Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Diario di Pasquale De Feo- 22 febbraio – 21 marzo (2015)

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Pubblico oggi un altro dei diari mensili di Pasquale De Feo.. “recuperati”.

Il venire meno, l’anno scorso della persona che ci stava aiutando nella trascrizione, aveva portato a un bel po’ di diari “accumulatisi”, anche perché la persona in questione, quando per motivi legittimi aveva declinato il suo impegno, aveva già ricevuto diversi diari che quindi ci siamo trovati a dover recuperare e in più si aggiungevano nuovi diari, in un periodo che, anche per altri motivi, era particolarmente intenso.

Da alcuni mesi a questa parte la nostra preziosa e luminosa Nadia, si sta occupando, grazie anche alla collaborazione di una ragazza della sua comunità, del recupero di questi diari e noi stiamo pubblicando i diari, via via, recuperati.

Oggi pubblico il diario di Marzo 2015.

Prima di lasciarvi alla lettura integrale, condivido questa citazione di parte di uno dei passaggi di questo diario:

“La sera prima di addormentarmi dedico cinque minuti a ripassare tutto ciò che ho fatto durante la giornata. Sono consapevole che può succedere che non volendo si possono offendere le persone oppure si agisce in modo sbagliato o usare parole inappropriate in discorsi urtando l’intelligenza o la sensibilità delle persone. Ripercorrendo i fatti della giornata, mi soffermo dove credo che possa esserci qualche gesto o parola fuori luogo, la analizzo e cerco di metabolizzare ciò che è sbagliato e il giusto comportamento da usare in analoghe situazioni in futuro. L’esercizio continuo per cercare di migliorarsi; lo scriveva Seneca 2000 anni fa. Credo che sia un ottimo consiglio da mettere in pratica. Come quello di Eduardo “non si finisce mai di imparare nella vita”. La vita è una scuola che ci insegna a noi scolari che dobbiamo continuamente apprendere per evitare di commettere errori. Come nella società esterna anche nel mondo carcerario le persone diventano delle maschere per perseguire le proprie finalità. In carcere questo fenomeno è più accentuato perché la promiscuità di vivere 24 ore al giorno con le stesse persone accentua tutto ciò; ognuno recita il suo copione. Dopo un po’ di anni di carcere, vivendo lontano dalla società civile, la psicologia delle persone subisce delle distorsioni causate dalla cattività e dal sistema penitenziario, non tutti hanno la forza di riconoscerlo e cercare di tenersi sotto controllo per sorvegliare che l’istituzionalizzazione forzata non produca troppi danni. Purtroppo ci sono persone che arrivano al punto che hanno difficoltà a distinguere la realtà da quella che recitano, e iniziano a vivere come in un mondo parallelo dove l’illusione sostituisce ciò che desiderano. Non avere la consapevolezza che la reclusione produce questi effetti, si è più facile preda alle devastazioni psicologiche che la cattività immancabilmente causa. La società carceraria riflette quella esterna, solo che è centuplicata per la vivibilità quotidiana in poco spazio, pertanto tutto si accentua, l’intelligente si sente uno scienziato, un ignorante si sente un professore universitario, lo stupido non smettendo di esserlo 24 ore al giorno e si sente un furbo di prim’ordine, il cattivo moltiplica le sue azioni, le “comari” spettegolano e calunniano “fumandosi” le riviste di gossip, i megalomani nella loro presunzione esagerata delle proprie possibilità non si rendono conto dei danni che causano con le loro parole e le loro azioni, manifestando ancora di più il loro delirio di grandiosità con atteggiamenti spesso ridicoli e dannosi.” (9 marzo)

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GRANDE PAPA

Ogni due mesi mi arriva il giornalino che scrivono al carcere di Padova “Ristretti Orizzonti”, questa volta è un evento speciale dedicato al Papa.
La discussione è improntata sul discorso di Papa Francesco dinanzi alla delegazione dell’associazione internazionale di diritto penale, pronunciato il 23 ottobre 2015 nella Sala dei Papi.
La politica italiana ha censurato il Papa, hanno imposto il silenzio su temi di valore universali, in più ha detto ciò che noi scriviamo da anni sulla pena di morte dell’ergastolo ostativo e sulla tortura istituzionalizzata del regime di 41 bis.
Le parole del Papa dicono tutto e vi lascio alla sua lettura.
Illustri Signori e Signore!
Vi saluto tutti cordialmente e desidero esprimervi il mio ringraziamento personale per il vostro servizio alla società e il prezioso contributo che rendete allo sviluppo di una giustizia che rispetti la dignità e i diritti della persona umana, senza discriminazioni. Vorrei condividere con voi alcuni punti su certe questioni che, pur essendo in parte opinabili- in parte!- toccano direttamente la dignità della persona umana e dunque interpellano la Chiesa nella sua missione di evangelizzazione, di promozione umana, di servizio alla giustizia e alla pace. Lo farò in forma riassuntiva e per capitoli, con uno stile piuttosto espositivo e sintetico.

Introduzione
Prima di tutto vorrei porre due premesse di natura sociologica che riguarda l’incitazione alla vendetta e il populismo penale.
a)Incitazione alla vendetta
Nella mitologia, come nella società primitiva, la folla scopre i poteri malefici delle sue vittime sacrificali, accusati delle disgrazie che colpiscono la comunità. Questa dinamica non è assente nemmeno nella società moderna. La realtà mostra che l’esigenza di strumenti legali e politici necessari ad affrontare e risolvere conflitti non offre garanzie sufficienti ad evitare che alcuni individui vengano incolpati per i problemi di tutti.
La vita in comune, strutturata intorno a comunità organizzate, ha bisogno di regole di convivenza la cui libera violazione richiede una risposta adeguata. Tuttavia, viviamo in tempi nei quali, tanto da alcuni settori della politica come da parte di alcuni mezzi di comunicazione, si incita talvolta alla violenza e alla vendetta, pubblica e privata, non solo contro quanti sono responsabili di aver commesso delitti, ma anche contro coloro sui quali ricade il sospetto, fondato o meno, di aver infranto la legge.
b)Populismo penale
in questo contesto, negli ultimi decenni si è diffusa la convinzione che attraverso la pena pubblica si possono risolvere i più disperati problemi sociali, come se per le diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina. Non si tratta di fiducia in qualche funzione sociale tradizionalmente attribuita alla pena pubblica, quando piuttosto della credenza che mediante tale pena si possono ottenere quei benefici che richiederebbero l’implementazione di un altro tipo di politica sociale, economica e di inclusione sociale.
Non si cercano solo capri espiatori che paghino con la loro libertà e con la loro vita per tutti i mali sociali, come era tipico nella società primitiva, ma oltre a ciò talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici: figure stereotipate, che concentrano in se stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce ho interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste.

