Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lasciate che Salvatore Torre possa continuare a “vivere” grazie alla scrittura

scrivere-a-macchina
Pubblico oggi questa lettera di Salvatore Torre, detenuto a Saluzzo, di cui abbiamo già pubblicato diverso materiale in questo Blog.
Questa lettera ci è giunta attraverso la sorella Giusy.
Salvatore è una di quelle persone che, finite nel vortice del carcere, decidono di resistere e di non farsi travolgere.
E la sua forma di resistenza è la scrittura, verso cui si convoglia la sua grande volontà e la sua passione. Attraverso lo studio e la scrittura, Salvatore è una di quelle persone che nel carcere hanno “riscoperto” la propria dimensione umana e hanno trovato il modo di resistere e crescere per anni in un contesto dove tutto quello che sei rischia di venire distrutto da una routine che ti prosciuga giorno per giorno.
Ma invece di agevolare in tutti i modi Salvatore in questo suo percorso, la burocrazia carceraria, specie quella del carcere di Saluzzo in cui si trova tutt’ora, lo ostacola.
Ed è questo quello di cui parla questa importante lettera, che Salvatore ha già spedito al Presidente della Repubblica, Al Presidente dlla Camera e del Senato, Al Ministro della Giustizia, del Lavoro e dell’Istruzione, Al Capo del DAP Santi Consolo, Al garante dei diritti dei detenuti, Al Magistrato di Sorveglianza, Al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, Al Giudice del Lavoro del Tribunale di Roma.
E’ una lettera importante. Leggetela con attenzione e divulgatela.
—————————————-
Io sottoscritto Torre Salvatore, nato a Barcellona P.G. (ME),il 4.1.1971,in atto ristretto presso la casa circondariale di Saluzzo.
ESPONE QUANTO SEGUE:
Io scrivente, è un detenuto che da 24 anni sconta la pena all’ ergastolo, pena alla quale è stato condannato, anche giustamente, per i delitti dallo stesso compiuti. E’ quindi un detenuto — –considerato che nessun’ altra diversa possibilità gli è offerta di farlo- consapevole di dover continuare a ripagare la società attraverso il progressivo e sistematico inaridimento della propria vita.
Un decadimento ineluttabile, data la privazione sine die della libertà e di quanto da questa consegue; decadimento tuttavia il quale, lo scrivente, tenta disperatamente di rallentare e rendere il meno possibile evidente attraverso la lettura, lo studio e soprattutto la scrittura.
Questo detenuto infatti, ha letto negli anni centinaia di libri, conseguito due diplomi di scuola media superiore; la promozione al quarto anno di un’altro corso di scuola superiore ( studio interrotto causa trasferimento in un’altro istituto), superato 19 esami universitari ( studio interrotto causa trasferimento presso altro carcere) e frequenta ora, presso questa C.R. di Saluzzo il primo anno del liceo artistico; inoltre e sopratutto, questo detenuto ha scritto e continua a scrivere romanzi, racconti, poesie e qualche opera teatrale; in buona sostanza, più di tutte, è quest’ultima attività (cioè la scrittura), a riempire gran parte di quello “ spazio vuoto” determinato dalla detenzione.
Attività che, sin dall’anno 2000 aveva avuto possibilità di svolgere in modo continuativo e adeguato grazie all’utilizzo nella propria camera di detenzione (oltre che presso aula scolastica) del proprio personal computer. Questo gli era permesso fare presso C.C. di Messina, quindi nella C.R. di Augusta e in ultimo nella C.C. di Tolmezzo, ma non ora presso questa C.R. di Saluzzo (risultandone peraltro una discriminazione trattamentale, atteso che ai detenuti ristretti presso le sezioni di media sicurezza, la possibilità di utilizzare il notebook nella camera di detenzione è concessa).
Questo detenuto,infatti, giunto presso questo carcere di Saluzzo nel mese di ottobre del 2014, chiedeva alla direzione dell’istituto – motivando suddetta richiesta con la necessità di poter utilizzare tale strumento in modo continuo, essendo il proprio primario interesse quello di continuare a produrre romanzi, racconti, poesie ed altre opere letterarie e documentando al riguardo la pubblicazione di un romanzo (edito dalla casa editrice Aped), di quattro racconti (editi dalla casa editrice Eri Rai), nonchè la partecipazione a diversi premi letterari, tra cui il Goliarda Sapienza (del quale vincitore del 2° premio nell’ edizione 2011 e del premio menzione speciale nell’edizione 2015) – di aver autorizzato l’utilizzo del proprio computer nella camera di detenzione. Nonostante ciò, questa richiesta non è accolta e per due ordini di ragione
  1. per dei non meglio specificati divieti dipartimentali di autorizzare l’utilizzo del computer nella camera di detenzione per i ristretti nelle sezioni di alta sicurezza;
  2. per il mancato riconoscimento dell’attività di scrittore come lavoro.
Tale attività, spiegavano, avrebbero potuto riconoscere come lavoro nel caso in cui vi sarebbe stato in atto un contratto con qualche editore, per la produzione di una qualunque opera letteraria.
Inutile è stata l’ovvia obiezione che i contratti editoriali (sopratutto nei casi di scrittori alle prime armi, come il sottoscritto) avvengono solo in seguito la presentazione di un’opera letteraria alla casa editrice prescelta, alla valutazione e all’accoglimento della stessa parte dell’editore.
