Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Diritto islamico-lezione cinque… di Fabio Falbo

corano1

Continuo ad inserire nel Blog le “lezioni” sul diritto islamico scritte da Fabio Falbo -detenuto a Rebibbia- nell’ambito del saggio che ha scritto su questa tematica.

Ecco la lezione n. 5.

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La Shari’a, legge irrazionale prettamente rivelata da Dio per i Musulmani e il Feq, cioè il Diritto Islamico come attività razionale interpretativa frutto dei Giuristi Dottrinali Musulmani. Il Diritto Islamico può essere indicato con un Diritto essenzialmente di natura religiosa, dottrinale. Corano come prima fonte giuridica: il Corano rappresenta la prima fonte giuridica islamica (ASL); è la pietra angolare dell’intera civiltà islamica; araba prima, islamica dopo. Il Corano viene rappresentato per i credenti come uno strumento per discernere il bene e il male.

Il Corano non si occupa della raffigurazione di Dio, chi è Dio, dov’è, ecc.. cose che tanto hanno occupato i dibattiti occidentali. Nei paesi musulmani si è sempre preferito occuparsi dei comportamenti secondo l’insegnamento di Dio. I comportamenti che devono essere compiuti (e non compiuti) per essere bravi musulmani.

Dio viene rappresentato, in più paesi coranici, non tanto come Legislatore, bensì come Giudice Supremo. Dio giudica i comportamenti dell’uomo secondo la Shari’a. Dio, abbiamo detto, rivela la legge, la rivela attraverso il Corano. Se dovessimo rappresentarla con una equazione matematica diremmo: “Cristo sta al Cristianesimo come il Corano sta all’Islam”. Dio parla direttamente al profeta Mohamed attraverso l’Arcangelo Gabriele. Con tutto che il Corano è la prima fonte del Diritto Musulmano, esso presenta comunque alcuni aspetti lacunosi atti a non adempiere ogni fatto umano. Ad esempio, la razzia, che rappresenta una fonte fondamentale di sostentamento, è stata legittimata dal Corano e non, come avviene per altri ordinamenti, stigmatizzata.

La rivelazione veniva accompagnata da fenomeni singolari, tipo quando Maometto si trovava nelle Oasi e stava recitando la parola di Dio, le palme si inchinavano. La scelta di Dio a quale Profeta dettare le sue parole non è stata assolutamente per caso. E’ stato scelto Mohamed principalmente perché non era perfettamente in grado di leggere e scrivere e, per la sofferenza che egli si portava dietro per un’infanzia vissuta male, principalmente per essere rimasto orfano e adottato dallo zio paterno e, alla sua maggiore età, divenne un mercante. 

Le rivelazione avvengono dal 612 al 622 alla Mecca, città dell’epoca molto importante ed è proprio in tale periodo che Mohamed rivela al mondo intero la parola di Dio. Dal 622 al 632 il Profeta emigra a Medina. Solo due anni dopo viene emanata le celeberrima, ed impropriamente conosciuta, Costituzione di Medina, che in realtà non era una vera Costituzione, ma un accordo, un trattato nel quale si regolano i rapporti con la comunità ebraica e con le altre componenti, si stabiliscono i diritti riconosciuti, ecc. 

Il passaggio fondamentale è l’Islam che sta per diventare da religione universale ad organizzazione inserita in una compagine di Stato.

Mohamed diviene un capo di stato.

Neanche se si riunissero tutti gli uomini e gli spiriti di questa terra non riuscirebbero ad emanare un capolavoro come il Corano: Il Corano in ebraico significa recitare in altra voce.

Il vero miracolo che credono i Musulmani è il Corano.

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