Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La barbarie della deportazione… di Pasquale De Feo

simbolsssIl nostro Pasquale De Feo, da poco tempo è stato trasferito da Catanzaro, dove stava ormai da anni, ad Oristano, dove hanno aperto un nuovo carcere, che probabilmente contribuirà alla operazione di “deportazione” di detenuti, soprattutto alta sicurezza, in Sardegna.

Pasquale, come sempre, ha parole lucide ed efficaci nel descrivere il lato oscuro del sistema giudiziario.. e cito, prima di lasciarvi alla lettura integrale della sua lettera, un passaggio emblematico riguardo a quello che significa il sistema di trasferimento:

“Tagliare di netto tutto ciò che un recluso si era creato, relazioni umane, ambientali e sociali, un piccolo mondo spazzato via, profonde sofferenze che si ripercuotono sulle famiglie e in molti casi contribuiscono a sfasciarle, bambini che cresceranno traumatizzati con un profondo odio contro lo Stato, future generazioni di carcerati.”

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La storia si ripete dopo un secolo e mezzo, i ricorsi storici sono una realtà e noi la stiamo vivendo con la seconda deportazione di massa nell’isola-prigione della Sardegna.

Verso le nove stavo mettendomi a letto quando viene l’agente e mi dice di prepararmi la roba che alle quattro di notte devo partire.

Rimango inebetito, non me l’aspettavo, è stato come un fulmine a ciel sereno.

Mi riprendo e inizio a preparare tutto, non avendo fatto in tempo a spedire il pacco invernale ho tanta biancheria.

Dopo due ore porto tutto giù in una stanza a piano terra, mi rimangono un borsone con la biancheria necessaria, un paio di borsellini con i prodotti dell’igiene personale e la cartella con la posta.

Mi metto a letto, mille pensieri affollavano la mia mente, non riuscivo a inquadrare il motivo del trasferimento, mai come questa volta non avevo dato nessuno appiglio per arrivare a questo punto, e poi perché in Sardegna? C’ero stato già due volte, all’Asinara e a Nuoro. L’impressione che si trattasse di un trasferimento di punizione.

Si trattava di un disegno criminale molto più ampio e su scala nazionale, una deportazione di massa.

Alle tre di notte mi alzo, faccio colazione e mi preparo, scendo giù alle quattro, dopo mezz’ora partiamo, c’è anche un altro recluso, verso le sei arriviamo all’aeroporto di Lamezia Terme, prendiamo l’aereo per Roma dove giungiamo all’incirca alle otto.

Mi chiudono in una cella e mi dicono che dobbiamo aspettare l’aereo per la Sardegna, sono convinto che vado a Nuoro.

Il caposcorta verso le dieci mi comunica che devo andare a Oristano e stanno aspettando la scorta per consegnarmi a loro.

Chiamo perché avevo fame, era passato mezzogiorno, arrivano alcuni agenti e mi comunicano che sono la nuova scorta e dobbiamo attendere l’imbarco, mi dicono che non possono comprarmi niente e devo arrangiarmi con il sacchetto datomi a Catanzaro.

Quando c’erano i carabinieri a fare le scorte, non se lo facevano neanche dire. Erano loro a chiederci cosa volevamo comprare.

Alle quattro e mezza di pomeriggio prendiamo l’aereo per Cagliari, alle sei siamo già in viaggio con il furgone, alle sette arriviamo a Oristano.

Tra matricola e magazzino verso le otto sono in cella, sono stanco affamato e lo sanno, mangio qualcosa e vado a dormire.

Sono il primo deportato nella nuova sezione AS-1, c’è un signore di fronte, è comune, si trova qui per isolamento giudiziario.

Venerdì 15 maggio hanno svuotato la sezione, era AS-3, gli ultimi due sono partiti sabato mattina 16 maggio, la stessa scorta mi ha preso in consegna all’aeroporto di Roma.

La sera di venerdì 15 mi hanno chiamato per partire, una fretta senza motivo. Dopo venti giorni sono ancora da solo.

I funzionari e i politici nel ministero della giustizia, quando vanno in TV o rilasciano interviste sui quotidiani, sembra di ascoltare e leggere di persone della civilissima Norvegia. Dicono tante bugie, illustrano una realtà che è pianificata solo nelle loro teste e la propinano ai cittadini, nei fatti adoperano il sistema penitenziario e il giustizialismo più becero come tram per i loro interessi di potere e di carriera.

Le carceri sono il luogo più illegale del Paese, il DAP è l’emblema di questo apice di violazione dei diritti penitenziari e umani.

Stanno chiudendo Padova e Nuoro AS-1 e verranno tutti qui, ma la deportazione riguarda anche tanti AS-3 e comuni.

Sotto di me ci sono quattro sezioni AS-3, sento solo dialetti meridionali.

Tenti reclusi che stavano facendo percorsi importanti dopo tanti anni di carcere, si ritrovano al punto di partenza.

Bisognava riempire queste carceri nate da interessi delle cricche di Roma e sicuramente con la complicità di sodali sardi. Pertanto via al trasferimento di massa.

Alcuni anni fa il ministero della giustizia e l’ex Presidente della regione Sardegna Soru, avevano firmato un protocollo, affinché nella regione ci fossero solo reclusi sardi, reclamando anche quelli del continente. Invece per i loschi affari di Balducci, Anemone e compagnia, con la copertura di padri politici, hanno violato i loro stessi accordi, costruendo smodatamente per creare una regione-prigione.

I politici sardi che l’hanno permesso, non sono solo complici di questa nefandezza, perché senza il loro consenso non avrebbero potuto farlo.

