Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

IL FRUTTO DELL’AMORE E DELLA PERSEVERANZA, di Gino Rannesi

Nicholas 001

IL FRUTTO DELL’AMORE E DELLA PERSEVERANZA

Dedicato a Nicholas, un bambino speciale.

Correva l’anno 1992 quando nel catanese un ragazzo bello, ricco e famoso fu arrestato dalla polizia. Nel giro di poche ore passò dalle stelle alle celle d’isolamento di un carcere, dove ancora oggi i topi di fogna spadroneggiano. A differenza di altri malavitosi, quel ragazzo, che al momento dell’arresto aveva ventotto anni, capì che un capitolo della vecchia malavita stava per chiudersi definitivamente.

Non impiegò molto per capire che l’era degli opportunisti era giunta. Accusato di una moltitudine di reati si rese conto che rischiava di non uscire mai più dalle patrie galere. Al momento dell’arresto era bello, ricco e “famoso”, ma anche molto innamorato di una Donna che lui riteneva di non meritare. Assorto da una moltitudine di pensieri, non sapeva che fare, ma poi da buon incassatore, preso atto della sconfitta, fu costretto a prendere alcune decisioni.

La prima fu di lasciare la donna che lui amava tanto. La seconda fu di difendersi fino all’ultimo nelle aule dei tribunali. Avrebbe venduto cara la pelle. Nominò due dei migliori avvocati di quel tempo e organizzò la sua difesa. Gli avvocati che il ragazzo aveva scelto per condurre la battaglia erano bravi e anche leali. Infatti, in uno dei tanti incontri gli avvocati gli dissero: “Ribellino, deve sapere che per lei le cose si mettono male, parecchi “pentiti” lo accusano di fatti gravissimi, lei è come uno che dopo essere stato messo al muro, tutti gli sparano addosso…” Il ragazzo apprezzò la franchezza con cui si erano espressi gli avvocati, ma insistette affinché questi lo difendessero. 

Processi lunghi e complicati? Ma quando mai. Lunghi forse sì, complicati assolutamente no. Le prove che lo avrebbero visto condannato si basavano in prevalenza sulla propalazione dei cosidetti collaboratori di giustizia: “So, mi hanno detto, si chiacchierava…” .Il ragazzo era conscio del fatto di non essere stato un santo, ma anche consapevole di non essere stato più monello di tanti altri soggetti che da ex compagni adesso lo stavano accusando ferocemente.  È stato lui, l’ha detto lui etc.,” .Visto l’andazzo, il ragazzo si sentiva solo, tradito e sconsolato. Che senso aveva tutto ciò? Le sue parole non erano prese neanche in considerazione, mentre le cose che dicevano i “pentiti”, erano considerate come una sorta di vangelo. E per questi motivi, il ragazzo stava rinunciando di partecipare a tutte le successive udienze.

Poi un giorno, durante un’udienza che si stava svolgendo davanti alla Corte di Assise, accadde che, fra il pubblico che affollava la tribuna dell’aula di giustizia, fece la propria comparsa una donna che il ragazzo conosceva molto bene. Bella, anzi, bellissima. Il ragazzo non appena la vide sobbalzò dalla panchina su cui era seduto. Pensò tra sè e sé: ma non le avevo fatto sapere di lasciarmi stare? Aspettò con impazienza che vi fosse la pausa per dirgliene quattro. Infatti, lei in quel posto non sarebbe mai dovuta entrare. Poco dopo il Presidente della Corte annunciò una pausa di dieci minuti, e fu allora che il ragazzo si alzò in piedi, e, rivolgendosi alla sua compagna le disse: Grazie per essere venuta, mi manchi da morire. Quando lei gli disse: “Perché dopo il tuo arresto non hai voluto vedermi? Sarei venuta a colloquio…” Perché ti amo– le rispose lui.

Adesso il ragazzo aveva trovato un buon motivo per continuare a partecipare alle udienze, infatti lì, durante le pause, poteva parlare con la sua donna. Ma c’era un problema, Francesca non si sarebbe accontentata di vederlo solo da lontano e, per questo motivo, gli chiese: “Voglio venire a colloquio, mi prenderò cura di te…” .  Il ragazzo era frastornato e combattuto. Frastornato perché non voleva che quella donna rovinasse la propria vita per seguirlo lungo un percorso che in quel momento appariva essere senza fine. Combattuto perché lui aveva bisogno del supporto che quella donna gli avrebbe potuto dare. E poi non accettava l’idea che forse un giorno un altro uomo l’avrebbe potuta avere.

