Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Riflessioni di Nellino

Libertà

Un testo molto bello del nostro Nellino (Francesco Annunziata) detenuto a Catanzaro.

Come vive il detenuto la sua situazione, specie quando, come nell’ergastolo, non intravede una fine?

Quali sensazioni prova dentro?

E quando esce.. è davvero libero, o per la società porterà sempre un marchio sulla pelle?

Vi lascio a questo intenso testo di Nellino.

————————————————————-—————–

Maggio 2015

Dalla lettura di un libro capitato quasi per caso nelle mie mani, ho tratto queste riflessioni sul carcere e sulle pene in Italia e all’estero.
In Italia esiste la pena dell’ergastolo e, a dispetto di quante ne dicano, in Italia questa è una pena perpetua, non finisce mai e forse è l’unico Paese europeo dove veramente e CERTAMENTE, vi è una pena che non ha mai fine.
In questo libro che ho letto con voracità, un prigioniero americano ristretto in uno di quesgli Stati dove vige la pena di morte, commenta così il suo stato psicologico dopo la sentenza di primo grado che lo rinviava a due anni per poi la Corte prendere una decisione:
era la più crudele delle torture non sapere quanto tempo sarebbe durata la prigionia.
Vi ricordo che si tratta di un uomo rinchiuso in uno Stato dove c’è la pena di morte e non sia chi non vede, non pensa come alla più crudele delle torture alla pena di morte ma al non sapere quanto tempo sarebbe durata la prigionia.
L’ergastolano italiano vive questa condizione per un tempo indefinito, dal primo all’ultimo giorno. Sembra quasi un concetto metafisico quella parola MAI che si ritrova scritta sul foglio che stabilisce la FINE della sua pena. E se è la più crudele delle torture per uno che potrebbe essere condannato a morte, figuriamoci cosa deve significare per una persona a cui non viene concessa nemmeno questa possibilità, questa via di fuga, se non per suicidio. Proviamo solo a pensare quello che attraversa un ergastolano in attesa di appello.
Un ergastolano italiano aspetta la fine o la modifica della sentenza indeterminata, cioè un qualsiasi periodo tra l’anno e l’eternità. Non proviamo nemmeno a ragionare sul concetto di eternità. E su questa condizione vi parlo per esperienza personale.
Qualche anno fa abbiamo realizzato un libro: la mia vita è un romanzo, di Eugenio Masciari. Sulla quarta di copertina c’è una mia frase proprio in relazione all’argomento ergastolo. C’è scritto: il giorno in cui sono stato condannato all’ergastolo in primo grado è stato il giorno in cui mi sono sentito veramente libero.
Libero, senza freni, libero di poter fare qualsiasi cosa mi passasse dalla mente, perché non esiste nulla di peggiore di una condanna che sai non finirà mai. E l’attesa per l’appello è il tempo che non trascorre mai e che quando arriva quel giorno vorresti non fosse mai giunto.
In quei 12 mesi di attesa sono caduto nei luoghi più profondi del mio dentro, sono stato all’inferno come se fossi nel mio habitat naturale, come se quello fosse l’unico posto dove potessi stare e dove mi trovavo bene. Una pena che non ha fine che pena è? Non entro in argomenti religiosi, anche se pure il Papa ha espresso la sua opinione in merito. Pure la condanna all’inferno ha una fine. Espiati i peccati pure il diavolo ti “caccia”. In Italia no! In Italia in alcuni casi nemmeno da morto ti liberano.
E non è solo “colpa” dei politici che ci governano e fanno le leggi. Anche laddove non c’è una prigionia infinita e riesci a uscire da queste quattro mura, non uscirai mai dalle prigioni dove è la società che ti ha rinchiuso il primo giorno che sei uscito sui giornali.
Forse uno su diecimila esce e ce la fa, e diventa un bravo borghese. Ma la società non perdona e non si dimentica mai di noi altri, ci permette di rimanere liberi se accettiamo di essere pezzi di merda. Ti mette a lucidare scarpe, a lavare macchine o a friggere hamburger. E quello per gli ex detenuti bianchi. Ma pensa a cosa significhi essere nero ed ex detenuto, e magari senza istruzione. Cento anni fa te ne potevi andare nel buco del culo del mondo e ricominciare. Adesso, con i computer non ti permettono di ricominciare.
Non puoi nascondere il tuo passato. Loro non vogliono ex galeotti, e la cosa divertente è che hanno ragione. Un fesso qualunque se ne esce da qui ed è bel e inculato. Ma vaffanculo la riabilitazione… è già un lavoro a tempo pieno rimanere vivi.
Ci sono due aspetti da considerare: 1)il computer: dopo vent’anni trascorsi qui dentro esci e sei come se avessi viaggiato nel tempo, ma non tu, bensì la società che ti guarda come se fossi un uomo delle caverne. Chi lo sa usare un computer? E sappiamo tutti che nel mondo di oggi, totalmente informatizzato, senza un minimo di conoscenza della tecnologia che ci circonda, sei destinato a morire di fame. Invece poi sentiamo addetti ai lavori ostentare un’apertura mentale che in realtà non esiste, ostentano rieducazione e trattamento del detenuto per rimetterlo migliore nella società. Quella società che lo respinge, in quella società tecnologica, quando invece al detenuto non gli è data alcuna possibilità di mettersi al passo con i tempi.