I sistemi penali fuori controllo e la missione dei giudici
Il principio guida della cautela in peenam Stando così le cose, il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatorio e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle vulnerabili, in nome di una finalità preventiva la cui efficacia, fino ad ora, non si è potuto verificare, neppure per le pene più gravi, come la pena di morte. C’è il rischio di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala di valori tutelati dallo Stato. Si è affievolita la concezione del diritto penale come ultima ratio, come ultimo ricorso alla sanzione, limitato ai fatti più gravi contro gli interessi individuali e collettivi più degni di protezione. Si è anche affievolito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative.
In questo contesto, la missione dei giuristi non può essere altra che quella di limitare e di contenere tali tendenze. È un compito difficile, in tempi nei quali molti giudici e operatori del sistema penale devono svolgere la loro mansione sotto la pressione dei mezzi di comunicazione di massa, di alcuni politici senza scrupoli e delle pulsioni di vendetta che serpeggiano nella società. Coloro che hanno una così grande responsabilità sono chiamati a compiere il loro dovere, dal momento che il non farlo pone in pericolo vite umane, che hanno bisogno di essere curate con maggior impegno di quanto a volte si faccia nell’espletamento delle proprie funzioni.
2.Circa il primato della vita e la dignità della persona umana. Primatus principii pro homine.
a)Circa la pena di morte.
È impossibile immaginare che oggi gli Stati non possono disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dagli aggressione ingiusta la vita di altre persone.
San Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte (cfr Lett. Enc. Evangelium vitae, 56), come fa anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (N.2267):
tuttavia può verificarsi che gli Stati tolgano la vita non solo con la pena di morte e con le guerre, ma anche quando pubblici ufficiali si rifugiano all’ombra della potestà statali per giustificare i loro crimini. Le cosiddette esecuzioni extragiudiziali extralegali sono omicidi deliberati commessi da alcuni Stati e dai loro agenti, spesso fatti passare come scontri con delinquenti o presentati come conseguenze indesiderate dell’uso ragionevole, necessario e proporzionale della forza per far applicare la legge. In questo modo, anche tra i 60 paesi che mantengono la pena di morte, 35 non l’hanno applicata negli ultimi dieci anni, la pena di morte, illegalmente e in diversi gradi, si applica in tutto il pianeta.
Le stesse esecuzioni extragiudiziali vengono perpetrate in forma sistematica non solamente dagli Stati della comunità internazionale, ma anche da entità non riconosciute come tali, e rappresentano autentici crimini.
Gli argomenti contrari alla pena di morte sono molto ben conosciuti. La Chiesa ne ha opportunamente sottolineato alcuni, come la possibilità dell’esistenza dell’errore giudiziale e l’uso che ne fanno i regimi totalitari e dittatoriali, che la utilizzano come strumento di soppressione della dissidenza o di persecuzione delle minoranze religiose e culturali, tutte vittime che per le loro rispettive legislazioni sono “delinquenti”.
Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice Penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta.
b)Sulle condizioni della carcerazione, i carcerati senza condanna e i condannati senza giudizio.
Queste non sono favole: voi lo sapete bene- La carcerazione preventiva- quando in forma abusiva procura un anticipo sulla pena, previa alla condanna, o come misura che si applica di fronte al sospetto più o meno fondato da un delitto commesso- costituisce un’altra forma contemporanea di pena illecita occulta, al di là di una patina di legalità.
Questa situazione e particolarmente grave in alcuni Paesi e regioni del mondo, dove il numero dei detenuti senza condanna supera il 50% del totale. Questo fenomeno contribuisce al deterioramento ancora maggiore delle condizioni detentive, situazione che la costruzione di nuove carceri non riesce mai a risolvere, dal momento che ogni nuovo carcere esaurisce la sua capienza già prima di essere inaugurato. Inoltre è causa di un uso indebito di stazioni di polizia e militari come luoghi di detenzione.
Il problema dei detenuti senza condanna va affrontato con la debita cautela, dal momento che corre il rischio di creare un altro problema tanto grave quanto il primo se non peggiore: quello di reclusi senza giudizio, condannati senza che si rispettino le regole del processo.
Le deplorevoli condizioni detentive che si verificano in diverse parti del pianeta, costituiscono spesso un autentico tratto inumano e degradante, molte volte il prodotto della deficienza del sistema penale, altre volte della carenza di infrastrutture e di pianificazione, mentre in pochi casi non sono altro che il risultato dell’esercizio arbitrario e spietato del potere dalle persone private della libertà.
c)Sulla tortura e altre misure e pene crudeli, inumane e degradanti.
L’aggettivo “crudele”; sotto queste figure che ho menzionato, c’è sempre quella radice: la capacità umana di crudeltà. Quella è una passione, una vera passione!-una forma di tortura è a volte quella che si applica mediante la reclusione in carceri di massima sicurezza.
Con il motivo di offrire una maggiore sicurezza alla società o un trattamento speciale per certe categorie di detenuti, la sua principale caratteristica non è altro che l’isolamento eterno.
Come dimostrano gli studi realizzati da diversi organismi di difesa dei diritti umani, la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio.
Questo fenomeno, caratteristico delle carceri di massima sicurezza, si verifica anche in altri generi di penitenziari, insieme ad altre forme di tortura fisica e psichica la cui pratica si è diffusa. Le torture ormai non sono somministrate solamente come mezzo per ottenere un determinato fine, come la confessione o la delazione- pratiche caratteristiche della dottrina della sicurezza nazionale- ma costruiscono un autentico plus di dolore che aggiunge ai mali propri della detenzione. In questo modo, si tortura non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati ed altri centri e istituti di detenzione e pena.
La stessa dottrina penale ha un’importante responsabilità in questo, con l’aver consentito in certi casi la legittimazione della tortura e certi presupposti, aprendo la via ad ulteriori e più estesi abusi.
Molti Stati sono anche responsabili per aver praticato il sequestro di persona nel proprio territorio, incluso quello di cittadini dei loro rispettivi Paesi, o per aver autorizzato l’uso dello spazio aereo per un trasporto illegale verso i centri di detenzione in cui si pratica la tortura.
Questi abusi si potranno fermare unicamente con il fermo impegno della comunità internazionale a riconoscere il primato del principio pro homine, vale a dire della dignità della persona umana sopra ogni cosa.
d)Sull’applicazione delle sanzioni penali a bambini e vecchi e nei confronti di altre persone specialmente vulnerabili.
Gli Stati devono astenersi dal castigare penalmente i bambini, che ancora non hanno completato lo sviluppo verso la maturità e per tale motivo non possono essere imputabili. Essi invece devono essere i destinatari di tutti i privilegi che lo Stato è in grado di offrire, tanto per quanto riguarda politiche di inclusione quanto per pratiche orientate a far conoscere in loro il rispetto per la vita e per i diritti degli altri.
Gli anziani, per parte loro, sono coloro che a partire dai propri errori possono offrire insegnamenti al resto della società. Non si apprende unicamente dalle virtù dei santi, ma anche dalle mancanze e dagli errori dei peccati e, tra di essi, di coloro che, per qualsiasi ragione, siano caduti e abbiano commesso delitti.. inoltre, ragioni umanitarie impongono che come si devono escludere o limitare il castigo di chi patisce infermità gravi o terminali, di donne incinte, di persone handicappate, di madri e padri che siano gli unici responsabili di minori o di disabili, così trattamenti particolari meritano gli adulti ormai avanzati in età.
Considerazioni su alcune forme di criminalità che ledono gravemente la dignità della persona e il bene comune.
Alcune forme di criminalità, perpetrate da privati, ledono gravemente la dignità delle persone e il bene comune. Molte di tale forme di criminalità non potrebbero mai essere commesse senza la complicità, attiva ed omissiva, delle pubbliche autorità.
a)Sul delitto della tratta delle persone.
La schiavitù, inclusa la tratta delle persone, è riconosciuta come un crimine contro l’umanità e come crimine di guerra, tanto dal diritto internazionale quanto da molte legislazioni nazionali.
È un reato di lesa umanità. E, dal momento che non è possibile commettere un delitto tanto complesso come la tratta delle persone senza la complicità, con azione ed omissione, degli Stati è evidente che, quando gli sforzi per prevenire e combattere questo fenomeno non sono sufficienti, siamo di nuovo davanti ad un crimine contro l’umanità. Più ancora, se accade che chi è preposto a proteggere le persone e garantire la loro libertà, invece si rende complice di coloro che praticano il commercio di esseri umani, allora, in tali casi, gli Stati sono responsabili davanti ai loro cittadini e di fronte alla comunità internazionale.
Si può parlare di un miliardo di persone intrappolate nella povertà assoluta. Un miliardo e mezzo non hanno accesso ai servizi igienici, all’acqua potabile, all’elettricità, all’educazione elementare o al sistema sanitario e devono sopportare le privazioni economiche incompatibili con una vita degna (2014 Human Development Report, UNPD). Anche se il numero totale di persone in questa situazione è diminuita in questi ultimi anni, si è incrementata la loro vulnerabilità, a causa delle cresciute difficoltà che devono affrontare per uscire da tale situazione. Ciò è dovuto alla sempre crescente quantità di persone che vivono in Paesi in conflitto. Quarantacinque milioni di persone sono state costrette a fuggire a causa di violenza o persecuzione solo nel 2012; di queste, quindici milioni sono rifugiati, la cifra più alta in diciotto anni. Il 70% di queste persone sono donne. Inoltre, si stima che nel mondo, sette su dieci tra coloro che muoiono di fame, sono donne e bambini(Fondo dalle Nazioni Unite per le Donne,UNIFEM).
b)Circa il delitto di corruzione.
La scandalosa concentrazione della ricchezza globale è possibile a causa della connivenza di responsabili della cosa pubblica con i poteri forti. La corruzione è essa stessa anche un processo di morte: quando la vita muore, c’è corruzione.
Ci sono poche cose difficili che aprire una breccia in un cuore corrotto: “Così è chi accumula tesori per se e non si arricchisce presso Dio”(Lc 12,21).. quando la situazione personale del corrotto diventa complicata egli conosce tutte le scappatoie per sfuggirvi come fece l’amministratore disonesto del vangelo (cfr Lc 16,1 -8).
Il corrotto attraversa la vita con le scorciatoie dell’opportunismo, con l’aria di chi dice: “non sono stato io”, arrivando a interiorizzare la sua maschera di uomo onesto. È un processo di interiorizzazione. Il corrotto non può accettare la critica, squalifica chi la fa, cerca di sminuire qualsiasi autorità morale che possa metterlo in discussione, non valorizza gli altri e attacca con l’insulto chiunque pensa in modo diverso. Se i rapporti di forza lo permettono, perseguita chiunque lo contraddica.
La corruzione si esprime in un’atmosfera di trionfalismo perché il corrotto si crede un vincitore. In quell’ambiente si pavoneggia per sminuire gli altri. Il corrotto non conosce la fraternità e l’amicizia, ma la complicità e l’inimicizia. Il corrotto non percepisce la sua corruzione. Accade un po’ quello che succede con l’alito cattivo: difficilmente chi le ha se ne accorge; sono gli altri ad accorgersene e glielo devono dire. Per tale motivo difficilmente il corrotto potrà uscire dal suo stato per interno rimorso della coscienza.
La corruzione è un male più grande del peccato. Più che perdonato, questo male deve essere curato. La corruzione è diventata naturale, al punto da arrivare a costituire uno stato personale e sociale legato al costume, una pratica abituale nelle transazioni commerciali e finanziarie, negli appalti pubblici, in ogni negazione che coinvolge agenti dello Stato. È la vittoria delle apparenze sulle realtà e della sfacciataggine impudica sulla discrezione onorevole.
Tuttavia, il signore non si stanca di bussare alle porte dei corrotti. La corruzione non può nulla contro la speranza.
Che cosa può fare il delitto penale contro la corruzione? Sono ormai molte le convenzioni e i trattamenti internazioni in materia e hanno proliferato le ipotesi di reato orientate a proteggere non tanto i cittadini, che in definitiva sono le vittime ultime- in particolare i più vulnerabili- quanto a proteggere gli interessi degli operatori dei mercati economici e finanziari.
La sanzione penale è selettiva. È come una rete che cattura i pesci piccoli, mentre lascia i grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con la maggior severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica e sociale- come per esempio gravi frodi contro la pubblica amministrazione e l’esercito sleale dell’amministrazione- come in qualsiasi sorta di ostacolo frapposto al funzionamento della giustizia con l’intenzione di procurare l’impunità per le proprie malefatte o per quelle di terzi.
Conclusione
La cautela nell’applicazione deve essere il principio che regge i sistemi penali, e la piena vigenza operativa del principio pro homine deve garantire che gli Stati non vengono abilitati, giuridicamente ho in via di fatto, a subordinare il rispetto della dignità della persona umana a qualsiasi altra finalità, anche quando si riesce a raggiungere una qualche sorta di utilità sociale. Il rispetto della dignità umana non solo deve operare come limite all’arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato, ma come criterio di orientamento per il perseguimento e la repressione di quelle condotte che rappresentano i più gravi attacchi alla dignità e integrità della persona umana.
Cari amici, vi ringrazio nuovamente per questo incontro, e vi assicurò che continuerò ad essere vicino al vostro impegnativo lavoro al servizio dell’uomo nel campo della giustizia.
Non c’è dubbio che, per quanti tra voi sono chiamati a vivere la vocazione cristiana del proprio Battesimo, questo è un campo privilegiato di animazione evangelica del mondo. Per tutti, anche quelli tra voi che non sono cristiani, in ogni caso, c’è bisogno dell’aiuto di Dio, forte di ogni ragione e giustizia. Invoco pertanto per ciascuno di voi, con l’intercessione della Vergine Madre, la luce e la forza dello spirito Santo. Vi benedico di cuore e per favore, vi chiedo di pregare per me, Grazie.

