Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Incidente di costituzionalità sull’ergastolo

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Condivido oggi il testo di una iniziativa dello studio legale “FEDERICO E PARTNERS”, che mira a creare un incidente di costituzionalità per porre la questione dell’ergastolo davanti alla Corte Costituzionale.

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Gentile Signore,

a nostro avviso la pena dell’ergastolo è a tutti gli effetti, così come prevista dall’ordinamento italiano, una “pena di morte mediante detenzione”, per questo la presente missiva è volta a prospettare una concreta iniziativa difensiva diretta ad ottenere una dichiarazione di incostituzionalità dell’istituto dell’ergastolo per contrasto con la Costituzione e con le Convenzioni internazionali stipulate dallo Stato italiano.

Il nostro intervento difensivo, derivante dallo studio della giurisprudenza italiana e comunitaria, ma soprattutto delle norme e dei principi consacrati dalla C.E.D.U., è diretto ad ottenere la conversione della pena dell’ergastolo in pena temporanea.

Lo strumento processuale scelto per adire le vie legali è quello dell’incidente di esecuzione, ex art. 666 c.p.p., attraverso il quale si provvederà ad analizzare l’istituto dell’ergastolo, così come previsto e disciplinato nel nostro ordinamento, mettendo in risalto le differenze con gli altri Paesi europei. Tutto ciò è motivato in ragione dei recenti arresti giurisprudenziali in materia di “giudicato esecutivo”, vedasi: Cass. Sez. Unite, 24 ottobre 2013, n. 18821/2014, Sez. Unite 29 maggio 2014 n. 42858/14, Sez. Unite 27 marzo 2014 n. 18288/2010, che hanno statuito definitivamente il venire meno dell’intangibilità del giudicato esecutivo.

Dalla rassegna della giurisprudenza di legittimità del 2014 è emerso chiaramente che il giudicato non è intangibile e immodificabile nell’aspetto esecutivo, ma può essere oggetto di modulazione per renderlo compatibile con l’art. 27 co.3 Cost., il quale prevede espressamente che <<Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato>>.

L’istanza in questione metterà in risalto i punti critici e le problematiche concernenti i diritti fondamentali dell’individuo, come il divieto di trattamenti inumani e degradanti (anche alla luce della recente proposta volta ad introdurre nell’ordinamento italiano il reato di tortura), nonché il fondamentale diritto di libertà, il diritto all’autodeterminazione del soggetto -soprattutto nel caso di detenuti all’ergastolo in riferimento alle ipotesi di collaborazione in cambio di benefici- e degli ulteriori principi sanciti e rispettati a livello internazionale come quelli previsti dalla C.E.D.U., dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (firmata a Parigi il 10 dicembre 1848), dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (ONU firmata a New York il 10 dicembre 1948), dall’UNESCO e dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (New York, il 10 dicembre 1984).

Focalizzeremo l’attenzione sulle recenti pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ric. Hutchinson c. Regno Unito del 2.3.2015, ric. Vinter c. Regno Unito del 9.7.2013 che hanno fortemente criticato la compatibilità della natura “dell’ergastolo senza liberazione condizionale” (così come viene chiamato in ambito europeo) con il riconoscimento, a tutti i detenuti, di quei diritti e libertà fondamentali, garanzia per tutti gli stati democratici.

Alla luce dei citati arresti giurisprudenziali sosterremo che una pena all’ergastolo, che consenta l’arresto ai benefici penitenziari condizionandolo a comportamenti che obbligano o coartano la libertà individuale, a fronte di una presunta infallibilità del sistema giudiziario, chiusa dal giudicato penale, dimostra che nel nostro ordinamento giuridico tale misura è a tutti gli effetti una detenzione con fine pena mai. 

Infatti, le pronunce della Corte Costituzionale che hanno fino ad oggi confermato la compatibilità dell’ergastolo con l’attuale quadro costituzionale, hanno di fatto ritenuto che la possibilità di accesso ai benefici è condizionata alla revisione critica del proprio passato, senza tenere conto che la condanna potrebbe essere di fatto un errore giudiziario. In altri termini, il detenuto sarebbe costretto ad ammettere colpe non proprie al fine di aspirare alla libertà. Alternativamente dovrebbe subire l’intera esecuzione della pena dell’ergastolo. Su tale presunzione verrebbe condizionata e coartata la libertà individuale del soggetto al punto che la pena costituirebbe un trattamento inumano e degradante.

Nell’ipotesi in cui condividesse la nostra proposta saremmo disponibili ad intraprendere la relativa iniziativa difensiva, pertanto la invitiamo a comunicarci:

1-Il suo interesse all’iniziativa  a mezzo lettera da inviare al seguente indirizzo di Via Oslavia n. 28 cap. 00195 – Roma.

2-L’ultimo ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale competente ove sono riassunti tutti i titoli di esecuzione e la sentenza di condanna all’ergastolo, nonché posizione giuridica aggiornata.

3-La nomina come Suo difensore di fiducia (da effettuare tramite ufficio matricola del carcere) sul procedimento penale per il quale ha subito la condanna dell’ergastolo che è attualmente in esecuzione.

La invito pertanto, nel più breve tempo possibile, a prendere contatto con il nostro studio legale ed a diffondere la stessa tra i detenuti all’ergastolo al fine di aumentare le opportunità di buon esito. Ritengo, infatti, che se all’istanza in questione parteciperanno un numero elevato di detenuti all’ergastolo, maggiori saranno in concreto le possibilità di sollevare un incidente di costituzionalità.

L’indirizzo al quale far riferimento per le comunicazioni è il seguente:

STUDIO LEGALE FEDERICO E PARTNERS

Via Oslavia n. 28, roma – 00195

Tel. 0645436366   Cell. 3389942098

In attesa di un Suo riscontro, le inviamo cordiali saluti.

Roma 11 giugno 2015

Avv. Fabio Federico

 

 

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