Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Da “Nonostante i cacciatori di uomini”… di Giovanni Farina

pittura-astratta,-macchie-colorate-202314

Pubblico oggi un altro brano tratto da “Nonostante i cacciatori di uomini”.. libro scritto da Giovanni Farina, detenuto a Catanzaro.

———————————————–

Non dimentico che un giorno lontano sono stato pastore di pecore, ricordo i giorni quando allevavo le mie bestie e mangiavo il pane raffermo dei monti. La confusione dell’uomo mi fa preoccupare per te. L’eco della violenza che subisce la tua gente mi dà tanta tristezza. Penso allo spazio immenso del tuo paese, eppure ci si uccide tra fratelli, per uno spazio che non ci serve per vivere.

Quando vivevo nella tua città, andava a camminare sui monti. Era mia abitudine allontanarmi tutti i giorni dai rumori della città. No non mai riuscito ad abituarmi  al loro fragore. Mi piaceva ritrovare  in quei luoghi  a me sconosciuti la serenità che avevo perduto allontanandomi da casa. Mi piaceva andare in cima ai boschi ove potevo guardar lontano  e interrogare con lo sguardo il mondo  che nasceva sotto di me, nelle valli. Era un ambiente selvaggio, solo ai suoi margini si poteva camminare. Non ti permetteva di entrare nel folto ventre. Entro i confini della selva inesplorata vi era una casupola costruita con tronchi d’albero, l’unica presenza della mano dell’uomo.

Il vento della notizia mi racconta che la mano gelida della morta ha attraversato quei luoghi che avevo visto fioriti, pieni di vita. Al contesto sociale si possono fare infinite domande, solo quando giunge la more non se ne possono più avanzare. Da più di due anni non so dove sei, se vivi ancora. Vedo solo il tuo volto, rimasto impresso nella mia mente. Non vi è mare, non vi sono montagne che mi hanno trattenuto lontano da te, o questo cielo infinito che mi faccia dimenticare te. Sei sempre nei miei sogni, non sono abbastanza lontano per dimenticare il tuo volto, l’amore che abbiamo unito più volte in un solo respiro. Ti vedo ad ogni alba che appare davanti alla luce dei miei occhi, ti vedo come il giorno del nostro primo incontro. Il nostro appuntamento non ha mai fine, resterà un incontrarsi per l’eternità.

Vorrei che il vento del mio amore frugasse nel tuo cuore, come fa nel tenero fogliame di un bosco in estate. Dove ogni vita ha un senso e ogni linguaggio si rivela magia immortale.

Ho vissuto il mio mondo e oggi mi resta solo da guardare la terra nuda che mi ha generato, con l’occhio dell’anima.

Dopo il pianto, ogni angolo del mondo cambia il suo paesaggio di luce e di pensiero. Quello che non hai sentito dentro di te resta come una stagione che non è mai nata, come una foglia che non si è mai distaccata dal ramo l’ha sostenuta per fermarsi sulla terra nuda.

Quando non senti nessuna voce che ti chiama, non puoi rispondere al silenzio, sei costretto a inventarti delle domande, per cercare delle risposte da dare al tuo pensiero.

Sarà eterno l’abbraccio che ha sigillato i nostri corpi sull’erba umida del nostro sudore, sino a mescolarsi alla terra da te tanto amata.

Non era possibile non sentire la febbre che saliva dalla tua terra, sino a fare dei nostri corpi  tremanti un fiume in piena che rompeva ogni argine. In ogni desiderio c’era un solo battito, abbiamo vissuto un solo battito dei nostri cuori, in un corpo solo. Mi sentivo generato in quel luogo, figlio di quella terra.

Oggi inseguo il vento del ricordo, corro senza trovare spazio per raggiungerti. Sono soffocato dalla tristezza e non posso vivere come se il mio passato sia l’unica gioia che ha fatto l’esistenza. Mi sono lasciato trasportare in ansie che credevo di avere dimenticato, e invece un giorno sono apparse nella mia mente, e ciò mi ha fatto ricordare il mio egoismo. Ho ancora una volta ascoltato il richiamo della memoria, e ancora una volta non riuscivo a lasciarti da sola. L’altro giorno alla televisione ho visto un luogo ove eravamo stati assieme. Il mio pensiero s’è avvicinato a te, quasi a farmi sentire il profumo del tuo corpo, la tua voce. Il mio cuore non ce l’ha fatta a resistere silenzioso, il suo battere mi rompeva i termini, mi faceva scoppiare il cervello. Ricordo la tua ansia al mio “arrivederci”, ti promisi che sarei tornato molto presto, ricordo che mi hai risposto: “Come l’altra volta”. Avevi ragione tu nel dirmi addio, ogni arrivederci è sempre stato un addio. Nel guardare dentro la mia vita, sei stata sempre una chiromante, non ti ho mai voluto ascoltare. Hai sempre indovinato le mie partenze, dicendomi se erano brevi o lontane nel tempo. Non ti ho mai voluto ascoltare.

Ho consegnato la mia vita al vento e non ho fatto nulla, perché non se la portasse via, lontano. Non posso cercarti, perché le mie parole non hanno le ali, e non posso volare per raggiungerti. La mia prigione è fatta per l’uomo che è nato e vive. Il mio cuore in questo giorno può solo parlarti, non può ascoltarti, vivo nel solo pensiero.

Il nostro amore non morirà mai, solo la tomba potrà soffocarlo.

Parlo così perché ho imparato a parlarti, e ricordandoti, è stato da sempre la nostra forza di vita. Ci eravamo promessi di parlarci con sincerità, come era stato sincero il nostro primo pianto alla vita, la nostro verità doveva essere sincera, come il nostro primo grido. Abbiamo pianto insieme perché eravamo nati, perché ci eravamo conosciuti e amati. Oggi non sento più la mia voce, perché non voglio dimenticare la tua.

Perché mi hai seguito per tanti anni, se sapevi che nulla potevo darti?

La gioia di un momento vale una vita.

Non hai mai risposto alle mie domande, ti sei sempre chiusa nel silenzio, anche se il tuo cuore non sapeva tacere.

Il destino ha sconvolto l’attrazione della vita, o il nostro desiderio era più forte di ogni corrente transitoria che dà l’illusione dell’amore eterno?

Se le nostre sensazioni sono ancora vive, quello che ci ha unito è stato più forte del tempo, e di ogni distanza. La giungla di cemento non è riuscita a chiudere il nostro amore.

Ti guardo perché ho aspettato il giorno per vederti. Grido la vita perché sono nato, allungo le braccia perché voglio che le mie mani ti tocchino e sentano il calore che parla oltre il corpo.

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su “Da “Nonostante i cacciatori di uomini”… di Giovanni Farina

  1. Pina in ha detto:

    bellissimissimi pensieri che emergono, e se permetti anche se parli che nn hai le ali per volare, io li vedo svolazzare dentro quei campi sconfinati dove nn c’è tempo che li tenga fermi .
    La trasmissione ha la sua importanza, rende liberi internamente .
    Leggero’ il tuo libro Giovanni 😉 con vero piacere

  2. Alessandra Lucini in ha detto:

    Tenero e commovente questo passo, la capacità di amare supera qualunque avversità… è l’amore che ci tiene in vita, ciao Giovanni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: