Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Diario di Pasquale De Feo- 21 settembre – 22 ottobre (2014)

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Grazie alla preziosa Nadia, stiamo trascrivendo una serie di diari di Pasquale De Feo che si erano accumulati nel corso dell’ultimo anno. La persona che inizialmente doveva trascriverli ebbe utta una serie di probematiche e intanto i diari si accumulavano. Grazie a Nadia e ad una delle sue collaboratrici stiamo progressivamente recuperando i diari rimasti non trascritti.

Prima di lasciarvi al diario integrale dell’ottobre 2014, ri porto una citazione:

“Stamani ho fatto colloquio con Giuliano Capecchi, mi ha fatto molto piacere conoscerlo, ci siamo scritti per tanti anni, finalmente è arrivato il giorno di incontrarci. Abbiamo parlato un po’ di tutto, ma principalmente del libro che sta curando sul 41 bis, speriamo che lo faccia decollare. Queste persone che dedicano il loro tempo a noi qui dentro, suscitano nel profondo del mio animo sensazioni bellissime e alimentano quella gratitudine di apertura alla vita, sono degne di ammirazione. È partito la notte con il treno, dopo il colloquio è ripartito e se tutto andava bene ritornava a casa in serata, un sacrificio non indifferente, tenendo presente la sua età. Mi ha portato una brutta notizia, un amico detenuto da circa 40 anni, gli hanno trovato un tumore, l’hanno portato in ospedale per operarlo, ma in sala operatoria dopo averlo aperto lo hanno ricucito senza toccare niente, gli hanno dato 8 mesi di vita. Il tribunale di Sorveglianza per non discutere la sospensione della pena, hanno rinviato l’udienza con la scusa che devono rifare tutti gli accertamenti da capo. Queste azioni li chiamo “crimini legali”, credono che essendo al di sopra della legge, possono commettere con la loro burocrazia ogni sorta di crimine, tanto non si giudicheranno da soli. Credo che fino a quando non riformeranno questa ragnatela burocratica- poliziesca, la magistratura continuerà a commettere azioni che sono più criminali di noi che veniamo ritenuti criminali.” (4 ottobre)

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GRANDE PRESIDENTE

Mi hanno mandato un foglio estratto da internet, su Josè Pepe Mujica Presidente dell’Uruguay, è il prototipo del presidente che tutti i popoli vorrebbero avere.
Vive nella sua vecchia casa con la moglie senza neppure l’acqua corrente, è vegetariano, trattiene per se solo 485 euro dallo stipendio, il resto 7500 euro li destina alla beneficienza, se non fosse per due guardie in borghese davanti casa, nessuno penserebbe che ci vivesse il presidente di un Paese.
Faceva parte dei tupamaros, un famoso gruppo di combattenti che si ispiravano negli anni settanta del secolo scorso alla rivoluzione cubana. Per questa sua militanza ha trascorso 14 anni in carcere.
Il 21 giugno 2012 davanti alla Conferenza delle Nazioni Uniti sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20 ha pronunciato un discorso rivoluzionario, ne descrivo alcuni passi: “Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta. I vecchi pensatori- Epicureo, Seneca o finanche gli Aymara- dicevano: “Povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessità tanto e desidera ancor di più e più. Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità.
Deve essere a favore dell’uomo; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, delle attenzioni ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”.
Il discorso di questo grandissimo Presidente non ha avuto risonanza mediatica, perché va controcorrente rispetto a globalizzazione e sviluppo e a quando pensano e dicono i grandi della Terra.
Qualche tempo fa ha dichiarato alla BBC: “Mi chiamano il Presidente più povero, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. È una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi”.
Facendo un paragone con il nostro Presidente Re Giorgio Napolitano comunista e migliorista, che viene al Quirinale a guadagna 239.192 euro all’anno, aumentati di 8.835 euro nell’anno in corso, senza contare tutte le pensioni che riceve in oltre cinquant’anni di parassita politico.
In modo semplice dichiara che i politici dovrebbero vivere come la maggioranza dei propri cittadini, non come i nostri ex comunisti, ex democratici cristiani ecc. che sguazzano nell’abbondanza tra Yacht, ville e il lusso, a spese dei cittadini che vivono anzi sopravvivono.
Un Presidente del genere dovrebbe essere preso a esempio e i media dovrebbero dargli la risonanza che giustamente merita, ma ormai il sistema è così incancrenito che si trasmette alla gente quello che i potentati mondiali vogliono, alterando la realtà, quella vera.
22-09-2014

IL TEMPO DEI BORBONE

Ho finito di leggere il libro “Il tempo dei Borbone”. La memoria del Sud. Scritta dallo storico del periodo borbonico Roberto Maria Selvaggi. Elio de Rosa editore (Ed R).
Ha scritto anche altri libri su questi temi: “Nomi e volti di un esercito dimenticato”. “La Marina napoletana nel 1861”. “Il collegio Militare a Maddaloni”. Ha collaborato con vari giornali scrivendo articoli su ciò che fu il Meridione e come ci hanno ridotto.
Questo volume non molto grande, riporta gli articoli che sono stati pubblicati sui quotidiani con cui collaborava.
Devo essere sincero mi ha colpito molto per la chiarezza in cui scrive tutto ciò che pensavo, ma con semplicità descrive quello di cui siamo stati vittime, di una barbara conquista e da un lento ma inesorabile scientifico programma per renderci poveri e colpevoli della nostra condizione, un lavaggio di cervello asfissiante che ha creato generazioni di perdenti.
L’unica nazione della penisola era il Regno delle Due Sicilie, i confini del Sud sono stati gli stessi per sette secoli. Ruggiero il Normanno unificò tutte le regioni meridionali in un solo stato nel lontano 1130 e da quel momento rimasero gli stessi confini fino al 1860.
L’invasione e la feroce repressione piemontese con il conseguente saccheggio e la chiusura delle industrie e di tutto ciò che il vanto del regno in Europa e nel mondo. Le eccellenze non si contano in ogni campo, e l’autore le elenca con quella eleganza di chi ha la certezza della verità che scrive, non come certi storici unitari che ritengono la leggenda risorgimentale un dogma di tipo religioso, anche se fa acqua da tutte le parti, perché le menzogne sono talmente tante che a forza di ripeterle per 150 anni e insegnarle a scuola sono diventate verità certificate; Goebbels ministro di Hitler diceva che una bugia ripetuta una, dieci, mille, un milione di volte diventava vera e tutti ci avrebbero creduto, così hanno fatto i Savoia per quasi un secolo.
Subito dopo l’occupazione iniziò la campagna denigratoria, sottile e sistematica, zeppa di menzogne sui meridionali e fu diffusa una incessante e continua cultura del razzismo più deteriore aiutato anche dalle teorie folli e criminali del padre del razzismo antimeridionale Cesare Lombroso. Luoghi comuni, menzogne sulla dinastia borbonica, sulle nostre usanze, sui nostri costumi, sulla religione dei nostri padri. Ci insegnarono a vergognarci di noi e nacquero così i meridionali imbroglioni, fannulloni, furbi e ladruncoli. Nacquero con l’unità d’Italia fino a diventare patrimonio genetico delle future generazioni.
Anche dopo la cacciata dei Savoia nel 1946 hanno continuato i partiti della Repubblica italiana principalmente la sinistra che con una cultura meridionale camuffata ha contribuito in modo determinante alla cancellazione della memoria storica meridionale.
Un Regno durato centoventisette anni, con sette secoli di storia, venne azzerato militarmente in pochi anni. Con la spoliazione sistematica delle risorse, con il soffocamento del tessuto economico e sociale preesistente, con l’eliminazione fisica degli oppositori, col terrore, i cittadini del Regno dovettero dimenticare tutto a suon di massacri, stupri, botte e umiliazioni, trattati da servi come cittadini di serie C.
Distrussero tutto ciò che la dinastia dei Borbone avevano costruito e con Ferdinando II aveva raggiunto l’apice in tutti i campi, ma principalmente nell’autonomia e l’indipendenza del Sud. In 30 anni di regno rese florido, prospero e moderno il Meridione.
Che il paese fosse ricco lo dicono i 443 milioni di lire oro depositati nelle banche contro, al momento dell’unificazione, i 27 del Piemonte, gli 84 della Toscana, i 55 di Romagna Marche e Umbria, i 35 degli stati romani. Non bastavano tutti insieme a comporre la cifra della ricchezza meridionale. Naturalmente quei soldi sparirono per ripianare i debiti causati dalle dissennate manie di conquista del Piemonte e della finanza creativa di Cavour.
Il piccolo Piemonte che nel 1848 non volle la federazione italiana perché voleva capeggiarla come gli avevano suggerito gli inglesi e francesi, facendo svanire i sogni di Cattaneo, e nel 1860 con l’aiuto degli inglesi e il placet dei francesi portarono la sventura nel Meridione e ancora ne stiamo pagando le pene.
I primati sono tanti che elencarli si potrebbe scrivere un libro, dalle officine di Pietrarsa a Napoli con 8000 dipendenti, le acciaierie di Mongiano e Ferdinandea con 5000 dipendenti, la zecca dello Stato talmente importante che gli inglesi mandavano le monete per avere un parere, Le carte geografiche dell’intera penisola erano ideate e realizzate da geografi napoletani. Il primo atlante che si rispetti quello del Rizzi Zanoni nasce nel Officio Topografico di Napoli, La prima illuminazione a gas d’Italia fu fatta a Napoli, potrei continuare ancora per molto ma mi fermo qui.
La Stamperia Reale pubblicava l’Almanacco Reale del Regno delle Due Sicilie, poderosi volumi di ben 600 pagine, realizzato a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel quale era descritta in maniera particolareggiata la struttura politica e amministrativa dello Stato. Sarebbe particolarmente istruttivo darli alla stampa perché farebbe giustizia di tanti luoghi comuni, di tante falsità e permetterebbe in un colpo d’occhio di capire quel che fu il Regno meridionale e quanta civiltà dai suoi usi, dalle sue leggi, dai suoi uomini abbia regalato a questa parte d’Italia. Traspare una macchina governata non corrotta e inetta come ha voluto tramandare chi ha dominato dopo l’unità. Era un’amministrazione onesta e semplificata che fu soppianta tata da una burocrazia asfissiante e pedante piemontese.
Escluse Napoli e Palermo, nelle provincie c’erano 238 ospedali e più di 300 fra ospiti e orfanotrofi, una struttura sanitaria e sociale di prim’ordine. Su nove milioni di abitanti la metà erano vaccinati, in quale stato italiano o europeo potevano vantare una simile assistenza? Non parliamo del Piemonte che con tutti i debiti che avevano dovevano pensare solo a pagare gli interessi agli inglesi, francesi e Rothschild, con l’abitudine di prendere a cannonate la popolazione quando protestava anche solo per l’aumento del pane.
Le università del Regno avevano 11000 studenti, nel resto del paese erano 5000, i numeri non sono un opinione.
L’Archivio di Stato di Napoli, conservatore della nostra memoria storica, chiunque può approfondire tutto di quello che scrivono gli storici meridionali, ma scribacchini risorgimentali deridono e urlano all’attentato del risorgimento.
Dopo il 1861 fu chiuso quasi tutto o trasferito al Nord, inoltre dalle cinque tasse che si pagavano sotto il regno dei Borbone, i barbari venuti dal nord ne misero altre trentasei, drenando tutto ciò che potevano, come facevano i governatori romani nelle provincie dell’impero, riducendo una terra felice e di benessere in una landa desolata dove imperversava la povertà e la miseria, a milioni per sfuggire alla dittatura feroce, per sopravvivenza e conservare la propria dignità, emigrarono ma forse meglio dire scapparono dall’inferno che avevano creato, da quel macellaio di Vittorio Emanuele II e il suo manutengolo di Cavour.
La questione meridionale nacque nel momento che fu ucciso il Meridione come soggetto rispettato e ricco, hanno distrutto l’orgoglio e la dignità di un popolo.
L’intero regno si sollevò iniziando quella disperata resistenza che insanguinò il Sud per molti anni e che fu chiamata dai vincitori con disprezzo “brigantaggio”. È noto che chi vince ha diritto alla dignità di partigiano e chi perde a quella del bandito.
Voglio concludere con l’ultimi proclama dell’ultimo Re Francesco II dove basta leggere per capire la grandezza di una dinastia che parlava la nostra lingua, aveva i nostri comuni e amava la sua Terra e il suo popolo, diversamente da una dinastia che parlava francese e hanno trattato il Regno delle Due Sicilie peggio di una colonia africana.