Papa Francesco

Sala dei Papi, 23 ottobre 2014
22-02-2015

SISTEMA IPOCRITA

Abbiamo un sistema paese che è ipocrita ma oserei dire anche truffaldino. La politica che si autoassolve sempre, come in questi giorni, i tifosi olandesi hanno devastato Roma ma la colpa non è del ministro degli Interni Alfano, né del questore di Roma e neanche del Prefetto, addirittura il capo della polizia elogia l’operato della polizia per salvare i responsabili.
In Germania un ministro si dimise perché si scoprì che aveva copiato la tesi di laurea, in confronto Alfano dovrebbe non solo essere licenziato ma estromesso dalla politica per la sua inettitudine, d’altronde per essere un maneggione al servizio “segretario” di Berlusconi non ha nessuna etica, lo si è visto anche nel sequestro della donna e la figlia di 6 anni Kazaka, purtroppo Renzi con tutto l’apparato della sinistra e la Chiesa lo proteggono e lui continua a fare quello che gli pare. Oggi sentirgli dire che la sicurezza di Roma è la priorità dello Stato, mi sembra una barzelletta, questi ormai credono che abbiamo l’anello al naso.
Quando un figuro del genere imperversa, la colpa e di tutto l’apparato dello Stato perché complice delle sue malefatte.
La cittadinanza non ha colpe perché ormai non conta niente, persino le elezioni sono diventate una farsa con i nominati. Il sistema è una sorta di dittatura, un direttorio che rappresenta le cinque massime espressioni che gestiscono il potere nel Paese: politica, sindacati, chiesa, banche e confindustria. Con la magistratura che si è fatta casta e che difende ferocemente questo potere. Lo si evince anche che siamo il paese occidentale con la percentuale minore di colletti bianchi in carcere.
Un sistema di corruzione che negli ultimi vent’anni ha raggiunto cifre astronomiche, mentre facevano rastrellamenti e saccheggi nel Meridione.
Le popolazioni italiane dovrebbero scendere in piazza ed esigere la serietà da parte di chi rappresenta le istituzioni e i cittadini, e allontanare tutti questi pifferai che con slogan e cause effimeri, li distolgono dalle vere nefandezze. Non devono avere paura delle accuse della setta antimafia e del terrore che infonde la magistratura con arresti e processi.
Credo che Renzi stia facendo gli interessi del potere che gestisce il paese e non quelli dei cittadini, spero sempre di sbagliarmi, ma i dubbi rimangono.
23-02-2015

CENSURA

Quando il Papa ha fatto il discorso ai giuristi che ho inserito il giorno 22 febbraio, c’è stata una censura totale. Qualunque Paese avrebbe risposto nel sentire che avrebbero istituzionalizzato la tortura e che c’era la pena di morte nascosta, da noi silenzio totale, questo dimostra che il Papa ha detto la verità, e siccome è una personalità conosciuta in tutto il mondo e qualunque discorso che fa i media lo diffondono su tutta la terra. Avevano il dovere di rispondere, o almeno di abbozzare qualche spiegazione.
Sono un paio di giorni che non fanno altro che parlare del discorso che domenica ha fatto il Papa, sulla conversione dei mafiosi e in generale chi vive di attività criminali; è palese che riguarda principalmente anche i politici, finanza ed economia corrotta(primato italiano in Occidente), ma hanno aperto le cascate mediatiche facendogli occupare tutto lo spazio dell’informazione. Cercano di trovare notizie che calamitano tutta l’attenzione affinché le vere notizie passino in second’ordine.
Sono consapevoli che i cittadini, principalmente in tempi di crisi sono occupati a sbarcare il lunario, e non seguono le malefatte della politica con la complicità dei media, pertanto dovrebbe essere la parte sana del sistema e ribellarsi.
Se censurato il Papa, lascio immaginare di cosa sono capaci contro un normale cittadino.
24-02-20115

UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

Qualche tempo fa sono venuti dei non vedenti a fare uno spettacolo in teatro, hanno cantato e ci hanno rinfrescati con la loro voglia di vivere nonostante siano ciechi. Per noi chiusi qui dentro queste manifestazioni ci sollevano il morale, principalmente quando vengono da persone con disabilità molto accentuate come queste.
Ci hanno scritto una bella lettera, l’allego per farla leggere agli amici che ci seguono del blog:

Cari amici,
tengo nel profondo dei miei ricordi e nel mio cuore le 2 stupende occasioni nelle quali vi abbiamo fatto visita e quando ho avuto il piacere di udire lo spettacolo teatrale che vi ha visti protagonisti.

Dal giorno successivo al nostro ultimo incontro, ripassano spesso nella mia mente le parole di coloro i quali hanno indirizzato a me ed alla mia associazione delle splendide lettere. Vi ricordo con un po’ di nostalgia perché in voi ho potuto intravedere ciò che spesso è invisibile agli occhi, ossia uno spirito di redenzione e di speranza.
Come ho avuto modo di dire in più occasioni, nella vita ognuno di noi può essere portato a commettere errori, ma ciò che davvero conta è che dall’errore debba scaturire quel senso di appartenenza alla società che porta ad una vita normale e senza ricadere nel peccato dell’errore.
Ho atteso qualche tempo prima di scrivere questa nota perché nel mio profondo avrei dovuto trovare le parole giuste per esprimervi ciò che dal mese di Dicembre mi porto dentro, ciò che forse per l’emozione non sono riuscita ad esprimervi di persona e ciò che realmente sento.

Vi ringrazio di vero cuore per essere stati così calorosi nell’accoglierci con continui applausi ed esclamazioni di gioia, ed ancor di più intendo ringraziarvi per aver positivamente accolto quanto da me richiesto al Direttore la Dott.ssa Angela Paravati. Sono orgogliosa ed onorata quest’oggi di poter consegnare questi stupendi premi da voi realizzati alle personalità che nel corso degli anni si sono distinte per la vicinanza e la solidarietà nei confronti della cecità e di quella fascia di popolazione che vive un disagio. In più occasioni infatti ho ribadito che le nostre condizioni risultano molto similari, infatti se voi da una parte siete detenuti all’interno di un istituto di recupero, noi siamo detenuti dalla vita, dalla condizione di disabilità grave e soprattutto detenuti di una società che spesso con mezzo e modi diversi calpestano quelli che sono i diritti di chi vive una condizione diversa.

Ringrazio anche come detto su la Dott.ssa Angela Paravati, il Dott. Giuseppe Panaia e la vostra educatrice Dott.ssa Vincenzina De Filippo per il supporto.

Alcuni mi hanno definito una MAMMA e ciò non vi nascondo che mi onora incredibilmente, sapere di aver centrato l’obbiettivo che mi ero prefissa prevedendo le esibizioni del nostro CORO all’interno dell’istituto mi inorgoglisce e mi spinge a credere in voi.

Spero di aver portato in ognuno di voi quello spiraglio di luce e di speranza che ogni essere umano merita, e soprattutto spero che da quello che avete visto abbiate compreso che la fortuna di vivere uno stato di normalità non deve essere sottovalutato e traslato in azioni sbagliate e scorrette.

Vi abbraccio con lo stesso affetto di allora e auspico che ognuno di voi che leggerà la presente mia lettera di ringraziamento possa a sua volta essere orgoglioso di aver fatto parte anche da lontano di un momento così importante come quello della Commemorazione del genio di Luois Braille che nel corso della sua vita ha speso tutto il necessario a tirar fuori i ciechi di tutto il mondo dall’oblio dell’ignoranza.

Oggi grazie a lui siamo tutti uomini e donne che messi in giuste condizioni possiamo dare molto.

Un caloroso saluto a tutti coloro che si sono occupati della creazione dei Premi non dimenticando tutti i vostri compagni presenti in struttura.

