Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il viaggio della speranza… di Giovanni Donetiello

speras

Come già sapete dalla lettura di un testo di Giovanni Zito pubblicato recentemente, è stato deciso di smantellare la sezione Alta Sicurezza del carcere di Padova.

Questa notizia è stata traumatizzante per tutti quei detenuti collocati in quella sezione.

Padova è considerato una delle poche carceri italiani in cui vi è un autentico sforzo verso la rieducazione del detenuto. In questo carcere la persona reclusa sente che gli sono offerte delle concrete possibilità; si trova a partecipare a molti stimolanti incontri con il mondo esterno. E vi è la redazione di una delle principali, se non della principale, rivista portata avanti da detenuti. La direttrice di questa rivista è Ornella Favero, apprezzata da tutti i detenuti per il suo impegno.

I detenuti dei reparti Alta Sicurezza sono spesso detenuti che sono in carcere da più di un ventennio e che davvero non rappresentano, in gran parte dei casi (e tranne le dovute eccezioni) più un pericolo sociale. Anzi spesso alcuni dei detenuti più riflessivi, più sensibili, più disciplinati, più aperti all’impegno e al cambiamento si trovano proprio nelle sezioni Alta Sicurezza.

Eppure questa sezioni vengono ancora considerate sezioni di appestati. E negli ultimi tempi si stanno smantellando tali sezioni in quelle carceri -come Spoleto e, appunto, Padova- che sono considerate “umani”, per impacchettare e spedire questi detenuti in carceri molto spesso tutt’altro che in grado di garantire un efficace “trattamento”.

A volte il trauma dello spostamento per questi detenuti è maggiorato dal fatto che vengono inviati anche in contesti molto problematici, per loro, ai fini dell’essere raggiunti dalla propria famiglia; come la Sardegna. 

Su quanto sta avvenendo a Padova, e sulle sensazioni, amareggiate e indignate dei detenuti Alta Sicurezza di quel carcere, ci è arrivati questo pezzo di Giovanni Donetiello che è anche un omaggio a Ristretti Orizzonti e ad Ornella Favero e che è sottoscritto da altri detenuti, tra cui il nostro Giovanni Zito.

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IL VIAGGIO DELLA SPERANZA:

La chiusura della sezione A.S. del carcere due Palazzi è ufficiale. L’annuncio è stato dato in prima persona dal direttore Dott. Salvatore Pirruccio.

La notizia circolava da tempo ma senza un fondamento degno di essere preso in considerazione, spesso in carcere un certo tipo di notizie vengono fatte circolare ad arte e hanno una logica tipica di un certo modo di “gestire” i detenuti, ossia quello di renderli più vulnerabili e più accondiscendenti. Così accade che in modo subdolo si circuiscono proprio quei detenuti che magari sono più bisognevoli di un sostegno.

Questo è inaccettabile!

Ho voluto fare questa premessa per dare il senso di quanto sia distante dalla realtà il mondo del carcere.

Davanti ad una cruda realtà, le reazioni sono state di incredulità. Infatti, nessuno di noi si capacitava di essere “impacchettato” e spedito in un altro istituto che diversamente da quello di Padova non troverà nulla di quanto si va a lasciare. In questo istituto la pena è resa il meno afflittiva possibile, si rispetta la dignità umana ed i diritti delle persone detenute.

Anche in questa situazione estremamente delicata, perché delicata è la mente di tutti coloro che come me hanno fatto non meno di venti anni di carcere nei circuiti differenziati, quali il 41 bis e l’Alta Sicurezza, la direzione del carcere ha dimostrato tutto il rispetto per la persona mettendo a disposizione ogni suo strumento affinchè i detenuti potessero sentirsi non abbandonati al proprio destino.

Ci sono stati incontri sia con operatori interni sia con il garante regionale dei detenuti, Dott. ssa Aura Dissegna, che accompagnata dal presidente della cooperativa Giotto dott. N. Boscoletto, hanno voluto ascoltare i detenuti mostrando una gran dose di sensibilità che in queste situazioni non è mai abbastanza, proprio perché il disagio creato ai detenuti è veramente enorme.

Come sempre la parte del leone l’ha fatta la redazione di Ristretti Orizzonti. Infatti, a parte la pubblicazione di un documento comprensivo di tre capitoli riguardanti rispettivamente la chiusura delle sezioni A.S., delle declassificazioni e del percorso rieducativo del detenuto. Nella redazione ci sono stati accesi confronti con tutti i facenti parte del gruppo di discussione. Si sono fatti due incontri consecutivi durante i quali si è cercato di mettere a fuoco tutti gli aspetti della vicenda affinchè attraverso la nostra direttrice della rivista Ornella Favero potessero sentire anche la nostra voce i signori del D.A.P.

A seguito di un incessante lavoro è stato programmato un incontro presso il D.A.P. con la nostra Direttrice della redazione. Questo evento è stato accolto da tutti e in particolare dal gruppo facente parte del giornale come una piccola conquista. Già far sentire le nostre voci per noi è importante. Inoltre, l’essere considerati, rivendicare i proprio diritti, attraverso Ornella, ai responsabili di questa nuova deportazione ci ha dato un lumicino di speranza. Oggi Ornella, già me la immagino, lotterà come una leonessa a difesa dei propri cuccioli. Beh, sì, non me ne vogliate miei cari compagni di sventura, ieri non appena è stata sospesa la riunione di redazione un po’ più in anticipo del solito, proprio perché Ornella doveva recarsi in stazione per prendere il treno per Roma, tutti noi la abbiamo circondata e riempita di attenzioni. Sembravamo tanti cuccioli vicini alla propria madre!

Le nostre speranze le abbiamo affidate ad una persona che io definisco per bene come pochi, abbiamo affidato anche i nostri timori, i nostri sogni, ben consapevoli che non dipende da Ornella il raggiungimento dei risultati sperati.

Cara Ornella, di una cosa siamo certi: che abbiamo la fortuna di averti e se tutto volgerà nel modo che è stato deciso noi continueremo a lottare insieme a te, ma soprattutto saremo sempre vicini a te per quello che ci verrà consentito.

Ti diciamo grazie per quello che hai fatto per noi tutti, per quello che ci hai trasmesso, per quello che ci hai insegnato e per quello che avresti voluto ancora insegnare. Il nostro ricordo di te sarà certamente per noi tutti il ricordo più bello delle persone conosciute in carcere.

Ho notato un comportamento che assumi spesso, che è quello di tenere gli occhi bassi; non so come interpretarlo, sarà una tua abitudine, da questo tuo atteggiamento non certo remissivo, piuttosto mi ha dato lo spunto per dirti che di fronte a te che sei una persona per bene io insieme ad Agostino, Antonio, Aurelio, Francesco, Gaetano, Giovanni Z., Giuseppe D., Giuseppe Z. e Tommaso, abbassiamo lo sguardo.

Grazie Ornella!

Giovanni Donatiello

 

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2 pensieri su “Il viaggio della speranza… di Giovanni Donetiello

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    A volte tenere gli occhi bassu significa timidezza oppure ci si sente consapevoli che si vorrebbe fare tanto ma si riesce a fare tanto poco. In bocca al lupo.

  2. Pina in ha detto:

    E’ lusinghiero sentire che c’è qualcuno che pensi a voi, e che malgrado il luogo, fa sentire il suo profumo interiore, della sue essenza, guadandovi in viso.
    Un umana nn contagiata, ma fiera del suo operato, una fortuna che nn si trova facilmente …Un buon augurio a tutti voi.

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