Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Grazie Papa Francesco… lettera di Sebastiano Milazzo

Udienza generale di Papa Francesco

Sebastiano Milazzo, il nostro caro amico detenuto a Sulmona, ha scritto una lettera a Papa Francesco. Lettera molto intensa e scritta con la cura e la delicatezza che sono proprie di Sebastiano.

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Sua santità Papa Francesco,

sono un ergastolano ristretto nel carcere di Sulmona, con più di ventisette anni di pena scontata.

Con questa lettera voglio ringraziarLa per aver elevato alta la sua voce sulla condizione di noi che scontiamo la pena dell’ergastolo in Italia, una condizione che coinvolge circa duemila persone e rispettive famiglie.

Diceva Ignazio Silone che “la pena dell’ergastolo è più della pena di morte, perché questa dura un attimo e richiede un coraggio momentaneo, mentre l’ergastolo è un’esistenza”.

Lei, Santità, col suo discorso ha analizzato un ruolo più efficace della stessa Costituzione, il principio che la pena non può mai eliminare il futuro di un essere umano e trasformarlo in un oggetto privato della sostanza stessa della propria umanità.

Il suo discorso nasce sicuramente dopo aver preso coscienza che noi ergastolani in Italia, a causa dell’ostatività a poter godere dei benefici penitenziari, siamo costretti a vivere in una condizione di vita vegetativa. L’ostatività non consente, nei nostri confronti, quel che recita la Costituzione e cioè che la pena deve, e sottolineo il “deve”, tendere alla rieducazione e al reinserimento del reo. L’ostatività non prevede un percorso di revisione del proprio passato, una possibilità di riscatto da esso e della speranza di una nuova libertà, interiore e fisica.

 Subdolamente ci vengono negati questi diritti, non in base a ciò che realmente siamo, oppure siamo diventati dopo decenni e decenni di detenzione, ma in base a pensieri e giudizi precostituiti stilati su prestampati uguali per tutti. Pensieri e giudizi finalizzati unicamente ad applicare una pena di morte non scritta in sentenza e non prevista dai codici.

Una pena di morte, mascherata e nascosta come Sua Santità l’ha definita, che ci priva del diritto alla vita e del diritto di esistere. Diritti che, in una società che vuole definirsi veramente civile e democratica, dovrebbero essere ritenuti inviolabili anche nei confronti di chi, come noi, è stato condannato, non sempre giustamente, per un reato gravissimo come l’omicidio. Se la punizione del reo è un atto di giustizia, una pena senza possibilità di riscatto dall’errore è solo vendetta e la vendetta è un’infamia che non ha niente a che fare con la giustizia.

La giustizia vera si basa sulla speranza, il sentimento che caratterizza l’essere umano, qualsiasi essere umano, anche l’ergastolano, nel suo esistere, perché la speranza consente che qualcosa di nuova possa nascere nel momento stesso in cui qualcosa muore. Noi e le nostre famiglie, togliendoci ogni speranza, siamo stati relegati e reietti al di là di una barriera che separa il divenire dalla ripetizione immobile di giorni tutti uguali e senza senso.

Togliendoci ogni speranza ci è stata tolta la facoltà dell’amore, delle relazioni umane e della nostra stessa umanità, tutte cose che richiedono la possibilità di proiettare la mente nel futuro. Ogni giorno conviviamo con la paura di essere rimasti, noi e le nostre famiglie, senza presente e senza futuro, ma soprattutto senza speranza, che non è solo attesa di un futuro migliore e diverso dal presente, ma prima ancora possibilità di trasformare il presente in una promessa di futuro. Grazie Papa Francesco, per aver compreso a fondo qual è la tragicità della nostra condizione a causa di questa “pena di morte nascosta, mascherata, spacciata per giustizia” come Lei l’ha definita.

Grazie per aver invitato “Tutti i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, ma anche per migliorare le condizioni carcerarie”. “E questo anche io lo colloco con l’ERGASTOLO”. “L’ergastolo è una pena di morte coperta”.

Grazie per queste parole così piene di verità e significati.

 Dicembre 2014                                                                                                                                          

Milazzo Sebastiano

 

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Un pensiero su “Grazie Papa Francesco… lettera di Sebastiano Milazzo

  1. Pina in ha detto:

    La tua lettere ha un un buon sapore di trasformazione, sicura al Santo Padre piacerà, ma anche lui malgrado tutta deve vedersela col diavolo in persona,
    ” l’umano “che deve riprendere coscienza di se, è far vedere ” consapevolmente ” quanto è potente la parola del PERDONO e quanto bene può ancora assolvere a tutti i benefici di qui dispone, questa umile parola, PERDONO

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