Il Presidente
Luciana La Prete
Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Sezione Provinciale di Catanzaro
25-02-2015

LA CRUDELTÁ DEL SISTEMA

Mi ha scritto Giuliano Capecchi informandomi che il 16 dicembre 2014 è morto Raffaele Catalano, era in carcere da circa 40 anni, si è spento in un’ospedale in Lombardia, gli avevano concesso, se ho capito bene, gli arresti ospedalieri, almeno potevano farlo morire a casa, non c’è niente da fare, la disumanità guida il sistema.
Si trovava nel carcere di Prato, si era iscritto all’università facoltà di Agraria, gli avevano diagnosticato un tumore, l’avevano portato all’ospedale per operarlo, l’hanno aperto in sala operatoria e l’hanno ricucito subito perché non era operabile, gli avevano dato tre mesi di vita, ma lui è riuscito ad andare avanti per altri 7-8 mesi, aveva una volontà molto forte.
Ha passato molti anni in regimi disumani, dall’art. 90 al 41 bis all’Asinara, eravamo in cella insieme, lui fu il primo della cella che gli fu revocato il 41 bis, io fui l’ultimo.
In questi luoghi le sofferenze e i patimenti sono molto marchiati, senza contare tutte le schifezze che ci facevano mangiare.
Quando parlano di certezza della pena, gli vorrei dire a questi signori che in Italia una sola categoria non ha certezza della pena, gli ergastolani.
Per non parlare di quel nazista di Marco Travaglio che ha il coraggio di scrivere su “Fatti e Quotidiani” dove ora è direttore, che gli ergastolani scontano solo 7 anni e mezzo, e chi viene condannato a 30 anni sconta solo un anno e due mesi. Nessuno gli ha detto niente, dov’erano i 200.000 avvocati italiani? Un silenzio tombale. Proprio su questo silenzio i campioni della legalità ne approfittano e le sparano sempre più grosse.
Finalmente ora il Papa ha dichiarato che l’ergastolo è una pena di morte nascosta e che il 41 bis è un regime di tortura, i miserabili dei politici hanno censurato la notizia.
Fino a quando lo scrivevamo solo noi galeotti potevamo dire che erano nostre fantasie, ora dice il Papa, si sono inventati il silenzio sic.
Se esiste un aldilà auguro a Raffaele tanta pace, e che finalmente possa vivere serenamente.
26-02-2015

LE BARBARIE DELL’ISIS

Stamane in tutti i notiziari e su tutti i giornali riportava la notizia che i tagliagole dell’ISIS hanno distrutto il museo di Mosul nel Nord Iraq.
Mentre con delle mazzuole che si usano per spaccare pietre, spaccavano le statue antiche di millenni, hanno filmato tutto come se stessero facendo qualcosa di meritoria.
Solo le bestie si comportano così, ma più bestie sono chi sta dietro di loro, iniziando dai due paesi che li finanziano Qatar e Arabia Saudita, e gli USA che fanno i pupari dietro le quinte, che secondo me stanno preparando l’opinione mondiale a una nuova guerra, alla fine quando interverranno daranno l’impressine “arrivano i nostri”, quando invece lo faranno per istaurare un nuovo ordine nel Medio Oriente.
Nel frattempo migliaia di persone pagano le conseguenze di questo grande gioco imperiale, migliaia di morti, profughi, distruzione di paesi e del tessuto sociale, odi che si radicheranno per generazioni, quando tutto ciò poteva essere evitato.
Credo che questa “real politics” come la chiamano, alla fine diventerà un boomerang, come è successo con Bin Laden in Afghanistan.
Quei capolavori che le bestie hanno distrutto non potranno più essere recuperati, un danno per tutta l’umanità, per fortuna alcune erano copie.
27-02-2015

IL GRIDO AL LUPO DELLA MAGISTRATURA

Ormai la magistratura da guardiano del sistema, si è fatta casta e partecipa alla spartizione del potere, per questo motivo ogni volta che qualcuno vuole limitare il suo potere o mettere mano ai privilegi, urlano all’attentato alla loro indipendenza, purtroppo fino ad oggi la pusillanimità della politica ha fatto il loro gioco, anzi con ricatti hanno estorto sempre più privilegi e impunità.
Oggi che dalla sinistra, il PD, punto di riferimento principalmente delle procure, ha progettato ed emanato la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, subito sono iniziati gli strali dei magistrati, la solita retorica sull’indipendenza, sulla impossibilità di giudicare in modo imparziale, sul ricatto a cui possono essere vittime ecc. ecc. Il semplice cittadino non conoscendo il potere sproporzionato che hanno, e le migliaia di persone che arrestano innocentemente, centinaia di nuclei famigliari distrutti, la disperazione e la povertà che portano in tante case, distruzione economica di tante persone, per non parlare dell’arbitrio e l’arroganza nel calpestare i diritti della gente. Queste cose le capiscono quando entrano nel tritacarne giudiziario, allora si rendono conto cos’è la giustizia e cos’è la magistratura.
Tutto quello che fanno, non potrebbe farlo senza la complicità dei media per legittimarsi dinanzi all’opinione pubblica.
Chi ne paga maggiormente le conseguenze sono i poveri cristi, principalmente tutti i meridionali, anche perché questo apparato burocratico-poliziesco ligio nell’applicare leggi di emergenza che nel tempo diventano ordinarie, emanate esclusivamente per il Meridione.
Un giornalista del Corriere della Sera, Luigi Ferrarella ha scritto un articolo in cui denigra questa legge perché non c’è il filtro per l’ammissibilità, che guarda caso in circa 27 anni ha concesso solo a 7 casi il passaggio all’apertura di un procedimento. Il motivo è semplice sono sempre i giudici che giudicano altri giudici, fossero stati componenti esterni allora il discorso sarebbe diverso.
Il problema non sono tanto i giudici giudicanti, ma sono i PM che hanno un potere spropositato, anche di ricatto contro i giudici giudicati.
L’informazione dovrebbe mettersi nei panni dei cittadini e non dalla parte di chi ha incancrenito la vita di questo Paese, purtroppo i media sono controllati da pochi “soggetti” e pertanto è indirizzata, ma principalmente supporta a piene mani le procure e le aiutano nell’indirizzare l’opinione pubblica nel legittimare il loro operato, che spesso si innamorano di una idea e i media aiutano a renderla accettabile e veritiera alla gente.
Mi auguro che questa legge sia solo il primo passo, il prossimo sia la separazione delle carriere tra PM e magistrati giudicanti, e venga interdetto anche l’eccesso al CSM, e spero che ci sia anche una facoltà prettamente per loro all’università.
L’ultima operazione sarebbe di ritirarli da tutti gli uffici ministeriali, principalmente dal ministero della giustizia.
28-02-2015

MATERA CAPITALE DELLA CULTURA

Più leggo di Adriano Olivetti e più mi innamoro del personaggio, peccato che ancora non ho letto un suo libro.
Credo che se non fosse stato ucciso dagli americani, avrebbe fatto grandi cose per lo sviluppo sia italiano che per l’umanità.
Gli americani avevano capito gli sviluppi della tecnologia informatica e l’hanno difesa come d’altronde fanno per ogni cosa. Oggi sono i padroni della rete e hanno le più grandi multinazionali del settore, tutto ciò poteva essere italiano, ma purtroppo siamo sotto occupazione americana pertanto potevano e fanno ciò che vogliono.
Ho trovato un articolo relegato nell’interno del Corriere della Sera, dove si attestava che se Matera era stata scelta come capitale europea della cultura per il 2019 lo deve ad Adriano Olivetti e alla pattuglia di intellettuali e professionisti che negli anni cinquanta lo accompagnarono nella realizzazione di un’utopia: fare di Matera un’altra Ivrea, replicare ciò che lui aveva già fatto in Piemonte, ma senza colonialismo, creare una comunità di persone che vivono e lavorano in armonia tra di loro e con l’ambiente che li circonda, aiutare a costruire dei cittadini dopo le devastazioni del passato.
Matera fu scelta per il libro di Carlo Levi: “Cristo si è fermato a Eboli”, la miseria e l’arretratezza erano il marchio di questi luoghi, anche se era una città bellissima e pittoresca con i suoi Sassi.
Olivetti era amico di Levi ed ebbe modo di sapere da lui la realtà descritta nel libro, così quando nel 1947 divenne Commissario dell’Unrra-Casas (Organismo delle Nazioni Unite per la ricostruzione dei Paesi danneggiati dalla guerra e per il soccorso ai senzatetto), e poi nel 1950 divenne presidente dell’INU (Istituto Nazionale dell’Urbanistica), reclutò un giovane professore americano Friedrich Friedman, e gli affida la direzione di una commissione di studio sui Sassi.
Nello stesso tempo raduna un gruppo di urbanisti, architetti e sociologi guidati da Ludovico Quadroni, e chiede di progettare alle porte di Matera, un villaggio modello a cui da il nome di “La Martella” (l’altra Ivrea), in cui sarebbero andati ad abitare una parte dei 16 mila abitanti dei Sassi, assegnandogli terre coltivabili grazie a una riforma agraria.
Risanando i Sassi per non lasciarli al degrado.
Nei Sassi vivevano 3 mila famiglie, nelle grotte vivevano insieme alle bestie e morivano in tanti di malaria.
Questa avventura inizia nel 1950, lo stesso che lanciò la macchina da scrivere “Lettera 22”, tutto è raccontato in un libro: “Matera e Adriano Olivetti. Conversazioni con Albino e Leonardo Sacco” di Federico Bilò e Ettore Ladini. Edito dalla fondazione Olivetti.
Oggi, Leonardo Sacco amico fraterno di Olivetti e Levi, ancora vivo anche se ha 91 anni, ha deciso di regalare la sua biblioteca di diecimila volumi alla regione Basilicata, affinché a La Martella e a Matera sorgano due biblioteche intitolate ad Adriano Olivetti.
Olivetti dunque ha messo gli occhi ha creato benessere per la collettività, eppure poche strade, piazze o corsi portano il suo nome, mentre persone che meriterebbero la damnatio memoriae sono glorificate in ogni parte d’Italia.
01-03-2015

LA PLASTICA

Spesso ho letto e visto in tv documentari sulla plastica che sta inquinando il mondo, il problema è che ha una durata di mille anni per degradarsi in modo naturale.
Nei giorni scorsi ho letto un articolo che spiegava la quantità che c’è negli oceani, intere isole alla deriva, alimentate da circa dieci milioni di tonnellate che ogni anno vengono scaricate negli oceani; una copertura di circa cinque KM quadrati, immaginando tutta la plastica scaricata negli ultimi cinquant’anni, si sarà formata un isola immensa o varie isole in giro per gli oceani.
Continuando di questo passo, tutta questa plastica infliggerà alla vita marina un inquinamento che colpirà la loro riproduzione ed entrerà nella catena alimentare.
Tutti conoscono questo disastro, anche l’ONU lo ha certificato, ma ancora oggi nessuno interviene, e si continua a buttare plastica in mare.
Forse fa parte dell’essere umano intervenire solo quando il disastro diventa irreversibile.
02-03-2015

