Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Solidarietà fra le sbarre ad Adriano Sofri… di Carmelo Musumeci

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Riflessioni del nostro Carmelo Musumeci, dopo che Adriano Sofri ha rinunciato a partecipare agli Stati Generali sul carcere e sulla pena indetti dal Ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

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“Gli inglesi spedirono in Australia i condannati e si trovarono in cambio una nazione”. (Tratto dalla prefazione di Erri De Luca dal libro “Fuga dall’Assassino dei Sogni”, Edizioni Erranti di Musumeci e Cosco)

Riguardo agli Stati Generali sul carcere e sulla pena ho già scritto molto per chiedere un coinvolgimento attivo e sostanziale delle persone detenute nella discussione sulla legge penitenziaria. E sinceramente non ho intenzione di dire più nulla, consapevole che gli addetti ai lavori, come sempre, se la cantano e se la suonano da soli.

Ero però contento che il Ministro Andrea Orlano, fra gli “esperti” per riformare il sistema penitenziario italiano, avesse chiamato Adriano Sofri (ex detentuo) che il carcere lo conosce meglio degli avvocati, dei magistrati, dei docenti universitari, degli operatori penitenziari, perché se l’è fatto. Le polemiche che sono uscite per la sua partecipazione all’interno degli Stati Generali sulla esecuzione della pena hanno convinto Adriano Sofri a rinunciare all’incario. Ed io, detenuto condannato alla pena dell’ergastolo, o se preferite alla “Pena di morte viva” o “nascosta” come la chiama Papa Francesco, ho deciso di trasmettergli la mia solidarietà.

Adriano, le polemiche nate per la tua partecipazione agli Stati Generali sul carcere e sulla pena mi hanno fatto capire, se mai ce ne fosse stato bisogno, che non si finirà mai di scontare una pena, neppure quando l’hai finita, perché per la stragrande maggioranza delle persone rimarremo (innocenti o colpevoli, non ha importanza) sempre gli uomini dei nostri reati. Credo che parte della società ci odi perché siamo lo specchio di una cattiva coscienza; e lo fa con vigliaccheria perché siamo inermi e scoperti, né si accontenta di farlo solo con i noi detenuti, ma lo fa anche con le nostre famiglie.

Ci puniscono per tutti i mali della società. E chi non è forte e potente non può difendersi né, a causa delle distanze, incontrare i famigliari perché lo stato ci porta come pacchi, o meglio come anime morte, da una parte all’altra dell’Italia. Eppure i dati di ogni Stato affermano  che non vi è alcuna correlazione tra inasprimento delle pene e riduzione dei reati. Penso che anche i più cattivi possono migliorare ogni volta che ne hanno occasione, ma he stando anni e anni in carcere senza speranza migliorare sia impossibile.

Credo che in uno Stato che pratica la giustizia, i detenuti non siano irrecuperabile, perché è più difficile comportarsi male che bene. Penso che la legge meriti di essere definita tale solo a condizione che gli stessi servitori della legge vi ubbidiscano  e forniscano personalmente esempi appropriati di comportamento irreprensibile. Credo che l’istituzione penitenziaria debba nutrirsi di giustizia, adempierla, nel modo più scrupoloso possibile, farne umile professione e fedelmente metterla in pratica.

Penso che punire, con esclusivo criterio remunerativo, senza dare la possibilità di rieducazione, sia una crudeltà. Credo il prigioniero abbia il diritto di “gridare” e di cercare di capire, anche gridando il suo disagio, per quali ragioni, queste stesse leggi che lo hanno condannato, non vengano rispettate neppure in carcere. Penso che più è lunga la pena e più sia difficile l’inserimento, perché il carcere annulla, distrugge affetti, personalità, progetti, famiglia. E poi una volta fuori, si ritorna, perché non si ha altra scelta. Credo che quando uno ha commesso un reato, quanto prima lo si fa uscire dal carcere, dopo un percorso rieducativo, meglio sia per tutti.

Adriano, hai fatto bene a fare un passo indietro. Se si faranno gli Stati Generali sul carcere e sulla pena da soli, senza il coinvolgimento attivo dei detenuti (o ex detenuti) non capiranno mai che cosa sia una galera o come viva e cosa pensi un prigioniero; produrranno solo chiacchiere.

E per fortuna che alcuni padri della nostra Carta Costituzionale sono stati ex detenuti e hanno partecipato all’Assemblea Costituente portando tutta la loro conoscenza delle galere.

Un sorriso tra le sbarre

 

 

 

 

 

 

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Un pensiero su “Solidarietà fra le sbarre ad Adriano Sofri… di Carmelo Musumeci

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    La penso esattamente come te Carmelo, ma mi spiace tantissimo che Sofri abbia rinunciato.

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