Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Diritto islamico-lezione due… di Fabio Falbo

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Pubblico oggi la seconda “lezione” di una dispensa sul Diritto Islamico, suddivisa in 13 lezioni.. preparata dal nostro Fabio Falbo, detenuto a Rebibbia.

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Spesso si associa il Diritto Islamico a pene coraniche: amputazione delle mani, lapidazione dell’adultera, divieto di mangiare carne di maiale o di bere sostanze alcoliche, abbigliamento fasciato per le donne, ecc. Solo questo sappiamo di questo Diritto. L’Islam, proprio perché si è sviluppato in quindici secoli di storia è il frutto di una concezione rilevante per il rapporto di culture diverse. 

L’Islam, proprio perché si è sviluppato in quindici secoli di storia, è il frutto di una concezione rilevante per il rapporto di culture diverse. L’Islam è in continuo rapporto con le tradizioni locali per migliorare il proprio status, ad esempio in Africa, non è applicato il Diritto come invece si applica in terra islamica come in India, perché vi sono state vicende di decolonizzazione, cioè della nascita degli Stati indipendenti, cioè di laicizzazione, e quindi un abbandono di modelli islamici imposti sulla base di una politica di prestigio e di supremazia. Questo che sembrava una forma di decadenza del Diritto Islamico, una battuta di arresto possiamo dire, ma l’intento di sopprimere questa cultura ed anche il Diritto non vi è riuscita. Per esempio, prendiamo la Turchia che ha abbandonato il Diritto a favore del codice Svizzero. La Libia con Gheddafi non ha mai voluto una Costituzione, ha sempre detto che il Corano è la Costituzione. 

Sciura-catia (potere della consultazione): una forma di “democrazia”, cioè il principio della consultazione, vuol dire che i saggi che conoscono il Diritto Islamic si riunivano per consultarsi e prendere decisioni sui vari argomenti importanti che lo stato doveva impartire al potere della consultazione.

Nel corso degli anni, a partire dagli anni ’70, c’è stata una re-islamizzazione, cioè una riesplosione del Diritto Islamico, con pene che, in materia di furto, prevedono l’amputazione delle mani e che, in caso di recidiva, amputazione non dell’altro arto, ma del piede. Con Gheddafi vi è stata una rivisitazione delle pene, poiché, a differenza del sistema assoluto islamico, molte pene corporali si sono tramutate in anni di detenzione. L’Arabaia Saudita non ha costituzione poiché solo Dio emana leggi, chiama le proprie leggi Nizàm, che significa regolamento  del potere politico che ha a disposizione  per regolare i rapporti giuridici dei cittadini. Tutto ciò deve intervenire in termini conformi alla Sharia, cioè la legge. Ovviamente le Nizam non hanno il medesimo valore giuridico della Sharia che è il Diritto Arabo per eccellenza. Queste danno poco spazio all’arbitrato. 

Un altro documento importante emanato dall’Arabia Saudita nel 1992 si chiama Asasi per identificare lo sviluppo alle leggi coraniche. Questo regolamento fondamentale si apre dicendo: che il Corano e la Summa del Profeta (cioè l’insieme delle tradizioni risalti al Profeta) e, non come ci aspettiamo noi, con la divisione dei poteri, come avremmo fatto con il nostro Diritto. Queste sono i pilastri su cui si fonda il regno dell’Arabia Saudita. Negli altri Pesi arabi, la legge viene indicata con il nome di Qanun. Nel Diritto Musulmano il Qanun è l’attività legislativa umana, cioè il potere politico. Sultano, Governatore, ecc. Diciamo una sorta di appendice del Diritto Islamico per regolare il Diritto Penale e l’azione umana in violazione delle norme per eccellenza.

Il Diritto Islamico in ogni caso rimane la forza primaria per la repressione e il regolamento dei comportamenti dell’uomo Musulmano. Il Diritto Islamico nasce e si afferma con il Profeta Maometto, nel 570 fino al 632, periodo in cui l’Islam nasce e si afferma per poi diffondersi con i seguaci di Mohamed nel nord Africa, nel Medio Oriente, per una diffusione del sistema giudaico-religioso che ha destato non poche perplessità nelle altre culture, poiché nel corso di pochissimi anni è arrivata  dalla Spagna all’India a scapito dei grandi imperi come quello bizantino occidentale. Detto ciò, non va confuso il Diritto Islamico con la Sharia. La Sharia è parola araba che significa strada diretta che conduce ad una sorgente d’acqua un abbeveratoio come indice di salvezza, lo troviamo anche nel capitolo che apre il Corano il sentiero che apre la via della salvezza. Il primo significato è che la Sharia è la strada che Dio ha creato per tutti gli uomini perché raggiunga la salvezza mentre, in un senso più stretto, la Sharia è la strada per i soli Musulmani, cosicché i cristiani possano interpretare secondo le scritture, cioè i Vangeli. 

 

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