L’8 dicembre 1860, dalla fortezza di Gaeta, Francesco II l’ultimo Re del Regno delle Due Sicilie, emanò un proclama ai popoli del suo regno”:

POPOLI DELLE SUE SICILIE!

Da questa piazza dove difendo più che la mia corona l’indipendenza della patria comune, si alza la voce del vostro Sovrano per consolarvi nelle vostre miserie, per promettervi tempi più felici. Traditi ugualmente, ugualmente spogliati, risorgeremo allo stesso tempo dalle nostre sventure; che mai ha durato lungamente l’opera della iniquità, né sono eterne le usurpazioni. Ho lasciato perdersi nel disprezzo le calunnie: ho guardato con disdegno i tradimenti, mentre che tradimenti e calunnie attaccavano soltanto la mia persona; ho combattuto non per me ma per l’onore del nome che portiamo. Ma quando veggo i sudditi miei che tanto amo in preda a tutti i mali della dominazione straniera, quando li vedo come i popoli conquistati portando il loro sangue e le loro sostanze ad altri paesi, calpestati dal piede di straniero padrone, il mio cuore napoletano batte indegnato nel mio petto, consolato soltanto dalla lealtà di questa prode armata, dallo spettacolo delle nobili protese che da tutti gli angoli del regno si alzano contro il trionfo della violenza e dell’astuzia. Io sono napoletano; nato tra voi, non ho respirato altra aria, non ho venuto altri paesi, non conosco altro che il suolo natio. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno: i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua; le vostre ambizioni mie ambizioni: Erede di un antica dinastia che ha regnato in queste belle contrade per lunghi anni ricostituendone l’indipendenza e l’autonomia, non vago dopo aver spogliato del loro patrimonio gli orfani dei suoi beni la Chiesa ad impadronirsi con forza straniera della più deliziosa parte d’Italia: Sono un principe vostro che ha sacrificato tutto al suo desiderio di conservare la pace, la concordia, la prosperità tra i suoi sudditi. Il mondo intero l’ha venuto; per non versare il sangue ho preferito rischiare la mia corona. I traditori pagati dal nemico straniero sedevano accanto ai fedeli nel mio consiglio; ma nella sincerità del mio cuore, io non potevo credere al tradimento. Mi costava troppo punire; mi doleva aprire, dopo tante nostre sventure un’era di perquisizioni; e così la slealtà di pochi e la clemenza mia hanno aiutato l’invasione piemontese, pria per mezzo di avventurieri rivoluzionari e poi nella sua armata regolare, paralizzando la fedeltà dei mie popoli, il valore dei miei soldati. In mano a cospiratori continue non ho fatto versare una goccia di sangue, ed hanno accusato la mia condotta di debolezza. Se l’amore il più tenero per miei sudditi, se la fiducia naturale della gioventù nella onestà degli altri, se l’orrore istintivo al sangue meritano questo nome, sono stato certamente debole. Nel momento in che era sicura la rovina dei miei nemici. Ho fermato il braccio dei miei generali per non consumare la distruzione di Palermo: ho preferito lasciare Napoli, la mia propria casa, la mia diletta capitale per non esportarla agli orrori di un bombardamento, come quelli che hanno avuto luogo più tardi a Capua ed in Ancona. Ho creduto di buona fede che il Re del Piemonte che si diceva mio fratello, mio amico, che mi protestava disapprovare la invasione di Garibaldi, che negoziava col mio governo un’alleanza intima per veri interessi d’Italia, non avrebbe rotto tutti i patti e violate tutte le leggi per invadere i miei Stati in piena pace, senza motivi né dichiarazione di guerra. Se questi erano i miei torti, preferisco le mie sventure a trionfi dei miei avversari. Lo aveva dato un amnistia, aveva aperto le porte delle patrie a tutti gli esuli, conceduto hai miei popoli una costituzione. Non ho mancato certo alle mie promesse. Mi preparava a garantire alla Sicilia istituzioni libere che consacrassero con un parlamento separato la sua indipendenza amministrativa ed economica rimuovendo ad un tratto ogni motivo di sfiducia e di scontento. Aveva chiamato ai miei consigli quegli uomini che mi sembrarono più accettabili all’opinione pubblica in quelle circostanze, ed in quanto me lo ha permesso l’incessante aggressione di che sono stato vittima, ho lavorato con ardore alle riforme, a progressi, ai vantaggi del comune paese. Non sono i miei sudditi che mi hanno combattuto contro; non mi strappano il Regno le discordie intestine, ma mi vince l’ingiustificabile invasione d’un nemico straniero. Le due Sicilie, salvo Gaeta e Messina, questi ultimi asili della loro indipendenza, si trovano nelle mani del Piemonte. Che ha dato questa rivoluzione ai miei popoli di Napoli e Sicilia?
Vedete lo stato che presenta il paese. Le finanze un tempo così floride sono completamente rovinate; l’amministrazione è un caos: la sicurezza individuale non esiste. Le prigioni sono piene di sospetti: invece di libertà, lo stato di assedio regna nelle province, ed un generale straniero pubblica la legge marziale, decreta la fucilazione istantanea per tutti quelli dei miei sudditi che non s’inchinano alla bandiera di Sardegna. L’assassinio è ricompensato; il regicidio merita un apoteosi; il rispetto al culto santo dei nostri padri è chiamato fanatismo; i promotori della guerra civile, i traditori al proprio paese ricevono pensioni che paga il pacifico contribuente. L’anarchia è da per tutto avventurieri stranieri hanno rimestato tutto, per saziare l’avidità o le passioni dei loro compagni.
Uomini che non hanno mai veduto questa Parte d’Italia, o che hanno dimenticato una lunga assenza i suoi bisogni, formano il vostro governo. Invece delle libere istituzioni che io vi avete dato e adesso che era mio desiderio sviluppare, avete avuto la più sfrenata dittatura, e la legge marziale sostituisce la costituzione. Sparisce sotto i colpi dei vostri dominatori l’antica monarchia di Ruggiero e di Carlo III; e le due Sicilie sono state dichiarate provincie di un regno lontano. Napoli e Palermo saranno governati da prefetti venuti da Torino. C’è un rimedio per questi mali, per le calamità più grandi che prevedo. La concordia, la risoluzione, la fede nell’avvenire. Unitevi intorno al trono dei vostri padri. Che l’oblio copra per sempre gli errori di tutti; che il passato non sia mai pretesto di vendetta, ma per futuro lezione salutare. Io ho fiducia nella giustizia della Provvidenza, e qualunque sia la mia sorte, resterò fedele ai miei popoli ed alle istituzioni che ho loro accordate. Indipendenza amministrativa ed economica tra le due Sicilie con parlamentari separati: amnistia completa per tutti i fatti politici; questo è il mio programma. Fuori di queste basi non ci sarà per Paese, che dispotismo o anarchia. Difensore della sua indipendenza, io resto e combatto qui per non abbandonare così santo e caro deposito. Se l’autorità ritorna nelle mie mani, sarà per tutelare tutti i diritti, rispettare le proprietà, garantire le persone e le sostanze dei miei sudditi contro ogni sorta di oppressione e di saccheggio. E se la Provvidenza nei suoi aliti disegni permetta che cada sotto i colpi del nemico straniero l’ultimo baluardo della monarchia, mi ritirerò con la coscienza sana, con incontrollabile fede, con immutabile risoluzione; ed aspettando l’ora inevitabile della giustizia, farò i più fervidi voti per la prosperità della mia patria; per la felicità di questi popoli che formano la più grande e più diletta parte della mia famiglia. Preghiamo il Sommo iddio, onde si degni sostenere la nostra causa.

Gaeta 8 dicembre 1860 Firmato- Francesco II

Non ci sono commenti da fare se non ribadire che gli abitanti del ex Regno delle Due Sicilie al momento che furono conquistati e “piemontesizzati” con le baionette sabaude, fu “terrorizzato”, e finì bruscamente il suo cammino nella storia per iniziare quello di iloti di Sparta.
Dovremo fare come gli abitanti del Quebec in Canada di etnia francese, hanno cercato di canadizzarli, non ci sono riusciti, e sulle targhe delle auto hanno scritto in francese: “Je me souviens”. Io mi ricordo. Io non dimentico.
23-09-2014

PUNISCONO GLI AVVOCATI

A Milano la Camera Penale si è astenuta da una giornata di udienze perché il comportamento dell’avvocato decide la sanzione dell’imputato.
Puniscono gli imputati se l’avvocato non è disponibile principalmente con i PM, vorrebbero che tutti gli accusati si autoaccusassero del reato che gli viene contestato, creando una sorta di parallelo in cui l’arresto è sinonimo di consapevolezza.
È incontestabile che se l’avvocato facesse con scrupolo la sua professione, finirebbe di lavorare e diventerebbe nei tribunali un appestato, e tutti i suoi assistiti pagherebbero tutte le angherie possibili.
Ormai non è un eresia affermare che la magistratura ha un potere abnorme; tempo fa ho letto su un quotidiano il titolo di un libro “l’ultracasta della magistratura”, titolo più azzeccato non poteva trovare l’autore.
Ormai la magistratura è diventata una casta con un potere anticostituzionale. Con la paura sono riusciti a farsi emanare da questa classe politica inetta, pusillanime e corrotto fino al midollo, tutte le leggi che gli servivano per diventare una forza di potere e avere voce in tutto.
Non credo molto che la riforma che sta facendo Renzi riporti la magistratura sulla terra come i comuni mortali, il loro ostruzionismo con l’aiuto di manutengoli che hanno in Parlamento, faranno ogni cosa per fermarla, come hanno fatto negli ultimi vent’anni.
Siccome non bisogna essere pessimisti, voglio pensare che questa sia la volta buona.
24-09-2014

L’ATTESA… DELLA LIBERTÁ

Oggi discutono nella Corte Costituzionale un ricorso della Cassazione sul rito abbreviato per tutti gli ergastolani che non hanno potuto chiederlo, se la risposta fosse positiva uscirei e insieme a me ne uscirebbero tanti, e chi ancora non è arrivato a 30 anni gli mancano pochi anni, sarebbe una sorta di resurrezione.
Siccome la Cunsulta e politicizzata, se hanno l’indirizzo diverso dai loro interlocutori non faranno mai una sentenza che farebbe scalpore dopo oltre vent’anni di catechizzazione giustizialista.
Il 99% degli ergastolani sono tutti meridionali, quelli ostativi al 100% sono meridionali, come cittadini di serie C, non credo che sarà positiva questa sentenza, comunque mi auguro di essere smentito ne sarei l’uomo più felice del mondo.
25-09-2014

