Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Giovanni Lentini a Papa Francesco

Pope Francis touches his cross as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis touches his cross as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Giovanni Lentini, detenuto a Fossombrone, in occasione del Giubileo indetto da Papa Francesco, ha voluto inviargli questa lettera.

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Caro Papa Francesco,

dopo avere sentito il tuo annuncio del prossimo Giubileo è nata in me l’idea di poter partecipare a questo evento, ma essendo reclamo non potrò recarmi nella Santa Sede per godere dell’indulgenza, come potranno fare milioni di persone. Neanche se riuscissi a sopravvivere per altri cinquant’anni e quindi per i prossimi Giubilei, potrei avere la possibilità di partecipare personalmente all’indulgenza plenaria, poiché sono condannato ad una pena perpetua, ovvero: all’Ergastolo, e quindi destinato a morire in carcere lontano dai miei cari e dalla mia terra, diversamente da quanto si afferma nel libro del Levitico al (cap. 25 versetto 10): “Sarà per voi un Giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia”.

Siamo in tanti in Italia ad avere questo problema… forse saremo duemila ergastolani.

Per noi ergastolani non sarà mai possibile ritornare nelle nostre case, dai nostri cari, né tanto meno potremo partecipare fisicamente all’Anno Santo, nonostante avremmo più bisognoso di altri dell’indulgenza, poiché è il malato che ha bisogno di essere guarito e non il sano, così recita lo Spirito Evangelico… E noi siamo malati nell’animo, nel cuore, infettati da tutte quelle patologie generate dalla sofferenza, dalla disunione dall’amore divino, dalla privazione della libertà, dal drastico distacco dalle nostre famiglie e dai nostri figli, dall’incolmabile vuoto affettivo, dall’indicibile dolore atroce causato dal ferale Fine Pena Mai che affligge le menti e pervade l’anima di tutti noi. Insomma siamo affetti da mali e patimenti che solo un miracolo di Dio o di un Santo potrebbe alleviare o risolvere.

La cosa peggiore è che nelle condizioni in cui mi trovo non posso offrire opere meritorie per ottenere l’indulgenza, ma nonostante i miei limiti, le mie debolezze, voglio partecipare, seppure a distanza a questo evento straordinario inviandoti questo scritto, questa preghiera… un modo per alzarmi dalle cadute, dal baratro in cui mi trovo e per avvicinarmi all’amore di Dio.

“Signore, sei stato buono con la tua terra, hai ricondotto i deportati di Giacobbe. Hai perdonato l’iniquità del tuo popolo, hai cancellato tutti i suoi peccati. Hai deposto tutto il tuo sdegno e messo fine alla tua grande ira. Rialzaci, Dio, nostra salvezza, e placa il tuo sdegno verso di noi”… (Salmo 84).

Santo Padre, mi auguro che nell’anno del Giubileo, tu possa rinnovare l’invito agli uomini del potere affinché aboliscano questa pena ferale e che il loro cuore sensibilizzato dalle tue parole li spingerà a seguire il tuo esempio abolendo questa pena disumana, che devasta le anime non solo di chi la vive sulla propria pelle, ma soprattutto affligge chi ci sta vicino, i nostri figli e i nostri familiari.

Secondo me non esiste un male maggiore e un male minore, uno da punire e uno no. Il male è male, è una caduta, un distacco dall’amore divino, tutti cadiamo in un modo o in un altro, fin dalle origini dell’uomo siamo portati a staccarci dall’amore incondizionato di Dio. La cosa più importante però è riuscire a rialzarci con la certezza che siamo già stati salvati da Cristo e quindi con la possibilità di riunirci a Lui.

Come afferma Cristos Yannaras: “E’ naturale che l’uomo fallisca anche dopo il battesimo nello sforzo per trascendere l’autonomia della sua individualità. Non riesce sempre a dominare i desideri e i bisogni assolutizzati della sua natura individuale; fallisce nell’ascesi, nell’esercizio della sua libertà. Ma la chiesa lo accoglie di nuovo, assume il suo fallimento, riconosce nella sua libertà, come conferma della verità, della sua persona. Questa accettazione e questo ristabilimento dell’uomo nella vita, che è l’amore e la comunione della chiesa, dopo qualsiasi sua caduta, costituiscono a loro volta un sacramento, un evento di riassunzione della libertà umana da parte della grazia di Dio: il sacramento della penitenza e della confessione”. (La libertà dell’ethos di Cristos Yannaros pag. 148).

Santo Padre, spero vivamente che questo mio scritto giunga nelle tue mani e tu possa dare un segnale al mondo intero… Santo Padre, aiutaci a risollevare le nostre vite…

Fossombrone

 

Giovanni Lentini

 

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