MELONI

Ho trovato una notizia curiosa su un quotidiano, in un sito nuragico in Sardegna, quello di Sa Osa di Cabras in provincia di Oristano, in un pozzo sono stati trovati 47 semi di melone, datati tra il 1310-1120 a.C., pertanto oltre 3 mila anni fa.
Tenevano i meloni nei pozzi per tenerli freschi e questo ha consentito di fare questo ritrovamento.
Questa scoperta riscrive una parte della storia della coltivazione di meloni in Sardegna, perché fino ad oggi si era convinti che fossero stati i romani e i greci a portare i meloni in Sardegna, invece venivano coltivati molto prima dai sardi.
Piccole scoperte che riscrivono la storia agricola dei popoli.
03-03-2015

CARCERE DI MONZA

Ogni mese gli amici di “Ampi orizzonti” mi spediscono l’opuscolo “OLGA”, dove ci sono lettere dei detenuti che scrivono e informano sugli abusi che vengono perpetrati nelle carceri.
Ho trovato una lettera dal carcere di Monza, quello che ho trovato leggendola è aberrante, a parte l’arroganza e gli abusi sistematici, addirittura usano un gruppo di detenuti per far massacrare altri reclusi, questo dimostra che il carcere è fuori controllo, è palese tutto ciò non potrebbero succedere senza la complicità dei vertici del carcere e dei sindacati della polizia penitenziaria.
I sindacati meritano un discorso a parte; urlano contro un direttore applica i diritti dei detenuti, e fanno di tutto per farlo mandare via, viceversa solidarizzano con i direttori che fanno gli aguzzini e lasciano tutta la libertà alla repressione più sfrenata.
Allego la lettera perché meglio può illustrare ciò che ho scritto:

LETTERA DAL CARCERE DI MONZA
Quelli che seguono sono brani tratti da una lettera indirizzata alla direttrice del carcere di Monza. Ora Joe ha deciso di renderla pubblica. Eccola.

Gentile signora Pitaniello, in questo carcere, retto da lei, sono accaduti tanti episodi indegni di una società civile e si stanno tuttora verificando. C’era la presenza di una banda formata da alcuni agenti, specifico alcuni… che indossavano la divisa della polizia penitenziaria, dello Stato, la repubblica italiana! Praticando ugualmente le atrocità dei movimenti “antidiversità”, dei neofascisti, dei Ku Klux Klan, prendendo di mira gli stranieri che non hanno appoggi esterni, causa lontananza e non parlando bene l’italiano; prendendo di mira anche i ragazzi. Addirittura istigano alcuni detenuti, favorevoli, concedendo alcuni privilegi, ad altri negati, per poterli influenzare a commettere atti di violenza ai danni di altri detenuti; e alla fine di ogni pestaggio il medico di turno viene raccomandato a non refertare niente. Qui di seguito le elenco gli episodi più recenti ed emblematici.
Un ragazzo tossicodipendente italiano ha chiesto aiuto alla guardia carceraria per una visita dal medico, dato che stava molto male. La guardia ha risposto “impiccati”. A quel punto è nata la discussione tra loro. Quella guardia ha aperto la cella ad altri due detenuti facendoli entrare nella cella del ragazzo sofferente, autorizzandoli, col suo comportamento, a picchiarlo, e sostando all’esterno a guardare quel pestaggio, ne rideva. Dopodiché il ragazzo è stato portato via.
Mi chiedo, com’è stato giustificato a lei lo spostamento di quel ragazzo, tanto da trattenerlo in isolamento per più di 15 giorni previsti dalla legge? Per lei, signora Pitaniello, il debole non è creduto anche se giura per tutti gli dei; come nel diritto romano “Possessores sunt potiores, licet nullus jus habeat”: chi possiede, cioè il forte, è in linea di diritto, in condizione più favorevole di chi non possiede, cioè il debole, benché non abbia diritto.
Uno zingaro aveva chiesto alla guardia di poter avere un po’ di detersivo per pulire la sua cella. Quella guardia gli ha risposto “Nella baracca dove abitavi facevi pulizia?”. Quel detenuto non sapendo cosa rispondere a quell’insulto, si autolesionò sbattendo forte la testa contro le inferriate della finestra, rompendosi la testa…
La fornitura di prodotti igienici personali e per l’igiene della cella è praticamente nulla!
E pur avendo i magazzini del carcere pieni di questi prodotti, la direzione ci obbliga a comprarli, a spese nostre, sulla spesa interna. Questa situazione porta disagio!
Un detenuto indigente come me, per mantenere uno stato normale di igiene personale è costretto ad elemosinare questi prodotti essenziali dai suoi compagni; e a dover elemosinarli si perde la propria dignità.
Signora Pitaniello, la povertà non è un crimine, perché è creata dall’egoismo e dall’indifferenza dell’uomo. Lei deve ritenersi moralmente ed istituzionalmente responsabile di ciò che è accaduto a quel detenuto zingaro.
Non è finita qui. Un detenuto macedone di esule corporatura è stato picchiato da molti agenti e secondini(mi chiedo a cosa serve dare un altro nome alle rose se l’odore rimane lo stesso?) per una banale discussione provocata da uno degli assalitori. Quel ragazzo, signora Pitaniello, poteva essere suo figlio. Chi vive in una casa di vetro non scaglia mai le pietre!
Un detenuto ivoriano è stato picchiato e subito trasferito. Durante il pestaggio una guardia è rimasta con un occhio gonfio. Senza dubbio le sarà stato riferito che quel nero l’ha aggredito nell’esercizio delle sue funzioni. E sicuramente quel nero non sarà stato visitato dal medico.
Ho da dirle ancora: i maghrebini abitualmente si auto lesionano per chiedere diritti di base, concessi senza fastidio ed abbondantemente ai super detenuti “picchiatori” di altri detenuti. Se la legge è uguale per tutti, l’esecutività della pena deve essere uguale a prescindere dalla razza e dallo status sociale. Non è corretto che alcuni vengano favoriti per compiere atti di violenza su altri detenuti…
L’aspetto più disumano è che lei stessa direttrice non accetta lettere dai detenuti in busta chiusa, come previsto dall’ordinamento penitenziario. Le chiedo: è giusto che un detenuto debba per forza mostrare agli agenti, stessi autori delle violenze, la lettera mettendosi così ancora più a rischio nell’intento di voler comunicare gli abusi subiti? Poi, prima di ogni “summit” spacciato per un consiglio disciplinare vero, capeggiato da lei, con lo scopo preciso di legittimare i soprusi delle guardie sui detenuti, lei manda un ispettore degli agenti di custodia per raccogliere anticipatamente le dichiarazioni che il detenuto di turno voleva portare a sua conoscenza, permettendo alle guardie di modificare il proprio rapporto in base alle dichiarazioni del detenuto. È come se Ponzio Pilato avesse mandato Tiberio a prendere in anticipo le dichiarazioni di Gesù, prima della sua comparizione davanti a lui. Non è assurdo?…
Nella sesta sezione c’era un’affissione, firmata da lei che sanciva l’orario di passeggio dalle 9 alle 12. Di solito molti detenuti scendono alla mattina e rientrano alle 10, e chi intende rimanere fino alla chiusura definitiva viene perpetuamente mandato dentro da alcuni agenti, dicendo che non possono perdere tempo per vigilare su quei pochi.
Un giorno ero il solo che voleva scendere all’aria, ma mi hanno rifiutato perché ero solo!
Idem per la biblioteca. Già essendo solamente un’ora alla settimana per sezione e per poterci accedere bisogna essere in cinque e non più di dieci. Spesso ci si ritrova in due-tre e comunque ne viene negato l’accesso…

Monza, 31 luglio 2014
Joe Ortiz, via S.Quirico, 10- 20900 Monza

04-03-2015

I CAMPIONI DELLA LEGALITÁ

Ieri hanno arrestato uno dei paladini della legalità o come li chiama Buttafuoco “i mafiosi dell’antimafia”.
Roberto Helg presidente della camere di commercio di Palermo e vicepresidente della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo.
Questo signore era un inflessibile e tuonava contro tutti, lotta al racket senza quartiere, ogni volta che aveva un auditorio non faceva che alimentare le sue credenziali di far parte della setta antimafia.
Come componente dell’amministrazione dell’aeroporto di Palermo, aveva chiesto una mazzetta di 100mila euro per fare avere a Santi Palazzolo il rinnovo del permesso della sua pasticceria situata all’interno dell’aeroporto.
Tutto è registrato, le sue parole non sono diverse da chi chiede un estorsione, il reato e lo stesso tranne che le persone sono molto diverse.
Non è il primo e non sarà l’ultimo di questi signori che si ergono a campioni di onestà invece sono peggio di tanti altri. Se non fosse stato denunciato chissà quanto tempo sarebbe andato avanti, forse non sarebbe stato mai scoperto, e con l’età che ha, sarebbe morto e santificato dalla sua setta. Ma, c’è da fare un’altra domanda. Da quanto tempo lo faceva? Facilmente l’ha sempre fatto, e con l’ombrello protettivo dell’antimafia avrà ancora di più incrementato i suoi “affari”.
Purtroppo ne escono pochi a galla perché nella loro rete non ci sono intercettazioni ambientali o telefoniche, pertanto solo una denuncia diretta come questa può far uscire allo scoperto il marcio che c’è in questo circuito. Se anche loro fossero investiti sul loro operato e gli facessero le indagini ai sensi della legge La Torre, se ne vedrebbero delle belle.
05-02-2015