NON È PIÙ POSSIBILE MERAVIGLIARSI

Diceva Albert Einstein: “Ci sono due cose infinite la stupidità e l’universo, il secondo non ne sono sicuro”.
Ieri sono arrivate le selezioni del blog, tra le repliche ho trovato una inventiva nei miei confronti che somiglia “lei non sa chi sono io”, e per questo motivo la presunta offesa l’ho percepita come una lesa maestà.
Questo signore si chiama Alessandro Loppi, prima di entrare nel merito della sua replica, voglio spiegare i fatti, poi chi legge giudicherà, non credo che lui abbia l’umiltà di fare mea colpa, pertanto riporto integralmente lo scritto nel diario che ha suscitato l’ira di questo signore:
“Un signore scrive una lettera al quotidiano Repubblica per esporre un gesto che vede quotidianamente nei TG, quando fanno vedere gli arrestati mentre vengono fatti salire in macchina, c’è sempre un poliziotto o carabiniere che mette la mano in testa al fermato e con forza lo spinge all’interno dell’auto, non ne ha mai capito la ragione.
Mentre vedeva l’arresto dell’ex ministro Scajola, quando è salito in auto gli hanno risparmiato il gesto della mano in testa. Il signore si chiedeva ironicamente se l’agente della DIA era di animo sensibile. O forse sarà stato per l’impeccabile abito blu.
Se questo gesto non è contemplato in nessun regolamento perché non risparmiarlo a tutti? La sua considerazione e corretta e giusta.
Il giorno dopo risponde alla lettera il signor Alessandro Loppi, facilmente un poliziotto o un carabiniere, che spiega il motivo di quel gesto. Gli si mette la mano in testa per proteggerlo affinché non sbatta la testa. Banale premura aggiunge. Non averlo fatto a Scajola paradossalmente è stata una negligenza. A questo signore dovrebbero dare il Nobel per la gentilezza sic.
Questa risposta dimostra tutta la tracotanza di questi soggetti; il G8 di Genova nel 2001 non è stato l’apice ma l’inizio di un modo di vivere e di comportarsi delle varie polizie.
Questo signore crede che i cittadini abbiano l’anello al naso e non capiscano che quel gesto è solo un utile umiliazione tipica degli stati di polizia.
Mi auguro che il reato di tortura faccia finire queste arroganze dentro e fuori le caserme delle varie polizie”.
13-05-2014
La replica di Alessandro Loppi è questa: “Cosa sono io? Un poliziotto?. Bastava documentarsi o scrivermi (la mail era in calce alla lettera su repubblica), e avresti scoperto che non solo NON sono un poliziotto/carabiniere (che poi che male ci sarebbe), ma che partecipai alla documentazione per il Libro Bianco su Genova. Solo che al contrario tuo, io mi documento e non diffamo le persone in alcun modo se non dopo essermi documentato.
Non mi aspetto che correggi il tuo testo, saresti troppo civile: però, magari, la prossima volta, prima di sparare sciocchezze, dai un occhiata in giro. Ciao, Alessandro Loppi.

Dispiace che manchino le due lettere pubblicate su Repubblica, potrebbe farlo Alfredo se le va a trovare nell’archivio, così ci darebbe un quadro più generale.
Alcuni mesi fa leggo su La Repubblica la lettera di un signore che scriveva che vedere in TV che le forze dell’ordine quando fanno entrare qualcuno in macchina gli mettono la mano in testa e lo spingono dentro, gli sembrava una sorta di umiliazione deliberata. E faceva notare giustamente che all’ex ministro Scajola non hanno messo la mano in testa, pertanto non comprendeva.
Il giorno dopo scrive una lettera il signor Alessandro Loppi a Repubblica e cerca di spiegare che e un gesto per impedire che gli arrestati si facciano male, da come l’aveva scritto sembrava un poliziotto o carabiniere, perché giustificava il gesto senza capire che se un semplice cittadino ritiene che è solo una forzatura per umiliare, chiunque avrebbe riflettuto prima di intromettersi e legittimare un gesto che non ha niente a che vedere con la normale consuetudine, anzi lui la ritiene una negligenza; gli vorrei chiedere a questo signore in quale regolamento l’ha letto che quando arrestano devono mettergli la mano in testa e spingerlo a forza in macchina.
In merito che lo facciamo per impedire che ci facciano male, prima di tutto gli arrestati non vengono da qualche foresta dell’Africa o dell’Amazzonia che non conoscono come si sale in macchina. In secondo le persone arrestate li fanno male nelle guardine delle varie caserme, non sbattono da nessuna parte, ma sono pestati come tamburi, basta leggere i giornali.
Riguarda il G8 di Genova nel 2001, questo signore devi sapere che prima di succedere a Genova, si sono allenati per anni su di noi detenuti, sia nel regime di tortura del 41 bis e sia in svariati carceri, d’altronde la Corte Europea sono vent’anni che condanna l’Italia per ciò che succede nelle carceri e nelle caserme. Sono calunniatori anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? Forse non si documentano bene, dovresti proporti tu per informarli di come stanno le cose in Italia.
Ho commentato i fatti descritti nelle lettere, pertanto essendo pubbliche non avevo nessun bisogno di informarmi chi sei tu, a parte che non avrei potuto farlo essendo detenuto, ma come lui ha commentato la lettera del signore che ha scritto il giorno prima, io le ho commentate tutte e due e ho dato la mia impressione a un mio parere. Questa presunzione da parte tua è fuori luogo ed esagerata, te la potevi risparmiare, perché anche se hai partecipato alla stesura del Libro Bianco non ti autorizza a ritenerti immune dai commenti che scrivi.
Diversamente da te io queste cose le conosco perché le ho vissute e non come te che hai la presunzione di sapere le cose perché hai partecipato alla scrittura del Libro Bianco, qualcuno dovrebbe insegnarti che la teoria e molto diversa dalla pratica, ma comunque credo che tu dell’apparato della repressione del Paese conosci solo quello che leggi o ti hanno riferito.
Inoltre usare certi paroloni, calunniatore e incivile dovresti riflettere, perché le lettere si commentano da sole, principalmente la tua.
Non parlare di cose che non conosci, le favole lasciamole ai bambini, non sei cresciuto per credere ancora alle letture dei ragazzini?
Diversamente da te non mi arrabbio come hai fatto tu, mi sono fatta una risata, non per quello che hai scritto ma per il motivo rancoroso e immotivato che ti ha sollecitato.
Facilmente nel tuo campo sarai un fenomeno, ma per mia sfortuna sono da trent’anni in carcere e questo posso dare le lezioni, non per averlo studiato me perché l’ho vissuto sulla mia pelle.
Mi auguro che la mia risposta sia motivo di riflessione da parte tua e di non prendertela come una offesa senza motivo.
Comunque ti ringrazio che visiti il blog, il nostro intento è di trasmettere la realtà vera sulle carceri, il regime di tortura del 41 bis(tortura istituzionalizzata), la barbaria dell’ ergastolo ostativo (pena di morte) e l’infamia dell’art. 4 bis. In Italia ci sono leggi che non hanno niente da invidiare alle dittature e sono poche conosciute dai cittadini.
Siccome il discorso è lungo, mi fermo qui perché nel blog ci sono tanti scritti miei e di altri detenuti che ti possono delucidare.
Ti saluto con l’augurio che la vita ti sorrida sempre. Ciao Pasquale De Feo.
26-09-2014

PENSIERI CHE NON HANNO FUTURO

Mi danno da leggere uno scritto che hanno preso da internet, non potevo credere ai miei occhi, però chi l’ha scritto si è guardato bene dal firmarlo.
Ormai i vari savonarola e tanti politicanti, hanno insegnato bene come fare per non cambiare le cose, basta gridare al lupo e tenere alta la tensione, i cittadini cosa ne sanno se è vero, ma nello stesso tempo fanno terrorismo perché innescano paure e insicurezze, lo scopo è proprio questo.
Allegherò integralmente lo scritto in modo che tutti possano leggere le farneticazioni di questo signore.
Farò alcune considerazioni, quelli come lui abituati nel regime di tortura del 41 bis, dove la Costituzione e l’umanità sono state abolite, da onnipotente che si sentivano il rientro nella civiltà e nella legalità diviene traumatico. Non comprendono che la sentenza Torreggiani non è l’apice delle riforme ma è solo l’inizio per riportare la civiltà nel sistema penitenziario e in futuro mi auguro anche nella giustizia dove imperversa lo stesso delirio di onnipotenza tra la magistratura.
Le riforme andavano fatte da tempo e non aspettare tutte le condanne della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e sentenze che costringono il sistema ad applicarle.
La politica ha innescato una spirale repressiva, che negli ultimi 22 anni ha creato un sistema mostruoso che ridimensionarlo diviene molto difficile.
Si lamenta che la sentenza Torreggiani è fallita perché i detenuti hanno aperte per otto ore al giorno, invece di gridare alla civiltà di queste aperture, prevale ciò per cui in tanti anni è stato catechizzato: “il recluso ha doveri e regole, i diritti quelli che interpretiamo noi”.
Tutte le belle parole che si sentono nelle interviste sulla rieducazione dell’art. 27, non hanno nessuna attinenza con la realtà, perché il fine è solo di repressione e contenimento.
Lascio alla lettura dello scritto.

Il fallimento della sentenza Torreggiani e il declino di un Corpo

Non credo che ai super burocrati europei interessi se nelle carceri italiane, grazie all’applicazione del regime derivante dalla sentenza Torreggiani, si sia tornato indietro nel tempo, agli anni 70’, quando i boss dettavano legge all’interno dei reparti detentivi.

Noi che siamo cresciuti con la dottrina del 14 bis, ovvero l’applicazione di quel regime detentivo più severo ai danni di detenuti che si rendevano protagonisti di episodi di violenza e specialmente se si rendevano protagonisti di prevaricazione nei confronti di altri detenuti, oggi soffriamo in silenzio nel constatare che le otto ore di apertura delle celle favoriscono la prevaricazione di pochi detenuti su tanti (questo è sfuggito agli scienziati del DAP) e che gli episodi di violenza ai danni del personale sono aumentati: gabellate, lamettate, pugni in faccia e mandibole fratturate, niente più ormai si frappone tra i detenuti che girano indisturbati per otto ore nei reparti fregandosene del patto trattamentale sottoscritto (tanto che gli fanno se lo trasgrediscono, lo cambiano di cella?). I detenuti non temono più nemmeno quel famoso art. 14 bis che oggi è diventati così farraginoso da applicare che talvolta, è meglio lasciar perdere e chiedere l’allontanamento del detenuto dall’istituto, che scrivere al DAP per chiedere l’autorizzazione e riunire l’equipe per l’applicazione del 14 bis e magari sentirsi rispondere, dopo alcuni giorni, che non vi sono presupposti…

Lo hanno reso ferraginoso per via di quella inesorabile corrente garantista che ormai ha segnato e segnerà per sempre e sempre con maggiori garanzie, la vita intramuraria del detenuto.

La sentenza Torreggiani, che ha modificato meccanismi rodati di lavoro che andavano avanti da cento anni, è fallita, e il fallimento è sotto gli occhi di tutti ma non si ha il coraggio politico di protestare, dopo che per trent’anni non si è avuto il coraggio politico di innovare il regime penitenziario, che nelle scuole di formazione del personale (disinformazione????) ci propinavano come uno dei migliori ordinamenti del mondo… pensate che venivano da altri paesi europei ed extraeuropei per studiarlo (sic!). Mi viene quasi da ridere a pensarlo oggi che l’Europa ci ha puntato l’indice, infilandoci però il medio dove tutti sapete, gridando al mondo intero il fallimento della politica penitenziaria italiana.