Innamorato perdutamente, alla richiesta di Francesca, ossia a quella di poter venire a  colloquio, il ragazzo le rispose:  Parla con l’avvocato, penserà lui a farti avere tutti i permessi necessari. Alla fine di quell’udienza, Francesca tornò a casa con la felicità nel cuore, mentre il ragazzo tornando in cella, fra il serio e il faceto, si mise a canticchiare una canzone di Carmelo Zappulla, “tu pe me, si statu u primmo ammore, io per te, l’unico beni tuiu…”

Ma per la serie non c’è rosa senza spine, dopo la fine dei processi, il ragazzo già sottoposto al regime speciale, il cosidetto 41 bis, venne allontanato da Catania e rinchiuso nel super carcere di L’Aquila. Quel primo trasferimento mise a dura prova la “convivenza” tra i due giovani. Infatti, adesso potevano vedersi solamente un’ora al mese e, quel colloquio, doveva svolgersi attraverso un grosso vetro divisorio. Tutto sembrava scorrere “normalmente”. Ogni mese Francesca si recava a trovare il suo uomo. Poi però, dopo qualche anno di quei cosidetti colloqui, Francesca sbottò: “Ma che razza di vita è mai questa?… Adesso basta!”  Dopo che la donna fece quell’affermazione, il ragazzo si ammutolì, pensò che forse la “storia” con la sua pupa fosse giunta al termine. Si alzò di scatto e cercò di uscire da quell’angusta saletta colloqui, ma non poté, la porta era bloccata dall’esterno, avrebbe dovuto chiamare l’agente e chiedere a questi di farlo uscire. Francesca, resasi conto che molto probabilmente il suo uomo aveva inteso male, disse: “Ma che hai capito? Siediti e ascolta quanto ho da dirti. Voglio un figlio, non m’importa se dovrò crescerlo senza di te, ma sappi che non intendo invecchiare da sola. Voglio un figlio e lo voglio da te”. I due si guardarono negli occhi e, da bravi figli di “puttana”, si capirono al volo… Evidentemente, Francesca, conosceva bene il suo uomo, sapeva che non l’avrebbe delusa.

Il ragazzo annuì, dopodiché batté la mano destra contro quel maledetto vetro che li divideva. Con quel gesto il ribellino aveva dato la sua parola. Francesca sarebbe diventata madre. Ora, visto il regime in cui il ragazzo si trovava ristretto, appare difficile credere che questo possa essere riuscito nell’impresa di diventare padre. Se poi consideriamo che proprio in quel periodo taluni “luminari” proponevano di togliere i figli ai malavitosi, l’operazione che ribellino e compagna avevano in mente non poteva che essere velleitaria. Tuttavia, se questa storia è stata intitolata “Il frutto dell’amore e della perseveranza”, un motivo doveva pur esserci, non credete voi?

Orbene, dopo quel colloquio, i due non si videro per parecchi mesi, non si videro, ma si pensarono fortemente. Non si videro, fino a quando un bel giorno la donna non si presentò davanti alla porta del carcere per l’effettuazione di un colloquio. Ciao amore mio disse lei. –Dai, fammi vedere la pancia,le rispose lui. –Ma sei scemo? Ci sono le telecamere!  

-E chi se ne frega, ormai è fatta, dai, apri il cappotto, voglio vederla.

Data l’insistenza, Francesca aprì il cappotto. –Ma è ancora piccolina- scemo! Sono solo al terzo mese.

Come sia stato possibile che i due abbiamo potuto procreare, allo stato non è dato sapere.

Non si sa né come, né quando, quello che invece sappiamo è che da quella lieta vicenda è nato Nicholas, un bellissimo bambino che oggi ha dodici anni. Bello, bellissimo. (Tutto suo padre), “Il frutto dell’amore e della perseveranza…” Per l’appunto. –

Continua, forse.

Insieme allo scritto si pubblica una recentissima foto di Nicholas.

Febbraio 2015   Gino Rannesi

 

 Unitamente alla pubblicazione di oggi, desidero salutare con tanto affetto tutte quelle persone che mi hanno sostenuto nella lotta e che mi sono state vicine nei momenti più difficili.

 ALESSANDRA- Ti abbraccio forte. A presto. Gino.

 CELESTE- Un caro saluto a te e famiglia. Baci. Gino.

 ROSSANA- A presto, nell’attesa. Abbracci e baci. Gino.

 SALVATORE- Ho presentato un primo permesso, se me lo danno bene, in caso contrario, pazienza.Manca poco. Bacioni. Tuo Gino

 ENZO- Non sei per nulla banale, ce l’ho fatta. Un forte abbraccio, tuo amico Gino

 PINA- Ciao paesana, ci sentiamo presto, intanto ti invio un caro abbraccio. Gino.

 FRANCESCA TERESA- Certo, lotto come un leone, miaooo. Aoh! Non c’è solo Pasquale… Ti abbraccio. Gino

 ELENA- Ciao amore “mio”, quando dico che Nicholas è bellissimo, non dico forse una cosa vera? Baci. Gino.

 BEATRICE- Nell’attesa di ricevere tue notizie, ti abbraccio caramente. Baci. Gino.

 GIUSEPPE SAVINETTI- Ho ricevuto la tua del 19 dicembre. Grazie di tutto. Un carissimo saluto a te e famiglia. Ti abbraccio. Gino.

 LUCIANO- Ce ne é voluta, ma alla fine ho letto quanto hai scritto. Ti invio una stretta di mano e due baci sulle guance, uno per parte. Gino.

 TERESA- Sentite condoglianze. Forza e coraggio. Baci. Gino.

 GRAZIA PALETTA- Un forte abbraccio, a presto. Gino.

 Un grandissimo bacione a tutti! Coloro che non ho menzionato. Lo farò nel prossimo scritto. A presto. Gino.

 NADIA- Ti amo, bacioni tuo Gino.

 PAMELA- Pensi forse di esserti liberata di me? Baci. Gino.

 

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9 pensieri su “IL FRUTTO DELL’AMORE E DELLA PERSEVERANZA, di Gino Rannesi

  1. Mio carissimo Gino, il tuo saluto mi rende tanto, io lo chiamo contatto umano una semplice via che nn ha bisognio di tanti commeti, e’ gia’ racchisa in se.
    Come sempre regali pezzi della tua storia, che pochi conoscono, e che ti posso assicurare si perdono, quacosa di importante la ” condivisione ” in un luogo dove e’ permesso entrarci, solo se riesci ad aprire il cuore.
    Vedo con vero piacere il vostro frutto Nicolas, un gran bel ragazzo, e una gran forte moglie che ti ama, suona bene tutto questo malgrado il distacco, siete uniti, ma la speranza aiuta tanto, lei c’e , bisogna solo tirarla fuori.
    Tempo è costaza senza mollare.
    Un saluto, dall’Australia

  2. Pina in ha detto:

    Mio carissimo Gino, il tuo saluto mi rende tanto, io lo chiamo contatto
    umano una semplice via che nn ha bisogno di tanti commenti, è già racchiusa in se.
    Come sempre regali pezzi della tua storia, che pochi conoscono, e che ti posso assicurare si perdono, qualcosa di importante la ” condivisione ” in un luogo dove è permesso entrarci solo se riesci ad aprire il cuore.
    Vedo con vero piacere il vostro frutto Nicolas, un gran bel ragazzo, e una gran forte moglie che ti ama, suona bene tutto questo malgrado il distacco, siete uniti, ma la speranza aiuta tanto, lei c’è, bisogna solo tirarla fuori,
    Tempo è costanza senza mollare,
    Un saluto dall’Australia

  3. rossana in ha detto:

    Buongiorno Gino 😊 volli fortissimamente volli diceva Vittorio Alfieri e questo vi rappresenta, questo siete stati in tutto questo cammino spigoloso, duro e pesante.. Ma, nell’attesa di ciò che sappiamo,vi auguro che il tempo voli . Un abbraccio per tre 😊 rossana

  4. Alessandra Lucini in ha detto:

    E’ valsa la pena, il modo in cui è stato possibile… chi lo sa non ha più bisogno di saperlo.
    Però potrebbe essere un idea per un gioco a premi del tipo INDOVINA COME HO FATTO. E bellissimo Nicholas e la donna migliore del mondo te la sei presa tu, complimenti. Quando vedi Francesca ricordati di dirle da parte mia che è una DONNA tutta al maiuscolo. 🙂

  5. grazia in ha detto:

    …e la Vita vince sempre anche tra mura e cancelli. Le vita e l’amore…
    E’ un ragazzino splendido, complimenti a te e alla mamma!!!
    Vi auguro di potervi riunire al più presto.
    Un forte abbraccio
    Grazia

    • Ciao Gino, ho letto la tua pubblicazione e credo che renda l’idea di cosa significa perseveranza.Il tuo piccolo è davvero un bel ragazzino .Un saluto e un affettuosissimo abbraccio.
      Enzo

  6. salvatore in ha detto:

    ciao amico mio, voglio dirti che ogni giorno che passa mi sento meglio, devi sapere che non sono stato a Catania per S.Agata anche perchè volevo andare quando uscivi ma poi ho deciso e vado a marzo con Lina. spero tanto di vederti ma se non fosse pazienza ormai manca poco.Gino, tuo figlio è bellissimo, tutte le volte che lo vedo dico dentro di me che beddu stu picciriddu! Gino io ti ridico che sono felice per te e per tutta la tua famiglia. Un abbraccio il tuo amico Salvatore

  7. salvatore in ha detto:

    Cgino ormai e fatta il mondo ti aspetta il mondo e per chi lo merita e tu telo ai meritato
    Voglio dire che Nicolas e bellissimo.

    Ti scrivo per la prima volta con le mie mani dal mio nuovo telefonino

    Un saluto

  8. salvatore in ha detto:

    ciao gino io sto bene e cosi spero tanto di te ora cerco
    di dirti qual cosa stamattina mi sono raccomandato con ilsigniore pero lo fatto diversamente dal solido
    sono andato in chiesa la mia preghera vuole solo che tu esci
    di questo maledetto posto devi uscire in salute e carico
    di belle idei

    auguro che tutto cio che e male ti deve stare lontano
    e tutto cio che e bene ti deve stare vicino

    ti auguro che tu possa trovarti un lavoro
    e di vivere dignidosamente con i tuoi cari a presto il tuo amico salvatore
    looccasione mie gradita per salutare enzo giuseppe luciano maria e a tutti quelli che di tutto questo tenpo ti e stato vicino

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