Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il suicidio di Paula Cooper: il carcere non è la medicina, ma la malattia… di Carmelo Musumeci

PaolaCooper

Un articolo dove il nostro Carmelo Musumeci parla del recente suicidio di Paola Cooper. Paola Cooper finì nel 1986 in carcere dopo che, quindicenne, uccise la sua maestra. Solo una grande pressione popolare la salvò dalla pena di morte. Rimase in carcere ventisei anni, ma, una volta uscita, si è data la morte. Una storia emblematica…

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Amore Bello, ho preso una decisione, non ho più bisogno di vivere per continuare ad amarti, posso benissimo continuare a volerti bene anche da morto. Non voglio invecchiare in carcere, ho deciso di lasciarmi morire di fame. Non venire al colloquio, perché rifiuterò di vederti. Non scrivere, perché non leggerò le tue lettere. Ci incontreremo nell’aldilà o fra le stelle. Io me ne vado, ma ti lascio il mio amore, i miei sogni e i miei pensieri. Ti amerò fine alla fine dell’universo. Addio“.

Tratto da “Fuga dall’Assassino dei Sogni”. Autore: Musumeci e Cosco. Edizioni erranti Editoria indipendente – Libero sapere edizionierranti.org. Prefazione di Erri De Luca. Il libro si può richiedere anche scrivendo a zannablumusumeci@libero.it.

I più giovani non se la ricordano. In questi giorni ho letto che s’è suicidata Paula Cooper con un colpo di pistola alla testa, la ragazza che nel 1986 circa, appena quindicenne, uccise negli Stati Uniti la sua maestra. E si salvò dalla pena di morte dopo una mobilitazione di molte persone in alcuni paesi. Era uscita dopo ventisette anni di carcere, ma a volte la libertà fa paura più della prigione. Questa paura l’ho provata anch’io quando, dopo ventiquattro anni di carcere, il mese scorso sono uscito qualche giorno in permesso. E vi confido che in alcuni momenti, nonostante l’amore dei miei familiari che mi circondava, non vedevo l’ora di rientrare nella mia tomba di cemento e ferro perché le persone libere mi facevano un po’ paura.

Credo di immaginare come si sentiva Paula perché quando uno è stato in carcere, anche una sola volta, ci rimane un po’ tutta la vita. Probabilmente è giusto che la società ci punisca e ci chiuda in una cella, ma se non vuole diventare una società crudele e cattiva è meglio che un giorno non troppo lontano si ricordi di aprire la cella. Soprattutto, le pene troppo lunghe sono devastanti perché quando s’invecchia in carcere, poi non cerchi più nulla. E non perché non lo desideri, ma perché non hai più nulla da cercare perché hai perso ogni cosa.

Dopo decenni e decenni di carcere i prigionieri si sentono come cadaveri che camminano in attesa di cadere. E ci sono dei giorni che il carcere dà un tal senso d’inutilità che non riesci neppure a sentirti infelice come fuori. Purtroppo il mondo del carcere è un universo buio confuso e senza vita, dove s’invecchia senza vivere.

Spesso ti senti in guerra. Una guerra sporca senza regole. Non puoi vincere e lotti solo per continuare ad esistere. Infatti, degli anni trascorsi in prigione, ricordi poco, probabilmente perché sono anni vuoti. Non riesci più a distinguere i sogni dai ricordi. La tua unica preoccupazione diventa trovare il modo per arrivare a fare sera. Poi arrivare al mattino. Inoltre il carcere non ti fa uscire il senso di colpa perché ti accorgi che i tuoi governanti sono a volte non meno cattivi di te. Non è neppure facile vivere sapendo che la tua cella diventerà una tomba con una condanna terribile e disumana come la pena dell’ergastolo.

Non è per nulla semplice vivere senza futuro. Io ci sto provando da ventiquattro anni. E spero di non farlo solo per togliermi la vita da uomo libero come ha fatto Paula Cooper, perché se fosse così, preferirei farlo adesso. Buona morte Paula, spero dove sei adesso non ci siano prigioni. Un sorriso fra le sbarre.

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Un pensiero su “Il suicidio di Paula Cooper: il carcere non è la medicina, ma la malattia… di Carmelo Musumeci

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    E’ troppo triste … hai ragione Carmelo, il carcere, come le pene troppo lunghe non è di nessuna utilità, semplicemente tritura la vita.

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