Ma la cosa più divertente è che gli stessi parlamentari che sono al governo, o che comunque hanno fatto parte anche dei governi precedenti (gli stessi che hanno operato infiniti tagli finanziari ai capitoli di bilancio delle carceri), vengono a visitare le carceri chiedendosi com’è possibile questo degrado, misurando i metri quadrati delle celle e perfino la distanza tra l’ultima branda e il tetto della cella e protestando contro i comandanti e i direttori per questo stato di cose.

E in mezzo c’è la Polizia Penitenziaria, fino a dieci anni fa un Corpo di Polizia in ascesa, che dal 1990 al 2000 fece passi da gigante e del quale, ora, si assiste inermi ad un lento ma inesorabile declino. Un Corpo di vecchi, senza ricambio generazionale, senza le risorse per espletare il proprio importantissimo ruolo nella società; un Corpo che ha abbandonato la sicurezza delle carceri da un bel pezzo, sguarnendo la cinta muraria per recuperare agenti per l’interno, che ha abolito alcune pratiche che andavano avanti da decenni per recuperare personale, accorpando posti di servizio e vigilando dinamicamente in nome di un’ideologia da strapazzo che sta conducendo questo glorioso e importante Corpo di Polizia alla fine della sua storia.
27-09-2014

FISCHI… MERITATI

Trovo un piccolo articolo di un evento successo a Salerno. L’intestazione: “Fischi al vescovo anti-inchini, portatori fermi per protesta”.
Per la tradizionale festa di San Matteo a Salerno, il vescovo è stato bersagliato di fischi per aver vietato in tutta la città gli inchini che si facevano nei quartieri e in posti particolari, la polemica è divampata in tutta la città per una decisione assurda.
I portatori hanno fatto lo stesso le “girate” e durante il tragitto con il santo con i portatori venivano applauditi e il vescovo veniva fischiato. Alla fine hanno fatto fermare il santo e hanno dovuto convincerli a proseguire.
L’arcivescovo Luigi Moretti di Salerno non ha fatto una bella figura, ma pessima, tutto per colpa dei savonarola che non avendo niente su cui alzare un polverone mediatico, si sono inventati gli inchini “mafiosi”, chissà cosa si inventeranno la prossima volta che avranno bisogno di visibilità.
Ricordo che le processioni facevano la fermata davanti alle case che offrivano di più per finanziare la festa, oggi questi campioni della legalità hanno inquinato anche le feste paesane.
28-09-2014

L’INDIA SU MARTE

Con la navicella Mangalyaan ritenuta low cost, l’India ha mandato il suo primo satellite su Marte, è costato 72 milioni di dollari, un decimo di quello della Nasa americana per mandare la sonda Maven arrivata in questi giorni per compiere le stesse cose di quella indiana, studiare l’atmosfera.
Prima di questo aveva già mandato un satellite intorno alla luna Chandrayaan per verificare la presenza di ghiaccio d’acqua nelle zone polari.
L’India è entrata nel club delle grandi nazioni spaziali, ha superato anche Cina e Giappone che avevano provato a mandare una sonda su Marte ma non c’erano riusciti. Hanno superato anche gli americani, russi ed europei, perché sono riusciti a farlo al primo tentativo, cosa non riuscita a nessuno. Con questo successo potranno attirare investimenti stranieri, perché hanno dimostrato di poter compiere missioni complesse a basso costo, e questo incide molto sulla decisione degli investitori privati e pubblici.
L’orgoglio degli indiani e al settimo cielo ed è comprensibile, dopo trent’anni di investimenti, ormai nessuno può negare che sia una nazione spaziale, e siccome l’appetito viene mangiando nei prossimi anni faranno passi da giganti in questo campo.
29-09-2014

L’AMBIENTE IN PERICOLO

Nei giorni scorsi oltre un milione di persone nel mondo sono scesi in piazza per protestare contro il cambiamento climatico, che ormai ha raggiunto livelli allarmanti, o meglio dire superato il limite del non ritorno.
Ogni anno succedono tragedie in termini di vite umane, disastri immani e danni calcolabili in circa 500 miliardi di dollari, con tutto ciò non viene presa una decisione globale per bloccare questo crimine contro l’umanità, per il semplice motivo che l’economia è fondata sui combustibili fossili, e le maggiori potenze mondiali lucrano su queste materie, gli americani con le loro multinazionali, la Russia con i suoi immensi giacimenti, l’Asia e l’Africa con Stati che hanno l’unico introito su queste materie sfruttate dalle multinazionali. Pertanto quello che blocca la conversione sulle energie rinnovabili è quella ragnatela di interessi che sfocia in comportamenti criminali, perché basta verificare in tutti i posti dove c’è l’abbondanza di combustibili fossili ci sono dittature e povertà; l’unico paese al mondo che i soldi guadagnati dallo sfruttamento di queste materie ha portato benessere anche per le future generazioni, è la Norvegia, forse perché ha una civiltà dove l’essere umano è al centro di ogni cosa.
Spesso ho sentito dire che “la persona è al centro del progetto di Dio”, in modo diverso lo dicono tutte le religioni, ma in un solo posto ho visto che ciò è vero, a fatti e non a chiacchiere, in Norvegia, non da un Dio, ma da un popolo che ha innalzato la civiltà e il benessere della popolazione sull’Olimpo degli Dei.
30-09-2014

DONNE CURDE

Stamane nei notiziari leggo e ascolto che i macellai dell’ISIS(Jiadisti sunniti) hanno scannato quattro combattenti curdi siriani, tra cui tre erano donne.
Proprio ieri avevo letto su una rivista un articolo che riporta una notizia opposta a quello che ci propinano i media internazionali.
I curdi in Siria si sono organizzati e con le loro forze tengono testa all’ISIS, hanno subito migliaia di morti perché i fanatici sono meglio armati e più forti, principalmente dopo la rotta dell’esercito iracheno che gli hanno lasciato un armamento nuovo e moderno in “eredità”.
Quando l’ISIS ha attaccato tutti i villaggi nel nord della Siria e dell’Iraq, non sono scappati come i peshmerga del Kurdistan iracheno, hanno combattuto e aiutato gli yazidi e cristiani sul monte Sinjar aprendo corridoi umanitari e tenuto a bada un nemico molto più forte, dai curdi sono ritenuti gli eredi dei vecchi combattenti curdi i “leoni delle montagne”.
La gente che è dovuta scappare dicono tutti che se ne andranno a combattere lo faranno con i curdi siriani, sono seri e generosi e sono stati gli unici che gli hanno difesi a costo di rischiare le loro vite.
I miliziani curdi siriani sono raggruppati sotto la sigla YPG, in curdo significa “Unità di protezione popolare”, nata con lo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011, lo scopo era di difendere le aeree curde nell’estremo Nordest della Siria. Poche armi e tanti volontari, soprattutto tanto coraggio dettata dalla disperazione di chi non ha altre scelte, perché rischiavano di essere sterminati dai tagliagole jiadisti.
Nelle milizie YPG ci sono tante donne che combattono in prima fila, credo che anche per questo i fanatici jiadisti hanno tagliato la gola alle tre donne combattenti, per dare un esempio alle altre, ma credo che avranno innescato l’effetto contrario, alimentato più determinazione nelle donne di continuare una lotta da cui dipende non solo il loro futuro ma quello dei loro figli e del loro popolo.
Il popolo Curdo è composto da circa 50 milioni di persone, il loro territorio è diviso tra la Siria, la Turchia, l’Iran, l’Iraq e l’Armenia, si fidarono degli inglesi nel 1914, combatterono con loro contro l’impero Ottomano, ma alla fine della guerra li abbandonarono a un destino infame, in questo secolo hanno subito massacri di ogni tipo, ormai i “pogrom”nei loro confronti non si contano.
Sono sempre stati traditi con chi sono alleati, per questo motivo hanno un detto che dice: “i curdi hanno un solo amico le montagne”. Dopo aver combattuto nella rivoluzione iraniana alla fine Komeini li fece massacrare. La stessa cosa fecero nel 1991, sobillati dagli americani contro Saddam, si ribellarono e alla fine ne fecero strage con oltre 200 morti. La Turchia negli anni novanta ha distrutto oltre 4 mila villaggi curdi con migliaia di morti e incarcerazione, infine deportando alcuni milioni nelle periferie delle città turche.
Il popolo curdo subisce quello che ha subito il popolo ebraico nei secoli, purtroppo i giochi mondiali della politica non sentono e non vedono, gli interessi prevalgono su tutto, d’altronde è stato sempre così.
Devono fare come gli ebrei, conquistarsi la loro libertà e la loro indipendenza, nessuno li aiuterà in questo, solo così potranno avere un futuro.
I curdi dell’Iraq con capitale Erbil e quelli dei territori siriani con capitale Qamishli, non c’è collaborazione perché la Turchia ha imposto a Erbil di non allearsi con Qamishli, in caso contrario avrebbe chiuso la sua frontiera strangolando la loro economia.
Le divisioni imposte e quelle all’interno dei stessi curdi non riescono a trovare l’unità per combattere tutti insieme sotto una sola bandiera con un solo scopo: “l’indipendenza”. Sono in tanti e purtroppo non se ne rendono conto, il giorno che lo capiranno saranno una forza imponente.
Sono convinto che nel futuro vedrò uno stato curdo: “Repubblica del Kurdistan”.
01-10-2014

IL FALLIMENTO CULTURALE

Quando si chiudono librerie è sempre un fallimento, principalmente quando rappresenta la storia della cultura.
A Napoli è fallita la libreria Giuda, ritenuta una dei salotti antichi e prestigiosi di Napoli, dove sono passati grandi poeti e scrittori, da Ungaretti a Moravia, Kerouac a Ginsberg e tanti altri.
Hanno messo in liquidazione l’immenso patrimonio di volumi che avevano settecentomila, una parte è venduta al 30% e una parte al 50% quelli più preziosi e antichi.
L’unico negozio a Napoli in cui c’è la fila per entrare e comprare, con la crisi di oggi, ciò fa riflettere, significa che la gente ha fame di cultura, ma il costo ne limita l’acquisizione, quando capita l’occasione non se la lasciano sfuggire.
Negli ultimi anni sia a Napoli che in tutta Italia sono state costrette a chiudere molte librerie, la crisi abbinata ai megastore anche quelli online hanno alimentato una sorta di ecatombe culturale, e credo che nel tempo andrà sempre peggio.
Per ironia la libreria Guida era ritenuto un bene culturale dello Stato, c’è anche la targa in marmo affissa al muro, per fortuna sic, in caso contrario cosa gli capitava?
2-10-2014

NESSUN RESPONSABILE

Leggo una lettera sul Corriere della Sera, è di un dirigente del SAPPE della Polizia Penitenziaria, in cui scrive una cosa di buon senso ma omette che la sua categoria è responsabile al 50% della sua osservazione.
Cita che solo il 19% influisce nel tasso di recidiva se usufruisce delle misure alternative, il restante alimenta la recidiva più alta d’Europa.
L’operazione propagandista estiva che fanno vedere i detenuti che puliscono spiagge, canali ecc., è ipocrita fine a se stessa, non è utile a nessuno.
Consiglia di usare i detenuti per la pulizia dei fiumi, le strade ecc., applicando il protocollo d’intesa dell’Amministrazione Penitenziaria con l’ANCI per impiegare i detenuti gratuitamente in progetti di recupero ambientale dei comuni.
Il problema non è la politica e ne tantomeno i direttori delle carceri, perché con il tema sicurezza si blocca ogni cosa, persino all’interno del carcere stesso, per fare entrare i volontari in libertà e continuativo, per alimentare corsi, formazioni e scuole, tutto diviene un problema tirando fuori la parola “magica” della sicurezza, il motivo è semplice, meno volontari entrano, meno corsi si fanno e meno lavoro c’è per la polizia penitenziaria, sono proprio i sindacati che immobilizzano le carceri su tutto, e chi ha scritto la lettera lo sa bene, pertanto anche la sua è ipocrisia di trovare un po’ di spazio mediatico su un quotidiano nazionale affermando una mezza realtà.
Quando c’è un direttore illuminato che porta la civiltà in un carcere, chi gli fa la guerra per farlo mandare via? I sindacati?
Sono detenuto da trent’anni, conosco bene i meccanismi penitenziari, fino a quando non saranno abbattute le limitazioni burocratiche- poliziesche, le carceri non potranno mai aprirsi alla libertà come Bollate o i carceri scandinavi.
Mi viene in mente una frase di Benjamin Franklin:“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza non merita né la libertà e né la sicurezza”.
3-10-2014