2)è già un lavoro a tempo pieno rimanere vivi. E infatti, non è forse vero? Anche se in Italia non c’è il grado di violenza delle prigioni americane, restare vivi non è soltanto rispetto alle possibili morti violente, che pure ci sono, ma restare vivi ogni giorno pensando che non ci sarà mai più una vita da liberi. È un esercizio veramente a tempo pieno. È un combattimento infinito contro la morte per la vita, che vita non è. Ma di quale riabilitazione parlano? Riabilitare per cosa se non dovrà mai più tornare in quella società che ha stabilito che aveva bisogno di essere riabilitato? Riabilitarlo per “vivere” in carcere? E non è in carcere proprio perché secondo qualcuno è il suo luogo naturale?☺!
Meglio se la prendiamo a ridere, altrimenti ci sarebbe veramente da piangere lacrime amare.
La prigione ha due tipi di leggi, quelle dell’amministrazione e quelle dei carcerati. Per riguadagnare la libertà non ci si deve far prendere a infrangere quelle dell’amministrazione, che ricordano vagamente quelle della società. Ma per sopravvivere bisogna seguire i codici della malavita.
Un ufficiale della polizia americana:
non ho mai commesso un’infrazione e sono un uomo assolutamente ligio alla legge e all’ordine. Ma so che le regole della società non sono le stesse che ci sono qui dentro, e soltanto un idiota tenterebbe di applicarle.
Questo sì che è un saggio. ☺! invece qua non lo vogliono capire o meglio fanno finta di non capire. Ci sono regole che loro sono i primi a non rispettare e poi pretendono che altri le rispettino. A volte veramente mi sembrano dei pazzi o degli alieni venuti da un mondo futuristico stile quel film di Silvester Stallone: DRED. La legge sono io. Altre invece danno l’impressione cime se credessero di essere in un regno dove si sentono i sovrani. Dico questo perché, una possibilità oltre alla morte ci sarebbe per uscire. È COLLABORARE con la giustizia. Tralasciamo ogni considerazione sulla parola usata e ciò che dovrebbe significare altrimenti non la finiamo più. Limitiamoci solamente a considerare rispetto a quanto detto prima, la richiesta di collaborazione per ottenere dei benefici altrimenti negati. Come vedete queste persone non tengono conto di quello che dice quell’ufficiale di polizia citato sopra. Non convenite con me che è solo un idiota che pretende di applicare quelle regole anche qui dentro?
Non appena il cancello della cella e la porta esterna viene chiusa, tutta la spacconeria viene oscurata da nubi di disperazione. Qual è la differenza tra la camera a gas e l’ergastolo? Entrambe mettono fine alla speranza.
Il mio arresto è stato… come essere colpito da un fulmine. Né per giustizia né per punizione. Solo un atto di Dio.
Quando mi avete mandato in prigione io ne avevo paura ma non pensavo che potesse cambiarmi… nel bene e nel male. Ma dopo un anno io sono cambiato, e in peggio.
Cercare di far diventare qualcuno un essere umano rispettabile mandandolo in prigione è come cercare di far diventare qualcuno musulmano mettendolo in un tempio trappista.
Un anno fa l’idea di far male fisicamente a qualcuno era per me ripugnante. Ma dopo un anno in un mondo in cui nessuno mai dice che è sbagliato uccidere, in cui la legge della giungla ha il sopravvento, mi ritrovo capace di pensare con serenità ad atti di violenza. Le persone si uccidono le une con le altre da millenni.
Questo è quanto dice dopo un solo anno di prigione. Lascio alla vostra immaginazione cosa potrebbe dire un uomo rinchiuso per 20/30 anni.
Essere in prigione non servirà a nulla. La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. La probabilità che uno esca peggiore di quando c’è entrato rasentano il 100%.
L’ultima frase è l’unica affermazione incontrovertibile. Mi chiedo e vi chiedo, chissà di chi è la colpa o quale sia la causa di quel 100%? Non saranno proprio quelle persone addette al recupero del condannato e invece di recuperarlo lo rendono peggiore? Menomale che ancora penso di ragionare e avere capacità di scelta. Sì, dico: penso di ragionare ancora, perché non ne sono più così sicuro, dopo tanti anni in questa condizione. Mi conforta il fatto che mi pongo il dubbio e allora credo che finché uno si mette in discussione c’è ancora speranza di recuperare la ragione. Il guaio è quando non te ne accorgi e sei convinto di avere la verità in tasca e di essere ancora mentalmente normale dopo tutti questi anni in carcere. Quando è così allora significa che il processo è entrato in quella fase dove è impossibile tornare indietro.
Un caro saluto
Nellino.

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su “Riflessioni di Nellino

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Non posso che approvare tutto…. e ti mando davvero un carissimo abbraccio pieno di affetto, non dimenticare però che anche in prigione si ha a disposizione un’arma, la penna, ciao Nellino

  2. Pina in ha detto:

    Devo dire che la tua trasmissione è toccante, si avverte l’inferno creato dagli umani, dove ci si perde, dentro un groviglio di voci indecifrabili, ecco queste voci sono di anime che senza riflettere addita -condanna – ti ammazza …
    Luogo – pensieri – incontri – frustrazioni, si avvertono è invecchino col tempo così lungo, di un fine che nn ha fine, visibile se si percepisce con l’emozione.
    Sporgiti nella ricchezza di un sdirupo, prova a lasciati andare, ti sentirai sorreggere da due ali, sono emozioni che solo tu puoi sviluppare, credendo sempre alle tue forze. Ti aiuterà tanto se riesci a leggere ” Il ricercatore di emozioni ” Marco Cerati
    un libro recente che devo cercare, anche io cerco le emozioni, da viverle per poi trasmetterle…un arma così potente, nn dimenticarla…
    Un abbraccio Nellino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: