Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La macchina del Dott. Frankstein si è messa in moto… di Giovanni Zito

Alessandro-Caligaris-La-città-dei-folli-2012

Giovanni Zito lo conosciamo da un pezzo. E’ una delle presenze storiche di questo Blog. Abbiamo visto i suoi testi ispirati, la sua ironia, le sue malinconie, il senso di abbattimento, la voglia di combattere.

In questi anni ha girato varie carceri, fino ad arrivare a Padova.

A Padova ha effettuato un percorso eccellente.. ma… la trottola gira.. e ha saputo che dovrà cambiare carcere. Prossima destinazione Sulmona. Il carcere di Padova dovrà essere adibito solo per i detenuti comuni; e quindi tutti quelli che non lo sono verranno inviati in altre carceri che hanno ancora la sezione di Alta Sicurezza.

La trottola gira… e Giovanni dovrà ricominciare tutto da capo…

Chi è all’esterno queste cose difficilmente può capirle. Difficilmente può capire che vuol dire seguire  un percorso, cominciare a trovare un equilibrio, “costruire” qualcosa.. e.. di colpo.. essere rigettato in alto mare…

A Padova Giovanni, visto l’eccellente funzionamento di quell’istituto, aveva fatto un “salto”.

Lui ha fatto di tutto per cogliere le opportunità che gli venivano offerte. Ha frequentato la scuola superiore, ha frequentato il catechismo, è entrato nella redazione di Ristretti Orizzonti… ha partecipato a convegni e seminari dove si incontrava la società esterna. In mezzo a tutto questo ha lottato faticosamente per avanzare nella sua crescita interiore e per costruire un futuro diverso.

Il contesto di Padova stava valorizzando le potenzialità di Giovanni, e Giovanni ci ha messo tutto il suo impegno.

Poi un giorno ti alzi.. e.. puff.. si cambia casa…

La follia di tutto questo è difficile anche da descrivere. Il controsenso di un percorso dove mentre ti stai “strutturando”, mentre stai “crescendo” e mentre ti stai “allineando” a tutto un nuovo contesto di opportunità, di colpo ti viene tolto tutto. Psicologicamente si rischiano forti contraccolpi. Si potrebbe dire che sarebbe stato meglio non dare certe opportunità, sarebbe stato meglio non dare occasioni di crescita, non aumentare i momenti di valorizzazione.. se poi si deve perdere tutto.

E si potrebbe anche dire che senso ha per un detenuto impegnarsi assiduamente nel suo percorso carcerario.. se da un momento all’altro può essere sbattuto in un altro carcere, anche molto diverso dal precedente e dovere ricominciare da capo.

Persone come Giovanni per resistere devono fondamentalmente contare sulla loro forza interiore, visto che tutto il mondo di chi dovrebbe aiutare, fornire opportunità, “risocializzare”.. finisce con l’essere un ostacolo al percorso del detenuto.

PS: l’immagine che accompagna il post è la riproduzione di un’opera di Alessandro Caligaris, dal titolo “La città dei folli”.

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La macchina del Dott. Frankestein

si è messa in moto

portando la morte ai defunti

che cercavano di sopravvivere nel mondo

dimenticato dei superbi civilizzati

 

Scusatemi tantissimo amici del blog.

Vi racconto l’ultimo evento di Padova, in cui sono ristretto da circa due anni.

Sorpresa del dopo Pasqua, la sezione AS1 verrà smantellata perché l’istituto dovrà essere declassificato, cioè deve essere adibito -o riempito- da detenuti comuni.

Mentre il sottoscritto verrà trasferito con altri 36 compagni nei seguenti istituti entro la fine del corrente mese, io sono fortunato, vado a Sulmona, poi c’è Parma, Voghera, Opera, Sardegna, Oristano.

Ciò significa ricominciare da capo il percorso rieducativo, malgrado io abbia scontato oltre 20 anni di carcere duro, di cui 10 al 41 bis, e sia stato revocato da quel regime deplorevole perché il sottoscritto non aveva più contatti con il crimine organizzato e doveva essere declassificato dal regime 41bis.

Così fu, signori miei, ma con l’unico risultato di essere sballottato da un carcere all’altro come un qualsiasi pacco postale. Vi ricordo che due anni prima fui trasferito da Carinola a Padova, perché anche Carinola doveva diventare carcere comune.