L’UNIVERSO
Un tempo si pensava che la terra fosse piatta e che a un certo punto si cadeva negli abissi profondi, ciò era diventato anche un dogma della chiesa.
Quando Colombo rese al mondo che c’era un altro continente e nessun abisso, cambiò anche il pensiero della chiesa.
Si ebbe la certezza che la terra fosse rotonda, cosa che già avevano pensato i greci.
La stessa cosa si ebbe per il nostro pianeta, per motivi religiosi presero a prestito la teoria tolemaica che la terra fosse immobile e tutto ruotasse intorno ad essa perché ritenuta il centro dell’universo.
Dopo alcuni secoli Copernico rivoluzionò tutto affermando che il sole (la nostra stella) stava ferma e tutti i pianeti gli ruotavano intorno insieme alla Terra.
Ritenere che la Terra era il centro dell’universo, era una strumentalizzazione a fini religiosi, oggi sappiamo che la parte astronomica dove viviamo è uno dei bracci della nostra galassia (Via Lattea), e il centro della galassia si trova a 30.000 anni luce (ogni anno luce è 9.300.000.000 di KM) da noi.
L’universo ha miliardi di galassie, si presume siano 800 miliardi, ogni galassia ha miliardi di stelle come il sole, pertanto l’universo è immenso e ancora non sappiamo dove si trova il centro dell’universo. È da sfatare anche che siamo gli unici abitanti dell’universo, ci saranno miliardi di altre civiltà che per la distanza ci è impossibile comunicare, un giorno con nuove tecnologie ci riusciremo.
La chiesa ne è convinta perché ha dichiarato che esistono altri mondi, e quando i suoi vertici fanno queste affermazioni, hanno la certezza di ciò che dicono.
Questa mia riflessione non riguarda tutto quello che ho scritto, ma un discorso sulla grandezza o meglio dire l’immensità dell’universo.
Albert Einstein disse che due erano le cose infinite, la stupidità e l’universo, per la seconda non era tanto sicuro.
Credo che ogni cosa abbia una fine, anche se una logica terrene possa far dubitare della fine di qualcosa che non riusciremo a definire sia fisicamente che mentalmente.
Tracciare dei confini di ciò che non conosciamo ci viene difficile, l’ignoto annichilisce la ragione su qualsiasi discorso logico.
La mia ipotesi è che l’universo ha una fine, ma questa fine è supportata da altre dimensioni di universi paralleli, insieme formano uno spazio definito e non infinito.
Ci vorranno molti secoli ancora per avere una minima risposta a questa domanda, perché le tecnologie attuali non ci permettono di percorrere le distanze siderali dell’universo.
Fino a quando i nostri motori rimarranno quelli a scoppio non ci saranno viaggi intergalattici, ma solo quelli che abbiamo fatto fino ad oggi.
Un nuovo sistema di propulsione ci porterebbe a iniziare a viaggiare nello spazio e a conoscere l’attuale ignoto.
06-03-2015
TESTIMONIANZE FOSSILI

In Etiopia hanno trovato una mandibola che risale a 2,8 milioni di anni fa, la scoperta anticipa l’inizio dell’umanità di mezzo milione di anni.
Fino a questo ritrovamento l’alba dei primi esseri umani era di 2,3 milioni di anni fa, oggi è stato ampiamente superato, credo che nel tempo si andrà ancora di più indietro nel tempo.
È paradossale che le religioni nel mondo insegnano e impongono che l’inizio arriva al massimo a 6-7 mila anni fa, quando sappiamo che l’agricoltura in Mesopotamia fu ancora prima.
Mancano i passaggi fino all’Homo Sapiens, con le ricerche arriveremo a scrivere la catena che lega l’evoluzione degli esseri umani dall’inizio fino ad oggi.
L’Etiopia si è rivelata la miniera più prolifica del mondo e credo che continuerà a farci altre sorprese.
07-03-2015

SOMALILAND

Il Somaliland è una parte della Somalia che delinea l’ex protettorato britannico nella parte del Nord del Paese. Nel 1991 le etnie locali hanno proclamato l’indipendenza dal resto del Paese. Non è stata riconosciuta dall’ONU, ma ciò ha consentito una stabilità in questa parte del paese, cosa che non si può dire per il resto della Somalia.
Oggi è il giorno della festa della donna, voglio dedicare un pensiero a una bambina somala di 11 anni del Somaliland, non so come si chiama perché la notizia raccontata dall’organizzazione ACTIONADID non lo riportava, pertanto lo dedico a tutte le bambine della Somalia.
Questa bambina è stata stuprata da un uomo di 28 anni, ha subito danni fisici e psicologici, e per circa un anno ha atteso che la magistratura gli rendesse giustizia. Come succede spesso in questi luoghi, la donna ha sempre torto, anche se si tratta di una bambina.
Dopo l’assoluzione del suo carnefice, a metà gennaio, per protestare si è data fuoco davanti al tribunale.
Disonore per quella magistratura che agendo influenzata da tradizioni barbariche e la religione che ritiene che la donna sia un essere inferiore, ha contribuito a un crimine contro l’umanità.
Onore a una gigante seppure bambina che immolandosi ponendo fine alla sua giovane vita ha dimostrato che il diritto non ha età.
Mi auguro che abbia fatto riflettere queste menti retrograde e non ci siano più ingiustizie sulle bambine ma tutte le donne di quei luoghi.
08-03-2015

MASCHERE

La sera prima di addormentarmi dedico cinque minuti a ripassare tutto ciò che ho fatto durante la giornata.
Sono consapevole che può succedere che non volendo si possono offendere le persone oppure si agisce in modo sbagliato o usare parole inappropriate in discorsi urtando l’intelligenza o la sensibilità delle persone. Ripercorrendo i fatti della giornata, mi soffermo dove credo che possa esserci qualche gesto o parola fuori luogo, la analizzo e cerco di metabolizzare ciò che è sbagliato e il giusto comportamento da usare in analoghe situazioni in futuro.
L’esercizio continuo per cercare di migliorarsi; lo scriveva Seneca 2000 anni fa. Credo che sia un ottimo consiglio da mettere in pratica. Come quello di Eduardo “non si finisce mai di imparare nella vita”. La vita è una scuola che ci insegna a noi scolari che dobbiamo continuamente apprendere per evitare di commettere errori.
Come nella società esterna anche nel mondo carcerario le persone diventano delle maschere per perseguire le proprie finalità. In carcere questo fenomeno è più accentuato perché la promiscuità di vivere 24 ore al giorno con le stesse persone accentua tutto ciò; ognuno recita il suo copione.
Dopo un po’ di anni di carcere, vivendo lontano dalla società civile, la psicologia delle persone subisce delle distorsioni causate dalla cattività e dal sistema penitenziario, non tutti hanno la forza di riconoscerlo e cercare di tenersi sotto controllo per sorvegliare che l’istituzionalizzazione forzata non produca troppi danni.
Purtroppo ci sono persone che arrivano al punto che hanno difficoltà a distinguere la realtà da quella che recitano, e iniziano a vivere come in un mondo parallelo dove l’illusione sostituisce ciò che desiderano.
Non avere la consapevolezza che la reclusione produce questi effetti, si è più facile preda alle devastazioni psicologiche che la cattività immancabilmente causa.
La società carceraria riflette quella esterna, solo che è centuplicata per la vivibilità quotidiana in poco spazio, pertanto tutto si accentua, l’intelligente si sente uno scienziato, un ignorante si sente un professore universitario, lo stupido non smettendo di esserlo 24 ore al giorno e si sente un furbo di prim’ordine, il cattivo moltiplica le sue azioni, le “comari” spettegolano e calunniano “fumandosi” le riviste di gossip, i megalomani nella loro presunzione esagerata delle proprie possibilità non si rendono conto dei danni che causano con le loro parole e le loro azioni, manifestando ancora di più il loro delirio di grandiosità con atteggiamenti spesso ridicoli e dannosi.
In questo teatro da tragedia greca tutti recitano la loro parte come in quelli dell’antica Roma con le maschere, adattata secondo le proprie esigenze e le proprie illusioni. Ma, tutti si sentono più intelligenti, furbi, scaltri e forti in confronto agli altri, una convinzione che invece di far migliorare le persone le regredisce sempre di più nel circuito dantesco in cui vivono.
Il sistema penitenziario con la sua chiusura, la sua rigidità, le sue limitazioni a sfondo cieco, produce sia danni psicologici ai reclusi e pertanto potenziali recidivi e sia danni alla società perché il suo lavoro è di reinserire nelle comunità persone migliori di quelle che erano prima, invece crea dei disadattati che diventano loro malgrado un pericolo per se stessi e per gli altri.
Antonio Gramsci scriveva nella lettera a Giulia il 19 novembre 1928: “È questa una macchina mostruosa che schiaccia e livella secondo una certa serie. Quando vedo agire e sento parlare uomini che sono da 5, 8, 10 anni in carcere, e osservo le deformazioni psichiche che essi hanno subito, davvero rabbrividisco, e sono dubbioso nella previsione di me stesso. Penso che anche gli altri hanno pensato (non tutti ma almeno qualcuno) di non lasciarsi soverchiare e invece, senza accorgersene neppure, tanto il processo è lento e molecolare, si trovano oggi cambiati e non lo sanno, non possono giudicarlo, perché essi cono completamente cambiati”.
Non è cambiato niente. Continuiamo con le maschere per recitare il nostro copione.
09-03-2015

LA VITA È IMPREVEDIBILE

Stanotte è venuto un attacco di cuore ad Alessandro, l’hanno portato di corsa all’ospedale e subito l’hanno operato facendogli una agioplastica, credo che fra qualche settimana ritornerà di nuovo qui.
Ci hanno messo uno stent per allargare la vena che si era chiusa.
È ancora giovane e dopo vent’anni di carcere sarebbe stato un peccato se non ce l’avrebbe fatta.
Lui sapeva che aveva il problema delle placche e doveva riguardarsi, ma era troppo goloso e ha continuato a fumare e mangiare di tutto, principalmente i dolci confezionati.
Credo che questo spavento lo indurrà a seguire una dieta vegetariana ed eliminare tutti i cibi che lo possono danneggiare.
Questa volta l’hanno preso in tempo, la prossima volta può capitare che non ci riescono, pertanto deve cambiare radicalmente regime alimentare.
10-03-2015