Tagliare di netto tutto ciò che un recluso si era creato, relazioni umane, ambientali e sociali, un piccolo mondo spazzato via, profonde sofferenze che si ripercuotono sulle famiglie e in molti casi contribuiscono a sfasciarle, bambini che cresceranno traumatizzati con un profondo odio contro lo Stato, future generazioni di carcerati.

Il sistema di deportazione nasce nel 1863 con la famigerata legge PICA, la madre di tutte le leggi d’emergenza, che con terminologie diverse è arrivata fino ai nostri giorni.

I piemontesi-savoiardi cercarono con il Portogallo e poi con l’Argentina di avere un’isola o un pezzo di Patagonia per deportare quanti più meridionali possibile. Fallita questa infamia, ripiegarono sulle isole interne. Le isole piccole ebbero le loro cayenne, la Sardegna e la Sicilia furono riempite di carceri, particolarmente la Sardegna.

Migliaia di infelici persero la vita in questi luoghi insalubri, di fame, stenti e malattie.

I fratelli d’Italia dovevano insegnarci la loro “civiltà”, educandoci con la sferza e le deportazioni, anticipando di mezzo secolo le dittature rosse e nere. Questo sfregio è divenuto storia risorgimentale.

Questa barbarie burocratica-poliziesca continua tutt’ora, con l’inaugurazione della massiccia deportazione che avviene nel silenzio censorio dei media.

Qualcuno dirà che non è vero. Mi dimostri che il 99,99% dei deportati italiani in Sardegna non siano meridionali.

Siamo colonia interna pertanto cittadini di serie B, un problema di ordine pubblico “indigeni” difettati geneticamente propensi per indole naturale ad essere lombrosianamente criminali.

Un tempo il Meridione era un covo di briganti, oggi siamo un covo di mafiosi, domani saremo un covo di marziani sic,… l’importante è che le leggi di emergenza “infinita” continuino ad essere applicate, per tenere il Meridione nello stato attuale di depressione cronica, per equipararlo ai paesi africani.

La deportazione è tortura, l’allontanamento dalle famiglie causa lacerazioni insanabili. Quale legame affettivo si può coltivare con un colloquio una volta all’anno nella migliore delle ipotesi.

Nel tempo le istituzioni hanno allevato funzionari che ritengono naturale questo sistema di barbarie.

Quando si eleva il meccanismo nella mostrificazione a “normale” strumento di repressione, la tortura di varia natura diventa burocrazia quotidiana.

Pasquale De Feo

Oristano giugno 2015

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4 pensieri su “La barbarie della deportazione… di Pasquale De Feo

  1. Francesca Teresa in ha detto:

    che tristezza !!!!!! stanno trasferendo tutti i detenuti qui nella mia Sardegna……magari potessi aiutarli….mi si spezza il cuore sentire queste storie….un abbraccio signor De Feo…..

  2. Pina in ha detto:

    Carissimo Pasquale devi tenerti forte contro tale macchina, lei colpisce, sapendo che crea danni, ma se ne fotte, nn ti da il tempo, neanche di riflettere, “ferisce, lacera, ogni pensiero” perchè per loro un condannato a vita, nn ha diritto ad avere sentimenti. Invece si sbagliano, tu ne hai e come ! le tue parole parlano chiaro, è il tuo percorso ha creato tanti contatti umani, che nn vedi, ma ci sono.
    Ti seguo, da tempo, è mi duole tanto quel che fanno a te, e ad altri, nn lo trovo per niente umano. Cosa ci si aspetta da un macchina, che nn è personale, ma è tenuta da tanti, un vero mostro, mostrificato.
    Ciao amico, un abbraccio 🙂

  3. Alessandra Lucini in ha detto:

    Non ho parole Pasquale, voglio soltanto che tu superi anche questo… lo so che il danno è grande e la rabbia ancora di più, e so che il motivo di tutto questo è soltanto economico, rende e voi siete la materia prima usata per i loro interessi, ma tu non cedere, non dare soddisfazioni a questo sistema perverso e diabolico. Mi vengono in mente queste parole… PERDONALI PERCHÈ NON SANNO QUELLO CHE FANNO, ma non sono adatte perchè loro sanno perfettamente quello che fanno, I LORO SPORCHI COMODI.
    Ti abbraccio forte forte e con tutta l’amicizia di cui sono capace.

  4. pamela iamundo in ha detto:

    Caro Pasquale… mi rattrista leggerti e saperti solo. Soprattutto, mi rattrista moltissimo che ti abbiano portato via da Catanzaro, il luogo dove avevi creato quel tipo di rapporto che, nel male, poteva quantomeno darti sollievo di qualche pensiero di troppo. Conosco la vostra realtà, avevo avuto l’onore di entrare a far parte, per qualche ora, del vostro gruppo di affiatati “disturbatori” dell’ordine imposto. i rumorosi, quelli che si interrogano e pongono domande, quelli che non si arrendono, quelli che vogliono sapere, conoscere… Averti conosciuto è stato per me un grandissimo onore, credimi, ti ricordo sempre bene e avrei tanto voluto continuare quell’esperienza.
    Mi addolora molto saperti lontano dai tuoi amici di Catanzaro, mi addolora saperti laggiù, lontano da tutto e da tutti… chissà quale logica ha permesso questo… quale sia il concetto di fondo per cui persone come te debbano essere prese di forza, in mezzo alla notte, ed essere trasferiti su un’isola.
    è certamente come sostieni tu, riempire i castelli nel deserto costruiti per riempire le tasche di qualche losco imprenditore e far girare il motore della politica corrotta.
    Caro Pasquale, cerca di andare avanti come sai fare tu! Sii forte e non arrenderti mai.
    Ti abbraccio, Pasquale.

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