COLLOQUIO

Stamani ho fatto colloquio con Giuliano Capecchi, mi ha fatto molto piacere conoscerlo, ci siamo scritti per tanti anni, finalmente è arrivato il giorno di incontrarci.
Abbiamo parlato un po’ di tutto, ma principalmente del libro che sta curando sul 41 bis, speriamo che lo faccia decollare.
Queste persone che dedicano il loro tempo a noi qui dentro, suscitano nel profondo del mio animo sensazioni bellissime e alimentano quella gratitudine di apertura alla vita, sono degne di ammirazione.
È partito la notte con il treno, dopo il colloquio è ripartito e se tutto andava bene ritornava a casa in serata, un sacrificio non indifferente, tenendo presente la sua età.
Mi ha portato una brutta notizia, un amico detenuto da circa 40 anni, gli hanno trovato un tumore, l’hanno portato in ospedale per operarlo, ma in sala operatoria dopo averlo aperto lo hanno ricucito senza toccare niente, gli hanno dato 8 mesi di vita. Il tribunale di Sorveglianza per non discutere la sospensione della pena, hanno rinviato l’udienza con la scusa che devono rifare tutti gli accertamenti da capo. Queste azioni li chiamo “crimini legali”, credono che essendo al di sopra della legge, possono commettere con la loro burocrazia ogni sorta di crimine, tanto non si giudicheranno da soli.
Credo che fino a quando non riformeranno questa ragnatela burocratica- poliziesca, la magistratura continuerà a commettere azioni che sono più criminali di noi che veniamo ritenuti criminali.
04-10-2014

LA CINA NON FINISCE DI STUPIRE

Tempo fa avevo scritto dell’imponente opera che i cinesi si accingevano a mettere in cantiere, spianare 700 montagne per farne terra coltivabile, sembrava colossale come la diga delle tre gole, la più grande del mondo.
Leggo un’altra opera che non è da meno delle altre, siccome la Cina ha molta acqua al sud e poco al nord dove ci sono i due terzi di terre coltivabili, hanno realizzato una gigantesca opera che già ai tempi degli imperatori e poi Mao desideravano compiere, oggi i governanti attuali ci sono riusciti, portare l’acqua dal sud al nord.
Hanno realizzato l’opera iniziata 15 anni fa e costata 60 miliardi di dollari, si tratta di tre canali, due sono stati aperti, il terzo sarà terminato fra 30 anni.
Il primo canale lungo1267 KM porterà acqua del fiume Yangtze(fiume azzurro) nel nord, saranno 13 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno.
Il secondo canale lungo 1156KM porterà la stessa acqua del fiume Yangtze, saranno 14 miliardi di metri cubi all’anno.
Il terzo canale prevedono di finirlo fra 30 anni, devono scavare tre tunnel giganteschi nell’altopiano del Tibet, toccherà anche il fiume Giallo, quando sarà completato, l’acqua dirottata al nord sarà 44 miliardi di metri cubi all’anno.
Con queste opere faraoniche si trasforma ciò che le leggi della natura hanno creato.
05-10-2014

CAMPIONATO FALSATO

Stamane sul Corriere dello Sport, in prima pagina era scritto a caratteri cubitali occupando mezza pagina: “CAMPIONATO FALSATO”, si riferiva alla partita di ieri pomeriggio Juve – Roma finita 3 a 2 per la Juve.
Hanno dato due rigori alla Juve e l’ultimo gol era da annullare perché Vidal era fuori gioco ed era davanti al portiere impedendone la vista, anche se era un fuorigioco passivo ma nel momento che impedisci la visuale del portiere diventa attivo.
Francesco Totti ha dichiarato che vincono sempre così, ha ragione e condivido, perché ci sono certi arbitri che sono consapevoli che se aiutano la Juve fanno carriera e viceversa chi vuole fare l’arbitro con la Juve non raggiungerà mai traguardi prestigiosi.
L’anno scorso nella partita Juve – Catania, tutto il mondo poté assistere al potere juventino o meglio dire della famiglia Agnelli, l’arbitro di porta aveva sentenziato il gol del Catania, la panchina della Juve andò a protestare con il quarto uomo e l’arbitro annullò il gol, un fatto scandaloso.
Il presidente del Catania ribadì in TV l’indegno comportamento dell’arbitro e dello strapotere della Juve, cosa strano è finito in serie B, e anche in questa categoria ha problemi, chissà perché?
È un sistema marcio condizionato dallo strapotere del Nord, sarebbe ora che facessero quelle riforme che tanto parlano ma che i club potenti non vogliono.
06-10-2014

UNA GOCCIA DI SANGUE

Credo che sia il sogno di tutti gli scienziati e ricercatori, riuscire con una sola goccia di sangue effettuare gli analisi nel giro di qualche ora con il costo di un decimo di quello attuale, sembra che a breve diventerà realtà.
Una ragazza di 30 anni Elisabeth Holmes ha creato uno start up di nome Theranos, che attualmente vale già 9 miliardi di dollari, di cui metà è di sua proprietà, i mercati finanziari credono nel progetto e investono milioni di dollari.
È riuscita a coinvolgere nella sua società personalità importanti degli Stati Uniti, persino le più grandi multinazionali del suo Paese non possono vantarne di averne tante.
Questo nuovo metodo rivoluzionerà l’antiquato modo di effettuare le analisi e del prelievo del secolo scorso, si userà un cerotto per prelevare la goccia del sangue. Addio siringhe, provette e lacci emostatici.
14 brevetti proteggono insieme alla segretezza il nuovo metodo, sono in corso già delle sperimentazioni, credo che nel giro di pochi anni prenderà piede in tutto il mondo cambiando la storia di questo settore.
La cosa importante è che permetterà di poter fare più analisi per tenere sotto controllo tutti i valori del sangue, cosa difficile con il metodo attuale.
07-10-2014

LA SANGUISUGA

Neanche in carcere Equitalia ti lascia in pace, è una sanguisuga peggio dei gabelleri di un tempo che spremevano le popolazioni con vessazioni e soprusi.
Alcuni giorni fa, come è di consuetudine all’inizio di ogni mese, consegnano il libretto del conto corrente, e trovo il conto prosciugato perché l’addetto dell’ufficio ha prelevato tutti i soldi per inviarli a Equitalia.
Credevo di aver risolto a gennaio- febbraio quando lo stesso ufficio del carcere mi pignorò i soldi per mandarli a Equitalia, feci istanza e mi furono spignorati dalla direttrice.
Oggi questo signore che mi da l’impressione di essere la quinta colonna di Equitalia, ha deciso lui come fosse un esattore delle tasse. L’atto di pignoramento è di sottrarre un decimo sui redditi fino a 2500 euro, lui ha interpretato un ventesimo, inoltre sempre lui ha deciso di prenderli nel mese di settembre, calcolando tutti i mesi da gennaio fino ad oggi. Inoltre ha calcolato in modo errato anche il 20% che ha sottratto. La mercede dopo aver tolto la tassazione delle trattenute, viene tolto il 20% per il fondo vincolato, lui cosa ha fatto ha preso la stessa cifra calcolata per il fondo vincolato e mandata a Equitalia. Per logica qualunque cifra tolta una percentuale non sarà più la stessa, pertanto devi di nuovo calcolare la nuova percentuale.
Siccome doveva decidere sui mesi da gennaio a oggi, doveva chiedermi se li volevo pagare tutti insieme oppure se volevo rateizzare, invece ha fatto come gli pareva.
Lavoro due al massimo tre volte all’anno, sommando tutto non saranno più di 500 euro netti, trattandosi di un reddito di sopravvivenza non possono essere toccati e ne decurtati, come stabilisce l’art. 545 codice procedura civile, il comma 1 dell’art.545 cpc stabilisce l’impignorabilità: “Non possono essere pignorati i crediti alimentari, tranne che per cause di alimenti, e sempre con l’autorizzazione del presidente del Tribunale o un giudice delegato e per la parte determinata con decreto”.
Il comma 2 stabilisce che “Non possono essere pignorati crediti aventi ad oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficienza”.
Il legislatore ha stabilito l’impignorabilità di tali beni, in considerazione del loro valore morale e della loro funzione di sostentamento.
Un reddito annuo di 500 euro entra nella classifica dei poveri, pertanto non potrebbero essere toccati per nessun motivo.
Ho fatto tutti i passi necessari con istanze sia alla direttrice che al magistrato di sorveglianza, se vedo che il problema non si risolve, mi regolo come ha fatto Farina, denuncio per appropriazione indebita l’addetto all’ufficio dei fondi dei detenuti.
08-10-2014
MACCHIAVELLI FA ANCORA SCUOLA

E arrivata una sentenza della Cassazione che è qualcosa al di la del machiavellismo giuridico, credo che qualunque persona ragionevole e con un po’ di buon senso logico, rimarrebbe esterrefatto.
Un detenuto fa ricorso in Cassazione perché il Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila, ha rigettato la sua istanza di semilibertà perché ha ritenuto che non bastava aver scontato la condanna del 416 bis, secondo loro questa pena rendeva ostativo tutti i 30 anni che dovevano scontare.
La Cassazione con una sentenza salomonica ha distorto ogni logica giuridica. Ha dato ragione al detenuto, ma affermando un principio che cozza contro l’intelligenza del diritto.
Ha stabilito che i reati dopo il 14 maggio 1991 (decreto legge N°152 13 maggio 1991 convertito in legge il 12 luglio 1991 N°203. Aggravante dell’art.7) possono usufruire della legge Gozzini perché essendoci la legge e se la Corte che ha giudicato non l’ha applicato significa che non c’erano gli estremi per inserirlo nei motivi di sentenza.
Chi ha i reati prima del 14 maggio 1991, può essere applicato l’art. 7 perché anche non essendoci la legge, può essere retroattiva. Siamo al paradosso. Dove c’è la legge fa testo la sentenza perché hanno scritto che il giudice deve rimanere nei confini della sentenza e non interpretarla, viceversa chi ha i reati prima delle leggi, può avere l’interpretazione della condanna con l’inserimento “virtuale” dell’art. 7.
Ormai è talmente smisurato il delirio di onnipotenza dei magistrati, che non si preoccupano delle sentenze che scrivono, anche un organo come la Cassazione che dovrebbe avere una visione del diritto di indirizzo per la corporazione della magistratura, invece anche loro alimentano la ragnatela asfissiante della giurisprudenza.
Hanno ragione a Strasburgo nel denunciare e condannare il degrado della giustizia italiana, ma fanno un errore, non sono solo i politici i responsabili, ma principalmente la magistratura.
09-10-2014