Ad ogni modo, l’utilizzo del computer era comunque concesso all’interno di una saletta adibita allo scopo e solo per motivi di studio (studio inteso esclusivamente nel senso di frequentazione-previa iscrizione- di un corso scolastico ufficiale, quale scuola media inferiore e superiore ed università: vana, al riguardo l’obiezione che studio è da considerarsi anche quello esplicato da autodidatta, pure mediante un supporto digitale (dvd), come ad esempio un corso di inglese o di autocad o di filosofia).
Ebbene, questo detenuto – dal momento che era possibile accedere alla saletta computer dalle ore 8:30 alle 10:30, dalle ore 12:55 alle ore 14: 55 e dalle ore 16:00 alle ore 18:30, per un totale di 6 ore e 30 – le quali, posto che al corso scolastico ci si recava dalle ore 8:30 alle ore 11:45 e dalle ore 13:00 alle ore 16:00 si riducevano a due ore e 30 soltanto – per aver maggior tempo da dedicare al proprio lavoro di scrittura, rinunciava un paio di volte la settimana di recarsi a lezione.
Tanto gli era possibile fare sino a quando la direzione della C.R di Saluzzo non disponeva che si poteva avere accesso alla saletta computer solo negli orari in cui non vi è scuola, anche nelle occasioni in cui si rinuncia a recarsi a lezioni: in sostanza, solo dalle ore 16:00 alle ore 18:30 .
Questa nuova limitazione, ovviamente, danneggia tutti i detenuti possessori di PC ma in particolare questo detenuto, che tale strumento utilizza anzitutto per la scrittura, pertanto presenta nuova istanza alla direzione, con la quale, proponendo di ritirarsi dal corso scolastico, per frequentarlo come uditore solo nelle giornate di mercoledi e giovedi (nelle quali vi è lezione di inglese e di storia dell’arte, alle quali è particolarmente interessato), chiede di poter accedere liberamente alla saletta computer- restando fermi gli orari prefissati- durante gli altri giorni della settimana.
Tuttavia, anche questa richiesta è rigettata: si risponde alla stessa che anche ritirandosi dal corso scolastico per frequentarlo come uditore, la limitazione alla saletta computer sarebbe rimasta invariata.
Si concedeva comunque allo stesso, in via del tutto eccezionale, di recarsi alla saletta computer il mercoledì (dovendosi intendere dalle ore 8:30 alle ore 10:30 , se è vero che dalle ore 12:55 alle ore 14:55 e dalle ore 16:00 alle ore 18:30 era già possibile recarvisi, essendovi scuola il mercoledi solo dalle 8:30 alle ore 11:45.
Ebbene, sorvolando sul fatto che questo detenuto aveva esplicitamente richiesto, nel caso di frequentazione del corso scolastico come uditore, di voler partecipare giusto alle lezioni del mercoledì (e giovedì), lo stesso si diceva che, per quanto poche, due ore di lavoro in più alla settimana le aveva comunque ottenute.
Tuttavia, il primo mercoledì mattino disponibile, questo detenuto scopriva che la direzione quest’istituto aveva si fatto una disposizione particolare, ma tanto particolare che autorizzava lo stesso, ad accedere alla sala computer si il mercoledì, ma dalle ore 12:55 alle ore 14:55 … ovvero nell’orario in cui lo stesso, come del resto tutti gli altri possessori di P.C, aveva già la relativa autorizzazione.
Questo detenuto, volendo immaginare che tale tragicomica situazione fosse originata da un equivoco, chiedeva a chi di competenza di averlo chiarito, ma inutilmente, perlomeno sino a questo momento in cui che si scrive.
Altra richiesta presentata alla direzione di questo istituto, questa volta da tuttii detenuti studenti e possessori di computer, era quella di avere quantomeno autorizzato di recare e utilizzare i computer all’interno dell’aula scolastica: richiesta la quale a sua volta non ha ottenuto alcuna risposta.
PER QUESTI MOTIVI LAMENTA
a) il mancato riconoscimento della propria attività di scrittore come lavoro;
b) la disparità di trattamento tra lo stesso e i detenuti ristretti nelle sezioni di mediasicurezza, ai quali l’uso del PC nella camera di detenzione è permesso (disparità che le attuali leggi penitenziarie non prevedono, ma anzi vietano);
c) la lesione al diritto allo studio e nella parte in cui questa direzione non consente di utilizzare il PC pure per quelle forme di studio prima ricordate, esplicate da autodidatta e nella parte in cui non consente l’utilizzo del PC all’interno dell’aula scolastica;
CHIEDE
Alla S.V., nei limiti delle Sue competenze, di volere intervenire presso la Direzione della C.R. di Saluzzo affinchè questo detenuto:
  1. abbia riconosciuta la propria attività di scrittore come lavoro;
  2. abbia sanata la disparità di trattamento anzidetta autorizzando l’utilizzo del PC nella camera di detenzione anche nel suo caso;
  3. abbia garantito pienamente diritto allo studio autorizzando l’utilizzo del PC all’interno dell’aula scolastica e per motivi di studio diversi da quelli ufficiali.
Saluzzo Salvatore Torre
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