AFGANISTAN

L’associazione “Afghan Peace Volunteers” hanno organizzato una protesta per le vie di Kabul in favore delle donne, era in venti con il burqa, la lo stesso la notizia ha colpito l’opinione pubblica.
Dopo questo episodio, hanno organizzato una manifestazione per la festa delle donne degli alberghi, volevano portarla nelle strade ma gli è stato sconsigliato.
Questi sono segnali molto belli perché è l’inizio di apertura alla civiltà, che dimostra come i talebani stiano perdendo la partita.
Molto tempo fa ho letto un libro in cui c’era scritto che ai tempi del re, le ragazze all’università portavano anche la minigonna.
Non sono stati i sovietici a portare l’oscurantismo religioso, erano dittatori ma erano per la parità della donna.
Sono stati gli americani che hanno portato la guerra santa con gli arabi finanziati dall’Arabia Saudita dove è in vigore la setta wahhabita e tal punto che è la cultura per il terrorismo nei paesi mussulmani, che poi si è propagata in tutto il mondo, oggi gli afgani ne pagano ancora le conseguenze e non solo loro.
11-03-2015

MOSCHE BIANCHE

Un ragazzo di Gela in provincia di Caltanisetta Mirko Eros Turco di 35 anni è stato assolto dopo 10 anni di condanna con una condanna all’ergastolo.
Sette pentiti lo accusavano di aver ucciso due persone, su uno era già stato assolto, ora la Corte di Appello di Messina l’assolto anche nel secondo omicidio.
La sua fortuna è che ci sono stati i responsabili che si sono autoaccusati dell’omicidio, in caso contrario sarebbe marcito in carcere per il resto della sua vita.
Nelle carceri ci sono tante persone che stanno scontando ergastolani e pene altissime per le accuse di pentiti prezzolati, chi capita in questi tritacarne è difficile che riesce a uscirne, perché le procure hanno un potere abnorme, e quando un PM si innamora di una tesi, costruisce spianando ogni cosa contraria alla sua idea. Possono farlo perché hanno l’impunità assicurata dettata dal delirio di onnipotenza.
Fossi al suo posto chiederei un miliardo di euro di risarcimento.
12-03-2015

CAMBIARE LA TOPONOMASTICA

Un signore di Padova ha scritto una lettera a Sergio Romano che cura la rubrica delle lettere sul Corriere della Sera. Raccontava che il nonno gli raccontava gli assalti alle trincee nemiche nella prima guerra mondiale, contro le mitragliatrici austriache che li falciavano come fossero grano, indicandogli anche il posto:l’Ortigiana. Il generale era il comandante in capo Luigi Cadorna.
È andato a visitare più volte le trincee che le parlava il nonno, trovando il punto esatto da cui partivano all’attacco gli italiani per conquistare le trincee nemiche. Solo un comandante folle, in totale disprezzo dai suoi soldati, può dare ordini del genere.
Ha scritto ai quotidiani delle Tre Venezie innescando una discussione per far togliere il nome di Cadorna dalle strade e dalle piazze.
La prima città che ha aderito è stata Udine, ha sostituito piazzale Cadorna con piazzale Unità d’Italia.
Ritiene che il gesto è importante perché a Udine aveva piazzato il suo comando. Giustamente dice che non è stata una spesa enorme, pochi euro, ma una vergogna in meno.
Sergio Romano ha risposto che era meglio se il piazzale fosse intitolato “ai Cadorna”, perché il padre Raffaele aveva comandato i bersaglieri alla presa di Porta Pia nel 1870, e suo figlio Raffaele fu comandante del Corpo volontari della Libertà dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Faccio delle mie considerazioni. Un macellaio dei genere meriterebbe la damnatio memoriae per le centinaia di migliaia di morti e milioni di feriti causati dalla sua stoltezza e incapacità.
Siccome era piemontese, e fino al 1946 tutti i vertici italiani erano piemontesi; i Savoia non si fidavano degli altri, principalmente dei meridionali. Fu esautorato e sostituito dal generale Armando Diaz. Dopo la guerra fu nominato senatore del Regno e nel 1924 fu nominato Maresciallo d’Italia. Ecco come i Savoia facevano diventare un macellaio un eroe.
Il padre, se ha partecipato alla presa di Porta Pia nel 1870, avrà sicuramente fatto del genocidio commesso dai piemontesi nel Meridione, pertanto tale padre e tale figlio.
Mi auguro che tolgano il nome Cadorna dalla toponomastica italiana. Con la speranza che presto ci sia una spiemontesizzazione in tutto il Meridione di criminali che vengono fatti passare per eroi.
13-03-2015

I PONTI CHE UNISCONO…

Nel 1997 i presidenti di Francia e Brasile, all’epoca Jacques Chirac e Henrique Cardoso, decisero di unire l’America del Sud e l’Unione Europea.
In Sud America c’è la Guyana territorio oltremare francese, il confine con il Brasile è segnato dal fiume Oiapoque, decisero di costruire un ponte sul fiume per questa unione simbolica con l’Europa.
Il ponte è stato costruito, con una campata di 400 metri, è stato finito nel 2011, ma a tutt’oggi ancora deve entrare in funzione, perché essendo una frontiera delicata, per l’invasione illegale di migliaia di persone che vanno a cercare oro, pietre preziose, legname e altri traffici. Per questo motivo con la scusa che devono risolvere la questione del passaggio delle auto o altre cose, l’inaugurazione e il transito non avviene, il ponte rimane lì in bella mostra.
Spesso le belle intenzioni si fermano davanti alle burocrazie e le politiche delle nazioni, a discapito dei popoli.
14-03-2015

L’UOMO CHE COLTIVA IL DESERTO

In Egitto c’è un uomo che ha realizzato un utopia, coltivare il deserto, si chiama Ibrahim Abouleish ha 77 anni, due lauree in medicina e ingegneria prese in Germania.
Quando nel 1977ritornò in Egitto trovò un Paese distrutto da tre guerre, in quel momento gli vennero in mente le parole del profeta Maometto: “Quando si avvicina l’Apocalisse, la fine del mondo, coltiva la terra e vedrai che non ti abbandonerà”.
Prima di rientrare in Egitto aveva scoperto l’agricoltura biodinamica in Italia, grazie a Giulia Maria Crespi, quando gli confidò il suo progetto di voler coltivare il deserto, gli disse che era pazzo.
Iniziò con 70 ettari a 60 KM dal Cairo. Oggi il progetto Sekem che in antico egiziano significa “vitalità del sole”, coltiva 20.000 ettari di ex deserto, con 85 aziende, 10.000 lavoratori tra cui mussulmani, ebrei e cristiani, il 40% sono donne. Per la trasformazione dei prodotti ci sono 2.000 dipendenti, con 800 donne.
Le scuole della comunità accolgono 600 studenti, c’è l’Università per lo Sviluppo Sostenibile (la prima al mondo) e ci sono asilo nido. Ci sono allevamenti di bufali, fabbriche di tisane, ecc., l’agricoltura è tutta rigorosamente biodinamica.
Sta convincendo tutto l’Egitto che l’uso dei pesticidi è distruttivo per l’ambiente e la salute, è orgoglioso che dopo l’Europa, l’Egitto è il paese al mondo in cui si usa l’agricoltura biodinamica.
Il suo sogno è che tutta l’agricoltura egiziana si converta in biodinamica.
Con l’utopia siamo andati sulla luna e quest’uomo sta indicando la via per coltivare tutto il deserto.
L’unica nota dolente di questa notizia e che ho appreso che l’Italia ha il primato europeo nei pesticidi, ne consuma 10 KG a ettaro, la Francia ne usa la metà.
15-03-2015

LA DISINFORMAZIONE DEI SAVONAROLA

Stamane in tv sulla Rai Uno nella trasmissione Uno Mattino c’era Don Ciotti, la solita retorica sull’accaparramento dei beni sequestrati, quella è la prima cosa di cui parla; un lupo pensa solo alla caccia per mangiare.
Ha iniziato a parlare del Papa come un suo amico e che la scomunica è stata impartita alcune volte dal Papa contro i mafiosi ecc., tralascio il resto.
Dove mette mano Don Ciotti inquina le menti e stravolge la realtà delle cose per i suoi fini, non riesco a capire come la gente non si accorge della sua falsità e della sua ambiguità.
Non posso dimenticare quando andò a Striscia la Notizia a piangere perché Berlusconi voleva vendere i beni sequestrati.
Non posso dimenticare quando mentre alcune famiglie piangevano i morti e feriti davanti alla scuola di Brindisi, lui faceva la vittima davanti alle telecamere, disinformando, che la bomba l’avevano messa per lui.
Potrei citare tanti altri episodi dove la genuinità di cui si gonfia il petto, è falsa è viscida.
Dopo l’episodio di Striscia la Notizia, non ha mai più detto una parola contro Berlusconi; il campione della legalità imperterrito.
Non l’ho mai sentito dire una parola contro gli industriali del Nord che mandano i rifiuti tossici nel Meridione, ne tantomeno le istituzioni che l’hanno permesso, ma viceversa contro la camorra l’anello ultimo di simile misfatto, il mostro per antonomasia, si scaglia come un paladino di Francia, sicuro che non avrà contraccolpi di nessun genere.
Non so come sia riuscito a infiltrarsi tra le maglie del Papa, ma qualcuno dovrebbe dire al Papa, che quando gli parlano di mafia quelli di Libera, non si rivolgono al mafioso classico mediatico, ma a un sistema politico economico- finanziario-criminale, che avvinghia la società succhiandone il midollo vitale della libertà e di una società più giusta. Se non fosse così è molto grave perché dovrebbe spiegare perché omette la verità e perché cerca di dare in pasto all’opinione pubblica un solo interlocutore, l’unico che non può difendersi essendo mostrificato.
Ma, Don Ciotti da parte anche lui di questo sistema mafioso di potere che ha ridotto l’Italia nella situazione attuale, per questo motivo alimenta con l’aiuto dei media a mettere alla gogna solo una componente, in modo che i veri responsabili godono dell’impunità totale.
Non menziona mai che la città più inquinata d’Italia è Torino, dove abita ed è nato, e risulta l’ottava città più inquinata del mondo. Come non menziona mai che la Pianura Padana è il luogo più inquinato d’Europa. Ci sono posti come Brescia dove ai bambini è vietato andare al parco cittadino perché è inquinato.
Nel Meridione questi posti ancora non ci sono, è la terra dei fuochi ha solo il 2% di territorio inquinato, ma viene usato come fosse il male del Paese, quando invece c’è ne sono centinaia nel Nord di posti peggiori.
Mi auguro che quando prima facciano una legge e gli tolgano tutte le priorità di cui si è fatto padrone.
16-03-2015