PAESI CIVILI

Per fortuna nel mondo ci sono paesi che la loro religione è la civiltà e il benessere dei cittadini, viceversa paesi come l’Italia che somigliano, mascherati, come i paesi confessionali, dove la religione la fa da padrone e detta i comportamenti della gente e impartisce le leggi che devono essere legiferate.
Sulle leggi che riguardano la fecondazione assistita, piccole anticoncezionali e del giorno dopo ecc., in paesi come quelli scandinavi, non ne hanno di questi problemi, perché la religione con i suoi dogmi non influisce sui diritti civili.
Il Italia il Vaticano ha creato una ragnatela asfissiante con i suoi “ascari” in Parlamento che ha bloccato ogni possibilità per la gente normale di accedere alle nuove tecnologie per avere un figlio e usare le nuove pillole anticoncezionali. Solo chi è benestante ha la possibilità di andare all’estero e usufruire dei nuovi metodi per concepire.
La Svezia ha trapiantato un utero su una donna, la donatrice era una sua amica di 61 anni in menopausa, è nato un bambino, l’hanno chiamato Vincent, essendo il primo nato con questa tecnica, è entrato nella storia.
Una cosa del genere non sarebbe mai potuto succedere in Italia. Ricordo che hanno messo in piedi una campagna mediatica per la placenta per usarla per le cellule staminali, fino a quando si buttava nessuno diceva niente, dopo si è scatenato il fanatismo religioso.
Credo che sarebbe ora che venissero liberati tutti i tabù che la Chiesa ci impone, fino all’eutanasia, ognuno deve essere libero di decidere cosa fare e la scienza non deve avere confini dettati dai dogmi religiosi. Libertà è un paese veramente laico.
09-10-2014

LE ESTORSIONI LEGALIZZATE

Il politico e docente di storia Giuseppe Soriero di Catanzaro, attuale componente del comitato di presidenza della Svimez, ha scritto un saggio “Vent’anni di solitudine”, Donzelli editore.
Il libro vuole ridare fiato al letargo sul dibattito del Sud, tirato in ballo esclusivamente da sussulti demagogici e comizi elettorali, accompagnato da lacrime teatrali e cori vittimistici.
L’autore centra un punto importante, cambiare politica economica, superare la spirale dell’assistenzialismo, un epidemia che ha infettato il corpo del Meridione, tutto programmato scientificamente per favorire il settentrione.
Nell’articolo del quotidiano che ho letto, cita alcuni episodi che ha riportato nel libro, già solo questo merita di essere letto, spero di colmare al più presto questa lacuna.
Ritiene che lo Stato più che un principe azzurro si è rivelato un patrigno strabico, generoso al Nord e avaro al Sud, negli ultimi vent’anni ha stanziato 47 miliardi al Nord e 5,7 miliardi al Sud.
Questa valanga di soldi ha finanziato tutte le grandi infrastrutture del Nord, lasciando le briciole al Meridione, come avviene dalla nascita di questo paese.
Anche negli investimenti per le imprese il sistema non cambia, 12,4 miliardi di euro nel settentrione e solo 4,3 miliardi di euro nel Meridione.
Un capitolo del libro è intitolato “Scippo al Sud”, si riferisce ai fondi per il ponte sullo stretto. Nel 2006 il governo Prodi, accantonato il progetto del Ponte, aveva disposto che tali fondi fossero impiegati nel Meridione per realizzazione di infrastrutture essenziali in Calabria e in Sicilia.
Nel 2008 il governo Berlusconi ribalta tutto con il decreto 93, questi fondi di circa un miliardo e mezzo furono usati per la copertura sull’eliminazione dell’ICI sulla prima casa, alle due regioni è rimasto il ponte di plastica. Giustamente afferma: “sindaci e ambientalisti si sono subito rassegnati dinanzi alla doppiezza e al cinismo di non pochi predicatori”.
Non contenti hanno riciclato al Nord anche i fondi del FAS (fondo aree sottoutilizzate), insomma i fondi destinati al Meridione li usano come gli pare, questo non succede mai con i soldi stanziati al Nord.
Nel periodo 2014-2020 ci sono i fondi europei che potrebbero sollecitare l’economia meridionale, darle quell’impulso necessario a risvegliare dal sonno tutto il comparto, ma facilmente anche questi finanziamenti faranno la stessa fine.
Cita altri episodi, come il porto di Gioia Tauro, che Genova e la Liguria hanno fatto ostruzionismo affinché non avesse uno sbocco ferroviario per innescare processi produttivi, ed è rimasto una scatola solo per lo scarico dei container.
Qualunque discorso si intraprende finisce sempre che tutto viene fatto a favore del Nord e contro il Sud.
Credo che fino a quando non ci si ribella a questa dittatura tosco padana, il Sud non si potrà mai risollevare, e i quattro secoli dietro al settentrione calcolati dallo Svimez continueranno ad aumentare. E la condanna dei territori destinati a essere colonie.
10-10-2014

KOBANE

Fino a due a poche settimane fa nessuno conosceva il nome Kobane, città Kurda siriana al confine con la Turchia.
Gli abitanti eroicamente stanno resistendo, ma lo strapotere dell’ISIS in armi e uomini è divenuta una lotta impari.
Mentre le potenze Occidentali quotidianamente muoiono centinaia di cittadini combattenti in difesa delle loro case. La Turchia si comporta nel modo più infame di tutti, perché pur essendo a poche centinaia di metri dal confine, con l’esercito schierato, non interviene e impedisce ai kurdi della Turchia di passare il confine per aiutare i loro fratelli, alle proteste per questo ambiguo e meschino comportamento, la risposta è stata una repressione durissima che ha provocato oltre una ventina di morti e centinaia di feriti fra i kurdi.
La coalizione è intervenuta tardi con i bombardamenti, essendo che l’ISIS è già entrata in città, e la linea del fronte ormai non è netta da poter avere efficacia.
Potrebbe paracadutare cibo, medicinali e armi essendo che sono allo estremo delle forze e delle risorse, ma non lo fanno per non urtare la Turchia, che fino a ieri a aiutato in tutti i modi l’ISIS, con il passaggio della frontiera di tutti i combattenti che venivano da tutto il mondo e armi.
I difensori di Kobane hanno giurato che non si ritireranno, combatteranno fino alla morte, tra i quattromila difensori ci sono mille donne combattenti, ieri una di loro di è fatta saltare in aria con le bombe a mano che aveva nel tascapane uccidendo alcuni jiadisti, si chiamava Arin Merkan; la settimana scorsa un’altra donna soldato Ceylan Ozalp vistasi accerchiata si è sparata un colpo in testa per non cadere nelle loro mani, aveva 19 anni.
Alcuni giorni fa un reparto di donne soldato ha fermato una colonna di jiadisti, e per questo motivo c’è l’hanno a morte con le donne soldate, proprio per questo fatto una decina di giorni fa ne hanno sgozzate tre ad Aleppo, consapevoli della fine che farebbero nelle loro mani, preferiscono il martirio.
Queste donne fanno parte delle unità YPJ(Unità di protezione delle donne) che sono il corpo combattente delle donne Kurde siriane, sono circa un terzo dei quarantamila combattenti Kurdi in Siria.
11-10-2014

GIUSTIZIA CIVILE

Quando si parla di giustizia non c’è da meravigliarsi di niente, qualunque notizia è da prendere sul serio.
Stamane mentre guardavo la rassegna stampa, in prima pagina sul quotidiano il Mattino era riportata la notizia di una causa civile che è durata 80 anni, sembra assurdo ma è così.
Quando è iniziata era il 1934, da qualche anno Hitler aveva preso il potere in Germania, Stalin imperversava in Unione Sovietica e tanti eventi che ora fanno parte della storia.
Se chiedi ai magistrati rispondono che è colpa di qualcun altro, mai che sia colpa loro lo sfascio in cui versa la giustizia italiana, che è diventata lo spauracchio degli investigatori internazionali.
Mai che li vede protestare per rendere accettabile i tempi processuali e di riformarla per dargli una connotazione europea, fanno le barricate solo quando si toccano i loro privilegi e i loro interessi; come oggi che urlano all’indipendenza (parola magica come la sicurezza) perché vogliono toccare le ferie dei magistrati che sono di due mesi e li vogliono portare un mese come tutti i cittadini normali.
Credo che la colpa sia anche dei giornalisti e i media in generale, che da cittadini che hanno vinto un concorso statale, li hanno innalzato sugli altari dell’olimpo come fossero dei, fino a quando non scenderanno e ritorneranno a essere impiegati dello Stato e al servizio del popolo, tutto rimarrà immutato e nulla cambierà.
12-10-2014

PERCHÉ BRIGANTI?

