Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il Drago… di Giovanni ZITO

Red_Dragon_by_SnowSkadi

La nostra Grazia Paletta ci ha inviato un racconto di Giovanni Zito -detenuto a Padova- dedicato alle sue nipotine.

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Un giorno nonno Giovanni disse ai suoi adorabili nipotini “Volete che vi racconti la favole del vecchio drago?” “Sì” dissero i bambini “dai nonno che tu sei bravissimo”.
“Tanto tempo fa, quando i primissimi dei avevano già creato il mondo e passavano il loro tempo a far niente, gli uomini e le donne vivevano lavorando la terra, e così trascorrevano le loro giornate.
Ma raccontano che un giorno comparve in un villaggio un grande drago così enorme che sembrava ricoprisse tutto il cielo. Questo drago si nutriva di uomini nel senso che mangiava solo i maschi, mentre le donne non le toccava nemmeno. E dopo che aveva mangiato tutti gli uomini di un villaggio, si trasferiva in un altro e ricominciava da capo.
Presto i villaggi si avvertirono a vicenda di questa immane sciagura che li stava per colpire, e gli abitanti terrorizzati discutevano di questo drago enorme.
E raccontavano che era così grande e lungo che arrivava a circondare un paese intero.
Il drago sorvolava i villaggi come una nube più nera della notte, non permetteva a nessuno di lasciare il villaggio, erano tutti prigionieri e ostaggi di questa massa informe e malefica e diceva soltanto che se non gli avessero dato tutti gli uomini in pasto non avrebbe lasciato vivere nessuno, e così alcuni si arrendevano, altri provavano a combattere, ma il drago era troppo forte perché oltre a mangiare gli uomini sputava fuoco dalla bocca che sembrava una fornace sopra le loro teste, non c’erano dubbi, il drago era invincibile, aveva sempre la meglio.
I villaggi vivevano nel terrore, in attesa del giorno in cui sarebbe arrivato il grande drago a mangiarsi tutti gli uomini, perché se li mangiava tutti interi.
Raccontano però che ci fu un uomo che riuscì a sfuggire alla bestia con la sua famiglia e andò a rifugiarsi nel villaggio che aveva già subito il suo micidiale attacco lì, davanti a sole donne, l’uomo disse: “Sono venuto in questo villaggio con la mia famiglia perché il drago è già passato da questo luogo, quindi sono certo di aver fatto la cosa giusta”. L’uomo disse pure alle donne che era giunto il momento di combattere per sconfiggere il drago, perché grande era il danno che recava alla vita umana.
Le donne si dissero: “Noi siamo soltanto delle donne, non sappiamo lottare come fanno gli uomini, che cosa ci possiamo fare, noi siamo capaci solo di coltivare la terra e di crescere i nostri figli, e poi come possiamo combatterlo senza l’aiuto degli uomini? Come possiamo assalirlo se non fa più ritorno nel nostro villaggio perché si è già mangiato tutti gli uomini e ormai non ce ne sono più?” Le donne si allontanarono molto triti e scoraggiate.
Tutte tranne una, la più bella e forte, il suo nome era Letizia, si avvicinò all’uomo e gli chiese: “Io sono d’accordo con te straniero, proprio come te io devo difendere le mie sorelle, vedi laggiù quella ragazzina che gioca con il tigrillo è la mia sorellina Giorgia e poi c’è la mia gemella Lucrezia. Ma dimmi, come pensi di sconfiggere il drago?” L’uomo rispose che non aveva un piano preciso, ma che bisognava pensarci insieme.
Allora l’uomo e la donna si misero a studiare un piano folle ma efficace e lo elaborarono. Poi andarono a chiamare le altre donne per spiegare loro il piano e furono tutte d’accordo.
Poco dopo l’uomo si mise a passeggiare allo scoperto proprio in mezzo al villaggio e da lontano il drago li vide con la sua vista acuta.
Arrivò subito e si piombò come un lampo sul villaggio e ordinò alle donne di consegnargli quell’uomo, altrimenti non avrebbe permesso a nessuno di salvarsi. Le donne si sottomisero subito al suo volere, ma chiesero di potersi riunire per mettersi d’accordo.