DELLA POLITICA INTERNAZIONALE

Nelle TV e nei quotidiani non si fa che parlare dell’ISIS e della paura che emana, principalmente in Libia, a due passi dall’Europa.
Tutta la politica europea, con in testa il nostro Renzi, hanno dichiarato che bisogna intervenire per fermarli prima che si radicano in Libia.
Il Libia ci sono due governi, uno eletto e riconosciuto dalla comunità internazionale che risiede a Tobruk, e l’altro espressione delle milizie islamiche e risiede a Tripoli.
Il governo legittimo ha nominato comandante in capo dell’esercito il generale Khalifa Haftar, stava già combattendo contro l’ISIS e le varie milizie islamiche che imperversano in Libia.
L’Occidente non vuole impegnarsi via terra, vorrebbe una soluzione diplomatica, l’ipocrisia impera feroce, perché tutti sanno che con l’ISIS non si può trattare.
Il capo dell’esercito libico chiede all’Italia di togliere l’embargo alle armi e di rifornirli affinché possano combattere ad armi pari i terroristi dell’ISIS che hanno armamenti nuovi e bene equipaggiati essendo che il Qatar, la Turchia e il Sudan li aiutano con armi e finanziamenti.
L’Italia sta perdendo un’occasione sia per aiutare il popolo libico a liberarsi da una prigione molto peggiore di quella di Gheddafi, i tagliagole dell’ISIS e altre milizie simili, e sia di riprendere di nuovo quel rapporto privilegiato che aveva il nostro Paese.
Purtroppo temo che senza l’assenso degli yankee, l’Italia non si muoverà, abbiamo la sovranità limitata essendo sotto occupazione militare americana.
17-03-2015

ANTROPOCENE

Non sapevo che la nostra era geologica si chiamasse Antropocene, ed inizia nel 1610, ammetto la mia ignoranza su questo tema.
Questa era geologica stabilisce la base dell’attività dell’uomo con le modifiche territoriali, strutturali e climatiche della terra.
La parola Antropocene è stata coniata dal Premio Nobel olandese Paul Crutzen.
Dopo anni di guerre, navi cariche di schiavi da un continente all’altro e 50 milioni di nativi americani uccisi dal vaiolo, il “Nuovo Mondo” s’è ritrovato in poco tempo con 65 milioni di ettari di terreno non più coltivato. Le foreste hanno preso il sopravvento, e i tanti alberi hanno risucchiato quantità enormi di anidride carbonica, tanta da far crollare la sua presenza nell’atmosfera a sette parti per milione; oggi siamo a 400 parti per milione.
Queste numerazioni provengono dai ghiacciai più vecchi dell’Antartide.
Questo dimostra che il cambiamento climatico con tutti i disastri che ne derivano, provengono dall’essere umano stesso che sta rovinando il pianeta in cui vive, dimenticando che non né ha uno di ricambio.
18-03-2015

L’AMIANTO

Francamente non ci avevo mai pensato che nelle carceri c’è molto amianto usato per la costruzione quando non era vietato.
Lo stanno togliendo da tutte le abitazioni, gli stabili governativi e i luoghi pubblici, ma del carcere non ne hanno mai parlato, una sorta di censura criminale.
Casualmente leggo in un quotidiano un piccolo articolo dove si menziona che nella costruzione delle carceri sono state usate tonnellate di amianto.
Questo materiale cancerogeno non è pericoloso solo per i detenuti, ma anche per chi lavora nei carceri, pertanto la polizia penitenziaria e tutti gli operatori. Come al solito i sindacati fanno scena muta, per le stupidaggini alzano polveroni per ottenere sempre di più, viceversa per le cose serie no, forse anche perché al ministero non vogliono, e loro sono obbedienti.
19/03/2015

SALARIO MINIMO

Stanno discutendo di inserire per legge un salario minimo per chi è senza contratto; la Germania l’ha già inserito fissando la soglia di 8,5 euro all’ora. In Italia discutono sui 6,5-7 euro all’ora.
L’Italia è rimasto l’unico Paese avanzato a non avere il salario minimo, eravamo rimasti solo noi e la Germania.
Discutono che non si devono pagare i contributi Inps e Inail, ma pagare le tasse, solo se si supera gli ottomila euro l’anno.
Credo che vogliono creare una legge che comprenda anche il cavallo di battaglia del movimento Cinque Stelle- il reddito di cittadinanza-, poi c’è la proposta del Presidente dell’Imps Tito Boeri- il reddito minimo- che riguarda soprattutto chi non lavora.
Mi auguro che tra queste proposte non si dimenticano di noi, che abbiamo una paga da schiavi da circa 100 al mese.
Il recluso non solo chiede di lavorare ma anche di avere una indipendenza economica, sia per non incidere sui familiari e sia per non essere alla mercede di qualsiasi sirena che possono procurargli di che sopravvivere.
Come sempre lo Stato con il suo governo non farà niente, conoscono un solo aggettivo “repressione” e il prezzemolo per ogni minestra “sicurezza”.
20-03-2015

ANDARSENE DAL CARCERE

Credevo che certi argomenti erano solo una mia convinzione, ma devo ricredermi e ne sono contento, perché ho trovato leggendo un libro che ci sono altre persone che su certi argomenti la pensano come me.
Pamela aveva portato un libro a Nellino dicendogli dopo letto di farmelo leggere, l’ho letto subito perché non è molto grande.
Il mio primo pensiero è stato che dovremmo scrivere centinaia di questi libri, in modo da informare la società e sbugiardare i funzionari e i politici che disinformano con la complicità dei media.
Il libro si intitola “Andarsene dal carcere”, scritto da tre detenuti: Giovanni Lentini, Michele Pontolillo, Vanessa Bevitori, e un frate Max Burgin. L’Editore è Alida Magnoni.
Nessuno avrebbe potuto spiegare meglio tutta la dinamica del sistema penitenziario, e come ha chiarito Don Max a cosa serve il volontariato.
Il carcere è ancora visto da parte della polizia penitenziaria come lo sentivano nei secoli scorsi; repressione e contenimento, niente diritti, solo concessioni, e qualunque manifestazione di qualsiasi tipo possono bloccare con la parola magica “sicurezza”, il prezzemolo per ogni cosa che non gli garba, affinché qualunque diritto venga trasformato in una concessione.
La disumanizzazione delle carceri serve per spersonalizzare i detenuti affinché l’infantilizzazione attecchisca come il virus della sottomissione, la ragione deve trasformarsi in obbedienza, il senso critico in un silenzio cimiteriale, annichilendo mente e anima. Tutte le altre cose come rieducazione, reinserimento ecc., sono parole vuote che non rispecchiano la realtà, come quelle scritte dai nazisti sul portone di Aushwitz “ARBEIT MACHT FREI” il lavoro rende liberi.
Si usa il carcere per terrorizzare il disagio sociale, creando una nuova categoria di cittadini senza diritti e perseguitati anche quando usciranno, il 99,99% di questa nuova plebe sono meridionali, da 154 anni dall’unità della penisola che venivano mostrificati e usati per incanalare l’odio della gente.
Quel sistema burocratico-poliziesco creato dai piemontesi savoiardi non è stato mai smantellato, con terminologie diverse continua il suo infame lavoro di annientamento, di oppressione e di controllo su tutto il Meridione, esteso con il suo apparato repressivo a tutta l’Italia.
Il volontariato bistrattato dalle baronie delle carceri, vengono usati esclusivamente per illudere i reclusi con false speranze, ma principalmente truffare la società nel far credere che il volontariato serve a recuperare e reinserirli nella comunità.
Il sistema penitenziario è un apparato che muove oltre 3 miliardi di euro, una torta molto sostanziosa a cui attingere, anche qui con la scusa della sicurezza si perpetuano nefandezze che in altri ambiti sarebbero davanti a una Corte di Tribunale, siccome i PM indirettamente sono vicini al sistema penitenziario, riempiono le carceri con i bliz a livello industriale che fanno, “raccomandano” alle carceri qualche detenuto per indurlo ad accusare, e al DAP comandano loro, ciò comporta che i confini che riguardano l’apparato penitenziario non si travalicano e ne tantomeno si aprono inchieste.
Ricordo che una volta ho letto in un libro di storia che un politico disse: “La guerra è un affare troppo serio per lasciarlo in mano ai generali”, è la stessa cosa per le carceri, lasciarli in mano alla polizia penitenziaria e ai PM che hanno occupato il DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) è un errore che ha trasformato gli istituti in fabbriche di recidiva, la più alta d’Europa.
Neanche si dissuadono i politici che governano, quando appurano che Bollate a Milano è riuscita a portare la recidiva al 10%, neanche la Norvegia c’è riuscita fermandosi al 20%, spendendo 3 miliardi di euro come l’Italia ma per solo 5000 detenuti.
Non vogliono spostare di una virgola il funzionamento odierno, il progresso va avanti ma loro fermi nel loro immobilismo, identico alle caste che non vogliono perdere il loro privilegi, pertanto cascasse il mondo loro non si smuovono e difendono a oltranza le loro posizioni.
Il problema è di potere è l’uso distorto del carcere, fino a quando non cambia questa concezione arcaica non si rende conto della truffa che subiscono, tutto continuerà a procedere come adesso.
Comunque io la penso come gli anarchici, i carceri hanno fatto il loro tempo, non hanno risolto nessun problema, pertanto è arrivato il tempo di pensare a demolirli. Aggiungo di trasformarli in scuole di cittadinanze, dove si insegna il lavoro e la formazione, la cultura e i diritti e doveri di un cittadino.
21-03-2015

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