Ho finito di leggere il libro “Perché briganti?”. La storia vera del “brigante” Giuseppe Villella di Motta S. Lucia. Scritto da Domenico Iannantuoni e Francesco Antonio Cefalì. Con la prefazione dell’avvocato Amedeo Colacino, sindaco di Motta Santa Lucia. Editore Gigliotti.
Alcune cose le avevo già lette, ma molte non le conoscevo, anche se ogni nuovo libro che leggo mi convinco sempre di più che tutto l’orrore che la crudele e spietata annessione da parte dei piemontesi, sia stato un genocidio in ogni sua fase, prima, durante e dopo, e continua tutt’ora in modo scientifico e criminale quel disegno.
A scuola continuano a insegnarci una storiella inventata per farci rimanere servi e addirittura vergognarci della nostra terra, delle nostre tradizioni e dei nostri avi che ci batterono tenacemente, anche senza organizzazione, in modo confuso e abbandonati da tutti, ma lo fecero gagliardamente per cinque anni. Sconfitti e massacrati, ridotti alla miseria e incarcerati, a milioni scapparono all’estero per sopravvivere e non perdere la dignità.
La falsificazione storica non è solo il mito fasullo del risorgimento, ma per farci crescere nell’indigenza culturale, ci hanno cancellato anche il nostro passato di nazione di sette secoli.
Un conto è enfatizzare ed altro è mentire. L’opera di cancellazione dei fatti è però assai difficile perché troppi documenti provano tutte le malefatte, sono riusciti per 150 anni a censurare ma credo che il tempo sia maturo affinché tutti i crimini emergano dall’oscurità in cui sono stati tenuti fino ad oggi.
Il brigante Villella, il suo cranio è esposto nel museo di Torino dedicato a Cesare Lombroso, e che il suo comune di origine Motta Santa Lucia ha richiesto per dargli umana sepoltura, nel libro riporta delle ricerche effettuate, che è stato una vittima della famigerata legge Pica, essendo che arrestavano i parenti fino al terzo grado, in conclusione era un semplice contadino, che la follia razzista di Lombroso lo fece diventare il prototipo del delinquente.
Per la storia del Meridione si ricorda Federico II e Garibaldi, tra cui i due personaggi corrono 600 anni, sembra che in questi sei secoli il Mezzogiorno sia vissuto in uno stato di totale ibernazione.
Nel Nord rammentano tutti: i Visconti, gli Sforza, i Galileo, i d’Este, i Gonzaga, i Dogi di Venezia ed un ‘infinità di personaggi che fanno la storia e la cultura dell’Italia. Persino Napoleone ha la sua brava commemorazione. Anche il nemico dei Savoia-Carignano, il generalissimo austriaco Radetzky è tuttora ricordato benevolmente dalla popolazione milanese e non c’è Capodanno in cui non suonano anche in Italia (specie al Teatro alla Scala di Milano) le note della marcia di Radetzky.
Al Sud invece la patria della matematica infinitesimale, dell’astronomia, della musica, dell’ingegneria, della macchina a vapore italiana, dell’industria siderurgica e della cantieristica navale è totale oblio su tutto, addirittura hanno oscurato e deriso Ferdinando II che è stato il più grande statista o sovrano dell’Ottocento della penisola, in circa 30 anni di governo aveva modernizzato il Regno delle Due Sicilie e reso il più ricco d’Europa.
In Piemonte fanno la commemorazione della battaglia di Marengo nel 1800(Austriaci contro Francesi) e tengono in vita anche il mausoleo, in Calabria, la battaglia di Maida(4 luglio 1806) non si menziona neppure nelle università a corso storico. Perché? È chiaro che il mentire la vera storia, il sottacerla o addirittura mistificarla fa parte di una strategia politica volta a garantire la stabilità di un “potere costituito”, di una “Classe dirigente” che vuole mantenere posizioni di privilegio, che cadrebbero rapidamente nel caso in cui le popolazioni sottomesse meridionali si rendessero conto che stavano “meglio” prima del nuovo “Ordine Costituito”.
Persino la ribellione contro l’invasione francese del 1796 è stata mistificata dai piemontesi per rafforzare l’infamia del risorgimento. I meridionali si batterono con vigore contro i francesi, ebbero a subire orribili repressioni, solo nel 1799 la rivolta antifrancese, causò nel Regno delle Due Sicilie 60.000 morti, 10.000 solo nella città di Napoli. Aiutati dagli “ascari” giacobini italiani.
Il periodo di guerriglia antinapoleonica, solo nel Sud causò per mano francese 100.000 morti.
Il cardinale Fabrizio Ruffo partito da Messina il 6 febbraio del 1799 con soli sette uomini riconquistò il Regno di Napoli e il 13 giugno 1799 giunse in città alla testa di un esercito di proporzioni smisurate.
I francesi commisero violenze inaudite e le più feroci torture, tra cui l’impalamento. Il popolo rispose con altrettanta determinazione, ancora oggi riportano nei loro testi di scuola universitaria che molti soldati francesi furono mangiati dai calabresi. Per compiere questi gesti, a quali sofferenze furono sottoposti questi “briganti?”
La battaglia di Maida, ancora oggi è rievocata annualmente in Inghilterra con gran pompa magna; è persino ricordata, più mestamente in Francia, mentre è assolutamente taciuta in Italia, come mai?
Il generale Reynier per giustificare la sconfitta, mostrificò i cittadini meridionali “Sont Tous des Brigandes!”.
I piemontesi alimentarono la mostrificazione di un popolo di briganti per legittimare il loro genocidio commesso nel Meridione dal 1860 in poi.
In tutta Italia c’erano stati combattenti antifrancesi, ma nei libri di storia scritti sono dettatura savoiarda, quelli del Nord sono ritenuti eroi, viceversa quelli del Sud sono classificati briganti. Per questo motivo nessun episodio viene celebrato per ricordare l’eroica resistenza dei meridionali contro l’invasione francese.
Ritornando alla conquista piemontese, vorrei ricordare i due paesi simbolo dell’infamia dei nostri “fratelli” savoiardi, gli eccidi di Casalduni e Pontelandolfo il 14 agosto 1861.
Per i massacri di Pontelandolfo e Casalduni, il generale Enrico Cialdini incaricò il vicentino colonnello Pier Eleonoro Negri per Pontelandolfo e il maggiore Carlo Melegari per Casalduni.
Quelli di Casalduni informati dell’arrivo dei soldati scapparono, quelli di Pontelandolfo furono sorpresi nel sonno, li massacrarono, stuprarono, saccheggiarono e incendiarono tutto.
Al termine del massacro il colonnello vicentino dei bersaglieri Pier Eleonoro Negri (a Vicenza gli è stata dedicata una scuola e un piccolo monumento) telegrafò al generale Cialdini: “… Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora…..”.
Si comportarono da esercito conquistatore, la Nazione Meridionale finì di esistere in mano ai barbari venuti dal Nord; come scrisse Tommaso Fiore: “La nostra vita fu”.
Voglio concludere con l’interrogazione parlamentare alla Camera dei Deputati dell’Onorevole Angelo Manna, il 4 marzo 1991, sui crimini commessi dai piemontesi durante l’annessione forzata del Meridione all’Italia: “…Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della Difesa, per avere constatato che vige tuttora il più ostinato e pavido top secret di fatto su quasi tutti i documenti comprovanti gli intenzionali bestiali crimini perpetrati dalla soldataglia piemontese ai danni delle popolazioni, per lo più inermi, delle usurpate provincie meridionali dal tempo della camorristica conquista di Napoli a quello della cosiddetta breccia di Porta Pia: top secret voluto, evidentemente, dai grandi custodi di quell’epoca di scelleratezze e di razzie che prese il nome di risorgimento italiano e della quale il Sud paga sempre più a caro prezzo le conseguenze: considerato altresì che nel assoggettato ex reame libero e indipendente va assumendo, finalmente, sempre più vaste proporzioni quel processo di revisione e di demistificazione della storia scritta dai vincitori che dovrà fornire le motivazioni di fondo e lo stimolo alle future immancabili rivendicazioni politiche delle colonizzate regioni quando vorrà degnarsi di consentire il libero accesso agli archivi dello stato maggiore dell’esercito italiano che nascondono tutt’ora, in almeno duemila grossi volumi documenti fondamentali di natura non già soltanto militare (ordini, dispacci, rapporti relativi a movimenti di truppa e ad esiti di combattimenti, di imboscate e di raid repressivi e briganteschi), ma anche soprattutto di natura squisitamente politica: istruzioni riservate e anche cifrate del governo subalpino e profittatori luogotenenti, prefetti, ufficiali superiori, sindaci, comandanti di guardie nazionali; verbali di interrogatori eseguiti nelle carceri, nelle caserme, presso le sedi municipali degli aguzzini in uniforme che si coprono di disordine nell’infame periodo delle leggi marziali e delle sbrigative esecuzioni capitali; soffiate di spie e informazioni di agenti segreti ai militari, distinte di requisizioni e si espropri illegittimi con l’indicazione delle vittime; elenchi dettagliati dei preziosi, dei contanti e degli oggetti d’arte o sacri razziati nelle case, nei banchi pubblici, nei palazzi reali e nelle chiese; concessioni, infine, di premi, cattedre universitarie o liceali, sussidi una tantum o vitalizi a rinnegati, prostitute e camorristi e profittatori di noi altisonanti trasformati in eroi puri e beatificati nei sacri testi della angiografia risorgimentale. La nostra era una Nazione meravigliosa, il Regno delle Due Sicilie, chiamata dagli antichi terra felice, illuminata dal sole, ricca di bellissima vegetazione, fiori, alberi da frutta, terra ricca di cultura e di tradizione, dove filosofi e grandi studiosi hanno fatto la storia, terra di eroi e di santi. Era un paese libero, dove la gente viveva felice, dove c’era benessere, cultura, lavoro, fratellanza, fede. Nessuno era costretto ad emigrare, anzi da altre nazioni venivano a trovare lavoro in questo paese, chiamato il bel paese… in questa terra, dove tanti trovano asilo sicuro e accoglienza generosa, tanti venivano come ospiti e turisti, per vedere e gustare i suoi tesori artistici e culinari, per respirare la sua aria, per godere dei suoi passeggi, delle sue montagne e del suo mare. Avevamo un Re, che era veramente Re, il Re Borbone, uno di noi… nato tra di noi, parlava come noi, viveva come noi, aveva le nostre tradizioni e il nostro stesso cuore… un Re meridionale, veramente italiano…. e non un bastardo come il Savoia che venne ad usurparci. Avevamo tutto… e tanti erano invidiosi di quello che avevamo… invidiosi i massoni inglesi, invidiosi i liberali francesi, invidiosi i viscidi piemontesi. E venne un massone delinquente, che oggi è dipinto eroe dei due mondi, il terrorista Garibaldi… venne mandato da Cavour e dal Savoia per portare a termine l’opera già iniziata dal veleno degli infiltrati massoni liberali, piemontesi e nostrani. E ci hanno spogliato di tutto….. e quando il popolo si è ribellato, lo hanno chiamato brigante, e con la violenza e il genocidio, hanno continuato il sopruso dell’usurpazione. Con un falso plebiscito hanno annesso la nostra bella Nazione al minuscolo Piemonte, facendo della Nazione delle Due Sicilie, una delle più belle del mondo, un’infelice provincia piemontese, e facendo di Napoli, terza capitale del mondo, la capitale dell’immondizia. E tutti quelli che sono venuti dopo, aiutati dai traditori meridionali, calpestano la nostra identità, raccontando bugie e nascondendo la storia vera, hanno continuato ad usurparci, facendo del nostro bel paese, la Cenerentola del mondo. Ma ora la verità sta venendo a galla, e giustizia si farà…. perché i figli di quei briganti straziati e uccisi, sono ancora qui, vivi e forti, per gridare al mondo la verità e per chiedere la giustizia.
Ancora sulle mura di Gaeta sventola la bellissima bianca bandiera gigliata, e su di esse ancora vediamo il buon Francesco II e l’eroina Regina Maria Sofia, che al popolo delle Due Sicilie indicano la via della liberazione e della redenzione. Tutti conosceranno la storia vera, per anni proibita, e il popolo del Sud chiederà giustizia e libertà……….”
13-10-2014

L’INTELLIGENZA COLTIVATA

Leggendo un articolo mi ha molto incuriosito, perché in effetti non sono affermazioni superficiali o luoghi comuni, ma credo che sia la realtà.
In Inghilterra uno studio di OFCOM ente britannico che regola le telecomunicazioni ha rivelato che un bambino di 6 anni capisce di tecnologia digitale più di un 45 enne.
Hanno fatto un test, sottoponendo 800 bambini e 2000 adulti, il risultato è stato che il “quoziente digitale” dei bambini è stato superiore a quello degli adulti, 98 a 96.
Pertanto quando si dice che certe cose le capirebbe anche un bambino, non sono paradossi ma è la realtà.
Quando sono andato in permesso ho visto mia nipote come usava un telefonino, sembrava che avesse un computer fra le mani. Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera da mia sorella che mi informava che a seguito dei miei consigli, ha imparato a usare il computer ma principalmente il telefonino, con cui ci fa tutto, mi scrive che ha l’impressione di avere un computer nella borsa.
Siamo nell’era digitale, chi non impara e rimane indietro diventerà come lo erano gli analfabeti di un tempo non tanto lontano.
Nelle carceri purtroppo non danno la possibilità di tenere il passo con l’era digitale, alimentando generazioni di analfabeti informatici.
D’altronde non c’è da meravigliarsi, perché l’Italia è l’ultimo in Europa sul digitale, sulla rete e persino nelle scuole.
14-10-2014

L’OTTUSITÁ FANATICA RELIGIOSA

Una ragazza dopo aver avuto un rapporto non protetto, è corsa in ospedale per avere la pillola del giorno dopo, l’infermiera di turno gliela rifiutata.
In Italia sono 14 anni che questa pillola è venduta nelle farmacie, ma con tutto ciò ci sono dottori e infermiere che fanno prevalere la loro visione religiosa invece che il benessere della popolazione.
La stessa infermiera dopo poco tempo l’ha rifiutata anche a un’altra ragazza, sicuramente erano state tante, solo che questa volta ha trovato persone che hanno dato risalto alla faccenda.
L’ospedale sta vagliando le cose, perché le ragazze parlano anche di minacce da parte dell’infermiera, tipico dei fanatici religiosi.
Se queste due ragazze rimanessero incinte, sarebbe da citare in giudizio questa infermiera, perché gli avrebbe rovinato la vita.
Questa pillola andrebbe venduta liberamente come l’aspirina, tutti questi veti religiosi squalificano la civiltà e la democrazia del Paese.
15-10-2014