Il drago acconsentì. Allora le donne si misero in cerchio intorno all’uomo e siccome erano tante il cerchio diventava sempre più grande, finché non arrivò a toccare quello formato dal drago sopra le loro teste intorno al villaggio.
A quel punto l’uomo disse: “Va bene sono disposto a consegnarmi per il bene della mia gente” e s’incamminò verso la testa del drago.
Mentre il drago era tutto indaffarato a mangiarsi l’uomo, le donne presero dei pali aguzzi e cominciarono a colpire il drago in tutto il corpo e siccome erano tante, dislocate dappertutto e la sua bocca era piena perché stava mangiando l’ultimo uomo di quel villaggio, il drago non poté difendersi.
Non gli era mai venuto in mente che i deboli lo avrebbero potuto attaccare in quel modo e da tutte le parti, e ben presto si vide debole e sopraffatto.
Allora disse: “Abbiate pietà di me, non uccidetemi, vi prego!” “No”, risposero le donne. “Ti uccideremo perché ci hai fatto soffrire tanto, hai fatto troppo male e hai ucciso i nostri uomini”.
“Facciamo un patto”, disse il drago. “Se voi non mi uccidete vi restituisco i vostri uomini, perché li tengo tutti nella pancia”.
Allora le donne decisero che non lo avrebbero ucciso, ma lo avrebbero costretto ad allontanarsi per sempre dalle loro terre.
Ma il drago rispose “Dove vivrò, cosa mangerò? No, così non è giusto”
Erano bloccati su questo punto, quando Letizia suggerì che bisognava chiedere consiglio all’uomo che era scampato al drago e si era rifugiato con la sua famiglia nel loro villaggio, e così disse al drago: “Libera l’uomo che hai appena mangiato e vediamo se gli viene in mente l’idea giusta per tutti noi!”
Il drago liberò l’uomo, ormai più morto che vivo, e questi a fatica riuscì a dire che bisognava chiedere consiglio agli Dei.
Lui stesso sarebbe potuto andare ad accecarli perché ormai era più morto che vivo. Allora l’uomo si mise in cammino, e trovò gli Dei addormentati sotto un albero magico, l’albero era ricoperto da foglie d’oro, li svegliò e spiegò loro il problema, e gli dei si riunirono per pensarci su e raggiungere un accordo.
Quindi si diressero nel luogo dove si trovavano il drago e le donne che lo avevano sconfitto, ascoltarono le loro ragioni e dissero che la colpa era del drago, che doveva essere punito e restituire gli uomini che aveva ingoiato se non voleva morire, e così il drago vomitò tutti gli uomini di tutti i villaggi.
Allora gli Dei dissero che il drago doveva andare a vivere sulla montagna più alta. Tuttavia, siccome una sola montagna era troppo poco per la sua grande mole, ne doveva prendere due, le più alte del mondo, e in una avrebbe tenuto la coda, mentre nell’altra avrebbe messo la testa e per pranzo avrebbe mangiato la luce del sole, e le mille ferite inflitte dalle donne guerriere non si sarebbero mai più rimarginate.
Detto questo, gli dei se ne andarono, e altrettanto fece l’enorme drago, che si arrampicò tutto triste sulle montagne più alte del mondo e in una mise la testa e nell’altra la coda, e stese il suo enorme corpo da un lato all’altro del cielo e da allora mangia di giorno la luce del sole e di notte quella luce si riversa da tutte le parti, uscendo dai mille buchi delle sue ferite inflitte dalle donne guerriere.

Alle mie nipotine Letizia, Lucrezia e Giorgia dal vostro nonno Giovanni che vi pensa sempre. Baci, baci.

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2 pensieri su “Il Drago… di Giovanni ZITO

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    Una bella favola, l’augurio è che questo nonno possa un giorno raccontarla a voce.

  2. Pina in ha detto:

    Una straordinaria storia, che racchiude immense sfumature pittoriche, perchè ogni cosa realizzata esce da un cuore buono, che riesce ha trasformare, dando vita ed animazione nn solo per i tuoi nipoti ma anche agli ascoltatori, ” come “.
    Devo confessarti che è bellissima in quel chiaro luce e in quel nero, che più nero nn c’è, ma che le soluzioni suggestivi, creativi operano sempre a fin di bene…
    Un bel regalo nonno Giovanni

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