità dalla quale trae una visione diversa da tutto ciò che lo circonda. Cogliere come doni di Dio tutti i frutti della vita, contemplarli, gustarne l’attimo e fare di essi un compendio scritto che poi viene sugellato nel tempo, nella poesia.

All’apice di tali doni vi sono mia madre e le donne in genere. La donna, una presenza nella vita di ogni uomo che rappresenta il distillato della creazione divina che si cristallizza nel cuore e volge a perpetuarsi nel tempo. Noi proveniamo dalle loro viscere e il legame che ci unisce a loro, che esse siano le nostre mamme o le compagne della nostra vita, ci accompagna durante l’esistenza, donandoci il bene più supremo: l’amore, la continuità, la sicurezza di cui abbiamo bisogno… Dunque va a loro il messaggio più sentito, affinché molte di esse potranno riconoscersi nelle loro virtù e nei propri difetti, ma soprattutto affinché sia possibile restituire loro un’identità ancora oggi banalizzata dal sesso opposto.

Ahimè, nonostante il progresso, il benessere, si parla ancora di fatti incresciosi di violenza e maltrattamenti da parte di molti uomini. Spesso quella libertà che alle donne non sempre riconosciuta, la femminilità, il porsi belle, curate, bisognose di attenzioni diventano sinonimo di maldicenze pregiudicate dalla gelosia che purtroppo sfocia in atti di vera e propria tragedia dentro le mura domestiche. Sono molti coloro che ancora assumono atteggiamenti da “padroni” della propria compagna.

Eppure per un uomo disperato non esiste appiglio più solido dell’amore di una donna. Molte delle mie poesie sono dedicate a mia madre e alle donne che ho incontrato o semplicemente immaginato nel corso della mia vita. L’immaturità e la paura di non essere compreso, in passato non mi hanno dato la possibilità di manifestare pensieri che nascevano e morivano dentro me, perdendosi nell’oblio, ma oggi li scrivo esprimendo tutto me stesso, senza curarmi delle incertezze. L’amore di mia madre ha saputo infondere dentro me una sua filosofia “antica” a sua volta tramandatale dai suoi antenati, sotto forma di metafore, proverbi che tutt’ora sono così attuali da portarmi a trarre la conclusione che la vita non è altro che un ripetersi di eventi… Come lei diceva spesso, “mondo è stato e mondo sarà”. E’ grazie a lei se nello scoprire l’identità femminile nulla può stupirmi, posso solo accettarla nelle sue molteplici sfaccettature.

Oggi nei volti femminili vedo un meraviglioso essere che genera vita e dà senso alla vita. Tale visione, in parte sublimata, non mi porta a eludere una realtà più vasta e complessa, ma ad assaporare la bellezza senza alterarla o contaminarla in nome di un pregiudizio perverso… E’ un’esperienza dalla quale non voglio distogliermi. Dunque “le parti mancanti della mia anima” altro non sono che un vuoto che in questi anni perduti ho imparato a colmare. Mi sono ritrovato, riappropriandomi dell’identità un tempo perduta, oggi rinnovata, evoluta. Le mie riflessioni possono sembrare banali o stupide, ma vogliono oltrepassare le apparenze dando una lettura non verbale della donna; una profondità questa, che spesso non appartiene all’uomo e che genera un’incomprensibile rottura tra mondo maschile e femminile.

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2 pensieri su “Splendidi pensieri di Maurizio Campanotta

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Le donne, quando sono davvero donne sono indispensabili

  2. Pina in ha detto:

    Senza nessun dubbio, parlo io da donna, hai toccato le corde che suonano, lodi, in piena trasparenza, tutto grazie ha prove riflessive.
    Grazie

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