BUROCRAZIA CRIMINALE

Siamo in crisi economica, lo Stato con Equitalia rastrella più soldi che può rovinando migliaia di cittadini e facendo chiudere centinaia di piccole aziende al giorno, con tutto ciò la burocrazia asfissiante continua la sua opera di alimentare i problemi economici e del benessere comune.
Entro il 31 dicembre devono essere spesi 20 miliardi di fondi dell’Unione Europea, e per colpa della burocrazia statale, non si riesce a spenderli, purtroppo ogni anno tornano indietro tanti soldi perché non vengono spesi.
Gli europei potranno pensare che i governanti italiani siano masochisti oppure degli stupidi, che poi non sono tanto lontano dalla realtà.
Nei paesi dell’Europa dell’est, non perdono un soldo perché hanno aperto strutture apposite e qualche stato anche un ministero che si occupa solo dei fondi europei.
Ogni anno gli Stati europei stanziano una cifra per far funzionare la macchia dell’Unione Europea, pertanto questi miliardi sono nostri che ritornano.
16-10-2014

MALERBA

Ho finito di leggere il libro “Malerba” biografia di Giuseppe Grassonelli, scritto da lui e il giornalista Carmelo Sardo. Editore Mondadori.
Il libro è fatto molto bene, dopo letto ho compreso anche perché vinse il premio di Leonardo Sciascia.
Grassonelli era all’Asinara con il 41 bis nel blocco insieme a me, in tutto ha trascorso 15 anni nel regime di tortura del 41 bis prima che gli venisse revocato.
Racconta la sua storia dall’infanzia, dal suo allontanamento dal paese per cercare di evitargli di continuare a fare reati, i suoi famigliari avevano deciso così perché non riuscivano più a contenerlo, il suo arrivo in Germania a diciassette anni, un altro mondo che in pochi anni adotta a Patria; ogni volta che leggo di persone che amano ed eleggono a proprio paese un altro da quello natio, mi convinco sempre di più che nascere in un luogo invece che in un altro è sempre un caso, inoltre dove si è accolti bene e dove si è in armonia con la società si può benissimo chiamare casa.
Il suo destino e quello di migliaia di ragazzi meridionali, che un sistema istituzionale criminale che con la sua assenza costringe a imboccare la strada dell’illegittimità, che porta in solo due direzioni, o la morte o la galera.
Con impostazioni come la sua, contesti diversi o in altri luoghi, sono storie che si somigliano, purtroppo la legge della sopravvivenza o della conquista di un effimero potere, hanno scaturito negli anni passati migliaia di morti.
Lo Stato non ha voluto mai risanare l’humus che alimenta questi fenomeni, il “potere” ha sempre ritenuto mandare qualche generale ho magistrato con leggi speciali per risolvere queste situazioni di degrado sociale, una cortina fumogena per continuare a governare in modo criminale il paese.
Viene naturale che il pensiero comune è di vedere lo Stato come nemico, lo stesso autore scrive un concetto che in modo diverso pensavo anche io: “i carabinieri non rappresentavano per noi l’ordine costituito, ma dei nemici, degli occupanti….”, anche io ho sempre guardato i carabinieri come una sorta di nemici, anche se non sapevo spiegare il motivo, oggi sono consapevole che sono quelle cose che vengono da lontano, dall’annessione piemontese, di cui i carabinieri da reparto dell’esercito occupante divenne forza di polizia, con tutte le generazioni che ne derivano nel tempo.
Nel libro ci sono tutte le rappresentazioni di come sia facile che la vita di una persona si bruci in giovane età, vivere a cento all’ora come se un destino ancestrale avesse già deliberato che il tempo a disposizione fosse molto poco.
Ci sono citazioni e pensieri che diviene naturale sentirli propri, come quello di Lenin “Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e che non fa nulla per liberarsi è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma un uomo libero”. I pensieri di Lenin sono belli solo che la sua visione del mondo ha portato una degenerazione che ha causato milioni di morti, immani sofferenze e tanta schiavitù.
Anche Nietzsche le cui citazioni scavano l’animo umano e afferma delle verità incontestabili, senza lasciarsi “avvelenare” dal buonismo ipocrita: “L’uomo del sentimento è che non riesce ad uscire dall’angolo della vendetta e della ripetizione di un ricordo che sbarra la vita di ogni altro”. Il carcere ti ferma al momento dell’arresto e il sistema non ti aiuta a proseguire il cammino, anzi inasprisce tirando fuori la parte peggiore di noi, questo alimenta la ripetizione del rancore come rifugio dove trova una sorte di “pace”, anche se è l’inferno protratto nel tempo.
C’è un suo pensiero che condivido: “Dio serve al potere e non all’uomo libero di pensiero”, sottolineerei che è il potere che si serve di Dio con l’aiuto delle istituzioni che la rappresenta, per “narcotizzare” le popolazioni affinché siano obbedienti e credano a chi li rappresenti, insomma facciamo le brave pecorelle e non si ribellino all’oppressione e alle discriminazioni.
Il vero amico non è chi è uguale a te, ma chi ti rende uguale a te stesso, condivido pienamente, perché chi ti vuole cambiare non può essere un amico e ha altri interessi.
Cita molto il professore Ferraro che gli fa anche la postfazione, come lui adoro il professore, non l’ho conosciuto di persona come lui, ma leggo tutto quello che mi capita a tiro.
Concludo con una sua affermazione: “Dove non c’è Stato, non c’è società e non c’è legalità”.
Purtroppo nel Meridione lo Stato è presente solo con la repressione, come fosse una … colonia.
17-10-2014

IL GRANDE FRATELLO

Che gli Stati Uniti abbiano istaurato una sorta di grande fratello ormai nessuno lo può più contestare, controllano tutto, internet, telefonini, messaggerie ecc., anche con l’aiuto dei grandi portali in rete di proprietà di cittadini americani.
Leggendo Wired ho trovato un intervista di Edward Snowden, lavorava con la NSA e ha fatto scoppiare lo scandalo datagate, informando il mondo che erano tutti spiati dagli Stati Uniti, lo scandalo è stato di proporzioni mondiali, oggi è l’uomo più ricercato della terra, vive in Russia che gli ha dato asilo politico.
Lui cita Obama che durante la campagna elettorale affermava che: “non avrebbe sacrificato i diritti”. Poi ha rinnegato le promesse.
Il controllo di massa della NSA viola il quarto emendamento della Costituzione americana. Non si può intercettare senza fondato motivo.
Questa violazione l’ha convinto a fare il grande passo di rubare migliaia di documenti digitali negli uffici in cui lavorava e divulgarli.
Nell’intervista spiega come fanno gli Stati Uniti a tenere sotto controllo ogni cosa, non si tratta solo di questioni militari o di servizi segreti, ma anche di segreti industriali, scoperte scientifiche, acquisizioni, commercio ecc., dette in parole più terrene, queste sono rapine o ladrocinio, ora comprendo perché hanno il primato nella ricerca e nell’industria, e di conseguenza nella ricerca militare.
Non bisogna dimenticare i segreti di cui vengono a conoscenza e pertanto i servizi segreti americani faranno tanti ricatti, principalmente nei paesi “alleati”.
Negli anni scorsi non facevano che lamentarsi che erano spiati dai cinesi, russi israeliani ecc., era Snowden merita un plauso, sarebbe da premiare con il Nobel per la Pace, perché chi stravolge la sua vita per un ideale di libertà merita l’ammirazione del mondo intero.
18-10-2014

L’ALLUVIONE

Come tre anni fa anche quest’anno Genova si è trovata sotto un mare di fango, come al solito assistiamo ai balletti sulle responsabilità.
Tre anni fa a farne le spese fu la sindaca, quest’anno il sindaco Doria, dopo essere stato contestato dalla popolazione, trovato con la famiglia in un ristorante in una nota località sciistica in Valle d’Aosta, riconosciuto da un genovese e apostrofato in malo modo.
I soldi stanziati sono spariti e si trovano in banca a fare interessi, come negli ultimi trent’anni nessuno è colpevole, viene naturale pensare che il vecchio partito comunista, anche se ha cambiato nome la mentalità rimane la stessa, una setta che difende se stessa.
In Liguria la sinistra del partito comunista governa da decine di anni, talmente è radicato che nessuno può fare qualcosa senza il loro assenso. I media non fanno nessun attacco ai responsabili perché dovrebbe attaccare la sua parte politica.
Il politico che è responsabile non viene neanche menzionato, Claudio Burlando negli ultimi vent’anni è stato sindaco, ministro e ora da dieci anni è governatore della Liguria, ogni volta accusa qualcuno, ma lui si assolve sempre, anche questa volta ha fatto lo stesso, addirittura apostrofando un giornalista che lo accusava che non molto tempo fa aveva partecipato all’intombamento di un pezzo di fiume.
La gente è andata sotto il comune a protestare, tirando uova e verdure, costringendo il sindaco e la giunta a dimettersi. Ora dovrebbero andare sotto il palazzo della regione per fare dimettere il Presidente Burlando.
Per completare la cosa, la gente alle prossime elezioni non dovrebbe votare la sinistra, in modo da scardinare il sistema rosso causa di tutti questi misfatti. La migliore soluzione sarebbe una lista civica lontano dalla politica.
Forse la migliore soluzione sarebbe il movimento cinque stelle, così vediamo cosa sono capaci di fare.
19-10-2014

MATERIA CAPITALE

Un tempo dove Cristo si è fermato a Eboli, oggi in Lucania si è fermata la cultura, vincendo contro altre sei città, Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena, hanno scelto un capitale per la cultura europea del 2019, la città di Matera.
Matera si trova in Lucania oggi chiamata Basilicata, famosa nel mondo per i Sassi, patrimonio dell’Unesco, sono stati girati film conosciuti internazionalmente, amata da Adriano Olivetti, Pier Paolo Pasolini, Mel Gibson e tanti altri.
Le ultime edizioni avevano vinto Firenze e poi Genova, finalmente hanno deciso per una città meridionale.
Sono certo che interpreteranno il ruolo in modo magistrale, l’evento sarà ricordato per molto tempo dagli abitanti di Matera e dintorni.
L’unica nota stonata è che non c’è la ferrovia, però la stazione si. Negli anni ottanta furono stanziati circa 300 miliardi per la stazione e la ferrovia, costruirono la stazione e non i binari, un modo come un altro per rubarsi i soldi, ci scommetterei la mano che l’appalto l’aveva vinto una ditta del Nord, come è successo negli ultimi 150 anni.
Sono felice per questa vittoria di una città del Sud.
20-10-2014

PALESTINA

Di danni negli ultimi due secoli ne ha fatti tanti l’Inghilterra essendo un paese coloniale, con un impero che non tramontava mai il sole, ma non c’è dubbio che spesso prende decisioni di importanza storica.
Pochi ricordano la promessa negli anni venti del “focolare ebraico” che fu l’embrione dello Stato di Israele, dopo la seconda guerra mondiale il sogno di duemila anni dalla diaspora ebraica si avverò.
Oggi un altro storico si hanno preannunciato gli inglesi, un si per lo Stato di Palestina.
La Camera dei Comuni ha deliberato che riconosce lo Stato di Palestina accanto allo Stato d’Israele.
Questa mozione non è vincolante per Downing Street e il Foreign Office, ma ha un altro valore simbolico.
Dopo un secolo dalla Dichiarazione Balfour per un focolare ebraico, un altro passo giusto ha fatto l’Inghilterra verso un focolare palestinese.
Se tutti i paesi Europei facessero la stessa cosa, la pace a la diaspora palestinese finirebbe in pochi anni.
Onore agli inglesi che hanno il coraggio di fare questi passi storici.
21-10-2014

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