In questo istituto di Padova mi sono subito adoperato per attuare il mio reinserimento andando alla scuola superiore, frequentando il catechismo, inserendomi nella sede di Ristretti Orizzonti a pieno titolo, mettendomi in prima persona, partecipando ai convegni e seminari, incontrando la società esterna e studenti universitari, con corsi di scrittura, lottando e faticando sul modo di pensare e vivere correttamente per costruire un futuro migliore.

Tutto questo decade nel momento in cui il Ministero della Giustizia, o meglio il DAP, dispone il trasferimento del suddetto ergastolano.

Mi domando a che cosa serva questa assurda tortura, perché mi lasciano vivere serenamente per un certo tempo, se poi ogni volta mi costringono a tornare indietro di dieci passi. Non è più accettabile da parte di chi gestisce questo sistema degradante, perché l’articolo 27 della nostra Costituzione dice che ogni detenuto deve essere reinserito. Come si spiega allora tutto questo meraviglioso percorso di vita attiva dentro queste mura? Come si può pensare che possiamo giocare a calcetto con degli studenti esterni e nello stesso tempo essere pericolosi per lo stato? Ho dato testimonianza ai vari convegni che non si può essere colpevoli per sempre, io ho fatto un percorso con me stesso, ho rivisto la mia detenzione del passato e mi sono disancorato dal mio datato percorso istruendomi, grazie ai vari professori che con struggente disappunto sono venuti a conoscenza del mio imminente trasferimento presso il carcere di Sulmona. Tutte le persone che sono state in contatto con me sia epistolarmente che visivamente, rimangono sbalordite nel vedere uomini come me che stanno dando il massimo impegno per uscire da un sistema orrendo e senza riguardi verso chi vuole cambiare sul serio il proprio futuro o destino che sia. Questo signori è l’unico istituto che cambia la prospettiva di ancora di salvezza.

Non cerco nessuna giustificazione, voglio e credo che sia giusto esprimere il mio dissenso ai dirigenti amministrativi che puntano il dito verso quelle persone che cercano, malgrado tutto, di vivere dignitosamente la propria condanna in serenità. Non posso più accettare che con un percorso del genere io rimanga inchiodato al passato, quando nel mio animo vivo un cambiamento positivo e serio, non che radicale, della mia persona e lo dimostra il documento allegato della coordinatrice Ornella Favero, donna responsabile che mi ha dato forza e volontà per rivedere le mie scelte del passato.

Se tutto questo mio scrivere non è segno di ravvedimento costruttivo, ditemi voi: che cos’è?

Spero vivamente che nel mio futuro possano avverarsi tutte quelle aspettative positive che ho intrapreso in questo istituto, sono sicuro che parte degli organi amministrativi non vogliono che i detenuti cambino radicalmente, forse loro sono più cattivi di me. Oppure hanno da guadagnarci sopra la mia, la nostra pelle, perché io sono capace di superare gli ostacoli, ma chi vige sulla mia vita carceraria sarà mai capace di comprendere che i detenuti ergastolani come il sottoscritto possano redimersi con volontà nuova?

Non mi faccio rubare la speranza, perché così disse Papa Francesco.

09/04/2015

Giovanni Zito

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2 pensieri su “La macchina del Dott. Frankstein si è messa in moto… di Giovanni Zito

  1. Pina in ha detto:

    Carissimo Giovanni, dopo tanti anni, che seguo il tuo è anche quello degli altri, ho finito per leggervi internamente, comprendendo il vostro percorso rieducativo, ma che alla fine rimane su quattro mura, imprigionato, pronto per essere sempre operato, è quale misura migliore, scegliendo la via della giostra, da un posto all’altro, evitando così di affezionarsi, sia al luogo che alle persone, è che trovo cattivo da parte di chi esercita tali interventi… “posso immaginare il primario con la sua echip, che muovono questa giostra carceri, mostrificandone la completa paralisi mentale.
    Se avverti il dolore, vuol dire, che sei vivo, e che respiri, sigillandoti con le tue forze, che ti proteggono da tale torture.
    E ‘ fin che ci sarà questo stato di fatto, nn so, e nn trovo risposte più esaurienti di quel che ho espresso.
    Si aspetta, con la speranza, “che è l’ultima a morire “, nn ti resta che sperare che l’intervento sia quello giusto, come vuole il tuo cuore, mio carissimo amico

  2. Alessandra Lucini in ha detto:

    Ecco appunto, qualcuno ci guadagna sopra e anche tanto, la giostra che gira ingrassa qualcuno… ma si dice che il bene fatto non va mai distrutto e io ti auguro di poter mettere a buon frutto il percorso intrapreso a Padova. In bocca al lupo

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